sharing economy – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 21 Feb 2018 08:38:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png sharing economy – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Sharing Economy: lo studio Mastercard rivela i fattori chiave https://www.datamanager.it/2017/06/sharing-economy-lo-studio-mastercard-rivela-fattori-chiave/ Wed, 28 Jun 2017 13:21:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127606 Lo studio esamina come i progressi in campo tecnologico, l’esperienza e la regolamentazione siano essenziali per la crescita della sharing economy In occasione di Money20/20 Europe, Mastercard ha annunciato un nuovo whitepaper su come affrontare le sfide e le opportunità future che riguardano la sharing economy. Il fascicolo si basa su un’indagine condotta da Mastercard […]

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Lo studio esamina come i progressi in campo tecnologico, l’esperienza e la regolamentazione siano essenziali per la crescita della sharing economy

In occasione di Money20/20 Europe, Mastercard ha annunciato un nuovo whitepaper su come affrontare le sfide e le opportunità future che riguardano la sharing economy.

Il fascicolo si basa su un’indagine condotta da Mastercard e The Future Agenda e offre uno scenario sulla situazione attuale e le prospettive per il futuro della sharing economy.

Il whitepaper Sharing Economy: cogliere le opportunità di crescita esamina le specificità dell’ecosistema socio-economico che consente alle persone di condividere alloggi, mezzi di trasporto, acquisto e vendita di beni di consumo, servizi professionali on-demand e l’affitto di beni.

“La Sharing Economy è un fenomeno in forte crescita, che sta cambiando sia il modus operandi delle aziende che la vita quotidiana delle persone. Questo studio, oltre ad offrire un’analisi di scenario, ne identifica i fattori chiave di sviluppo” – commenta Paolo Battiston Division President Italy&Greece di Mastercard.

Lo studio ha identificato tre temi collegati tra loro sui quali verteranno i cambiamenti futuri con un impatto sulla sharing economy.

1. Accesso al valore

Stanno emergendo nuovi sistemi e vie d’accesso che consentono a consumatori e organizzazioni di raggiungere un livello di valore maggiore. Questo accesso sarà guidato dalla tecnologia che attribuisce nuovi valori attraverso la facilitazione degli accessi e la riduzione del loro costo.

Alcuni esempi includono: Blockchain, Internet of Things (IoT) e l’Intelligenza Artificiale (AI). Questi, se usati interamente, possono stimolare il passaggio da statico ad attivo: con più oggetti e persone connesse aumenta l’opportunità di condividere e trarre benefici dagli accessi.

2. Maggiore fiducia e trasparenza

La fiducia rimane l’elemento fondamentale della sharing economy e cresce insieme all’espansione del settore e, man mano che le persone acquistano più sicurezza, nell’utilizzo di prodotti e servizi all’interno della sharing economy.

Tuttavia la fiducia si può ottenere realmente solo attraverso miglioramenti nel campo della regolamentazione e della tecnologia. Dal momento che la società si adatta a nuovi modelli di commercio, la regolamentazione dovrà diventare più proattiva, offrendo maggiore tutela ai consumatori, ai fornitori e alle piattaforme. Tutto questo porterà a una rete di sicurezza sociale e supporto ai regolatori nella condivisione di valore.

3. Esperienza migliorata

Una migliore esperienza utente è fondamentale per la crescita e l’espansione della sharing economy ed è ciò che i leader devono raggiungere per coinvolgere i propri clienti, svilupparla ulteriormente e mantenerne la legittimità.

Per fare questo, le piattaforme devono ascoltare i feedback degli utenti, fornire transazioni affidabili, trasferire il controllo dei dati personali all’individuo e, a prescindere dai progressi tecnologici, non perdere mai di vista il ‘tocco’ umano.

Guardando al futuro, lo studio mette in evidenza nelle conclusioni che, garantire fiducia e reputazione migliorando l’esperienza e creando un livello di valore maggiore sono aspetti essenziali per la crescita della sharing economy.

Mastercard sta lavorando affinché tutti i prodotti, le soluzioni e i servizi siano digitali tanto quanto le persone che li utilizzano in tutto il mondo. Mastercard progetta modalità di pagamento innovative convincenti e sicure in tutti i canali e dispositivi, ridefinendo il commercio a livello globale.

L’approccio di Mastercard, grazie al progresso tecnologico ed ai suoi partner, consente di creare esperienze più approfondite e intelligenti con l’obiettivo di rafforzare la qualità di vita delle persone, la crescita delle imprese, il funzionamento delle città e la fiducia nel mondo digitale.

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Cos’è Together Price, lo sharing network tutto italiano https://www.datamanager.it/2017/03/cose-together-price-lo-sharing-network-italiano/ Thu, 09 Mar 2017 09:33:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120751 Nasce da un’idea di Marco Taddei con il quale abbiamo fatto due chiacchiere per capire perché l’economia della condivisione deve andare oltre i soliti schemi La sharing economy è un fenomeno oramai consolidato nel nostro paese. Viaggiare, lavorare, mangiare, sono diventate attività non più fini a sé stesse ma inserite in un contesto socio-economico che […]

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Nasce da un’idea di Marco Taddei con il quale abbiamo fatto due chiacchiere per capire perché l’economia della condivisione deve andare oltre i soliti schemi

La sharing economy è un fenomeno oramai consolidato nel nostro paese. Viaggiare, lavorare, mangiare, sono diventate attività non più fini a sé stesse ma inserite in un contesto socio-economico che ha l’obiettivo di far risparmiare le persone ma anche facilitare l’incontro, la conoscenza, la condivisione delle esperienze.

Gli oggetti che usiamo ogni giorno stanno diventando veri e propri asset, non più legati al concetto del possesso ma a quello di strumenti idonei a svolger determinate funzioni, da cambiare periodicamente (pensiamo alle compagnie telefoniche che permettono di abbonarsi alla possibilità di avere sempre un nuovo cellulare e non al singolo cellulare stesso) e da sfruttare fino al termine del loro ciclo di vita. L’idea è che per avere tutto (o quasi) non è più necessario essere ricchi, basta conoscere le persone “giuste”, con interessi simili ai propri e la voglia di allargare agli altri la fruizione di un servizio, che si tratti dell’abbonamento a Spotify o a Netflix, persino l’installazione di un antivirus.

È l’assunto che ha guidato l’operato di Marco Taddei, CEO di Together Price, un’interessante piattaforma tutta italiana, che in un certo senso lega le dinamiche della sharing economy a quelle del gruppo d’acquisto. “Proprio da quest’ultimo siamo partiti – ci spiega Taddei – quando nel 2015 abbiamo voluto creare un sito con cui gestire gli acquisti in comitiva, semplificando le incombenze dovute alla raccolta dei soldi e alle scadenze”.

Il passo verso una rete più ampia è stato breve, forse proprio grazie al successo dell’economia condivisa. Oggi Together Price è quello che possiamo definire come il primo sharing network del web, un luogo in cui chiunque può mettere a disposizione il proprio abbonamento (che prevede l’utilizzo tra più utenti) o accodarsi a quello di un amministratore (chiamato Sharing Admin) sia per approfittare della riduzione del canone (ad esempio Spotify, per una singola persona, costa 9,99 euro al mese, con massimo cinque account meno di 3 euro) che per mettere in circolo le proprie passioni, tramite una chat tra i partecipanti.

“Il bello – continua il CEO – è che Together Price rispetta i termini e le policy delle singole applicazioni che supporta. Così, per condividere un abbonamento Spotify bisogna risiedere tutti nella stessa casa, per Play Music c’è la necessità di fornire il proprio account Google e così per Netflix, Apple Music, Xbox e Office 365”. Ma non solo applicazioni. Together Price punta tanto anche sulla possibilità di beneficiare di più persone per portarsi a casa una licenza per un anno di Kaspersky, AVG, Avast, Norton, la suite di produttività Microsoft e tanto altro. In questo si ritorna alle origini, con la volontà di creare tanti gruppi di acquisto.

“Quello che cambia con l’abbonamento – spiega ancora Marco Taddei – è che nel caso di un antivirus, ad esempio, non posseggo ancora nessuna licenza, fino a quando non si raggiunge il numero minimo di partecipanti. Solo in quel momento parte il periodo acquistato, che invece per i vari Spotify e Netflix va avanti mese per mese fin quando un partecipante decide di uscire. Il perno centrale delle finanze di ogni gruppo è il TP Wallet, un portafoglio sul quale l’admin riceve le quote periodiche, che può decidere di trasferire sul conto da cui ogni servizio trattiene i soldi oppure mantenere sul borsellino stesso, così da pagare la propria parte per altre opzioni a cui è iscritto su Together Price.

A 9 mesi dal lancio, la creatura nostrana conta già 30.000 utenti, che in un modo o nell’altro hanno sfruttato il potere dello sharing network. Presto ci saranno altre novità, come l’acquisto di biglietti per spettacoli, eventi teatrali, concerti, viaggi, grazie alla già concreta opportunità di ottenere uno sconto del 30% sulla richiesta di ticket in serie. “Molti non lo sanno – conclude Taddei – ma condividere è anche questo, far conoscere agli altri i vantaggi di una rete vasta, in cui le occasioni aumentano giorno dopo giorno”.

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COP21, la sfida smart https://www.datamanager.it/2016/02/cop21-la-sfida-smart/ Thu, 18 Feb 2016 09:25:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94122 L’accordo ha dimostrato senso di responsabilità, ma il grado di soddisfazione di media e opinione pubblica non è così positivo. Ecco come mantenere la giusta rotta green Tredici giorni per dettare un piano in grado di risolvere l’emergenza sul riscaldamento globale. Questo è stato la COP21, ovvero la XXI Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, l’acronimo del […]

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L’accordo ha dimostrato senso di responsabilità, ma il grado di soddisfazione di media e opinione pubblica non è così positivo. Ecco come mantenere la giusta rotta green

Tredici giorni per dettare un piano in grado di risolvere l’emergenza sul riscaldamento globale. Questo è stato la COP21, ovvero la XXI Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, l’acronimo del trattato ambientale prodotto dall’ONU nella storica conferenza ambientale sul clima di Rio de Janeiro avvenuta nel 1992.

Sigle e date, citate tutte insieme, creano sempre confusione. Eppure, si riferiscono a un problema preciso e ben chiaro: la necessità di risolvere una volta per tutte la questione riguardante le emissioni dei gas serra. Vent’anni di meeting e conferenze hanno finalmente portato a una forte e unanime presa di coscienza: quasi 200 paesi si sono arresi ufficialmente ad accettare la “vulnerabilità” del nostro Pianeta.


#smartcity #COP21 molto conscious, ma poco #smart @urbanocreativo
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L’accordo di Parigi dimostra una notevole assunzione di responsabilità, ma resta il fatto che il grado di soddisfazione di media e opinione pubblica non è positivo come quello comunicato dai governi. Ciò che stride è l’incoerenza tra l’impegno di affrontare l’emergenza e l’assenza nel testo di elementi che possano attribuire responsabilità legali a chi non rispetta gli accordi dettati.

L’impressione è quindi che la COP21 sia stata molto conscious, ma poco smart. Nonostante questo aggettivo sia sovrautilizzato – e spesso a sproposito – racchiude in sè molti concetti che, se interpretati al meglio, non risultano mai obsoleti e possono continuare a essere da guida. La prima verifica degli obiettivi raggiunti avverrà tra sette anni e, da qui a quella data, solo la volontà dei singoli governi farà da bussola.


#smartcity #COP21 Ecco come mantenere la giusta rotta #green @urbanocreativo
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SMART– Lestezza, agilità, celerità, lungimiranza. L’accordo diventerà giuridicamente vincolante se sarà ratificato tra aprile 2016 e aprile 2017 da un numero sufficiente di paesi. La data per l’entrata in vigore è il 2020 e la prima verifica degli obiettivi avverrà nel 2023. Ma se continueremo a inquinare nelle stesse quantità odierne per altri tre anni, sarà impossibile raggiungere gli obiettivi fissati.

COSA SI PUÒ FARE? – Capita che lo studio del rapporto fra nuove tecnologie e trasformazioni del territorio venga visto come un tema visionario e troppo lontano dalle esigenze concrete e immediate del territorio. Lungimiranza va a braccetto con innovazione. E l’innovazione non può non avere un dialogo e un rapporto stabile e sano con la tecnologia.

 

PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE – Nel trattato, non ci sono né una roadmap chiara né obiettivi a breve termine: si basa completamente sulla “buona volontà” dei singoli paesi (espressa in Indc).

COSA SI PUÒ FARE? – Valorizzazione delle risorse a km 0, elettricità a zero emissioni di CO2 che sfrutti le migliori scelte a disposizione in ogni paese e la sostituzione dei motori a combustione interna con veicoli elettrici.

 

COLLABORAZIONE E IMPEGNO SOCIALE – I paesi più industrializzati volevano che fossero gli organismi internazionali a controllare il rispetto delle quote di emissioni da parte di ogni paese, ma i paesi emergenti hanno chiesto e ottenuto che ogni stato verifichi le proprie, con una specie di autocertificazione.

COSA SI PUÒ FARE? – La soluzione non è chiudere porte e finestre. In questo senso assumono un valore prezioso iniziative di sharing economy, di collaborazione e il confronto e la verifica costante attraverso tavoli internazionali.

 

ONESTÀ, RISPETTO, EDUCAZIONE – Sapevate che l’accordo non prevede nessun intervento per il traffico aereo e navale? Nessun paese vuole conteggiare questa voce tra le sue emissioni delle tratte internazionali: hanno ottenuto che non si specificasse una data per la decarbonizzazione dell’economia dei trasporti e della logistica.

COSA SI PUÒ FARE? – Attenzione al “greenwashing”! Bisogna continuare a costruire e diffondere una morale ecologica internazionale in grado di coinvolgere l’economia di tutti gli stati. La paura si sconfigge facendo affidamento all’intelligenza.

Giulia Cattoni @urbanocreativo

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Intraprendenti, stacanovisti, innovatori: ecco chi sono i Millennials https://www.datamanager.it/2015/10/intraprendenti-stacanovisti-innovatori-ecco-chi-sono-i-millennials/ Fri, 09 Oct 2015 14:07:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85448 Hanno aperto 300 imprese al giorno nel secondo trimestre del 2015. E per loro il meglio dell’Italia deve ancora venire. Protagonisti del successo di Expo 2015 e del Padiglione Italia, pronti a giocare un ruolo decisivo nella ripresa. Ecco i giovani che non ti aspetti Boom delle imprese dei Millennials Quasi 32.000 nuove imprese nate […]

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Hanno aperto 300 imprese al giorno nel secondo trimestre del 2015. E per loro il meglio dell’Italia deve ancora venire. Protagonisti del successo di Expo 2015 e del Padiglione Italia, pronti a giocare un ruolo decisivo nella ripresa. Ecco i giovani che non ti aspetti

Boom delle imprese dei Millennials

Quasi 32.000 nuove imprese nate nel secondo trimestre del 2015 sono state fondate da un under 35, cioè sono state aperte più di 300 imprese al giorno guidate da giovani, con una crescita del 3,6% rispetto al trimestre precedente a fronte del +0,6% riferito al sistema d’impresa complessivo. Un terzo di tutte le imprese avviate nel trimestre fa capo a un giovane. E ai giovani si deve più della metà (il 54%) del saldo tra imprese nate e cessate nel periodo. Lo stock complessivo di imprese di giovani è oggi pari a 594.000, cioè costituiscono il 9,8% del tessuto imprenditoriale del Paese. Alle barriere di accesso al mercato del lavoro e ai rischi di incaglio nella precarietà, i Millennials italiani hanno opposto una forza vitale partendo da una potenza italiana consolidata: l’imprenditorialità. La voglia di impresa è trasversale ai territori, inclusi i più critici, perché anche nel Mezzogiorno il 40,6% delle imprese nate nel trimestre è riconducibile a un giovane, con un tasso di crescita del 3,5% rispetto al trimestre precedente. È quanto emerge dalla ricerca «Vita da Millennials: web, new media, startup e molto altro. Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova» realizzata dal Censis per il Padiglione Italia di Expo 2015.

Campioni di adattabilità nel mercato del lavoro

Sono 2,3 milioni i Millennials (i giovani di 18-34 anni) che svolgono un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica (sono il 46,7% di quelli che lavorano, rispetto al 21,3% dei Baby Boomers di 35-64 anni). Un milione di Millennials ha cambiato almeno due lavori nel corso dell’anno, 1,2 milioni dichiarano di aver lavorato in nero negli ultimi dodici mesi, 1,8 milioni hanno svolto lavoretti pur di guadagnare qualcosa, 1,7 milioni nell’ultimo anno hanno lavorato con contratti di durata inferiore a un mese, 4,4 milioni hanno fatto stage non retribuiti. Pur di entrare nel mondo del lavoro e «stare in partita», tanti Millennials si accontentano di impieghi lontani dal loro percorso di formazione, anche in nero. Altro che troppo choosy: si tratta di un’adattabilità sociale sommersa e poco riconosciuta.

Stakanov era un Millennial

Più di 3,8 milioni di Millennials lavorano oltre l’orario formale (il 17,1% in più rispetto ai Baby Boomers). Di questi, 1,1 milioni lo hanno fatto senza ricevere il pagamento degli straordinari (il 4% in più rispetto alla fascia di 35-64 anni) e 1,7 milioni con una copertura economica solo saltuaria. A 1,1 milioni di Millennials capita di lavorare anche di notte, a quasi 3 milioni durante il weekend. Ancora: 1,8 milioni lavorano a distanza, da casa o comunque lontano dal posto di lavoro, 1,9 milioni sono pendolari e 2,5 milioni viaggiano spesso per lavoro in città diverse da quella in cui risiedono. Lavorano stando connessi, in modalità remota, con una dilatazione di tempi e luoghi di lavoro. Con dedizione e disponibilità, vivono un tempo di lavoro che a volte fagocita il tempo di vita e l’impiego entra sempre di più nel quotidiano.

Tra digital life, sobrietà e sharing economy: sulla frontiera dell’innovazione

La digital life è già qui per i Millennials: il 94% è utente di internet (contro il 70,9% riferito alla popolazione complessiva), l’87,3% è iscritto almeno a un social network (contro il 60,2% medio), l’84,7% utilizza lo smartphone sempre connesso in rete (contro il 52,8% medio). E sono loro ad aver fatto decollare il commercio online. Il 61,4% dei Millennials (circa 6,8 milioni di persone), contro il 27,9% dei Baby Boomers, nell’ultimo anno ha acquistato almeno un prodotto o un servizio sul web. Hanno comprato online prodotti alimentari 1,2 milioni di giovani, pari al 10,8% (contro il 5,4% dei Baby Boomers). La rete è il luogo di espressione della potenza innovativa dei Millennials, che sono i veri protagonisti della sharing economy. Quasi 500.000 giovani contribuiscono a iniziative di crowdfunding. Sobrietà e sharing economy vanno a braccetto nella loro quotidianità: il 31,7% acquista prodotti usati (contro il 14,7% dei Baby Boomers), il 21,9% si sposta regolarmente in bicicletta (fa altrettanto solo il 10,3% dei 35-64enni) e l’8,4% (il 4,1% dei 35-64enni) utilizza il car sharing e il bike sharing. E il 2,5% dei Millennials pratica il couchsurfing, cioè lo scambio di ospitalità che consiste nel mettere a disposizione un posto letto nella propria abitazione pubblicando l’annuncio su una piattaforma web e recandosi nelle abitazioni altrui con la stessa modalità.

Individualisti, solidali e global: il policentrismo di valori e comportamenti

Il 73,4% dei giovani di 18-34 anni (contro il 45,8% riferito alla popolazione complessiva) è favorevole al matrimonio tra le persone omosessuali, il 59,6% (contro il 30,7% medio) è d’accordo con l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso. L’81,8% (contro il 64,1% medio) è favorevole al divorzio breve e il 77,5% (contro il 58,3% medio) è d’accordo con il testamento biologico. Tra i Millennials prevale il soggettivismo etico, ma convive con una propensione solidaristica a vocazione global. Il 66% (contro il 53,4% riferito alla popolazione totale) è favorevole all’accoglienza dei rifugiati provenienti da zone colpite da guerre o calamità naturali.

Energie per il futuro

Il 59,1% degli italiani ritiene che per il nostro Paese i giorni migliori siano ormai nel passato. Per i Millennials, invece, il meglio deve ancora venire: lo pensa il 42,1% contro un dato medio del 20,9%. Sono convinti che il futuro vada costruito con una spinta al cambiamento nel quotidiano: il 77,1% dichiara che nella propria vita ci sono cose che cambierebbe (il dato medio è pari al 62,6%) e la necessità di cambiamenti radicali è espressa dal 27,1%. La voglia di cambiamento non finisce però nella lamentela: quasi il 60% dei Millennials è tutto sommato soddisfatto della propria vita attuale. Per loro la voglia di costruire il futuro si lega alla convinzione che le potenze italiane non sono solo un lascito del passato, ma sono risorse per il futuro. E il Padiglione Italia di Expo 2015, sin dalla sua ideazione, è stato pensato proprio come uno spazio di supporto ai tanti talenti e alle energie giovani, a cui ha voluto dare accoglienza e visibilità con l’obiettivo di aiutarli a germogliare. Nel successo di Expo 2015 e del Padiglione Italia il ruolo dei giovani è decisivo e richiama la funzione sociale che necessariamente sono chiamati a giocare nel prossimo futuro.

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Gea Scancarello: «Mi fido di te» https://www.datamanager.it/2015/06/gea-scancarello-mi-fido-di-te/ Tue, 23 Jun 2015 14:16:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=76374 Sharing economy, la rivoluzione possibile che parte da ciascuno di noi Tra le dieci idee che cambieranno il mondo secondo il Time, la sharing economy rappresenta il terreno di sperimentazione di nuovi modelli che caratterizzeranno nel futuro il modo in cui scambieremo prodotti, servizi e conoscenza. Entro il 2050, per Jeremy Rifkin, la sharing economy […]

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Sharing economy, la rivoluzione possibile che parte da ciascuno di noi

Tra le dieci idee che cambieranno il mondo secondo il Time, la sharing economy rappresenta il terreno di sperimentazione di nuovi modelli che caratterizzeranno nel futuro il modo in cui scambieremo prodotti, servizi e conoscenza. Entro il 2050, per Jeremy Rifkin, la sharing economy diventerà il principale arbitro della vita economica. E lavorare insieme sarà anche l’unica via per raggiungere quei risultati che business e politica non sono più in grado di raggiungere separatamente, con tutto quello che significa. La strategia della condivisione attraversa tutti i settori industriali, scompagina i paradigmi sociali e ridisegna le organizzazioni. Ci sono piattaforme per il riuso, per viaggiare, alloggiare, mangiare e dormire gratis o a costi dimezzati. Bike sharing, car sharing, co-working, co-housing sono espressioni ormai entrate nell’uso comune. Ma la sharing economy è qualcosa di più dell’economia del noleggio. Crowdsourcing e crowdfunding capovolgono i rapporti di forza alla base della piramide. La collaboration è un modo per ottimizzare risorse aziendali, moltiplicare tempo e spazio, e affrontare sfide che sembravano impossibili. Di recente, il regista Peter Bogdanovich ha lanciato l’appello per portare a termine l’incompiuto “The Other Side of the Wind”, del maestro Orson Welles. E il CERN di Ginevra e la Stazione Spaziale Internazionale rappresentano già adesso un modello virtuoso di cooperazione al quale anche la Comunità europea dovrebbe ispirarsi per definire le nuove politiche della crescita e dell’immigrazione. Perfino la smart city si nutre di collaborazione e Milano è stata tra le prime amministrazioni locali ad approvare una delibera specifica sulla sharing economy. Le sfide globali, se ben gestite, possono determinare lo sviluppo di importanti processi di innovazione in grado di portare benessere e crescita economica diffusa.


#sharingeconomy «La rivoluzione possibile che parte da ciascuno di noi» @geascanca @chiarelettere
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Se il co-working rende i lavoratori più felici, meno soli e più fiduciosi, l’economia della collaborazione – forse – può trasformare un esercito di consumatori sempre più agguerriti, in una comunità globale più consapevole, libera di scegliere e meno schiava della competizione sui beni esclusivi. Sotto l’ombrello della sharing economy ci sono fenomeni diversi, ma non si tratta di un’idea per fricchettoni, geek e loser. Da New York a San Francisco, da Milano a Berlino, la forma del baratto 2.0. è un modello che funziona e permette di risparmiare risorse che possono essere investite in modo diverso, liberando energie nuove e creatività. Se ne sono accorti anche i big del settore finanziario, i gruppi immobiliari, le catene commerciali e gli operatori del trasporto. Non a caso, l’agenzia internazionale di certificazione e consulenza Price Waterhouse Cooper ha stimato che l’economia collaborativa e della condivisione ha prodotto fino al 2013 un giro d’affari di 15 miliardi di dollari ed è in crescita continua a doppia cifra. Si può iniziare dal pane per capire che il miracolo della condivisione nasce dalle piccole cose e comprendere che si può rinunciare a qualcosa per avere molto in cambio. In fondo, è questa l’idea che anima il blog Pane e sharing e che ha ispirato il libro Mi fido di Te (Chiarelettere, aprile 2015) di Gea Scancarello, giornalista e cacciatrice di storie fuori e dentro la Rete. Secondo l’autrice, siamo al tramonto di un’era. Finito il mito del “self love” o del “self-interest” come driver del comportamento economico, ci troviamo all’inizio di una nuova epoca, forse un po’ corsara, in cui la visione supera il capitale, la reputazione è la chiave di accesso, la conoscenza è la moneta di scambio e la community è qualcosa di più della somma delle singole parti. «Una rivoluzione possibile, per vivere meglio e che parte da noi stessi» – spiega Gea Scancarello. Si può viaggiare in giro per il mondo, svegliarsi in casa di sconosciuti, organizzare un trasloco e trasformarlo in un happening sotto casa e avere amici in tutto il mondo. L’esperienza quotidiana della vita di ciascuno si può spalancare a un universo di opportunità. C’è un mondo bloccato dalla crisi e un mondo nuovo che avanza. Basta guardare altrove e fidarsi. E questo libro lo racconta.

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#sharingeconomy Tra le dieci idee che cambieranno il mondo @geascanca @chiarelettere
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Data Manager: Economia della condivisione, strumenti nuovi per un’idea antica. Così salveremo il mondo?

Gea Scancarello: Sarebbe bello se fosse davvero così. La sharing economy nasce da un insieme di fattori: la cultura dello scambio, che può essere rintracciata anche in un passato remoto, la Rete, la pervasività degli strumenti di comunicazione e non da ultimo una sensibilità nuova, complice anche gli anni della crisi, rispetto agli oggetti di consumo e il loro impatto sull’ambiente nel quale viviamo. L’intreccio di questi fattori ha abilitato una serie di nuovi modelli, anche molto diversi tra loro, che creano una serie di relazioni tra le persone che non sono solo di natura economica ma sostanzialmente umane.

Vuoi dire che se da un lato la tecnologia ci rende isole, la possibilità di infiniti collegamenti ci rende parte di un solo arcipelago?

È questo il significato del nuovo sistema della condivisione. Le piattaforme tecnologiche che ci hanno dato una seconda vita virtuale, riportano al reale sia per scambiarci libri, consumare pasti, condividere case e pezzi di viaggio. E questo crea un tessuto sociale nuovo fondato non su vincoli tradizionali, ma su relazioni anche a distanza, tra persone che non si conoscono, alimentando una fiducia generalizzata basata sui comportamenti positivi. La condivisione abbassa la competizione sui beni esclusivi e permette di moltiplicare occasioni di relazione con le persone.


#sharingeconomy “Mi fido di Te”. Ma di chi o cosa possiamo fidarci? @geascanca @chiarelettere
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Di chi o cosa possiamo fidarci?

Non esiste un algoritmo in grado di metterci al riparo completamente. Io mi fido della capacità e del bisogno, che ciascuno di noi ha, di aprirsi, affidarsi agli altri e costruire rapporti. Se alcune teorie economiche hanno messo alla base l’interesse egoistico, allora io credo che puntare sull’interesse diffuso possa essere una strada nuova da seguire.

La fiducia è la chiave di volta?

Esatto, ma non è una scommessa. Fidarsi è più un atto di “fede” che richiede coraggio. Lo stesso coraggio che ci vuole per credere che un’idea funzionerà. La fiducia è circolare e a sua volta genera fiducia, trasforma la paura in una scoperta, cambia il limite in possibilità. E la tecnologia e il sistema di social rating ci aiutano a non fidarci delle persone sbagliate.

Tu di chi o cosa ti fidi?

Io sono aperta alle nuove scoperte. Mi fido del cambiamento. E della capacità che ciascuno di noi ha di adattarsi alle situazioni nuove. Ci vuole un po’ di esercizio e bisogna fare lo sforzo di uscire dalla personale comfort zone.


#sharingeconomy «La fiducia è la chiave di volta» @geascanca @chiarelettere
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Le donne sono più attente alla condivisione e si fidano di più?

Forse, le donne sono meno pigre e si adattano più facilmente ai cambiamenti. E in fondo, nella definizione stessa di “condivisione” è insita una “cura” che appartiene di più all’universo femminile. Ma all’interno di una gamma vasta di fenomeni che vanno dal recupero del cibo a Uber, il fattore della condivisione diventa un asset per immettere nel sistema energie nuove. Queste energie si traducono in un vantaggio condiviso per una platea sempre più ampia di persone, e alla fine diventano rete sociale di salvaguardia.

La sharing economy è abilitata dall’ICT. Senza, sarebbe solo una forma di baratto. Che cosa cambia?

La tecnologia permette di avvicinare le persone e lo scambio di dati permette di scoprire nuove forme di relazione pervasive, globali e in tempo reale. I dati ci pongono il problema di come si proteggono queste informazioni che parlano di noi e tracciano il profilo delle nostre abitudini.

Si può condividere tutto?

Esperienze, oggetti, luoghi. Forse anche le persone. Si può condividere tutto o quasi tutto. La difficoltà è rendere le cose facili. La differenza tra l’Italia e altri paesi è che queste forme alternative restano a livello di sperimentazione. Manca un sistema di capitali di investimento in grado di sostenere adeguatamente le startup fino all’exit di successo. Ci sono piattaforme social che consentono la condivisione del cibo come Food Share e in Italia, S-Cambia Cibo. Si tratta di esperienze che permettono non solo di avvicinare le persone ma di far crescere la cultura della lotta agli sprechi alimentari.


#sharingeconomy Si può condividere tutto o quasi @geascanca @chiarelettere
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Qual è la lezione più importate che hai imparato?

Da giornalista, ho imparato che là fuori c’è un mondo nuovo che aspetta di essere raccontato. La sharing economy è un modello di business concreto che nei prossimi anni potrà valere da uno a nove punti di PIL. La circolazione dei beni materiali, delle idee e dell’intelligenza delle persone crea risultati migliori. Per vincere insieme – però – non dobbiamo lasciarci condizionare dalla paura.

La condivisione si fonda sulla reciprocità, sulla fiducia, sulla relazione. Lo scambio di mercato si basa sull’interesse egoistico. Si tratta di due mondi che possono dialogare?

Nessuna divisione dogmatica. La sharing economy non è collettivismo. Anche se i vantaggi sono distribuiti a tutti in modo diverso. Basta pensare a Uber. Non c’è Karl Marx da una parte e Adam Smith dall’altra. Non ci sono formule magiche. I soldi fanno girare il mondo. Ma si può decidere di fare soldi in modo migliore, per sé e per gli altri. La sharing economy è una grande opportunità di crescita per le persone e le aziende, ma ha bisogno di impegno e di regole.

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Abbassa la Benzina: in Italia parte il primo gruppo d’acquisto carburante https://www.datamanager.it/2015/05/abbassa-la-benzina-in-italia-parte-il-primo-gruppo-dacquisto-carburante/ Wed, 13 May 2015 17:00:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74689 Scegliere il fornitore in modo collettivo, stabilendo le regole del gioco – fissando il prezzo, ottenendo sconti, trasparenza. Negoziando con forza seduti al tavolo dei player del mercato. Abbassa la Benzina è questo: ottenere gli stessi successi raggiunti grazie alla forza d’urto di gruppo. Con Abbassa la Bolletta 280mila aderenti si sono mossi per energia, luce […]

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Scegliere il fornitore in modo collettivo, stabilendo le regole del gioco – fissando il prezzo, ottenendo sconti, trasparenza. Negoziando con forza seduti al tavolo dei player del mercato. Abbassa la Benzina è questo: ottenere gli stessi successi raggiunti grazie alla forza d’urto di gruppo.

Con Abbassa la Bolletta 280mila aderenti si sono mossi per energia, luce e gas; con Abbassa la Tariffa sulla telefonia mobile (l’iniziativa più giovane e recente) a oggi oltre 87mila hanno già aderito e continueranno sino al 28 maggio.

Una famiglia spende in media 1.550 euro all’anno di benzina. Scegliendo il benzinaio meno caro, tenendo una condotta di guida intelligente e un’auto sempre efficiente, si può risparmiare anche 150 euro all’anno. Aderire al Gruppo d’acquisto Abbassa la Benzina è  semplice, gratuito e senza impegno. Tutte le informazioni sul gruppo d’acquisto e su come partecipare su www.altroconsumo.it.

Una volta raccolte le adesioni Altroconsumo negozierà un’offerta per l’acquisto scontato di carburante con tutte le compagnie petrolifere: la trattativa si concluderà nel mese di luglio. Una volta confrontate le offerte e scelta quella migliore, l’opzione più conveniente sarà comunicata a tutti i preaderenti, che saranno liberi di valutarla ed eventualmente procedere con la sottoscrizione dell’offerta.

Abbassa la Benzina è il primo gruppo d’acquisto in Italia a livello nazionale ha solo due precedenti in Europa, grazie alle organizzazioni del network Altroconsumo in Spagna e Portogallo.
E’ un modello di approccio al consumo che trae la sua forza dalla condivisione delle informazioni e dei beni. Altroconsumo vuole informare i cittadini sui benefici derivanti dalla condivisione, promuovendo l’idea e fornendo esempi concreti come i gruppi d’acquisto, che l’accesso possa generare valore collettivo.

Come costruire il futuro, farne parte, non essere semplici spettatori, col modello della collaborative consumption, attraverso una tutela sempre meno paternalistica e sempre più dinamica sarà discusso in uno degli appuntamenti clou durante il Festival Altroconsumo a Ferrara #direfarecambiare dal 22 al 24 maggio prossimi.
Si confronteranno su “L’Età della Sharing Economy”di fronte al pubblico di consumatori domenica 24 maggio, alle ore 16,30 in Piazza del Municipio a Ferrara Paolo Martinello, Presidente Fondazione Altroconsumo, Marta Mainieri, Collaboriamo.org, Gianpiero Calzolari, Presidente Granarolo, Andrea Saviane, Country Manager Italia BlaBlaCar,Gian Luca Ranno, Ceo e co founder di Gnammo. Modererà Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio.
Queste le date del calendario del gruppo d’acquisto sui carburanti:

  • adesioni possibili fino al 7 luglio 2015;
  • maggio-giugno: negoziazione con le compagnie petrolifere per ottenere uno sconto sull’acquisto di carte carburanti a scalare o vantaggio simile;
  • da  luglio al 31 ottobre 2015: emailing personalizzato a tutti gli utenti che avranno aderito per comunicare l’offerta (o le offerte) che consentiranno di risparmiare sul carburante e le modalità di sottoscrizione.

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Startup Weekend Napoli: videointerviste ai protagonisti https://www.datamanager.it/2015/02/startup-weekend-napoli-videointerviste-protagonisti/ Tue, 24 Feb 2015 11:47:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70174 Nel weekend dal 20 al 22 febbraio 2015 all’incubatore di Città della Scienza, è tornato a Napoli lo “Startup Weekend”. Ne abbiamo parlato con Claudio Cimmelli di IgoOn, uno dei tre organizzatori dell’evento e con Stanislao Elefante, CEO di Mio Garage (Vincitore dello SW) “L’innovazione sociale al centro e i giovani attorno” Lo Startup Weekend è una […]

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Nel weekend dal 20 al 22 febbraio 2015 all’incubatore di Città della Scienza, è tornato a Napoli lo “Startup Weekend”. Ne abbiamo parlato con Claudio Cimmelli di IgoOn, uno dei tre organizzatori dell’evento e con Stanislao Elefante, CEO di Mio Garage (Vincitore dello SW)

“L’innovazione sociale al centro e i giovani attorno”

Lo Startup Weekend è una grande opportunità per tutti coloro i quali  hanno delle idee business e non sanno come fare per tradurle in realtà; è un evento che riunisce sviluppatori, designer, business e marketing developer, product manager e in generale tutti coloro che hanno voglia di innovare, lavorando insieme per trasformare un’idea in un prototipo/business concept in sole 54 ore.

L’intento di questo evento è quello di facilitare l’incontro tra chi ha delle idee, delle proposte e delle iniziative con coloro che possono renderle operative e quindi renderle una vera e propria realtà Aziendale.

Per questo motivo lo Startup Weekend non si limita a far incontrare idee e sviluppatori, ma si allarga anche alle realtà dell’imprenditoria già avviata, sempre pronta a dare feedback e consigli, e degli investitori alla ricerca di progetti interessanti.

L’evento napoletano è stato  incentrato sul tema della  “Sharing economy”, un modello economico basato su di un insieme di pratiche di scambio e condivisione che si sta affermando sempre più come la nuova frontiera del business tradizionale e digitale.

Le idee sviluppate durante l’evento sono state presentate davanti ad una giuria di esperti che ha  sancito  i tre progetti più meritevoli.

Ne abbiamo parlato con Claudio Cimmelli di IgoOn, uno dei tre organizzatori dell’evento e con Stanislao Elefante, CEO di Mio Garage (Vincitore dello SW).

Videointervista a Claudio Cimmelli di IgoOn e Stanislao Elefante, CEO di Mio Garage


Videointervista a Claudio Cimmelli (IgoOn) e Stanislao Elefante (Mio Garage)
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Ritorna a Napoli lo Startup Weekend https://www.datamanager.it/2015/02/ritorna-napoli-startup-weekend/ Wed, 18 Feb 2015 09:28:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69827 Il 20 Febbraio ritorna a Napoli, la prima palestra al mondo in cui  si entra con semplici idee di business per trasformarle poi  in startup di successo Lo Startup Weekend è una grande opportunità per tutti coloro i quali  hanno delle idee business e non sanno come fare per tradurle in realtà; è un evento che […]

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Il 20 Febbraio ritorna a Napoli, la prima palestra al mondo in cui  si entra con semplici idee di business per trasformarle poi  in startup di successo

Lo Startup Weekend è una grande opportunità per tutti coloro i quali  hanno delle idee business e non sanno come fare per tradurle in realtà; è un evento che riunisce sviluppatori, designer, business e marketing developer, product manager e in generale tutti coloro che hanno voglia di innovare, lavorando insieme per trasformare un’idea in un prototipo/business concept in sole 54 ore.

Startup Weekend Napoli avrà luogo dal 20 al 22 febbraio 2015 all’incubatore di Città della Scienza, in via Coroglio 57/104

L’intento di questo evento è quello di facilitare l’incontro tra chi ha delle idee, delle proposte e delle iniziative con coloro che possono renderle operative e quindi renderle una vera e propria realtà Aziendale.

Per questo motivo lo Startup Weekend non si limita a far incontrare idee e sviluppatori, ma si allarga anche alle realtà dell’imprenditoria già avviata, sempre pronta a dare feedback e consigli, e degli investitori alla ricerca di progetti interessanti.

L’evento napoletano sarà incentrato sul tema della  “Sharing economy”, un modello economico basato su di un insieme di pratiche di scambio e condivisione che si sta affermando sempre più come la nuova frontiera del business tradizionale e digitale.

Le idee sviluppate durante l’evento saranno presentate davanti ad una giuria di esperti che sancirà i tre progetti più meritevoli, ai quali saranno assegnati dei premi messi in palio da sponsor prestigiosi.

Agenda:

Venerdì 20

5:00 pm Arrivo ospiti ed inizio registrazioni.

6:00 pm Saluti di benvenuto da parte dell’organizzazione e presentazione dello Startup Weekend.

7:30 pm Inizio presentazione idee da parte dei partecipanti (pitch di 1 minuto).

8:00 pm I partecipanti votano le migliori idee presentate.

9:00 pm Team building ed inizio lavori – Si formano i team e via ai lavori di gruppo.

 

Sabato 21

9:00 am Arrivo, cornetto e caffè di benvenuto.

9:30 am Inizio lavori – I team si mettono a lavoro sulle loro idee.

11:00 am dal Societing a Ruralhub: per una via mediterranea alla Sharing Economy – Alex Giordano-Ninja Marketing

1:00 pm Pranzo

2:00 pm Introduzione alla sharing economy – Marta Rossato – OuiShare Italia

3:00 pm I gruppi possono confrontarsi con i coaches

5:00 pm Business planning e financials – Marco Valerio Izzo WCAP

8:30 pm Cena

9:00 pm Lavori – Dopo cena i team possono restare al lavoro.

 

Domenica 22

9:00 am Arrivo, cornetto e caffè di benvenuto.

10:00 am Inizio lavori – I team si mettono a lavoro sulle loro idee.

11:00 am Competere o collaborare. E’ questo il problema? – Vincenzo Moretti Hfarm

1:00 pm Pranzo

3:30 pm Pitch al buio – Consegna delle slide e prove generali di pitch in presenza dei coaches.

5:00 pm Presentazione finale – I team presentano davanti alla giuria i loro progetti in 5 minuti.

7:30 pm Judging & Awards

9:00 pm Go Home!

L’evento è possibile grazie ad alcuni partners che lo hanno supportato:

sponsor

CHI ORGANIZZA STARTUP WEEKEND?

Claudio Cimmelli: CEO di iGoOn Srl, startup innovativa che offre un servizio di carpooling urbano in tempo reale, finanziata da Telecom Italia.

Massimo Morgante: CEO di Volumeet Srl, piattaforma che mette in contatto artisti musicali e fan per una nuova esperienza musicale.

Gianluca Manca: CEO di Intertwine Srl, piattaforma di storytelling collaborativo già finanziata da Digital Magics e Rcs Nest.

Vieni su http://www.swnapoli.it

Registrati su– http://bit.ly/swnapoli

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I 10 Hot Consumer Trends per il 2015 secondo Ericsson https://www.datamanager.it/2014/12/i-10-hot-consumer-trends-per-2015-ericsson/ Tue, 23 Dec 2014 16:30:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67280 Il Report annuale dell’Ericsson ConsumerLab mostra il desiderio dei consumatori per una tecnologia e una connettività sempre più integrate in tutti i momenti della propria vita quotidiana – dagli specchi della propria abitazione, ai marciapiedi, alle confezioni delle medicine Il 2014 si sta concludendo e il ConsumerLab di Ericsson, nella quarta edizione del suo Report […]

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Il Report annuale dell’Ericsson ConsumerLab mostra il desiderio dei consumatori per una tecnologia e una connettività sempre più integrate in tutti i momenti della propria vita quotidiana – dagli specchi della propria abitazione, ai marciapiedi, alle confezioni delle medicine

Il 2014 si sta concludendo e il ConsumerLab di Ericsson, nella quarta edizione del suo Report annuale dedicato ai trend tecnologici, può presentare le principali tendenze che coinvolgeranno i consumatori nel 2015 e oltre.

[blockquote style=”4″]Michael Björn, Head of Research di Ericsson ConsumerLab, ha spiegato: “L’effetto cumulativo degli smartphone, diventati parte integrante della società, è davvero sorprendente. Come consumatori, proviamo sempre nuove app e continuiamo a utilizzare quelle che pensiamo possano migliorare, arricchire o prolungare la nostra vita, tutto ad una velocità tale da non renderci nemmeno conto che le nostre attitudini e comportamenti stanno cambiando molto rapidamente. I servizi e i prodotti che fino a poco tempo fa sembravano al di fuori di ogni possibile immaginazione, sono oggi facilmente accettati e ritenuti in grado di raggiungere rapidamente il mercato di massa. A soli cinque anni dall’arrivo del 2020, il futuro sembra davvero più vicino di quanto non lo sia mai stato”.[/blockquote]

I risultati contenuti nel Report Ericsson “10 Hot Consumer Trends for 2015 and beyond” sono ricavati dal programma di ricerca globale dell’Ericsson ConsumerLab, quest’anno con un focus speciale sugli utenti con uno smartphone dai 15 ai 69 anni delle città di Johannesburg, Londra, Città del Messico, New York, Mosca, San Francisco, San Paolo, Shanghai, Sydney e Tokyo – le città che dal punto di vista statistico rappresentano l’opinione di 85 milioni di utenti che utilizzano Internet frequentemente.

Ecco quali saranno secondo Ericsson i 10 “Hot Consumer Trends” per il 2015 e oltre:

1. The streamed future (il futuro in streaming). I modelli di utilizzo dei media si stanno globalizzando. Gli spettatori stanno cambiando abitudini, passando a servizi on-demand facili da usare, che permettono un accesso ai contenuti video su più piattaforme in contemporanea. Il 2015 rappresenterà un anno di passaggio storico, in quanto sempre più persone guarderanno video in streaming su base settimanale rispetto alla TV tradizionale.

2. Helpful homes (le case “collaborative”). I consumatori mostrano un crescente interesse nei confronti della possibilità di avere sensori nelle proprie case che siano in grado di avvertirli in caso di problematiche relative all’acqua e all’elettricità o quando i membri del nucleo famigliare entrano ed escono dall’abitazione.

3. Mind sharing. Continueranno a nascere nuovi modi per comunicare, offrendoci sempre più possibilità per rimanere in contatto con i nostri amici o la nostra famiglia. Molti utenti con uno smartphone vorrebbero possedere un dispositivo wearable per comunicare con gli altri direttamente con il pensiero – e ritengono che questa funzionalità diventerà realtà entro il 2020.

4. Smart citizens (cittadini smart). L’idea di rendere le città più “smart” è molto interessante – ma molta di questa intelligenza può esser vista come un effetto collaterale dell’evoluzione dei comportamenti quotidiani dei cittadini. Grazie ad Internet, che ci consente di essere più informati, siamo in grado di prendere decisioni più razionali. Secondo i consumatori, certe soluzioni tecnologiche saranno molto diffuse entro il 2020, come ad esempio le mappe del volume del traffico, le app per comparare l’utilizzo di energia o per controllare la qualità dell’acqua in tempo reale.

5. La sharing economy. Come Internet ci permette di condividere informazioni in maniera efficiente e con una semplicità mai raggiunta prima, allo stesso modo l’idea della sharing economy ha un potenziale enorme. La metà di tutti i possessori di smartphone sono aperti all’idea di affittare ad esempio le stanze libere della propria abitazione, i dispositivi personali per la cura della casa e l’attrezzatura per il tempo libero, perché si tratta di possibilità di utilizzo convenienti e che permettono di risparmiare.

6. Digital purs (il portafoglio digitale). Il 48% di chi possiede uno smartphone preferirebbe utilizzarlo per pagare beni e servizi. L’80% pensa infatti che gli smartphone sostituiranno il portafoglio entro il 2020.

7. My information (le informazioni personali). Sebbene lo scambio di informazioni, in presenza di un vantaggio, sia positivo, i possessori di smartphone ritengono che non sia particolarmente utile rendere visibile verso l’esterno ogni singola azione personale. Il 47% di questi utenti vorrebbe poter pagare elettronicamente senza permettere il trasferimento delle proprie informazioni personali. Per il 56%, inoltre, tutte le comunicazioni Internet dovrebbero essere criptate.

8. Longer life (una vita prolungata). I possessori di smartphone reputano che servizi di vario tipo, basati su cloud, possano permettere di vivere in modo più sano e quindi di prolungare la vita. Le app per fare jogging, i misuratori delle pulsazioni e i piatti che analizzano il nostro cibo sono solo alcuni degli strumenti considerati importanti per contribuire a prolungare la nostra vita fino a due anni in più per ogni applicazione utilizzata.

9. Domestic robots (i robot domestici). I consumatori stanno prendendo in considerazione l’idea di avere a disposizione dei robot domestici in grado di aiutarli nelle attività di ogni giorno. Per il 64% degli intervistati, i robot diventeranno una tecnologia comune in tutte le case entro il 2020.

10. Children connect everything (i bambini connettono ogni cosa). I bambini continueranno a guidare la domanda di un Internet più tangibile, in cui il mondo fisico sia connesso come lo sono gli schermi dei loro dispositivi. Il 46% dei possessori di uno smartphone affermano che i bambini di oggi si aspettano che potranno connettere tutti gli oggetti quando saranno adulti.

 

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