Perché l’Indonesia vuole bloccare Telegram

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La colpa è di concedere terreno fertile alle comunicazioni non intercettabili tra terroristi. Il governo dice basta e pensa alla chiusura dell’accesso alla piattaforma

Potrebbe arrivare presto la prima censura per Telegram. La nazione che medita tale mossa l’Indonesia, il cui governo è deciso a chiudere gli accessi a una piattaforma che viene considerata indiretta alleata dei terroristi. Il motivo? Lo sappiamo bene: l’uso di una crittografia che impedisce all’azienda di conservare le chiavi di traduzione dei messaggi inviati tra gli iscritti, così da non poter assecondare le richieste di spionaggio e monitoraggio delle agenzie di sicurezza. Più di una volta il fondatore Pavel Durov ha dovuto rispondere alle accuse di aver costruito un client che favorisce i criminali in generale, spiegando come il fine non sia quello. Lo ha ribadito ancora una volta, rispondendo ai primi report sulla possibilità di blocco nel paese. “Vogliamo dedicare un team di moderatori che studino la situazione in Indonesia, per capire come migliorare il processo di segnalazione di chat e thread illeciti e legati al terrorismo. Telegram si basa sulla crittografia ma rigetta un uso simile della tecnologia”.

Cosa succede

Come detto, non si tratta della prima volta in cui il fondatore del client deve contrastare il parere dei detrattori. Ma questa volta, oltre alle parole, Durov è sceso in campo con una strategia concreta, diretta a spegnere i focolai estremisti nati su Telegram. Per questo l’esempio dell’Indonesia potrebbe aprire la strada a simili decisioni anche in altri paesi, molto sensibili al tema della chiusura di Telegram per togliere ai terroristi uno strumento di comunicazione fondamentale. Ulteriori task force sono dunque attese in Francia e in Inghilterra, ma anche in Germania, nazioni che hanno vissuto in prima linea gli attentati jihadisti. Il rischio, in assenza di un provvedimento da parte della compagnia, è di vedersi tagliati fuori da certi mercati, come già successo in Cina e Oman.

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