terrorismo – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:48:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png terrorismo – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’FBI ancora contro la crittografia sugli smartphone https://www.datamanager.it/2017/10/lfbi-ancora-la-crittografia-sugli-smartphone/ Wed, 25 Oct 2017 13:10:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133765 Il caso di San Bernardino è ancora vivo nel ricordo dell’agenzia federale USA: “L’impossibilità di accedere ai dati mobili è un grosso problema” dice il direttore Wray Nel corso degli anni, l’FBI ha tentato in tutti i modi di bucare le difese dell’iPhone. Ci ha provato, ancora di più, dopo la strage terroristica di San […]

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Il caso di San Bernardino è ancora vivo nel ricordo dell’agenzia federale USA: “L’impossibilità di accedere ai dati mobili è un grosso problema” dice il direttore Wray

Nel corso degli anni, l’FBI ha tentato in tutti i modi di bucare le difese dell’iPhone. Ci ha provato, ancora di più, dopo la strage terroristica di San Bernardino, quando gli agenti rinvennero un iPhone 5C appartenente all’autore dell’atto. Sappiamo come è andata a finire, con Apple che ha sempre negato il suo aiuto nel violare la crittografia dello smartphone e l’FBI che ha interpellato un’azienda di cybersecurity esterna per farlo. Christopher Wray, direttore dell’organo, di recente è tornato sull’argomento, affermando la necessità di un miglior bilanciamento tra la sicurezza dei device mobili e le necessità di indagine della polizia. Stando ai federali, il numero di telefonini praticamente inutili per le ricerche in varie operazioni anti-crimine è arrivato a oltre 6.900 negli ultimi 11 mesi e, a quanto pare, la cifra è destinata a crescere con le nuove misure di protezione a disposizione degli utenti.

Cosa succede

“Per dirla tutta, si tratta di un grosso, enorme, problema – ha spiegato Wray – che impatta sulle inchieste che riguardano il terrorismo, il narcotraffico, l’intelligence, le gang criminali e lo sfruttamento dei minori. Sappiamo bene che c’è bisogno di bilanciare le questioni, crittografia da un lato, sicurezza nazionale dall’altro, per combattere gli estremisti e le organizzazioni sul territorio”. Evidentemente, le parole del capo dell’FBI sono anche un monito verso il contesto che si sta delineando nel campo della protezione dei dati per dispositivi a uso personale.

Un esempio è il Face ID che, seppur abbia i suoi limiti (si può sempre forzare un volto a “sbloccare” il telefono), finalizza ancora di più l’uso della biometria per procedure di conservazione della privacy. Nel mezzo della questione è entrato anche il presidente USA Donald Trump, che ha invitato Apple (così come le altre big hi-tech) a collaborare con l’FBI per i casi più importanti, in cui l’accesso alle informazioni di indiziati o presunti tali può risultare determinante per lo svolgimento di un’indagine.

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IoT: ecco il tombino smart antiterrorismo https://www.datamanager.it/2017/10/iot-tombino-smart-antiterrorismo/ Wed, 18 Oct 2017 15:41:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133218 Un innovativo sistema IoT che permette di migliorare e preservare la sicurezza pubblica nelle città oltre che monitorare lo stato del sottosuolo Questa mattina, nell’ambito dell’Hitachi Social Innnovation Forum 2017 Milan Hitachi Systems CBT, l’azienda che all’interno del gruppo si occupa di Digital Transformation, ha presentato un innovativo sistema IoT implementato con l’obiettivo di migliorare […]

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Un innovativo sistema IoT che permette di migliorare e preservare la sicurezza pubblica nelle città oltre che monitorare lo stato del sottosuolo

Questa mattina, nell’ambito dell’Hitachi Social Innnovation Forum 2017 Milan Hitachi Systems CBT, l’azienda che all’interno del gruppo si occupa di Digital Transformation, ha presentato un innovativo sistema IoT implementato con l’obiettivo di migliorare e preservare la sicurezza pubblica nelle città.

La Manhole Security Solution, questo il suo nome, studiata da Hitachi Systems Ltd è stata lanciata sul mercato giapponese lo scorso 4 ottobre ed è ora in arrivo su quello italiano.

[ot-video type=”youtube” url=”https://youtu.be/oRNDiskSBV8″]

Il sistema prevede l’installazione sui tombini di un sensore in grado di rilevare l’apertura e la chiusura del tombino stesso, la temperatura, il tasso di umidità, il livello e la qualità dell’acqua.

Attraverso un sistema wireless il sensore passa i dati, che continuamente raccoglie, alla piattaforma di monitoraggio, che a sua volta li analizza e, in caso di anomalie, è in grado di inviare un alert direttamente all’autorità competente affinché intervenga con rapidità.

Questo sistema di monitoraggio in tempo reale, abbinato all’automatizzazione delle attività in emergenza, è particolarmente utile in caso di manomissione per attacchi terroristici o attività di spionaggio, ma anche per combattere furti e vandalismi vari.

Il sistema permette inoltre di soccorrere prontamente il personale autorizzato che sta lavorando all’interno del tombino in caso di incidente, di intervenire velocemente nell’eventualità di danni causati da calamità naturali o di programmare e monitorare regolari lavori di manutenzione.

Scarica la scheda tecnica dettagliata del tombino intelligente e scopri come funziona.

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La silenziosa guerra di Twitter al terrorismo https://www.datamanager.it/2017/09/la-silenziosa-guerra-twitter-al-terrorismo/ Thu, 21 Sep 2017 09:18:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131296 Non se ne parla più ma il social network continua a rimuovere contenuti estremisti e filo-propagandistici della jihad Il 95% dei nuovi profili vicini all’Isis è stato rimosso da Twitter. Si tratta di un dato che dimostra quanto il lavoro di scouting e monitoraggio del social network sia utile e funzionale alla lotta al terrorismo […]

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Non se ne parla più ma il social network continua a rimuovere contenuti estremisti e filo-propagandistici della jihad

Il 95% dei nuovi profili vicini all’Isis è stato rimosso da Twitter. Si tratta di un dato che dimostra quanto il lavoro di scouting e monitoraggio del social network sia utile e funzionale alla lotta al terrorismo di propaganda via social. Nel suo ultimo rapporto di trasparenza, il microblog diffonde le cifre delle richieste ricevute dai governi nei primi sei mesi dell’anno in corso: 338 contro le 716 del report precedente. Un calo vistoso frutto della maggiore attenzione degli organi preposti a individuare le potenziali minacce piuttosto che a ottenere le informazioni di migliaia di iscritti senza apparente motivo. Sono in totale 299.649 gli account (nuovi e vecchi) bannati dalla piattaforma da gennaio a giugno 2017, tra cui molti non attivi in termini di tweet ma probabilmente creati per lo scambio di messaggi privati tra membri.

Cosa succede

Twitter, nell’ultimo rapporto di trasparenza ha reso più chiare alcune segnalazioni ricevute dai governi, creando sottocategorie che aiutano a capire perché alcuni account vengono considerati idonei all’eliminazione. Al fianco di promozione del terrorismo ecco dunque contenuto abusivo, e violazione del copyright, due delle casistiche che, da sole, coprono oltre il 90& delle richieste di rimozione totale. In generale, le metriche di analisi dei profili sono divenute più specifiche e mirate. Se un tempo Twitter riceveva migliaia di domande di ban generali e poco contestualizzate, oggi i vari strumenti anche a disposizione degli utenti, consentono di capire meglio quando si violano le norme della piattaforma, per procedere con maggiore sicurezza nei confronti dei trasgressori.

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Il Regno Unito pensa a un elenco nazionale dei droni https://www.datamanager.it/2017/07/regno-unito-pensa-un-elenco-nazionale-dei-droni/ Tue, 25 Jul 2017 18:30:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129328 I velivoli più pesanti di 250 grammi (praticamente tutti) dovranno essere registrati. In Italia la regola vale solo per quelli a uso professionale Il Regno Unito vuole regolarizzare l’uso dei droni tramite un registro nazionale. Una scelta logica e figlia dei nostri tempi se questi oggetti volanti stanno diventando sempre più alla portata dei consumatori. […]

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I velivoli più pesanti di 250 grammi (praticamente tutti) dovranno essere registrati. In Italia la regola vale solo per quelli a uso professionale

Il Regno Unito vuole regolarizzare l’uso dei droni tramite un registro nazionale. Una scelta logica e figlia dei nostri tempi se questi oggetti volanti stanno diventando sempre più alla portata dei consumatori. Si stima, secondo i dati forniti dall’ufficio britannico, che un mezzo da 400 grammi possa danneggiare seriamente gli elicotteri classici mentre uno da oltre 2 chili rappresenta un problema per i jet ad alta velocità. Nei cieli di Sua Maestà serve maggiore sicurezza, anche a fronte della paura del terrorismo e dunque il governo necessita di sapere a chi appartiene un particolare UAV. Anzi, più crescono i timori di un utilizzo dei droni da parte dei criminali e più le forze di polizia vogliono tenere una stima precisa di quelli in possesso dei cittadini, così da semplificare le procedure di controllo se e quando necessarie.

Come una targa

In un certo senso, è come se il Regno Unito volesse mettere una targa dietro ogni drone, per riconoscerlo ogni volta si trova in volo. L’idea è di far registrare tutti i mezzi superiori al peso di 250 grammi, in pratica tutti quelli commercializzati nelle catene e nei negozi specializzati, ad eccezione delle versioni mini, teoricamente meno pericolose dei fratelli maggiori. “Le nostre misure mirano a proteggere il pubblico senza limitare il potenziale dei droni – ha spiegato Lord Callanan, ministro dell’aviazione britannica – oltre che per il gioco, si tratta di apparecchi utilissimi alla logistica anche per operazioni di ricerca e salvataggio”. Non c’è una data per l’entrata in vigore della norma che richiede la registrazione, così come non vi è in Europa un paese che limiti l’uso dei prodotti consumer o almeno che tenti di contestualizzarli a livello legale. In Italia ad esempio, la registrazione vige solo per i droni professionali, seppur in via ufficiosa sul sito D-Flight.

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Perché l’Indonesia vuole bloccare Telegram https://www.datamanager.it/2017/07/perche-lindonesia-vuole-bloccare-telegram/ Wed, 19 Jul 2017 18:30:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128942 La colpa è di concedere terreno fertile alle comunicazioni non intercettabili tra terroristi. Il governo dice basta e pensa alla chiusura dell’accesso alla piattaforma Potrebbe arrivare presto la prima censura per Telegram. La nazione che medita tale mossa l’Indonesia, il cui governo è deciso a chiudere gli accessi a una piattaforma che viene considerata indiretta […]

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La colpa è di concedere terreno fertile alle comunicazioni non intercettabili tra terroristi. Il governo dice basta e pensa alla chiusura dell’accesso alla piattaforma

Potrebbe arrivare presto la prima censura per Telegram. La nazione che medita tale mossa l’Indonesia, il cui governo è deciso a chiudere gli accessi a una piattaforma che viene considerata indiretta alleata dei terroristi. Il motivo? Lo sappiamo bene: l’uso di una crittografia che impedisce all’azienda di conservare le chiavi di traduzione dei messaggi inviati tra gli iscritti, così da non poter assecondare le richieste di spionaggio e monitoraggio delle agenzie di sicurezza. Più di una volta il fondatore Pavel Durov ha dovuto rispondere alle accuse di aver costruito un client che favorisce i criminali in generale, spiegando come il fine non sia quello. Lo ha ribadito ancora una volta, rispondendo ai primi report sulla possibilità di blocco nel paese. “Vogliamo dedicare un team di moderatori che studino la situazione in Indonesia, per capire come migliorare il processo di segnalazione di chat e thread illeciti e legati al terrorismo. Telegram si basa sulla crittografia ma rigetta un uso simile della tecnologia”.

Cosa succede

Come detto, non si tratta della prima volta in cui il fondatore del client deve contrastare il parere dei detrattori. Ma questa volta, oltre alle parole, Durov è sceso in campo con una strategia concreta, diretta a spegnere i focolai estremisti nati su Telegram. Per questo l’esempio dell’Indonesia potrebbe aprire la strada a simili decisioni anche in altri paesi, molto sensibili al tema della chiusura di Telegram per togliere ai terroristi uno strumento di comunicazione fondamentale. Ulteriori task force sono dunque attese in Francia e in Inghilterra, ma anche in Germania, nazioni che hanno vissuto in prima linea gli attentati jihadisti. Il rischio, in assenza di un provvedimento da parte della compagnia, è di vedersi tagliati fuori da certi mercati, come già successo in Cina e Oman.

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WikiLeaks svela Elsa, tool della CIA per spiarci offline https://www.datamanager.it/2017/06/wikileaks-svela-elsa-tool-della-cia-spiarci-offline/ Fri, 30 Jun 2017 12:46:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127829 Continua il lavoro di Vault7 per informare il mondo sulle tecniche dei federali usate come arma contro i criminali. Questa volta ci vanno di mezzo gli archivi di Google e Microsoft Quando teniamo il Wi-Fi del computer o dello smartphone acceso, questo va alla continua ricerca di reti, anche quando è già connesso a un […]

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Continua il lavoro di Vault7 per informare il mondo sulle tecniche dei federali usate come arma contro i criminali. Questa volta ci vanno di mezzo gli archivi di Google e Microsoft

Quando teniamo il Wi-Fi del computer o dello smartphone acceso, questo va alla continua ricerca di reti, anche quando è già connesso a un router. Questo semplice scanning può consentire agli agenti della CIA di localizzare il dispositivo, e di conseguenza il suo possessore. Si tratta di una tecnica sviluppata dalla CIA all’interno del programma Elsa, svelato dagli ultimi documenti che WikiLeaks raccoglie nell’archivio Vault7, una sorta di manuale delle giovani marmotte federali, in continuo divenire. Il tool, sebbene sembri complesso, è in realtà molto semplice perché sfrutta tecnologie e canali già esistenti e non costruiti ad-hoc. Certo, serve sempre una macchina infetta ma questo conta poco, viste le innumerevoli occasioni per introdursi in un computer senza farsi scoprire.

Come funziona

Nella pratica Elsa è capace di localizzare un computer infetto (e per ora solo un computer, niente smartphone o tablet) quando vede una delle reti Wi-Fi mappate dagli archivi di Microsoft e Google. Le due compagnie non sono complici della CIA ma i loro database sono aperti e, con un paio di incroci, utili a svelare la posizione di un obiettivo. C’è però la necessità che il dispositivo, subito dopo aver trovato la rete wireless, si colleghi a internet in qualsiasi modo (anche via tethering con il cellulare), così che il codice di Elsa possa trasmettere le informazioni della macchina agli agenti, unite a quelle del Wi-Fi amico che ha individuato nella lista dei disponibili. La rete al quale il PC non è collegato serve dunque come vera e propria bandierina sulla mappa, per identificare un soggetto. Elsa, almeno per quanto diffuso da WikiLeaks, funziona solo su Windows ma non è escluso che esista anche una variante Linux e macOS, decisamente meno popolari dell’OS di Microsoft.

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Il governo australiano vuole le chat dei terroristi https://www.datamanager.it/2017/06/governo-australiano-vuole-le-chat-dei-terroristi/ Thu, 29 Jun 2017 18:00:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127734 Uno dei paesi dell’alleanza Five Eyes spinge per una legge che consenta alle forze dell’ordine di tradurre i messaggi protetti da crittografia come quelli su WhatsApp Si è tenuta a inizio settimana una riunione dei paesi appartenenti alla coalizione Five Eyes, resa famosa da Snowden e dai documenti che legano le attività della NSA con […]

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Uno dei paesi dell’alleanza Five Eyes spinge per una legge che consenta alle forze dell’ordine di tradurre i messaggi protetti da crittografia come quelli su WhatsApp

Si è tenuta a inizio settimana una riunione dei paesi appartenenti alla coalizione Five Eyes, resa famosa da Snowden e dai documenti che legano le attività della NSA con le agenzie dei singoli stati. Il tema del giorno è stato il terrorismo e le iniziative che possono aiutare a prevenire gli attacchi su larga scala. Secondo l’Australia, una di queste è rappresentato dalla possibilità di intercettare e tradurre i messaggi crittografati che i terroristi si scambiano su piattaforme d’uso comune, come WhastApp e Telegram. La mossa del governo di Canberra è la diretta conseguenza del diffuso stato di ansia che pervade i controllori a livello globale. L’escalation di attacchi in Occidente sta mettendo in seria discussione l’operato degli organi internazionali, soprattutto a livello di intelligence, dove il supporto della tecnologia può risultare fondamentale.

Cosa succede

Per questo le compagnie del tech sono spesso combattute tra il dover assicurare una certa privacy agli utenti e aiutare la lotta al terrorismo. La bilancia è molto sensibile e mantenere un equilibrio soddisfacente non è semplice. L’Australia non ha intenzione di proseguire sulla sua strada senza trovare un punto di incontro con chi sviluppa e gestisce i servizi di chat più famosi. “La nostra volontà e di cooperare con chi fornisce tali piattaforme, per assicurare una concreta assistenza sia alla polizia che agli utilizzatori. Non è chiaro in che modo si intenda raggiungere un obiettivo del genere ma intanto la proposta di decriptare i messaggi protetti, intercettati dagli agenti, è stata avanzata e presentata dal procuratore generale del paese George Brandis e dovrà ora essere discussa dalle controparti.

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Gli 007 russi contro Telegram: “Aiuta i terroristi” https://www.datamanager.it/2017/06/gli-007-russi-telegram-aiuta-terroristi/ Wed, 28 Jun 2017 16:59:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127692 I servizi segreti russi ritengono che Telegram favorisca le comunicazioni tra i terroristi e minacciano la chiusura dell’app Mentre le più grandi aziende del web moltiplicano i loro sforzi per combattere la propaganda jihadista online, la Russia ha aperto ufficialmente le ostilità nei confronti di Telegram. I servizi segreti di Mosca (Fsb) affermano che l’app […]

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I servizi segreti russi ritengono che Telegram favorisca le comunicazioni tra i terroristi e minacciano la chiusura dell’app

Mentre le più grandi aziende del web moltiplicano i loro sforzi per combattere la propaganda jihadista online, la Russia ha aperto ufficialmente le ostilità nei confronti di Telegram. I servizi segreti di Mosca (Fsb) affermano che l’app è stata utilizzata per organizzare l’attentato terroristico alla metropolitana di San Pietroburgo dello scorso 3 aprile. L’Intelligence, che settimana scorsa ha minacciato l’app di chiusura, afferma di avere “informazioni attendibili sull’utilizzo da parte del terrorista-kamikaze, dei suoi complici e del curatore all’estero di chat Telegram per mascherare le loro intenzioni criminali, in tutte le fasi dell’organizzazione e della prostrazione dell’atto terroristico”.

Uno dei punti di forza di Telegram è il sistema di crittografia unito all’autocancellazione dei messaggi dopo un determinato periodo di tempo. I terroristi avrebbero sfruttato queste funzioni per nascondere le loro attività. Pochi giorni fa Aleksander Zharov, direttore dell’ente federale russo per il controllo delle telecomunicazioni (Roskomnadzor) ha inviato una lettera aperta al fondatore dell’app, Pavel Durov, in cui lo accusava di non aver fornito le informazioni richieste dalle autorità in merito alla questione terrorismo.

Durov, che già ai tempi del social network VKontakte (VK) era entrato in contrasto con Mosca tanto da decidere di trasferirsi all’estero, ha risposto che l’eventuale blocco di Telegram rappresenterebbe “un sabotaggio degli interessi dello Stato”. “E’ ironico che all’ordine del giorno in Russia non vi sia alcun blocco di WhatsApp e di Facebook Messenger, controllate dagli Stati Uniti, ma attivamente si discute il blocco di Telegram, neutrale verso la Russia”, si legge nel suo post su VKontakte. Durov ha inoltre sottolineato che il bando dell’app significherebbe mettere un gran numero di informazioni sensibili nelle mani di aziende statunitensi come Google e Apple. Zharov ha quindi risposto alla provocazione affermando che Telegram in realtà è sì neutrale ma “verso i terroristi e i criminali che usano il suo servizio”.

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Terrorismo: la Gran Bretagna vuole un accesso preferenziale ai social network https://www.datamanager.it/2017/05/terrorismo-la-gran-bretagna-vuole-un-accesso-preferenziale-ai-social-network/ Thu, 25 May 2017 18:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125515 Il partito conservatore spinge per l’adozione delle Technical Capability Notices e attacca: “Per troppo tempo chi gestisce le piattaforme social ci ha riso in faccia” I ministri del Regno Unito sono (quasi) tutti concordi: i social network devono consentire al governo un accesso preferenziale ai dati che producono, ne va dell’incolumità di migliaia di persone. […]

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Il partito conservatore spinge per l’adozione delle Technical Capability Notices e attacca: “Per troppo tempo chi gestisce le piattaforme social ci ha riso in faccia”

I ministri del Regno Unito sono (quasi) tutti concordi: i social network devono consentire al governo un accesso preferenziale ai dati che producono, ne va dell’incolumità di migliaia di persone. La presa di posizione arriva dopo la strage all’Arena di Manchester in cui hanno perso la vita 22 ragazzi e decine sono dispersi. Secondo un report del nazionale The Sun, i rappresentanti dei Conservatori, capitanati dal Primo Ministro Theresa May, stanno spingendo l’adozione di nuove norme, già conosciute come Technical Capability Notices (TCN), che prevedono una serie di procedure che compagnie come WhatsApp e Facebook dovrebbero attivare per ordine degli organi politici di controllo. La proposta verrà discussa e votata dopo le elezioni generali dell’8 giugno.

Cosa prevede

Qualora dovesse passare, la norma obbligherebbe tutte le piattaforme che memorizzano dati personali dei navigatori sul suolo britannico (e contribuiscono a generare informazioni ulteriori sugli stessi) a fornire tutte le informazioni necessarie sugli iscritti, richieste dalla polizia e dal servizio di sicurezza nazionale, l’MI5. Non c’è volontà, da parte delle compagnie, di dar seguito a un invito del genere ma è chiaro che quando ci si trova dinanzi a una legge in vigore le cose cambiano. La convinzione dei big è che creare ponti per un accesso forzato causerebbe un precedente pericoloso, di cui la politica potrebbe abusare. E non solo: c’è il rischio, come ha spiegato Apple, che una backdoor perenne a uso delle agenzie governative, possa facilitare un ingresso fraudolento degli hacker nei sistemi, con un evidente rischio di violazione della privacy.

“Siamo giunti a un livello per cui non è più possibile aspettare. Non c’è tempo da perdere. Troppo a lungo le compagnie che gestiscono i social network ci hanno riso in faccia” – avrebbe detto un ministro inglese al The Sun. Al voto manca davvero poco e la sensazione è che qualora arrivasse la conferma del Partito Conservatore, le Technical Capability Notices si appresterebbero a diventare più reali di quanto lo siano oggi.

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Social network nel mirino della strage di San Bernardino https://www.datamanager.it/2017/05/social-network-nel-mirino-della-strage-san-bernardino/ Tue, 09 May 2017 09:14:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124374 Le famiglie delle tre vittime della strage del 2015 hanno accusato Facebook, Twitter e Google di non aver fermato la diffusione pro-Isis online I famigliari delle tre vittime che hanno perso la vita nella strage di San Bernardino nel 2015 hanno citato in giudizio Facebook, Twitter e Google. Il motivo? Aver permesso allo Stato Islamico […]

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Le famiglie delle tre vittime della strage del 2015 hanno accusato Facebook, Twitter e Google di non aver fermato la diffusione pro-Isis online

I famigliari delle tre vittime che hanno perso la vita nella strage di San Bernardino nel 2015 hanno citato in giudizio Facebook, Twitter e Google. Il motivo? Aver permesso allo Stato Islamico di diffondere, in seguito all’attacco, il messaggio di propaganda estremista lungo la rete social. “Per anni gli accusati hanno avuto conoscenza di cosa potessero fare i terroristi, fornendoli account da usare per reclutare nuove persone e attrarre reclute” – hanno spiegato le famiglie di Sierra Clayborn, Tin Nguyen e Nicholas Thalasinos in un documento di 32 pagine consegnato alla corte distrettuale di Los Angeles la scorsa settimana. “Senza l’aiuto di piattaforme come Twitter, Facebook e YouTube, la crescita preponderante dell’ISIS nel corso degli ultimi anni non sarebbe stata possibile” – hanno aggiunto.

Cosa accadrà

In prima battuta, tutte le compagnie hanno risposto negando ogni responsabilità su quanto successo a San Bernardino, spiegando come i ragionamenti che portano a colpevolizzare i servizi social siano molto intricati e potenzialmente pericolosi. In che senso? Evidentemente i big della rete peccano di prontezza quando si tratta di censurare i contenuti che violano le regole delle community ma con questo non si può accusarli di facilitare il messaggio terroristico online. Sarebbe come affermare che le autostrade sono le cause principali degli incidenti stradali quando invece le variabili sono tante e solo in una certa percentuale dipendenti dalla qualità e dal deterioramento del terreno. Di sicuro, visti i milioni di utenti che popolano i social network, c’è sempre una possibilità di connessione tra questi e un attentatore, che magari ha imparato a nascondersi tra le maglie di internet. Censurare tutto e tutti non è possibile, collaborare invece si. Questa è la linea da seguire per vincere il terrorismo; ogni altra strategia sembra solo deleteria e infruttuosa.

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