SDN – Software Defined Network – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:44:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png SDN – Software Defined Network – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Cinque motivi per cui alle aziende serve la SDN https://www.datamanager.it/2018/08/cinque-motivi-per-cui-alle-aziende-serve-la-sdn/ Mon, 27 Aug 2018 12:00:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152067 A cura di Peter Konings, Director Enterprise Networks and Managed Services di Verizon Molti dei nostri clienti più importanti si ritrovano a fare i conti con uno scoraggiante dilemma. Da una parte, non sono mai stati così sotto pressione per essere pronti ad affrontare la rapida trasformazione e il dissolversi dei loro mercati chiave. Dall’altra, lo […]

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A cura di Peter Konings, Director Enterprise Networks and Managed Services di Verizon

Molti dei nostri clienti più importanti si ritrovano a fare i conti con uno scoraggiante dilemma. Da una parte, non sono mai stati così sotto pressione per essere pronti ad affrontare la rapida trasformazione e il dissolversi dei loro mercati chiave. Dall’altra, lo sviluppo dei loro ecosistemi IT, con le aperture al cloud e l’aumento consistente di applicazioni e device, rende ancor più complesso essere flessibili, in particolar modo se consideriamo le loro infrastrutture legacy.

E’ questa contraddizione che è alla base della rapida ascesa del software- defined networking (SDN) – l’automazione e la virtualizzazione delle operazioni di rete. La nostra ultima ricerca, che ha interrogato 165 responsabili IT senior, ha evidenziato che il 15% delle organizzazioni applica già questa tecnologia emergente, o vi è comunque molto vicina. Un altro aspetto altrettanto importante, però, è che ci si aspetta che le tempistiche di applicazione si accorceranno rapidamente: nell’arco di due anni, il 57% delle organizzazioni avrà di fatto compiuto questa trasformazione.

Queste statistiche riflettono chiaramente gli stessi segnali che sono emersi dal mercato, e il messaggio che arriva dalle aziende è che una maggiore flessibilità dei modelli di business sarà essenziale per la loro sopravvivenza.

I cinque driver di cambiamento che di volta in volta osserviamo a questo proposito sono:

  1. La mancanza della scalabilità di rete blocca l’innovazione

La nostra ultima ricerca ha sottolineato che quasi la metà delle organizzazioni (il 49%) identifica nella scalabilità di rete uno degli incentivi più forti per l’adozione delle SDN, più forte di ogni altro catalizzatore. E il risultato di questa statistica non è affatto una sorpresa – I nostri clienti, infatti, devono affidarsi ad una rete abbastanza flessibile da supportare il business, dato che ogni funzionalità dovrà essere pronta a rispondere più velocemente possibile ai repentini cambiamenti del mercato.

E questa sfida non fa differenze tra un settore e l’altro: in qualunque settore si possa immaginare, le aziende dovranno cercare di supportare una quantità di applicazioni e dispositivi in continua crescita, perché i prodotti e i servizi stessi vengono arricchiti di nuove funzionalità. Molto spesso, la capacità delle reti e la loro complessità intralciano questi miglioramenti essenziali – rallentando la capacità dell’azienda di innovare, nel migliore dei casi.

Le SDN offrono una possibile soluzione a questo problema. Infatti, sono un’alternativa per gestire le funzioni di rete in modo centralizzato, applicando i cambiamenti alle applicazioni su molteplici dispositivi, il tutto da un unico punto, invece di intervenire su ogni singolo dispositivo. Questo abbatte drasticamente i tempi necessari per orientare, organizzare e espandere la rete ogni volta che le necessità dell’organizzazione evolvono.

  1. La lentezza causa la perdita di opportunità di mercato

In sostanza, qualunque strategia IT deve essere coerente con gli obiettivi di business prefissati – come parte del vantaggio competitivo. In un mercato in cui le opportunità sono sempre più effimere, se l’azienda non è in grado di innovare velocemente, può perdere questo vantaggio molto facilmente.

E questo rappresenta un driver fondamentale per l’introduzione della tecnologia SDN. Il fatto che l’SDN sia un’alternativa centralizzata e basata su policy ben precise per gestire le risorse IT significa che le organizzazioni possono innovare più velocemente. Qualunque nuova applicazione o iterazione può essere svolta dal centro, attraverso dispositivi che si configurano in modo autonomo e automatico mediante un link al controller, e seguendo le nuove policy stabilite.

In un mondo in cui è necessario soddisfare le richieste on-demand dei clienti, richieste che però cambiano in modo veloce e imprevedibile, le SDN possono venire in aiuto – per cercare di non soccombere alla mentalità “fail fast” che è sempre più diffusa. I nuovi prodotti e servizi, infatti, arrivano all’obiettivo di mercato più velocemente, e si possono aggiornare o sostituire a piacimento.

  1. Le aziende vogliono restare al passo con l’innovazione

Le aziende, inoltre, affermano che la flessibilità e la velocità nel migliorare i servizi offerti sono fattori cruciali – quindi, la velocità con cui è possibile applicare una rete SDN è un altro driver importante.

E’ essenziale, poi, permettere ad ogni business unit di evolvere più velocemente anche a livello individuale. In molte aziende con le quali collaboriamo, spesso osserviamo infatti che i diversi reparti cercano di innovarsi, indipendentemente dagli altri, e indipendentemente dal reparto IT, per poi scoprire che la loro infrastruttura IT di fatto non consente di progredire al ritmo al quale vorrebbero. Per gli utenti business che accedono a servizi on-demand anche fuori dal lavoro, questa limitazione è frustrante.

In questo contesto, le SDN sostengono ulteriormente la capacità di innovare delle organizzazioni – così come la portata dello sviluppo e dell’organizzazione di nuove iniziative, sia a livello interno che con il cliente. Le SDN offrono una soluzione pratica alla complessità di rete, che altrimenti minaccerebbe la possibilità di sperimentare, e quindi trasformare.

  1. Le preoccupazioni per la sicurezza inibiscono la creatività

In un mondo in cui le organizzazioni sono sempre più consapevoli della sicurezza informatica e dell’aumento dell’intensità delle minacce, la paura di una violazione grave o di un problema di questo tipo inibisce l’innovazione. Le aziende sono preoccupate del fatto che cambiamenti troppo rapidi o la collaborazione con nuovi partner potrebbe esporli a maggiori vulnerabilità – quindi, è comprensibile che la loro risposta sia focalizzarsi sulla resilienza, ma spesso questa scelta va a discapito della flessibilità.

Le SDN possono migliorare la sicurezza dell’azienda sia a livello tecnico, che pratico. Dal punto di vista tecnico, le reti circoscritte che veicolano traffico crittografato sono per loro stessa natura più sicure rispetto alle soluzioni di rete tradizionali utilizzate dalle aziende. Dal punto di vista pratico, invece, le SDN forniscono alle organizzazioni l’opportunità di allestire soluzioni di sicurezza per le applicazioni in essere direttamente all’interno degli ambienti virtuali degli utenti.

Ciò significa che le aziende potrebbero gestire più facilmente e in modo più resiliente le proprie infrastrutture IT, senza tuttavia abbandonare la strada dell’innovazione, di cui hanno disperatamente bisogno.

  1. Per sostenere l’innovazione a lungo termine, l’efficienza è imprescindibile

Se nel contesto attuale, e così caratterizzato dalla trasformazione, molte organizzazioni non possono non considerare il concetto di fail fast, questa logica vale anche per il concetto di fail cheap. Vista la tendenza a sperimentare con nuove applicazioni, prodotti e servizi, infatti, le aziende con infrastrutture IT costose e complicate verranno facilmente travolte da questa loro complessità.

La gestione centralizzata delle SDN, che consente di sbarazzarsi della necessità di riconfigurare ogni singolo dispositivo per ogni iterazione e applicazione potrebbe rappresentare un importante valore aggiunto. Ma probabilmente l’opportunità a lungo termine, e ancora più fruttuosa, potrebbe essere considerare l’utilizzo delle SDN come parte di un percorso verso la trasformazione di rete, perché la virtualizzazione, se estesa a tutta l’azienda, la renderà snella ed efficiente, e pronta ad affrontare le sfide dei prossimi cinque anni e oltre.

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Software defined: l’evoluzione del networking secondo Maticmind https://www.datamanager.it/2018/05/software-defined-levoluzione-del-networking-secondo-maticmind/ Wed, 09 May 2018 10:17:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147204 A cura di Massimiliano Tognon Business Developer per le soluzioni SDx, di Maticmind Sempre più spesso si parla di SDN (Software Defined Networking) e SD-WAN (Software Defined Wide Area Network) entrambi appartenenti alla famiglia SDx (Software Defined Everything). La prima incarnazione del Software Defined nasce all’interno dei Data Center per rispondere all’esigenza di fare provisioning di […]

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A cura di Massimiliano Tognon Business Developer per le soluzioni SDx, di Maticmind

Sempre più spesso si parla di SDN (Software Defined Networking) e SD-WAN (Software Defined Wide Area Network) entrambi appartenenti alla famiglia SDx (Software Defined Everything).

La prima incarnazione del Software Defined nasce all’interno dei Data Center per rispondere all’esigenza di fare provisioning di servizi in maniera estremamente rapida con la possibilità di adeguare il network sottostante in tempi brevissimi.

Questo risultava difficilmente applicabile attraverso l’utilizzo di strumenti classici. La virtualizzazione e l’aumento esponenziale delle applicazioni che girano sulla rete hanno contribuito all’evoluzione che oggi rende possibile tutto questo.

Con la virtualizzazione l’hardware non è più il soggetto del servizio, ma, aggregato, diventa un pool che fornisce risorse di calcolo alle Virtual Machine che a loro volta erogano servizi utili all’utente. Allo stesso modo, ad oggi, la rete fisica, composta nei Data Center da switch a bassa latenza, è diventata solo un supporto (underlay) su cui viene virtualizzata la rete vera e propria dove comunicano gli host nella maggior parte dei casi virtuali.

Il crescente numero di applicazioni da gestire sulla rete richiede sempre più una semplificazione della gestione della medesima al fine di aumentarne la proattività e la flessibilità. Per venire incontro a queste esigenze sono nate appunto le soluzioni SDN e SD-WAN.

In prima battuta, l’SDN non ha avuto un’ampia diffusione, in quanto il mercato a cui si rivolgeva era rappresentato da una nicchia piuttosto ristretta con necessità specifiche. L’SDN, infatti, punta a ridurre quelle che sono le complessità riscontrate all’interno di una rete Data Center molto articolata e quindi non sempre adatta a clienti medio/piccoli.

L’ SD-WAN invece è una tecnologia che si rivolge ad un bacino di clienti molto più ampio, sia perché esistono soluzioni per ogni tipo di esigenza, sia perché le funzionalità che porta in dote sono immediatamente percepibili e quindi valutabili anche in termini economici.

Tra queste vale la pena ricordare: Carrier independent, zero touch provisioning, application monitoring & control, application routing, hybrid access, possibilità di integrazione con servizi cloud, funzionalità di security estese sulla base della soluzione scelta, virtualizzazione della rete e connessioni crittografate end-to-end.

La lista potrebbe continuare, ma alcune funzionalità sono specifiche solo per particolari tipologie di soluzioni.

PERCHE’ SOFTWARE DEFINED?

Oggi la maggior parte delle aziende punta ad innovarsi per diventare agili e in grado di reagire in modo veloce per rimanere competitivi sul mercato. Chi non ha la possibilità di recuperare informazioni aziendali in tempo reale e adeguare il proprio network velocemente è destinato a sparire.

Le soluzioni di Software Defined garantiscono semplicità e agilità spianando la strada a quei clienti che stanno approcciando un percorso di Digital Transformation.

Esse danno la possibilità di integrare ambienti e connettività eterogenee, astraendosi dal particolare, dalla singola connettività o tipologia di connessione e creando dei flussi end-to-end gestiti che potranno partire dal singolo utente nella sede remota che terminano in un Data Center (ovunque esso sia), richiamando altre applicazioni che possono essere in altri Data Center o in Cloud, pubblici o privati, il tutto gestendo le applicazioni su base SLA, in maniera sicura e su un’unica dashboard.

La rete può diventare completamente agnostica e indipendente anche dal vendor, gestito da un singolo orchestrator, sulla base della soluzione SD prescelta.

VANTAGGI ECONOMICI DERIVANTI DALL’ADOZIONE DEL SOFTWARE DEFINED

Spesso i clienti si interrogano sul saving economico derivante dall’adozione delle soluzioni citate precedentemente.

Nel caso SD-WAN ci sono aspetti che sono immediatamente “monetizzabili”, e tantissimi altri non facilmente traducibili in termini economici, ma che portano vantaggi indiscutibili e che velocizzano il processo verso la Digital Trasformation, come ad esempio: la possibilità di attivare una sede con una semplice connessione LTE in attesa che venga portata un altro tipo di connettività, non avere la necessità di utilizzare personale con skill elevati per l’avvio di sedi periferiche, in quanto le attivazioni possono avvenire nella maggior parte dei casi via web o via mail, poter gestire il traffico su base applicazione e non su base IP, avere una rete pronta alla virtualizzazione con la possibilità di disegnarla in modo innovativo e di adattarla dinamicamente alle esigenze che via via si manifestano, con un conseguente aumento di flessibilità, una maggiore semplicità di gestione (anche con reti ibride) e continuità geografica.

La valutazione di una tecnologia SD-WAN, ad esempio, non può basarsi solo sul mero conto del risparmio delle linee, ma bensì tenendo presente che si entra in un nuovo modo di fare networking e il saving ottenibile dall’utilizzo di un tipo di connettività piuttosto che un altro è solo uno dei molteplici aspetti che vanno presi in considerazione.

Ci sono tecnologie, che, per come sono state implementate, sono adatte a clienti con molte sedi e quindi molto complesse e costose, altre che sono più adeguate a clienti medio o medio/piccoli.

“Non esiste la soluzione perfetta, ma di sicuro esiste la soluzione più adatta ad un cliente specifico.” – afferma Massimiliano Tognon.

“Le tecnologie di Software Defined non sono una cometa, sono destinate a restare. Esse rappresentano il nuovo modo di fare networking, e infatti, non esiste vendor che ormai non si sia lanciato su questo mercato e cliente che non abbia approcciato questo nuovo paradigma”.

MATICMIND E IL SUO SOLUTION CENTER

Grazie al Solution Center di Modena, Maticmind ha modo di testare diverse soluzioni per comprendere quali siano quelle più adatte a determinate esigenze.

I clienti interessati possono partecipare a PoC (Proof of Concept) e PoV (Proof of Value) presso il centro di Modena, per toccare con mano le soluzioni prima di implementarle in casa e per comprendere meglio quali siano le differenze tra esse.

Maticmind, grazie alle sue figure professionali altamente skillate e alle esperienze fatte nell’ambito specifico, è in grado di accompagnare il cliente nella scelta delle soluzioni più adatte alle sue esigenze, di progettarle e di implementarle secondo le specifiche raccolte.

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NGN alla prova della sicurezza https://www.datamanager.it/2018/04/ngn-alla-prova-della-sicurezza/ Wed, 18 Apr 2018 09:36:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146035 Reti tradizionali a rischio collasso. La crescita del traffico IP su scala globale e dal numero di utenti collegati a Internet mette a dura prova la tenuta delle reti tradizionali. Crescono anche in italia le reti SD-WAN. Finance e retail trainano il mercato Secondo le previsioni contenute nello studio Cisco Visual Networking Index (VNI) Complete […]

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Reti tradizionali a rischio collasso. La crescita del traffico IP su scala globale e dal numero di utenti collegati a Internet mette a dura prova la tenuta delle reti tradizionali. Crescono anche in italia le reti SD-WAN. Finance e retail trainano il mercato

Secondo le previsioni contenute nello studio Cisco Visual Networking Index (VNI) Complete Forecast 2016-2021 il traffico IP nel 2016 ha superato quota 1.2 ZB (1 ZB = 1000 Exabytes [EB]), pari a circa 96 EB (1 Exabyte equivale a un miliardo di Gigabytes GB) al mese. E raggiungerà quota 3.3 ZB nel 2021. Crescendo di circa tre volte nel periodo considerato, e di 127 volte tra il 2005 e il 2021. A trainare la crescita oltre al miliardo di nuovi utenti Internet su scala globale, che porteranno il totale dai tre miliardi del 2015 a oltre 4 miliardi entro il 2020, la trasformazione digitale, basata sull’adozione di dispositivi personali e l’attivazione di connessioni machine-to-machine (M2M) (videosorveglianza, contatori intelligenti, soluzioni digitali per il monitoraggio della salute, altri servizi). Nel corso dei prossimi cinque anni, le reti IP globali supporteranno oltre 10 miliardi di nuovi dispositivi e connessioni, passando da 16,3 miliardi nel 2015 a 26,3 miliardi entro il 2020. Secondo le proiezioni entro il 2021, i dispositivi e le connessioni pro-capite saranno 3,5 rispetto ai 2,3 del 2016. Inoltre, il numero di dispositivi connessi alle reti IP sarà pari a tre volte la popolazione mondiale entro il 2021, con circa 3,5 device connessi per persona, rispetto ai 2,3 del 2016. Ognuno di noi genererà quindi un traffico IP di circa 35 GB entro il 2021, contro i 13 GB del 2016. Al momento, c’è consapevolezza dell’impatto dell’IOT sulle reti e che ciò possa costituire una minaccia per la loro sicurezza della rete. Più dibattuta invece l’effettiva capacità delle reti tradizionali di far fronte a questa crescita. Se siano cioè in grado di gestire la richiesta che accompagnerà l’esplosione prevista legata a questo tipo di dispositivi,.

CRITICITÀ DELLE RETI ATTUALI

I più pessimisti sottolineano l’incapacità delle reti di gestire dinamicamente le risorse, la scarsa integrazione tra rete e piattaforme di servizio, i bassi livelli di performance. Criticità acuite dal tema della sicurezza. Le reti tradizionali in estrema sintesi presenterebbero un insieme di criticità riassumibili nella mancanza di governance su ambienti cresciuti troppo in fretta, un coacervo di tecnologie, domini privati e pubblici e servizi eterogenei. Sistemi inefficienti nei tempi di accesso, utilizzo e rilascio delle risorse. Secondo i più allarmisti le reti tradizionali sarebbero come la Queen Elizabeth: imbarcano acqua da tutte le parti. Un’obsolescenza accelerata dal processo di digitalizzazione, che investe ogni settore dell’IT, reti comprese. Un processo per cui diventa indispensabile progettare reti dinamiche e programmabili. Traguardo reso possibile dalla diffusione di tecnologie come SDN (Software Defined Networking) e NFV (Network Functions Virtualization).

I CONCETTI E LE TECNOLOGIE ALLA BASE DELLE RETI RESILIENTI

Le tecnologie NFV virtualizzano i servizi di rete, convenzionalmente eseguiti da hardware proprietario (router, firewall, load balancer), disaccoppiandoli dai tradizionali apparati fisici di networking e ospitandoli su macchine virtuali, le cui funzioni di rete sono controllate da hypervisor in grado di girare su normali server x86. Separando di fatto la parte che stabilisce il percorso da seguire per ogni flusso di pacchetti lungo la rete (control plane) dalla parte che fisicamente li instrada (data plane). La virtualizzazione delle funzioni di rete apre la strada ad aziende e service provider per sviluppare ed erogare nuovi servizi. Tenendo sotto controllo i costi e migliorando al contempo l’agilità del network nel supportare le richieste delle applicazioni. Un’architettura che ha al suo centro il concetto di resilienza. La capacità cioè della rete in caso di problemi di adottare una configurazione che le consenta di funzionare sempre garantendo così il servizio ai propri utenti. Concetto che trova concreta applicazione nelle reti SD-WAN, architetture in grado di monitorare l’operatività della rete e modificare le configurazioni in tempo reale per mettere in atto strategie di protezione e risposta.


#NGN alla prova della #sicurezza il mercato italiano delle LAN/WAN Software-Defined è destinato a raddoppiare tra il 2018 e il 2020 – Daniela Rao @IDCItaly
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ESPLOSIONE DEL MERCATO

La progressiva disaggregazione del network dall’hardware di rete unita a doti di resilienza, affidabilità, performance e sicurezza accendono l’interesse per queste nuove tecnologie. Inizialmente, l’adozione delle tecnologie SDN e NFV da parte di aziende e organizzazioni è stata giustificata soprattutto dai benefici promessi in termini di riduzione dei costi operativi (Capex). È dubbio però che il solo Capex possa guidare una rapida adozione delle due tecnologie. La vera sfida infatti è di riuscire a sfruttare anche gli altri vantaggi che sono in grado di offrire. Modellazione dei servizi, orchestrazione “top-to-bottom”, funzionalità SD-WAN, concetti che emergono già nelle offerte di diversi vendor, stanno guadagnando rapidamente credito sul campo. Tecnologie, sostengono i più ottimisti, che se combinate, potrebbero imprimere un’accelerazione importante nello sviluppo dei benefici di SDN e NFV, determinando una rapida evoluzione di entrambi gli approcci.

SEGMENTO SD-WAN

Il segmento SD-WAN inizia a prendere forma nel 2015. Un mercato ancora agli albori ma che IDC prevede si svilupperà con tassi di crescita importanti. «Per il periodo 2017-2021, il tasso di crescita sarà superiore al tasso del ben più ampio segmento delle infrastrutture di rete (network infrastructure market)» – ci dice Daniela Rao, senior research and consulting director di IDC Italia.

VALORE DEL MERCATO

«Entro il 2021, complessivamente il mercato SD-WAN raggiungerà la cifra di 8.05 miliardi di dollari, totalizzando in cinque anni un CAGR del 69.6%». Sempre secondo IDC, il mercato italiano dei sistemi e dei servizi dedicati all’implementazione delle LAN/WAN Software-Defined è destinato a raddoppiare tra il 2018 e il 2020, superando i 120 milioni di euro, una somma che rappresenterà oltre la metà della spesa delle aziende italiane per la gestione e lo sviluppo delle reti. «Un mercato guidato dalle grandi aziende che possiedono reti estese, molti device assegnati a mobile worker e personale distribuito sul territorio: qui la protezione dei dati aziendali, del parco device, insieme all’esigenza di automazione sosterranno l’evoluzione della spesa per le reti. Le imprese medie e piccole – continua Daniela Rao – resteranno invece più focalizzate su esigenze “basiche” di banda e network security, e tenderanno a sviluppare progetti molto differenziati in relazione alle loro specifiche attività». Attenzione però ai rallentamenti che potrebbero derivare nel nostro paese, dalla mancanza di una vera broadband.

ALTRE PREVISIONI

A fare da traino allo sviluppo del mercato, il mondo IOT, le cui tecnologie nel 2020 genereranno un fatturato di 1,46 trillioni (1 trilione equivale a un miliardo di miliardi) di dollari e l’apporto del cloud sia pubblico che privato, con il Software Defined Networking che – secondo IDC – sarà uno dei driver principali per sostenere le organizzazioni nel loro percorso verso la virtualizzazione server e l’adozione pervasiva della nuvola.


#NGN alla prova della #sicurezza Chi attacca può avere il controllo della rete accedendo alla configurazione di un controller SDN o fingendo di esserlo – Gastone Nencini @TrendMicroItaly
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LE RETI DEL FUTURO

«La rete del futuro, basata su tecnologia IBN, sarà in grado di apprendere continuamente, di raccogliere informazioni approfondite dai dati che fluiscono dentro e fuori dai dispositivi e dalle app di tutto il mondo, in tutte le posizioni su vasta scala, in tempo reale. Sarà in grado di adattarsi, di effettuare il provisioning di decine di migliaia di dispositivi in pochi minuti, eliminando al tempo stesso il 95% delle operazioni manuali e i costi dovuti a errore umano. Sarà inoltre in grado di identificare e bloccare le minacce e di imparare da ognuna di esse. Traendo le informazioni dal contesto. Una “filosofia” completamente nuova della rete» – afferma Rao di IDC.

LA DINAMICITÀ DELLE NUOVE RETI

È ancora prematuro delineare dai dati del mercato tempi e modi con cui le vecchie reti saranno sostituite da quelle di nuova generazione. Di certo, nonostante i tassi di crescita significativi questo processo non si esaurirà nel medio periodo (3/5 anni). In questo lasso di tempo, le nuove reti affiancheranno quelle già esistenti. L’IT potrà così continuare a confrontarsi con i due piani di sicurezza, quello fisico e quello applicato agli ambienti virtualizzati, che richiedono logiche e approccio specifici. «L’organizzazione dovrà gestire la coesistenza di reti e ambienti tradizionali e reti di nuova generazione» – conferma Fabio Panada, security consultant di Cisco e docente di CLUSIT. «Ma posto che uno spostamento verso questo tipo di reti comporti tutta una serie di vantaggi in termini di riduzione dei costi, automazione, velocità e integrazione, è importante sapere che – come manager dal punto di vista della security – dovrò gestire un nuovo livello di sicurezza in una maniera diversa. Con il vantaggio però di poter mettere a frutto best practice tradizionali, in termini di processi, servizi e soluzioni. Sapendo inoltre che potrò disporre di soluzioni ad hoc per gestire un ambiente eterogeneo» – spiega Panada.

GESTIONE DELLA SICUREZZA

Tutte le soluzioni di sicurezza tradizionali implementate nella rete fisica – firewall, IPS, soluzioni di antimalware o di content analysis, e così via – potranno infatti essere impiegate anche sulle reti SDN. «Non solo con la stessa qualità e le stesse funzionalità, ma aderendo perfettamente all’architettura SDN» – afferma Panada. «Con la possibilità di implementare anche delle regole di architettura come la segmentazione su una rete SDN virtuale, eterogenea, multi-hypervisor, dinamica». Un’estensione della security fisica agli ambienti virtualizzati. Attraverso una gestione congiunta dei due ambienti. «Un aspetto molto importante. Perché mi permette di non alzare i costi di gestione della sicurezza di una possibile migrazione verso le reti di nuova generazione. Non dovrò fare nuovi investimenti o imparare nuove tecnologie. Dovrò solo trasporre la tecnologia che ho già in uso in un ambiente differente» – afferma Panada.


#NGN alla prova della #sicurezza Una rete SD-SN trasforma ogni elemento di rete in un punto di applicazione delle policy – Damiano Colla @JuniperNetworks
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L’INTEGRAZIONE DELLE POLICY

L’integrazione delle policy esistenti con (quelle) richieste dagli ambienti virtualizzati è un altro passaggio importante. Perché queste nuove reti per le loro caratteristiche necessitano di contare su policy dinamiche. «Le reti di nuova generazione richiedono la gestione di molte più macchine virtuali, server, dati, applicazioni. Quindi spesso aumenta il numero di macchine virtuali o applicazioni e di conseguenza la necessità di mettere in produzione velocemente le applicazioni e le regole di sicurezza – policy – che la devono governare. Per gestire in maniera efficace questo nuovo ambiente molto più dinamico devo per forza essere legato a delle policy per avere un controllo efficace. Le policy mi permettono di controllare in automatico quel che succede nel mio ambiente SDN. Per esempio, se io ho nel mio ambiente fisico una policy per cui all’applicazione di data warehouse, accedono solo gli amministratori dei database, di Roma e solo via VPN, questa regola deve essere mantenuta e corretta in maniera automatica anche in un ambiente SDN. Devo cioè avere degli strumenti che mi permettono una volta assegnata una policy come questa di estenderla alla rete virtuale e se nel caso modificarla in maniera automatica. In modo che il cambiamento delle mie applicazioni sull’SDN la mantengano costante nel tempo e nello spazio». La centralità delle policy è ribadita anche da Damiano Colla, regional security systems engineer specialist di Juniper Networks secondo il quale – contrariamente a quanto avveniva con le soluzioni perimetrali multilivello – «una rete SD-SN (Software-Defined Secure Network) trasforma ogni elemento di rete in un possibile punto di applicazione delle policy». Con implicazioni importanti in termini di sicurezza. «Una rete SD-SN sfrutta le informazioni locali e del cloud per identificare e mitigare le minacce con un’applicazione dinamica delle policy che protegge la rete in tempo reale, trasformandola in un ecosistema di intelligence attivamente partecipe nella protezione dalle minacce».

CONTROLLO, APPLICAZIONE E DATI

Premessi i vantaggi in termini di sicurezza di poter utilizzare anche sugli ambienti virtualizzati le soluzioni di sicurezza tradizionali, e fermo restando la necessità di dotarsi di policy dinamiche – la gestione della sicurezza continuerà a rappresentare una sfida impegnativa. Infatti, oltre ad alcuni dei problemi di sicurezza tipici dell’architettura tradizionale di rete le reti SDN sono esposte a rischi di sicurezza collegati al disegno architetturale SDN, articolato su tre strati: controllo, applicazione e dati.

ATTACCHI AL CONTROLLER SDN

È il controller a stabilire il percorso che i pacchetti seguiranno, in funzione sia della loro destinazione e della topologia della rete, come farebbe uno switch tradizionale, sia di altre informazioni che il controller raccoglie da altri elementi ai quali lo switch non avrebbe accesso. Un ruolo quello dell’SDN che gli conferisce una serie di vantaggi – flessibilità, programmabilità in tempo reale, semplificazione dei controlli – ai quali però si affiancano minacce insidiose per la sicurezza. Infatti, il controller può essere sfruttato per manomettere i dispositivi di rete sotto il suo controllo (ad es. gli switch) e così compromettere tutto il traffico in entrata. Oppure, può essere utilizzato come testa di ponte per sferrare attacchi contro altri obiettivi, per esempio generando traffico a uno specifico target per esaurirne le risorse. «Il controller SDN è in genere l’obiettivo principale per gli aggressori, poiché è il punto centrale per mantenere e distribuire le configurazioni in una rete SDN» – conferma Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia. «Chi attacca può cercare di ottenere il controllo della rete accedendo alla configurazione di un controller o fingendo di esserlo». Per mitigare questo rischio, occorre rafforzare la sicurezza del sistema operativo sul quale gira il controller SDN e prevenire gli accessi non autorizzati. «Arrivare a controllare la rete potrebbe essere considerato uno scenario estremo, ma esistono già casi reali nei quali non si era data la giusta attenzione alla configurazione degli accessi amministrativi dei controller di rete» – sottolinea Nencini.


#NGN alla prova della #sicurezza L’organizzazione dovrà gestire la coesistenza di reti e ambienti tradizionali e reti di nuova generazione Fabio Panada @Clusit
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CONTROLLER IN BATTERIA

In genere, l’architettura SDN prevede la presenza di un unico controller. Tuttavia, nel caso di reti a cui si richiede elevata affidabilità, nel disegno è possibile prevedere architetture particolarmente resilienti, policentriche, con sistemi centrali ridondati o distribuiti, anche esterni su piattaforme cloud. «La possibilità di avere più controller ha tanti vantaggi. Ma è fondamentale che le politiche di sicurezza sugli accessi e sull’hardening dei sistemi siano distribuite e replicate, sulla totalità dei controller presenti all’interno della rete» – spiega Nencini di Trend Micro. Disporre di troppi controller attivi contemporaneamente rende meno agevole applicare politiche di sicurezza efficaci e correggere eventuali vulnerabilità. Oggi, ai controller SDN è demandata la gestione dei servizi nel multi-cloud: privato, pubblico o ibrido. «Con il dissolversi del perimetro del cloud diventa imperativo mettere in sicurezza e proteggere i workloads o le applicazioni indipendentemente da dove vengono istanziati» – rileva Damiano Colla, regional security systems engineer specialist di Juniper Networks. «Pertanto, è necessario che l’SDN controller applichi le stesse politiche di sicurezza indipendentemente dal tipo di cloud coinvolto e dal tipo di ambiente, sia esso di sviluppo, test o produzione. Questo permette di applicare le stesse politiche di sicurezza su tutto il cloud e allo stesso tempo di garantirne la consistenza, limitando così la possibilità di errori»

ATTACCHI DDOS

Lo strato di controllo è esposto anche ad attacchi DDoS che inondando i server e i dispositivi di rete con traffico proveniente da più fonti IP possono paralizzare l’intera rete. «Esistono nuovi tipi di attacchi denial-of-service, che tentano di sfruttare i potenziali limiti di scalabilità di un’infrastruttura SDN, individuando specifici processi automatici che utilizzano una quantità significativa di cicli della CPU» – mette in guardia Nencini di Trend Micro.

CONTROMISURE

Per difendersi dagli attacchi DDoS una soluzione può essere quella di implementare più controller fisici in parallelo. Qualora si scelga di collegare gli switch della rete alla batteria di controller, uno di essi potrà fungere da master. In questo modo, nel momento in cui un controller master è chiamato a gestire un carico elevato di query, avrà la possibilità di ripartire il carico sui controller meno sollecitati, che diventeranno così i rispettivi master di tutti gli switch a loro assegnati. Le comunicazioni tra lo strato di controllo e quello dei dati è esposto ad attacchi man-in-the-middle (MITM). L’aggressore in questo caso potrebbe riuscire a modificare le policy del controller SDN in relazione agli switch, per assumerne il controllo. La cifratura dei messaggi e l’utilizzo di firme digitali sono probabilmente tra le contromosse più efficaci per proteggere l’integrità e verificare l’autenticità dei messaggi. Nello strato applicativo infine la possibilità di programmare in tempo reale la rete presta il fianco a vulnerabilità significative. In particolare, se chi attacca riesce a compromettere le applicazioni di sicurezza SDN, potrebbe guadagnare attraverso il controller il controllo completo dei flussi di traffico. Un rischio mitigabile, adottando procedure di codifica sicura che prevedano controllo modifiche e verifica dell’integrità nel ciclo di sviluppo del software. «Una rete SDN potrebbe essere vulnerabile agli attacchi anche a causa della separazione tra il data-plane e il control plane» – afferma Nencini. «Un’interruzione nel percorso di comunicazione tra i due piani potrebbe potenzialmente causare una falla facilmente utilizzabile in un attacco. In particolare, è necessario porre particolare attenzione nella definizione e nel disegno di una rete SDN per garantire che gli accessi ai sistemi siano gestiti da policy di autenticazione sicure. Si deve altresì garantire un piano di backup e uno di restore delle configurazioni e che le applicazioni installate sui controller siano scaricate da fonti attendibili» – conclude il country manager di Trend Micro Italia. L’emersione di nuove vulnerabilità continuerà a incentivare la ricerca di approcci alla sicurezza più sofisticati. Ma non bisogna sottovalutare la possibilità che sia ancora una volta la sicurezza uno degli elementi in grado di ostacolare l’adozione del modello rappresentato dalle reti di nuova generazione.

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Siemens AG estende il contratto con Orange Business Services per infrastruttura globale SD-WAN https://www.datamanager.it/2018/04/siemens-ag-estende-il-contratto-con-orange-business-services-per-infrastruttura-globale-sd-wan/ Thu, 12 Apr 2018 14:14:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145586 La rete basata su SD-WAN collegherà 1.500 siti in 94 paesi nei 5 continenti Orange Business Services per una “Siemens Digitalization Network” (SDN) globale costruita su infrastruttura SD-WAN, che collegherà 1.500 siti in 94 paesi. Il miglioramento delle prestazioni della sua infrastruttura di comunicazione consentirà a Siemens di sfruttare appieno la crescita della digitalizzazione per […]

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La rete basata su SD-WAN collegherà 1.500 siti in 94 paesi nei 5 continenti

Orange Business Services per una “Siemens Digitalization Network” (SDN) globale costruita su infrastruttura SD-WAN, che collegherà 1.500 siti in 94 paesi. Il miglioramento delle prestazioni della sua
infrastruttura di comunicazione consentirà a Siemens di sfruttare appieno la crescita della
digitalizzazione per migliorare i suoi processi di Industria 4.0.

Nel contesto di questo nuovo contratto, della durata di sei anni e del valore di 240 milioni di euro,
Orange Business Services trasferirà l’intera infrastruttura globale di Siemens su una rete SD-WAN
dinamica e flessibile che collegherà applicazioni cloud e dispositivi IoT. Consolidare la progettazione e
la manutenzione della rete con un fornitore unico ridurrà ulteriormente la complessità e rafforzerà le
prestazioni e l’agilità delle applicazioni.

“Siamo una società che opera a livello globale con filiali e divisioni in tutto il mondo, e perciò abbiamo
bisogno di una rete di comunicazione affidabile e flessibile che sia un fattore abilitante per il business e
possa evolvere con la crescita della nostra impresa”, ha affermato Frederik Janssen, Direttore di
portafoglio e strategia IT di Siemens. “Abbiamo scelto Orange Business Services perché lo
consideriamo un partner privilegiato, che ci offre la possibilità di offrire una copertura SD-WAN senza
soluzione di continuità con i più elevati standard di sicurezza – in particolare per la protezione da
minacce provenienti da Internet -, qualità del servizio, supporto locale e convincente rapporto
qualità-prezzo. Siamo rimasti colpiti dalla flessibilità e dal livello di servizio che Orange Business
Services ci ha fornito come partner di fiducia negli ultimi anni”.

Sulla WAN di Siemens sono aumentate le richieste da parte di team virtuali e telelavoratori che
collaborano a progetti globali. Orange Business Services può soddisfare le esigenze di Siemens
combinando la tecnologia SD-WAN con servizi e soluzioni basati su cloud e web. Grazie a un service
desk con un unico punto di contatto e presenza locale in 166 paesi, Orange Business Services offre a
Siemens servizi di rete gestiti nei 94 paesi in cui opera. Ciò è possibile grazie alla cooperazione e alla
governance di lunga data stabilite nelle divisioni mondiali di Siemens e nella sede centrale di Monaco.
“Siamo felici di essere stati scelti da Siemens per fornire la sua rete SDN del futuro e per gestire la sua
infrastruttura critica di comunicazione globale in tutti i continenti”, ha dichiarato Helmut Reisinger,
Executive Vice President International di Orange Business Services. “Azienda pioneristica in materia di innovazione e tecnologia, Siemens ha stabilito i più alti parametri di riferimento per questo progetto.
Combinando un approccio di soluzione innovativo alla specializzazione nel fornire solidi servizi di rete
globali e senza soluzione di continuità, Orange Business Services ha l’esperienza di integrazione
end-to-end per implementare e gestire in modo efficiente i progetti su questa scala, comprese tutte le
aree in mercati emergenti in rapida crescita e i componenti critici di cyberdefense”.

“Orange Business Services si è ancora una volta posizionata come leader nel Magic Quadrant di
Gartner 2018 per i servizi di rete a livello globale per il diciottesimo anno consecutivo. Riteniamo che la
nostra posizione di leader dimostri una volta di più la nostra capacità di orientare il futuro dei servizi di
rete globali e di implementare la nostra strategia verso la promessa di reti basate sull’intento”, ha
aggiunto Reisinger.

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Autonoma e predittiva, arriva la rete intelligente https://www.datamanager.it/2018/03/autonoma-e-predittiva-arriva-la-rete-intelligente/ Tue, 27 Mar 2018 15:18:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144513 Con l’Intent Based Networking le reti assumono capacità autosufficienti di gestione, diagnosi e apprendimento. Anche nella componente infrastrutturale si va quindi verso un data center sempre più votato all’automazione e agilità. Intuitive Network, il nuovo evento promosso da Cisco in collaborazione con IDC IDC prevede che, entro il 2021, oltre il 25% dei servizi IT infrastrutturali possiederà capacità […]

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Con l’Intent Based Networking le reti assumono capacità autosufficienti di gestione, diagnosi e apprendimento. Anche nella componente infrastrutturale si va quindi verso un data center sempre più votato all’automazione e agilità. Intuitive Network, il nuovo evento promosso da Cisco in collaborazione con IDC

IDC prevede che, entro il 2021, oltre il 25% dei servizi IT infrastrutturali possiederà capacità autonome di gestione e diagnosi che si tradurranno in maggiore efficienza e risparmio grazie alla possibilità di ridurre l’intervento e l’errore umano. In questo scenario, IDC posiziona anche le reti, che stanno rapidamente evolvendo per affermare la loro centralità all’interno dei processi di trasformazione digitale, rendendo del tutto obsoleto il concetto legato al networking di mera “connettività”.

Tra le reti di nuova generazione, IDC sta monitorando le cosiddette Intent Based Network (IBN), che nascono come un’evoluzione delle reti SDN (Software Defined Network) e che si basano sulla combinazione di tecnologie di machine learning e di soluzioni di predictive analytics per raccogliere ed elaborare dati in tempo reale e per adattarsi, con tecniche avanzate di auto-apprendimento, alle richieste aziendali.

A queste caratteristiche, l’Intent Based Networking aggiunge poi un elevato livello di automazione per semplificare gran parte delle attività operative (per esempio i percorsi di configurazione e di provisioning) e dei processi di sicurezza per permettere a queste reti di identificare e bloccare le minacce, gli accessi non autorizzati e le attività sospette in tempo reale.

IDC ritiene che la modernizzazione delle infrastrutture di rete sia oggi indispensabile per poter gestire la transizione verso sistemi e servizi digitali, ambienti applicativi nativi in cloud e architetture di cloud ibrido o multicloud. Integrare capacità di automazione intelligente nelle reti contribuisce significativamente a ottenere quell’agilità necessaria al business più volte richiesta all’IT, e rappresenta un passo in avanti concreto verso il concetto di autonomous data center infrastructure.

Una recente indagine condotta da IDC su oltre 250 responsabili di data center evidenzia proprio nell’agilità e nell’automazione delle reti i due requisiti chiave per le moderne infrastrutture.

Il tema delle reti intelligenti di nuova generazione e del loro impatto sui processi di trasformazione digitale nelle aziende sarà al centro di un evento organizzato da Cisco in collaborazione con IDC che si terrà a Milano il 18 aprile prossimo.

Intitolato Verso la rete del futuro: Intuitive Network, l’incontro porterà evidenze e testimonianze su come abilitando il networking “intent based”, basato su una strategia alimentata dall’intento, informata dal contesto e in grado di costruire un sistema in costante apprendimento, capace di evolversi e adattarsi, sia possibile raggiungere obiettivi di miglioramento dei processi, di maggiore sicurezza e di riduzione dei costi delle infrastrutture stesse.

Per avere più informazioni sull’evento: Verso la rete del futuro: Intuitive Network

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Cisco: nuovi aggiornamenti per l’Application Centric Infrastructure https://www.datamanager.it/2017/10/cisco-nuovi-aggiornamenti-lapplication-centric-infrastructure/ Thu, 19 Oct 2017 13:18:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133200 Le nuove funzionalità di Cisco ACI, come la scalabilità multi-sito, l’integrazione dei container e una maggiore sicurezza consentono di velocizzare le strategie multi-cloud Cisco annuncia nuovi aggiornamenti per l’Application Centric Infrastructure (Cisco ACI), la soluzione di Software-Defined Networking (SDN) leader di mercato che semplifica ai clienti il processo di adozione di reti intuitive per i […]

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Le nuove funzionalità di Cisco ACI, come la scalabilità multi-sito, l’integrazione dei container e una maggiore sicurezza consentono di velocizzare le strategie multi-cloud

Cisco annuncia nuovi aggiornamenti per l’Application Centric Infrastructure (Cisco ACI), la soluzione di Software-Defined Networking (SDN) leader di mercato che semplifica ai clienti il processo di adozione di reti intuitive per i data center. Grazie all’ultimo aggiornamento del software (ACI 3.0), oltre 4.000 clienti di ACI potranno aumentare l’agilità del business con l’automazione della rete, una gestione semplificata e una migliore sicurezza per ogni combinazione di workload nei container, nelle macchine virtuali e bare metal per i cloud privati e i data center on-premise.

I cambiamenti che oggi coinvolgono i data center sono cruciali. Le aziende stanno inevitabilmente sperimentando la necessità di accelerare velocità, flessibilità, sicurezza e scalabilità in ambienti multi-cloud e data center sempre più complessi.

“Dal momento che i nostri clienti si stanno orientando verso strategie multi-cloud, sono alla ricerca di modalità con cui semplificare la gestione e la scalabilità dei propri ambienti,” afferma Ish Limkakeng, senior vice president for data center networking di Cisco. “Automatizzando le operazioni base dell’IT attraverso una policy centrale che interessa diversi data center e diversi luoghi, le nuove funzionalità di multi-site management di ACI aiutano gli operatori di rete a gestire e spostare più facilmente i carichi di lavoro da un solo monitor – questo è un passo importante nel realizzare la visione di Cisco ‘ACI Anywhere’ ossia di portare ACI in qualsiasi ambiente.”

Il nuovo aggiornamento del software ACI 3.0 è ora disponibile. Le nuove funzionalità includono:

  • Gestione Multi-site: i clienti possono facilmente connettere e gestire diversi fabric ACI, che sono geograficamente distribuiti per migliorare la disponibilità attraverso l’isolamento dei domini di errore e fornendo una visione globale delle policy della rete tramite un unico portale di gestione. Questo semplifica notevolmente il disaster recovery e la capacità di scalare le applicazioni.
  • Integrazione con Kubernetes: i clienti possono ora implementare i propri carichi di lavoro come micro-servizi all’interno dei container, definire le policy di rete utilizzando questo sistema open-source e ottenere modelli di rete unificati per containers, machine virtuali e ambienti bare-metal. Questa funzionalità porta lo stesso livello di profonda integrazione che ACI ha mantenuto con numerosi hypervisor e container.
  • Migliore Flessibilità e Visibilità Operativa: l’interfaccia utente di nuova generazione semplifica l’utilizzo di ACI con nuovi e semplici layout, visuali topologiche e procedure guidate per la risoluzione dei problemi. Inoltre, ACI ora integra funzionalità avanzate di inserimento e rimozione, supporto combinato del sistema operativo, nonché la misurazione della latenza attraverso l’intera fabric per la risoluzione dei problemi.
  • Sicurezza: ACI 3.0 offre nuove funzionalità per proteggere le reti mitigando gli attacchi come lo spoofing IP/MAC con l’integrazione di First Hop Security, autenticando automaticamente gli in-band workload e ponendoli in gruppi sicuri, e il supporto per il rafforzamento granulare delle policy per gli end point all’interno dello stesso gruppo di sicurezza.

“Con ‘ACI Anywhere,’ Cisco offre una soluzione scalabile che porterà i clienti verso il successo in ambienti multi-cloud e multi-site,” afferma Dan Conde, analista di Enterprise Strategy Group. “La nuova integrazione di ACI con i container cluster managers e i miglioramenti per la sicurezza zero trust rende questa soluzione adatta a qualsiasi tipo di business dai grandi service provider e le grandi aziende fino alle piccole imprese.”

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L’automazione nell’era della coesione digitale https://www.datamanager.it/2017/09/lautomazione-nellera-della-coesione-digitale/ Thu, 28 Sep 2017 10:35:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131784 Self driving network: il futuro delle reti secondo Juniper Networks Juniper Networks ha recentemente articolato la sua visione del futuro: un’era di “coesione digitale” che porterà sostanziali cambiamenti nel modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia. Un futuro in cui le applicazioni si connettono e si autoassemblano per offrire megaservizi che faciliteranno la […]

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Self driving network: il futuro delle reti secondo Juniper Networks

Juniper Networks ha recentemente articolato la sua visione del futuro: un’era di “coesione digitale” che porterà sostanziali cambiamenti nel modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia. Un futuro in cui le applicazioni si connettono e si autoassemblano per offrire megaservizi che faciliteranno la vita di tutti noi. Come emerge da una vasta ricerca di mercato recentemente commissionata da Juniper, sia le aziende sia i consumatori vedono la coesione digitale come qualcosa di inevitabile e con un impatto positivo.

I consumatori ritengono che porterà diversi vantaggi, da infrastrutture più avanzate per le comunità locali a servizi di emergenza più pronti, da un uso più efficiente del tempo libero a un costo della vita minore fino a una maggiore efficienza energetica e alla possibilità di compiere scelte più informate. Il 75% di tutti i consumatori intervistati afferma di contare sulle connessioni dei dispositivi mobili per vivere una vita più sicura ed efficiente.

Secondo le aziende, la coesione digitale porterà vantaggi quali una maggiore produttività, una maggiore efficienza, nuovi modelli di gestione del personale e servizi innovativi. Con la varietà di dispositivi connessi che ci circondano, dagli smartphone alla miriade di dispositivi IoT che operano come punto di raccolta di dati con cui interfacciarsi e che consumano megazervizi, Juniper è convinta che i fornitori di servizi di telecomunicazione dovranno rivedere il modo di costruire le proprie reti, pena l’incapacità di supportare il cambiamento.

Per realizzare tale visione e ripensare il modo in cui le reti supportano l’innovazione, Juniper Networks sta attualmente lavorando su quattro fronti:

1. Automazione

La coesione digitale comporta che service provider e imprese rendano disponibili molti servizi istantaneamente per offrire una customer experience di qualità. Non è umanamente possibile farlo manualmente, ma una soluzione esiste: l’automazione. Al crescere delle interconnessioni tra i servizi e della complessità e pervasività delle reti l’unico modo per fare funzionare il tutto è l’automazione. Secondo l’indagine, i principali vantaggi commerciali risultanti dalla coesione digitale risiedono nella maggiore automazione e capacità di controllo per il 60% delle aziende, mentre il 58% cita l’aumento di produttività.

La strategia di Juniper per l’automazione consiste nel ridurre la complessità operativa mediante la semplificazione e l’astrazione. La telemetria, per esempio, è uno degli strumenti che permette ai clienti di implementare rapidamente nuovi servizi di rete e migliorare l’utilizzo della capacità e la resilienza della rete. Per aiutare le aziende a realizzare questa strategia, Juniper ha messo a punto un automation framework composto da una suite completa di tool, kit di estensione e interfacce di programmazione. Ma per liberare tutta la potenza della coesione digitale è necessario andare oltre la semplice automazione. Dobbiamo fare in modo che le reti operino in maniera autonoma.

Juniper definisce questo stadio come “Self-Driving Network,” in cui le reti sono in grado di scoprirsi, configurarsi e monitorarsi da sole. Le reti devono diventare più adattive e predittive nei confronti dei loro ambienti. Il cammino verso queste reti “zero touch” passa attraverso la telemetria, l’automazione, e il machine learning.

Le persone oggi impegnate in attività ripetitive legate alla gestione della rete saranno libere di dedicarsi ad attività strategiche di più alto livello. Mentre molti parlano di intelligenza artificiale”, Juniper preferisce parlare di “intelligenza aumentata”.

2. Prestazioni

I clienti hanno ormai chiaro cosa aspettarsi dalle nuove funzionalità di networking avanzate: dall’ottimizzazione delle performance all’orchestrazione trasparente alla riduzione dei costi totali di possesso. Nel mondo della coesione digitale la bassa latenza diventerà un elemento competitivo di differenziazione poiché gli utenti domanderanno e si aspetteranno servizi e risposte istantanee. Un recente studio, ad esempio, dimostra che l’utente medio inizia ad abbandonare un video se la riproduzione inizia dopo più di 2 secondi.  Per ogni altro secondo, un ulteriore 6% del pubblico abbandona la pagina. Dopo 10 secondi quasi metà degli utenti se ne è andata. Quel che è peggio è che diminuisce anche la probabilità che ritornino. Per rendere possibili prestazioni ancora superiori anche nel cloud, Juniper Networks ha recentemente annunciato una collaborazione con Netronome, fornitore di soluzioni intelligenti di networking ad alte prestazioni per offrire ai clienti la possibilità di assegnare un maggior numero di workload a un singolo server, potendo così godere di migliori performance con un minor numero di server.

3. Interoperabilità

I singoli servizi che non sono mai stati usati in precedenza possono essere richiamati per comunicare con altri servizi per completare l’attività in corso e ciò implica apertura e disaggregazione a tutti i livelli dello stack di rete IP. Pensiamo, per esempio, al settore della sanità, dove la rete è la base di nuovi modelli di assistenza mobile a costi accessibili per le comunità disagiate, o al comparto energetico dove la rete sta favorendo la distribuzione di fonti di energia pulita e rinnovabile unita a modelli di pianificazione dei consumi più intelligenti, basati sull’analisi di grandi quantità di dati. Per agevolare le aziende in questo processo, OpenLab, il centro per l’innovazione di Juniper opera come risorsa globale a disposizione degli innovatori che vogliono costruire applicazioni e soluzioni integrate nella rete. Clienti, partner, università, studenti e startup utilizzano OpenLab per rifinire, sviluppare, testare, dimostrare e validare soluzioni che sfruttano l’intelligenza della rete e le possibilità di automazione.

4. Fiducia

L’indagine sulla coesione digitale ha evidenziato come sia i consumatori sia le aziende siano preoccupate per i problemi di sicurezza e di compliance dei megaservizi. L’indagine indica anche che per gli utenti, la sicurezza è un aspetto non negoziabile e, pertanto, un approccio proattivo e meditato alla sicurezza di questi megaservizi è fondamentale. La cyber sicurezza è diventata un tema sempre più complesso e le minacce sono sempre più numerose: alcune organizzazioni hanno scelto di adottare e far convivere prodotti di sicurezza diversa nella speranza di migliorare il proprio grado di protezione. Ma queste soluzioni non integrate non solo lasciano spesso dei buchi ma danno origine a infrastrutture complicate, inefficaci e inefficienti. Recentemente Juniper Networks ha annunciato un aggiornamento della sua piattaforma SDSN che permette di offrire una protezione pervasiva in ambienti multivendor di cloud pubblici e privati. Grazie a metodi di applicazione automatica delle policy, intelligenza real time e machine learning, SDSN è in grado di sapere quando e come difendere persone, dati e infrastruttura di un’organizzazione usando un framework aperto per semplificarne le operazioni.

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SD-WAN: il software “mangia” i managed services https://www.datamanager.it/2017/09/sd-wan-software-mangia-managed-services/ Fri, 22 Sep 2017 10:53:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131494 Le soluzioni per gestire le reti aziendali definite dal software nate per le WAN di grandi imprese distribuite arrivano nelle imprese medie con nuovi modelli di provisioning. Cambia l’approccio ai servizi di gestione delle infrastrutture La trasformazione digitale continua a presentare opportunità e sfide senza precedenti anche per le reti aziendali, i professionisti ICT e […]

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Le soluzioni per gestire le reti aziendali definite dal software nate per le WAN di grandi imprese distribuite arrivano nelle imprese medie con nuovi modelli di provisioning. Cambia l’approccio ai servizi di gestione delle infrastrutture

La trasformazione digitale continua a presentare opportunità e sfide senza precedenti anche per le reti aziendali, i professionisti ICT e i player che le gestiscono. La filosofia “Software Defined” che ha iniziato a ridisegnare i datacenter e le reti pubbliche dei grandi operatori ICT già da qualche anno, si sta diffondendo nelle reti aziendali, portando un’ondata di cambiamenti che vanno ben oltre la gestione e la manutenzione dell’infrastruttura. Nell’impresa del futuro, la rete software defined è il tessuto connettivo alla base del sistema informativo, che sarà esteso ad addetti, business community, oggetti, ambienti fisici e virtuali. Per questo motivo, oggi, le tecnologie SDN estese a reti e datacenter, che abilitano la transizione verso ambienti ibridi e diversificati, la progressiva migrazione del traffico da on-net a off-net (dai datacenter verso l’edge), la continuità tra risorse on-premise e off-site, proprietarie e di terze parti, sono al centro dell’attenzione dei CIO e network manager in tutta Europa. L’approccio architettonico, già da qualche anno, consente alle reti aziendali migliore agilità e sicurezza, ma adesso l’attenzione delle imprese è rivolta a un nuovo ostacolo da affrontare: accedere a una valida e più economica alternativa alle più complesse reti MPLS e VPN.

LE SOLUZIONI SD-WAN ENTRANO NELLE MEDIE IMPRESE PASSANDO DAL CLOUD – Le soluzioni SD-WAN oggi sul mercato sono basate sui tre principi:

  • Controllo dell’infrastruttura Wide Area Network (WAN) attraverso applicazioni e policy stabilite da un “software controller” che gestisce la WAN con un piano di controllo centralizzato, definendo classi di traffico, flussi, topologia, parametri di sicurezza, qualità del servizio (QoS), utilizzando anche strumenti per l’analisi di visibilità delle applicazioni e della rete in tempo reale.
  • Astrazione fisica dal tipo di collegamento e utilizzo di diversi collegamenti fisici: nelle SD-WAN il traffico è controllato centralmente “mixando” connettività diverse (quali MPLS, Ethernet, banda larga di rete fissa, mobile o WiFi), in base a esigenze aziendali variabili nel tempo.
  • Trasformazione del Customer Premise Equipment (CPE): anche se i router tradizionali possono essere utilizzati in SD-WAN, non sono più così necessari. Alcune soluzioni SD-WAN si basano su apparati più economici che monitorano le prestazioni della WAN e indirizzano i flussi di dati. L’hardware di rete diventerà presto una “x86-based white box” in grado di ospitare router, switch e altre funzioni di rete.

Queste caratteristiche sono comuni a tutte le soluzioni SD-WAN offerte sul mercato e, seppur con percorsi di trasformazioni differenziati, sono già entrati nelle più grandi aziende distribuite italiane e, nel prossimo futuro, le più interessanti novità riguarderanno le modalità di implementazione di queste soluzioni nelle medie aziende. Le soluzioni SD-WAN che sinora sono state implementate possono essere classificate in 4 tipologie, partendo da quella più tradizionalista e “on premise” fino a quella più evoluta e cloud-based.

WAN INFRASTRUCTURE-BASED SOLUTION – Questa soluzione mantiene gli apparati esistenti già installati, abilitando l’inoltro del traffico attraverso il controllo centralizzato. Questo approccio è stato quello più praticato nella prima fase di distribuzione delle tecnologie SDN nelle grandi imprese distribuite, con ampie basi installate di CPE. Rappresenta una trasformazione graduale, spesso intrapresa da aziende clienti di servizi di gestione più on-site che da remoto.

PURE-PLAY SD-WAN – Questa soluzione si basa su un controller centralizzato e su software di analisi in combinazione con la sostituzione delle CPE esistenti con switch o x86-based white box. Questa è la soluzione più attraente per le grandi imprese che devono gestire molti nuovi account di rete e hanno la volontà di ristrutturare la WAN esistente. È molto meno attraente per le aziende che cercano una transizione graduale a SD-WAN, o per aziende più piccole che non avrebbero economie di scala data la limitata estensione della loro WAN di origine.

MANAGED SD-WAN – Questa è la soluzione adottata dalla maggior parte delle grandi aziende con WAN in EMEA. Attualmente, diversi Operatori e grandi fornitori di Managed Services stanno sviluppando la loro offerta per la gestione delle SD-WAN, aggregando soluzioni SDN, servizi per la gestione delle WAN legacy, e servizi di connettività, con SLA e garanzie QoS attraverso i collegamenti fisici.


Daniela Rao @IDCItaly Le soluzioni #SDWAN entrano nelle #PMI passando dal #cloud
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CLOUD-MANAGED SD-WAN – In questa soluzione è il cloud provider a fornire all’azienda utente la funzionalità di controllo e analisi. La base delle CPE è di solito costituita da switch “zero-touch” o apparati virtuali gestiti da cloud dallo stesso provider. Il fornitore del servizio disegna la soluzione, mantiene il coordinamento della gestione della rete e offre al cliente la possibilità di riconfigurare funzioni e servizi, controllare accessi e consumi, analizzare i dati in modalità cloud. Questo modello permette una veloce ed economica implementazione per le medie imprese innovative, che non vogliono appesantire i capex, hanno reti moderatamente estese e non operano in mercati con policy stringenti sulla residenza e conformità dei dati.

È quest’ultimo modello di implementazione quello che sta portando il mercato dei Managed Services alla svolta. Lo strato di software che virtualizza e definisce le funzioni della rete fisica è destinato a cambiare l’offerta e la struttura dei Managed Services tradizionali, caratterizzati da una forte componente di personalizzazione del servizio, molte attività on-site (nelle sedi del cliente) e dal rapporto “one-to-one” tra azienda e personale del fornitore. Aumenta l’automazione, la modularità, la standardizzazione e diminuisce la dipendenza dall’intervento umano, dal luogo fisico in cui viene effettuata l’attività e dallo specifico apparato di rete. Il valore aggiunto offerto dai fornitori dei Managed Services sarà quindi sempre più legato alle capacità architetturali/progettuali e sempre meno al tempo uomo del personale che eroga fisicamente il servizio. Anche la struttura dei prezzi dei Managed Services cambierà presto: modularità, pay-as-you-go e self-provisioning ridisegneranno le offerte, rendendole accessibili anche alle medie imprese con LAN/WAN poco estese. Nuovi player, attraverso piattaforme multitenant e offerte cloud, sfideranno ancora operatori e outsourcer, da sempre riferimento dei clienti Enterprise, a sperimentare nuove formule e a esplorare la domanda delle PMI.

IL MERCATO DELLE CLOUD-MANAGED SD-WAN – IDC prevede che in Europa occidentale il mercato dei sistemi e dei servizi per costruire e sviluppare le SD-WAN crescerà dagli attuali 200 milioni a quasi 2 miliardi di dollari nel 2020 (CAGR 2017-2020: 100%), con un’evoluzione caratterizzata da un aumento molto significativo delle spese per i servizi di gestione erogati sia da operatori di telecomunicazioni che da cloud provider. Questi servizi, dedicati alla gestione di router e switch, delle funzioni di monitoraggio, della Class-of-Service, Quality of Experience, application & end-user delivery, saranno sempre meno costituiti da attività quotidiane “ad hoc” a carico dello staff IT interno e sempre più spesso erogati attraverso piattaforme e applicazioni (software) disponibili in cloud, dove le funzioni di gestione configurabili direttamente dagli utenti alleggeriscono l’attività di routine e offrono una migliore visibilità dei flussi della rete. In sintesi più automazione, meno errori, meno complessità, ma anche meno lavoro in azienda.

Daniela Rao senior research & consulting director di IDC Italia

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Il motore della trasformazione. Reti enterprise e virtualizzazione https://www.datamanager.it/2017/05/motore-della-trasformazione-reti-enterprise-virtualizzazione/ Thu, 11 May 2017 14:26:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124679 Scardinare le appliance proprietarie grazie alla virtualizzazione. Un obiettivo ambizioso per le telco. Ma anche una necessità. Le tecnologie SDN e NFV alla conquista del mercato. La rete è il motore che abilita la trasformazione digitale e dei processi aziendali. Automazione, flessibilità, scalabilità, sicurezza. La rete deve adattarsi e cambiare per soddisfare le esigenze di […]

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Scardinare le appliance proprietarie grazie alla virtualizzazione. Un obiettivo ambizioso per le telco. Ma anche una necessità. Le tecnologie SDN e NFV alla conquista del mercato. La rete è il motore che abilita la trasformazione digitale e dei processi aziendali. Automazione, flessibilità, scalabilità, sicurezza. La rete deve adattarsi e cambiare per soddisfare le esigenze di agilità del business

I volumi di traffico sulle reti continuano a crescere molto rapidamente trainati dall’impetuosa domanda di mobile data e contenuti multimediali. Secondo il “Cisco Visual Networking Index Global Mobile Data Traffic Forecast Update, 2016-2021” nel 2016 abbiamo raggiunto una media di 72.320 petabyte di traffico IP mensile. Nel 2020, raggiungeremo i 162.209 petabyte, più del doppio. Su scala globale, il traffico dati complessivo crescerà di dieci volte dal 2014 al 2019. Tra cinque anni il volume di traffico sulla rete mobile globale sarà sette volte più intenso di oggi. Una vera e propria esplosione. Con 12 miliardi di oggetti connessi alla rete nel 2021 (erano 8 miliardi nel 2016). Riusciranno le infrastrutture esistenti di comunicazione a tenere il passo? Difficile fare delle previsioni. Di certo, come ci dice Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia, negli ultimi anni le reti aziendali delle medie e grandi imprese italiane «sono state messe a dura prova, sia da un punto di vista architetturale che operativo, dalla crescita esponenziale dei device e del traffico dati, dalla proliferazione delle minacce sul fronte della sicurezza e anche dalla progressiva contrazione dei budget destinati agli investimenti ICT».

Lenta scalabilità, alti rischi legati all’innovazione e ambienti legacy tutt’altro che flessibili sono alcuni dei fattori che rallentano – e qualche volta impediscono – la capacità degli operatori di adattarsi alle mutevoli condizioni di un mercato in rapida trasformazione. «Molti dei network manager che noi sentiamo con le nostre survey – conferma Daniela Rao – incontrano giornalmente questi problemi, e hanno cominciato a cercare soluzioni a quest’aumentata complessità, partendo proprio dalla rete quale componente fondamentale su cui poggiano applicazioni e processi che, nel nostro ambiente competitivo, sono destinati ad adattarsi a cambiamenti continui». Ma le telco si dibattono anche con problemi ancora più stringenti. In primo luogo, quello dei costi, che hanno determinato un progressivo declino della redditività per gli operatori TLC di tutto il mondo. Secondo uno studio pubblicato dall’Osservatorio Agcom nel periodo 2010-2014 i ricavi delle principali imprese operanti in Italia sono scesi di oltre il 22 per cento. Nel quinquennio preso in esame, i dati registrano una riduzione del margine operativo lordo (EBITDA), dal 41,9 al 37,6 per cento, e del margine netto (EBIT) delle compagnie, sceso dal 20,9 al 15,1 per cento. Una situazione paradossale. Da una parte la domanda di connettività che non accenna a diminuire e quindi opportunità di espansione e crescita. Dall’altra però la necessità di far fronte al declino degli introiti e allo stesso tempo soddisfare la domanda di innovazione in termini di incremento della capacità di banda e offerta di nuovi servizi. La rete è il motore che abilita la trasformazione digitale e dei processi aziendali. Automazione, flessibilità, scalabilità, sicurezza diventano degli imperativi: nell’impresa del futuro, la rete deve adattarsi e cambiare per soddisfare le esigenze di agilità del business contribuendo anche a contenere Capex e Opex, spiega Daniela Rao di IDC Italia. «Nelle quasi 180mila aziende italiane multi-sede, gli investimenti per la trasformazione e la progressiva automazione della rete (LAN/WAN) sono diventati una delle priorità nel prossimo futuro, sia a livello di data center sia a livello di “branch” (filiale o sede periferica collegata), su rete fissa, wireless (Wi-Fi) e mobile». La prima opzione dunque è quella di investire nelle reti. La seconda quella di muoversi verso la virtualizzazione. Passando dalle tradizionali infrastrutture centrate sull’hardware verso software open, virtualizzato e in cloud. Un percorso irto però di ostacoli. A partire dalle resistenze opposte dal ristretto numero di produttori di hardware, che operano spesso in regime di semimonopolio e il cui interesse ad aprire all’innovazione i loro apparati era, almeno inizialmente, vicino allo zero.


#Reti Daniela Rao @IDCItaly La sfida è al 2020 con l’avvento del 5G
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CLOUD E VIRTUALIZAZZIONE CONQUISTANO LE TELCO

Quando si parla di virtualizzazione e TLC si parla di NFV (Network Function Virtualization) e SDN (Software Defined Networking). Due concetti differenti che identificano altrettante tecnologie per riferirsi all’erogazione di risorse computazionali in cloud dal nucleo della rete. Le soluzioni NFV servono a virtualizzare le funzioni di apparecchi di rete dedicati: switch e router, funzionanti su hardware specifici; funzioni che vengono virtualizzate nel software e possono girare su hardware generici. Grosso modo come avviene con la virtualizzazione dei server che diventano macchine virtuali. L’approccio SDN invece è il modello di controllo di tutto il networking di uno o più data center. Controllo che avviene tramite una console software – che ha la stessa funzione dell’hypervisor con le macchine virtuali tradizionali – da cui coordinare, orchestrare sia gli apparati di networking hardware sia quelli fisici. Le soluzioni NFV e SDN, impiegate utilizzando commodity server, sono i rubinetti dai quali sgorgano le risorse – computazionali (CPU, memoria), di storage e di rete – pronte per essere allocate a tutte le funzioni della rete in qualsiasi momento. Un “pool” flessibile di risorse che possono essere distribuite in modo dinamico per consentire all’organizzazione di rispondere efficacemente a picchi di domanda provenienti da sistemi specifici, limitando al minimo lo spreco di risorse.

Questo paradigma rappresenta un importante passo in avanti rispetto al modello statico di provisioning delle risorse. Infatti, prima del cloud e della virtualizzazione a ogni apparato hardware corrispondeva una componente software. I sistemi di controllo e le piattaforme di servizio venivano cioè quasi sempre implementate su dispositivi proprietari, la cui componente fisica (hardware) era fortemente integrata con quella logica applicativa (software) che attiva funzionalità specifiche. Un modus operandi sicuramente redditizio per i produttori di apparati, ma con il passare degli anni sempre più gravoso sulla struttura dei costi degli operatori TLC, appesantiti dal proliferare di dispositivi eterogenei, processi di gestione, soluzioni proprietarie. Una situazione complicata, non solo dal punto di vista organizzativo, e a lungo andare difficile da sostenere. L’NFV invece rende possibile la condivisione sullo stesso hardware di più funzionalità di rete (routing/switching, firewalling, intrusion detection, DNS, NAT), disaccoppiandole dalle appliance hardware proprietarie, in modo che possano essere eseguite come software e introducendo, al contempo, maggior flessibilità operativa, grazie a strumenti di automazione per la gestione del ciclo di vita delle infrastrutture e dei servizi. Grazie alle numerose applicazioni immediate – virtualizzazione delle mobile base station, PaaS, content delivery networks – queste tecnologie hanno rapidamente conquistato il centro del palcoscenico. «Nei prossimi cinque anni si prevede che circa il 60 per cento degli hyperscale data center globali integreranno soluzioni SDN/NFV. Nel 2020, il 44 per cento del traffico all’interno dei data center sarà supportato da piattaforme SDN/NFV (rispetto al 23 per cento del 2015) dal momento che gli operatori ambiscono a una maggiore efficienza» – conferma Alberto Degradi, infrastructure architecture leader di Cisco. Un fenomeno che comporterà una significativa migrazione verso il cloud. «Via via che le imprese cercheranno soluzioni più flessibili e meno costose alla complessità emergente – spiega Daniela Rao di IDC Italia – anche la gestione delle reti tenderà a evolvere verso il paradigma cloud, ovvero verso soluzioni per gestire da remoto e da un unico pannello di controllo una rete estesa, a cui si collegano sempre più utenti, con più applicazioni». Secondo IDC le soluzioni per cloud-managed WLAN (infrastrutture e servizi), in Italia raggiungeranno un valore di mercato prossimo ai 50 milioni di euro entro il 2020, rappresentando oltre il 15 per cento della spesa annuale per le reti delle imprese del nostro Paese.


#Reti Alberto Degradi @CiscoItalia Cloud e virtualizazzione conquistano le #telco
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I vantaggi non saranno appannaggio solo degli operatori di rete, ma anche le aziende potranno beneficiarne. A patto però di agire tempestivamente. Per Ettore Cardamellis, chief sales officer di Nest2, l’iperconvergenza fra segmenti un tempo paralleli fra loro (Networking/Security/IT) trascina il mercato su una molteplicità di aspetti e l’intera catena del valore dell’IT ne risulta già impattata. «In uno scenario in cui l’ingegnerizzazione di più tecnologie in un’unica soluzione è fortemente sollecitata dal mercato stesso, il consolidamento del legame fra integratori e vendor, e il saper fare “scelte di campo” chiare e coerenti, sono aspetti che indirizzano in toto lo sviluppo del business». Entro il 2021 coloro che possiederanno un telefono cellulare saranno 5,5 miliardi (Cisco Network Index): più delle persone che avranno un conto in banca (5,4 miliardi), acqua corrente (5,3 miliardi) o linee telefoniche fisse (2,9 miliardi). L’inadeguatezza delle architetture di rete convenzionali, non in grado di adattarsi dinamicamente ai cambiamenti di traffico, delle applicazioni e della domanda degli utenti, rischiano di rallentare la spinta innovativa dell’azienda. «Tutto ciò rende necessario ripensare e semplificare l’architettura e la gestione delle reti – mette in guardia Degradi di Cisco. «Per le aziende, non solo nel nostro Paese, trascurare questo aspetto e non investire in una infrastruttura di networking intelligente significa perdere un vantaggio competitivo forte. Da questo punto di vista, SDN e NFV aiutano a razionalizzare le architetture data center e a snellire i flussi di traffico».

LIMITI DELLA TECNOLOGIA E OSTACOLI DA RIMUOVERE

Come sempre quando si parla di nuove tecnologie il rischio di esagerazioni e fraintendimenti è alto. Non bisogna dare troppo credito a chi racconta che il modello SDN e le altre tecnologie software-defined, trasformando in una massa indifferenziata di nodi identici i sistemi di networking, risolveranno come per incanto tutti i problemi dei data center. Così come è ingenuo pensare che un cluster di macchine tutte uguali, che gestisce reti, server e storage possa risolvere completamente i problemi degli operatori TLC. Verosimilmente invece, serviranno ancora sistemi specializzati a seconda dei task da raggiungere: virtual appliance di moduli software delle funzioni di rete sviluppati su piattaforme standard; strumenti di centralizzazione delle funzioni di controllo in grado di permettere un monitoraggio ancora più puntuale delle risorse; strumenti capaci di eseguire operazioni avanzate di routing end-to-end per ciascuna applicazione, migliorando al contempo la qualità dei servizi di trasporto offerti.

Il trasferimento dello switching dei pacchetti sulle macchine virtuali, insieme all’implementazione di capacità computazionale per far fronte ai picchi di carico, è sicuramente la risposta a molti problemi. In realtà, la virtualizzazione – oltre ai vantaggi che conosciamo – porta in dote anche latenza e uno strato aggiuntivo di complessità. Non esattamente il massimo per tutte quelle operazioni che richiedono risposte veloci da parte di determinati sistemi. Soprattutto se consideriamo che la velocità di trasmissione dei dati raggiunge livelli sempre più elevati. Sollecitazioni sempre maggiori alle reti (in termini di richieste di velocità nella trasmissione dei dati e crescita dei volumi di traffico, in chiave IoT) probabilmente introdurranno limiti alle capacità dell’SDN. Inoltre, poiché le diverse applicazioni e dispositivi hanno per loro natura diversi tipi di traffico, necessità di banda e parametri di latenza da rispettare, la tecnologia NFV/SDN deve essere in grado di allocare esattamente il tipo di risorse richiesto dalla specifica applicazione. Per qualsiasi rete – infatti – la capacità di riuscire a reggere un numero elevato di connessioni, con una adeguata e affidabile banda e latenza, è fondamentale per erogare un servizio di qualità. Pensiamo al 4G mobile e alla serie di specifiche tecniche richieste (data plane latency; tolleranza sotto all’1% per la perdita di pacchetti, banda garantita per l’utenza, e così via…). Parametri che la tecnologia NFV deve saper soddisfare per poter dialogare efficacemente con essa, attraverso la fornitura di un livello stabile di connessioni, banda e funzionalità di instradamento adeguati. L’idea di partenza delle tecnologie SDN e NFV è che debbano basarsi su standard condivisi e aperti. Che è poi una delle opzioni per consentire a un’unica soluzione software di controllare tanti hardware diversi e creare macchine virtuali gestibili in tutto e per tutto come la loro controfigura hardware, siano essi router o switch. Senza questa apertura SDN e NFV non hanno ragione di esistere.


#Reti Ettore Cardamellis @NEST2spa L’iperconvergenza fra Networking, Security e IT
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I progetti di collaborazione tra operatori e community di sviluppo che si sforzano di definire standard comuni hanno nel perseguimento di questo obiettivo la loro principale ragione d’essere. Infatti, resta da risolvere la mancanza di standard per la comunicazione tra le varie componenti della tecnologia NFV, un ambiente multivendor per natura, facendo in modo cioè che le numerose componenti di cui si compone (NFVI, VNF e MANO) siano sempre di più interconnesse e aperte. Occorre perciò riuscire a definire standard aperti che consentano a chiunque voglia metterci mano di far sì che possano dialogare con tutte le diverse componenti dell’architettura senza restrizioni. Un altro obiettivo da raggiungere è quello di riuscire a utilizzare un unico sistema di orchestrazione che agevoli l’interazione tra soluzioni hardware e virtuali. Nell’immediato futuro, telco e aziende avranno sempre di più a che fare con network ibridi, basati su hardware proprietario e servizi virtualizzati. «In Italia è iniziata l’evoluzione dell’infrastruttura di rete verso una piattaforma che abilita la creazione dinamica di nuovi servizi sia per l’operatore stesso sia per terze parti. Ma al momento ci troviamo in un periodo di coesistenza tra due mondi gestionali diversi, «che ancora per qualche anno dovranno garantire l’uniformità gestionale e contemporaneamente sostenere le nuove funzioni dell’evoluzione della rete» – commenta Daniela Rao di IDC Italia. «L’orizzonte della sfida è al 2020 con l’avvento del 5G, che sarà possibile realizzare solo con una spinta virtualizzazione e sempre maggior controllo software, dell’intera infrastruttura delle reti pubbliche».

Dopo l’IT, l’onda lunga del cloud computing lambisce le coste frastagliate delle TLC. Un fenomeno, secondo i più ottimisti, che cambierà profondamente il settore con «un impatto “disruptive” sul modello di business, le prestazioni di costo e di qualità che gli «operatori TLC 2.0 potranno offrire al mercato» – come afferma Maurizio Dècina, professore emerito del Politecnico di Milano. Ma per apportare i benefici di cui tutti parlano, i vendor dovranno migliorare ancora la tecnologia di virtualizzazione in termini di high availability, scalability, performance e gestione delle capacità, richieste dai carrier. Senza dimenticare infine che la Network Function Virtualization non potrà – se non indirettamente – risolvere il problema di fondo. Il fatto cioè che la stragrande maggioranza delle reti è stata progettata solo per fornire connettività. Reti che – però – faticano a stare al passo con le esigenze di una platea sempre più ampia di utilizzatori e a fronteggiare minacce informatiche sempre più complesse. Sfide che richiedono ancora molti sforzi di analisi e innovazione.


Un centralino next-gen sicuro e gratuito sul cloud? Si chiama PBX Express!

Le infrastrutture IT di nuova generazione che erogano servizi come la telefonia IP via cloud stanno prendendo sempre più piede anche in Italia. Purtroppo, in molti casi, l’attuale offerta da parte dei più diversi operatori non lascia sufficiente libertà all’azienda di scegliere il fornitore della linea telefonica e l’operatore cloud di proprio gradimento, e limita fortemente la manutenzione e personalizzazione del servizio. Con PBX Express, 3CX mette fine a tali vincoli. Le aziende di qualunque dimensione possono installare la soluzione UC completa su qualsiasi piattaforma cloud, e configurare l’operatore telefonico che desiderano. Nick Galea, CEO di 3CX, conferma: «PBX Express offre le stesse funzionalità della nostra nota soluzione UC e ne semplifica estremamente l’installazione sul cloud. Le aziende beneficiano dei migliori e più economici provider di servizi cloud sul mercato, assicurandosi una riduzione ulteriore dei costi, senza compromessi in termini di controllo sul proprio centralino».

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Software Defined Networking: all’avanguardia per efficienza, agilità e gestione dei costi https://www.datamanager.it/2016/12/software-defined-networking-allavanguardia-efficienza-agilita-gestione-dei-costi/ Thu, 08 Dec 2016 10:00:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115282 A cura di Antonio Cristini, Managing Client Partner Italy di Verizon   Tre CIO su cinque oggi dicono che i provider tecnologici sembrano puntare sempre di più sulla tecnologia Software Defined Networking (SDN), solo con l’obiettivo di vendere più hardware – anche se in realtà non ce n’è bisogno. E’ bene essere chiari fin da […]

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A cura di Antonio Cristini, Managing Client Partner Italy di Verizon

 

Tre CIO su cinque oggi dicono che i provider tecnologici sembrano puntare sempre di più sulla tecnologia Software Defined Networking (SDN), solo con l’obiettivo di vendere più hardware – anche se in realtà non ce n’è bisogno.

E’ bene essere chiari fin da subito: il Software Defined Networking non è un semplice contenitore. La sua funzione è di ottenere una migliore resa in termini di performance ed efficienza nel software layer. Quello che i CIO di oggi hanno realmente bisogno di capire è come poter trarre vantaggio dall’adozione di soluzioni SDN, per migliorare le performance e reinventare i propri processi di business. L’obiettivo è di poter competere sul mercato in modo più efficace.

In genere, è la prospettiva di una riduzione dei costi che spinge ad adottare una nuova tecnologia. Per quanto riguarda l’utilizzo di soluzioni SDN, invece, il vantaggio più allettante è costituito dal fatto che la tecnologia ha l’opportunità di guidare il cambiamento nel mondo delle imprese. Sempre più spesso, i prototipi passano alla fase di produzione in tempi più rapidi rispetto a quanto avveniva in passato. Una maggiore agilità della rete e una riduzione dei costi consentono ai CIO di offrire servizi in modo diverso, il che permette da un lato di ridurre il time to market e dall’altro di arginare il fattore costo-opportunità. Questo dà al CIO maggiore agilità di business, che offre a sua volta maggiore libertà di innovare, catalizzando la spirale dell’innovazione verso l’alto.

SDN per ottimizzare Cloud e virtualizzazione

Per semplificare, senza rete non ci sarebbero applicazioni e cloud. Eppure l’adozione del cloud è aumentata nonostante non ci fossero ancora i benefici della tecnologia SDN. Come è stato possibile? Se si guarda ai modelli di rete usati dalla maggior parte delle organizzazioni, c’è da dire che questi non si sono evoluti molto dagli anni ‘90. Quanto è cambiata la tecnologia nel frattempo? Abbiamo applicato la legge di Moore al networking passando da 10 Mbps a 10 Gbps e oltre, ma abbiamo appena iniziato a vedere dei cambiamenti nelle architetture di rete.  Ora che il perimetro di rete si dissolve, con applicazioni ospitate nel cloud e ambienti di hosting applicativo esterni al network tradizionale, diventa necessario adottare un modello diverso.

Ora, immaginiamo un’applicazione in grado di rilevare la domanda e di spostare istanze di calcolo e carichi di rete su server farm diverse a seconda di dove si trova l’utente. Il Software Defined Networking consente di realizzare questo disaccoppiando il controllo dal livello hardware. Piuttosto che richiedere ulteriore hardware, apparati o un significativo intervento umano per prevedere l’espansione o la contrazione in base alle esigenze di utilizzo, il Software Defined Networking consente al CIO di scalare le risorse a seconda delle necessità tramite comandi software. Di conseguenza, SDN è una tecnologia abilitante che consente a un’organizzazione di ottenere un’efficienza e un’agilità di gran lunga maggiori dai loro ambienti di rete e di virtualizzazione.  Questa tecnologia permette inoltre una gestione più efficace, una migliore visibilità e un livello di automazione maggiore, evitando così il rischio di over-provisioning.

La stessa applicazione potrebbe variare l’instradamento di rete basandosi su proiezioni di revenue o sulla presenza di dati sensibili all’interno dell’applicazione. Ad esempio, l’utilizzo a livello internazionale di un’applicazione di e-Commerce che serve utenti del mercato statunitense, potrebbe richiedere l’archiviazione dei dai personali a livello locale per rispettare i requisiti delle leggi sulla privacy. Invece di apportare modifiche sull’infrastruttura di rete, l’applicazione potrebbe essere implementata tramite un cloud provider locale e utilizzare una connessione VPN con l’Headquarters per crittografare i dati personali così da soddisfare le regole sulla privacy. Con l’automazione offerta dalla tecnologia SDN questo può essere fatto in pochi minuti – o addirittura secondi.

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