Aruba – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 30 Jun 2026 14:49:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Aruba – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il sindaco Roberto Gualtieri in visita al data center campus di Aruba a Roma https://www.datamanager.it/2026/06/il-sindaco-roberto-gualtieri-in-visita-al-data-center-campus-di-aruba-a-roma/ Fri, 19 Jun 2026 11:06:13 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253576 La visita istituzionale ha valorizzato il ruolo delle realtà del Tecnopolo Tiburtino come ecosistema strategico per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo industriale della Capitale Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha visitato l’Hyper Cloud Data Center di Aruba a Roma (IT4), situato all’interno del Tecnopolo Tiburtino, nell’area est della Capitale. L’incontro si è svolto […]

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La visita istituzionale ha valorizzato il ruolo delle realtà del Tecnopolo Tiburtino come ecosistema strategico per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo industriale della Capitale

Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha visitato l’Hyper Cloud Data Center di Aruba a Roma (IT4), situato all’interno del Tecnopolo Tiburtino, nell’area est della Capitale.

L’incontro si è svolto nell’ambito di una visita istituzionale al Tecnopolo Tiburtino, che ha coinvolto – oltre ad Aruba – anche Thales Alenia Space. Il percorso ha rappresentato un’occasione per approfondire il ruolo di questo hub digitale come ecosistema di riferimento per innovazione, infrastrutture digitali, servizi cloud e tecnologie avanzate.

Il Sindaco, insieme alle altre rappresentanze di Roma Capitale, del Tecnopolo e della Camera di Commercio di Roma, ha avuto modo di visitare le sale dati e conoscere concretamente l’infrastruttura progettata per supportare i processi di digitalizzazione di imprese, Pubblica Amministrazione e cittadini, mettendo a disposizione ambienti ad alta affidabilità per ospitare dati, applicazioni e sistemi critici.

Il campus tecnologico garantisce massimi livelli di efficienza, affidabilità e sicurezza, con una potenza IT complessiva di 30 MW. Le soluzioni tecnologiche adottate, insieme all’impiego di impianti fotovoltaici e sistemi di raffreddamento ad alta efficienza, ne fanno un esempio concreto di infrastruttura a supporto della transizione digitale e sostenibile.

“La visita del Sindaco Gualtieri al nostro data center di Roma rappresenta un segnale importante: le istituzioni riconoscono sempre più il ruolo strategico delle infrastrutture digitali, oggi indispensabili per la competitività delle imprese, l’efficienza della pubblica amministrazione e la qualità dei servizi ai cittadini” – ha dichiarato Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba. “Roma può contare su un patrimonio unico di competenze, imprese e capacità progettuale. Mettere questo ecosistema nelle condizioni di crescere significa dotarlo di infrastrutture sicure, resilienti e sostenibili, in grado di abilitare innovazione, sviluppo economico e sociale. Come Aruba, continuiamo a investire in modo significativo in questo percorso, mettendo a disposizione infrastrutture, competenze e servizi pensati per sostenere il futuro digitale del territorio e del Paese”.

La visita del sindaco Gualtieri è stata, inoltre, l’occasione per condividere il ruolo del Tecnopolo Tiburtino nell’innovazione del territorio e le prospettive di sviluppo che accompagneranno la crescita del polo.

“È previsto un importante stanziamento della Camera di Commercio di Roma per il supercomputer, una delle infrastrutture strategiche, insieme alle reti e al data center, necessarie a sostenere l’economia dell’innovazione. Proprio nel Tecnopolo si giocherà una delle sfide più rilevanti che il nuovo Consiglio di Amministrazione sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni” – ha commentato Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma.

“Il nuovo Consiglio di Amministrazione raccoglie una sfida importante e sarà chiamato a dare continuità al percorso di sviluppo del Tecnopolo. Il rapporto con il Comune e con le istituzioni del territorio sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi prefissati. Da parte nostra ci sarà il massimo impegno per rafforzare ulteriormente l’ecosistema tecnologico e favorire una sempre maggiore integrazione tra il mondo delle imprese, della ricerca e della formazione” – ha concluso Angelo Camilli, Presidente di Tecnopolo S.p.A.

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Nuovi PoP di Megaport attivati nei data center Aruba https://www.datamanager.it/2026/06/nuovi-pop-di-megaport-attivati-nei-data-center-aruba/ Mon, 15 Jun 2026 11:33:34 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253452 Il leader mondiale nella fornitura di Network as a Service (NaaS) amplia la sua presenza in Italia, arricchendo l’ecosistema di interconnessione di Aruba Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali, e Megaport, leader mondiale nella fornitura di Network as a Service (NaaS), annunciano l’attivazione di due Point […]

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Il leader mondiale nella fornitura di Network as a Service (NaaS) amplia la sua presenza in Italia, arricchendo l’ecosistema di interconnessione di Aruba

Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali, e Megaport, leader mondiale nella fornitura di Network as a Service (NaaS), annunciano l’attivazione di due Point of Presence presso i data center IT3 a Ponte San Pietro e IT4 a Roma: la collaborazione amplia le opportunità di accesso a servizi cloud e reti globali a vantaggio della scelta dei clienti all’interno di un ecosistema aperto e carrier-neutral.

Ufficializzata nel corso del tour europeo di Megaport nella tappa di Monza, l’integrazione espande ulteriormente le opzioni di connettività cloud privata, on-demand e software-defined disponibili all’interno delle infrastrutture Aruba, consentendo l’accesso ai principali cloud provider e a un ecosistema globale di data center e operatori.

L’attivazione permette di creare e gestire collegamenti di rete con tempi di attivazione estremamente rapidi ed efficienti e di accedere a un ecosistema globale di oltre 1100 data center abilitati e 410 service provider in tutto il mondo, oltre ad una vasta suite di soluzioni cloud, data center ed edge a supporto di diversi casi d’uso per le reti aziendali. La collaborazione nasce dalla convergenza di due elementi sempre più rilevanti per il mercato: da un lato la crescente necessità di architetture distribuite, dall’altro la ricerca di infrastrutture che garantiscano controllo dei dati e libertà di scelta.

La presenza di Megaport all’interno dei data center Aruba rappresenta inoltre un ulteriore sviluppo dell’approccio carrier-neutral di Aruba alla connettività. La possibilità di ospitare operatori, carrier e provider indipendenti all’interno dello stesso ecosistema contribuisce infatti a creare un ambiente aperto e interconnesso, in cui clienti e partner possono scegliere liberamente le soluzioni più adatte alle proprie esigenze. L’attivazione coinvolge il data center campus di Ponte San Pietro, il campus realizzato attraverso la riqualificazione dell’area industriale ex Legler, contribuendo ad ampliare ulteriormente le opportunità di interconnessione e collaborazione disponibili all’interno dell’ecosistema Aruba.

Inoltre, il secondo PoP è attivo nel data center campus di Roma, contribuendo alla creazione di un hub digitale e telco strategico per il Centro-Sud, a supporto di infrastrutture sempre più connesse e di modelli ibridi e multicloud.

Questa integrazione tra infrastrutture di data center europee e reti di ultima generazione è parte dell’orientamento di Aruba volto a costruire un ecosistema aperto, neutrale e interconnesso in grado di abilitare servizi innovativi sul territorio, a beneficio di imprese, operatori e service provider.

“L’attivazione dei servizi di Megaport all’interno del network dei data center di Aruba rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di un ecosistema interconnesso e orientato al multicloud” – ha commentato Andrea Colangelo, Director of Network Infrastructure di Aruba. “Si tratta di implementazioni che arricchiscono il nostro ecosistema a vantaggio della scelta dei nostri clienti: per loro significa poter accedere a connettività privata, flessibile e rapidamente attivabile verso i principali ambienti cloud e provider globali.”

“Siamo entusiasti di questa collaborazione con Aruba” – ha commentato Lorenzo Ruggiero, Regional Director Southern Europe di Megaport. “L’attivazione dei nostri PoP nei data center IT3 a Ponte San Pietro e IT4 a Roma segna un passo importante per l’espansione di Megaport in Italia all’interno di un ecosistema aperto e carrier-neutral. Questa integrazione risponde perfettamente alla crescente necessità del mercato di architetture distribuite, consolidando un hub digitale strategico per il Centro-Sud e accelerando l’evoluzione delle imprese verso modelli multicloud.”

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Aruba presenta HakunaVPN: la nuova soluzione per navigare online protetti ovunque https://www.datamanager.it/2026/06/aruba-presenta-hakunavpn-la-nuova-soluzione-per-navigare-online-protetti-ovunque/ Wed, 10 Jun 2026 14:36:23 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253381 Dopo l’ingresso nel segmento eSIM, una nuova soluzione alla portata di tutti: si scarica l’app, la si attiva in pochi secondi e la connessione è subito cifrata. Pensata per chi lavora in mobilità, usa reti pubbliche o vuole semplicemente tenere i propri dati al sicuro Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, […]

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Dopo l’ingresso nel segmento eSIM, una nuova soluzione alla portata di tutti: si scarica l’app, la si attiva in pochi secondi e la connessione è subito cifrata. Pensata per chi lavora in mobilità, usa reti pubbliche o vuole semplicemente tenere i propri dati al sicuro

Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali, annuncia il lancio di HakunaVPN, la nuova soluzione di Virtual Private Network pensata per utenti e professionisti che desiderano navigare online in modo semplice, sicuro e trasparente.

Oggi gran parte della nostra vita passa attraverso una connessione internet: remote work, viaggi, acquisti online, scambio di informazioni personali, spesso su reti che non controlliamo. Usare una rete Wi-Fi pubblica in aeroporto, in hotel o in un bar significa esporre la propria connessione a rischi concreti: intercettazione dei dati, tracciamento dell’attività online, accesso non autorizzato alle informazioni. Una VPN risolve questo problema creando un tunnel cifrato tra il dispositivo e internet, rendendo la navigazione privata e protetta ovunque ci si trovi.

Con HakunaVPN, Aruba mette questo strumento alla portata di tutti. Dopo il recente ingresso nel settore eSIM, è un ulteriore passo nel percorso con cui Aruba mette a disposizione di utenti e professionisti strumenti digitali concreti, semplici da usare e costruiti attorno a principi di sicurezza e trasparenza. La protezione dei dati e della privacy digitale è per Aruba un impegno concreto: con HakunaVPN viene esteso anche alla navigazione quotidiana.

HakunaVPN è progettata per chi non vuole complicazioni: si scarica l’app, la si attiva in pochi secondi e la connessione è subito protetta. Nessuna configurazione tecnica richiesta. La soluzione cifra il traffico tra il dispositivo e internet, proteggendo dati e attività online sia su reti domestiche che pubbliche – in ufficio, in viaggio, ovunque.

A questa immediatezza si affianca una dotazione completa di funzionalità avanzate pensate per offrire un elevato livello di protezione, ma senza compromettere l’esperienza d’uso. La rete, composta da oltre 8.000 server distribuiti a livello globale, garantisce prestazioni elevate e stabilità di connessione, con traffico VPN illimitato. Il sistema di Kill Switch interviene automaticamente bloccando il traffico Internet in caso di interruzione della VPN, evitando l’esposizione accidentale dei dati, mentre la funzione di Split Tunnelling consente di scegliere se e quali applicazioni instradare attraverso la VPN, offrendo un controllo più flessibile e personalizzato.

HakunaVPN si fonda su una tecnologia sviluppata secondo policy di privacy definite e trasparenti: non vengono conservati log sull’attività di navigazione e viene assicurata una chiara separazione tra i dati indispensabili all’erogazione del servizio e quelli relativi alle attività online degli utenti. Si tratta di un approccio orientato alla protezione dei dati fin dalla fase di progettazione, che contribuisce a rafforzare il livello complessivo di sicurezza e trasparenza. Sono previsti, inoltre, strumenti per limitare il tracciamento, grazie al blocco dei tracker o annunci e pop-up, per contribuire a una navigazione più sicura. Con un unico account è possibile proteggere più dispositivi (fino a 3 o 10 a seconda del piano), rendendo il servizio adatto sia a singoli utenti, sia a nuclei familiari. A completare l’offerta, un servizio di assistenza continuativa in italiano e inglese, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

“Oggi gran parte della nostra vita passa attraverso una connessione internet: lavoriamo da remoto, viaggiamo, facciamo acquisti, gestiamo informazioni personali, spesso su reti che non controlliamo. Chi usa reti Wi-Fi pubbliche sa che la propria connessione non è mai davvero privata. La protezione dei dati e della privacy digitale è per Aruba un impegno concreto: con HakunaVPN lo portiamo nella navigazione quotidiana, in modo semplice e accessibile a chiunque.” – ha dichiarato Gabriele Sposato, Direttore Marketing di Aruba.

HakunaVPN è disponibile per il download ai seguenti link:

Download per Android 
Download per iOS

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eIDAS 2: Aruba completa l’adeguamento e consolida il proprio ruolo nell’ecosistema europeo della fiducia digitale https://www.datamanager.it/2026/06/eidas-2-aruba-completa-ladeguamento-e-consolida-il-proprio-ruolo-nellecosistema-europeo-della-fiducia-digitale/ Fri, 05 Jun 2026 08:29:39 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253238 Riconoscimento digitale, firma remota, recapito elettronico qualificato al centro dell’evoluzione dei trust services verso i nuovi standard europei Con la conclusione, lo scorso 21 maggio, del periodo transitorio previsto dalle disposizioni introdotte dal regolamento eIDAS 2 per i Qualified Trust Service Provider (QTSP), il mercato europeo dei servizi fiduciari digitali entra in una nuova fase […]

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Riconoscimento digitale, firma remota, recapito elettronico qualificato al centro dell’evoluzione dei trust services verso i nuovi standard europei

Con la conclusione, lo scorso 21 maggio, del periodo transitorio previsto dalle disposizioni introdotte dal regolamento eIDAS 2 per i Qualified Trust Service Provider (QTSP), il mercato europeo dei servizi fiduciari digitali entra in una nuova fase di piena conformità ai requisiti definiti dall’evoluzione normativa europea.

In questo scenario, Aruba annuncia di aver completato il percorso di adeguamento dei propri processi di verifica dell’identità e dei servizi di firma remota e recapito elettronico qualificato, rafforzando ulteriormente il proprio contributo alla costruzione di un ecosistema della fiducia digitale sempre più sicuro, interoperabile e pienamente europeo. Il nuovo quadro eIDAS 2 richiede infatti ai QTSP un rafforzamento delle procedure di identificazione e rilascio dei certificati qualificati di firma e sigillo digitali, introducendo standard più elevati in termini di affidabilità, controllo e sicurezza dei processi.

Per Aruba, questa milestone rappresenta un’evoluzione concreta all’interno di un percorso già avviato da tempo e basato su metodi di riconoscimento consolidati, tra cui l’identificazione tramite Carta d’Identità Elettronica e la Carta Nazionale dei Servizi (CNS, tessera sanitaria), il riconoscimento in presenza e la video-identificazione DVO.

Tali modalità sono state oggetto di ulteriori interventi di rafforzamento e potenziamento delle procedure di digital onboarding e identity proofing, introducendo nuovi livelli di controllo, verifica e automazione per rendere i processi di identificazione sempre più robusti e conformi con l’evoluzione dei regolamenti europei e delle richieste dei supervisory body. Per citare alcuni esempi sono state applicate tecnologie biometriche, strumenti di intelligenza artificiale, OCR dei documenti di identità, controlli di liveness detection e face matching.

Aruba ha inoltre introdotto la soluzione di Remote Automatic Identity Proofing (RAIP), un modello che integra acquisizione automatica dei dati documentali tramite OCR, lettura NFC della Carta d’Identità Elettronica con estrazione diretta dei dati dal chip, controlli biometrici di face matching e liveness detection per l’attivazione del relativo servizio. In prospettiva, il sistema potrà inoltre supportare anche i passaporti elettronici, confermando il ruolo crescente dei documenti digitali qualificati nella costruzione dell’identità digitale italiana ed europea. In generale, l’obiettivo comune è di offrire procedure più snelle ai clienti e al contempo minimizzare il rischio di azioni fraudolente.

Il percorso di adeguamento riguarda anche la gestione dei servizi e dei dispositivi qualificati per la creazione di una firma elettronica a distanza, ambito in cui Aruba opera sia come Certification Authority sia come erogatore di servizi fiduciari. Anche su questo fronte, l’azienda ha completato il nuovo percorso di certificazione richiesto dal quadro eIDAS 2, confermando la conformità dei servizi ai nuovi requisiti europei. La fine del periodo transitorio apre infatti una nuova fase per il mercato, nella quale la conformità normativa si intreccia sempre di più con la capacità dei provider di garantire continuità operativa, sicurezza dei processi e interoperabilità tra sistemi e operatori europei.

Parallelamente, Aruba consolida il proprio ruolo anche sul fronte dei Qualified Electronic Registered Delivery Services, elemento centrale nell’evoluzione della PEC in chiave europea. Il servizio di e-delivery qualificata di Aruba ha ottenuto la conformità anche rispetto al nuovo quadro eIDAS 2 e l’azienda è il primo operatore italiano ad aver certificato un sistema di recapito elettronico qualificato secondo lo standard REM, un traguardo che rafforza il suo posizionamento nell’ambito dei servizi fiduciari interoperabili e nella costruzione della futura infrastruttura europea della fiducia digitale.

“L’evoluzione della fiducia digitale europea passa dalla capacità di rendere le procedure di verifica di identità, firma digitale, recapito qualificato e interoperabilità transfrontaliera elementi sempre più solidi, sicuri e accessibili per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni” – ha commentato Andrea Sassetti, Amministratore Delegato di Aruba PEC. “Il completamento del nostro percorso di adeguamento a eIDAS 2 non rappresenta soltanto un traguardo regolatorio, ma un passaggio strategico nella costruzione di servizi fiduciari capaci di sostenere lo sviluppo del mercato digitale europeo, rafforzando il valore legale, l’affidabilità e la sicurezza delle interazioni online”.

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Quantum computing: dalla teoria alle applicazioni, come cambia il modo di fare innovazione nell’era del quantum advantage https://www.datamanager.it/2026/05/quantum-computing-dalla-teoria-alle-applicazioni-come-cambia-il-modo-di-fare-innovazione-nellera-del-quantum-advantage/ Wed, 27 May 2026 12:51:58 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253084 A cura di Marco Mangiulli, Chief Innovation Officer di Aruba Se nel dibattito sul quantum computing prevale ancora una dimensione teorica, il passaggio che si sta delineando oggi è più concreto: non tanto se questa tecnologia avrà un impatto, ma come inizierà a integrarsi nei processi reali di ricerca e sviluppo. Il punto non è […]

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A cura di Marco Mangiulli, Chief Innovation Officer di Aruba

Se nel dibattito sul quantum computing prevale ancora una dimensione teorica, il passaggio che si sta delineando oggi è più concreto: non tanto se questa tecnologia avrà un impatto, ma come inizierà a integrarsi nei processi reali di ricerca e sviluppo. Il punto non è infatti comprendere cosa sia il calcolo quantistico in astratto, quanto piuttosto riconoscere che sta emergendo un nuovo paradigma operativo. Il quantum computing introduce un diverso modo di affrontare problemi ad elevata complessità computazionale, in cui la capacità di modellare sistemi articolati diventa un fattore competitivo.

Il valore del quantum computing non risiede in un’accelerazione generalizzata di qualsiasi carico computazionale, ma nella possibilità di affrontare specifiche classi di problemi ad alta complessità combinatoria o fisica, difficilmente trattabili con approcci classici. Non si tratta quindi di sostituire il calcolo tradizionale, ma di affiancarlo in contesti specifici. Le prime applicazioni si stanno sviluppando proprio in questa logica: ambienti ibridi, in cui algoritmi classici e quantistici collaborano per affrontare problemi che, fino a poco tempo fa, risultavano difficilmente affrontabili con approcci tradizionali. È qui che il quantum smette di essere un tema esclusivamente scientifico e diventa una leva industriale.

Questa transizione è confermata anche dai principali indicatori di mercato. Secondo Fortune Business Insights, il valore globale del quantum computing ha raggiunto circa 1,5 miliardi di dollari nel 2025 ed è destinato a crescere in modo significativo nei prossimi anni, superando i 18 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto superiore al 30%. Un’accelerazione che riflette non solo l’avanzamento tecnologico, ma anche il crescente interesse industriale e finanziario verso applicazioni concrete.

Allo stesso tempo, è importante mantenere una visione realistica dello stato attuale della tecnologia. Le piattaforme quantistiche oggi disponibili restano limitate dal numero di qubit affidabili, dalla sensibilità al rumore e dalla necessità di meccanismi avanzati di correzione degli errori. Per questo motivo, le applicazioni più concrete emergono soprattutto in scenari ibridi e sperimentali, dove quantum computing, high performance computing e intelligenza artificiale vengono integrati in modo complementare. La vera sfida non è dimostrare risultati teorici isolati, ma raggiungere un quantum advantage concreto su problemi industriali reali.

Uno degli ambiti in cui questa transizione appare più evidente è quello della ricerca farmaceutica e biomedicale. La simulazione quantistica della struttura elettronica delle molecole rappresenta uno dei casi d’uso più promettenti, perché i sistemi chimici sono intrinsecamente quantistici e risultano difficili da modellare con precisione tramite calcolo classico.

La possibilità di simulare sistemi molecolari complessi con maggiore accuratezza non rappresenta solo un miglioramento incrementale, ma un cambio nel modo stesso in cui si progettano nuovi farmaci. Ridurre il ricorso a modelli approssimati significa accorciare i cicli di sviluppo, aumentare la probabilità di successo e, in prospettiva, rendere più sostenibile l’intero processo di ricerca. Allo stesso modo, la capacità di analizzare sistemi biologici altamente interconnessi apre nuove strade nella comprensione delle patologie complesse e nella definizione di approcci terapeutici più mirati.

Il punto chiave, però, non è il singolo caso d’uso, ma il fatto che il quantum computing introduca una nuova infrastruttura della scoperta, applicabile a diversi domini: dalla chimica dei materiali all’energia fino ad alcuni problemi di ottimizzazione industriale ad elevata complessità.

In questo scenario, cambia anche il modo in cui le aziende accedono alla tecnologia. Il modello emergente non è quello della proprietà diretta dell’hardware quantistico, ma quello dell’accesso tramite piattaforme. Il quantum computing as a service consente di utilizzare risorse altamente specializzate in modo flessibile, integrandole nei workflow esistenti senza dover gestire la complessità sottostante.

Questo passaggio richiama l’evoluzione già vista nel cloud computing: infrastrutture altamente specializzate accessibili come servizio, integrate dinamicamente con risorse classiche. È un modello cruciale perché abbassa la soglia di ingresso e accelera la sperimentazione. Il quantum computing diventa così una componente di un ecosistema più ampio, in cui cloud, high performance computing e intelligenza artificiale convergono.

Proprio l’ecosistema rappresenta uno degli elementi determinanti per la maturazione della tecnologia. Nessun attore, da solo, è in grado di coprire l’intera catena del valore. Le università continuano a guidare la ricerca fondamentale, mentre i poli tecnologici e le imprese lavorano sulla validazione e sull’applicazione industriale. È nell’interazione tra questi livelli che si costruisce il passaggio dalla promessa al valore concreto.

In Europa sta emergendo un ecosistema sempre più strutturato che unisce università, centri di supercalcolo, infrastrutture HPC e produttori di hardware quantistico, con l’obiettivo di rafforzare la sovranità tecnologica europea anche nel settore quantum. Iniziative come EuroHPC e i programmi europei dedicati al quantum computing stanno accelerando la creazione di piattaforme integrate in cui calcolo quantistico e high performance computing convergono per supportare ricerca, industria e innovazione. In questo contesto, la disponibilità di infrastrutture digitali avanzate e di competenze distribuite rappresenta un elemento strategico per garantire autonomia tecnologica e capacità di innovazione nel lungo periodo.

Per le aziende, questo significa iniziare a sviluppare competenze, comprendere i possibili ambiti di applicazione e avviare percorsi di sperimentazione. Non è ancora il momento delle implementazioni su larga scala, ma è il momento delle scelte strategiche: capire dove il quantum potrà generare vantaggio competitivo e come prepararsi a integrarlo nei propri processi.

Il quantum computing, in questa fase, non è quindi né una tecnologia matura né una semplice prospettiva futura. È una traiettoria in costruzione, che richiede visione ma anche pragmatismo. Chi saprà interpretarla non solo come innovazione tecnologica, ma come evoluzione del modo di fare ricerca, sarà nelle condizioni di coglierne per primo il valore.

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L’intelligenza artificiale non è immateriale: l’infrastruttura è la condizione strategica di partenza per scalare https://www.datamanager.it/2026/05/lintelligenza-artificiale-non-e-immateriale-linfrastruttura-e-la-condizione-strategica-di-partenza-per-scalare/ Tue, 05 May 2026 11:50:46 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252561 L’intelligenza artificiale non è immateriale: l’infrastruttura è la condizione strategica di partenza per scalare A cura di Francesco Tarasconi, Artificial Intelligence Manager di Aruba C’è un momento, nei cicli dell’innovazione, in cui l’entusiasmo lascia spazio alla responsabilità. L’intelligenza artificiale sta entrando esattamente in questa fase. Dopo una stagione dominata da sperimentazioni, prototipi e narrazioni spesso […]

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L’intelligenza artificiale non è immateriale: l’infrastruttura è la condizione strategica di partenza per scalare

A cura di Francesco Tarasconi, Artificial Intelligence Manager di Aruba

C’è un momento, nei cicli dell’innovazione, in cui l’entusiasmo lascia spazio alla responsabilità. L’intelligenza artificiale sta entrando esattamente in questa fase. Dopo una stagione dominata da sperimentazioni, prototipi e narrazioni spesso semplificate, le imprese sono chiamate oggi a confrontarsi con una domanda più concreta: cosa significa rendere l’AI una capacità strutturale, affidabile e sostenibile nel tempo?

La risposta non risiede nei modelli, o almeno non solo. Risiede, piuttosto, nella qualità delle fondamenta su cui questi modelli vengono costruiti. L’intelligenza artificiale, per quanto evocativa possa apparire, è in buona parte un fenomeno infrastrutturale. È fatta di energia, di calcolo, di architetture distribuite e di dati che devono essere gestiti con precisione e responsabilità. Ridurla solo a una questione di algoritmi significa fraintenderne la natura più profonda. Ed è qui che si gioca la differenza tra sperimentazione e valore. Molte organizzazioni riescono a costruire prototipi efficaci; poche riescono a portarli in produzione in modo stabile. Il motivo è raramente il modello. È quasi sempre l’infrastruttura: ambienti non progettati per scalare, dati non governati, costi che crescono più rapidamente dei benefici e rendono difficile sostenere i progetti nel tempo.

In questo senso, la vera linea di demarcazione tra chi sperimenta e chi costruisce valore passa dalla capacità di progettare ambienti tecnologici in grado di sostenere complessità, crescita e cambiamento. L’AI introduce una discontinuità che non può essere assorbita da infrastrutture pensate per un’era diversa. Richiede piattaforme capaci di adattarsi dinamicamente, di integrare componenti eterogenei e di evolvere senza compromettere il controllo.

La centralità di infrastrutture e data center si inserisce proprio in questa trasformazione. Non più semplice nodo di elaborazione o deposito di dati, ma spazio strategico in cui si concretizza la capacità di generare, elaborare e proteggere intelligenza. In un contesto in cui i carichi di lavoro diventano sempre più intensivi e sensibili, la continuità operativa smette di essere un requisito tecnico e diventa una condizione abilitante per il business. Ogni interruzione e vulnerabilità si traducono immediatamente in un limite alla possibilità stessa di innovare.

Ma è sul tema del dato che questa trasformazione rivela la sua natura più strategica. I dati non sono semplicemente un input: sono l’espressione più diretta del valore di un’azienda. La loro collocazione, intesa anche come perimetro geografico e giurisdizionale in cui vengono gestiti, diventa una leva determinante di controllo e responsabilità. Protezione e governance diventano centrali in uno scenario segnato da crescente attenzione normativa e da equilibri geopolitici sempre più articolati. In questo contesto, parlare di sovranità significa garantire alle imprese la possibilità di mantenere pieno controllo sul proprio patrimonio informativo, senza delegarne implicitamente la gestione a logiche esterne o a contesti normativi non allineati. La sicurezza, di conseguenza, non può più essere interpretata come un livello aggiuntivo o una funzione accessoria, ma parte integrante dell’architettura. Proteggere l’intelligenza significa proteggere i dati che la alimentano, i modelli che la interpretano e le infrastrutture che la rendono operativa.

In parallelo, emerge una consapevolezza destinata a diventare sempre più centrale: l’efficienza non è più solo economica, ma anche ambientale. L’intelligenza artificiale, specialmente in alcune fasi del suo sviluppo ed applicazioni, comporta un consumo significativo di risorse. Progettare infrastrutture capaci di ottimizzare l’uso dell’energia, ridurre gli sprechi e integrare fonti sostenibili non è un esercizio di responsabilità accessoria, ma una scelta che incide direttamente sulla competitività e sulla credibilità delle imprese.

In questo scenario, il ruolo del provider tecnologico cambia radicalmente, diventando un attore che contribuisce a definire le condizioni stesse in cui l’innovazione può svilupparsi. Offrire infrastruttura significa offrire affidabilità, trasparenza e controllo. Significa creare ambienti in cui le organizzazioni possano costruire il proprio percorso nell’AI senza rinunciare alla sicurezza e alla libertà di evolvere.

Oggi questo ruolo si estende oltre l’infrastruttura. La complessità dell’AI rende inevitabile un ulteriore livello di astrazione: piattaforme capaci di rendere immediatamente disponibili risorse, strumenti e ambienti di sviluppo pronti all’uso. In questo modello, l’obiettivo non è solo garantire capacità computazionale, ma ridurre la distanza tra idea e implementazione. È in questo contesto che il paradigma Platform as a Service assume un ruolo centrale: semplifica l’accesso all’AI, accelera la sperimentazione e rende sostenibile il passaggio alla produzione, senza trasferire sulle imprese l’onere di gestire ogni livello della stack tecnologica.

Alla fine, il punto è semplice: l’AI non crea valore da sola, senza un sistema adeguato resta confinata ai test o fatica a scalare quando entra nei processi reali. Quando invece le basi sono solide diventa una capacità operativa: si integra nei sistemi, regge i carichi, evolve senza perdere affidabilità. Quando l’infrastruttura non regge, l’AI resta una promessa. Quando è progettata correttamente, diventa una capacità operativa reale.

Per approfondire: https://www.aruba.it/infrastruttura-ai.aspx

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AI privata: Xference avvia la sua infrastruttura europea dai data center Aruba https://www.datamanager.it/2026/04/ai-privata-xference-avvia-la-sua-infrastruttura-europea-dai-data-center-aruba/ Tue, 28 Apr 2026 14:21:38 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252422 La startup italiana Xference avvia le attività sui data center Aruba a Ponte San Pietro (Bergamo) e apre ufficialmente la fase beta su invito ai primi 100 early adopter selezionati. Si tratta del primo Inference provider europeo supportato a oggi da Aruba La startup italiana Xference inaugura l’infrastruttura europea di inferenza AI nel data center […]

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La startup italiana Xference avvia le attività sui data center Aruba a Ponte San Pietro (Bergamo) e apre ufficialmente la fase beta su invito ai primi 100 early adopter selezionati. Si tratta del primo Inference provider europeo supportato a oggi da Aruba

La startup italiana Xference inaugura l’infrastruttura europea di inferenza AI nel data center Aruba di Ponte San Pietro e apre ufficialmente la fase beta su invito ai primi 100 early adopter selezionati.

L’iniziativa segna un passo concreto nella costruzione di un’infrastruttura distribuita sul territorio europeo dedicata all’inferenza AI privata, progettata per garantire sovranità del dato, autonomia digitale, conformità normativa e prestazioni ad alta efficienza energetica. Il servizio entra oggi nella fase beta su invito, con i primi 100 utenti selezionati che testeranno la nuova tecnologia sviluppata in Italia.

Un’infrastruttura europea per l’AI privata e sovrana

Fondata nel 2025 a Cagliari, Xference nasce con l’obiettivo di democratizzare l’accesso all’intelligenza artificiale offrendo un servizio di inferenza basato su modelli open source, eseguiti in ambienti privati e con dati che restano sempre sotto il controllo dei clienti.

Per sostenere questa visione, la startup ha scelto Aruba come partner tecnologico per la colocation e per l’approvvigionamento dei server in modalità Hardware-as-a-Service, avviando l’operatività dell’infrastruttura presso il data center IT3 di Ponte San Pietro (Bergamo). Aruba, con la sua infrastruttura europea, da sempre pioniera dell’innovazione, rafforza in questo modo il suo legame con startup deep tech contribuendo allo sviluppo di piattaforme AI-driven europee.

“L’avvio della nostra infrastruttura in produzione su Aruba rappresenta un passaggio chiave: entriamo nella fase beta con i primi utenti che potranno sfruttare la potenza della AI generativa senza che i dati escano mai dal loro perimetro” dichiara Andrea Pili, Co-Founder e CEO di Xference. “Aruba si è dimostrato un partner capace di sposare in pieno la nostra mission e di accompagnarci fin dalle prime fasi con reattività, scalabilità per singolo rack e un modello operativo perfettamente allineato alle esigenze di una startup deep-tech. Si tratta di un primo passo verso una reale autonomia digitale europea”.

Data center ad alta densità per la nuova generazione di AI privata con modelli LLM Opensource

L’infrastruttura di Xference richiede livelli di densità energetica significativamente superiori alla media del settore, con fabbisogni che superano i 20 kW per rack, oltre a capacità di crescita lineare per sostenere l’espansione futura. Aruba ha fornito una soluzione in grado di supportare la traiettoria di crescita della startup, occupandosi dell’approvvigionamento e dell’attivazione operativa dei server secondo le configurazioni richieste, oltre che della gestione delle componenti di networking e sicurezza.

“L’avvio operativo dell’infrastruttura di Xference quale primo Inference Provider europeo nei nostri data center dimostra come come il nostro network di infrastrutture europee possa fornire sistemi di ultima generazione AI-ready e sostenere lo sviluppo di nuove piattaforme AI ad alte prestazioni” afferma Giancarlo Giacomello, Head of Data Center Offering & Colocation Services di Aruba. “Grazie alla combinazione di colocation e Hardware-as-a-Service, Xference può crescere rapidamente trasformando investimenti in capitale in costi operativi, mantenendo al tempo stesso i più elevati standard di sicurezza, conformità e affidabilità e garantendo piena governance e localizzazione dei dati, sicurezza e compliance by design, con energia proveniente da fonti rinnovabili”.

Al via la fase beta con i primi 100 utenti

La fase beta, avviata su invito, coinvolgerà i primi 100 early adopter che contribuiranno a testare e a ottimizzare il servizio in scenari reali di utilizzo. Al termine di questa fase, Xference prevede un lancio progressivo e controllato, con l’obiettivo di espandere l’infrastruttura e sviluppare un’architettura edge distribuita capace di avvicinare i nodi di calcolo agli utenti finali, riducendo ulteriormente latenze e consumi.

“Questa fase beta rappresenta l’inizio di un percorso di crescita graduale e sostenibile” conclude Pili. “Monitoreremo i carichi di lavoro in tempo reale per scalare l’infrastruttura in modo efficiente e costruire, passo dopo passo, un Inference Provider indipendente europeo di riferimento”.

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Aruba entra nell’International Data Spaces Association (IDSA) per contribuire allo sviluppo dei data space in Europa https://www.datamanager.it/2026/04/aruba-entra-nellinternational-data-spaces-association-idsa-per-contribuire-allo-sviluppo-dei-data-space-in-europa/ Wed, 22 Apr 2026 13:32:22 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252279 Focus su modello “as-a-service” e semplificazione dell’accesso per le PMI, in linea con le evidenze emerse al Data Space Symposium  Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali, annuncia il proprio ingresso nell’International Data Spaces Association (IDSA), l’organizzazione globale che sviluppa e promuove standard e framework per abilitare […]

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Focus su modello “as-a-service” e semplificazione dell’accesso per le PMI, in linea con le evidenze emerse al Data Space Symposium 

Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali, annuncia il proprio ingresso nell’International Data Spaces Association (IDSA), l’organizzazione globale che sviluppa e promuove standard e framework per abilitare la condivisione sicura, interoperabile e sovrana dei dati.

Attraverso l’ingresso in IDSA, Aruba rafforza il proprio contributo allo sviluppo di un ecosistema dei data space interoperabile e scalabile, lavorando insieme all’associazione e ai partner industriali per favorire modelli di adozione concreti e accessibili. In questo contesto, Aruba partecipa attivamente al Data Space Adoption Forum (DSAF), uno dei principali working group dell’associazione, con l’obiettivo di affiancare alla definizione degli standard lo sviluppo di soluzioni pronte all’uso che rendano più semplice e rapido per le imprese l’accesso agli ecosistemi di dati.

Come evidenziato durante lo scorso Data Space Symposium, il principale ostacolo alla diffusione dei data space non è legato alla maturità delle tecnologie, ma al modello di adozione: oggi la partecipazione richiede a ogni organizzazione di implementare e gestire autonomamente infrastrutture complesse, con costi elevati, competenze specialistiche difficili da reperire e tempi di integrazione non compatibili con le esigenze delle PMI. Questo approccio rallenta la scalabilità degli ecosistemi di dati e limita l’accesso proprio alle imprese che rappresentano la base del tessuto industriale europeo.

In questo scenario, il Data Space Adoption Forum (DSAF) promuove un cambio di paradigma che sposta l’infrastruttura fuori dal perimetro delle singole organizzazioni e la rende disponibile come servizio gestito: un modello “as-a-service” in cui i cloud provider diventano un livello abilitante di scalabilità, offrendo sicurezza, interoperabilità e conformità in modalità condivisa e permettendo alle aziende di concentrarsi sul valore dei dati e sui casi d’uso.

In linea con questa visione, Aruba sta lavorando allo sviluppo di soluzioni gestite basate su architetture multi-tenant, con l’obiettivo di offrire connettori as-a-service in modalità “click-and-connect”. L’utilizzo di tecnologie come Eclipse Dataspace Components (EDC) e Virtual Connector consente di semplificare il deployment, automatizzare l’onboarding e ridurre significativamente i tempi di accesso agli spazi dati. Ne derivano costi più prevedibili, minore complessità operativa e una gestione semplificata, elementi chiave per favorire un’adozione su larga scala.

Use case nel settore automotive

Le opportunità offerte dai data space si estendono a numerosi settori. Tra quelli più avanzati in termini di adozione spicca l’automotive, dove iniziative di riferimento come Catena-X sono operative dal 2024 e abilitano lo scambio sovrano dei dati secondo i principi definiti da IDSA.

Catena-X rappresenta il primo ecosistema di dati collaborativo e affidabile a livello globale per l’industria automobilistica. All’interno dell’associazione, le aziende partecipanti lavorano alla definizione di standard condivisi per garantire l’interoperabilità dei dati lungo l’intera filiera. Alla base di Catena-X vi sono quattro valori fondamentali: identità digitale affidabile, interoperabilità, sovranità del dato e governance industriale.

In questo contesto, Aruba è attivamente impegnata nello sviluppo di una beta release di un connettore conforme a Catena-X, con l’obiettivo di contribuire alla digitalizzazione della supply chain e favorire uno scambio dati basato su standard condivisi. Questo approccio consente di ridurre la complessità operativa, garantire compliance e data ownership, e preparare le aziende all’evoluzione normativa futura. Inoltre, apre la strada a casi d’uso concreti, come il Digital Company Certification Management (CCM), l’implementazione del Digital Product Passport e, più in prospettiva, l’integrazione con modelli di analisi avanzata e intelligenza artificiale basati su dati condivisi e governati.

“L’ingresso in IDSA rappresenta un passo importante per contribuire allo sviluppo di un ecosistema dei dati realmente interoperabile e accessibile” – ha commentato Marco Mangiulli, CIO e R&D Director di Aruba. “La sfida oggi non è più dimostrare il valore dei data space, ma renderli scalabili e adottabili su larga scala. Attraverso modelli as-a-service e il lavoro con l’Associazione e il Data Space Adoption Forum, vogliamo semplificare l’accesso per le imprese, riducendo le barriere tecniche e accelerando la creazione di valore lungo le filiere.”

“Siamo felici di dare il benvenuto ad Aruba nella International Data Spaces Association.” – ha commentato Lars Nagel, CEO di IDSA – “Il contributo che sta portando nel Data Space Adoption Forum rispecchia bene l’approccio concreto di cui oggi il mercato ha bisogno. Grazie al focus su soluzioni gestite e alla forza del proprio canale distributivo come cloud provider, Aruba sta contribuendo a rendere i data space una realtà tangibile, soprattutto per le PMI. È così che i data space possono crescere e diffondersi su larga scala.”

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Aruba Academy: partnership con LinkedIn Learning per accelerare lo sviluppo continuo delle competenze https://www.datamanager.it/2026/03/aruba-academy-partnership-con-linkedin-learning-per-accelerare-lo-sviluppo-continuo-delle-competenze/ Tue, 17 Mar 2026 13:51:51 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251583 Un rilascio progressivo che arriverà a coinvolgere 700 persone, con un focus su Cybersecurity, Service Desk e Intelligenza Artificiale per supportare l’evoluzione delle competenze chiave del gruppo Aruba Academy, la scuola del gruppo Aruba dedicata allo sviluppo delle competenze e alla crescita dei talenti, annuncia una partnership strategica con LinkedIn Learning, la piattaforma globale di […]

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Un rilascio progressivo che arriverà a coinvolgere 700 persone, con un focus su Cybersecurity, Service Desk e Intelligenza Artificiale per supportare l’evoluzione delle competenze chiave del gruppo

Aruba Academy, la scuola del gruppo Aruba dedicata allo sviluppo delle competenze e alla crescita dei talenti, annuncia una partnership strategica con LinkedIn Learning, la piattaforma globale di apprendimento digitale, che entra a far parte dell’ecosistema formativo dell’azienda.

La collaborazione, operativa a partire dal primo trimestre del 2026, nasce con l’obiettivo di rafforzare in modo strutturato i percorsi di upskilling e reskilling delle persone di Aruba, rispondendo alla crescente esigenza di aggiornamento continuo delle competenze in ambiti tecnologici e organizzativi in rapida evoluzione.

La roadmap prevede un rilascio progressivo: una prima fase coinvolgerà circa 200 persone, per arrivare a 700 risorse a regime. I contenuti di LinkedIn Learning non saranno lasciati alla fruizione libera, ma integrati nei percorsi formativi ufficiali di Aruba Academy, progettati in coerenza con i modelli di competenza, i piani di sviluppo individuali e le priorità di business.

Nella fase iniziale, l’attenzione sarà focalizzata su Cybersecurity, Service Desk e Intelligenza Artificiale, aree considerate strategiche per l’evoluzione delle professionalità e, quindi, dei servizi del gruppo. I percorsi saranno personalizzati sul singolo individuo, non solo per funzione o ruolo, ma in base agli obiettivi di sviluppo, alle competenze da rafforzare e al potenziale di crescita di ciascuna persona.

L’accesso ai contenuti avverrà direttamente tramite l’LMS aziendale di Aruba, grazie a un’integrazione Single Sign-On (SSO) che garantisce un’esperienza fluida e coerente con l’ecosistema digitale interno. Tutti i percorsi assegnati saranno mandatori, in quanto parte integrante dei piani di sviluppo ufficiali.

LinkedIn Learning non sarà coinvolta esclusivamente come provider di contenuti, ma come partner abilitante nella progettazione dell’esperienza formativa, supportando Aruba Academy nella mappatura tra competenze, ruoli e contenuti, grazie a una tassonomia delle skill ampia e costantemente aggiornata. Aruba Academy manterrà la piena governance dei percorsi, integrando i contenuti LinkedIn Learning con formazione interna, workshop, mentoring e progetti speciali.

La partnership prevede anche strumenti di monitoraggio strutturati, che consentiranno di misurare l’adozione della piattaforma, l’avanzamento dei percorsi e la qualità percepita, oltre al contributo concreto allo sviluppo delle competenze operative e al business.

“Per Aruba Academy la formazione non è mai fine a sé stessa: il punto non è la fruizione di un corso, ma il valore che le persone sono in grado di generare grazie alle competenze acquisite” ha dichiarato Italo Piroddi, Head of Aruba Academy. “Attraverso la partnership con Linkedin Learning rafforziamo un ecosistema di apprendimento continuo, personalizzato e scalabile, capace di accelerare la crescita delle competenze e sostenere in modo concreto l’evoluzione professionale delle nostre persone.”

“In un contesto ‘skills-first’ in cui tecnologie, modelli organizzativi e professioni evolvono a grande velocità, la capacità delle aziende di sviluppare in modo continuativo le competenze delle proprie persone diventa la priorità. La collaborazione con Aruba Academy nasce proprio con questo obiettivo: supportare la costruzione di un ecosistema di apprendimento continuo, in cui lo sviluppo delle competenze accompagni l’evoluzione del business. Integrare i contenuti di LinkedIn Learning all’interno di percorsi strutturati consente di rendere la formazione più mirata, personalizzata e allineata alle skill più richieste dal mercato del lavoro – per affrontare le sfide di oggi e prepararsi a quelle di domani” ha commentato Moreno Ferrario, Head of Enterprise di LinkedIn Italia.

L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di employer branding del gruppo Aruba, rafforzandone il posizionamento come realtà attenta allo sviluppo dei talenti e alla costruzione di competenze solide e attuali, in un contesto tecnologico in continua trasformazione.

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Aruba rafforza l’offerta di Private Cloud con VMware Cloud Foundation https://www.datamanager.it/2026/03/aruba-rafforza-lofferta-di-private-cloud-con-vmware-cloud-foundation/ Wed, 11 Mar 2026 13:46:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251502 VMware Hosted Private Cloud è l’unica soluzione VMware Private Cloud in Italia qualificata ACN QC3, il più alto livello previsto dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale per i cloud provider. Disponibile anche con GPU per progetti di Private AI Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali, annuncia il […]

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VMware Hosted Private Cloud è l’unica soluzione VMware Private Cloud in Italia qualificata ACN QC3, il più alto livello previsto dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale per i cloud provider. Disponibile anche con GPU per progetti di Private AI

Aruba, una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali, annuncia il lancio del nuovo VMware Hosted Private Cloud, una soluzione gestita che semplifica l’adozione del Private Cloud per aziende e Pubblica Amministrazione, garantendo sovranità del dato, massimi livelli di sicurezza e pieno controllo dell’infrastruttura.

Si tratta di un rilascio di particolare rilievo per l’offerta Private Cloud di Aruba: per la prima volta un servizio storicamente realizzato su misura diventa completamente ingegnerizzato, pensato per ridurre tempi, complessità e costi di progettazione, senza rinunciare a governance e affidabilità. Basato su VMware Cloud Foundation fino alla versione 9 – ossia l’ultima evoluzione della suite VMware – il nuovo Hosted Private Cloud consente di spostare i carichi di lavoro dal data center aziendale a un ambiente scalabile e dedicato, mantenendo la stessa esperienza operativa e lo stesso livello di controllo tipici dell’on-premises.

Il modello operativo è chiaro e bilanciato:

  • Aruba gestisce l’infrastruttura: provisioning, monitoraggio, aggiornamenti e manutenzione di hardware e rete sono a carico del team Data Center dell’azienda.
  • Il cliente mantiene il controllo, con l’accesso completo al vCenter per gestire in autonomia macchine virtuali, reti e workload.
  • È possibile una scalabilità immediata, con cluster dedicati e isolati, espandibili rapidamente da 4 fino a 32 nodi.

Ad oggi, la proposta di Aruba è l’unica soluzione VMware Private Cloud in Italia qualificata ACN QC3, il più alto livello previsto dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale per i cloud provider. Un requisito fondamentale per PA, sanità, utilities e settori regolamentati. La soluzione è inoltre disponibile all’interno della piattaforma CONSIP, confermandosi come opzione di riferimento per gli enti pubblici e le organizzazioni che operano in contesti normativi stringenti.

L’adozione di VMware Cloud Foundation garantisce un’elevata integrazione tra tutte le componenti dell’infrastruttura, assicurando stabilità e continuità applicativa. La sicurezza è nativamente integrata grazie alla segmentazione del traffico e al firewall virtuale, mentre l’alta affidabilità delle macchine virtuali e lo storage distribuito consentono di affrontare eventuali guasti senza interruzioni di servizio. L’infrastruttura offre uno SLA del 99,95% su alimentazione e connettività ed è supportata da una rete interna ridondata ad alta velocità. Il servizio, infine, supporta la modalità BYOL (Bring Your Own License), permettendo alle aziende di continuare a utilizzare le licenze VMware già in loro possesso e di ottimizzare gli investimenti software esistenti.

Una ulteriore caratteristica significativa è relativa alla disponibilità della soluzione con GPU, un’opzione che garantisce la scalabilità dell’infrastruttura per ogni tipo di progetto di Private AI.

“Questo lancio segna un passaggio fondamentale per la nostra offerta di Private Cloud” ha dichiarato Massimo Bandinelli, Marketing Manager di Aruba Cloud. “Siamo passati da una soluzione costruita esclusivamente su progetti custom a una completamente ingegnerizzata pronta all’uso e adatta nella sua versione GPU-based anche a progetti di Private AI. In questo modo riduciamo drasticamente tempi e complessità per clienti enterprise e Pubblica Amministrazione, offrendo la massima sicurezza e conformità: VMware Hosted Private Cloud è oggi l’unica soluzione VMware Private Cloud in Italia qualificata ACN QC3.”

 

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