Stefano Venturi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:56:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Stefano Venturi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Hewlett Packard Enterprise, il nuovo stile del business https://www.datamanager.it/2015/09/hewlett-packard-enterprise-il-nuovo-stile-del-business/ Wed, 30 Sep 2015 10:47:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=84673 Presentazione ufficiale a Milano, davanti a clienti e Partner, per la nuova entità dedicata al mondo enterprise nata dallo split di HP, operativo dal 1° novembre 2015 “Questa separazione è stata una delle più complesse ma anche una delle più rapide nella storia del business”, parola di Chris Hsu, chief operating officer a livello mondiale […]

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Presentazione ufficiale a Milano, davanti a clienti e Partner, per la nuova entità dedicata al mondo enterprise nata dallo split di HP, operativo dal 1° novembre 2015

“Questa separazione è stata una delle più complesse ma anche una delle più rapide nella storia del business”, parola di Chris Hsu, chief operating officer a livello mondiale di Hewlett Packard Enterprise, intervenuto a Milano a fine settembre per presentare ufficialmente la nuova entità davanti a clienti e Partner. In effetti, dall’ormai storico annuncio di Meg Whitman dell’ottobre 2014, è passato meno di un anno e la separazione tra HP Inc, quella dedicata sostanzialmente all’hardware, come per esempio PC e stampanti, e Hewlett Packard Enterprise, rivolta al mondo dei servizi al business, è ormai praticamente operativa, anche se la data effettiva sarà il 1° novembre prossimo. Per Chris Hsu, avere portato a termine nei tempi previsti una separazione di questa portata, che ha coinvolto un’azienda con oltre 100 miliardi di dollari di fatturato e più di 20.000 clienti all’attivo, rappresenta al meglio “la nostra capacità di realizzare la business trasformation anche ad altissimi livelli, sia per noi sia per tutti i nostri clienti, che hanno sempre costituito, anche nel processo di separazione, la nostra priorità numero uno, per far sì che non avessero alcun tipo di disruption. E dai feedback che abbiamo avuto sembra proprio che tutto sia andato bene”.

Il ruolo di clienti e Partner

E forse è anche per questo successo che Stefano Venturi, oggi managing director di HPE Italy e corporate VP di Hewlett Packard Enterprise, parla di “giornata di festa, in quanto diamo il benvenuto a una nuova azienda con un nuovo logo ma con una lunga storia di innovazione e trasformazione, focalizzata sul lato enterprise”. Non solo: “oggi viviamo lo spirito della start up nonostante siamo in Italia da 50 anni e nel mondo da 75 anni, perché qui c’è la nostra squadra, motivatissima ad aiutare i nostri clienti ad avere successo grazie anche ai nostri Partner”, ha proseguito Venturi. Senza dimenticare il punto di partenza: “Meg Whitman qualche anno fa coniò il tema del ‘nuovo stile dell’IT’, intendendo indicare l’Information Technology che diventa sempre più liquida e ibrida, con tutte le pressioni che questo pone alle aziende. Andando avanti, questo porta a un’economia delle idee, cioè a organizzazioni leggere, fresche e innovative che creano nuove idee ma che soprattutto le portano sul mercato prima degli altri. Essere più veloci, cioè sempre un passo più avanti dei nostri concorrenti, è la vera ragione per la quale è nata HPE”.

Quattro aree di azione

E, modificando la tagline in “nuovo stile del business”, Hewlett Packard Enterprise nasce come “una realtà dinamica e focalizzata sui bisogni di clienti e Partner”, nelle parole di Stefano Venturi, “attiva in quattro aree fondamentali, tutte concatenate tra loro, dove nessuna è prioritaria sull’altra”. Le quattro aree sono: “IT ibrido, per far sì che HPE sia in grado di accompagnare i clienti verso un’infrastruttura ibrida, che è quella che potrà aiutare a tirare fuori tutto ciò che un mercato dinamico può offrire alle aziende; Sicurezza, cioè proteggere le imprese digitali, estendendo al massimo livello tutte le capacità che già abbiamo; Big data, cioè analisi di tutti i dati, strutturati e non strutturati, sia in azienda sia fuori, per trarne il massimo; e infine Mobile, per una vera abilitazione del workplace dinamico e moderno”, ha concluso Venturi.

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HP Software Performance Tour: vincere nell’era dell’Idea Economy https://www.datamanager.it/2015/06/hp-software-performance-tour-vincere-nellera-dellidea-economy/ Tue, 23 Jun 2015 09:52:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77371 A Stresa l’azienda illustra la sua visione di IT bimodale, velocità e protezione per cavalcare il digitale Business digitale, trasformazioni innescate dalla tecnologia e “Bimodal IT” al centro del dibattito durante l’HP Software Performance Tour di Stresa a giugno sul tema “Everything is digital”, centrato sul concetto di “Idea Economy” della CEO del gruppo Meg Whitman. […]

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A Stresa l’azienda illustra la sua visione di IT bimodale, velocità e protezione per cavalcare il digitale

bannerBusiness digitale, trasformazioni innescate dalla tecnologia e “Bimodal IT” al centro del dibattito durante l’HP Software Performance Tour di Stresa a giugno sul tema “Everything is digital”, centrato sul concetto di “Idea Economy” della CEO del gruppo Meg Whitman. Riccarda Zezza, imprenditrice sociale e CEO di Piano-C, ha introdotto l’incontro focalizzando due concetti per costruire modelli solidi della realtà mantenendo al contempo l’apertura all’innovazione: “consapevolezza” e “immaginazione”. “Ognuno di noi può essere un disruptor, un innovatore nell’Idea Economy, con un potenziale creativo abilitato dalle tecnologie digitali”.

Dopo il saluto di Andrea Vingolo, Italy Country Manager di HP Software, l’AD del Gruppo HP in Italia & Corporate VP Stefano Venturi ha parlato sul tema della trasformazione innescata dal digitale, un fenomeno in pieno svolgimento che investe le aziende, i processi, il commercio on-line e le applicazioni. “Entro il 2020 verranno create un trillion di app. Saremo vincenti solo se sapremo cogliere i vantaggi del digitale prima dei nostri competitor. L’impegno di HP è di ottimizzare le risorse esistenti ma anche aprire all’innovazione, secondo un new style of IT nel segno della flessibilità, del cloud e dell’open stack. Il mercato delle app, grazie proprio all’open stack, si affermerà definitivamente anche nel data center”.

In tutte le industry, il digitale e le app stanno facendo la differenza, imponendo nuovi modelli di business: esempi eclatanti sono Uber ma anche General Electric e Volvo, che stanno fornendo servizi pay-as-you-go simili alle logiche del cloud, oltre a Apple e Google per le self-driving car. Il digitale si afferma anche nelle banche e nel finance con Bitcoin, nello spettacolo con Netflix, nell’healthcare e nell’industria dei viaggi. La vera sfida per le aziende è di mantenere un “core IT” collegandolo però all’innovazione. “Parliamo di Bimodal IT per sottolineare l’unione dell’aspetto agile e fluido con l’affidabilità e la sicurezza dell’IT già presente in azienda”, ha detto Mike Shaw, Director of Solutions Marketing, HP Software.

Il cloud ibrido, i rilasci continui delle DevOps, la customer experience, l’analisi dei Big Data e la sicurezza sono le cinque aree che uniscono i due poli dell’IT bimodale. Per Frank Mong, VP & GM, HP Enterprise Security Products, al centro delle strategie aziendali di protezione dev’esserci la relazione tra utenti, applicazioni e dati. “La nostra offerta in tema di sicurezza poggia su tre pilastri: siamo leader nel rilevamento di vulnerabilità, 4 volte più efficienti delle soluzioni dei competitor; la nostra Security Research promuove best practice per il software, nello specifico il riferimento è a Fortify che rileva le vulnerabilità a livello di codice; infine facciamo attività di field intelligence, siamo in contatto con esperti e hacker per imparare a pensare come loro, in modo da proteggere meglio i nostri sistemi conoscendo chi abbiamo di fronte quando si tratta di potenziali minacce”. Fondamentale è anche l’analisi dello “user behaviour” per prevenire furti di identità, riconoscendo anomalie rispetto ai comportamenti standard degli utenti. Visibilità e controllo saranno fondamentali anche nella nuova era dell’Internet of Everything. HP fornirà servizi integrati su piattaforme cloud in connessione con l’on-premise delle aziende.

La compagnia si sta inoltre concentrando su quattro aree di trasformazione, spiega Corrado Sterpetti, VP & GM HP Software Emea South Region: “l’hybrid cloud, la sicurezza dei dati aziendali, la transizione verso un workplace efficace ed efficiente che comprende anche mobile e BYOD, e la realizzazione di un’infrastruttura che ottimizzi l’asset digitale delle aziende facendo leva sui Big Data e sull’accesso rapido all’informazione”. Uno dei casi di successo più eclatanti citati dal manager è Jobrapido, mentre anche l’approccio al canale sta cambiando, orientandosi verso la ricerca di distributori a valore aggiunto che facciano da enabler per i clienti finali di concerto con HP e i suoi partner. All’inizio di giugno, HP ha inoltre annunciato una testing solution per l’automazione, HP LeanFT, che permette agli sviluppatori di sfruttare i metodi del testing e della delivery continua per creare rapidamente applicazioni sicure e di altissima qualità.

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Opportunità emergenti attraverso l’innovazione digitale https://www.datamanager.it/2015/05/opportunita-emergenti-attraverso-linnovazione-digitale/ Mon, 18 May 2015 13:25:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74314 Oggi, il mondo bancario sta attraversando un periodo di trasformazione sia in termini organizzativi che nelle modalità di interazione con i propri clienti. I cambiamenti in atto in questo settore sono legati alla pressione sui risultati, dovuta anche alla recessione economica e alla crescente sfida competitiva, nonché alla necessità di ridurre i costi di struttura […]

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Oggi, il mondo bancario sta attraversando un periodo di trasformazione sia in termini organizzativi che nelle modalità di interazione con i propri clienti.

I cambiamenti in atto in questo settore sono legati alla pressione sui risultati, dovuta anche alla recessione economica e alla crescente sfida competitiva, nonché alla necessità di ridurre i costi di struttura e mantenimento – pensiamo che la sola compliance assorbe 2/3 delle risorse disponibili. La redditività, infine, è crollata negli ultimi anni – con il ROE del settore in Europa sceso da oltre il 15% nel periodo pre-crisi a meno del 3% nel periodo attuale. Negli ultimi anni, inoltre, le nuove tecnologie digitali hanno progressivamente rivoluzionato la società moderna e il mondo delle imprese, determinando l’emergere di nuovi bisogni, ai quali anche il mondo bancario deve necessariamente adeguarsi.


«Il sistema bancario come elemento strategico per lo sviluppo del Paese» @stefano_venturi @HP_Italia
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L’uso quotidiano e la larga diffusione di nuove tecnologie, infatti, destabilizzano il “business-as-usual” e aprono possibilità prima precluse, delineando nuove opportunità secondo regole non convenzionali. Cambiano le aspettative dei clienti, sulla base delle esperienze digitali in ambito consumer e business e, per la prima volta nella storia, nuovi player digitali possono trovarsi in una posizione di vantaggio rispetto ai giganti globali. È la cosiddetta “third revolution”, che, come accadde per Internet, può cambiare il paradigma e disintermediare gli attori tradizionali, creando nuovi business model. Ecco perché, anche se in futuro ci sarà sempre bisogno del banking, ritengo che la banca dovrà cambiare per esserci.


«La banca dovrà cambiare per continuare a esserci» @stefano_venturi @HP_Italia
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Per poter rispondere a tali sfide che mettono di fatto in discussione il modello tradizionale delle banche, è imprescindibile un percorso di trasformazione digitale che dia maggiore agilità al settore bancario e più velocemente possibile. I fattori chiave per questa trasformazione riguardano: la visione strategica e la capacità implementativa; l’organizzazione e l’evoluzione delle competenze delle risorse umane; le tecnologie abilitanti; l’implementazione di progetti di cyber security, cruciale in un contesto digitale.


#banking «Cyber security, sempre più cruciale in un contesto digitale» @stefano_venturi @HP_Italia
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Un primo elemento è la revisione del modello delle filiali e dei modelli di servizio, basati su parametri
di innovazione, efficienza e sostenibilità. Le banche devono evolvere verso sistemi aperti, sicuri,
Open Standard, ponendo così le basi per una nuova banca, più “agile”, in grado di fornire ai clienti servizi innovativi e ad alto valore, perseguendo al contempo nuove aree di profitto e di efficienza. In questa logica di digital transformation, HP ha recentemente siglato un contratto pluriennale con Deutsche Bank per la trasformazione dell’ambiente tecnologico: da data center tradizionali a data center basati su una infrastruttura e piattaforme HP-Cloud.


«Verso sistemi aperti e sicuri, per una nuova banca più agile» @stefano_venturi @HP_Italia
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“The Connected Banking Report 2015”, realizzato da HP in collaborazione con Ambrosetti e presentato in occasione del recente Workshop Mercati Finanziari, ha l’obiettivo di evidenziare le opportunità emergenti attraverso l’innovazione digitale. HP ha contribuito con le proprie competenze e risorse a questo studio perché riconosce il valore del sistema bancario come elemento strategico per lo sviluppo dell’Italia. Siamo parte dell’ecosistema che ne può attivare la trasformazione e per questo vogliamo contribuire ora: nel momento della svolta per il nostro Paese.

Stefano Venturi, amministratore delegato del Gruppo HP in Italia e corporate vice president Hewlett-Packard

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Ottobre, i giri di poltrona dell’ICT https://www.datamanager.it/2014/10/ottobre-i-giri-poltrona-dellict/ Fri, 10 Oct 2014 09:39:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62715 ALBERTO BERTOMEU Vice president Industrial Automation delle Americhe e general manager global della business unit Identification & Systems. Questo il suo nuovo ruolo in Datalogic, dopo 12 anni passati in Sick in cui ha ricoperto varie funzioni, per ultima quella di presidente per il Nord America. In precedenza, Bertomeu è stato per nove anni in […]

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ALBERTO BERTOMEU

Vice president Industrial Automation delle Americhe e general manager global della business unit Identification & Systems. Questo il suo nuovo ruolo in Datalogic, dopo 12 anni passati in Sick in cui ha ricoperto varie funzioni, per ultima quella di presidente per il Nord America. In precedenza, Bertomeu è stato per nove anni in Honeywell International, come distribution market manager, marketing manager e commercial building controls director.

ANTONIO REYES

BlackBerry lo ha nominato ora managing director Southern Europe, affidandogli quindi la responsabilità della supervisionee delle strategie di businesse di crescita. In società dal 2008, con diversi ruoli di leadership nelle vendite e nel marketing, responsabile della gestione dei carriere delle businessunit, fino a diventare MD Spagna, Reyes in precedenzaè stato in OrangeSpagna, ricoprendovi svariateposizioni manageriali.

M. LEHN, A. DEL BO’

Per entrambi nuove posizioni all’interno di Kaspersky Lab. Nella società dal 2013 quale sales director, dopo aver operato in Bludis, il norvegese 44enne Morten Lehn è oggi managing director di Kaspersky Lab Italia. Incarico che l’ha visto succedere ad Aldo del Bò, milanese, 39 anni, fra i collaboratori che diedero vita alla filiale italiana della multinazionale, chiamato invece a ricoprire la carica di marketing director Europe.

MICHELE LAMARTINA

È entrato in CA Technologies con la carica di country leader della filiale italiana, a cui affianca il ruolo di direttore commerciale della divisione Grandi Clienti. Compiti che Lamartina può svolgere al meglio in virtù della sua grande esperienza maturata nei contesti del software e della consulenza, da ultimo in VMware Italia dove dal 2007 ha ricoperto posizioni manageriali di responsabilità crescente sino a divenire sales manager enterprise.

C. MASPERI, Z. RADUMILO

Rientrano nel contesto della filiale italiana queste due nuove nomine in SAP. Carla Masperi è adesso COO, con la responsabilità dello sviluppo del business e delle operazioni della multinazionale, dopo essere stata per un anno e mezzo innovation sales director, ruolo quest’ultimo ricoperto ora da Zoran Radumilo, forte di più di20 anni di esperienza nell’innovazione e di trascorsi manageriali in Cisco (13 anni) e in Telecom Italia.

MAURIZIO RASI 

È lui il neo country manager per l’Italia di Cyberoam, cui è stato affidato l’obiettivo di supportare i partner nel processo di acquisizione della clientela. Obiettivo che Rasi è in grado di centrare grazie alla sua più che ventennale esperienza nel comparto ICT e dell’incarico di channel & business development manager svolto presso un importante security solution provider.

MASSIMILIANO ORTALLI

Ha fatto il suo ingresso in Microsoft Italia, nominato direttore dell’area partner, dopo aver trascorso 16 anni in SAP Italia, durante i quali ha ricoperto diversi ruoli e ha assunto crescenti responsabilità fino a diventare a inizio 2012 general business & partners director. Ortalli coordina adesso le partnership della filiale italiana di Microsoft e promuove lo sviluppo del business dei suoi partner.

S. VENTURI, B. DE MARCHIS, F. SPOLETINI

Nuove figure in Assinform. Stefano Venturi, amministratore delegato di Hewlett-Packard in Italia e corporate VP Hewlett-Packard, è il vice presidente con delega all’education, mentre entrano nel consiglio direttivo Biagio De Marchis, vice presidente di IBM Italia e responsabile dell’area smart access e big datadel sodalizio, e Fabio Spoletini, country leader di Oracle Italia e VP technology sales per il mercato italiano.

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HP, i 50 anni in Italia https://www.datamanager.it/news/hp-i-50-anni-italia-57611.html Wed, 25 Jun 2014 14:41:16 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/hp-i-50-anni-in-italia/ Appuntamento a Milano, insieme alla Camera di Commercio Americana in Italia, per celebrare l’importante anniversario della presenza della società nel nostro Paese “Appuntamento informale”, lo ha definito Simone Crolla, dinamico Consigliere delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy (spesso identificata come AmCham), nell’introdurre l’incontro del 23 giugno a Milano presso un noto hotel di Porta […]

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Appuntamento a Milano, insieme alla Camera di Commercio Americana in Italia, per celebrare l’importante anniversario della presenza della società nel nostro Paese

“Appuntamento informale”, lo ha definito Simone Crolla, dinamico Consigliere delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy (spesso identificata come AmCham), nell’introdurre l’incontro del 23 giugno a Milano presso un noto hotel di Porta Venezia, organizzato in collaborazione con HP. Evento quindi informale, nello stile degli analoghi “after hours business cocktail” dedicati al networking e organizzati da AmCham, ma non per questo meno significativo, visto che costituiva l’occasione per celebrare i 50 anni tondi della presenza di HP in Italia. Del resto, esclusa l’Ambasciata e i Consolati, la American Chamber of Commerce in Italy è certamente l’istituzione americana più importante che abbia sede in Italia: con una storia quasi centenaria, visto che è stata istituita nel 1915, costituisce un insostituibile punto di riferimento per i rapporti economici fra Italia e Stati Uniti.

Doppio anniversario

Tra le numerose persone che hanno partecipato all’evento, oltre a numerosi Partner di HP, spiccava la presenza di Umberto Paolucci, che dopo aver lavorato in HP Italia dal 1971, ne è uscito per fondare la filiale italiana di Microsoft, ed è anche stato presidente di AmCham. Nel cui board è presente da circa dieci anni lo stesso Stefano Venturi, attuale amministratore delegato di HP Italia, che ha ripercorso le tappe storiche della società. “Festeggiare 50 anni di presenza in Italia è un ottimo traguardo, ancora più significativo se si pensa che si tratta di un doppio anniversario, visto che in questo 2014 anche la stessa HP festeggia i 75 anni dalla sua fondazione, avvenuta come noto in un garage californiano. Quello che forse è meno noto, è che i primissimi prodotti realizzati da HP erano oscillatori audio per gli effetti sonori del film Fantasia di Walt Disney, ma da allora ha sempre innovato in numerosi campi”, ha spiegato Venturi.

Il ruolo dei Partner

HP ha infatti cambiato pelle molte volte, passando a produrre computer e conquistando numerosi primati in molti ambiti, oltre ad acquisire società di rilievo come tra le altre Compaq (che conteneva Digital) e EDS, dalla quale è nata HP Enterprise Services, che “ci ha reso leader nei servizi a valore aggiunto di trasformazione aziendale – ha proseguito Venturi -, e questo ci porta a quella che è la nostra missione di oggi: quella di voler sempre essere agenti di trasformazione per i nostri clienti e per il nostro Paese”. La presenza di HP in Italia è in effetti molto significativa, con circa 5.000 dipendenti e soprattutto “la presenza di un solido ecosistema di partner di canale, che ha permesso di raggiungere questo importante traguardo e che ha contribuito al successo di HP anche in Italia”, ha concluso Venturi.

Per celebrare l’anniversario, è stata aperta una pagina Facebook specifica, nella quale vengono raccolte tutte le iniziative dedicate all’evento, tra cui la realizzazione, nell’attuale sede italiana di Cernusco sul naviglio alle porte di Milano, di una riproduzione del garage di Palo Alto in California, nel quale William Hewlett e David Packard fondarono la società nel 1939 e che è stato da tempo dichiarato monumento nazionale negli Stati Uniti.

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HP, tappa italiana per il nuovo stile dell’IT https://www.datamanager.it/news/hp-tappa-italiana-il-nuovo-stile-dell-it-55377.html Tue, 08 Apr 2014 12:26:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/hp-tappa-italiana-per-il-nuovo-stile-dellit/ Debutto europeo a Milano per l'evento HP in cui si incontrano clienti e partner

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Debutto europeo a Milano per l’evento HP in cui si incontrano clienti e partner

È stato Stefano Venturi, amministratore delegato di HP Italia, a inaugurare la giornata HP World Tour, prima tappa europea di un nuovo format di incontri che la società ha deciso di varare a livello internazionale, con l’obiettivo di portare nei vari paesi il format di HP Discover, il principale appuntamento mondiale dell’azienda rivolto a clienti e partner. Tenutosi a inizio aprile, l’evento era incentrato sui temi legati all’innovazione e alle soluzioni HP per il “New Style of IT”, per aiutare le imprese ad affrontare le sfide del mercato e contribuire alla definizione di nuovi modelli operativi e di business, supportati da un’IT quanto più possibile flessibile, accessibile ed efficiente, e ha visto circa 750 partecipanti. Ma l’occasione è stata anche quella di ricordare i 75 anni dalla fondazione di HP, nata come Hewlett Packard in un (guarda il caso) garage di Stanford in California, ma “quando ancora non esisteva Silicon Valley”, chiosa Venturi, e i 50 anni dall’apertura della filiale italiana, che oggi “conta oltre 5.000 persone e si qualifica come partner di riferimento della pubblica amministrazione in tutti i più importanti progetti di digitalizzazione del Paese, oltre che vendor a tutto tondo che parte dall’offerta per l’ambito consumer per arrivare al business di tipo enterprise, sia come tecnologie sia come servizi”, ha sottolineato Venturi.

I quattro pillar

Da parte sua, Jan Zadak, presidente di HP Enterprise Services EMEA, ha ribadito la necessità di muoversi verso “un nuovo stile di IT”, che parte dalle esigenze dei consumatori e che influenza le modalità di fruizione dell’IT e il modo in cui le tecnologie vengono fornite e gestite, attraverso i noti fenomeni di big data, sicurezza, cloud e mobilità. Che sono poi gli stessi pillar su cui si muove oggi HP, ma con visioni diverse. Riguardo ai data center, Zadak ha ricordato che la quantità di dati che nell’arco dei prossimi tre anni migrerà verso il cloud richiederà tra gli 8 e i 10 milioni di server nuovi. Non solo: “Già oggi, a livello di consumi energetici, se il cloud fosse uno stato sovrano, sarebbe il quinto consumatore di energia a livello globale dopo Cina, Stati Uniti, Russia e India, con il Giappone al sesto posto”. Ecco quindi che la soluzione targata HP ha un nome: progetto Moonshot, una nuova classe di server che consuma l’89 per cento in meno di energia, l’80% di spazio in meno e costa il 77% in meno rispetto ai server x86 comparabili.

L’ora del software

In una conversazione con Data Manager, Corrado Sterpetti, director e general manager software & solutions di HP, ha invece fatto il punto sull’andamento del business del software in Italia, che ha fatto registrare buoni risultati, grazie anche a due azioni: da una parte il “riavvicinamento al canale, che ci ha consentito di affrontare meglio il mercato delle PMI, in quanto come divisione software forse ci eravamo concentrati troppo sui grandi clienti, e l’adozione di un approccio sinergico nei confronti dei clienti di maggiori dimensioni, nell’ottica di essere sempre più una “One HP”, capitalizzando su un ottimo leverage con la parte Enterprise Services”. Tra gli altri esempi della nuova “One HP”, Sterpetti ha citato anche il nuovo programma dedicato ai Parner, ora unificato e uguale per tutti, e lo sviluppo di prodotti convergenti, sia nell’ottica della Cloud Converged Infrastructure sia nell’integrazione di soluzioni derivanti dalle acquisizioni, come per esempio quella di Vertica, che ha visto lo sviluppo di nuovi sistemi per l’estrazione di valore dai dati.

Ink-jet anche per il mondo enterprise

Infine, durante l’evento, HP ha anche presentato le più recenti novità di prodotto in ambito printing, con la HP Officejet Enterprise, prima gamma di stampanti a getto d’inchiostro dedicata alle grandi aziende. Dotata dell’innovativa tecnologia HP PageWide, già implementata sulle stampanti HP Officejet Pro X, questa nuova linea “permette alle grandi aziende di raggiungere prestazioni in linea con stampanti laser della stessa categoria al doppio della velocità e alla metà del costo per pagina”, ha sottolineato l’azienda durante la presentazione.

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Sicurezza, gestione delle informazioni e cloud. La ricetta di HP per il 2013 https://www.datamanager.it/rivista/sicurezza-gestione-delle-informazioni-e-cloud-la-ricetta-di-hp-il-2013-44951.html Mon, 18 Mar 2013 13:52:19 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/sicurezza-gestione-delle-informazioni-e-cloud-la-ricetta-di-hp-per-il-2013/ Il 2013 si delinea come un anno di trasformazione, in cui l’innovazione tecnologica continuerà a essere un fattore strategico per la crescita e la competitività delle aziende. In particolare, alcuni trend come sicurezza, gestione delle informazioni e cloud – tre ambiti strategici su cui si fonda la visione tecnologica di HP – caratterizzeranno maggiormente l’esigenza […]

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Stefano Venturi, amministratore delegato del Gruppo HP in ItaliaIl 2013 si delinea come un anno di trasformazione, in cui l’innovazione tecnologica continuerà a essere un fattore strategico per la crescita e la competitività delle aziende.

In particolare, alcuni trend come sicurezza, gestione delle informazioni e cloud – tre ambiti strategici su cui si fonda la visione tecnologica di HP – caratterizzeranno maggiormente l’esigenza di innovazione nei prossimi mesi. La sicurezza rappresenta uno dei temi prioritari nell’agenda di molti CIO. Lo studio di Ponemon Research “Cost of Cybercrime Study” realizzato per HP rivela che nel 2013 le aziende dovranno affrontare un numero crescente di cyber attacchi volti al furto di dati sensibili e riservati, che comportano potenziali danni finanziari significativi. Per poter fronteggiare minacce sofisticate e in costante evoluzione, è fondamentale agire sul perimetro della sicurezza aziendale, adottando soluzioni avanzate di security intelligence non solo per risolvere, ma soprattutto per prevenire gli attacchi, riducendone i costi, l’impatto e la frequenza.

Un altro elemento cruciale è la protezione delle informazioni aziendali, che rappresentano un vero e proprio asset e un patrimonio prezioso da gestire e utilizzare in una logica di business. Un altro studio HP rivela che il 76% dei business e technology executive in EMEA ritiene strategica l’analisi e la gestione efficace dei big data, ma quasi il 60% di questi considera non adeguate le soluzioni di gestione delle informazioni adottate dalla propria organizzazione. Solo il 10% afferma che la propria azienda integra i dati non strutturati negli insight e nei processi decisionali.  Il “ritorno sulle informazioni” – in altre parole – il valore che le imprese generano dagli investimenti in questo genere di soluzioni sarà nel prossimo futuro un elemento imprescindibile per ottenere insight dall’analisi dei big data. Infine, il 2013 sarà ancora l’anno del cloud, ma nella sua forma più evoluta. Secondo la ricerca “HP Cloud and Information Optimization”, il 75% degli intervistati prevede di adottare un modello di delivery ibrido, volto a ottenere un ambiente IT flessibile che può evolvere rapidamente in base alle specifiche richieste del business. La roadmap verso il cloud coinvolge non solo l’IT, ma altre funzioni aziendali, quali CEO, CFO, responsabili di line of business, che possano valutare l’opportunità offerta dal cloud non solo in base agli aspetti tecnici, ma anche in relazione a KPI finanziari e business, predisponendo un piano che coniughi l’evoluzione IT con lo sviluppo di nuovi servizi, armonizzandoli con la propria realtà aziendale.

Per il business è fondamentale quindi riuscire a cavalcare questi trend, avvalendosi di tecnologie che consentano di crescere rapidamente, per recuperare competitività. In questo contesto, il ruolo dei CIO diventa decisivo: non saranno più solo degli esperti di tecnologia, ma dei “veri ingegneri del business” che, con il supporto di un partner tecnologico come HP, potranno diventare il “cardine” della crescita strategica delle aziende. Solo così, le aziende italiane potranno tornare a essere “abilitatrici” del cambiamento e della crescita, innescando nuove dinamiche virtuose di ripresa economica. Nello stesso tempo è essenziale fare sistema, creare massa “critica” non solo tra le imprese, ma anche tra le istituzioni e le varie entità economiche, per sfruttare le opportunità dell’innovazione digitale e accelerare la realizzazione di programmi integrati in grado di incentivare lo sviluppo strutturale, normativo, organizzativo e culturale del nostro Paese. 

 

Stefano Venturi, amministratore delegato del Gruppo HP in Italia 

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Smau Milano 2012: Tra vecchio e nuovo https://www.datamanager.it/news/agenda-digitale/smau-milano-2012-tra-vecchio-e-nuovo Thu, 25 Oct 2012 09:22:43 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/smau-milano-2012-tra-vecchio-e-nuovo/ Giorno zero dell’Agenda Digitale e sguardo al futuro. Tutto Smau minuto per minuto: il reportage, i video

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Giorno zero dell’Agenda Digitale e sguardo al futuro. Smau Milano 2012 ha aperto i battenti della 49ema edizione, tra luci e ombre. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, al telefono: «Mi dispiace per l’assenza di un collegamento video. La priorità è combattere l’analfabetismo tecnologico. Smau luogo simbolo dell’innovazione».

Le vicende politiche del governatore a tempo determinato, Roberto Formigoni, hanno rubato la  scena alle imprese e qualche apertura sui giornali con toni già da campagna elettorale. Le applicazioni in mobilità, il cloud computing e i big data sono i temi caldi di questa edizione insieme a smart cities e start up.  Se la tecnologia è a portata di mano, il fattore umano resta critico. Al centro del dibattito l’Agenda Digitale, con 20 miliardi di euro di riduzione di costi e 5 miliardi di maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione in 3 anni, in caso di digitalizzazione dei processi.

CINQUECENTO CASI DI SUCCESSO

Pierantonio Macola, amministratore delegato Smau, ha posto l’accento su eccellenza e capacità di fare networking: «In questa 49esima edizione milanese di Smau presentiamo gli oltre 500 casi di successo che ci hanno fornito la ricetta del nostro antidoto alla crisi, cioè un efficace mix tra moderne tecnologie di grandi fornitori internazionali, il talento degli operatori italiani e la dinamicità di alcuni bacini territoriali particolarmente attenti alle esigenze delle imprese. Nell’ottica di fornire alle imprese una piattaforma completa per il loro sviluppo, Smau ospita anche quest’anno gli interlocutori più importanti per le imprese: le Regioni, e in particolare gli Assessorati alle Attività Produttive e all’Innovazione, che per prossimità risultano essere i primi e più importanti interpreti delle necessità dell’imprenditoria italiana, e i grandi vendor dell’ICT, le aziende fornitrici di tecnologie digitali, che sono qui per mettere a disposizione delle imprese la credibilità e il prestigio delle grandi multinazionali».

SMAU PUNTO DI RIFERIMENTO

Roberto Formigoni, presidente di Regione Lombardia e commissario straordinario di Expo 2015, ha ribadito che «Smau è un punto di riferimento non solo italiano, ma internazionale per parlare di sviluppo: è una finestra aperta sul futuro, un futuro fatto da un nuovo modo di agire, di pensare, di creare opportunità. Se è vero che il contesto economico attuale impone di ridurre spesa e frenare il debito, allo stesso tempo la stabilità è solo il primo passo verso la costruzione di questo futuro: è necessario considerare che “di solo rigore si muore”. Ricerca e innovazione sono allora i propulsori per il mercato, e nonostante l’inflessione generalizzata, il comparto ICT ha dimostrato di essere una leva fondamentale per favorire lo sviluppo: la politica non può e non deve permettersi di prescindere dalla tecnologia, ma deve puntare con decisione su di essa come vera e propria arma di rilancio per tutto il Paese».

AGENDA DIGITALE

Andrea Rangone, full professor degli Osservatori School of Management Politecnico di Milano, ha incentrato il suo intervento sul tema dell’Agenda Digitale, «l’introduzione dell’Agenda Digitale comporterà nei prossimi tre anni circa 20 miliardi di euro di riduzione di costi e 5 miliardi di maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione in caso di digitalizzazione dei processi. Ecco perché il comparto tecnologico non può assolutamente essere ignorato e va certamente dato merito al governo di aver compreso, e investito, in questa realtà che davvero può dare quella spinta propulsiva necessaria al rilancio del Paese. Certo, in Italia vige ancora un digital divide culturale e purtroppo anche infrastrutturale: siamo indietro rispetto ai Paesi europei nell’uso dei sistemi informatici, con dati talvolta allarmanti: basti pensare che la penetrazione della banda larga veloce è ferma in Italia al 62%, a fronte di un quasi 90% nei Paesi nordici, e anche l’utenza Internet si è fermata al 57%, contro il 77% della Francia e circa l’80% della Germania. Ma questo è il vecchio Intenet: il nostro advantage riguarda i nuovi media, il new internet che entra in tablet, smartphone, nel mondo mobile insomma: qui siamo veramente al di sopra delle medie europee, siamo 41% utenti Internet da smartphone. In questo nuovo mondo l’Italia riveste una grande importanza.

Successivamente sono intervenuti gli Assessori allo Sviluppo delle Regioni presenti:

Loredana Capone, vicepresidente con delega allo Sviluppo Economico della Regione Puglia (ultima ad arrivare e prima ad andare via), Andrea Gibelli, vicepresidente Lombardia, Federica Seganti, assessore alle Attività Produttive della Regione Friuli Venezia Giulia, Alessandro Olivi, assessore all’Industria, Artigianato e Commercio della Provincia Autonoma di Trento e Alfredo Peri, assessore Programmazione Territoriale, Urbanistica, Reti di Infrastrutture Materiali e Immateriali, Mobilità, Logistica e Trasporti Regione dell’Emilia-Romagna.

IL TAVOLO CON LE IMPRESE

Il tavolo non c’era, ma il dibattito ha coinvolto i vertici delle gradi imprese ICT.

La prima, tra gli amministratori delegati, a prendere parola, rigorosamente in ordine alfabetico, come a scuola, è Luisa Arienti, amministratore delegato di SAP Italia.

Per Arienti «Spending review non deve coincidere con un taglio orizzontale dei costi, ma deve includere progetti di razionalizzazione, ottimizzazione, risparmio».

DAVID BEVILACQUA: TECNOPRATICO

 

Per David Bevilacqua, vice president South Europe di Cisco e AD italiano è il momento di dare un forte segnale di discontinuità. «Si può guardare con ottimismo al futuro, a patto che l’innovazione diventi pratica e non solo teoria. Basta con i progetti pilota che si realizzano in brevissimo tempo, ma restano isolati. Ebbene, è necessario diffondere una cultura dell’innovazione che possa far sì che le  buone idee si sviluppino in progetti concreti, di larghe vedute e di prospettiva duratura».

DARIO BUCCI: APRIRE LE PORTE ALLA MOBILITÀ

Per Dario Bucci, amministratore delegato di Intel Italia, «ci sono tre macro-fenomeni che aprono alle imprese nuovi scenari: «Il primo è l’attenzione nel mondo consumer per le novità hi-tech, soprattutto nel campo del mobile computing. Il secondo, che investe anche il mondo delle aziende, è la “consumerization of IT” ossia la straordinaria evoluzione del mondo consumer che sta varcando sempre più i confini aziendali; oggi il manager, l’impiegato, l’imprenditore sono prima di tutto utenti di new technologies: oltre agli strumenti aziendali, infatti, usano un ultrabook, un tablet, uno smartphone di nuova generazione, e le aziende si trovano a gestire questa miriade di dispositivi personali all’interno dei perimetri aziendali.

Un terzo fenomeno che coinvolge direttamente il segmento business, ed è conseguenza diretta dei primi due, è che le aziende hanno di fronte un salto epocale nella gestione delle proprie infrastrutture IT. Aprire le porte alla mobilità e all’integrazione di una molteplicità di device vuol dire necessariamente sposare le logiche del web e del cloud computing».

NICOLA CINIERO: DISCONTINUITÀ

Nicola Ciniero, amministratore delegato di IBM Italia, celebra il giorno zero dell’Agenda Digitale. «Il prossimo passo fondamentale da compiere, però, è l’essere in grado di calare in pieno la tecnologia in una destinazione d’uso: oggi abbiamo l’occasione di vivere in un momento di discontinuità in cui l’innovazione gioca un ruolo abilitante nel concretizzare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno, attraverso processi di razionalizzazione e di semplificazione della spesa pubblica – eliminazioni di sprechi, inefficienze e abusi – e di recupero delle risorse da dirottare altrove».

 

Smart city: l’anno della  svolta?

Disegnate le città intelligenti sulla carta o all’interno di progetti pilota – parafrasando – D’Azeglio, dovremo fare “i cittadini intelligenti”? La via italiana alle città intelligenti passa attraverso i bandi del MIUR e del recente decreto crescita 2.0. In attesa delle misure attuative del Governo, le smart city si candidano a essere uno dei principali motori di sviluppo dell’economia italiana. Premiati gli esempi virtuosi di utilizzo di tecnologia ICT al servizio della comunità: vincono la prima edizione del Premio Nazionale Smart City Roadshow tre progetti realizzati dal Comune di Venezia, dalla Provincia Autonoma di Trento e dal Comune di Venaria Reale. Il convegno istituzionale dal titolo “La via italiana alle città intelligenti” è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione delle città italiane in termini di innovazione e per discutere le potenzialità di una sinergia innovativa tra il pubblico e il privato al fine di rendere possibile una migliore qualità di vita dei cittadini e, nel contempo, un risparmio di energie e risorse economiche.

Per Antonella Galdi, responsabile innovazione Anci, «il concetto di smart city fa riflettere sull’esigenza di ripensare le città a partire dai bisogni emergenti della comunità estesa dei cittadini, da intendersi nell’accezione più ampia del termine, che includa cioè tutti gli attori che partecipano alla valorizzazione del patrimonio urbano, culturale e sociale delle città».

Anci ha svolto un’indagine, stilando un quadro delle 54 città italiane con più di 90mila abitanti, analizzando le scelte strategiche dei comuni, l’ambiente urbano, il comparto della sanità, dell’energia, di mobilità e logistica: le differenze tra città, indipendentemente dalla collocazione topografica, sono talvolta evidenti. I risultati di questo studio devono far riflettere: devono spingere il settore pubblico a potenziare le strategie di sviluppo e, nel contempo, incentivare i grandi player a creare progetti mirati.

A supporto delle Amministrazioni Pubbliche, Anci ha lanciato un progetto concreto e innovativo, la Scuola per Giovani Amministratori: uno strumento a disposizione degli under 35 per acquisire valori, obiettivi e strumenti idonei a governare al meglio il proprio territorio.

«Al mondo delle imprese – Antonella Galdi – chiede lo sforzo di progettare insieme le città per dare valore a ogni singolo patrimonio cittadino».

Michele Cutillo, vice president enterprise services del Gruppo Hewlett-Packard, ha posto l’accento sulla necessità di «cambiare i processi di business: in questo modo si possono trovare nuovi fondi. Le amministrazioni devono essere disponibili a cambiare approccio nei confronti dell’investimento tecnologico. Il nostro territorio ha centri di vera eccellenza, che dobbiamo rendere fruibili a livello interregionale».

Fabio Florio, manager of business development, responsabile Smart Cities e Expo 2015 di Cisco Italia, ha segnalato l’importanza di creare una cabina di regia, «una guida che tenga le redini, che gestisca e controlli la complessità della smart city: serve un project managing che coordini e si assuma le responsabilità di supervisionare e questo ruolo non può non essere rivestito dalle amministrazioni. Non è sufficiente progettare ed erogare fondi, ma bisogna anche considerare la funzione di gestione e controllo che il Comune deve ricoprire, cosa che non è affatto scontata».

Piero Fassino, sindaco del Comune di Torino e membro del Direttivo Anci, ha messo al centro del suo intervento le difficoltà delle pubbliche amministrazioni di investire per lo sviluppo in chiave smart: «Abbiamo alle spalle un biennio di “sperimentazione” sulle smart city, nato sulla spinta dei bandi europei. Davanti a noi abbiamo un modello, un’idea di città: il nostro compito è passare dalla rigidità della “città meccanica” a un modello di città flessibile, ma le difficoltà che stiamo incontrando sono numerose. Innanzitutto perché finora non c’è stato un quadro di riferimento in cui collocarsi, anche se grazie all’ Agenda Digitale si è finalmente creata una cornice operativa in cui inserirsi». Mario Occhiuto, sindaco del Comune di Cosenza ha sottolineato l’esigenza di fare tesoro dell’esperienza passata: «I processi di sviluppo urbano delle nostre città, nel passato, hanno mostrato quali sono i rischi da non sottovalutare: periferie con alto indice di delinquenza, quartieri-dormitorio, zone urbane iper-congestionate dal traffico e aree sottosviluppate sono il frutto di una cattiva progettazione urbana. L’uso delle tecnologie deve tenere conto delle esigenze dei cittadini e deve rispondere a un disegno ben meditato prima della messa in atto, per evitare di commettere gli stessi errori del passato».

Per Paolo Perrone, sindaco del Comune di Lecce «le responsabilità aumentano, perché i referenti non sono più solo i cittadini, ma anche i turisti che sono portati inevitabilmente a fare paragoni con la realtà da cui provengono. A Lecce fino ad ora il progetto smart city è ancora piuttosto rarefatto, e sottolineo in questa occasione che non possiamo permetterci di lasciare indietro, anche nello sviluppo tecnologico, i centri importanti del Sud».

LE CITTA’ INTELLIGENTI SECONDO IBM

Cristina Farioli, direttore marketing, comunicazione e citizenship di IBM Italia, ha affermato che «il primo passo da compiere è creare una cultura dell’innovazione mirata, sul territorio: bisogna ascoltare la città e i cittadini. L’innovazione in Italia si fa, si sta già facendo, ma bisogna concertarla e integrarla con la storia, la tradizione, la conformazione delle singole città. È necessario, a partire da un modello condiviso, disegnare soluzioni su misura di ogni città, come IBM sta già facendo da tempo, diffondendo dei bandi mirati: per il 2012, a titolo esemplificativo, Siracusa ha vinto un servizio di consulenza specializzata IBM».

 

 

FARE DI PIU’ CON MENO

Nel rapporto sullo State of the world’s city 2011” delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani si legge che  “le città ospitano la maggior parte della popolazione mondiale. E il trend è in ascesa, i centri urbani continuano a crescere, consumare e inquinare in proporzione”. Intervenire sulle città, riuscire a renderle più efficienti, sicure e produttive vorrebbe dire quindi migliorare la qualità della vita di milioni di persone. Ed è per questo che IBM, sorretta dalla sua visione dello “Smarter Planet”, da più di tre anni sta investendo sul programma “Smarter Cities” in tutto il mondo. In Italia ha già toccato più di cento città, siglando dodici protocolli strategici, avviando diversi progetti di innovazione e consolidando una comunità di circa 40 città in partnership con Forum PA.

A Smau 2012, IBM rinnova il suo impegno di offrire – di più – in termini di qualità e personalizzazione – con meno – e questa è la grande sfida delle città italiane.

IL RUOLO DELL’IT

Come l’IT può venire incontro a questo proposito, avviando un processo di innovazione capace di ripagarsi in tempi brevi? Intervenendo in modo prioritario in aree critiche capaci di liberare risorse è secondo noi possibile. Queste aree sono: l’elusione ed evasione, per recuperare denaro; la gestione oculata degli asset (identificare il patrimonio, le sue caratteristiche, gestirlo e manutenerlo correttamente può significativamente abbattere i costi); lo sviluppo di nuovi servizi, ritagliati sulle caratteristiche della città può permettere nuove entrate.

Si tratta quindi di riuscire a bilanciare le 3 leve, in accordo con gli obiettivi della città.

I CONFINI DELLE SMART CITIES

Questo però non basta, è necessario saper anche guardare ai fenomeni che si stanno manifestando e che già tracciano la rotta di nuovi cambiamenti. La città sta divenendo uno spazio più ampio rispetto ai meri confini dell’Amministrazione Comunale lasciando il passo al Sistema Urbano. Le aree metropolitane sperimentano un forte deficit infrastrutturale, in particolare per quanto concerne la mobilità, non solo urbana (aeroporti, alta velocità), il degrado di ampi quartieri nelle periferie storiche, le trasformazioni dei modelli abitativi. I sistemi di città piccole e medie richiedono invece di essere meglio strutturati nella loro articolazione multiregionale, rafforzando le relazioni di complementarità e sinergia tra i singoli centri e le connessioni con le reti globali (es. infrastrutture di trasporto).

 

 

LA SFIDA DELLA COLLABORAZIONE 

E’ ormai un dato di fatto che le pubbliche amministrazioni comunali con meno di cinquemila abitanti dovranno raggrupparsi in aggregazioni di piccoli comuni che dovranno, entro quest’anno, condividere almeno tre delle nove funzioni fondamentali indicate dall’art.19. Le Regioni, inoltre, saranno chiamate a un vero e proprio riordino del territorio, che comprenderà la città metropolitana, le aree vaste e le unioni di medi e piccoli comuni. È evidente che in questa situazione l’infrastruttura tecnologica risulterà fondamentale per facilitare l’integrazione dei servizi e più banalmente anche solo lo scambio di informazioni tra gli stessi enti che si consorzieranno. Una serie di servizi e funzioni potranno anche essere erogati in modalità cloud determinando risparmi economici diretti, grazie all’utilizzo di apparati tecnologici, e indiretti derivati dalla riduzione di attività tecnica/tecnologica di formazione e aggiornamento del personale.

GOVERNANCE E INTELLIGENCE

Centrale inoltre, nel sistema urbano, resta la “Governance”, in altre parole la capacità di seguire a livello territoriale come le indicazioni vengano interpretate e tradotte in servizio per il cittadino. A supporto della governance si collocano tutti quei sistemi o motori di intelligence in grado di misurare, interpretare, pianificare e anticipare i fenomeni, come l’IBM Intelligent Operations Center for Smarter Cities, una nuova soluzione studiata per aiutare le città, di ogni dimensione, a ottenere una visione complessiva delle informazioni dislocate nei diversi dipartimenti e nelle agenzie che lavorano per la città stessa. Grazie all’applicazione di modelli analitici avanzati ai processi delle attività amministrative locali – gestiti attraverso un unico punto di comando centrale –  le città saranno in grado di prevedere i problemi, rispondere alle situazioni di crisi e gestire al meglio le risorse.

FEDERICO FRANCINI: FARE PRESTO

Per Federico Francini, presidente e amministratore delegato di Fujitsu Technology Solutions, «l’Italia in molti casi necessita ancora di infrastrutture di base che rappresentano i prerequisiti, in mancanza dei quali la vera innovazione non può nemmeno essere pensata.

L’Agenda Digitale varata dal governo è in questo senso molto ben articolata, dal momento che tiene conto delle necessarie infrastrutture di base, ma anche della contemporanea introduzione di veri elementi di innovazione. Ciò che bisogna a ogni costo evitare, nel momento dell’attuazione del decreto “Crescita 2.0”, è il posticipare, il dilatare i tempi: l’Italia ha bisogno di soluzioni efficaci in tempi certi e rapidi. Serve oggi una svolta, un cambiamento che non sia più autoreferenziale, ma che riesca finalmente a mettere al centro la società, le persone, cosa che come Fujitsu, facciamo ormai da diversi anni».

Tra le novità presentate da Fujitsu spicca il primo Ultrabook, già disponibile sul mercato, progettato esclusivamente per un target business, in grado di spingere al massimo la sicurezza del sistema e la sua gestibilità. Inoltre, con funzionalità integrate come il lettore di impronte digitali il nuovo ultrabook permette un elevato livello di sicurezza particolarmente indicato per i professionisti. Allo stand abbiamo visto anche il tablet ibrido dedicato agli utenti mobili che coniuga la fruibilità dei contenuti di un tablet con la comodità di una tastiera notebook full-size integrabile con in più una batteria aggiuntiva.

PATRIZIA GRIECO: EMERGENZA GIOVANI

Patrizia Grieco, amministratore delegato di Olivetti, indica come obiettivo per l’Italia, «quello di colmare il gap finora accumulato rispetto alle altre nazioni, tanto sul versante del capitale fisico (infrastrutture broadband e digitalizzazione del Paese) quanto su quello del capitale umano (formazione e merito). La strada per ridurre questo cultural divide è stata tracciata in questo ultimo periodo grazie all’impostazione dell’Agenda Digitale, vera boccata d’ossigeno per l’economia italiana, se si calcola – secondo le stime più recenti – che la piena realizzazione del piano potrebbe consentire una riduzione del deficit nazionale di 19 miliardi di euro e stimolare al contempo una crescita del Pil tra lo 0,7% e l’1,3%. Il comparto ICT ricopre un ruolo chiave per la ripresa del Paese: non va dimenticato, però, che non c’è innovazione senza giovani talenti disposti ad attuarla, a renderla endemica: per questo la disoccupazione giovanile deve diventare un tema centrale della politica economica del Paese».

PIETRO LABRIOLA: L’IMPRESA SEMPLICE

 

Pietro Labriola, responsabile direzione business di Telecom Italia, ha esordito affermando che «digitalizzare dall’interno l’impresa è un punto di partenza fondamentale. Oggi smartphone, tablet, laptop ed e-reader sono alla portata di tutti e l’impiego di Internet e delle applicazioni web nella vita privata è diventato un’abitudine spesso irrinunciabile: sto pensando ai social network, all’home banking, all’e-commerce e all’e-government, ad esempio. Molte di queste sono applicazioni cloud, nella Nuvola. Ora è il momento di trasferire quanto appreso a uso personale alla vita professionale, investendo sulle tecnologie al servizio dell’impresa nell’ottica di una semplificazione davvero reale e tangibile. In questa trasformazione le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, e i professionisti non sono soli. Esistono in Italia aziende ed esperti specializzati nell’IT, più di 25.000, che hanno esperienza, competenze e capacità per contribuire alla rivoluzione digitale. Sono veri e propri “personal trainer” della trasformazione digitale con una presenza locale e una distribuzione capillare».

STEFANO VENTURI: LA RESPONSABILITÀ DELL’INNOVAZIONE

 

Prima edizione di Smau per Stefano Venturi, come amministratore delegato di HP Italia. Nel suo intervento Venturi ha sottolineato che «la competitività nell’attuale scenario economico è un obiettivo improrogabile per il Paese. La tecnologia è un abilitatore di un’innovazione strategica e un elemento centrale per accelerare la ripresa delle imprese e del Paese». Ma che cosa significa essere leader dell’innovazione? «Le aziende leader – e tra queste HP – svolgono un ruolo fondamentale come propulsori di un’innovazione sistemica che deve abbattere il digital divide, in un senso molto più ampio e puntuale: ad esempio tramite una serie di programmi e di azioni in grado di ridurre sensibilmente il gap attuale di accessi alle rete, potenziando allo stesso tempo la capacità di utilizzare in maniera efficace le tecnologie digitali».

PAOLO ANGELUCCI: GOOD MORNING BUSINESS

 

La presenza di Cosmic Blue Team (CBC) a Smau 2012 significa stare al fianco delle imprese che vogliono concentrarsi sul loro “core business” affidando a CBC la gestione delle infrastrutture IT e la gestione dei processi ERP e documentali. Come presidente di Assinform, Angelucci sottolinea l’importanza dell’attuazione dell’Agenda Digitale come momento di rilancio effettivo del Paese. La politica non può permettersi distrazioni. Le imprese devono fare un passo avanti e la cattiva politica deve fare un passo indietro».

START UP INNOVATIVE

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, sono 44 le start up ICT finanziate nel 2011 per 27 milioni di euro e 29 quelle finanziate nei primi 9 mesi del 2012 per 20 milioni di euro.

Di questi investimenti, il 50% è relativo alle tecnologie mobile: un mercato nel quale l’Italia ricopre una posizione di leadership a livello internazionale.

Ma quali sono le start up italiane che rilanceranno il Paese?

Forse le finaliste della prima edizione del Premio Lamarck (dal nome del naturalista Jan Baptiste Lamarck che presentò per primo la teoria evoluzionista), che ha visto consegnare un premio alle 7 start up italiane più innovative. Il premio realizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria in collaborazione con la community Startupbusiness, è un riconoscimento alla capacità delle nuove generazioni di evolvere il proprio business adattandosi al contesto attuale di mercato.

I vincitori della prima edizione del Premio Lamarck sono:

KENT’S STRAPPER (Firenze) Vincitore del Premio PoliHUB

Kent’s Strapper (KS) è una giovane impresa fiorentina familiare specializzata nella progettazione e produzione di stampanti 3D open source con tecnologia fused filament fabrication (FFF). La stampante 3D con tecnologia fused filament fabrication è uno strumento che permette di materializzare volumi molto complessi, prodotti con i software di modellazione CAD, attraverso la deposizione di un filamento di materiale plastico stratificato, fino a raggiungere il volume desiderato, con tolleranze che posso raggiungere i 0.1 mm.

LAURA SAPIENS (Mantova) Vincitore del Premio Dell

Laura Sapiens è una impresa italiana nata per migliorare la relazione tra le persone e i sistemi informatici su scala mondiale. Fondata nel 2011, la società è produttrice di EGO! Smartmouse il primo dispositivo di interazione personale al mondo che permette di trasferire i file da un computer all’altro con un lieve gesto di polso.

Nel video vi riproponiamo una interevista a Matteo Mode’ di Laura Sapiens, realizzata durante la scorsa edizione di Codemotion

M2TECH (Navacchio di Cascina, Pisa) Vincitore del Premio Computer Gross

M2Tech Srl progetta, produce e commercializza sistemi audio per la riproduzione della musica digitale ad alta risoluzione. La start up ha ideato il Joplin, un dispositivo per archiviare su computer il contenuto di supporti musicali analogici (nastri, dischi, trasmissioni radiofoniche, riprese dal vivo) alla massima qualità possibile, estremamente più elevata di quella del CD.

MAYAM R&BD (Roma) Vincitore del Premio Portolano – Cavallaro

MAYAM R&BD è una start up italiana che, attraverso il laboratorio Mente in Movimento Italy, opera nel campo della ricerca finalizzata all’immissione di prodotti e servizi innovativi sul mercato mondiale. Il laboratorio fonda i propri valori sul coinvolgimento strategico, creativo e operativo delle nuove generazioni nonché di altre realtà emergenti made in Italy. La start up ha ideato Leonardo, il primo linguaggio di programmazione che permette di sviluppare qualsiasi tipologia di software attraverso il linguaggio umano.

MEEFARM (Foggia) Vincitore del premio IBM

Meefarm è un laboratorio di idee dedicato al mondo della libera arte. Ispirandosi alla logica di Google, YouTube e Facebook, Meefarm ha creato Meetale, un portale che offre agli Autori i mezzi per pubblicare gratis in piena autonomia e indipendenza le proprie opere.

SEABREATH (Parma) Vincitore del premio HP

Seabreath è un sistema per ottenere energia da moto ondoso. La realizzazione prevede una struttura modulare fatta con containers riciclati e l’impiego di materiali naturali o comunque riciclabili in linea con una filosofia rispettosa dell’ambiente.

ZERO12 (Cittadella PD) Vincitore del premio Microsoft Bizspark

Zero12 srl è una startup la cui mission è confezionare servizi cloud e mobile app su misura. La start up ha ideato Drivefarm, un File Server as a Service progettato e sviluppato per rispondere alle esigenze delle PMI in fatto di gestione del loro patrimonio documentale (progetti, foto, contratti, cataloghi) eliminando le problematiche connesse all’hardware in azienda.

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