Aritmetika – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 24 Nov 2022 09:01:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Aritmetika – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Usabilità e mobile: cos’è e perché è necessaria https://www.datamanager.it/2022/11/usabilita-e-mobile-cose-e-perche-e-necessaria/ Thu, 24 Nov 2022 09:01:20 +0000 https://www.datamanager.it/?p=223274 Per posizionarsi meglio online serve un sito ottimizzato per il mobile, ecco come Negli ultimi anni, quando si parla di siti web, ci sono delle trending words che svettano sulle altre. Tra queste, “usabilità” dei dispositivi mobili, “user experience (UX)” e “user interface”, peraltro termini comuni anche quando si parla di app. Un sito mobile-friendly […]

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Per posizionarsi meglio online serve un sito ottimizzato per il mobile, ecco come

Negli ultimi anni, quando si parla di siti web, ci sono delle trending words che svettano sulle altre. Tra queste, “usabilità” dei dispositivi mobili, “user experience (UX)” e “user interface”, peraltro termini comuni anche quando si parla di app. Un sito mobile-friendly ricopre sempre più importanza per i progetti web di successo ed è più che mai imprescindibile. Il motivo? Tre secondi è il tempo che un navigatore medio passa su un portale. Bisogna quindi cambiare approccio rispetto al passato e ottimizzare l’esperienza dei visitatori da piattaforma mobile. Se è oramai un dato di fatto che i siti mobile-friendly godano di posizioni più elevate nei risultati di ricerca, da marzo del 2021 Google ha contestualizzato meglio tale necessità. Nelle sue pagine guida, il colosso del web scrive: “I siti ottimizzati per i dispositivi mobili vengono visualizzati più in alto nei risultati di ricerca. Le ricerche su dispositivi mobili costituiscono più della metà di tutte le ricerche effettuate su Google.com”. Questa pratica è conosciuta come “Google Mobile-First Indexing”.

Un sito web ottimizzato per dispositivi mobili viene visualizzato correttamente e risponde a quello che viene chiaamto “responsive web design “, formattando automaticamente i contenuti e ordinando i link senza creare disordine. Poiché sempre più persone accedono alle informazioni online dai propri dispositivi mobili, è necessario assicurarsi che i visitatori del sito abbiano un’esperienza di navigazione facile. Alcune funzionalità dei siti ottimizzati per il mobile includono testo più grande, pulsanti accessibili e contenuti multimediali con una velocità di download più rapida. Gli studi hanno dimostrato che se un utente non può navigare e leggere facilmente un sito dal proprio dispositivo mobile, abbandonerà la pagina a favore di un concorrente che ha realizzato un progetto più compatibile. Quando un sito mobile soddisfa le esigenze di un utente, si crea fiducia e responsabilità, aumentando le probabilità che torni. In un’era di gratificazione immediata, la velocità del sito web è fondamentale.

Secondo le dichiarazioni della stessa Google, i siti non ottimizzati per i dispositivi mobili rischiano di essere abbandonati dagli utenti 5 volte in più rispetto ai mobile-friendly. La prima cosa da fare è quindi condurre un’analisi dettagliata per valutare il livello di ottimizzazione del proprio sito. Google mette a disposizione alcuni strumenti per eseguire una prima analisi con il Test ottimizzazione mobile, l’usabilità su dispositivi mobili di Google Search Console, il rapporto dei Segnali web essenziali di Google Search Console e l’esperienza con le pagine di Google Search Console.

Una volta chiarito qual è lo stato di salute del sito, si può procedere attraverso cinque step specifici. Il primo, Less is more: tenere sempre a mente la differenza di dimensioni tra il desktop di un computer e uno schermo mobile, eliminando tutti gli elementi di layout superflui. Il secondo Keep the menu simple, spiega che il menù del sito, così come il motore di ricerca interno, devono essere semplici e immediati. Il terzo, Make it happen, richiede di rendere facilmente visibili e cliccabili i tasti che potrebbero portare un utente a diventare cliente. Poi Get in touch, ossia il bisogno di ottimizzare le interazioni anche per gli utenti mobile, riducendo al minimo i passaggi necessari per compilare un modulo di contatto o effettuare un acquisto. L’ultimo, Speed it up, si riferisce alla necessità di ridurre al minimo il tempo di caricamento del sito. Un progetto web mobile-oriented può davvero portare il business al successo.

Aritmetika ha sviluppato la soluzione iSmartFrame per massimizzare le performance di velocità e di conversioni nei siti web ed eCommerce, anche e soprattutto da mobile. Clicca qui per saperne di più.

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Sitemap e Robots.txt: cosa sono e perché sono importanti https://www.datamanager.it/2022/11/sitemap-e-robots-txt-cosa-sono-e-perche-sono-importanti/ Mon, 21 Nov 2022 09:48:58 +0000 https://www.datamanager.it/?p=223271 Due elementi utili ad ottimizzare il proprio sito e indicizzarlo al meglio Quando si parla di siti web, spesso si pensa alla loro realizzazione grafica, a come possono catturare l’interesse dei navigatori, che in termini di tempo di permanenza online è sempre più basso, ma si tralasciano molti aspetti più tecnici. Tra questi, l’importanza del […]

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Due elementi utili ad ottimizzare il proprio sito e indicizzarlo al meglio

Quando si parla di siti web, spesso si pensa alla loro realizzazione grafica, a come possono catturare l’interesse dei navigatori, che in termini di tempo di permanenza online è sempre più basso, ma si tralasciano molti aspetti più tecnici. Tra questi, l’importanza del sitemap e del file Robots.txt. Partiamo da quest’ultimo: il Robots.txt è un file di testo che si trova nella directory principale del server di un sito. È un elemento estremamente importante perché viene utilizzato per fornire istruzioni sui contenuti del portale ai vari Web Robots, Crawler o Spiders, programmi utilizzati dai motori di ricerca per indicizzare il contenuto di un sito. Queste istruzioni sono chiamate “The Robots Exclusion Protocol”. Il file Robots.txt è pubblico ed è possibile accedervi digitando un URL come http://wwwmysite.com/robots.txt. Chiunque può vedere il contenuto del file e le posizioni a cui non si desidera che i robot web accedano. Ciò significa che il file non deve essere utilizzato per nascondere informazioni critiche sul portale.

Se non ci sono esigenze specifiche, non è obbligatorio avere il file robots ma, visto che può essere creato e implementato facilmente, vale la pena implementarlo anche per il solo fatto di poter controllare quali aree del sito sono accessibili ai motori di ricerca e quali no, cambiando tali impostazioni in ogni momento. Implementare il file robots e configurarlo in maniera adeguata e dettagliata diventa quindi fondamentale per l’ottimizzazione di siti, soprattutto quelli di grandi dimensioni, magari che usano url pensate per gestire filtri di pagina. Questi raggiungono facilmente un numero di pagine che è nell’ordine delle migliaia, delle quali molte non particolarmente significative per i motori di ricerca. Ma il file robots possiede anche altre importanti funzionalità, come la possibilità di indicare ai crawler dove si trova la sitemap.

Le sitemap forniscono ai motori di ricerca gli URL di un sito web e offrono una mappa completa di tutte le pagine di un sito. Questo aiuta i motori di ricerca a dare la priorità alle pagine di cui eseguiranno la scansione. Ci sono informazioni all’interno della mappa del sito che mostrano la frequenza di cambio di pagina su un URL rispetto ad altri su quel sito web, ma è improbabile che ciò abbia alcun effetto sulle classifiche dei link mostrati dai motori. Una mappa del sito XML è molto utile per i siti web di grandi dimensioni, che altrimenti necessiterebbero di un tempo prolungato affinché uno spider esegua la scansione, per aiutare i motori di ricerca a “conoscere” le pagine di un portale. Senza la sitemap, gli spider non sarebbero in grado di creare il menu completo delle pagine disponibili fino a quando non verrebbe completata una scansione dell’intero sito. E anche se Google, il più utilizzato fra i motori di ricerca, non ha mai confermato di basarsi sulle sitemap per indicizzare i contenuti sui propri database, è comunque un elemento che prende in considerazione perché utile a facilitare il lavoro di scansione in maniera più efficiente e ottimizzata. Una volta creato il file che contiene le istruzioni della sitemap, questo deve essere caricato nella cartella superiore rispetto a quella delle pagine indicate. Di solito, viene inserita direttamente nella root del sito. I modi per far sì che la sitemap venga analizzata dai bot dei motori di ricerca sono poi due: l’invio tramite Search console e l’inserimento all’interno del file robots.txt.

In sintesi, anche se non ci sono elementi definitivi sul fatto che avere una sitemap sia vantaggioso o meno per l’indicizzazione e il posizionamento online, la semplicità con cui può essere creata può rappresentare comunque un beneficio per la logica globale del sito. E questo è vero ancora di più se si gestisce un portale web con molte pagine, aggiornate di frequente e con menu articolati.

Attraverso l’uso di CDN è possibile tenere sotto controllo queste funzionalità cosi come altre.

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Velocità di caricamento: perché è fondamentale per SEO e UX https://www.datamanager.it/2022/10/velocita-di-caricamento-perche-e-fondamentale-per-seo-e-ux/ Tue, 04 Oct 2022 07:53:13 +0000 https://www.datamanager.it/?p=221892 L’importanza di scegliere un software che in automatico migliora le prestazioni del sito web, evitando le penalizzazioni Chi si occupa di web sa benissimo di quanto Google abbia il potere di premiare o penalizzare il proprio sito. Una situazione che, soprattutto per chi è online con una piattaforma di e-commerce, può diventare problematica per l’intero […]

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L’importanza di scegliere un software che in automatico migliora le prestazioni del sito web, evitando le penalizzazioni

Chi si occupa di web sa benissimo di quanto Google abbia il potere di premiare o penalizzare il proprio sito. Una situazione che, soprattutto per chi è online con una piattaforma di e-commerce, può diventare problematica per l’intero business. Ovviamente, Google fornisce tutta una serie di indicazioni su come gli esperti possono ottimizzare al meglio la loro presenza online. Poco più di un anno fa, il colosso ha lanciato un nuovo update dei parametri, i Core Web Vitals, con cui il motore di ricerca punta a migliorare la UX. Chi non si è adeguato può aver riscontrato problemi nel posizionamento del sito, indipendentemente dalla qualità dei contenuti e dalle azioni SEO. Per fortuna, sul mercato esistono soluzioni facili da applicare con benefici di lunga durata. Ma facciamo un passo indietro.

Uno degli elementi maggiormente considerati da Google, nel ranking dei risultati, è la velocità di caricamento delle pagine, parte integrante di una user experience ottimale. La UX è diventata un vero e proprio fattore di ranking, direttamente connesso ad uno strumento che Big G ha introdotto per testare la velocità dei siti, Pagespeed. Dopo di questo è arrivata l’applicazione Chrome Lighthouse, e i già citati Core Web Vitals. L’ultimo arrivato è il rapporto Page Experience all’interno di Search Console che, in maniera molto semplice ed efficace, segnala le pagine che offrono una page experience scadente, suggerendo di correggerne le problematiche. Per approcciare in maniera corretta questo scenario, Aritmetika ha realizzato un tool automatico chiamato iSmartFrame che vedremo più avanti nel dettaglio.

I Core Web Vitals sono tre metriche che misurano altrettanti aspetti dell’esperienza utente in pagina, relativamente a tre aspetti fondamentali che ognuno sperimenta durante la navigazione: LCP, CLS e FID. Largest contentful paint misura il tempo necessario per caricare l’elemento principale della pagina. Se questa metrica supera i 2,5 secondi secondo le statistiche la probabilità che l’utente abbandoni la pagina crescono esponenzialmente. CLS misura la stabilità visiva di una pagina durante il caricamento. Valori sopra lo 0 sono da prendere in considerazione per non correre rischi. First input delay misura, infine, il tempo necessario prima che un utente possa interagire con il sito. Se 100 millisecondi possono sembrare un’inezia, quando state aspettando di poter scorrere una pagina diventano un’eternità. Questo è il valore limite da non oltrepassare.

Con questi tre capisaldi della UX, Google ha completato il cerchio di quella che definisce Page Experience. Velocità, stabilità visiva, interazione rapida; navigabilità ottimizzata per il mobile e sicura; protocolli di sicurezza certificati e nessuna interruzione fastidiosa sono gli elementi della Page Experience.

I vantaggi dell’IA

E, come da incipit, per dar seguito all’esperienza richiesta da Google, esistono oggi soluzioni automatizzate e veloci. Invece che seguire processi lunghi e invasivi, magari intervenendo sul codice, ci si può affidare a software di immediata applicazione, come iSmartFrame, un tool ideato e realizzato da Aritmetika, società basata a Londra, con sedi a Milano e Pisa, oltre che nelle principali città del mondo.

iSmartFrame è in grado di migliorare i Web Vital con l’Intelligenza Artificiale ma non solo. La piattaforma trova e sostituisce i contenuti nelle pagine HTML, ne ottimizza la cache e riduce il peso degli elementi multimediali presenti nel database, come le foto, e proprio l’IA riesce a minificare e concatenare il numero di file JS e CSS, così da organizzare al meglio il database. Nella pratica, iSmartFrame è una piattaforma di moduli incrementali con soluzioni per ogni esigenza di performance e ranking. Dal modulo CDN, che offre risorse migliorate per ogni dispositivo alla massima velocità, in qualsiasi parte del mondo; a Engine, dedicato alla risoluzione dei Google Core Web Vitals. E così Full Stack, la piattaforma enterprise per la SEO completa e l’ottimizzazione delle prestazioni.

 

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Il cambio di prospettiva imposto dai Core Web Vitals di Google https://www.datamanager.it/2021/10/il-cambio-di-prospettiva-imposto-dai-core-web-vitals-di-google/ Thu, 07 Oct 2021 07:32:27 +0000 https://www.datamanager.it/?p=213052 Nuovo approccio tecnico e strategico per non rischiare un declassamento dai risultati di ricerca di Big G Dare priorità alle metriche sulle prestazioni dei siti continua a rappresentare una sfida per la maggior parte delle aziende. Bisogna concentrarsi su design, contenuto, funzionalità, UX o altro? Con i dati sul commercio elettronico che stimano un indotto […]

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Nuovo approccio tecnico e strategico per non rischiare un declassamento dai risultati di ricerca di Big G

Dare priorità alle metriche sulle prestazioni dei siti continua a rappresentare una sfida per la maggior parte delle aziende. Bisogna concentrarsi su design, contenuto, funzionalità, UX o altro? Con i dati sul commercio elettronico che stimano un indotto capace di raddoppiare entro il 2023, è chiaro che comprendere la correlazione tra le prestazioni di un sito e i risultati di business è quanto mai fondamentale.

Secondo i dati di una ricerca svolta su siti europei e statunitensi nel 2020 da Deloitte e Google, i miglioramenti nella velocità di risposta di un sito hanno un impatto diretto e un cambiamento positivo nel numero di visualizzazioni di pagina, tassi di conversione e valore medio degli ordini, in caso di portali di e-commerce. Per questi ultimi, la ricerca rivela conversioni al dettaglio aumentate dell’8,4% e un valore medio degli ordini aumentato del 9,2%. Nel segmento dei machi di lusso, le visualizzazioni di pagina sono cresciute dell’8,6% mentre la frequenza di rimbalzo delle pagine di informazioni sulla generazione di contatti gode di un’ascesa del +8,3%. I ricercatori offrono un quadro determinate del panorama attuale, dove investire nella velocità del sito mobile vuol dire sbloccare le potenzialità di commercio, incrementando il valore del brand. Non c’è motivo per non capitalizzare queste opportunità se si adottano misure condivise, basate sulle azioni.

I Core Web Vitals

Azioni che, mai come negli ultimi mesi, vengono influenzate dai colossi del web, come Google. Il colosso statunitense ha rilasciato, a metà 2021, l’aggiornamento dei suoi Core Web Vitals, parametri che si rivolgono soprattutto al web navigato da mobile e divisi in tre indicatori: velocità, tempo di risposta, stabilità del layout. Avere un punteggio basso in uno o in più ‘Core Web Vitals’ può causare un cattivo posizionamento nei risultati di ricerca, una certa ‘invisibilità’ agli occhi del navigatore e quindi scarse possibilità di emergere rispetto alla concorrenza.

Qual è la soluzione? Urge un mix di innovazione tecnica ma anche culturale. Un primo passo è capire come si comporta attualmente il proprio sito in un contesto autonomo e rispetto ai competitor. Poi bisogna cominciare a intendere la velocità come una metrica di rendimento essenziale per il business, senza dimenticare l’esperienza utente in ottica mobile-first. Questa è essenzialmente una strategia di design, più appropriata per soddisfare i consumatori di oggi rispetto all’approccio responsive.

Un layer di ottimizzazione

Ma come? In realtà esistono delle soluzioni tecnologiche che possono dare risposta, ma spesso sono parziali e non affrontano il problema nella loro interezza con sicuri effetti sul business. Tra le soluzioni proposte si sta rapidamente affermando sul mercato quella di Aritmetika per le sue caratteristiche di completezza di approccio al problema. La compagnia, che nasce in Inghilterra ma con un’anima anche italiana viste le numerose sedi nel nostro Paese. propone, infatti, una piattaforma integrata e versatile per l’adeguamento ai Core Web Vitals di Google. Con iSmartFrame, questo il nome del servizio SaaS proposto da Aritmetika, si può disporre di una soluzione automatica dei vari problemi che oggi un sito web, soprattutto se molto complesso o declinato in diverse aree geografiche, può riscontrare, talvolta anche semplicemente per errore umano. Ad esempio, un contenuto multimediale non ottimizzato, che di fatto impatta in negativo sulla velocità di caricamento di una pagina. iSmartFrame agisce come un layer che si pone tra l’ultimo server e il computer dell’utente e che lavora come un proxy cloud based, ottimizzando in tempo reale il codice HTML, senza necessità di dover installare componenti software o hardware aggiuntive. Una soluzione basata su algoritmi di Intelligenza Artificiale, che possono ottimizzare fino all’ultimo dettaglio ogni aspetto tecnico di un sito con effetti evidenti sulla Ux e quindi sui parametri di business.

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L’Aritmetika per risolvere i Core Web Vitals di Google https://www.datamanager.it/2021/07/laritmetika-per-risolvere-i-core-web-vitals-di-google/ Tue, 27 Jul 2021 12:03:00 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211877 Il nuovo update dei parametri introdotto dal motore di ricerca punta a migliorare la UX. Non adeguarsi può avere impatti importanti nel posizionamento di un sito, indipendentemente dalla qualità dei contenuti e dalle azioni SEO. Ma sul mercato esistono soluzioni facili da applicare con benefici di lunga durata A metà 2021 Google ha rilasciato un […]

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Il nuovo update dei parametri introdotto dal motore di ricerca punta a migliorare la UX. Non adeguarsi può avere impatti importanti nel posizionamento di un sito, indipendentemente dalla qualità dei contenuti e dalle azioni SEO. Ma sul mercato esistono soluzioni facili da applicare con benefici di lunga durata

A metà 2021 Google ha rilasciato un importante aggiornamento del suo algoritmo che può avere impatti importanti sul posizionamento di un sito web. Stiamo parlando dei Core Web Vitals, validi anche per la navigazione via desktop ma pensati in modo principale per la UX da mobile. Si tratta di parametri che il colosso ritiene imprescindibili e che si dividono in tre indicatori: velocità, tempo di risposta e stabilità del layout di un sito web. Per il primo punto entra in gioco l’indicatore Largest Contentful Paint, che misura la velocità di caricamento percepita dall’utente, calcolando il tempo di caricamento dell’elemento più grande visibile sullo schermo. L’LCP prende il posto degli indicatori già esistenti, tra cui il ‘DOMContentLoad’ che non tenevano conto del concetto di “visibile sullo schermo”.

Il secondo core web vital, la reattività, indica quanto tempo il sito richiede per reagire all’input dell’utente. Il First Input Delay misura il tempo necessario prima che l’utente possa interagire; su questo elemento, Google raccomanda un FID inferiore a 100 millisecondi. L’indicatore è basilare perché rappresenta la prima impressione della reattività percepita dall’utente su un portale. Più tempo ci metterà il FID a rispondere, più negativamente Google valuterà il sito. Il FID tiene in conto le azioni come i click e la pressione dei tasti o del touch su mobile.

Infine, l’ultimo degli indicatori, la stabilità del layout, si basa sul Cumulative Layout Shift. Questo è pensato per misurare la stabilità visiva del layout del sito web. Essere compliance con le aspettative di Google vuol dire sia aumentare la propria posizione nei confronti dell’analisi del motore che la reputazione presso il navigatore stesso, che sarà meno propenso ad abbandonare un sito». In questo caso, più basso è il punteggio, più piacevole e fluida sarà la navigazione.

La soluzione di Aritmetika

Avere un punteggio basso in uno o in più ‘Core Web Vitals’ porta un portale, informativo o e-commerce, ad assumere una ‘cattiva’ luce nei risultati di ricerca. Un cattivo posizionamento vuol dire quasi non esistere sul web o comunque perdere parecchie opportunità di business, nei confronti della concorrenza.

Per un web owner esistono due strade: innescare processi lunghi e invasivi, spesso intervenendo sul codice, o affidarsi a soluzioni smart di immediata applicazione. Tra queste si sta imponendo sul mercato internazionale iSmartFrame, un tool ideato e realizzato da Aritmetika società basata a Londra, cuore pulsante dell’innovazione tecnologica europea, con sedi a Milano e Pisa, oltre che nelle principali città del mondo. A spingere alcuni dei maggiori gruppi internazionali ad affidarsi ad iSmartFrame è la sua stessa genesi e quella della società madre. Aritmetika nasce nel 2019 come incontro tra due culture, quella informatica, della conoscenza tecnica dei sistemi, e il marketing, applicato al digital. Uno dei concetti fondamentali che ha portato alla sviluppo del prodotto di punta del gruppo, iSmartFrame, poggia sull’assunto che se il marketing vive di regole stabilite, che non cambiano nel tempo, la sua efficacia, al giorno d’oggi, dipende fortemente da strumenti innovativi. Parliamo di tool di automazione, irrobustiti con la IA, in grado di trasformare in azioni concrete le strategie dei clienti. In una sintesi estrema, quello che fa iSmartFrame è ottimizzare siti di e-commerce e corporate, dal punto di vista della user experience e della SEO tecnica. Nel suo insieme, riesce a ottimizzare quei parametri diventati fondamentali per Google, a seguito dell’aggiornamento del motore di ricerca avvenuto a luglio.

iSmartFrame è stato pensato per ‘aggiustare’ i problemi con ognuno dei parametri dei Core Web Vitals, oltre che per eseguire un centinaio di task utili all’ottimizzazione SEO. Tra i problemi che in automatico il tool può risolvere, ci sono quelli legati all’errore umano. Pensiamo ad una foto non ottimizzata per distrazione o fretta: iSmartFrame in automatico neutralizza gli impatti negativi sulla velocità di caricamento della pagina.

La soluzione di Aritmetika consiste, in sostanza, in un cosiddetto layer che si pone tra l’ultimo server e il computer dell’utente. Nel caso di un’immagine di 80 MB caricata dal manager del sito, la soluzione, in maniera molto veloce, recupera la URL digitata e la ‘proietta’ all’utente. Il navigatore non vivrà di rallentamenti perché non sarà il suo computer a caricare l’immagine ma i server di Aritmetika. Più che per ICT Manager o CTO, iSmartFrame restituisce i suoi benefici maggiori ai marketing manager e ai professionisti della comunicazione, quindi all’azienda nel suo complesso.

iSmartFrame è una soluzione SaaS, un ecosistema guidato da algoritmi di Intelligenza Artificiale, in grado di ottimizzare fino all’ultimo dettaglio ogni aspetto tecnico di un sito. Aggiornata secondo gli ultimi update di Google, mira a produrre effetti immediati sulle performance tecniche. Il software lavora come un proxy cloud based, ottimizzando in tempo reale il codice HTML, senza dover installare componenti software o hardware o modificare il codice esistente. Per questo, può essere implementato su quasi tutti i CMS in maniera non invasiva, permettendo inoltre l’integrazione di eventuali CDN già utilizzate e riducendo l’impatto durante l’ottimizzazione.

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