CartaSi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 08:54:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png CartaSi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Nexi: CartaSi e ICBPI insieme per il futuro dei pagamenti digitali in Italia https://www.datamanager.it/2017/11/nexi-cartasi-icbpi-insieme-futuro-dei-pagamenti-digitali-italia/ Mon, 13 Nov 2017 09:19:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134932 Nasce un vero e proprio ecosistema che ingloba una serie di servizi innovativi in grado di allineare il nostro paese a quelli del Nord Europa “Un mondo dinamico e ricco di trasformazioni, nel quale vogliamo essere protagonisti” – così Paolo Bertoluzzo, CEO del Gruppo Nexi descrive il contesto in cui si inserisce il nuovo soggetto, […]

L'articolo Nexi: CartaSi e ICBPI insieme per il futuro dei pagamenti digitali in Italia proviene da Data Manager Online.

]]>
Nasce un vero e proprio ecosistema che ingloba una serie di servizi innovativi in grado di allineare il nostro paese a quelli del Nord Europa

“Un mondo dinamico e ricco di trasformazioni, nel quale vogliamo essere protagonisti” – così Paolo Bertoluzzo, CEO del Gruppo Nexi descrive il contesto in cui si inserisce il nuovo soggetto, nato dalla collaborazione tra CartaSi e ICBPI. Di cosa si tratta? Nexi si pone come collante tra le necessità degli utenti, cioè sfruttare sempre più il digital payment, gli obiettivi delle banche, ovvero proporre nuove soluzioni di fidelizzazione e le paure degli esercenti, quelle di evitare transazioni dematerializzate perché non ancora del tutto comprese come vantaggio competitivo.

“Vogliamo essere la PayTech delle banche, cioè un partner specializzato che possa incentivare l’innovazione nel campo finanziario, occupandoci di far evolvere le modalità di pagamento degli italiani. Lo faremo puntando su alcune competenze che diverranno sempre più necessarie nei prossimi anni: siamo partiti da qualche decina e arriveremo a 200 dipendenti nel primo trimestre del 2018, a dimostrazione di come le persone siano la componente fondamentale per svecchiare metodi e processi e ottenere uno slancio deciso verso il futuro”.

L’esperienza di CartaSi e ICBPI (quest’ultima di fatto sparisce ritrovandosi nella neonata azienda) nella creazione di Nexi è in grado di donare al gruppo una base di partenza già ben avviata sul percorso di digitalizzazione dei pagamenti. Da un lato CartaSi, notoriamente riconosciuto come nome fornitore di carte di credito, dall’altro ICBPI, un istituto in forma tradizionale che aveva bisogno di dotarsi di un braccio tecnologico al passo con i tempi. Il fine? Aumentare quel 20% di utenza nostrana che usa la moneta liquida, una percentuale inferiore al 40% raggiunto dalla media europea ma non impossibile con uno sforzo deciso e ben orientato.

In cosa si declina l’offerta di Nexi

Per avere un senso di quanto il digital payment pervada oramai tanti contesti della vita quotidiana, basti pensare che gli ambiti di intervento di Nexi coprono quasi la totalità delle transazioni oggi possibili in Italia sia in modalità liquida che cartacea. La compagnia potrà dunque gestire 2,7 milioni di carte di pagamento, 2,7 miliardi di euro di transazioni annuali, 733 mila punti vendita convenzionati nel nostro paese, 15 mila ATM presenti sul territorio e 400 mila imprese fondate sul Corporate Banking Interbancario.

Nel concreto, l’offerta di Nexi ingloba tutti i principali trend di cui abbiamo sentito parlare in Italia negli anni scorsi in merito all’evoluzione dei modi di pagare online e offline: l’NFC, il contactless via app, quello tramite carta con chip, il p2p, l’integrazione con i canali di terze parti (Apple Pay) e persino la comunicazione via chatbot. È come se, in un solo colpo, l’Italia fosse entrata nell’era dei pagamenti digitali, risolvendo tutti i limiti precedenti che avevano bloccato l’introduzione su larga scala di molte soluzioni.

Il motivo? Proprio la presenza di due big company del settore che, intrecciando i propri flussi hanno facilitato non solo l’adozione della tecnologia ma anche l’attenzione all’ottimizzazione dei costi di clienti e merchant, attraverso politiche di incentivazione alla trasformazione declinate in canoni semplificati, strumenti di nuova generazione che sostituiscono i vecchi Pos e un ecosistema a portata di touch, particolarmente utile per chi non si sente esperto di portafogli in bit.

Ma non è finita qui: grande focus della mission di Nexi è anche l’Instant Payments. “Il 21 novembre parte la rivoluzione in tutta Europa – spiega Roberto Catanzaro, Business Development del Gruppo – regolamentata da Bicomp, siamo già pronti a lanciare la piattaforma a servizio delle banche, che permetterà di eseguire in pochi secondi qualsiasi tipo di pagamento basato su conto corrente, sia per i clienti privati che per le aziende”.

L'articolo Nexi: CartaSi e ICBPI insieme per il futuro dei pagamenti digitali in Italia proviene da Data Manager Online.

]]>
Acquisti con carta: +4,8% nel 2016, +4,9% nel 2017 https://www.datamanager.it/2016/05/acquisti-carta-48-nel-2016-49-nel-2017/ Fri, 06 May 2016 15:15:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100677 Si conferma la ripresa del sistema dei consumi e l’incremento dell’attitudine a spendere on-line L’Osservatorio Acquisti CartaSi ha reso disponibile il volume annuale con le analisi del mercato nel 2015 e il nuovo Rapporto Previsionale con gli andamenti delle spese con carta di pagamento attesi per il 2016 e il 2017. Durante il prossimo biennio si stabilizzerà fase di […]

L'articolo Acquisti con carta: +4,8% nel 2016, +4,9% nel 2017 proviene da Data Manager Online.

]]>
Si conferma la ripresa del sistema dei consumi e l’incremento dell’attitudine a spendere on-line

L’Osservatorio Acquisti CartaSi ha reso disponibile il volume annuale con le analisi del mercato nel 2015 e il nuovo Rapporto Previsionale con gli andamenti delle spese con carta di pagamento attesi per il 2016 e il 2017. Durante il prossimo biennio si stabilizzerà fase di crescita avviata nel 2014 e consolidatasi nel 2015, anno contraddistinto da una crescita della spesa con carta del 6,5% (per un valore di 90,3 miliardi di euro). Per il 2016 si prevede un aumento degli acquisti del 4,8%, mentre sarà del 4,9% nel 2017.

L’elevata dinamica del 2015 è andata oltre le aspettative che erano alla base del primo Rapporto Previsionale del 2015. I consuntivi dell’ultimo semestre hanno invece confermato le previsioni del Rapporto dello scorso ottobre, evidenziando un periodo di diffusione della propensione alla spesa a tutte le fasce di consumatori-titolari di carta, in un contesto di fiducia elevata e di variabili macroeconomiche positive.

Oggi, in un contesto macroeconomico sempre positivo, ma caratterizzato da livelli di incertezza più elevati, l’Osservatorio Acquisti CartaSi attesta come il ciclo si sia avviato e possa stabilizzarsi su buoni livelli di crescita per il prossimo biennio. La dinamica si stabilizzerà su tassi appena più contenuti del 5 percento, con una tendenza generale al riallineamento dei tassi di sviluppo sia fra i canali, sia fra le regioni, sia fra i settori. Ciò avverrà a motivo del ridimensionarsi, da un lato dei fenomeni di divaricazione delle tendenze dell’eCommerce rispetto all’offline, dall’altro dell’allargamento di una maggior propensione alla spesa anche alle fasce basso-spendenti e
alle regioni più deboli economicamente, che favoriranno perciò una maggior omogeneizzazione delle dinamiche settoriali, molto più differenziate nel periodo della crisi e della prima ripresa. Si conferma dunque la ripresa del sistema dei consumi, che vede equilibrarsi le tipologie ed i canali d’acquisto, con un riallineamento delle linee di sviluppo a stemperare i contrasti evidenziati dagli anni della crisi.

La forte ripresa degli acquisti con carta del 2015 ha fatto leva – per la prima volta dopo l’esplosione della crisi – sia sul canale fisico, con una dinamica che ha superato le aspettative, sia sull’eCommerce, che ha confermato il proprio trend. Le nostre previsioni indicano un consolidamento della crescita nell’orizzonte di previsione, seppur a ritmi meno importanti (+4,8% nel 2016, +4,9% nel 2017), sia nell’eCommerce (+17,0% e +14,8%) sia nel fisico (+1,8% e +1,9%). La congiuntura degli acquisti si gioverà del contributo crescente delle fasce dei basso spendenti, secondo una tendenza rilevata nel 2015 e che sosterrà soprattutto quei settori che maggiormente hanno sofferto durante la crisi. Continueranno a crescere, ma con minor forza rispetto al passato, i settori legati al Turismo ed ai Viaggi, che hanno sostenuto gli acquisti in questi anni e che ora scontano (in termini di spesa assoluta) la diminuzione del costo dei carburanti. Si ridimensionerà leggermente la forte crescita dei settori maggiormente trainati dalla tecnologia, sia in termini di canale d’acquisto (l’eCommerce ridurrà leggermente il ritmo di sviluppo) sia come prodotti e servizi acquistati. In linea generale, si può cogliere una tendenza che vede avvicinarsi le curve di crescita degli acquisti tradizionali e di quelli strettamente tecnologici.

L'articolo Acquisti con carta: +4,8% nel 2016, +4,9% nel 2017 proviene da Data Manager Online.

]]>
MasterCard: l’e-commerce in Italia diventa più comodo e veloce https://www.datamanager.it/2016/02/mastercard-le-commerce-italia-diventa-piu-comodo-veloce/ Tue, 23 Feb 2016 08:28:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95104 5.000 esercenti convenzionati con CartaSi integrano MasterPass tra le modalità di pagamento online MasterCard semplifica e velocizza l’esperienza di acquisto online: da oggi 5.000 esercenti convenzionati con CartaSi hanno integrato tra le modalità di pagamento online MasterPass, la piattaforma globale di MasterCard per l’e-commerce che elimina la necessità di fornire, per ogni transazione, i dati […]

L'articolo MasterCard: l’e-commerce in Italia diventa più comodo e veloce proviene da Data Manager Online.

]]>
5.000 esercenti convenzionati con CartaSi integrano MasterPass tra le modalità di pagamento online

MasterCard semplifica e velocizza l’esperienza di acquisto online: da oggi 5.000 esercenti convenzionati con CartaSi hanno integrato tra le modalità di pagamento online MasterPass, la piattaforma globale di MasterCard per l’e-commerce che elimina la necessità di fornire, per ogni transazione, i dati di pagamento e spedizione, rendendo più comodi gli acquisti e garantendo la massima sicurezza.

Grazie all’accordo tra MasterCard e CartaSi, MasterPass è ora accettato dal 90% dei siti e-commerce italiani attivi nei pagamenti elettronici: gli esercenti online possono quindi offrire ai propri clienti una soluzione di pagamento più veloce e sicura, riducendo così in modo significativo il tasso di abbandono durante il processo di acquisto.

In un momento storico in cui l’e-commerce in Italia è in continua crescita (+21,4% nel 2015, fonte dati Osservatorio Acquisti CartaSi), l’approccio multi piattaforma per il commercio elettronico è fondamentale per non perdere occasioni di business. Sfruttare le innovazioni tecnologiche nel settore dei pagamenti, infatti, consente agli esercenti di dotarsi di soluzioni sempre più efficaci che garantiscono di rimanere competitivi in un canale, quello online, che continuerà a crescere anche in futuro: nel 2016, infatti, le previsioni dell’Osservatorio Acquisti CartaSi stimano che l’incremento dell’e-commerce sarà del 15,9%.

“Siamo lieti di annunciare, grazie alla collaborazione con CartaSi, l’integrazione di un numero sempre più ampio di esercenti italiani con MasterPass, la nostra piattaforma globale per i pagamenti digitali – ha commentato Massimiliano Gallo, Head of Acceptance Development & Merchant Engagement Italy & Greece. “Il nostro obiettivo è trasformare il mondo dei pagamenti digitali e offrire un’esperienza di shopping sempre più semplice e sicura, che permetta ai consumatori di pagare con un click con qualunque dispositivo mobile connesso e ai retailers di poter cogliere le grandi potenzialità del commercio digitale, attraverso le tecnologie più all’avanguardia”.

“L’adozione di MasterPass da parte di 5.000 esercenti convenzionati con CartaSi, ha l’obiettivo di dare ulteriore spinta all’e-commerce, un canale che nel 2015 ha rappresentato il 20% del totale acquisti con carta di credito in Italia – ha affermato Roberto Cartanzaro, Direttore Marketing di CartaSi – Riteniamo indispensabile mettere a disposizione dei nostri clienti soluzioni di pagamento online innovative, efficaci, comode e sicure affinché il commercio elettronico possa continuare a essere una leva fondamentale dell’economia nel nostro Paese”.

Tra le categorie di negozi online che hanno scelto MasterPass per offrire ai propri clienti più comodità e sicurezza nei pagamenti online e via app si distinguono i siti di prenotazione viaggi, di ricezione turistica, elettronica di consumo e telefonia, dove la semplicità e la velocità di MasterPass possono aiutare i retailer ad accrescere le proprie vendite, fidelizzare i clienti e ridurre i costi.

L'articolo MasterCard: l’e-commerce in Italia diventa più comodo e veloce proviene da Data Manager Online.

]]>
Big Data, l’informazione preziosa https://www.datamanager.it/2016/02/big-data-linformazione-preziosa/ Thu, 18 Feb 2016 14:28:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94912 L’ultima tavola rotonda del 2015 era dedicata a Big Data. Dalla definizione del fenomeno alla risoluzione dei problemi, ecco la guida ai vantaggi del business data driven Un argomento di cui si discute tantissimo ma che ancora sfugge a una definizione precisa. Come sintentizza Alessandro Canzian, corporate marketing director di Vodafone Italy, intervenendo alla tavola […]

L'articolo Big Data, l’informazione preziosa proviene da Data Manager Online.

]]>
L’ultima tavola rotonda del 2015 era dedicata a Big Data. Dalla definizione del fenomeno alla risoluzione dei problemi, ecco la guida ai vantaggi del business data driven

Un argomento di cui si discute tantissimo ma che ancora sfugge a una definizione precisa. Come sintentizza Alessandro Canzian, corporate marketing director di Vodafone Italy, intervenendo alla tavola rotonda che Data Manager e banca UniCredit hanno dedicato, a dicembre, al tema dei Big Data: «Se Big Data vuol dire “tanti dati”, noi di Vodafone ne abbiamo tanti, da tanto tempo». Il fenomeno della nuova generazione di strumenti e approcci alla business analytics, però, non vuol dire semplicemente “tanti dati”. Lo hanno fatto capire, con dovizia di esempi e ragionamenti, tutti i partecipanti a una discussione molto tecnica, ma appassionante come solo il racconto della buona informatica sa essere.


#DMbigdata fenomeno e risoluzione dei problemi, ecco la guida ai vantaggi del business data driven
Click To Tweet


Uno dei pilastri della cosiddetta Terza Piattaforma, Big Data non riguarda i volumi dei dati, ma la loro natura real time, la loro origine composita e “federativa”. Le informazioni estratte dal trattamento di questi dati impattano non solo sulle singole decisioni, ma su interi processi e modelli di business. Sono dati, come ha ricordato Francesco Maselli, direttore Tecnico di Software AG Italia, che trasformano le aziende, la loro infrastruttura, la loro intelligenza di processo, «in qualcosa di veramente liquido, che può far compiere anche salti di settore». E Giancarlo Vercellino, research & consulting manager di IDC Italia, nella sua puntuale introduzione cita tra gli obiettivi dei progetti più ambiziosi proprio la capacità di generare valore, di aprire la strada verso nuovi prodotti e servizi. Anche costruendo innovativi modelli di partecipazione, federazione con l’esterno. Per Felice Vitulano, Big Data director di Exprivia, tutti «siamo in una fase in cui bisogna fare, sbagliare e imparare dai propri errori». Ma se l’obiettivo è formare competenze fresche, creative anche dal punto di vista dell’approccio ai problemi, allora è auspicabile «la creazione di piccoli ambiti in cui sperimentare qualcosa di particolarmente visionario e innovativo».

1

Integrare per ottimizzare

Ma alla tavola di Data Manager vengono portate anche molte istanze di progettualità e cambiamento che – senza smettere di essere innovative e orientate ai nuovi paradigmi analitici – svelano ampi margini di miglioramento anche sul piano dell’ottimizzazione, della riduzione dei costi. Se ben governate, le nuove tecnologie «permettono di fare ottimizzazioni “semplici”, che tuttavia non eravamo in grado di cogliere in precedenza, anche con vent’anni di esperienza» – ha osservato per esempio Carmine Artone, responsabile sviluppo sistemi operations staff e tecnologie, della direzione sistemi informativi di Gruppo Hera.

Accanto ai nomi già citati, alla tavola rotonda hanno preso parte Roberto Monachino, chief data officer di UniCredit e il suo collega Tommaso Pellizzari, head of data & analytics di UniCredit Business Integrated Solutions. Enrico Albertelli in veste di responsabile marketing engagement di CartaSi; Filippo Costa, ICT corporate advisor di Costa Edutainment; Roberto Catto, process manager business analytics ICT EMEA di FCA Group; e Piero Demetrio Falorsi, CIO dell’Istituto statistico nazionale Istat.

Nel mondo professionale, come spiega Giancarlo Vercellino di IDC Italia, chiamata come sempre a tracciare uno scenario introduttivo propedeutico alla discussione, possono cambiare stili decisionali e modelli organizzativi. Ma da un’indagine effettuata, a livello italiano ed europeo, tra le aziende con più di 50 addetti, emerge un trend molto preciso. «Quando si tratta di business analytics, circa due decision maker su tre hanno la necessità di migliorare sotto diversi aspetti i sistemi informativi aziendali e le informazioni che servono per prendere le decisioni. Tuttavia, a differenza degli approcci analitici più tradizionali, che favoriscono specifici approcci e strumenti, l’ambito Big Data sembra più orientato a esplorare e navigare quel mare di dati oggi disponibili nei contesti disparati».

Il dato scatena l’innovazione

Lo sforzo teso a padroneggiare questo tipo di navigazione per così dire “aperta”, aggiunge Vercellino, non è mai una impresa solitaria. «Su cento iniziative progettuali, 90 mirano a introdurre servizi legati al public cloud, 87 a migliorare le business application in azienda, 79 portano avanti progetti di private cloud. Un secondo tassello che ci fa capire che Big Data rappresenta solo uno degli elementi di una trasformazione molto più complessa». E questa correlazione tra Big Data e innovazione più generale traspare anche quando andiamo a studiare i budget assegnati. Le aziende che spendono di più – in quella che può a suo modo essere considerata una Business Intelligence 2.0, fortemente innervata di elementi che arrivano dalla cultura del cloud, della mobilità e della socialità digitale – sono anche quelle che affrontano progetti di trasformazione più ampi.


#DMbigdata fenomeno e risoluzione dei problemi, ecco la guida ai vantaggi del business data driven
Click To Tweet


Con quali motivazioni, si è chiesto l’analista IDC? Questo forse è meno chiaro, almeno in questa fase ancora molto esplorativa, ma risulta già abbastanza evidente, conclude Vercellino, «che accanto a modelli che legano tra loro in modo ancora tradizionale capitale e lavoro, si sta imponendo anche un trend che vede il dato come strumento per abilitare la creazione di nuovi prodotti e servizi». Una vera e propria economia dell’informazione e della conoscenza brandita come vantaggio competitivo e basata sui dati. Economia che acquisisce e trasforma le informazioni in una autentica materia prima, un carburante che alimenta un nuovo tipo di “fabbriche” capaci non solo di sfornare prodotti nuovi, ma soprattutto di sovvertire, con la loro forza disintermediatrice, modelli e dinamiche competitive già consolidati. Ma anche creando autentici paradossi, sottolinea Vercellino: «Incluso quello della più grande compagnia di taxi al mondo che non possiede un singolo taxi».

Cultura più che tecnologia

Chiamati a discutere su temi come le strategie aziendali, le figure manageriali e professionali schierate, il legame tra le nuove modalità di governo e analisi delle informazioni con l’innovazione di prodotto e processo e naturalmente sui contesti tecnologici, economici e normativi – gli ospiti della tavola rotonda di Data Manager hanno provato a tracciare – sulla questione Big Data – un quadro scevro di semplificazioni o esagerato ottimismo. Il primo intervento è quello di Roberto Monachino, che in UniCredit è recentemente andato a coprire l’incarico di chief data officer. Monachino riconosce che dalla presentazione di Idc emergono i segnali, solo apparentemente contraddittori, di una tecnologia dal forte potenziale innovativo ma anche circondata da un alone di incertezza. «Dipende da due ragioni» – afferma Monachino. «La tecnologia procede troppo velocemente rispetto ai processi aziendali. La seconda ragione è strettamente legata a questo gap. Secondo me, non dobbiamo parlare di Big Data, che suona più come uno specifico prodotto, ma di Big Info, un concetto che dobbiamo imparare a governare». Il vantaggio competitivo, precisa Monachino, non è determinato dalla quantità di dati e dalla loro gestione sul piano tecnologico, ma deriva solo dalla capacità di governare, traendone valore vero, una molteplicità di flussi informativi. Portare questo all’interno di una organizzazione, tanto più se su vasta scala, richiede un grande sforzo soprattutto culturale, afferma anche Monachino: «Per UniCredit, due fattori determinanti sono la centralità del cliente e quindi la user experience e poi tutto l’aspetto della regolamentazione cui è sottoposto il nostro settore, in cui la privacy non è l’unico elemento». Governare tutto questo significa per Monachino «ritornare ai fondamentali», ripartire dai principi del data management e della data quality, ma l’ostacolo principale rimane l’integrazione di piattaforme diverse, un problema che la tecnologia non ha ancora risolto.

2

Caccia alle competenze

Alle sue considerazioni ecco aggiungersi quelle del collega Tommaso Pelizzari, che ricopre l’incarico di head of data & analytics in UniCredit Business Integrated Solutions. Il suo ufficio, spiega Pelizzari, opera come una vera e propria “factory” dei dati e gli strumenti analitici, occupandosi non solo della parte infrastrutturale ma dando pieno supporto al Cdo per la scelte delle piattaforme di data management, l’enforcement delle procedure, l’integrità e la qualità dei dati, l’abilitazione di nuovi processi di business. L’interrogativo di fondo è: «Siamo nelle condizioni di rivisitare o di rivedere i dati di cui disponiamo, o di reintegrarli, o di stabilire partnership con chi ha dati diversi al fine di servire il cliente finale in un modo più completo»? Dalla risposta a queste domande dipende una reale capacità di trasformazione dei dati in valore e cambiamento e se questo è sempre stato il principio fondamentale di ogni approccio alla business intelligence, oggi – sottolinea Pelizzari – «certe cose si possono fare, con tecnologie diverse, su una scala molto maggiore e un costo inferiore». Certo, conclude il responsabile dell’infrastruttura dati del gruppo bancario, dipende anche dalle competenze che le aziende sono in grado di mettere in campo e dall’ulteriore difficoltà di una tecnologia molto liquida, più in fretta di quanto le normali strategie di change management infrastrutturale riescano ad assicurare. Diversi tra i nostri interlocutori accennano al problema delle competenze, senza necessariamente riferirsi all’aspetto strettamente collegato alla natura statistica, matematica dei problemi. Big Data porta con sé un diverso atteggiamento, un approccio alla scoperta di informazioni nuove che deriva dalla natura real-time, o continuamente aggiornata dei dati utilizzati. Come osserva acutamente Artone di Hera: «Il real-time è forse la novità del mondo Big Data rispetto alla business intelligence, che restituiva le sue indicazioni due giorni dopo, anche a causa del lungo lavoro di riallineamento che veniva effettuato in batch». La tempestività con cui si ottiene una conoscenza potenzialmente disruptive è una novità non solo per i data scientist, ma per tutti i decisori in azienda.


#DMbigdata Learning-by-doing. Bundling e unbundling. L’analisi dei dati cambia il modo di decidere
Click To Tweet


Imparare facendo

Enrico Albertelli, responsabile marketing engagement di CartaSi, sottolinea che anche in una organizzazione che può contare su un patrimonio di dati-cliente vasto e molto più dettagliato rispetto a “disintermediatori” come Google o Amazon che nel mondo dei pagamenti stanno entrando in diretta competizione con i circuiti di carte di credito, il valore non sta nel semplice possesso del dato, bensì nella capacità di utilizzarlo. «Un principio che ho elaborato in questi anni è che operare da subito facendo del learning-by-doing, anche con tecnologie esistenti è sicuramente un modo efficace di affrontare il problema» – dice Albertelli. A volte, aggiunge l’esperto, si diventa vittima dei processi aziendali o decisionali, si fanno grossi investimenti per cambiare le architetture o adottare piattaforme di integrazione che finiscono per rallentare l’azione di una azienda. «Poter lavorare su informazioni esclusive, che altri non hanno, rappresenta comunque un differenziale notevole». Albertelli pone il recente esempio di un nuovo sistema di generazione automatica di offerte di acquisto a prezzi scontati che CartaSi ha realizzato, integrando le informazioni sul comportamento degli acquirenti che utilizzano le sue carte. Un caso in cui l’operatore è riuscito a massimizzare il valore del suo asset informativo. «Se in chiave Big Data, avessimo la possibilità di abbinare gli scontrini dei singoli merchant, entrando nel dettaglio dei singoli prodotti, avremmo una ulteriore capacità di profiling» – riconosce Albertelli. Ma oggi, conclude il rappresentante di CartaSi, valorizzare un dato interno significa porsi anche il problema di come fare sharing con altri partner a fronte di un trend normativo che come evidenzia lo studio Idc, impone di rendere ancora più democratico il dato, esternalizzando sempre più alcune informazioni in una sorta di “unbundling” delle relazioni tra banche, circuiti di pagamento, merchant e clienti.

3

Uscire dai silos

Se la motivazione di CartaSi nell’implementare nuovi prodotti analitici, secondo Albertelli, è di stimolare un uso più intenso delle carte di pagamento, ancora attestato su quote abbastanza marginali rispetto ad altre nazioni, a proposito degli obiettivi delle strategie Big Data nel settore finanziario, Vercellino cita tematiche come «il supporto all’automazione di parte degli algoritmi di trading, la misurazione dei rischi di capitale, la ottimizzazione dei call center, la valutazione delle iniziative a portafoglio, la detection di attività legate alle frodi e altre applicazioni in ambito di security intelligence. Meno sentita, la personalizzazione dell’offerta basata sulle esigenze del cliente». A questo proposito, Pellizzari di UniCredit, osserva giustamente che alcune di queste priorità, per esempio l’automazione degli algoritmi di trading, denunciano la struttura di un business ancora abituato a compartimentalizzare i suoi processi. «Se stai pensando all’algoritmo di trading, vuol dire che operi in un silos che ha ancora ampi margini di ottimizzazione. Fare invece il punto sugli aspetti di una proposition più mirata, basandosi su nuove modalità, richiede l’attivazione di una serie di canali, processi, soggetti che sono trasversali alla banca o alla azienda e questo è ancora lontano da certe culture».

Nella sua veste di responsabile cross industry dei progetti Big Data per il system integrator Exprivia, Felice Vitulano è convinto che la situazione attuale sia già una conseguenza delle cose già sperimentate all’inizio del fenomeno Big Data. «Oggi – spiega Vitulano – vedo un approccio più “creativo”. A proposito di modelli federativi, per esempio, mi vengono in mente tutte le startup che hanno già cominciato a raccogliere il dato, a disintermediare, a creare quelle sottostrutture che le aziende più mature possono utilizzare per forgiare, per esempio, una profilazione più fine». Ciò che manca ai system integrator, per riuscire a costruire un mercato Big Data, è una collaborazione più stretta con le aziende che devono condividere i loro problemi e partecipare allo sviluppo di soluzioni. Vitulano esorta anche a uscire dalla “gabbia” della business intelligence tradizionale, troppo legata alle logiche transazionali interne, e a non farsi vincolare troppo dai limiti della compliance, rinunciando per paura ad approcci troppo “rivoluzionari”: «Chiediamoci fin da subito se certe idee possono già avere ricadute serie sul mercato e poi capiamo come gestire la parte normativa. Diverso è se parliamo di governance dell’informazione, del dato, che non è un ostacolo ma un’opportunità per generare nuovo insight».

Exprivia, un ecosistema virtuoso per i Big Data

felice vitulano exprivia


Videointervista a Felice Vitulano, Exprivia
Click To Tweet


Anche il meteo fa vendere

Con la mission di gestire siti di interesse turistico, naturalistico e culturale come gli acquari e i parchi acquatici e tematici a Genova, Cattolica, Malta e altre località, Costa Edutainment ha il suo asset informativo principale in un imponente numero di visitatori. «Se da un lato si lavora per dare un prodotto di qualità – ricorda Filippo Costa, consulente informatico della società, «nel momento in cui stabilisci partnership e accordi di sponsorship, la profilazione dettagliata delle famiglie diventa un valore molto appetibile per determinati settori». Ma ancora una volta, l’asset fisico non basta, bisogna tradurlo nel suo corrispettivo digitale. Compito non banale per Costa Edutainment, in presenza di dati molto strutturati, in cui entrano fattori come le previsioni meteo: «Riuscire a prevedere le condizioni del tempo consente di fare azioni di marketing mirate e di operare in maniera molto più fluida». Anch’essa fedele al principio della sperimentazione, Costa Edutainment sta già abbinando a Big Data i concetti della Internet of Things, con un ambizioso progetto che sfrutta la sensoristica per ottimizzare il funzionamento dei sistemi di trattamento delle acque, vitali per una rete di acquari. Secondo Costa, si può immaginare di ridurre i costi energetici del trattamento di almeno il 10%, con significativi risparmi sul regime di spesa annuale.


#DMbigdata Un ecosistema virtuoso di co-innovazione per aprire le porte a nuovi business
Click To Tweet


Roberto Catto, process manager business analytics ICT EMEA di FCA Group, come rappresentante di un’azienda primaria nel settore manifatturiero, sottolinea la difficoltà – soprattutto organizzativa e culturale – di un passaggio che vede una generazione di analisti business – abituata ad affrontare il dato in modo tradizionale identificando problemi, misurando i fenomeni, proponendo specifiche soluzioni – impegnata nel passaggio da un approccio che Catto definisce di «data driven discovery». Secondo il manager di FCA, «la relazione tra business e IT deve essere molto più interattiva e collaborativa». Il gruppo automobilistico globale vede molte opportunità di crescita nel digital marketing e nella comprensione profonda dei vari “touch point” con i clienti.

Più qualità, e subito

Ma anche negli altri aspetti della produzione, prosegue Catto, c’è molto valore da estrarre dai dati e fenomeni già noti, semplicemente inventando nuove correlazioni. «Nel processo produttivo di una vettura, la qualità e gli elementi che entrano in gioco sono molteplici e riguardano la progettazione, la produzione, la fornitura. Tutto può contribuire ad aumentare la qualità del prodotto. Eppure, la responsabilità dei dati e l’ownership delle informazioni sono fasi ancora molto parcellizzate: ognuno governa bene la parte che gli viene affidata». In prospettiva, lascia capire Catto, nelle aziende manifatturiere deve aumentare la virtuosità di un’analisi autenticamente “cross process” e un altro obiettivo deve essere quello di aumentare la conoscenza predittiva dei problemi, per riuscire ad anticipare le conseguenze di certi difetti, accorciando i tempi di reazione.

4

In questo ambito, FCA sta sperimentando soluzioni di machine learning applicate all’analisi Big Data. «L’azienda, che ha un suo customer care rivolto alla rete di assistenza, sta cercando di aumentare il valore delle informazioni testuali che i responsabili delle officine trasmettono ai loro referenti di prodotto al nostro interno. Modalità diverse da quelle tradizionali possono colmare molti gap nel processo che va dallo sviluppo del prodotto fino alla messa in servizio del veicolo». La cosiddetta predictive maintenance (PdM), osserva Vercellino, rientra tra le tematiche “calde” rilevate nei survey di Idc. «L’attenzione va verso l’ottimizzazione dei processi e dei rapporti di fornitura per i quali Big Data rientra nelle roadmap di progettualità che, nel giro di un anno o due, coinvolgeranno molte aziende del settore manifatturiero anche se con dinamiche diverse da quelle che abbiamo visto per il finance».


#DMbigdata Economia dei dati e business data driven #Exprivia @UniCredit_PR @SoftwareAG_IT
Click To Tweet


Se lo statistico legge Google Trends

Per un’istituzione ufficiale di alto livello come Istat, ha sottolineato Demetrio Falorsi, CIO dell’Istituto nazionale di statistica, l’attuale evoluzione degli approcci a Big Data rappresenta una formidabile occasione per rivedere, a livello italiano ed europeo, le strategie di misura adottate dai diversi istituti di statistica. Anche qui, ammette Falorsi, tende ancora a dominare una cultura compartimentalizzata. Infatti, in una realtà dalle dinamiche così complesse, una maggiore integrazione gioverebbe molto a una forma di “intelligence” che influisce direttamente sulle decisioni in materia di politica economica, industriale e quant’altro. Certe differenze, precisa Falorsi, hanno sempre contraddistinto la filosofia di Istat, basata su indagini a campione. «Nei paesi nordici, vige da tempo la cultura del “register based statistical system”, che si fonda sulla capacità di integrare tante informazioni di origine amministrativa. Con Big Data, ci siamo resi conto in Italia, e più in generale nel mondo statistico europeo e globale, che bisogna andare verso nuove modalità basate sull’integrazione dei dati e delle fonti» – spiega il Cio di Istat. Questo cambio di rotta implicherà un grande sforzo di adattamento, anche a livello di governance dei dati e dei processi interni. C’è però un altro problema di fondo, che angustia Istat così come molte grandi organizzazioni. Big Data apre la strada ad approcci sui quali, outsider più piccoli e tattici possono far leva per conquistare inattesi spazi di mercato. «Istituzioni come la nostra rischiano già di perdere rilevanza rispetto ad altri produttori di dati» – ammette Falorsi. Occorre anche in questo caso rispondere con la sperimentazione. Istat per alcune sue indagini – oltre duecento quelle attive – comincia per esempio a utilizzare fonti esterne o strumenti come Google Trends e i canali social. In Italia, Istat fa parte di una commissione tecnica Big Data insieme a Cnr, Bankitalia e alcune università, mentre a livello europeo e globale, Falorsi cita due importanti task force istituite in ambito Ocse e Onu.

Quando l’infrastruttura risponde

Mentre la tavola rotonda comincia ad avviarsi alla sua conclusione, Francesco Maselli di Software AG, prova una prima, difficile sintesi di una discussione che ha messo in luce diversi obiettivi, ostacoli e priorità non necessariamente tecnologiche. Maselli trova subito un modo efficace per collegarsi a un tema rimasto finora un po’, sottotraccia: i presupposti infrastrutturali. Il direttore tecnico dello specialista di soluzioni di integrazione dice di apprezzare i diversi gradi di maturità espressi dai settori e la maggiore facilità culturale di chi insegue i vantaggi di business che possono derivare dall’acquisizione e dalla correlazione di grossi volumi di dati destrutturati. «Dall’esperienza con i nostri clienti, conosciamo il valore di una strategia analitica non standard rispetto al passato» – afferma Maselli. Il valore più grande nasce quando è possibile far corrispondere l’acquisizione destrutturata e correlata a informazioni interne, ed esterne, contestualizzandole e mettendo a fattor comune il potenziale di competenze interne che rappresenta il vero vantaggio competitivo. «In questo senso però, le aziende che ottengono risultati migliori e mettono in campo nuovi modelli di business sono quelle che sanno risolvere la complessità architetturale di una IT spesso cresciuta in modo molto rapido e disordinato. È fondamentale poter contare su infrastrutture semplici, snelle, dove far confluire in maniera molto dinamica i dati e attuare nuovi modelli».

Software AG, Big Data e co-innovazione

francesco maselli software ag


Videointervista a Francesco Maselli, Software AG
Click To Tweet


Questa elasticità viene evocata anche da Carmine Artone, impegnato a coordinare le nuove strategie analitiche del Gruppo Hera, un’azienda di servizi che – proprio per la sua natura diversificata, tipica delle multiutility che svolgono attività di distribuzione di acqua, energia e servizi ambientali di trattamento rifiuti – può incontrare nella compartimentalizzazione un ostacolo addirittura più consistente. «Considerazioni – riconosce Artone – che ci hanno avvicinato molto al Big Data. Abbiamo capito che senza passare da una architettura integrata di sistemi che si parlano in real o quasi real-time, con meccanismi di messaggistica dati in grado di avvicinarci ai dati dei nostri asset sul campo, non saremmo arrivati a definire modelli di dati davvero trasversali alle aree aziendali». Oggi, Hera è in grado di raggiungere granularità di dettaglio prima impensabili, osserva ancora Artone, che cita i notevoli margini di miglioramento ottenuti anche solo sul piano dell’ottimizzazione di aree come la gestione dei percorsi degli automezzi adibiti alla raccolta dei rifiuti e la manutenzione preventiva di questi veicoli.


#DMbigdata Unbundling delle relazioni tra banche, circuiti di pagamento, merchant e clienti
Click To Tweet


Soddisfazione e personalizzazione

Rispetto ad altri interventi, quello di Alessandro Canzian denuncia un altro genere di dimestichezza con le problematiche legate al valore di una mole di dati di per sé impressionante. Con 30 milioni di “record cliente” attivi, Vodafone Italia genera flussi informativi difficili da quantificare, tra dati di rete, posizionamento dei dispositivi, attività degli utenti, relazioni con il customer center. Secondo Canzian, a tali dati interni si aggiunge la possibilità di accedere, per esempio su canali social, a una seconda categoria di informazioni destrutturate esterne. «Poter correlare queste grandi fonti di dati offre diverse opportunità a un operatore come Vodafone. Due obiettivi fondamentali dell’analisi real-time sono la churn rate prevention e la customer acquisition». Il passaggio successivo è qualcosa che oggi si riesce a fare in modo ancora elementare, ma che vanta un formidabile potenziale. «Penso alla personalizzazione one-to-one della relazione e dell’offerta verso il cliente». Vodafone, conclude Canzian, ha cominciato a farlo su temi specifici, per esempio sul roaming dati internazionale, molto utilizzato ma anche molto temuto per le possibili brutte sorprese che attendono in bolletta gli abbonati che tornano da un viaggio. Dai dati di posizione e consumo, Vodafone può ricavare una serie di segnali da utilizzare per una più puntuale informazione rivolta al singolo utente, ma anche per mettere in atto varie misure correttive. Forte di queste esperienze in ambito Big Data, Vodafone si appresta a cavalcare un fenomeno che la vede in questo momento occupare un ruolo di prominenza tra gli operatori mobili globali: l’Internet degli oggetti.

Big Data, i punti caldi della Tavola Rotonda

tavola rotonda big data

L'articolo Big Data, l’informazione preziosa proviene da Data Manager Online.

]]>
Big Data? Ecco la checklist delle cose da fare https://www.datamanager.it/2016/01/big-data-la-checklist-delle-cose/ Thu, 21 Jan 2016 09:24:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92745 La bussola dei Big Data per orientare il business e competere nel futuro Benvenuti nell’economia dei dati. Ma si fa presto a dire Big Data. Come è emerso dalla Tavola Rotonda #DMbigdata organizzata da Data Manager e UniCredit insieme a IDC, Exprivia e a Software AG sul tema dell’analisi dei dati e il suo impatto […]

L'articolo Big Data? Ecco la checklist delle cose da fare proviene da Data Manager Online.

]]>
La bussola dei Big Data per orientare il business e competere nel futuro

Benvenuti nell’economia dei dati. Ma si fa presto a dire Big Data. Come è emerso dalla Tavola Rotonda #DMbigdata organizzata da Data Manager e UniCredit insieme a IDC, Exprivia e a Software AG sul tema dell’analisi dei dati e il suo impatto sul modo di prendere decisioni e sviluppare nuovi modelli di business. Grazie agli analisti di mercato, ai CIO, ai CMO e ai responsabili dei dati di UniCredit, CartaSi, Costa Edutainment, FCA Group, Gruppo HERA, Istat e Vodafone il dibattito si è concentrato sulla portata del fenomeno Big Data, comunque destinato, in tutte le sue sfumature tecnologiche a produrre enormi trasformazioni. Per le organizzazioni aziendali, le pubbliche amministrazioni ma anche per i singoli individui, la massa di dati in costante crescita può diventare una formidabile arma competitiva. Uno strumento per rafforzare e ampliare le relazioni con i clienti, per sviluppare le strategie di business, per fornire nuova potenza di fuoco non solo agli esperti di cyber security, ma anche agli specialisti di marketing per l’offerta di servizi innovativi e di eccellenza.

intro big data

Big Data: come il sesso per gli adolescenti?

Le soluzioni Big Data rappresentano una formidabile sfida sotto molti punti di vista. Forse, più culturale che tecnologica. I Big Data sono come il sesso per gli adolescenti: tutti ne parlano, nessuno sa veramente come farlo, ma ciascuno pensa che gli altri lo stiano facendo e così tutti dichiarano di averlo fatto. Le storielle intorno alle Big Info sono tante. Ma non è solo di una questione di Velocità, Dimensioni e Varietà. Si tratta di Valore. La rotta è tracciata, le imprese però sono solo all’inizio. La piena adozione e comprensione richiederanno tempo e soprattutto una graduale evoluzione dei processi e della cultura aziendale. Non solo. Con la crescita dei Big Data avanza anche il concetto di “data lake” che supera l’approccio tradizionale di data mining, permettendo di passare da un ambiente di data warehouse rigido a un repository gestito a livello centrale, una sorta di bacino di informazioni accessibile real-time, scalabile e sostenibile in termini di costo e di gestione, e che permette di pescare i dati utili per essere utilizzati dai motori analitici. Non ci sono più problemi insormontabili di natura tecnologica da affrontare. Al centro del dibattito, ci sono invece il cambiamento e il vantaggio competitivo che il dato può portare. Di fatto, l’analisi dei dati trasforma il business. Ma i dati di per sé non sono un asset. L’asset vero è riuscire a utilizzarli. Il vantaggio competitivo raggiunto dalle organizzazioni che per prime hanno adottato processi decisionali data-driven stanno portando il tema dei Big Data e degli analytics in cima alla lista delle priorità di un numero crescente di decisori aziendali. Ma qual è la checklist per i CEO, i CDO, i CIO, i CFO e i CMO? E chi è lo “sponsor” dei progetti di data intelligence in azienda?


#DMbigdata Big Data? Ecco la checklist delle cose da fare
Click To Tweet


La lista delle cose da fare

1) Alzare la testa, fuori dalle classiche “mura”. 2) Osservare l’ecosistema aziendale nel suo complesso. Definire la strategia. 3) Valutare il fattore umano. 4) Creare ecosistemi virtuosi. 5) Guardare i dati con ottica diversa. 6) Selezionare con attenzione gli strumenti. 7) Meglio fare “Learning by doing” che aspettare l’evoluzione del mercato. 8) Bundling e unbundling dei dati per offrire in modo modulare un livello di granularità delle informazioni proporzionata alla tipologia di utenti e fruitori finali. 9) Enrichment, per assicurare che l’esternalizzazione dei dati sia sempre nel rispetto della normativa privacy e secondo la volontà del cliente. 10) Sfruttare tecnologie che permettano presidiare il data lake di informazioni interne ed esterne, strutturate e non strutturate, progressivamente disponibili. 11) Lavorare a un progetto in tempi brevi e costi contenuti (open source e cloud), verificando l’efficacia del “pilota” con il business. E se positivo – il passo successivo è quello di strutturarsi da un punto di vista della data governance (processi, KPI e competenze), definendo una piattaforma tecnologica robusta e scalabile.

I punti caldi della Tavola Rotonda #DMbigdata

Mobilità, IoT, M2M, smart city, open data, privacy, real-time, sicurezza e cloud declinati su temi dell’energia, del credito, dell’entertainment, del finance, del retail, del marketing, dell’automotive, delle telco e della ricerca statistica. L’analisi dei dati cambia il modo di prendere decisioni vitali per un’azienda, ma è la loro corretta integrazione che concorre a determinare una sintesi in grado di leggere in modo valido certi fenomeni, combinando le correlazioni tra fatti ed eventi, anche lontani tra loro. C’è chi parla di anatomia delle decisioni. E le imprese sono simili agli esseri viventi complessi. Hanno un sistema nervoso, organi, funzioni e strutture specializzate. Per questo è necessario tenere conto della natura dei dati e trattarli nel modo giusto. E occorre anche considerare la “fisiologia” delle organizzazioni.

Per Giancarlo Vercellino, research & consulting manager di IDC Italia i Big Data con differenti approcci tecnologici sono uno dei driver principali della Digital Transformation. La maggioranza delle imprese sono interessate a migliorare le soluzioni di reporting. Ma i progetti introno ai Big Data non vengono mai dai soli e sono spesso accompagnati da investimenti in cloud services e business applications. E la privacy è vista più come un ostacolo che come una opportunità.


#DMbigdata Exprivia, un ecosistema virtuoso per i Big Data
Click To Tweet


UniCredit, i Big Data per aprire le porte a nuovi business

Con gli strumenti idonei, gli obblighi di compliance possono essere tradotti in opportunità a vantaggio delle banche e degli operatori finanziari. Anche per Roberto Monachino, chief data officer di UniCredit, si fa presto a parlare di Big Data e forse si farebbe meglio a parlare di Big Info. In un contesto normativo molto complesso e regolamentato, soprattutto in determinati settori come quello bancario, gli ostacoli di natura tecnologica e analitica, che devono essere superati per trasformare i dati in asset competitivo e strategico al fine di generare valore, non rappresentano l’unica difficoltà. «Dalla conoscenza dell’informazione, le analisi abilitano la creazione di dati di valore, ma questi devono essere corretti e di qualità». E anche per Tommaso Pellizzari, head of data & analytics di UniCredit Business Integrated Solutions, la vera sfida che abbiamo oggi è quella di utilizzare i Big Data per aprire le porte a nuovi business, innovando continuamente.

Exprivia, un ecosistema virtuoso per i Big Data

Il livello di complessità di problemi Big Data è tale da richiedere non solo figure poliedriche come i Data Scientist, ma un vero e proprio ecosistema in cui far crescere idee, soluzioni, testare ipotesi, sbagliare e riprovare (i problemi sono troppo Big per essere affrontati da soli). Come spiega Felice Vitulano, Big Data director di Exprivia esistono due principali approcci alla gestione dei Big Data aziendale. «Da un lato un approccio “Buy” che prevede l’acquisto di soluzioni già pronte sviluppate da vendor che già da tempo si muovono in questo ambito. È ormai semplice trovare sul mercato soluzioni per progetti di manutenzione predittiva, segmentazione della clientela, analisi dei churn. Più interessante è un approccio “Make” in cui la soluzione Big Data è costruita in modo sartoriale partendo da una strategia più ampia che prevede la analisi delle fonti dati necessarie e, laddove non sono disponibili, il loro reperimento (per esempio, creando applicativi ad hoc). Questo approccio apre a nuove applicazioni Big Data mai pensate prima che possono realmente creare un valore aggiunto per le imprese».

felice vitulano exprivia


Videointervista a Felice Vitulano, Exprivia
Click To Tweet


Software AG, Big Data e co-innovazione

Per Software AG offrire la capacità di estrarre informazioni e pattern da qualsiasi base dati, internet e social, consentendo di costruire previsioni è l’elemento fondamentale dell’innovazione. La sfida è dotarsi di infrastrutture applicative e middleware di mercato (Buy) grazie alle quali sviluppare soluzioni di business “agili” e innovative (Make) attraverso l’integrazione di applicazioni e di patrimoni informativi già presenti in azienda (IT Transformation). «Grazie all’elemento vincente della “co-innovazione” – spiega Francesco Maselli, direttore tecnico di Software AG – siamo in grado di ascoltare clienti e lavorare insieme a loro per ideare e creare un futuro migliore, all’insegna dell’innovazione, della differenziazione e del raggiungimento, il più rapido possibile, degli obiettivi di business. La missione di Software AG è di fornire ai clienti le giuste tecnologie, metodologie e gli strumenti necessari per attivare un percorso rapido di digitalizzazione, unendo le competenze tecnologiche all’avanguardia alle idee innovative e alle approfondite conoscenze dei clienti in merito al proprio business».

francesco maselli software ag


Videointervista a Francesco Maselli, Software AG
Click To Tweet


Ma chi sono i padroni dei dati?

In realtà, non ci sono i “padroni” dei dati. Per costruire una strategia “data driven” bisogna abbattere le barriere funzionali. La conoscenza ha valore solo se genera cultura, se è condivisa e se è alimentata da tutti gli stakeholder. Forse, i veri padroni dei dati sono soltanto quelli che sanno utilizzarli meglio degli altri, costruendo modelli innovativi di business, secondo la formula: open data per il pubblico e privacy nel privato. L’evoluzione del mercato, sia in termini di tecnologia sia in termini di normativa, impongono nuovi paradigmi ai tradizionali punti chiave per una strategia legata ai dati. Per Enrico Albertelli, responsabile marketing engagement di CartaSi, un approccio “top down” ai dati ha consentito per anni alle aziende di avviare la strategia dei dati partendo dagli obiettivi dell’azienda, dalla vision di medio-lungo termine e dalle capacity tecnologiche e organizzative per effettuare un percorso efficace. Con l’avvento della economia digitale si è creato un vero e proprio circolo virtuoso tra obiettivi che richiedono dati e “data discovery” che indirizza gli obiettivi. E questo riguarda non solo il mondo del finance e della monetica, ma anche le utility, il manufacturing, le telecomunicazioni, il retail food, Infotainment e il fashion.


#DMbigdata Software AG, Big Data e co-innovazione
Click To Tweet


Molti big player, che nel corso degli anni hanno raccolto grandi quantità di informazioni di valore, non hanno saputo – però – utilizzarli per costruire modelli di business efficaci come invece hanno saputo fare gli over the top (OTT) che hanno dimostrato di utilizzare benissimo le poche informazioni di minor qualità che avevano a disposizione. Il dato non è mai fine a se stesso, come sottolinea Filippo Costa, ICT Corporate Advisor di Costa Edutainment. «Avere dati utili e informazioni di qualità per noi significa migliorare l’esperienza del cliente con un approccio omnicanale. Non solo. Correlando le informazioni dalle varie fonti, i dati dei sensori e i dati storici, possiamo programmare meglio le nostre attività, abbattere i costi energetici e prevedere i picchi funzionali. Per noi anche le previsioni del tempo impattano direttamente sul business».

collage partecipanti 2

Governance data driven

La governance guidata dai dati per un’azienda manufacturing è la grande sfida che coinvolge tutta l’organizzazione in termini di efficacia e di trasparenza. L’obiettivo è superare la logica a silos che tiene separata la conoscenza in compartimenti stagni e impedisce la condivisione dei dati a tutti i livelli. Secondo Roberto Catto, process manager business analytics ICT EMEA di FCA per intraprendere un percorso di Advanced Analytics è necessario prima di tutto chiarire le differenze in termini di risultati, approccio, metodologie e strumenti rispetto alle logiche di Business Intelligence tradizionale. Inoltre è necessario gestire i dati di interesse aziendale (interni ed esterni) in modo centralizzato e coordinato, reperendo nuovi skill specifici per la comprensione dei dati e abilitando modalità di interazione peer-to-peer sia lato IT sia lato Business con le soluzioni applicative che gestiscono i processi aziendali.


#DMbigdata UniCredit, i Big Data per aprire le porte a nuovi business
Click To Tweet


Non solo ottimizzazione

Le nuove applicazioni Big Data possono realmente creare un valore aggiunto per le imprese. Nel settore delle multiutility, per esempio, i sistemi di customer engagement permettono di intercettare nel mondo social i prospect su cui avviare azioni commerciali ma anche di gestire gli approvvigionamenti e allocare le risorse in modo proattivo, come ci racconta Carmine Artone, responsabile sviluppo sistemi operations staff e tecnologie, direzione sistemi informativi di Gruppo Hera. «I Big Data ci aiutano a lavorare meglio, tagliando costi e rendendo i processi più efficaci. Ma è necessario superare le barriere culturali e abbattere i “feudi” dei dati in azienda. La data analysis però non è solo ottimizzazione. La gestione dei dati che parte dalla data quality rappresenta un’opportunità strategica per il business».

Il rischio di errori e la gestione della rilevanza dei dati sono tra i fattori più critici per i produttori di statistiche ufficiali. Per l’Istituto nazionale di statistica alcune delle fasi in cui è tradizionalmente scomposto il processo di produzione delle informazioni statistiche richiedono l’elaborazione automatica di ingenti moli di dati. Non solo. Le elaborazioni alle quali vengono sottoposti i dati di indagine sono, talvolta, caratterizzate da elevata complessità e velocità computazionale. «I dati sono il nostro asset principale» – commenta Piero Demetrio Falorsi, CIO di ISTAT. Replicazione e non coerenza sono problematiche da affrontare in ogni processo. Nell’elaborazione dell’indice della fiducia la sentiment analysis si è dimostrata uno strumento potente. Resta però il paradosso della conoscenza: il dato è “big” ma per comprenderne il valore bisogna ridurlo e integrarlo in una vera mappa della conoscenza».


#DMbigdata Ma chi sono i padroni dei dati?
Click To Tweet


Come cambia il mestiere delle telco con i Big Data analytics?

«Se Big Data significa “tanti”, noi gestiamo “tantissimi” dati ogni giorno» – racconta Alessandro Canzian, corporate marketing director di Vodafone Italia. Le telco nell’era dell’IoT hanno nuove prospettive di sviluppo in ottica smart city. Raccogliamo da più di 20 anni dati di billing e di CRM. La redemption è funzione proporzionale della profilazione. Oltre le logiche di Business Intelligence tradizionale, l’analisi real-time o near real-time permette di capire se, come, quando e perché il cliente sta andando via e di intervenire nel momento preciso in cui il cliente sta maturando la decisione. Dal fraud management al marketing omnicanale, i progetti su mobile analytics hanno ROI che si ripagano in meno di sei mesi. L’innovazione è spinta dai business case anche per i progetti di Big Data. Machine-to-machine, smart city, security e open data rappresentano l’orizzonte più vicino per le telco. Secondo Canzian, per intraprendere un processo di intelligence data driven dati occorre raccogliere i dati da tutti i punti di contatto, immagazzinarli nei data lake, consentire l’accesso ai dati a tutti i livelli dell’organizzazione, educare gli utenti alla gestione responsabile dei dati, e dare sempre un feedback.

L'articolo Big Data? Ecco la checklist delle cose da fare proviene da Data Manager Online.

]]>
CartaSi lancia SmartSi, il primo programma di card linked offer profilato in Italia https://www.datamanager.it/2015/06/cartasi-lancia-smartsi-il-primo-programma-di-card-linked-offer-profilato-in-italia/ Fri, 26 Jun 2015 13:16:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79428 Disponibile per tutti i Titolari di CartaSi, SmartSi è completamente gratuito, non richiede alcuna registrazione e propone offerte personalizzate con sconti differiti di brand selezionati CartaSi lancia SmartSi, il primo programma di card linked offer profilato in Italia. Per la prima volta nel nostro Paese chi sceglie di pagare con carta riceve offerte personalizzate da parte di partner selezionati: […]

L'articolo CartaSi lancia SmartSi, il primo programma di card linked offer profilato in Italia proviene da Data Manager Online.

]]>
Disponibile per tutti i Titolari di CartaSi, SmartSi è completamente gratuito, non richiede alcuna registrazione e propone offerte personalizzate con sconti differiti di brand selezionati

CartaSi lancia SmartSi, il primo programma di card linked offer profilato in Italia. Per la prima volta nel nostro Paese chi sceglie di pagare con carta riceve offerte personalizzate da parte di partner selezionati: per i titolari di carte di credito gli sconti vengono differiti in accredito sul primo estratto conto utile, per i titolari di carte prepagate, invece, incrementano il saldo del borsellino.

SmartSi è l’ultima novità della nuova Mobile App MySi, un hub completo di funzionalità informative e dispositive che permette al cliente col proprio smartphone di effettuare pagamenti, monitorare e gestire le proprie carte e avvalersi dei benefit di CartaSi che danno un vantaggio al cliente ad ogni utilizzo della carta come appunto SmartSi e il programma punti IoSi.

Disponibile da pochissimi giorni per tutti i titolari di CartaSi, SmartSi è completamente gratuito e non richiede alcuna registrazione. Per usufruirne è sufficiente accedere alla nuova App MySi o al portale titolari di CartaSi, aderire all’offerta personalizzata di proprio interesse ed effettuare l’acquisto presso l’esercente partner, sia esso un esercizio fisico oppure online. Grazie alle funzionalità dell’APP è anche possibile trovare il partner più vicino e calcolare il percorso per raggiungerlo.

SmartSi è il primo programma in Italia a utilizzare un modello basato sul comportamento di spesa dei clienti: un modello che garantisce quindi offerte dedicate, convenienti, costantemente aggiornate per essere sempre più aderenti alle preferenze dei singoli clienti. Agli iscritti al programma fedeltà IoSi, SmartSi consente inoltre di scegliere se ottenere sconti sugli acquisti effettuati oppure se incrementare la propria raccolta punti.

I vantaggi di SmartSi sono consistenti anche per gli esercenti che, aderendo al nuovo programma di CartaSi, possono incrementare il proprio business raggiungendo nuova clientela selezionata e assicurare ai propri clienti gli sconti più vantaggiosi, garantiti dai migliori strumenti di profilazione.

L'articolo CartaSi lancia SmartSi, il primo programma di card linked offer profilato in Italia proviene da Data Manager Online.

]]>
CartaSi e Trenitalia: arrivano le carte multifunzione https://www.datamanager.it/2014/12/cartasi-trenitalia-arrivano-carte-multifunzione/ Tue, 23 Dec 2014 18:00:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67252 Una sola carta fedeltà per acquistare titoli di viaggio e fare pagamenti È la nuova carta multifunzione realizzata da CartaSi e Trenitalia che inizierà a circolare dal 2015, frutto di un accordo che punta anche a perseguire, nel tempo, una completa e interoperabile digitalizzazione dei pagamenti nel settore dei trasporti. Il progetto prevede l’integrazione della funzionalità di pagamento gestita […]

L'articolo CartaSi e Trenitalia: arrivano le carte multifunzione proviene da Data Manager Online.

]]>
Una sola carta fedeltà per acquistare titoli di viaggio e fare pagamenti

È la nuova carta multifunzione realizzata da CartaSi e Trenitalia che inizierà a circolare dal 2015, frutto di un accordo che punta anche a perseguire, nel tempo, una completa e interoperabile digitalizzazione dei pagamenti nel settore dei trasporti. Il progetto prevede l’integrazione della funzionalità di pagamento gestita da CartaSi sia nelle CartaFreccia, le carte fedeltà dei clienti Trenitalia, sia nelle carte regionali dei trasporti. L’obiettivo è quello di permettere ai cittadini di avere a disposizione tre funzioni in un’unica carta, con la garanzia di un’esperienza d’uso semplice, comoda, sicura.

Nel 2015 si procederà quindi, per i primi 400.000 titolari CartaFreccia, con la sostituzione progressiva con carte co-branded che uniscano le funzionalità di trasporto e pagamento alle funzionalità loyalty. Per quel che riguarda la componente trasporto pubblico locale, il progetto sarà avviato inizialmente nella Regione Piemonte dove sarà possibile acquistare anche abbonamenti e biglietti emessi da operatori diversi da Trenitalia. Sono già state avviate le necessarie attività per estendere queste carte anche in altre Regioni. Le nuove carte co-branded – richiedibili online e tutte dotate di chip e di funzionalità contactless – saranno, nella prima fase del progetto, prepagate con una soglia di spesa di 2.500 euro/anno, che sarà possibile elevare successivamente con un upgrade del prodotto.

“Semplificare la vita dei cittadini, rendere l’Italia un Paese più moderno, diffondere strumenti di pagamento più comodi, più economici, più sicuri del contante: questi sono tre obiettivi che CartaSi, anche tramite questo accordo, vuole raggiungere – ha affermato Laura Cioli, Amministratore Delegato di CartaSi – Le nuove carte multifunzione sono un prodotto innovativo che testimonia concretamente il nostro sforzo nella digitalizzazione del Paese: siamo lieti di emetterle per il mondo dei trasporti il cui sviluppo è fondamentale per la modernizzazione del Paese”.

Vincenzo Soprano, Amministratore Delegato di Trenitalia, ha commentato: “Con questa partnership vogliamo offrire ai nostri clienti una nuova opportunità per trasformare e arricchire il concetto stesso di viaggio. Questa iniziativa è perfettamente coerente con tutte le caratteristiche della nostra proposta commerciale focalizzata sulle esigenze del cliente, guidata dall’innovazione e orientata alla sostenibilità. L’iniziativa rappresenta anche un ulteriore esempio di come la collaborazione tra aziende italiane generi esperienze di successo e consenta di rafforzare reciprocamente la propria presenza sul mercato, coniugando in questo caso la digitalizzazione delle transazioni e la dematerializzazione dei titoli di viaggio”.

L'articolo CartaSi e Trenitalia: arrivano le carte multifunzione proviene da Data Manager Online.

]]>
Grave falla sul sito di Cartasì: acquisti di Natale a rischio https://www.datamanager.it/2014/12/grave-falla-sito-cartasi-acquisti-natale-rischio/ Thu, 04 Dec 2014 14:13:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66262 Sicurezza, Cartasì: società milanese specializzata nella sicurezza informatica e nello sviluppo di siti per il commercio elettronico ha scoperto una grave falla di sicurezza sul sito Cartasì che potrebbe essere usata da malintenzionati per carpire dati e/o denaro Gli esperti di Accomazzi.net, realtà specializzata nel commercio elettronico e nella sicurezza informatica, hanno scoperto e già […]

L'articolo Grave falla sul sito di Cartasì: acquisti di Natale a rischio proviene da Data Manager Online.

]]>
Sicurezza, Cartasì: società milanese specializzata nella sicurezza informatica e nello sviluppo di siti per il commercio elettronico ha scoperto una grave falla di sicurezza sul sito Cartasì che potrebbe essere usata da malintenzionati per carpire dati e/o denaro

Gli esperti di Accomazzi.net, realtà specializzata nel commercio elettronico e nella sicurezza informatica, hanno scoperto e già segnalato all’azienda un gravissimo errore di progettazione nel sito di CartaSì utilizzato per il commercio elettronico. L’errore consente a qualsiasi malintenzionato di usare facilmente il sito CartaSì per truffare i navigatori tramite il phishing.

Vedere per credere

Per una dimostrazione pratica e impressionante di cosa sia possibile fare grazie all’errore di progettazione, è sufficiente visitare l’indirizzo http://goo.gl/3aYIzc, creato dagli esperti di Accomazzi.net. Come noteranno immediatamente i più attenti, questo è davvero il sito di Cartasì, con tanto di certificato VeriSign che dichiara sicura la connessione e scritta verde che verifica che l’azienda è stata certificata da un’autorità. Quindi il navigatore medio non può certo immaginare che in realtà sta leggendo una pagina concepita da qualcun altro.

La scoperta è particolarmente rilevante in questo periodo, durante il quale secondo le stime del Consorzio Netcomm circa 10 milioni di italiani faranno acquisti online per un controvalore stimato in 2,4 miliardi di euro, per lo più utilizzando la carta di credito (secondo uno studio del 2012, CartaSì era il secondo sito in Italia con il 27% del mercato). Il sito CartaSì KeyClient è tra i più usati in Italia dai venditori web indipendenti, cioè quelli che non si appoggiano a un centro commerciale online come Amazon. Il valore del fatturato e-commerce in Italia nel 2013 è stato stimato in 22,3 miliardi di Euro.

Come evitare la truffa? Quattro regole d’oro per navigatori e aziende

Non sempre è facile o immediato rendersi conto se il sito con cui ci si collega è davvero quello della banca o del negozio online, oppure se è stato hackerato.

Gli esperti di Accomazzi.net suggeriscono a tutti i navigatori alcune semplici regole per limitare fortemente la possibilità di finire truffati. Eccole:

1. Non seguire i link (trovati in posta e sul web) per raggiungere un sito di commercio elettronico, ma invece digitarne il nome da zero. L’accorgimento impedisce al navigatore di finire su siti maligni dal nome ingannevolmente simile a siti onesti.

2. Accertarsi che tutte le pagine web su cui si lasciano i propri dati siano contrassegnate dal lucchetto chiuso, che deve trovarsi nella barra degli indirizzi e non sotto. Non scrivere mai in una mail le proprie credenziali di accesso (ID e password) e in generale dati sensibili.

3. La presenza del lucchetto in colore verde, o del nome del sito in colore verde, indica che un’autorità ha recentemente verificato che l’azienda esiste da almeno cinque anni e non ha in corso procedura di fallimento.

4. Mantenere aggiornato il programma con cui si naviga il web. Alcuni, come Firefox e Google Chrome, si aggiornano automaticamente se viene dato il permesso.

Per le aziende che hanno un sito di commercio elettronico, i consigli di Accomazzi.net

1. Dotarsi di certificazione https e usarla per erogare tutte le pagine del sito, non soltanto quelle dove viene mostrato il carrello o richiesti i dati anagrafici del cliente;

2. Utilizzare un software dedicato e non una soluzione generica per siti web (come WordPress o Joomla) nel quale viene installata una estensione per il commercio elettronico;

3. Nello sviluppo e hosting del proprio sito web appoggiarsi solo a un fornitore con provata competenza nella sicurezza informatica, che contrattualmente dovrà monitorare il sito e mantenere aggiornato il software;

4. Verificare che chi sviluppa e/o eroga il sito abbia fatto verificare la propria realizzazione a una azienda terza, o far eseguire direttamente un controllo del genere.

L'articolo Grave falla sul sito di Cartasì: acquisti di Natale a rischio proviene da Data Manager Online.

]]>
Con CartaSi e Visa Europe la nuova frontiera dei pagamenti NFC sbarca in Italia https://www.datamanager.it/2014/10/cartasi-visa-europe-nuova-frontiera-dei-pagamenti-nfc-sbarca-in-italia/ Thu, 16 Oct 2014 14:38:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63025 CartaSi lancia la prima soluzione di pagamento HCE per smartphone in Italia basata sull’innovativa tecnologia Cloud Based Payments CartaSi rivoluziona il mercato italiano dei pagamenti mobile e lancia la prima soluzione NFC per smartphone in Italia basata su funzionalità HCE (Host Card Emulation) e tecnologia Visa Cloud Based Payments. La soluzione di pagamento HCE, che […]

L'articolo Con CartaSi e Visa Europe la nuova frontiera dei pagamenti NFC sbarca in Italia proviene da Data Manager Online.

]]>
CartaSi lancia la prima soluzione di pagamento HCE per smartphone in Italia basata sull’innovativa tecnologia Cloud Based Payments

CartaSi rivoluziona il mercato italiano dei pagamenti mobile e lancia la prima soluzione NFC per smartphone in Italia basata su funzionalità HCE (Host Card Emulation) e tecnologia Visa Cloud Based Payments.

La soluzione di pagamento HCE, che grazie a CartaSi, Visa Europe ed Equens SE sbarca per la prima volta in Italia, permette di virtualizzare all’interno dello smartphone le carte di pagamento, indipendentemente dall’operatore telefonico utilizzato, garantendo così libertà d’uso, grande semplicità di utilizzo e massima sicurezza.

La nuova soluzione di pagamento sarà integrata in MySi (il wallet di CartaSi disponibile sul mercato a partire da fine 2014) e potrà essere usata da tutti i titolari di una CartaSi Visa dotati di smartphone con la più recente versione del sistema operativo  Android (versione KitKat 4.4 o superiore).

Una volta attivato il servizio sul proprio telefonino, sarà possibile effettuare pagamenti con cellulare, anche in assenza di connessione dati, presso tutti gli esercizi commerciali dotati di un POS contactless, a oggi 220mila in Italia e 1,8 milioni  in Europa, e in rapida crescita in tutti i settori merceologici.

Oltre a facilità e comodità d’utilizzo, la nuova soluzione di pagamento garantisce massima sicurezza e tranquillità: i dati della carta di pagamento, infatti, sono custoditi nel “cloud” e non sono mai visibili sullo smartphone, all’interno del quale vengono usati solo dati virtuali e dinamici.

Il servizio verrà progressivamente esteso a tutti i titolari di carte di pagamento CartaSi che, oltre alla soluzione basata su HCE, nel wallet MySi avranno a disposizione soluzioni di pagamento per l’e-commerce e tramite QR Code.

La nuova tecnologia, integrata all’interno del wallet MySi, permetterà in futuro a CartaSi di virtualizzare sullo smartphone, oltre alle carte di pagamento, anche tutti i servizi a valore aggiunto digitalizzabili, come coupon, ticket, carte fedeltà, badge: in questo modo il portafoglio entrerà davvero nel telefonino.

“L’innovazione è l’elemento determinante per lo sviluppo dei pagamenti elettronici in Italia, necessario a rendere il nostro un Paese davvero moderno, allineato alle principali nazioni europee – afferma Laura Cioli, AD di CartaSi – La funzionalità HCE di Android, che insieme a Visa siamo i primi a usare in Italia, ci consente di mettere in mano di milioni di Italiani un altro strumento di pagamento più efficiente, più  comodo e più sicuro del contante. E’ un ulteriore passo – concretamente utile – nel processo di innovazione su cui continuiamo a investire e che da sempre ci posiziona come il brand leader sul mercato”

Davide Steffanini, Direttore Generale Visa Europe in Italia, ha commentato: “Visa Europe è all’avanguardia nello sviluppo di strumenti che le banche italiane possono utilizzare per lanciare su vasta scala i servizi di pagamento mobile NFC, incluse le soluzioni cloud based basate sulle più recenti funzionalità del sistema operativo Android. La soluzione proposta da CartaSi avrà un grande impatto sull’ecosistema dei pagamenti in mobilità italiani, considerando che nel nostro paese il numero di smartphone in circolazione è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni, superando il numero dei tradizionali cellulari. L’Italia è certamente un mercato interessato e interessante, che accoglierà con favore la soluzione basata sul cloud, estremamente semplice nella fruizione. In Visa accogliamo e promuoviamo qualsiasi nuovo standard di pagamento, che permetta un’implementazione semplice verso un ampio numero di utenti finali e che offra un’esperienza di pagamento sicura e veloce.”

L'articolo Con CartaSi e Visa Europe la nuova frontiera dei pagamenti NFC sbarca in Italia proviene da Data Manager Online.

]]>
Banca Mediolanum: da oggi si paga con lo smartphone https://www.datamanager.it/news/banca-mediolanum-da-oggi-si-paga-con-lo-smartphone-57508.html Fri, 20 Jun 2014 14:24:17 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/banca-mediolanum-da-oggi-si-paga-con-lo-smartphone/ Da lunedì 23 giugno sono possibili anche in Italia i pagamenti via cellulare, con tecnologia NFC, grazie a un’applicazione sviluppata in collaborazione con CartaSì Si sa, tra il telefonino e gli italiani è stato subito amore a prima vista. E duraturo. Magari possiamo fare a meno delle carte di credito, ma senza cellulare proprio non […]

L'articolo Banca Mediolanum: da oggi si paga con lo smartphone proviene da Data Manager Online.

]]>
Da lunedì 23 giugno sono possibili anche in Italia i pagamenti via cellulare, con tecnologia NFC, grazie a un’applicazione sviluppata in collaborazione con CartaSì

Si sa, tra il telefonino e gli italiani è stato subito amore a prima vista. E duraturo. Magari possiamo fare a meno delle carte di credito, ma senza cellulare proprio non si riesce a stare. Se poi si tratta di smartphone, il rapporto è ancora più stretto. E con 97 milioni di SIM attive su oltre 61 milioni di persone che vivono in Italia, era anche logico che prima o poi qualcuno pensasse a fondere cellulare e strumenti di pagamento diversi dal contante. A fare da apripista in Italia in questo campo, ci ha pensato Banca Mediolanum, che fa debuttare la Mediolanum Freedom Easy Card: sviluppata in collaborazione con CartaSi, è la prima carta prepagata che, inserita all’interno di Mediolanum Wallet, consente i pagamenti NFC, cioè Near Field Communication, uno standard per connessioni wireless di breve raggio, tramite smartphone abilitati. Inizialmente disponibile per i clienti TIM, il servizio sarà reso disponibile anche per Vodafone “nei prossimi mesi”, fa sapere Mediolanum, senza però dettagliare né su Tre e Wind né sugli operatori virtuali presenti sul mercato italiano.

Il primato di Mediolanum

Resta il fatto che Banca Mediolanum è il primo operatore bancario italiano a offrire la possibilità di effettuare i pagamenti anche tramite smartphone. Le ragioni di questo primato le ha spiegate Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum, durante la presentazione ufficiale del debutto dell’iniziativa, avvenuto ieri sera a Milano: “Mediolanum è una banca relativamente giovane, visto che è nata nel 1997. Fin da subito abbiamo investito in tecnologie innovative, per essere sempre in grado di offrire il meglio ai nostri clienti. Notando come il 33% di chi possiede uno smartphone, lo utilizzi anche per effettuare pagamenti online, abbiamo accelerato i nostri investimenti nella progettazione e nell’offerta di servizi finanziari in mobilità, riconoscendone il carattere di driver importante per l’evoluzione di un modello di banca sempre più diretto, efficiente e vicino ai bisogni dei clienti”.

Ottimismo ragionato

Che l’investimento nella tecnologia NFC avvenga nella direzione giusta, lo conferma anche uno studio recente, le cui principali risultanze sono state illustrate da Alessandro Perego del Politecnico di Milano: “In Italia, l’intero ecosistema NFC è ai blocchi di partenza, visto che tutti gli elementi infrastrutturali di base sono già operativi, con più di 200.000 POS abilitati, oltre a 10-12 milioni di cellulari che già dispongono di questa tecnologia – ha sottolineato Perego -. Quindi, ci sentiamo di esprimere un ottimismo ragionato relativamente al fatto che l’NFC prenda piede in Italia: resta solo da vedere come verrà accolto il servizio da parte dei consumatori. Ma, conoscendo la mania nazionale per i telefonini, le prospettive sono senz’altro buone”. Se ne riparlerà, da lunedì 23 giugno in poi.

L'articolo Banca Mediolanum: da oggi si paga con lo smartphone proviene da Data Manager Online.

]]>