Edoardo Bellocchi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:56:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Edoardo Bellocchi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 A tutto storage. Agilità e iperconvergenza https://www.datamanager.it/2018/05/a-tutto-storage-agilita-e-iperconvergenza/ Fri, 18 May 2018 13:46:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147969 Grazie all’affermazione di nuovi paradigmi anche in risposta alle nuove esigenze dettate dalla digital transformation, lo storage consolida il suo ruolo centrale nelle strategie IT, con la netta consacrazione del flash storage e l’emergere prepotente del software defined Tra la definitiva consacrazione dello storage flash, cioè la tecnologia di memorizzazione senza parti in movimento, e […]

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Grazie all’affermazione di nuovi paradigmi anche in risposta alle nuove esigenze dettate dalla digital transformation, lo storage consolida il suo ruolo centrale nelle strategie IT, con la netta consacrazione del flash storage e l’emergere prepotente del software defined

Tra la definitiva consacrazione dello storage flash, cioè la tecnologia di memorizzazione senza parti in movimento, e la sempre più netta affermazione del paradigma software defined anche nello storage, il panorama di questa importantissima componente dell’IT è in piena trasformazione. Se per il flash, come si vedrà più avanti, i giochi sono per così dire ormai abbondantemente fatti, visto che questa tecnologia è da tempo presente a pieno titolo nel portafoglio prodotti di tutti i vendor, anche di quelli più tradizionali, per il software defined storage, indicato brevemente come SDS, la situazione è ancora in sviluppo, ma con prospettive di tutto rilievo.

L’ORA DEL SOFTWARE DEFINED

Lo scenario in divenire è riflesso nei dati degli analisti, che rivelano puntualmente questa nuova trasformazione di mercato. Infatti, secondo le previsioni di IDC, nell’arco di tempo che va dal 2017 al 2021, la crescita del mercato del software defined storage supererà in modo significativo quella dello storage di tipo enterprise, grazie anche alla spinta delle infrastrutture iperconvergenti, con un tasso di incremento annuale composto, CAGR, pari al 13,5 per cento, per una spesa totale che nel 2021 si attesterà su oltre 16 miliardi di dollari. Lo storage definito dal software è oggi una delle numerose nuove tecnologie che stanno rapidamente facendo breccia nelle infrastrutture IT sia delle aziende sia dei provider di servizi cloud. La ragione è che lo storage software defined soddisfa le esigenze dei data center di nuova generazione in maniera molto più adeguata rispetto alle soluzioni storage legacy.

MAGGIORE AGILITÀ

È anche per questo, sottolinea ancora IDC, che gli investimenti in storage hanno da tempo iniziato a spostarsi dal tipico design hardware con array a doppio controller verso il software defined, e dall’infrastruttura IT tradizionale di tipo on premises verso gli ambienti cloud, sia pubblici sia privati, basati su infrastrutture Web standard. Anche le soluzioni di storage definito dal software si basano su hardware standard e pronto all’uso che è in grado di offrire tutte le funzionalità chiave di storage nel software. Rispetto alle architetture di storage legacy, le soluzioni definite dal software offrono una maggiore agilità, come per esempio un provisioning dello storage più rapido e semplice, funzionalità autonome di gestione dello storage, che riducono i costi amministrativi, e la possibilità di utilizzare hardware di costo inferiore.


Efficienza e velocità. Come cambia lo #storage nell’era del cloud e dell’intelligenza artificiale
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EMERGE L’IPERCONVERGENZA

«In fase di trasformazione digitale, lo storage definito dal software offre tutte le funzionalità necessarie: agilità flessibile per l’IT, amministrazione più semplice e intuitiva, basata sulle caratteristiche di gestione autonoma dello storage e minori costi in conto capitale, derivanti dalla possibilità di utilizzare hardware standard» – fa notare Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia, spiegando che «alla luce del fatto che queste caratteristiche sono sempre più presenti nei requisiti che indicano i criteri di acquisto, la spesa in storage continuerà a spostarsi maggiormente verso il software defined». Non solo: all’interno del mercato del software defined storage gli analisti di IDC notano la spinta verso l’espansione di alcuni sotto-segmenti chiave, dovuta ai requisiti dei data center di prossima generazione.

RAPIDA CRESCITA

Quello delle infrastrutture iperconvergenti è il sotto-segmento a più rapida fase di crescita, con un tasso di crescita annuale composto quinquennale del 26,6 per cento, che corrisponde a una spesa totale di 7,15 miliardi di dollari nel 2021. Nello stesso arco di tempo, l’object storage registrerà invece, sempre secondo i dati IDC, una crescita del 10,3 per cento nel periodo di previsione, mentre lo storage file-based e quello block-based cresceranno rispettivamente del 6,3 e 4,7 per cento. Inoltre, alla luce del fatto che i sistemi iperconvergenti si trovano tipicamente a sostituire i sistemi di storage legacy basati su SAN e NAS, da poco più di un anno e mezzo tutti i principali vendor storage aziendali si sono affacciati in modo concreto su questo nuovo mercato, che è oggi uno dei più effervescenti.

L’AFFERMAZIONE DEL FLASH

Anche per quanto riguarda il settore dello storage flash, sempre in base ai dati IDC, le prospettive rimangono più che positive, in quanto le previsioni in termini di unità consegnate, di fatturato e di capacità totale spedita parlano di una solida crescita per tutto il periodo che va dal 2016 al 2021: in termini di unità consegnate, il tasso di crescita annuale composto nell’arco di questi cinque anni dovrebbe attestarsi sul 15,1 per cento, mentre il fatturato dovrebbe raggiungere i 33,6 miliardi di dollari nel 2021, con un CAGR in crescita del 14,8 per cento. Tra i motivi di questa perdurante affermazione, gli analisti di IDC indicano in primo luogo una maggiore disponibilità dei prodotti e il miglioramento delle dinamiche dei prezzi, dovuto anche allo spostamento verso la tecnologia 3D Nand Flash, i cui vincoli di quantità disponibile inizieranno ad allentarsi nel corso di quest’anno, contribuendo a un’ulteriore riduzione dei prezzi nel mercato flash nel suo complesso. A sua volta, la riduzione dei prezzi dei drive a stato solido SSD, ovvero Solid State Drive, come vengono spesso indicati i dispositivi flash, determinerà una loro maggiore adozione nei PC e in altri dispositivi client, con una crescita complessiva stimata da IDC nell’arco dei cinque anni che vanno dal 2016 al 2021 nell’ordine del 15,8 per cento.

FORTE DOMANDA

Nel frattempo, la domanda rimarrà forte anche nell’ambito enterprise, dato che le aziende si rivolgono sempre più ai sistemi ottimizzati per il flash anche per le tradizionali esigenze di storage e per le soluzioni data center. «Il flash rappresenta sempre più una tecnologia storage ampiamente utilizzata in tutti gli ambiti IT, e svolge un ruolo importante nel rendere possibile la trasformazione digitale, che è a sua volta un fenomeno che continuerà a spingere ulteriormente l’adozione di storage flash» – prosegue Sergio Patano. Lo storage flash sta anche prendendo sempre più piede non solo nell’ambito dei client e nel mercato enterprise, ma anche in altri ambiti applicativi, come quello dell’Internet of Things, dove l’elevata affidabilità, l’estrema flessibilità – a livello sia di fattore di forma sia di capacità – e la robustezza operativa in ambienti difficili si stanno rivelando molto utili.

FATTORI INTRINSECI

In sostanza, se il successo del flash è dovuto a molti fattori intrinseci al tipo di tecnologia, non va comunque trascurato il fatto che i vantaggi tipici dello storage flash assumono una valenza particolare alla luce della grande trasformazione in atto da tempo nell’IT, determinando una grande evoluzione anche nello storage,  che è chiamato a svolgere compiti ancora più rilevanti, per affrontare la crescita esponenziale dei volumi di dati da archiviare e soprattutto da gestire. Queste nuove esigenze di gestione dei dati archiviati nascono anche sulla base delle spinte normative, come è per esempio il caso del GDPR, il nuovo regolamento europeo sulla privacy, che come noto diventa operativo proprio in questo mese di maggio 2018, e che impone tra l’altro che le aziende riescano a gestire e proteggere i dati personali e sappiano dove questi risiedono, dimostrando di averne un controllo totale.

LE SPINTE NORMATIVE

Come si fa notare da molte parti, rispondere in maniera efficace a quanto previsto dal regolamento GDPR, o affrontare possibili incidenti di sicurezza, diventa molto difficile se i sistemi IT presenti in azienda richiedono tempi misurati in giorni per effettuare il backup, l’indicizzazione e il ripristino dei dati. Il punto è che per arrivare a controllare efficacemente e soprattutto proteggere il patrimonio dei dati, diventa sempre più necessario investire in reti più veloci e in funzioni di data discovery e di indicizzazione performanti. È anche il caso di puntare su tool e su piattaforme necessarie per migliorare la visibilità e le prestazioni complessive dei sistemi. Non a caso, gli analisti di IDC hanno previsto che il 34 per cento delle aziende europee aumenterà la spesa destinata allo storage on premise agevolando così la strada verso la compliance al GDPR, investendo 3,37 miliardi di dollari nel 2018 a livello di Europa occidentale.

IL CLOUD NON STA A GUARDARE

Ma vi è anche un altro risvolto dovuto alle nuove normative: i requisiti sempre più stringenti sul controllo dei dati tenderanno a incrementare ulteriormente l’attrattiva verso il cloud ibrido, alla luce del fatto che un numero sempre maggiore di aziende cerca di realizzare un compromesso tra le esigenze delle persone dell’IT e i costi vantaggiosi promessi delle piattaforme cloud pubbliche rispetto a quelli del modello on-premise. In effetti, molti osservano che il cambio di paradigma dalla virtualizzazione verso le soluzioni native del cloud e dei container è dovuto a una maggiore attenzione verso la comunicazione tra cloud pubblico e cloud privato, e soprattutto alla migrazione dei dati. In questo scenario, le tecnologie in grado di integrare potenza e sicurezza in architetture multi-tenant, nell’ottica di questa nuova mobilità del dato, sono destinate ad avere la leadership sul mercato, imponendosi sempre più all’attenzione. Tutto questo perché spostare e allocare i dati costituirà sempre più un requisito essenziale del cloud, alla luce del fatto che le aziende prendono in considerazione la collocazione effettiva dei dati da una prospettiva sia di business sia di tipo legislativo, come ben sanno le aziende che si trovano a operare nell’Unione europea, che ha leggi molto chiare sull’ubicazione dei dati. Trasferire il patrimonio informativo in data center presenti in ogni regione diventerà un’operazione sempre più comune, specialmente attraverso il collegamento tra sistemi storage ad alta capacità e sistemi di elaborazione in locale, per applicazioni mission-critical o di particolare importanza.

PERFORMANCE IN PRIMO PIANO

Quindi, la necessità di disporre, anche alla luce della trasformazione digitale in atto, di sistemi storage a elevata capacità e performance superiori è ormai un dato di fatto. Non a caso, anche la società di analisi e ricerche Gartner, nel report “Critical capabilities for Solid-State Arrays” osserva che il mercato degli array flash “continua la sua crescita, con nuovi prodotti con performance sempre maggiori e funzionalità ancora più estese: anche la stessa capacità di archiviazione continua a espandersi grazie al miglioramento della progettazione e della densità degli array realizzati dai vendor, e questa maggiore capacità consente un abbassamento dei prezzi di accesso, con un corrispondente incremento degli use case possibili, ovvero degli ambiti nei quali le soluzioni storage flash diventano indicati”. Il report di Gartner elenca in dettaglio sia i casi d’uso sia le funzionalità per le quali gli array storage flash sono maggiormente indicati.


#storage e #GDPR In Europa 1 azienda su 3 aumenterà la spesa per l’on premise – @IDCItaly
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CINQUE CASI DI RILIEVO

Tra i casi d’uso menzionati da Gartner, al primo posto si indica l’online transaction processing, l’OLTP, che è un campo tipicamente connesso a molte delle applicazioni business critical, con risvolti importanti anche in tema di sistemi di gestione dei data base, i DBMS; in secondo luogo, gli analisti di Gartner menzionano la virtualizzazione dei server, in particolare per le applicazioni critiche che vengono eseguite sui server enterprise e sui carichi di lavoro di back office, molto spesso demandati proprio agli ambienti server virtualizzati; al terzo posto si parla della VDI, la virtual desktop infrastructure, la cui adozione prosegue con successo, che consiste nella virtualizzazione di sistemi operativi desktop, messi a disposizione tramite server centralizzati: in questi casi, lo storage è indispensabile per assicurare la disponibilità di tali ambienti sia agli utenti sia alle applicazioni che devono accedervi; al quarto punto dell’elenco si situa l’HPC, high performance computing, all’interno del quale è intrinsecamente necessario configurare cluster server e storage a elevate prestazioni, per supportare processi e applicazioni estremamente critiche, come per esempio l’analisi dei dati all’interno dei reparti ricerca & sviluppo; infine, al quinto posto, di certo non per ordine di importanza come è in realtà vero per tutti i casi d’uso qui considerati, si parla di analytics: in questo ambito lo storage rappresenta l’infrastruttura critica per mettere i dati a disposizione dei tool di analisi, e deve quindi garantire la massima disponibilità del dato.

LE FUNZIONALITÀ ATTESE

Sempre nel report “Critical capabilities for Solid-State Arrays” di Gartner vengono esaminate anche le sette funzionalità chiave che sono richieste allo storage flash. Innanzitutto si parla di “ecosistema”, riferendosi alla capacità delle piattaforme storage di supportare differenti protocolli di comunicazione e sistemi operativi diversificati, oltre a una adeguata quantità di applicazioni, API e Hypervisor realizzati da diversi vendor. È poi importante la “gestibilità”, ovvero la presenza di caratteristiche di gestione, monitoring, reporting e programmazione, oltre che di automazione che semplificano le procedure tipiche come il provisioning, la distribuzione e il controllo dei dati, e accelerano le operazioni di chi gestisce le piattaforme e gli ambienti storage. Si parla poi di “multitenancy e sicurezza”, facendo riferimento alla capacità del sistema storage di supportare differenti carichi di lavoro, fornendo agli utenti funzionalità di accesso e controllo oltre che di configurazione dinamica dei sistemi. Al quarto posto, si menzionano in maniera generica le “performance”, ma è ovvio che ci si riferisce a tutti i tipi di prestazioni, in termini di IOPS, cioè l’Input/Output al secondo, di ampiezza e capacità di banda di connessione e infine di tempi di risposta dei sistemi storage. Il gruppo “reliability, availability e serviceability” fa invece riferimento all’affidabilità, alla disponibilità e alla facilità di manutenzione della piattaforma storage, dove vengono premiati i sistemi in grado di prevenire i downtime oppure capaci di allocare dinamicamente le risorse nel caso vi siano componenti che presentano problemi, allo scopo di poter intervenire senza che vi siano conseguenze negative per utenti, applicazioni e processi. “Scalabilità” è ovviamente la possibilità della piattaforma di crescere in termini di capacità, performance e connettività, e di farlo in base al variare delle esigenze di business. Infine, si parla di “efficienza”, intendendo non il semplice costo, ma la capacità della piattaforma di supportare in maniera efficiente tecnologie e funzionalità quali la compressione dei dati, la deduplica, il thin provisioning e un utilizzo ottimale delle risorse.

IL DATA CENTER ALL FLASH È QUI

Visto che gli array all flash di oggi, proposti ormai non più solo da vendor per così dire pionieristici o giovani come per esempio Pure Storage oppure Infinidat, ma anche da fornitori più consolidati come Hewlett Packard Enterprise, IBM, Dell EMC e NetApp, tanto per fare qualche nome, sono in grado di esprimere tutte le funzionalità necessarie alle esigenze di business dettate dalla trasformazione digitale, il passo verso il data center “tutto-flash” è quindi meno lontano di quanto si sarebbe potuto ipotizzare solo pochissimi anni fa. Se già oggi la tecnologia flash è imperativa in applicazioni quali per esempio la virtualizzazione server, le infrastrutture di virtual desktop e gli analytics, che sono tutti casi d’uso che prevedono altissimi livelli di performance dei sistemi storage, gli ulteriori percorsi della trasformazione digitale, con il prevalere di modelli di business sempre più digitalizzati, renderanno imprescindibili le caratteristiche tipiche dello storage “solid state”.

VERSO NUOVI PARADIGMI

In ogni caso, allo storage di nuova generazione sembrano destinati ulteriori successi, anche grazie alla crescita di paradigmi come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, che presuppongono uno storage ancora più performante. Se è vero che disporre di un ambiente data center scalabile e ad alte prestazioni è un requisito di base per ogni business, è anche vero che la crescente presenza del cloud nelle scelte tecnologiche delle aziende comporta ancora più requisiti per lo storage, soprattutto in termini di prestazioni e scalabilità. In sostanza, il flash storage nell’era del cloud, soprattutto ibrido, deve essere in grado di gestire i dati a velocità ancora più elevate, minimizzando i rischi che una latenza alta o altri colli di bottiglia nella gestione dei dati possano avere riflessi negativi sul business. Perché il valore dei dati si può ampliare anche rendendo possibile accedervi ancora più rapidamente e soprattutto in maniera affidabile. Grazie al nuovo storage, si potranno realizzare nuove applicazioni in grado di moltiplicare il valore di business dai dati e trarre vantaggio dall’intelligenza artificiale e perché no anche dall’apprendimento automatico o machine learning che dir si voglia.

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L’omnicanalità è più facile col digitale https://www.datamanager.it/2018/05/lomnicanalita-e-piu-facile-col-digitale/ Thu, 17 May 2018 12:25:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147845 Erede di un’istituzione come Rossini Illuminazione, storicamente presente nel territorio milanese fin dal 1929, RossiniGroup è oggi un’articolata realtà attiva nel mondo dell’illuminazione, che comprende anche il marchio Plexiform e lo showroom Overlite. Il gruppo, che nel 2017 ha registrato un fatturato di 17 milioni di euro e conta circa 60 dipendenti, è presente sul mercato […]

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Erede di un’istituzione come Rossini Illuminazione, storicamente presente nel territorio milanese fin dal 1929, RossiniGroup è oggi un’articolata realtà attiva nel mondo dell’illuminazione, che comprende anche il marchio Plexiform e lo showroom Overlite. Il gruppo, che nel 2017 ha registrato un fatturato di 17 milioni di euro e conta circa 60 dipendenti, è presente sul mercato nazionale e internazionale con un’offerta trasversale e completa dedicata sia al privato sia al progettista, all’installatore e al contractor.

In particolare, Rossini Illuminazione propone un’ampia scelta di prodotti sia di carattere decorativo sia tecnico completa per interni, esterni, casa e ufficio, con quasi 5.000 articoli trattati contenuti in un catalogo che prevede i due volumi “Deco” e “Tech”. Overlite, altra anima di RossiniGroup, è uno showroom di oltre 1400 metri quadrati nato nel 2001 e che nel tempo è diventato uno spazio di incontro, un punto di riferimento per i più importanti marchi dell’illuminazione a Milano e per i più noti designer. Un’equipe di professionisti qualificati è in grado di offrire consulenza ai clienti privati e assistenza ai professionisti e progettisti con precisi calcoli illuminotecnici e rigorosi sopralluoghi, per assicurare la migliore resa luminosa anche negli ambienti più particolari e le soluzioni tecniche più adatte al miglioramento dell’efficienza energetica e nel rispetto delle normative di settore. Plexiform, acquisita da RossiniGroup nel 2012, è un’azienda italiana presente sul mercato da 50 anni. La storia di Plexiform è da sempre strettamente connessa con il tessuto industriale milanese e oggi più che mai propone soluzioni tecniche per tutti i settori dell’illuminazione: una proposta di stampo Architectural, rivolta al mondo ufficio e ai settori industriale e retail. Plexiform offre sistemi estremamente flessibili dall’elevato contenuto tecnologico, con alte performance luminose e un occhio sempre attento al design.

Management di terza generazione

Dal 2016, con una nuova direzione operativa e un’ampia riorganizzazione aziendale, RossiniGroup si è organizzato per la prossima sfida: l’internazionalizzazione e uno sviluppo continuo della tecnologia LED e di controllo dell’illuminazione, per un nuovo concetto di luce che pone al centro la persona, i suoi bisogni e il suo benessere. Il Gruppo è già attivo, soprattutto in Europa, ma ha progetti avanzati con l’obiettivo di estendere la propria presenza in altre aree del mondo. I piani di sviluppo di RossiniGroup non riguardano però solo l’espansione all’estero, ma prevedono anche una robusta dose di tecnologie digitali a supporto delle attività di marketing, come conferma in una conversazione con Data Manager Elisa Rossini, direttore marketing e comunicazione di RossiniGroup oltre che responsabile delle Risorse Umane, e rappresentante della terza generazione dei Rossini insieme ai fratelli Dario, amministratore delegato del Gruppo e responsabile della direzione finanziaria, e Marco, direttore generale di Rossini Illuminazione, oltre a seguire la direzione acquisti del Gruppo.

Guardare alle best practice

Tra i progetti di rilievo, va in primo luogo menzionato «il rifacimento completo del sito del brand Rossini Illuminazione, che abbiamo sviluppato con l’obiettivo di mettere a disposizione tutte le informazioni sui nostri prodotti» – esordisce Elisa Rossini. Il nuovo sito, che è online da poche settimane, prevede la presenza di schede tecniche che si generano automaticamente per gli oltre 5.000 articoli di Rossini Illuminazione, comprendenti tutti i dati tecnici e fotometrici. «Si tratta di informazioni estremamente utili sia per il cliente finale sia per la rete di vendita, e soprattutto per tutto il pubblico professionale, a cominciare dagli architetti, agli installatori e gli elettricisti, passando per i progettisti e i distributori di materiale elettrico» – prosegue Elisa Rossini, sottolineando che «l’idea che ci siamo posti fin dall’inizio del rifacimento è quella di mettere il cliente sempre più al centro della nostra azione, con un sito che diventa una vera e propria piattaforma che parla ai nostri pubblici di elezione». L’idea è nata anche prendendo a modello quelle che sono le best practice del settore, dove i colossi del design puntano da sempre su siti ricchi di informazioni utili. Se per i big questa è una sorta di conditio sine qua non, è meno scontato che «un’azienda della nostra classe di fatturato abbia una presenza così rilevante sul web oppure investa molto sui social media» – fa notare Elisa Rossini. In effetti, Rossini Illuminazione è presente su social consolidati come Pinterest e Facebook e a breve su Instagram. Su Facebook, abbiamo una presenza organizzata dal 2015, e lo utilizziamo per dare un volto all’azienda, sulla quale notiamo che c’è sempre molto interesse e curiosità» – conferma Elisa Rossini, sottolineando che Facebook si rivela utile anche come piattaforma di supporto per scambiare informazioni sugli eventi organizzati rivolti al mondo professionale dal Gruppo Rossini oppure per condividere gli articoli pubblicati sul blog del Gruppo.


#DigitaMarketing Mettere il cliente al centro – #RossiniIlluminazione – @ADICO_mkt_sales
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Il catalogo vira al digitale

Non va dimenticato lo strumento classico per le aziende di design: il catalogo. «Si tratta sempre di un veicolo molto importante, che nel corso degli anni ci ha consentito di crescere arrivando direttamente nelle case dei nostri clienti» – evidenzia Elisa Rossini, spiegando che «il catalogo classico esiste ancora, anche se con l’avvento delle nuove modalità di comunicazione ha perso un po’ della sua centralità: la vera sfida di oggi è tramutarlo interamente in uno strumento digitale. Risponde a questo scopo oltre al sito anche l’app che abbiamo realizzato nel 2012 e che stiamo rinnovando completamente nei prossimi mesi, che contiene l’intera nostra offerta. Disponibile sia per Apple sia per Android, si tratta di uno strumento molto utile anche per la forza vendita, che ha tutte le informazioni sui prodotti (anche la disponibilità degli articoli in stock in tempo reale) in mobilità su strumenti molto flessibili come smartphone o tablet».

A tutta omnicanalità

Secondo Elisa Rossini, le possibilità date oggi dal digitale permettono di «realizzare una omnicanalità che si può rivelare molto utile nella nostra realtà di Gruppo articolato su diversi livelli, con tre aziende e tre marchi diversi, con un’azienda che produce e una che commercializza, e con due punti vendita fisici, ma soprattutto con una forte propensione ad andare sempre di più verso il mondo digitale». Non a caso, in tutto il Gruppo Rossini è stato recentemente dato un forte impulso agli investimenti nell’area IT, anche con l’arrivo di un manager interno dedicato proprio a questa area, che precedentemente veniva gestita con consulenti esterni all’azienda. L’intenzione, anticipa Elisa Rossini, è quella di spingere sull’IT «sia per sviluppare la business intelligence e il customer relationship management in modo che siano sempre più integrati all’interno del Gruppo, sia per partecipare anche alle iniziative volte a favorire la digitalizzazione delle imprese con incentivi e agevolazioni». Del resto, anche se ha alle spalle una storia di quasi 90 anni, il Gruppo Rossini è oggi guidato da un management inferiore ai 40 anni di età, come dire che si tratta di un management per il quale la digitalizzazione dell’impresa è imprescindibile.


Investire in conoscenza

ADICO è l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing. Dal 1964, riunisce i
direttori di queste funzioni, imprenditori, area manager, consulenti per condividere i valori della professione, la crescita professionale, per valorizzare esperienze manageriali e creare relazioni commerciali per la crescita delle aziende. Le attività culturali ADICO prevedono un programma di tavole rotonde, seminari, workshop e incontri conviviali sulla attualità manageriale. Accademia ADICO offre corsi di formazione specialistica per i manager e i loro collaboratori, con docenti di alto profilo. Per informazioni: www.adico.it tel. 02.6704080.

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Trasformazione digitale e HR, come nasce il lavoro del futuro? https://www.datamanager.it/2018/04/trasformazione-digitale-e-hr-come-nasce-il-lavoro-del-futuro/ Thu, 19 Apr 2018 13:11:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146206 La trasformazione del lavoro procede di pari passo con la crescente digitalizzazione dei processi in azienda. Accompagnare e gestire i cambiamenti, ridefinendo le modalità organizzative e valorizzando il potenziale delle persone in azienda: questa la sfida imposta alla funzione HR dal nuovo scenario Non c’è dubbio che fenomeni quali collaboration, digital workplace, mobility, smart working […]

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La trasformazione del lavoro procede di pari passo con la crescente digitalizzazione dei processi in azienda. Accompagnare e gestire i cambiamenti, ridefinendo le modalità organizzative e valorizzando il potenziale delle persone in azienda: questa la sfida imposta alla funzione HR dal nuovo scenario

Non c’è dubbio che fenomeni quali collaboration, digital workplace, mobility, smart working o altro, stiano cambiando i connotati al classico panorama organizzativo delle aziende, con importanti risvolti anche per la funzione HR. È un fatto che la trasformazione del lavoro stia procedendo di pari passo con la crescente digitalizzazione dei processi in azienda, chiamando la funzione HR a coniugare un necessario cambiamento organizzativo con una gestione sempre più sofisticata del capitale umano, anche in ragione della crescente complessità dello scenario economico e tecnologico. Va però detto che quelli che sono i vendor più attenti e innovativi nell’ambito delle soluzioni HR hanno provveduto a realizzare nuovi strumenti a supporto di chi si occupa di risorse umane, proprio con l’intento di favorire e affrontare i cambiamenti.


#HR Il segmento delle tecnologie di #TalentAcquisition più dinamico e in forte crescita rispetto a quello dello #HCM – Daniela Rao @IDCItaly
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TALENT ACQUISITION SUGLI SCUDI

Cambiamenti che in molti casi sono di vasta portata, come spiega a Data Manager Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia, nell’inquadrare i fenomeni in atto, che oggi vedono la digital transformation «mostrare impatti evidenti sulle strategie e sui processi delle aziende, soprattutto nell’area dell’acquisizione e della gestione dei talenti». Proprio il segmento delle tecnologie di talent acquisition risulta infatti per IDC quello più dinamico, in contrapposizione a quello dello human capital management (HCM) visto nel suo insieme, che si dimostra più maturo. In sostanza, avverte IDC, «best practice in continua evoluzione stanno facendo rapidamente evolvere la funzione talent acquisition dall’essere un classico centro di costo delle HR verso un driver di business di forte impatto. Inoltre, dato che si tratta di cambiamenti molto rapidi, la domanda per le tecnologie e i servizi che possano supportare al meglio la nuova funzione di talent acquisition è in forte crescita, così come i budget destinati a queste soluzioni». Secondo la stima di IDC a livello globale, questo specifico mercato è destinato a una «crescita continua al tasso del 5,1 per cento fino al 2021, spinto in particolare dalla domanda di nuove tecnologie e di strategie di sourcing globali, oltre che di analytics specifici sempre più raffinati».


#HR Dal paradigma dello #smartworking verso nuove soluzioni di #UnifiedWorkspaceManagement – Diego Pandolfi @IDCItaly
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NUOVI PARADIGMI

Allargando il discorso a fenomeni legati alla trasformazione del lavoro come smart working, mobility o collaboration, le dinamiche che si vanno delineando sono più articolate. Infatti, «se fino al 2016, le imprese italiane identificavano il paradigma dello smart working come un insieme di soluzioni di comunicazione e di dispositivi per lavorare in movimento e fuori dalle sedi fisiche aziendali, ora il panorama si è ampliato» – sottolinea Diego Pandolfi, research & consulting manager di IDC Italia, spiegando che questo «lascia intravedere nuove prospettive in cui il lavoro in mobilità o da remoto entra nella prassi quotidiana, mentre le soluzioni tecnologiche di enterprise mobility si estendono, includendo funzioni per la gestione di nuovi processi aziendali e la digitalizzazione degli ambienti fisici di lavoro». Come è da tempo evidente a tutti, «portare con sé ovunque le proprie informazioni di lavoro è essenziale: smartphone e tablet con Internet e posta elettronica integrata sono stati il primo passo, mentre ora la nuova frontiera è quella della digitalizzazione del posto di lavoro, dove le piattaforme di comunicazione aziendale si evolvono diventando parte delle tecnologie per gestire gli ambienti di lavoro fisici e operativi, cambiando regole di comunicazione e di interazione in tutta la business community aziendale» – prosegue Pandolfi.

CRESCE L’UNIFIED WORKSPACE MANAGEMENT

Ecco perché, sempre secondo IDC, «nei prossimi tre anni la domanda di soluzioni di enterprise mobility affronterà una nuova fase evolutiva in cui le piattaforme di comunicazione integrano funzioni di mobilità, collaborazione, social e processi, diventando soluzioni di unified workspace management (UWM)». In questo scenario, viene meno la necessità di avere la postazione “fisica” di lavoro, sostituita dal concetto di “workspace”, ovvero dalla disponibilità di uno spazio di lavoro online o di una piattaforma che permetta a ciascun lavoratore di accedere in maniera univoca alle proprie informazioni di lavoro, come posta, messaggi, dati, contenuti e così via, indipendentemente dal luogo o dal device utilizzati per l’accesso.


#HR Con la digitalizzazione non si gestiscono più dati, ma flussi di informazioni, integrando processi amministrativi e gestionali – Domenico Uggeri @ZucchettiSpa
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FOCUS SULLA SICUREZZA

Anche perché, prosegue Daniela Rao, «in ambienti popolati da dispositivi e applicazioni sempre più numerosi ed eterogenei le soluzioni di UWM, che mettono in relazione il lavoratore con il suo spazio di lavoro e i suoi device aziendali, centralizzando la gestione dei dispositivi, delle applicazioni e degli accessi, sono destinate ad ampliare le funzioni delle attuali soluzioni di enterprise mobile management e di mobile device management, includendo anche strumenti per la gestione di altri endpoint, come i pc o gli oggetti connessi, per la distribuzione delle applicazioni e delle policy di sicurezza». A questo proposito, «in un contesto in cui la rivoluzione digitale continuerà a cambiare il panorama IT, a partire dall’edge delle reti aziendali e dai mobile worker che avranno a disposizione nuovi dispositivi, applicazioni, oggetti connessi e wearable, la centralizzazione della gestione dello spazio di lavoro virtuale sembra poter diventare l’unica chiave per mantenere il controllo sugli asset e sugli addetti aziendali, spostando il focus su “chi sei/cosa fai” rispetto al classico “quando entri/quando esci/dove sei” che sta un po’ mostrando le corde» – fa notare Pandolfi.

NUMERI INTERESSANTI

Lo scenario tracciato da IDC prevede numeri interessanti, con un mercato italiano delle soluzioni di human capital management e di payroll che crescerà dagli attuali 202 milioni di euro a 254 milioni di euro nel 2020, con un tasso di crescita annuo composto pari all’otto per cento. Un exploit dovuto ai fattori visti fin qui, che si completa anche con «l’integrazione di strumenti di analytics e di artificial intelligence nelle soluzioni che governano reti e asset aziendali, sia fisici sia virtuali, che permetterà di avere informazioni sul funzionamento dei processi aziendali, consentendo azioni migliorative. In quest’ambito si vedranno strumenti di intelligence preventiva per rendere più efficienti i processi, mettere in sicurezza dati e dispositivi, distribuire le applicazioni, e per registrare dati sull’attività dei mobile worker, mantenendo il rispetto della privacy dei lavoratori» – conclude Daniela Rao.


#HR Le risorse umane al centro del cambiamento, non il team IT. Conoscere bene i propri dipendenti per produrre di più e meglio – Nicola Uva @ADP – @ADP_IT
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LA PAROLA AI VENDOR

È Domenico Uggeri, vicepresidente di Zucchetti, ad aprire la carrellata sul punto di vista dei vendor, mai così dinamici nel proporre soluzioni innovative come in questo momento. Anche perché «con la digitalizzazione non si gestiscono più dati, ma flussi di informazioni, con la necessità di integrare processi amministrativi e organizzativi affinché le risorse umane possano esprimere tutto il proprio potenziale» – fa notare Uggeri, spiegando che «per questo motivo Zucchetti ha sposato la logica della soluzione-piattaforma, nella quale la suite HR Infinity Global Solution unisce applicazioni amministrative come paghe e presenze a quelle gestionali come il workforce management, la gestione delle trasferte e note spese, il talent management, nonché gli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro». Non solo: «Le soluzioni Zucchetti in tecnologia web sono proprio improntate al lavoro collaborativo. Per esempio, mediante una app il dipendente, direttamente dallo smartphone, può accedere al portale aziendale e segnalare le disponibilità per i turni di lavoro, richiedere ferie o permessi e consultare il proprio cedolino paga. A livello di sviluppo, abbiamo investito molto per rendere l’interfaccia delle nostre applicazioni estremamente user-friendly, per navigare nelle informazioni in modo facile e veloce da qualsiasi dispositivo». Il riscontro del mercato non si sta facendo attendere: «Nelle medie e grandi aziende, il grado di adozione è buono, spesso proprio gli HR manager sono stati i pionieri dell’innovazione digitale perché hanno compreso prima di altre funzioni i vantaggi che essa comporta in termini di produttività. Però, nelle piccole imprese c’è ancora la necessità di fare cultura su questi temi, ma anch’esse dovranno inevitabilmente affrontare il percorso di trasformazione digitale. Per agevolarle, Zucchetti ha realizzato un’altra piattaforma di soluzioni HR, studiata su misura per le loro specifiche esigenze».


#HR #Robotica #AI Senza una corretta considerazione del capitale umano, non ci potrà essere una vera trasformazione digitale – Linda Gilli @Inaz_SRL
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LE RISPOSTE AL CAMBIAMENTO

Nicola Uva, senior director EMEA marketing program di ADP, pone l’accento sul ruolo insostituibile della funzione HR: «Il primo riflesso alla trasformazione digitale è la risposta che i dipendenti stessi ne danno, quasi sempre negativa: temono di perdere il lavoro – a causa per esempio – dell’automazione, e finiscono quindi per resistere al cambiamento. Chi si occupa di HR deve quindi, come prima cosa, capire come gestire questa negatività per convertirla in positività. L’HR è l’artefice del cambiamento, non il team IT». In questo quadro, fenomeni come «lo smart working o la mobility sono solo alcuni aspetti di un ampio discorso di trasformazione del modo di lavorare. La vera capacità delle aziende sta nell’individuare le esigenze del singolo dipendente ed essere in grado di proporgli una soluzione personalizzata. Se si conoscono bene i propri dipendenti, si è in grado di metterli nella condizione di produrre di più e meglio». Non stupisce quindi il livello di adozione delle nuove soluzioni HR nelle aziende italiane, che in quelle «medio-grandi risulta essere intorno al 50 per cento, mentre nelle multinazionali è verso il 100 per cento. Le aziende tendono a scegliere diversi provider, ma la soluzione migliore è avere un unico fornitore per agevolare i processi. Tramite un sondaggio nell’ambito dell’human capital management, abbiamo chiesto a duemila HR manager europei di spiegarci i loro desideri. È emerso che il 50 per cento degli HR manager desidera strumenti ad alta tecnologia che siano di aiuto nella “formazione e sviluppo” del dipendente, il 48 per cento nel recruiting e il 43 per cento nella gestione del talento».

 

SVILUPPARE LE COMPETENZE

Anche Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz, nota che «la digital transformation sta cambiando tutta la nostra quotidianità: i trend globali, come le città intelligenti, l’Industria 4.0, l’agricoltura smart, la sanità digitale e altro, ci indicano una nuova prospettiva che appare immediatamente innovativa e tecnologica, a portata di mano. Robotica e intelligenze artificiali proiettano il lavoro in un futuro avveniristico», sottolineando però che «tutto questo, seppur affascinante, stenterà a realizzarsi se non si svilupperanno, di pari passo, le necessarie competenze digitali. Senza una corretta considerazione del capitale umano, non ci potrà essere una vera trasformazione digitale». Il punto di partenza, per Linda Gilli, «rimane quindi la questione culturale: occorre che le imprese lavorino con scuole e università, con progetti congiunti, con l’individuazione di nuovi talenti, sostenendo formazione e startup, vere incubatrici dell’open innovation».

RICONFIGURARE I SAPERI

In questo scenario, «la gestione delle risorse umane in azienda assume quindi un ruolo fondamentale: al loro interno, le imprese devono saper e poter riconfigurare i saperi tecnici e le attitudini personali della forza lavoro, trasformando i processi produttivi e organizzativi in modo da tenere conto di nuovi modelli, come le organizzazioni collaborative, il lavoro per obiettivi, i sistemi di welfare aziendale» – prosegue Linda Gilli, che non manca di sottolineare come la nuova piattaforma HExperience di Inaz comprenda «innovative soluzioni HR web-based improntate alla massima flessibilità e semplicità d’uso, utilizzabili sia da remoto sia da dispositivi mobili». Con questo duplice obiettivo, sono state sviluppate app dedicate e strumenti di social collaboration «proprio per rendere l’organizzazione del lavoro sempre fluida ed efficiente, in particolar modo quando le persone coinvolte – siano essi dipendenti, responsabili, dirigenti – operano fuori sede».


#HR Il lavoro agile, se supportato dalle giuste tecnologie, può diventare una concreta opportunità per le aziende – Alberto Carrai @ARXivar
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CONIUGARE SEMPLICITÀ E PERFORMANCE

«Collaboration tramite chat, app per lavorare da smartphone, scanner da mobile e tanto altro: il lavoro agile, se supportato dalle giuste tecnologie, può diventare una concreta opportunità per le aziende» – esordisce Alberto Carrai, chief sales officer di ARXivar International, spiegando che «il mobile può far evolvere le organizzazioni verso forme più dinamiche e produttive di lavoro: l’efficienza e la qualità dei sistemi gestionali alla base delle attività aziendali passano dalla continuità operativa abilitata dalla possibilità di lavorare e interagire ovunque e con livelli di semplicità e performance in precedenza inimmaginabili». Un esempio? «Io stesso, grazie alla nostra piattaforma ARXivar NEXT disponibile da qualunque device, approvo richieste, comunico e firmo documenti anche in assenza di connettività dal mio smartphone con un tocco. Questo tipo di accessibilità multidevice, oltre a permettere di non bloccare alcun iter processuale, qualora non mi trovi in ufficio, ha diminuito considerevolmente gli scambi di mail, spesso causa di rallentamenti operativi. La procedura stessa diventa un gesto su smartphone, con grandissimi vantaggi in termini di efficienza». Per Alberto Carrai, in sostanza, «il mobile working è un concetto concreto, l’evoluzione naturale dell’ottimizzazione e semplificazione del modo di lavorare: il nostro obiettivo è di fornire a chiunque la possibilità di avere l’ufficio sul proprio device grazie a funzionalità che permettono di operare direttamente nel sistema di gestione documentale, con un elevato standard di sicurezza, accessibilità e semplicità».

PIATTAFORME COMPLETE

«La piattaforma Siav offre un insieme completo di soluzioni e di servizi in outsourcing per rendere più semplice ed efficace il lavoro quotidiano» – sottolinea Alfieri Voltan, presidente di Siav, spiegando che «la app mobile e web BlueXpense consente una gestione completamente digitale della nota spese, partendo dalla raccolta in mobilità di giustificativi, attività e percorsi chilometrici, fino all’approvazione della nota spese e alla conservazione digitale degli scontrini». Questa soluzione HR Digital Workplace rende «semplice ed efficace il lavoro dell’ufficio HR, aiuta a organizzare e gestire le attività da svolgere suggerendo in modo proattivo le cose da fare e le scadenze da rispettare. Workflow specifici velocizzano l’inserimento di nuovo personale, gestendo i curriculum a partire dalla selezione, tracciando esperienze, avanzamenti di carriera e attività formative. Informazioni e documenti vengono gestiti nel pieno rispetto del GDPR, dando la possibilità al collaboratore di accedere alla sua documentazione tramite un portale semplice e intuitivo o con l’app mobile dedicata» – prosegue Voltan, precisando che «i servizi di business process outsourcing consentono alle risorse umane di focalizzarsi sulle attività di valore, demandando a Siav la digitalizzazione del fascicolo del personale che viene indicizzato, reso disponibile nella cartella virtuale del collaboratore e sottoposto a conservazione digitale».


#HR La piattaforma Siav offre un insieme completo di soluzioni e di servizi in outsourcing per rendere più semplice ed efficace il lavoro quotidiano – Alfieri Voltan @SiavItalia
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MAGGIORE EFFICIENZA

«La trasformazione digitale delle attività HR è senza ombra di dubbio un vantaggio enorme per tutte le parti in causa». Non ha dubbi Pierfrancesco Angeleri, managing director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, per il quale trasformazione digitale per la funzione HR significa maggiore precisione, tracciabilità, connessione, efficienza, mentre per il dipendente significa accessibilità, flessibilità, ordine, anche in mobilità. «Per l’azienda nel suo complesso la digital transformation è invece la logica conseguenza di un processo evolutivo che coinvolge l’intero corpo aziendale in tutte le sue funzionalità. La trasformazione digitale sta portando efficacia ed efficienza». Su queste premesse, prosegue Angeleri, «sviluppare software e tecnologia innovativa nel campo della gestione HR è un modo per sostenere la crescita delle aziende italiane, offrendo un contributo all’ottimizzazione del lavoro. Non si può prescindere dal processo di digitalizzazione che coinvolge l’intero tessuto produttivo del Paese. Anche le PMI, che spesso si rivolgono a una gestione del personale in outsourcing, trovano studi attrezzati a una gestione digitale che in definitiva aumenta l’efficienza e l’efficacia delle imprese. La digitalizzazione è come il vento, non si può fermare». In questo scenario, Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia «punta molto su Giotto, una soluzione che sintetizza tutti i fenomeni legati alla trasformazione del lavoro, come per esempio smart working, mobility o collaboration. La nostra soluzione software significa flessibilità, semplicità d’uso e precisione. Una soluzione sempre aggiornata perché collegata alle banche dati Wolters Kluwer, quindi intelligente, con servizi web che facilitano il rapporto con l’azienda, collaborativa perché collega, attraverso il portale di collaborazione e condivisione, tutti gli attori del processo di gestione del personale» – conclude Pierfrancesco Angeleri.


#HR Precisione, tracciabilità, connessione ed efficienza per sostenere la crescita delle aziende italiane -Pierfrancesco Angeleri #WoltersKluwer @Ipsoa
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MSC, con il configuratore immersivo la crociera dei sogni diventa realtà https://www.datamanager.it/2018/04/msc-con-il-configuratore-immersivo-la-crociera-dei-sogni-diventa-realta/ Mon, 16 Apr 2018 13:11:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145850 «Attualmente, solo il due per cento di chi viaggia per turismo lo fa in crociera: il restante 98 per cento è un terreno tutto da esplorare» – spiega Leonardo Massa, country manager di MSC Crociere, nel presentare a Milano a metà marzo i nuovi piani di espansione della società. MSC Crociere fa parte del Gruppo […]

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«Attualmente, solo il due per cento di chi viaggia per turismo lo fa in crociera: il restante 98 per cento è un terreno tutto da esplorare» – spiega Leonardo Massa, country manager di MSC Crociere, nel presentare a Milano a metà marzo i nuovi piani di espansione della società.

MSC Crociere fa parte del Gruppo MSC fondato nel 1970 che oggi conta più di 70mila dipendenti e ha ricavi consolidati nell’ordine dei 25 miliardi di dollari. MSC Crociere è la maggiore compagnia crocieristica a capitale interamente privato, con posizione di leadership sia in Europa sia in Sud America. L’espansione sul vasto terreno ancora tutto da conquistare è supportata da un piano industriale da oltre 10 miliardi di euro che è entrato nel vivo nel 2017 con l’ingresso in flotta di due nuove navi di sicuro impatto, la MSC Meraviglia e la MSC Seaside, e che prevede l’ingresso in totale di 12 nuove navi per portare, entro il 2026, a una flotta di 24 navi.

INIZIATIVE INNOVATIVE

Un piano di così vasta portata non può ovviamente prescindere da una solida strategia di marketing, che per MSC Crociere poggia sempre più sul mondo digital e quello della tecnologia, come testimonia il lancio del primo “configuratore immersivo” in realtà virtuale. Conversando con Data Manager, Andrea Guanci, direttore marketing di MSC Crociere, in azienda da poco più di sei anni, spiega: «Abbiamo al nostro attivo molte success story in ambito digital, in particolare nell’ambito social media, che ci hanno spronato a innovare ulteriormente». Il riferimento è alle attività compiute sia su Facebook sia su Twitter, che hanno costituito casi interessanti di come il digitale può portare a ottimi risultati qualora sia usato in maniera innovativa. «Siamo stati i primi in Italia a lanciare un’offerta per una crociera solo ed esclusivamente su Facebook, con il risultato che l’intera nave si è riempita in pochi giorni, con una curva delle prenotazioni davvero impressionante» – racconta Guanci, sottolineando il rilevante impatto di quella azione «sia sul nostro business sia indirettamente su Facebook, che all’epoca era ancora visto come un social a carattere più ludico, a differenza di come è oggi». Per quanto riguarda Twitter, le iniziative realizzate nel quadro del progetto denominato “Nave dei giovani”, erano rivolte a ragazzi dai 18 ai 30 anni «con lo scopo di rivolgersi a un target più giovane, senza però prevaricare il nostro canale di vendita elettivo che è – e rimane – quello dell’agenzia di viaggio» – spiega Guanci.


#DigitaMarketing MSC, con il configuratore immersivo la crociera dei sogni diventa più reale – Andrea Guanci direttore marketing di @MSC_Crociere – @ADICO_mkt_sales
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STRUTTURA DEDICATA AI SOCIAL

Pure se pionieristiche, queste sono state le prime “incursioni” di un certo peso nell’area dei social, mentre oggi MSC Crociere si è dotata da tempo di una struttura di rilievo dedicata a questa importante area, che è molto ben presidiata, con numeri di sicuro interesse come una base di fan su Facebook che è intorno ai 4,5 milioni a livello mondiale, uno dei quali è in Italia. Al riguardo, Guanci sottolinea che si tratta di «una base di fan “reale”, come ci possiamo rendere conto dall’engagement e dalle condivisioni, che sono tuttora significative». In tutti questi casi – prosegue Guanci – si è trattato di «iniziative volte a utilizzare i nuovi canali di comunicazione digitali, ma la vera svolta innovativa si è avuta quando abbiamo deciso di utilizzare prima la realtà virtuale e successivamente la realtà aumentata per promuovere la nostra offerta: nel 2015 abbiamo partecipato all’Expo di Milano con una installazione di realtà virtuale, mentre nel 2016 abbiamo proposto il primo catalogo immersivo in realtà virtuale e nel 2017 anche di realtà aumentata per il mondo dei viaggi, riscontrando in entrambi i casi un ottimo successo». L’idea di fondo di quest’ultima iniziativa, basata su un’app chiamata MSC 360VR e disponibile per i sistemi operativi Apple e Android, era di «far vivere le pagine cartacee e far entrare il cliente, o il potenziale cliente, proprio dentro gli ambienti proposti» – racconta Guanci.

IL CONFIGURATORE IMMERSIVO

L’idea del 2016 si è evoluta ulteriormente con il primo “Configuratore immersivo” in realtà virtuale, realizzato in collaborazione con Samsung e Axed Group, lanciato a metà marzo a Milano, in occasione della presentazione dei programmi di MSC Crociere per i prossimi due anni. Si tratta di una novità assoluta nel settore viaggi, in quanto consente a chi utilizza il configuratore immersivo di essere proiettato all’interno di un MSC Store del futuro e di definire la propria crociera con i movimenti delle mani su uno schermo olografico, in maniera analoga a quanto faceva il protagonista del noto film “Minority Report” di qualche anno fa. Più in dettaglio, è sufficiente scaricare l’app gratuita MSC360VR, sia da App Store sia da Google Play e indossare il visore per la realtà virtuale: grazie a questo, le ambientazioni cambiano in base ai dettagli della crociera che vengono scelti. Per esempio, se si seleziona una cabina con balcone ci si ritrova all’interno di quella specifica cabina, e lo stesso avviene quando si seleziona una nave, una destinazione o un servizio a bordo: diventa così possibile capire fin da subito se le caratteristiche di servizio scelte corrispondono realmente alle aspettative ed eventualmente modificare la configurazione della crociera.


#DigitaMarketing ll configuratore immersivo di @MSC_Crociere come leva di #engagement per creare un’esperienza unica e personalizzata con i clienti a partire dal primo punto di contatto
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DA ABILITATORE A PRODOTTO

Il configuratore può essere utilizzato con i visori multimediali, come tipicamente gli Oculus Gear VR di Samsung o i meno sofisticati cardboard, oppure utilizzando semplicemente i dispositivi di cui già dispongono tutti, come smartphone, tablet o lo stesso pc. Non solo. Il configuratore sarà anche disponibile in versione per schermi touch, in modo da portare l’esperienza immersiva ovunque: prima di tutto nelle agenzie viaggio, e poi in aeroporti, stazioni e altri luoghi pubblici. «Abbiamo voluto creare uno strumento completamente innovativo, mai visto prima nel settore dei viaggi, che sia utile anche per gli agenti di viaggio, che possono avvalersi di un ulteriore supporto per raccontare la crociera a chi desidera ricevere informazioni, soprattutto se non ne ha mai fatta una in precedenza» – spiega Guanci. Una volta conclusa la visione in realtà virtuale, il configuratore invierà in automatico una mail contenente un riepilogo della crociera visualizzata, sotto forma di video-preventivo personalizzato, con immagini che mostrano l’itinerario con le principali destinazioni, nello stile del “video story telling” raccontato da una voce umana fuori campo, in grado di rivolgersi direttamente al cliente chiamandolo con il suo nome. «Anche questo fa parte della nostra strategia di “touchpoint experience”, volta a creare un’esperienza unica e personalizzata con i nostri clienti, a partire dal primo punto di contatto. Tutto questo è possibile grazie alle tecnologie digitali, che oggi, oltre a essere un potentissimo abilitatore, diventano sempre più un prodotto in se stesso» – conclude Andrea Guanci.


Investire in conoscenza

ADICO è l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing. Dal 1964, riunisce i
direttori di queste funzioni, imprenditori, area manager, consulenti per condividere i valori della professione, la crescita professionale, per valorizzare esperienze manageriali e creare relazioni commerciali per la crescita delle aziende. Le attività culturali ADICO prevedono un programma di tavole rotonde, seminari, workshop e incontri conviviali sulla attualità manageriale. Accademia ADICO offre corsi di formazione specialistica per i manager e i loro collaboratori, con docenti di alto profilo. Per informazioni: www.adico.it tel. 02.6704080.

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Savio, sistemi IT sempre monitorati con Würth Phoenix https://www.datamanager.it/2018/04/savio-sistemi-it-sempre-monitorati-con-wurth-phoenix/ Fri, 13 Apr 2018 13:19:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145763 Dopo aver adottato da tempo NetEye per le esigenze di IT system management, dall’anno scorso EriZone è diventata la scelta di elezione per il service desk Oltre un secolo di storia. Savio Macchine Tessili è un esempio di tradizione e innovazione industriale. Fondata nel 1911, la società ha vissuto numerose evoluzioni sia nell’assetto proprietario sia nei […]

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Dopo aver adottato da tempo NetEye per le esigenze di IT system management, dall’anno scorso EriZone è diventata la scelta di elezione per il service desk

Oltre un secolo di storia. Savio Macchine Tessili è un esempio di tradizione e innovazione industriale. Fondata nel 1911, la società ha vissuto numerose evoluzioni sia nell’assetto proprietario sia nei rami di attività, in seguito anche alle numerose acquisizioni. Oggi, nel business del gruppo, il Tessile mantiene un posto di rilievo. Savio rappresenta l’azienda di punta nel settore delle macchine per il finissaggio dei filati, operando a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di roccatrici automatiche, ritorcitoi a doppia torsione e filatoi a rotore, con stabilimenti produttivi in Italia, Cina e India. Con quartier generale a Pordenone, la società ha più di 400 persone in Italia e un fatturato vicino ai 350 milioni di euro. Dimensione globale, estrema flessibilità ed eccellenza produttiva rappresentano oggi più che mai i principali asset strategici di Savio, che ha portato l’azienda a realizzare un sistema produttivo evoluto in grado di rispondere in tempo reale alle richieste dell’industria tessile di tutto il mondo. «I tre diversi impianti produttivi siti in Italia, India e Cina, vengono visti come un business integrato anche a livello di sistemi informativi» – spiega a Data Manager ing. comm. Alessandro Marcuzzo, CIO di Savio, nel raccontare l’evoluzione avuta nel tempo anche nell’ambito IT.

GESTIONE COMPLETA

«Quando sono arrivato in azienda, poco meno di due anni fa, ho potuto constatare come la notevole crescita delle infrastrutture avutasi a partire dai primi anni 2000 avesse determinato la necessità di un accurato monitoraggio dei sistemi» – prosegue Marcuzzo. La soluzione scelta a suo tempo da Savio è NetEye di Würth Phoenix, società con sede centrale a Bolzano attiva nell’ambito dei servizi e della consulenza IT per ERP e CRM su base Microsoft Dynamics, oltre che nell’offerta di prodotti open source di IT management. Le ragioni della scelta di NetEye, che è stato adottato circa una decina d’anni fa, dopo un’attenta scelta che ha coinvolto nella valutazione anche altri prodotti della stessa fascia di mercato, risiedono in numerosi fattori, tra i quali anche quello di essere un prodotto open source che si è dimostrato molto valido e capace di evolvere nel tempo in base alle diverse esigenze. «Con NetEye possiamo gestire tutto l’inventario del parco macchine informatico aziendale» – spiega Marcuzzo, sottolineando che «di ogni nostro pc sappiamo tutto: per esempio, che sistema operativo ha e quali patch sono state installate, aspetto che rappresenta un elemento importantissimo ai fini della sicurezza. Ma non solo: abbiamo anche potuto gestire in breve tempo un’azione per eliminare il software obsoleto da tutti i dispositivi».


Gestione del parco macchine informatico e monitoraggio preventivo. @WuerthPhoenix ottimizza la sicurezza e l’assistenza nei 3 siti produttivi di #SavioMacchineTessili in Italia, India e Cina – #NetEye #EriZone
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MONITORAGGIO CONTINUO

Ma vi sono anche altri vantaggi derivanti dalla presenza di NetEye in azienda, soprattutto nell’ambito del monitoraggio dei sistemi e dei servizi, che permette di prevenire eventuali malfunzionamenti: «Prima ce ne accorgevamo solo dopo che si erano verificati, mentre con NetEye il monitoraggio preventivo, che tiene sotto controllo anche i nostri 150 server virtuali, ci permette di avere una sola persona attiva 24 ore al giorno, per coprire anche l’operatività nelle aree di India e Cina» – prosegue Marcuzzo. È anche a seguito di queste esperienze più che positive se Savio ha deciso lo scorso anno di adottare anche EriZone, la soluzione open source di Würth Phoenix dedicata all’IT service management. «La soluzione è perfettamente integrata con NetEye, e siamo molto soddisfatti perché possiamo gestire efficientemente le richieste di assistenza da parte degli utenti e amministrarle in modo organizzato, grazie anche al fatto che i dati di chi sta chiamando vengono ricavati automaticamente da NetEye» – conclude Alessandro Marcuzzo.

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Canon, gestione documentale e nuove applicazioni https://www.datamanager.it/2018/04/canon-gestione-documentale-e-nuove-applicazioni/ Fri, 13 Apr 2018 10:52:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145710 La gestione documentale alle prese con le nuove tecnologie: nell’evoluzione in atto, emergono paradigmi come il BPaaS e la RPA che promettono benefici interessanti Tra i tanti risvolti dell’ormai molto prossima scadenza del 25 maggio, data nella quale come noto diventa operativo il GDPR, cioè il nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati, […]

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La gestione documentale alle prese con le nuove tecnologie: nell’evoluzione in atto, emergono paradigmi come il BPaaS e la RPA che promettono benefici interessanti

Tra i tanti risvolti dell’ormai molto prossima scadenza del 25 maggio, data nella quale come noto diventa operativo il GDPR, cioè il nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati, ve ne sono di rilevanti anche per la gestione documentale. «Nell’affrontare questo tema, bisogna tenere ben presenti le complessità della tecnologia e soprattutto le sue crescenti trasformazioni, in quanto la gestione dei documenti, ai fini del GDPR, coinvolge un po’ tutte le funzioni aziendali e permette di rivedere le diverse politiche: si va dalla classificazione delle informazioni alla durata della loro conservazione, per non parlare dell’istituzione della figura del data protection officer, il DPO, che è vista anche come l’interfaccia verso le autority designate» – esordisce Giuseppe D’Amelio, director information management solutions & services di Canon Italia.

IL BLOCKCHAIN COME ABILITATORE

Nell’era della trasformazione digitale, emergono però paradigmi che consentono di affrontare questo e altri temi con approcci nuovi. È il caso, per esempio, della tecnologia blockchain, che «permette di rendere più agili transazioni che sono state concepite tanti anni fa» – fa notare D’Amelio, sottolineando che la blockchain è un «abilitatore di molte nuove frontiere, a cominciare dagli smart contract, ovvero i “contratti intelligenti”, costituiti da algoritmi e programmi software in grado di “leggere” sia le clausole concordate in fase contrattuale sia le condizioni operative nelle quali queste devono verificarsi, potendo poi auto-eseguirsi in maniera automatica una volta che i dati delle situazioni reali vengano a corrispondere ai dati previsti nelle condizioni e nelle clausole concordate».

RISVOLTI DA APPROFONDIRE

Questo è solo un esempio di come gli sviluppi in atto possono prendere direzioni del tutto nuove, portando semplificazione ma ponendo anche questioni nuove. Rimanendo nell’esempio della blockchain, «alcuni impatti sul GDPR sono tutti da approfondire, visto che per loro natura i dati delle blockchain sono pubblici, distribuiti e soprattutto non cancellabili, in quanto prevedono un’archiviazione a tempo indeterminato a garanzia della consistenza della catena: queste caratteristiche vanno contro il principio della obsolescenza e della necessità di avere una figura centrale di DPO previsti dal GDPR» – evidenzia D’Amelio. Non solo. «Gli stessi smart contract, basati su processi decisionali automatizzati, mostrano profili da approfondire in merito alle impugnazioni e contestazioni» – prosegue D’Amelio.


La #GestioneDocumentale alle prese con le nuove tecnologie: emergono paradigmi come il #BPaaS e la #RPA che promettono benefici interessanti – Giuseppe D’Amelio @CanonBusinessIT
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L’ORA DEL BPAAS E DELLA RPA

La trasformazione tecnologica in atto si riflette anche nell’offerta di soluzioni e di servizi, sempre più improntata all’automazione e alla standardizzazione, con benefici crescenti per i clienti. Non a caso, rivela D’Amelio, «Canon sta investendo molto per abilitare la propria offerta a gestire questi nuovi scenari, innanzitutto partendo dalla migrazione dei servizi di business process outsourcing verso il BPaaS, ovvero verso il BPO in modalità as-a-Service, basato su uno stack cloud e multitenant in grado di garantire una offerta di servizio atomica e standardizzata. Allo stesso tempo, si guarda con un occhio di riguardo alla robotic process automation (RPA), per ottimizzare le nostre operazioni interne e predisporci a nuovi modelli di business emergenti, come la gestione degli smart contract di cui abbiamo parlato prima. Questo significa riduzione dei costi e degli errori associati ai processi ad alta intensità di lavoro».

UN PASSO IN AVANTI

Su queste nuove iniziative, Canon sta già riscontrando un ottimo livello di interesse, ma «non si tratta di interesse solamente tecnico o per pura curiosità, quanto di un interesse di tipo fattivo, analogamente a quanto è successo a suo tempo con il cloud: oggi, i paradigmi IaaS e SaaS sono perfettamente acquisiti, e il BPaaS è solo un passo ulteriore, dove l’assunto di base è quello della standardizzazione. Una volta individuate le aree più standardizzabili, si possono cogliere i benefici in termini di minori costi, maggiore integrazione e accesso a infrastrutture più performanti» – conclude Giuseppe D’Amelio.

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Schneider Electric, la trasformazione digitale dell’energia https://www.datamanager.it/2018/04/schneider-electric-la-trasformazione-digitale-dellenergia/ Mon, 09 Apr 2018 10:15:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145299 All’Innovation Summit di Parigi, lo specialista dell’energia e dell’automazione fa il punto sui trend e sulle innovazioni per rendere possibile un futuro sempre più sostenibile e digitale Parigi – Energy management e trasformazione digitale. La convergenza tra questi due mondi è andata in scena nella capitale francese a inizio aprile, in occasione dell’Innovation Summit organizzato […]

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All’Innovation Summit di Parigi, lo specialista dell’energia e dell’automazione fa il punto sui trend e sulle innovazioni per rendere possibile un futuro sempre più sostenibile e digitale

Parigi – Energy management e trasformazione digitale. La convergenza tra questi due mondi è andata in scena nella capitale francese a inizio aprile, in occasione dell’Innovation Summit organizzato da Schneider Electric. Lo specialista globale dell’energia e dell’automazione ha voluto fare il punto sulle sfide e sulle opportunità poste dalla nuova era digitale, richiamando nei padiglioni di Paris Expo Porte de Versailles oltre 5.000 persone tra clienti e partner, provenienti da più di 80 paesi, in una due giorni caratterizzata da numerosi spunti di interesse, e conclusa idealmente con la Maratona di Parigi dell’8 aprile (curiosamente nella stessa giornata in cui analoghe competizioni si svolgevano sia a Milano sia a Roma), di cui Schneider Electric è sponsor principale da sei anni di seguito. Una sponsorizzazione che ha più di un significato, dato che più del 10 per cento dei 55.000 partecipanti alla Maratona sono dipendenti, partner e clienti della società, per un totale di quasi 5.900 persone, e che 200 dipendenti di Schneider Electric hanno preso parte all’organizzazione della gara “su base esclusivamente volontaria”, come ha tenuto a sottolineare la società. In ogni caso, l’Innovation Summit di Parigi rappresenta di gran lunga il più importante tra le altre 20 edizioni analoghe dell’evento, organizzate dalla società in tutto il mondo, ma forse non potrebbe essere altrimenti, visto che il quartier generale di Schneider Electric è situato proprio alle porte della capitale francese, anche se l’azienda ha una presenza globale scandita da un fatturato totale vicino a 25 miliardi di euro e un organico di circa 160.000 persone in oltre 100 paesi.

Business italiano

Una parte non secondaria del business di Schneider Electric è anche in Italia, come ha spiegato in una conversazione con Data Manager Davide Zardo, vice president Divisione IT di Schneider Electric Italia: “Nel nostro Paese sono presenti alcuni impianti produttivi e cinque centri di eccellenza, che apportano competenze dall’Italia verso il resto del mondo, oltre a una parte di Ricerca & Sviluppo, che ci vede impegnati in prima linea nel realizzare soluzioni in grado di affrontare al meglio le nuove sfide del mercato. Per esempio, nell’ambito dei data center, l’esplosione dell’IoT sta determinando una crescente necessità di avere un’elaborazione locale dei dati, con lo sviluppo di data center edge, di prossimità, di dimensioni meno grandi e con maggiore connettività e affidabilità”.

Piattaforma articolata

L’evento di Parigi, il cui motto di fondo era “Powering digital economy”, non ha tradito le attese, mostrando i diversi modi in cui le aziende possono essere più efficienti e più competitive in uno scenario nel quale anche la gestione dell’energia sta subendo numerosi cambiamenti, e illustrando, anche con l’ausilio di uno showcase di oltre 5.000 metri quadrati, l’Innovation Hub ospitato all’interno dell’evento, l’ampia gamma di soluzioni messe a disposizione da Schneider Electric, e riunite sotto il cappello unificante della piattaforma EcoStruxure, che è oggi “impiegata in oltre 480.000 installazioni, con il supporto di più di 20.000 system integrator, per connettere circa un milione e mezzo di asset”, come ha evidenziato la società. Inaugurando i lavori, Jean-Pascal Tricoire, Chairman e CEO di Schneider Electric, ha sottolineato che “siamo stati primi a credere nella convergenza tra energia e tecnologie digitali, per rendere maggiormente efficiente la gestione di reti che sono ogni giorno più complesse”, spiegando che questo è di grande importanza in uno scenario dove l’energia elettrica è destinata a essere ancora protagonista, anche alla luce di previsioni come quelle che vedono nell’IT il maggiore utilizzatore di energia entro il 2030, oppure le auto a trazione elettrica rimpiazzare il 50 per cento di quelle a combustibili fossili, sempre entro il 2030.

Novità di rilievo

Di fronte a questi scenari, più vicini di quanto possa sembrare in un primo momento, Schneider Electric si è da tempo attrezzata, “anche grazie alle importanti acquisizioni effettuate nel corso degli ultimi anni e alle numerose partnership di rilievo”, come ha tenuto a ribadire Jean-Pascal Tricoire rispondendo a una domanda di Data Manager, e oggi può schierare un’offerta articolata attorno alle diverse declinazioni della piattaforma EcoStruxure, sempre più essenziale per rendere possibile un nuovo modello di energia che permette a edifici, industrie e intere città un utilizzo più efficiente delle risorse, garantendo così una maggiore profittabilità degli investimenti. Le novità più rilevanti annunciate nel corso dell’evento di Parigi hanno riguardato in particolare tre ambiti: EcoStruxure Power, la piattaforma IoT e di distribuzione dell’elettricità; EcoStruxure Building, dedicata alla gestione degli edifici; e infine EcoStruxure Asset Advisor, l’applicazione di monitoraggio degli asset che ha ricevuto un nuovo servizio predittivo data driven e basato su cloud, operante 24 ore su 24, per assicurare la business continuity nella distribuzione dell’energia e soprattutto nei data center.

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IDC, il software defined in primo piano https://www.datamanager.it/2018/04/idc-il-software-defined-in-primo-piano/ Wed, 04 Apr 2018 09:26:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144965 La digital transformation passa sempre più dalle nuove architetture definite dal software, in ambito computing come in quello dello storage e del networking, ha sottolineato una conferenza sul tema organizzata da IDC a Milano a fine marzo Non c’è dubbio: l’architettura di tipo software defined è sempre più la scelta ideale per le nuove esigenze […]

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La digital transformation passa sempre più dalle nuove architetture definite dal software, in ambito computing come in quello dello storage e del networking, ha sottolineato una conferenza sul tema organizzata da IDC a Milano a fine marzo

Non c’è dubbio: l’architettura di tipo software defined è sempre più la scelta ideale per le nuove esigenze IT dettate dalla trasformazione digitale. Non solo per affrontare al meglio le crescenti quantità di dati da analizzare, ma anche per trarre il massimo vantaggio dalle risorse disponibili, rendendo più efficiente la loro integrazione. È quanto è emerso dall’evento Software Defined Everything Conference 2018, organizzato da IDC a fine marzo a Milano. Con il titolo “Verso l’azienda multicloud ready”, lo specialista in ricerche sul mercato dell’ICT ha fatto il punto sulla nuova era del data center, chiamando a raccolta utenti come Kuwait Petroleum Italia, CGT e Fiditalia, oltre ad alcuni dei principali vendor, come, tra gli altri, Lenovo, Injenia, Oracle e IBM.

Obiettivi in vista

In apertura di evento, Daniela Rao, TLC Research & Consulting Senior Director di IDC, ha illustrato i principali risultati di un’indagine condotta recentemente su un campione di un centinaio di aziende italiane con oltre 50 dipendenti, spiegando che “gli obiettivi che ci si propone di ottenere tramite le infrastrutture software-defined sono legati soprattutto a un maggior livello di sicurezza per il 36 per cento delle aziende, una sostanziale riduzione dei tempi di distribuzione delle applicazioni per il 26 per cento, una semplificazione delle operation per il 24 per cento, un abbattimento dei costi energetici per il 23 per cento, e infine una predisposizione sempre maggiore verso il multicloud per il 21 per cento delle aziende interpellate”.

Crescita interessante

Non a caso, le intenzioni di spesa delle aziende italiane, in base alle indagini IDC, indicano che gli investimenti dedicati alle architetture software-defined passeranno dai 350 milioni di euro del 2017 ai 500 del 2020: un incremento che vede in primo piano le componenti del Software Defined Storage e del Software Defined Networking, seguite da Software Defined Compute e Software Defined WAN. Si tratta di uno spostamento di focus analogo a quello che avviene su scala globale: IDC prevede infatti che entro il 2019 l’esigenza di maggiore agilità, semplicità e sicurezza spingerà le aziende che si stanno trasformando digitalmente a migrare oltre il 50 per cento dell’infrastruttura IT a un modello software defined, mentre già nel corso di quest’anno il 75 per cento dei nuovi acquisti in ambito data center sarà proprio influenzato dalle tecnologie software-defined in ambito computing, storage e networking.

Temi dominanti

Più in dettaglio, al centro delle intenzioni di adeguamento delle infrastrutture IT da parte delle aziende spiccano sempre più l’introduzione di sistemi convergenti e iper-convergenti, il crescente ricorso allo storage in cloud pubblico, al posto di San e Nas, e lo spostamento delle infrastrutture di tipo server in cloud pubblico. Si tratta di tendenze nette, che evidenziano un “deciso passaggio alla logica software defined e che fanno presagire un cambiamento significativo sul mercato, con una migrazione sempre più netta verso un modello IaaS in public cloud rispetto ai tradizionali data center on premise”, ha concluso Daniela Rao.


Le videointerviste ai protagonisti

Videointervista ad Alessandro De Bartolo, Country General Manager del Lenovo Data Center Group Italia


Videointervista ad Alessandro De Bartolo, Lenovo
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Videointervista ad Alessandro Chiarini, Direttore Cloud Computing & Innovation di Injenia


Videointervista ad Alessandro Chiarini, Injenia
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Videointervista a Raniero Ronchese, Manager of Storage & Software Defined Infrastructure di IBM Italia


Videointervista a Raniero Ronchese, IBM Italia
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Videointervista a Yari Franzini, Cloud Systems Country Leader di Oracle Italia


Videointervista a Yari Franzini, Oracle Italia
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La qualità del dato conta sempre più https://www.datamanager.it/2018/03/la-qualita-del-dato-conta-sempre-piu/ Mon, 26 Mar 2018 15:10:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144452 Nella piattaforma Talend Data Fabric vi sono già molte funzioni utili al GDPR Quello della conformità al GDPR, il regolamento europeo che come noto diventa applicativo a fine maggio prossimo, è un compito che chiama le aziende a riconsiderare numerosi aspetti. «Il GDPR riguarda anche i big data, in quanto i dati sensibili sono sparsi […]

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Nella piattaforma Talend Data Fabric vi sono già molte funzioni utili al GDPR

Quello della conformità al GDPR, il regolamento europeo che come noto diventa applicativo a fine maggio prossimo, è un compito che chiama le aziende a riconsiderare numerosi aspetti. «Il GDPR riguarda anche i big data, in quanto i dati sensibili sono sparsi ovunque in azienda, ed è anche per questo che la Data Integration assume un aspetto strategico», esordisce Antongiulio Donà, vice president sales Italia di Talend. Il settore del data management, quello in cui opera Talend, è sempre più centrale nelle strategie delle imprese, anche alla luce del fatto che nell’era della digital transformation i dati costituiscono il vero patrimonio delle aziende. È in questo scenario che «la nostra piattaforma Talend Data Fabric, che permette di gestire tutti i tipi di dato e che soprattutto fa dell’open source una caratteristica fondamentale, con tutti i lati positivi che questo comporta, a cominciare dall’assenza di lock-in verso il vendor, contiene in sé alcuni degli strumenti fondamentali che permettono alle aziende di affrontare le parti più spiccatamente IT della conformità al GDPR», prosegue Donà.

MetaData Manager e Master Data Manager

In sostanza, «i due strumenti principali sono MetaData Manager e il Master Data Manager: il primo gestisce i metadati e permette di sapere come e dove i dati sensibili sono presenti all’interno della piattaforma aziendale, mentre il secondo mostra il “Golden record”, come si chiama in gergo la migliore approssimazione globalmente vista del singolo cliente dell’azienda, che di norma è presente in più record, spesso non perfettamente uguali», sottolinea Donà, spiegando che prodotti di questo tipo sono «strategici in quanto permettono di evitare duplicazioni e arrivare a una maggiore qualità dei dati, anche se purtroppo i diversi owner dei dati in azienda si dimostrano talvolta restii a cedere il controllo».

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Data Preparation e Data Stewardship

Le aziende più innovative hanno già capito da tempo che l’owner dei dati deve essere unico, se si vuole sempre garantire che il dato sia il più possibile vero e pulito. A questo scopo, le funzioni di Data Preparation, che permette di vedere rapidamente tutti i dati, e di Data Stewardship, che consente di organizzare i dati in un ambito aziendale, sono già «presenti nella piattaforma Talend, e si rivelano molto utili in quanto consentono agli utenti di business presenti in azienda, che oggi sono sicuramente più evoluti rispetto al passato, di pulire e integrare i dati necessari alle loro analisi, senza dover “scomodare” l’IT e soprattutto senza modificare tali dati, mantenendone così la certezza, anche in conformità del GDPR», spiega Donà. «Non solo: con queste due componenti si possono anche generare i workflow utili a stabilire chi in azienda accede ai dati e fino a che livello di accesso può arrivare, anche questo in pieno accordo con le prescrizioni del GDPR», fa notare Donà. Infine, non va dimenticato un ulteriore elemento: «Il vero valore di queste funzioni contenute nella piattaforma Talend è che i costi di utilizzo sono sempre certi, in quanto non occorre comprare licenze aggiuntive per ciò che è già presente, e soprattutto quanto la nostra soluzione evita fin dall’inizio il rischio di lock-in su un determinato vendor», conclude Antongiulio Donà.

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IDC, i cinque volti della digital transformation https://www.datamanager.it/2018/03/idc-cinque-volti-della-digital-transformation/ Fri, 16 Mar 2018 09:41:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143769 La conferenza sul tema, organizzata da IDC a Milano a fine febbraio, ha identificato gli elementi principali di una digital transformation di successo, che non è uguale per tutte le aziende Ormai la trasformazione digitale è un processo consolidato. E il numero di chi la intraprende è in costante ascesa: otto aziende europee su dieci […]

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La conferenza sul tema, organizzata da IDC a Milano a fine febbraio, ha identificato gli elementi principali di una digital transformation di successo, che non è uguale per tutte le aziende

Ormai la trasformazione digitale è un processo consolidato. E il numero di chi la intraprende è in costante ascesa: otto aziende europee su dieci la considerano oggi una priorità strategica, evidenziano gli studi di IDC. Ma di pari passo crescono anche i rischi di affrontarla in maniera sbagliata. “È inutile aver implementato tecnologie o processi nuovi se poi si continua a eseguire le cose nello stesso modo in cui si faceva prima: la trasformazione digitale deve insistere su tutto l’ecosistema, sui fornitori, sul canale e sui clienti, che devono essere in grado di interagire con l’azienda”, ha infatti ammonito Sergio Patano, Senior Research and Consulting Manager di IDC Italia, in apertura dei lavori della IDC Digital Transformation Conference 2018, tenutasi a fine febbraio a Milano. Con il titolo molto suggestivo “Being Successful in Digital Business Transformation”, lo specialista in ricerche sul mercato dell’ICT ha fatto il punto su ciò che serve oggi per avere successo nella trasformazione digitale del business, chiamando a raccolta anche Demetrio Migliorati, Head of Blockchain Program di Banca Mediolanum, che ha tenuto un interessante keynote incentrato sui nuovi paradigmi del Fintech, e alcuni dei principali vendor, come, tra gli altri, Target Reply e Alcatel-Lucent Enterprise.

Guardare ai processi

Delineando i contorni del fenomeno trasformazione digitale in apertura di lavori, Sergio Patano ha osservato che “la trasformazione digitale non è solo tecnologie, ma anche rivoluzione nei processi di business, che prevedono cinque punti chiave della transformation: Leadership, ovvero la capacità di sviluppare e implementare una strategia per la trasformazione digitale del modello di business; Omni-experience, cioè orchestrare l’universalità dei canali digitali in modo coerente, per fidelizzare i clienti; Information, ovvero fare leva sulle informazioni per ottenere vantaggi competitivi che consentano all’azienda di rispondere rapidamente alle opportunità, prendendo decisione sempre informate; Operating Model, cioè rendere le business operation più efficaci e reattive, poggiando su prodotti, servizi, asset, persone e partner connessi digitalmente; e infine WorkSource, trasformando il modo in cui le aziende accedono ai talenti, li connettono tra loro e con l’intero ecosistema per generare valore”.

Approccio olistico

Per verificare come sono posizionate le aziende italiane su questi cinque aspetti, IDC ha svolto un’indagine in collaborazione con Assintel su un campione di 1.000 aziende, dalla quale è emerso un quadro non omogeneo, con punte positive negli ambiti Leadership e Information, controbilanciate però da livelli non ottimali nelle aree dei Modelli operativi e nella Worksource, dove, quasi paradossalmente, sembra messa meglio la pubblica amministrazione. Un altro elemento da tener presente, ha proseguito Patano, è che “oltre a essere di processo, la digital transformation ha natura olistica e soprattutto ‘disruptive’: non può non esserlo, in quanto deve portare a far competere con aziende che sono native digitali, e questo richiede una vera ristrutturazione, con una roadmap ben precisa”. Non solo: “la trasformazione digitale non può essere uguale per ogni singola azienda, ed è per questo che noi proponiamo un framework di riferimento che ogni azienda deve adattare alla propria realtà, guardando al proprio interno e comprendere quale parte dei loro sistemi legacy è ancora valida e quale invece è un freno all’innovazione”, anche perché “non si tratta di un percorso breve, in quanto deve portare le aziende lontane dal legacy e il più possibile vicine a quelle nate già digitali”, ha concluso Sergio Patano.


Videointervista a Marco Pasculli, Vice President Communications Business Engine di Alcatel-Lucent Enterprise


Videointervista a Marco Pasculli, Alcatel-Lucent Enterprise
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Videointervista a Gianguido Benelli e Daniele Bianchi, Target Reply


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