Università degli Studi di Milano-Bicocca – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 05 Mar 2015 14:16:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Università degli Studi di Milano-Bicocca – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 NERD? (Non E’ Roba per Donne) 2015 https://www.datamanager.it/2015/03/nerd-non-roba-per-donne-2015/ Thu, 05 Mar 2015 13:54:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70821 Il 13 marzo il primo appuntamento del progetto NERD? (Non E’ Roba per Donne) 2015, organizzato da IBM e a cui da quest’anno aderisce anche il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione dell’Università di Milano-Bicocca Chi è un informatico? Se prima era un uomo dotato di logica, perseveranza, metodo, destrezza e precisione, con nozioni di […]

L'articolo NERD? (Non E’ Roba per Donne) 2015 proviene da Data Manager Online.

]]>
Il 13 marzo il primo appuntamento del progetto NERD? (Non E’ Roba per Donne) 2015, organizzato da IBM e a cui da quest’anno aderisce anche il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione dell’Università di Milano-Bicocca

Chi è un informatico? Se prima era un uomo dotato di logica, perseveranza, metodo, destrezza e precisione, con nozioni di elettrotecnica, fisica, meccanica, adesso è anche considerato un vero e proprio artista moderno, che usa la tastiera come pennello, il video come tela e i linguaggi di programmazione come colori.

Ma essere un informatico non è roba per donne?

Il 13 marzo il primo appuntamento del progetto NERD? (Non E’ Roba per Donne) 2015, organizzato da IBM e a cui da quest’anno aderisce anche il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione dell’Università di Milano-Bicocca, rivolto alle ragazze delle ultime classi delle scuole superiori, per coinvolgerle verso la scienza informatica, le sfide intellettuali e le opportunità che offre e alle donne.

Durante gli incontri, le ragazze ascolteranno il racconto di donne che hanno avuto successo nel mondo informatico e parteciperanno a incontri formativi per imparare in maniera semplice, veloce e divertente a programmare progettando apps.

Calendario degli incontri:

• Kickoff Venerdì 13 marzo, ore 15:00

• Be Erd! Venerdì 20 e 27 marzo, Laboratorio di Informatica, ore 15:00-18:00

Le ragazze verranno suddivise in gruppi e utilizzeranno AppInventor, uno strumento realizzato dal M.I.T. per imparare in maniera semplice, veloce e divertente a progettare apps (per costruire disegni, animazioni e giochi, sensori e riconoscitori vocali, applicazioni che comunicano con il web, usare dati di altri utenti)

• Geek Party! Venerdì 8 maggio, U4-08, 15:00-17:00

Premiazione dei migliori progetti. Breve presentazione del Corso di Laurea in Informatica

L'articolo NERD? (Non E’ Roba per Donne) 2015 proviene da Data Manager Online.

]]>
Graftonica, una start-up/atelier che disegna vestiti per nanoparticelle https://www.datamanager.it/2015/03/graftonica-start-upatelier-disegna-vestiti-per-nanoparticelle/ Wed, 04 Mar 2015 14:47:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70738 Lo spin-off dell’Università di Milano-Bicocca svilupperà e produrrà additivi nanotecnologici nel settore della gomma e della plastica. Creerà “vestiti-anti UV” per proteggere i dipinti, evitare la contaminazione dei cibi da parte di sostanze esterne e il surriscaldamento dei dispositivi elettronici. Il tutto a basso impatto ambientale Una nuova start-up nel settore dei polimeri, dedicata allo […]

L'articolo Graftonica, una start-up/atelier che disegna vestiti per nanoparticelle proviene da Data Manager Online.

]]>
Lo spin-off dell’Università di Milano-Bicocca svilupperà e produrrà additivi nanotecnologici nel settore della gomma e della plastica. Creerà “vestiti-anti UV” per proteggere i dipinti, evitare la contaminazione dei cibi da parte di sostanze esterne e il surriscaldamento dei dispositivi elettronici. Il tutto a basso impatto ambientale

Una nuova start-up nel settore dei polimeri, dedicata allo sviluppo, alla produzione e alla commercializzazione di additivi nanotecnologici da impiegare nei settori della plastica e della gomma. Si chiama Graftonica, la nuova spin-off dell’Università di Milano-Bicocca.

Graftonica è stata fondata da Alberto Bianchi, già assegnista di ricerca nel Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca, ora trentatreenne amministratore unico della start-up, Roberto Simonutti e Michele Mauri, rispettivamente professore associato di Chimica Industriale e assegnista di ricerca di Scienza dei Materiali nello stesso dipartimento. L’Università di Milano-Bicocca partecipa direttamente con il 5 per cento delle quote e come incubatore, dando l’accesso a strutture, locali e attrezzature.

Graftonica attualmente sta lavorando su un materiale per il restauro conservativo già brevettato, un “vestito anti UV” per dipinti in cui le nanoparticelle non modificano colore e luminosità dell’opera sottostante ma fermano i raggi dannosi, una delle principali cause di deterioramento del manto pittorico. Inoltre, sta sviluppando particelle per la sicurezza alimentare, in grado di migliorare la tenuta degli imballaggi, riducendo di conseguenza gli sprechi, l’uso del ciclo del freddo e l’utilizzo di conservanti negli alimenti. E ancora, nel campo dell’illuminotecnica e del design, la start-up ha realizzato soluzioni innovative con la dispersione di nanoparticelle nei polimeri come lastre o blocchi trasparenti con all’interno un materiale che assorbe raggi di luce fredda come quelli di un led e li trasforma in un’illuminazione calda e diffusa, oppure pellicole che ottimizzano l’assorbimento e l’efficienza di celle fotovoltaiche.

Una delle principali criticità nell’uso di nanoparticelle come additivi è la loro tendenza ad aggregarsi formando “grumi” simili a quelli che si formano durante la preparazione dei cibi.
Questi agglomerati possono comportare, ad esempio, dei punti opachi o colorati nei materiali che dovrebbero essere trasparenti, dei punti deboli che lasciano uscire sostanze o entrare contaminanti nei materiali per la conservazione dei cibi, delle interferenze o dei punti di accumulazione della carica che possono portare a surriscaldamento locale nei materiali utilizzati nei dispositivi elettronici, dei punti di frattura nei materiali con proprietà meccaniche per il settore automobilistico e aerospaziale.

Graftonica sviluppa processi chimici che consistono nel far crescere uno strato del polimero desiderato sulle particelle, in modo da coniugare le proprietà funzionali delle nanoparticelle con quelle strutturali della plastica e fare in modo che ogni singola particella abbia una “capsula” dello stesso materiale in cui verrà inserita che le impedisca di aggregarsi con altre. Con questi additivi, i polimeri acquistano proprietà (meccaniche, elettriche, magnetiche) tipiche di altre classi di materiali, diventando, così, competitivi anche in applicazioni attualmente riservate a ceramiche o metalli, con un’alta sostenibilità ambientale.

«Molte aziende del settore gomma e plastica – dice Alberto Bianchi – stanno cercando non solo di mantenere le posizioni nei settori tradizionali affrontando una concorrenza globale, ma anche di aprirsi a nuovi mercati, in un contesto economico dove è l’innovazione a permettere il salto di qualità. Il modello industriale di Graftonica punta su standard qualitativi elevati e soprattutto leadership a livello di innovazione: coniugando le proprietà funzionali delle nanoparticelle a quelle strutturali della plastica, creiamo un nuovo materiale fatto su misura e sviluppiamo un prodotto adatto alle esigenze di ogni singolo cliente, rispondendo in questo modo soprattutto alle esigenze di piccole o medie imprese».

Graftonica si occuperà anche di realizzare il primo scale up dei processi, di costruire prototipi derivanti dalle ricerche sui materiali, dell’assistenza tecnico-scientifica su metodologie e strumentazione avanzate e della loro applicazione anche in contesti di produzione e controllo qualità.

L'articolo Graftonica, una start-up/atelier che disegna vestiti per nanoparticelle proviene da Data Manager Online.

]]>
Prevenire i terremoti con i droni anti-sisma https://www.datamanager.it/2014/10/prevenire-i-terremoti-i-droni-anti-sisma/ Tue, 21 Oct 2014 10:42:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63377 Un team internazionale coordinato dall’Università di Milano-Bicocca ha sperimentato in Islanda un metodo innovativo e a basso costo che analizza nell’ordine dei centimetri le aree a rischio geologico ricreandole in un modello virtuale a 3D. Nel 2015 nuova spedizione in Grecia per un test anti-eruzioni Un gruppo di ricercatori italiani e inglesi coordinato da Alessandro […]

L'articolo Prevenire i terremoti con i droni anti-sisma proviene da Data Manager Online.

]]>
Un team internazionale coordinato dall’Università di Milano-Bicocca ha sperimentato in Islanda un metodo innovativo e a basso costo che analizza nell’ordine dei centimetri le aree a rischio geologico ricreandole in un modello virtuale a 3D. Nel 2015 nuova spedizione in Grecia per un test anti-eruzioni

Un gruppo di ricercatori italiani e inglesi coordinato da Alessandro Tibaldi, professore associato di geologia strutturale nel Dipartimento di Scienze dell’’Ambiente e del Territorio e di Scienze della Terra dell’Università di Milano-Bicocca, ha testato con successo in una zona dell’Islanda colpita in passato da forti terremoti un nuovo metodo per lo studio del rischio sismico. Il metodo comprende riprese aeree di altissimo dettaglio con velivoli automatici (droni) e una rappresentazione dei dati con tecniche di realtà virtuale. In questo modo è possibile studiare con una precisione prima inimmaginabile le strutture geologiche in grado di produrre futuri terremoti.

Come funziona il rilievo col drone

Si programma a terra un velivolo automatico dotato di un sistema GPS di navigazione satellitare e di strumenti di ripresa ad alta risoluzione a diversa lunghezza d’onda (fotocamere “standard” e fotocamere termiche per gli infrarossi). Il drone quindi opera un sorvolo a bassa quota dell’area di interesse. Le riprese permettono di ricostruire con un dettaglio dell’ordine dei centimetri la topografia delle aree più significative di un territorio e le strutture geologiche che le caratterizzano, fonti di potenziali futuri terremoti. L’estensione delle aree riprese dal drone in Islanda è stata di qualche chilometro quadrato all’interno di un’’area di studio totale di circa 30 km2. Le immagini riprese vengono poi unite in un fotomosaico tramite appositi software e restituite creando un modello tridimensionale del terreno, entro il quale i ricercatori si possono muovere in modo virtuale studiando e seguendo le fratture e le faglie create dai terremoti più recenti.

Il metodo coniuga un altissimo dettaglio con una visione sinottica dall’alto, raggiungendo così la più alta precisione possibile nella mappatura delle strutture a rischio sismico, fondamentale per una migliore comprensione di questi fenomeni. Inoltre il drone può riprendere anche le pareti rocciose verticali, dove i rilievi da satellite sono impossibili.

«Per comprendere a fondo il rischio sismico di un territorio – spiega Alessandro Tibaldi – è necessario ricostruire gli eventi che lo hanno interessato in un passato preistorico e storico, con lo scopo di poter riconoscere le specifiche aree che potrebbero venire colpite in futuro e per dimensionare la grandezza dei terremoti attesi. I droni sono oltretutto a basso costo, mentre ricerche analoghe su aerei o elicotteri comportano spese da dieci a cinquanta volte maggiori. Questo metodo perciò potrebbe essere particolarmente indicato nei Paesi in via di sviluppo, dove a una grande pressione demografica in aree soggette a rischi geologici si accompagna una permanente difficoltà nel reperire finanziamenti per studi di prevenzione».

Le ricerche proseguiranno nella primavera del 2015 sull’isola di Santorini in Grecia, dove il metodo verrà testato in territori soggetti ad altri rischi geologici quali frane e vulcani.

«In Islanda le riprese hanno compreso un territorio abbastanza pianeggiante – continua Tibaldi – in Grecia invece ci troveremo in presenza di pareti rocciose verticali alte centinaia di metri e spesso instabili; dovremo quindi programmare il drone per rilevare ad alto dettaglio non una topografia in orizzontale ma a sviluppo verticale. Si apriranno certamente nuovi orizzonti di indagine in località finora difficili o impossibili a studiarsi».

 

L'articolo Prevenire i terremoti con i droni anti-sisma proviene da Data Manager Online.

]]>
Farmaci a bordo dei nanoshuttle col progetto NABBA dell’Università di Milano-Bicocca https://www.datamanager.it/2014/10/farmaci-bordo-dei-nanoshuttle-col-progetto-nabba-delluniversita-milano-bicocca/ Thu, 02 Oct 2014 10:03:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62107 L’Ateneo coordina una ricerca europea per lo studio di nanoparticelle in grado di superare le barriere biologiche e veicolare con successo il farmaco in caso di tumori, malattie neurodegenerative, fibrosi cistiche e malattie polmonari. Il progetto NABBA ha ricevuto un finanziamento di 3 milioni di euro nell’ambito di Horizon2020 L’Università di Milano-Bicocca sarà capofila del […]

L'articolo Farmaci a bordo dei nanoshuttle col progetto NABBA dell’Università di Milano-Bicocca proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Ateneo coordina una ricerca europea per lo studio di nanoparticelle in grado di superare le barriere biologiche e veicolare con successo il farmaco in caso di tumori, malattie neurodegenerative, fibrosi cistiche e malattie polmonari. Il progetto NABBA ha ricevuto un finanziamento di 3 milioni di euro nell’ambito di Horizon2020

L’Università di Milano-Bicocca sarà capofila del progetto europeo NABBA “Design and development of advanced NAnomedicines to overcome Biological BArriers and to treat severe diseases” finanziato con 3 milioni di euro dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Marie Sklodowska Curie. Scopo del progetto la realizzazione di nanoparticelle in grado di trasportare farmaci con successo attraverso le barriere biologiche. NABBA è tra i primi del nuovo programma di ricerca Horizon2020 a vedere l’ateneo milanese come capofila.

Attualmente, molti farmaci non raggiungono bersaglio terapeutico perché non riescono a superare le barriere biologiche che lo proteggono: NABBA si propone di realizzare nanoparticelle che, opportunamente ingegnerizzate, siano in grado di veicolare selettivamente i farmaci verso gli organi, i tessuti o le cellule malate, superando gli ostacoli posti dall’organismo. Le nanoparticelle agiranno quindi come “shuttle” con a bordo il farmaco, che verrà condotto e rilasciato selettivamente dove occorre. In particolare, i nanoshuttle di NABBA potranno essere impiegati nel contrasto di malattie la cui terapia e diagnosi richiede il superamento di barriere biologiche, come i tumori, la malattia di Alzheimer, la fibrosi cistica, le infezioni polmonari, la malattia di Parkinson.

Il progetto, coordinato da Francesco Nicotra, ordinario di Chimica Organica nel dipartimento di Scienze Biologiche e Biotecnologie dell’Università di Milano-Bicocca con la collaborazione di Massimo Masserini, ordinario di Biochimica nel dipartimento di Scienze della Salute dello stesso ateneo, ha come partner istituzionali Universitè Paris Sud, Utrecht University, Universidade de Santiago de Compostela, Politecnico ETH di Zurigo, Helmholtz Centre for Infection Research di Saarland. Cinque i partner industriali: Novartis, Nerviano Medical Sciences, Enviroinvest, Sylentis, Biotalentum.

Verranno reclutati mediante bandi internazionali 13 giovani ricercatori della Comunità Europea, che svilupperanno il progetto per tre anni, in una nazione differente da quella di origine, acquisendo il titolo di dottore di ricerca (PhD). Ciascun giovane ricercatore svolgerà parte (30%) della sua ricerca presso altri partners del progetto, e comunque presso i partners industriali. Questo consentirà una formazione multidisciplinare e intersettoriale.

«L’obiettivo dei progetti Marie Sklodowska-Curie – spiega Francesco Nicotra – consiste proprio nel formare giovani ricercatori con competenze in settori strategici per lo sviluppo socioeconomico in Europa. Il progetto NABBA raccoglie le migliori competenze europee nella ricerca di nanoparticelle in grado di “traghettare” i farmaci consentendo loro di raggiungere più efficacemente i loro bersagli. Ci sono forti aspettative che queste ricerche possano finalmente generare terapie efficaci in particolare per patologie tumorali e neurodegenerative».

L'articolo Farmaci a bordo dei nanoshuttle col progetto NABBA dell’Università di Milano-Bicocca proviene da Data Manager Online.

]]>
Nasce il Centro di Neuroscienze di Milano https://www.datamanager.it/2014/07/nasce-centro-neuroscienze-milano/ Fri, 04 Jul 2014 10:42:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57384 L’Università di Milano-Bicocca inaugura un centro dedicato allo studio delle neuroscienze, che si propone come un punto di riferimento per le diverse realtà milanesi attive in questo ambito. Le aree di ricerca spaziano dalla medicina alle biotecnologie, dall’informatica alla fisica, dalla psicologia all’economia, per realizzare un collegamento tra ricerca, formazione e assistenza L’Università di Milano-Bicocca […]

L'articolo Nasce il Centro di Neuroscienze di Milano proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Università di Milano-Bicocca inaugura un centro dedicato allo studio delle neuroscienze, che si propone come un punto di riferimento per le diverse realtà milanesi attive in questo ambito. Le aree di ricerca spaziano dalla medicina alle biotecnologie, dall’informatica alla fisica, dalla psicologia all’economia, per realizzare un collegamento tra ricerca, formazione e assistenza

L’Università di Milano-Bicocca ha inaugurato questa mattina il Centro di Neuroscienze di Milano (Neuro-Mi), il primo centro dedicato alla ricerca multidisciplinare e alla formazione di alto livello nel campo delle neuroscienze, che si propone come centro di convergenza, integrazione e collaborazione con le diverse realtà scientifiche presenti sul territorio milanese.

Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, Cristina Messa, rettore dell’Università di Milano-Bicocca, Elena Cattaneo, senatrice a vita, Mario Melazzini, Assessore Attività produttive, Ricerca e Innovazione di Regione Lombardia e Monica Di Luca, Presidente della Federation of European Neuroscience Societies (FENS).

Il Centro di Neuroscienze di Milano mette in campo competenze appartenenti a diversi ambiti (dalla medicina alle biotecnologie, dall’informatica alla fisica, dalla psicologia all’economia), per uno studio multidisciplinare del sistema nervoso nelle varie età della vita, dell’architettura neurocognitiva normale che è alla base del comportamento individuale e sociale e dei meccanismi di disfunzione responsabili delle patologie neurologiche e psichiatriche.

Sono sei le principali aree di ricerca: Molecular and Cellular Neuroscience, Clinical Neuroscience, Cognitive and Behavioral Neuroscience, Computational and Systems Neuroscience, Neuroimaging and Methodological Research, Biotechnologies and Nanomedicine. Accanto alla ricerca, anche l’attività di didattica, con la promozione della formazione di alto livello nell’ambito delle Neuroscienze.

Al centro di Neuroscienze di Milano, diretto da Carlo Ferrarese, docente di Neurologia nel Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale dell’Università di Milano-Bicocca afferiscono attualmente il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, il Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale; il Dipartimento di Economia, Metodi Quantitativi e Strategie di Impresa; il Dipartimento di Fisica “G. Occhialini”; il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione; il Dipartimento di Psicologia; il Dipartimento di Scienze della Salute.

«Funzioni complesse come quelle cognitive – spiega Cristina Messa, rettore dell’Università di Milano-Bicocca – devono essere analizzate in modo complesso e necessariamente multidisciplinare. Per questo è fondamentale che le competenze scientifiche e i diversi saperi lavorino in sinergia. In un settore come quello delle neuroscienze, dove a fronte di conoscenze sempre più approfondite resta scarsa la possibilità terapeutica, il valore aggiunto che possiamo offrire in Italia è la creazione di un ponte tra ricerca, formazione e assistenza».

«La comprensione delle funzioni del sistema nervoso, – dice Carlo Ferrarese – del rapporto tra mente e cervello nel determinare il comportamento individuale e sociale, dei meccanismi alla base dello sviluppo e dell’invecchiamento cerebrale rappresenta una delle sfide più importanti per l’umanità. La complessità delle funzioni del sistema nervoso e dei meccanismi alla base delle sue patologie richiede uno sforzo di coordinazione di diverse competenze e la messa in rete di piattaforme tecnologiche che difficilmente sono disponibili in una singola istituzione. La creazione di Neuro-MI vuole proprio favorire il raggiungimento di una “massa critica” di ricercatori con competenze diverse e complementari, per uno studio multidisciplinare del sistema nervoso nelle diverse età della vita».

«La creazione di questo nuovo Centro di Neuroscienze – sostiene Elena Cattaneo, senatrice a vita – è un impegno per chi vi partecipa ma deve esserlo anche per l’Università Bicocca che lo sponsorizza, lo promuove e lo appoggia. Auguro quindi di riuscire a sviluppare un senso di appartenenza al nuovo Centro anche mediante il riconoscimento da parte dell’Università del valore e dei risultati raggiunti dai vari gruppi che lo compongono e che hanno già, dalla loro, varie conquiste di conoscenza nel campo delle Neuroscienze molecolari, cognitive e dell’imaging. Questo senso di appartenenza porterà ad una coscienza di conquista collettiva, ad una identificazione con un progetto comune condiviso. Soprattutto, mi auguro che questo Centro possa diventare una solida voce in più nel Paese, capace di combattere anche per i valori della scienza e facendoli propri ogni giorno, per consegnare non solo importanti risultati su malattie neurologiche complesse e purtroppo molto attuali ma anche un modo di comportarsi nel mondo».

Importanti saranno inoltre i collegamenti con le altre realtà operative sul territorio lombardo.

«Regione Lombardia guarda favorevolmente alla nascita di Neuro-MI – dice Mario Melazzini, Assessore regionale Attività produttive, Ricerca e Innovazione – perché crede nella forza del fare rete tra i soggetti presenti sul territorio e del mettere a patrimonio comune le proprie conoscenze per vincere sfide importanti. Regione Lombardia fa della ricerca il motore di rilancio del tessuto economico lombardo affinché sia favorita l’identificazione di tutto ciò che potrà essere utile a garantire risposte concrete anche alle persone colpite da malattie neurodegenerative. Il nostro impegno è sostenere il lavoro di tutti coloro che si impegnano su questo fronte, raddoppiando nei prossimi cinque anni gli investimenti in ricerca e innovazione, raggiungendo il 3% del Pil lombardo. Vogliamo soprattutto fare in modo che chi fa ricerca possa avere tutti gli strumenti di cui ha bisogno per raggiungere quegli obiettivi che si traducono in ricadute positive per l’intero sistema».

L'articolo Nasce il Centro di Neuroscienze di Milano proviene da Data Manager Online.

]]>
CO2, un compromesso per rompere l’impasse sui cambiamenti climatici https://www.datamanager.it/news/co2-un-compromesso-rompere-l-impasse-sui-cambiamenti-climatici-57061.html Mon, 09 Jun 2014 16:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/co2-un-compromesso-per-rompere-limpasse-sui-cambiamenti-climatici/ Il carbon budget della Terra fino al 2050 per restare sotto un aumento della temperatura di 2°C entro il 2100 è di 420 Giga tonnellate di CO2. Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca e della Brown University appena pubblicato su Nature Climate Change propone una “cura” in 4 punti per rompere lo stallo sul clima: calcolare […]

L'articolo CO2, un compromesso per rompere l’impasse sui cambiamenti climatici proviene da Data Manager Online.

]]>
Il carbon budget della Terra fino al 2050 per restare sotto un aumento della temperatura di 2°C entro il 2100 è di 420 Giga tonnellate di CO2. Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca e della Brown University appena pubblicato su Nature Climate Change propone una “cura” in 4 punti per rompere lo stallo sul clima: calcolare le emissioni in base al consumo, spostare la discussione dall’ONU al MEF, distribuire il carbon budget democraticamente e riportare il compromesso raggiunto all’ONU

Se il calcolo delle emissioni di CO2 passasse da un conteggio basato sulla produzione (com’è attualmente) a uno basato sul consumo, col quale cioè le emissioni vengono imputate ai paesi dove i beni e i servizi che le hanno generate vengono realmente consumati, da qui al 2050 la Cina potrebbe aumentarle del 3.6 per cento, la Russia del 2, l’India andrebbe in pari e gli Stati Uniti dovrebbero ridurle solo del 1.9 per cento.

In questo modo potrebbe essere raggiunto l’obiettivo di non superare il tetto di 420 Giga tonnellate di CO2 da combustibili fossili (il cosiddetto carbon budget) che l’umanità ha ancora a disposizione fino al 2050 se vuole contenere l’aumento della temperatura media globale entro i due gradi centigradi al 2100, soglia ritenuta di ‘non-ritorno’.

Il cambio della base di calcolo delle emissioni di gas serra è uno dei quattro elementi della proposta contenuta nello studio (A compromise to break the climate impasse, Doi 10.1038/nclimate2259) di Marco Grasso, del dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca e J. Timmons Roberts, dello Institute for the Study of Environment and Society della Brown University, appena pubblicato online dalla rivista Nature Climate Change.

Gli altri tre elementi suggeriti dai ricercatori per raggiungere, appunto, un compromesso che permetta di rompere lo stallo sulle decisioni per limitare il climate change sono, nell’ordine, 1) limitare la discussione iniziale ai 13 Paesi MEF (Major Economies Forum) dove gli accordi potrebbero essere raggiunti più agilmente rispetto alle Nazioni Unite; 2) distribuire il carbon budget fra i Paesi in base ai principi di responsabilità (calcolata sullo storico delle emissioni di CO2 dal 1990 al 2010) e ricchezza (calcolata in base al Pil pro capite); 3) riportare infine il compromesso raggiunto fra i membri del MEF in sede Onu dove a quel punto sarebbe più semplice estenderlo a tutti gli altri Stati.

Ma come funziona la contabilità di CO2 basata sul consumo? Attualmente la contabilità delle emissioni registra quelle effettivamente prodotte da ciascun Paese. L’idea dello studio è invece di imputare le emissioni di CO2 ai Paesi dove i beni e i servizi prodotti sono realmente utilizzati e consumati. Ad esempio, le tonnellate di gas serra immesse nell’atmosfera dalla Cina per produrre le auto che poi sono vendute sul mercato europeo andrebbero imputate all’Unione Europea e sottratte alla Cina.

«Il passaggio da una contabilità della CO2 basata sulla produzione a una basata sul consumo – spiega Marco Grasso – aiuterebbe a trovare un accordo sul clima perché i due Paesi leader sulla scena mondiale, Cina e Stati Uniti, sarebbero, rispettivamente, avvantaggiati o non eccessivamente penalizzati e quindi sarebbero invogliati a adottare un’azione internazionale concertata per abbattere le emissioni. La riduzione di emissioni del 2 per cento entro il 2050 per gli Usa è addirittura al di sotto degli obiettivi recentemente fissati dal presidente Obama».

Il “costo” più alto in termini di riduzioni delle emissioni sarebbe sostenuto dall’Unione Europea che, con il nuovo sistema di calcolo basato sui consumi, sarebbe costretta ad abbatterla del 7 per cento.

«Tuttavia – aggiunge Grasso – anche l’Unione Europea troverebbe la sua convenienza in questo compromesso. La UE, infatti, ha definitivamente perso la leadership sul clima dopo la conferenza di Copenaghen del 2009. Sopportando e sostenendo una riduzione così consistente tornerebbe a giocare un ruolo centrale nelle politiche internazionali sul clima e sulla protezione dell’ambiente».

L'articolo CO2, un compromesso per rompere l’impasse sui cambiamenti climatici proviene da Data Manager Online.

]]>
Expo 2015, i giovani a metà tra interesse e tiepido entusiasmo https://www.datamanager.it/news/expo-2015-i-giovani-met-tra-interesse-e-tiepido-entusiasmo-56974.html Thu, 05 Jun 2014 14:43:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/expo-2015-i-giovani-a-meta-tra-interesse-e-tiepido-entusiasmo/ L’indagine “Experando- Expo 2015: aspettative, speranze, progetti” è stata realizzata dall’Università di Milano-Bicocca: il 78 per cento degli studenti intervistati si dichiara interessato, ma il 63 per cento è confuso sulla esatta localizzazione del sito. Ambivalente è l’opinione relativa agli effetti del dopo Expo: i giovani pensano che ci saranno ricadute positive per il territorio, […]

L'articolo Expo 2015, i giovani a metà tra interesse e tiepido entusiasmo proviene da Data Manager Online.

]]>
L’indagine “Experando- Expo 2015: aspettative, speranze, progetti” è stata realizzata dall’Università di Milano-Bicocca: il 78 per cento degli studenti intervistati si dichiara interessato, ma il 63 per cento è confuso sulla esatta localizzazione del sito. Ambivalente è l’opinione relativa agli effetti del dopo Expo: i giovani pensano che ci saranno ricadute positive per il territorio, ma temono un aumento del costo della vita

Il 27 per cento degli studenti universitari è molto interessato a Expo, il 51 per cento lo è abbastanza. Il 58 per cento conosce correttamente il tema di Expo e il 63 per cento pensa che l’evento sarà un’opportunità soprattutto per Milano, contro il 51 per cento che crede possa esserlo per tutta l’Italia e il 19 per cento che lo ritiene una buona occasione di crescita anche a livello personale. Sono alcuni dei dati della ricerca “Experando- Expo 2015: aspettative, speranze, progetti” condotta dall’Università di Milano-Bicocca su circa duemila studenti di tutti i corsi di laurea dell’Ateneo.

La ricerca, curata da Francesca Zajczyk, Mario Boffi e Licia Lipari, rispettivamente professore ordinario, associato e dottore di ricerca nel Dipartimento di sociologia e Ricerca Sociale dell’Ateneo, è stata presentata stamattina nel corso di una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Cristina Messa, rettore dell’Università di Milano-Bicocca, Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Università e Ricerca del Comune di Milano, Gianni Confalonieri, direttore Settore Relazioni Istituzionali con la Città ed Expo del Comune di Milano, Alberto Mina, direttore Relazioni Esterne e istituzionali Padiglione Italia – Expo Milano 2015, Rossella Citterio, direttore della comunicazione di Expo 2015, con la moderazione di Elisabetta Soglio, giornalista del Corriere della Sera.

Il sondaggio è stato realizzato attraverso un questionario online somministrato tra il 29 aprile e il 15 maggio.

La maggioranza degli studenti che ha risposto al sondaggio è composta da studentesse (64 per cento), il 49 per cento proviene dalla regione e il 44 per cento da Milano e provincia, mentre il 7 per cento risiede in altre Regioni.

Gli studenti e la conoscenza di Expo 2015

Conoscono il tema, l’inizio e la durata dell’evento. Sanno invece relativamente poco dell’ubicazione e del numero di Paesi partecipanti. Per il 26 per cento dei rispondenti al questionario, Expo si tiene genericamente a Milano. Altri pensano (il 63 per cento) si terrà negli spazi di Rho Fiera o, più genericamente, a Rho.

Non stupisce che i ragazzi indichino in internet e i sociali network (circa il 61 per cento) i mezzi preferiti per informarsi – ed essere informati – su Expo. Una certa sorpresa la suscita però quel 63 per cento che indica come preferenziale il canale televisivo.

Chiara disponibilità dichiarano i giovani (57.7 per cento) – e più le ragazze dei ragazzi – a svolgere attività di volontariato, soprattutto per acquisire nuove professionalità spendibili sul mercato del lavoro.

Ambivalente è l’opinione relativa a effetti e ricadute durante e dopo Expo.  Nel primo caso prevalgono decisamente gli ottimisti (e le studentesse tra queste), che pensano a ricadute positive per il turismo (98 per cento), per l’ampliamento dell’offerta culturale (96 per cento) e per l’internazionalizzazione del nostro paese (94 per cento).

Sul dopo Expo, invece, nonostante non manchino prospettive positive, più numerosi risultano gli scettici, che concentrano i loro timori soprattutto sulla paura di un aumento del costo della vita. In generale, comunque, risulta chiara la relazione tra esposizione universale 2015 e cultura della sostenibilità.

Tra i vantaggi che gli studenti si aspettano per i giovani troviamo proprio al primo posto “nuovi contenuti sui temi dell’ambiente e della sostenibilità” (58,5 per cento) seguito da opportunità e occasioni di lavoro (57,6 per cento) e maggiori processi di internazionalizzazione della città (49,3 per cento).

Ma grandi speranze i giovani ripongono nella opportunità che l’esposizione riserverà per affrontare grandi temi planetari a partire dallo spreco alimentare (60.2 per cento), l’acqua, la cultura del cibo e il risparmio energetico (tra il 57.2 e il 55.3 per cento).

Infine, gli studenti dell’Ateneo di Milano-Bicocca sembrano avere le idee piuttosto chiare sul futuro dell’area Expo. Infatti, ciò che auspicano per un buon utilizzo del sito espositivo successivamente all’evento sono, nell’ordine, la realizzazione di “Centri di ricerca e sviluppo” (68.8 per cento), “Spazi culturali (mostre, musei, gallerie d’arte, centri convegni)” (63.6 per cento), “Centri polifunzionali: culturali, sportivi, ricreativi, commerciali” (51.9 per cento).

«Nonostante tutto, da parte dei giovani – spiegano Zajczyk e Boffi – emerge un atteggiamento fiducioso nei confronti di Expo. Pensano che ci saranno ricadute positive per loro e, più in generale, per il territorio. Per quanto riguarda il dopo Expo, temono che il costo della vita possa crescere ulteriormente e chiedono che l’area destinata a ospitare la manifestazione venga adibita a spazio culturale, ospitando un centro di ricerca o un’area educativa».

Nel corso della tavola rotonda, partendo dai dati della ricerca, si è discusso della percezione che i giovani hanno di Expo, delle loro aspettative e delle opportunità che Expo potrà offrire ai giovani.

«Il coinvolgimento in Expo 2015 del capitale umano e dei talenti formati nelle università – ha detto il rettore, Cristina Messa – è strategico affinché anche l’Esposizione Universale sia perno per lo sviluppo dell’economia della conoscenza nel nostro territorio e, più in generale, nel Paese.  Per dare un contributo in questo senso, l’Università di Milano-Bicocca si sta impegnando attivamente, anche sul piano finanziario, per sostenere idee e progetti legati a Expo di giovani ricercatori anche esterni all’Ateneo».

«I risultati della ricerca dimostrano – commenta l’assessore alle Politiche del Lavoro, Sviluppo economici, Ricerca e Università, Cristina Tajani – come Expo sia intesa come un’opportunità per i giovani e per la città. Un momento importante  per molti ragazzi di mettersi in gioco trasformando le proprie idee e la propria ricerca anche in progetti d’impresa legati proprio alle tematiche affrontate da Expo».

«Come amministrazione – conclude Tajani – stiamo lavorando alla costituzione di un ricco palinsesto di appuntamenti, dal nome “Expo in città”’ che offrirà opportunità culturali straordinarie, ma anche momenti di confronto con il mercato e con gli investitori di tutto il mondo. A breve partirà anche la seconda fase del progetto Alimenta Talent, realizzato dal Comune insieme al Parco Tecnologico Padano, per sostenere le migliori idee di ricerca sulle tematiche connesse a Expo come l’agro alimentare e scienze della vita».

«Il concept del padiglione Italia – ha detto Alberto Mina, direttore Relazioni Esterne e istituzionali Padiglione Italia – Expo Milano 2015 – si ispira all’idea di vivaio: un luogo dove germinano innovazione e futuro. Un luogo perciò dove i giovani potranno essere i veri protagonisti. Ascoltare le loro idee, valutare le loro richieste e proposte è perciò per noi un primo modo di tradurre in realtà il nostro progetto».

L'articolo Expo 2015, i giovani a metà tra interesse e tiepido entusiasmo proviene da Data Manager Online.

]]>
Turisti russi in Italia: raddoppiati in 5 anni e spendono il 65% più degli altri https://www.datamanager.it/news/turisti-russi-italia-raddoppiati-5-anni-e-spendono-il-65-pi-degli-altri-56985.html Thu, 05 Jun 2014 12:37:12 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/turisti-russi-in-italia-raddoppiati-in-5-anni-e-spendono-il-65-piu-degli-altri/ I turisti russi in Italia hanno raggiunto quota 1.088.000 nel 2013 con una spesa di 1.328.000.000 di euro. Apprezzano il nostro Paese (voto medio 8,88) soprattutto per arte, ambiente e cucina e arrivano a spendere 210 euro al giorno, il 65 per cento in più di tutti gli altri turisti stranieri anche se reputano l’Italia […]

L'articolo Turisti russi in Italia: raddoppiati in 5 anni e spendono il 65% più degli altri proviene da Data Manager Online.

]]>
I turisti russi in Italia hanno raggiunto quota 1.088.000 nel 2013 con una spesa di 1.328.000.000 di euro. Apprezzano il nostro Paese (voto medio 8,88) soprattutto per arte, ambiente e cucina e arrivano a spendere 210 euro al giorno, il 65 per cento in più di tutti gli altri turisti stranieri anche se reputano l’Italia troppo cara. Tra le destinazioni per spesa, la Lombardia è seconda solo all’Emilia Romagna. I dati presentati oggi al Convegno Internazionale “Il Turismo Italo-Russo. Nuovi orizzonti conoscitivi, formativi e operativi” organizzato dall’Università di Milano-Bicocca

Da 461 mila nel 2009 a 1 milione e 88 mila nel 2013. In cinque anni sono più che raddoppiati i turisti russi che visitano l’Italia. Sempre nello stesso periodo di tempo sono in crescita anche i pernottamenti, passati da poco meno di 3 milioni e 600 mila (3.594.000) a quasi 8 milioni (7.827.000) con la spesa che è schizzata da 623 milioni e 1 miliardo e 328 milioni di euro. Con una spesa media giornaliera nel 2013 che si attesta a 170 euro, superiore del 65 per cento alla spesa media generale degli altri turisti stranieri in Italia, rappresentando quindi un segmento molto ricco.

È la fotografia del turismo fra Federazione Russa e Italia scattata dall’”Indagine sul turismo internazionale dell’Italia” realizzata da Banca d’Italia presentata questo pomeriggio nella prima delle due giornate del Convegno Internazionale “Il Turismo Italo-Russo. Nuovi orizzonti conoscitivi, formativi e operativi”, organizzato dall’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con la Russian International Academy for Tourism in occasione dell’Anno del Turismo Italia-Russia. (l’evento può essere seguito in streaming su http://streaming.unimib.it)

Ma come valutano l’Italia i turisti russi? Dai dati dello studio “Le opinioni dei turisti: come i russi vedono l’Italia e gli italiani la Russia” elaborato da Giovanni Tonini e Olga Dyakonova del dipartimento di Economia, Metodi quantitativi e Strategie di Impresa dell’Università di Milano-Bicocca, che ha preso in considerazione 9 aspetti (dalla cortesia alla sicurezza, passando per arte, ambiente, alberghi, pasti, prezzi, acquisti e informazioni) e che è stato anch’esso presentato questo pomeriggio, è emerso che, in una scala da 1 a 10, il voto medio dato all’Italia dai viaggiatori russi è 8,88 (leggermente più basso, 7,24, quello dato alla Russia dai viaggiatori italiani). 

Dal 1997 al 2013 il voto medio complessivo dato all’Italia dai viaggiatori russi è passato da 8,40 a 8,88 (toccando il punto più basso nel 2006: 8,20). Nel 2013, i primi tre aspetti maggiormente apprezzati dai Russi in Italia sono l’arte (9,29), l’ambiente (9,10) e il cibo (8,91). Viceversa, i tre aspetti meno apprezzati sono le informazioni (8,46), gli alberghi (8,01) e soprattutto i prezzi (7,38). Gli italiani in Russia apprezzano soprattutto la città e le opere d’arte (7,33), la qualità e la varietà dei prodotti nei negozi (7,28), e la sicurezza (7,22), meno apprezzati la cortesia (6,97), le informazioni per i turisti (6,48) e i prezzi e il costo della vita (6,08).

L’aspetto maggiormente gradito sia dai Russi in Italia che dagli italiani in Russia è l’arte, ritenuta fattore trainante del turismo. Viceversa, l’aspetto meno gradito dai viaggiatori di entrambe le nazionalità sono i prezzi, ritenuti elevati. In altri termini, il maggior fattore di attrazione turistica di ambedue i Paesi sono le città e le opere d’arte, mentre il maggior fattore di “repulsione” sono i prezzi e il costo della vita.

Nello studio di Giovanni Tonini, ordinario di Statistica Sociale, e Olga Dyakonova, dottoranda in Marketing, condotto su un campione di 140 mila viaggiatori internazionali (italiani e stranieri) intervistati al momento di attraversare il confine di Stato, si formulano alcune proposte per superare i punti di debolezza dell’offerta turistica russa e italiana:

  • adeguamento agli standard internazionali della qualità dei servizi degli esercizi alberghieri e delle altre strutture ricettive;
  • miglioramento della qualità e quantità dell’informazione turistica (soprattutto per la Russia) e formazione di personale qualificato in conformità con gli standard internazionali;
  • promozione più mirata della Russia e dell’Italia come destinazioni turistiche per i mercati turistici nazionali e internazionali (dove il brand locale faccia sistema con quello nazionale);
  • intensificazione della cooperazione fra Russia e Italia per promuovere i prodotti turistici di entrambi i paesi.

Dalla relazione “Comportamenti di spesa dei viaggiatori russi in Italia e degli italiani in Russia” di Andrea Alivernini di Banca d’Italia è emerso, in sintesi, che:

  • la spesa dei viaggiatori russi in Italia a prezzi correnti dalla fine degli anni 90 è cresciuta a un ritmo medio di oltre il 25 per cento annuo;
  • nel 2013 la Russia è stata per l’Italia il settimo mercato incoming con il 4,0 per cento di quota di mercato sul totale delle entrate turistiche (per la Russia, la quota di spesa dei turisti italiani è del 4,5 per cento);
  • i viaggiatori russi in Italia sono caratterizzati da un livello di spesa media giornaliera fra i più elevati (circa 170 euro nel 2013, 210 per chi alloggia in hotel, 150 per i viaggiatori d’affari). La spesa media giornaliera dei russi in Italia nel 2013 è stata superiore del 65 per cento alla spesa media generale, che si è attestata a 103 euro;
  • anche la spesa media giornaliera degli italiani in Russia è superiore (di circa il 20 per cento) a quella calcolata per tutti i paesi visitati: nel 2013 ha raggiunto i 104 euro (161 per chi ha scelto l’hotel, 121 per i viaggiatori d’affari, mentre per il complesso delle destinazioni la spesa media giornaliera si è attestata rispettivamente a 80, 122 e 100 euro);
  • il turismo dei viaggiatori russi per spesa si concentra in Emilia Romagna. Le altre destinazioni sono Lombardia, Lazio, Veneto e Toscana;
  • la spesa turistica dei russi in Lombardia nel 2013, pari a 262 milioni di euro, è aumentata del 6 per cento rispetto a quella sostenuta nel 2012 e rappresenta il 20 per cento delle spese complessive dei viaggiatori russi in Italia;
  • le spese in Russia dei residenti in Lombardia ammontano nel 2013 a circa 160 milioni di euro e rappresentano il 40 per cento di tutte le spese dei viaggiatori italiani in Russia; sono più che raddoppiate a prezzi correnti rispetto a quelle registrate nel 2010.

«I dati presentati oggi – ha detto il rettore Cristina Messa aprendo i lavori del Convegno – confermano l’interesse e l’importanza crescente per l’Italia del mercato turistico russo sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo culturale. In tal senso, iniziative come questa due giorni organizzata dall’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con la Russian International Academy for Tourism, con la quale siamo stati i primi in Italia a sottoscrivere un accordo di cooperazione e doppia laurea sin dal 2009, sono utili per comprendere le tendenze del mercato turistico e intensificare i rapporti di collaborazione didattica a livello internazionale».

«Il turismo in Russia, nei suoi aspetti sociali, economici e formativi – ha detto Evgeny N.Trofimov, rettore dell’Accademia Internazionale Russa del Turismo di Mosca -, costituisce una importante area di intervento nei piani di sviluppo economico 2012-20 del Governo Russo. Il settore è in crescita e si punta su un turismo responsabile e sostenibile.
Ciò richiede personale qualificato a tutti i livelli. In questa ottica, la concreta e positiva collaborazione tra  l’Accademia Internazionale Russa del Turismo e l’Università di Milano-Bicocca, consente di avere non solo strumenti conoscitivi, ma di formare quadri di eccellenza con una visione globale dei rapporti tra i due Paesi. L’Accademia Internazionale Russa del Turismo, fondata nel 1969, si pone in una posizione leader, grazie all’accordo con Bicocca, tra gli oltre 500 istituti che in Russia si occupano di formazione turistica».

«Il mercato del turismo russo continua la sua crescita che sfiora il 6 per cento ogni anno – ha detto Mauro Parolini, Assessore al Commercio e Turismo di Regione Lombardia. Una grande occasione per il nostro territorio, se si considera che i turisti russi dimostrano una propensione alla spesa che è quasi doppia rispetto alla media degli altri visitatori. Questo dato pone al centro della discussione odierna due elementi: la necessità di strutture ricettive di alto profilo e la necessità di un servizio ad hoc pensato per la clientela russa. Una sfida che Regione Lombardia sta affrontando, investendo in progetti territoriali orientati verso questo risultato, tenendo ben presente i tre asset che in modo prevalente riguardano il turismo russo sul nostro territorio: la cultura,  gli sport invernali, i laghi e lo shopping (quest’ultimo non ancora rilevante ma in forte espansione)».

«Nel campo del turismo medico o di cura – ha dichiarato Umberto Solimene, segretario generale della Federazione Mondiale del Termalismo (Femtec) – che i cittadini russi ricercano con interesse, l’Italia ha competitor importanti in paesi come Israele, Germania o Stati Uniti. Ma nel turismo del benessere abbiamo pochi rivali, perché il nostro sistema termale e’ ben integrato nel territorio. Occorre far conoscere di più questo potenziale, anche formando il personale alla conoscenza delle lingue. Bisogna organizzare una proposta unitaria per un “sistema benessere termale italiano” rivolto anche al mercato russo».

Il Convegno Internazionale “Il Turismo Italo-Russo. Nuovi orizzonti conoscitivi, formativi e operativi” ha ricevuto il patrocinio del Consolato Generale della Federazione Russa a Milano, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell’Enit, del Comitato Scientifico Expo del Comune di Milano, della Camera di Commercio Italo-Russa, della Fondazione Centro per lo sviluppo dei rapporti Italia-Russia, di Federterme, di Femtec, di Russia Cristiana e dell’Associazione Italia Russia.

L’Università di Milano-Bicocca è l’unico ateneo italiano ad aver attivato programmi di doppia laurea e alta formazione con la Russian International Academy for Tourism di Mosca. In particolare, dal 2009 vige un accordo di Doppia Laurea Magistrale in Economia del Turismo che prevede, per gli studenti italiani, un periodo di formazione di un anno presso l’Accademia russa frequentando il secondo anno del Master Course in “Management”, mentre per gli studenti russi un anno presso l’ateneo milanese, frequentando il secondo anno del corso di Laurea Magistrale in Economia del Turismo. La tesi viene preparata con un relatore italiano e un relatore russo e, completati gli studi, gli studenti ottengono un doppio titolo, valido in tutti i Paesi UE e in tutta la Federazione Russa.

L'articolo Turisti russi in Italia: raddoppiati in 5 anni e spendono il 65% più degli altri proviene da Data Manager Online.

]]>
Ai neuroni piace “la dolce vita” https://www.datamanager.it/news/ai-neuroni-piace-la-dolce-vita-56371.html Wed, 14 May 2014 15:02:53 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/ai-neuroni-piace-la-dolce-vita/ Le cellule neuronali si differenziano più rapidamente e facilmente in presenza di glucosio quando legato su matrici naturali. Lo rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista ACS Chemical Neuroscience. Tra le possibili applicazioni, l’ingegneria tissutale e la rigenerazione del tessuto nervoso lesionato da patologie o traumi I neuroni raggiungono la maturazione e differenziano […]

L'articolo Ai neuroni piace “la dolce vita” proviene da Data Manager Online.

]]>
Le cellule neuronali si differenziano più rapidamente e facilmente in presenza di glucosio quando legato su matrici naturali. Lo rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista ACS Chemical Neuroscience. Tra le possibili applicazioni, l’ingegneria tissutale e la rigenerazione del tessuto nervoso lesionato da patologie o traumi

I neuroni raggiungono la maturazione e differenziano più facilmente quando le matrici su cui vengono deposti sono “decorate”, cioè rivestite sulla superficie esterna, con molecole di glucosio: è la scoperta realizzata da un team di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca, che ha conquistato la copertina del numero di aprile della rivista ACS Chemical Neuroscience.

Lo studio, Neoglucosylated Collagen Matrices Drive Neuronal Cells to Differentiate (ACS Chem. Neurosci. 2014, 5(4), 261-265 doi: 10.1021/cn400222s) è stato condotto da un team di ricerca del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca guidato da Laura Cipolla, docente di Chimica Organica. Il progetto è nato da una collaborazione multidisciplinare che ha visto coinvolti Laura Russo, Antonella Sgambato, Marzia Lecchi, Valentina Pastori, Mario Raspanti (Università dell’Insubria), Antonino Natalello, Silvia M. Doglia e Francesco Nicotra.

Le cellule del tessuto nervoso, per poter trasmettere e ricevere le informazioni ed essere quindi perfettamente funzionanti devono diventare “neuroni maturi”, sviluppando filamenti (neuriti) che creano circuiti complessi funzionanti con segnali elettrici. Nel nostro sistema nervoso, i neuroni, come tutte le cellule, si sviluppano e crescono sulla matrice extracellulare, una sorta di impalcatura che funge da sostegno e che fornisce molecole-segnale necessarie perché la cellula possa giungere a maturazione, differenziarsi e connettersi con le altre. Il team di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca ha studiato il comportamento di cellule di un modello neuronale poste in coltura su matrici biocompatibili decorate con molecole di glucosio. Il glucosio, una componente già presente nell’organismo, ha favorito e accelerato il processo di maturazione neuronale, intervenendo nel dialogo tra la matrice extracellulare e la cellula, permettendole di diventare matura e funzionale.

«La ricerca ha evidenziato per la prima volta – spiegano Laura Cipolla e Marzia Lecchi – che il modello neuronale utilizzato può essere spinto dalla proliferazione al differenziamento senza l’utilizzo di agenti chimici, ma utilizzando solamente il glucosio legato ad una componente naturale della matrice extracellulare, fisiologicamente presente nell’organismo. Questi risultati suggeriscono una stretta interazione tra zuccheri e cellule nervose e potrebbero aiutare a chiarire i meccanismi che regolano il destino dei neuroni. In particolare, potrebbero esserci ricadute nell’ingegneria tissutale e nella rigenerazione del tessuto nervoso lesionato da patologie o traumi».

Lo studio è stato condotto anche grazie al finanziamento di Fondazione Cariplo.

L'articolo Ai neuroni piace “la dolce vita” proviene da Data Manager Online.

]]>
Scuola digitale, gli insegnanti chiedono più formazione https://www.datamanager.it/news/scuola-digitale-gli-insegnanti-chiedono-pi-formazione-55497.html Fri, 11 Apr 2014 15:45:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/scuola-digitale-gli-insegnanti-chiedono-piu-formazione/ Più formazione per l’uso delle ICT nel mondo della scuola. È la richiesta dei docenti delle scuole italiane emersa da una ricerca nazionale condotta su un campione di 1.332 docenti dall’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con AICA e Telefono Azzurro. I dati sono stati presentati oggi nel corso del convegno “Smart Community: la città del […]

L'articolo Scuola digitale, gli insegnanti chiedono più formazione proviene da Data Manager Online.

]]>
Più formazione per l’uso delle ICT nel mondo della scuola. È la richiesta dei docenti delle scuole italiane emersa da una ricerca nazionale condotta su un campione di 1.332 docenti dall’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con AICA e Telefono Azzurro. I dati sono stati presentati oggi nel corso del convegno “Smart Community: la città del futuro tra scuola e sviluppo sociale”, organizzata con il Comune di Cinisello Balsamo

L’83 per cento degli insegnanti italiani chiede maggiore formazione rispetto all’uso didattico delle nuove tecnologie, anche se l’82 per cento ha già partecipato a corsi in materia.

E’ la fotografia dell’uso delle nuove tecnologie nella scuola che emerge dalla “Ricerca nazionale sulla percezione dei problemi e sulle competenze legate all’ICT nel mondo della scuola” condotta per la prima volta a livello nazionale dal team di ricerca QUA_SI (Qualità della vita nella Società dell’Informazione), centro interdipartimentale dell’Università di Milano-Bicocca, realizzata in collaborazione con Telefono Azzurro e Aica (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Distribuito) e presentata oggi a Cinisello Balsamo nell’ambito del convegno Smart Community: la città del futuro tra scuola e sviluppo sociale, organizzato assieme al Comune del Nord Milano.

L’indagine è stata realizzata da settembre 2013 a gennaio 2014 e ha coinvolto, tramite un questionario di trenta domande, un campione di 1.332 docenti (81,8 per cento donne e 18,2 per cento uomini, con un’età media di 50 anni) distribuiti in 148 centri urbani in tutta Italia. Il 37 per cento dei docenti insegna nelle scuole elementari, il 37,8 per cento nelle scuole medie e il 25,2 per cento nelle scuole superiori.

Le criticità emerse

Gli episodi da tenere sotto osservazione sono segnalati da oltre la metà dei docenti. In particolare, (vedi e scarica la tabella con il grafico)

– l’aggressione sui social network (minacce, insulti, messaggi offensivi o di denigrazione) è l’episodio più ricorrente: 361 sono gli insegnanti che hanno segnalato almeno un caso di aggressione avvenuto nel proprio istituto o tra i propri studenti;

– a seguire, la diffusione di dati personali (197 docenti segnalano questo tipo di problematica affermando di averla riscontrata da 1 a 4 volte), il furto della propria identità virtuale (163 docenti segnalano di averlo riscontrato tra i propri studenti da 1 a 4 volte) e i casi di copiatura scolastica (riferito da 82 insegnanti con una frequenza superiore ai 10 episodi, e da 170 con una frequenza da 1 a 4 volte);

– non mancano anche i casi di sexting, ovvero lo scambio di messaggi e foto sessualmente espliciti (140 gli insegnanti che sono venuti a conoscenza della problematica almeno una volta) e di incontri a rischio (67 gli insegnanti che ne segnalano dei casi tra i propri studenti).

Gli episodi sono segnalati in tutti i livelli di scuola, nelle primarie con un indice più basso (29 per cento), che poi aumenta nelle medie (75 per cento), e si abbassa leggermente nelle superiori (73 per cento). Quattro professori su dieci, inoltre, dichiarano di essere entrati in contatto con uno studente che manifestava problemi di dipendenza dalle tecnologie, e a uno su dieci è successo quattro o più volte.

Formazione ed educazione, le risposte dei docenti

Ecco come rispondono gli insegnanti per aiutare i propri studenti:

– anche se oltre l’80 per cento ha già partecipato a corsi di formazione, la richiesta di ulteriore formazione su questi temi rimane alta, e arriva fino all’ 83 per cento;

– per i professori è ancora faticoso integrare le nuove prassi e procedure con i nuovi strumenti, anche perché l’utilizzo delle tecnologie in classe non è ancora totalmente integrato nella didattica e le strumentazioni informatiche vengono utilizzate solo occasionalmente;

– nel 92 per cento dei casi gli insegnanti credono che i ragazzi abbiano bisogno di una formazione specifica sull’uso di Internet, dei social network, dei sistemi di messaggistica istantanea, e che debbano appoggiarsi a un adulto (nel 67 per casi). Tuttavia, non sembrerebbero essere i genitori questa guida: nell’80 per cento, gli insegnanti non li percepiscono presenti nella vita online dei figli e della scuola;

– tra le proposte: continuare con la formazione, iniziare sin dalle scuole primarie un percorso di educazione sulla sicurezza online, coinvolgere i genitori in modo che parta anche da loro la richiesta di dialogo su questi temi, creare un’alleanza a quattro tra studenti, famiglie, docenti e tecnologie.

«Lo studio – spiega Davide Diamantini, docente di Sociologia dell’innovazione nel Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R. Massa” e coordinatore della ricerca – ha voluto investigare le problematiche legate all’introduzione delle ICT nella scuola italiana attraverso lo sguardo dei professori. Sono infatti loro i soggetti in prima linea da cui trarre la fotografia realistica della situazione attuale, interpellati ora per la prima volta dal mondo della ricerca. I dati riportati fanno riferimento alla percezione degli insegnanti e ai casi da essi riportati o di cui sono stati informati, ma si può supporre che le situazioni problematiche legate all’uso dell’ICT siano anche più diffuse, in quanto spesso non riferite o rese pubbliche dagli studenti».

Durante il convegno, è stato presentato un progetto pilota avviato lo scorso settembre in tutte le 17 scuole primarie e secondarie di primo grado di Cinisello Balsamo e tutt’ora in corso, che coinvolge 4.600 studenti e 218 classi, ognuna dotata di una rete wi-fi e di videoproiettore, collegati con il tablet fornito agli insegnanti, per un investimento totale di circa 600 mila euro nell’arco di un triennio da parte dell’amministrazione comunale. L’Università di Milano-Bicocca cura il percorso di formazione di oltre 500 docenti.

L'articolo Scuola digitale, gli insegnanti chiedono più formazione proviene da Data Manager Online.

]]>