Regno Unito – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:58:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Regno Unito – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Dopo gli USA, ZTE vietata (quasi) anche nel Regno Unito https://www.datamanager.it/2018/04/dopo-gli-usa-zte-vietata-quasi-anche-nel-regno-unito/ Thu, 19 Apr 2018 18:00:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146088 Il centro nazionale per la cyber security ha sollevato numerosi dubbi circa le implicazioni di privacy per la presenza delle infrastrutture di rete del gruppo cinese Ci risiamo, dopo la batosta inflitta dal governo USA a Huawei e ZTE questa volta tocca all’alleato anglosassone seguire una simile linea. Il National Cyber Security Centre (NCSC) di […]

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Il centro nazionale per la cyber security ha sollevato numerosi dubbi circa le implicazioni di privacy per la presenza delle infrastrutture di rete del gruppo cinese

Ci risiamo, dopo la batosta inflitta dal governo USA a Huawei e ZTE questa volta tocca all’alleato anglosassone seguire una simile linea. Il National Cyber Security Centre (NCSC) di Londra ha infatti sollevato ufficialmente dei dubbi in merito ai rischi per la privacy per chi si affida ai network di ZTE, sia in quanto cittadino privato che dipendente pubblico, per viaggiare su internet. Ian Levy, direttore tecnico dell’organo, ha invitato le telco del paese a pensarci bene prima di sfruttare le infrastrutture di rete che l’azienda ha installato nel Regno Unito oramai da tempo. Non ci sono riferimenti a prodotti consumer in catalogo, come il più recente e innovativo Axon M che monta due schermi touch, ma non è detto che non si ritorni sulla questione successivamente, per considerare anche tale aspetto. “L’utilizzo di dispositivi di ZTE e di servizi connessi al marchio rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale – ha detto Levy – che sarebbe molto difficile mitigare una volta attivati”.

Cosa succede

Poco dopo il ban inglese, il Dipartimento statunitense per il commercio ha vietato alle compagnie manifatturiere degli USA di vendere componenti a ZTE. La decisione arriva in seguito all’interdizione temporanea di sette anni che gli Stati Uniti hanno messo in pratica dopo che la cinese ha violato un recente accordo che le impediva di spedire tecnologia americana all’estero, mentre ciò sarebbe avvenuto con la distribuzione di hardware a Iran e Corea del Nord. Secondo la Reuters, le aziende produttrici stanziate negli States forniscono a ZTE circa un terzo degli elementi necessari a costruire reti e smartphone col marchio del gruppo, dunque il divieto potrebbe tagliare definitivamente le gambe alla multinazionale, che in Europa stava ottenendo ottimi risultati di vendita.

Sul proprio sito web la compagnia ha scritto: “Siamo a conoscenza dell’ordine di diniego arrivato dal Dipartimento e attualmente stiamo valutando le implicazioni che ciò avrebbe sulla società, interpellando tutte le parti interessate al fine di rispondere di conseguenza”.

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Lo spettro del roaming dietro la Brexit https://www.datamanager.it/2018/03/lo-spettro-del-roaming-dietro-la-brexit/ Thu, 08 Mar 2018 14:37:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143046 Il governo britannico ha confermato l’uscita dal Digital Single Market che vorrebbe dire nuovi vincoli sul traffico voce e rete per gli europei che entrano nel Regno Unito (e i residenti che escono) Uno dei principali timori per i turisti europei a seguito della Brexit sta per avverarsi. Il governo di Londra ha infatti confermato […]

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Il governo britannico ha confermato l’uscita dal Digital Single Market che vorrebbe dire nuovi vincoli sul traffico voce e rete per gli europei che entrano nel Regno Unito (e i residenti che escono)

Uno dei principali timori per i turisti europei a seguito della Brexit sta per avverarsi. Il governo di Londra ha infatti confermato una delle conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il venir meno del rispetto delle norme del Digital Single Market. Il mercato unico digitale è alla base della fine dei costi di roaming, che oramai da mesi permettono a chi gira per i paesi della UE di sfruttare i bundle voce, sms e dati senza oneri aggiuntivi.

Sebbene ancora oggi non vi siano vincoli per i non britannici che entrano in terra d’Albione e i residenti che vanno fuori per motivi di lavoro e svago, all’entrata in vigore della Brexit le cose potrebbero cambiare radicalmente. Il primo ministro Theresa May ha dichiarato di recente: “Sul piano delle strategie digitali, il Regno Unito non farà più parte del Digital Single Market, che comunque continuerà nel proprio lavoro di ottimizzazione e gestione in ambito UE”.

Cosa vuol dire

L’uscita dalla coalizione non vorrà dire, per forza di cose, ritorno del roaming ma questa è una possibilità del tutto validata dalla legge. A quanto pare, la gestione dei costi del mobile in Europa potrebbero essere soggetti a discrezioni dei singoli operatori. H3G UK e Vodafone hanno già espresso la volontà di non reintrodurre i limiti nazionali, per favorire la connettività anche in un paese esterno all’Unione ma tappa, incessante, di scambi culturali e professionali.

”Vogliamo il meglio per i nostri clienti – ha detto David Dyson, CEO di H3G – li lasceremo navigare e parlare ovunque sia possibile in Europa, così come fanno a casa”. Non è chiaro se due delle principali telco britanniche, O2 e EE, seguiranno le disposizioni del governo attivando il roaming ma di tempo ce n’è visto che l’iter ufficiale si concluderà il 29 marzo 2019.

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Il Regno Unito accusa la Russia del lancio di NotPetya https://www.datamanager.it/2018/02/regno-unito-accusa-la-russia-del-lancio-notpetya/ Fri, 16 Feb 2018 19:00:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141265 Dopo WannaCry è stato l’attacco più devastante vissuto in Europa nel 2017 con un blackout vasto lungo tutto il continente. Il Ministro degli Esteri di Londra è certo della responsabilità di Mosca Quando ci guarderemo indietro e cercheremo i peggiori attacchi cyber della storia ci ricorderemo del 2017 come l’anno di WannaCry. Tuttavia, a qualche […]

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Dopo WannaCry è stato l’attacco più devastante vissuto in Europa nel 2017 con un blackout vasto lungo tutto il continente. Il Ministro degli Esteri di Londra è certo della responsabilità di Mosca

Quando ci guarderemo indietro e cercheremo i peggiori attacchi cyber della storia ci ricorderemo del 2017 come l’anno di WannaCry. Tuttavia, a qualche settimana dal ransomware che ha colpito decine di strutture pubbliche e private in tutta Europa, è arrivato NotPetya, non meno pericoloso del collega. I danni di quest’ultimo sono stati mirati soprattutto a grandi compagnie e sistemi critici, dislocati in larga parte in Ucraina ma non solo.

Dopo una serie di indagini, il Ministro degli Esteri del Regno Unito ha annunciato che molti degli indizi presi in considerazione portano a collegare il lancio della minaccia alla Russia. “Il Cremlino ha preso una chiara posizione nei confronti dei nemici – ha detto il ministro Lord Ahmad – eppure il paese dovrebbe mostrarsi per quello che dice di essere, un membro responsabile della comunità internazionale”.

Cosa succede

Ahmad ha giustificato la volontà di comunicare pubblicamente la convinzione del coinvolgimento di Mosca nella distribuzione di NotPetya per dare un segnale forte nella direzione della “lotta al cybercrime sia nei nostri confini che in quelli degli alleati”. Se le agenzie britanniche sono arrivate a tali conclusioni, c’è poco da obiettare in merito. Non è la prima volta che il governo di Londra punta il dito contro la Russia.

A novembre dello scorso anno, il primo ministro Theresa May aveva anticipato la possibilità che hacker esteri avessero divulgato una serie di fake news per tentare di manipolare il voto sulla Brexit: “Vogliono usare la disinformazione come un’arma – le sue parole – nel tentativo di creare tensioni e discordie all’interno del nostro continente”. Il Cremlino ha negato ripetutamente ogni accusa anche se i tentacoli digitali di Putin hanno dimostrato di poter arrivare ovunque, persino alla Casa Bianca.

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Altalena Bitcoin, siamo vicini al minimo https://www.datamanager.it/2018/02/altalena-bitcoin-vicini-al-minimo/ Wed, 07 Feb 2018 19:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140551 Il valore di una singola moneta scende a meno di 7 mila dollari quando due mesi fa era quasi a 20 mila. Secondo gli esperti è la conseguenza delle mosse paventate da banche e governi A dicembre un Bitcoin valeva oltre 19 mila dollari, poco sotto la cifra storica dei 20 mila. Oggi, a nemmeno […]

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Il valore di una singola moneta scende a meno di 7 mila dollari quando due mesi fa era quasi a 20 mila. Secondo gli esperti è la conseguenza delle mosse paventate da banche e governi

A dicembre un Bitcoin valeva oltre 19 mila dollari, poco sotto la cifra storica dei 20 mila. Oggi, a nemmeno due mesi di distanza, la criptomoneta è scesa sotto quota 7 mila. Certo, non siamo ancora al minimo assoluto vissuto tra il 2016 e il 2017 ma il forte ribasso delle ultime settimane è un campanello d’allarme da tener presente.

Stando a Bitstamp, l’exchange di riferimento con sede a Lussemburgo, la valuta ha perso oltre il 15% questo lunedì, fermandosi a 6.853 dollari e perdendo terreno in sei delle ultime otto sessioni di scambio avvenute a livello globale. Si tratta forse di una discesa organica e prevedibile ma sta di fatto che passare dal +1.300% del 2017 all’attuale -15% è un ulteriore segno della forte instabilità del soldo digitale.

Le vere cause

Secondo gli analisti però, dietro il crollo recente c’è dell’altro. Ad esempio il divieto delle banche britanniche e statunitensi di utilizzare le carte di credito dei propri circuiti per comprare Bitcoin, in attesa di regolamentare meglio la faccenda. Tra queste ci sono la Lloyds Banking Group, Citigroup e JPMorgan, che hanno annunciato misure limitative per i propri clienti.

Ma di mezzo ci si mettono anche i governi: in settimana quello indiano ha spiegato di voler rendere le monete digitali illegali per i sistemi di pagamento convenzionali, mentre c’è l’intenzione di governare più da vicino lo scambio di somme criptate, con la chiara volontà di evitare il riciclo di denaro sporco e l’evasione. Per gli esperti, come l’agenzia Centtrip, il nuovo livello base per i Bitcoin dovrebbe assestarsi sui 5 mila dollari, sempre che non vada ancora più giù.

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NHS Digital stringe un accordo di prevenzione cyber con Microsoft https://www.datamanager.it/2018/01/nhs-digital-stringe-un-accordo-prevenzione-cyber-microsoft/ Fri, 26 Jan 2018 10:08:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139689 L’Enterprise Threat Detection Service aiuterà la catena ospedaliera britannica a combattere le eventuali trasformazioni di WannaCry Quando nel 2017 WannaCry ha cominciato a colpire l’Europa, una delle prime vittime è stata la NHS, catena che gestisce gli ospedali pubblici nel Regno Unito. Lo scalpore dovuto al malfunzionamento delle strutture e relative conseguenze per i pazienti […]

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L’Enterprise Threat Detection Service aiuterà la catena ospedaliera britannica a combattere le eventuali trasformazioni di WannaCry

Quando nel 2017 WannaCry ha cominciato a colpire l’Europa, una delle prime vittime è stata la NHS, catena che gestisce gli ospedali pubblici nel Regno Unito. Lo scalpore dovuto al malfunzionamento delle strutture e relative conseguenze per i pazienti ha innalzato il livello di attenzione della massa verso problematiche del genere, già molto conosciute dagli addetti ai lavori. Per evitare che i figli di WannaCry creino simili danni in futuro, il reparto speciale NHS Digital ha concluso un accordo di fornitura con Microsoft per riconoscere e prevenire minacce informatiche lungo tutta la rete nazionale.

A supportare il lavoro del team dedicato sarà la piattaforma Enterprise Threat Detection Service, che invierà notifiche periodiche sullo stato dei network, soprattutto in prossimità di falle e bug e rischi sfruttabili dagli hacker. Saranno poi gli esperti di Redmond a mettersi in contatto con NHS per l’attivazione delle migliori procedure del caso.

Proteggere i dati sensibili

Queste le parole di Dan Taylor, direttore della sicurezza di NHS Digital: “L’accordo con Microsoft rafforzerà ulteriormente la protezione delle strutture. Il nostro compito sarà quello di avvisare le singole organizzazioni per renderle consapevoli dei pericoli riscontrati e aiutarli a prendere le misure necessarie per minimizzarli. Si tratta di un cambiamento nell’approccio, che diventa maggiormente proattivo, con l’obiettivo di proteggere la salute dei pazienti”.

L’Enterprise Threat Detection Service raggiungerà un numero di computer che vagli attuali 30 mila agli oltre 1,5 milioni di cui sono dotati gli ospedali del gruppo, non solo computer ma tutti i dispositivi usati a scopo professionale. L’obiettivo è anche sensibilizzare sul tema, soprattutto in contesti che dovrebbero fare della sicurezza informatica un caposaldo della propria attività. Non è un caso se le prime indagini su come era stato diffuso WannaCry avevano evidenziato che se fossero state intraprese pratiche basilari di cyber-security sarebbero state evitate la maggior parte delle conseguenze sofferte dai sistemi vittima dell’attacco.

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Un computer da 1 miliardo di euro per battere la Cina https://www.datamanager.it/2018/01/un-computer-1-miliardo-euro-battere-la-cina/ Tue, 16 Jan 2018 19:30:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138969 L’Italia è tra i 13 paesi fautori di EuroHPC, una macchina destinata a comandare la classifica dei sistemi più potenti al mondo C’è lo sforzo di tutta l’Unione Europa dietro il progetto EuroHPC, che vede l’Italia in prima linea. Si tratta di un’iniziativa volta a creare un supercomputer che sia in grado di effettuare un […]

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L’Italia è tra i 13 paesi fautori di EuroHPC, una macchina destinata a comandare la classifica dei sistemi più potenti al mondo

C’è lo sforzo di tutta l’Unione Europa dietro il progetto EuroHPC, che vede l’Italia in prima linea. Si tratta di un’iniziativa volta a creare un supercomputer che sia in grado di effettuare un milione di miliardi (cioè cento quadrilioni) di operazioni al secondo, un record per il settore dell’informatica. Entro il 2020, tecnici congiunti continentali lavoreranno per realizzare il sistema che costerà 1 miliardo di euro, non solo a scopo di ranking.

L’obiettivo è infatti quello di ottenere una piattaforma che conservi informazioni e dati sensibili a livello internazionale, protetti e a prova di intrusione, così da non doversi affidare a soluzioni oltreoceano, che peraltro cozzano con l’attuazione della prossima normativa in materia di general data protection. Nell’idea dei fautori, EuroHPC rappresenta un passo fondamentale verso una nuova generazione di sistemi scalabili, che in futuro dovranno arrivare a eseguire un numero di calcoli anche maggiore, senza grossi interventi hardware.

Uniti contro il potere cinese

Insieme all’Italia, le altre nazioni che lo scorso marzo hanno firmato l’accordo di partnership sono Belgio, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svizzera, alle quali potranno affiancarsi associazioni ed enti privati, con l’opportunità di supportare economicamente e con il proprio know-how l’iniziativa. Trattandosi di un progetto legato all’Unione Europea, il Regno Unito è stato escluso dalla lista, sebbene pare che nei mesi scorsi scienziati e tecnici britannici abbiano svolto un ruolo attivo nello sviluppo del supercomputer.

Probabilmente, come accadrà per gli investitori privati, anche al governo di Londra verrà riconosciuto lo sforzo profuso per tentare di battere la Cina in un campo che la vede dominare da parecchi anni, anche se non in maniera ufficiale (ovvero governativa), per evitare fraintendimenti con il resto dei paesi dell’Unione coinvolti.

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Julian Assange: il Regno Unito gli rifiuta lo status diplomatico https://www.datamanager.it/2018/01/julian-assange-regno-unito-gli-rifiuta-lo-status-diplomatico/ Thu, 11 Jan 2018 17:59:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138756 Il Governo della Gran Bretagna ha negato lo status di diplomatico a Julian Assange, che continua a nascondersi nell’ambasciata dell’Ecuador Il co-fondatore di Wikileaks, Julian Assange, è rifugiato dal 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per sfuggire all’arresto da parte delle autorità britanniche. Assange rischia l’arresto per aver violato la cauzione ma il vero problema è […]

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Il Governo della Gran Bretagna ha negato lo status di diplomatico a Julian Assange, che continua a nascondersi nell’ambasciata dell’Ecuador

Il co-fondatore di Wikileaks, Julian Assange, è rifugiato dal 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per sfuggire all’arresto da parte delle autorità britanniche. Assange rischia l’arresto per aver violato la cauzione ma il vero problema è la probabile estradizione negli Stati Uniti dove è accusato di spionaggio. Il whistleblower, così come il “collega” Edward Snowden, rischia l’ergastolo per le sue attività di divulgazione e nel peggiore dei casi anche la pena di morte.

Julian Assange ha ottenuto poco tempo fa la cittadinanza ecuaduoriana e ha provveduto a richiedere lo status di diplomatico. Oggi, come riferisce il “Foreign Office” britannico, il Governo ha negato il suo assenso. Per Assange le cose si fanno quindi piuttosto complicate. Il cofondatore di Wikileaks, che lo scorso novembre ha diffuso nuovi documenti sulle attività illecite della CIA, è ospite dell’ambasciata dell’Ecuador da più di 5 anni ma il ministro degli Esteri del Paese sudamericano, Maria Fernanda Espinosa, ritiene che la situazione sia ormai diventata “insostenibile”. Assange al momento può solo sperare nell’ospitalità dell’Ecuador.

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Perché il Regno Unito ce l’ha con i bitcoin https://www.datamanager.it/2017/12/perche-regno-unito-ce-lha-bitcoin/ Wed, 06 Dec 2017 10:02:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136943 Secondo il governo britannico la criptovaluta sta diventando una maniera facile per riciclare denaro ed effettuare compravendite illegali. Una legge promette di salvaguardarne il futuro Proprio adesso che i bitcoin si accingevano ad accrescere la propria posizione nel mondo economico ecco che il governo britannico compie una mossa per cercare di delimitarne l’utilizzo. Per quale […]

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Secondo il governo britannico la criptovaluta sta diventando una maniera facile per riciclare denaro ed effettuare compravendite illegali. Una legge promette di salvaguardarne il futuro

Proprio adesso che i bitcoin si accingevano ad accrescere la propria posizione nel mondo economico ecco che il governo britannico compie una mossa per cercare di delimitarne l’utilizzo. Per quale motivo? Stando ai politici di sua maestà, c’è il rischio (e quindi non del tutto l’evidenza) che la criptovaluta venga sfruttata per riciclare denaro, evadere le tasse e compiere molte tipologie di acquisti e vendite illegali sul web. Per questo, secondo una proposta di legge, gli altri traffici di denaro che viaggiano tramite moneta non tracciabile, proprio come i bitcoin, saranno soggetti al controllo delle autorità, su disposizione del Ministro del Tesoro. “Abbiamo leggi chiare per quanto riguarda le cryptocurrency e come tutte le norme che riguardano l’economia sono soggette a cambiamenti e miglioramenti” – si legge in una nota.

Cosa succede

“Quello che vogliamo è aggiornare i regolamenti sulle tasse per rendere più stabili tali piattaforme ed evitare che vengano utilizzate per riciclare denaro sporco o finanziare azioni di terrorismo”. Non è ben chiaro in che modo il Regno Unito deciderà di limitare, o almeno supervisionare, il traffico di bitcoin ma è evidente che una strada simile verrà intrapresa prima o poi da tutti i principali mercati dove le criptovalute hanno preso piede e in cui c’è il rischio di aggirare la normativa legale. Il fatto è che in UK, forse più che nel resto d’Europa, la polizia ha evidenziato un aumento considerevole nell’utilizzo degli ATM presenti lungo tutto il paese, specialmente ad opera di spacciatori e criminali, che di sovente versano le loro sterline in cambio di coin, che di fatto convertono le entrate illecite in moneta digitale.

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Fermi tutti: ipotesi Russia dietro il voto della Brexit https://www.datamanager.it/2017/11/fermi-tutti-ipotesi-russia-dietro-voto-della-brexit/ Mon, 06 Nov 2017 19:30:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134443 Dopo lo scandalo degli adv di Facebook che avrebbero influenzato l’elezione di Trump ecco il dubbio della commissione britannica sull’uscita dall’Europa Due esiti per nulla scontati, anzi opposti a quanto affermavano gli analisti. Da un lato l’elezione del Presidente Donald Trump, cha ha sconfitto la favorita Hillary Clinton, dall’altra la decisione storica del popolo britannico […]

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Dopo lo scandalo degli adv di Facebook che avrebbero influenzato l’elezione di Trump ecco il dubbio della commissione britannica sull’uscita dall’Europa

Due esiti per nulla scontati, anzi opposti a quanto affermavano gli analisti. Da un lato l’elezione del Presidente Donald Trump, cha ha sconfitto la favorita Hillary Clinton, dall’altra la decisione storica del popolo britannico di uscire dall’Europa nella cosiddetta Brexit. Qualcosa lega i due momenti già passati agli annali di storia? Probabilmente si: Mosca. Secondo Bob Posner, direttore della finanza politica e regolamentazioni della commissione elettorale del Regno Unito, sarebbe opportuno indagare sull’eventuale coinvolgimento della Russia nelle piattaforme di comunicazione, soprattutto social, che hanno anticipato il voto, per capire se in atto sia stata messa un’operazione simile a quella pro-Trump, confermata da Facebook nei giorni scorsi.

Cosa succede

In quel caso, il social network aveva ammesso che un potenziale di 126 milioni di americani avrebbero visto i banner pubblicitari comprati dalla Russia per cercare di spingere l’elezione repubblicana, con un’azione poi ripetuta su Instagram, dove sono stati scoperti adv diffusi ad almeno 20 milioni di iscritti. La strategia 2.0 del Cremlino è stata utilizzata anche per la Brexit? Difficile dirlo adesso ma la politica di Sua Maestà è pronta a valutare bene ogni questione. “Le varie campagne di comunicazione per il voto si sono mosse, anno dopo anno, sul terreno del digitale – ha detto – ciò ha portato a sviluppare tecniche di targetizzazione sempre più avanzate, dove la capacità di inviare messaggi personalizzati è divenuta fondamentale per raggiungere certi obiettivi. Se abbiamo un compito, questo è assicurare che vi sia la più completa trasparenza in tale diffusione, e minimizzare il più possibile eventuali interferenze, da qualsiasi parte arrivino”. A quanto pare, sia Facebook che Twitter sono stati chiamati in causa da Posner e non si esclude che nei prossimi giorni le analisi non vadano più a fondo sull’argomento.

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WhatsApp nega una backdoor al governo britannico https://www.datamanager.it/2017/09/whatsapp-nega-backdoor-al-governo-britannico/ Fri, 22 Sep 2017 16:59:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131420 WhatsApp ha rimandato al mittente la richiesta del governo britannico di realizzare una backdoor per favorire le indagini sul terrorismo Lo scontro tra WhatsApp e il governo britannico è un nuovo esempio di come l’esigenza di proteggere la privacy dei cittadini spesso si scontri con la necessità di garantire la sicurezza in un periodo storico […]

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WhatsApp ha rimandato al mittente la richiesta del governo britannico di realizzare una backdoor per favorire le indagini sul terrorismo

Lo scontro tra WhatsApp e il governo britannico è un nuovo esempio di come l’esigenza di proteggere la privacy dei cittadini spesso si scontri con la necessità di garantire la sicurezza in un periodo storico in cui è il terrorismo a farla da padrone. L’esecutivo guidato da Theresa May ha chiesto quest’estate all’app di messaggistica di realizzare una backdoor che consenta di accedere alle conversazioni e ai contenuti scambiati tra gli utenti. Numerose indagini hanno infatti dimostrato che i terroristi hanno utilizzato WhatsApp per coordinare gli attacchi nei pressi di Westminster, al concerto di Ariana Grande a Manchester e sul London Bridge a giugno. Stando a quanto riporta Sky News, la chat di proprietà di Facebook ha rifiutato la richiesta del governo.

A seguito della battaglia legale tra Apple e l’Fbi per lo sblocco dell’iPhone di uno degli attentatori della strage di San Bernardino molte aziende, tra cui WhatsApp, hanno introdotto la crittografia end-to-end per proteggere la privacy degli utenti. Con questo sistema solo l’utente può accedere alle conversazioni e solo i cosiddetti metadati possono essere quindi concessi alle forze dell’ordine per eventuali indagini. La creazione di una backdoor, come ha sottolineato tempo fa il CEO di Apple Tim Cook, permetterebbe sì alla polizia di trovare con maggiore facilità i terroristi ma allo stesso tempo potrebbe essere sfruttata per violare i sistemi di WhatsApp. La stessa richiesta fatta a WhatsApp è arrivata anche a Telegram ma da parte dell’intelligence russa e dal governo indonesiano guidato da Rodrigo Duterte. L’app di Pavel Durov rischia il bando se non si assoggetterà alle richieste di Mosca.

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