Wikileaks – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 18 Apr 2019 13:40:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Wikileaks – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 WikiLeaks ha ottenuto 30mila dollari in Bitcoin https://www.datamanager.it/2019/04/wikileaks-ha-ottenuto-30mila-dollari-in-bitcoin/ Thu, 18 Apr 2019 13:40:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=186468 Dopo l’arresto di Julian Assange, WikiLeaks ha ricevuto circa 30 mila dollari come donazioni in Bitcoin da parte dei sostenitori globali WikiLeaks ha raccolto più di 30.000 dollari in Bitcoin dall’arresto di Julian Assange la scorsa settimana. Nei sei giorni successivi, i sostenitori del portale hanno inviato all’indirizzo di criptomoneta della fondazione poco oltre 6 […]

L'articolo WikiLeaks ha ottenuto 30mila dollari in Bitcoin proviene da Data Manager Online.

]]>
Dopo l’arresto di Julian Assange, WikiLeaks ha ricevuto circa 30 mila dollari come donazioni in Bitcoin da parte dei sostenitori globali

WikiLeaks ha raccolto più di 30.000 dollari in Bitcoin dall’arresto di Julian Assange la scorsa settimana. Nei sei giorni successivi, i sostenitori del portale hanno inviato all’indirizzo di criptomoneta della fondazione poco oltre 6 Bitcoin, circa 31,800 dollari, su 299 donazioni. Oltre a ciò, Leaks ha ottenuto anche contributi in Zcash (l’unica altra criptovaluta che WikiLeaks accetta), per un valore di 16,25 ZEC, circa 1.100 dollari. Fino all’arresto di Assange, l’indirizzo Zcash era stato per lo più inutilizzato.

In effetti, la pioggia di Bitcoin inviata a WikiLeaks è dovuta ad una crescita media giornaliera niente male. Il gruppo ha ricevuto in media 0.87 BTC (4.500 dollari) al giorno, nell’ultima settimana. All’inizio di aprile, il portafoglio ne riceveva solo 0,006 BTC (312 dollari) ogni 24 ore. La più grande donazione da quando Assange ha lasciato l’ambasciata ecuadoriana di Londra è stato un trasferimento unico di 1 BTC (5.200 dollari), registrato poche ore dopo.

Sempre in stato di fermo

In totale, l’attuale indirizzo Bitcoin di WikiLeaks ha guadagnato 8.38 BTC (43.700 dollari) anche se il sito accetta anche donazioni tramite metodi tradizionali come Mastercard, Visa, bonifico bancario e persino denaro contante, ma non ci sono dati disponibili a riguardo. WikiLeaks ha iniziato a prendere donazioni in Bitcoin nel 2011; il suo portafoglio era arrivato a oltre 20 milioni di dollari, di cui alcuni vittima anche di operazioni di hacking.

Assange è al momento sotto la custodia del Regno Unito e sta affrontando la possibile estradizione negli Stati Uniti, dove si troverebbe ad affrontare accuse criminali sulla falsariga di Chelsea Manning, ovvero alto tradimento e diffusione di documenti militari classificati. Una prima comparsa in tribunale è fissata per il 2 maggio.

L'articolo WikiLeaks ha ottenuto 30mila dollari in Bitcoin proviene da Data Manager Online.

]]>
Julian Assange: il Regno Unito gli rifiuta lo status diplomatico https://www.datamanager.it/2018/01/julian-assange-regno-unito-gli-rifiuta-lo-status-diplomatico/ Thu, 11 Jan 2018 17:59:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138756 Il Governo della Gran Bretagna ha negato lo status di diplomatico a Julian Assange, che continua a nascondersi nell’ambasciata dell’Ecuador Il co-fondatore di Wikileaks, Julian Assange, è rifugiato dal 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per sfuggire all’arresto da parte delle autorità britanniche. Assange rischia l’arresto per aver violato la cauzione ma il vero problema è […]

L'articolo Julian Assange: il Regno Unito gli rifiuta lo status diplomatico proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Governo della Gran Bretagna ha negato lo status di diplomatico a Julian Assange, che continua a nascondersi nell’ambasciata dell’Ecuador

Il co-fondatore di Wikileaks, Julian Assange, è rifugiato dal 2012 nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra per sfuggire all’arresto da parte delle autorità britanniche. Assange rischia l’arresto per aver violato la cauzione ma il vero problema è la probabile estradizione negli Stati Uniti dove è accusato di spionaggio. Il whistleblower, così come il “collega” Edward Snowden, rischia l’ergastolo per le sue attività di divulgazione e nel peggiore dei casi anche la pena di morte.

Julian Assange ha ottenuto poco tempo fa la cittadinanza ecuaduoriana e ha provveduto a richiedere lo status di diplomatico. Oggi, come riferisce il “Foreign Office” britannico, il Governo ha negato il suo assenso. Per Assange le cose si fanno quindi piuttosto complicate. Il cofondatore di Wikileaks, che lo scorso novembre ha diffuso nuovi documenti sulle attività illecite della CIA, è ospite dell’ambasciata dell’Ecuador da più di 5 anni ma il ministro degli Esteri del Paese sudamericano, Maria Fernanda Espinosa, ritiene che la situazione sia ormai diventata “insostenibile”. Assange al momento può solo sperare nell’ospitalità dell’Ecuador.

L'articolo Julian Assange: il Regno Unito gli rifiuta lo status diplomatico proviene da Data Manager Online.

]]>
WikiLeaks: ecco i nuovi file della CIA https://www.datamanager.it/2017/11/wikileaks-nuovi-file-della-cia/ Tue, 14 Nov 2017 14:27:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135017 L’organizzazione di Assange pubblica ulteriori documenti sulle misure di spionaggio dell’agenzia USA tra cui Hive, centro di controllo malware Prosegue la serie Vault7, immenso database diffuso da WikiLeaks, che aiuta a capire in che modo la CIA utilizza la tecnologia per spiare persone un po’ in tutto il mondo. Se nelle puntate precedenti si parlava […]

L'articolo WikiLeaks: ecco i nuovi file della CIA proviene da Data Manager Online.

]]>
L’organizzazione di Assange pubblica ulteriori documenti sulle misure di spionaggio dell’agenzia USA tra cui Hive, centro di controllo malware

Prosegue la serie Vault7, immenso database diffuso da WikiLeaks, che aiuta a capire in che modo la CIA utilizza la tecnologia per spiare persone un po’ in tutto il mondo. Se nelle puntate precedenti si parlava di televisori e router sfruttati per bucare le difese digitali di comuni navigatori, oggi è il turno di Hive, una componente in grado di porsi come centro di controllo di una vasta suite di malware. Questa, stando ai file di WikiLeaks, era persino in grado di aggirare i certificati di sicurezza di programmi di difesa a marchio Kaspersky e Thawte, così da proseguire nelle ricerche senza destare sospetti, soprattutto verso gli utenti più attenti, come quelli aziendali e professionali.

Cosa succede

“Hive risolve un problema di fondo per chi opera dietro un malware – si legge nei documenti – ogni tentativo del genere diventa inutile quando non può più agire nel segreto, nascosta agli occhi di un operatore. La suite della CIA provvede invece a fornire una piattaforma di comunicazione più ampia per un gran numero di minacce informatiche che possono ricevere dati e inviarli ai server dell’agenzia in modalità anonima”. A quanto pare, la strategia migliore utilizzata dai federali è quella di far passare il traffico in uscita dai computer presi di mira su connessioni VPN, mentre si naviga tranquillamente su siti web che sembrano genuini e invece sono maschere di backend della CIA. In questo modo, né chi sta dietro al PC si accorge di nulla né i software adibiti a bloccare il traffico notificano strani via-vai di informazioni, perché i portali farlocchi usano certificati apparentemente validi e non identificati dagli antivirus.

L'articolo WikiLeaks: ecco i nuovi file della CIA proviene da Data Manager Online.

]]>
Basta hacker: i democratici USA scelgono la crittografia https://www.datamanager.it/2017/07/basta-hacker-democratici-usa-scelgono-la-crittografia/ Thu, 20 Jul 2017 09:11:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129018 Stanchi delle continue violazioni i membri dell’ala del governo hanno cominciato a usare la piattaforma Wickr per comunicare sia internamente che con l’esterno Nel 2016 i democratici statunitensi hanno subito diverse violazioni. In realtà qualcuna era avvenuta in passato ma le analisi sul breach erano state scoperte solo successivamente. Il motivo? Prima di tutto rendere […]

L'articolo Basta hacker: i democratici USA scelgono la crittografia proviene da Data Manager Online.

]]>
Stanchi delle continue violazioni i membri dell’ala del governo hanno cominciato a usare la piattaforma Wickr per comunicare sia internamente che con l’esterno

Nel 2016 i democratici statunitensi hanno subito diverse violazioni. In realtà qualcuna era avvenuta in passato ma le analisi sul breach erano state scoperte solo successivamente. Il motivo? Prima di tutto rendere impresentabile Hillary Clinton per la Corsa alla Casa Bianca, obiettivo fallito in un certo senso, visto che alla fine la lady di ferro non è riuscita a ottenere la maggioranza per il governo. Stanchi di queste continue minacce, il team ha deciso di passare a Wickr, famosa piattaforma di chat lanciata nel 2014, che punta tutto sull’autodistruzione dei messaggi, un po’ come Telegram. La differenza è che usa la crittografia AES256 unita alla ECDH521, molto difficile da espugnare, tanto che gli sviluppatori hanno offerto negli anni cifre esorbitanti (anche 100.000 dollari) al primo che ne avesse valicato i confini di protezione.

Cosa succede

A quanto pare, i DEM usano il client da giugno sia per comunicare tra di loro che con il mondo esterno, e ne sono soddisfatti tanto da assicurane un prosieguo senza scadenza. Per quanto ne sappiamo, il partito è il primo al mondo ad aver annunciato, pubblicamente, il passaggio a una forma di comunicazione crittografata basata su un’app popolare, utilizzabile da tutti. In questo modo si cerca non solo di bloccare l’ingresso agli intrusi di stati esteri, come la Russia, ma anche agli attivisti legati a WikiLeaks, che la scorsa estate hanno permesso al sito di pubblicare centinaia di documenti appartenenti ai membri del movimento. La strategia cyber dei democratici è chiara: oltre al passaggio a Wickr, il DNC, Comitato Nazionale Democratico, ha assunto l’ex ingegnere di Uber Raffi Krikorian, come capo dell’ufficio tecnologico, per affrontare meglio i rischi derivanti dalla cyberwar indirizzata ai partiti.

L'articolo Basta hacker: i democratici USA scelgono la crittografia proviene da Data Manager Online.

]]>
WikiLeaks svela Elsa, tool della CIA per spiarci offline https://www.datamanager.it/2017/06/wikileaks-svela-elsa-tool-della-cia-spiarci-offline/ Fri, 30 Jun 2017 12:46:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127829 Continua il lavoro di Vault7 per informare il mondo sulle tecniche dei federali usate come arma contro i criminali. Questa volta ci vanno di mezzo gli archivi di Google e Microsoft Quando teniamo il Wi-Fi del computer o dello smartphone acceso, questo va alla continua ricerca di reti, anche quando è già connesso a un […]

L'articolo WikiLeaks svela Elsa, tool della CIA per spiarci offline proviene da Data Manager Online.

]]>
Continua il lavoro di Vault7 per informare il mondo sulle tecniche dei federali usate come arma contro i criminali. Questa volta ci vanno di mezzo gli archivi di Google e Microsoft

Quando teniamo il Wi-Fi del computer o dello smartphone acceso, questo va alla continua ricerca di reti, anche quando è già connesso a un router. Questo semplice scanning può consentire agli agenti della CIA di localizzare il dispositivo, e di conseguenza il suo possessore. Si tratta di una tecnica sviluppata dalla CIA all’interno del programma Elsa, svelato dagli ultimi documenti che WikiLeaks raccoglie nell’archivio Vault7, una sorta di manuale delle giovani marmotte federali, in continuo divenire. Il tool, sebbene sembri complesso, è in realtà molto semplice perché sfrutta tecnologie e canali già esistenti e non costruiti ad-hoc. Certo, serve sempre una macchina infetta ma questo conta poco, viste le innumerevoli occasioni per introdursi in un computer senza farsi scoprire.

Come funziona

Nella pratica Elsa è capace di localizzare un computer infetto (e per ora solo un computer, niente smartphone o tablet) quando vede una delle reti Wi-Fi mappate dagli archivi di Microsoft e Google. Le due compagnie non sono complici della CIA ma i loro database sono aperti e, con un paio di incroci, utili a svelare la posizione di un obiettivo. C’è però la necessità che il dispositivo, subito dopo aver trovato la rete wireless, si colleghi a internet in qualsiasi modo (anche via tethering con il cellulare), così che il codice di Elsa possa trasmettere le informazioni della macchina agli agenti, unite a quelle del Wi-Fi amico che ha individuato nella lista dei disponibili. La rete al quale il PC non è collegato serve dunque come vera e propria bandierina sulla mappa, per identificare un soggetto. Elsa, almeno per quanto diffuso da WikiLeaks, funziona solo su Windows ma non è escluso che esista anche una variante Linux e macOS, decisamente meno popolari dell’OS di Microsoft.

L'articolo WikiLeaks svela Elsa, tool della CIA per spiarci offline proviene da Data Manager Online.

]]>
CIA: così i tool federali venivano usati dagli hacker-spia https://www.datamanager.it/2017/04/cia-cosi-tool-federali-venivano-usati-dagli-hacker-spia/ Thu, 13 Apr 2017 14:02:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123140 I documenti diffusi da WikiLeaks sono stati analizzati da Symantec che ha collegato molte delle operazioni a Longhorn, gruppo di cyber-spionaggio attivo in tutto il mondo Qualche settimana fa WikiLeaks pubblicava Vault 7, il primo di un vasto archivio contenente gli strumenti digitali usati dalla CIA per controllare utenti finali e aziende a livello globale, […]

L'articolo CIA: così i tool federali venivano usati dagli hacker-spia proviene da Data Manager Online.

]]>
I documenti diffusi da WikiLeaks sono stati analizzati da Symantec che ha collegato molte delle operazioni a Longhorn, gruppo di cyber-spionaggio attivo in tutto il mondo

Qualche settimana fa WikiLeaks pubblicava Vault 7, il primo di un vasto archivio contenente gli strumenti digitali usati dalla CIA per controllare utenti finali e aziende a livello globale, con la scusa della sicurezza nazionale. Simili alle tecniche in dotazione alla National Security Agency, quelle dei federali erano in grado di attaccare computer, smartphone, tablet, persino Smart TV, con l’obiettivo di entrare nelle applicazioni e, se presenti, anche nelle webcam collegate. Sin dall’inizio, la CIA ha argomentato i file di Vault 7 come tool datati e non più in uso perché inutili contro i sistemi di protezione degli odierni dispositivi connessi. Symantec ha appena dimostrato il contrario. L’azienda di security, spulciando tra i documenti diffusi tra WikiLeaks, ha trovato ben più di un collegamento tra questi e le attività di Longhorn, gruppo di hacker dediti allo spionaggio, con base negli Stati Uniti.

Cosa succede

A quanto pare, le stesse tecniche ritenute obsolete dalla CIA sono state sfruttate dai ragazzacci per violare i sistemi di almeno 40 obiettivi in 16 paesi diversi. “Date le similitudini tra i tool descritti da Vault 7 e le operazioni di Longhorn, abbiamo più di un motivo per credere che questi appartengano allo stesso soggetto, ovvero a un medesimo gruppo” – dicono in Symantec. Il dubbio è lecito: il team in questione è parte dell’Intelligence USA oppure ha acquistato da quest’ultima gli strumenti sviluppati internamente? E se fosse stata la CIA ad aver beneficiato dei software degli hacker venduti a terzi (un po’ come la backdoor richiesta dall’FBI per sbloccare l’iPhone di San Bernardino)? Domande irrisolte che, ancora una volta, pongono un forte dilemma su quanto male possano fare violazioni di massa che, una volta uscite dai laboratori originali, diventano armi letali nelle mani di chiunque.

L'articolo CIA: così i tool federali venivano usati dagli hacker-spia proviene da Data Manager Online.

]]>
WikiLeaks: così la CIA spia iPhone e Mac https://www.datamanager.it/2017/03/wikileaks-cosi-la-cia-spia-iphone-mac/ Mon, 27 Mar 2017 14:45:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121863 Il portale pubblica i nuovi documenti dell’archivio Vault 7, che mette in luce le strategie di spionaggio dell’agenzia federale USA Dopo la prima tornata di file che hanno dato il via a Vault 7, l’archivio con oltre 8.000 documenti classificati della CIA, ecco il secondo giro, chiamato “Dark Matter”, che mette in luce le mosse […]

L'articolo WikiLeaks: così la CIA spia iPhone e Mac proviene da Data Manager Online.

]]>
Il portale pubblica i nuovi documenti dell’archivio Vault 7, che mette in luce le strategie di spionaggio dell’agenzia federale USA

Dopo la prima tornata di file che hanno dato il via a Vault 7, l’archivio con oltre 8.000 documenti classificati della CIA, ecco il secondo giro, chiamato “Dark Matter”, che mette in luce le mosse dei federali per violare iPhone e computer Mac dei loro obiettivi. A diffonderli, come sappiamo, è WikiLeaks, la piattaforma di Julian Assange che ha creato un mini portale navigabile con cui spulciare il database riservato, ottenuto da fonti non verificate ma probabilmente interne all’organo statunitense. Se la prima mossa è stata quella di divulgare informazioni generiche, questa volta si va nel profondo delle questioni che riguardano i due principali prodotti Apple, minacciati da malware e virus, pensati apposta per infrangere l’invalicabile e illusoria barriera informatica della Mela.

Cosa succede

Scopriamo così l’esistenza del manuale che riguarda l’uso di NightSkies 1.2, un kit di spionaggio per l’iPhone 3G, risalente al 2008 e installabile esclusivamente con un accesso fisico al terminale. Questo vuol dire che gli agenti della CIA avevano l’abitudine, oltre alla possibilità, di inserirsi senza troppa difficoltà nella catena di distribuzione del melafonino, così da modificare il dispositivo prima dell’acquisto da parte degli utenti e assicurarsi un ingresso privilegiato nel sistema. Se la supply chain dell’iPhone era, almeno in parte, nelle mani dei federali nove anni fa, non vediamo perché gli stessi si sarebbero dovuti fermare successivamente, quando lo smartphone ha raggiunto un pubblico molto più vasto, diventando depositario di una miriade di informazioni personali prima residenti solo sui computer. Sarà pur vero che molte delle falle sfruttate dai tecnici USA siano state risolte successivamente ma è plausibile pensare che il lavoro degli hacker governativi proceda di pari passo con i bugfix, per individuare sempre nuove vulnerabilità da sfruttare.

L'articolo WikiLeaks: così la CIA spia iPhone e Mac proviene da Data Manager Online.

]]>
WikiLeaks: tra 90 giorni conosceremo le falle che affliggono Apple, Microsoft e Google https://www.datamanager.it/2017/03/wikileaks-90-giorni-conosceremo-le-falle-affliggono-apple-microsoft-google/ Wed, 22 Mar 2017 15:21:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121606 I bug che hanno permesso alla CIA di violare le diverse piattaforme verranno resi noti dal sito, anche in assenza di patch Solo qualche settimana fa WikiLeaks pubblicava il primo archivio di Vault 7, il vasto database che svela le modalità di intrusione della CIA all’interno delle piattaforme hi-tech più usate al mondo. La promessa […]

L'articolo WikiLeaks: tra 90 giorni conosceremo le falle che affliggono Apple, Microsoft e Google proviene da Data Manager Online.

]]>
I bug che hanno permesso alla CIA di violare le diverse piattaforme verranno resi noti dal sito, anche in assenza di patch

Solo qualche settimana fa WikiLeaks pubblicava il primo archivio di Vault 7, il vasto database che svela le modalità di intrusione della CIA all’interno delle piattaforme hi-tech più usate al mondo. La promessa del portale era non solo quella di far conoscere in che modo i federali spiano i dispositivi connessi ma anche permettere alle aziende produttrici di chiudere le falle, per allontanare il rischio di ulteriori violazioni in futuro. “Abbiamo deciso di lavorare con loro, offrendo un esclusivo accesso ad alcuni dettagli tecnici, così da poterli chiudere e tapparli” – aveva detto Julian Assange in occasione del rilascio dei file iniziali che, con il tempo, dovrebbero comporre un quadro composto da almeno 750.000 documenti, in quella che si pone come la diffusione più ampia di informazioni classificate nella storia moderna.

Fretta di pubblicare

Il fatto è che il tempo stringe e per evitare pressioni o altre problematiche di sorta (come ad esempio l’interruzione dei server di WikiLeaks), Assange ha avvertito le compagnie coinvolte, tra cui Apple, Microsoft e Google, che hanno poco meno di 90 giorni per compiere il lavoro di finalizzazione e chiusura dei bug, prima che le debolezze vengano pubblicate interamente e fatte conoscere a tutti, hacker e criminali informatici compresi. Se entro tre mesi i software non saranno patchati, l’organizzazione procederà comunque con la condivisione, mettendo a serio rischio l’incolumità degli utenti. In realtà, 90 giorni sono un termine più che accettabile per lavorare a un fix; non a caso si tratta della stessa tempistica fornita dal team Project Zero di Google quando trova buchi nei software di terze parti. Anche in quel caso, se lo sviluppatore non interviene nel periodo previsto, il gruppo svela i dettagli della falla, senza farsi troppi scrupoli. Il motivo? Incentivare una risoluzione pratica e veloce dei difetti scoperti, così da migliorare l’approccio delle aziende ai temi della sicurezza.

L'articolo WikiLeaks: tra 90 giorni conosceremo le falle che affliggono Apple, Microsoft e Google proviene da Data Manager Online.

]]>
Vault 7: le armi informatiche della CIA https://www.datamanager.it/2017/03/vault-7-le-armi-informatiche-della-cia/ Mon, 13 Mar 2017 11:30:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120921 Gli esperti di sicurezza di G DATA Eddy Willems e Ralf Benzmüller fanno chiarezza sulle rivelazioni La divulgazione di documenti riservati della CIA sulla piattaforma di Wikileaks fa luce sulle attività dell’Agenzia nell’hackeraggio di software e hardware tra il 2013 e il 2016. Tra i numerosi obiettivi iPhone, dispositivi Android, Linux, Windows e Smart-TV. Anche […]

L'articolo Vault 7: le armi informatiche della CIA proviene da Data Manager Online.

]]>
Gli esperti di sicurezza di G DATA Eddy Willems e Ralf Benzmüller fanno chiarezza sulle rivelazioni

La divulgazione di documenti riservati della CIA sulla piattaforma di Wikileaks fa luce sulle attività dell’Agenzia nell’hackeraggio di software e hardware tra il 2013 e il 2016. Tra i numerosi obiettivi iPhone, dispositivi Android, Linux, Windows e Smart-TV. Anche diversi produttori di soluzioni per la sicurezza sono citati nei documenti dei servizi segreti, dando l’impressione che nessun sistema operativo, hardware o software sia al sicuro dagli attacchi informatici della CIA. Gli esperti G DATA, Eddy Willems (Security Evangelist) e Ralf Benzmüller (Direttore G DATA Security Labs) hanno consultato i numerosi documenti e pubblicato la propria valutazione sull’attuale livello di rischio.

Attività multitarget

Come per le rivelazioni di Snowden anche con Vault 7 non ci meraviglia il fatto che i servizi segreti spiino, bensì la pervasività delle misure di spionaggio. Non si tratta solo di sfruttare vulnerabilità in PC e server. I documenti diffusi su Wikileaks indicano che i servizi segreti statunitensi abbiano preso di mira qualsiasi dispositivo collegabile a Internet. Oltre a smartphone Android e iOS, router e smart-TV vengono nominati anche sistemi IoT. L’arsenale della CIA dispone altresì di strumenti per hackerare impianti industriali e veicoli connessi. Ci sono addirittura meccanismi per camuffare i software e gli strumenti della CIA utilizzati per carpire dati. “Si ha l’impressione che non esista tecnologia che vanti una minima diffusione sul mercato che non sia stata analizzata in modo sistematico per valutarne il potenziale impiego come strumento di spionaggio o per condurre attacchi informatici“, afferma Eddy Willems, G DATA Security Evangelist.

Confermato quanto ipotizzato da tempo

“Sarebbe davvero da sprovveduti pensare che lo sviluppo di cosiddette armi informatiche venga condotto solo da parte degli americani. Secondo le nostre valutazioni tutti i servizi segreti conducono da anni programmi simili allocando ad essi anche budget milionari”, commenta Ralf Benzmüller, Executive Speaker dei G DATA Security Labs. “I file divulgati confermano quanto gli esperti della sicurezza IT avevano ipotizzato da tempo. Riteniamo la situazione particolarmente rischiosa, specie qualora le applicazioni per lo spionaggio cibernetico sviluppate tramite questi programmi cadano nelle mani di criminali o terroristi. Le conseguenze sarebbero fatali“.

Secondo le valutazioni dei due esperti G DATA i programmi di spionaggio non sono stati impiegati in campagne su larga scala contro il comune utente di internet, bensì sono stati concepiti e utilizzati per attacchi mirati. Molti produttori stanno lavorando alacremente alla correzione delle vulnerabilità indicate nei documenti pubblicati.

Elusione delle soluzioni di sicurezza

Numerosi vendor di soluzioni di sicurezza, tra cui anche G DATA, sono nominati esplicitamente nei documenti. Risulta che la CIA abbia sviluppato strumenti per eludere le misure di protezione esistenti. La sezione però non contiene praticamente alcuna informazione, se non su singoli prodotti, e anche in questo caso è presente solo un elenco incompleto dei processi del software. Al di là della citazione non ci sono ulteriori dettagli sulla maggior parte dei produttori. Wikileaks ha classificato tali dettagli come “segreti”. Abbiamo preso contatto con Wikileaks, per avere accesso alle informazioni secretate sui nostri prodotti, qualora ve ne siano effettivamente.

L'articolo Vault 7: le armi informatiche della CIA proviene da Data Manager Online.

]]>
Ci sono CIA e NSA dietro l’Equation Group https://www.datamanager.it/2017/03/ci-cia-nsa-dietro-lequation-group/ Fri, 10 Mar 2017 14:32:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120851 I documenti svelati da WikiLeaks tolgono ogni dubbio su quello che può essere considerato come il gruppo hacker più potente della storia Se anche gli esperti di Kaspersky Lab li avevano definiti pericolosissimi un motivo ci sarà. L’Equation Group, chiamato così proprio dall’agenzia di sicurezza russa per l’elevato utilizzo di misure crittografiche avanzate, è stato […]

L'articolo Ci sono CIA e NSA dietro l’Equation Group proviene da Data Manager Online.

]]>
I documenti svelati da WikiLeaks tolgono ogni dubbio su quello che può essere considerato come il gruppo hacker più potente della storia

Se anche gli esperti di Kaspersky Lab li avevano definiti pericolosissimi un motivo ci sarà. L’Equation Group, chiamato così proprio dall’agenzia di sicurezza russa per l’elevato utilizzo di misure crittografiche avanzate, è stato scoperto ufficialmente nel 2015, sebbene le avvisaglie delle sue operazioni risalgono ai decenni precedenti. Al team di hacker sono stati infatti attribuiti malware come Stuxnet e Flame, in grado di infettare e manipolare le operazioni di centrali di arricchimento in Medio Oriente, spesso con il coinvolgimento di più stati (USA e Israele, ad esempio). Già i documenti diffusi da Edward Snowden avevano accostato senza molti dubbi l’Equation Group alle attività della National Security Agency (NSA) ma è con l’archivio Year Zero di WikiLeaks (il primo della serie Vault 7) che le incertezze diventano verità.

Cosa succede

Negli oltre 8 mila documenti diffusi in settimana dal portale fondato da Julian Assange, si legge di come i membri della CIA, nello specifico la divisione Technical Advisory Council, discutessero animatamente del report di Kaspersky. Il focus si concentrava sugli errori commessi dal gruppo che ne aveva minato l’anonimato e la possibilità di mettere in relazione le attività con i tool scoperti dai Lab russi. L’obiettivo della CIA era di capire gli errori per farne tesoro e non commetterli più nei programmi futuri. I file di WikiLeaks, oltre a far riferimento alle strategie del TAO (Technical Advisory Council appunto), parlano anche dell’Information Operations Center, l’IOC della CIA, guarda caso gli attori dietro lo sviluppo delle cyberarmi analizzate da Kaspersky.

L'articolo Ci sono CIA e NSA dietro l’Equation Group proviene da Data Manager Online.

]]>