Stefano Volpi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sat, 06 Oct 2018 12:44:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Stefano Volpi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Symantec, il nuovo perimetro dell’informazione digitale https://www.datamanager.it/2018/03/symantec-perimetro-dellinformazione-digitale/ Thu, 15 Mar 2018 10:42:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143660 Dopo la forte rifocalizzazione sulla cloud security che ha seguito la dismissione di Veritas, Symantec torna alle origini con una missione precisa: ridisegnare intorno al dato – ovunque esso si trovi – una barriera protettiva fatta di funzionalità integrate e tanta semplificazione L’anno scorso ha festeggiato il suo 35esimo anniversario, ma negli ultimi due ha […]

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Dopo la forte rifocalizzazione sulla cloud security che ha seguito la dismissione di Veritas, Symantec torna alle origini con una missione precisa: ridisegnare intorno al dato – ovunque esso si trovi – una barriera protettiva fatta di funzionalità integrate e tanta semplificazione

L’anno scorso ha festeggiato il suo 35esimo anniversario, ma negli ultimi due ha vissuto una impegnativa fase di trasformazione e rifocalizzazione sulla realtà che le è più congeniale: la protezione dei dati. Symantec fa parte della prima generazione di aziende partite negli anni 80 per affrontare l’inedita minaccia dei “virus per personal computer”: un fenomeno che raramente riusciva ad andare oltre l’exploit di un gesto tecnico, certamente pernicioso, ma a suo modo elegante, quasi romantico. Una fionda che oscuri programmatori – spesso nascosti nella geografia del sottosviluppo economico – facevano roteare in faccia ai big anglosassoni di una informatica che riguardava una cerchia relativamente stretta di persone. Il merito di Symantec – e di quei pionieri – fu quello di intuire il potenziale di quello che allora poteva sembrare un rischio molto marginale, costruendo una cultura tecnologica e comportamentale che semplicemente non esisteva. E che, paradossalmente, fatica ancora ad affermarsi. In uno scenario ormai profondamente mutato, Symantec con i suoi 4,019 miliardi di dollari di fatturato (anno fiscale al 31 marzo 2017, con una crescita del 11,64% rispetto all’anno precedente), gli oltre diecimila dipendenti nel mondo, un mercato prossimo ai 400mila clienti serviti, per un totale di 175 milioni di endpoint protetti, è il principale attore di un mercato preposto alla difesa di un’economia globale basata sui computer e sull’informazione digitale. Il connubio tra dati e affari è talmente complesso da avere serie ripercussioni non solo sulla produttività e i costi sostenuti dalle organizzazioni aziendali, o sulla disponibilità di energia e servizi infrastrutturali, ma anche sulle tasche dei singoli consumatori. In una recente nota del suo head quarter di Mountain View, in California, il cuore della Silicon Valley, Symantec calcola che nel 2017 un miliardo di consumatori digitali di una ventina di nazioni nel mondo ha perso collettivamente oltre 170 miliardi di dollari a causa – scrive Symantec – dell’eccessiva fiducia in una “sicurezza” che non possiamo mai dare per scontata. Nei soli Stati Uniti, la metà della popolazione residenziale online – 143 milioni di persone – per quel falso senso di immunità, si è fatta sottrarre quasi 20 miliardi di dollari dal cybercrimine.

Sabina Sanzolini – senior account manager

PROTEZIONE INTORNO AI DATI

Proiettati nelle realtà aziendali e nelle amministrazioni pubbliche, sempre più immerse in una informatica completamente basata su cloud, gli attacchi mirati dei criminali informatici rappresentano un pericolo serio, quasi letale. Su Internet si compiono truffe, rapine, falsificazioni, furti di proprietà intellettuale, ricatti. Le più solide reputazioni possono andare in frantumi. Si effettuano vere e proprie operazioni di guerriglia contro infrastrutture sensibili e impianti di produzione. E si preparano – perché gli hacker non smettono mai di studiare – le strategie d’attacco alle future applicazioni dell’IoT, dall’auto a guida automatica alla fabbrica “intelligente”. Nel cloud – avverte Stefano Volpi – che dall’autunno scorso è il nuovo country manager di Symantec in Italia, saltano gli schemi della cybersicurezza convenzionale. «Mi piace pensare al dato aziendale come un figlio amatissimo dai genitori» – afferma Volpi. «Quando è ancora bambino, il figlio dipende da loro in tutto, e loro possono creargli intorno ogni sorta di protezione». Poi il figlio cresce, chiede di poter uscire per andare dagli amici, va all’estero per studiare. Ecco, come faccio a proteggere i miei dati quando le “pareti” di casa vengono meno, le porte si aprono e i “figli” sono là fuori? «È vero, una parte delle informazioni può continuare a risiedere sui server aziendali, ma il grosso di questi dati è altrove. L’equazione del passato, quando un dispositivo identificava un utente, non vale più». In questo generale venir meno del concetto di perimetro, di perdita di controllo diretto sulla fisicità delle risorse su cui vengono memorizzate le informazioni, di completa virtualizzazione di risorse di calcolo, storage, rete, Symantec, come del resto tutto il mondo della cybersecurity, ha dovuto trasformare una cultura concentrata sulla tutela del cosiddetto endpoint. «Oggi, il concetto di cyberdefense deve essere completamente integrato e noi – afferma Volpi – proteggiamo l’insieme costituito dall’informazione che risiede nell’endpoint come nel web, che esce dal controllo diretto del firewall, nel momento in cui anche l’utilizzatore di queste informazioni esce da un perimetro ben definito. Una protezione simile a quella di un genitore che cerca di proteggere il figlio anche a distanza da minacce pervasive, che si spostano velocemente».


.@symantec Saltano gli schemi della #cybersicurezza convenzionale. Stefano Volpi country manager: «L’informazione poverizzata nel #cloud è il nuovo perimetro da proteggere»
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UN LEADER RICONOSCIUTO

Davanti a una trasformazione così epocale dei paradigmi di accesso, produzione e sfruttamento delle informazioni, la missione di un vendor come Symantec – afferma Volpi – continua a essere non solo tecnologica, ma di indirizzo, di guida nei confronti di un cliente che deve affrontare in modo diverso i suoi investimenti in sicurezza. «Il nuovo focus di Symantec, dopo le acquisizioni di questi ultimi anni, dopo il demerging da Veritas, consiste proprio in questo doppio ruolo di sviluppo e rilascio di soluzioni fortemente innovative e soprattutto di advisory nella costruzione di una piattaforma integrata ed efficace nella difesa da minacce nel cloud. Un ruolo di “formatore” di una nuova cultura della sicurezza – basata certamente sulle strategie di difesa ma anche sulla capacità di comprendere la criticità delle informazioni da proteggere – che l’azienda di Mountain View intende esercitare, forte di due elementi strategici: il canale dei suoi partner e il costante rafforzamento dei servizi professionali della sicurezza gestita, in grado di controllare lo stato di salute e di evoluzione dell’infrastruttura del cliente sia a livello applicativo sia dal punto di vista di processo. «Da diversi anni, Symantec è un leader riconosciuto per la sicurezza gestita dal “Magic Quadrant” di Gartner. Con l’acquisizione di Blue Coat e l’azione della Global Intelligence Network siamo diventati ancora più autorevoli perché ci “nutriamo” di un volume di dati di configurazione provenienti da oltre 150 milioni di sensori disseminati nei nodi monitorati minuto per minuto per conto dei nostri clienti» – spiega il country manager italiano. «Una visibilità che permette di anticipare e sopprimere, anche nei singoli settori di industria in cui questi clienti sono attivi, il fronte d’onda degli attacchi».

Massimo Alì – senior account manager

Per chi, come Symantec, opera su scala così estesa nel campo della sicurezza per l’impresa, è fondamentale adattarsi non solo alla natura delle minacce, ma in particolar modo alla natura del business, approfondendo la conoscenza dei processi, che con le sue tecnologie dovrà mettere in sicurezza. Come osserva Volpi, uno degli obiettivi dell’azione commerciale di Symantec è di sviluppare una crescente specializzazione per settore. Specializzazione che come si vedrà si riflette in questa cover story di Data Manager, realizzata anche grazie al confronto con tre collaboratori di Stefano Volpi per l’ascolto diretto e il presidio della relazione con altrettante aree di mercato: Sabina Sanzolini (telco ed energy), Massimo Alì (finance), Andrea Toselli (industria). Allo stesso tempo, in uno scenario in cui la sicurezza informatica deve essere pervasiva, anche quando le situazioni aziendali e i progetti realizzati sono interdisciplinari e complessi, diventa fondamentale poter fare riferimento a partner che offrano una visuale ampia sulle tematiche da affrontare e una piattaforma che renda più semplice e integrata la protezione di cui il business ha bisogno. «Pensiamo ad aziende molto complesse, oppure alla trasfomazione digitale che si fonda su concetti di velocità e semplificazione» – osserva Volpi. «È difficile riuscire a gestire, anche dal punto di vista degli investimenti, una sicurezza basata sull’offerta di dieci provider diversi, in quanto sarebbe la negazione stessa del termine smart». Gli obiettivi di integrazione e semplificazione di cui le aziende hanno bisogno si possono raggiungere solo con una piattaforma in grado di fare della sicurezza un fattore abilitante, non una gabbia di contenimento. Symantec può assicurare proprio questo: una piattaforma composta da moduli che dialogano automaticamente l’uno con l’altro e ciascuno capace di garantire una protezione ai massimi livelli della scala dei “Quadranti magici” di Gartner in cinque aree distinte: data leak prevention, proxy, endpoint protection, managed security services e la più recente categoria CASB, cloud access security broker.

ARIA NUOVA AL VERTICE

Dall’acquisizione di Blue Coat, è arrivato anche un nuovo impulso manageriale, con l’ingresso di Greg Clark come nuovo CEO e Michael Fey come presidente e chief operating officer: entrambi avevano rivestito analoghi ruoli nell’azienda specializzata in sicurezza del cloud. Anche il CTO Hugh Thompson, matematico molto apprezzato negli ambienti teorici della cybersecurity, ha avuto in mano per quattro anni le redini tecnologiche di Blue Coat. Volpi cita anche altre operazioni recenti, di entità finanziaria più modesta ma tecnologicamente e culturalmente importanti. «In particolare, ricordo Skycure, specialista israeliano in sicurezza per dispositivi mobili; Watchful Software, proprietaria di un tool per la classificazione automatica dei dati; o la startup Fireglass, che ha portato l’integrazione nella nostra piattaforma, di una nuova visionaria tecnologia, che si chiama Web Isolation, per navigare in sicurezza anche in siti non conosciuti». Al momento della separazione da Veritas e dalle attività nel mercato dello storage avvenuta all’inizio del 2016, ricorda Miguel Suarez, country presales manager, le grandi aziende di cybersecurity cominciavano a far fronte a nuove sfide e opportunità. «Era sempre più chiaro che imporsi in entrambi i mercati, quello della sicurezza e della gestione dell’informazione, richiedesse strategie diverse, investimenti mirati e un approccio diverso, più innovativo al go-to-market. Dividere Symantec in due ci ha dato la flessibilità e la focalizzazione necessarie per alimentare la crescita e potenziare le nostre tecnologie di security». Secondo Suarez, la “nuova” Symantec ha così centrato il triplice obiettivo di una maggiore crescita nel proprio ambito d’origine in termini di opportunità di business, R&D e marketing. «Siamo riusciti a sfruttare al massimo i nostri potenziali, sviluppando una piattaforma di sicurezza più completa e basata su tecnologie innovative e di frontiera». Ma quali sono le principali sfide tecnologiche che un business sempre più digitale deve affrontare? «Il ransomware – risponde Suarez – è una delle problematiche dominanti, un autentico flagello per Internet come la conosciamo oggi».


.@symantec Con 175 milioni di endpoint protetti, quasi 400mila clienti e 4 miliardi di dollari di fatturato, #Symantec è l’interprete principale di una nuova cultura della #sicurezza
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Un flagello che consente al crimine informatico di incamerare lauti profitti, semplicemente prendendo in ostaggio i file e i sistemi operativi degli utenti. «Osserviamo una consistente crescita dei cosiddetti “fileless” e “file-light” malware, una forma di attacco che non ha bisogno di software maligno da inoculare nel computer che costituisce il bersaglio. Crescono anche le massicce forme di attacco di tipo Denial of service (DoS), capaci di sfruttare i dispositivi IoT. E si moltiplicano i fenomeni di violazione, “breach”, di dati conservati in memoria». Nel corso del 2017, il cybercrimine ha causato importanti disservizi in tutto il mondo, facendo leva su un bagaglio di competenze tecniche sempre più agguerrite per superare le difese erette dalle loro vittime. Il trend diventa ogni giorno più evidente man mano che gli attaccanti si servono di tecniche di machine learning e intelligenza artificiale per lanciare campagne ancora più devastanti. «Tutto questo – osserva ancora Suarez – avviene in un ecosistema IT ancora più complesso, dove cloud, IoT, blockchain trasformano radicalmente il modo di gestire il business, offrendo incredibili vantaggi in termini di agilità, scalabilità, innovazione e, appunto, sicurezza». Ma al tempo stesso la trasformazione digitale comporta nuovi non trascurabili rischi, facendo sì che anche un errore in apparenza marginale possa tradursi in una compromissione imponente delle informazioni e dei sistemi.

Andrea Toselli – senior account manager

INTEGRATED CYBER DEFENSE

«L’unica risposta a forme di attacco così coordinate consiste in una piattaforma difensiva integrata, capace di unificare gli aspetti della sicurezza in cloud e on-premises e proteggere utenti, dati e messaggistica via web, sfruttando una conoscenza senza pari della natura più intima delle minacce informatiche. Dentro alla Integrated Cyber Defense Platform di Symantec operano le più potenti soluzioni di cloud security oggi disponibili, tutte finalizzate a governare l’accesso e la protezione dell’informazione, difendersi dalle minacce più avanzate, e tutelare i “workload” applicativi anche quando migrano verso il cloud». Senza contare la visibilità che l’integrazione garantisce su ogni singolo evento, nel cloud come nel proprio data center: un fattore chiave in un sistema di regole che responsabilizza molto le aziende sul piano della sorveglianza continua delle proprie risorse informatiche. «Infatti, per ottemperare a tutti i requisiti imposti dalla GDPR nell’era delle cyberminacce evolute occorre essere proattivi. Questo significa essere in grado di bloccare rapidamente un attacco in corso, capire bene quello che è successo e trovare una soluzione al problema. La normativa impone ad aziende e organizzazioni l’obbligo di notificare l’eventuale violazione subita, entro 72 ore. La sfida per noi professionisti della sicurezza informatica è che abbiamo a che fare con contesti di rischio sempre più complessi e dinamici. Nelle statistiche del 2016, le aziende impiegavano in media 221 giorni solo per accorgersi di aver subito un tentativo di attacco». Riassumendo – conclude Suarez – oggi più che mai, una soluzione di sicurezza deve essere in grado di proteggere dagli attacchi, individuare le violazioni subite, rispondere prontamente e prendere efficaci contromisure per riparare i danni e prevenire i rischi futuri. «Ma soprattutto – avverte Suarez – deve identificare, classificare e proteggere l’informazione. L’informazione è il nuovo perimetro e dobbiamo proteggerla ovunque essa si trovi».

La profonda attenzione che Symantec riserva alle specificità del mercato di riferimento dei clienti si riflette nel racconto dei responsabili commerciali, preposti al contatto con i principali interlocutori diretti. «Oggi, tutti i settori industriali sono più attenti a certe tematiche rispetto al passato» – riconosce Massimo Alì, senior account manager per il mercato enterprise, con focus particolare sul settore finance, al quale Symantec è tradizionalmente vicina. «La sensibilità al tema della sicurezza non è sufficiente per fronteggiare l’evoluzione delle vulnerabilità. L’adozione del modello cloud ha comportato il passaggio a un ecosistema completamente aperto che richiede una nuova attenzione non solo alle tecnologie ma anche alle figure di riferimento. Un problema di sicurezza che in passato era di competenza del CIO o del CISO, oggi riguarda direttamente il CEO e i suoi consiglieri diretti». L’entrata in vigore di regolamenti come GDPR e PSD2, sottolinea ancora Alì, impone l’identificazione e gestione in modo sistematico delle minacce effettivamente applicabili ai dati personali, ponendo la sicurezza su un piano più orientato al rischio di business, un rischio che non può essere ridotto a zero, ma che deve essere gestito. «Ecco che in quest’ottica – prosegue Alì – i Cyber Security Services di Symantec diventano un pilastro fondamentale di una soluzione integrata, con servizi come DeepSight, che sfruttano informazioni dalla Global Intelligence Network, il monitoraggio real-time, le analisi approfondite degli attacchi, e che aiutano a giocare d’anticipo sugli avversari, partendo dalle loro motivazioni. L’intelligence si unisce alle tecnologie di incident management e risk management della piattaforma Symantec, confluendo anche nella proposta della Managed Services Security come ideale formula di protezione, in grado di assicurare il controllo costante che si integra con le tradizionali infrastrutture di sicurezza per dare risposte ancora più precise.


#Security Strategie, investimenti, approccio più innovativo al go-to-market, opportunità di business, R&D e marketing. La nuova @symantec centra l’obiettivo di una maggiore crescita
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LA SICUREZZA CHE GUARDA LONTANO

La natura stessa delle attività bancarie è appetibile per il cybercriminale, il cui obiettivo è anche minare la fiducia su cui si fonda questo business. «Molti dati sensibili da proteggere sono potenzialmente esposti e l’approccio di Symantec, integrando tecnologie di data loss prevention, CASB e cifratura dei dati, risponde in modo efficace alle tre richieste formulate dai clienti: piena visibilità sulle informazioni, protezione e controllo». Proprio soluzioni come Symantec CASB sono pensate appositamente per mettere in sicurezza un ambiente lavorativo dove il dipendente può servirsi di applicazioni basate su cloud ma non direttamente censite dagli amministratori di sicurezza. Contenere i rischi di compromissione significa monitorare non soltanto i dati, ma l’uso che ne viene fatto e il comportamento delle persone. «In altre parole, significa essere vicini a quelli che sono gli interessi di chi si occupa del business, facendo diventare la sicurezza parte del business medesimo» – afferma Massimo Alì.

Michele Papa – channel lead

Sabina Sanzolini è il senior account manager per il mercato enterprise, dove gli effetti della trasformazione digitale si avvertono in modo particolare. «Le grandi organizzazioni globali, in particolare quelle che operano nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni, sono sempre più focalizzate sul business, sullo scambio di dati e informazioni con le loro filiali e i loro clienti» – racconta Sabina Sanzolini. «Per loro, la dematerializzazione e quindi la migrazione verso il cloud di applicazioni business-critical e delle informazioni è un obiettivo primario. Le telco, come service provider, capiscono e adottano naturalmente i modelli del cloud». La prima necessità, anche alla luce delle normative, è la protezione dei collegamenti, delle informazioni e della privacy degli utenti. Lavorare con un operatore di livello enterprise per Symantec significa anche poter giocare di sponda per arrivare, indirettamente, ai mercati ad alta granularità della piccola impresa italiana. «Tra i tanti paletti del passato che oggi vengono scardinati – continua Sabina Sanzolini – ci sono anche i modelli di vendita. Si tende a fare molta più attenzione ai mercati cui ci rivolgiamo, anche attraverso partnership con altre aziende, come nel caso degli accordi che ci legano con il Digital Store di TIM per le nostre soluzioni di endpoint protection». Da un altro punto di vista, Symantec viene percepito dai clienti enterprise, come il partner giusto cui affidare, attraverso l’offerta di sicurezza gestita, la tranquillità nella trasformazione verso una completa digitalizzazione e verso nuovi paradigmi di servizio, come i servizi cloud. «A nostro vantaggio – spiega infine Sabina Sanzolini – oltre alla focalizzazione, ci sono le acquisizioni che sono state molto mirate e hanno accelerato il time-to-market. Non sviluppiamo app “verticali” in senso proprio, ma forniamo servizi e tecnologie per mettere in sicurezza asset fissi e mobili, informazioni e identità digitali, rispettando i livelli di specializzazione di ogni mercato».

A CIASCUN DATO IL SUO VALORE

Se la clientela tipo enterprise può essere annoverata tra gli “early adopter” dei nuovi modelli infrastrutturali, la spinta verso la virtualizzazione e l’intelligenza distribuita caratterizza anche il mondo con cui si relaziona Andrea Toselli, senior account manager per il settore industry. «Anche i miei clienti stanno gradualmente abbandonando forme di security più tradizionali, spesso accorgendosi di certi grattacapi solo dopo aver effettuato un passaggio al cloud che implica approcci non più basati su un mix di soluzioni verticali, ma su piattaforme unificate, capaci di coniugare la protezione di dati e identità a policy automatiche». Devi condividere un file confidenziale? Il sistema stesso ti impedirà di farlo su soluzione del tipo Dropbox, Onedrive, Box, Gdrive  e lo stesso file inviato via email viene prima cifrato automaticamente. «Symantec propone una piattaforma integrata di cyber defence e questo piace molto» – osserva Toselli. Le realtà manifatturiere e del settore retail sono sempre più interessate a soluzioni di data loss prevention che rispettino gli obiettivi interni di tutela della proprietà intellettuale, ma vengano automaticamente incontro ai livelli di consapevolezza delle proprie vulnerabilità e delle contromisure adottate, impliciti nelle nuove normative europee. «I clienti che si servono delle soluzioni Symantec sanno di poter avere immediata evidenza su attacchi e incidenti proprio per la perfetta tracciabilità che la nostra tecnologia riesce a dare. Una protezione – aggiunge Toselli – che parte da un fondamentale presupposto: la classificazione del dato, a cui viene associato un livello di confidenzialità che abilita lo strumento di data loss prevention, stabilendo di volta in volta chi può accedere a una determinata informazione, e se questa può essere trasmessa via email e con quale misura protettiva». Tutte regole che vengono automaticamente estese al contesto della mobilità o del cloud, quando i dati stessi non risiedono su sistemi interni all’azienda. Non meno fondamentale – per ogni attività produttiva che assiste a un altro, inesorabile fenomeno di convergenza, questa volta favorita dal boom dell’IoT – l’aspetto della protezione dell’informazione all’interfaccia tra sistemi IT e operation technology, l’intelligenza che controlla i sistemi di controllo industriale. «Nella produzione e distribuzione dell’energia – interviene nuovamente Sabina Sanzolini – la protezione di impianti che utilizzano architetture di controllo SCADA diventa vitale per i rischi che possono estendersi all’intero Sistema Paese. Anche qui, Symantec può dare un contributo importante».

Symantec Italia – gruppo di lavoro

NUOVA STRATEGIA DI CANALE

Questo nuovo ruolo di indirizzamento, di guida nell’esplorazione dei territori di una informatica sempre più svincolata dal proprio substrato fisico, richiederà una diversa strategia di canale. Il cambiamento arriva con Michele Papa, channel lead, fresco di nomina. Un informatico che vanta, dopo una lunga esperienza nel mondo della distribuzione a valore di soluzioni di sicurezza, una più recente esperienza in Microsoft, dove si è occupato di favorire tra i partner lo sviluppo di una nuova cultura applicativa, orientata al cloud. «Symantec – spiega Michele Papa – vuole imprimere una forte accelerazione verso il mondo dei rivenditori e dei system integrator, con l’obiettivo di promuovere un selezionato ma qualificato gruppo di partner dalla vocazione di consultant: operatori in grado di aiutare i clienti – spesso meno dotati di risorse e conoscenze interne – ad affrontare il loro personale percorso nel cloud, percorso che deve avvenire anche sul piano organizzativo». Che cosa può portare Symantec ai suoi partner? «La possibilità non solo di disegnare e implementare soluzioni di sicurezza mirate alle concrete esigenze del business digitale, ma soprattutto di stabilire con i propri clienti un rapporto più rilevante, quasi di “auditor” rispetto a queste nuove esigenze, in modo da costruire un legame ancora più maturo e a valore aggiunto».


Piena visibilità sulle informazioni, protezione e controllo. La visione olistica di @symantec trasforma la #sicurezza informatica in un fattore abilitante, non in una gabbia di contenimento
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È ancora presto per anticipare le decisioni del nuovo responsabile di canale, ma sono già perfettamente chiare le intenzioni di Symantec Italia – una struttura piccola ma molto preparata e ben inserita nel contesto nazionale, con due uffici a Milano e Roma – di farsi portatore del nuovo messaggio della casa madre. Quello di una sicurezza informatica che – pur continuando a poggiare sulle solide basi di una tradizione iniziata con un brand, “Norton”, acquisito quasi 30 anni fa ma ancora molto rappresentativo – oggi, sta imboccando un percorso diverso, più in linea con la criticità che i bit dell’informazione e delle transazioni digitali stanno assumendo in ogni singolo comparto di business. Come dice Volpi – «la complessità di reti e sistemi che si nasconde dietro la naturalezza e l’umanizzazione delle nostre interfacce software ha bisogno di una grande semplificazione, e la sicurezza deve sapersi calare sempre di più nella realtà di processi aziendali, e regolamenti, che hanno una loro specificità, anche culturale». È intorno a questa specificità che Symantec sta costruendo il nuovo perimetro di un’informazione polverizzata nella nuvola.

Foto di Gabriele Sandrini

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Cisco: sicurezza sempre e dovunque con le nuove soluzioni https://www.datamanager.it/2015/11/cisco-sicurezza-sempre-e-dovunque-con-le-nuove-soluzioni/ Thu, 05 Nov 2015 13:57:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87738 Circa un quarto delle minacce alle reti aziendali va in porto, spesso per l’assenza di strumenti idonei a riconoscerle. I rimedi del gigante dell’IT Un nuovo paradigma per confrontarsi con le recenti minacce del mercato, IoT e mobilità tra tutte, questo è il significato dell’approccio everywhere intrapreso da Cisco. L’azienda, leader nel settore IT, ha […]

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Circa un quarto delle minacce alle reti aziendali va in porto, spesso per l’assenza di strumenti idonei a riconoscerle. I rimedi del gigante dell’IT

Un nuovo paradigma per confrontarsi con le recenti minacce del mercato, IoT e mobilità tra tutte, questo è il significato dell’approccio everywhere intrapreso da Cisco. L’azienda, leader nel settore IT, ha presentato le nuove soluzioni con cui intende mettere in sicurezza i dati e le infrastrutture di clienti e partner. Il tutto grazie ad una serie di acquisizioni che consentono al gruppo di coprire una vastità di contesti davvero invidiabile. “Per tanto tempo la security è stata vista come un costo, oggi è invece un fattore abilitante fondamentale. Per questo abbiamo portato avanti una serie di investimenti per incrementare gli sviluppi in tal senso” – ha spiegato Stefano Volpi, Area Manager Global Sales Security Organization di Cisco GSSO.

Secondo gli ultimi dati della compagnia, circa un quarto degli attacchi indirizzati ad imprese di piccola e media dimensione vanno in porto. Spesso l’IT delle vittime non si accorge dell’intrusione in atto, nemmeno dopo un tempo ragionevole, e così si tengono aperte delle porte di accesso privilegiato nei sistemi interni per hacker e male intenzionati.

Hacking etico

“Per combattere le violazioni informatiche bisogna parlare la stessa lingua dei cattivi – prosegue Volpi – ed è per questo che ci consideriamo come i più grandi ethical hacker al mondo”. Il settore di ricerca di Cisco è composto da veri e propri hacker che studiano i bug di sicurezza su piattaforme diverse, cercando di anticipare le minacce ancor prima che vengano lanciate. “Oggi Cisco ha una visibilità a 360 gradi su ciò che accade in Rete – spiega Volpi – possiamo coprire tre momenti fondamentali che riguardano un attacco: il momento precedente, quando rinforziamo le difese dei clienti prima che il danno accada; il tempo in cui la violazione sta avvenendo, quando riconosciamo, isoliamo ed eliminiamo la minaccia; il momento successivo, nel quale conteniamo le conseguenze e ripristiniamo il sistema”.

Minaccia invisibile

Cisco ha spiegato come negli ultimi tre anni il panorama delle minacce sia notevolmente cambiato. “Si va dal semplice sniffing dei dati al furto di informazioni sensibili e all’installazione di malware nei computer – ci dice Marco Mazzoleni, Consulting Systems Engineer di Cisco GSSO – il problema è che rispetto al passato le modalità di attacco sono diventate molto più aggressive. Prendiamo l’esempio di Dridex, nel giro di poche settimane il suo dna è mutato 850 volte, per diventare praticamente invisibile ai software di sicurezza”. Le conseguenze? Una lista di danni economici a cui le compagnie devono far fronte vista l’assenza di un riconoscimento tempestivo di un’intrusione maligna. “Mediamente servono 200 giorni ad un’impresa per accorgersi di essere vittima di un sabotaggio elettronico – continua Mazzoleni – e arrivati a quel punto molti non sanno nemmeno cosa fare o a chi rivolgersi”.

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Le soluzioni Cisco

“Qui arriviamo noi con strumenti in grado di riconoscere entro 48 ore se c’è un problema nelle infrastrutture di un certo soggetto. Ciò è reso possibile da un reparto di Intelligence che monitora circa 7 miliardi di minacce al giorno, molte delle quali sfuggono ai programmi di security. La copertura totale di Cisco prende in considerazione una piramide in cui è possibile inserire le principali minacce veicolate in rete. Si parte dall’accesso via NGFW/NCIPS per arrivare alla protezione definita Content Security, che incorpora la messa in sicurezza della navigazione web e del client email. Dall’architettura difensiva non mancano la protezione EVAS (Endpoint Visualization, Access and Security) e quella che studia il comportamento della rete, ovvero l’analisi di anomalie che si discostano dalle operazioni validate da un’organizzazione. L’ultimo tassello riguarda le compromissioni tramite APT, che è possibile bloccare in origine, attraverso la protezione più alta messa in campo da Cisco.

Le novità software

Tra le novità presentate c’è Cloud Access Security Broker, che protegge quel tipo di informazioni che non sempre vengono monitorate direttamente come le proprietà intellettuali, documenti PHI e con firma digitale; Threat Awareness Service, una piattaforma web con cui visualizzare in tempo reale il livello di protezione di un network, così da implementare o abbassare i livelli se necessario ed infine OpenDNS, che utilizza un supporto di visibilità per capire quello che accade su Internet a livello globale, per fornire attraverso il cloud procedure di sicurezza su dispositivi differenti, prima che accada l’impensabile.

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La rete è il dispositivo di sicurezza https://www.datamanager.it/2015/10/la-rete-e-il-dispositivo-di-sicurezza/ Fri, 02 Oct 2015 13:35:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=84973 A cura di Stefano Volpi, Area sales manager, Global Security Sales Organization (GSSO), Cisco Più di trent’anni fa, John Gage di Sun Microsystems ha coniato l’ormai famosa frase: “La rete è il computer“. Infatti, il vero potere del computer si sprigiona quando i computer sono connessi, e più dispositivi sono collegati, più esso tende a […]

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A cura di Stefano Volpi, Area sales manager, Global Security Sales Organization (GSSO), Cisco

Più di trent’anni fa, John Gage di Sun Microsystems ha coniato l’ormai famosa frase: “La rete è il computer“. Infatti, il vero potere del computer si sprigiona quando i computer sono connessi, e più dispositivi sono collegati, più esso tende a crescere in modo esponenziale. Lo vediamo oggi con il cloud computing e sempre più lo vedremo con l’Internet of Everything (IoE) che sta creando opportunità senza precedenti per collegare in rete di persone, processi, dati e oggetti.

Soprattutto a causa di questa evoluzione, per così dire “rivoluzionaria”, ci troviamo di fronte a un punto di svolta simile, anche per quanto riguarda la sicurezza. Per cogliere le opportunità rese possibili da una connettività in continua espansione, la sicurezza deve evolversi in modo parallelo e analogo. In pratica, “La rete deve diventare il dispositivo di sicurezza”.

Mi spiego. L’adozione diffusa di Cloud e IoE porta nuove opportunità di business sotto forma di maggiori velocità, efficienza e agilità, cambiando il luogo in cui sono memorizzati, archiviati e da cui è possibile accedere ai dati. Inoltre, mobilità e Cloud hanno notevolmente aumentato la produttività e la soddisfazione dei dipendenti, ma anche sostituito il tradizionale perimetro della rete con una nebulosa in costante variazione di utenti, posizioni, applicazioni, metodi di accesso e dispositivi. Questo raddoppia la sfida della security che deve proteggere un perimetro quanto mai labile e dinamico e un numero pressoché infinito di punti di vulnerabilità. Inoltre, tutte queste considerazioni sono ben note anche agli aggressori cui offrono maggiori opportunità di attacco.

E noi, come difensori, come abbiamo sviluppato il nostro approccio alla sicurezza? La verità è che non è stato fatto ancora abbastanza. Ancora ancorati a una logica di best of breed, non è raro trovare aziende con fino a 40 o addirittura più di 60 soluzioni di sicurezza differenti che non possono lavorare insieme – e che non sono proprio in grado di farlo – né di interoperare. Gli aggressori stanno approfittando delle lacune nella visibilità e protezione dovute a tale complessità e frammentazione per penetrare la rete. Consapevoli di tutto ciò, gli aggressori navigano attraverso la rete estesa, eludendo il rilevamento e muovendosi a latere fino a raggiungere la destinazione. Una volta che compiono la loro missione rimuovono le prove, ma mantengono una testa di ponte per futuri attacchi.

Per affrontare efficacemente il panorama delle minacce dinamico di oggi, i modelli di business in continua evoluzione, oltre alla notevole complessità, la sicurezza deve essere incorporata nel cuore dell’infrastruttura della rete intelligente e attraverso la rete estesa – dal data center verso l’endpoint mobile e persino negli impianti delle fabbriche.

Quando la rete diventa il dispositivo di sicurezza, il nostro approccio alla sicurezza può essere:

  • Pervasivo – per persistere in tutti i vettori di attacco
  • Integrato – per condividere le informazioni e le capacità con un ricco ecosistema di applicazioni e servizi
  • Continuo – per consentire la protezione continua durante tutto il continuum di un attacco – prima, durante e dopo un attacco
  • Aperto – per l’integrazione con terze parti, comprese le tecnologie di sicurezza complementari e l’intelligence delle minacce

Ciò richiede le tecnologie di sicurezza siano integrate nelle infrastrutture di rete e che siano in grado di aumentare la visibilità su tutte le attività della rete stessa, di fornire informazioni sulle minacce basate sul contesto a livello locale e globale, e di permettere il controllo utilizzando l’analisi e l’automazione per la protezione contro le minacce rilevate dinamicamente. E per far questo, dobbiamo progettare infrastrutture che siano aperte in modo da poter incorporare in modo semplice le nuove capacità e l’intelligenza tali da poter affrontare minacce complesse e in continua evoluzione. Inoltre dobbiamo far sì che le funzionalità di sicurezza integrate non ostacolino risorse e processi business-critical.

Le previsioni di John Gage non avrebbero potuto essere più attuali. Sono passati tre decenni e l’analogia con la sicurezza è più che calzante. Incorporando la security everywhere attraverso la rete estesa, non solo la sicurezza diventa più efficace contro gli attacchi avanzati, diventa anche un business enabler. Solo così le aziende possono trarre pieno e sicuro vantaggio dalle opportunità presentate da nuovi modelli di business digitali e dall’IoE.

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Sicurezza IT, Cisco al contrattacco. In arrivo nuovi firewall e funzionalità avanzate antimalware https://www.datamanager.it/2015/04/sicurezza-it-cisco-al-contrattacco-in-arrivo-nuovi-firewall-e-funzionalita-avanzate-antimalware/ Wed, 29 Apr 2015 09:04:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74052 Maggiore protezione e tempi di risposta più contenuti nel rilevamento e risoluzione dalle minacce Un’immagine vale più di mille parole. Anche quando si parla di sicurezza. Lo sa bene l’IT. La cui fame di visibilità sulle minacce continua a crescere. Avanzando tuttavia una richiesta precisa: servono strumenti in grado di individuare tutto quel che gira […]

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Maggiore protezione e tempi di risposta più contenuti nel rilevamento e risoluzione dalle minacce

Un’immagine vale più di mille parole. Anche quando si parla di sicurezza. Lo sa bene l’IT. La cui fame di visibilità sulle minacce continua a crescere. Avanzando tuttavia una richiesta precisa: servono strumenti in grado di individuare tutto quel che gira nella rete e dove si annida la vulnerabilità. Determinare cioè il contesto entro cui difendersi. «L’analisi è una delle parti procedurali più importanti della strategia di difesa» afferma Stefano Volpi, responsabile della sicurezza in ambito enterprise di Cisco. «Attività questa, svolta da scan passivi che in tempo reale controllano tutta l’infrastruttura del cliente: applicazioni, porte, db, ecc. Configurati per allertare il cliente quando si verifica un cambiamento significativo di stato nell’applicazione delle policy».

Una situazione aggiornata dello stato di salute dell’infrastruttura IT che sempre più spesso può fare la differenza. «Pensiamo a quando è detonato Cryptolocker, il ransomware che come sappiamo sfruttava una specifica vulnerabilità» argomenta Volpi. «La domanda che tutti si facevano – e che mi sarei fatto anch’io se fossi stato il security manager – era: ma io ce l’ho in casa questa release, prima di preoccuparmi?». Un problema di visibilità, dunque, a cui le nuove soluzioni Cisco cercano di dare una risposta. Partiamo dall’hardware, con l’ampliamento della linea 5500 dei firewall ASA FirePOWER.  Nuovi modelli pensati per soddisfare le esigenze di professionisti, piccole aziende, ambienti di produzione.  E garantire anche in realtà di medie dimensioni la stessa efficacia disponibile per le grandi nella protezione contro il malware. «Abbiamo allargato l’offerta verso le PMI (da 10 a 500 postazioni), integrando sui nostri device le tecnologie sviluppate da SourceFire, società acquisita nel 2013» spiega Volpi. I nuovi firewall – oltre alle funzionalità di filtro – dispongono di moduli dedicati alla visualizzazione delle minacce agli asset IT dell’impresa; così come di strumenti di prevenzione dalle intrusioni e di difesa dal codice malevolo.

«L’idea di Cisco è quella di fornire una soluzione chiavi in mano che sia di supporto al lavoro dell’IT spesso ancora costretto da un approccio alla sicurezza troppo frammentato» afferma Volpi. L’offerta Cisco si completa lato software con l’integrazione di AMP Threat Grid – sviluppata dall’omonima azienda di sicurezza acquisita lo scorso anno – nel portfolio Cisco Advanced Malware Protection (AMP), la soluzione proprietaria rivolta alla difesa dell’endpoint. AMP Threat Grid, gestibile attraverso una console web, integra le funzionalità di threat intelligence e analisi dinamica dei malware, rafforzando le capacità di Cisco AMP di rilevare gli attacchi mirati e zero-day. Il deployment avviene mediante l’AMP endpoint connector, uno script che in modo del tutto trasparente per l’utente finale esegue la scansione in cloud senza sovraccarichi eccessivi sull’endpoint. La soluzione, offerta in modalità subscription on endpoints fornisce protezione a PC, Mac compresi, dispositivi mobili e sistemi virtuali. «La richiesta di partner e clienti è di poter contare su soluzioni integrate in grado di risolvere il maggior numero possibile di problematiche. Abbandonando per sempre l’idea che per coprire tutto lo spettro della sicurezza servano mille soluzioni, ognuna specializzata in un piccolo segmento» assicura Volpi. Una richiesta condivisa dalle aziende. Consapevoli che il recupero della produttività passa soprattutto attraverso investimenti all’altezza della sfida. Solo così si rimane competitivi. E sicuri. I risultati, come dimostra l’ultima trimestrale del Gruppo, stanno dando ragione a Cisco.

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IDC Security 2015: la sicurezza sposa i Big Data https://www.datamanager.it/2015/03/idc-security-2015-la-sicurezza-sposa-i-big-data/ Thu, 26 Mar 2015 13:48:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72188 A fronte di minacce informatiche sempre più persistenti e sofisticate, capaci di sfruttare le subdole armi dell’ingegneria sociale, è necessario implementare strategie di protezione ad ampio raggio e in grado di correlare gli eventi   È difficile – come del resto sottolinea anche Giancarlo Vercellino, Research & Consulting Manager di IDC Italia nell’intervento che apre la […]

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A fronte di minacce informatiche sempre più persistenti e sofisticate, capaci di sfruttare le subdole armi dell’ingegneria sociale, è necessario implementare strategie di protezione ad ampio raggio e in grado di correlare gli eventi

 

È difficile – come del resto sottolinea anche Giancarlo Vercellino, Research & Consulting Manager di IDC Italia nell’intervento che apre la giornata IDC Security dedicata quest’anno alla sicurezza informatica predittiva – tratteggiare un’immagine precisa di un tema diventato oggi talmente complesso. «Ogni giorno arrivano notizie di nuove minacce e nuovi attacchi – ha ricordato Vercellino – in occasioni come queste le nostre slide diventano obsolete». Gli ambienti tecnologici tendono a diventare sempre più sofisticati, si moltiplicano linguaggi, sistemi operativi e i marchi dell’Information technology, ha aggiunto Vercellino «a causa della virtualizzazione, penetrano sempre più profondamente negli strati profondi degli stack hardware». Oltre a questo, aumentano e si diversificano gli interessi in gioco, perché sempre più spesso sul terreno di battaglia non scendono soltanto gli hacker e le aziende, ma gli attivisti politici, i gruppi sociali, le stesse autorità governative e militari.

Videointervista ad Alberto Meneghini, Security Leader, IBM Italia

 

 


Videointervista ad Alberto Meneghini, IBM Italia
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Imparare dal passato

Una cosa è certa, afferma l’esperto IDC: la sicurezza informatica non è più un fattore marginale, una misura che le aziende devono prendere solo per salvaguardare la propria reputazione. «Oggi la fiducia nei confronti delle tecnologie e dei dati è fondamentale per la sostenibilità dell’economia, precisa Vercellino sottolineando come secondo le valutazioni della società di analisi di mercato, circa il 10% degli attacchi informatici in Italia può essere considerata una Apt, una minaccia “persistente e avanzata”. «In casi del genere, i costi legati alle operazioni di ripristino dei dati e delle funzionalità può essere compreso tra i 50 mila e il mezzo milione di dollari».

Malgrado la grande diffusione del tema sicurezza sui media specializzati e generalisti, ha poi detto Vercellino, il grado di consapevolezza del mondo imprenditoriale e della pubblica amministrazione non sembra raggiungere il livello di massa critica necessario. La sicurezza informatica, insomma, continua a essere presa un po’ sottogamba. L’atteggiamento predominante, indica una slide di Vercellino, è vagamente negazionista: in genere, i responsabili delle aziende e delle loro infrastrutture tecnologiche sono convinti di aver messo in atto tutte le possibili contromisure. «Non è così – avverte in conclusione Vercellino – lo scenario attuale richiede un tipo di sicurezza molto più pervasiva e iterativa, capace cioè di imparare dal passato». Ci vuole più attenzione alla salvaguardia del cloud, leggi ancora più severe contro il cybercrimine e attenzione all’importanza delle strategie di protezione olistiche, che non siano semplicemente basate su prodotti tecnologici ma consentano di coprire gli aspetti dell’ingegneria sociale e del comportamento dei singoli utenti, alla costante ricerca del giusto equilibrio tra tempi di risposta e budget di sicurezza, che non può essere infinito.

Videointervista a Paolo Arcagni, system engineer manager di F5 Italia e Malta e Roberto Banfi, senior consultant & security technical leader di Sinergy

 

 


Videointervista a Paolo Arcagni, F5 Italia e Malta, e a Roberto Banfi, Sinergy
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Violazioni invisibili

Un testimonial d’eccezione per questa giornata viene dal mondo della sicurezza di nuova generazione. Dopo Vercellino, all’evento IDC interviene infatti Mike Loginov, Chief Information Security Officer e Cyber Stratigist Office di Ascot Barclay Cyber Security, un gruppo di consulenti d’alto livello che affianca grandi aziende, istituzioni civili e militari nel progettare “operation center” di sicurezza e fornire servizi di analisi, consulenza e formazione. «L’anno di svolta è stato il 2014 – ha detto Loginov – che ha visto una esplosione del numero di attacchi mirati al furto di identità, quasi duemila anagrafiche perse ogni minuto. Solo i primi mesi del 2015 hanno visto un centinaio di banche di 30 nazioni subire un attacco, ma a fronte di questa emergenza, i “buoni” sprecano un sacco di tempo a prendere i cattivi». Le cose sono leggermente migliorate nell’ultimo anno, ma le statistiche dicono che le aziende impiegano in media più di 200 giorni per accorgersi che le loro informazioni sono state compromesse – ha concluso Loginov sottolineando l’importanza di una sicurezza costruita su un approccio integrato e analitico, capace di mettere a buon frutto gli strumenti di Big Data per correlare le tracce disseminate da strategie d’attacco troppo sofisticate per essere sventate con semplici barriere perimetrali.

Videointervista a Emiliano Massa, Director of Regional sales, Websense Italy & Iberia

 

 


Videointervista a Emiliano Massa, Websense
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Approccio integrato

Emiliano Massa di Websense e Stefano Volpi, Area Sales Manager della nuova organizzazione commerciale che Cisco ha dedicato alle soluzioni di sicurezza, sono stati chiamati a presentare il punto di vista dei fornitori di soluzioni di cybersecurity. Il responsabile commerciale regionale di Websense è entrato nel dettaglio di queste strategie d’attacco illustrando le sette mosse che gli hacker percorrono per individuare, all’interno delle organizzazioni, i soggetti potenzialmente più vulnerabili, attirandoli con contenuti che permettono di stabilire una connessione di rete diretta con i sistemi-bersaglio. «I malintenzionati usano l’ingegneria sociale ma il mercato nero pullula di attrezzi tecnologici. Ogni dollaro investito in questi strumenti può generare 750 dollari di utile – dichiara Massa». Cifre che autorizzano esperti come Volpi, di Cisco, a calcolare per l’industria del cybercrimine, un valore complessivo che si attesta tra i 450 e i mille miliardi di dollari. Volpi, parlando delle acquisizioni che in questi ultimi anni hanno permesso a Cisco di mettere a punto un modello di sicurezza completamente integrato, ha sottolineato l’importanza di seguire un approccio centrato sullo studio delle minacce e dei comportamenti, piuttosto che sull’adozione di contromisure troppo puntuali. «La sicurezza perimetrale è importante, ma occorrono visione di insieme e capacità di analisi, anche retrospettiva».

Videointervista a Stefano Volpi, Area Sales Manager, Global security Sales Organization (GSSO), Cisco Italia

 

 


Videointervista a Stefano Volpi, Cisco
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Durante l’evento milanese, IDC e Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, hanno annunciato una collaborazione strategica tesa alla realizzazione di studi nel mercato della sicurezza delle informazioni. Le due organizzazioni, convinte che una vera strategia di sicureza debba coinvolgere, nelle aziende, anche i livelli esecutivi pià elevati, da quest’anno metteranno a fattor comune le proprie risorse e competenze, anche per arricchire il valore delle rispettive iniziative nazionali.

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Cisco, la minaccia ai dati aziendali arriva dall’interno https://www.datamanager.it/2014/11/cisco-minaccia-dati-aziendali-arriva-dallinterno/ Mon, 17 Nov 2014 12:59:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65061 Una ricerca mette a nudo i comportamenti che minano la sicurezza IT delle aziende Italiane I barbari non si limitano ad assediare le frontiere, peraltro sempre più liquide, di aziende e organizzazioni; sono già tra di noi. Possono assumere le sembianze del cinico annoiato che ritiene sopravvalutata l’importanza della sicurezza informatica, un groviglio di lacci […]

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Una ricerca mette a nudo i comportamenti che minano la sicurezza IT delle aziende Italiane

I barbari non si limitano ad assediare le frontiere, peraltro sempre più liquide, di aziende e organizzazioni; sono già tra di noi. Possono assumere le sembianze del cinico annoiato che ritiene sopravvalutata l’importanza della sicurezza informatica, un groviglio di lacci e lacciuoli d’impiccio al lavoro. O quelle dei passivi, per i quali l’onere della sicurezza ricade sull’organizzazione di cui fanno parte e a cui tocca allestire un ambiente di lavoro sicuro, scaricandosi di qualsiasi responsabilità; ancora, vestire i panni dei ben intenzionati, orientati al rispetto delle policy ma incostanti quanto ad effettiva applicazione delle regole; e qualche volta – per fortuna – anche dei consapevoli, coloro che i rischi li conoscono e si impegnano per proteggersi.

Così Cisco tratteggia i profili comportamentali – ognuno corrispondente a un livello crescente di minaccia alla sicurezza – del personale di aziende e organizzazioni del nostro Paese, sulla base di una ricerca condotta su un campione di oltre 1.000 rispondenti. Più in dettaglio, la survey registra la presenza di utenti consapevoli degli sforzi profusi in tema di policy di sicurezza (64%); ma tra loro una fetta non trascurabile (l’11%) le considera inefficaci con una quota più che doppia di rispondenti (25%) neppure a conoscenza della loro esistenza.Dati questi che fanno il paio con le risposte di oltre la metà degli intervistati (56%) che ammette di rispettare le policy solo quando fa comodo, eludendole consapevolmente in almeno un caso su 14. In questo campione poi una parte considerevole (29%) ritiene che la sicurezza IT soffochi l’innovazione e la collaborazione, ostacolando di fatto le attività lavorative.Non serve un genio per intuire che questo mix di comportamenti a rischio, menefreghismo e ignoranza, mettono a rischio l’azienda. Per uscire da questa impasse, Cisco suggerisce di ripensare la propria strategia di sicurezza. Prima di tutto non incappando nell’errore di credere che le minacce provengano soprattutto dall’esterno; e poi cercando di conciliare l’esigenza di protezione con quella di semplicità, con policy di sicurezza a misura d’utente.

«Chi persiste con l’utilizzo di soluzioni di sicurezza tradizionali sarà sempre più esposto ai rischi; tale approccio superato nei fatti, crea delle brecce nella sicurezza a tutto vantaggio di malintenzionati e criminali» avverte Stefano Volpi responsabile della sicurezza in ambito enterprise di Cisco. «Un rischio destinato a crescere con l’ingresso in azienda della generazione di user digital native, a proprio agio con le tecnologie IT e in possesso delle conoscenze per bypassare le policy esistenti». D’altra parte la percezione anche presso l’utenza del rischio connesso a comportamenti pericolosi emerge prepotentemente dalla stessa survey. Per esempio, quando rileva che subito dopo la criminalità organizzata e le attività di hacker e affini i comportamenti del personale sono identificati da parte dei rispondenti come una delle principali fonti di rischio. Oppure con il dato relativo agli utilizzi non consentiti degli strumenti informatici e della rete aziendale per scopi personali – personal banking, acquisti online, navigazione/aggiornamento del proprio profilo social, ecc. – candidamente ammessi dagli interpellati.

«La ricerca ci mostra che una buona parte dei dipendenti attribuisce il giusto valore alle minacce da qualunque fonte provengano; così come non sottovaluta l’importanza di riconoscerle e mitigarle attraverso adeguati strumenti di protezione. Allo stesso tempo, però, ci conferma che la noncuranza di taluni resta una delle prime cause di aumento dei rischi. Evidenziando semmai fosse necessario, la complessità delle sfide che le aziende debbono affrontare in materia di sicurezza IT» conclude Volpi.

 

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La Rivoluzione nella Protezione: una contromisura necessaria per gli attacchi https://www.datamanager.it/2014/11/rivoluzione-protezione-contromisura-necessaria-per-gli-attacchi/ Thu, 13 Nov 2014 18:30:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64760 A cura di Stefano Volpi, Responsabile della Sicurezza in ambito Enterprise, Cisco La Rivoluzione industriale ha cambiato per sempre il mondo, creando settori dell’economia più agili e più efficienti. Basandosi su questo importante periodo storico, molto è stato scritto sull’Industrializzazione dell’Hacking, un settore particolarmente dinamico che ha l’obiettivo di trarre profitto dagli attacchi informatici alle […]

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A cura di Stefano Volpi, Responsabile della Sicurezza in ambito Enterprise, Cisco

La Rivoluzione industriale ha cambiato per sempre il mondo, creando settori dell’economia più agili e più efficienti. Basandosi su questo importante periodo storico, molto è stato scritto sull’Industrializzazione dell’Hacking, un settore particolarmente dinamico che ha l’obiettivo di trarre profitto dagli attacchi informatici alle nostre infrastrutture IT. Alimentati dalla convergenza di metodi meccanici e guidati dai processi, incentivi politici e sociali, punti deboli nella sicurezza e nuove vulnerabilità nei modelli di business in continua evoluzione, gli hacker sferrano attacchi sempre più sofisticati e dannosi. Questa era sta cambiando profondamente le modalità di protezione dei nostri sistemi, portandoci a riflettere su come evolvere il nostro approccio alla sicurezza informatica.

Come professionisti della sicurezza, dobbiamo seguire una traiettoria simile a quella degli hacker e applicare quanto imparato dalla Rivoluzione Industriale per diventare più veloci, più efficienti e più efficaci nel nostro settore: una sorta di “Rivoluzione nella Protezione”. Le tecnologie e le funzionalità a disposizione degli hacker sono notevolmente migliorate e ciò deve accadere anche per quelle a disposizione di chi si deve difendere. Tutto ciò ci da un’occasione unica per muoverci verso sistemi di sicurezza basati su un’ampia visibilità, un’approfondita raccolta dei dati, sulla capacità di apprendere attraverso la correlazione e il contesto e, di conseguenza, l’applicazione dinamica dei controlli.

Nel corso degli anni, l’hacking (o pirateria informatica) si è evoluto e la protezione deve progredire  a sua volta. E’ necessario considerare il controllo statico, quello che necessita dell’intervento umano, quello semi-automatico, quello dinamico e quello intuitivo:

  • Controllo statico – un ambiente in cui i controlli critici esistono ma non la visibilità e l’intelligenza per aggiornarli. Molte tecnologie di sicurezza point-in-time tradizionali lavorano in questo modo, il sistema che fornisce protezione necessità dell’intervento del vendor per essere aggiornato. Questo approccio ha funzionato abbastanza bene quando il principale metodo di attacco è stato il virus su PC. Ma oggi, di per sé, non fornisce tutto ciò di cui ha bisogno un sistema preposto alla protezione, per valutare correttamente il suo stato di sicurezza e per apportare modifiche in tempo reale. Tuttavia, in alcune implementazioni, questi controlli sono destinati ad essere statici  per essere conformi alle normative. E sebbene forniscano una protezione base, non hanno ancora l’agilità per proteggersi e adattarsi in ambienti in continuo cambiamento.
  • Controlli che richiedono l’intervento umano – Visibilità e intelligenza sono disponibili, ma i controlli devono comunque essere modificati manualmente. Un intervento manuale intensivo non è sostenibile dato il ritmo e la complessità degli attacchi, nonché la carenza di competenze nell’ambito della sicurezza informatica. Sebbene i controlli statici siano la realtà nella maggior parte delle organizzazioni di oggi, sono stati creati numerosi Security Operations Centers (SOC) per compensare la mancanza di flessibilità e agilità di tali controlli e la mancanza di personale qualificato interno. Ricorrere a un intervento umano per effettuare le necessarie modifiche alla sicurezza non può funzionare con le moderne minacce che utilizzano nuovi metodi che rendono ancora più semplice e meno costoso sferrare attacchi, penetrare nella rete e cambiare rapidamente mentre progrediscono all’interno dell’azienda.
  • Controlli semi-automatici – vi è visibilità e intelligenza e, in alcuni casi, è concesso ai sistemi di applicare automaticamente alcuni controlli. Tuttavia, per i dati più sensibili – considerando che la protezione dei dati non avviene in modo uguale – questo tipo di ambienti permetteranno ai sistemi di automatizzare e generare suggerimenti ma richiederanno comunque un intervento umano per la revisione e la pressione del giusto tasto. Ma questi dati altamente sensibili sono proprio il bersaglio preferito degli hacker. E tornando all’intervento umano, si da un’opportunità in più all’hacker. Negli ambienti semi-automatici la protezione sta evolvendo, ma non è sufficientemente standardizzata, meccanizzata e guidata dai processi come dovrebbe essere per essere efficace.
  • Controlli dinamici – Chi si deve difendere utilizza visibilità e intelligenza per adattarsi rapidamente e in tempo reale alle policy di sicurezza e alla loro applicazione basandosi su ciò che si è imparato per ridurre la superficie di attacco . I controlli dinamici offrono già un elevato livello di automazione, dove i sistemi di sicurezza  rispondono automaticamente alle minacce. L’automazione è stata alla base della Rivoluzione Industriale ed è il cuore della Rivoluzione nella Protezione. Rappresenta l’unico modo per combattere i moderni attacchi che aggirano la protezione utilizzando metodi quali ad esempio l’hopping della porta/del protocollo, il tunneling cifrato, i dropper, le minacce combinate e le tecniche  che integrano il social engineering e gli attacchi zero-day. Questi attacchi cambiano rapidamente poiché progrediscono all’interno dell’azienda alla ricerca di un punto d’appoggio permanente e  sottrarre i dati critici. Grazie a controlli dinamici, i professionisti della sicurezza  aumentano il livello di automazione basato sulla “fiducia adattiva” o sulla maggiore fiducia nei dispositivi, negli utenti e nelle applicazioni. E possono implementare le tecnologie appropriate, se necessario, per la massima flessibilità. I controlli dinamici esistono già e sono necessari per  rispondere alle nuove pressioni sulla sicurezza dettate dalla mobility, dal cloud, dall’Internet of Things (IoT) e dall’Internet of Everything (IoE).
  • Intuitivi – Un ambiente intuitivo non significa necessariamente che sia in grado di prevedere un attacco prima che si verifichi, ma piuttosto di sfruttare l’apprendimento automatico e l’analisi avanzata per apprendere e migliorare costantemente l’intelligenza, per arrivare alla definizione delle priorità nel controllo, nella protezione e nella remediation. Le basi per sviluppare tecnologie intuitive ci sono ma sono ancora in una fase iniziale. Nel tempo, continueremo a evolvere e migliorare in questo senso, liberando tutta la potenza di una nuova era nella protezione.

L’avanzamento dei controlli alla sicurezza di certo non avverrà dall’oggi al domani. Ma  siamo sulla buona strada  con tecnologie e funzionalità che stanno già andando in questa direzione, implementando controlli dinamici per avere maggiore visibilità, apprendere di più e adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Il modo e la velocità con cui ci muoviamo, nonché  dove giungeremo dipenderanno  dai nostri modelli e dalle infrastrutture esistenti, dai requisiti del settore, dalle risorse disponibili e dalle esperienze. Una cosa è certa: la nuova era ci permetterà di rivoluzionare il modo in cui ci proteggiamo dagli attacchi informatici.

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Trend Micro: Tommaso Bucci nuovo responsabile del mercato a valore https://www.datamanager.it/news/nuove-nomine/trend-micro-tommaso-bucci-nuovo-responsabile-del-mercato-valore Mon, 03 Sep 2012 11:54:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/09/trend-micro-tommaso-bucci-nuovo-responsabile-del-mercato-a-valore/ Continua l’attenzione e il supporto di Trend Micro nei confronti del canale, che per gestire al meglio il business in un segmento fondamentale nomina anche William Gabriele Channel Account Manager

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Continua l’attenzione e il supporto di Trend Micro nei confronti del canale, che per gestire al meglio il business in un segmento fondamentale nomina anche William Gabriele Channel Account Manager

Trend Micro Inc., leader globale nella sicurezza per il cloud, prosegue e implementa il suo impegno nei confronti del canale, da sempre segmento strategico del proprio business e che coltiva attraverso una grande attenzione e supporto ai partner.

Da oggi infatti, entra a far parte del team Trend Micro Tommaso Bucci, con la qualifica di Enterprise and Value Channel Manager. Tommaso ha alle spalle oltre 20 anni di esperienza in importanti aziende del settore IT e avrà il compito di gestire e ampliare l’importante business del mercato a valore. Con una risorsa dedicata esclusivamente ai partner di business a valore aggiunto, Trend Micro rafforza così la sua presenza in un settore che offre importanti margini di miglioramento del business, sia nei confronti dei partner storici che di quelli potenziali. A Tommaso riporteranno i Channel Account Manager tra cui William Gabriele, anche lui nuovo arrivato e con una grande esperienza delle logiche di mercato del canale.

“Tommaso e William portano in Trend Micro una profonda conoscenza dell’ IT e d elle sue esigenze, che ci permetterà ancora di più di sviluppare le opportunità e i programmi più efficaci per supportare i partner o acquisirne nuovi e dare maggiore impulso al loro business – ha dichiarato Stefano Volpi, Country Manager Trend Micro Italia – E’ nostro desiderio continuare a investire, sia in termini di risorse umane che di budget dedicati, per consolidare la nostra crescita sul mercato creando valore sia per i clienti che per i partner”.

Tommaso Bucci si forma presso la facoltà di Scienze Informatiche dell’Università di Pisa e sin da subito mostra le sue capacità manageriali e tecniche fondando con amici una piccola software house per lo sviluppo delle applicazioni dBASE III. In seguito si specializza in marketing e strategie di vendita e negoziazione in città come Londra e Madrid. La sua carriera nel mondo IT prosegue in costante ascesa e lo porta a rivestire ruoli primari in società multinazionali come Network Associates, Utimaco e Dell. Con alle spalle una carriera trentennale, Tommaso è oggi uno dei più profondi conoscitori del mercato IT e della sicurezza in Italia.

William Gabriele si laurea in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Roma la Sapienza. In seguito consegue un master in Marketing Management sempre presso l’Università La Sapienza e si specializza ulteriormente presso la Management School TESI di Milano. Sin da subito inizia una brillante carriera nel settore vendite di importanti aziende IT, prima in ambito end users per poi specializzarsi nel segmento B2B e Trade. William ha ricoperto il ruolo di Channel Sales Manager presso importanti aziende come It Way, Check Point Software Technologies e RSA e può vantare oggi una carriera trentennale nel settore IT, che lo ha portato a sviluppare una profonda conoscenza delle tecnologie e delle logiche del mercato, soprattutto nel segmento canale. 

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