San Marino – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:24:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png San Marino – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Con TIM e NOKIA San Marino è il primo Stato 5G in Europa https://www.datamanager.it/2018/09/con-tim-e-nokia-san-marino-e-il-primo-stato-5g-in-europa/ Tue, 04 Sep 2018 14:47:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152703 Prima antenna 5G a standard 3GPP accesa a Faetano, entro il 2018 completata la copertura in tutto il Paese L’accensione del primo sito 5G conforme allo standard 3GPP Rel15, che farà di San Marino la prima nazione europea coperta dalla nuova tecnologia 5G, è il primo importante traguardo raggiunto grazie allo sforzo condiviso da TIM, […]

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Prima antenna 5G a standard 3GPP accesa a Faetano, entro il 2018 completata la copertura in tutto il Paese

L’accensione del primo sito 5G conforme allo standard 3GPP Rel15, che farà di San Marino la prima nazione europea coperta dalla nuova tecnologia 5G, è il primo importante traguardo raggiunto grazie allo sforzo condiviso da TIM, la sua controllata TIM San Marino, NOKIA e il Governo di San Marino, che hanno unito gli sforzi nell’ambito della sperimentazione 5G.

Il piano di rete del progetto, la cui prima tappa è stata raggiunta grazie alla banda di frequenze 3,5 GHz messa a disposizione dal Governo di San Marino, prevede di completare la copertura 5G entro la fine dell’anno.

Nello specifico, a Faetano è stato installato un apparato radio a standard 3GPP Rel15, dotato di tecnologia “Massive-MIMO”, un’antenna capace di gestire contemporaneamente decine di segnali radio in entrata e in uscita, in grado di adattarsi dinamicamente alla posizione dei singoli utenti e alla domanda di traffico. La soluzione “end to end” NOKIA prevede, inoltre, la virtualizzazione sia delle componenti di rete sia dell’accesso radio.

Completati i test presso il centro di ricerca e innovazione di TIM a Torino che hanno testato per la prima volta in Europa la tecnologia a standard 5G basata sulle onde millimetriche (26 GHz) nella gamma di frequenze (26,5-27,5 GHz) TIM e Nokia  inizieranno entro la fine di settembre l’installazione degli apparati 5G a 26 GHz, al fine di testarne le potenzialità in campo con terminali 5G equipaggiati con entrambe le bande, rendendo così San Marino un laboratorio a cielo aperto per la sperimentazione di servizi innovativi basati sul 5G. Industria 4.0, sicurezza pubblica, smart city e turismo digitale sono gli ambiti interessati dai servizi innovativi abilitati grazie alle potenzialità del 5G.

“L’installazione del primo sito 5G a standard 3GPP”, commenta Elisabetta Romano, Chief Technology Officer di TIM – corona un virtuoso percorso di innovazione iniziato da TIM alcuni anni fa anche in seno agli Enti di Standardizzazione, contribuendo dapprima alla raccomandazione ITU R ‘Vision’, che ha definito i concetti fondanti del 5G, ed in seguito guidando le specifiche tecniche del 3GPP della rel15 e successive”.

Marc Rouanne, Direttore Mobile Networks di Nokia aggiunge: “Nokia ha sviluppato il portafoglio di soluzioni end-to-end ‘5G Future X’ in grado di offrire prestazioni senza precedenti che permetteranno agli operatori come TIM di trasformare l’offerta di servizi. Attraverso la nostra collaborazione, esploreremo il potenziale dei servizi 5G per soddisfare le esigenze di aziende e privati.”

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San Marino leader del 5G in Europa: al via i primi servizi https://www.datamanager.it/2018/05/san-marino-leader-del-5g-in-europa-al-via-i-primi-servizi/ Thu, 24 May 2018 10:25:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148252 Prossima attivazione, con la collaborazione di Nokia, dei primi nodi di rete 5G per trasformare San Marino in un laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo di servizi innovativi. Presentati in anteprima con demo live i servizi IoT di Olivetti e il primo terminale mobile di test 5G mmWave in Italia con modem Qualcomm Snapdragon X50 […]

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Prossima attivazione, con la collaborazione di Nokia, dei primi nodi di rete 5G per trasformare San Marino in un laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo di servizi innovativi. Presentati in anteprima con demo live i servizi IoT di Olivetti e il primo terminale mobile di test 5G mmWave in Italia con modem Qualcomm Snapdragon X50

TIM accelera sul 5G e sceglie lo Stato di San Marino per il lancio delle prime applicazioni abilitate dalla nuova tecnologia e del primo terminale mobile di test 5G mmWave, basato sul modem 5G Snapdragon X50 realizzato da Qualcomm Technologies, Inc., sussidiaria di Qualcomm Incorporated. Dando seguito al Memorandum of Understanding siglato da TIM con il Governo della Repubblica di San Marino lo scorso anno, la sperimentazione del 5G è entrata oggi nella fase operativa grazie alla definizione del piano di adeguamento della rete mobile, in collaborazione con Nokia, e con l’avvio dei primi servizi di nuova generazione.

Si tratta di un passo di fondamentale importanza nel processo di consolidamento della nuova tecnologia mobile che vede TIM con INWIT e Olivetti (società del Gruppo) sempre più impegnata a trasformare San Marino nel primo Stato 5G in Europa e uno dei primi al mondo, con la collaborazione di partner di rilevanza internazionale quali Nokia e Qualcomm.

Alla presentazione dei nuovi servizi e del primo terminale 5G, avvenuta oggi presso il palazzo congressi Kursall, hanno partecipato tra gli altri l’Amministratore Delegato di TIM San Marino Cesare Pisani, l’Amministratore Delegato di INWIT Giovanni Ferigo, il Responsabile Technology Innovation di TIM Enrico Maria Bagnasco, il Responsabile Innovation di TIM Attilio Somma, il Responsabile IoT Connectivity & Solutions di Olivetti Mario Polosa, l’Amministratore Delegato di Nokia Italia & VP Area Mediterranea Massimo Mazzocchini, il SVP & Presidente di Qualcomm Europa Inc. Enrico Salvatori.

Per San Marino erano presenti il Segretario di Stato all’Industria con delega alle Telecomunicazioni Andrea Zafferani e il Segretario di Stato alla Cultura e all’Innovazione Marco Podeschi.

Durante l’incontro è stata data dimostrazione “live” dei primi servizi 5G che a breve saranno disponibili sul territorio sammarinese:

  • servizi di Smart City, con applicazioni di Smart parking, Gas e Water Metering, realizzate da Olivetti, per portare vantaggi economici e facilitazioni ai sammarinesi e alle aziende del territorio, oltre che soluzioni per monitorare la qualità dell’aria, utilizzando sensori IoT posti sui bus urbani, oppure sistemi di Smart Agriculture basati sui principi della sharing economy;
  • servizi per la Pubblica Sicurezza, che, tramite un sistema di telecamere sempre connesse con le stazioni delle Forze dell’Ordine, garantiranno la video sorveglianza durante eventi o manifestazioni pubbliche;
  • servizi per l’Industry 4.0, per assicurare all’industria locale un’integrazione tra produzione e logistica che sfrutti al meglio le capacità elaborative messe a disposizione dal cloud con evidenti risparmi economici e di tempo;
  • servizi per il turismo digitale, che, tramite soluzioni di Virtual Reality, consentono di esplorare in modalità immersiva e da remoto luoghi di valore artistico culturale del territorio.

Inoltre, in anteprima assoluta per la penisola italiana, i presenti hanno potuto provare il terminale mobile di test 5G, dotato di modem 5G Snapdragon X50 fornito da Qualcomm Technologies, la cui commercializzazione è prevista per il

  1. Un nuovo primato TIM, realizzato in collaborazione con Nokia e Qualcomm, che ha consentito di far conoscere in anteprima a livello europeo le potenzialità della rete 5G, utilizzando le frequenze a 3.5 GHz e 26 GHz.

“Entro la fine dell’estate – ha dichiarato Cesare Pisani, AD di TIM San Marino – verranno adeguati i primi siti mobili alla nuova interfaccia radio 5G, contestualmente alla progressiva introduzione delle small cell, antenne di piccole dimensioni e a bassa potenza che, collegate in fibra ottica e dislocate in varie aree del Paese, assicureranno, con il minimo impatto ambientale, il raggiungimento di prestazioni elevatissime, inarrivabili con le attuali tecnologie”.

“Oggi raggiungiamo un nuovo importante traguardo – commenta Stefano Siragusa, Chief Wholesales, Infrastructures, Network and Systems Officer di TIM – che conferma la capacità di TIM di essere leader nei processi di innovazione del settore, ruolo che svolgiamo anche a livello mondiale contribuendo alla definizione dello standard 5G. Con l’abilitazione dei servizi di nuova generazione a San Marino diamo uno sguardo al futuro, con particolare attenzione allo sviluppo dei servizi innovativi legati alla pubblica sicurezza, ai trasporti, al turismo e all’Industria 4.0 che abilitano il modello delle Smart City”.

Con il progressivo adeguamento della rete 5G, a San Marino verrà infatti creato un “ecosistema” di partner locali, come la Pubblica Amministrazione della Repubblica di San Marino, l’Università e i Centri di Ricerca, l’Istituto di Sicurezza Sociale, l’Ufficio del Turismo, le Aziende di Servizi e Produzione, la Gendarmeria, con i quali TIM metterà a punto la sperimentazione di servizi 5G innovativi in ambito Smart City, Pubblica Sicurezza, Ambiente, Sanità, Turismo, Cultura, Trasporti e Media.

“Le nuove applicazioni, sviluppate grazie al 5G – ha precisato Andrea Zafferani, Segretario di Stato all’Industria con delega alle Telecomunicazioni – porteranno benefici economici e sociali per l’intera collettività sammarinese e permetteranno alla Repubblica di San Marino di rappresentare un unicum tra gli Stati Europei, non solo in termini di innovazione tecnologica, ma anche di efficienza e di qualità di servizi offerti ai turisti e ai cittadini”.

“La Repubblica di San Marino – ha dichiarato Marco Podeschi, Segretario di Stato alla Cultura e all’Innovazione – grazie al 5G diventerà un centro turistico all’avanguardia: con le nuove reti e i servizi legati alla Realtà Virtuale, infatti il nostro Paese potrà essere un polo di attrazione anche per il turismo digitale, permettendo a sempre più persone di apprezzare le nostre bellezze architettoniche e culturali, esplorandole in modalità immersiva anche da remoto”.

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San Marino sceglie Trend Micro per mettere al sicuro la PA https://www.datamanager.it/2017/01/san-marino-sceglie-trend-micro-mettere-al-sicuro-la-pa/ Wed, 18 Jan 2017 10:16:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117252 La Pubblica Amministrazione della Repubblica ha adottato Trend Micro Smart Protection Suite per proteggere gli endpoint e le comunicazioni email Trend Micro comunica che la Pubblica Amministrazione della Repubblica di San Marino per far fronte alle sue esigenze di protezione degli endpoint e avere una soluzione antispam efficace ha adottato Trend Micro Smart Protection Suite, […]

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La Pubblica Amministrazione della Repubblica ha adottato Trend Micro Smart Protection Suite per proteggere gli endpoint e le comunicazioni email

Trend Micro comunica che la Pubblica Amministrazione della Repubblica di San Marino per far fronte alle sue esigenze di protezione degli endpoint e avere una soluzione antispam efficace ha adottato Trend Micro Smart Protection Suite, che offre una protezione completa dell’utente per una sicurezza semplice e flessibile.

Smart Protection Suite è una suite interconnessa di soluzioni di sicurezza che garantisce la migliore protezione su livelli diversi, utilizzando la gamma più ampia di tecniche anti-malware disponibili. Inoltre, consente di far evolvere la protezione di pari passo con il business, utilizzando modelli scalabili e flessibili di implementazione in-the-cloud e ibridi per apportare modifiche velocemente senza dover ricorrere a nuove licenze.

Smart Protection Suite permette anche di gestire gli utenti da un unico pannello di controllo, offrendo così una visione completa della sicurezza. Le soluzioni Trend Micro proteggono anche i sistemi operativi non più supportati, come in questo caso Windows XP, grazie alla loro capacità di virtual patching.

“Il bello di aver adottato le soluzioni Trend Micro è che non ci si accorge che l’antivirus sta girando, mentre lato posta siamo riusciti a rendere evidenti delle situazioni anomale di utilizzo per scopi impropri, che inondavano le caselle di spam e pubblicità” Ha dichiarato Massimiliano Casali, Responsabile IT della P.A. di San Marino.

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Passepartout, un “titano” per la tua impresa https://www.datamanager.it/2016/12/passepartout-un-titano-la-tua-impresa/ Tue, 20 Dec 2016 11:38:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116258 Una base tecnologica robusta e personalizzabile. Una rete di partner a presidiare la richiesta di personalizzazione di un contesto industriale e normativo estremamente variegato. Questi gli ingredienti del successo dell’azienda Made in San Marino nel complesso mercato del software gestionale   Quello dei sistemi gestionali rimane uno dei settori del software applicativo più vitali e […]

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Una base tecnologica robusta e personalizzabile. Una rete di partner a presidiare la richiesta di personalizzazione di un contesto industriale e normativo estremamente variegato. Questi gli ingredienti del successo dell’azienda Made in San Marino nel complesso mercato del software gestionale

 

Quello dei sistemi gestionali rimane uno dei settori del software applicativo più vitali e diversificati. A livello globale, la partita si gioca tra pochi grandi brand impegnati sul fronte delle piattaforme ERP di classe industriale, destinate alle grandi organizzazioni, spesso attive in tutto il mondo. Ma su scala nazionale, specie in una realtà dalla spiccata vocazione burocratica come l’Italia, le soluzioni gestionali si rivolgono a un mercato altrettanto dinamico, popolato da numeri molto elevati di organizzazioni di dimensioni intermedie ma non meno esigenti sul piano dell’automazione e del controllo delle procedure di carattere amministrativo, fiscale, retributivo, e con forte vocazione all’export e allo sviluppo multinazionale. Per non parlare del crescente fabbisogno di strumenti più tipici della cosiddetta digital transformation, tool tecnologici che possano affiancare gli imprenditori e i loro manager nelle loro decisioni di business, aiutandoli ad anticipare il più possibile gli andamenti di attività forse limitate nella scala, ma non certo nella complessità e nelle sfide competitive da affrontare.

In piedi, da sinistra: Gabriele Berardi direttore Ricerca e Sviluppo, Barbara Reffi amministratore delegato, Stefano Franceschini fondatore e presidente, Simone Casadei Valentini direttore progettazione e assistenza area Imprese e Commercialisti. Seduti, da sinistra: Giusva Fiumana direttore Sistemi, Rudy Ricci direttore tecnico area Ho.Re.Ca. e Retail, Paolo Franceschini direttore Applicazioni, Stefano Benzi direttore Applicazioni

UN SISTEMA OPERATIVO GESTIONALE

In presenza di un tessuto di imprese di dimensioni spesso familiari, ma denso di casi di eccellenza e specializzazioni, il successo di un provider di software gestionale deriva dalla capacità di dominare due variabili che tendono a divergere. Per assicurare il corretto price point, le soluzioni offerte devono infatti poggiare su una forte base di standardizzazione, indispensabile per abbattere i costi di sviluppo e mantenimento del codice. Ma al tempo stesso bisogna venire incontro alla fame di personalizzazione che caratterizza il business delle piccole e medie imprese, fatta di mille esperienze e filoni produttivi, impossibili da soddisfare con un unico prodotto. Un’equazione che Passepartout risolve con un approccio a tenaglia. Da un lato una solida base tecnologica, sulla quale la software house sanmarinese – forte di 160 dipendenti e molto apprezzata nel comparto gestionale più classico, ma anche nelle soluzioni per commercialisti e per settori verticali come la ristorazione, l’hotellerie e il retail – ha costruito PassBuilder, un vero e proprio “sistema operativo” gestionale che integra l’ambiente di sviluppo necessario per la personalizzazione e l’espansione delle sue procedure, mantenendo il criterio di un’unica soluzione. Dall’altro una strategia commerciale che fa leva su un network di circa 300 partner tra value added reseller, sviluppatori e consulenti, oggi chiamati a una sfida nuova e stimolante: quella di dar vita insieme a Passepartout, ispirandosi ai modelli sperimentati da big player come Salesforce.com, al neonato PassStore, un marketplace di app gestionali destinate a verticalizzare e potenziare ulteriormente le soluzioni presenti in un catalogo già piuttosto differenziato. PassBuilder e PassStore, pur rappresentando il culmine di un quarto di secolo di attività, sono due novità assolute, ma hanno già cominciato a raccogliere i primi riconoscimenti. L’ultimo in ordine cronologico è recentissimo e riguarda il premio internazionale con il patrocinio della Commissione Europea, conferito a Milano lo scorso novembre, in occasione del Convegno Le Fonti, per il software gestionale più innovativo. Passepartout – si legge nelle motivazioni del premio – “si distingue anche per l’identità della strategia aziendale che prevede come unica modalità di accesso al mercato, la distribuzione, l’assistenza e la personalizzazione del software gestionale, attraverso un canale di concessionari qualificati” – e il suo presidente, Stefano Franceschini, è intervenuto al CEO Summit dedicato all’innovazione e alle nuove tecnologie per una leadership digitale e internazionale. Una testimonianza significativa per l’intero settore delle piccole e medie imprese, che grazie al software messo a punto dagli esperti di Passepartout, possono disporre di strumenti di controllo e decisione adeguati alla crescita e alla competizione, anche fuori dai nostri confini.


.@PassepartoutSpa Una cloud company che cammina per la sua strada
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Parlando con Data Manager, Franceschini ripercorre le tappe evolutive di un’azienda high-tech di grande personalità, da sempre focalizzata, oltre che su una rigorosa attenzione alla qualità, su strategie che la rendono unica. «Nel panorama del gestionale è in atto un fenomeno di forte concentrazione che porta sotto determinati brand soluzioni di provider un tempo indipendenti» – osserva il presidente. Tutto questo, secondo Franceschini, porta ad avere prodotti che fanno quasi le stesse cose oppure prodotti che fanno cose diverse ma difficilmente integrabili in un’unica soluzione. E anche i clienti che utilizzano queste soluzioni, rischiano di trovarsi disorientati, sballottati tra marchi “vecchi” e “nuovi”. «Passepartout segue una sua linea, scegliendo di crescere non per successive acquisizioni ma per sviluppo interno, camminando per la sua strada e offrendo una reale integrazione tra le diverse funzionalità dei prodotti, anche quando si tratta di specifiche verticalizzazioni o personalizzazioni come concetto di soluzione unica». Il gestionale Made in San Marino – dove Passepartout, “varata” ufficialmente nel 1988, ha sede da più di vent’anni – è in controtendenza anche nelle strategie di go-to-market, che fanno totale affidamento sul canale. «Alcuni nostri concorrenti – osserva al proposito Franceschini – sfruttano Internet per disintermediare le loro reti commerciali. Le tecnologie di Passepartout sono native in rete, ma come azienda di diritto sanmarinese, il canale indiretto è la sua unica risorsa distributiva. Ed è fatto da aziende indipendenti, che collaborano con noi perché in noi vedono il loro futuro».

Gabriele Berardi direttore Ricerca e Sviluppo

IL SOFTWARE DELL’AVIATORE

Oltre al suo portafoglio di tecnologie e competenze, Passepartout può contare sulla certificazione ISO 9001, non certo comune in questo settore, e sulla solidità del suo assetto finanziario, corroborata dai criteri di trasparenza che da un paio d’anni regolano i rapporti commerciali e fiscali tra la Repubblica del Titano e lo Stato italiano. Anche i dati dell’ultimo esercizio 2015 appartengono a una realtà in costante crescita di fatturato che supera nettamente la soglia dei 12 milioni di euro, registrando un più 6,1 per cento rispetto al 2014. Nel complesso, sono più di 65mila gli utenti dei prodotti software – il gestionale Mexal, la piattaforma per commercialisti Passcom, i verticali per negozi e catene retail, ristoranti, hotel, beauty-farm – sviluppati a San Marino e implementati anche grazie a un migliaio di consulenti applicativi messi a disposizione dal canale, che circondano le tecnologie Passepartout di professionalità ed efficienza. La storia della software house inizia ufficialmente alla fine degli anni Ottanta, ma la svolta più significativa avviene nel Duemila, quando Franceschini rileva la quota fino a quel momento appartenuta al socio finanziario che aveva seguito l’evoluzione commerciale dell’azienda. È una discontinuità importante perché la natura del presidente di Passepartout – nato a Firenze e ancora oggi a dispetto delle cadenze romagnole che lo circondano, perfettamente riconoscibile nella sua toscanità – è sempre stata fortemente tecnica. Fin dai primi anni di una carriera iniziata nell’Aviazione, Franceschini si occupava dell’informatica per il puntamento radar e altri sistemi di difesa, per poi proseguire in campi altrettanto “computazionali” come la meteorologia. Con un curriculum di questo tipo, è facile capire perché – anche come imprenditore – non abbia mai voluto delegare completamente la governance tecnologica delle sue creazioni, trascurando – per sua stessa ammissione – le attività più orientate al marketing. La prima a rilevare questo “sbilanciamento” è Barbara Reffi, amministratore delegato di Passepartout e compagna di vita di Franceschini. «Questa è sempre stata un’azienda poco commerciale – riconosce Reffi – che alla fine degli anni Novanta ha deciso di rinunciare alla sua professione di medico per acquisire, con evidente successo, una professionalità radicalmente nuova. Abbiamo figure tecniche bravissime, e lo stesso vale per i nostri partner. Quest’anima si riflette in un prodotto molto avanzato. Il mercato – però – richiede un approccio molto più consulenziale. Siamo sempre stati molto bravi nel rispondere alle richieste che arrivano dai clienti e oggi dobbiamo essere sempre più service oriented».


.@PassepartoutSpa Sviluppo di prodotto e strategia sempre più service oriented
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VINCERE È CONVINCERE

Ecco quindi che l’intera azienda, ancora caratterizzata da una maggioranza di ruoli impegnati sul fronte della ricerca e dello sviluppo, cambia passo e decide di rivedere le modalità di indirizzamento del mercato. Barbara Reffi, che confessa di credere molto nella forza dei social network, ripensa per esempio ai modelli comunicativi, ai canali pubblicitari, dedicando risorse e investimenti anche a campagne svolte su mezzi alternativi a quelli tradizionali. «A parità di spesa, una campagna sui social network professionali genera molti più prospect di uno spot radiofonico» – osserva l’amministratore delegato di Passepartout. Tuttavia, se l’esigenza è quella di venire incontro ai nuovi bisogni del mercato – aggiunge Franceschini – non è sufficiente intervenire sulla visibilità del brand. Occorre anche approfondire la conoscenza dei clienti e delle loro esigenze di business, stabilire – rispettando le prerogative dei partner – legami più forti con gli utenti finali dei prodotti. Secondo Barbara Reffi, Passepartout sta lavorando in modo molto più efficace nella gestione dei numerosi eventi fieristici e convegnistici che l’azienda organizza per creare un contatto diretto con le sue tecnologie. «I nominativi raccolti in queste occasioni vengono schedati e analizzati con cura, così come i partner ai quali affidare le liste dei contatti. Oggi, quasi un quinto delle opportunità così identificate si traducono in un contratto di vendita». E le relazioni proseguono anche dopo la firma dei contratti. «Già dopo tre mesi, i clienti vengono contattati per saggiare i loro livelli di soddisfazione e hanno sempre a disposizione, all’interno del programma, un sistema di emoticon che ci restituisce in tempo reale il gradimento dell’utente». Ci sono anche realtà, specie tra le installazioni più grandi, dove Passepartout, su esplicita richiesta del cliente, affianca i suoi partner nelle attività tecniche e progettuali. E tra le novità introdotte da quest’anno, c’è anche una nuova modalità di intervento dei servizi di help desk rivolti agli utilizzatori di Passcom, la soluzione per gli studi di commercialisti e consulenti del lavoro, oggi coordinati centralmente da Passepartout.

Stefano Benzi direttore Applicazioni

L’obiettivo, sottolinea Franceschini, è di essere più vicini ai bisogni concreti dei clienti, acquisendo nuove conoscenze del mercato e – contestualmente – abilitare un’azione ancora più mirata da parte del canale, evitando inutili sovrapposizioni e dispersioni di risorse. «Non dobbiamo dimenticare che quello del gestionale per piccole e medie imprese è un mercato saturo e in gran parte di sostituzione. Oggi, i clienti sono portati a scegliere le soluzioni Passepartout o perché sono insoddisfatti di quello che hanno o perché hanno bisogno di personalizzazione. Per fortuna, il nostro prodotto è anche un ambiente di sviluppo, che ci permette di essere incredibilmente flessibili. Ma insieme ai nostri partner, dobbiamo essere in grado di vincere le inerzie che ostacolano il cambiamento». Da questa azione coordinata e congiunta, sottolinea convinto Franceschini, nascerà una nuova fase di crescita, ancora più fondata sull’innovazione e la trasformazione digitale. «Anche le piccole imprese hanno bisogno di business intelligence o di soluzioni che consentano loro di controllare in modo diverso le relazioni con il cliente» – aggiunge l’AD, Barbara Reffi. In Passepartout, trovano una tecnologia fluida, che consente la messa a punto di funzioni diverse senza compromettere l’integrità del prodotto nel suo complesso, la sua capacità di accedere a una base di dati e informazioni condivise. Cosa che non sempre è possibile garantire quando si è costretti a mettere insieme soluzioni di fornitori diversi o prodotti che non nascono in un analogo contesto di integrazione.

IL MARKETPLACE DELLE PERSONALIZZAZIONI

Se è giusto aspettarsi che tematiche generali, come la business intelligence o il CRM, siano affrontate in prima persona dai ricercatori e dagli sviluppatori di Passepartout, dalle cui fucine sono nati e continueranno a nascere ulteriori estensioni dei prodotti base, i partner devono farsi carico delle implementazioni, delle personalizzazioni e di una potenziale miriade di temi molto più specifici. L’arma vincente, secondo Franceschini, si chiama PassStore. Un modello di espansione della piattaforma Passepartout in cui – afferma il presidente – «il partner non si limita a curare l’ultimo miglio che separa il nostro prodotto dal cliente, ma contribuisce direttamente all’ecosistema delle soluzioni. Noi continueremo a occuparci del prodotto base e delle sue articolazioni più importanti, demandando alle aziende del nostro canale le specializzazioni che possono riguardare praticamente tutto».

PassStore, precisa ancora Franceschini, è progettato con un vero e proprio marketplace dove partner e clienti possono pubblicare, commercializzare, estendere a loro volta le app sviluppate in ambiente PassBuilder. L’azienda di San Marino si occupa completamente della gestione, del processo di validazione delle app, della loro documentazione, del materiale formativo a supporto. «È come se Passepartout fosse diventata di colpo un’azienda di quasi duemila persone, tutte orientate alla soddisfazione del cliente. Nel mondo dei professionisti e commercialisti, l’ambiente di sviluppo e lo store danno la possibilità di creare applicazioni e servizi che riguardano le loro attività e possono essere condivisi con i clienti e altri professionisti».

Simone Casadei Valentini direttore progettazione e assistenza area Imprese e Commerciali

Il responsabile della ricerca e sviluppo, Gabriele Berardi, spiega l’intuizione tecnologica che è alla base di un ambiente gestionale che può essere modificato e potenziato senza intaccare la sua integrità, anzi ereditando automaticamente l’avanzamento tecnologico del prodotto base. «Nella visione di Franceschini, il momento della personalizzazione doveva restare completamente separato dal codice che Passepartout sviluppa e che i clienti utilizzano. Se avessimo aperto il codice sorgente della nostra soluzione ci sarebbe stato il problema dei “fork”, versioni del tutto indipendenti. Invece è stato costruito un vero e proprio linguaggio, lo stesso con cui abbiamo lavorato fin dall’inizio.

In questo modo, la soluzione CRM oggi in fase di sviluppo – sottolinea Berardi – può diventare non una semplice personalizzazione, ma una potente estensione funzionale dell’ambiente gestionale. L’architettura rigorosamente client server delle due soluzioni ammiraglie di Passepartout abilita un ulteriore livello di flessibilità. La parte server è eseguibile in ambienti Windows e Linux e può quindi funzionare in modalità cloud. Lato client, viene adottato un modello di esecuzione “runtime”, all’interno di una sorta di macchina virtuale che nel caso delle applicazioni distribuite attraverso il PassStore rende possibile la creazione di vere e proprie app mobili compatibili con i principali sistemi operativi. In tempi brevi – aggiunge inoltre Berardi – è prevista l’attivazione di una modalità “non connessa” che permette alle app gestionali di funzionare anche su device momentaneamente fuori rete. I rigorosi metodi di sviluppo adottati da Passepartout si ispirano sempre a un principio di integrabilità. I prodotti specializzati per l’area hospitality, così come la nuova soluzione analitica, nascono come applicativi a sé, ma utilizzano le stesse strutture dei dati e possono convivere molto facilmente con gli ambienti Passcom e Mexal, diventando così un’arma strategica in più per allargare ad ambiti nuovi la presenza di Passpartout nelle realtà utenti.


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MENTALITÀ DA CLOUD PROVIDER

Accanto alla ricerca e sviluppo, un ruolo importante viene svolto dalla divisione sistemi e server farm di cui è responsabile Giusva Fiumana. «La nostra è un’infrastruttura che è andata consolidandosi nel corso degli anni, fin da quando si è cominciato a parlare di application service provider» – precisa Fiumana. In seguito, con l’affermarsi dei modelli più avanzati del software as a service, la divisione di Fiumana ha cominciato a ragionare come un vero e proprio cloud provider, per poter assicurare agli utilizzatori finali e ai partner una qualità di servizio impeccabile a costi competitivi. «Il contenimento delle spese e degli investimenti in infrastrutture è sicuramente uno dei grandi vantaggi di una piattaforma gestionale in cloud» – spiega Fiumana. «L’altro è la capacità di essere costantemente al passo degli aggiornamenti, un aspetto fondamentale in una soluzione software che implementa una normativa in costante cambiamento». Passepartout, conferma il suo direttore dei sistemi, non poteva rinunciare ai vantaggi di Internet, ma non intendeva neppure mettere da parte la sua filosofia inclusiva nei confronti dei partner. «Il cloud non sarà mai un modo per scavalcare sviluppatori indipendenti e consulenti» – afferma Fiumana. Anzi, proprio grazie al software as a service questi ultimi possono dedicare più tempo e risorse alla conquista di nuovi clienti e alla loro fidelizzazione».

Rudy Ricci direttore tecnico area Ho.Re.Ca. e Retail

Nella struttura di governo di Passepartout, la funzione che ha il compito di “curare il contenuto del contenitore PassStore” è la direzione applicativa. Nel descrivere la sua mission, Stefano Benzi, che condivide con Paolo Franceschini la carica di direttore delle applicazioni, precisa che oltre a definire le finalità delle applicazioni sviluppate al proprio interno, il suo team «si occupa di validare quelle sviluppate dall’ecosistema dei concessionari, verificandone la manualistica, le interfacce, l’uniformità rispetto al corporate brand e le possibilità di cloudizzazione». Il progetto interno più ambizioso è proprio la app focalizzata sul CRM, un software autonomo dalle soluzioni ammiraglie ma perfettamente integrabile, nato dallo stesso ambiente di sviluppo e soprattutto in grado di girare su dispositivi fissi e mobili. Con la crescita di PassStore, Benzi prevede che la squadra al servizio dei due direttori applicazioni arriverà alle 20 unità. «Devono essere tutte figure molto esperte e competenti sia dello sviluppo vero e proprio sia del tipo di esigenze che le app devono coprire. Non sarebbe possibile proporre al canale soluzioni non in linea con le aspettative del cliente». Del resto, osserva ancora Benzi, il canale non è mai del tutto estraneo agli sviluppi che Passepartout porta avanti all’interno di questa struttura. «La fonte di ispirazione è sempre il cliente o il partner che raccoglie i “segnali nuovi” stando a contatto con i clienti». Il modello dell’app in grado di eseguire compiti molto specifici è in linea con l’impostazione voluta inizialmente da Franceschini. «Quando il tuo prodotto viene utilizzato in centinaia di installazioni, non puoi imporre aggiornamenti troppo frequenti dell’intera soluzione. Al contrario, la possibilità di installare solo determinate funzioni è percepita come un vantaggio». Nel giro di soli cinque mesi, è stato possibile inserire in PassStore una ventina di app, alcune delle quali sviluppate da partner. Due di queste consentono – per esempio – di inserire nelle reportistiche una voce sulla qualità degli imballi di un prodotto o il ricalcolo delle scorte minime in magazzino. Un’altra viene incontro alla nuova normativa che prevede in caso di impiego di sostanze zuccherine nei prodotti alimentari l’invio di una notifica automatica al MIPAAF tramite formulario web. «L’ambiente di Passepartout ci permette di aggiungere queste funzionalità in piena trasparenza, senza temere di ledere l’integrità della soluzione nel suo complesso». E questo, conclude Benzi, vale anche per una novità importante come l’applicazione CRM, per la quale è stata messa a punto una nuova struttura di database sviluppata interamente con il “linguaggio” di Passepartout.


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SOLUZIONI CHE “ACCOLGONO”

Un nuovo fronte di azione è quello che Passepartout ha da tempo inaugurato con i gestionali appositamente sviluppati per i settori alberghiero, della ristorazione e del retail. All’AD, Barbara Reffi, grande promotrice di un’area di verticalizzazione che affonda le proprie radici nella cultura dell’ospitalità di questa regione riporta il direttore tecnico, Rudy Ricci. «Il codice di prodotti come Menu, Beauty o Retail è indipendente dall’ambiente di sviluppo di PassBuilder – spiega Ricci – ma l’integrabilità è garantita, il che permette alla nostra rete di proporre le applicazioni come accessorio a chi utilizza i gestionali. Sempre più installazioni di Mexal si accompagnano all’impiego di Retail e viceversa, chi apre nuovi punti vendita e comincia a crescere, ha la necessità di acquisire piattaforme ERP. La nostra fortuna è quella di indirizzare un segmento intermedio di mercato, che amiamo definire MDO, media distribuzione organizzata». Ricci nota inoltre la grande maturazione di questo segmento nell’ottica del cosiddetto Retail 2.0. E-commerce, multicanalità, marketing di prossimità, fidelizzazione: tutte esigenze che le organizzazioni più piccole non avvertivano, ma che oggi sono diventate molto attuali e si possono presidiare con l’aiuto delle tecnologie Passepartout. Come il modulo per la business intelligence, oggi adattato alle interfacce per smartphone e tablet, che lo rendono «molto più fruibile, anche grazie alle personalizzazioni che i partner sanno mettere a punto». In questa chiave, conclude Ricci, stanno evolvendo gli stessi prodotti dell’area hospitality, con particolare riguardo all’apertura al cloud e ai servizi online. «Pensiamo, per esempio, alle nuove opportunità di cui vorranno e potranno godere direttamente i clienti di hotel e ristoranti, come i servizi di prenotazione e gestione del soggiorno o una app che permette di effettuare in autonomia l’ordinazione al tavolo». Ma anche alle occasioni più inesplorate – con una crescente attenzione nei confronti della possibile espansione internazionale delle strategie di Passepartout – che potranno nascere al seguito di clienti che a loro volta allargano oltre confine le proprie insegne ed esportano all’estero marchi, sfruttando il grande appeal della ristorazione e della produzione Made in Italy.

Giusva Fiumana direttore Sistemi

AL SERVIZIO DI FISCALISTI E CONSULENTI

La stessa voglia di cambiamento si respira secondo Simone Casadei Valentini nel settore degli studi professionali, un mercato sempre meno tradizionale e più aperto alle dinamiche di erogazione di servizi flessibili e al passo con le richieste formulate dalla clientela di commercialisti, consulenti del lavoro e altri esperti. Casadei Valentini ricopre l’incarico di direttore della progettazione e dell’assistenza per l’area imprese e commercialisti e in questa veste è al centro di una novità importante nella strategia che ha finora regolato le relazioni tra Passepartout e un mercato importante, ma relativamente recente, visto che la soluzione Passcom ha meno di dieci anni di vita. «Dallo scorso gennaio, abbiamo centralizzato in Passepartout tutte le attività di assistenza relativa al prodotto per commercialisti. Un altro vincolo è la possibilità di erogare Passcom solo in modalità cloud, cosa che ci consente di far leva sulla qualità della nostra server farm». La squadra guidata da Casadei Valentini si occupa anche della formazione, che in questo campo è particolarmente sfidante. «Non a caso, le persone che si occupano del secondo livello di assistenza sono in pratica dei commercialisti capaci di dominare perfettamente la tecnologia Passepartout. La normativa e la competenza in materia fiscale devono avere la priorità».

Secondo Casadei Valentini, la decisione non sancisce un divorzio rispetto alla normale strategia indiretta dell’azienda di San Marino, ma una sorta di “re-intermediazione”. Con il passare del tempo, Passepartout si è resa conto che non si poteva pretendere dai partner, perfettamente in grado di servire la clientela di tipo aziendale, la capacità di adattarsi al contesto molto specifico degli studi professionali. Occorreva una diversa capacità di presidio e di relazione di fronte alle richieste e criticità espresse dai clienti. «Vinciamo tutti se tutti siamo in grado di fare qualcosa di utile in questo ecosistema. L’idea di fondo è che siano gli stessi professionisti a fare da “ponte” verso una clientela tipicamente PMI, sulla quale possono intervenire i nostri partner». La realtà creata da Stefano Franceschini rappresenta un modello di azienda-rete profondamente innovativo sia rispetto alle strategie di espansione tipici di questo settore dell’industria software sia rispetto ad approcci basati sull’aggregazione di nuclei di competenze e unità business sotto un coordinamento centrale. Ma la robustezza delle basi tecnologiche e la lunga frequentazione con la componente più specifica e diffusa del tessuto economico italiano costituiscono gli ingredienti vincenti dell’alleanza tra Passepartout, i suoi partner e i clienti all’insegna di un gestionale duttile, accessibile e soprattutto efficace.

 

Foto di Gabriele Sandrini

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Vi prego non copiate da noi. E se proprio dovete farlo, guardate al passato https://www.datamanager.it/2016/04/vi-prego-non-copiate-dovete-farlo-guardate-al-passato/ Tue, 19 Apr 2016 15:10:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99500 Già, al passato. E’ questa la timida raccomandazione che mi sento di fare a chi sta lavorando per creare a San Marino l’importante Agenzia per lo Sviluppo Digitale Nel 1993 ho avuto la fortuna di approdare all’allora Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, istituita quell’anno in Italia con il coraggioso decreto legislativo n° 29. Un’avventura […]

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Già, al passato. E’ questa la timida raccomandazione che mi sento di fare a chi sta lavorando per creare a San Marino l’importante Agenzia per lo Sviluppo Digitale

Nel 1993 ho avuto la fortuna di approdare all’allora Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, istituita quell’anno in Italia con il coraggioso decreto legislativo n° 29. Un’avventura straordinaria, un contesto in cui si respirava l’irresistibile voglia di fare qualcosa e di cambiare il destino del Paese, una realtà dove si erano coagulate esperienze e competenze di primissimo piano, un ambito – si perdoni il gioco di parole – “ambizioso”.

La cosiddetta AIPA si configurò immediatamente come una fastidiosa spina nel fianco per ministeri, organismi ed enti troppo affezionati ad una autonomia progettuale e decisionale che – fatte rarissime debite eccezioni – aveva portato a risultati tutt’altro che proporzionali alle faraoniche spese sostenute. La razionalizzazione delle risorse era considerata una insopportabile interferenza nelle abitudini feudali delle pachidermiche istituzioni pubbliche orgogliose della loro granitica immodificabilità.

Ricordo gli sforzi titanici di Guido Mario Rey, Ferrante Pierantoni e degli altri membri, non dimentico l’impegno qualificato e cosciente del vertice e dello staff dell’Autorithy, ho ancora ben presenti ponderate ipotesi e ragionevoli pianificazioni cui facevano eco ostinate ritrosie al cambiamento.

Ho conosciuto e saggiato lo sconsiderato rifiuto a migliorare, ho “ammirato” i fin troppo soliti espedienti burocratici per sfuggire ad una guida autorevole verso un domani diverso, ho visto e cercato di contrastare lo sperpero di risorse incrementato dall’incapacità di committenza e dal famelico atteggiamento commerciale dei fornitori arroccati nella difesa delle rispettive commesse e pronti a fare cartello per mantenere l’inossidabilità di certi “equilibri” di mercato.

A breve la Serenissima Repubblica del Monte Titano darà l’avvio ad una propria Agenzia nazionale cui saranno affidate le sorti della San Marino 2.0.

Sono ogni giorno più convinto che un simile bonsai geografico può essere un laboratorio “live” successivamente clonabile altrove con sistemi di differente dimensione in spazi territoriali non limitati ai 60 chilometri quadrati sul crinale dell’Appennino. Proprio per questo non posso fare a meno di augurare “boa sorte” – come dicono i portoghesi – a chi si cimenta nell’impresa e di suggerire di non affidarsi a modelli “contemporanei” che purtroppo non brillano per efficienza ed efficacia.

La nostrana Agenzia per l’Italia Digitale fa periodicamente capolino con qualche iniziativa che, propaganda politica a parte, non trova riscontro reale. L’ultima trovata tricolore è quella dello SPID, il Servizio Pubblico di Identità Digitale. Oggi ho curiosato un po’ in giro per vederne la concreta attuazione a distanza di un mese dalla dichiarata entrata in funzione e ho avuto modo di constatare che la strada da compiere è ancora davvero tanta. Se volessi dialogare in maniera sicura con il mio Comune, ad esempio, dovrei cambiare residenza e stabilirmi a Firenze o Venezia senza poi avere garanzie di trovare esauditi desideri e servizi…


.@Umberto_Rapetto Vi prego non copiate da noi. E se proprio dovete farlo, guardate al passato
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L’involuzione dell’AIPA prima nel Centro Nazionale per l’Informatica nella P.A., poi in Digit-PA e quindi nell’AgID ha segnato una progressiva riduzione di indipendenza, potere, capacità progettuale. Lo “Sviluppo Digitale” che balena a San Marino auspico abbia diverso fato.

Rammento la Rete Unitaria che avrebbe dovuto costituire il sistema nervoso delle articolazioni dello Stato e avrebbe dovuto realizzare un tessuto connettivo idoneo a facilitare lo scambio di informazioni e le relazioni con il cittadino. Nemmeno nella sopraggiunta era dell’Internet endemico in mobilità si è visto nulla.

A distanza di quasi un quarto di secolo si continua a parlare di dematerializzazione documentale e non si smette di vedere code agli sportelli. Sul fronte delle infrastrutture di rete hanno, forse giustamente, prevalso le dinamiche di privatizzazione e sono svanite le tracce di entità come l’Azienda di Stato per i Servizi Telefonici (ASST) per le quali non mi vergogno di nutrire una certa nostalgia.

San Marino dovrebbe far tesoro di quel che è successo altrove e magari individuare un itinerario che apparentemente azzardato può riservare prospettive di interesse non limitate al breve termine.

Il passaggio da Paradiso fiscale a Paradiso tecnologico è più breve di quanto si possa immaginare. Una partita del genere, giocata a dovere, può ingigantire il ruolo della piccola Repubblica sullo scenario digitale continentale.

Una “nazionalizzazione” dell’architettura di telecomunicazione fissa e mobile è senza dubbio un primo impegnativo passo: richiede un investimento che non fatica ad essere ripagato da chi poi, in regime di concorrenza, può erogare i servizi telefonici e Internet.

La posizione di equidistanza dal perimetro italiano e dai Paesi sull’arco alpino lasciano immaginare San Marino come una sorta di epicentro “regionale” del data storage. In un’epoca in cui il “cloud computing” è la regola dello stoccaggio di archivi e documenti elettronici, potrebbe avere senso immaginare una sorta di oasi in cui le informazioni sono custodite nel pieno rispetto delle disposizioni internazionali in tema di privacy e delle prescrizioni tecniche per una security degna di questo nome.

Uno o più data center, fisicamente raggiungibili ed ispezionabili per sincerarsi dell’effettivo stato dell’arte, potrebbero richiamare l’attenzione di chi punta a salvaguardare il proprio patrimonio informativo senza rischiare il deposito di dati in non meglio definiti angoli del mondo e protetti in modo non verificabile.

Occorre una ricognizione delle risorse tecniche già esistenti e finanziarie disponibili, una calibrata definizione degli obiettivi da perseguire, una attenta valutazione dei costi e dei possibili benefici, un severo atteggiamento di costante verifica nei diversi stadi di avanzamento del lavoro da intraprendere. Serve, soprattutto, coraggio.

Al coraggio basterà aggiungere un pizzico di buon senso. La ricetta è facile, non richiede abilità da Masterchef dell’hi-tech ma bisogna stare attenti. La gente “di bocca buona” è ormai lontana nel tempo: il palato dell’utenza è avvezzo a gustare cose di pregio.

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San Marino non può restare ferma al palo https://www.datamanager.it/2016/01/san-marino-non-puo-restare-ferma-al-palo/ Tue, 12 Jan 2016 10:16:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92145 Qualche tempo fa una mia uscita sull’edizione telematica di un noto quotidiano ha sollevato un polverone. Niente di strano, almeno per chi conosce la mia “vivacità”. Ho quasi involontariamente – Colombo docet – scoperto una nuova America. E ho immaginato che, nel Vecchio Continente, si possa prefigurare una Silicon Valley 2.0…. Una valanga di osservazioni, qualche […]

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Qualche tempo fa una mia uscita sull’edizione telematica di un noto quotidiano ha sollevato un polverone. Niente di strano, almeno per chi conosce la mia “vivacità”. Ho quasi involontariamente – Colombo docet – scoperto una nuova America. E ho immaginato che, nel Vecchio Continente, si possa prefigurare una Silicon Valley 2.0….

Una valanga di osservazioni, qualche polemica, persino il rimbrotto di aver scelto un’area geografica che non era una valle. I miei occhi, infatti, si erano fissati su San Marino che – grazie ad una finora, a mio avviso, mal sfruttata indipendenza – avrebbe tutte le carte in regola per diventare la terra promessa per le sperimentazioni tecnologiche e per la creazione di un business telematico di tutto rilievo.

La possibilità di varare leggi con rapidità, di realizzare qualcosa che sia tanto conforme alla normativa di una Unione Europea – estranea politicamente ma non fisicamente – quanto innovativa e futuribile, di generare un “modello” di funzionamento senza le farraginose complicazioni e le troppe interferenze di una Nazione più grande, sono alcuni dei fattori che un Paese-bonsai non può o non deve rinunciare a sfruttare.

La cosa ha cominciato ad appassionarmi. Le dimensioni “regionali” sono effettivamente un inestimabile punto di forza, a cominciare dalla definizione dell’assetto infrastrutturale. Per un attimo ho immaginato come – in una simile realtà – non sia difficile concretizzare il sogno di una rete (sia questa fissa o mobile) di proprietà e gestione statale. A dispetto delle contagiose privatizzazioni, erroneamente considerate panacea e invece semplici opportunità per fare cassa, laddove non ci sia stata (o si possa ancora evitare) la granularizzazione dei protagonisti potrebbe valer la pena che una realtà pubblica assuma le redini del tessuto connettivo nazionale.

La leggenda che “privato è meglio” la lascio raccontare a chi non ha conosciuto il fronte imprenditoriale e la pubblica amministrazione. Non è la cornice, ma quel che c’è dentro a fare la differenza.

Imbecilli e incapaci affollano entrambi gli schieramenti. La situazione italiana ne è la conclamata dimostrazione e la sconfortante situazione economica tricolore è conseguenza proprio dell’elevata densità di dirigenti non all’altezza dell’incarico o affamati cacciatori di quel che non spetta loro. Forse in un contesto più piccino, credo ragionevolmente interessato ad essere etichettato diversamente dallo stereotipo di “paradiso fiscale”, si potrebbe dare – udite, udite – il buon esempio…

Per un attimo mi appare l’ormai medievale Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Telefonici. Correva l’anno 1925…. Basterebbe ripercorrere quella storia per copiarne le pagine meritevoli ed evitare l’epilogo che ASST ebbe nel 1993.

Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, una rete mobile ecosostenibile in diretta contrapposizione con il fiorire indiscriminato di ponti radio che ha caratterizzato la Penisola.

La realizzazione di una infrastruttura moderna in mano allo Stato consentirebbe di perseguire gli obiettivi di salute pubblica (con grande gioia non solo degli ecologisti, ma dell’intera cittadinanza) e di sicurezza (con altrettanta soddisfazione unanime). Si potrebbero garantire una libera concorrenza sul mercato, ridurre i costi operativi per i gestori, ottimizzare le frequenze con l’incremento di qualità dei servizi erogati, controllare amministrativamente il traffico sulla rete così da pretendere dai singoli operatori il giusto “pedaggio”…

Il timore, però, che anche lì si possa inciampare nella frammentazione di un contesto che è delittuoso non mantenere sotto la sovranità della piccola Repubblica, nella proliferazione di installazioni, nella altrove solita babele di inefficienze, nella comprensibile insoddisfazione degli utenti che troppo spesso vengono dimenticati.

Chi ha capacità decisionale non dimentichi le ormai immortali parole di Frankenstein Junior. Si può fare!

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