backup – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 02 Jul 2026 09:58:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png backup – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il backup nel mirino dei cybercriminali: perché la capacità di recupero dei dati è diventata la nuova frontiera della sicurezza https://www.datamanager.it/2026/07/il-backup-nel-mirino-dei-cybercriminali-perche-la-capacita-di-recupero-dei-dati-e-diventata-la-nuova-frontiera-della-sicurezza/ Sat, 11 Jul 2026 12:53:06 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253875 A cura di Donato Ceccomancini, Country Manager Italia di Infinidat, società del Gruppo Lenovo Per molto tempo il backup è stato considerato il pilastro fondamentale di qualsiasi strategia di protezione dei dati. Disporre di una copia delle informazioni aziendali era ritenuto sinonimo di sicurezza e rappresentava una garanzia sufficiente per proteggersi da guasti, errori umani […]

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A cura di Donato Ceccomancini, Country Manager Italia di Infinidat, società del Gruppo Lenovo

Per molto tempo il backup è stato considerato il pilastro fondamentale di qualsiasi strategia di protezione dei dati. Disporre di una copia delle informazioni aziendali era ritenuto sinonimo di sicurezza e rappresentava una garanzia sufficiente per proteggersi da guasti, errori umani o interruzioni dei sistemi.

Oggi questo paradigma non è più sufficiente. L’evoluzione delle minacce informatiche ha modificato profondamente il ruolo del backup, trasformandolo da semplice strumento di protezione a elemento centrale della resilienza informatica. Non è un caso che i cybercriminali abbiano iniziato a prendere sempre più di mira i repository di backup: compromettere le copie di sicurezza significa impedire alle organizzazioni di ripristinare rapidamente dati e applicazioni critiche, aumentando significativamente il proprio potere di ricatto nel corso di un attacco.

Lo scenario italiano riflette chiaramente questa evoluzione. Secondo il Rapporto Clusit 2026, nel 2025 gli attacchi informatici gravi contro organizzazioni italiane sono cresciuti del 42%, mentre l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale continua a evidenziare ransomware, phishing e compromissione delle infrastrutture digitali tra le principali minacce per il Paese.

Questi dati evidenziano una realtà sempre più difficile da ignorare: la sfida non consiste più soltanto nel prevenire gli attacchi informatici, ma nel garantire che le organizzazioni possano continuare a operare anche quando un incidente si verifica. In altre parole, la domanda non è più se un’azienda subirà un attacco informatico, ma quando e con quale frequenza.

Il cambio di prospettiva sta portando molte aziende a riconsiderare il ruolo del backup. Se in passato l’obiettivo era semplicemente disporre di una copia di sicurezza dei dati critici, oggi la priorità è garantire che tali copie rimangano integre, immutabili e realmente disponibili nel momento del bisogno.

Questo cambiamento sta trasformando profondamente anche il modo in cui vengono progettate le strategie di protezione dei dati. Molte delle infrastrutture esistenti sono state sviluppate per far fronte a eventi accidentali, come guasti hardware o errori operativi. I moderni attacchi ransomware e malware, però, seguono logiche completamente diverse: prendono deliberatamente di mira gli ambienti di backup, tentano di compromettere snapshot e repository e mirano a eliminare qualsiasi possibilità di ripristino dei dati.

Per questo motivo si parla sempre meno di semplice data protection e sempre più di cyber resilience. Non si tratta di un semplice cambiamento terminologico. Proteggere i dati significa conservarli; essere cyber resilienti significa garantire la continuità operativa anche durante un attacco, assicurando la possibilità di ripristinare rapidamente informazioni e applicazioni critiche.

In questo contesto, stanno evolvendo in modo significativo anche i criteri con cui vengono valutate le infrastrutture di storage e backup. Caratteristiche come l’immutabilità delle copie, l’isolamento dei dati, il rilevamento tempestivo di comportamenti anomali e la capacità di ripristino rapido stanno diventando importanti quanto, se non più, della semplice possibilità di archiviare grandi volumi di dati.

La crescente attenzione verso la cyber resilience sta inoltre ridefinendo il ruolo dello storage all’interno delle moderne architetture IT. Sempre più aziende sono alla ricerca di piattaforme in grado di integrare funzionalità di protezione direttamente nell’infrastruttura di enterprise storage, contribuendo a ridurre la superficie di attacco e garantendo al tempo stesso la disponibilità dei dati, anche negli scenari più critici.

Questa è una trasformazione che si osserva quotidianamente nel confronto con imprese di settori molto diversi tra loro. Oggi le aziende chiedono infrastrutture sempre più semplici da gestire, ma soprattutto capaci di garantire continuità operativa anche in presenza di eventi imprevisti e attacchi informatici. Per questo motivo Infinidat continua a investire nello sviluppo di soluzioni di cyber storage resilience e cyber storage recovery, progettate per aiutare le imprese a proteggere i dati critici e ad accelerarne il ripristino quando è più necessario.

La domanda che ogni organizzazione dovrebbe porsi non è quindi se dispone di un sistema di backup, ma se quel sistema sarà realmente in grado di garantire la disponibilità dei dati quando tutto il resto smette di funzionare.

Oggi il vero valore di una strategia di data protection di ultima generazione si misura nella capacità di ripristinare rapidamente dati critici e servizi essenziali. La differenza tra limitarsi a sopravvivere a un attacco e superarlo con un impatto minimo sulla continuità del business dipende sempre meno dal numero di copie disponibili e sempre più dalla rapidità e dall’efficacia con cui tali copie possono essere ripristinate.

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L’investimento di Acronis nell’architettura cloud ibrida paga: forte crescita dei servizi cloud promossi dai service provider https://www.datamanager.it/2018/05/linvestimento-di-acronis-nellarchitettura-cloud-ibrida-paga-forte-crescita-dei-servizi-cloud-promossi-dai-service-provider/ Tue, 15 May 2018 10:38:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147529 I service provider scelgono Acronis per le sue funzionalità multi-tenant e multi-tier e la sua capacità di erogare più servizi ai clienti con un’unica soluzione Acronis festeggia il suo 15° anniversario e ha diffuso oggi la notizia della forte crescita della sua attività cloud, mentre la domanda per i servizi di storage basato sul cloud, […]

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I service provider scelgono Acronis per le sue funzionalità multi-tenant e multi-tier e la sua capacità di erogare più servizi ai clienti con un’unica soluzione

Acronis festeggia il suo 15° anniversario e ha diffuso oggi la notizia della forte crescita della sua attività cloud, mentre la domanda per i servizi di storage basato sul cloud, backup e disaster recovery continua a crescere a un ritmo superiore al previsto. Spinto da una crescita del 200% di anno in anno nel settore dei dispositivi protetti e del 151% di anno in anno nel numero di clienti aziendali protetti, il consumo di storage cloud di Acronis raggiunge oggi i 39 petabyte.

Nell’ultimo anno, Acronis aggiunto più di 2.000 nuovi service provider che sono oggi in grado di offrire servizi di backup, disaster recovery e sincronizzazione e condivisione dei file tramite la piattaforma Acronis Data Cloud. Prove prive di obblighi, installazione unica, un’architettura multi-tenant/multi-tier e l’integrazione nativa con gli strumenti PSA e RMM hanno reso Acronis una delle soluzioni per la protezione dei dati più efficiente e conveniente disponibile ai service provider.

I service provider possono quindi sostituire facilmente e in modo economicamente conveniente i loro sistemi legacy con Acronis, rendendo così disponibili nuove funzionalità che soddisfano specificamente le loro esigenze e quelle dei loro clienti. Inoltre, grazie all’investimento iniziale inesistente, ai modelli di licenze flessibili e ai diversi modelli di distribuzione (Acronis in hosting, ibrido o con hosting del provider di servizi), è possibile integrare facilmente Acronis Data Cloud nell’infrastruttura esistente di un provider di servizi senza arrestare il modello di distribuzione del servizio esistente.

Dall’up-selling facile e semplici da collegare, i nuovi servizi di protezione dei dati disponibili tramite Acronis Data Cloud consentono ai service provider di espandersi in nuovi mercati e di sviluppare nuove fonti di reddito, incrementando al contempo la soddisfazione del cliente e riducendo il tasso di abbandono.

“Abbiamo scelto Acronis per distribuire la nostra soluzione cloud di backup grazie all’enorme flessibilità offerta da Acronis. Con Acronis, siamo in grado di offrire la protezione completa di tutti i carichi di lavoro e la gestione dei dati facile ai nostri partner e ai loro clienti. La distribuzione ibrida ci consente di differenziarci dalla concorrenza e l’integrazione e la distribuzione frequente di nuove funzioni nei pannelli di controllo esistenti ci hanno garantito anche un significativo miglioramento dell’efficienza, risparmi sui costi e l’apertura di nuove opportunità”, ha dichiarato Tom O’Hagan, fondatore e CEO di Virtual1.

I clienti aziendali scelgono Acronis

Cresce la consapevolezza tra le aziende di ogni dimensione dell’importanza di dover proteggere i servizi del cloud pubblico mentre sale rapidamente il numero di aziende che scelgono Acronis per proteggere i carichi di lavoro del cloud pubblico. Di fatto, Acronis ha registrato un aumento di anno in anno di oltre il 1000% nel numero di caselle di posta elettronica Microsoft Office 365 protette.

Inoltre, le aziende sono coscienti del fatto che quando i dati dei clienti vengono compromessi, possono subire ulteriori costi in termini di perdita della fiducia dei clienti e di sanzioni pecuniarie. Di conseguenza, sono molti coloro che si affidano al servizio di cloud storage appositamente progettato, affidabile e sicuro di Acronis per garantire la sicurezza dei dati dei clienti. Persino gli utenti in sede di Acronis Backup dimostrano di nutrire un marcato interesse per il cloud storage, mentre il 35% di essi archivia copie aggiuntive dei file di backup in Acronis Cloud.

Acronis ha una forte presenza nei settori automobilistico, manifatturiero e IT, con 79 dei 100 brand internazionali di maggiore valore che utilizzano le soluzioni Acronis.

Partnership tecnologiche

Un leader globale delle soluzioni di protezione dei dati nel cloud ibrido, Acronis è riconosciuto per l’uso che fa di tecnologia all’avanguardia per proteggere i dati. Con le uniche soluzioni per il settore del backup integrate sia dalla difesa basata sull’intelligenza artificiale contro il ransomware sia dalla certificazione dei dati basata su blockchain, Acronis continua a superare i limiti trasformando il feedback dei clienti in soluzioni inventive ed efficaci richieste dal mercato.

Dando seguito a quel progresso innovativo, lo scorso anno Acronis ha avviato diverse partnership tecnologiche strategiche sia con leader tecnologici mondiali sia con clienti di alto profilo che scelgono Acronis per la funzionalità, facilità d’uso e affidabilità delle sue soluzioni. Tra cui:

·         Google Cloud. La possibilità di archiviare dati in Google Cloud è integrata nella maggior parte delle soluzioni di Acronis e incrementa sensibilmente il numero di regioni cloud in cui i partner e i clienti Acronis possono archiviare i propri dati. Questo garantirà velocità di caricamento più rapide e opzioni di sovranità dei dati agli utenti in un numero maggiore di paesi.

·         Microsoft Azure Cloud. Già disponibili, le soluzioni di protezione dei dati Acronis offrono ai clienti una facile opzione per utilizzare il cloud Azure per l’archiviazione del backup. Le release future saranno integrate in modo nativo nella piattaforma cloud Microsoft Azure, rendendolo un componente essenziale della nostra piattaforma.

·         Integratori di soluzioni. Acronis offre l’integrazione nativa con le più diffuse piattaforme di automazione dell’hosting, i sistemi PSA (Professional Services Automation) e gli strumenti RMM (Remote Monitoring and Management), tra cui Autotask, ConnectWise, cPanel, Plesk e Kaseya.

·         Williams Martini Racing. Uno dei più noti team di Formula 1, Williams Martini Racing, ha scelto la tecnologia Acronis per proteggere la sua infrastruttura IT ibrida. Il team utilizza la funzionalità di Acronis Data Cloud per proteggere tutti i carichi di lavoro locali e cloud, centralizzare la gestione del backup e semplificare la gestione del backup

·         Team di Formula 1 Sahara Force India. Sahara Force India ha scelto la tecnologia Acronis per proteggere i dati presso lo stabilimento, i tunnel del vento e l’infrastruttura IT del circuito del team, affidandosi a backup, disaster recovery, storage definito dal software, sincronizzazione e condivisione file e soluzioni anti-ransomware basate sull’intelligenza artificiale. Il team ha anche ribattezzato la sua Mission Control Room a Silverstone, nel Regno Unito, “Acronis Mission Control Centre”, per sottolineare il valore dei dati e l’importanza della protezione dei dati in Formula 1.

“L’investimento nella nostra architettura cloud ibrida ha garantito utili sensazionali, specie con i nostri clienti che sono provider di servizi”, ha dichiarato John Zanni, Presidente di Acronis. “Siamo in grado di incrementare drasticamente il loro reddito e di consentire loro di essere un’azienda di successo, grazie alla nostra piattaforma Acronis Data Cloud. Ci auguriamo di continuare questa crescita insieme.”

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Fujitsu ETERNUS CS8000 per il backup e l’archiviazione di mainframe e sistemi aperti complessi https://www.datamanager.it/2018/05/fujitsu-eternus-cs8000-per-il-backup-e-larchiviazione-di-mainframe-e-sistemi-aperti-complessi/ Mon, 07 May 2018 16:30:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147078 La settima generazione della piattaforma per la protezione dei dati offre un superiore livello di scalabilità e tempi di backup significativamente più brevi Fujitsu ha annunciato la nuova versione della propria piattaforma di backup e archiviazione ETERNUS CS8000 progettata per mainframe e ambienti aperti dai requisiti complessi. Basati sul feedback espresso dai clienti, i miglioramenti […]

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La settima generazione della piattaforma per la protezione dei dati offre un superiore livello di scalabilità e tempi di backup significativamente più brevi

Fujitsu ha annunciato la nuova versione della propria piattaforma di backup e archiviazione ETERNUS CS8000 progettata per mainframe e ambienti aperti dai requisiti complessi. Basati sul feedback espresso dai clienti, i miglioramenti apportati alla settima generazione di questo sistema comprendono ulteriore scalabilità, un maggior numero di nodi di front-end e il supporto di dischi SSD (Solid State Storage) per lo storage interno. Il consolidamento dell’infrastruttura per la protezione dati che ne risulta permette ai clienti di abbattere significativamente il costo totale di possesso (TCO).

Sebbene i dati siano essenziali in tutti i settori di mercato, per alcune organizzazioni costituiscono la spina dorsale dell’attività: per esempio le borse valori, i servizi finanziari, le compagnie assicuratrici e i sistemi per il controllo del traffico aereo. Organizzazioni di questo tipo devono soddisfare i requisiti di protezione dati più severi e solitamente mantengono i dati essenziali al proprio interno. La piattaforma Fujitsu ETERNUS CS8000, già la soluzione più versatile del suo genere, permette ai clienti di ottimizzare i loro sistemi all’evolvere dei requisiti fornendo opzioni aggiuntive per consolidare i processi di backup e archiviazione tra mainframe e sistemi aperti. Il risparmio in termini di tempo di amministrazione e costi di infrastruttura si traduce in minori spese fino al 40%.

Il sistema ETERNUS CS8000 di settima generazione mette ora a disposizione la possibilità esclusiva di scalare la capacità da 14 Terabyte a più di 60 Petabyte, equivalente a un fattore del 400.000%. Anche le performance possono essere incrementate da 8TB/ora fino a un throughput di 150TB/ora, il che rappresenta una scalabilità del 1.800% nelle operazioni effettive di trasferimento e recovery dei dati. In aggiunta, Fujitsu ha aumentato il numero di nodi interni e la flessibilità del software portando da 10 a 22 il numero dei nodi di front-end disponibili nei sistemi ETERNUS CS8000. Questo incrementa anche la quantità di tape drive virtuali disponibili portandoli a oltre il doppio del già eccezionale numero di 2540 fino a circa 5208. Il conseguente aumento degli stream paralleli di dati conduce a tempistiche di backup sensibilmente più brevi.

Olivier Delachapelle, Head of Category Management, Data Center Products di Fujitsu EMEIA, ha dichiarato: “I mainframe continuano a rappresentare il fondamento delle infrastrutture IT critiche di molte aziende sostenendone i workload più essenziali. Tuttavia, i responsabili IT sono oggi alle prese con la necessità di ridurre i costi dell’IT aumentandone contemporaneamente la flessibilità. Il sistema ETERNUS CS8000 è stato progettato tenendo in considerazione questi obiettivi per aiutare i clienti a consolidare l’infrastruttura necessaria al backup e all’archiviazione dei dati di mainframe e sistemi open adattandosi facilmente ai cambiamenti delle esigenze. Inoltre, i clienti possono ora conservare i dati su una combinazione di dischi, nastri e SSD velocizzando il processo di backup e archiviazione grazie agli ulteriori livelli di velocità e prestazioni di questa nuova versione”.

Il nuovo ETERNUS CS8000 ora comprende anche il supporto di dischi a stato solido (SSD) per migliorare le performance dei processi di deduplicazione opzionali e fornire vantaggi ancora maggiori negli ambienti mainframe. I dati a lungo termine possono essere conservati in maniera economicamente conveniente sul back-end ETERNUS CS8000 a nastro, totalmente gestito dal sistema di Information Lifecycle Management automatizzato, mentre le più veloci unità SSD possono essere adoperate per i processi mainframe sullo storage di backup del sistema, rendendo la piattaforma ETERNUS CS8000 ancora più interessante per il backup dei mainframe anche in ambienti più piccoli.

Information Lifecycle Management elimina inoltre gli errori umani automatizzando il trattamento dei dati lungo tutte le fasi del ciclo di vita e assicurando la disponibilità dei dati, poiché per esempio tutti i nastri vengono regolarmente controllati per rilevare casi di degrado del supporto creando automaticamente nuove copie quando necessario. Per un ulteriore livello di disponibilità dei dati, l’esclusiva configurazione split-site consente di distribuire un unico sistema ETERNUS CS8000 su due sedi geograficamente separate con cache-mirroring sincrono. Potenziato dalla gestione multi-copia su disco e su nastro, questo tipo di deployment non possiede singoli punti di failure, proponendo la soluzione di backup e archiviazione più affidabile per proteggere i dati mission-critical di mainframe o ambienti a sistemi aperti.

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La vulnerabilità di Android resta la frammentazione https://www.datamanager.it/2018/04/la-vulnerabilita-di-android-resta-la-frammentazione/ Mon, 16 Apr 2018 13:23:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145789 Due ricercatori di sicurezza hanno analizzato i maggiori vendor rilevando come molti non rendano disponibili le patch di sicurezza inviate con maggiore frequenza da Google Da qualche anno a questa parte, smartphone e tablet Android mostrano, nelle informazioni del dispositivo, la voce Patch di sicurezza. Si tratta delle ultime release che Google invia, periodicamente, ai […]

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Due ricercatori di sicurezza hanno analizzato i maggiori vendor rilevando come molti non rendano disponibili le patch di sicurezza inviate con maggiore frequenza da Google

Da qualche anno a questa parte, smartphone e tablet Android mostrano, nelle informazioni del dispositivo, la voce Patch di sicurezza. Si tratta delle ultime release che Google invia, periodicamente, ai vendor, per far si che vengano rese disponibili per tutti gli utenti. A differenza degli aggiornamenti del sistema operativo, tali bug fix non necessitano di personalizzazione, dunque possono essere spediti via OTA nell’immediato.

Ciò ha reso più sicuri i telefonini, almeno nel merito di ciò che le patch di Big G possono rilevare e, nel caso, bloccare. Quello che hanno scoperto Karsten Nohl e Jakob Lell dei Security Research Labs, è che molti produttori bypassano gli update, senza diffonderli nell’etere digitale.

Perché lo fai

La cosa peggiore è che nella maschera delle informazioni, i vendor indicano comunque la presenza dei fix più recenti, sebbene questi non siano stato fisicamente scaricati e installati a bordo. Perché mai? Difficile dirlo ma la lista dei device interessati, secondi i due ricercatori, è lunga e comprende aggeggi di Samsung, Motorola, HTC e della stessa Google (Nexus e Pixel). “Abbiamo trovato diversi fornitori che non hanno installato una singola patch, cambiando però. di volta in volta, la data visualizzata nel menu apposito – hanno detto – questo è un vero e proprio inganno anche se non molto comune”.

La frammentazione è ancora una lunga sfida per Google, di gran lunga il software mobile più popolare del pianeta ma anche quello più preso di mira dagli hacker. Non è un caso se iOS sia considerato molto più sicuro del concorrente, anche per via del controllo diretto di cui i tecnici possono disporre, sia sulle app presenti nello store che le minacce più pericolose che puntano la piattaforma.

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Aruba celebra il World Backup Day https://www.datamanager.it/2018/03/aruba-celebra-il-world-backup-day/ Fri, 30 Mar 2018 07:20:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144736 Aruba ribadisce l’importanza di eseguire il backup dei propri dati, e lo fa con una promozione speciale sul Cloud Backup Aruba il 31 marzo celebra il World Backup Day, la giornata mondiale dedicata all’informazione sul mondo del backup e, soprattutto, all’importanza di eseguirlo su base regolare. Affidare i propri dati a data center certificati, che […]

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Aruba ribadisce l’importanza di eseguire il backup dei propri dati, e lo fa con una promozione speciale sul Cloud Backup

Aruba il 31 marzo celebra il World Backup Day, la giornata mondiale dedicata all’informazione sul mondo del backup e, soprattutto, all’importanza di eseguirlo su base regolare.

Affidare i propri dati a data center certificati, che offrono garanzie a livello di data security e conformità alle regolamentazioni in merito di  trattamento e protezione del dato, è ormai un aspetto su cui non si può prescindere. I casi di perdita dei dati sono infatti molto più frequenti di quanto si possa credere – da un’indagine del 2017, sono stati 3,62 milioni gli incidenti che hanno coinvolto perdite di dati aziendali – e spesso è difficile recuperare tutte le informazioni andate perse se non si è provveduto a farne una copia. E’ importante, quindi, non farsi cogliere impreparati e non minimizzare questo rischio.

Garantire la protezione e la sicurezza del dato è ancora più necessario oggi in ottica GDPR per poter essere conformi al Regolamento Europeo sulla protezione dei dati entro il 25 maggio 2018: ogni azienda dovrà garantire ai clienti l’accesso ai dati – qualora ne facciano richiesta – e adottare sistemi per memorizzare i dati in modo sicuro ed assicurarsi che non possano essere cancellati accidentalmente. Ogni azienda dovrebbe, quindi, affidarsi a piani di disaster recovery e soluzioni di backup allo scopo di garantire integrità e ripristino dei dati in caso di eventuali guasti di archiviazione.

La soluzione di Cloud Backup di Aruba è ideale per la gestione e il mantenimento in piena sicurezza dei backup eseguiti, nel rispetto delle politiche di disaster recovery. Grazie a questa soluzione:

  • i backup possono essere programmati con cadenza oraria, giornaliera, settimanale oppure ad orari personalizzati e sono salvati e mantenuti nei Data Center Aruba con accesso protetto;
  • è possibile creare, programmare e ripristinare i backup in modo semplicissimo: qualsiasi operazione e configurazione è gestibile da un’unica interfaccia grafica semplificata;
  • si possono creare e gestire backup per i Cloud Server e per i server fisici, sia che si trovino nei Data Center di Aruba, sia presso altri fornitori o internamente nei propri uffici;
  • si potrà godere di soluzioni preconfigurate (a pacchetto) oppure soluzioni pay-per-use (a consumo) scegliendo liberamente il periodo di conservazione dei dati;
  • è garantita la massima sicurezza in termini di archiviazione e trasferimento dei dati attraverso i sistemi di criptaggio AES – l’Advanced Encryption Standard;
  • i backup diventano incrementali: dopo il primo, i successivi registrano solo eventuali modifiche.

Se si è consapevoli dell’importanza dei propri dati, l’utilizzo di soluzioni di backup dovrebbe essere una consuetudine: il suggerimento è di eseguire i backup regolarmente e presso data center affidabili e certificati in modo da prevenire eventuali data loss. Aruba celebra il World Backup Day con una promozione speciale dedicata a chi i propri dati vuole preservarli con copie di backup: Chi attiva entro l’8 aprile 2018 un pacchetto di Cloud Backup da 50 GB, 100 GB, 250 GB o 500 GB avrà uno sconto del 30% per sempre.

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Acronis True Image 2018 porta la protezione dei dati basata sull’intelligenza artificiale agli utenti privati https://www.datamanager.it/2017/09/acronis-true-image-2018-porta-la-protezione-dei-dati-basata-sullintelligenza-artificiale-agli-utenti-privati/ Tue, 05 Sep 2017 13:07:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129982 Il primo backup intelligente del settore dotato di difesa contro i ransomware basata sull’I.A. ridefinisce la protezione dei dati personali e di home office Acronis ha lanciato Acronis True Image 2018. La nuova release comprende aggiornamenti fondamentali per le capacità di backup e recovery del programma e rappresenta il primo software di backup personale ad […]

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Il primo backup intelligente del settore dotato di difesa contro i ransomware basata sull’I.A. ridefinisce la protezione dei dati personali e di home office

Acronis ha lanciato Acronis True Image 2018. La nuova release comprende aggiornamenti fondamentali per le capacità di backup e recovery del programma e rappresenta il primo software di backup personale ad incorporare la tecnologia basata sull’intelligenza artificiale concepita per una protezione attiva dei dati contro i ransomware.

“Come prima azienda ad offrire un backup full image ai consumatori, Acronis ha spianato la strada verso il backup intelligente per l’utilizzo domestico,” afferma Serguei Beloussov, co-fondatore e CEO di Acronis. “Acronis True Image 2018 porta avanti la tradizione di primo e unico software di backup personale in grado di utilizzare l’intelligenza artificiale per difendere i dati dei consumatori da una delle minacce con la crescita più rapida”.

Combinando la difesa anti-ransomware basata sull’intelligenza artificiale (IA), denominata Acronis Active Protection, con una nuova generazione di potenzialità di backup e ripristino avanzate come la clonazione del disco attivo e la creazione automatizzata di WinPE boot media, Acronis True Image 2018 rappresenta il nuovo standard di “backup intelligente” per utenti privati, famiglie e piccole aziende.

Backup e ripristino affidabili

Nel corso di un sondaggio clienti Acronis a luglio 2017, il 95% degli intervistati ha affermato di scegliere e consigliare Acronis True Image perché i backup sono davvero affidabili. La release del 2018 migliora ancora di più le capacità fondamentali di backup e ripristino, grazie ai seguenti potenziamenti:

·         Clonazione del disco attivo: Gli utenti possono creare una replica esatta di un sistema Windows attivo senza arrestare e riavviare i media di boot, per una migrazione ancora più semplice verso un disco più rapido o più grande.

·         Una creazione di media aggiornata: Creazione automatica di boot media per un ambiente WinPE, affinché gli utenti possano risolvere rapidamente i problemi di configurazione dei driver e ripristinare i sistemi usando lo stesso o del nuovo hardware.

·         Backup continuo sul cloud: Gli utenti possono aggiornare i propri backup mentre lavorano ai file, salvando in sicurezza una versione off-site sul cloud.

·         Conversione del drive virtuale: Gli utenti possono testare la capacità di ripristino dei backup full image oppure utilizzare il sistema in un ambiente virtuale Hyper-V per testare varie applicazioni senza incorrere nel rischio di utilizzare il sistema primario, spostamento l’immagine completa del sistema su un altro computer come un drive virtuale.

·         Backup incrementali più rapidi: Una velocità fino a tre volte maggiore grazie alla nuova tecnologia Changed-Block Tracker che traccia le modifiche delle immagini in tempo reale.

·         Backup mobili automatici su dispositivi NAS: Oltre un quarto degli utenti Acronis dispone di un Network-Attached Storage (NAS) a casa. Ora non dovranno più preoccuparsi di fare un backup del dispositivo mobile, dal momento che il processo si avvia non appena il dispositivo si connette alla stessa rete Wi-Fi del NAS.

Acronis True Image 2018 inoltre soddisfa le esigenze della prossima generazione di utenti ampliando il supporto per i social media con l’esecuzione di backup automatici degli account Instagram, includendo foto, commenti e statistiche, come il numero di like, tag o commenti di un post.

Controllo semplice

Una nuova interfaccia visiva risponde alle preferenze dell’83% dei clienti Acronis che hanno richiesto maggiori informazioni e una veduta d’insieme nei propri backup. Con una visualizzazione grafica dell’attività di backup e delle statistiche, consente agli utenti di gestire i backup senza problemi – tra cui il numero di dati archiviati, le tipologie di dati nell’archivio e lo stato dei backup.

Protezione sicura dei dati

La capacità di ripristinare un sistema o singoli file è di importanza critica dopo un attacco ransomware. Acronis True Image 2018 non solo rende il ripristino automatico, ma compie un passo avanti nella protezione iniziale evitando in primo luogo che il ransomware corrompa i dati dell’utente.

Utilizzando modelli di apprendimento macchina, Acronis Active Protection riconosce le strutture non comuni dell’accesso ai file. Questi modelli sono generati nell’infrastruttura IA cloud dedicata di Acronis, che processa i dati a partire da centinaia di migliaia di processi maligni e legittimi al fine di creare quei modelli. Quei modelli vengono incorporati direttamente in Acronis Active Protection, consentendo ad Acronis True Image 2018 di proteggere i dati di sistema a prescindere, senza l’esigenza di una connessione Internet.

Quando Active Protection rileva un’attività insolita, controlla il processo utilizzando sia l’analisi euristica sia quei modelli di comportamento previsto e imprevisto. Se il processo è identificato come potenzialmente maligno, Acronis True Image 2018 allerta l’utente dell’attività sospetta.

Con un monitoraggio in tempo reale, Acronis Active Protection verifica tutti i processi così da consentire l’esecuzione delle attività autorizzate, al tempo stesso rilevando e arrestando i comportamenti potenzialmente pericolosi. Quindi, se un qualsiasi file viene criptato nel corso di un attacco ransomware, Acronis True Image 2018 ripristina automaticamente i file a partire dal backup.

Mentre i criminali informatici si indirizzano sempre più verso i file di backup per evitare che gli utenti possano ripristinare il sistema senza pagare il riscatto, la tecnologia di Acronis difende specificamente i file di backup e i dati originali. I danni previsti causati dai ransomware si attesteranno a quota $5 miliardi quest’anno, e il sistema unico di autodifesa Acronis per i file di backup, con Acronis True Image 2018, garantisce che i dati degli utenti rimarranno inalterati.

Oltre il 60% dei clienti Acronis ha affermato in un sondaggio di essere preoccupato per gli attacchi ransomware. Una nuova Security Dashboard fornisce agli utenti visibilità completa su Acronis Active Protection: è una garanzia del fatto che i propri dati sono protetti. Consente loro di tracciare il numero dei processi contrassegnati come potenzialmente pericolosi, vedere quali sono stati bloccati e gestire una whitelist di applicazioni affidabili.

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QNAP e NAKIVO collaborano per offrire una soluzione di backup completa per il backup di VM https://www.datamanager.it/2017/05/qnap-nakivo-collaborano-offrire-soluzione-backup-completa-backup-vm/ Sun, 21 May 2017 12:00:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125137 QNAP Systems ha collaborato con NAKIVO, l’azienda di software di virtualizzazione e il backup su cloud in forte crescita, per offrire una soluzione di backup VM affidabile e a prestazioni elevate che si integra completamente con QNAP NAS. Questa soluzione contiene tutti gli elementi per il disaster recovery: hardware per eseguire il ripristino, dati di […]

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QNAP Systems ha collaborato con NAKIVO, l’azienda di software di virtualizzazione e il backup su cloud in forte crescita, per offrire una soluzione di backup VM affidabile e a prestazioni elevate che si integra completamente con QNAP NAS.

Questa soluzione contiene tutti gli elementi per il disaster recovery: hardware per eseguire il ripristino, dati di backup e software di backup. Gli utenti possono sfruttare appieno i vantaggi offerti dalla velocità di backup 1.9X dal momento che NAKIVO viene distribuito direttamente su un QNAP NAS, ad un prezzo minore rispetto alle altre applicazioni di backup dedicate.

NAKIVO Backup & Replication è una soluzione rapida, affidabile ed economica per il backup della VM che supporta le applicazioni di backup e replica della VM VMware, Hyper-V e AWS EC2 senza l’uso di agenti. Offre funzioni avanzate che migliorano le prestazioni di backup, l’affidabilità e la velocità di recupero, inclusi la deduplica e la compressione dei dati per ridurre lo spazio di archiviazione, backup incrementali con CBT/RCT, trasferimento dei dati senza LAN, VM immediata e recupero dell’oggetto, copia del backup, verifica immediata del backup con istantanee delle VM recuperate e altro. Installando NAKIVO Backup & Replication v7 direttamente dal QTS App Center di QNAP, gli utenti che richiedono una protezione elevata della VM possono combinare l’archiviazione QNAP NAS potente, sicura e ricca di funzioni con il set di funzioni facili da gestire e complete di NAKIVO Backup & Replication.

“Siamo entusiasti di estendere la nostra collaborazione con QNAP ampliando il supporto ai prodotti NAS affidabili e ad elevate prestazioni,” ha dichiarato Bruce Talley, Ceo di NAKIVO, che ha aggiunto: “QNAP ha conquistato la sua reputazione creando dispositivi NAS enterprise entry level o di standard più elevato, pronti per la virtualizzazione. È un piacere lavorare con il loro team di talenti e prodotti innovativi.”

“NAKIVO offre funzionalità eccellenti e la possibilità per gli utenti QNAP NAS di eseguire il backup delle VM con un singolo sistema unificato,” ha dichiarato Jack Yang, Associate Vice President Product Management QNAP. “Per soddisfare le applicazioni di virtualizzazione intensiva nelle moderne infrastrutture IT, è consigliato il doppio controller Enterprise ZFS NAS come spazio di archiviazione VM a disponibilità elevata; gli utenti possono sfruttare in modo semplice la soluzione di backup NAKIVO VM basata su QNAP per i backup online da Enterprise ZFS NAS e usufruire di una soluzione completa e pronta per la virtualizzazione.”

NAKIVO, inoltre, supporta il backup di copie della VM da QNAP NAS per l’archiviazione onsite/offsite o su Amazon Cloud per una maggiore protezione. I processi di copia del backup hanno una propria politica di pianificazione e di registrazione del punto di recupero per offrire una soluzione efficiente per il Disaster Recovery.

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Il modello del Cloud ibrido sta dominando. Storage e Backup tra i principali casi d’uso del Cloud https://www.datamanager.it/2017/03/modello-del-cloud-ibrido-sta-dominando-storage-backup-principali-casi-duso-del-cloud/ Tue, 14 Mar 2017 14:09:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121021 NetApp ha intervistato 750 leader IT europei su adozione del cloud, sicurezza e General Data Protection Regulation (GDPR) NetApp ha annunciato i risultati della sua prima ricerca di settore sull’adozione del cloud in Europa. Le risposte di 750 CIO e IT manager in Francia, Germania e Regno Unito hanno identificato nel cloud ibrido il paradigma […]

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NetApp ha intervistato 750 leader IT europei su adozione del cloud, sicurezza e General Data Protection Regulation (GDPR)

NetApp ha annunciato i risultati della sua prima ricerca di settore sull’adozione del cloud in Europa. Le risposte di 750 CIO e IT manager in Francia, Germania e Regno Unito hanno identificato nel cloud ibrido il paradigma maggiormente adottato – oltre la metà di coloro che hanno risposto in ogni paese hanno confermato l’uso di una combinazione di cloud pubblico e privato (69% in Germania; 61% in Francia; 58% nel Regno Unito). Inoltre, più di metà del panel di indagine ha indicato la sicurezza come ragione principale all’adozione del cloud, il che mostra come la fiducia nei cloud provider continua ad aumentare. Storage e backup si sono classificati come i principali casi d’uso per il cloud in tutti i paesi presi in esame.

Più in dettaglio, i risultati del sondaggio affermano che:

·         Gli intervistati in tutti i paesi considerati preferiscono il cloud ibrido. Tuttavia si affidano a diversi partner: i service provider locali sono il partner preferito per il cloud ibrido – come dichiara il 26% degli intervistati in Germania, Francia e Regno Unito. Altre opzioni come hyperscaler (18%) e cloud service provider più grandi o system integrator globali (17%) sono meno utilizzati. Solo il 3% degli intervistati afferma di non usare alcun servizio cloud o di averne in programma l’adozione. Questi ‘scettici del Cloud’ non sono collegati a una specifica dimensione della società, settore o strategia cloud.

·         Sicurezza e cloud stanno bene assieme: Oltre la metà del panel degli intervistati – 56% – afferma che la sicurezza è una delle principali motivazioni nell’adozione del cloud. In Germania, Francia e Regno Unito è collocata costantemente tra le prime tre motivazioni di adozione del cloud. Questa è la prova che affidare i propri dati a cloud provider non è percepito come un rischio per la sicurezza, indice di ulteriore adozione del cloud. Tutti e tre i paesi hanno inserito anche la flessibilità (55%) e la riduzione dei costi (54%) come motivazioni principali, a cui fa eco la facilità d’uso in Francia (61%) e Regno Unito (50%), ma non in Germania (46%) dove la protezione dei dati è più rilevante (53%).

·         Storage e backup sono i principali carichi di lavoro nel cloud – ma ce ne sono molti di più. Nel Regno Unito, gli intervistati hanno indicato per il 56% il file storage, per il 51% il database e circa il 40% analytics, disaster recovery e SaaS. In Germania, il file storage era al terzo posto (60%), il database al quarto (57%), seguito da disaster recovery (50%) e SaaS (45%). In Francia, database (56%) e file storage (53%) sono il terzo e il quarto. Altre opzioni come lavoro a distanza, strumenti di collaborazione, analytics, SaaS e disaster recovery sono stati indicati da meno del 40% degli intervistati francesi. Il controllo dei documenti è il meno popolare dei carichi di lavoro su cloud in tutti i paesi.

·         La regolamentazione dei dati rimane una sfida. Mentre molti intervistati sono sicuri di avere un grado di conoscenza “sufficiente”, “buono” o “totale” del General Data Protection Regulation che entrerà in vigore il 25 maggio 2018, c’è un gruppo che ammette di “non sapere che cos’è il GDPR”: il 10% nel Regno Unito, il 9% in Francia e l’8% in Germania.

Martin Warren, Cloud Solutions Marketing Manager EMEA, Netapp ha affermato: “È chiaro che i leader IT guardano al cloud per aumentare agilità e innovazione. Noi crediamo che la gestione integrata dei dati su cloud è il requisito fondamentale per sbloccare questo potenziale, facendo in modo che i clienti sfruttino qualsiasi cloud con il massimo controllo per il massimo dei benefici. Il risultato è sicurezza e semplicità di scala ovunque si spostino i dati”.

Olaf Fischer, Managing Director, Claranet Germany, ha aggiunto: “I risultati del sondaggio mostrano che le partnership sono fondamentali per portare i servizi cloud al cliente finale. Il nostro ruolo è chiaramente definito – le aziende richiedono una vasta gamma di servizi che devono essere forniti al più alto livello e con la massima sicurezza. Allo stesso tempo, il ritmo di innovazione è rapido. Con un cloud ibrido basato su NetApp Private Storage apriamo la porta ai servizi dati di nuova generazione che offrono ai clienti una visione completa della posizione dei dati, l’integrazione con il cloud pubblico e forte conformità”.

“Le nostre conversazioni con i clienti confermano questi risultati”, dice Gregg Mearing, Head of Managed Services presso Node4: “Ogni impresa cerca costantemente di ottimizzare le proprie strutture di costo. Ma la flessibilità è altrettanto importante. Francamente, i nostri clienti non vogliono essere bloccati su soluzioni on-premise o in un cloud pubblico. NetApp Data Fabric è una soluzione elegante e dà la possibilità di gestire diversi cloud pubblici, se necessario. Allo stesso tempo, c’è un’integrazione al 100% con il nostro portfolio di managed service, il tutto praticamente senza investimenti CAPEX”.

NetApp offre il proprio Data Fabric per ottimizzare il valore dei dati su cloud, sia che i clienti abbiano un ambiente IT on-premise predisposto per funzionalità cloud, sia che stiano già utilizzando il cloud ibrido, o si siano completamente affidati a un’infrastruttura di cloud pubblico.

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Ransomware? No grazie https://www.datamanager.it/2017/02/ransomware-no-grazie/ Tue, 14 Feb 2017 09:59:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119193 Come respingere con successo la minaccia più pericolosa in circolazione? Patching e svecchiamento dei sistemi sono misure importanti di protezione contro la minaccia rappresentata dal malware. Così come la riduzione dei servizi installati a quelli strettamente indispensabili al funzionamento dell’infrastruttura e la segmentazione della rete. Ma la vera prevenzione non può fermarsi qui Lo scorso […]

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Come respingere con successo la minaccia più pericolosa in circolazione? Patching e svecchiamento dei sistemi sono misure importanti di protezione contro la minaccia rappresentata dal malware. Così come la riduzione dei servizi installati a quelli strettamente indispensabili al funzionamento dell’infrastruttura e la segmentazione della rete. Ma la vera prevenzione non può fermarsi qui

Lo scorso dicembre, il Comune di Milano ha varato una serie di misure per limitare le emissioni inquinanti dei mezzi di trasporto, introducendo lo stop graduale alla circolazione dei mezzi alimentati a diesel euro 3 su buona parte della rete viaria urbana. Il progetto, che mira all’eliminazione dalle strade di questi veicoli entro il 2020, prevede la creazione dall’ottobre prossimo della cosiddetta “low emission zone”, un’area all’interno della quale potranno circolare solo i veicoli conformi a una serie di standard ambientali. Oltre alle auto inquinanti però, in circolazione ci sono anche una gran quantità di computer datati, software e applicazioni: un pericolo sia per chi li utilizza sia per coloro che, pur disponendo di una macchina più aggiornata, hanno la sfortuna di essere connessi alla stessa rete. Pc che non possono essere “disconnessi” per legge.

Tra i bersagli a più alto rischio di malware ci sono proprio i computer incustoditi, collegati a una rete informatica, come ci spiega Massimiliano Bossi, channel sales manager di Check Point Software Technologies. Secondo una ricerca condotta da Duo Security, vendor di sicurezza statunitense con un discreto parco macchine sotto monitoraggio, le organizzazioni che impiegano sistemi operativi Windows e applicazioni obsolete superano quelle con un parco macchine più recente. Dal campione preso in esame, oltre un milione di computer (1,26), risulta che più di un decimo utilizza macchine sulle quali gira ancora Windows XP, mentre su più di un quinto, Internet Explorer (IE) non è aggiornato. Sui rimanenti computer, Windows 7 è il sistema operativo prevalente (65%), abbinato quasi sempre (98 per cento dei casi) a IE, a sua volta accoppiato a Java. Non solo. Nel 62 per cento dei browser censiti, è presente una versione non aggiornata di Adobe Flash. La maggior parte degli utilizzatori del campione, circa l’80 per cento, impiega IE 11; ma solo il tre per cento utilizza Edge.


#Ransom Come respingere con successo la minaccia più pericolosa in circolazione
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Come sottolinea Walter Narisoni, sales engineer manager di Sophos Italia, troppo spesso si utilizzano dispositivi datati, facile preda di attacchi informatici, che sfruttano bug e carenza di patch. Un esempio classico è l’utilizzo di Windows XP, ancora molto diffuso. «Chi lo usa potrà contare sulla protezione Sophos fino a marzo 2019. I nostri esperti però consigliano caldamente di aggiornare i sistemi». Le vulnerabilità naturalmente non si limitano ai sistemi operativi di casa Microsoft. Infatti, non occorre la sfera di cristallo per ipotizzare che su molte delle macchine con sistema operativo XP, la versione utilizzata di IE non sia la più aggiornata, e neppure che, sulla stragrande maggioranza di quelle che utilizzano Windows 7, il browser installato rientri tra le versioni non più supportate da Microsoft (8,9 e 10), accoppiato magari a Java, altro vettore conclamato di attacchi. Oppure a Flash, “protagonista” – se così possiamo dire – della spettacolare epidemia di Locky dello scorso anno. «Se guardiamo al ciclo ransomware/malware, gli exploit kit vanno alla ricerca di vulnerabilità note e non, all’interno di sistema operativo, applicazioni e software. Per gli utenti che non si avvalgono di versioni aggiornate, la possibilità di essere colpiti è sicuramente più elevata» – concorda Florian Malecki, international product marketing director di SonicWALL. «Gli sviluppatori rilasciano regolarmente aggiornamenti per queste vulnerabilità. Spesso però – come rileva Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab – «gli utenti non li installano, esponendosi così a gravi pericoli». Kaspersky Lab si impegna costantemente per migliorare la protezione degli utenti dai ransomware, offrendo, per esempio, la soluzione gratuita Kaspersky Anti-Ransomware Tool che protegge i dati sensibili delle aziende. Inoltre, è tra i fondatori del progetto “No More Ransom”, che vede forze dell’ordine e vendor di sicurezza uniti per combattere i ransomware e aiutare gli utenti a riottenere i propri dati.


#Ransom Massimiliano Bossi @CheckPointSW PC incustoditi, tra i bersagli più a rischio
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In tutti i casi, la diffusione di programmi e applicativi non patchati rimane alta. «Spesso si tratta di semplice imperizia degli amministratori di sistema» – afferma Lino Fornaro, esperto di sicurezza e membro del direttivo di CLUSIT, l’associazione italiana per la sicurezza informatica. «In altri casi, si tratta di un problema di dimensionamento e di funzioni relegate al reparto IT, che non consentono un intervento rapido, determinando così una finestra temporale più o meno ampia dal momento in cui è disponibile una patch a quello in cui viene applicata». Talvolta, ad accentuare la diffusione del fenomeno, è l’utilizzo di applicazioni legacy. Mentre in altre situazioni, sono i costi di aggiornamento dell’applicazione a far pendere la decisione verso il rinvio del passaggio a una versione più sicura del software. «Qualche volta la causa sta nella criticità delle applicazioni che dovrebbero essere patchate o dei sistemi che le ospitano. Oltre che nell’incompatibilità di talune applicazioni critiche su sistemi operativi più recenti, che ne impediscono la migrazione» – continua Fornaro. «E allo stesso modo, gioca un certo peso, anche il timore di interrompere un servizio critico, rischiando un disservizio proprio a causa della patch».

PREVENZIONE E ANCORA PREVENZIONE

Patching e svecchiamento dei sistemi sono misure importanti di prevenzione. Ma non possono essere le uniche. Come sa bene l’IT, il primo problema del malintenzionato è quello di guadagnare l’accesso ai sistemi aziendali, sfruttando per esempio i servizi esposti verso l’esterno (Internet, web application, FTP, etc.). Una misura irrinunciabile di prevenzione perciò sarà quella di cercare di mitigare l’esposizione. Come? In primo luogo, attraverso l’implementazione di una DMZ, una rete più piccola situata tra quella interna e Internet, dentro alla quale l’organizzazione installa i propri web server, che consenta l’accesso al sito web aziendale, impedendo al contempo l’accesso dall’esterno ai dati della rete aziendale. La mappatura della DMZ – cioè il perseguimento della più ampia visibilità sui servizi attivi esposti in rete, e il censimento del software e degli asset (chi controlla cosa) – consente in prima battuta di monitorare il grado di esposizione dell’azienda verso l’esterno e di focalizzarsi su quelli davvero necessari. Riducendo il numero di servizi esposti su Internet, si assottiglierà la superficie d’attacco disponibile. Inoltre, una mappatura preliminare ben fatta renderà la scansione periodica delle vulnerabilità più calibrata, agendo positivamente anche sulla remediation (istruzioni su come risolvere le problematiche identificate).


#Ransom Walter Narisoni @SophosItalia Dispositivi datati, facile preda di attacchi
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Qualora l’autore dell’attacco riesca a superare queste difese, una corretta segmentazione della rete – basata sull’analisi delle esigenze di comunicazione tra business unit – dovrebbe impedire all’aggressore di muoversi indisturbato all’interno del network. Altrettanto importante, è l’implementazione di regole di filtering sul firewall in ingresso e in uscita, estese anche agli host. Segmentare richiede coordinamento e pianificazione. Soprattutto perché spesso le reti crescono in modo disordinato. Pressati dalla fretta di integrare nuove capacità (hardware, software, etc.) nel più breve tempo possibile, si finisce infatti per non tenere conto dell’aspetto sicurezza. Inutile dire che le reti aziendali sempre più complesse e che presentano poca o nessuna segmentazione tra business unit (flat), sono in balìa di minacce e malintenzionati. «L’hardening, cioè la riduzione dei servizi installati a quelli strettamente indispensabili e la loro configurazione “sicura”, è un’ottima pratica per limitare le esposizioni. Allo stesso modo, la segmentazione aumenta il grado di sicurezza per via della limitazione della visibilità e degli accessi tra diversi segmenti di rete, consentendo almeno di governarne il traffico. Anche se va detto che per la particolarità del ransomware si tratta di misure importanti ma non sufficienti» – avverte Fornaro di CLUSIT.


#Ransom Florian Malecki @SonicWALL Attenzione alle vulnerabilità interne
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TECNICHE D’EVASIONE

Satana è un ransomware sviluppato per colpire le macchine Windows. Prima critta i file dell’utente e poi aspetta pazientemente il primo riavvio del pc per crittare l’MBR (Master boot record). In tal modo, il malware impedisce il caricamento del sistema operativo, rendendo di fatto inutilizzabile il computer. Satana non è il primo ransomware a infettare l’MBR. Petya, una variante dello stesso ceppo, agisce con modalità simili. Ma con una peculiarità, quella di crittare la chiave MFT (Master file table) residente nella partizione NTFS, che registra tutte le informazioni relative all’allocazione di file e cartelle nel pc. Sappiamo dell’esistenza di malware programmato per cancellare i file a intervalli regolari per sollecitare le vittime a pagare in fretta la richiesta di riscatto. È il caso di Jigsaw che cancella in automatico un file crittato, rendendolo irrecuperabile, anche se nel frattempo si è provveduto al pagamento; oppure di variazioni dello stesso ceppo, che procedono alla cancellazione di un certo numero di file ogni volta che il pc viene riavviato. Altre varianti invece cancellano i file subito dopo il pagamento del riscatto. Con buona pace degli sprovveduti che cedono al ricatto. Ci sono poi ransomware in grado di crittare i drive di rete, compresi quelli non mappati.

DMA Locker, il già citato Locky, Cerber e CryptoFortress, sono programmati per enumerare tutte le share di rete basate su SMB, (Server message block) – un protocollo utilizzato per condividere file, stampanti e porte seriali tra diversi nodi di una rete – crittandole. La peculiarità di Maktub invece è quella di comprimere i file per velocizzare al massimo il processo di crittazione dei dati. Esistono ransomware che incorporano anonimizzatori del traffico, TOR per esempio, per eludere il tracciamento. Altri ancora hanno la capacità di autoreplicarsi e creare varianti nuove, mantenendo inalterate una o più peculiarità dannose (polymorphic behavior). L’inventiva non manca di certo a chi scrive malware. «Nel 2017, prevediamo la crescita del “Ransomware delle cose” (RoT), in altre parole, la possibilità che i criminali informatici violino i dispositivi, in particolare quelli delle reti domestiche, chiedendo il pagamento di un riscatto per permettere agli utenti di tornare a prenderne il controllo» – conferma Luca Sambucci, operations manager di ESET Italia. L’evoluzione del malware oltre che dal punto di vista tecnologico riguarderà la componente culturale e comportamentale, dando vita a fenomeni di «pizzo digitale» – come afferma Carla Targa, marketing and communication manager di Trend Micro Italia.


#Ransom Morten Lehn @KasperskyLabIT No More #Ransom Sinergia tra forze dell’ordine e vendor
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COME RISPONDERE ALLA MINACCIA?

Il ransomware, in continua evoluzione, richiede soluzioni di sicurezza specifiche. Negli anni, le tattiche impiegate dal malware per eludere l’antivirus, mantenendo anonima la fonte dell’infezione (una tecnica conosciuta come Fast Flux), sono cambiate. La comunicazione tra il ransomware e i server Command & Control (C&C) avviene sempre più spesso in maniera crittata, rendendo ancora più difficile la decifrazione del contenuto anche quando si riesce a intercettare i pacchetti in transito sulla rete. Grazie all’efficacia di questa e di tutte le tecniche d’evasione che abbiamo visto, il ransomware letteralmente scompare dai radar dell’antivirus. La prova sono le sempre più frequenti segnalazioni ai vendor da parte dell’IT di malware non riconosciuti dagli strumenti tradizionali. Perché il codice sia congegnato in questo modo non è difficile da intuire. Si vuole che rimanga il più a lungo possibile silente dentro alla macchina compromessa, fino a quando cioè non diventa possibile sfruttare una certa vulnerabilità per poi far partire l’attacco, e così prolungare nel tempo l’estrazione di dati. «I malware più sofisticati sono in grado di autoadattarsi all’ambiente in cui vengono inseriti, attraverso meccanismi di autolearning e di autoconfigurazione che rendono poco efficace la sola protezione tramite pattern matching» – ci spiega Antonio Madoglio, SE manager di Fortinet Italia. «Di conseguenza, agli strumenti di sicurezza tradizionali si rende necessario affiancarne altri in grado di analizzare il comportamento in rete e circoscrivere le anomalie in maniera efficace». In altre parole, bisogna essere pronti a reagire anche in quei casi in cui il link malevolo non viene rilevato, oppure quando non è possibile testare i file nella sandbox per rilevarne la pericolosità. «Contro malware con queste caratteristiche, definito “zero-day”, per il quale non esistono signature o elementi che lo possano identificare, tocca ai sistemi ATP rilevarne la presenza sia in funzione del loro comportamento a livello di sistema sia a livello di connessione in rete. Peculiarità – continua Madoglio – che rendono queste tecnologie una delle nuove frontiere per chi produce sistemi di sicurezza intelligenti».


#Ransom Lino Fornaro @Clusit Prevenzione e tempestività per una #difesa a strati
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E che sono in netta contrapposizione agli antivirus tradizionali, basati sulla firma, che rilevano solo le minacce conosciute. «Per questo, oggi gli hacker prendono sempre più spesso di mira soprattutto gli endpoint, con attacchi zero-day sofisticati, condotti da varianti elusive dei malware CryptoWall e CryptoLocker» – mette in evidenza Bossi di Check Point Software Technologies. «È indubbio che il ransomware sia in costante evoluzione. E per questo, diventa imprescindibile avvalersi di soluzioni di sicurezza specifiche che vadano oltre l’antivirus tradizionale» – fa notare Narisoni di Sophos Italia. «L’antivirus è solo uno dei livelli di protezione, parte integrante di un processo di prevenzione attiva che dovrebbe prevedere anche la cura della propria infrastruttura IT» – concorda Giulio Vada, country manager di G DATA Italia. Oggi, si parla di attacchi multivettore, una combinazione di social engineering, botnet, exploit, oltre ai canali consueti delle mail e del “drive-by downloading”. Una minaccia che non sembra spaventare Fabrizio Cassoni, sales engineer di F-Secure Corporation che suggerisce di contrapporre un mix di tecnologie e metodi come la scansione algoritmica, l’analisi euristica, comportamentale, in sandbox, il controllo di reputazione cloud-based. «Lavoriamo per diminuire la superficie d’attacco, gestendo gli aggiornamenti del sistema operativo e degli applicativi sull’endpoint, oltre a verificare l’affidabilità dei siti a cui l’utente si connette». L’importante insomma è che sia chiaro che una soluzione capace da sola di impedire il contagio dal ransomware ancora non c’è.


#Ransom Luca Sambucci @esetitalia L’importanza del backup
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Per questo, come rileva Fornaro di CLUSIT, bisogna mettere in campo una serie di misure su più livelli, mettendo in conto l’eventualità che possano fallire. Si tratta di costruire una difesa a strati che possa ridurre il numero e la tipologia di attacchi, facendosi trovare pronti al cospetto di malware in grado comunque di andare in esecuzione sulla macchina. «Se il ransomware entra in azione – continua Fornaro – gli strumenti di difesa più efficaci sono quelli che si basano sulla behaviour analysis a livello di endpoint, coadiuvati se necessario da tool di analisi del traffico di rete. A queste condizioni, misure quali l’hardening e la segmentazione aiutano senz’altro a limitare i danni». Così come aiuta adottare alcuni semplici accorgimenti nel riprogettare la rete interna. «Sicuramente è più difficile disattivare le “copie shadow” su una condivisione in rete invece che su una cartella in locale. Di conseguenza, sarà più agevole recuperare i file cifrati su una cartella in rete. Generalmente il malware disattiva le copie shadow sul computer infettato ma non sulle macchine raggiunte via rete». Un altro fattore determinante di contrasto alle infezioni è la tempestività dell’intervento. La capacità cioè di rilevare velocemente lo svilupparsi di un attacco, guadagnando tempo prima che il ransomware infetti i dati più importanti. «Per esempio, si può provare a dare in pasto al malware un vecchio pc pieno di GB di dati inutili» – suggerisce Fornaro. «Basta condividere il disco di questo pc e montarlo sulle macchine del network, connettendolo come una unità di rete in modo che sia raggiungibile dal ransomware e inizi a cifrarlo. Poi basterà impostare un banale confronto di hash sui file della root di questa condivisione e generare allarmi in caso di rilevazione di modifiche ai file di questa macchina». Una tecnica semplice ed efficace per tendere una trappola al ransomware, guadagnare tempo e riuscire a mettere in sicurezza le macchine non ancora infette, isolando al contempo quelle colpite.


#Ransom Carla Targa @TrendMicroItaly Si diffonde il #pizzodigitale
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ALTRE TECNICHE DI DIFESA

Come sa bene l’IT, la gestione di permessi e condivisioni su file e cartelle tra più business unit tende a raggiungere in poco tempo un elevato livello di complessità. La regola di assegnare il minor privilegio nella condivisione di file previene la compromissione della singola utenza di rete. Un accorgimento, che protegge dallo sfruttamento di account compromessi di una o più business unit. Anche quando la sicurezza delle password non è all’altezza, aumenta il pericolo che un account compromesso possa essere utilizzato da chi attacca per fare incetta di credenziali di accesso alle condivisioni di rete di file. «Le vie di accesso sfruttate dal ransomware sono molteplici. Ma indipendentemente dal vettore, gli effetti del malware dipendono molto dalle credenziali con cui va in esecuzione» – spiega Fornaro. «Dalla visibilità e dai privilegi di accesso connessi alle credenziali dipendono il numero dei computer e degli eventuali supporti di backup online (NAS, etc.) che è possibile infettare. Infatti, il malware che va in esecuzione trascina con sé gli stessi privilegi di chi esegue il payload». Assegnando ai propri collaboratori i privilegi amministrativi necessari alla funzione ricoperta, parte del problema viene risolto alla radice. Attenzione infine, a non lasciare attivi servizi non necessari. CryptoLocker, solo per fare un esempio, ha provocato i danni che conosciamo, facendo leva anche sull’RDP (Remote desktop protocol), l’utility di Windows che consente l’accesso da remoto al desk del computer. Si tratta di accorgimenti, semplici indicazioni – rileva Fornaro – che anche una piccola impresa con un budget per la sicurezza risicato può mettere in campo. Misure che però possono fare la differenza tra un attacco che va a buon fine e uno sventato. Forse è banale dirlo, ma se il cattivo di turno trova un muro abbastanza alto è plausibile che abbandoni il campo per ripiegare su un obiettivo più abbordabile. «L’importante – raccomanda Fornaro – è non perdere di vista che una corretta politica di backup abbinata a procedure efficienti di verifica degli strumenti a supporto del salvataggio dati rimane l’arma migliore a disposizione dell’azienda per assicurarsi la disponibilità dei dati nel malaugurato caso in cui il ransomware riesca ad aggirare tutte le difese».


#Ransom Giulio Vada @GDATA_Italia L’antivirus è solo uno dei livelli di protezione
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Il backup va impostato con frequenza almeno giornaliera e in modalità offline, su supporto non connesso in rete e archiviato in un’altra sede, come ricorda Luca Sambucci di ESET Italia. Laddove invece sia presente anche un backup in linea, quest’ultimo non deve essere accessibile con le credenziali degli utenti in rete, e dunque non potrà essere cifrato (perché non accessibile). Inoltre, è consigliabile – suggerisce Fornaro – «sistemare il NAS dietro a un’interfaccia diversa del nostro firewall per renderlo così non visibile al ransomware, facendo in modo che sia lo stesso dispositivo NAS a recuperare i file da copiare e non viceversa, e utilizzando credenziali differenti per i salvataggi su NAS». Adeguate precauzioni vanno adottate anche qualora si decida di effettuare i backup in cloud. Infatti, alcune versioni di ransomware in circolazione sono in grado di cancellare o sovrascrivere i dati salvati sulla nuvola. «Avere una copia dei dati anche in cloud, è sicuramente una misura di tutela per la disponibilità dei dati. Attenzione però a non confondere un cloud backup con la sincronizzazione delle cartelle su Dropbox» – mette in guardia Fornaro. «I responsabili IT devono occuparsi della corretta gestione, manutenzione e protezione del loro parco macchine. E allo stesso tempo, è importante disporre di sistemi di protezione sempre aggiornati per essere pronti a contrastare le ultime minacce» – afferma Carla Targa di Trend Micro Italia. «La tecnologia antivirus che entra in azione per prima rimane il cervello. Per questo è indispensabile formare il personale ed educarlo a reagire in maniera corretta davanti ai possibili rischi e a navigare in maniera sicura». Per non mettere in pericolo sé stessi e gli altri.


#Ransom Fabrizio Cassoni @FSecure Contrapporre un mix di tecnologie e metodi
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Cynny Space: nuove feature per la sicurezza e l’integrazione https://www.datamanager.it/2016/12/cynny-space-nuove-feature-la-sicurezza-lintegrazione/ Thu, 15 Dec 2016 10:53:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115792 Encryption End-to-End, tool di integrazione per QNAP ed un sito internet completamente rinnovato Cynny Space, il provider di servizi di Cloud Object Storage destinato a una clientela B2B, offre nuove feature che includono un servizio destinato alla sicurezza dei propri clienti, grazie alla crittografia end-to-end, ed uno legato all’integrazione, con i tool di backup per […]

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Encryption End-to-End, tool di integrazione per QNAP ed un sito internet completamente rinnovato

Cynny Space, il provider di servizi di Cloud Object Storage destinato a una clientela B2B, offre nuove feature che includono un servizio destinato alla sicurezza dei propri clienti, grazie alla crittografia end-to-end, ed uno legato all’integrazione, con i tool di backup per QNAP e, a breve, Synology.

Grazie alla codifica end-to-end messa a disposizione da Cynny Space, i dati sono cifrati alla fonte e trasmessi già criptati. Questo rende il dato molto sicuro anche quando archiviato, garantendo la sua protezione.

Grazie a tale feature:

  • I dati vengono trasmessi già cifrati dal device di partenza
  • Le chiavi per la decodifica non vengono trasferite né memorizzate insieme ai dati
  • I dati sono inintelligibili sia durante la comunicazione che in caso di furto

Inoltre, Cynny Space introduce un tool di backup nativo per NAS locali QNAP e (a breve) Synology. L’azienda ha voluto disegnare soluzioni native per QNAP e Synology che offrissero semplicità ed efficienza nell’integrazione di un tool di backup direttamente dal NAS Locale. Questo permette di mettere in sicurezza i propri dati in cloud attraverso un’interfaccia user-friendly.

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Grazie a tale strumento di integrazione:

  • L’affidabilità è garantita dal software rsync
  • È possibile definire modalità e intervalli temporali dei backup
  • Il restore dei dati è gratuito e senza attese; i dati sono sempre disponibili online
  • Il restore può essere totale o anche di un singolo file
  • È possibile accedere ai file da device anche on the go

Insieme a tali novità, Cynny Space rinnova completamente il proprio portale mirando a fornire dettagli tecnici utili e aiutare il cliente a cogliere tutti i casi di utilizzo della sua soluzione di Cloud Object Storage.

L’azienda ha puntato ad una nuova suddivisione delle informazioni molto intuitiva, che parte dalle soluzioni disponibili per il proprio storage e va poi ad articolarsi nelle sezioni dedicate ai tool di integrazione, ai punti di forza della soluzione (innovativa, europea, ecologica e sicura) e ai dettagliati contatti legati all’assistenza clienti.

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