antivirus – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:37:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png antivirus – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il presidente USA 2020 sarà John McAfee https://www.datamanager.it/2018/06/il-presidente-usa-2020-sara-john-mcafee/ Wed, 06 Jun 2018 18:30:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149014 Il discusso fondatore della compagnia di sicurezza informatica ha confermato l’intenzione di candidarsi (ancora una volta) alle prossime elezioni americane Da un ransomware alla Casa Bianca. Il passo non è per nulla breve ma possibile, stando ai progetti di John McAfee. L’ex presidente dell’omonima compagnia di sicurezza informatica, dal 2011 al 2017 di proprietà Intel, […]

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Il discusso fondatore della compagnia di sicurezza informatica ha confermato l’intenzione di candidarsi (ancora una volta) alle prossime elezioni americane

Da un ransomware alla Casa Bianca. Il passo non è per nulla breve ma possibile, stando ai progetti di John McAfee. L’ex presidente dell’omonima compagnia di sicurezza informatica, dal 2011 al 2017 di proprietà Intel, aveva già provato la strada verso Washington senza successo. Eppure, il magnate e discusso personaggio, già protagonista di alcuni video particolari su YouTube (tra donne prorompenti e sostanze illecite), è certo questa volta di poter andare a segno, costruendo da qui al 2020 una campagna con i fiocchi.

Del resto, se c’è riuscito il tycoon Donald Trump non vi è motivo per non credere nella missione. L’uomo ha confermato via Twitter l’intenzione di candidarsi, sia all’interno del Libertian party che, eventualmente, da solo, con un proprio partito. Bufala o verità? Difficile dirlo ma forse è il momento di calmarsi con questa storia del sogno americano che rende tutto a portata di mano.

Cosa sappiamo

Anche perché al di là di tutti i possibili dubbi che circondano la vita di Trump, quella di McAfee è decisamente più complicata dal punto di vista legale. Nel mezzo di alcune indagini su traffico di sostanze e persino un omicidio avvenuto quando abitava in Belize, l’immagine dell’imprenditore non è così pulita. Eppure, proprio nella corsa alla candidatura nel 2015, aveva sfiorato di poco la nomination, piazzandosi secondo, nel partito Libertario, dietro a Gary Johnson, con l’8% dei voti.

L’obiettivo è migliorare tale percentuale, magari guadagnandosi un posto al Congresso così da portare in parlamento le sue idee innovative su protezione e sicurezza. Ricordiamo che la sua più recente iniziativa riguarda Redempion Unit, una criptomoneta sia virtuale che fisica, di cui si dovrebbe conoscere di più entro la fine di giugno.

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Ansaldo Energia sceglie Kaspersky Lab come partner per la sicurezza informatica https://www.datamanager.it/2018/02/ansaldo-energia-sceglie-kaspersky-lab-partner-la-sicurezza-informatica/ Fri, 23 Feb 2018 15:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142106 Kaspersky Lab è stata scelta da Ansaldo Energia come fornitore unico di soluzioni di sicurezza per proteggere sia l’intero parco server, fisico e virtuale, sia tutta la dotazione di dispositivi come PC e smartphone Android. Kaspersky Lab è stata selezionata grazie all’affidabilità delle sue soluzioni e alla flessibilità di implementazione. L’asset strategico di Ansaldo Energia […]

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Kaspersky Lab è stata scelta da Ansaldo Energia come fornitore unico di soluzioni di sicurezza per proteggere sia l’intero parco server, fisico e virtuale, sia tutta la dotazione di dispositivi come PC e smartphone Android. Kaspersky Lab è stata selezionata grazie all’affidabilità delle sue soluzioni e alla flessibilità di implementazione.

L’asset strategico di Ansaldo Energia è la proprietà intellettuale (IP), la cui protezione è un elemento cruciale per l’azienda. Turbine a gas, turbine a vapore, generatori, centrali elettriche chiavi in mano sono, infatti, tutti prodotti ad alto contenuto di conoscenza che è fondamentale proteggere nel modo più affidabile possibile.

Inoltre, Ansaldo Energia è una multinazionale con una struttura in continua evoluzione, infatti, solo nel 2016 ha assorbito 800 dipendenti, la maggior parte in Svizzera e in Florida, Stati Uniti. Ha quindi la necessità di avere un fornitore di sicurezza informatica in grado di gestire con flessibilità e semplicità cambiamenti rapidi e garantire gli stessi standard di qualità in ogni parte del mondo e a tutti i livelli della catena dei fornitori.

“L’integrazione delle tecnologie in seguito ad acquisizioni è un processo delicato. Kaspersky Lab, in quanto realtà multinazionale e dinamica, ci ha offerto un supporto decisivo in questa fase garantendo rapidità di esecuzione e la stessa qualità di sistemi e servizi per tutto il gruppo, permettendoci di continuare l’espansione internazionale mantenendo il controllo della sicurezza informatica centralizzato nel quartier generale di Genova, in Italia”, spiega Luca Manuelli, Chief Digital Officer and SVP Quality, IT & Process Improvement, Ansaldo Energia.

La suite Endpoint Security di Kaspersky Lab garantisce la protezione antivirus tradizionale, il controllo delle periferiche fisicamente connesse e una protezione dagli 0 day grazie all’uso di database in real time disponibili nel Cloud Kaspersky. Inoltre, permette di proteggere anche i dispositivi mobile, come smartphone e tablet, che vengono utilizzati da Ansaldo Energia per seguire gli impianti in costruzione o dai responsabili marketing o dai commerciali.

“Quello dell’energia è un settore strategico e necessita di un partner in grado di garantire protezione su più fronti. Ansaldo Energia opera in uno scenario in cui le minacce informatiche riguardano anche le infrastrutture critiche e Kaspersky Lab ha le competenze, le soluzioni e la professionalità per supportarlo Ansaldo Energia a fronteggiarle”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.

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Il divieto di Trump su Kaspersky è legge https://www.datamanager.it/2017/12/divieto-trump-kaspersky-legge/ Thu, 14 Dec 2017 19:30:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137381 La proposta è diventata legge: a tutti i sistemi militari e civili (di pubblico servizio) restano pochi giorni per disinstallare i software dei Lab e passare a soluzioni considerate più sicure Lo aveva detto già a settembre: entro 90 giorni porteremo via dai computer del governo tutti i programmi sviluppati dai Kaspersky Lab. E ora […]

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La proposta è diventata legge: a tutti i sistemi militari e civili (di pubblico servizio) restano pochi giorni per disinstallare i software dei Lab e passare a soluzioni considerate più sicure

Lo aveva detto già a settembre: entro 90 giorni porteremo via dai computer del governo tutti i programmi sviluppati dai Kaspersky Lab. E ora Trump ha convertito l’ammonimento in legge. A partire da fine dicembre, non potrà più esservi a bordo dei sistemi militari e civili (di pubblico servizio) alcun software antivirus e di protezione a marchio dell’azienda russa, dopo l’inchiesta che ha tentato di dimostrare le connessioni tra la compagnia di Eugene Kaspersky e i servizi segreti di Mosca.

Stando alle indagini dei federali, gli hacker al servizio del Cremlino (così vengono definiti i tecnici di Kaspersky) lavoravano per sfruttare falle e vulnerabilità create ad-hoc nei programmi per spiare le mosse degli ufficiali americani e i segreti più reconditi delle agenzie governative, come la già ben discussa National Security Agency.

Cosa succede

A ottobre, Kaspersky ha confermato la presenza di un proprio antivirus sul computer di un impiegato della NSA dal quale sarebbero stati prelevati file classificati nel 2014. A causa di un malware, il programma era stato disattivato e reso inerme. Il codice sorgente del virus, ottenuto dai ricercatori russi, è rimasto negli archivi di Kaspersky per un po’ di tempo a scopo di analisi. Qui punta il dito Washington: chi ci dice che lo stesso malware non sia stato sfruttato dall’agenzia per rubare altri contenuti?

Quanto basta per convincere Donald Trump a bannare del tutto i software in questione dai terminali in uso al governo e agli uffici amministrativi sparsi per il paese. Il reparto tecnico della Casa Bianca supporterà il passaggio ad altri sistemi, riducendo al minimo il periodo di assenza di protezione di ogni singola macchina che usava le soluzioni dei Kaspersky Lab.

La risposta dei russi

Ecco il comunicato di Kaspersky a seguito della decisione di Trump: “Kaspersky Lab esprime profonda preoccupazione sulla Section 1634 del National Defense Authorization Act for Fiscal Year 2018. Tutti i software, inclusi diversi prodotti più diffusi nei network governativi rispetto a quelli di Kaspersky Lab, possono contenere vulnerabilità sfruttabili da parte dei cyber criminali. Il Congresso ha affrontato nel modo sbagliato questa vicenda e l’analisi delle policy federali sulla provenienza delle soluzioni IT per stabilire quali miglioramenti, se possibili, il Congresso potesse applicare alle attuali autorità legali e amministrative per la protezione dai network governativi. Invece, il Congresso ha preso di mira Kaspersky Lab solamente sulla base della posizione geografica del suo headquarter, comportando un danno considerevole e irreparabile per l’azienda, i suoi dipendenti e i partner situati negli Stati Uniti. Kaspersky Lab sta valutando se sia appropriato intraprendere alcuna altra azione per proteggere i propri interessi. Nel frattempo, Kaspersky Lab continua a dare la priorità alla protezione dei propri clienti dalle minacce informatiche, indipendentemente dalla loro origine e dallo scopo, e alla collaborazione globale con la comunità di sicurezza IT per combattere il cybercrime”.

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Kaspersky spegne venti candeline e presenta Earth 2050, sul futuro delle minacce informatiche https://www.datamanager.it/2017/11/kaspersky-spegne-venti-candeline-presenta-earth-2050-sul-futuro-delle-minacce-informatiche/ Thu, 09 Nov 2017 14:43:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134786 Smart Cities, IoT e Connected cars le prossime sfide Vent’anni sul mercato. In un settore, quello della sicurezza informatica, dominato da marchi USA. Quella di Kaspersky Lab è una storia esemplare di successo. Iniziata come spesso accade con la decisione del suo fondatore Eugene Kaspersky di lasciare la società per la quale sviluppava antivirus per fondarne […]

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Smart Cities, IoT e Connected cars le prossime sfide

Vent’anni sul mercato. In un settore, quello della sicurezza informatica, dominato da marchi USA. Quella di Kaspersky Lab è una storia esemplare di successo. Iniziata come spesso accade con la decisione del suo fondatore Eugene Kaspersky di lasciare la società per la quale sviluppava antivirus per fondarne una propria. Gli inizi sono incoraggianti ma la prima affermazione importante arriva quando il suo software riesce, per primo, a debellare Chernobyl alias Spacefiller, un virus capace di infettare qualcosa come 60 milioni di computer sparsi per il mondo. E’ il 1998 e da quel momento la strada inizia a correre in discesa. Prendono il via i primi accordi di licenza del software di Kaspersky Lab – che all’epoca si chiamava AVP – con i produttori di antivirus tedeschi, finlandesi e giapponesi.

«Oggi sono ancora più di ottanta le aziende che installano il motore Kaspersky Lab dentro alle loro soluzioni di sicurezza» afferma Morten Lehn, general manager di Kaspersky Lab per l’Italia a margine della presentazione a Milano. Un’espansione che da allora non si è mai arrestata. Così come del resto il bisogno di sicurezza. Che oggi tocca tutti i settori. E riguarda tutti, ovunque, perché le minacce come il denaro non dormono mai. «Rispetto a 20 anni fa è cambiato tutto» riconosce Lehn. «Diverse le minacce, il loro numero e le aree su cui lavoriamo; non solo pc, smartphone, tablet. C’è la parte industriale, delle aziende e delle linee di produzione. E poi il mondo dell’internet delle cose e dei device connessi». Ma la sicurezza riguarda persino le missioni spaziali. Come quella a cui stanno lavorando gli scienziati della NASA per preparare il prossimo sbarco di un umano su Marte. Un progetto illustrato con dovizia di particolari da Chiara Cocchiara, System Operations Engineer di EUMETSAT ospite della serata. Che nel suo intervento a margine del progetto di simulazione di vita su Marte ha testimoniato l’importanza della security anche per i sistemi di programmazione e controllo delle missioni spaziali. Una sicurezza con proprie peculiarità, codificata scientificamente. Ma con molti punti di contatto con i problemi che assediano le organizzazioni, alla prese ogni giorno con malfunzionamenti di rete, attacchi DDoS, accessi non autorizzati ai sistemi, di cui la stessa Cocchiara è stata testimone.

Torniamo con i piedi per terra. «Il malware è in silicio» ha affermato Marco Forneris, CTO di Octo Telematics, ricordando alla platea come il pericolo di un’intrusione nociva possa annidarsi in un qualsiasi componente hardware, perché progettato e fabbricato con questo scopo. In tutto questo, Kaspersky Lab vuole continuare a ricoprire un ruolo da protagonista. Com’era nelle intenzioni di Eugene Kaspersky quando vent’anni fa iniziò la sua avventura. Che l’ha portato a raggiungere una platea sterminata di clienti, 400 milioni in tutto il mondo, impiegando oltre 4000 collaboratori di cui più di un terzo ricercatori. «Circa 1400 persone che si occupano a tempo pieno di Ricerca e Sviluppo» afferma Lehn. «Specialisti che lavorano per analizzare le minacce, prevedere la loro evoluzione, sviluppare nuovi progetti».  Come quello di un sistema operativo made in Kaspersky, richiamato anche ieri dagli speaker della squadra del vendor. Un progetto sviluppato in totale autonomia, non basato su Linux, sul quale stanno convergendo – è lecito supporre – ingenti risorse. Che dimostra altresì tutta la lungimiranza del Gruppo.

La stessa che anima il progetto multimediale Earth 2050, uno spazio virtuale dentro al quale stanno confluendo pareri autorevoli di scienziati, politici, futurologi; ma allo stesso tempo una palestra aperta alla discussione e al contributo di chiunque si senta di esprimere un’opinione su quelli che saranno gli sviluppi sociali e tecnologici nei prossimi 30 anni. Un esercizio che – si augurano i promotori – ci porterà a vedere in maniera più nitida l’evoluzione delle minacce informatiche. «Un team che non ha eguali». Esattamente come quello italiano. «Il migliore in Europa» secondo Lehn. «Il nostro percorso qui è stato un successo senza paragoni. Spesso l’Italia è stata il banco di prova di iniziative rivelatisi successi planetari». Come quello che nel 2009 ha portato Kaspersky prima a sponsorizzare e poi a diventare fornitore tecnico di Ferrari. Un’intuizione di successo replicata di recente dal vendor russo con le sponsorizzazioni in Formula4 e FormulaE.

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G Data: i vantaggi di Total Control Business come soluzione completa di cybersecutiy https://www.datamanager.it/2017/10/g-data-vantaggi-total-control-business-soluzione-completa-cybersecutiy/ Thu, 26 Oct 2017 09:40:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133879 Non solo tutela del dato ma anche monitoraggio dell’intera rete, tramite strumenti predittivi e comportamentali. Il tutto accompagnato da percorsi di educazione alla protezione informatica Sono oramai tante le soluzioni di sicurezza digitale pensate per le aziende. Che si tratta di PMI o grandi compagnie, i player principali sanno come approcciare problematiche complesse, che vanno […]

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Non solo tutela del dato ma anche monitoraggio dell’intera rete, tramite strumenti predittivi e comportamentali. Il tutto accompagnato da percorsi di educazione alla protezione informatica

Sono oramai tante le soluzioni di sicurezza digitale pensate per le aziende. Che si tratta di PMI o grandi compagnie, i player principali sanno come approcciare problematiche complesse, che vanno dal classico rischio di infezione via malware agli accessi poco controllati dei dipendenti, sia da dispositivi professionali che personali. Eppure pochi, forse nessuno, aveva mai pensato di proporre una protezione a 360 gradi, che riguardasse non solo la cybersecurity in sé ma il complesso sistema di gestione di una rete enterprise.

Total Control Business di G Data si pone proprio un obiettivo del genere. “Per noi questo è un anno importante perché siamo entrati ancora più in sintonia con le esigenze pratiche dei nostri clienti, dalle piccole e medie imprese alle big company – ci dice in occasione di Smau Paola Carnevale, Sales & Channel Manager di G Data – come le release 2018 dei nostri principali prodotti, Total Control riesce a contrastare le più recenti minacce informatiche ma non solo. La piattaforma è molto più di un antivirus perché consente di avere una visione a 360 gradi di ciò che succede in un network, dal controllo della flotta mobile (anche BYOD) alle policy in esecuzione per gruppi di utenti e singoli operatori, così da avere una personalizzazione completa e funzionale. Il beneficio di una manutenzione ampia è evidente, soprattutto se si considera che alla base vi è una soluzione nativa che integra già di suo molte opzioni oggi fondamentali per proteggere un business e il suo oro principale, i dati”.

“G Data crede molto nell’avanzamento tecnologico delle suite di sicurezza ma anche nell’affiancamento di queste a percorsi di educazione mirati, che facciano capire quanto la protezione di computer e dispositivi connessi sia un processo e non solo una voce di costo nel bilancio”. Una delle novità più interessanti di Total Control Business è il sistema anti-ransomware proattivo e comportamentale, che ha lo scopo di riconoscere in anticipo le falle e le vulnerabilità sfruttabili, anche zero-day, prima che diventino letali e infettino macchine e reti.

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Kaspersky: operazione trasparenza dopo il Russiagate https://www.datamanager.it/2017/10/kaspersky-operazione-trasparenza-russiagate/ Mon, 23 Oct 2017 17:30:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133586 Dopo le accuse di aver favorito lo spionaggio russo ai danni degli USA, Kaspersky sottoporrà il suo codice sorgente a un esame indipendente Kaspersky Lab deve riconquistare la fiducia di utenti e istituzioni dopo il suo coinvolgimento nel caso Russiagate. L’azienda di sicurezza è stata accusata di aver favorito lo spionaggio di Mosca ai danni […]

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Dopo le accuse di aver favorito lo spionaggio russo ai danni degli USA, Kaspersky sottoporrà il suo codice sorgente a un esame indipendente

Kaspersky Lab deve riconquistare la fiducia di utenti e istituzioni dopo il suo coinvolgimento nel caso Russiagate. L’azienda di sicurezza è stata accusata di aver favorito lo spionaggio di Mosca ai danni degli Stati Uniti permettendo ai suoi hacker di infiltrarsi tramite i suoi antivirus. Sebbene Kaspersky affermi che non ci siano prove di questo utilizzo illecito dei suoi software, ha comunque voluto lanciare una “Global Transparency Initiative” basata su tre diverse operazioni.

Innanzitutto al controllo del codice sorgente previsto per il primo trimestre del 2018 verrà affiancato un ulteriore esame da parte di un ente indipendente. Quest’ultimo si occuperà di valutare anche le modalità di analisi aggiuntive sulla protezione dei dati. Entro il 2020 verranno inoltre realizzati dei “Centri per la trasparenza” in Asia, Europa e Stati Uniti per raccogliere le segnalazioni sul tema della sicurezza da parte di clienti, partner e governi. Infine, Kaspersky ha aumentato a 100mila dollari il premio per chi troverà bug e vulnerabilità nei suoi antivirus.

“La balcanizzazione di Internet non giova a nessuno tranne che ai cybercriminali. La ridotta collaborazione tra Paesi aiuta i cattivi. – ha dichiarato il CEO Eugene Kaspersky – Dobbiamo ristabilire la fiducia nei rapporti tra aziende, governi e cittadini. Ecco perché lanciamo questa iniziativa: vogliamo mostrare che siamo completamente aperti e trasparenti. Non abbiamo niente da nascondere”.

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Endpoint protection e network security https://www.datamanager.it/2017/10/endpoint-protection-network-security/ Mon, 23 Oct 2017 15:32:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133604 Tecnologie di rete, cloud, intelligenza artificiale e una gestione più unificata per passare da un approccio reattivo a uno più analitico. Si rinnova così l’offerta dei vendor grazie all’arrivo di nuovi competitor e alla domanda di nuove soluzioni. La difesa dell’endpoint è in molti casi la sola misura di sicurezza in campo. Il processo di […]

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Tecnologie di rete, cloud, intelligenza artificiale e una gestione più unificata per passare da un approccio reattivo a uno più analitico. Si rinnova così l’offerta dei vendor grazie all’arrivo di nuovi competitor e alla domanda di nuove soluzioni. La difesa dell’endpoint è in molti casi la sola misura di sicurezza in campo. Il processo di incorporazione di funzionalità aggiuntive determina l’estensione delle piattaforme EPP. Tempi duri per il firewall fisico, che però rimane pietra angolare e genera il fatturato più alto dell’intero comparto

 

In molti casi, la difesa dell’endpoint è la prima e unica misura di sicurezza che professionisti e piccole imprese scelgono di mettere in campo. Vincoli di budget, mancanza di competenze, scarsa consapevolezza sono tare pesanti che affliggono le micro-realtà produttive del Paese. Anche nelle organizzazioni più strutturate tuttavia la protezione dell’endpoint – pur all’interno di moduli di sicurezza avanzati – rappresenta uno strato (layer) importante della loro complessa architettura di sicurezza. La protezione dell’endpoint è demandata a soluzioni EPP (endpoint protection platform), che comprendono un set di partenza di funzionalità (protezione antivirus, antimalware, per la navigazione web, firewall), oltre a moduli di data loss prevention, encryption, gestione delle passoftwareord, distribuzione delle patch e molte altre ancora. L’offerta di soluzioni è molto ampia. Tutti i vendor hanno a catalogo prodotti specifici per professionisti e piccole imprese. La maggior parte dei prodotti indirizzati a questo target di clienti richiedono competenze IT davvero minime. Le soluzioni sono commercializzate sia per user sia per device. Le licenze d’uso in genere prevedono un anno di aggiornamenti al software e supporto/assistenza tecnica. Tuttavia, molti vendor contemplano la possibilità di stipulare contratti più lunghi. Alcuni vendor assegnano alla categoria midsize business tagli di licenze fino a 999 postazioni. Numeri troppo grandi per le dimensioni del tessuto produttivo del nostro Paese. Uno scollamento che in qualche caso spiega i suoi effetti negativi sul prezzo finale della licenza, più alta rispetto ad altri paesi europei. I prezzi di vendita possono variare anche sensibilmente da vendor a vendor. Ma anche tra tipologie di prodotti dello stesso vendor. Come avviene in quasi tutti i settori commerciali, il numero di licenze acquistate determina il prezzo finale. In questo quadro, la tendenza – soprattutto nell’offerta destinata a professionisti e PMI – è verso una contrazione dei prezzi, alimentata dalla forte concorrenza e dall’ampliarsi del numero di vendor che offre soluzioni free. Brand come Avira e Avast sono stati tra i primi a fare questa scelta. E anche leader affermati come Sophos e più di recente Kaspersky hanno deciso di percorrere questa strada.


#EPP Marco D’Elia @SophosItalia Soluzioni #consumer con funzionalità molto sofisticate
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«Sophos da anni mette a disposizione un prodotto antivirus gratuito, destinato al mondo consumer che include alcune funzionalità molto sofisticate, rare da trovare in prodotti antivirus gratuiti» – ci dice Marco D’Elia, country manager di Sophos Italia. La soluzione Kaspersky Free da poco lanciata in USA, Canada e alcuni paesi asiatici offre una protezione di base per email e navigazione web ed è dotata di aggiornamenti automatici e funzione di quarantena. «A ottobre – come ci conferma Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab – arriverà anche in Italia». Qualche altro grande nome potrebbe scegliere di imboccare questa strada. Ma è probabile che almeno per i prossimi tre o cinque anni la maggior parte dei vendor continuerà a farsi pagare per l’utilizzo delle proprie soluzioni. «Il rilascio di una soluzione antimalware non si esaurisce con la vendita» – rileva Gastone Nencini, country manager di Trend Micro. «Al contrario. C’è tutta una serie di servizi a supporto – assistenza, aggiornamento, ricerca e sviluppo – che bisogna finanziare». La totalità delle piattaforme EPP disponibili sul mercato supporta Microsoft Windows. Più rara almeno sino a qualche anno fa, l’estensione della protezione alle maggiori distribuzioni Linux. Oggi però, tutti i maggiori vendor dispongono di soluzioni progettate per i sistemi UNIX/Linux. «Sophos Antivirus per Linux fornisce moduli di supporto pre-compilati per una vasta gamma di distribuzioni e kernel Linux, comprese le versioni a 64 bit» – ci dice D’Elia di Sophos. Allo stesso modo, si allarga anche l’offerta di soluzioni che supportano in un’unica suite sia lato desktop (Windows, Mac e Linux) sia mobile (IoS e Android).


#EPP Morten Lehn ‪@KasperskyLabIT‬ La soluzione #Free da ottobre anche in Italia
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«È l’IT a chiedere che i dispositivi mobili possano essere gestiti allo stesso livello con cui oggi vengono governati i pc. Distribuendo cioè i software su questi oggetti in maniera automatica e proteggendoli all’interno di un’area isolata dal resto del dispositivo» – spiega Antonio La Rosa, head of IM B2B di Samsung Electronics Italia. «KNOX si integra nella piattaforma di sicurezza Mobile 7 enterprise mobile management solution, la nostra soluzione di sicurezza per dispositivi Mobile, IoT e pc portatili, disponibile attraverso la piattaforma di gestione integrata Sophos Central». L’idea di una visione allargata della protezione emerge anche nell’approccio adottato da altri vendor. «La nuova sfida sono le superfici estese» – conferma Antonio Pusceddu, country sales manager e corporate sales di F-Secure. «La nostra proposta è Radar, una soluzione di vulnerability management che proprio in una logica IoT, mappa tutti gli indirizzi IP della rete aziendale, fino a comprendere telecamere di sorveglianza, dispositivi di lettura badge, lettori di bar-code, stampanti e così via. Qualsiasi strumento collegato alla rete aziendale. Per ognuno di questi oggetti Radar è in grado di diagnosticare le rispettive vulnerabilità e proporre all’IT la soluzione di fixing più adatta a ciascuno». Per quanto riguarda l’amministrazione delle soluzioni, la modalità prevalente è la gestione mediante una console centrale installata su un server dedicato con l’agent installato sull’endpoint. Tuttavia, sempre di più i vendor prevedono la gestione via cloud. Un approccio dettato dalla rapida diffusione in Italia del cloud.  «L’architettura di rete delle aziende sta conoscendo una trasformazione senza precedenti. Che le porta sempre di più a spostarsi verso piattaforme di public o private cloud. Questa migrazione fa sì che le aziende sempre di più richiedano agilità, flessibilità e aumento delle performance alle soluzioni di sicurezza. Ma senza per questo incidere negativamente su aspetti quali la gestione e la configurazione» – afferma Filippo Monticelli, regional director di Fortinet. Un trend irreversibile secondo alcuni. Su cui però Giulio Vada, country manager di G DATA invita le aziende a prestare maggiore attenzione. «Riconosciamo gli effetti benefici sulla sicurezza del cloud, ma lo spostamento della gestione delle soluzioni di sicurezza non è a nostro parere un approccio adatto proprio a tutti. Infatti, se possiamo essere ragionevolmente sicuri di una certa contrattualità con i grandi – IBM, Microsoft, Amazon – lo stesso non può dirsi con tutti gli operatori del settore. Anche per questo, al nostro target, le piccole e medie imprese, preferiamo proporre soluzioni on premise. Aperte comunque anche al cloud» – afferma Vada.


Gastone Nencini ‪@TrendMicroItaly‬ Una soluzione #antimalware non finisce con la vendita
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LUNGA VITA AL FIREWALL

Quello dei firewall è il mercato che genera più fatturato nell’intero comparto sicurezza. Rientrano in questo segmento tutti i firewall, siano essi fisici che virtuali, rivolti a professionisti, piccole e medie aziende come gli  unified threat management device (UTM), e i next-generation firewall (NGFX), il cui target d’elezione sono le grandi organizzazioni. Le piattaforme UTM di norma comprendono le seguenti funzionalità: firewall, intrusion prevention system (IPS), remote access, secure web gateway, secure email gateway. Ma è un fatto che anche in questo segmento, i vendor UTM continuino ad aggiungere nuove funzionalità alle loro piattaforme, superando spesso il confine entro il quale in genere si delimitano queste soluzioni da altre di network security. Incorporando IPS (intrusion prevention systems), application inspection and control, SSL/SSH inspection, website filtering, quality of service/bandwidth management, funzionalità almeno sino a qualche tempo fa associate ai dispositivi NGFW. In questo segmento, i prodotti coprono un vasto spettro che va dal supporto alle reti di tutte le dimensioni ed estensioni (uffici periferici compresi), ai data center multitiered demilitarized zone (DMZ), fino agli ambienti virtualizzati e al public cloud.


#sicurezzaIT #IoT Antonio La Rosa ‪@SamsungItalia‬ Una visione allargata della protezione
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Di regola quando si acquista un prodotto si riceve una copia del software e una licenza d’uso. Quindi in realtà non si acquista un software — la proprietà rimane infatti al vendor – ma un set di diritti limitati dai termini e condizioni (T&C) della licenza. Tutti i prodotti NGFW sono licenziati per dispositivi fisici. Spesso feature aggiuntive richiedono licenze ad hoc. Con prezzi che variano ovviamente in base all’hardware e al contratto di servizio che si stipula. Differenze di prezzo anche marcate sussistono tra vendor così come tra gli stessi prodotti che compongono il loro portfolio. Le strutture di prezzo possono essere sia rigide (una licenza per user) sia molto articolate. A fronte di un’estrema varietà di politiche di pricing, le versioni di base delle soluzioni presentano in genere prezzi chiari, unici e abbastanza simili tra loro per le soluzioni entry level. Le licenze in genere sono vendute sulla base di annualità di contratto (da uno a cinque anni). Come per gli endpoint, più aumenta il numero di user per i quali si richiede una licenza e più alte sono le possibilità di ottenere sconti. Nonostante sulla carta UTM e NGFW si rivolgono a target diversi, le differenze tra queste categorie di dispositivi sono oggi al minimo. Le principali funzionalità sono comuni a entrambe le classi di prodotto. Forse, la sola tangibile differenza riguarda i rispettivi throughput ratings: più bassi in genere per gli UTM (e per questo sono indirizzate in prevalenza verso le PMI), mentre i dispositivi che offrono un throughput più alto, tipicamente commercializzati come NGFW, sono indirizzati prevalentemente alle organizzazioni più grandi.


#sicurezzaIT Antonio Pusceddu @FSecure_IT La nuova sfida sono le superfici estese
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EPP UN SEGMENTO IN CONTINUA TRASFORMAZIONE

Il mercato delle soluzioni di EPP offre un interessante spaccato delle attuali tendenze nel campo dell’information security. Soprattutto per la sua dinamicità, caratterizzata dalla presenza di una folta schiera di attori, in grado di offrire una valanga di soluzioni e di determinare un’estrema variazione dei confini del segmento. Differenze accentuate anche dall’arrivo di nuovi attori in grado di rompere lo status quo, soprattutto nel segmento enterprise, attraverso l’apporto di nuove soluzioni fortemente innovative. «Alcuni di questi nuovi prodotti di sicurezza rimpiazzeranno le tradizionali soluzioni signature-based. Vendor affermati stanno imparando a fare i conti con questi nuovi attori e in alcuni casi stanno già ingaggiando un’aspra competizione che li sta spingendo ad aggiornare il proprio portafoglio prodotti, eliminando – o fortemente limitando – la componente signatureless nella detection delle minacce avanzate» – come ci spiega Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia. L’estrema dinamicità del comparto è sottolineata con una battuta da Vada di G Data: «Amo definire questo segmento un mercato a concorrenza quasi perfetta. Ipercompetitivo. Nel quale trovano posto e ragion d’essere una pletora di attori diversi. Dai blasonati storici, che detengono le quote di mercato più importanti, agli incumbent, di ogni forma e dimensione, tra i quali ci siamo anche noi di G Data». Una prima barriera in via di dissoluzione per esempio è quella tra le soluzioni di EPP e di endpoint detection and response (EDR). Funzionalità che il mercato richiede in un’unica piattaforma. Tuttavia, il dilatarsi di nuove funzionalità assume contorni molto più ampi. Da qualche tempo, è in atto una vera e propria corsa da parte dei vendor a integrare nelle loro soluzioni EPP/EDR (oltre ai moduli di protezione antivirus e antimalware, il firewall, la protezione per la navigazione web) feature più avanzate di encryption, gestione delle passoftwareord, distribuzione automatizzata di patch e aggiornamenti, scansione delle vulnerabilità.


#sicurezzaIT Filippo Monticelli @Fortinet Agilità, flessibilità e aumento delle performance
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Altri vendor ancora arrivano a incorporare funzionalità di online backup, mobile device management (MDM). Tanto che sono in molti a prevedere che in un futuro non troppo lontano, segmenti di mercato oggi separati come data loss prevention (DLP) ed enterprise mobility management (EMM) saranno assorbiti dalle soluzioni di EPP, esattamente come in passato è avvenuto con i personal firewall e gli antispyware. Questo processo fa sì che le piattaforme di EP siano sempre più estese. Una dinamica che spinge fortemente in direzione di una trasformazione del segmento. Anche in termini di crescita. «Secondo IDC, il mercato crescerà a livello worldwide fino a raggiungere un fatturato superiore ai 10 miliardi di dollari entro il 2020, con un CAGR (compound annual growth rate) pari al 3,4 per cento per il quinquennio 2016-2020» – ci dice Daniela Rao di IDC Italia. Un cambio di rotta a tutto vantaggio di aziende e organizzazioni. «In passato, abbiamo affrontato diversi problemi di sicurezza spesso in modo separato, appoggiandoci a singole soluzioni che risolvevano verticalmente alcune problematiche. Anche per la complessità delle stesse» – afferma Luca Bechelli, membro del comitato tecnico scientifico di CLUSIT, l’associazione italiana per la sicurezza informatica. «Sebbene in realtà l’approccio non fosse così rigidamente settoriale, soprattutto da parte dei player maggiori, è certamente vero che i maggiori benefici derivanti dalle soluzioni di sicurezza, oggi ci arrivano attraverso un supporto end-to-end alle azioni sviluppate dall’utente sul computer». Anche secondo Stefano Volpi, country manager di Symantec, il dato dal quale occorre partire è la richiesta di una sicurezza maggiormente integrata. «Le aziende preferiscono avere un unico interlocutore e ciò spinge i vendor a consolidare la propria offerta. Personalmente, da tempo auspico una forte convergenza di tecnologie. Symantec grazie alla piattaforma Management Center soddisfa questa esigenza, mettendo a disposizione dei propri clienti un ambiente di gestione unificato per il portfolio di prodotti Security Platform: tecnologie di rete, security e cloud che semplificano la distribuzione, gestione e monitoraggio dell’environment di sicurezza». Si muove in questa direzione anche la strategia di Forcepoint denominata 4D – Defend, Detect, Decide e Defeat: «Un’unica piattaforma a protezione sia dalle minacce esterne sia da quelle interne per ridurre il più possibile il dwell time, il periodo che intercorre tra il verificarsi dell’episodio sospetto e la risoluzione del problema» – ci spiega Emiliano Massa, senior director of regional sales Southern Europe di Forcepoint.


#sicurezzaIT Giulio Vada @GDATA_Italia Il #cloud non è un approccio adatto a tutti
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Un tema amplificato dalla complessità e varietà dei pericoli in circolazione. «In questo momento, vediamo che gli attacchi si evolvono nella logica di combinare tra loro le tecniche già sperimentate in passato, per rendere gli strumenti d’attacco più complicati da individuare e da gestire» – osserva Bechelli di CLUSIT. «Allo stesso modo, i meccanismi di difesa devono essere in grado di gestire gli attacchi, combinando tra loro diverse tecniche. Di conseguenza anche i nostri strumenti di difesa devono integrarsi tra di loro per proteggere l’utente». Tuttavia, secondo alcuni osservatori, questa corsa all’integrazione di nuove funzionalità nelle soluzioni EPP rappresenterebbe un potenziale pericolo per i vendor che rischierebbero a seconda dei casi di fallire nella missione di rispondere efficacemente alle reali esigenze della domanda e di snaturare la propria identità. Ma non è di questo parere Bechelli, che sottolinea il tema dell’efficacia di questi strumenti calati nelle singole realtà aziendali. «Se come vendor affermo che uno strumento è in grado di esercitare più di cinquanta controlli di sicurezza, allora devo essere in grado di controllare se e come questi controlli impattano sul modo di lavorare dell’utente e di chi quello strumento deve gestire». In altre parole, a fronte dell’esigenza sacrosanta di proteggere l’utente, la soluzione di sicurezza gli lascia lo spazio e il tempo per lavorare? E l’IT dell’azienda è in grado di implementare e mantenere funzionanti strumenti così complessi? «Certamente, la divisione IT ben strutturata è in grado di indirizzare queste problematiche e di utilizzare lo strumento di sicurezza in un modo efficiente rispetto alle sue attività e allo stesso tempo garantire un supporto puntuale agli utenti. Ma – continua Bechelli del CLUSIT – ci sono anche realtà che tutte queste competenze non le hanno. Può succedere allora che le funzionalità più evolute su cui questi strumenti si giocano il loro valore aggiunto, siano proprio quelle che vengono spente, perché l’IT non è in grado di indirizzarle. Un aspetto tutt’altro che infrequente quando si parla di sicurezza». Il pericolo, per rispondere alla domanda di partenza – spiega ancora Bechelli – non è per i fornitori che creano queste soluzioni che hanno bisogno di una consapevolezza molto alta dei problemi che si vogliono indirizzare, «ma per i clienti di queste soluzioni quando non valutano adeguatamente l’impatto di una soluzione sui propri utenti e sulle proprie tecnologie, rischiando di allontanarsi pericolosamente dall’obiettivo iniziale».


#infosecurity Daniela Rao @IDCItaly Mercato in crescita. Piattaforme #EPP più estese
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UTM E NGFW INGESSATI SOLO IN APPARENZA?

Tutti coloro che negli ultimi anni avevano decretato la morte, la fine del firewall fisico, si sono dovuti ricredere. Infatti, nonostante le funeree previsioni, il firewall fisico rimane saldamente la pietra angolare della sicurezza IT, continuando a detenere una quota di mercato superiore al 90 per cento. Cresce però quella dei firewall virtuali, oggi attestata attorno al 5 per cento del mercato, prevista però in crescita sino al 10, entro la fine del 2020. Non disponiamo di dati disaggregati rispetto alle categorie di soluzioni che compongono il segmento UTM e NGFW, né a livello worldwide né italiano. Possiamo ragionevolmente ipotizzare che i NGFW siano presenti in meno della metà delle organizzazioni. Tuttavia. la maggioranza dei firewall in commercio supporta funzionalità avanzate come la deep packet inspection, i controlli delle applicazioni e degli user. La recente accelerazione del mercato ha portato – secondo alcuni analisti – la grande maggioranza dei prodotti ad allinearsi alle caratteristiche riconosciute alle soluzioni “next generation”, integrando altresì il supporto alle tecnologie cloud e di virtualizzazione. Dinamiche queste che non hanno azzerato le differenze tra prodotti in termini di efficacia (e non solo) in relazione alle singole feature.


#sicurezzaIT Luca Bechelli @Clusit Come adattare la difesa all’evoluzione degli attacchi
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Altra dinamica importante del segmento è la continua erosione di quote di mercato agli IPS da parte delle soluzioni NGFW, soprattutto presso le grandi organizzazioni. Nonostante questo però, molti analisti ritengono questo mercato eccessivamente ingessato. Consolidati i leader di mercato nei segmenti UTM e NGFW – non si registrano entrate massive di nuovi vendor. Lo scorso anno, per esempio, un solo nuovo vendor, H3C Group, ha scalato posizioni tra gli UTM, senza peraltro che questo abbia determinato l’uscita di altri vendor. Non si spostano di molto gli equilibri nella ripartizione delle quote di mercato nemmeno tra i NGFW. Con la sola eccezione dell’ascesa di Huawei. La relativa staticità del mercato potrebbe però essere sparigliata dall’arrivo di nuovi sfidanti sul versante dei firewall virtuali. Attualmente, queste appliances detengono, secondo alcune stime prudenti, una quota ancora inferiore al 10 per cento del mercato. Ma è innegabile che queste soluzioni stanno riscuotendo sul mercato un certo interesse, trainate dalla domanda di data center virtualizzati e di supporto a progetti SDN e IaaS, proveniente soprattutto dalle organizzazioni più strutturate. Nuova linfa potrebbe arrivare anche dalle soluzioni di network security policy management (NSPM), anche questa attualmente una nicchia di mercato sostanzialmente piccola, ma in rapida espansione. IDC prevede inoltre che entro la fine del 2020, circa il 25 per cento dei nuovi firewall venduti includerà tra le sue feature l’integrazione con i CASB (cloud based cloud access security broker).


#sicurezzaIT Stefano Volpi @symantec Cresce la domanda di sicurezza integrata
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SECURITY ASSESSMENT PER UNA STRATEGIA SU MISURA

Le architetture di rete delle aziende si spostano sempre di più verso le piattaforme di public o private cloud, determinando una domanda di soluzioni di sicurezza sempre di più agili, flessibili e performanti anche in termini di gestione e configurazione. Strumenti di difesa classici quali i firewall e gli antivirus di conseguenza sempre di più vanno valutati e interpretati all’interno delle dinamiche di estensione e integrazione delle piattaforme esistenti. Sollecitate, oggi più che mai, oltre che a rilevare e bloccare le minacce, a restituire analitiche coerenti e azionabili capaci di sfruttare appieno le informazioni provenienti dal cloud e dall’intelligenza artificiale. Detto questo, però, l’endpoint protection rimane uno dei temi tra i più critici oggi sul tappeto. È sull’endpoint che si concretizza – infatti – la più ampia interazione tra uomo e macchina. Con il primo a rappresentare – in molti casi – l’anello più debole della catena. Per quanto le aziende si sforzino di renderlo sempre meno importante – in termini di repository di contenuti rilevanti e di strumento per il loro trattamento – la rilevanza dell’endpoint come terminale di dati da proteggere rimane comunque centrale. Come sappiamo, dal punto di vista della security, l’endpoint è da sempre la frontiera più complessa da gestire. Un luogo nel quale confluiscono logiche molteplici. Non ultima, quella vitale di limitare il più possibile la superficie d’attacco. I numerosi strumenti di cui disponiamo, ancora più che in passato, devono perciò integrarsi tra loro per cercare di ridurre le zone grigie e sopperire a tutte le complessità che derivano dalla combinazione dell’azione dell’utente. Per chi investe, un fattore di difficoltà rimane tuttora quello della difficile confrontabilità dell’offerta esistente. Tuttavia, nella scelta di qualsiasi soluzione di sicurezza non si dovrebbe mai prescindere da una puntuale valutazione del proprio livello di rischio sia che si tratti di soluzioni di endpoint protection sia di dispositivi di network security: ogni organizzazione ne ha uno e ha il dovere di misurarlo in modo scientifico. Solo così sarà in grado di stabilire il livello di protezione da raggiungere commisurato al reale valore degli asset da difendere.


#sicurezzaIT Emiliano Massa @Forcepointsec “Defend, Detect, Decide e Defeat”
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ALTEA FEDERATION E BFORMS

Nuovi strumenti di governo e di conoscenza del territorio al servizio della sicurezza. Il mondo della system integration e dell’asset & engineering management convergono per soluzioni innovative nella gestione del territorio e del patrimonio immobiliare

Sicurezza vuol dire anche smart city, con tutto il suo ecosistema di infrastrutture per il monitoraggio del territorio. Sempre più spesso, assistiamo a fenomeni ambientali e naturali che stanno mettendo a dura prova intere nazioni, basti pensare all’aumento della frequenza dei terremoti, degli incendi e dei nubifragi. «La cura e la manutenzione del territorio antropizzato – come ci spiega Francesca Torino, CEO e co-founder di BFORMS – sono oggi fondamentali per garantire la sicurezza dei cittadini, per ridurre le spese destinate alla gestione delle emergenze e delle ricostruzioni, per supportare la prevenzione strategica e per contrastare le sfide che ogni giorno organizzazioni, pubbliche e private, sono chiamate ad affrontare. «Il futuro è nell’ingegnerizzazione di strumenti di progettazione e monitoraggio dei servizi che consentano la conoscenza globale dell’ambiente costruito, la formulazione di strategie basate su scenari reali ovvero su sistemi informativi integrati GIS & BIM che permettono di associare mediante banche dati complesse lo stato di fatto del territorio e lo stato manutentivo e funzionale delle infrastrutture e degli edifici. Gli asset, rappresentati all’interno di mappe interattive tematizzate e modelli BIM avanzati, sono navigabili in real time. Ulteriori applicazioni possono interessare le infrastrutture logistiche, portuali e aeroportuali, il risparmio delle risorse idriche ed energetiche che oggi rappresentano un’ulteriore sfida. Nell’implementazione dei nuovi strumenti di governo e di conoscenza, Altea Federation e BFORMS operano sinergicamente per incrementare evolute soluzioni tecnologiche al fine di coniugare esperienze distintive e competenze tecniche e ingegneristiche».


#GIS #BIM Francesca Torino #BFORMS Convergenza delle soluzioni con @AlteaSpA
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Kaspersky apre il suo codice sorgente agli USA https://www.datamanager.it/2017/07/kaspersky-apre-suo-codice-sorgente-agli-usa/ Tue, 04 Jul 2017 18:00:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127978 Nel continuo tira e molla tra USA e Russia sulle responsabilità delle intercettazioni tra stati, il gigante della sicurezza scopre le sue carte “Se gli Stati Uniti lo vogliono, possiamo concedere il nostro codice sorgente”. Queste sono le parole che Eugene Kaspersky ha rivolto al governo americano, come risposta a chi afferma che il gigante […]

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Nel continuo tira e molla tra USA e Russia sulle responsabilità delle intercettazioni tra stati, il gigante della sicurezza scopre le sue carte

“Se gli Stati Uniti lo vogliono, possiamo concedere il nostro codice sorgente”. Queste sono le parole che Eugene Kaspersky ha rivolto al governo americano, come risposta a chi afferma che il gigante della sicurezza digitale sia al servizio del Cremlino. La questione si è inasprita dopo che gli alti ufficiali del Pentagono hanno ipotizzato un ban per i prodotti della multinazionale russa, considerata un possibile strumento di controllo da parte di Mosca. In che modo? Tramite i software installati in tutto il mondo, che conterrebbero linee di codice in grado di insediarsi nei sistemi e spiare i più reconditi segreti degli utenti. Forse solo una paranoia degna di un buon copione da film di Hollywood ma di questi tempi non fidarsi sembra la scelta migliore in molti casi.

Cosa succede

Non vi è il minimo elemento che faccia pensare a una connessione tra Kaspersky e Putin ma i federali non riescono proprio a dimenticare il passato del magnate formatosi alla scuola del KGB e presso il Ministero della Difesa russo. Sta di fatto che adesso è tutta questione di business ed Eugene non può lasciarsi sfuggire un grosso cliente come il governo a stelle e strisce. Concedendo l’accesso al codice sorgente dei prodotti in uso presso gli uffici della Casa Bianca dislocati un po’ ovunque negli States, spera di poter riconquistare parte della fiducia persa per qualche accusa di troppo, peraltro infondata. Non è dato sapere, almeno per il momento, se gli USA apriranno al dialogo oppure se la decisione di ban nei confronti del software sarà irrevocabile e senza possibilità di ripensamento.

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Cos’è Together Price, lo sharing network tutto italiano https://www.datamanager.it/2017/03/cose-together-price-lo-sharing-network-italiano/ Thu, 09 Mar 2017 09:33:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120751 Nasce da un’idea di Marco Taddei con il quale abbiamo fatto due chiacchiere per capire perché l’economia della condivisione deve andare oltre i soliti schemi La sharing economy è un fenomeno oramai consolidato nel nostro paese. Viaggiare, lavorare, mangiare, sono diventate attività non più fini a sé stesse ma inserite in un contesto socio-economico che […]

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Nasce da un’idea di Marco Taddei con il quale abbiamo fatto due chiacchiere per capire perché l’economia della condivisione deve andare oltre i soliti schemi

La sharing economy è un fenomeno oramai consolidato nel nostro paese. Viaggiare, lavorare, mangiare, sono diventate attività non più fini a sé stesse ma inserite in un contesto socio-economico che ha l’obiettivo di far risparmiare le persone ma anche facilitare l’incontro, la conoscenza, la condivisione delle esperienze.

Gli oggetti che usiamo ogni giorno stanno diventando veri e propri asset, non più legati al concetto del possesso ma a quello di strumenti idonei a svolger determinate funzioni, da cambiare periodicamente (pensiamo alle compagnie telefoniche che permettono di abbonarsi alla possibilità di avere sempre un nuovo cellulare e non al singolo cellulare stesso) e da sfruttare fino al termine del loro ciclo di vita. L’idea è che per avere tutto (o quasi) non è più necessario essere ricchi, basta conoscere le persone “giuste”, con interessi simili ai propri e la voglia di allargare agli altri la fruizione di un servizio, che si tratti dell’abbonamento a Spotify o a Netflix, persino l’installazione di un antivirus.

È l’assunto che ha guidato l’operato di Marco Taddei, CEO di Together Price, un’interessante piattaforma tutta italiana, che in un certo senso lega le dinamiche della sharing economy a quelle del gruppo d’acquisto. “Proprio da quest’ultimo siamo partiti – ci spiega Taddei – quando nel 2015 abbiamo voluto creare un sito con cui gestire gli acquisti in comitiva, semplificando le incombenze dovute alla raccolta dei soldi e alle scadenze”.

Il passo verso una rete più ampia è stato breve, forse proprio grazie al successo dell’economia condivisa. Oggi Together Price è quello che possiamo definire come il primo sharing network del web, un luogo in cui chiunque può mettere a disposizione il proprio abbonamento (che prevede l’utilizzo tra più utenti) o accodarsi a quello di un amministratore (chiamato Sharing Admin) sia per approfittare della riduzione del canone (ad esempio Spotify, per una singola persona, costa 9,99 euro al mese, con massimo cinque account meno di 3 euro) che per mettere in circolo le proprie passioni, tramite una chat tra i partecipanti.

“Il bello – continua il CEO – è che Together Price rispetta i termini e le policy delle singole applicazioni che supporta. Così, per condividere un abbonamento Spotify bisogna risiedere tutti nella stessa casa, per Play Music c’è la necessità di fornire il proprio account Google e così per Netflix, Apple Music, Xbox e Office 365”. Ma non solo applicazioni. Together Price punta tanto anche sulla possibilità di beneficiare di più persone per portarsi a casa una licenza per un anno di Kaspersky, AVG, Avast, Norton, la suite di produttività Microsoft e tanto altro. In questo si ritorna alle origini, con la volontà di creare tanti gruppi di acquisto.

“Quello che cambia con l’abbonamento – spiega ancora Marco Taddei – è che nel caso di un antivirus, ad esempio, non posseggo ancora nessuna licenza, fino a quando non si raggiunge il numero minimo di partecipanti. Solo in quel momento parte il periodo acquistato, che invece per i vari Spotify e Netflix va avanti mese per mese fin quando un partecipante decide di uscire. Il perno centrale delle finanze di ogni gruppo è il TP Wallet, un portafoglio sul quale l’admin riceve le quote periodiche, che può decidere di trasferire sul conto da cui ogni servizio trattiene i soldi oppure mantenere sul borsellino stesso, così da pagare la propria parte per altre opzioni a cui è iscritto su Together Price.

A 9 mesi dal lancio, la creatura nostrana conta già 30.000 utenti, che in un modo o nell’altro hanno sfruttato il potere dello sharing network. Presto ci saranno altre novità, come l’acquisto di biglietti per spettacoli, eventi teatrali, concerti, viaggi, grazie alla già concreta opportunità di ottenere uno sconto del 30% sulla richiesta di ticket in serie. “Molti non lo sanno – conclude Taddei – ma condividere è anche questo, far conoscere agli altri i vantaggi di una rete vasta, in cui le occasioni aumentano giorno dopo giorno”.

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Stiftung Warentest: G DATA Internet Security è il miglior antivirus https://www.datamanager.it/2017/03/stiftung-warentest-g-data-internet-security-miglior-antivirus/ Thu, 02 Mar 2017 14:06:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120247 G DATA ottiene per la decima volta consecutiva giudizi eccellenti per la rilevazione dei virus “Nessun’altra suite di sicurezza protegge i consumatori in modo tanto meticoloso contro il malware digitale come G DATA Internet Security 2017” – questo il risultato del recente test comparativo condotto dalla tedesca Stiftung Warentest e pubblicato sulla rivista “test” (03/2017). […]

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G DATA ottiene per la decima volta consecutiva giudizi eccellenti per la rilevazione dei virus

“Nessun’altra suite di sicurezza protegge i consumatori in modo tanto meticoloso contro il malware digitale come G DATA Internet Security 2017” – questo il risultato del recente test comparativo condotto dalla tedesca Stiftung Warentest e pubblicato sulla rivista “test” (03/2017). La soluzione di sicurezza del produttore teutonico ha sorpreso la giuria con una protezione antivirus eccellente in ogni test comparativo condotto dal 2005 in poi. G DATA Internet Security 2017 è l’unica suite di sicurezza ad aver ottenuto il massimo punteggio per la scansione antivirus.

Nell’ultimo test comparativo ben 18 soluzioni di sicurezza per PC windows hanno dovuto dimostrare le proprie capacità in termini di difesa antivirus. La conclusione dei responsabili del test: “solo G DATA ha eseguito una scansione eccellente”. A impressionare non è stata solo la tecnologia antivirus. Stiftung Warentest ha anche sottolineato l’esemplare servizio al cliente offerto dall’azienda: “G DATA è l’unico produttore con termini e condizioni d’uso e linee guida per la protezione dei dati prive di difetti.”

“Il perno della nostra attività è fornire agli utenti le migliori tecnologie di difesa per la protezione dei propri dati personali” conferma Andreas Lüning, membro del board e fondatore di G DATA Software AG. “Il recente test comparativo di Stiftung Warentest ne è la riprova: siamo onorati che la suite G DATA Internet Security sia stata riconosciuta come il miglior scanner antivirus per il decimo anno consecutivo.”

Dettagli sulle procedure del test

  • Soluzioni di sicurezza testate: 18 suite, tra cui G DATA Internet Security 2017 – Valutazione complessiva: buono (2.2)
  • Condotto da Stiftung Warentest – http://www.test.de e pubblicato sulla rivista “test”, edizione 03/2017

Protezione senza soluzione di continuità: G DATA Internet Security 2017

G DATA Internet Security fornisce una protezione affidabile per PC e dati personali grazie a solide tecnologie anti ransomware, keylogger, exploit e trojan, oltre ad un potente firewall. Gli utenti di Internet sono protetti contro ogni pericolo, che essi siano conducano transazioni bancarie e acquisti online,  o stiano semplicemente navigando.

Caratteristiche principali di G DATA Internet Security 2017

  • Tecnologia G DATA anti-ransomware per la protezione contro trojan e cybercriminali che estorcono denaro
  • BankGuard per l’online banking e lo shopping sicuro
  • Firewall intelligente per bloccare gli attacchi degli hacker
  • Filtro antispam contro messaggi e pubblicità indesiderata
  • Protezione phishing con monitoraggio delle email
  • Exploit protection per contrastare falle di sicurezza nel software
  • Controllo parentale per l’utilizzo appropriato del PC in base all’età dell’utente
  • Assistenza tecnica 24/7/365

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