A cura di Marco Mangiulli, Chief Innovation Officer di Aruba
Se nel dibattito sul quantum computing prevale ancora una dimensione teorica, il passaggio che si sta delineando oggi è più concreto: non tanto se questa tecnologia avrà un impatto, ma come inizierà a integrarsi nei processi reali di ricerca e sviluppo. Il punto non è infatti comprendere cosa sia il calcolo quantistico in astratto, quanto piuttosto riconoscere che sta emergendo un nuovo paradigma operativo. Il quantum computing introduce un diverso modo di affrontare problemi ad elevata complessità computazionale, in cui la capacità di modellare sistemi articolati diventa un fattore competitivo.
Il valore del quantum computing non risiede in un’accelerazione generalizzata di qualsiasi carico computazionale, ma nella possibilità di affrontare specifiche classi di problemi ad alta complessità combinatoria o fisica, difficilmente trattabili con approcci classici. Non si tratta quindi di sostituire il calcolo tradizionale, ma di affiancarlo in contesti specifici. Le prime applicazioni si stanno sviluppando proprio in questa logica: ambienti ibridi, in cui algoritmi classici e quantistici collaborano per affrontare problemi che, fino a poco tempo fa, risultavano difficilmente affrontabili con approcci tradizionali. È qui che il quantum smette di essere un tema esclusivamente scientifico e diventa una leva industriale.
Questa transizione è confermata anche dai principali indicatori di mercato. Secondo Fortune Business Insights, il valore globale del quantum computing ha raggiunto circa 1,5 miliardi di dollari nel 2025 ed è destinato a crescere in modo significativo nei prossimi anni, superando i 18 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto superiore al 30%. Un’accelerazione che riflette non solo l’avanzamento tecnologico, ma anche il crescente interesse industriale e finanziario verso applicazioni concrete.
Allo stesso tempo, è importante mantenere una visione realistica dello stato attuale della tecnologia. Le piattaforme quantistiche oggi disponibili restano limitate dal numero di qubit affidabili, dalla sensibilità al rumore e dalla necessità di meccanismi avanzati di correzione degli errori. Per questo motivo, le applicazioni più concrete emergono soprattutto in scenari ibridi e sperimentali, dove quantum computing, high performance computing e intelligenza artificiale vengono integrati in modo complementare. La vera sfida non è dimostrare risultati teorici isolati, ma raggiungere un quantum advantage concreto su problemi industriali reali.
Uno degli ambiti in cui questa transizione appare più evidente è quello della ricerca farmaceutica e biomedicale. La simulazione quantistica della struttura elettronica delle molecole rappresenta uno dei casi d’uso più promettenti, perché i sistemi chimici sono intrinsecamente quantistici e risultano difficili da modellare con precisione tramite calcolo classico.
La possibilità di simulare sistemi molecolari complessi con maggiore accuratezza non rappresenta solo un miglioramento incrementale, ma un cambio nel modo stesso in cui si progettano nuovi farmaci. Ridurre il ricorso a modelli approssimati significa accorciare i cicli di sviluppo, aumentare la probabilità di successo e, in prospettiva, rendere più sostenibile l’intero processo di ricerca. Allo stesso modo, la capacità di analizzare sistemi biologici altamente interconnessi apre nuove strade nella comprensione delle patologie complesse e nella definizione di approcci terapeutici più mirati.
Il punto chiave, però, non è il singolo caso d’uso, ma il fatto che il quantum computing introduca una nuova infrastruttura della scoperta, applicabile a diversi domini: dalla chimica dei materiali all’energia fino ad alcuni problemi di ottimizzazione industriale ad elevata complessità.
In questo scenario, cambia anche il modo in cui le aziende accedono alla tecnologia. Il modello emergente non è quello della proprietà diretta dell’hardware quantistico, ma quello dell’accesso tramite piattaforme. Il quantum computing as a service consente di utilizzare risorse altamente specializzate in modo flessibile, integrandole nei workflow esistenti senza dover gestire la complessità sottostante.
Questo passaggio richiama l’evoluzione già vista nel cloud computing: infrastrutture altamente specializzate accessibili come servizio, integrate dinamicamente con risorse classiche. È un modello cruciale perché abbassa la soglia di ingresso e accelera la sperimentazione. Il quantum computing diventa così una componente di un ecosistema più ampio, in cui cloud, high performance computing e intelligenza artificiale convergono.
Proprio l’ecosistema rappresenta uno degli elementi determinanti per la maturazione della tecnologia. Nessun attore, da solo, è in grado di coprire l’intera catena del valore. Le università continuano a guidare la ricerca fondamentale, mentre i poli tecnologici e le imprese lavorano sulla validazione e sull’applicazione industriale. È nell’interazione tra questi livelli che si costruisce il passaggio dalla promessa al valore concreto.
In Europa sta emergendo un ecosistema sempre più strutturato che unisce università, centri di supercalcolo, infrastrutture HPC e produttori di hardware quantistico, con l’obiettivo di rafforzare la sovranità tecnologica europea anche nel settore quantum. Iniziative come EuroHPC e i programmi europei dedicati al quantum computing stanno accelerando la creazione di piattaforme integrate in cui calcolo quantistico e high performance computing convergono per supportare ricerca, industria e innovazione. In questo contesto, la disponibilità di infrastrutture digitali avanzate e di competenze distribuite rappresenta un elemento strategico per garantire autonomia tecnologica e capacità di innovazione nel lungo periodo.
Per le aziende, questo significa iniziare a sviluppare competenze, comprendere i possibili ambiti di applicazione e avviare percorsi di sperimentazione. Non è ancora il momento delle implementazioni su larga scala, ma è il momento delle scelte strategiche: capire dove il quantum potrà generare vantaggio competitivo e come prepararsi a integrarlo nei propri processi.
Il quantum computing, in questa fase, non è quindi né una tecnologia matura né una semplice prospettiva futura. È una traiettoria in costruzione, che richiede visione ma anche pragmatismo. Chi saprà interpretarla non solo come innovazione tecnologica, ma come evoluzione del modo di fare ricerca, sarà nelle condizioni di coglierne per primo il valore.


































