smart grid – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:45:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png smart grid – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Eaton, Nissan e The Mobility House: nuova fase della partnership rivoluzionaria verso la smart grid https://www.datamanager.it/2018/02/eaton-nissan-the-mobility-house-nuova-fase-della-partnership-rivoluzionaria-verso-la-smart-grid/ Thu, 01 Feb 2018 10:05:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140083 Eaton, Nissan e The Mobility House hanno concluso un accordo con l’Amsterdam Energy Arena per l’implementazione di uno dei più grandi sistemi europei di accumulo di energia applicati a un edificio commerciale. I partner stanno sviluppando e implementando un grande sistema di accumulo di energia da installare nel parcheggio dello stadio Amsterdam ArenA, che avrà […]

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Eaton, Nissan e The Mobility House hanno concluso un accordo con l’Amsterdam Energy Arena per l’implementazione di uno dei più grandi sistemi europei di accumulo di energia applicati a un edificio commerciale.

I partner stanno sviluppando e implementando un grande sistema di accumulo di energia da installare nel parcheggio dello stadio Amsterdam ArenA, che avrà una capacità minima di 4 megawattora, incrementabile se necessario. Questo impianto di accumulo svolgerà molteplici funzioni: quella di alimentazione elettrica di emergenza in caso di black out; sopperirà ai picchi della domanda di energia (“peak shaving”) e fornirà servizi alla rete contribuendo quindi alla sua stessa stabilità. Lo stadio è già dotato di un impianto fotovoltaico costituito da più di 4000 pannelli: l’aggiunta del sistema di accumulo rimedierà alla fisiologica improgrammabilità della fonte fotovoltaica.

Il sistema xStorage Building è costituito da ben 1168 battery pack, per un totale di 4MWh di energia accumulabile e corrispondenti a 148 Nissan Leaf. L’implementazione del primo sistema xStorage è già in corso, mentre il completamento del progetto è previsto nel primo trimestre del 2018.

L’Amsterdam ArenA ha fondato una società ad hoc per la gestione della fornitura di energia: l’Amsterdam Energy Arena. L’Amsterdam Energy Arena genera, immagazzina, distribuisce e commercializza energia. Il sistema di accumulo svolge un ruolo centrale in questa iniziativa. Matty Hummelink, General Manager Eaton in Benelux: “Siamo orgogliosi di partecipare a questo progetto globale altamente innovativo e del legame consolidato con l’Amsterdam Energy Arena. Eaton è stata coinvolta sin dalle prime fasi del progetto e ora la nostra partnership è stata siglata formalmente per i prossimi dieci anni”.

Il lancio del più grande sistema europeo di accumulo di energia in uno stadio, basato sull’utilizzo di batterie provenienti dall’eMobility

Il consumo energetico dell’Amsterdam ArenA non è ovviamente costante, ma concentrato in picchi di richiesta in occasione di partite di calcio ed eventi. Il sistema xStorage aiuterà a far fronte ai picchi di domanda fornendo l’energia necessaria, evitando di assorbirla dalla rete. Inoltre, il sistema di accumulo xStorage è in grado di fungere da servizio di back up, fornendo alimentazione di emergenza in caso di black out. I 3 megawatt di potenza sono inoltri sufficienti per alimentare un migliaio di abitazioni nell’intorno dello stadio.

“Per Eaton si tratta di un progetto speciale, proprio a causa delle dimensioni senza precedenti del sistema di accumulo intelligentemente integrato nel sistema elettrico esistente”. Aggiunge Matty Hummelink: “L’integrazione di una soluzione così innovativa all’interno di un’infrastruttura realizzata in precedenza ha reso questo progetto uno degli incarichi più complessi e interessanti gestiti finora. Si tratta di una soluzione avveniristica a livello mondiale nel campo della gestione dell’energia.”

Lo stadio del futuro

L’Amsterdam Energy Arena è uno dei primi risultati concreti del programma di innovazione dello stadio – l’Amsterdam Innovation ArenA – in cui aziende, governi e istituti di ricerca collaborano per la creazione di nuove idee per il futuro dello stadio. L’Amsterdam Innovation ArenA combina concetti innovativi e soluzioni collaudate nel campo della costruzione, della gestione e dell’implementazione di stadi mettendo a disposizione queste idee per strutture sportive ambiziose e sostenibili e progetti ricreativi in tutto il mondo. Al fianco di Eaton e Nissan, sono partner dell’Amsterdam Innovation ArenA anche la città di Amsterdam, Amsterdam Smart City, TNO, KPN, KPMG, Huawei, Microsoft, Philips Lighting, BAM e Honeywell.

Stabilizzazione della rete elettrica

“Per noi la batteria funziona come alimentatore di emergenza”, afferma Henk van Raan, Direttore Innovazione dell’Amsterdam ArenA. “Si tratta di un passo importante nel calcio internazionale che rende superflui i generatori a gasolio. Con questa installazione contribuiamo, inoltre, al bilanciamento della rete elettrica, elemento su cui è basato il modello di business dell’azienda. Nel futuro desideriamo ricoprire un ruolo di rilievo nella costruzione della smart grid della zona, diventando fornitori di energia anche per gli edifici nell’intorno dello stadio. Il sistema di accumulo gioca un ruolo molto importante in questa funzione. Un obiettivo per il futuro è collegare auto elettriche al sistema e per questo motivo il sistema xStorage è stato installato nel parcheggio. Le batterie delle macchine parcheggiate potrebbero fornire ulteriore capacità di stoccaggio e funzionare come “area di eccedenza” per l’elettricità prodotta dal fotovoltaico. Si tratta sicuramente di una sfida e di un percorso importante che percorreremo volentieri con Nissan, Eaton e The Mobility House.”

Francisco Carranza, Direttore dei servizi energetici di Nissan Europa: “Siamo orgogliosi di partecipare a quest’innovazione globale. Nissan è conosciuta per il carattere innovativo e la qualità, in particolare nei suoi veicoli elettrici. Siamo orgogliosi di sfruttare la nostra esperienza per trasformare i sistemi di gestione di energia degli impianti commerciali. Nissan ritiene che per costruire un mondo migliore e più sostenibile sia necessario cambiare tutti il nostro modo di vivere, muoverci e giocare. Questa soluzione permetterà allo stadio di essere veramente a zero emissioni, offrendo ai tifosi la possibilità di partecipare attivamente alle partite di calcio preferite.”

“L’Amsterdam ArenA sarà il primo esempio di un sistema per l’accumulo di energia in grado di soddisfare molteplici utilizzi. Nel realizzare questo obiettivo e al fine di massimizzare il valore dello stoccaggio, The Mobility House mette a disposizione la tecnologia di commercializzazione e la sua conoscenza del mercato dell’energia,” afferma Marcus Fendt, Managing Director di The Mobility House e dell’Amsterdam Energy ArenA. Insieme ai nostri partner Eaton e Nissan rendiamo l’Amsterdam ArenA e altri futuri clienti più efficienti e sostenibili.”

Accenture Innovation Award

Il sistema xStorage Building è stato nominato per il premio Accenture Innovation Award. Si tratta di una nomination annuale volta a premiare i prodotti, i servizi e i concetti più innovativi sviluppati in Olanda all’interno di dieci diverse categorie.

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Le tecnologie di oggi per i modelli di domani https://www.datamanager.it/2016/11/le-tecnologie-oggi-modelli-domani/ Tue, 22 Nov 2016 10:33:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114214 Per costruire i modelli del futuro non servono solo nuove tecnologie. Occorre anche e soprattutto ripensare le tecnologie che abbiamo e assegnare nuovi ruoli anche a dispositivi le cui funzioni sembravano ormai consolidate. Gli UPS sono un esempio perfetto per spiegare concretamente questo concetto perché è sufficiente dar loro un ruolo e una funzione diversa […]

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Per costruire i modelli del futuro non servono solo nuove tecnologie. Occorre anche e soprattutto ripensare le tecnologie che abbiamo e assegnare nuovi ruoli anche a dispositivi le cui funzioni sembravano ormai consolidate. Gli UPS sono un esempio perfetto per spiegare concretamente questo concetto perché è sufficiente dar loro un ruolo e una funzione diversa e più estesa per cogliere incredibili vantaggi in termini di efficienza energetica globale.

Nella mente di tutti, gli UPS, assolvono a una funzione semplicissima: accumulare energia, conservarla ed erogarla al bisogno. Sono fondamentali in moltissimi campi, tra cui quello dei data center a cui assicurano energia continua e di qualità, proteggendoli da ogni tipo di anomalia. Se però pensiamo che i data center sono fortemente energivori e che una parte significativa dei loro consumi dipende dagli UPS, è facile capire quanto sia importante rifocalizzare il ruolo degli UPS anche in termini di impatto ambientale, cosa oggi tecnologicamente possibile, riducendo significativamente questo fattore e contribuendo al risparmio energetico.


#UPS Passuello @rielloups Nuovi modelli non solo nuove tecnologie
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All’opposto degli energivori data center stanno le smart grid, le nuove e più efficienti reti che accumulano localmente l’energia prodotta a costi inferiori, immagazzinandola e rendendola disponibile quando la produzione sarebbe più onerosa. Dando alle smart grid accesso alle immense capacità di stoccaggio delle batterie di UPS di nuova generazione, specificamente costruite per soddisfare anche questo scopo, diventa possibile ottenere reti più efficienti ed energia a minore impatto ambientale, grandi capacità di accumulo distribuito e nuove opportunità di business per tutti.

La visione innovativa dell’Internet delle cose, che Riello UPS condivide e anzi attua ogni giorno, attribuisce a ogni dispositivo, tra cui anche gli UPS, la capacità di trasformarsi da soggetto passivo agente solo in caso di emergenza a soggetto attivo dell’efficienza, capace di interfacciarsi con gli altri attraverso una rete di connessioni, di scambiare energia in modo intelligente, di essere parte di più ampie strategie capaci di perseguire sempre la massima efficienza. Così abbiamo implementato nei nostri nuovi UPS funzionalità di trasporto bidirezionale dell’energia, la capacità di fungere da depositi di enormi quantità di energia prodotta a costi inferiori e magari da fonti rinnovabili, di interfacciarsi con le reti di scambio di informazioni, con sistemi di gestione centralizzata, con le nuove smart grid; di inserirsi in sistemi di integrazione di diverse fonti di energia, di scalare la loro potenza in modo modulare e di essere telecontrollati 24 ore su 24.


#Energy Passuello @rielloups Trasformare gli #UPS in sistemi intelligenti di gestione
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D’altra parte occorre puntualizzare che finora abbiamo parlato del punto di vista di un produttore, che in una logica di mercato rappresenta l’offerta. Perché il cerchio si chiuda occorre anche la presenza di una domanda corrispondente che – come sa bene ogni economista – si sviluppa solo in presenza di driver ben precisi. In questo caso, il driver più potente è sicuramente l’ottimizzazione dei costi di gestione, a cui si può agevolmente arrivare se si procede per passi e perseguendo obiettivi intermedi coerenti. Per esempio, valutando gli investimenti IT non tanto sulla base dell’immediato costo di acquisto quanto piuttosto di parametri più importanti come il Power Usage Efficiency (PUE) e il Data Center Infrastructure Efficiency (DCiE) si riescono a raggiungere incredibili risultati. Insomma, se CIO e i CEO ragionano in termini di vantaggi conseguenti agli investimenti e quantificano i benefici derivanti dall’alta efficienza, dalla ridondanza intelligente, dalla modularità e scalabilità, dalla trasparenza dei rendimenti, dall’allungamento del MTBF, dalle migliori prestazioni e performance, dall’aumento dell’affidabilità, dall’abbassamento dei tempi medi di riparazione e ripristino del sistema/servizio, diventa facile per loro rendersi conto che gli investimenti in questo settore sono addirittura opportuni ancor prima che necessari.

Fabio Passuello, direttore generale Riello UPS

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Fabio Passuello (Riello UPS), un nuovo modo di pensare l’energia https://www.datamanager.it/2016/07/fabio-passuello-riello-ups-un-modo-pensare-lenergia/ Tue, 19 Jul 2016 15:28:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105631 Smart Grid, efficienza, resilienza e sicurezza. Un ecosistema digitale per servizi innovativi. La strada dello sviluppo sostenibile passa attraverso l’integrazione di software, hardware e reti Che cosa è l’innovazione? È la domanda più scontata che si possa fare. Ma le risposte non sono così ovvie. Quali saranno i processi e i trend del mercato da qui […]

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Smart Grid, efficienza, resilienza e sicurezza. Un ecosistema digitale per servizi innovativi. La strada dello sviluppo sostenibile passa attraverso l’integrazione di software, hardware e reti

Che cosa è l’innovazione? È la domanda più scontata che si possa fare. Ma le risposte non sono così ovvie. Quali saranno i processi e i trend del mercato da qui a 10 anni? Di cosa avranno bisogno le persone? Cosa possiamo fare per ridurre l’impatto delle nostre attività sull’ambiente circostante? «Fare innovazione significa dare risposte adesso alle esigenze del prossimo futuro». Parola di Fabio Passuello, CEO di RPS (Riello UPS). «È un modo diverso di pensare alle cose che facciamo e alle modalità con cui esse potranno essere utilizzate. Il primo passo da fare è studiare il mercato e parlare con i clienti per rispondere per primi ai problemi di domani, ovviamente con un occhio sempre attento alla sostenibilità. Noi siamo fortemente convinti che non ci sarà futuro senza un impegno importante di aziende come la Riello UPS per regalare un mondo migliore e sostenibile alle generazioni future». L’innovazione cambia la vita delle persone, e lo fa poco alla volta. Ecco perché è importante capirne gli effetti, le implicazioni sociali e l’impatto a lungo termine. Grazie ai suoi due centri di ricerca di Legnago (Verona) e Cormano (Milano), Riello UPS che fa parte del Gruppo Riello Elettronica è consapevole che l’innovazione tecnologica porta con sé un imperativo morale: il miglioramento continuo delle performance deve andare di pari passo con il miglioramento del modo di produrre e utilizzare le risorse materiali e immateriali. È lo sviluppo sostenibile, come stabilito dall’Agenda 2030 dell’ONU, l’unica strada possibile per lo sviluppo. Una sostenibilità oltre che ambientale anche sociale. Una visione imprenditoriale che vede l’imprenditore come un portatore di pensieri nuovi, quasi un «poeta, che deve cercare di favorire la concentrazione di idee» – come credeva Pilade Riello alla fine della prima guerra mondiale, quando diede inizio a una delle più belle storie delle industrie italiane.


#EnergyInnovation Fabio Passuello CEO @rielloups smart grid, resilienza e sicurezza
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Il futuro sarà più hardware o più software?

«Noi siamo convinti che l’hardware sarà sempre più compenetrato nel software e viceversa» – risponde Fabio Passuello. «Hardware, software e reti dati, tutto sarà sempre più integrato. Lo dimostrano le tecnologie che già oggi ci circondano: l’Internet delle cose, i sistemi di telemetria e l’insieme delle smart technologies sul piano generale. Non esistono più sistemi isolati, tutto è interconnesso». Guardando alla stessa gamma di prodotti dell’azienda, il sistema di telecontrollo, il Riello Connect – che permette di supervisionare e fare azioni di service da remoto – e i prodotti Smart Grid Ready – per l’implementazione delle politiche di gestione energetica fondamentali in reti elettriche con generazione distribuita – dimostrano quanto profonda sia questa compenetrazione. «Un prodotto come l’UPS – spiega Fabio Passuello – che fondamentalmente si occupa di fornire continuità di alimentazione elettrica a carichi sensibili e critici, oggi deve poter dialogare con i sistemi circondanti, deve fornire informazioni e ricevere comandi da remoto, deve gestire in maniera flessibile e intelligente i servizi in base alle esigenze puntuali, deve fare autodiagnostica». Questa rivoluzione in atto, che sta cambiando i prodotti, che trasforma le abitudini e il modo di lavorare, «può nascere – continua Passuello – solo da uno sviluppo integrato tra le reti, che servono per scambiare informazioni, il software, che serve per fornire servizi intelligenti ma anche e soprattutto l’hardware su cui poggiano tutti questi servizi».

I cinque pilastri della strategia aziendale

Smart Grid («cioè la convergenza tra le reti elettriche e quelle di telecomunicazioni»), efficienza («per ridurre i costi di gestione»), sostenibilità («fattore ormai trainante di ogni settore economico»), resilienza («una caratteristica imprescindibile, ci si aspetta che i sistemi, energetici o le reti siano in grado di resistere a ogni problema o evento») e soprattutto sicurezza, che nel caso di Riello UPS si declina in qualità e continuità del servizio. Sono questi i cinque pilastri della strategia aziendale su cui poggia Riello UPS. «Non a caso Riello UPS – mette in evidenza Luca Buscherini, direttore marketing di Riello UPS – è stata la prima azienda al mondo a introdurre sul mercato gli UPS Smart Grid Ready, che integrano soluzioni UPS standard a scenari di accumulo e generazione energetica distribuita, e i SuperCaps UPS, cioè UPS che usano tecnologie green con i supercondensatori al posto delle tradizionali batterie al piombo».

Un ecosistema digitale per servizi innovativi

La strategia digitale di Riello UPS ha preso avvio dalla consapevolezza del gruppo che la diffusione dei device mobili e l’esponenziale crescita di applicazioni in questo segmento non potesse essere ignorata in ambito professionale. Questo approccio sistemico abbraccia tutte le funzioni aziendali – spiega Passuello: «Dalla digitalizzazione dei processi di acquisto dei materiali alla integrazione tra i nostri magazzini sparsi sui cinque continenti. Dall’accounting integrato tra la casa madre e le decine di società controllate, all’informatizzazione dei processi produttivi e di sviluppo, passando per la gestione integrata e digitale dei documenti, i sistemi a supporto dei migliaia di clienti che Riello UPS ha a livello mondiale attraverso servizi cloud e la comunicazione attraverso i social. Comunicazione pervasiva, scambio di esperienze e best practice a ogni livello, adozione di strumenti predittivi e aumento della velocità di intervento, controllo degli sprechi per il recupero di efficienza, il tutto con un obiettivo preciso: offrire il miglior servizio possibile ai nostri clienti».


#EnergyInnovation Fabio Passuello CEO @rielloups un nuovo modo di pensare l’energia
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Sostenibilità e integrazione

Da sempre, Riello UPS è convinta che non si può progettare e produrre senza pensare all’ambiente e allo sviluppo sostenibile. «E al tempo stesso – riprende Passuello – non è possibile immaginare i nostri UPS, inverter fotovoltaici e sistemi di storage energetico (SPS) senza una integrazione tra questi e sistemi di energy management e di supervisione». L’energia è una risorsa primaria e va gestita conseguentemente. «Le aziende – dice Passuello – hanno una missione che va molto oltre ciò che producono e che riguarda ogni aspetto dei loro impatti, diretti o indiretti sul contesto sociale, ambientale, economico in cui esse operano. Riello UPS, consapevole di questo, ha fatto dello sviluppo sostenibile la sua mission, da cui il claim aziendale: Reliable power for a sustainable world».

Energy innovation

La società contemporanea è una società energivora. Senza energia nelle case e nelle imprese, nei data center tutto si fermerebbe. Energia e potenza, come capacità di calcolo e capacità di effettuare un lavoro, sono due grandezze inversamente proporzionali. «Due opposti – dice Passuello – che però cessano di essere tali se si cambia punto di vista o, se preferisce, modello. Occorre un modo nuovo di pensare all’energia, alla potenza, alla sostenibilità, all’efficienza, sfruttando ogni elemento a disposizione non per un solo scopo ma traendone tutto ciò che esso può dare. Così gli UPS, se oltre a fungere da gruppo di continuità servono anche da storage energetico per le smart grid – le reti elettriche del futuro – assumono un ruolo diverso pur restando concettualmente identici a se stessi».

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#SiamoForty: Visioni del futuro https://www.datamanager.it/2016/07/siamoforty-visioni-del-futuro/ Tue, 19 Jul 2016 08:46:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106103 Dal personal computer al personal data center. La spinta alla separazione tra i livelli fisici e logici delle infrastrutture ci porta verso un’informatica sempre più agile e pervasiva, con conseguenze distruttive e ricombinanti su un’economia di impresa che dovrà far tesoro delle competenze dei CIO per riorganizzarsi Prevedere il futuro della tecnologia è un esercizio […]

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Dal personal computer al personal data center. La spinta alla separazione tra i livelli fisici e logici delle infrastrutture ci porta verso un’informatica sempre più agile e pervasiva, con conseguenze distruttive e ricombinanti su un’economia di impresa che dovrà far tesoro delle competenze dei CIO per riorganizzarsi

Prevedere il futuro della tecnologia è un esercizio quasi sempre vano, per non dire fallimentare. Il futuro, per definizione, ti arriva alle spalle, quando meno te l’aspetti, ti supera a destra, ti spiazza, e te lo trovi di colpo davanti. Allora iniziano i problemi perché sei costretto ad adeguarti e adeguarsi è sempre un’operazione costosa e sofferta. Oggi, però la tecnologia viaggia molto in fretta, una parte del suo futuro è già quasi a portata di mano, fa capolino dai progetti open source più avanzati, cuoce lentamente ma continuamente nei pentoloni della Ricerca e Sviluppo dei grandi nomi del software. La seconda parte della nostra discussione è dedicata a questo futuro, ai trend informatici che già si stanno delineando e che le aziende più illuminate hanno già cominciato ad adottare, spesso ponendosi alla guida di grandi progetti software di tipo infrastrutturale. Le aziende e i vendor seduti al tavolo di Data Manager hanno percorso questi trend, cercando di tracciare gli scenari più probabili dell’informatica professionale che vedremo in azione nei prossimi anni, delle nuove dinamiche di mercato che la tecnologia sta rendendo possibili, creando un nuovo sistema di relazioni tra vendor di componenti e hardware, sviluppatori software, rivenditori, system integrator, provider di servizi e aziende che proprio in virtù della Terza Piattaforma sono chiamate a svolgere ruoli sempre più partecipativi, in un ecosistema che vedrà coinvolti tutti questi attori. Numerosi e molto stimolanti i punti che sono stati messi sul tavolo. Uno di questi riguarda le conseguenze più estreme della virtualizzazione, evoluzione del data center aziendale e della sua centralità. Siamo davanti al tramonto delle grandi infrastrutture proprietarie?

Le questioni sono tante anche nella PA. Come l’urgenza di una commissione parlamentare che si occupi di innovazione e di un Ministero ad hoc in grado di affrontare i temi del diritto di accesso e della rete neutrale, dell’identità digitale, della concorrenza tra gli operatori e dell’apertura del sistema pubblico ai privati. Secondo Stefano Quintarelli, imprenditore high-tech, pioniere di Internet e attualmente deputato e presidente del Comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), in video collegamento dalla Camera – «molte PA non sono in grado di dialogare e spesso non scambiano i dati tra loro. SPID dovrebbe eliminare queste ridondanze, queste inefficienze». E parlando di futuro, la sfida più grande resta quella di costruire il domani, per usare il titolo del suo ultimo libro. Per Quintarelli, che a sua volta cita William Gibson, forse il futuro è già qui, è solo distribuito male. «E questa differenza di passo, fa sì che in tutti i settori dell’economia si stiano realizzando trasformazioni che da un lato creano grandi opportunità di benessere e di miglioramento della qualità della vita, dall’altro presentano nuove prove per la società umana. E la più importante disomogeneità sta nella differenza di passo tra lo sviluppo delle attività economiche e la lentezza delle istituzioni a comprendere e a creare un’adeguata risposta normativa capace di sfruttare la nuova “dimensione immateriale” a favore di tutta la società».


.@UniCredit_PR Velocità, adattamento e capacità di competere sul mercato
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VIRTUALIZZAZIONE ESTREMA

La virtualizzazione ci introduce in una sorta di meta-ambiente informatico che va oltre le barriere di interoperabilità degli attuali “standard” architetturali hardware e dei sistemi operativi con strumenti “disruptive” come i software container. Oggi, l’informatica agile può avvalersi di tool di virtualizzazione, nati in ambito open source, che rendono possibili livelli impensabili di flessibilità nella gestione dei carichi di lavoro, con ulteriore ottimizzazione dei costi rispetto alla prima fase di virtualizzazione dei server fisici. Una rivoluzione che va a vantaggio di tutti i comparti che fanno affidamento sulla potenza di calcolo transazionale. Da questi fenomeni, sta gradualmente emergendo una nuova geometria applicativa da cui affiorano la cosiddetta API economy e un business digitale sempre più basato su un grande ecosistema di “microservizi” ed esposizione di dati aziendali. Le imprese focalizzate su un determinato business si trovano ormai a generare informazioni dirette o indirette (per esempio sul comportamento dei loro clienti, o sul funzionamento dei loro servizi) che la tecnologia permette di aggregare e riutilizzare per nuovi filoni di business. Ma le informazioni grezze possono essere “esposte”, o cedute, a beneficio di terze parti che potranno a loro volta sviluppare attività, anche del tutto collaterali, in contesti B2B, B2C o B2B2C. In campo manifatturiero si sta sviluppando il concetto di Fabbrica 4.0, quella in cui gli atomi dei prodotti industriali portano con sé una dose grande o piccola di bit, di intelligenza digitale, abilitando nuove prospettive per l’industria della produzione, gli smart product, la robotica e gli oggetti autonomi. Dal veicolo senza guidatore, alla fabbrica intelligente, le microcentrali di energia, la smart city. L’intelligenza “embedded” in tutti i prodotti industriali, persino nei tessuti e nei materiali di rivestimento, e in tutti i processi, inclusa l’edilizia dei prefabbricati o delle abitazioni “progettate” con tecniche 3D, aprirà una serie di impensabili nuove frontiere.

LA PERDITA DELLA CENTRALITÀ

Come sarà, in definitiva, l’informatica che si appresta a traguardare l’era della Internet of Everything, del mondo come computer? L’arrivo di un personal computer su ogni scrivania preconizzato dai pionieri della microinformatica, la crescita esponenziale della potenza dei server dipartimentali prima e delle server farm poi, fino all’avvento del cloud computing e del “data center as a computer”, ci hanno traghettato in un mondo molto lontano dalla centralità, dalla piena coincidenza tra risorse fisiche e logiche che Data Manager aveva raccontato ai suoi esordi. Che cosa succederà quando le informazioni cominceranno a fluire tra decine di miliardi di persone, esseri viventi, oggetti, nei punti geografici più diversi, in ambienti fissi o in movimento, ma tutti invariabilmente connessi?

Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia, aiuta a definire i temi in discussione citando quelle che a suo parere sono già alcune tendenze che, dalla sua finestra di osservatore degli effetti della tecnologia sulla vita e l’operatività delle aziende, stanno già maturando negli incubatori delle imprese più innovatrici, proprio a partire dall’informatica della Terza Piattaforma. Rizzotto mostra una prima slide che indica una mappa di queste tematiche applicative, – Internet of Things, 3D printing, cognitive computing – i cosiddetti acceleratori della Terza Piattaforma, che prendono gradualmente piede, magari con sperimentazioni limitate, fino a diventare completamente “mainstream”. «Non c’è il tempo per esplorarli tutti, ma l’idea è che questi fenomeni sono già parte integrante del nostro modo di essere». L’elemento che deve interessare in modo particolare il management delle aziende e i loro responsabili tecnologici è duplice, sottolinea Rizzotto. «Un’azienda deve essere in grado di valutare se determinate evoluzioni hanno un impatto diretto sui propri obiettivi di business e una ripercussione sull’organizzazione. Ma è fondamentale sapere anche se esse avranno un impatto dentro l’ecosistema in cui si muovono, perché forse quello che ancora non ci è chiaro è come eventuali competitor e nuovi attori potranno utilizzare, far leva su queste tecnologie da qui a tre, quattro anni, per scompaginare ulteriormente scenari già oggi scompaginati».


Stefano Quintarelli @AgidGov Il futuro è già qui, è solo distribuito male
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SE ALLA GUIDA C’È UN ROBOT

Tutto, insomma, sarà sempre più interdipendente e sarebbe ingenuo guardare al futuro delle tecnologie come qualcosa che potrebbe non interessarci in prima persona, o smettere di porci domande sull’evoluzione che anche la “nostra” informatica, le “nostre” architetture dovranno subire. Il discorso si fa ancora più filosofico quando si prendono in esame le conseguenze di un mondo completamente digitalizzato, automatizzato e robotizzato, non solo sulle organizzazioni e i processi delle aziende, ma sulla funzione stessa del capitale umano. «Se tutto, intorno a noi, è digitale, saremo destinati a gestire solo le eccezioni?». Altri dubbi non mancano. Il digitale sarà in grado di sostenere l’economia mondiale? Quali saranno gli effetti sulle catene di valore e di fornitura, sulle norme che regolano tanti aspetti, incluso quello giuridico, della nostra vita? Provocatoriamente, Rizzotto cita un articolo di una rivista dedicata all’high-tech riferito alle auto senza guidatore: «Chi paga la multa se alla guida c’è un robot»?

In un contesto come il nostro, prosegue Rizzotto, vale però la pena segnalare alcuni fenomeni che impattano in particolare sul “motore” dell’IT, il data center e le infrastrutture tecnologiche, temi in realtà già ampiamente dibattuti come il cloud, la virtualizzazione, il DevOps, i software container. «Forse, la domanda che dobbiamo rivolgerci oggi riguarda il ruolo che il data center come lo abbiamo concepito finora avrà nelle aziende che si misureranno negli scenari futuri» – afferma l’analista di IDC, mostrando una rappresentazione dello spettro delle tecnologie emergenti suddivisa in quattro comparti. Il primo riguarda i progressi costantemente maturati nel campo del silicio, da processori e memorie. Il secondo si riferisce alle macchine virtuali e altri tipi di “computing vehicles” sempre più evoluti. Poi abbiamo gli ambienti di automazione e orchestrazione, popolati da piattaforme open source che aprono la strada a un mondo di microservizi informatici. E infine, i modelli di accesso alle risorse informatiche dove, secondo Rizzotto, dovremo abituarci a un approccio ancora più ibrido e liquido per scelte che oggi si collocano tra due estremi più netti, data center “in house” o cloud pubblico.

La lezione riassuntiva che si può trarre da questo excursus, dice Rizzotto, è che insieme alle tecnologie che già affollano la cassa degli attrezzi del CIO, si stanno affacciando una serie di novità che potranno giocare un ruolo importante nell’abilitare gli acceleratori di cui si è parlato prima. «Che siano architetture storage estremamente scalabili, o database concepiti secondo logiche cloud, piuttosto che le cosiddette next generation application, ciò che emerge è una completa rottura degli schemi tradizionali su cui era costruita l’intera architettura dell’IT fino ad oggi». Una rottura basata su logiche che ci astraggono sempre più dall’infrastruttura hardware, per trascinarci verso un’economia legata al digitale e alla capacità di ricombinare, attraverso le API, le interfacce programmabili, i servizi resi possibili in milioni di applicazioni in mano a miliardi di utenti. Uno scenario sfidante per tutti i CIO, ma anche per la relazione che lega le aziende ai fornitori di tecnologie e servizi consulenziali.


Fabio Rizzotto @IDCItaly Business e IT. Emerge una completala rottura degli schemi
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DALLE APPLICAZIONI AI MICROSERVIZI

Al posto di rapporti non più ingessati come in passato ma pur sempre regolati da lunghi contratti formalizzati, la nuova informatica dei microservizi, delle API e dei carichi di lavoro dinamicamente orchestrati su infrastrutture sempre più “ibride”, con la potenza computazionale gradualmente distribuita tra “core” del data center e “edge” della periferia più prossima al cliente, si affermerà piuttosto un tema di “solution creation” fondato sul coinvolgimento di end user e fornitori in un composito ecosistema di progetti di co-design, co-innovazione, co-sviluppo. Con un’avvertenza finale rivolta alle aziende che per stare al passo della futura economia digitale dovranno acquisire nuovi talenti. Secondo le ricerche dell’Unione europea, nel 2018 sconteremo un gap a livello continentale, tra domanda e offerta di skill in ICT, pari a oltre 420mila esperti. No, i robot non possono fare tutto.

Molti degli spunti suggeriti durante la fase preparatoria di #SiamoForty nascono nelle conversazioni con Massimo Messina, head of group ICT di UniCredit e protagonista, insieme a tanti altri colleghi CIO delle tavole rotonde che Data Manager organizza da due anni in collaborazione con il gruppo bancario. Anche per questo abbiamo chiesto a Messina di rompere il ghiaccio e fornire la sua visione su alcuni concetti e definizioni di un’informatica vista in prospettiva, costretta a trasformarsi, mantenendo al contempo la barra dritta sulla continuità del business. «Si deve partire – afferma Messina – dalla competitività dell’azienda. La capacità di assorbire questi tipi di tecnologie è quindi legata alla capacità di competere sul mercato, in termini di prodotti generati e di costi sostenibili. Il fenomeno cui assistiamo è una biforcazione rispetto alla gestione tradizionale dell’IT e ciò che emerge è una modalità che può consentire una velocità molto diversa rispetto a oggi, con profili di costo molto più bassi. Il problema non è se si riesce o no a farsi contaminare internamente da questi processi, ma in quanto tempo e se il tempo definito sarà sufficiente per essere competitivi e vincere sul mercato».


Gloria Gazzano @AICA_1961 @snam Come creare un ecosistema dell’innovazione?
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ESTERNALIZZARE È INDISPENSABILE

A evolvere, aggiunge Messina, non è tanto il costo, ma il fattore criticità della tecnologia. In passato si doveva scegliere tra questa o quella tecnologia di storage, o su un determinato ambiente. «Ma alla fine il conto economico non cambiava. Oggi, cominciamo a parlare di cose che vanno fatte in un certo modo, o di non riuscire a farle per niente». Proviamo a partire, prosegue Messina, dalla parte infrastrutturale. «Io che ancora mi diletto a scrivere qualche riga di codice ho fatto un esperimento. Ho preso una macchina online, una bella macchina, 50 giga di storage, un processore 4 core, un buon clock, banda di entrata/uscita illimitata. La pago tutto compreso 5 euro al mese, ci pago quello che voglio e ancora non ho registrato un problema». Davanti a un esempio del genere e confrontando i costi aziendali dell’infrastruttura, Messina ipotizza che l’esternalizzazione delle risorse di calcolo non è un’opzione, ma un preciso trend. «Riuscire a gestire la compliance è solo questione di tempo, ci sono già iniziative a livello europeo, come il Digital Single Market. Tutta una serie di questioni si vanno ammorbidendo, la sicurezza è sempre più indirizzabile». Messina non ha quindi dubbi che le aziende più infrastrutturate prima o poi avranno la possibilità di esternalizzare completamente la loro potenza computazionale. In linea di principio, sarebbe fin d’ora possibile far migrare sul cloud lo sviluppo di interi parchi applicativi, raccogliendo oltretutto significativi vantaggi in termini di costo complessivo delle risorse di testing, pre-produzione e produzione e gestendo con il DevOps le complessità legate ai processi. «Se certe sperimentazioni appaiono ancora molto ardite – sottolinea il responsabile ICT di UniCredit – molto è dovuto al patrimonio applicativo pre-esistente, il cosiddetto legacy, perché i costi di una migrazione “isofunzionale” risulterebbero, a tutt’oggi, proibitivi».

La questione, prova a riassumere Messina alla fine del suo intervento, è che le aziende si trovano davanti a scelte che non devono più distinguere tra approcci tecnologici diversi. «I trend a mio parere sono chiarissimi» – dichiara. Il futuro dell’informatica aziendale riguarda invece la capacità di delineare piani industriali che consentano di traghettare con successo dall’oggi delle infrastrutture al domani. Perché, secondo Messina, entra a questo punto in gioco il concetto di software container? «Il contenitore consente di dividere il problema in problemi più piccoli, ci permette di isolare le componenti vitali che fanno parte delle nostre applicazioni, interconnetterli e iniziare a distribuire quelle componenti sul cloud pubblico, in modo da avere subito applicazioni fatte in modo completamente diverso». Messina ritiene insomma, che con le tecnologie già disponibili è possibile suddividere una applicazione complessa in tante unità di esecuzione elementari, che rappresentano un container orchestrato, dal punto di vista delle risorse computazionali, in modo elastico, in base alle necessità.


Mimmo Zappi @Colt_IT “In-novare” per cambiare l’ordine delle cose
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L’INFORMATICA DEI LEGO

Il container, spiega Messina, è una struttura esecutiva standard capace di trasportare qualsiasi “contenuto” applicativo. Un contenitore che maschera all’esterno ciò che trasporta, ma che grazie alla sua modularità standard diventa duttile e componibile come il Lego. «Una volta che so come collegare queste scatole posso organizzarmi in modo estremamente dinamico». Le applicazioni stesse devono essere concepite in modo da poter sfruttare questo nuovo concetto architetturale del software. Qui entra in gioco l’altro concetto innovativo del microservizio. «I software container sono talmente efficienti che è possibile crearne tantissimi, anche migliaia, a ciascuno dei quali possiamo associare un lavoro chiamato microservizio». La standardizzazione di questi mattoni software rende possibile un modo di creare applicazioni su infrastrutture completamente virtuali, a costi molto ridotti ma con grande flessibilità, resilienza e disponibilità dei servizi. Un “Eldorado” che le grandi organizzazioni possono raggiungere attraverso un importante processo di ristrutturazione dei loro parchi applicativi. Nella duplice veste di presidente di CIO AICA Forum e CIO di Snam Gloria Gazzano prende la parola per osservare come i progetti di innovazione infrastrutturale hanno una duplice valenza in una prospettiva futura. Se da un lato – afferma la responsabile tecnologica di un gruppo che dopo essere tornato a concentrare in un unico brand le attività di Snam Rete Gas ha di conseguenza dato il via all’accorpamento di sette diversi data center in una unica struttura – le infrastrutture più agili sono più aperte a processi più snelli, veloci e di per sé innovativi, dall’altro l’accelerazione e l’ottimizzazione servono entrambe a liberare risorse da dedicare all’innovazione applicativa. Il tema, prosegue Gazzano, è quello dell’innovazione da portare in azienda, assorbendo e metabolizzando i concetti che Rizzotto e Messina hanno illustrato all’inizio di questa discussione.

«Dall’inizio del 2012, ancor prima che si parlasse di concetti come l’ecosistema dell’innovazione, Snam stava studiando il modo di orientarsi in un mondo così caotico e complesso. Censire quello che accedeva era la mia priorità, temevo che mi potesse sfuggire qualcosa di molto significativo». Da questa costante attenzione, racconta la CIO di Snam, è nato un vero e proprio sistema strutturato, che aveva alla base specifici processi, una propria organizzazione (anche se “ombra”, per evitare la burocrazia connessa all’istituzione di un vero e proprio dipartimento) e un obiettivo ben definito: capire che cosa stesse succedendo “là fuori”. «E quindi – spiega Gazzano – avere un’IT ben informata, che sfrutta l’ecosistema esterno, che è in grado di dialogare alla pari con i colleghi del business sui temi dell’ecosistema e su come riuscire a sfruttarli al proprio interno. Anche perché sono convinta che l’innovazione non sia un fatto episodico, né di una singola organizzazione, ma qualcosa che coinvolge tutto il mondo esterno». L’approccio deciso da Gloria Gazzano ha da subito cercato di utilizzare una varietà di canali di contatto. Uno di questi è la relazione con i fornitori, di cui Snam ha esplicitamente chiesto la complicità («non sempre corrisposta»). Un altro canale importante è quello delle startup: «Un mondo affascinante ma anche molto complesso da capire e integrare a causa delle differenze linguistiche, di diversi meccanismi reattivi». Nella prima fase di questa attività, fino a tutto il 2015, l’ufficio di scouting di Snam ha lavorato per selezione, studiando il mondo delle piccole imprese innovative, isolando le applicazioni più interessanti. I numeri di questo approccio non sono, ammette Gazzano, del tutto confortanti. «Abbiamo esaminato e classificato almeno 150 startup e ne abbiamo contrattualizzate un paio». In definitiva, una forma di innovazione complessa, a basso tasso di rendimento.


Francesco Cavarero @MiroglioGroup Come innovare il Made in Italy
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TORNA LA VOGLIA DI TECNOLOGIA

Con il 2016, l’approccio cambia. Il modello della pesca a strascico di nuove idee va a rilento? Snam decide allora di inquadrare da sola un argomento specifico su cui poter lanciare una call pubblica, coinvolgendo le giovani imprese e lanciando loro una sfida: «Immedesimatevi in Snam, cercate di capire come una grande azienda possa mettere in pratica idee “disruptive”. I primi esiti di questo capovolgimento di strategia per il futuro sono stati molto interessanti, anche se il lavoro fatto di stimoli costanti, e una variabilità degli strumenti usati per coinvolgere le persone è più impegnativo». Eppure, conclude Gazzano, un primo risultato di natura culturale è stato raggiunto. Snam oggi è un’azienda in cui oltre il 90% della spesa informatica è esternalizzata, il team guidato da Gazzano ormai si occupava più di contrattualistica che di IT. «Il fatto di aver risvegliato la voglia di tecnologia è un traguardo molto significativo».

Il futuro delineato da Fabio Rizzotto e Massimo Messina ha nella velocità e bassa latenza della rete il suo asse portante. Qual è la vision di un operatore come Colt, tornato recentemente a focalizzarsi sull’originario mestiere del carrier, del trasportatore di informazione digitale? Sicuramente, una direzione da evitare è quella del puro abbattimento dei costi di cui si accennava prima, risponde Mimmo Zappi, amministratore delegato di Colt Italia. «Nel 2015 – racconta Zappi – Colt ha scelto di uscire dal mercato dei servizi cloud per tornare a concentrarsi sui propri asset strategici iniziali, la proprietà dei data center e l’infrastruttura di rete a livello globale. L’idea di fondo è quella di tornare a giocare un ruolo fondamentale nella componente del trasporto, garantendo la flessibilità, l’elasticità, la dinamicità di cui si parlava». Il concetto che Colt ha ereditato da 5 anni di esperienza nei servizi IT, è la modalità “as a service” che oggi, in virtù del paradigma della software defined networking stiamo applicando al mondo delle reti, destinate anch’esse a diventare sempre più “logiche” e virtuali.

IL BOOM DEL SOFTWARE DEFINED NETWORKING

«Da poco – continua Mimmo Zappi – abbiamo lanciato un’offerta che si chiama “DC Net as a service” con l’idea di mettere a disposizione a livello globale queste infrastrutture di rete estremamente flessibili, performanti. Oggi, i tagli di banda disponibili sono di uno e dieci gigabit, ma intendiamo scalare ulteriormente, applicando dei modelli di self-provisioning online, con un modello che resta cloud oriented e abilita i concetti visti prima attraverso il dinamismo nell’allocazione di banda come funzione dei carichi e delle priorità applicative». Secondo le stime di Colt, il mercato delle soluzioni di software defined networking avrà tassi di crescita del 50-70%, un’ottima ragione, sottolinea Zappi, per abbandonare il mercato dei servizi IT erogati in cloud ormai dominato dai grossi player mondiali che si stanno chiaramente muovendo verso modelli cloud sempre meno ibridi e più pubblici. «Nel prepararmi a questa conversazione – conclude Zappi – mi sono divertito a cercare il significato etimologico del termine innovazione. Deriva da “novare”, che tra i molti significati vuol dire generare qualcosa che non esiste, cambiare l’ordine delle cose. Ma il prefisso “in” – riferito proprio ai contenitori e ai contenuti ai quali faceva riferimento Messina – funziona solo nella misura in cui il contenuto ha un vantaggio per il cliente e un valore per gli azionisti dell’azienda».

Francesco Cavarero, CIO di Miroglio Group un’azienda tessile che ha sdoppiato il proprio business, servendo con la sua produzione una importante rete di punti vendita retail, in questo futuro sempre più software defined e virtualizzato, ha un’idea molto precisa di quello che potrebbe diventare il suo ruolo quando la “sala macchine” sarà diventata pura commodity. Ogni azienda ha evidentemente le sue specificità, osserva Cavarero, e le problematiche legate al data center sono inserite in un contesto. «Miroglio appartiene a una fascia di aziende che in misura crescente delegano all’esterno certi temi, mantenendo un forte presidio di conoscenza che permette loro di contrattualizzare e acquisire i servizi in modo consapevole, con contenuti noti. Ascoltando i miei colleghi mi è tornato in mente un intervento semiserio di Severino Meregalli di SDA Bocconi. Nessuno in azienda, diceva Meregalli, si interroga sul proprio ruolo come fanno i CIO o come viene loro richiesto di continuo: «Siamo sempre qui a chiederci che cosa dobbiamo fare, quali sono le nostre competenze».


Massimo Rosso @RaiTv Come valorizzare la “I” di ICT e sviluppare analitiche
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CHIEF INFORMATION OFFICER

UN PATRIMONIO ESCLUSIVO DI COMPETENZE

Una ragione dell’insolita “amleticità” insita nella figura del responsabile tecnologico è l’estrema variabilità del contesto di mercato in cui si opera. «Veniamo da una storia in cui eravamo abbastanza autosufficienti perché depositari di conoscenze che avevamo soltanto noi» – racconta Cavarero. «Il problema più grande era farsi approvare il budget. La situazione attuale è stata descritta molto bene da Gloria Gazzano. I fornitori erano pochi, erano loro a portarci innovazione, ma oggi gli interlocutori sono tantissimi, molti fanno mestieri diversi e le vecchie barriere di capitale sono sempre più basse. Chiunque abbia un’idea innovativa può portarla avanti con pochi mezzi». Un mondo molto più caotico che spesso e volentieri cerca di parlare direttamente con quelli che erano gli interlocutori del CIO a livello di business. «Se il gioco è diventato questo, dobbiamo giocare la partita, facendo leva sulle competenze che continuiamo ad avere solo noi».

Cavarero si rifà all’intervento di Stefano Quintarelli, che aveva illustrato le novità dei servizi digitali della PA, finalmente ispirati ai criteri di apertura e compartecipazione, e che si era  soffermato anche su quello che a suo parere dovrebbe essere la funzione di un ministro per l’innovazione. «In modo molto semplice – ricorda Cavarero – Quintarelli ci spiegava che il ministro ideale dovrebbe sedersi insieme ai suoi colleghi, cogliendo tutte le possibilità di digitalizzazione che le questioni non digitali di per sé propongono. Ecco, dovrebbe essere così anche per il CIO, in mezzo ai colleghi che fanno un mestiere diverso, ma avvertono una serie di stimoli positivi, e devono essere aiutati a cogliere queste opportunità».

Se non per i prossimi quarant’anni, sicuramente per i prossimi quindici o venti resterà centrale, secondo Cavarero, il tema delle competenze e anch’esso dovrà essere affrontato dal CIO. Il responsabile tecnologico di Miroglio parla per esempio del ruolo della business intelligence, che ha subito uno stravolgimento. Operando nel retail, Miroglio oggi riesce a venire in possesso di una varietà e una mole di informazioni assai più significativa che in passato. Sono dati, precisa Cavarero, che i colleghi delle varie unità di business cominciano timidamente a utilizzare. «Come funzione IT, mi accorgo però che fatto salvo i particolari casi di colleghi che hanno avuto un percorso particolare, non ho tendenzialmente le competenze che servono per accompagnare il business in questa esplorazione». Una delle sfide future sarà il sourcing di questo tipo di competenze, un asset che le aziende, avverte Cavarero, dovrebbero coltivare e conservare “in casa”. «E così abbiamo lanciato una vera e propria startup interna, affidata a due colleghe che avevano tutt’altra mansione. Per qualche mese le abbiamo inserite in un contesto esterno all’azienda, abbiamo assunto uno sviluppatore e questa squadra di tre persone ha realizzato un sito, che promuove la creazione on demand di tessuti». Un modello di business prima sconosciuto, che ha dimostrato di poter funzionare con competenze nuove.


Alessandro Canzian @VodafoneIT Anche l’innovazione va continuamente innovata
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RAI, DA SPETTATORI A TREND SETTER

Il parere di Massimo Rosso, fisico teorico prestato alle infrastrutture informatiche e CIO di RAI, è che il futuro dell’ICT si sposterà finalmente sul valore dell’informazione, dopo tanti anni di focalizzazione sugli aspetti della comunicazione e della tecnologia. L’intervento di Rosso nel corso della nostra tavola rotonda è, come da mission aziendale, il più spettacolarizzato, pieno di continui rimandi ai personaggi e ai programmi televisivi di maggior successo. Fenomeni come la business intelligence, osserva Rosso, non sono nuovi e i broadcaster come RAI hanno cominciato a capirlo con l’avvento delle televisioni commerciali, quando il messaggio rivolto al pubblico non riguardava tanto la possibilità di comperare l’auto, come era avvenuto alla TV degli anni Sessanta, ma l’opportunità di scegliere tra tante opzioni diversificate. «All’epoca, era molto più semplice non solo perché i canali televisivi erano pochi. Come uomo IT, ritengo che la digitalizzazione di tutti i contenuti ha un valore importante perché dà la possibilità di sviluppare applicazioni che correlano il comportamento delle persone alla programmazione dei contenuti».

Il pilastro social è sicuramente quello di maggiore interesse. Rosso ritiene straordinaria – per una media company e non più semplice “broadcaster” come RAI – la possibilità di poter sfruttare i dispositivi e le piattaforme social del web come “second screen”. «Qui il tema diventa veramente importante. Non fate l’errore di pensare che sia una fenomenologia che riguarda un’azienda di comunicazione, che ha già di fatto un prodotto dematerializzato. Perché tutti noi, con le nostre attività digitali, stiamo lasciando delle impronte». Questo, prosegue Rosso, ci deve far capire che al di là delle parole d’ordine ripetute a ogni convegno, le realtà aziendali hanno finalmente l’opportunità, valorizzando la “I” di ICT, di sviluppare algoritmi e analitiche che, indipendentemente dal settore di riferimento, permettono di studiare e capire i comportamenti delle persone. «Ma dobbiamo cambiare approccio, perché quando facevamo i report con SAP avevamo un approccio top-down e sapevamo prima come andava costruito quel report. L’approccio che dobbiamo avere da oggi è quello della “serendipity”: quando ci affacciamo su questi dati non sappiamo ciò che troveremo e non c’è visionario che l’abbia già immaginato».

COSTRUTTORI DI RETI DI COSE

Se dobbiamo dar retta a Rosso, ogni azienda avrà dentro di sé un pezzo di “media company”. Cosa tanto più vera per operatori globali come Vodafone, uno dei pochi, anzi probabilmente l’unico proprio in virtù della sua globalità, a perseguire una precisa strategia infrastrutturale nel campo della Internet of Things. «Se devo pensare al concetto che in modo più dirompente può portare l’etichetta di innovazione nel nostro settore è proprio l’IoT» – riconosce Alessandro Canzian, direttore marketing corporate di Vodafone. Un’applicazione trascurabile nei conti economici degli operatori fino a pochi anni fa, ha assunto un’importanza notevole anche nei budget di quei clienti che hanno iniziato a esplorare soluzioni di connettività tra gli oggetti in rete – che nel 2020 saranno 30 miliardi – e i loro servizi e prodotti. Vodafone in questo settore ha acquisito, proprio in Italia, una società di nicchia che si è rivelata un asset molto importante, continuando in parallelo il monitoraggio del mondo delle startup, perché, come dice Canzian, «anche l’innovazione va continuamente innovata». Non solo. «Il nostro mestiere di operatore, ci ha spinti a sviluppare una piattaforma di connettività con caratteristiche di sicurezza intrinseca, la Global Delivery Service Platform, che consente a chi concepisce un progetto di smettere di preoccuparsi di dove verrà commercializzato». La rete che Vodafone ha in mente deve abilitare una convergenza che va ben al di là dell’unificazione, ormai scontata, di voce e dato ma punta a incorporare «la vita digitale di un’azienda, di un consumatore, con la connettività di cui hanno bisogno quando si muovono nel territorio». Una rete, sottolinea ancora Canzian, su cui il data center deve focalizzarsi, per essere sempre a un “singolo salto” dal cliente che deve allocarvi il proprio carico di lavoro. Una rete in grado di rispondere alle future esigenze della API economy. «Il concetto che abbiamo sviluppato si chiama digital exposure e prevede che attraverso le API, la grande azienda, ma anche il piccolo sviluppatore o la startup, possa pubblicare in rete app che altri, attraverso un modello transaction based, siano in grado di riutilizzare costruendo nuovo valore» – conclude Canzian, rivendicando – per il buon funzionamento della rete come motore primario dell’economia del futuro – l’importanza di una qualità che può derivare solo «dagli investimenti e dalla capacità di dare giusto valore ai servizi».


Alessandro La Rocca #Trenitalia Creare un ponte tra IT e Organizzazione
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IL VALORE DELL’ORGANIZZAZIONE

Ci sono altre due tipologie di rete che attraverso il crescente processo di digitalizzazione subito possono indurre effetti profondamente trasformativi. Alessandro La Rocca, head of the Organizational Structure Innovation Plans and Sales Integration e Strategic Planning Head Office di Trenitalia, che ha una responsabilità che lo vede a capo degli sforzi riorganizzativi dell’innovazione e dell’integrazione commerciale del grande operatore di trasporti, offre alla discussione un contributo molto legato alla sua lunga esperienza, in un’azienda che in passato lo aveva promosso a capo dell’esercizio dei sistemi informativi. «Parliamo di un portafoglio di 150 applicazioni e se oggi sono stato liberato da quella responsabilità, mi è rimasta una approfondita conoscenza dei processi interni a Trenitalia». Un’azienda, prosegue La Rocca, è tanto più innovativa quanto il CIO riesce a far corrispondere la “O” dell’acronimo a “organizzazione”. «L’innovazione a volte consiste nel risolvere un problema per conto di qualcun altro, qualcuno che non vuole saper niente di ciò che ha intorno, vuole raggiungere un obiettivo e ti prende in ostaggio fino a quando non hai trovato la soluzione». Spesso, aggiunge La Rocca, nelle aziende arrivano fornitori super-tecnologici che offrono servizi che il dipartimento IT riesce a implementare in tempi rapidi. «Talmente rapidi che gli aspetti organizzativi che ne conseguono sembrano rimanere immobili, come in un fotofinish». Il risultato è che un’azienda come Trenitalia dispone di soluzioni di capacità elaborativa distribuita, precision marketing, sistemi commerciali innovativi, molto poco sfruttati in ottica di business o di ottimizzazione e spesso a causa di problematiche organizzative, di scarsa conoscenza e condivisione dei potenziali di certi strumenti. Ma perché sarebbe importante creare un ponte più stabile tra il motore tecnologico di un’impresa e la sua macchina organizzativa, quella che può mettere a terra il potenziale del business? «Perché – risponde La Rocca – questo collegamento consentirebbe forse di cogliere in modo più efficace le opportunità che nascono dalla trasformazione digitale. Innanzitutto, l’arte di rimescolare le carte, di sovvertire modelli di business radicati nel tempo aprendo filoni nuovi e inaspettati. Un’azienda come Trenitalia, abituata a spostare passeggeri e merci da un punto all’altro sui treni, oggi è sempre più interessata alle storie dietro quelle persone e quei viaggi».


Luca Buscherini @rielloups Infrastrutture convergenti, smart grid e sicurezza
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“MONO-RETISMO”

Il punto di vista conclusivo riguarda l’infrastruttura, altrettanto critica, dell’alimentazione elettrica. Una rete, sottolinea Luca Buscherini, direttore marketing di Riello UPS, che in un mondo sempre più integrato fa parte a pieno diritto di quell’insieme di infrastrutture e sistemi che stanno convergendo uno sull’altro. «Tutti i fenomeni di cui abbiamo parlato oggi hanno un impatto diretto sulle reti, i data center, le varie infrastrutture che hanno bisogno di essere alimentate. Al fabbisogno crescente di energia elettrica si può rispondere sempre meno con l’energia prodotta con metodi convenzionali e tutti ormai parlano di produzione energetica ecosostenibile. Stiamo passando da una modalità di tipo predittivo, basata per esempio su impianti a carbone o nucleari, a una generazione distribuita, con sistemi eolici, solari, turbogas, basata su sistemi di scambio bilaterale. Insomma, le reti elettriche diventano sempre più intelligenti». Con la convergenza aumentano i dati digitali da elaborare in data center sempre più potenti. Questi data center incidono sul fabbisogno di energia, che viene prodotta e distribuita da reti smart, che contribuiscono al circolo virtuoso con altri dati da elaborare. «In futuro, dobbiamo essere in grado di correlare i dati di chi consuma energia con quelli generati da chi la produce, un’immagine che dà il senso dell’integrazione tra i due mondi. Per noi, specializzati in soluzioni di alimentazione elettrica di installazioni critiche, è un trend importante, su cui stiamo investendo molto». Buscherini termina con un appello che suona alquanto familiare ai colleghi CIO. «Ci sono tanti problemi legati alla smart grid, ai suoi aspetti normativi, alla capacità di gestione di tutte le informazioni. Ma io vedo soprattutto un grande problema di sicurezza: stiamo parlando di dati sensibili, magari relativi al funzionamento di una centrale nucleare. Un attacco a questi dati può essere distruttivo non solo nei confronti dell’economia ma di interi territori». Da una risposta efficace dipende il futuro delle smart grid e della fondamentale relazione tra potenza di calcolo ed energia elettrica.

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DEPsys implementa ThingWorx per supportare una soluzione Smart Grid di nuova generazione https://www.datamanager.it/2016/05/depsys-implementa-thingworx-supportare-soluzione-smart-grid-nuova-generazione/ Sun, 01 May 2016 13:00:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100208 La tecnologia di PTC offre una piattaforma IoT per la gestione delle reti di energia in tempo reale PTC ha annunciato che DEPsys Smart Grid Solutions, fornitore di tecnologia software e hardware destinata alla gestione e al controllo delle reti energetiche, ha implementato la tecnologia ThingWorx di PTC per servire in modo flessibile un mercato in […]

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La tecnologia di PTC offre una piattaforma IoT per la gestione delle reti di energia in tempo reale

PTC ha annunciato che DEPsys Smart Grid Solutions, fornitore di tecnologia software e hardware destinata alla gestione e al controllo delle reti energetiche, ha implementato la tecnologia ThingWorx di PTC per servire in modo flessibile un mercato in rapida evoluzione. ThingWorx è un potente stack tecnologico IoT costituito da una piattaforma per lo sviluppo rapido di applicazioni, connettività, funzionalità di analisi, realtà aumentata e molto altro.

Il mercato energetico sta subendo una grande trasformazione. Oltre alla domanda crescente, molti Paesi stanno abbandonando l’utilizzo di elettricità di origine nucleare o derivata da combustibili fossili prodotta in modo centralizzato per andare verso lo sfruttamento di risorse energetiche rinnovabili distribuite, comprese quelle solari, idrauliche ed eoliche. In molti casi, il cliente finale è divenuto allo stesso tempo produttore e consumatore di energia elettrica. Tuttavia, le infrastrutture esistenti non sono progettate per un flusso energetico bidirezionale. L’aumento di punti di immissione nella rete elettrica è all’origine di importanti problemi di stabilità, che devono essere affrontati e opportunamente controllati.

Grazie alla sua soluzione GridEye, DEPsys è in grado di offrire alle utility accesso a informazioni che consentono loro di controllare e gestire la rete. Questa soluzione modulare è costituita da sensori e attuatori intelligenti (moduli GridEye) che, distribuiti in tutta la power grid, ne garantiscono la stabilità, ottimizzando allo stesso tempo l’efficienza energetica secondo i requisiti locali. GridEye permette l’integrazione affidabile delle fonti energetiche rinnovabili intermittenti, consentendo ai fornitori di energia di aumentare il contributo derivante da risorse rinnovabili, con la garanzia che i dispositivi di controllo del sistema manterranno la stabilità della rete. La piattaforma ThingWorx consentirà flessibilità e adattabilità maggiori, nonché una migliore gestione dell’innovativa soluzione GridEye.

“Le reti delle utility sono costituite da apparecchiature diverse e operano nel rispetto di standard normativi locali propri”, ha affermato Michael De Vivo, CEO di DEPsys. “Grazie a ThingWorx ora possiamo personalizzare in modo semplice e rapido la nostra soluzione GridEye in modo che soddisfi le esigenze di ogni azienda. Disponiamo della flessibilità per supportare ciascuna di loro”.

“DEPsys è in prima fila in un settore energetico in rapida evoluzione”, ha dichiarato Paul Grenet, Divisional Vice President EMEA di PTC. “Grazie alla piattaforma ThingWorx, DEPSys è in grado di semplificare e velocizzare il tempo di sviluppo delle proprie applicazioni IoT e offrire soluzioni che coordinino analisi e interventi su differenti dispositivi della rete. Con la soluzione GridEye di DEPSys, le utility sono in grado di valutare, monitorare e risolvere in tempo reale i problemi sulla rete. Siamo davvero orgogliosi di collaborare con un’azienda così innovativa”.

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In caso di black-out, i salmoni risalgono la corrente? https://www.datamanager.it/2016/02/caso-black-out-salmoni-risalgono-la-corrente/ Tue, 16 Feb 2016 15:44:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94095 Spesso incidenti gravi non fanno notizia e si perde l’occasione per prendere in considerazione certi problemi prima che diventino “nostrani” Lo scorso 23 dicembre non è stato solo l’onomastico di mia mamma e di chiunque altra si chiamasse Vittoria. È una data memorabile per un milione e quattrocentomila ucraini rimasti al buio. Il blackout, che […]

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Spesso incidenti gravi non fanno notizia e si perde l’occasione per prendere in considerazione certi problemi prima che diventino “nostrani”

Lo scorso 23 dicembre non è stato solo l’onomastico di mia mamma e di chiunque altra si chiamasse Vittoria. È una data memorabile per un milione e quattrocentomila ucraini rimasti al buio.

Il blackout, che ha lasciato per alcune ore senza corrente elettrica almeno metà delle case nella regione occidentale di Ivano-Frankvisk, non è da imputarsi al solito albero in Svizzera dietro la cui caduta si sono trincerati i responsabili della terribile esperienza di interruzione del servizio di energia che colpì al cuore l’Italia nel 2003. Stavolta, le colpe dell’accaduto sono state ricondotte a un evento informatico di natura dolosa: sul banco degli imputati è destinato a salire un trojan, ovvero un programma maligno che avrebbe messo KO i sistemi informatici che garantiscono il funzionamento della rete elettrica. Il suo nome è BlackEnergy e sembra essersi guadagnato il podio più in alto nella classifica – finora deserta – degli attacchi mandati a segno su impianti di larga scala con le semplici istruzioni tipiche di un malware.


#Security In caso di black-out i salmoni risalgono la corrente? @Umberto_Rapetto
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Secondo fonti investigative (come si sente dire sempre più spesso dai mezzi di informazione alle prese con efferati delitti più o meno quotidiani) il pesante disservizio ha avuto luogo a seguito di un attacco hacker che è entrato in azione con un accesso da remoto ai sistemi di controllo industriale presso il fornitore locale di energia Prykarpattyaoblenergo.

L’azienda slovacca di sicurezza informatica, ESET (la prima a commentare il fatto un po’ per prossimità geografica, un po’ per particolare interesse allo specifico settore), ha pressoché immediatamente commentato che questo genere di aggressioni telematiche sono molto più diffuse di quanto non si possa credere. I tecnici di ESET avrebbero scoperto che il caso in questione non è un episodio isolato e – come se non bastasse – molte altre compagnie elettriche ucraine sarebbero state prese di mira, anche se si disconosce l’esito dell’assalto. Il grimaldello tecnologico utilizzato per il sabotaggio virtuale sarebbe un cavallo di Troia con radici russe e con la capacità di installare moduli addizionali che permettono la progressiva conquista dei sistemi presi a bersaglio.


#Security Lo stano caso #BlackEnergy e il “black-out” di informazione @Umberto_Rapetto
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In termini pratici, BlackEnergy comincia il suo lavoro infettando l’Incident Command System, ovvero la confluenza dei gangli nervosi chiamati a reagire e a gestire l’emergenza al verificarsi di inconvenienti gravi. Poi installa un malware, anagraficamente noto sotto il nome di KillDisk, in grado di cancellare o sovrascrivere in modo irrimediabile tutte le informazioni presenti sui dischi fissi e capace di rendere gli hard-disk con i sistemi operativi non più riavviabili. Sorpresi anche gli esperti di Trend Micro che con il laconico “It’s pretty scary” lasciano comprendere la gravità della situazione.

I servizi segreti ucraini (SBU la loro sigla) hanno puntato il dito contro Mosca, mentre il ministro dell’Energia ha già attivato una speciale commissione d’inchiesta. In realtà, BlackEnergy non è una novità, visto e considerato che la sua prima apparizione risale addirittura al 2007 ed è poi stato oggetto di revisioni e perfezionamenti che hanno seminato il panico a giro d’orizzonte. Ma, ogni volta che succede qualcosa, sono tutti pronti a sgranare gli occhi come dinanzi a qualcosa di inaspettato, imprevedibile o straordinario.


#Security A proposito di smart grid e vulnerabilità delle infrastrutture critiche @Umberto_Rapetto
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Dalle nostre parti l’inconveniente è passato addirittura inosservato. Non ne hanno parlato i giornali e quindi, come di prassi, non è successo nulla. Poteva essere un’occasione per riflettere sulla vulnerabilità delle infrastrutture critiche e sul “lato B” delle reti intelligenti, le tanto decantate smart grid.

Verrebbe la tentazione di lasciarsi scappare un fin troppo consueto “sarà per la prossima volta”, ma un minimo di garbo e di sana scaramanzia inducono a tenere la lingua a freno.

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Indra al SAP Forum presenta i progetti più innovativi per le Smart Grid https://www.datamanager.it/2015/10/indra-al-sap-forum-presenta-i-progetti-piu-innovativi-per-le-smart-grid/ Thu, 29 Oct 2015 11:52:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87131 Indra incontrerà giovani talenti interessati a sviluppare una carriera professionale nel settore IT al Careers@SAP Forum Indra, una delle principali multinazionali di Tecnologia e Consulenza in Europa e America Latina, partecipa il 29 di ottobre a SAP Forum 2015 (Fiera Milano City, Milano), dove presenterà la sua visione sui nuovi scenari e relativi vantaggi competitivi […]

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Indra incontrerà giovani talenti interessati a sviluppare una carriera professionale nel settore IT al Careers@SAP Forum

Indra, una delle principali multinazionali di Tecnologia e Consulenza in Europa e America Latina, partecipa il 29 di ottobre a SAP Forum 2015 (Fiera Milano City, Milano), dove presenterà la sua visione sui nuovi scenari e relativi vantaggi competitivi che offrono Analytics e Big Data nell’ambito Smart Grid.

Durante l’intervento, che si terrà alle ore 14:30 nel Teatro 3, Juan Prieto, responsabile Analytics e Big Data del mercato Energia di Indra, presenterà i progetti più importanti realizzati negli ultimi anni in ambito Smart Grid. I progetti sono orientati al miglioramento della competitività, la sicurezza e la sostenibilità della fornitura elettrica attraverso la gestione integrata di tutte le risorse.

Indra avrà anche uno spazio di accoglienza all’interno dell’evento dove gli esperti in ambito SAP della multinazionale incontreranno clienti e partners.

Inoltre, la multinazionale parteciperà al Careers@SAP Forum, dove incontrerà studenti e giovani talenti che avranno l’opportunità di lasciare il proprio CV e candidarsi alle posizioni aperte della Società in ambito SAP. Gli incontri one-to-one tra i giovani e i recruiters Indra si terranno dalle ore 15:30 alle ore 18:00 presso l’area riservata alla multinazionale all’interno della manifestazione.

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Smart Grid: l’inasprimento delle politiche di efficienza ambientale guida il mercato europeo https://www.datamanager.it/2015/06/smart-grid-linasprimento-delle-politiche-di-efficienza-ambientale-guida-il-mercato-europeo/ Thu, 25 Jun 2015 12:47:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77447 Diversi aggregatori entreranno nel mercato per incentivare i programmi volti a rispondere alla domanda di energia, osserva Frost & Sullivan Si prevede che le normative ambientali, le elevate emissioni di carbonio e la necessità di maggiore qualità ed efficienza dell’energia accresceranno la domanda di reti intelligenti – o “smart grid” – in Europa. Poiché questa […]

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Diversi aggregatori entreranno nel mercato per incentivare i programmi volti a rispondere alla domanda di energia, osserva Frost & Sullivan

Si prevede che le normative ambientali, le elevate emissioni di carbonio e la necessità di maggiore qualità ed efficienza dell’energia accresceranno la domanda di reti intelligenti – o “smart grid” – in Europa. Poiché questa regione è tra le prime al mondo per l’applicazione delle politiche ambientali, è probabile che le utility continueranno ad installare sempre più nuove reti intelligenti, e che i consumatori aggiorneranno i sistemi esistenti per sfruttare le opzioni offerte per rispondere alla domanda. Tali sistemi consentono ai consumatori di ridurre o spostare dai periodi di punta il loro utilizzo di energia elettrica, per ridurre i costi e aiutare i gestori dei sistemi elettrici ad equilibrare domanda e offerta.

Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata “Revisiting the European Smart Grid Demand Response (DR) Market”, rileva che le attività di investimento nel mercato aumenteranno in seguito alla necessità di sostituire l’infrastruttura ormai datata delle reti elettriche, che si stima avere ormai 70-80 anni nella maggior parte dell’Europa. I principali investitori in progetti di reti intelligenti sono aziende specializzate in sistemi IT e networking, gestori dei sistemi di trasmissione, case produttrici / fornitori, utility e aziende energetiche, gestori dei sistemi di distribuzione, oltre a università, centri di ricerca e consulenti.

“Le tecnologie per le reti intelligenti offrono agli investitori un’ottima opzione per massimizzare l’utilizzo delle infrastrutture esistenti attraverso migliori soluzioni di monitoraggio e di gestione, implementando allo stesso tempo nuove infrastrutture in maniera strategica sulla base dei requisiti effettivi”, afferma Deepak Achuthashankar, analista di Frost & Sullivan.

Col tempo, si affermeranno diversi aggregatori nel mercato europeo delle reti elettriche intelligenti in seguito alla necessità di incentivare i programmi di risposta alla domanda. Di fatto, i diversi gradi di complessità osservati nel quadro normativo di ogni nazione europea daranno luogo a una serie di aggregatori specifici per ciascun paese.

“Gli aggregatori fungeranno da intermediari tra le utility e gli utenti finali, aiutando a trovare un equilibrio per affrontare la disparità tra domanda e offerta di energia elettrica, – osserva Achuthashankar. – Il loro ruolo diventerà sempre più importante nella regione poiché i consumatori industriali hanno espresso la volontà di spostare i propri carichi di utilizzo.”

Nel contesto europeo, la consapevolezza e la partecipazione dei consumatori è essenziale per il successo dei progetti di reti intelligenti. Risulta quindi indispensabile che i consumatori si fidino e comprendano l’intero processo collegato all’impiego di reti intelligenti, e che ricevano benefici tangibili.

Con l’aumento della consapevolezza dei consumatori, anche i fornitori di tecnologie ICT assisteranno a maggiori opportunità nel mercato collegato alla risposta alla domanda di reti intelligenti in questa regione. In seguito alla maturità tecnologica, tuttavia, i fornitori di tecnologia machine-to-machine dovranno stringere alleanze, sviluppare standard di interoperabilità e sfruttare i dati raccolti per dare slancio alle vendite nel mercato.

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Le aziende devono guidare la rivoluzione “smart” https://www.datamanager.it/2015/04/le-aziende-devono-guidare-la-rivoluzione-smart/ Fri, 17 Apr 2015 14:19:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73437 Nella giornata di studio su Smart grid e Smart home, “Energy@home University Day”, il direttore di Energy@home Fabio Bellifemine ha invitato le imprese a giocare un ruolo proattivo e di indirizzo: «Non dobbiamo attendere che standard e tecnologie ci arrivino; individuiamo noi, in sinergia con la ricerca universitaria, gap da colmare e funzionalità da introdurre […]

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Nella giornata di studio su Smart grid e Smart home, “Energy@home University Day”, il direttore di Energy@home Fabio Bellifemine ha invitato le imprese a giocare un ruolo proattivo e di indirizzo: «Non dobbiamo attendere che standard e tecnologie ci arrivino; individuiamo noi, in sinergia con la ricerca universitaria, gap da colmare e funzionalità da introdurre nell’interesse dei consumatori e per aumentare la competitività delle nostre aziende».

«Non vogliamo creare nuovi standard, né semplicemente attendere che arrivino; vogliamo piuttosto individuare i gap da colmare ed essere in prima linea a indirizzare le attività internazionali per rappresentare i requisiti e gli interessi di tutti gli attori del futuro eco-sistema Smart Home a partire dai consumatori. Un obiettivo che, partendo dal contesto italiano e confrontandosi con un mercato globale, intendiamo a supporto della competitività delle nostre aziende, che dovranno fare sistema con il mondo universitario e della ricerca»: è il messaggio lanciato da Fabio Bellifemine, direttore dell’Associazione Energy@home nel corso dell’ Energy@home University Day, il convegno organizzato dalla stessa associazione tenutosi nell’auditorium di Telecom Italia a Torino, martedì 14 Aprile.

In un contesto globale di crescente attenzione al tema dell’efficienza energetica, il Convegno ha aperto una finestra sui progetti di ricerca italiani che studiano le architetture, le tecnologie e i modelli di business per nuovi servizi che, sfruttando la comunicazione fra la Smart Home e la Smart Grid, sono in grado di adattare i consumi elettrici in armonia con le esigenze della rete e il comfort e gli stili di vita di chi vive la casa.

Nella giornata si è discusso molto delle tecnologie disponibili e dell’identificazione dei bisogni dell’utente ribadendo che i consumatori sono pronti a recepire nuove tecnologie ma sempre in modo consapevole: la tecnologia deve essere nascosta e non più “esibita”; deve migliorare la qualità della vita, aumentare la sicurezza, ridurre i costi della bolletta energetica; deve, insomma, soddisfare un bisogno o suscitare un’emozione. «I progetti accademici presentati ci hanno evidenziato che la tecnologia e gli algoritmi sono pronti, ma è ancora necessario lavorare per rendere tutto questo fruibile dagli utenti e integrato in modo omogeneo come un eco-sistema di servizi della Smart Home» -sottolinea Bellifemine-.

Grande interesse e apprezzamento generale ha registrato l’intervento di Luca Lo Schiavo, responsabile della Unità Regolazioni Caratteristiche e Innovative  della Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico (AEEGSI), che ha descritto gli studi regolatori in corso sulla riforma delle tariffe elettriche e sulla messa a disposizione dei dati di consumo. Lo Schiavo ha ricordato che le finalità degli interventi è di aumentare equità ed efficienza del sistema, consapevolezza e potere di scelta del consumatore, semplicità delle bollette, per stimolare sempre più comportamenti virtuosi da parte dei cittadini e metterli in condizione di contribuire a raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica.

«Siamo molto soddisfatti della risposta alla nostra iniziativa: alla giornata di studio hanno partecipato  130 persone, abbiamo invitato le università italiane e gli Istituti di Ricerca a proporre i loro progetti – racconta Sergio Brambilla, Consigliere dell’Associazione Energy@home – abbiamo ricevuto 25 proposte e selezionato i 10 progetti più significativi che ci hanno presentato la visione per il futuro e i risultati fin qui raggiunti. – e aggiunge – Nel Foyer dello Auditorium è stata allestita una area dimostrativa con 6 demo per dare l’opportunità di approfondire i risultati presentati e di stabilire contatti per auspicate future collaborazioni.»

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ZTE sigla un accordo con Enel nel segno della sostenibilità https://www.datamanager.it/2014/11/zte-sigla-accordo-enel-nel-segno-sostenibilita/ Sat, 29 Nov 2014 17:00:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65826 Al centro della collaborazione soluzioni innovative per la ricarica di veicoli elettrici, smart grid ed energie rinnovabili ZTE Corporation ha siglato un accordo con Enel teso allo sviluppo e all’implementazione di innovative tecnologie di generazione energetica, nel segno della sostenibilità ambientale e di una migliore efficienza distributiva. A Roma, Francesco Starace, Amministratore Delegato e Direttore […]

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Al centro della collaborazione soluzioni innovative per la ricarica di veicoli elettrici, smart grid ed energie rinnovabili

ZTE Corporation ha siglato un accordo con Enel teso allo sviluppo e all’implementazione di innovative tecnologie di generazione energetica, nel segno della sostenibilità ambientale e di una migliore efficienza distributiva.

A Roma, Francesco Starace, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Enel, e Mr. Shi Lirong, CEO di ZTE Corporation, hanno siglato un accordo quadro, che prevede l’avvio della collaborazione tra le due aziende in settori quali mobilità dei veicoli elettrici, smart grid ed energie rinnovabili. Nel settore delle rinnovabili in particolare, è previsto un impegno congiunto sul sito di Ollague in Cile, dove Enel Green Power, la società del Gruppo Enel per le rinnovabili, sta costruendo un impianto ibrido off-grid fotovoltaico-eolico con storage. Tale collaborazione ha l’obiettivo di verificare possibili ottimizzazioni e sviluppare in futuro simili opportunità di installazione.

Tra le aree applicative interessate dall’accordo vi sono l’innovativa tecnologia di ZTE Corporation ed Enel per la ricarica delle batterie dei veicoli elettrici, lo studio di eventuali progetti smart grid nei mercati di comune interesse e soluzioni IT con lo scopo di migliorare la performance degli attuali impianti di energia rinnovabile.

“L’accordo con Enel è particolarmente importante per ZTE, perché conferma il nostro ruolo di player globale solido ed affidabile nel settore delle infrastrutture di telecomunicazione e nello sviluppo di soluzioni ICT, con focus sulle smart grid”, spiega Mr. Shi Lirong, CEO di ZTE Corporation. “Il nostro crescente impegno sulla ricerca e sviluppo e i nostri continui investimenti sull’innovazione ci hanno permesso di sviluppare le tecnologie di nuova generazione che ci consentono di scambiare i rispettivi know-how con Enel, azienda leader nel settore delle Utility.”

Grazie alla sua esperienza più che trentennale del mercato delle telecomunicazioni, ZTE è in grado di fornire soluzioni innovative ai principali settori che impattano sulle economie nazionali e sulle vite dei singoli utenti, quali energia elettrica, petrolio e carbone. ZTE si impegna a collaborare con le aziende del settore energetico per creare smart grid sicure, efficienti ed eco-compatibili.

Fino ad oggi, ZTE ha fornito la sua soluzione smart grid ad oltre 100 clienti in più di 50 paesi ed aree del mondo, tra cui State Grid Corporation of China; China Southern Power Grid, Zambia Electricity, Ethiopian Electricity, Philipians Electricity, Venezuela Electricity, ed altre ancora.

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