CA Technologies – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 05 Sep 2018 13:44:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png CA Technologies – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Mike Gregoire eletto Chairman of the Board di CA Technologies https://www.datamanager.it/2018/09/mike-gregoire-eletto-chairman-of-the-board-di-ca-technologies/ Wed, 05 Sep 2018 13:44:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152813 CA Technologies ha reso noto che il CEO di CA, Mike Gregoire, è stato eletto Chairman of the Board of Directors dell’azienda. Mike Gregoire subentra ad Art Weinbach, dimessosi da Chairman in occasione dell’assemblea annuale 2018 lo scorso 8 agosto.  Il Consiglio di direzione di CA ha inoltre nominato Rohit Kapoor Lead Independent Director. “Negli […]

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CA Technologies ha reso noto che il CEO di CA, Mike Gregoire, è stato eletto Chairman of the Board of Directors dell’azienda.

Mike Gregoire subentra ad Art Weinbach, dimessosi da Chairman in occasione dell’assemblea annuale 2018 lo scorso 8 agosto.  Il Consiglio di direzione di CA ha inoltre nominato Rohit Kapoor Lead Independent Director.

“Negli ultimi cinque anni, con il suo impegno costante nel garantire valore agli azionisti, Mike ha contribuito in modo inestimabile ai successi del Board e di tutto il business” ha dichiarato Art Weinbach, former Chairman di CA Technologies.“ Sono quindi molto contento che Mike sia stato scelto per presiedere il Board.”

Mike Gregoire è entrato in CA Technologies il 7 gennaio 2013. Sotto la sua guida, CA ha accelerato la propria leadership nel settore del software, proponendo una offerta di soluzioni innovative, rinnovando il proprio brand e rafforzando la presenza sul mercato. Gregoire, inoltre, ha integrato la disciplina fiscale nelle operation di CA Technologies, investito in programmi volti a sviluppare, trattenere e attrarre nuovi talenti e costruito un team vincente, focalizzato sul successo dei propri clienti nell’operare in un contesto tecnologico in rapida evoluzione.

Come già annunciato, in data 11 luglio 2018 CA Technologies ha siglato un accordo per l’acquisizione da parte di Broadcom, Inc. L’operazione, soggetta alle consuete condizioni di perfezionamento, dovrebbe concludersi nel quarto trimestre solare 2018.

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Michele Lamartina nominato Vice President Channel di CA Technologies per Europe, Middle East and Africa https://www.datamanager.it/2018/07/michele-lamartina-nominato-vice-president-channel-di-ca-technologies-per-europe-middle-east-and-africa/ Mon, 23 Jul 2018 15:36:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151919 CA Technologies annuncia la nomina di Michele Lamartina a Vice President Channel per l’area EMEA. Nel suo nuovo ruolo, il manager avrà la responsabilità di accelerare lo sviluppo delle alleanze in Europa, Middle East e Africa, rafforzando ulteriormente l’impegno del Canale quale alleato strategico a supporto della crescita del business dei clienti. Lamartina riporterà a […]

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CA Technologies annuncia la nomina di Michele Lamartina a Vice President Channel per l’area EMEA. Nel suo nuovo ruolo, il manager avrà la responsabilità di accelerare lo sviluppo delle alleanze in Europa, Middle East e Africa, rafforzando ulteriormente l’impegno del Canale quale alleato strategico a supporto della crescita del business dei clienti. Lamartina riporterà a Marco Comastri, General Manager EMEA, CA Technologies.

Pierpaolo Taliento, Vice President e General Manager Southern Europe, assume ad interim anche la carica di Country Manager precedentemente ricoperta da Lamartina.

“Il contributo di Michele nel nuovo ruolo sarà fondamentale per sostenere la crescita del business di CA attraverso il Canale e rafforzare i rapporti con i Partner in EMEA, per aiutare i clienti nel processo di trasformazione digitale,” ha commentato Pierpaolo Taliento.

“Sono entusiasta di questa nuova sfida e sono certo che, insieme al team, saremo in grado di fornire ai Partner gli strumenti migliori per cogliere nuove opportunità e per soddisfare al meglio le esigenze dei clienti,” ha dichiarato Michele Lamartina.

Entrato in CA nel 2014 con il duplice ruolo di Country Lead per il mercato italiano e Direttore Commerciale della divisione Grandi Clienti, Lamartina ha poi ricoperto il ruolo di Country Manager per l’Italia, con la responsabilità di tutte le funzioni di vendita diretta e indiretta e della struttura tecnica di prevendita. Laureatosi in ingegneria all’Università degli Studi di Roma La Sapienza, Michele Lamartina ha maturato la sua esperienza nel settore IT attraverso un percorso professionale iniziato nel mondo della consulenza in Andersen Consulting (ora Accenture) e successivamente consolidato nel comparto del software all’interno di realtà internazionali quali TXT e-solutions, BroadVision e VMware.

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Otto motivi per cui è necessario un coach Agile https://www.datamanager.it/2018/06/otto-motivi-per-cui-e-necessario-un-coach-agile/ Fri, 22 Jun 2018 08:21:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150017 Per gestire le sfide che le aziende devono affrontare oggi è indispensabile affidarsi a chi ha le competenze più adeguate A cura di Fabio Raho, Sr Account Executive di CA Technologies La transizione ad Agile non è diversa rispetto a ogni cambiamento che impatta sull’intera organizzazione, ma, perché il processo si svolga nel migliore dei modi, […]

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Per gestire le sfide che le aziende devono affrontare oggi è indispensabile affidarsi a chi ha le competenze più adeguate

A cura di Fabio Raho, Sr Account Executive di CA Technologies

La transizione ad Agile non è diversa rispetto a ogni cambiamento che impatta sull’intera organizzazione, ma, perché il processo si svolga nel migliore dei modi, è necessario che l’azienda sappia affrontare correttamente alcune sfide. Consapevole di tutto questo, CA Technologies ha creato un’intera struttura di supporto, composta da coach e consulenti specializzati sulle metodologie Agile. Si tratta di un team vincente: gli esperti che lo compongono, infatti, hanno già aiutato oltre un migliaio di aziende a introdurre con successo le metodologie Agile.

Tramite competenze condivise, gli “Agile coach” supportano le aziende ad affrontare e gestire le sfide tramite soluzioni “brainstorm” e affidando i principi Agile a scenari reali.

Quando affidarsi a un coach Agile

Un coach Agile potrà portare benefici a un’azienda in almeno otto casi. Vediamoli insieme:

1) Quando è necessario garantire l’allineamento tra strategia e sviluppo

Il coaching Agile aiuta l’azienda a progettare un processo Agile di gestione del portfolio; saranno tracciate e individuate continuamente le priorità di lavoro in base al loro valore e alla capacità di far progredire la strategia aziendale.

I coach possono assistere l’impresa anche nel riallocare le risorse di sviluppo per rendere massima la crescita del portfolio, allineando strategia e sviluppo per assicurare che le nuove release garantiscano le caratteristiche più importanti della roadmap aziendale.

2) Quando è strategico adottare metodi Agile a livello di team, nel contesto dell’ambiente di lavoro

Le metodologie Agile sono abbastanza semplici, ma i team possono incontrare difficoltà nel padroneggiarle.

Un coach Agile può aiutare l’azienda a elaborare e a concretizzare un piano di adozione Agile, che favorirà la comprensione e l’accettazione dei nuovi metodi da parte dei dipendenti coinvolti. Può iniziare con un’introduzione generale, passare a momenti di apprendimento e definire i passaggi specifici che ciascun team deve intraprendere per raggiungere l’agilità. Il coach aiuterà a pianificare, indirizzare e facilitare l’implementazione di nuovi processi partendo dal lavoro concreto.

3) Quando è indispensabile la scalabilità per adattare i programmi Agile a gruppi di lavoro di diverse dimensioni  

Il coaching è essenziale quando la strategia deve essere adattata a gruppi di dipendenti di dimensioni diverse,

che stanno pianificando e distribuendo software in un programma Agile. I consulenti di CA Technologies utilizzano il framework Agile scalato come punto di partenza e valorizzano la propria esperienza e competenza per perfezionarlo fino a quando non è ottimizzato e adattato alle esigenze specifiche di un particolare ambiente.

4) Quando si devono riallocare risorse per rendere massima la crescita del portfolio

Un vantaggio chiave di Agile è la sua capacità di identificare le opportunità che guideranno la crescita del portfolio e quindi consentiranno all’azienda di riallocare con rapidità le risorse per trarre vantaggio da esse. Il coach Agile può essere di aiuto all’azienda nel valorizzare la piattaforma CA Agile Central per riconoscere e valutare le opportunità e rispondere rapidamente con le risorse adeguate.

5) Quando è importante fornire prodotti e servizi di alto valore e di alta qualità, proprio come vogliono i clienti dell’azienda

Il coach Agile può supportare l’azienda nello sviluppare corsi di formazione personalizzati, per consentire a tutti di impratichirsi con le nuove responsabilità. Una volta che le persone sono state preparate nei nuovi ruoli, il coach può collaborare nell’istruire i team su come fornire progetti di alto valore in breve tempo, mentre è assicurata la focalizzazione sul rilasciare ai clienti i prodotti di cui hanno davvero bisogno.

6) Quando è fondamentale prendere decisioni rapide e critiche per evitare modelli di insuccesso comuni

Un coach Agile sarà di aiuto nel configurare la piattaforma CA Agile Central per prendere decisioni più efficaci e migliorare le attività di business. Contribuirà a implementare e a migliorare pratiche tecniche Agile e promuoverà la collaborazione tra persone, team e programmi. Non appena si inizia con un framework Agile ci sono molte decisioni da prendere sui processi e sui progetti.

Combinando best practices collaudate da un coach Agile insieme alle competenze presenti nell’impresa relative alle attività aziendali, sarà possibile prendere decisioni critiche più rapidamente e con un rischio minimo.

7) Quando sono necessarie performance, visibilità e prevedibilità per poter prendere decisioni più consapevoli

La visibilità cross-team in tempo reale è essenziale quando si cercano di capire le prestazioni, la capacità e la velocità del team. Il coach Agile aiuterà l’azienda a utilizzare queste informazioni per raggiungere una prevedibilità senza precedenti, fornirà gli strumenti necessari per organizzare con efficienza il lavoro e individuare le priorità da considerare, fornendo agli stakeholders le informazioni necessarie per prendere decisioni intelligenti, basate sui dati, che rientrano nella strategia aziendale globale.

8) Quando bisogna adattarsi ai cambiamenti e sapersi muovere in modo più efficace in mercati estremamente competitivi

Molte aziende lavorano in un ambiente che procede a passo veloce e che evolve rapidamente. Ogni competitor sta combattendo contro le altre imprese per fare nuovo business e conquistare nuovi clienti. I coach Agile fanno da guida ai team leader affrontando queste sfide e aiutandoli a implementare best practices Agile, a coltivare la collaborazione di squadra e a mettere in atto programmi di progettazione che consentano di rispondere alle mutevoli condizioni di mercato con fiducia e facilità.

Per saperne di più, è possibile rivolgersi gratuitamente a un Agile Coach.

In sintesi, i coach Agile accelerano i risultati positivi ottenibili delle metodologie Agile facilitando, facendo da guida e indirizzando il personale dell’azienda. Supportano i team nei momenti più cruciali, rispondendo alle domande sulle tecniche Agile e formando una mentalità Agile che spingerà il team verso l’eccellenza. Per dialogare con un coach Agile si suggerisce di visitare la pagina “Ask an Agile Coach”.

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CA Technologies presenta nuove tecnologie innovative per le aziende del futuro https://www.datamanager.it/2018/06/ca-technologies-presenta-nuove-tecnologie-innovative-per-le-aziende-del-futuro/ Thu, 07 Jun 2018 12:04:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149057 Insight per una migliore esperienza, automazione intelligente per il DevOps e “Shift-Left” nella sicurezza: queste le principali novità di CA per la Modern Software Factory In occasione della seconda edizione del Built to Change Summit, CA Technologies ha mostrato alcune innovazioni e aggiornamenti del proprio portafoglio di soluzioni, in grado di supportare l’evoluzione di qualsiasi […]

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Insight per una migliore esperienza, automazione intelligente per il DevOps e “Shift-Left” nella sicurezza:
queste le principali novità di CA per la Modern Software Factory

In occasione della seconda edizione del Built to Change Summit, CA Technologies ha mostrato alcune innovazioni e aggiornamenti del proprio portafoglio di soluzioni, in grado di supportare l’evoluzione di qualsiasi azienda verso una Modern Software Factory. Tali soluzioni integrano analitiche avanzate performanti e data science, con il machine learning, l’intelligenza artificiale e l’automazione, all’interno di tool e tecnologie che supportano l’intero ciclo di sviluppo del software (SDLC).

In tutti i settori, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) e delle analitiche avanzate in ambito aziendale è sicuramente una delle priorità per le organizzazioni, che vogliono ottimizzare la propria attività. Secondo un recente studio di Gartner, “Gli investimenti e l’elaborazione di strategie di AI e machine learning sono già fra le prime cinque priorità dei CIO.” Eppure, sebbene i benefici dell’AI siano facilmente riconosciuti dai vertici dell’azienda e continuino a emergere nuovi scenari d’uso, sussistono ancora una serie di ostacoli alla piena realizzazione delle potenzialità dell’AI in ambito aziendale. Tanto che, continua Gartner, “I CIO si trovano di fronte a due grosse sfide in fase di esplorazione e adozione dell’intelligenza artificiale: la carenza di personale qualificato ed esperto e la mancanza di comprensione del potenziale dell’AI da parte dell’IT e del business” a riprova della necessità, da parte delle organizzazioni, di considerare anche altri aspetti oltre alla tecnologia quando si intraprende il viaggio della Digital Transformation.

Insight per migliori esperienze

Riuscire a sfruttare l’immensa quantità di dati generati per astrarre insight fruibili il grado di guidare la crescita del business rappresenta un impegno significativo; una sfida resa ancora più complessa dalla possibilità di utilizzare tali dati all’interno di architetture moderne, che utilizzano API e microservizi per innovare e migliorare servizi e prodotti. Per rispondere a questa sfida, CA permette ai propri clienti di estrarre e applicare insight approfonditi per il machine learning e l’AI che supportano una pianificazione più accurata, la modellizzazione predittiva e la remediation in tempo reale delle problematiche operative.

“Come società riconosciuta nell’ambito della consulenza direzionale e dei servizi tecnologici che si focalizza sull’innovazione digitale, comprendiamo quale sia il ruolo cruciale svolto dai dati nella trasformazione del business,” ha dichiarato Karl Kleinert, Vice President of Sales di IntelliNet. “La capacità di sfruttare i dati provenienti da diverse piattaforme e di metterli in correlazione per derivare insight significativi per il risultato aziendale rappresenta uno strumento estremamente potente.”

Novità di CA per aiutare le aziende ad applicare i principali insight:

  • CA Digital Operational Intelligence, soluzione basata sul machine learning che offre insight completi, attingendo in automatico a dati cross-domain che provengono dai tool delle IT operation. Sostenuta dalla piattaforma CA Jarvis, la soluzione utilizza l’intelligence algoritmica per identificare rapidamente la root cause dei problemi, misurare e migliorare i livelli di servizio del business, ridurre i costi e ottimizzare l’utilizzo delle risorse, rilevare e correggere proattivamente potenziali problemi;
  • CA Project Portfolio Management (CA PPM) 15.4 introduce una funzionalità di pianificazione strategica con un modulo di roadmapping per la pianificazione visiva e la collaborazione top-down. Consente agli utenti di vedere, rielaborare e riordinare le informazioni sugli investimenti di tutta l’organizzazione, fornendo una business intelligence di immediata applicazione pratica con ricche funzionalità di modeling e forecasting.

Automazione intelligente per il DevOps

Il nuovo aggiornamento di CA Automic One Automation Platform potenzia la componente Ops del binomio DevOps grazie a una nuova gestione del ciclo di vita degli artefatti d’automazione, una gestione intelligente del critical path e il supporto di PostgreSQL. Supporta inoltre funzioni d’automazione “Shift-Left” per gli sviluppatori con la nuova funzionalità “Automation-as-Code” e collega i silos d’automazione a nuove integrazioni di CA Workload Automation, CA Continuous Delivery Director e CA Jarvis per offrire potenti funzionalità analitiche.

“Il motore di CA Automic One Automation consente a TASC di orchestrare meglio la toolchain di sviluppo e di applicare gli strumenti giusti al momento giusto,” spiega John Gildenzoph, DevOps engineer di TASC. “Sia che si tratti del deployment di software o di nuove istanze, il motore di automazione ci permette di ottenere la flessibilità necessaria per erogare nuovi servizi in modo scalabile. Grazie alla piattaforma CA Automation oggi la nostra organizzazione è più agile e snella, e anziché essere ostacolati da processi complicati, possiamo concentrarci su ciò che conta davvero; incrementare il valore di business per l’azienda.”

Sviluppo sicuro fin dal principio

Il nuovo arrivato nel portafoglio di CA Security, CA Veracode SourceClear, è un tool SaaS-based  per l’analisi della composizione del software che si basa su un esclusivo database delle vulnerabilità che va oltre il National Vulnerability Database (NVD) e la tecnologia dei metodi vulnerabili per accrescere la possibilità di sfruttare in modo pratico i risultati della Static Composition Analysis (SCA). Esclusiva di CA, questa combinazione di CA Veracode e CA Veracode SourceClear consente alle organizzazioni di utilizzare librerie open-source per accelerare lo sviluppo del software, senza aggiungere rischi non gestiti in modo da supportare l’evoluzione DevSecOps.

“La possibilità di integrare la scansione delle applicazioni nelle pratiche DevOps per noi si traduce nel poter offrire ai clienti nuovi servizi a valore aggiunto in modo più rapido, con piena garanzia di sicurezza e integrità in ogni applicazione e servizio,” ha dichiarato Scot Bellamy, Manager e Senior Security Architect di Cardinal Health. “Stiamo anticipando il testing (“Shift-Left”) e riducendo le tempistiche in produzione grazie all’integrazione della sicurezza nelle nostre procedure di sviluppo.”

“Sappiamo quali siano i benefici legati alle analitiche avanzate, al machine learning e all’intelligenza artificiale, oggi e nel futuro,” ha dichiarato Ayman Sayed, President e Chief Product Officer di CA Technologies. “CA aiuta ogni modern software factory introducendo e integrando queste funzionalità con i big data, l’automazione e la sicurezza, per aiutare i clienti a valorizzare sempre di più gli investimenti in tecnologia.”

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Trasformare in modo vincente l’intero business https://www.datamanager.it/2018/06/trasformare-in-modo-vincente-lintero-business/ Fri, 01 Jun 2018 10:40:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148791 A fronte di un mercato in evoluzione, servono nuovi metodi e competenze per creare un ambiente più reattivo verso il cliente e fronteggiare i competitor A cura di Fabio Cresta, Sr Principal Consultant, Presales CA Technologies Rifocalizzare le strategie di business ponendo i clienti al centro e individuando nuove priorità su cui lavorare è tra le esigenze […]

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A fronte di un mercato in evoluzione, servono nuovi metodi e competenze per creare un ambiente più reattivo verso il cliente e fronteggiare i competitor

A cura di Fabio Cresta, Sr Principal Consultant, Presales CA Technologies

Rifocalizzare le strategie di business ponendo i clienti al centro e individuando nuove priorità su cui lavorare è tra le esigenze dell’impresa di oggi, per stare al passo con le necessità di un mercato in cambiamento. Questa trasformazione, che richiede un nuovo modo di operare, non è facile, ma è indispensabile per la sopravvivenza dell’azienda.

Oggi i clienti hanno le idee chiare su quello che vogliono: prodotti sempre più evoluti e “smart”. Se non ottengono ciò che desiderano, si orientano subito verso un nuovo oggetto in sostituzione del precedente. Si accelerano i cicli di sviluppo del prodotto, emergono nuove tecnologie e mercati mentre i competitor sono sempre più agguerriti. Di conseguenza, è necessario cambiare in profondità il modo in cui l’azienda pensa, agisce e collabora.

Secondo CA Technologies, la capacità di far fronte alle esigenze attuali del mercato, e di accelerare il cambiamento può giungere dalle metodologie Agile e DevOps. L’unico modo per creare un mabiente più reattivo verso il cliente e verso i competitor è che l’intera azienda, e non solo i team di sviluppo, adottino queste metodologie.

Agile e DevOps lavorano meglio insieme; Agile aumenta l’efficacia di DevOps attraverso la gestione snella dei team di lavoro estesi e la loro comunicazione; DevOps “catalizza” Agile automatizzando la gestione delle release per favorirne l’accelerazione e la qualità. Tutto questo contribuisce alla demolizione dei “recinti” tra aree aziendali, facilitando la comunicazione e la collaborazione e portando a prodotti migliori, più velocemente.

Insieme è meglio

Uno studio, sponsorizzato da CA Technologies e condotto su 1.279 responsabili IT e dirigenti aziendali, 466 dei quali attivi in sei paesi europei, ha rivelato che secondo il 75% delle imprese italiane le metodologie Agile e DevOps, applicate insieme, offrono alle aziende più opportunità di successo rispetto a quando sono implementate singolarmente.

La ricerca “How Agile and DevOps Enable Digital Readiness and Transformation“, realizzata da Freeform Dynamics, ha evidenziato, però, che molte aziende devono ancora fronteggiare sfide legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti in programmi dedicati e all’allineamento della leadership per cogliere pienamente i vantaggi economici offerti da queste metodologie.

Un approccio in evoluzione

Secondo lo studio, l’81% dei team di sviluppo delle imprese italiane è impegnato nella adozione di metodologie Agile, il 68% nell’implementazione dei DevOps e il 78% nell’adozione della pratica di continuous delivery nello sviluppo. Circa il 96% delle società impiega la metodologia Agile applicandola ai soli team di sviluppo. L’80% degli intervistati sostiene che questo approccio stia migliorando o migliorerà la customer experience, l’86% che ha o avrà un impatto positivo sull’accelerazione dell’innovazione e del time-to-market e l’87% crede abbia o avrà un riscontro positivo in termini di riduzione dei costi IT. Le metodologie Agile sono usate in varie aree dell’azienda; l’83% delle società italiane le sta sfruttando per l’assistenza/supporto ai clienti, l’88% nello ricerca e sviluppo di prodotto e il 76% a vantaggio delle vendite.

L’importanza delle persone

Per migliorare l’efficacia dei progetti di sviluppo software, le organizzazioni italiane devono affrontare sfide legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti in programmi dedicati e all’allineamento a livello di leadership. La ricerca evidenzia la consapevolezza diffusa che l’implementazione delle metodologie Agile e DevOps nel ciclo di vita del software non sia solo una questione di competenze e modelli operativi. Per molti ci vuole un cambiamento di mentalità; una trasformazione di questo tipo riguarda le risorse umane, anche nel top management. Tra le priorità che contribuiscono ad aumentare l’efficienza, gli intervistati in Italia hanno citato:

  • Migliorare la cultura dell’organizzazione per incoraggiare e premiare la collaborazione (94%);
  • Ricevere più supporto e impegno da parte del management (86%);
  • Formare i team IT sulla collaborazione e l’integrazione delle best practice nelle loro mansioni quotidiane (85%);
  • Creare più risorse per agevolare l’implementazione di metodologie Agile e DevOps (82%);
  • Ridurre i vincoli di tempo, in modo che i team possano implementare metodologie Agile e DevOps efficaci (79%).

Trovare professionisti con le competenze adeguate è ancora una criticità; circa l’82% delle società italiane trova con difficoltà personale con competenze DevOps; il 72% ha problemi nell’individuare professionisti con skill in materia di Agile e il 67% trova a fatica risorse con esperienza di lavoro in team multidisciplinari.

Verso una nuova cultura

Le aziende possono trarre benefici non solo dal punto di vista tecnico e dello sviluppo e rilascio del prodotto, ma soprattutto portando nuove pratiche nell’organizzazione in area marketing, finance, HR ed executive team. Mantenere infatti un approccio misto (Agile nello sviluppo e tradizionale, ovvero basato su processi formali, a livello di management) fa si che non si ottengano appieno i risultati sperati. L’approccio tradizionale, infatti, è spesso fonte di colli di bottiglia che rallentano l’intero ciclo vanificando quindi i vantaggi in termini di velocità e qualità presenti poi a livello di team di sviluppo e delivery.

Per concludere, ecco cosa i leader, in concreto, possono fare per trasmettere una mentalità nuova all’azienda:

Interiorizzzare e trasmettere la cultura Agile a tutta l’azienda

Se il cambio di cultura e approccio non arriva dall’alto, difficilmente sarà adottato dagli altri livelli aziendali. In Italia ci sono già diversi casi di tentativi di adozione della metodologia Agile falliti perché approcciati in modalità Bottom-Up anziché Top-Down.

Essere trasparenti

Spesso la conoscenza è un potere che molti leader sono riluttanti a concedere. Questo atteggiamento è in conflitto con la mentalità agile. Importante è che i leader siano onesti con i loro team, dando le informazioni utili a lavorare meglio.

Collaborazione più profonda

I leader dovrebbero facilitare una trasformazione agile, favorendo la condivisione tra i differenti team e costruendo una cultura collaborativa. Non è più possibile che un leader possa solo delegare compiti e allontanarsi. Piuttosto, deve familiarizzare con gli strumenti, le pratiche e la terminologia utile a organizzare e far crescere i team.

Identificare rappresentanti agili

Ogni impresa ha bisogno di “evangelist” agili, capaci di trasmettere la nuova mentalità all’impresa. Se in azienda non ci sono persone con competenze di questo tipo, è possibile ricorrere all’aiuto di consulenti esterni.

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Per tre quarti delle organizzazioni italiane le metodologie Agile e DevOps possono determinare un maggiore successo aziendale se adottate congiuntamente https://www.datamanager.it/2018/05/per-tre-quarti-delle-organizzazioni-italiane-le-metodologie-agile-e-devops-possono-determinare-un-maggiore-successo-aziendale-se-adottate-congiuntamente/ Fri, 11 May 2018 09:04:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147395 Un nuovo studio condotto a livello internazionale rivela le sfide che le organizzazioni italiane si trovano ad affrontare in termini di cultura, divario di competenze e necessità di allineamento a livello di leadership quando decidono di adottare metodologie Agile DevOps CA Technologies ha annunciato i risultati di uno studio condotto a livello globale intervistando 1.279 […]

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Un nuovo studio condotto a livello internazionale rivela le sfide che le organizzazioni italiane si trovano ad affrontare in termini di cultura, divario di competenze e necessità di allineamento a livello di leadership quando decidono di adottare metodologie Agile DevOps

CA Technologies ha annunciato i risultati di uno studio condotto a livello globale intervistando 1.279 responsabili IT e dirigenti aziendali, 466 dei quali in sei paesi europei, secondo il quale il 75% delle organizzazioni italiane interpellate ritiene che le metodologie Agile e DevOps, applicate insieme, offrano alle aziende maggiori possibilità di successo rispetto a quando vengono implementate singolarmente.

Lo studio ‘How Agile and DevOps Enable Digital Readiness and Transformation’, realizzato da Freeform Dynamics, analista del settore IT, ha rivelato tuttavia che molte aziende devono ancora fronteggiare varie sfide – principalmente legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti nei programmi dedicati e all’allineamento della leadership – e di conseguenza rischiano di non cogliere i vantaggi economici offerti da queste metodologie.

“L’implementazione di Agile e DevOps nell’intera organizzazione aziendale offre la flessibilità necessaria per accelerare e rispondere alle esigenze dei clienti, che si modificano costantemente, alle aspettative degli utenti, ai cambiamenti normativi e, soprattutto, alle opportunità di mercato”, afferma Fabio Raho, Sr Account Executive di CA Technologies. “L’adozione delle metodologie Agile e DevOps deve però essere guidata dal business, integrata tra i vari team e iterativa, e deve sfruttare le analisi e i loop di feedback appropriati, per consentire miglioramenti rapidi e costanti, a ogni livello”.

In Europa le aziende più evolute nell’adozione dell’Agile – definite ‘Agility Master’ nello studio di Freeform Dynamics – ottengono notevoli vantaggi

Lo studio mette in luce le caratteristiche delle organizzazioni più evolute nell’adozione dell’Agile, definite “Agility Master”, ovvero il 14% delle aziende europee che hanno ottenuto un punteggio elevato in termini di ampiezza, profondità e coerenza nell’utilizzo delle metodologie Agile e DevOps.

Queste aziende ottengono vantaggi significativi rispetto alle imprese con un livello medio di adozione – definite “mainstream” nello studio -, in particolare:

  • Un tasso di crescita dei ricavi più alto del 57%
  • Un tasso di crescita dei profitti più elevato del 43%
  • Una probabilità del 2,6 superiore di aumentare le entrate di oltre il 20%
  • Una probabilità del 2,4 più elevata che la cultura e le pratiche dell’azienda supportino la collaborazione tra i dipartimenti che si occupano di sviluppo, gestione operativa e sicurezza IT
  • Una probabilità del 2,3 più alta che il team dedicato al software sia allineato agli obiettivi strategici dell’azienda
  • Una probabilità del 2,2 superiore che l’azienda comprenda le esigenze dei clienti

La maggior parte delle organizzazioni italiane è impegnata nell’adozione di metodologie Agile e DevOps

I team di sviluppo delle aziende italiane stanno trasformando il loro approccio; in particolare, secondo lo studio, l’81% è impegnato nella piena adozione di metodologie Agile, il 68% nell’implementazione dei DevOps e il 78% nell’adozione della pratica di Continuous Delivery nello sviluppo.

Circa il 96% delle aziende intervistate in Italia impiega largamente o in parte la metodologia Agile all’interno dei propri team di sviluppo – una percentuale più alta rispetto a tutto il resto d’Europa – e il suo valore viene sempre più apprezzato. Ad esempio, l’80% degli intervistati sostiene che questo approccio stia migliorando o migliorerà la customer experience complessiva, l’86% (percentuale più alta in Europa) ritiene che ha o avrà un impatto positivo sull’accelerazione dell’innovazione e del time-to-market e l’87% (anche in questo caso il dato più elevato registrato in Europa) crede abbia già o avrà un riscontro positivo in termini di riduzione dei costi IT.

Lo studio dimostra che le metodologie Agile vengono utilizzate in diverse aree dell’azienda; ad esempio, l’83% delle organizzazioni italiane le sta sfruttando ampiamente o in parte per l’assistenza/supporto ai clienti, l’88% nello sviluppo o ricerca di prodotto e il 76% a vantaggio della propria organizzazione di vendita.

Tecnologia e processo non sono tutto: l’importanza delle persone

Per migliorare l’efficacia dei propri progetti di sviluppo software, le organizzazioni italiane devono affrontare alcune sfide comuni, essenzialmente legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti nei programmi dedicati e all’allineamento a livello di leadership. La ricerca evidenzia la consapevolezza diffusa che l’implementazione delle metodologie Agile e DevOps nel ciclo di vita del software non sia solo una questione di nuove competenze e modelli operativi. Per molti richiede anche un cambiamento significativo di mentalità e atteggiamento; l’attuazione di una trasformazione di questo tipo è una questione che riguarda sostanzialmente le risorse umane, anche a livello di top management.

Tra le priorità che contribuiscono ad aumentare l’efficienza, infatti, gli intervistati in Italia hanno citato:

  • Migliorare la cultura dell’organizzazione al fine di incoraggiare e premiare la collaborazione (94% – il dato più alto in Europa)
  • Ricevere maggior supporto e impegno da parte del management a tutti i livelli (86%)
  • Formare i team IT sulla collaborazione e l’integrazione delle best practice nelle loro mansioni quotidiane (85%)
  • Creare più risorse per agevolare l’implementazione di metodologie Agile e DevOps (82%)
  • Ridurre i vincoli di tempo, in modo che i team possano implementare metodologie Agile e DevOps efficaci (79%)

Anche trovare professionisti con le competenze adeguate rappresenta una criticità per il nostro Paese; circa l’82% delle organizzazioni italiane concorda nel ritenere difficile reperire personale con competenze DevOps; il 72% incontra difficoltà nell’individuare professionisti con skill in materia di Agile e il 67% trova a fatica risorse con esperienza di lavoro in team multidisciplinari. Ciò evidenzia una lacuna di competenze per la maggior parte delle organizzazioni, che richiede siano messi a disposizione maggiori strumenti, soprattutto in termini di formazione.

Correlare al meglio esecuzione e risultati di business

La relazione tra metodologie Agile, DevOps e risultati di business si basa sul ciclo continuo di feedback che collega la customer experience ai requisiti di progetto, mostrando la qualità delle performance di software delivery e supportando il business stesso. Quindi, per cogliere fino in fondo i vantaggi delle metodologie Agile e DevOps, le organizzazioni italiane devono anche sfruttare la rapidità di reazione e la flessibilità offerte da cloud, container e altre nuove architetture di progettazione e delivery del codice, anticipando tutte le attività – come ad esempio il testing continuo – e con una maggiore granularità dell’iterazione nell’intero ciclo di delivery del software e gestione operativa.

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I cinque modi in cui l’IT può assicurare la compliance al GDPR https://www.datamanager.it/2018/04/i-cinque-modi-in-cui-lit-puo-assicurare-la-compliance-al-gdpr/ Tue, 24 Apr 2018 12:12:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146502 A cura di Fabrizio Tittarelli, Sr Director Services Delivery, CA Technologies Di sicuro abbiamo tutti sentito parlare di GDPR. Ma un breve riepilogo può essere sempre utile: il GDPR pone il controllo più forte dei dati personali nelle mani dell’individuo, dandogli diritti sull’accesso ai propri dati e su come tale accesso può essere ritirato. Inoltre, […]

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A cura di Fabrizio Tittarelli, Sr Director Services Delivery, CA Technologies

Di sicuro abbiamo tutti sentito parlare di GDPR. Ma un breve riepilogo può essere sempre utile: il GDPR pone il controllo più forte dei dati personali nelle mani dell’individuo, dandogli diritti sull’accesso ai propri dati e su come tale accesso può essere ritirato. Inoltre, le aziende dovranno ripensare a come raccolgono i dati, e dovranno dimostrare di proteggerli nel miglior modo possibile. Nel contempo, il GDPR semplificherà il contesto normativo per le imprese, armonizzando le discipline sull’approccio alla protezione dei dati all’interno dell’UE. Non solo: il GDPR si applica a qualsiasi azienda che gestisce dati degli utenti europei, indipendentemente da dove questa si trovi nel mondo, e la definizione di “dati personali” si estende dai dati di contatto personali di base fino alle immagini, agli indirizzi IP, alle informazioni biologiche, economiche o sociali. Da notare anche che le sanzioni per la non conformità potrebbero portare a multe fino a 20 milioni di euro o al 4 per cento del fatturato annuale globale di un’azienda.

Dove concentrare l’attenzione?

È chiaro che il GDPR è destinato ad avere un impatto su quasi ogni aspetto dell’azienda: dal modo in cui i dati personali vengono raccolti e utilizzati fino al modo in cui vengono elaborati, archiviati e trasmessi a paesi al di fuori dell’UE. Ma su cosa devono concentrarsi le aziende? A meno di un mese dalla scadenza del 25 maggio 2018, queste sono alcune delle aree chiave su cui porre attenzione.

  • Nuovi requisiti – Le aziende dovranno porre la protezione dei dati al centro dei loro processi di informazione, compresa l’esecuzione di valutazioni dell’impatto sulla protezione dei dati, con la nomina del Data Protection Officer, responsabile della protezione dei dati, che potrebbe anche essere un modo per guidare questo processo generale.
  • Nuovi diritti per gli utenti – Il GDPR richiede maggiore trasparenza. Per esempio, gli utenti possono richiedere la cancellazione dei dati (il “diritto all’oblio”), la correzione degli errori e il diritto di accedere ai dati in formati strutturati in modo che possano spostarli. Se si verifica una violazione dei dati, in alcuni casi gli utenti devono essere avvisati.
  • Strategia tecnologica – Le aziende dovranno documentare e riportare dove sono i loro dati, come vengono raccolti, come sono archiviati e chi può accedervi. Per esempio, ogni volta che i dati personali vengono utilizzati per dei test, chi li esegue deve assicurarsi che ci sia un motivo legale per farlo.

Cinque step tecnologici per accelerare la compliance

L’avvento del GDPR richiede che le aziende dedichino risorse sufficienti alla gestione del rischio e alla compliance, e soprattutto all’IT. Ma in che modo la tecnologia può aiutare le organizzazioni ad accelerare la loro risposta alla normativa e diventare conformi al GDPR?

Gestione e discovery dei dati

Il primo passo è quello di identificare i dati personali presenti all’interno dell’azienda e proteggerli da accessi non autorizzati. Identificando e controllando i dati personali nelle diverse fasi, come a riposo, in movimento e in uso, le aziende saranno posizionate in modo adeguato per far rispettare la conformità al GDPR.

Identità e governance degli accessi

Le aziende devono centralizzare e governare l’identità degli utenti e gestire l’accesso, specialmente nel caso di utenti privilegiati. Automatizzando questa gestione degli utenti, le aziende beneficeranno dagli insight su “chi ha accesso a cosa”, con maggiore produttività e conformità al GDPR.

Gestione degli accessi privilegiati e analisi delle minacce

Secondo i termini del GDPR, i responsabili del trattamento dei dati devono segnalare qualsiasi violazione dei dati entro 72 ore dall’incidente. Gestendo gli accessi privilegiati, le aziende possono proteggere più facilmente le attività privilegiate e imporre il rilevamento e la notifica delle violazioni dei dati.

Gestione dei dati di prova e generazione di dati sintetici

La gestione dei dati di prova, TDM – Test Data Management, è il processo di fornitura, distribuzione e gestione dei dati di test per i team di sviluppo, che assume maggiore urgenza con la scadenza del termine del GDPR. Si tratta di pratiche fondamentali per superare gli ostacoli alla conformità ed evitare le sanzioni associate al GDPR. Utilizzando i dati sintetici, le aziende eviteranno le insidie connesse alla mascheratura dei dati di produzione.

Gestione delle API

La gestione delle API, le interfacce di programmazione delle applicazioni, è la base per un’architettura compatibile con il GDPR che sia a prova di futuro. Consente alle aziende di adottare rapidamente e facilmente le regole per la raccolta del consenso e informare gli utenti in merito alle normative relative all’accesso ai dati e alla loro portabilità.

In sintesi, entro il 25 maggio le aziende devono aver rivisto il loro ciclo di vita dei dati e messo in atto controlli rigorosi per la sicurezza e la protezione dei dati, nonché sul modo in cui questi vengono utilizzati e utilizzati. Adottando appropriate soluzioni software e completando questi processi, le aziende potranno dichiararsi conformi al dettato del GDPR.

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Le componenti Open Source non ricevono ancora l’attenzione adeguata dal punto di vista della sicurezza https://www.datamanager.it/2018/04/le-componenti-open-source-non-ricevono-ancora-lattenzione-adeguata-dal-punto-di-vista-della-sicurezza/ Tue, 17 Apr 2018 08:03:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145855 Lo rivela una nuova indagine di CA Technologies secondo la quale meno del 25 per cento degli sviluppatori testa le componenti Open Source per identificare eventuali vulnerabilità prima di una nuova release CA Veracode, la cui offerta è integrata nel portfolio di soluzioni di sicurezza di CA Technologies, presenta una nuova ricerca che evidenzia il […]

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Lo rivela una nuova indagine di CA Technologies secondo la quale meno del 25 per cento degli sviluppatori testa le componenti Open Source per identificare eventuali vulnerabilità prima di una nuova release

CA Veracode, la cui offerta è integrata nel portfolio di soluzioni di sicurezza di CA Technologies, presenta una nuova ricerca che evidenzia il disallineamento fra sicurezza e operatività delle componenti. L’analisi condotta da Vanson Bourne mostra che solamente il 52 per cento degli sviluppatori che utilizza componenti Open Source o commercial per le applicazioni aggiorna tali componenti ogni volta che viene rivelata una nuova vulnerabilità, a testimonianza della mancata consapevolezza in materia di sicurezza che espone le aziende al rischio di violazioni.

I processi di sviluppo software basati su metodologie come DevSecOps hanno contribuito a migliorare la sicurezza del codice scritto dagli sviluppatori; nonostante questo, i processi di sviluppo puntano a ottenere una velocità ed efficienza ancora maggiore per tenere il passo con l’Application Economy. Ne risulta spesso che molti sviluppatori facciano ricorso a componenti che mutuano le proprie caratteristiche e funzionalità da progetti e library già esistenti. Lo studio ha dimostrato che l’83 per cento degli intervistati utilizza componenti commercial e/o Open Source, impiegando una media di 73 componenti per applicazione.

Sebbene contribuiscano a rendere più efficienti gli sviluppatori e nonostante il loro impiego sia ritenuto una best practice, queste componenti comportano alcuni rischi intrinseci. Pur avendo individuato una media di 71 vulnerabilità per applicazione derivanti dall’utilizzo di componenti di terze parti, solo il 23 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere testato le componenti in occasione di ogni release per isolare eventuali vulnerabilità. Potrebbe dipendere dal fatto che solo il 71 per cento delle organizzazioni dichiari di possedere un programma di Application Security (AppSec) vero e proprio.

Inoltre, solo il 53 per cento delle organizzazioni mantiene un inventario di tutte le componenti delle proprie applicazioni e, secondo lo studio The State of Software Security Report 2017 (SOSS), meno del 28 per cento delle aziende esegue analisi regolari sulla composizione delle applicazioni per capire quali componenti siano presenti al loro interno.

“Sappiamo che gli sviluppatori desiderano creare codice di qualità, e questo significa ‘codice sicuro’,” ha dichiarato Pete Chestna, Director of Developer Engagement di CA Veracode. “Per avere successo, gli sviluppatori devono fare chiarezza sulle proprie policy di sicurezza e sui tool di misurazione. Una volta definito chiaramente l’obiettivo e predisposto l’accesso agli appositi tool, gli sviluppatori potranno integrare la scansione all’inizio del ciclo di sviluppo del software, in modo da prendere decisioni informate sulla sicurezza e ottenere così miglioramenti consistenti dal punto di vista dello sviluppo di software sicuro e di quello che ne consegue”.

Lo studio dimostra che i team addetti allo sviluppo (44%) o alla sicurezza (31%) tendono spesso a occuparsi della manutenzione delle componenti commercial e Open Source di terze parti, il che sembrerebbe suggerire un’assunzione di responsabilità da parte dei team di sviluppo. Di fronte alla crescente consapevolezza del rischio associato all’Open Source, è fondamentale mettere a disposizione degli sviluppatori le soluzioni, la formazione e la visibilità necessarie a mitigare i rischi, quale aspetto fondamentale dell’approccio della Modern Software Factory allo sviluppo finalizzato a creare più rapidamente applicazioni migliori e più sicure.

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Internet of Things e sicurezza: a che punto siamo? https://www.datamanager.it/2018/03/internet-of-things-sicurezza-punto/ Fri, 16 Mar 2018 14:11:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143852 Le promesse dell’IoT sono sempre più realtà. Ma pongono anche nuove sfide alla security. Ecco una breve check list in cinque punti per essere certi di partire con il piede giusto A cura Luca Rossetti, Senior Business Technology Architect CA Technologies Chi ha visto l’anno scorso l’ottavo film della saga “Fast and Furious”, avrà forse […]

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Le promesse dell’IoT sono sempre più realtà. Ma pongono anche nuove sfide alla security. Ecco una breve check list in cinque punti per essere certi di partire con il piede giusto

A cura Luca Rossetti, Senior Business Technology Architect CA Technologies

Chi ha visto l’anno scorso l’ottavo film della saga “Fast and Furious”, avrà forse sorriso alle scene in cui un cybercriminale, da un aereo, prende il controllo di migliaia di auto connesse per creare un enorme ingorgo nelle strade di Manhattan. Ma se è vero che molte delle ipotesi catastrofiche che si vedono sul grande schermo probabilmente non prenderanno mai vita, è altrettanto vero che il numero di violazioni associate ai dispositivi connessi è in aumento.

Dalle auto agli elettrodomestici, dagli smartphone ai device indossabili, un dispositivo intelligente o un’applicazione connette quasi ogni aspetto delle nostre attività nella società moderna. Sempre più spesso, le aziende si accorgono delle enormi potenzialità offerte dall’IoT: uno studio di McKinsey dello scorso luglio ha rilevato che il 92 per cento dei top manager ritiene che l’IoT avrà un impatto positivo sul business nei prossimi tre anni.

Tuttavia, molte aziende esitano nell’abbracciare completamente l’IoT, in buona parte a causa di problemi di sicurezza. Nel settembre 2016, la famigerata botnet Mirai ha lanciato uno degli attacchi DDoS, Distributed Denial-of-Service, maggiori e dirompenti della storia, che ha interrotto il servizio su molti siti Web famosi, tra i quali Netflix.

L’aggiunta di una quantità sempre maggiore di dispositivi IoT in rete ogni giorno, crea altrettante modalità di sfruttare le vulnerabilità da parte dei malintenzionati. La protezione dell’IoT inizia con la gestione delle identità: ogni nuovo dispositivo connesso ha un’identità che deve essere autenticata e autorizzata, proprio per proteggere la sicurezza del dispositivo e delle reti che tocca.

Qui di seguito riporto una check list in cinque punti, che è opportuno tener presente se si vuole essere sicuri di fare le cose per bene abbracciando l’Internet of Things.

  1. Gestire il ciclo di vita del dispositivo

Un’azienda non darebbe mai consapevolmente a un ex dipendente l’accesso a dati aziendali una volta cessato il rapporto di lavoro. Allo stesso modo, un’azienda non dovrebbe mai consentire a un dispositivo di rimanere nella sua rete dopo che l’accesso non è più necessario. Nel corso del ciclo di vita di ogni dispositivo, i team di sicurezza IT aziendali devono gestire non solo chi ha accesso al dispositivo ma anche quali azioni il dispositivo è autorizzato a eseguire in qualsiasi momento. Quando il dispositivo non è più necessario, la connessione deve essere chiusa definitivamente.

  1. Monitoraggio del comportamento

Quando si tratta di dispositivi collegati, non sempre può risultare chiaro se e quando un dispositivo è compromesso. Oggi quasi tutti portano con sé al lavoro i propri smartphone, che spesso non sono protetti e potrebbero diventare vulnerabili a causa di applicazioni compromesse. Utilizzando l’analisi dei rischi e del comportamento, l’azienda può monitorare in modo accurato ed efficiente come si comportano i dispositivi IoT per identificare se il dispositivo ha un comportamento al di fuori dei suoi limiti normali.

Qualsiasi scostamento può evidenziare tempestivamente un dispositivo compromesso. Possiamo imparare dalle modalità con cui il settore delle carte di credito affronta le attività fraudolente: se una transazione appare non consueta rispetto alle abitudini normali di spesa del cliente, la società emittente limita l’accesso alla carta di credito, utilizzando un processo basato su analisi comportamentali per determinare la quantità di rischio associata a comportamenti anomali.

  1. Autorizzare l’interazione dispositivo-utente

La natura dei dispositivi IoT si basa sull’interazione tra dispositivi e utenti e tra i dispositivi stessi. Ma queste interazioni devono essere autorizzate: ciò significa che i team di sicurezza devono essere in grado di autorizzare non solo gli utenti che hanno accesso a determinati dispositivi, ma anche di autorizzare le azioni che tali dispositivi stanno facilitando.

  1. Autenticare le connessioni del dispositivo

Quando in famiglia ci si connette al router Wi-Fi di casa, ogni persona usa le stesse credenziali per accedere: in base a questa premessa, la rete ritiene che ogni accesso avvenga da parte dello stesso utente. Quando però si tratta di dispositivi IoT, è necessario un processo di autenticazione automatizzato per verificare un’identità univoca per ciascun dispositivo. Nell’attacco botnet Mirai ricordato prima, sono state utilizzate credenziali predefinite per compromettere la rete e ottenere l’accesso. Se i team di sicurezza non sono in grado di distinguere tra i dispositivi in base alla loro identità, allora non possono affrontare con precisione le minacce e mitigare i rischi.

  1. Gestire le autorizzazioni degli utenti

In maniera analoga a quanto avviene per l’accesso umano, occorre la possibilità di revocare l’accesso al dispositivo e controllare il livello di rischio associato a qualsiasi dispositivo. Questo viene fatto controllando i livelli di permessi che autorizzano gli utenti ad accedere ai dispositivi connessi. Gestire le autorizzazioni dei diversi utenti non è un processo che si risolve in un’unica fase. Le aziende devono essere in grado di gestire le autorizzazioni in tempo reale per motivi sia di sicurezza sia legali. Man mano che i dispositivi IoT diventano sempre più utilizzati su larga scala, aumenterà il bisogno di governance per garantire che le informazioni private non siano nelle mani delle persone sbagliate.

Anche alla luce del fatto che Gartner stima la presenza di 50 miliardi di dispositivi connessi entro il 2020, cioè entro poco meno di due anni, l’approccio alla sicurezza dei dispositivi deve evolversi. Avvicinarsi all’IoT con l’identità in mente renderà il mondo connesso, e soprattutto le aziende, un luogo più sicuro.

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Innovazione al femminile https://www.datamanager.it/2018/03/innovazione-al-femminile/ Mon, 12 Mar 2018 08:25:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143254 CA Technologies ha invitato la stampa alla terza edizione del convegno “Innovazione al femminile”, dove sono stati presentati anche i risultati dello studio condotto da CA con Fondazione Sodalitas e Netconsulting cube La cornice è quella accogliente e luminosa della nuova sede milanese di CA Technologies, nei pressi del Palazzo di Regione Lombardia. I partecipanti […]

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CA Technologies ha invitato la stampa alla terza edizione del convegno “Innovazione al femminile”, dove sono stati presentati anche i risultati dello studio condotto da CA con Fondazione Sodalitas e Netconsulting cube

La cornice è quella accogliente e luminosa della nuova sede milanese di CA Technologies, nei pressi del Palazzo di Regione Lombardia. I partecipanti si sono confrontati con gli oratori del convegno, provenienti da CA Technologies, Sodalitas, Netconsulting e da varie altre realtà (Redooc, Agos, Università Cattolica di Lille), interessate all’evoluzione che darà alle donne un ruolo paritetico a quello degli uomini nella gestione delle imprese e dell’economia. Intitolato “Innovazione al femminile”, il convegno, giunto alla terza edizione, ha consentito di ragionare sui risultati emersi da uno studio di mercato realizzato da CA Technologies in collaborazione con Fondazione Sodalitas e Netconsulting cube attraverso interviste a 110 responsabili delle risorse umane e direttori dei sistemi informativi di aziende Italiane, nonché a 210 studenti di licei e istituti professionali; lo studio ha evidenziato l’esistenza di alcuni stereotipi che spiegano la disparità di presenza e trattamento tra donne e uomini nei ruoli dirigenziali.

L’importanza delle discipline Stem

Tutto parte dalla scarsa importanza del comparto Stem, Science, technology, engineering & math, tra i giovani e dal dominio degli uomini sia a livello professionale che scolastico. In Europa (2014), infatti, solo Gran Bretagna e Francia hanno una percentuale di laureati Stem superiore al 2% (2,3%) tra i giovani di età comprese tra 20 e 29 anni. «In Italia, questa percentuale scende all’1,4% -, ha spiegato Rossella Macinante, Practice leader di Netconsulting cube -, di cui solo l’1,1% è donna», da confrontarsi con il comunque basso dato di 1,7% per Uk e 1,4% per la Francia. «Viviamo in un’epoca dominata dal Darwinismo digitale – ha commentato nella sua presentazione introduttiva Michele Lamartina, amministratore delegato e country manager di CA Technologies Italia -: solo le imprese che sapranno innovare sopravviveranno». Altri punti salienti dello studio riguardano la scarsa presenza di donne nei ruoli di comando legati all’innovazione all’interno delle aziende, legata alla mancanza di un numero adeguato di laureate in discipline tecnico-scientifiche (circostanza evidenziata dal 72% dei responsabili delle risorse umane intervistati). Un fatto particolarmente problematico, dal momento che le competenze più importanti per abilitare i processi di innovazione sono, secondo i CIO intervistati: apertura al cambiamento (64%), problem solving (59%), collaborazione/teamworking (55%) e pensiero laterale (50%), tutte qualità che sembrano più diffuse tra le donne che tra gli uomini. Molto spesso una cultura nazionale italiana improntata alla definizione dei ruoli uomo/donna racchiusi in schemi rigidi e statici spiega il perché siano ancora poche le donne che decidono di abbracciare una carriera nel mondo Stem. La dimostrazione viene, ancora una volta, dallo studio che ha evidenziato come, dei 210 studenti intervistati, solo il 38% abbia espresso il desiderio di proseguire gli studi in facoltà tecnico/scientifiche, e, di questi, contro un 53% di maschi, solo il 30% è stato di femmine. «CA Technologies si pone l’obiettivo di continuare, come già sta facendo – ha concluso Labate -, a ridurre il gap di genere e a contribuire alla formazione dei giovani per il bene di tutta la società».

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