servizi finanziari – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 30 May 2023 09:35:25 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png servizi finanziari – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Indagine Frost&Sullivan : i servizi finanziari in un mondo cambiato https://www.datamanager.it/2023/05/indagine-frostsullivan-i-servizi-finanziari-in-un-mondo-cambiato/ Tue, 30 May 2023 09:35:06 +0000 https://www.datamanager.it/?p=228279 La vostra azienda è pronta a supportare i nuovi modi di lavorare per clienti e dipendenti? La globalizzazione e la digitalizzazione stavano trasformando il modo di lavorare anche prima della pandemia globale COVID 19, ma in futuro gli spazi di lavoro ibridi e flessibili saranno la norma. Con ciò, ci si aspetta equità e inclusione […]

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La vostra azienda è pronta a supportare i nuovi modi di lavorare per clienti e dipendenti?

La globalizzazione e la digitalizzazione stavano trasformando il modo di lavorare anche prima della pandemia globale COVID 19, ma in futuro gli spazi di lavoro ibridi e flessibili saranno la norma. Con ciò, ci si aspetta equità e inclusione per i dipendenti ed esperienze più personalizzate e significative per i clienti. C’è un motivo per cui il modello ibrido è destinato a rimanere. Con il passaggio a un ambiente di lavoro remoto, i dipendenti hanno ottenuto flessibilità, risparmio di tempo e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, mentre i loro datori di lavoro hanno ottenuto risparmi operativi, una migliore continuità aziendale e l’accesso a un pool di talenti globali.

Compilando il Form che segue potete scaricare gratuitamente la versione integrale dello studio a cura di Frost&Sullivan.

 

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L’IT per la banca https://www.datamanager.it/2018/02/lit-la-banca/ Wed, 07 Feb 2018 14:17:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140669 Quali sono le priorità di investimento delle banche impegnate nella Digital Transformation? Big data analytics, cyber security, compliance e intelligenza artificiale. Ottimizzazione del customer journey e sviluppo della “capacità di piattaforma”. La banca verso un modello di business sempre più liquido con i servizi che seguono il cliente in ogni canale Nel prossimo futuro le […]

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Quali sono le priorità di investimento delle banche impegnate nella Digital Transformation? Big data analytics, cyber security, compliance e intelligenza artificiale. Ottimizzazione del customer journey e sviluppo della “capacità di piattaforma”. La banca verso un modello di business sempre più liquido con i servizi che seguono il cliente in ogni canale

Nel prossimo futuro le banche non saranno più come le conosciamo oggi, e il mercato dei servizi bancari è destinato a cambiare rapidamente. Si stanno, infatti, affacciando sulla scena le cosiddette “società piattaforma” non bancarie che prenderanno di mira gli anelli più redditizi della catena del valore. McKinsey nella sua recente ricerca sull’industria bancaria globale evidenzia che, per il settimo anno consecutivo, il ROE (Return on Equity) medio è bloccato in un intervallo ristretto tra l’otto e il dieci per cento. Il settore sembra impantanato in un solco a performance piatte e con prospettive poco entusiasmanti. I nuovi operatori digitali, gli OTT (Over The Top company), che si stanno trasformando anche in “società piattaforma” nel senso definito da McKinsey, stanno portando una notevole minaccia alle prestazioni e alla redditività delle banche, con inevitabile erosione dei margini.

In particolare, il fulcro delle ostilità risiede nella relazione con il cliente e, quindi, nella customer experience (CX) come elemento strategico. Secondo lo studio, se i clienti retail e le imprese sposteranno le loro attività bancarie verso le società piattaforma con la stessa velocità con cui hanno adottato le nuove tecnologie in questi ultimi anni, il ROE, in assenza di azioni di mitigazione e correzione, potrebbe ancora diminuire, fino a raggiungere nel 2025 il 5,2 per cento, che rappresenta la soglia ragionevole di sostenibilità. La strategia che adottano i “new entrants”, tra cui Alibaba, Amazon, Apple e altri, è la creazione di una proposta di valore unificata con un ecosistema che riduce i costi, aumenta la convenienza e fornisce esperienze stimolanti al cliente. I nuovi attori non solo hanno i big data analytics (BDA), che sfruttano con notevole efficacia, ma possono essere anche più centrali nelle decisioni creditizie e finanziarie. Alibaba, per esempio, oltre a essere un operatore globale di e-commerce, è anche un grande gestore patrimoniale, un prestatore, e una società di pagamenti e servizi B2B. Apple, dal canto suo, contestualmente al lancio dell’iPhone X, ha annunciato platealmente l’ingresso deciso nel mercato della finanza e dei pagamenti. Vi sono poi le cosiddette fintech che, a loro volta, stanno estendendo il core business verso attività bancarie e commerciali, facendo passi avanti anche nei mercati dei capitali e nell’investment banking, in particolare in materia di advisory.


#DX Le #banche nel mirino della Digital Transformation. Strategia di ecosistema, partnership e monetizzazione dei dati. La vera sfida è l’ #OpenBanking
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In effetti, siamo ancora agli inizi del fenomeno ma, in prospettiva, gran parte dell’economia globale potrebbe essere rimodellata da tali fattori di cambiamento. Questi non saranno tutti dello stesso tenore, o della stessa misura, in ogni mercato ma, laddove ciò accadrà, le banche saranno nel mirino della trasformazione. Al management si porrà, quindi, il classico dilemma: batterli o unirsi a loro? Le probabilità sono chiaramente a favore delle società tecnologiche più avanzate. Ma le banche hanno alcuni punti di forza a loro favore. Quando si tratta di decidere dove collocare soldi, sempre la ricerca McKinsey dimostra che le banche godono ancora di maggiore fiducia. Inoltre, hanno accesso esclusivo a montagne di big data incredibilmente preziose ma, al momento, poco valorizzate.

A tutto ciò, si aggiunge un altro fattore di cambiamento rilevante costituito dalla nuova regolamentazione europea che favorisce l’avvento dell’open banking globale. Con le nuove norme e regolamenti, la banca si dovrà porre al centro del nuovo modello di innovazione e apertura, perché tale orientamento è espressamente fissato dalle nuove regole. L’entrata in vigore della direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno PSD2 (Payment Services Directive 2 – 2015/2366/UE), unitamente alla nuova direttiva MiFID II (Markets in Financial Instruments Directive – 2014/65/UE) e al regolamento GDPR (General Data Protection Regulation – Regolamento UE 2016/679) obbligano gli attori finanziari ad aprire l’accesso alle proprie informazioni per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. In questo scenario si collocano anche i cosiddetti “trust services” regolamentati da eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature – Regolamento UE 2014/910), tra cui la firma digitale, la marca temporale e la posta elettronica certificata che rivestono un ruolo fondamentale.

DX E INNOVAZIONE

In questo scenario, le banche non possono permettersi di aspettare oltre per scaricare a terra il potenziale del digitale e del BDA e per industrializzare le loro operazioni. Come primo passo essenziale, devono adottare subito i nuovi strumenti e sviluppare le competenze nel marketing digitale e nell’analisi dei dati di cui hanno bisogno per competere in modo efficace. La digital transformation (DX) su vasta scala è essenziale, non solo per i benefici economici, ma perché farà guadagnare il diritto di partecipare alla prossima fase del digital banking. Connected banking, dematerializzazione e automazione dei processi operativi, intercanalità, mobile banking e digital payment, modernizzazione delle infrastrutture e progetti che puntano all’identificazione del cliente da remoto: sono queste le priorità nei programmi d’investimento in IT delle banche impegnate nella DX. La natura digitale della banca è l’obiettivo da raggiungere: automatizzare i processi, cambiare la propria cultura aziendale e sviluppare quei modelli di business in grado di coinvolgere efficientemente il cliente. Citando ancora la ricerca McKinsey, le banche che orchestreranno con successo una strategia di ecosistema, creando partnership e monetizzando i dati, potrebbero aumentare il ROE a circa il 9-10 per cento e contemporaneamente potranno catturare una parte di alcuni mercati non bancari, il che porterebbe il ROE a circa il 14 per cento, molto al di sopra dell’attuale media del settore. L’innovazione nei servizi bancari applicata a canali, prodotti e servizi, coniugando tecnologia e sviluppo con sostenibilità e fiducia è la leva di business per la prossima evoluzione verso il digital banking.

Per fare ciò, occorre implementare completamente il vasto kit di strumenti digitali che è ora disponibile, qualcosa che la maggior parte degli operatori non è riuscita a fare finora. Si tratta di avviare un fenomeno “disruptive” abilitato dall’IT e, in particolare, dalle tecnologie che il Massachusetts Institute of Technology – MIT chiama SMACi (Social, Mobile, Analytics, Cloud e IoT) o della Terza Piattaforma secondo la terminologia IDC, che ormai grazie all’integrazione tra intelligenza artificiale e robotica viaggia a vele spiegate verso la Quarta Piattaforma. Accenture, da par suo, con la recente ricerca “Global Banking Distribution & Marketing Consumer Study”, ha misurato i trend nelle richieste e nei gusti dei clienti, sondando ben 33mila persone di 18 paesi al mondo. Ebbene, dall’analisi è risultato in modo chiaro che le banche devono focalizzarsi prioritariamente sulla CX e, quindi, offrire al cliente la scelta e il controllo, in qualsiasi momento, del canale preferito e della interazione personalizzata, mantenendo la stessa esperienza, con lo stesso set informativo, su ogni canale.


#DX #Banche e #assicurazioni, primi investitori in soluzioni di #BigDataAnalytics nel 2017. Tale primato rimarrà invariato almeno fino al 2020 (dati @IDCItaly)
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«L’industria bancaria italiana, in particolare, sta lavorando da anni per rendere i servizi digitali più accessibili e agevolare il cliente nel ricorso ai pagamenti elettronici anche per i servizi della pubblica amministrazione» – afferma Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI (www.cbi-org.eu). «Ciò grazie alle infrastrutture condivise create per rispondere alle evoluzioni in atto nel mercato dei pagamenti». La principale è sicuramente l’infrastruttura gestita dal Consorzio CBI, creato nel 2008 sotto l’egida dell’ABI come “think tank” di innovazione precompetitiva per le banche italiane nel mercato dei servizi transazionali. In questo contesto, è nato CBILL per la visualizzazione e il pagamento online, in modalità multicanale e multibanca, di utenze domestiche, ticket sanitari, multe, tributi, tasse, cartelle esattoriali, quote associative, assicurazioni, abbonamenti a teatro e altro ancora. CBILL è offerto in modalità competitiva da oltre 440 banche consorziate ed è anche l’attuazione del modello 3 di pagoPA (pagamento attivato da PSP). È fruibile dall’utente mediante tutte le tipologie di canale. Il cittadino con CBILL ha un unico “cruscotto” per consultare e pagare online i propri debiti e gli avvisi di pagamento della PA. In questo periodo, circa 170 aziende private hanno scelto CBILL per offrire ai propri clienti una modalità digitale semplice e sicura di pagamento, che consente la riconciliazione automatica del medesimo. A queste, si aggiungono le oltre 10mila pubbliche amministrazioni, che attraverso l’adesione al nodo pagoPA emettono avvisi di pagamento per servizi e tributi ai cittadini indicando CBILL tra le modalità di pagamento. «A fine dicembre 2017 – continua Liliana Fratini Passi – erano già state effettuate oltre otto milioni di operazioni di pagamento, per un controvalore complessivo di oltre due miliardi di euro. In particolare, nel mese di settembre 2017, sono stati rilevanti i pagamenti verso il Comune di Milano, che ha emesso avvisi pagoPA per la TARI. Il CBILL è stato usato per il 75 per cento dei pagamenti».

Per quanto riguarda il tema BDA, «il Consorzio CBI – visto l’enorme patrimonio informativo a disposizione (sulla sola sua rete sono veicolati circa 10 terabyte di dati all’anno, tra 460 istituti bancari e oltre un milione di imprese contrattualizzate) – ha avviato un percorso di analisi, con l’obiettivo di definire un nuovo servizio per le banche, basato sull’analisi quantitativa dei dati con modelli di analisi costruiti sui paradigmi BDA. Tutto ciò – conclude Liliana Fratini Passi – all’interno di una visione cooperativa che garantisce ai consorziati un supporto aggregato nella definizione delle proprie scelte commerciali, preservando allo stesso tempo la propria area competitiva». Il Servizio BDA CBI prevede l’impiego di un data lake centralizzato all’interno del quale archiviare, anonimizzare e arricchire – anche mediante l’accesso a database esterni – i dati transazionali CBI delle banche che aderiscono all’iniziativa. Sui differenti output di un’apposita dashboard, la singola banca aderente può poi sviluppare i modelli di predictive analytics che ritiene più opportuni secondo le proprie competenze e i propri interessi di business. Attraverso l’ampliamento della base dati, ogni banca può incrementare l’efficacia e la robustezza dei propri modelli predittivi: studi pilot hanno infatti stimato che l’ampliamento della base dati potrà incrementare di circa il 60 per cento le prestazioni dei modelli previsionali in uso dagli istituti finanziari. L’avvio ufficiale dell’iniziativa è previsto per i primi mesi di quest’anno, dopo aver completato la fase di test con un primo gruppo di banche che hanno aderito fin da subito al progetto.

«Nonostante i significativi cambiamenti, già osservati nel settore dei servizi finanziari negli ultimi 10 anni, le evoluzioni che si prospettano dal 2018 al 2021 saranno senza precedenti» – sostiene Fabio Rizzotto, head of local research and consulting di IDC Italia. «Concordo sul fatto che l’impatto di un’economia di scala conseguente alla Digital Transformation (DX) in questo settore sarà innanzitutto nell’aumento dell’importanza della Customer Experience (CX). Assisteremo, inoltre, alla proliferazione di soluzioni innovative e di ulteriore generazione di cyber security, di intelligenza artificiale (AI) e sistemi cognitivi, oltre alla modernizzazione della infrastruttura di back-office con l’utilizzo massiccio di open API framework, il tutto finalizzato a migliorare l’efficienza e la redditività complessiva. Ma la trasformazione verso il nuovo modello di business si rivelerà più complessa di quanto sembra» – sottolinea Rizzotto. «Far evolvere verso la DX la grande quantità di tecnologie e processi legacy accumulati negli anni e ancora operativi non è un compito facile». L’inevitabile inerzia del cambiamento organizzativo rende poi la sfida ancora più onerosa.


#DX Le #banche in grado di scaricare a terra la loro #capacità di #piattaforma potranno aumentare il ROE al di sopra della media del settore ( #McKinsey )
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Secondo IDC, mentre tutte le banche a livello mondiale riconoscono l’importanza della DX nel loro business per competere nella economia digitale, quasi il 40 per cento non ha ancora messo in campo una strategia sostenibile per affrontarla. Meno del 10 per cento può essere ritenuto leader nell’innovazione e di potersi agevolmente adattare al nuovo corso, o di creare una disruption significativa nel mercato di riferimento. «Le banche che stanno riuscendo nella DX – prosegue Rizzotto – sono quelle che riconoscono la necessità di intraprenderla a partire dai più alti livelli dell’organizzazione e di seguirla con una valutazione chiara e accurata degli obiettivi di business rispetto alle loro capacità tecnologiche e operative». Innovare verso il digitale significa confrontarsi con un nuovo ulteriore rischio, in un contesto operativo in cui è necessaria l’innovazione per difendersi dai nuovi attori di mercato, come le società piattaforma citate, e conformarsi alla compliance normativa. «La PSD2, per esempio, – continua Rizzotto – sta stimolando nuovi processi e aree di business senza precedenti per le organizzazioni europee, purtroppo, la maggior parte di queste si sta concentrando solo sulla questione della conformità, invece che sulla vera novità rappresentata dall’open banking». Per sfruttare l’enorme potenzialità dei dati posseduti dalle organizzazioni e applicare a questi tecniche di advanced analytics, «la stragrande maggioranza delle banche – conclude Rizzotto – sta investendo in strumenti BDA e data services per automatizzare ed affinare le funzionalità interne di risk management». I BDA sono i fattori abilitanti del supporto e dell’automazione decisionale e sono finalmente al centro dell’attenzione dei top executive. Questa categoria di soluzioni è anche uno dei pilastri fondamentali per abilitare gli sforzi di DX nei processi di business. La stima IDC per il 2017 a livello mondiale individuava il settore finance (assicurazioni, titoli e servizi di investimento ecc.) come primo investitore nelle soluzioni di BDA. Tale primato rimarrà invariato almeno fino al 2020, con una crescita CAGR (Compound Annual Growth Rate) nella spesa, valutata al 13,3 per cento. Le principali aree di utilizzo andranno dal rilevamento delle frodi alla gestione del rischio e alla ottimizzazione della CX.

BANCA 4.0

Insomma, anche nel settore Finance, così come nell’Industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “Finance 4.0” o “Banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX e la CX. Con il digital banking sarà sempre più facile per il cliente ricevere da remoto assistenza e consulenza sull’operatività di tutti i giorni, sia su canali digitali che dal contact center, ma anche consulenza sugli investimenti e offerte di prestiti in tempo reale. Il digital banking quindi diventerà il canale operativo principale, dove potrà confluire anche tutta la parte contrattualistica. La filiale tradizionale continuerà però a essere strategica, ma dovrà essere molto più orientata alla consulenza finanziaria, creditizia e di tesoreria, piuttosto che alle operazioni rutinarie. Queste saranno esplicate, anche in filiale, con l’uso di “software bot” in grado di rispondere alle richieste del cliente. Il vantaggio, in tal caso, è che i software bot sono disponibili 24 ore su 24. Sebbene il digital banking rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questo richiederà un enorme sforzo di trasformazione in cui l’operatore di filiale sarà sempre più consulente del cliente, utilizzerà strumenti di CRM 2.0. e si trasformerà in “brand ambassador” offrendo servizi ad alto valore aggiunto. Siamo, quindi, di fronte a una evoluzione verso la cosiddetta “filiale ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. La banca diventa, in tal modo, sempre più “liquida” alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale.


#DX #Banche Automatizzare i processi, innovare la cultura aziendale e sviluppare modelli di business per migliorare i servizi e la customer relation
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Dalla “vecchia banca”, però, dobbiamo recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza della DX, è possibile costruire relazioni e servizi nuovi per l’avvio di una nuova fase di sviluppo. Ciò non significa solo investimenti in IT, ma soprattutto innovazione con l’IT del modello di business, intraprendendo urgentemente un doveroso percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Già oggi, si riscontrano le prime storie di successo di banche che iniziano a sviluppare a loro volta “capacità di piattaforma”. Non è, quindi, troppo inverosimile immaginare un giorno in cui offriranno una notevole gamma di servizi e raggiungeranno una base di clienti molto più ampia riuscendo vittoriosi nel gioco della concorrenza digitale. È chiaro però che tutto ciò richiede uno sforzo notevole e coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partner con cui costituire alleanze.

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Al MIX si parla di soldi https://www.datamanager.it/2017/11/al-mix-si-parla-soldi/ Thu, 23 Nov 2017 13:38:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136021 La moneta digitale è il tema scelto dall’Internet Exchange milanese per il suo tradizionale Salotto. Nelle sale del Teatro Elfo Puccini, il mondo delle reti aperte e interconnesse, incontra quello dei servizi finanziari Sarà dedicata alle potenzialità business del denaro e del pagamento elettronico l’undicesima edizione del Salotto del MIX, l’annuale conversazione con cui l’Internet […]

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La moneta digitale è il tema scelto dall’Internet Exchange milanese per il suo tradizionale Salotto. Nelle sale del Teatro Elfo Puccini, il mondo delle reti aperte e interconnesse, incontra quello dei servizi finanziari

Sarà dedicata alle potenzialità business del denaro e del pagamento elettronico l’undicesima edizione del Salotto del MIX, l’annuale conversazione con cui l’Internet Exchange italiano punta ad arricchire anche sul piano culturale quello che è un fondamentale ruolo tecnologico: offrire agli operatori di rete un nodo di interconnessione neutrale che facilita enormemente il dialogo e la user experience della clientela, professionale e residenziale, di questi gestori. Il tema della moneta digitale, con tutte le sue implicazioni, può apparire sorprendente in un ambito un tempo strettamente legato alle cosiddette “Telco”. Lo è anche per il presidente e co-fondatore del MIX, Joy Marino, che non esita – pur appartenendo con pieno diritto alla ristretta cerchia dei padri della Internet italiana – ad ammettere la propria “ignoranza” in materia. «Non potevamo non affrontare la questione in una fase in cui banche e servizi finanziari, anche sull’onda della grande apertura regolamentare, diventano nostri clienti diretti» sottolinea Marino.

L’appuntamento è dunque al Teatro Elfo Puccini di Milano il prossimo 27 novembre, per un pomeriggio che si aprirà – ecco un’altra novità segnalata da Marino – con una ghiotta opportunità di networking tra i partecipanti. «Sarà organizzato come un vero e proprio spazio di incontro one-to-one, con tanto di tavolini numerati, spiega il presidente del MIX, e sarà seguito dal panel vero e proprio, da un aperitivo e dalla cena conclusiva».

È davvero un segno dei tempi assistere a un confronto diretto tra esperti di servizi finanziari e specialisti di interconnessione, un segmento in cui il MIX – che in apparati e ricerca investe due terzi del fatturato, attestato intorno ai 3 milioni di euro – offre da sempre un livello tecnologico di classe mondiale. Da un paio d’anni, come aveva anticipato Data Manager, il MIX è attivamente impegnato nel progetto Open Hub Med, il nodo di interconnessione palermitano che mira a diventare il collettore naturale per i 135 mila chilometri di cavi sottomarini che attualmente approdano in Sicilia. E ora sta guardando con estremo interesse, in Lombardia, all’imponente crescita dei data center attrezzati per accogliere le fabbriche dell’economia digitale. Marino cita gli esempi, tutti recentissimi, della francese Data4, con i suoi quattro data center modulari a Cornaredo; del debutto di un analogo operatore, questa volta americano, a Siziano con Supernap Italia; ma anche dell’italiana Aruba, che a Ponte San Pietro nel bergamasco ha appena inaugurato il suo progetto di riconversione dei 200 mila metri quadri occupati in passato da una fabbrica tessile.

«L’esigenza di “parlarsi”, di ottimizzare i flussi di dati in transito, che finora ha caratterizzato i nostri clienti storici, gli operatori, e oggi coinvolge i cosiddetti Over the top, fino ai nuovi provider di contenuti in streaming, si allarga anche al sistema finanziario, che deve interconnettersi a livello applicativo, ma anche sul layer fisico». Marino avverte che durante il Salotto 2017 interverrà pochissimo: la sua attenzione sarà concentrata sugli interventi di Carlo Maiocchi di Sia e Savino Damico di Intesa San Paolo, che insieme a Valentino Bravi di Tas Group, Stefano Andreani di OpenTech e Francesco Ricci di Bank-Notes animeranno la discussione guidata come sempre da Enrico Pagliarini, di Radio24 Il Sole 24 Ore.

Tutto il settore “fintech” è in pieno fermento proprio sul tema dei pagamenti, un territorio che l’avvento della direttiva PSD2 ha popolato di nuovi, a volte inattesi stakeholder. «Per rispondere alle future richieste oggi cominciamo a guardarci in faccia – conclude Marino. Noi non abbiamo nessuna intenzione di tradire il nostro mestiere, perché Internet, il nostro pane quotidiano, è fatto proprio per far parlare tutti con tutti». Un player come il MIX finora è rimasto fuori dai circuiti proprietari che servono il sistema dei pagamenti bancari. «Ma se il futuro di questi servizi parlerà anche IP, noi ci saremo».

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Personal, phygital e open. La banca che trasforma la banca https://www.datamanager.it/2017/10/personal-phygital-open-la-banca-trasforma-la-banca/ Mon, 23 Oct 2017 12:47:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133566 Non è più solo tema di efficienza e di supporto. Anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati […]

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Non è più solo tema di efficienza e di supporto. Anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX. La trasformazione porterà inesorabilmente al “connected banking”, o “digital banking”. La banca tradizionale diventa liquida, alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale

La digital transformation (DX) sta diventando il fattore critico di successo per le banche come per le aziende. Secondo i dati che emergono dal rapporto “Digital Disruption: the growth multiplier”, di Accenture, l’economia digitale vale il 22 per cento del PIL mondiale e l’ottimizzazione di competenze e tecnologie IT potrebbe dare nei prossimi quattro anni una spinta da 2 trilioni di dollari alla produzione economica. Si tratta di un fenomeno “disruptive” abilitato dall’IT e, in particolare, dalle tecnologie che il Massachusetts Institute of Technology chiama SMACI (social, mobile, analytics, cloud computing e IoT) o della “Terza piattaforma” secondo la terminologia IDC. Sempre da Accenture, viene la recente ricerca “Global Banking Distribution & Marketing Consumer Study” che ha misurato i trend nelle richieste e nei gusti dei clienti delle banche, sondando ben 33mila persone di 18 paesi al mondo. Ebbene, dall’analisi è risultato chiaro che le banche devono focalizzarsi prioritariamente sulla customer experience complessiva (CX) e, quindi, offrire al cliente la scelta e il controllo, in qualsiasi momento, del canale preferito e della interazione personalizzata, mantenendo la stessa esperienza, con lo stesso set informativo, su ogni canale. Le attese del cliente sono rivolte verso l’alta qualità del servizio e della CX e questi pretende che tale eccellenza, trasparenza e rapidità sia garantita anche dalla banca. La survey sottolinea anche che “il tempo dell’attesa è finito e la partita decisiva verso la DX si gioca in tempi strettissimi”. Dello stesso avviso è pure l’indagine promossa in Europa da Fujitsu, condotta dalla società di ricerche Coleman Parkes Research, in cui si evidenzia che i consumatori hanno grandi aspettative nei confronti dei canali digitali. Il 37 per cento di questi minaccia addirittura di passare alla concorrenza se la propria banca non è disposta ad aggiornare le piattaforme tecnologiche. Concorrenza che potrebbe venire anche dagli OTT. Apple, per esempio, con l’iPhone X ha annunciato l’ingresso nel mercato dei pagamenti. Il cliente – insomma – vuole fortemente l’innovazione che renda l’interazione più facile e più comoda.


#DX Fabio Rizzotto Le #banche giudicate sulla qualità delle loro interfacce digitali @IDCItaly
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Lo scenario in cui il mondo della banca opera, quindi, è notevolmente mutato, così come è cambiata la funzione della tecnologia per la finanza. Ciò non significa solo investimenti in IT ma, soprattutto, innovazione con l’IT del modello di business, intraprendendo un percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Con la DX le banche non saranno più come le conosciamo oggi. Saranno costrette a ridefinire il modo di funzionare, i processi e, di conseguenza, anche le competenze, promuovendo un vero cambiamento culturale in una logica digitale. «Le banche e le società dei servizi finanziari globali devono rimanere rilevanti in un’epoca in cui emergono nuovi rischi: devono cioè innovare per difendersi dai nuovi attori e allo stesso tempo rispettare la crescente conformità normativa» – sostiene Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia. Le banche devono completare la DX perché verranno giudicate proprio sulla qualità delle loro interfacce digitali prima ancora che sulla rete fisica. I costi della fisicità (infrastrutture attuali, in particolare filiale e back office) devono diminuire per finanziare la DX. «Allo stesso tempo – continua Rizzotto – i sistemi di core banking devono essere modernizzati anche per abbattere i notevoli costi di manutenzione dei sistemi legacy e consentire pagamenti istantanei e aperti». La DX, le nuove regolamentazioni, l’esigenza di soddisfare le tendenze di prodotto, servizio e CX, unite alle nuove opportunità con fornitori, partner e clienti saranno sempre più impegnative per le organizzazioni bancarie. «Le interfacce di programmazione delle applicazioni che consentono l’accesso alle imprese (API) possono essere i componenti fondamentali per raggiungere l’obiettivo unitamente alle azioni di government con lo sviluppo di talenti e capacità interne» – conclude Rizzotto. Per sopravvivere, oggi, occorre passare dalla centralità della istituzione fisica a una struttura digitale basata su reti, software e server. Questa nuova opzione include anche l’utilizzo dei principi delle Fintech. Ciò significa sostituire i sistemi legacy con nuove opzioni di business e tecnologie, usando tutti gli strumenti disponibili basati su Internet (per esempio, interfacce utente e applicazioni BaaS), i nuovi pagamenti digitali, i database e anche l’utilizzo di tecnologie quali la blockchain, l’IA e la robotica, nonché il paradigma IoT. IDC prevede che queste tecnologie saranno utilizzate per il 60 per cento delle banche europee entro il 2019. Negli Stati Uniti, le banche retail e di credito spenderanno quest’anno 20,2 miliardi di dollari in hardware, software, servizi e personale IT per sviluppare la DX, con una crescita (CAGR) del 22,5% fino al 2020.


#CRIF Simone Capecchi La #DX apre nuovi orizzonti e sfide per l’industria del credito
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Verso nuovi modelli di business

Insomma, anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX. La DX sta rivoluzionando il settore finanziario e l’ecosistema sembra essere pronto a cogliere il grande cambiamento. La trasformazione porterà inesorabilmente al “connected banking”, o “digital banking” che saranno le parole d’ordine del prossimo futuro. Innovazione, dematerializzazione, automazione dei processi, omni-channel, mobile payment, modernizzazione delle infrastrutture e identificazione del cliente da remoto. L’innovazione nei servizi bancari applicata a canali, prodotti e servizi, coniugando tecnologia e sviluppo con sostenibilità e contributo allo sviluppo di imprese, famiglie e nuove generazioni è la leva di business per la prossima evoluzione. Il mobile – per esempio – ha già rivoluzionato il settore bancario, tanto che siamo arrivati a banche che operano solo su smartphone. Oggi, assistiamo a un cambio di paradigma vero e proprio. Sarà sempre più facile per il cliente ricevere assistenza e consulenza in tempo reale sull’operatività di tutti i giorni, sia su canali digitali che dal contact center, ma anche consulenza sugli investimenti e offerte di prestiti. Il digital banking quindi diventerà il canale di comunicazione ufficiale, dove potrà confluire anche tutta la parte contrattualistica. È già disponibile, per alcune banche, l’apertura del conto corrente via mobile, con la semplicità del riconoscimento via “selfie” e la comodità della digitalizzazione dei documenti, la possibilità di rateizzare direttamente dall’applicazione uno o più acquisti effettuati con carta di credito, fino ad arrivare alla richiesta vera e propria di prestito da mobile.


#DX in #Banca G.Trapassi @cedacri La priorità è la digitalizzazione dei processi end-to-end
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Anche lo sportello si trasforma

La filiale tradizionale continuerà a essere strategica, ma questa dovrà essere molto più orientata alla consulenza finanziaria, creditizia e di tesoreria, al posto delle operazioni standard e routinarie. Queste saranno talvolta esplicate con l’uso di “software bot” in grado di rispondere online alle richieste del cliente. Il vantaggio, in tal caso, è che i software bot sono disponibili 24 ore su 24. Sebbene il digital banking rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questo richiederà un enorme sforzo di trasformazione, in cui l’operatore di filiale sarà sempre più consulente del cliente e utilizzerà strumenti di CRM 2.0. L’operatore, secondo Accenture, dovrà trasformarsi in “brand ambassador” che, attraverso le funzionalità digitali e di relazione, offrirà servizi ad alto valore aggiunto. I servizi a basso valore, invece, saranno automatizzati e fruibili oltre che digitalmente anche in aree self-service, grazie a dispositivi utilizzabili allo scopo con il supporto e la competenza dell’operatore di filiale. Siamo, quindi, di fronte a una evoluzione verso la cosiddetta “filiale ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. L’obiettivo strategico è considerare le operazioni tradizionali e standard come parte del modello di business self-service assistito, offrendo al cliente un’accoglienza personalizzata. La banca tradizionale diventa, quindi, “liquida” alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale. Dalla “vecchia banca”, però, dobbiamo recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza della DX, è possibile costruire relazioni e servizi nuovi per l’avvio di una nuova fase di sviluppo.

Simone Capecchi, executive director di CRIF è dello stesso avviso. «La DX sta aprendo nuovi orizzonti e sfide per l’industria del credito. Il digitale però non deve essere interpretato solo come un canale alternativo, ma come l’integrazione di tutti gli elementi fisici e digitali per offrire la migliore CX possibile». Certamente, la diffusione delle nuove tecnologie, dei dispositivi mobili e l’offerta di servizi innovativi hanno alimentato nei clienti aspettative di interazione orientate a semplicità, velocità, sicurezza e personalizzazione. «In questo scenario – continua Capecchi – le aziende di credito devono affrontare e vincere le sfide dell’innovazione, tra rinascita e sopravvivenza. In tal senso, la conoscenza dei clienti e di quelli potenziali rappresenta la chiave del successo, in particolare all’alba dell’avvento della PSD2 che aprirà il mercato a dinamiche totalmente nuove». L’analisi e reinterpretazione della CX con l’utilizzo di tutto il patrimonio informativo disponibile, dati interni ed esterni, insieme ad avanzate metodologie statistiche per estrarre valore dalle informazioni, diventano quindi fattori cruciali per la giusta proposizione commerciale di prodotti di credito sia tradizionali sia innovativi: tutti comunque legati alla tipologia del canale scelto dal consumatore, per garantirgli la migliore esperienza.


#DX in #Banca Claudio Ruffini #Augeos Come migliorare la gestione del #rischio
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Le istituzioni finanziarie, i “new comers” e i responsabili politici devono collaborare insieme per creare il giusto ambiente di modernizzazione e DX del settore finanziario gestendo ovviamente i rischi connessi. Questo approccio dovrà essere di tipo win-win e occorre anche considerare attentamente che le banche tradizionali sono oggi ancora fondamentali nei sistemi globali di pagamento e finanziamento perché possano scomparire nel breve periodo. «La maggior parte dei nuovi operatori digitali, infatti, ha ancora bisogno di loro» – sottolinea Fabio Rizzotto di IDC Italia. Le filiali rimarranno il centro dei rapporti con i clienti nonostante il loro costo e la disponibilità di canali di comunicazione mobile, online e social (i livelli di adozione dei canali social nei servizi finanziari in Europa stanno accelerando e più di due su tre banche sfrutteranno questo canale dalla fine del 2017). «Tutto questo rivela la volontà delle istituzioni della finanza di creare un approccio più personalizzato al cliente – mette in evidenza Rizzotto – sia a fronte della riduzione del numero degli sportelli sia attraverso l’impiego di robot e IA direttamente in filiale».

La digitalizzazione dei processi

«Le banche devono innovare il loro modello di business e di servizio in modo che sia più vicino alle istanze e agli stili di consumo del cliente, recuperare in termini di profondità dell’analisi, capire sempre meglio ciò che i clienti chiedono e anticiparne i bisogni, in modo da reagire, in tempi che siano sempre più vicini al real-time, con azioni commerciali fortemente personalizzate sui vari canali» – sostiene Gianmaria Trapassi, responsabile direzione digital innovation di Cedacri. Altra priorità è la digitalizzazione dei processi end-to-end per ottenere processi digitali ed efficienti con importanti ritorni in termini di efficientamento dei costi. In particolare, secondo Cedacri, i principali trend di mercato sono: 1) “Data as the new oil”, ovvero l’opportunità per le banche di trarre beneficio dai propri dati al fine di creare valore monetizzabile e migliorare le campagne di vendita; 2) “M(obil)E Extension”, in pratica, centralità del mobile nella vita del consumatore (es. virtual wallet) e quindi nel settore dei servizi finanziari, estensione dei servizi quali mobile payments, natural language processing, remote advisory; 3) “Open Banking”, in quanto a seguito della PSD2 le banche hanno l’opportunità di aprire i propri servizi (API) al mercato in ottica di trasformarsi in una piattaforma aperta (ecosistema digitale) che consenta di includere velocemente nuovi servizi anche extra-finanziari; 4) “Intelligenza artificiale & Robotics”, che significa automatizzare processi rule-based, emulando l’attività dell’utente. «In relazione a tale analisi strategica – spiega Trapassi – abbiamo messo in campo soluzioni al servizio della DX e del nuovo modello di business con una visione integrata del cliente che consente di generare nuovi ricavi e di assicurarsi l’efficienza sui costi IT». Le principali direttrici dell’innovazione secondo Cedacri sono tre. Al primo posto c’è il “Multichannel analytics & reporting”, per il potenziamento degli algoritmi predittivi e del reporting riguardante il comportamento del cliente in un contesto sempre più multicanale e digitale. Al secondo posto, c’è il “Dynamic pricing”, ovvero possibilità, per le funzioni di marketing, di poter definire regole di pricing differenziate in base al contesto di acquisto (es. canale), al profilo cliente (es. valore attuale e prospettico) e alle caratteristiche del prodotto, al fine di orientare il comportamento dei clienti e raggiungere obiettivi di redditività. Al terzo posto, ma non ultimo per importanza, c’è la “Digitalizzazione dei processi”, in altre parole, la trasformazione dei principali processi di filiale e back office al fine di renderli paperless e automatizzati, facendo leva anche su tecnologie innovative come la robotica.


#DX in #Banca Denny Bellotto @InfoCert_it La scelta del trust service provider più idoneo
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Gestione del rischio a 360 gradi

«Negli ultimi anni, sta avvenendo una grandissima trasformazione dei modelli di business bancari e dei relativi processi di governance. Il cliente è messo al centro del sistema e non è più la banca il punto focale» – dice Claudio Ruffini, presidente di Augeos, società piemontese specializzata nell’area del risk management, IT governance, compliance e finance. È fondamentale quindi il supporto di aziende IT nell’evoluzione di tale processo di innovazione in considerazione della velocità con cui avviene la DX e con cui muta il contesto normativo di riferimento. La DX tra innovazione (mobile, cloud, big data, roboadvisor, blockchain…), efficienza e contesto normativo si manifesta in modo particolare nell’ambito IT. Augeos è coinvolta in diversi progetti di IT & Risk Governance con le principali banche nazionali. In questo ambito diventa un requisito indispensabile il governo dell’IT. L’identificazione delle minacce e delle vulnerabilità, la corretta gestione degli incidenti e l’ottimizzazione dei controlli sono attività che sempre più saranno necessarie al fine di prevenire possibili rischi aziendali (operativi, normativi, informatici, reputazionali) anche al fine di garantire la continuità operativa di una digital bank.

è chiaro però che tutto ciò richiede uno sforzo notevole di innovazione e di coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partners con cui costituire alleanze. Non solo. L’innovazione sta divenendo sempre più open e la banca si dovrà porre al centro del nuovo modello descritto anche perché il cambiamento è richiesto dalle nuove norme europee. L’entrata in vigore della direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno, la già citata PSD2 (Payment Services Directive 2), la open banking directive e il regolamento GDPR (General Data Protection Regulation) obbligano gli attori finanziari ad aprire l’accesso ai propri conti per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. «Ci troviamo in un momento storico particolarmente delicato per il settore bancario, chiamato a dare risposte concrete alle sfide poste dalla DX e dalla normativa europea, che ha come principale obiettivo quello di elevare il trust delle transazioni digitali per rafforzare la fiducia dei consumatori» – spiega Denny Bellotto, digital consulting – process & compliance di InfoCert – Gruppo Tecnoinvestimenti. In questo scenario, i trust services regolamentati da eIDAS (- electronic IDentification Authentication and Signature – tra cui firma digitale, marca temporale e posta elettronica certificata) rivestono un ruolo fondamentale. Disposizioni quali PSD2, per esempio, fanno esplicito riferimento al loro utilizzo per rispondere ai requisiti di compliance. «Il mondo bancario dovrà farsi trovare pronto a iniziare dalla scelta cruciale del trust service provider più idoneo, cioè quello in grado di offrire non solo soluzioni tecnologiche ma anche consulenza sulla loro implementazione» – continua Bellotto. «Anche alla luce delle consolidate collaborazioni con prestigiose realtà del settore, come InfoCert, possiamo testimoniare che, per trarre i maggiori benefici dal mutato scenario, occorrerà che le banche dimostrino non solo capacità di adattamento ai cambiamenti ma, soprattutto, attitudine a trasformare i vincoli normativi in nuove opportunità di business e servizi per la propria clientela».


#DX in #Banca Gianmatteo Manghi @CiscoItalia #U&CC per creare vantaggio competitivo
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Nuove modalità di collaborazione

«La profonda trasformazione del mercato verso la DX sta portando nuove modalità di collaborazione con i clienti che hanno stili di vita nuovi, con esigenze in continuo mutamento e le tecnologie possono essere di grande aiuto nell’intercettare il bisogno di mobilità e flessibilità» – afferma Gianmatteo Manghi, direttore commerciale enterprise e pubblica amministrazione di Cisco Italia. È fondamentale quindi mettere a disposizione del cliente servizi accessibili ovunque si trovi. L’esperienza di Cisco nell’ambito collaboration consente agli istituti bancari di creare un vantaggio competitivo, utilizzando nuove tecnologie digitali che permettono servizi di elevata qualità (dalla telepresence alle soluzioni di UC&C) che rappresentano solide fondamenta su cui impostare la DX. «Un caso molto interessante – evidenzia Manghi – è quello di BNL-Gruppo BNP Paribas che ha scelto Cisco per migliorare la collaborazione sia al proprio interno sia verso i clienti». Con Cisco TelePresence, i clienti possono incontrare e parlare con il consulente giusto quando lo desiderano per soddisfare di volta in volta i bisogni del momento. I consulenti di vendita che operano sul territorio utilizzano tablet con tecnologia Cisco Jabber integrata, e in questo modo possono avviare conference “di persona” con i professionisti finanziari di BNL. In particolare, la piattaforma Cisco Jabber permette di scegliere in modo semplice tra instant messaging, voce, video HD, conferenza, voicemail con interfaccia visiva e condivisione desktop, tutto ciò che serve ai professionisti di oggi per soddisfare le richieste della clientela ed essere produttivi ovunque si trovino. È possibile trovare le persone giuste, vedere se e come sono disponibili, e collaborare utilizzando il metodo preferito. «La rete Cisco, altamente veloce e affidabile – conclude Manghi – unifica le attività di uffici, filiali, contact center, ATM e quelle rivolte al cliente. Strumenti collaborativi di Cisco come i telefoni IP, videoconferenza e WebEx permettono allo staff di BNL Gruppo BNP Paribas di collaborare al meglio e ovunque si trovino». Il servizio clienti, distribuito in più sedi, è stato integrato grazie al Cisco Contact Center Enterprise, permettendo a circa 1000 agenti di avere i dati dei clienti sempre a portata di mano.


#DX #Mobile #RealTime A.Bosio @SamsungItalia Le #banche possono fare un salto di qualità
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Gli fa eco Antonio Bosio, product and solutions director di Samsung Electronics Italia. «Samsung supporta la DX a diversi livelli sia con strumenti utili a migliorare e rendere più proficua l’interazione con la clientela sia con soluzioni per la gestione dei processi interni del business bancario, a livello centrale o delle singole filiali». In effetti, nell’ambito del mobile – come spiega Bosio – gli smartphone, i tablet e i device indossabili Samsung rispondono a diverse esigenze legate al rapporto con la clientela finale e alla gestione del workflow bancario. Di per sé lo smartphone è uno strumento di erogazione di servizi in tempo reale, e rappresenta una grande opportunità per fornire informazioni in real-time ai clienti, raggiungendoli in qualunque luogo e in qualunque momento. E le banche stesse si stanno orientando in questa direzione, sviluppando applicazioni sempre più efficienti, semplici e sicure da utilizzare in mobilità. In questo senso, Samsung supporta i processi di evoluzione con device mobili sempre più potenti oltre che sicuri, attraverso l’utilizzo di diverse soluzioni di cifratura, compresi i sensori biometrici, e la piattaforma Samsung Knox. Le tecnologie mobile di Samsung rispondono anche alle esigenze di smart working. «In questo caso – prosegue Bosio – grazie alle molteplici collaborazioni di Samsung con alcuni system integrator, siamo in grado di fornire strumenti hardware e applicativi per svolgere attività in maniera più flessibile, come per esempio estendere al desktop le funzioni e le applicazioni già avviate da smartphone in mobilità, grazie a Samsung DeX». Estendendo il discorso alle funzionalità di diverse tipologie di dispositivi connessi al mobile, l’offerta Samsung spazia anche nell’ambito della formazione del personale. Per esempio, la tecnologia di Virtual Reality Samsung Gear VR, permette di formare i dipendenti in maniera coinvolgente, andando a ricreare in un ambiente immersivo alcune situazioni reali che un operatore di banca si trova a fronteggiare nel lavoro di tutti i giorni. «Il management – conclude Bosio – dovrà quindi essere sempre più orientato a favorire e mantenere la propria competitività sul mercato anche mettendo al centro il cliente finale. Inoltre, è sempre più necessario che l’innovazione non sia segregata a una sola funzione aziendale, ma propagata a tutta l’organizzazione. Solo così le banche possono fare un salto di qualità, diventando realmente digitali non solo nel front end, ma anche nel passaggio tecnologico di un gran numero di processi interni fino a poco fa quasi esclusivamente analogici». Il fondamento della DX sta nel fatto che l’orizzonte che ogni banca ha oggi di fronte è quello di operare in modo efficiente in un mercato sempre più competitivo, in costante evoluzione e caratterizzato da nuovi fattori di cambiamento. La DX, conseguentemente, assume un’importanza decisiva coinvolgendo, sia come offerta che come domanda, tutta l’azienda. Questo nuovo approccio richiede però di avviare subito una revisione innovativa “partecipativa e collaborativa”, in logica bottom-up e user-driven.

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CRIF si colloca al 33° posto nel ranking IDC FinTech del 2017 https://www.datamanager.it/2017/09/crif-si-colloca-al-33-posto-nel-ranking-idc-fintech-del-2017/ Wed, 13 Sep 2017 09:41:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130732 La più completa classifica dei top 100 fornitori globali di tecnologia nell’industria dei servizi finanziari CRIF si posiziona al trentatreesimo posto nella classifica IDC FinTech del 2017, facendo un ulteriore salto in avanti rispetto al ranking 2016. Giunta alla sua quattordicesima edizione, la classifica IDC FinTech valuta i principali fornitori globali di tecnologia finanziaria basandosi […]

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La più completa classifica dei top 100 fornitori globali di tecnologia nell’industria dei servizi finanziari

CRIF si posiziona al trentatreesimo posto nella classifica IDC FinTech del 2017, facendo un ulteriore salto in avanti rispetto al ranking 2016.

Giunta alla sua quattordicesima edizione, la classifica IDC FinTech valuta i principali fornitori globali di tecnologia finanziaria basandosi sui ricavi dell’ultimo anno solare relativi a hardware, software e/o servizi. Le società analizzate forniscono la spina tecnologica dell’industria dei servizi finanziari, un’industria in cui, secondo IDC Financial Insights, la spesa globale mondiale IT raggiungerà 500 miliardi di dollari entro il 2018.

Le classifiche annuali IDC FinTech sono diventate una misura importante sullo stato dell’arte e le tendenze della tecnologia nel settore e per far emergere soluzioni innovative da parte di nuovi operatori. Inoltre, le classifiche IDT FinTech rappresentano uno strumento fondamentale per le istituzioni finanziarie da utilizzare durante la pianificazione strategica e per la selezione di nuovi investimenti in soluzioni di terze parti.

“La sfida per il prossimo futuro sarà garantire sempre più l’eccellenza nello sviluppo e nel governo del credito nel suo complesso. Ecco perché da sempre CRIF pone tra le sue priorità lo sviluppo di soluzioni altamente performanti e piattaforme gestionali in grado di coprire l’intera filiera del credito, con l’obiettivo di affiancare i nostri clienti in un percorso che ci veda ‘together to the next level’ – commenta Silvia Ghielmetti, Direttore Generale di CRIF -. A questo riguardo basti ricordare che StrategyOne, la piattaforma user-friendly di CRIF per la gestione completa, efficace e tempestiva di tutti i processi decisionali legati al credito, ha superato le 100 installazioni on site presso prestigiose aziende di credito di 4 continenti. L’inserimento in una posizione di prestigio nella classifica IDC FinTech rappresenta una ulteriore conferma del nostro costante impegno e della qualità delle nostre soluzioni riconosciuta sui mercati globali”.

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Digital payment e PSD2 https://www.datamanager.it/2017/06/digital-payment-psd2/ Wed, 21 Jun 2017 13:06:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127242 L’area dei sistemi di pagamento è in piena trasformazione per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. Sotto la spinta normativa e di nuovi modelli funzionali e di business, la forza di rottura dei nuovi player non convenzionali spinge a fare un salto non solo tecnologico ma anche culturale La disponibilità […]

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L’area dei sistemi di pagamento è in piena trasformazione per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività. Sotto la spinta normativa e di nuovi modelli funzionali e di business, la forza di rottura dei nuovi player non convenzionali spinge a fare un salto non solo tecnologico ma anche culturale

La disponibilità di servizi di pagamento digitali (digital payment o d-payment), sicuri, facili da usare e poco costosi è uno degli elementi fondamentali per l’affermazione su larga scala delle transazioni elettroniche e della digital economy. Ciò non rappresenta solo un vantaggio in termini di comodità e sicurezza per le famiglie, le imprese e le PA, ma anche un importante volano di crescita e sviluppo per il paese, oltre che un risparmio di costi. Secondo gli analisti, i d-payment raggiungeranno un nuovo picco di crescita, dopo una corsa che negli ultimi due anni ha superato le attese. La spinta ulteriore viene principalmente dal cambiamento culturale dei consumatori che sta generando un salto di qualità e nuove opportunità per l’offerta. Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC illustra il recentissimo rapporto IDC European Payment Predictions 2017, in cui si evidenzia come le istituzioni finanziarie in Europa spenderanno più di tre miliardi di dollari entro il 2019 nella trasformazione ed evoluzione dei sistemi di pagamento verso i d-payment. IDC vede grandi opportunità per il settore che scaturiscono direttamente dalla notevole crescita dei dispositivi connessi e dal prossimo avvento dell’IoT. Secondo il rapporto, molti di questi dispositivi collegati avranno necessità di accedere alle reti di pagamento per pagare pedaggi, effettuare ordini o pagare bollette. In effetti, la trasformazione ed evoluzione dei pagamenti è stata una strategia di lungo termine per molte istituzioni finanziarie. Negli ultimi anni, le priorità sono state: integrare i nuovi canali (mobile, voce, etc.) su entrambi i terminali della transazione di pagamento, ridurre la complessità, eliminare le ridondanze, migliorare l’efficienza e, naturalmente, ridurre i costi. «La competizione nel settore è notevolmente aumentata – sottolinea Rizzotto – e vi sono nuovi fattori di cambiamento come le nuove tecnologie digitali, i nuovi modelli di business e nuovi operatori non tradizionali». Tali forze di rottura costringono al cambiamento sia gli istituti finanziari sia i fornitori di tecnologia spingendoli ad adottare le tecnologie della terza piattaforma, come le reti mobili, il cloud, le reti peer-to-peer, per ridurre i costi, fornendo la sicurezza e la scalabilità necessaria.

La trasformazione dei sistemi di pagamento da parte dei fornitori di tecnologia finanziaria e di istituti finanziari significherà anche nuove opportunità, l’apertura di piattaforme e uno sforzo concertato per rendere i pagamenti più semplici per sviluppatori e consumatori e “open” attraverso le API (application programming interface) aperte. «Le banche e le società di servizi finanziari – conclude Rizzotto – devono necessariamente restare focalizzate sul proprio core business ora che emergono nuovi rischi e devono innovare per difendersi dalle nuove tipologie di operatori. Allo stesso tempo, devono rispettare assolutamente la compliance normativa, la protezione dei consumatori e le leggi sulla concorrenza». Le banche che costruiranno efficaci relazioni mobili con i clienti avranno le migliori possibilità di consolidare la fedeltà del cliente a lungo termine e avranno anche il vantaggio di costruire un quadro informativo più ricco dei propri clienti attraverso interazioni più frequenti. Non solo. Avendo goduto da tempo della relazione speciale o, si potrebbe dire, “privilegiata” con i clienti attraverso i vari canali, le banche devono ora imparare a sopravvivere in un mondo completamente diverso.


#Blockchain #cognitivecomputing #softwarerobot cambieranno mondo dei pagamenti
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«Nel corso dell’ultimo anno, lo scenario dei pagamenti digitali si è arricchito di nuovi attori, nuovi servizi e nuovi strumenti di pagamento» – spiega Enrico Belgini, product manager monetica e sistemi di pagamento di Cedacri. «OTT, fintech e telco sono entrate nella filiera dei pagamenti. Wallet, P2P, P2B, NFC, C-Less, in maniera più o meno matura, fanno ormai parte dell’offerta di d-payment». Cedacri ha messo a disposizione dei propri clienti soluzioni consolidate in tali aree. Ha sperimentato la tecnologia blockchain all’interno dei propri sistemi nell’ambito del P2P e, nella propria pipeline 2017/2018, ha inserito l’avvio degli instant payment e della API economy. «Stare al passo con le evoluzioni tecnologiche di settore, monitorando la tecnologia e sperimentando le soluzioni – continua Belgini – ha permesso da un lato di mettere a disposizione servizi più maturi e dall’altro di governare le evoluzioni tecnologiche che sempre più si affermeranno nel comparto dei d-payment». Nuovi player di mercato come i TPP (third party providers), SCA (strong customer authentication), fornitori di sicurezza e tutela della clientela, stanno entrando in campo con decisione. «Cedacri – prosegue Belgini – al fine di supportare le proprie banche clienti, da un lato, ha in corso gli sviluppi per l’adeguamento dei propri sistemi e, dall’altro, ha avviato un percorso consulenziale al fine di poter traguardare insieme alle banche l’entrata in vigore delle nuove normative». I nuovi attori aprono la strada per le banche a opportunità strategiche che rivoluzioneranno il mercato dei d-payment. Cedacri prevede l’assunzione del ruolo attivo di “aggregatore di PSP” (payment service provider) in grado di facilitare l’assunzione del ruolo di TPP da parte delle banche in modo da garantire sicurezza e tutela della clientela abbinate allo sviluppo strategico di nuove opportunità di business. «La costituzione di veri e propri laboratori di sperimentazione di nuove tecnologie e strumenti di pagamento – conclude Belgini – è alla base di ogni evoluzione del settore». Questo approccio, abbinato allo sviluppo di collaborazioni con Fintech che si stanno sviluppando sul mercato dei pagamenti, consentirà a Cedacri anche nei prossimi anni di governare il cambiamento della API economy.

PSD2 E NUOVE NORME

L’Europa sta facendo enormi sforzi per normare l’area d-payment e la loro sicurezza ma, come è noto, questo è un comparto globale per definizione. La recente direttiva PSD2 (Payments Service Directive 2015/2366/UE), entrata in vigore il 13 gennaio 2016, rappresenta il nuovo quadro normativo entro cui muoversi al fine di aumentare la possibilità di scelta di uno strumento di pagamento in capo al consumatore, di incrementare la sicurezza e di ridurre i costi. L’innovazione e la trasformazione digitale costituiscono, in effetti, il nucleo di una serie di nuove normative, oltre alla PSD2, come la direttiva “open banking” e anche il GDPR (general data protection regulation). Queste costringono le istituzioni dei servizi finanziari a ripensare l’intero processo innovativo e a collaborare con nuovi attori sul mercato. La fidelizzazione e la fiducia del cliente diventano sempre più importanti e rendono, di fatto, cruciale la protezione della relazione con il cliente. La PSD2, in particolare, stabilisce che le banche restituiscano la proprietà dei dati ai clienti e forniscano loro la libera scelta del fornitore di servizi di pagamento, aprendo il mercato a nuovi concorrenti anche non finanziari. Con la PSD2, l’accesso di terze parti agli account, l’utilizzo di API aperte per collegare direttamente i rivenditori e le banche e la capacità di consolidare le informazioni sull’account tramite un portale, rivoluzionerà senza dubbio i servizi di pagamento in Europa. La sfida sarà comunque su come i consumatori risponderanno ai nuovi fornitori non finanziari e su come questi nuovi arrivati saranno in grado di soddisfare le aspettative sia dei consumatori che degli organismi europei di regolamentazione. «La PSD2 favorirà la creazione di un mercato europeo unico e integrato dei servizi di pagamento che, grazie alla digitalizzazione dei servizi, vedrà l’ingresso di nuovi operatori al fianco di quelli tradizionali» – ribadisce Simone Capecchi, executive director di CRIF. «L’uniformità delle regole contribuirà all’abbattimento delle barriere esistenti, rafforzerà la sicurezza del sistema e garantirà una maggiore trasparenza e più elevati livelli concorrenziali a vantaggio dei consumatori». Nonostante l’incremento del rischio di disintermediazione tra le aziende di credito e la propria clientela, la PSD2 non può essere vista unicamente come un minaccia. «Questa, infatti – conclude Capecchi – rappresenta un’occasione unica anche per i player tradizionali di innovare i propri processi e i canali di gestione della propria clientela e prospect». È proprio la conoscenza dei clienti con l’identificazione dei loro bisogni la chiave del successo all’alba dell’avvento della PSD2: conoscenza che passa attraverso l’analisi del patrimonio informativo già a disposizione dei lender, da rileggere però con metriche differenti rispetto al passato e più coerenti con i nuovi standard tecnologici, informativi e di “advanced analytics”.

OFFERTA INTERNAZIONALE

L’offerta internazionale di d-payment è caratterizzata da prodotti emergenti che potrebbero imporsi a tutti i livelli e, quindi, anche sul mercato europeo, come standard de facto. Tali sistemi, infatti, pur essendo meno regolamentati e controllati di quelli europei, sono nati per essere globali. Esempi di successo come Google Wallet, PayPal, Apple Pay, Samsung Pay, Amazon Pay, Alipay, Bitcoin e le altre e-money, destano qualche preoccupazione nel mercato europeo. Nello stesso tempo, i d-payment che utilizzano soluzioni NFC (near field communication) come Apple Pay, Samsung Pay e Android Pay dovranno sviluppare partnership tra retailer, banche e organizzazioni finanziarie e proprio per questo i consumatori non colgono ancora il vero valore di questo tipo di pagamenti. Secondo Gartner i servizi di mobile payment e i mobile wallet, in particolare, richiederanno un piano di implementazione specifico per ciascun paese con infrastrutture ad hoc che tengano conto delle regole e consuetudini dei segmenti specifici e con accordi con banche e retailer. Alcuni pagamenti mobile, inoltre, si stanno spostando verso il cloud computing. Visa e Mastercard, per esempio, hanno adottato l’HCE (host card emulation), una tecnologia ad architettura aperta basata sul cloud che consente di effettuare operazioni NFC, tra cui i pagamenti. Con questo sistema è possibile gestire transazioni sicure affrancandosi dal supporto hardware del “secure element” (SE) ospitato nel cellulare e fornito dagli operatori telefonici. La smaterializzazione del SE indebolisce la dipendenza dei pagamenti NFC da una SIM fisica, e quindi il controllo delle compagnie telefoniche, a favore di un modello più aperto che semplifica l’offerta dei servizi da parte di banche, issuer e sviluppatori. L’altra sfida riguarda l’instant payment, che rappresenterà una ghiotta opportunità di generare valore solo se sarà garantito in termini di efficacia, rapidità e, naturalmente, data protection.


#Pagamentidigitali Un’occasione unica per innovare i processi e i canali
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L’SCT (SEPA credit transfer) Instant, schema diffuso nella sua prima versione dall’EPC (European Payment Council), da una parte, e il GPI (global payment innovation) di SWIFT, dall’altra, sono le novità più recenti, e compatibili con una direttrice comune d’implementazione dei d-payment – come ci spiega Stefano Trinci, payments & trade finance manager di Enterprise. Tali novità investono le normative e i processi interni, più di quanto non abbiano fatto la SEPA e la PSD. I processi andranno quindi rivisti per diversi attori: clientela (SWIFT GPI, instant payment), back-office, AML (anti-money laundering), tesorerie (SCT Instant), e sarà, quindi, determinante per l’istituzione finanziaria l’approccio alla compliance. «La governance detta linee guida sul piano teorico e lascia al mercato l’individuazione di uno standard specifico» – prosegue Trinci. «Il rischio è la frammentarietà, soprattutto all’inizio, quando ancora non prevarrà uno standard sugli altri». Si pensi, per esempio, a un PISP (payment initiation service provider) che debba integrare tante API diverse quanti sono gli istituti da interfacciare. In tal caso le parole chiave saranno: open API e interoperabilità, collaborazione e condivisione e solo un humus cooperativo porterà i nuovi strumenti ad affermarsi. «In sintesi – conclude Trinci – le banche dovranno aprire alcuni servizi a dirette concorrenti e TPPs. Ciò significa condividere preziose informazioni, che non saranno “regalate” solo se si avrà la capacità di costruire, sul mutuo scambio, un business alternativo: nuove modalità di on-boarding clienti, servizi a valore aggiunto, potenziamento del KYC (know your customer) e possibilità di cross-selling». La parola d’ordine è, quindi, “instant”, dove più che mai è importante essere tra i “frontrunner” e affidarsi a fornitori-precursori.

«Al mercato dei d-payment viene richiesto oggi di effettuare un salto quantico per soddisfare un’esigenza specifica che deriva dal mondo retail: la migrazione alla modalità omnichannel» – dichiara, senza mezzi termini, Imanuel Baharier, CEO di Sparkling18. «Il fenomeno coinvolge tutta la distribuzione, dal negozio più piccolo alla grande catena che deve poter interagire con i propri clienti spostandosi con la massima flessibilità da un canale all’altro; dal fisico al mobile, dal web al call center». Il mondo dei d-payment, in effetti, è carente nella capacità di ricoprire con la massima efficienza l’ultimo miglio della filiera che è ciò che consente la migrazione da un sistema chiuso verso un sistema omni-channel. E questo è ciò che ha scelto di fare Sparkling18 per mettersi al servizio di tutto il mercato. «La formula magica – conclude Baharier – sta nelle parole “card on file” e “SDK” (software development kit). Con la prima consentiamo la virtualizzazione di carte di credito e loyalty e il loro richiamo istantaneo su tutti i canali: sul telefonino di fronte a un POS contactless, al tavolo di un ristorante, al pc acquistando online, pagando su call center. Con SDK ogni app, sito, o POS può essere velocemente abilitato alla virtualizzazione e all’acceptance delle carte su tutti i canali». Naturalmente, in tal caso la sicurezza è garantita dalla certificazione PCI DSS 3.2 level 1 (payment card industry data security standard) che manleva clienti ed esercenti da ogni responsabilità. Anche per questo Mastercard ha deciso di annoverare Sparkling18 tra i suoi “platinum digital vendor”.

CLIENTE AL CENTRO

Dopo i grossi sforzi e gli investimenti fatti dai circuiti di carte di credito e dalle banche per aumentare la sicurezza delle carte e dei sistemi (chip&PIN), l’attenzione alla sicurezza dei d-payment diventa condizione imprescindibile al fine di consolidare la confidenza dei merchant e degli utilizzatori di carte verso le nuove tecnologie di pagamento. La sfida per l’offerta di soluzioni competitive in Europa si gioca sia sulla compatibilità con le norme e gli standard che sulla sicurezza e l’affidabilità ma anche sulla facilità d’uso. «In un mercato in evoluzione, come quello dei d-payment, sono soprattutto i nuovi trend nelle abitudini del consumatore a indirizzare le innovazioni» – afferma Marco Rizzoli, country manager di Ingenico Italia. Oggi, la tecnologia digitale, in effetti, permette l’accesso a una quantità illimitata di informazioni, consentendo di prendere decisioni più consapevoli e scegliere in autonomia dove, cosa e come acquistare e, quindi, anche pagare.

Per questo è importante per gli operatori riuscire a innovarsi per ottimizzare i nuovi comportamenti di acquisto presso il punto vendita. In questo scenario, Ingenico sta investendo in nuove soluzioni indirizzate a più modalità di acquisto (e-payments e omni-channel) e nell’integrazione dei sistemi di pagamento innovativi che si stanno affacciando al mercato (xPay, wallet, P2P, instant payments). «Si tratta di nuove soluzioni – prosegue Rizzoli – in grado di ottimizzare, da un lato, la user experience, rendendola sempre più affine a quella degli smartphone, dove l’interfaccia e le applicazioni possano essere sviluppate nello stesso linguaggio (HTML5) e con la medesima grafica. Dall’altro, l’integrazione e la programmabilità stessa che, pur salvaguardando gli aspetti di sicurezza fondamentali per i pagamenti, consente il caricamento e l’esecuzione di molteplici applicazioni di servizio, gestite dalla banca (dal proprietario della rete di terminali), ma anche scelte direttamente dallo stesso merchant, in base alle proprie preferenze e al business che vuole offrire nel proprio punto vendita». Lo stesso terminale POS sta evolvendo sempre più in un point of interaction, in grado di eseguire più operazioni (on-line e off-line) offrendo anche servizi a valore aggiunto, dando al merchant un’ampia flessibilità e diventando una risorsa importante per lo sviluppo delle vendite, oltre che di contatto e di interazione con il consumatore.

«L’obiettivo – ribatte Rizzoli – è di poter considerare il POS come unico punto di accettazione e di interazione con il cliente e con i nuovi sistemi di pagamento in ogni ambito (in-store, mobile e web)». L’integrazione di queste nuove soluzioni, in linea con lo scenario del prossimo futuro, permetterà di migliorare i processi, sfruttando gli strumenti digitali a disposizione con l’integrazione di piattaforme mobile, marketplace e app, tutte gestite direttamente dal POS. «Il confronto competitivo nel mercato dei pagamenti – conclude Rizzoli – si focalizzerà sempre più sulla capacità degli operatori di costruire nuovi modelli di engagement e di relazione con i clienti, con l’obiettivo di comprendere al meglio i loro bisogni e indirizzare una gamma di prodotti/servizi sempre più in linea con le loro esigenze». La risposta delle banche e degli operatori dei pagamenti come Ingenico al contesto PSD2 dipenderà, quindi, dall’impegno e dalle capacità di investire in nuove soluzioni tecnologiche e di business. La PSD2 può essere considerata, allora, un’opportunità per portare i pagamenti elettronici a una più vasta platea di utenti, creando anche nuovi stream di ricavi. La conoscenza dei clienti e l’identificazione dei loro bisogni saranno la base della definizione della strategia di posizionamento vincente: una conoscenza strutturata dei target, infatti, permetterà di definire al meglio la proposizione commerciale di servizi innovativi e digitali che permetteranno di sfruttare le opportunità di business del nuovo contesto.


La #PSD2 favorirà la creazione di un nuovo mercato europeo dei servizi di pagamento
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Per quanto riguarda l’area d-payment B2B, Andrea Guillermaz, direttore commerciale di Piteco sostiene che «stiamo assistendo a una crescente richiesta da parte delle corporate di maggior digitalizzazione nell’area pagamenti». La spinta verso una maggior efficienza gestionale nell’area AFC (amministrazione, finanza aziendale e controllo) e i risultati dell’innovazione tecnologica conducono a reali innovazioni di processo. «Un’ulteriore componente – continua Guillermaz – nasce in ambito legale e compliance e riguarda le società di revisione che esaminano i processi aziendali legati al processo di autorizzazione per poterli certificare». Il singolo workflow autorizzativo diventa, infatti, l’elemento a cui gli standard di sicurezza guardano con precisione, così come la tracciabilità delle singole autorizzazioni diventa cruciale nel processo di approvazione di ogni pagamento, insieme alle modalità di accesso alle piattaforme informatiche coinvolte. Ciò determina la diffusione del concetto di strong authentication, imprescindibile presupposto per autenticare con sicurezza gli accessi dei procuratori, ossia gli utenti abilitati alle piattaforme preposte alla gestione dei workflow autorizzativi. «Le stesse tecnologie informatiche votate all’assoluta sicurezza aziendale – conclude Guillermaz – hanno beneficiato dell’elevata standardizzazione nella comunicazione azienda-banca introdotta da SEPA e PSD2 e resa funzionante grazie all’adozione di standard quali ISO20022 e i tracciati XML. Questa è la cornice che consente oggi di guardare alla creazione di strutture di payment factory nelle corporate come a un obiettivo tanto ambizioso quanto realmente raggiungibile, grazie alle funzionalità dei treasury management system a supporto delle divisioni di tesoreria».

CONCLUSIONI

L’area dei sistemi di pagamento innovativi è uno dei territori d’elezione dell’attività bancaria e la presenza strategica in quest’area è, e sarà sempre, irrinunciabile per l’istituzione finanziaria. Di certo il settore della finanza e quello dell’ICT stanno operando in stretta collaborazione in questo importante mercato. Serve, quindi, una seria politica industriale per il settore e una strategia aziendale chiara. Sono, inoltre, fondamentali gli standard condivisi che garantiscano una maggiore interoperabilità e concorrenza. Occorre, infine, una massiccia campagna di comunicazione, informazione e formazione, accompagnata dalla riduzione dei costi e delle commissioni e dalla individuazione di opportuni incentivi resi ben evidenti ai consumatori. Solo così si può fare la “guerra al contante” e far diventare i d-payment una vera opportunità.

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Augeos e SIX, alleanza perfetta https://www.datamanager.it/2017/05/augeos-six-alleanza-perfetta/ Wed, 10 May 2017 09:39:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124494 Augeos e SIX raccontano come è nato AT Master, il software avanzato per l’anagrafica centralizzata dei titoli nel settore Banking & Finance, che ha accompagnato la fusione di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano creando il Banco BPM. «Qualità, rapidità ed efficienza». Le parole d’ordine per creare il dato perfetto «La value proposition della […]

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Augeos e SIX raccontano come è nato AT Master, il software avanzato per l’anagrafica centralizzata dei titoli nel settore Banking & Finance, che ha accompagnato la fusione di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano creando il Banco BPM. «Qualità, rapidità ed efficienza». Le parole d’ordine per creare il dato perfetto

«La value proposition della nostra azienda poggia su tre pilastri: fornire ai clienti informazioni complete e aggiornate, mettere a loro disposizione team di professionisti esperti, e offrire gli standard tecnologici più avanzati. Ci impegniamo a fare tutto questo perché crediamo che il modo migliore di servire i clienti sia di garantire il massimo in termini di qualità, affidabilità e trasparenza in un quadro di elevata sicurezza, soprattutto in un ambito delicato e complesso come quello dei financial services». A parlare è Carlo Cugusi, amministratore di Augeos, una delle più importanti aziende che producono soluzioni software innovative per il mercato bancario. Nata una dozzina d’anni fa da un’idea di Claudio Ruffini, che ricopre il ruolo di presidente, e dello stesso Cugusi, Augeos è composta da professionisti con decenni d’esperienza nel settore finance, che uniscono alla componente funzionale una profonda competenza tecnologica, con prodotti realizzati su piattaforma Microsoft. Una delle ultime soluzioni software dell’azienda è AT Master, ideata per la gestione centralizzata delle anagrafiche degli strumenti finanziari. AT Master permette di integrarsi con gli information provider come SIX Financial e Bloomberg in maniera automatizzata, sia per le procedure di back-office sia per il risk management. «L’idea alla base del software è di proporre al cliente una soluzione per gestire in maniera centralizzata le anagrafiche degli strumenti finanziari, elaborando un master anagrafico in grado di distribuire le informazioni a tutte le aree aziendali interessate. In questo modo viene gestito meglio il flusso di informazioni che arrivano alla banca e si migliorano di conseguenza anche i servizi che questa eroga ai propri clienti» – spiega Cugusi. AT Master consente di avere a disposizione più information provider come fonti informative, a vantaggio della qualità dei dati e delle operazioni di verifica, che vengono automatizzate. Il controllo a livello centrale delle anagrafiche permette inoltre di tenere sott’occhio il costo di approvvigionamento dai provider, confrontandoli per qualità e tempestività. I punti forti dell’offerta sono un’elevata usabilità e l’attenzione alla user-experience.

Un unico repository per Banco BPM

La soluzione di Augeos si pone insomma come sistema moderno di collegamento con l’information provider. «Eroghiamo servizi su diverse piattaforme tecnologiche inclusi i dispositivi mobili, e accompagniamo il cliente in ogni fase del progetto. Inoltre, siamo costantemente aggiornati sulle novità normative e di compliance, sui rischi operativi, di business continuity e disaster recovery». AT Master è una soluzione nata per soddisfare l’esigenza di un importante cliente come Banco BPM (nato dalla fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano), uno dei primi gruppi bancari italiani. «Anche grazie alla nostra soluzione, Banco BPM ha acquisito il totale controllo del flusso informativo erogato dagli information provider e sta integrando i sistemi anagrafici delle due banche. Ora il cliente ha la possibilità di scegliere il provider più adatto alle loro esigenze sulla base di parametri come la qualità, la tempestività, la copertura e il costo del dato». Partner di Augeos nel progetto per Banco BPM è SIX Financial, multinazionale e financial information provider di livello mondiale. «La filiale italiana è diventata nostra partner nel 2006, per il servizio VDF Plus. AT Master è nato come soluzione integrata con VDF Plus, prodotto in house da Augeos. Siamo assolutamente soddisfatti di questa partnership, ormai più che collaudata e ispirata alla qualità e affidabilità». Tra gli sviluppi per il futuro, invece, per Cugusi sarà fondamentale tenere la traccia digitale e lo storico delle modifiche effettuate dagli information provider in modo da soddisfare le richieste di audit, mentre «si sta lavorando anche sugli algoritmi avanzati per il riconoscimento automatico dei dati».

Decio Panessa, senior account manager della filiale italiana di SIX Financial Information spiega che la branch locale della multinazionale specializzata nel campo dell’information providing è stata aperta a fine anni 90 «per servire il mercato italiano, che si stava internazionalizzando». SIX Financial Information è un fornitore globale di dati di borsa ai mercati finanziari, con particolare focus nel settore banking. Ha una presenza mondiale ed è uno dei primi provider in Europa. «In estrema sintesi, raccogliamo, normalizziamo, distribuiamo dati di mercato e dati anagrafici di alta qualità  ai nostri clienti» – spiega il manager. «Siamo partiti come filiale italiana nel 1996 e da allora siamo cresciuti, arrivando oggi a fatturare oltre i 12 milioni di euro. Praticamente, tutte le grandi banche italiane e Centri Servizi utilizzano i nostri servizi, che si collocano a monte delle svariate implementazioni tecnologiche messe in campo per usufruire nel miglior modo possibile dei dati che noi forniamo. Una delle ultime storie di successo è appunto quella del Banco BPM».


#Augeos e @sixgroup #Qualità #rapidità #efficienza Le parole d’ordine per il dato perfetto
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Semplificare la complessità

Il cliente cercava un servizio per disporre di informative di dati di Borsa che fosse in grado di creare un unico repository di informazioni per alimentare una serie di applicazioni. «AT Master nasce dall’expertise applicativa e di trattamento delle informazioni di VDF Plus che avevamo sviluppato insieme ad Augeos. Il core di quella soluzione è stato reso disponibile al Banco Popolare, ora Banco BPM, che l’ha preferito ad altri prodotti in fase di software selection per una serie di motivi» – sottolinea Panessa. Tra questi la flessibilità e la velocità, che si traducono poi in efficienza per l’azienda. «Banco Popolare ha individuato in AT Master la soluzione ideale per elaborare e processare i dati anche nelle ore notturne. Questo prodotto è stato in grado di adattarsi alle esigenze del cliente e di seguirlo nella sua evoluzione, anche durante la fusione che lo ha portato a diventare Banco BPM. In questo senso, si può forse pensare anche a un prodotto software come a un organismo vivente, che respira e cresce in armonia con l’azienda». Il Master si interfaccia con i principali information provider di rilevanza per le attività della banca, acquisendo dati in settori specifici oltre a quelli che provengono da SIX Financial Information. In questo modo, il software è diventato punto di riferimento per Banco BPM per tutte le attività di anagrafica titoli. «L’obiettivo del cliente è di ottenere il “golden record”, ovvero il dato più preciso possibile sulla base del confronto con diversi fornitori di dati, e in questo modo alimentare in modo semplice e con i dati corretti il back-office, e non solo, delle banche clienti». I plus della soluzione sono molti, dalla copertura a 360 gradi delle fonti informative richieste, alla creazione di un solo repository centralizzato, che significa semplificare la complessità degli strumenti ed efficientare il lavoro. «Come SIX Financial siamo specialisti nella fornitura di dati di rilievo globale e conosciamo bene i mercati mondiali. Offriamo un insieme di competenze che ci colloca tra i primi gruppi al mondo, mentre Augeos è specializzata nella parte tecnologica ed è in grado di fornire soluzioni tailor-made. Inoltre, è guidata da due professionisti, Claudio Ruffini e Carlo Cugusi, con cui lavoriamo da anni, che conoscono molto bene il mondo dei servizi finanziari. Credo che SIX e Augeos insieme siano il mix perfetto per soddisfare le esigenze di un mercato sempre più complesso».

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Capgemini lancia il primo testing lab per applicazioni mobile cloud-hosted dedicate all’industria dei servizi finanziari https://www.datamanager.it/2017/04/capgemini-lancia-primo-testing-lab-applicazioni-mobile-cloud-hosted-dedicate-allindustria-dei-servizi-finanziari/ Mon, 10 Apr 2017 14:59:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122885 Capgemini annuncia il lancio del primo testing lab per applicazioni mobile cloud-hosted e on demand dedicate all’industria dei servizi finanziari. Il nuovo laboratorio consentirà ai provider di servizi finanziari di verificare e monitorare tutte le applicazioni per dispositivi mobili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per una massima qualità delle applicazioni mobile […]

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Capgemini annuncia il lancio del primo testing lab per applicazioni mobile cloud-hosted e on demand dedicate all’industria dei servizi finanziari.

Il nuovo laboratorio consentirà ai provider di servizi finanziari di verificare e monitorare tutte le applicazioni per dispositivi mobili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per una massima qualità delle applicazioni mobile e un risparmio stimato sui costi fino al 50%.

“Flessibilità e facilità d’uso caratterizzano le applicazioni mobile. L’innovazione del sistema di monitoraggio di questa tipologia di applicazioni deve inoltre saper offrire flessibilità e convenienza e questo laboratorio mobile cloud-hosted è in grado di rivoluzionare la modalità con cui queste app vengono testate”, ha dichiarato Anand Moorthy, Vice President, Capgemini’s Financial Services. “Grazie alla collaborazione con il nostro partner Experitest, abbiamo l’opportunità di sfruttare una vasta gamma di strumenti per offrire ai nostri clienti uno sviluppo, un monitoraggio e un ciclo di produzione senza soluzione di continuità, in grado di trasformare il loro business”.

I clienti del team digital mobile DevOps – tra cui Quality Assurance (QA) e Production and Development – in sostanza “affittano” il laboratorio secondo la loro esigenza (ovvero i dispositivi mobili e il pacchetto strumenti) su base pay-per-use. In questo modo possono organizzare rapidamente un “laboratorio privato” che comprende diversi dispositivi digitali, tra cui tutti gli smartphone, i tablet e i dispositivi portatili di ultima generazione, come iOS, Android, Windows Phone e Blackberry.

Il laboratorio, che si basa sulla piattaforma SeeTestCloud di Experitest, permette ai clienti di accedere da remoto ai propri dispositivi mobile ovunque e in qualsiasi momento. L’intero ambiente, protetto all’interno della rete virtuale privata di Capgemini, fornisce tester con prestazioni ad alta velocità. Il laboratorio si integra perfettamente con la gamma di strumenti end-to-end di Experitest, così come con qualsiasi tipo di  automazione o sviluppo di ambiente open source. Questo consente la realizzazione di un testing completo delle applicazioni mobile – incluse le verifiche su funzionalità, prestazione e compatibilità – attraverso test manuali e automatizzati.

“Il dispositivo mobile hosted cloud di Capgemini dedicato al settore dei servizi finanziari rappresenta un’offerta unica per le banche, le compagnie di assicurazione e le altre aziende che operano nei servizi finanziari. Le caratteristiche di base dei test funzionali e di performance sono pienamente integrati nel flusso CICD di queste aziende, creando cooperazione senza soluzione di continuità tra gli sviluppatori di app mobili, QA, e le operazioni, rendendo possibile lo sviluppo di app mobili di alta qualità”, ha dichiarato Tal Barmeir, Experitest CEO.

Il nuovo laboratorio supporta CI / CD (integrazione continua, implementazione continua) e permette di realizzare test completamente automatizzati 24/7. I team dei clienti possono integrarsi in qualsiasi ambiente di integrazione continua per gestire direttamente le verifiche ed eseguire in parallelo i test automatizzati. I clienti possono consolidare tutti i risultati dei test in un sistema di analisi centralizzato e perfino condividere gli stessi dispositivi con i team di sviluppo per una più veloce risoluzione dei bug. Il tutto oltre alla capacità di realizzare cicli di test più brevi e tempi più veloci di realizzazione sul mercato.

Le risorse di questo laboratorio rappresentano l’ultima di una serie di offerte di Capgemini in materia di software-testing che utilizza strumenti Experitest SeeTest, sottolineando il valore aggiunto che le due aziende sono in grado di garantire ai propri clienti dal momento in cui hanno formalizzato la loro partnership nel 2015 per le soluzioni integrate di mobile-testing.

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SWIFT svela i segreti dell’innovazione nei servizi finanziari https://www.datamanager.it/2017/03/swift-svela-segreti-dellinnovazione-nei-servizi-finanziari/ Fri, 17 Mar 2017 16:00:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121325 Una ricerca condotta dalla community Innotribe di SWIFT rivela come funziona l’innovazione nelle istituzioni finanziarie: tempestività, nuove idee e collaborazione fattori critici di successo Innotribe, la community di SWIFT dedicata allo studio delle tecnologie emergenti nel settore finanziario, ha pubblicato un’analisi sui processi innovativi all’interno dei gruppi di lavoro dedicati all’innovazione nel settore dei servizi […]

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Una ricerca condotta dalla community Innotribe di SWIFT rivela come funziona l’innovazione nelle istituzioni finanziarie: tempestività, nuove idee e collaborazione fattori critici di successo

Innotribe, la community di SWIFT dedicata allo studio delle tecnologie emergenti nel settore finanziario, ha pubblicato un’analisi sui processi innovativi all’interno dei gruppi di lavoro dedicati all’innovazione nel settore dei servizi finanziari. Attraverso interviste a 11 responsabili dell’innovazione, il report Innotribe, “Dynamism in Diversity: The essentials for successful Innovation Teams in the Financial Industry,” traccia il quadro dei processi dell’innovazione all’interno delle istituzioni finanziarie wholesale e individua le direttrici per il loro sviluppo.

Secondo il report, le grandi organizzazioni finanziarie si scontrano con l’enorme sfida di incanalare correttamente e tempestivamente le idee, poiché operano all’interno di un ambiente di business complesso, ad alto valore e altamente regolamentato. Per innovare, le organizzazioni devono applicare tutte le metodologie che possano favorire la generazione di idee e contribuire in modo efficace allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, mantenendo un rischio relativamente basso.

Secondo la ricerca, è essenziale a questo scopo non soltanto instaurare partnership con le start-up Fintech, ma anche stabilire una stretta collaborazione sia esterna con i clienti che all’interno dell’organizzazione, tra i team che si occupano di prodotto, tecnologia e operations. Una parte fondamentale della collaborazione consiste quindi nell’incorporare punti di vista differenti tra soggetti interni ed esterni.

“Dal confronto con i responsabili dell’innovazione è emerso come le grandi e piccole organizzazioni debbano interiorizzare l’importanza della collaborazione e aprirsi alle differenze culturali. È qui che entra in gioco Innotribe. Lo scopo è quello di fare da ponte culturale tra il mondo delle start-up e quello delle istituzioni più affermate” – spiega Fabian Vandenreydt, global head of securities markets, Innotribe e SWIFT Institute di SWIFT – “L’elemento diversità è estremamente importante e noi crediamo che la vera innovazione si realizzi quando persone provenienti da diverse culture, background e competenze si siedono assieme e lavorano su un obiettivo comune.” Vandenreydt aggiunge: “I gruppi di lavoro dedicati all’innovazione sono stati creati dalle organizzazioni finanziarie per rimanere competitive sul mercato. L’obiettivo di questo report è quello di esplorare il processo di innovazione, delineando le componenti essenziali per la costruzione di un team di innovazione e i suoi fattori critici di successo. Siamo entusiasti di continuare a lavorare con i responsabili dell’innovazione, per rendere l’innovazione collaborativa un modus operandi diffuso nel settore dei servizi finanziari”.

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Mastercard: il digitale come soluzione per l’accesso a un’economia globale https://www.datamanager.it/2016/12/mastercard-digitale-soluzione-laccesso-uneconomia-globale/ Thu, 15 Dec 2016 11:27:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115661 In Italia il 16% dei lavoratori e il 38% delle persone tra i 18 e i 35 anni è finanziariamente escluso, contro una media europea rispettivamente del 33% e 35% Mastercard presenta i risultati della nuova ricerca condotta con Ipsos che indaga la percezione sull’inclusione finanziaria da parte dei consumatori europei. I dati della Banca […]

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In Italia il 16% dei lavoratori e il 38% delle persone tra i 18 e i 35 anni è finanziariamente escluso, contro una media europea rispettivamente del 33% e 35%

Mastercard presenta i risultati della nuova ricerca condotta con Ipsos che indaga la percezione sull’inclusione finanziaria da parte dei consumatori europei.

I dati della Banca Mondiale riferiscono che 138 milioni di europei sono finanziariamente esclusi dal sistema poiché non possiedono un conto bancario e non hanno accesso a servizi e tecnologie di pagamento. Lo scopo dello studio di Mastercard è quello di indagare le ragioni e le cause che si celano dietro a questa percezione diffusa in tutta Europa, e individuare e studiare le fasce di popolazione coinvolte.

Secondo l’analisi di Mastercard, in Europa, un terzo dei lavoratori con un impiego a tempo pieno e il 35% degli intervistati di età compresa tra i 18 e 35 anni, si sente finanziariamente escluso, e il 27% afferma di non avere accesso a prodotti e servizi finanziari. Inoltre, sorprendentemente, ben l’87% degli intervistati che si dichiarano esclusi finanziariamente, ha vissuto nello stesso paese per tutta la sua vita. Il 38% usa il contante per pagare l’affitto e l’88% per effettuare ogni genere di acquisto.

Ann Cairns, Presidente dei Mercati Internazionali di Mastercard, ha commentato“Per molte persone il concetto di esclusione è spesso visto come un problema che riguarda i mercati in via di sviluppo, ma la nostra analisi mostra chiaramente che si tratta di un problema che interessa anche l’Europa e tutto il mondo. L’esclusione ha un importante impatto sulla qualità della vita delle persone, perché nega loro i servizi più fondamentali e la possibilità di scegliere una maggiore protezione, praticità e l’accesso ad un’economia globale. Oggi strumenti e tecnologie possono essere messi a disposizione di tutti con facilità, dimostrando che è possibile risolvere quindi questo problema, anche avviando strette collaborazioni e investimenti in istruzione ed innovazione.”

La realtà italiana: digitale

I dati Mastercard sull’Italia rivelano che, coloro che affermano di sentirsi finanziariamente esclusi sono lavoratori a tempo pieno (16%) e disoccupati in cerca di lavoro (19%), e il 38% di loro ha un età che varia tra i 18 e i 34 anni. In linea con il trend europeo, ben il 97% degli italiani che non ha accesso a prodotti e servizi finanziari ha vissuto tutta la sua vita nello stesso paese e città, percentuale più alta rispetto alla media europea.

L’Italia è tra i paesi in cui il mondo digitale e i servizi ad esso legati, stanno diventando una realtà sempre più concreta. Secondo lo studio il 51% degli italiani si considera digitalmente incluso e l’accesso alle tecnologie attraverso smartphone e altri dispositivi, ha registrato un incremento del 44% dal 2013 al 2016. Il 52% degli italiani ha accesso alle tecnologie, il 55% può usufruire di internet illimitato e il 68% possiede uno smartphone.

Questo ha portato anche un aumento del numero di utenti che hanno accesso a prodotti e servizi finanziari: in Italia, infatti, il 45% dei rispondenti è incluso finanziariamente, contro una media europea del 27%.

“Sebbene i risultati europei riguardo all’inclusione finanziaria non siano rassicuranti, l’ampia diffusione delle tecnologie, come ad esempio gli smartphone, dimostra anche in Italia che il digitale è sempre di più la soluzione per l’inclusione dei consumatori nel sistema finanziario. Grazie alle nuove soluzioni tecnologiche, sarà possibile garantire a tutti i benefici di una società più inclusiva, e dunque più equa e giusta.” ha concluso Paolo Battiston, Division President di Mastercard Italy & Greece.

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