automotive – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 07 Feb 2020 09:55:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png automotive – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Pace fatta tra ciclisti e automobilisti grazie alla Emoji Jacket https://www.datamanager.it/2020/02/pace-fatta-tra-ciclisti-e-automobilisti-grazie-alla-emoji-jacket/ Fri, 07 Feb 2020 09:53:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=195996 Ford presenta la rivoluzionaria Emoji Jacket Andare in bicicletta non è mai stato così diffuso e consigliato. Basti osservare come i governi siano desiderosi di promuovere un approccio alla mobilità sempre più sostenibile per le nostre città, il bike sharing  sia ormai all’ordine del giorno e milioni di persone, in tutta Europa, scelgano di muoversi […]

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Ford presenta la rivoluzionaria Emoji Jacket

Andare in bicicletta non è mai stato così diffuso e consigliato. Basti osservare come i governi siano desiderosi di promuovere un approccio alla mobilità sempre più sostenibile per le nostre città, il bike sharing  sia ormai all’ordine del giorno e milioni di persone, in tutta Europa, scelgano di muoversi su due ruote sia per recarsi al lavoro sia nel tempo libero, semplicemente per il piacere di pedalare.

Emoji Jacket: sicurezza con un pizzico di ironia

Nell’ambito dell’impegno di Ford con la campagna Share The Road, l’Ovale Blu ha commissionato un nuovo prototipo: l’Emoji Jacket. Questa creazione, unica nel suo genere, è stata sviluppata per mostrare come molte delle più comuni tensioni tra utenti della strada, potrebbero essere allentate consentendo ai ciclisti di mostrare più facilmente e più chiaramente ai conducenti le loro intenzioni – e, perché no, le loro emozioni.

Come funziona Emoji Jacket

Sin dalla loro creazione più di 20 anni fa, gli emoji  sono stati descritti come la prima lingua nata nel mondo digitale e secondo il primo Emoji Trend Report la maggior parte delle persone si sente maggiormente a proprio agio nell’esprimere emozioni attraverso gli emoji rispetto al farlo con una telefonata.

Emoji Jacket

Ecco perché l’Emoji Jacket  presenta uno schienale LED che può visualizzare:

  • Uno dei tre seguenti emoji
  • La direzione
  • L’indicazione di un pericolo

Il ciclista attiva ciascun emoji utilizzando un telecomando wireless montato sul manubrio della bicicletta.

Emoji Jacket il telecomando wireless

Oggi viviamo e guidiamo in un mondo in cui la comunicazione e’ cruciale ma troppo spesso tra automobilisti e ciclisti questo si riduce a un gesto maleducato

Emmanuel Lubrani, Share The Road – Ford Europe

Share The Road

Share The Road si pone l’obiettivo di promuovere l’armonia tra gli utenti della strada, partendo dal pensiero di Ford secondo il quale consentire a più persone di pedalare in sicurezza, soprattutto per i piccoli spostamenti, avvantaggia in realtà tutti.

A tal fine, Ford ha creato un’esperienza di realtà virtuale (VR Experience) molto coinvolgente. WheelSwap consente, infatti, agli automobilisti e ai ciclisti di mettersi gli uni nei panni degli altri e comprendere, direttamente, quanto alcuni comportamenti siano potenzialmente fatali per i loro compagni di strada. Dallo studio condotto dall’Ovale Blu, è emerso che, dopo aver vissuto il VR Experience, quasi tutti i partecipanti hanno affermato di essere seriamente intenzionati a cambiare il proprio comportamento.

 

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Huawei e Audi insieme per le smart car e guida autonoma https://www.datamanager.it/2018/07/huawei-e-audi-insieme-per-le-smart-car-e-guida-autonoma/ Mon, 23 Jul 2018 14:55:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151906 Huawei e Audi si accordano per lo sviluppo congiunto delle tecnologie legate alle smart car e self driving car ampliando ulteriormente la loro collaborazione in questi settori Huawei espande i propri interessi nel settore della mobilità stipulando con Audi un memorandum of understanding (MoU) con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle self driving car e […]

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Huawei e Audi si accordano per lo sviluppo congiunto delle tecnologie legate alle smart car e self driving car ampliando ulteriormente la loro collaborazione in questi settori

Huawei espande i propri interessi nel settore della mobilità stipulando con Audi un memorandum of understanding (MoU) con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle self driving car e delle smart car attraverso progetti congiunti. La partnership prevede anche programmi di formazione per implementare le competenze dei rispettivi esperti in entrambi i settori. “Stiamo intensificando la nostra ricerca congiunta con Huawei nel settore dei veicoli intelligenti connessi. – ha spiegato Saad Metz, executive vice president di Audi China – Il nostro obiettivo è migliorare la sicurezza e ottimizzare i flussi di traffico al fine di creare città intelligenti. I primi progetti saranno inizialmente destinati al mercato cinese”. La mobilità smart necessita infatti di una connessione stabile alla Rete e di un flusso costante di dati non grezzi. L’accordo rientra inoltre in un piano più ampio di cooperazione tra Germania e Cina.

La collaborazione tra la casa tedesca e Huawei, che ha venduto ben 100 milioni di smartphone dall’inizio del 2018, è già piuttosto stretta. L’anno scorso Audi è stata la prima azienda straniera a partecipare all’implementazione della tecnologia LTV-V sulle strade pubbliche della città di Wuxi, nella Cina orientale. Questo standard di comunicazione è stato sviluppato appositamente per le auto connesse e fornisce ai conducenti informazioni sul traffico in tempo reale tramite la connessione a hotspot posizionati presso incroci e semafori e attraverso il monitoraggio video. Audi ha anche partecipato con Huawei ai test della 5G Automotive Association (5GAA) in Germania, Spagna e Cina. “Stiamo entrando in una nuova era di veicoli intelligenti che vedranno l’emergere di nuove sinergie tecnologiche tra le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e l’industria automobilistica. – ha affermato Veni Shone, president Lte Solution di Huawei – Con una maggiore innovazione nella connettività mobile, Huawei si impegna a trasformare l’esperienza di guida”.

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Tesla, Elon Musk assicura: “Non costruiremo una moto” https://www.datamanager.it/2018/06/tesla-elon-musk-assicura-non-costruiremo-una-moto/ Wed, 06 Jun 2018 16:59:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149059 Elon Musk ribadisce che Tesla non ha bisogno di un aumento di capitale e che l’azienda tornerà a produrre 5mila auto a settimana. Musk ha anche confermato che non produrrà moto elettriche Questo è un momento particolarmente difficile per Tesla dal punto di vista finanziario. L’azienda fatica a macinare utili e a soddisfare gli ordini […]

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Elon Musk ribadisce che Tesla non ha bisogno di un aumento di capitale e che l’azienda tornerà a produrre 5mila auto a settimana. Musk ha anche confermato che non produrrà moto elettriche

Questo è un momento particolarmente difficile per Tesla dal punto di vista finanziario. L’azienda fatica a macinare utili e a soddisfare gli ordini della nuova berlina Model 3. Alcuni azionisti hanno addirittura mosso dei dubbi sulla posizione di Elon Musk come presidente e CEO dell’azienda leader nel campo delle auto elettriche. L’investitore Jing Zhao ritiene per esempio che i suoi interessi in Space X e Boring Company, la società che si occupa non solo di costruire tunnel sotterranei per risolvere il problema del traffico ma anche di realizzare lanciafiamme, potrebbero essere una potenziale fonte di “conflitti”. Nel corso dell’assemblea degli azionisti Musk ha comunque ribadito che Tesla, che ha reso open source il codice del sistema di guida autonoma Autopilot, non ha bisogno di alcun rifinanziamento e che la produzione tornerà ai livelli previsti. L’azienda tornerà a realizzare 5mila modelli a settimana entro la fine della settimana.

Musk ha anche assicurato che Tesla non produrrà mai una motocicletta elettrica. Il miliardario di origini sudafricane, che ha previsto un viaggio ricco di difficoltà per i primi coloni di Marte, ha raccontato che quando era molto giovane ha rischiato di morire mentre viaggiava su due ruote ed è questo il motivo principale per cui la sua azienda non si occuperà di questi veicoli. Per quanto riguarda il tanto atteso Suv Model Y, quest’ultimo non arriverà prima del 2020.

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Quale sarà il futuro della mobilità urbana? https://www.datamanager.it/2018/03/quale-sara-futuro-della-mobilita-urbana/ Fri, 16 Mar 2018 10:10:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143781 Autonoma, elettrica e condivisa, così sarà l’automobile che guideremo nei prossimi anni. La questione del design non sarà solo estetica e funzionale ma riguarderà la programmazione degli algoritmi e dei dispositivi di controllo e sicurezza Quanti di noi salirebbero su un’auto a guida autonoma, si accomoderebbero sul sedile (e poi dove? davanti? senza il volante? […]

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Autonoma, elettrica e condivisa, così sarà l’automobile che guideremo nei prossimi anni. La questione del design non sarà solo estetica e funzionale ma riguarderà la programmazione degli algoritmi e dei dispositivi di controllo e sicurezza

Quanti di noi salirebbero su un’auto a guida autonoma, si accomoderebbero sul sedile (e poi dove? davanti? senza il volante? o dietro, come se alla guida ci fosse un autista virtuale e invisibile?) e senza fare un plissé affronterebbero l’A1, Milano-Napoli, in un giorno di pioggia?

I sondaggi confermano che ancora oggi, e nonostante tutta l’opera di marketing di Google e Tesla, ancora il 75 per cento degli americani ha paura di essere trasportato da automobili che si guidano da sole. Se il sondaggio fosse stato fatto in Italia, dove è ancora diffuso il detto “donna al volante…”, chi lo sa cosa ne sarebbe stato della credibilità di Android o di Apple, dopo la prima manovra di parcheggio a raso in centro storico in un giorno di mercato. Intel, che nel 2015 ha comprato per 15 miliardi di dollari la startup israeliana Mobileye, che si occupa di sistemi di guida autonoma, sta scommettendo con decisione sulle nuove frontiere del settore auto, giocando le proprie carte nell’ambito del computing, dei data center, del cloud, nel machine learning, del deep learning e dell’intelligenza artificiale. Chi ha fatto parte del gruppo che ha potuto sperimentare il brivido di un viaggio a bordo di auto senza autista non si è lamentato. Ma nel resto del pubblico rimane la paura per quelle che vengono vissute come “auto-robot”, che potrebbero ribellarsi agli esseri umani e quindi portare scompiglio, incidenti, o essere comandate a distanza da persone con cattive intenzioni.

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La grande curiosità invece è per quello che ci aspetta nel design di questi automezzi. Avranno ancora una configurazione 2+3 o saranno piuttosto dei salottini? Si potrà lavorare a bordo, come sul treno? Ma soprattutto, l’Ambrogio virtuale avrà ancora il “savoir faire” di offrire una pralina ai passeggeri? Ma la questione del design non è solo funzionale ed estetica, ma riguarda soprattutto la programmazione degli algoritmi e dei dispositivi di controllo e sicurezza. Da qui al 2030, gli scenari della mobilità si basano su tre direttrici principali di sviluppo: guida autonoma, motore elettrico, auto condivisa (analisi PwC). Ogni governo urbano li applicherà in modo indipendente, basandosi sulle specifiche condizioni locali, e quindi con output differenti a seconda delle caratteristiche peculiari delle società e dei territori. Ma sarà l’impatto combinato delle tre direttrici a essere davvero potente. Per capire quale sarà il futuro della mobilità urbana bisogna fare riferimento a trend di carattere sociale, economico e tecnologico esistenti oggi a livello globale ma che a lungo andare possono essere “disruptive” a livello locale.

Per esempio, una maggiore mobilità condivisa potrebbe incrementare le vendite di veicoli elettrici, perché i veicoli condivisi sono utilizzati in modo più intenso. La maggiore produzione di veicoli elettrici potrebbe accelerare l’innovazione e ridurre il costo delle batterie. Questo aprirà alle economie collaterali come la conservazione (distribuita) dell’energia, oppure porterà al crollo dei costi, o ancora al potenziale abbattimento dei gas serra. È probabile che numerose tendenze, che vanno dal decentramento della produzione energetica all’IoT, si uniranno per creare cambiamenti dirompenti nei sistemi di mobilità nei prossimi 10-15 anni. Ma una cosa va chiarita subito. Per quanto le città pianifichino e offrano ai cittadini il migliore mix di scelte sostenibili e smart, a decretare il successo di questi modelli trasformativi sarà sempre e comunque il viaggiatore individuale. È lui (o lei) a essere al centro di questa evoluzione, con le trasformazioni delle abitudini di lavoro e di tempo libero, con la sua curiosità e voglia o capacità di adattarsi al cambiamento e – letteralmente – con le sue tasche.

Saranno le condizioni locali – la densità della popolazione, ricchezza, stato della strada e infrastrutture di transito pubblico, livelli di inquinamento e congestione e capacità di governance locale – a determinare nei prossimi anni quali cambiamenti si verificheranno e quanto velocemente.

Emanuela Donetti @urbanocreativo

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Intelligenza artificiale, IoT e big data spingono sull’acceleratore del settore automotive https://www.datamanager.it/2018/03/intelligenza-artificiale-iot-big-data-spingono-sullacceleratore-del-settore-automotive/ Fri, 02 Mar 2018 15:30:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142706 Amazon Web Services illustra alcuni esempi emblematici della trasformazione digitale in atto nel settore automotive: dall’auto connessa allo showroom virtuale, dai veicoli senza pilota alle mappe intelligenti, ecco le soluzioni che oggi spingono la mobilità nel futuro Guida autonoma, Internet of Things e servizi digitali stanno diventando sempre più centrali nell’industria automotive, abilitando esperienze nuove […]

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Amazon Web Services illustra alcuni esempi emblematici della trasformazione digitale in atto nel settore automotive: dall’auto connessa allo showroom virtuale, dai veicoli senza pilota alle mappe intelligenti, ecco le soluzioni che oggi spingono la mobilità nel futuro

Guida autonoma, Internet of Things e servizi digitali stanno diventando sempre più centrali nell’industria automotive, abilitando esperienze nuove e aprendo opportunità concrete per la creazione di valore. L’automotive è uno dei settori in cui la trasformazione digitale sta giocando un ruolo importante perché l’innovazione è uno dei fattori principali e determinanti.

Oggi l’esperienza di guida deve unire prestazioni e design ad una nuova dimensione della mobilità, all’insegna di assistenti virtuali e tecnologie di sicurezza, entertainment e sostenibilità ambientale, fino ai veicoli senza pilota che trasformano il concetto stesso di guida in qualcosa di nuovo. Una vera e propria rivoluzione abilitata dall’intelligenza artificiale e da sensori intelligenti, e accelerata dalla potenza, flessibilità e scalabilità delle soluzioni cloud.

Partendo dalla sua esperienza con milioni di clienti in tutto il mondo, Amazon Web Services presenta alcuni esempi emblematici della trasformazione in atto: dall’auto connessa allo showroom virtuale, dai veicoli senza pilota alle mappe intelligenti, ecco le soluzioni che oggi spingono la mobilità nel futuro.

Lo showroom virtuale

L’esperienza dell’auto inizia prima di salire a bordo, prima di mettere in moto, quando si comincia a immaginare il proprio desiderio su quattro ruote. A far sognare ad occhi aperti oggi è l’azienda software ZeroLight che ha sviluppato, in collaborazione con Audi, esperienze ultra-realistiche in cui è possibile esplorare, configurare e interagire con l’auto attraverso render 3D che ne riproducono e ne permettono la personalizzazione in ogni minimo dettaglio. Un vero e proprio showroom personale, consultabile su qualsiasi dispositivo, in qualsiasi parte del mondo, perché oggi il processo di acquisto inizia sempre più spesso sulla nuvola.

Sensori e connettività intelligente

L’Internet of Things sta diventando un elemento fondamentale nell’industria automotive. Da sempre all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni avanzate per migliorare l’esperienza di guida dei propri clienti, BMW offre oggi, come parte dell’esperienza offerta sulla sua Serie 7, un esempio molto sofisticato di connettività intelligente ed elaborazione dati sul cloud chiamato Carasso (Car-as-a-Sensor). Si tratta di una soluzione che permette al cliente BMW di disporre di informazioni costantemente aggiornate, ad esempio, sui limiti di velocità, l’ottimizzazione del percorso o le geometrie della sede stradale. Il circolo virtuoso dei dati ha avvio dai sensori, che trasmettono i data set sul cloud di AWS dove sono pronti per essere elaborati da BMW coi propri partner di navigazione, per poi infine essere ritrasmessi come aggiornamenti costanti al mezzo. Una soluzione che è stata implementata nell’arco di soli 6 mesi e che permette di comprendere quale accelerazione il cloud stia imprimendo all’industria automotive.

Le mappe del futuro

Here, leader globale nella realizzazione di mappe in alta definizione e servizi basati sulla localizzazione, ha sviluppato una nuova soluzione basata sul cloud AWS e chiamata HD Live Map che oggi è in grado di fornire all’intelligenza artificiale tutte le informazioni necessarie per effettuare manovre in totale sicurezza e nel rispetto del codice della strada. Per comprendere l’importanza che le mappe oggi rivestono nello sviluppo della guida autonoma, basti pensare che un veicolo senza pilota necessita di una mole di informazioni enormemente superiore rispetto ad un mezzo tradizionale. La definizione del percorso è infatti solo una delle moltissime informazioni che il veicolo si aspetta di ricavare dalla mappa, insieme all’identificazione di strutture ed ostacoli nello spazio circostante, o ad indicazioni su eventuali incidenti e ingorghi o sulle condizioni atmosferiche. E il tutto deve essere costantemente aggiornato in tempo reale per evitare che, ad esempio, una temporanea modifica della strada possa causare rischi per i passeggeri.

“In un settore in evoluzione come quello automotive, l’innovazione sta giocando un ruolo cruciale permettendo ai clienti di beneficiare dei progressi delle nuove tecnologie” ha commentato Danilo Poccia, Technical Evangelist, AWS. Il cloud presenta vantaggi che lo rendono la piattaforma perfetta per l’implementazione di tecnologie IA, IoT, big data nel settore automotive. La velocità di elaborazione veloce, accesso e analisi dei big data e connettività centralizzata, consentono ai clienti di essere più agili e accelerare la loro ricerca e sviluppo.

Non solo automobili: ecco il camion intelligente

Lo scorso giugno, un camion senza pilota ha stabilito un nuovo primato nell’ambito della guida autonoma, superando un test di circa 200 miglia in un itinerario da Yuma, in Arizona, fino a San Diego, in California. Questo straordinario risultato è stato possibile grazie all’azienda TuSimple e al suo lavoro su sofisticati algoritmi di deep learning sviluppati con Apache MXNet su AWS. TuSimple è riuscita nell’impresa addestrando l’intelligenza artificiale su decine di milioni di miglia di percorsi simulati. Una volta su strada la soluzione ha sfruttato, come sensori primari, telecamere da circa 30 fotogrammi al secondo, ovvero 100 megabyte di dati che vengono passati attraverso strati e strati di stack dedicati al deep learning. I risultati sono quindi ulteriormente combinati in algoritmi attraverso i quali il camion è in grado di prendere decisioni in tempo reale in base alle informazioni provenienti dalla strada, dalla sua velocità e angolazione e dagli altri veicoli.

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Huawei mette il suo Mate 10 Pro alla guida di una Porsche https://www.datamanager.it/2018/02/huawei-mette-suo-mate-10-pro-alla-guida-porsche/ Fri, 23 Feb 2018 11:10:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142024 Huawei ha sfruttato l’intelligenza artificiale di Mate 10 Pro per guidare una Porsche Panamera senza un conducente a bordo Mentre le grandi aziende del settore automotive e dell’hi-tech si concentrano sullo sviluppo di sistemi per la guida autonoma, Huawei ha pensato a una soluzione sempre legata alle quattro ruote ma decisamente più curiosa. L’azienda cinese […]

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Huawei ha sfruttato l’intelligenza artificiale di Mate 10 Pro per guidare una Porsche Panamera senza un conducente a bordo

Mentre le grandi aziende del settore automotive e dell’hi-tech si concentrano sullo sviluppo di sistemi per la guida autonoma, Huawei ha pensato a una soluzione sempre legata alle quattro ruote ma decisamente più curiosa. L’azienda cinese ha presentato il suo progetto “RoadReader”, che prevede l’utilizzo di uno smartphone per guidare una vettura senza la necessità di un conducente al volante. Per la sua dimostrazione il produttore ha scelto una Porsche Panamera modificata per essere in grado di riconoscere l’ambiente circostante.

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Rispetto alle self driving car, che sono dotate di appositi apparati con sensori e videocamere come quelli visti sui mezzi di Waymo, Huawei non ha realizzato alcuna piattaforma hardware. Le vettura si muove solamente grazie all’intelligenza artificiale integrata nello smartphone Mate 10 Pro. Questa è stata opportunamente addestrata e in appena 5 settimane è riuscita a imparare a riconoscere mille diversi oggetti come animali, persone, biciclette e altri veicoli in modo da indirizzare la Panamera sulla strada più corretta da seguire. “Il nostro smartphone è già eccezionale, pensate solo alla funzionalità del riconoscimento degli oggetti! Volevamo capire se in un breve lasso di tempo avremmo potuto insegnargli non solo a guidare una macchina, ma anche a usare l’intelligenza artificiale per riconoscere determinati ostacoli, e quindi evitarli. Se la nostra tecnologia è abbastanza intelligente per raggiungere questo obiettivo in sole 5 settimane, cos’altro può rendere possibile?”, ha dichiarato Andrew Garrihy, Chief Marketing Officer di Huawei Western Europe.

L’azienda di Shenzhen porterà la sua Porsche al Mobile World Congress 2018 di Barcellona, evento durante il quale dovrebbe svelare il suo top di gamma P20 con ben 3 fotocamere posteriori, affinché gli appassionati possano testare le capacità della vettura nel riconoscere ed evitare gli ostacoli che le si frappongono.

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Parco Valentino 2018: attese più di 40 case automobilistiche e oltre mille supercar https://www.datamanager.it/2018/02/parco-valentino-2018-attese-piu-40-case-automobilistiche-oltre-mille-supercar/ Sat, 17 Feb 2018 13:00:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141298 Oltre mille supercar da tutta Italia saranno ospiti d’onore della grande festa motoristica A poco più di 100 giorni dall’inaugurazione si svela l’anima della 4ª edizione del Salone dell’Auto di Torino Parco Valentino, che si svolgerà dal 6 al 10 giugno 2018, con un programma eventi che ha i colori e l’entusiasmo dei grandi raduni […]

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Oltre mille supercar da tutta Italia saranno ospiti d’onore della grande festa motoristica

A poco più di 100 giorni dall’inaugurazione si svela l’anima della 4ª edizione del Salone dell’Auto di Torino Parco Valentino, che si svolgerà dal 6 al 10 giugno 2018, con un programma eventi che ha i colori e l’entusiasmo dei grandi raduni della Monterey Car Week e di Goodwood, e con un indice di gradimento che parla di oltre 40 Case automobilistiche attese. A oggi hanno già confermato la loro partecipazione tutto il gruppo FCA (Fiat, Lancia, Abarth, Jeep, Alfa Romeo, Fiat Professional, Mopar, Heritage), il gruppo Volkswagen al completo (Audi, SEAT, Škoda, Volkswagen), Mercedes-Benz, Smart, Suzuki e Mazda. Confermata anche Italdesign che, in occasione del 50° anniversario, sarà grande protagonista di un’esposizione all’interno del Castello del Valentino con modelli e prototipi che hanno fatto la storia dell’automotive mondiale. Confermato il format della manifestazione che vedrà la presentazione, lungo i viali del Parco Valentino, di anteprime e novità commerciali in un’esposizione all’aperto e con biglietto elettronico gratuito per il pubblico, visitabile con orario prolungato dalle 10 alle 24.

Il Salone dell’Auto di Torino Parco Valentino, la sera di mercoledì 6 giugno, ospiterà i 300 delegati del Congresso internazionale di Automotive News Europe. Tra i partecipanti ci saranno quattro amministratori delegati di case automobilistiche Linda Jackson (Citroën), Andy Palmer (Aston Martin), Annette Winkler (Smart) e Thomas Ingenlath (Polestar, nuovo brand per vetture elettrificate di Volvo). Prenderanno parte inoltre Ponz Pandikuthira, responsabile del product planning di Nissan Europe, Michael Cole, responsabile delle attività europee di Kia Motors, Joerg Astalosch, Chief Executive Officer di Italdesign e Peter Martens, Chief Technical Officer di Audi.

L’Italia sarà rappresentata dal direttore del design di Italdesign, Filippo Perini, dal presidente di CLEPA, Roberto Vavassori, e da Lapo Elkann, fondatore e presidente di Garage Italia.

In concomitanza e in sinergia con il Salone si svolgerà anche, presso il Politecnico di Torino, dal 6 all’8 giugno, il convegno tecnico internazionale “CO2 Reduction for Transportation Systems Conference”, organizzato da ANFIA e da SAE Torino raccogliendo l’eredità di ATA (Associazione Tecnica dell’Automobile), con lo scopo di offrire opportunità di discussione sui temi scientifici relativi al mondo automotive – con il coinvolgimento di ingegneri di settore di levatura internazionale – e di promuovere il dialogo fra industrie, università e centri di ricerca di diversi Paesi.

La grande novità del 2018 sarà il coinvolgimento di tutta la città di Torino che darà vita a un Salone diffuso, trasformando piazze e vie in punti di ritrovo di supercar, prototipi, one-off e auto storiche da collezione. Una festa che vuole essere celebrazione dei proprietari privati, baluardo di una passione per le quattro ruote alla quale Parco Valentino vuole rendere omaggio in questa 4ª edizione.

Andrea Levy, presidente del Salone dell’Auto di Torino: “I proprietari delle auto più emozionali, in questi ultimi anni hanno visto la loro passione messa a dura prova, colpita da tasse come il Superbollo, che non esiste in nessun altro paese europeo, e che si è dimostrata controproducente per le casse dello stato italiano. Ospitare a Torino i collezionisti e le loro supercar, arrivati da tutta Italia, rappresenta il miglior modo di riaccendere l’interesse per le automobili anche nei giovani, partendo dal lato emotivo per arrivare ad approfondire il tema culturale e tecnologico, con particolare attenzione alle nuove motorizzazioni elettriche e ibride e contribuendo, così, al rilancio a 360° del settore automotive italiano”.

Gianmarco Giorda, Direttore di ANFIA, sottolinea come “Il Salone dell’Auto Parco Valentino sintetizza in una formula vincente fin dalla prima edizione le componenti di successo di un nuovo format di evento dedicato al mondo automotive, in risposta alla crisi dei Saloni tradizionali: la centralità dei prodotti di ultima generazione che convive con la riscoperta delle radici della cultura dell’automobile in Italia – di cui sono esponenti anche i Carrozzieri e Progettisti ANFIA, da sempre presenti alla rassegna – in una cornice cittadina elegante e fruibile dal grande pubblico, messo a contatto con l’evoluzione di un settore vivace quanto affascinante”.

Fa eco il direttore generale di UNRAE, Romano Valente: “Torino è una città dalla fortissima tradizione motoristica e recita un ruolo importante nello sviluppo della mobilità individuale, delle tecnologie e del design. Qui si ritrova bene la passione per l’auto, per la sua storia e per la sua evoluzione, coniugate con le novità dei prodotti e le nuove tecnologie, attraverso un percorso capace di mantenere unite le persone e l’automobile. Un evento Parco Valentino che fa bene all’auto e contribuisce al miglioramento della mobilità”.

Il Comitato organizzatore ha programmato punti di ritrovo in diverse città d’Italia per tutte le supercar che vorranno partecipare alla festa di Torino. I proprietari di Porsche, Ferrari, Lamborghini, McLaren, Maserati, Pagani, Mercedes-Benz AMG, BMW M series, Audi RS, Aston Martin, Bentley, Rolls Royce, Jaguar, Lotus e altri modelli s’incontreranno a Milano, Brescia, Verona, Padova, Genova, Modena, Bologna, Firenze e Roma e riceveranno il kit esclusivo che personalizzerà le loro vetture durante i #RoadToParcoValentino, viaggi dell’emozione che sabato 9 e domenica 10 giugno li porteranno a vivere da guest star i raduni nel capoluogo torinese.

Giunte a Torino, queste auto da sogno si dirigeranno presso le piazze a loro dedicate, regalando a turisti e visitatori uno scacchiere di eventi e manifestazioni per tutti i gusti: piazza Castello vestirà i colori Porsche per accogliere i collezionisti che festeggeranno i 70 anni del brand di Stoccarda, tra cui i partecipanti del raduno di Auto Class Magazine, che porterà 50 automobili rappresentative della produzione del brand in un tour panoramico che scenderà da Superga per sfilare per la città.

Da piazza Castello si prosegue per l’elegante via Roma per giungere nel salotto torinese, la splendida piazza San Carlo che diventa la location del futuro e del green con il Focus auto elettriche, al quale saranno invitati tutti i brand a mostrare l’attuale produzione di gamma di vetture elettriche o ibride plug-in e dare la possibilità al pubblico di potersi avvicinare alle nuove motorizzazioni.

Ospiti importanti del focus saranno le BMW i8 provenienti da tutta Europa, e le numerose vetture Tesla che verranno a Torino per partecipare al Tesla Revolution, autorevole conferenza italiana che si svolgerà sabato 9 giugno al Mauto, dedicata agli appassionati di auto elettriche, nella quale si discute lo stato dell’arte della mobilità elettrica. Contenuti di qualità, relatori esperti, scambio di conoscenze ed esperienze, nuovi contatti entusiasmanti, passione per l’innovazione tecnologica.

Le piazze parleranno anche della passione per l’heritage: in piazza Carlo Alberto ci sarà il meeting internazionale di Car&Vintage, che vedrà pezzi storici molto rari di Ferrari, Maserati, Lamborghini e Porsche, mentre in piazza Bodoni si racconterà la storia scritta dall’utilitaria italiana iconica per eccellenza: la Fiat 500 con Ruzza Torino che ne ha radunato una rappresentanza per ogni epoca. E se di icone si parla, allora non possono mancare le Lancia Delta Integrale che hanno fatto sognare per anni gli appassionati di sport motoristici: ce ne saranno oltre 80 in piazza Vittorio Veneto per il secondo appuntamento di Indipendent Cars Italia. Spazio allo stile british, grazie al raduno Aston Martin, e alla sportività con il primo raduno mondiale di proprietari della Dallara Stradale, prima vettura di serie firmata dall’ingegnere Giampaolo Dallara. Una piazza sarà dedicata interamente ai compleanni, a cominciare dal 70° anniversario di Land Rover, per continuare con gli 80 anni del Maggiolino Volkswagen e il 70° di un simbolo unico d’Oltralpe, la Citroën 2 CV.

Tornano anche le muscle car dello USA Cars Meeting a Parco Dora, splendido recupero dell’architettura industriale torinese: dal loro quartier generale le americane partiranno per una colorata sfilata che le porterà nella parte nord della città, passando per piazza Montale fino a giungere nella zona dei Murazzi, sulla riva del Po. L’entusiasmo avrà anche il colore rosso del Ferrari Club Italia che parteciperà alla festa con le sue 8 e 12 cilindri classiche e moderne, oltre a special guest a sorpresa.

Un Salone diffuso, con punti d’interesse per ogni sfumatura di passione automobilistica distribuiti per la città di Torino. Le auto che animeranno le piazze nel fine settimana saranno anche coinvolte in passerelle alle quali i proprietari parteciperanno gratuitamente: 3 chilometri di percorso che porterà l’emozione del viaggio tra i cittadini e i turisti in un calendario di eventi dinamici di grande suggestione. A cadenza oraria le automobili partiranno per i tour che toccheranno via Roma, via Po, piazza Vittorio Veneto, i Murazzi sul Po e corso Cairoli, prima di tornare nelle proprie piazze.

Le passerelle saranno aperitivo dell’evento dinamico per antonomasia, il Gran Premio Parco Valentino che si svolgerà domenica 10 giugno grazie alla stretta collaborazione con ACI e Automobile Club Torino: 40 chilometri di passerella panoramica che, dopo esser passata dalle strade del centro cittadino, continuerà tra i tornanti della collina per giungere alla Reggia di Venaria. Il pubblico potrà assistere alla sfilata di 200 equipaggi che rappresentano la storia dell’industria automotive: dai primi modelli del 19° secolo, passando per le regine del motorsport, fino a giungere alle rappresentanti del presente e del futuro immediato. Il Gran Premio sarà raccontato in diretta dagli speaker di Radio Monte Carlo, radio ufficiale della 4ª edizione del Salone dell’Auto Parco Valentino.

Torino capitale del car design. Accanto alle novità commerciali esposte lungo i viali di Parco Valentino, sarà allestita la mostra di prototipi, one-off e vetture speciali a Torino Esposizioni: il pubblico passeggerà tra la storia del car design, tra modelli iconici provenienti da tutto il mondo che hanno precorso e indirizzato il cammino dell’industria automotive mondiale, riuniti per un appuntamento culturale internazionale. Tra i prototipi esposti ci saranno modelli di Pininfarina, Giugiaro, Italdesign, Zagato, Fioravanti, Touring Superleggera, Stola e Studiotorino e, per la prima volta, alcuni tra i più importanti prototipi della collezione Bertone di ASI. Una grande occasione per conoscere da vicino la cultura automotive, a ingresso gratuito per il pubblico attraverso il biglietto elettronico scaricabile da oggi sul sito www.parcovalentino.com. E’ inoltre confermato mercoledì 6 giugno l’appuntamento con il Car Design Award, premio internazionale organizzato da Auto&Design e assegnato da una giuria di giornalisti che premierà le concept car, le production cars e il brand design language.

Trenitalia e Salone dell’Auto di Torino confermano la loro partnership che vuole promuovere un progetto di mobilità integrata. Anche per la 4ª edizione chi scaricherà il biglietto elettronico gratuito accederà a uno sconto del 30% su tutte le Frecce e gli altri treni nazionali per viaggi di andata e ritorno con destinazione Torino durante i giorni della manifestazione. Il biglietto elettronico gratuito si conferma quindi strumento di grande importanza perché indispensabile per stilare non solo la provenienza del visitatore di Parco Valentino, ma anche per garantire ai visitatori la possibilità di assistere, oltre alla Mostra dei Prototipi, anche agli eventi presenti al Castello, come l’anniversario Italdesign, e per usufruire delle molteplici convenzioni strette con i più importanti musei di Torino, tra cui il Museo dell’Auto, il Museo Egizio, il Museo Nazionale del Cinema, la Reggia di Venaria, il Museo Ettore Fico, la Palazzina di Caccia di Stupinigi e il Castello di Rivoli.

Il Salone dell’Auto di Torino in questa quarta edizione non solo esce dal Parco Valentino per estendersi alla città: assume anche il ruolo di soggetto che promuove a livello nazionale la cultura automotive, con un progetto che valica i suoi tradizionali confini temporali e geografici, arrivando a interessare molte città italiane, quali Milano, Roma, Modena, Padova.

“Un percorso nella storia dell’automobile” è una mostra fotografica nazionale ideata e curata dal Salone dell’Auto di Torino, un vero e proprio viaggio nella produzione automotive mondiale, dalla prima carrozza con motore a scoppio di Peugeot del 1890, fino al primo veicolo completamente elettrico di Tesla, del 2003. L’allestimento sarà costituito da 50 pannelli ciascuno dedicato a un Brand: ogni supporto illustrerà l’evoluzione della Casa automobilistica, indicando l’anno di fondazione e accostando l’immagine della prima vettura realizzata a quella dell’ultimo modello in produzione nel 2018. 128 anni di storia di un settore produttivo che ha rivestito un’importanza notevole nell’evoluzione del sistema economico del nostro Paese ed è diventato un aspetto fondante della cultura e dello sviluppo di competenze tecniche, dando forme via via diverse all’automobile, oggetto dei desideri di generazioni intere, sinonimo di libertà personale e di creatività. Si comincerà con Torino, Roma, Modena e Padova, con allestimenti della mostra contestuali all’apertura del Salone dell’Auto, per poi continuare durante i mesi successivi con Milano (che ha in programma la mostra nel mese di ottobre) e altri comuni italiani, in un’esposizione itinerante, sinonimo di un nuovo modo di far viaggiare l’emozione.

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IoT e Smart Industry. Fabbriche di dati https://www.datamanager.it/2018/02/iot-smart-industry-fabbriche-dati/ Tue, 13 Feb 2018 14:00:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141017 L’Internet delle Cose offre all’industria manifatturiera la formidabile opportunità di colmare il gap storico tra tecnologie “operative” e “informatiche” sfruttando la nuova intelligenza di impianti e oggetti per trasformare i processi di produzione e creare un “cortocircuito” positivo tra idee innovative e mercato Ben oltre i consolidati campi applicativi della robotica industriale, la trasformazione digitale […]

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L’Internet delle Cose offre all’industria manifatturiera la formidabile opportunità di colmare il gap storico tra tecnologie “operative” e “informatiche” sfruttando la nuova intelligenza di impianti e oggetti per trasformare i processi di produzione e creare un “cortocircuito” positivo tra idee innovative e mercato

Ben oltre i consolidati campi applicativi della robotica industriale, la trasformazione digitale e i concetti di flessibilità e “predittività”, propri di un business ad alto contenuto informatico, sono definitivamente entrati nella “fabbrica” e in generale negli impianti di produzione fisici. Finora, molti ambienti di produzione hanno resistito a un massiccio ingresso di strumenti e pratiche IT ritenute oggi convenzionali. Il “controllo numerico” di macchine utensili di tipo elettromeccanico o pneumatico non è certo una novità, ma ha visto l’affermarsi di protocolli di comunicazione e interfacce utente proprietari, poco inclini a comunicare nativamente con l’IT esteso alla parte di amministrazione e governo complessivo dell’impresa, contribuendo a creare un divario tra “fabbrica” e “ufficio”. Oggi, l’Internet delle Cose può finalmente aiutarci a colmare questo gap.
Ma non si tratta solo di inserire le macchine, i robot e gli altri apparati in uno spazio di integrazione e governo basato su linguaggi e protocolli condivisi. Gli stessi singoli utensili, persino gli oggetti prodotti, possono ricevere una dose di intelligenza digitale che nel contesto visionario delle piattaforme per il product life-cycle management (PLM) di un prodotto industriale, della circolarità tra progettazione, produzione e marketing, dell’analisi storica e predittiva promossa da Big Data, sta appunto portando a una quarta rivoluzione industriale, che si misura non solo in termini di efficienza, qualità, produttività e riduzione dei costi ma anche sulla capacità di accorciare la filiera che va dall’ideazione al consumo dei prodotti industriali, innovando e trasformando tutti gli anelli di questa catena.


#dmSmartThings Machine learning, 3D, realtà virtuale e aumentata, robotica indossabile in cima alle priorità di investimento della smart factory. La scommessa resta la flessibilità
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DUE MONDI NON PIÙ SEPARATI

La tavola rotonda organizzata da Data Manager sull’IoT nella fabbrica intelligente e l’Industry 4.0 ha esplorato queste opportunità e gli ostacoli che ci separano dalla loro realizzazione. Il primo punto in discussione è ovviamente rappresentato dalle esperienze in materia di automazione e robotizzazione della fabbrica, nonché dell’adozione degli strumenti della trasformazione digitale in ambienti manifatturieri. Di grande interesse è anche la questione del governo di questi progetti, soprattutto in chiave di comunicazione tra mondi – Operations e IT – tradizionalmente separati. Quali figure vengono oggi chiamate a presidiare i percorsi verso l’Industry 4.0? Quali ruoli specialistici sono richiesti e in che modo si inseriscono nella governance complessiva dell’impresa? Quale grado di interdisciplinarietà è necessario adottare? La sicurezza – considerando che il digitale, proprio per la sua pervasività, estende inevitabilmente le superfici di “attacco” – è un tema che rimane costantemente sotto traccia intorno ai temi dibattuti dal panel. Infine, la portata di una sfida che dev’essere affrontata su più livelli, quello dei servizi e delle soluzioni ICT che affiancano le imprese manifatturiere nel lavoro di trasformazione; ma anche le leve, pertinenti alla sfera pubblica, della regolamentazione e incentivazione economica, della formazione e della selezione delle persone: non solo di quelle che sono le funzioni preposte alla trasformazione stessa, ma anche dei futuri operatori delle fabbriche robotizzate.

Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia apre i lavori con una breve serie di dati elaborati sulla scorta dell’Osservatorio IoT che la stessa IDC conduce su un campione di 800 imprese europee, interrogandole sull’impatto che le tecnologie della Internet delle Cose producono nelle rispettive organizzazioni. «Nella maggior parte dei casi le risposte indicano un impatto strategico» – spiega Daniela Rao. «L’IoT serve a ottimizzare i processi, aumenta la produttività, riduce i costi, impatta sulla qualità del prodotto». Tuttavia, sono ancora poche le imprese che hanno già superato una prima soglia di sperimentazione e sono attualmente in grado di portare certe soluzioni su scala industriale. «Dalle risposte ottenute dalle aziende italiane è però evidente – osserva Daniela Rao – che stiamo entrando in una fase nuova: cominciano a esserci soluzioni facilmente scalabili, più vicine alle esigenze delle imprese».


#dmSmartThings Entro il 2021, il 25% dell’industria manifatturiera globale applicherà tecnologie di machine learning su diversi livelli, dallo sviluppo digitale alla supply chain @IDCItaly
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LA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Quali fattori guidano gli investimenti? «Dominano su tutte la volontà di migliorare produttività ed efficienza, ma anche di assicurare una migliore customer experience» – continua l’analista di IDC Italia. Soprattutto nel nostro Paese, a fare da driver sono l’incremento del numero di clienti e la riduzione dei costi di manutenzione, oltre all’interesse di cambiare le tradizionali modalità di lavoro. IDC si focalizza in modo più specifico sull’Industry 4.0, restringendo le sue analisi a circa 125 aziende manifatturiere. Interrogate sulle aree di maggiore priorità di investimento, le imprese evidenziano una maggiore propensione alla spesa in robotica avanzata (droni compresi), Big Data e IoT, a conferma di un contesto sempre più favorevole alla nuova rivoluzione industriale. La voce di spesa principale – la cybersecurity – è incollata al primo posto, ma subito dopo troviamo i tre pilastri della fabbrica digitale.

Daniela Rao conclude il suo intervento con tre previsioni formulate da IDC a partire da un grafico multifunzionale che comprende dieci aree identificate tra le più innovative per l’industria manifatturiera. «Entro il 2021, il 25 per cento dell’industria manifatturiera globale applicherà tecnologie di machine learning su diversi livelli, dallo sviluppo digitale alla supply chain, passando per la diversificazione dei prodotti e dei modelli di business innovativi». Addirittura, entro il 2010, circa venticinque aziende globali avranno raggiunto un livello “managed” della trasformazione «omni-experience», che – secondo Daniela Rao – significa in pratica essere in grado di raccogliere e reagire alle richieste del client in modo più efficace. «Per il restante 75 per cento, il rischio è di aumentare l’attrito nei confronti dei clienti e assistere a una graduale diminuzione della capacità di acquisto e della competitività». Terza e ultima anticipazione: «Entro il 2020, il 65 per cento dei produttori industriali faranno uso di tecniche di simulazione e digital twin, i modelli digitali “gemelli” dei prodotti fisici. In altre parole, si serviranno delle tecnologie della virtualizzazione e dell’automazione per intervenire digitalmente su asset e prodotti, ridurre i costi e migliorare l’erogazione dei servizi».


#dmSmartThings Entro il 2020, il 65% dei produttori industriali faranno uso di tecniche di simulazione e digital twin, per ridurre i costi e migliorare l’erogazione del servizi @IDCItaly
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GLI ARTISTI DELLA SCOCCA

Seduti intorno al tavolo nella sala, acusticamente isolata ma sospesa, del grande “showroom” di Geico Taikisha, i partecipanti vedono davanti a sé, attraverso l’enorme parete trasparente, un esempio non banale di ambiente di produzione già altamente automatizzato che rientra a pieno titolo nella nuova fase di trasformazione descritta da Daniela Rao. Coadiuvato da Juan Sebastian Ávila, stagista del team di digital transformation management, il senior executive director R&D di Geico Paolo Colombaroli spiega il contesto di mercato in cui agisce il Gruppo e le diverse strategie Industry 4.0 in atto. «Geico – racconta Colombaroli ai colleghi – è uno dei pochissimi fornitori globali di impianti di verniciatura delle scocche per automobili. Da più di cinquant’anni, siamo uno dei leader a livello mondiale nella realizzazione e progettazione di impianti automatizzati chiavi in mano. L’ingegnerizzazione avviene in sede, ma la realizzazione degli impianti ha evidentemente luogo nelle fabbriche dei nostri clienti, per conto dei quali curiamo anche le fasi di avviamento». Sei mesi fa, Geico ha organizzato un evento speciale “Smart Paintshop”, proprio per presentare il suo concetto di impianto di verniciatura 4.0, dalla sua progettazione completamente virtualizzata fino alle personalizzazioni che agevolano il cliente all’interno dei rispettivi impianti di produzione. «Le motivazioni sono quelle illustrate da IDC Italia – osserva Colombaroli – per i vantaggi in termini di costi e organizzazione. Su altri aspetti, facciamo parte del folto gruppo di aziende che imparano con l’esperienza, come nel caso del manuale digitale per manutentori, consultabile non attraverso il tradizionale casco VR, ma con i meno ingombranti occhialini». La precisa geolocalizzazione delle varie frazioni di un sistema che prevede diversi tipi di lavorazione sulla stessa scocca (che può essere immersa in un bagno di fissaggio o “cotta” in un forno che polimerizza la vernice) è un altro progetto mirato al miglioramento dei flussi di produzione. «I primi test danno risultati favorevoli: il difficile è calarli in una lavorazione particolarmente “aggressiva”, per le sostanze e le elevate temperature».

Attualmente, diversi momenti delle operazioni si svolgono manualmente, ma l’obiettivo è automatizzare ancora di più. «Stiamo per esempio sviluppando sistemi di visione robotica per identificare i difetti che possono compromettere la verniciatura. Abbassare la loro percentuale a monte può significare un enorme risparmio. E lavoriamo anche in ottica di raccolta dati – dalle pompe, i ventilatori, i bagni caldi e freddi – utilizzando, in casa dei clienti, sensori che richiedono però l’ulteriore complessità di specifici gateway». Ci sono diversi strati di informazione digitale che potrebbero in futuro impattare sulla qualità e i tempi del lavoro, fa capire il capo della ricerca di Geico. «Prima dell’ingegneria, sul progetto interviene un ufficio di avanprogetto che si occupa della valutazione. Questo ci consente di poter allestire, con poche persone, diversi progetti. Ma resta un gap da colmare: i dati che si perdono nel passaggio da una fase all’altra». Il percorso verso concept come lo Smart Paintshop – spiega Colombaroli – è organizzativo e si articola anche attraverso il team di lavoro che Geico ha dovuto mettere a punto. Il gruppo di avanprogetto utilizza un software di Configure Price Quote (CPQ) che lavora in cloud e può scambiare più informazioni con i sistemi PLM usati dall’ingegnerizzazione. Il piano Smart Paintshop è frutto di un anno e mezzo di lavoro svolto insieme a una società di consulenza interna al gruppo: da una matrice di attività da svolgere è stata ricavata una struttura per gruppi di lavoro coordinate da una nuova figura di organizzazione. Altre persone, riferisce Colombaroli, vengono delegate a partecipare a fiere e convegni, per fare scouting di nuove potenzialità di cui si studia la fattibilità. «La presenza di fornitori esterni è importante – conclude il responsabile R&D – ma è fondamentale sviluppare un know-how interno, anche per poter agire sul piano organizzativo». Juan Sebastian Ávila racconta per esempio di essere entrato nel team di Geico nel quadro di una collaborazione con il Politecnico di Milano, con cui Geico sta lavorando su un altro progetto 4.0 «Un impianto di trattamento dell’aria costituito da moduli indipendenti che si attivano e disattivano. Cerchiamo di fare in modo che questo impianto possa autoprogrammarsi, riducendo enormemente i costi di commissioning su sistemi che possono richiedere anche due anni tra progettazione e messa in funzione, spesso con notevoli spese di trasferta».


#dmSmartThings La digital transformation estende le superfici di attacco. Cresce la spesa per la sicurezza e la gestione del rischio. Ma accorre una visone industriale della security @Clusit
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ROBOT COLLABORATIVI

Un risvolto ancora tutto da scoprire riguarda – secondo Flavio Bernocchi, chief information & communication technology di Comau – l’ownership delle informazioni generate dalla fabbrica intelligente. Una questione tutt’altro che banale all’interno del complesso sistema di relazioni che lega il produttore di robot e macchine utensili ai suoi clienti. «Comau nasce nel mondo dell’automazione – spiega Bernocchi – e i nostri centri di lavoro robotizzati si sono via via arricchiti di sensoristica esterna, per catturare informazioni finalizzate a ottimizzare la produttività o, in ottica di manutenzione, per anticipare i comportamenti non lineari dei robot». Oggi, sempre in chiave di manutenzione predittiva, al centro delle attenzioni di Comau c’è la possibile integrazione di sensori embedded. «Ma qui, le difficoltà sono strettamente legate a chi è proprietario dei dati. L’idea è lavorare sempre più come erogatori di servizio ancor più che venditori di robot, ma il modello economico non c’è ancora» – aggiunge Bernocchi. Il futuro secondo Comau ha in serbo anche la “robotizzazione” degli operatori umani. Insieme con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’azienda torinese sta lavorando su nuovi progetti di robotica indossabile, veri e propri esoscheletri che l’operatore può programmare e “indossare” per svolgere determinati compiti. «La vera scommessa della smart factory sarà la flessibilità» – afferma Bernocchi. «Il nostro focus è esclusivamente sull’automotive, settore già fortemente automatizzato. Il grande tema che abbiamo davanti è l’auto del futuro, che utilizzerà motori elettrici, materiali compositi, e sarà a guida autonoma. Un oggetto che verrà progettato in modo completamente diverso, in fabbriche dal layout produttivo ancora da disegnare. E anche i volumi in gioco saranno differenti». Una logica, conclude Bernocchi, che sta passando dai robot che intervengono sul singolo pezzo a un cloud di automazione. Ma chi governa questo passaggio? «Al momento, procediamo per gruppi di lavoro dedicati alla fabbrica, l’Operations, e l’IT. Chi lavora sui robot si concentra su quel determinato know-how, anche se a livello di commessa la gestione globale richiede più collaborazione tra Operations e IT. Tra le due non c’è ancora una piena fusione culturale, se non a livello di singole divisioni d’azienda».

Il fatto che l’ambiente di produzione riceva crescenti dosi di intelligenza e autonomia decisionale è scontato anche per chi, come Pegasystems, fornisce le piattaforme gestionali specifiche per i processi industriali. «Un cliente come John Deere – rivela Luigi Borgia, account executive di Pegasystems in Italia – introduce concetti di IoT attraverso sensori che misurano le performance dei trattori per ottimizzare i contratti di garanzia. A livello nazionale lavoriamo non più sulla predictive, bensì sulla prescriptive maintenance, e personalmente mi trovo ben rappresentato dalle analisi di IDC: il machine learning sarà davvero in cima alle priorità di investimento dell’industria manifatturiera globale, con sistemi di autoapprendimento che affiancano chi deve intervenire». Per prescriptive maintenance si intende, spiega Borgia, un percorso evolutivo che introduce insiemi di regole e metodi di business che servono a impedire l’insorgenza di un problema, facendo in modo che siano le stesse macchine a prendere l’iniziativa, per esempio, aggiornando il firmware di un sensore. «Mi piace sottolineare l’importanza dei gruppi di condivisione» – conclude Borgia. «Pegasystem fa parte dell’Industrial Internet Consortium (IIC) proprio per cercare di anticipare i temi dell’IoT in fabbrica e governare i cambiamenti».


#dmSmartThings L’IoT per colmare il gap tra fabbrica e ufficio. Progettazione, produzione e vendita. Una dose di intelligenza per innovare e trasformare tutti gli anelli della catena
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CATENE DI MONTAGGIO PREVEGGENTI

L’effetto della robotizzazione sulla produttività è marcato in aziende come Industrie Saleri Italo, leader nella progettazione, sviluppo e produzione di pompe acqua e sistemi di raffreddamento per l’industria automotive, che nell’arco di cinque anni ha quadruplicato i fatturati. «Oggi, la produzione si attesta sui sei milioni di pezzi all’anno, ma le commesse in corso ci autorizzano a stimare per i prossimi due o tre anni un aumento del 40 per cento del fatturato» – afferma Luca Rota Caremoli, CIO dell’azienda di Lumezzane in provincia di Brescia. «Cinque anni fa in Saleri non c’erano robot. Oggi, se ne contano 160, che tuttavia non hanno sostituito le persone. I dipendenti sono quattrocento» – sottolinea Caremoli. «Il doppio rispetto a quando non avevamo robot». Molti dei temi al centro del dibattito attuale erano presenti anche nella prima fase dell’automazione. «Si acquistavano i robot per venire incontro alla crescita della domanda, ma non erano sistemi progettati in ottica 4.0, nessuno parlava di analytics. Il lavoro grosso è spiegare alla parte di operational technology (OT), che il robot è parte integrante del business: molto più simile all’operatore umano di quanto un tecnico con 25 anni di esperienza di lavoro possa pensare». Il CIO di Saleri riscontra anche un problema di latenza: «Le pompe prodotte finiscono a bordo delle auto finite solo dopo molti mesi, ma i dati del funzionamento sul campo potrebbero servire molto in produzione. Penso anche agli sviluppi dell’auto driverless. Come Saleri, non so nulla dei piani industriali dei vari costruttori di automobili, ma disporre di certe informazioni mi aiuterebbe molto a gestire i miei picchi di produzione, le scorte. La produzione avviene in periodi di tempo ristretti, su linee che sono personalizzate per cliente».

Il messaggio è chiaro. L’Industry 4.0 genera tanti più vantaggi quanto più il sistema di produttori e terze parti è interconnesso. Ma come si affronta un problema di data governance così articolato? Per non parlare delle implicazioni sulla sicurezza. Su questi punti interviene Mauro Cicognini, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di CLUSIT. Nato come professionista della programmazione – proprio nel controllo dei robot industriali – l’esperto di cybersecurity spiega che abbiamo costruito una società in cui «il dato ha un peso gigantesco, spesso più di quanto siamo disposti ad accettare. E si fa fatica a spiegare che i bit possono valere più di un pezzo industriale». Lavorando in particolare con le utility energetiche, il mondo della sicurezza informatica è ormai conscio dell’esposizione al rischio anche in ambienti industriali. «I cattivi non esitano a sferrare i loro attacchi, se questo serve per fare soldi e non si fermano davanti a questioni di sicurezza logica o fisica. Purtroppo, in questo contesto di avvicinamento tra IT e OT, il contagio si trasmette alla parte industriale. Se pensiamo alla velocità di trasferimento dei dati e alla velocità di esecuzione dei robot nella linea di produzione della fabbrica, i rischi sono altissimi, ma è difficile spiegarlo a chi ha utilizzato un tornio tutta la vita».


#dmSmartThings Lo sviluppo di ambienti #cloud blindati lato #sicurezza favorisce il passaggio a piattaforme integrate per gestire tutti gli aspetti dalla produzione automatizzata
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INCENTIVARE LA COMPETITIVITÀ

Con Paolo Fila, CIO delle industrie alimentari Giuseppe Citterio, la discussione sull’IoT in fabbrica viene inquadrata in un filone storico che risale agli anni 90, con la produzione integrata di fabbrica o computer integrated manufacturing (CIM). «Già allora – ricorda Fila – si cercava una integrazione tra fabbrica e ufficio. La possibilità di integrare la fabbrica con quello che c’è fuori dalla fabbrica richiede standard che ancora non esistono: il robot di Comau è diverso da un robot giapponese». Anche all’interno del sistema produttivo Citterio, ci sono precisi obiettivi di tracciabilità delle preparazioni e del loro confezionamento che pongono importanti problematiche di integrazione e sicurezza. Fila cita il caso di un impianto di affettatura, collegato con l’esterno per gli interventi di manutenzione da parte del produttore tedesco. Una serie di controlli permise di rilevare che da quell’affettatrice venivano regolarmente inviati file verso indirizzi IP in Malesia. «IoT in Citterio significa implementare il dialogo tra le linee di produzione, che sono decine, e il gestionale. Devo riconoscere che la legislazione recente in materia di Industry 4.0 ha dato una grossa mano, riducendo il peso degli investimenti. Sotto la responsabilità del dipartimento IT, ci sono due persone che seguono questi progetti, con tutti i limiti di una realtà che fa prodotti molto tradizionali. Il nostro obiettivo è attrezzare di sensori tutte le macchine per avere a disposizione tutte le informazioni che possono aiutarci a migliorare i processi». Tuttavia, pur riconoscendo l’efficacia delle misure governative, Paolo Fila fa notare una differenza “ideologica” tra le misure messe in atto in Italia e gli analoghi incentivi in vigore in Germania: «Da noi, si punta a un risparmio fiscale. In Germania, si punta a favorire la competitività».

Incentivi a parte, c’è un elemento di “democratizzazione” delle tecnologie sottolineato da Chiara Bogo, marketing director di Dassault Systèmes. La parola chiave è ancora una volta cloud computing. «La democratizzazione della quarta rivoluzione industriale vede convergere molte tecnologie e anche le piccole e medie industrie si trovano davanti al bivio degli investimenti in questa direzione» – spiega Chiara Bogo. «Il cloud favorisce i player più piccoli che possono accedere, in base alle necessità, alla 3D Experience Platform che Dassault sviluppa per gestire tutti gli aspetti dalla produzione automatizzata. Ma ormai anche le grandi imprese propendono per una soluzione in cloud perché questa modalità fa risparmiare anche sulle competenze di cui un’azienda può disporre». Per Chiara Bogo bisogna creare un ecosistema della conoscenza, puntando su «aziende, fornitori di software e scuole, per rendere possibile una rivoluzione sempre più interdisciplinare, dove sono necessarie comunicazione tra gli specialisti e modularità nelle soluzioni». Un fattore importante, quest’ultimo, per favorire nei progetti – e dunque negli investimenti – una gradualità che non può che favorire il cambiamento.

IT COME COORDINAMENTO E SINERGIA

Cambiamento atteso e dovuto, sembra dire Nicola Crotti, CIO di Bondioli & Pavesi Group, specialista del settore delle macchine agricole, per il quale realizza avanzati sistemi di trasmissione di potenza. «C’è ancora uno iato significativo tra chi oggi è all’avanguardia tecnologica come Geico e Comau e un’industria che nell’insieme fatica a introdurre innovazione» – afferma Crotti, responsabile IT di una azienda di 1.500 persone. Il problema della digital transformation per Bondioli & Pavesi si era posto da tempo, con una forte spinta proprio da parte dell’IT, che ha cercato di dare una governance unica, armonizzando diversi aspetti, inizialmente privi di un coordinamento centrale forte. «Da parte dei tecnici dell’Operations ci sono state diverse iniziative spontanee, non sempre condivise con il mondo dell’IT, con cui si è cercato di introdurre macchinari nuovi, con predisposizione all’IoT». All’IT aziendale, racconta Crotti, veniva chiesto di integrare, mettere a sistema, diversi tipi di informazione, per esempio, le misure sui flussi di olio di pressione. «Questi tentativi però erano realizzati in modo non coordinato e hanno creato diverse problematiche, soprattutto di sicurezza» – spiega Crotti.


#dmSmartThings La quarta rivoluzione industriale si misura non solo in termini di efficienza, qualità, produttività e cost saving ma anche di capacità di dialogo tra #Operations e #IT
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«Il contributo che il dipartimento IT ha cercato di dare è proprio quello di fare da ponte, di introdurre sinergia, con le priorità identificate da IDC: l’aumento di produttività, la riduzione dei costi. Il primo passo è costruire i gateway necessari ad armonizzare i linguaggi di un parco macchine di circa seicento unità, facendo confluire i dati, attraverso un “edge” periferico a un cruscotto analitico. Un altro aspetto riguarda l’integrazione tra questo edge e il sistema ERP aziendale, nonché la non facile comprensione di quali informazioni è possibile estrarre, e con quali finalità. Tra i primi obiettivi, potrebbe esserci la manutenzione predittiva, ma i dati si potrebbero anche raccogliere dai prodotti finiti, introducendo la IoT anche in ambito logistico. Ci sono tante proposte, ma ancora non ci sono risposte chiare da parte del business» – conclude Crotti. «Dal punto di vista delle competenze, l’azienda ha deciso di servirsi della consulenza di un docente universitario. Personalmente, sento molto il bisogno di entrare in contatto con le università e con altre realtà aziendali, c’è molto da fare in questo senso ed eventi come questo sono importanti».

In conclusione, Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply, sembra raccogliere quest’ultimo spunto, confermando che il system integrator torinese sta lavorando soprattutto su aspetti come l’integrazione e il “che cosa fare” con i dati raccolti. «Per chi come noi realizza piattaforme, una delle maggiori difficoltà della digitalizzazione degli ambienti fisici della fabbrica riguarda proprio la raccolta delle informazioni. Google non ha problemi nel farlo, sono i suoi utenti a generare le informazioni. Mettere una black box dentro un’automobile implica un lavoro di uno o due anni». Come risolvere il problema? «Ci sono situazioni in cui cerchiamo di semplificare il ciclo di vita dell’estrazione del dato, magari attraverso dispositivi di qualità più bassa, esterni, facili da implementare sulle linee di produzione» – spiega Ardossi. Questo approccio aiuta i clienti di Data Reply a partire più velocemente, per poi porsi successivamente il problema delle finalità delle informazioni ottenute dalla fabbrica digitale. «Dare una risposta non è facile perché le domande che ci poniamo oggi nascono da esperienze ventennali o trentennali. La trasformazione digitale è legata ai dati che raccolgo adesso, e alle decisioni che devo prendere per il futuro». Secondo Ardossi, un approccio utile può essere quello di affiancare il business con persone esterne che possano aiutare a leggere le informazioni. «In molti casi, è più utile un approccio bottom-up» – conclude Ardossi. «Inutile costituire squadre di data scientist, se i dati non sono disponibili. Partiamo dai dati, accumuliamo una serie storica, sviluppiamo un sistema di analytics. La ricetta pronta non c’è, ma è un modello di lavoro che può funzionare per tutti».


Le videointerviste ai protagonisti

Videointervista a Chiara Bogo, marketing director di Dassault Systèmes


Videointervista a Chiara Bogo, Dassault Systèmes
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Videointervista a Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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Videointervista a Luigi Borgia, account executive di Pegasystems


Videointervista a Luigi Borgia, Pegasystems
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Apple acquisisce Tesla? Non è utopia https://www.datamanager.it/2018/02/apple-acquisisce-tesla-non-utopia/ Thu, 01 Feb 2018 18:30:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140134 Secondo un esperto, Apple avrebbe buoni motivi per acquisire Tesla e l’azienda di automotive ne trarrebbe grande beneficio Tesla è un’azienda famosa in tutto il mondo e dagli ampi margini di sviluppo ma fin dalla sua fondazione non ha mai prodotto utili. L’azienda fondata da Elon Musk, che ha smentito di star lavorando ad un’apocalisse […]

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Secondo un esperto, Apple avrebbe buoni motivi per acquisire Tesla e l’azienda di automotive ne trarrebbe grande beneficio

Tesla è un’azienda famosa in tutto il mondo e dagli ampi margini di sviluppo ma fin dalla sua fondazione non ha mai prodotto utili. L’azienda fondata da Elon Musk, che ha smentito di star lavorando ad un’apocalisse zombie, ha inoltre diversi problemi in fase di produzione e fatica a soddisfare gli ordini per la sua Model 3. Molti concordano con il miliardario sudafricano sul fatto che Tesla potrà raggiungere una capitalizzazione di 650 miliardi di dollari entro 10 anni (oggi la sua valutazione è di 60 miliardi) ma vista la situazione attuale è difficile credere che arriverà a tale traguardo. In passato sono trapelati diversi rumors riguardo una possibile acquisizione di Tesla ma sono ben poche le aziende in grado di sostenere la spesa. Tra queste c’è certamente Apple.

Settimana scorsa Matthew DeBord di Bussiness Insider ha spiegato in un lungo articolo una serie di motivi che corroborano la tesi dell’acquisizione di Tesla da parte di Apple e quanto questo sarebbe conveniente per entrambe. Innanzitutto la prima azienda nel settore delle vetture elettriche diventerebbe molto più pragmatica dal punto di vista commerciale sotto la guida della Mela. Musk teoricamente potrebbe rimanere a guidarla sotto il diretto controllo del CEO di Apple, Tim Cook, e troverebbe finalmente una soluzione ai problemi di produzione. Con questa operazione il colosso di Cupertino potrebbe invece fare il suo ingresso trionfale nel settore delle quattro ruote con nuovi prodotti software e accelerare lo sviluppo dei suoi sistemi per la guida autonoma che sta testando in questi mesi sulle strade americane. Grazie alla nuova politica fiscale lanciata da Donald Trump, Apple avrebbe tutte le risorse per acquisire Tesla. La Mela dispone di un tesoretto di 250 miliardi di dollari depositati all’estero e tolte le aliquote avrebbe comunque una somma ampiamente sufficiente a mettere le mani sulla creatura di Musk.

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Miglior risultato di sempre per le consegne del Gruppo Volkswagen https://www.datamanager.it/2018/01/miglior-risultato-sempre-le-consegne-del-gruppo-volkswagen/ Wed, 17 Jan 2018 16:15:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139101 10,74 milioni di Clienti hanno scelto un veicolo del Gruppo nel 2017 Nel 2017 le consegne del Gruppo Volkswagen hanno fatto segnare il miglior risultato di sempre nella storia dell’Azienda: 10,74 milioni di Clienti nel mondo hanno scelto un veicolo del Gruppo. Un dato che corrisponde a un incremento del 4,3% rispetto all’anno precedente. Con […]

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10,74 milioni di Clienti hanno scelto un veicolo del Gruppo nel 2017

Nel 2017 le consegne del Gruppo Volkswagen hanno fatto segnare il miglior risultato di sempre nella storia dell’Azienda: 10,74 milioni di Clienti nel mondo hanno scelto un veicolo del Gruppo. Un dato che corrisponde a un incremento del 4,3% rispetto all’anno precedente. Con quasi un milione di unità, le consegne nel mese di dicembre sono cresciute di un netto 8,5%. Matthias Müller, CEO del Gruppo Volkswagen, ha dichiarato: “Il nostro record storico di consegne è in primo luogo il frutto di una forte performance di squadra, di tutti i Collaboratori e di tutte le Marche del Gruppo. Siamo grati ai Clienti di tutto il mondo per la fiducia che emerge da questi dati. Nel 2018 continueremo a fare tutto il possibile per soddisfare e andare oltre le loro aspettative”.

Con 4,3 milioni di veicoli consegnati, nel 2017 il Gruppo ha registrato una crescita del 3,3% in Europa. Nel mese di dicembre le consegne si sono attestate a 338.700 unità (+3,1%), di cui 97.500 (+5,0%) in Germania. La ripresa nel mercato russo ha avuto un impatto positivo sulla performance nell’area dell’Europa Centrale e Orientale, e ha portato a una crescita del 13,2% nei dodici mesi. In dicembre sono stati venduti ai Clienti russi 21.000 veicoli (+25,8%).

Le consegne del Gruppo in Nord America nel 2017 sono incrementate del 4,0% con 976.400 unità, di cui 625.100 (+5,8%) negli USA. In linea con il trend generale del mercato automobilistico statunitense, nel mese di dicembre il Gruppo Volkswagen ha venduto 91.500 veicoli (-2,7%). Nello stesso periodo, in Brasile a 24.700 Clienti (+2,4%) è stato consegnato un nuovo veicolo del Gruppo. Grazie alla ripresa nel mercato brasiliano, nel 2017 in Sudamerica si è registrato un +23,7% rispetto al 2016.

Le consegne nell’area Asia-Pacifico nei dodici mesi del 2017 hanno fatto segnare una crescita del 4,3% rispetto all’anno precedente con 4,5 milioni di unità, di cui 4,2 milioni (+5,1%) in Cina. Nel principale mercato per il Gruppo, un forte impulso alle vendite è arrivato alla fine dell’anno, con 460.100 nuovi veicoli consegnati ai Clienti cinesi nel solo mese di dicembre (+17,8%).

“Stiamo investendo in modo consistente, utilizzando le nostre risorse, nella mobilità di domani: elettrico, guida autonoma, nuovi servizi di mobilità e digitalizzazione. Allo stesso tempo stiamo sviluppando ulteriormente le tecnologie e i veicoli attuali. Gli eccellenti dati di vendita confermano che questo è l’approccio giusto” ha commentato Müller.

Consegne ai Clienti per mercato Dicembre 2017 Dicembre 2016 Variazione (%) Gen-Dic 2017 Gen-Dic 2016 Variazione (%)
Europa 338.700 328.600 +3,1 4.328.500 4.190.600 +3,3
Europa Occidentale 271.900 270.500 +0,6 3.583.900 3.533.000 +1,4
Germania 97.500 92.800 +5,0 1.286.500 1.292.000 -0,4
Europa Centrale e Orientale 66.800 58.100 +14,9 744.600 657.700 +13,2
Russia 21.000 16.700 +25,8 191.700 167.000 +14,8
Nord America 91.500 94.100 -2,7 976.400 939.200 +4,0
USA 61.600 64.900 -5,2 625.100 591.100 +5,8
Sud America 38.500 36.700 +4,9 521.600 421.500 +23,7
Brasile 24.700 24.100 +2,4 308.000 257.700 +19,5
Asia-Pacifico 489.300 417.800 +17,1 4.505.800 4.318.600 +4,3
Cina 460.100 390.600 +17,8 4.184.200 3.982.100 +5,1
Mondo 999.800 921.700 +8,5 10.741.500 10.297.000 +4,3
             
Consegne ai Clienti per Brand Dicembre 2017 Dicembre 2016 Variazione (%) Gen-Dic 2017 Gen-Dic 2016 Variazione (%)
Volkswagen 594.100 562.400 +5,6 6.230.200 5.980.300 +4,2
Audi 180.200 155.200 +16,2 1.878.100 1.867.700 +0,6
ŠKODA 107.500 90.200 +19,2 1.200.500 1.126.500 +6,6
SEAT 33.000 29.200 +13,0 468.400 408.700 +14,6
Porsche 19.600 19.500 +0,6 246.400 237.800 +3,6
Volkswagen Veicoli Commerciali 42.700 44.400 -3,9 497.900 478.000 +4,2
MAN 11.900 10.700 +10,8 114.100 102.200 +11,6
Scania 9.200 8.200 +12,8 90.800 81.300 +11,6
Gruppo Volkswagen (totale) 999.800 921.700 +8,5 10.741.500 10.297.000 +4,3

 

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