chatbot – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Apr 2024 13:32:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png chatbot – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 New York City ha un problema con il chatbot per i cittadini https://www.datamanager.it/2024/04/new-york-city-ha-un-problema-con-il-chatbot-per-i-cittadini/ Mon, 08 Apr 2024 13:32:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236284 Risposte imprecise e fuorvianti per lo strumento che dovrebbe supportare le richieste di residenti e imprenditori Secondo un rapporto di The Markup, il chatbot AI rilasciato dal governo di New York per aiutare gli imprenditori ad accedere a informazioni pertinenti ha diffuso falsità, a volte informando male gli utenti su azioni contrarie alla legge. Il […]

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Risposte imprecise e fuorvianti per lo strumento che dovrebbe supportare le richieste di residenti e imprenditori

Secondo un rapporto di The Markup, il chatbot AI rilasciato dal governo di New York per aiutare gli imprenditori ad accedere a informazioni pertinenti ha diffuso falsità, a volte informando male gli utenti su azioni contrarie alla legge. Il rapporto, pubblicato in collaborazione con le redazioni no-profit locali Documented e The City, include numerosi esempi di inesattezze nelle risposte del chatbot a domande relative alle politiche abitative, ai diritti dei lavoratori e ad altri argomenti. L’amministrazione del sindaco Adams ha introdotto il chatbot in ottobre come aggiunta al portale MyCity, lanciato nel marzo 2023 come “uno sportello unico per servizi e vantaggi cittadini”. Il chatbot, basato sull’intelligenza artificiale di Azure di Microsoft, è rivolto agli attuali e aspiranti imprenditori ed è stato pubblicizzato come una fonte di “informazioni utilizzabili e affidabili” che provengono direttamente dai siti del governo della città. Ma si tratta di un programma pilota e un disclaimer sul sito Web rileva che “potrebbe occasionalmente produrre contenuti errati, dannosi o distorti”. 

Un esperto di politica abitativa che ha parlato con The Markup ha definito il chatbot “pericolosamente impreciso” nel peggiore dei casi. La città ha indicato che il progetto è ancora in fase di elaborazione. In una dichiarazione a Engadget, Leslie Brown, portavoce dell’Ufficio di Tecnologia e Innovazione di New York, ha dichiarato: “In linea con i principi chiave della città di affidabilità e trasparenza riguardo all’intelligenza artificiale, il sito informa gli utenti che il prodotto beta pilota chiaramente contrassegnato dovrebbe essere solo utilizzato per contenuti aziendali, informa gli utenti che ci sono rischi potenziali e li incoraggia tramite una dichiarazione di non responsabilità a ricontrollare le risposte con i collegamenti forniti e a non utilizzarli come sostituti della consulenza professionale”. Il sito ha già fornito a migliaia di persone risposte tempestive e precise e offre un’opzione di feedback per contribuire a promuovere continui miglioramenti dello strumento beta. “Continueremo a concentrarci sull’aggiornamento di questo strumento in modo da poter supportare meglio le piccole imprese in tutta la città” ha concluso Brown.

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Virtual e augmented reality, se la digitalizzazione entra in negozio https://www.datamanager.it/2018/07/virtual-e-augmented-reality-se-la-digitalizzazione-entra-in-negozio/ Fri, 13 Jul 2018 08:34:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151350 Il punto vendita del futuro è dappertutto: tra sensori, virtual e augmented reality si moltiplicano i punti di contatto e le possibilità di acquisto online e offline. Maggiore integrazione tra servizi, fiducia nella nuvola e potere al mobile per portare lo store tradizionale in una nuova era Stando a una recente ricerca di Goldman Sachs, […]

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Il punto vendita del futuro è dappertutto: tra sensori, virtual e augmented reality si moltiplicano i punti di contatto e le possibilità di acquisto online e offline. Maggiore integrazione tra servizi, fiducia nella nuvola e potere al mobile per portare lo store tradizionale in una nuova era

Stando a una recente ricerca di Goldman Sachs, VR e AR varranno, entro il 2025, circa 95 miliardi di dollari. La spesa totale per queste tipologie di prodotti e servizi dovrebbe passare a livello worldwide da 11,4 miliardi di dollari del 2017 a quasi 215 miliardi di dollari nel 2021, con un tasso medio annuale composto (CAGR) superiore al 110% (fonte IDC). Buona parte di questi saranno maturati all’interno di applicazioni ludiche, di intrattenimento, mentre altri contesti, come la formazione e il training aziendale stanno già prendendo velocemente piede. Eppure, c’è una categoria che da mondi del genere può trarre benefici significativi, per certi versi determinanti. Stiamo parlando del retail, che dopo aver passato, quasi indenne, l’era dell’evoluzione dall’acquisto localizzato a quello online, ha l’opportunità di cogliere i paradigmi del virtuale e aumentato per trasformare processi interni e di offerta, tutto a vantaggio del consumatore. Quest’ultimo, conscio del nuovo tipo di interazione abilitata dalle tecnologie odierne, cerca una gratificazione immediata che vada oltre le app sullo smartphone o i modelli propositivi tipicamente 3.0, che tentano cioè di unire la personalizzazione dei contenuti con la visita in negozio (pensiamo al marketing di prossimità). È come se visori e occhialini, ma anche gli stessi smartphone, grazie agli sviluppi di piattaforme di developing peculiari, ARKit (iOS) e ARCore (Android), siano ponti verso dinamiche di coinvolgimento approcciate non ancora del tutto, per la mancanza di comunicazione da parte dei brand interessati, per una formula ritenuta appannaggio dei soli appassionati o per la poca convinzione del valore aggiunto che tali soluzioni sono in grado di attivare.

Da anni, alcuni brand sperimentano tecniche di commercio futuristiche. Pensiamo allo specchio “augmented” (un esempio è AR Makeup Mirror di Shiseido) che permette di provare capi di abbigliamento sovrapponendoli alla propria figura, senza perdere minuti preziosi in camerino, oppure i cataloghi tridimensionali delle navi da crociera, capaci di far vivere, per quanto possibile, una primaria esperienza emotiva a chi si accinge ad acquistare la vacanza della vita. Forse non ce ne accorgiamo, ma simili punti di contatto, per quanto a uno stadio non ancora avanzato, stanno già cambiando il modo di costruire engagement e storytelling da parte delle aziende. Sembrava che la formula social fosse quella definitiva per il B2B e il B2C e invece ecco una ricetta ulteriore, che apre scenari vasti e inesplorati.


#VR #AR La parola d’ordine è integrazione – Maria M. Cugnonatto @DXCTechnology
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NUOVA MA GIÀ CONSOLIDATA

Per troppo tempo, le realtà digitali sono state considerate troppo acerbe per il mercato. Tuttavia, alcuni casi, tra cui il gioco Pokémon Go e la social-chat di Snapchat, hanno dimostrato che le logiche AR e VR possono aprire varchi importanti per le aziende in cerca di tipologie dirompenti di business. La sinergia tra l’industria e queste tecnologie non è così innovativa come potremmo pensare. È spesso una questione tecnica, di piattaforma, più che di vera trasposizione su livelli mai tastati. Ci aspettiamo che domani i consumatori indosseranno un paio di occhialini o visori per comprare prodotti su Amazon prelevandoli dagli scaffali?

Pare molto difficile, ma la virtualizzazione degli oggetti può sicuramente fornire uno spunto maggiore verso l’acquisto, un elemento decisionale aggiuntivo, che potrà sostituire processi classici: lo scroll delle foto online, la lettura dei commenti, i feedback degli appassionati. VR e AR diventano allora quasi commodity, strumenti declinati in gadget differenti che guardano tutti a un unico obiettivo: vendere di più, vendere meglio. Molti retailer lo hanno capito, trasformando l’esperienza prettamente digitale, quella di siti e app, in un mix di visita liquida nei negozi fisici, dove la mancanza (voluta o no) di spazio e tempo viene colmata dai mondi 3D, che riescono davvero a semplificare le scelte, in negativo e in positivo. Abbiamo detto delle crociere e dell’abbigliamento, ma gli esempi sono tanti: concessionari che creano l’auto su misura, mobilifici che riproducono salotti, cucine e camerette, assistenti che accompagnano il visitatore in cantieri e musei. L’unico limite è l’immaginazione. Questa però è la parte finale della fruizione “mista”, che prevede un grande lavoro di digitalizzazione a monte. I sistemi dunque hanno dovuto, e dovranno sempre più, supportare questo cambio di passo del retail, fornendo soluzioni stabili ma flessibili, versatili quanto basta per soddisfare le esigenze dei clienti.

IL CONTESTO EUROPEO PER IDC

Non a caso, secondo una recente ricerca di IDC, l’industria al dettaglio dell’Europa occidentale può essere suddivisa in tre aree, in base allo stadio del percorso che le aziende devono affrontare per passare a un modello di business multicanale completo. Nei Paesi Bassi, i retailer si concentrano principalmente sull’ottimizzazione delle efficienze di realizzazione di strategie multichannel; in Francia e in Germania sono nella fase di raggiungimento della visibilità e del miglioramento dei processi mentre in Spagna, Belgio e Italia, i grandi soggetti stanno iniziando a costruire adesso le basi della piattaforma. La parola d’ordine è integrazione, come evidenzia Maria Margherita Cugnonatto, consumer goods, retail, fashion industry leader di DXC Technology Italia, azienda con oltre 20 anni di esperienza nel software engineering e nei servizi di consulenza ICT. «Il mercato del retail, per avere successo, deve puntare a un progetto che sappia legare, sin dal principio, i principali flussi di un’organizzazione» – spiega Maria Margherita Cugnonatto. «Devo poter provare in negozio e acquistare via web, o acquistare via internet e ritirare in negozio, con gli stessi servizi di reso. DXC è stata precursore del tema, sviluppando tool specifici per alcuni importanti brand del mondo del Luxury Fashion, come Jimmy Choo, Bally e Belstaff. Per questi è stata studiata – a stretto contatto con i brand manager – una soluzione basata su un front-end personalizzabile e integrato con il back-office, a partire dall’ERP, sino all’intera supply chain e i sistemi di magazzino. Il bello è che strategie simili, che rientrano comunque nel filone della trasformazione digitale, riescono a dare nuova luce anche alle tipiche problematiche del retail, quelle chiamate “old school math”, oltre ad abilitare l’adozione di tecnologie, dalle smart analytics alla cognitive AI, riconoscimento facciale e vocale, che forniscono risposte a domande forse non del tutto esplicite ma sottese».


#VR #AR Customer experience personalizzata e di qualità – @paolopelloni Gruppo Sintesi
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Insomma, il cliente iperconnesso è oggi l’indiscusso protagonista di tutte le nuove iniziative del soggetto operante nel retail. E le cosiddette tecnologie “phygital”, ossia nate dalla convergenza tra mondo fisico e digitale, giocano un ruolo fondamentale nell’offrire una customer experience personalizzata e di qualità. Ne è convinto Paolo Pelloni, head of marketing and communication di Gruppo Sintesi, secondo il quale i retailer sono in gran fermento nell’affrontare la rivoluzione digitale, anche se a un occhio attento potrebbe sembrare che si tratti di una situazione sotto controllo e di naturale evoluzione. «La realtà – spiega Pelloni – è che i cambiamenti tecnologici sono molteplici, troppi per essere abbracciati tutti. Inoltre sono guidati poco dall’insegna e molto dal cliente, che è il primo a portare le novità fisicamente all’interno del punto vendita, tramite un semplice smartphone. Una situazione che, dal punto di vista del Gruppo Sintesi, advisor delle infrastrutture a supporto della trasformazione digitale, appare fondamentale per le sue implicazioni concrete. Molti dei progetti moderni di innovazione in negozio prevedono l’uso di punti di ingaggio o di interazione cliente-prodotto. Ciò è possibile grazie a tecnologie video, wireless, di realtà aumentata, virtuale o emettitori multi-sensoriali. La vera sfida non è nella tecnica, ma su due altri fronti: portare il consumatore a usare questi touchpoint e ottenere una ricaduta finale sulle vendite. Un duplice scopo che si raggiunge quando si mette in atto una strategia più ampia di coinvolgimento in cui vengono incluse attività di gamification e loyalty. Solo così si può costruire una relazione solida e duratura, che non si limiti alla mera vendita istantanea».

LA FIDELIZZAZIONE INTELLIGENTE

Un tema centrale, quello della fidelizzazione, che ambiti come le realtà miste possono incentivare. Ma come possiamo consolidare il patrimonio di fiducia e il rapporto con il cliente? «Attraverso due strade che devono essere percorse in parallelo» – risponde Maria Margherita Cugnonatto di DXC Technology Italia. Una è quella della personalizzazione: rendere personale il prodotto, il premio e lasciare che il brand comunichi direttamente con il singolo utente. L’altra, sicuramente stimolante, riguarda l’augmented reality, la multisensorialità come driver di fidelizzazione, soprattutto se associata a qualcosa di veramente interessante, cioè la simulazione in fase di pre e post-acquisto. In generale, il marchio deve soddisfare il desiderio del consumatore di vivere esperienze nuove e straordinarie, di certo uniche». Quello tra retailer e cliente è un rapporto destinato a evolversi e a cambiare in maniera proporzionale all’ingresso di ulteriori tecnologie. «Entro la fine dell’anno, il 20% dei retailer europei adotterà sistemi cognitivi per lo sviluppo di attività omnichannel» – spiega Daniela Rao, senior director research and consulting di IDC Italia, tracciando lo scenario di mercato. «Tra questi, il 10% li utilizzerà per i chatbot autonomi e il 9% per assistenti digitali vocali e consentire così il “voice shopping”, applicazioni in grado di interagire in maniera avanzata con il cliente. In Europa Occidentale, vedremo un aumento degli investimenti per progetti del genere, ma solo quando dagli Stati Uniti arriveranno le prove dell’efficacia del loro uso ai fini di una crescita del mercato. Stando all’Innovation in Retail Survey di IDC, il 56% dei retailer continentali attribuisce grande importanza a AR e VR per l’attuazione di una strategia di innovazione nel triennio 2018-2020 ed è per questo che inizieranno a implementare strumenti misti per potenziare le attività di magazzino e distribuzione, con l’obiettivo di ottenere maggiore efficienza, accuratezza e produttività, permettendo alla forza lavoro al dettaglio di concentrarsi maggiormente sul servizio clienti».


#VR #AR In crescita chatbot autonomi e assistenti digitali vocali – Daniela Rao @IDCItaly
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FUTURO PRESENTE

Del resto, la stessa DXC dimostra che accogliere il futuro è già possibile. «La combinazione di soluzioni omniconsumer con la piattaforma DXC Smart Shopper consente di offrire una customer experience più ricca, anche in-store, combinando artificial intelligence per le profilazioni con promozioni personalizzate e realtà virtuale» – riprende Maria Margherita Cugnonatto di DXC Technology Italia. «DXC Smart Shopper, implementata all’interno degli spazi aeroportuali ad esempio, permette di interagire con il viaggiatore negli spazi adiacenti e all’interno dei negozi. La tecnologia diffusa nel punto vendita si basa su infrastruttura light (beacon e Wi-Fi), IoT, analytics e tecnologie di VR, per dare al passeggero servizi di way finding e di push notification oltre a proximity marketing. Dunque, la virtualizzazione viene utilizzata proprio per attrarre e guidare il consumatore nel punto di vendita fisico e aumentare il tempo trascorso in negozio. Altri progetti di VR, come lo Smart Assistant, che raccoglie e indirizza le esigenze di un cliente tramite un chatbot, aiutano a migliorare l’efficienza del personale e a ridurre i tempi di attesa. Le applicazioni del domani non potranno che aggiungere un’ulteriore freccia all’arco dei punti vendita, per far evolvere l’esperienza di acquisto». La sensazione è che AR e VR stiano affrontando un momento cruciale della loro esistenza, non solo in ambito retail. Lo snodo è rappresentato dalla voglia di rivenditori e marchi di sperimentare nuove modalità di business che aggancino gli utenti più smart, quelli cioè prominenti nei prossimi decenni. Proprio come gli smartphone hanno svolto un ruolo essenziale nella rivoluzione del commercio online, così la realtà aumentata e la realtà virtuale hanno il potere di dare nuovo slancio al retail, coinvolgendo gli acquirenti come mai prima d’ora.

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Google Duplex arriva nei call center https://www.datamanager.it/2018/07/google-duplex-arriva-nei-call-center/ Tue, 10 Jul 2018 13:53:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150965 Big G avrebbe già contattato diverse agenzie per cominciare le fasi di test della sua intelligenza artificiale che sa parlare come un umano Al recente I/O 2018, Google ha mostrato cosa può fare una corretta intelligenza artificiale inserita in piattaforme a servizio dei consumatori. Prenotare un parrucchiere, un ristorante o un albergo sono attività a […]

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Big G avrebbe già contattato diverse agenzie per cominciare le fasi di test della sua intelligenza artificiale che sa parlare come un umano

Al recente I/O 2018, Google ha mostrato cosa può fare una corretta intelligenza artificiale inserita in piattaforme a servizio dei consumatori. Prenotare un parrucchiere, un ristorante o un albergo sono attività a cui un algoritmo può sicuramente dar seguito, comunicando in maniera naturale con un utente al telefono. Siamo ben oltre la tecnologia dei chatbot, pur sempre innovazioni concrete per il mercato B2C, visto che con Duplex la situazione è decisamente diversa e più complicata, ma fattibile.

Se alla conferenza per sviluppatori la compagnia non aveva dato indicazioni su quando avrebbe reso disponibile l’AI per il pubblico, un’introduzione sembra essere più vicina del previsto secondo alcune fonti oltreoceano.

Cosa sappiamo

Google Duplex, nei prossimi mesi, farà l’ingresso in alcuni call center, con Big G già al lavoro per chiudere accordi di testing con più agenzie. Non sappiamo ancora di che tipologia di assistenza si tratti ma il tutto si attuerà solo negli USA, almeno per il momento. Serviranno ancora anni prima che Duplex venga tradotto in altre lingue, ma la cosa si farà. Dietro il possibile arrivo della AI dietro i telefoni, virtuali, dei customer care, c’è la paura delle migliaia di dipendenti che ad oggi svolgono il loro lavoro di supporto in remoto.

Purtroppo, con un’economia che viaggia a velocità sostenuta è innegabile che i talkbot rappresentino un ottimo metodo per ridurre i costi e aumentare la soddisfazione dei clienti. Niente più code in linea, nessuna attesa e tempi di risposta immediati: i vantaggi sono fin troppi per non essere considerati.

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Il chatbot S4B di Corvallis contribuisce a snellire l’assistenza sinistri di Sara Assicurazioni https://www.datamanager.it/2018/05/il-chatbot-s4b-di-corvallis-contribuisce-a-snellire-lassistenza-sinistri-di-sara-assicurazioni/ Wed, 23 May 2018 15:02:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148214 La compagnia assicurativa e la società padovana hanno disegnato un servizio di Assistenza Clienti in ambito sinistri in grado di fornire informazioni h24 attraverso l’utilizzo di applicazioni di messaggistica istantanea, con l’obiettivo di rendere più accessibile il canale di comunicazione Grazie all’introduzione del sistema di Social 4 Business (S4B), chatbot prodotta da Corvallis, Sara Assicurazioni […]

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La compagnia assicurativa e la società padovana hanno disegnato un servizio di Assistenza Clienti in ambito sinistri in grado di fornire informazioni h24 attraverso l’utilizzo di applicazioni di messaggistica istantanea, con l’obiettivo di rendere più accessibile il canale di comunicazione

Grazie all’introduzione del sistema di Social 4 Business (S4B), chatbot prodotta da Corvallis, Sara Assicurazioni ha operato un efficientamento del sistema di risposta vocale interattiva (IVR) per l’assistenza dei sinistri, riducendo gli orari di servizio telefonico ma ampliando al tempo stesso il servizio offerto.

S4B offre la possibilità alle aziende clienti di personalizzare il processo ottenendo una versione customizzata dell’assistente virtuale che, nel caso di Sara Assicurazioni, ha preso il nome di SaraperTe.

Entrato in funzione nel dicembre 2017, SaraperTe ha abbattuto nel giro di 6 mesi le operazioni di IVR, rendendo possibile una maggiore focalizzazione degli operatori nelle attività in cui il contatto diretto con il cliente diventa un reale valore aggiunto. SaraperTe agisce come un assistente virtuale che può consultare il sistema sinistri e fornire informazioni tempestive a tutte le parti interessate: danneggiati, controparti e avvocati. E’ accessibile tutti i giorni h24 da Facebook Messenger, Telegram e a breve anche tramite la Web Chat di sara.it, il sito internet di Sara Assicurazioni.

S4B sfrutta i canali social di messaggistica per l’erogazione di servizi da parte di imprese, banche, assicurazioni, enti e pubbliche amministrazioni. L’innovativa piattaforma, costruita con tecniche di robotizzazione e integrabile con sistemi di comprensione del linguaggio naturale (NLP), consente ai fruitori di personalizzarne la gestione a seconda delle proprie esigenze e specificità.

“S4B si configura come un prodotto tailor made, adattabile alle singole richieste dei nostri clienti. Nel caso di SaraperTe ci veniva richiesta una soluzione veloce, diretta e chiara – dichiara Carlo Di Lello, AD Corvallis  SpA –. Grazie a un lavoro di consulenza e analisi abbiamo disegnato un processo ad hoc che permette di gestire nel giro di 1 minuto il servizio di assistenza. Il robot identifica inizialmente il soggetto coinvolto nel sinistro attraverso il numero di targa, di polizza o di codice fiscale. Dopo il riconoscimento, l’assistente virtuale comunica le informazioni sullo stato dell’arte della pratica, a seconda delle necessità, il soggetto decide se procedere con l’assistenza di un operatore o proseguire con la chat”.

SaraperTe è la prima chatbot in Italia che consente a tutti gli interessati di ricevere informazioni sullo stato dell’incidente: non a caso, a marzo 2018, l’assistente virtuale di Corvallis è stato premiato da Efma (European Financial Management Association) come migliore innovazione assicurativa del mese a livello globale ed è rientrato nella shortlist internazionale delle 9 migliori innovazioni assicurative.

“SaraperTe è un esempio di come lo sviluppo tecnologico può servire a migliorare il livello di servizio per i nostri assicurati – commenta Alberto Tosti, DG Sara Assicurazioni Spa –. Si tratta di uno strumento che consente al cliente di ricevere indicazioni e consigli utili al momento del bisogno, ponendo domande a un computer che risponderà quasi come se fosse un essere umano. Grazie a SaraperTe siamo riusciti a migliorare l’attuale livello di assistenza, fornendo al cliente un canale aperto tutti i giorni, 24 ore su 24, capace di dare risposte utili e concrete alle aspettative e ai bisogni dei nostri assicurati”.

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Il Piccolo Principe e l’intelligenza artificiale https://www.datamanager.it/2018/04/il-piccolo-principe-e-lintelligenza-artificiale/ Wed, 18 Apr 2018 15:11:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146110 Lo sapevate che ci sono startup guidate da intelligenza artificiale che migliorano l’umore? Psicologi e psichiatri virtuali studiano i comportamenti umani. Immaginate la meraviglia (e anche la sorpresa) di mettere insieme computer science, biologia e psicologia Ebbene sì. Le startup che si occupano di salute mentale sono il nuovo trend che cavalcheranno i venture capital […]

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Lo sapevate che ci sono startup guidate da intelligenza artificiale che migliorano l’umore? Psicologi e psichiatri virtuali studiano i comportamenti umani. Immaginate la meraviglia (e anche la sorpresa) di mettere insieme computer science, biologia e psicologia

Ebbene sì. Le startup che si occupano di salute mentale sono il nuovo trend che cavalcheranno i venture capital di tutto il mondo. Pochi conoscono Bo Shao – o meglio – non ancora. Nato e cresciuto a Shangai da una famiglia molto povera, ha vinto decine di concorsi di matematica alle superiori in Cina prima di vincere una borsa di studio completa alla prestigiosa università americana Harvard. Dopo essersi laureato in America e aver lavorato in Boston Consulting Group, è tornato in Cina e si è gettato a capofitto nel fantastico mondo delle startup. Inizialmente, la sua startup andava male (EachNet), ma Bo Shao continuava a rifiutare le continue e redditizie offerte provenienti dagli USA. Passarono quattro anni. E mentre i genitori lo avevano dato definitivamente per matto, EachNet diventava il più grande sito di e-commerce per consumatori cinesi. Ebay acquistò la società per 225 milioni di euro e Bo divenne l’imprenditore cinese dell’anno 2003.

L’AI CHE AIUTA A VIVERE MEGLIO

“Parent Lab” è un progetto di Bo Shao che ha lo scopo di fornire una combinazione di scienza, spiritualità e coaching pratico ai genitori di tutto il mondo. E consiste anche in un’app (Hello Joey) lanciata con l’obiettivo di «aiutare i genitori a diventare genitori migliori e a costruire una famiglia felice e connessa». Ma Shao non si ferma qui. “Conscious Accelerator”, fondo di investimenti filantropico, con 100 milioni di dollari donati da lui, investirà in startup dedicate a ridurre la sofferenza di questo mondo, utilizzando la tecnologia per sviluppare ulteriormente la coscienza dell’umanità. «La sofferenza causata da circostanze esterne come la fame o la malattia è più facile da capire, ma, nonostante il crescente benessere materiale – ha spiegato Shao – molte persone si sentono ancora sole, senza scopo, timorose o arrabbiate. Le statistiche sulla salute mentale sono allarmanti». Il fondo di Shao ha come obiettivo quello di “fare del bene” aiutando gli imprenditori a «costruire aziende che si occupino di disordini mentali e che siano autosufficienti e scalabili». Stanno nascendo in tutto il mondo centinaia di startup di questo tipo. Chatbot guidati da intelligenza artificiale che ci fanno compagnia e ci aiutano a meditare, siti web che ci mettono in comunicazione, in forma anonima, con psicologi e psichiatri robot. Ma il futuro è quello di un’app composta da centinaia di algoritmi guidati da sistemi di intelligenza artificiale in grado di farci da mentor, psicologo e medico. Ho pensato di approfondire questa visione con Arnaldo Giaccio, medico bioenergeta, che vive e lavora a Roma. «Gli attacchi di panico, i mal di testa, le depressioni e altri sintomi psicosomatici sono dei segnali. Come la spia dell’olio di una macchina». L’app dovrebbe così interagire con le parti più profonde di noi stessi. «A cosa ti serve stare male? Questa è la prima domanda che dovrebbe fare lo psicologo virtuale».

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Intelligenza Artificiale al #WeChangeIT Forum di Data Manager

L’intelligenza artificiale sarà anche tema centrale dell’evento annuale di Data Manager che riunirà la comunità IT italiana il 21 Giugno all’ UniCredit Pavilion. L’agenda completa e l’opportunità di registrarsi a questo link

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CHATBOT PER LA CURA

Più che una chatbot, insomma, l’app dovrebbe riuscire a integrare i dati relativi al movimento e al comportamento senza tralasciare dati quantitativi, come per esempio le analisi del sangue o molecolari. «Non è così complesso dal punto di vista psicologico – spiega Arnaldo Giaccio –. Si tratta di creare uno schema. Per esempio, è facile trovare una tipologia bioenergetica attraverso l’uso delle immagini studiate da un algoritmo. Così come si può partire da quelle immagini e dal movimento per fare ulteriori domande al paziente. Inizialmente, si tratterebbe di tradurre in algoritmi il linguaggio del corpo dell’opera di Lowen».  Queste sono le opportunità, ma i rischi? «Sono sicuro che l’intelligenza artificiale farà delle diagnosi quasi perfette ma il rischio è che potrebbe mettere il paziente in condizioni di dipendenza. In pratica, gli algoritmi decideranno per il paziente. L’intelligenza artificiale dovrà accompagnare il paziente. Questo è davvero importante. Non deve dare indicazioni ma continuare a fare delle domande. Come per esempio: Vuoi uscire? E tu sei libero di rispondere sì oppure no» – conclude Arnaldo Giaccio.


#VentureCapital #AI Accompagnare le persone nel percorso di cura. Può farlo oggi un essere umano e potrebbe farlo in futuro un’app senza essere intrusiva @simeoneantonio1
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DIAGNOSTICA E BLOCKCHAIN

Accompagnare le persone sapendo quello di cui hanno bisogno. Può farlo – oggi – un essere umano e potrebbe farlo – in futuro – un’app senza essere intrusiva. Ma dal punto di vista meramente scientifico? Sappiamo che i grandi gruppi farmaceutici stanno investendo centinaia di milioni di dollari su soluzioni legate alla blockchain e all’intelligenza artificiale. L’idea è di creare un sistema sostanzialmente impossibile da modificare e sul quale far passare tutti i dati da studiare. Comportamenti, incidenza, malattie, e così via. Attraverso Google Trends possiamo già prevedere l’andamento di una epidemia, ma cosa significherebbe andare nel molto piccolo? Come diceva Arnaldo Giaccio, le diagnosi attraverso l’AI potrebbero essere più accurate ma quello che mancherebbe sarebbe l’aspetto empatico. Scientificamente, bisognerebbe andare nel mondo del molto piccolo, studiando il comportamento delle molecole consolatorie (se ci riferiamo alla depressione) e far analizzare dall’AI il circuito della dopamina, che si attiva quando vogliamo qualcosa. Edoardo Boncinelli, il famoso genetista italiano, spiega che la corteccia anteriore del cervello «ha bisogno di dopamina, ma non la produce». La dopamina viene prodotta nella parte posteriore del cervello e, attraverso una strada, arriva alla corteccia frontale. «Questo è il circuito principale del desiderio. Una grossa delusione produce endorfine, non dormire per un certo tempo produce endorfine. Sono tutti tranquillanti naturali, che in alcuni individui vengono prodotti in modo efficace, in altri in modo lento. È ragionevole pensare che chi si accontenta facilmente, e quindi è più sereno, abbia una struttura psicofisica che contempla un immediato appagamento o una brama non eccessiva. Chi non si accontenta mai ha una struttura psicofisica diversa. Ma, detto questo, che cosa ho ottenuto? Per ora, dobbiamo limitarci a osservare e descrivere, senza capire».

INVESTIMENTI

Si passa dunque a un sistema sempre più olistico. Basti pensare all’industria dei venture capital. Negli USA, l’ecosistema riflette una varietà e versatilità di elementi. Gli attori dell’ecosistema sono assai diversi ma legati in maniera orizzontale. In Italia, vige la frammentazione. Gli investimenti sul fintech stanno cominciando a scendere e si sta puntando sulla salute. Quella immateriale. E solo l’intelligenza artificiale nel mondo del non visibile a mio parare può dare una mano importante. E riguardo il ritorno degli investimenti? Ovviamente, è sempre questo l’obiettivo, ma per una volta lasciatemi sognare. Ripenso al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e al suo incontro con l’uomo di affari che possedeva tutte le stelle. Cosa gli avrebbe domandato la nostra app guidata dall’intelligenza artificiale? «A cosa ti servono? Che te ne fai? Tutto qui»? Sì, proprio come il Piccolo Principe.

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Connexia presenta Chatbots for Work https://www.datamanager.it/2018/01/connexia-presenta-chatbots-for-work/ Tue, 23 Jan 2018 11:42:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139479 Il corporate chatbot che rivoluziona la comunicazione in azienda Connexia, Data Driven Creativity Agency del Gruppo Doxa, prosegue nel solco dell’innovazione e della digital transformation e presenta al mercato Chatbots for Work, il nuovo corporate chatbot a disposizione delle aziende per comunicare in modo istantaneo con i dipendenti all’interno delle applicazioni di messaggistica aziendale. Vero […]

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Il corporate chatbot che rivoluziona la comunicazione in azienda

Connexia, Data Driven Creativity Agency del Gruppo Doxa, prosegue nel solco dell’innovazione e della digital transformation e presenta al mercato Chatbots for Work, il nuovo corporate chatbot a disposizione delle aziende per comunicare in modo istantaneo con i dipendenti all’interno delle applicazioni di messaggistica aziendale.

Vero e proprio assistente virtuale, con il quale il personale può interagire attraverso una piattaforma di messaging, il chatbot rappresenta uno strumento in rapida diffusione, che le aziende più innovative e lungimiranti scelgono di adottare per comunicare, verso l’esterno come al proprio interno, utilizzandolo, ad esempio, come efficace e originale tool per la comunicazione interna, con infinite modalità e finalità di applicazione: fornire alla funzione HR un canale di supporto privilegiato per comunicare con le risorse interne, inviare comunicazioni di servizio, reminder e approfondimenti, abilitare ricerche sulla knowledge base aziendale, ascoltare i bisogni e le istanze del personale attraverso questionari o sondaggi, ridurre la pressione rispetto alle richieste inviate alla funzione ITC.

La soluzione di corporate chatbot di Connexia Chatbots for Work è uno strumento flessibile e immediato, pensato per permettere alle aziende di fornire ai propri dipendenti una ricca compagine di funzionalità a supporto dei processi di lavoro:

  • Consultazione e funzione di ricerca di singole persone, team e dipartimenti: grazie alle app di instant messaging utilizzabili da mobile, tablet o desktop, i dipendenti possono consultare il bot usando il linguaggio naturale e conoscere, per esempio, le aree di expertise, le informazioni di contatto e i team o i dipartimenti di appartenenza dei colleghi.
  • Consultazione e funzione di ricerca di guideline, FAQ e policy aziendali.
  • Ricezione di notizie e alert, in realtime e programmata.
  • Ricezione e compilazione di brevi questionari, in realtime e programmata, per richiedere l’opinione dei colleghi su temi specifici, sia attraverso domande aperte che a risposta multipla.
  • Fallback immediato della conversazione su operatore umano – nel caso in cui il bot non riesca a rispondere: una valida alternativa a un supporto di primo livello, con conseguente riduzione dei costi del personale dedicato.
  • Ascolto dei dipendenti e monitoraggio delle metriche più rilevanti del chatbot attraverso Connexia Dashboard, la piattaforma di analytics di Connexia. Fruibile anch’essa da mobile, tablet e desktop, la Dashboard consente di estendere il monitoraggio agli altri canali di comunicazione interna utilizzati dall’azienda, come la intranet o la newsletter interna.

“Connexia inaugura un 2018 all’insegna di dinamismo e grande vivacità creativa – dichiara Paolo D’Ammassa, CEO di Connexia – Tra le tante novità in cantiere, abbiamo scelto di iniziare l’anno presentando Chatbots for Work perché crediamo fermamente che la trasformazione digitale nelle aziende italiane sia ormai un’esigenza irrinunciabile e, come agenzia, grazie soprattutto al nostro team interno guidato dal Chief Innovation Officer Italo Marconi, siamo grado di offrire a tante realtà l’opportunità di cominciare a innovare concretamente attraverso uno strumento utile, efficace e flat. La corporate chatbot di Connexia è infatti in grado di integrare alle funzionalità già disponibili, altre feature, personalizzando la risposta alle specifiche esigenze aziendali, e dialogare indistintamente con tutte principali piattaforme di instant messaging utilizzate in ambito corporate, con un occhio di riguardo e una expertise speciale per Spark/WebEx. Alle competenze di progettazione e sviluppo tecnologico, il team di Connexia affianca la capacità di ideare e produrre contenuti specifici per Chatbots for Work, offrendo alle aziende la possibilità, strategicamente rilevante, di realizzare una sintesi molto originale tra creatività e comunicazione interna”.

Connexia Chatbots for Work è naturalmente disponibile e integrabile con:

  • Cisco Spark (integrato con WebEx).
  • Skype, Skype for Business e Teams (integrati con Office365).
  • Facebook Messenger (integrato con Workplace).
  • LiveAgent Service Cloud (integrato con Salesforce).

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La nuova era del CRM https://www.datamanager.it/2017/11/la-nuova-del-crm/ Thu, 23 Nov 2017 09:47:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135954 Big Data, IoT, social network. Il CRM oggi non è più un software definito, indipendente e slegato dal resto della produttività aziendale Anzi, possiamo considerare gli strumenti di customer relationship management (CRM) come collanti tra reparti diversi, in grado di soddisfare esigenze e bisogni peculiari che, nonostante fonti e destinazioni eterogenee, contribuiscono a fornire un’immagine più […]

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Big Data, IoT, social network. Il CRM oggi non è più un software definito, indipendente e slegato dal resto della produttività aziendale

Anzi, possiamo considerare gli strumenti di customer relationship management (CRM) come collanti tra reparti diversi, in grado di soddisfare esigenze e bisogni peculiari che, nonostante fonti e destinazioni eterogenee, contribuiscono a fornire un’immagine più chiara e verosimile di chi è il cliente e dei metodi per raggiungerlo, soddisfarlo, supportarlo. Il percorso da seguire, per svecchiare i processi, non è di certo semplice: il perfetto equilibrio è quello tra completezza ed elasticità, efficienza e versatilità, insomma un connubio di qualità che non sempre è facile riscontrare nelle soluzioni odierne ma che rappresenta un mix essenziale per restituire al business una serie di tool capaci di creare davvero valore funzionale, semplificando anche il flusso e la comprensione delle informazioni.

È chiaro dunque che stare al passo con la modernità richiede doti di visione, lungimiranza e concretezza; requisiti che i CRM devono avere per imporsi sul mercato. Tutto parte dalla considerazione della presenza di punti di contatto tra domanda e offerta ancora più destrutturati che in precedenza. Un sito web può attirare l’attenzione dei consumatori ma la sua esistenza è inutile se non viene integrato in un sistema più ampio, fondato sui concetti di multi e omnicanalità. Come rispondere alle sfide del futuro? In che modo le aziende sfruttano la digitalizzazione e le innovazioni tecnologiche per rinnovare le proprie strategie?

Target liquido

Il cliente, sempre più digital, sembra un target facilmente raggiungibile perché presente con le sue identità su più livelli. La nuova era del software di gestione integrato parte da un presupposto: la capacità di riconoscere cluster di riferimento comprensivi di caratteristiche specifiche, abitudini, bisogni, apertura all’acquisto. Come si pongono i grandi player dinanzi a un’evidenza del genere?

«Oggi, il sistema informativo aziendale deve governare dati digitali da integrare con tutte le applicazioni. Per questo il CRM assume una valenza determinante quando è integrato con l’ERP, con strumenti di business intelligence, con il portale proprietario, perché solo in questo modo si può conoscere in modo preciso e immediato il rapporto tra cliente e azienda e prendere decisioni puntuali e proattive» – ci spiega Giorgio Mini, vicepresidente di Zucchetti.

Per Davide Astolfi, enterprise market management di TeamSystem: «La vera sfida è rendere le soluzioni gestionali aziendali, CRM compreso, fruibili e intuitive come gli strumenti e le applicazioni mobili che ognuno di noi è ormai abituato a utilizzare. Sul fronte dell’usabilità delle applicazioni e dei servizi digitali, concentriamo da tempo molti dei nostri investimenti. La piattaforma Agyo, per lo scambio elettronico dei documenti, è stata scelta da oltre 40mila aziende e professionisti a livello globale».

E sono proprio i professionisti ad aver colto forse le potenzialità maggiori dei software di nuova generazione, come rilevato da Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, che da anni studia e analizza il settore: «La trasformazione digitale è pienamente in atto» – ricorda Pierfrancesco Angeleri, managing director del gruppo. «I professionisti italiani ne hanno preso davvero coscienza soltanto recentemente, sebbene i loro clienti, le PMI, avessero già da tempo iniziato a sentire il bisogno di tool avanzati. L’obiettivo è iniziare a guardare allo studio professionale con gli stessi criteri con i quali si guarda un’impresa. Dal canto nostro, abbiamo risolto questo problema presentando Genya, una suite che non solo risolve le necessità degli adempimenti ma offre ai professionisti tutte le potenzialità di un’architettura con la quale gestire studio e clientela con un’ottica imprenditoriale».


La nuova era del #CRM @ZucchettiSpa #TeamSystem @Ipsoa @AlteaUp
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L’oro moderno

Lo sappiamo, il dato è l’oro dell’epoca moderna, una realtà oramai imprescindibile per molti. Il fatto è che molto spesso tale elemento, nella sua forma più grezza, è accessibile a tanti soggetti, che devono levigarlo, raffinarlo e renderlo davvero unico. Come può allora un’azienda distinguersi, donando valore alle indicazioni fornite dal suo CRM? «Un punto di forza è la personalizzazione» – afferma Astolfi. «Bisogna rendere autonomo l’utente nel costruirsi la “relazione con il dato”. La user experience del nostro CRM, per esempio, raccoglie e aggrega le informazioni provenienti da tutti i settori. Attraverso widget personalizzabili, il navigatore può analizzare il singolo elemento, indipendentemente dalla sua provenienza».

Non dimentichiamoci – però – che da solo, il “dato”, ha poca utilità se non messo in relazione con un contesto di senso. «Preso così non serve a molto» – riprende Mini di Zucchetti. «Diventa importante quando correlato a tutti gli altri risultati che riguardano il cliente, per ottenere una visione d’insieme di trend e comportamenti d’acquisto. Con Infinity CRM di Zucchetti, abbiamo previsto di classificare in modo facile e immediato le informazioni più rilevanti che riguardano il consumatore: profilo, attività, settore, disponendo in qualsiasi momento del suo “storico”, dalle azioni eseguite alle opportunità generate fino ai servizi acquistati».

Si tratta di un approccio “globale” che, quando affiancato ad alte capacità di analisi, può portare a frutti concreti. E questo è il fine raggiunto da Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia con Genya, secondo Angeleri : «La piattaforma favorisce le capacità analitiche del professionista e lo mette in condizione di supportare il suo cliente, l’imprenditore, diventandone veramente consulente e affiancandolo nelle sue decisioni, basandosi sui dati che emergono dallo strumento digitale». Insomma, il dato si pone come punto cardine che dà vita a una possibile pletora di risultati, validi nel tempo e utili a migliorare il proprio metodo di business dedicato alla clientela già acquisita e, in prospettiva, allo studio delle tendenze del mercato.

Bisogna crederci

Inserendosi in logiche già esistenti, anche alla base del CRM deve esserci una strategia condivisa. «In un mondo dove siamo sommersi dai numeri, per avere successo un gestionale deve essere supportato da una linea aziendale ben precisa: il management ha il compito di credere nelle sue potenzialità, perché sarà lui a trasferirle agli utenti» – ribadisce Roberto Gemma, CEO di Altea UP, system integrator e Gold Partner SAP, che fa parte di Altea Federation. «Solo se tutti comprendono i benefici, è possibile dare un miglior servizio al cliente, ricavandone una maggiore redditività. Per Altea UP, sono tre le parole chiave che contraddistinguono un moderno CRM: semplicità, arricchimento e accessibilità. I risultati da un’attività di customer relationship management arrivano quando si parte dal definire gli obiettivi per poi sfruttare tutte le risorse a disposizione. In tale quadro, ogni dato diventa un’opportunità di sviluppo del business perché la possibilità di basarsi su un’analisi puntuale e una reportistica completa offre una visione più ampia del cliente, che consente di approcciare il mercato in maniera corretta e integrale. Indispensabile, infine, l’offerta di un’accessibilità completa, cioè la fruibilità del CRM da parte di tutti gli interessati in totale autonomia, in ogni momento e attraverso qualsiasi strumento mobile».

Evoluzione in atto

Sarebbe poco corretto affermare che i CRM siano arrivati all’apice del loro successo. Tanto bisogna ancora “fare” per trasformarli in anelli inamovibili dei processi aziendali. Del resto, lo stesso software cambia con l’evolversi delle necessità dei consumatori, ponendosi sempre più come “canale a molte corsie” dove si lascia entrare sempre più il cliente con i sui comportamenti. «Il concetto di customer relation – come sottolinea Angeleri – è sempre più basato sulla creazione di un rapporto trasparente e biunivoco. Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia ha messo il commercialista nelle condizioni di fornire al cliente un servizio ad alto valore aggiunto e al contempo di controllare e gestire il proprio studio esaltandone la capacità produttiva e reddituale». Una rivoluzione che passa naturalmente dal web e che porta un radicale cambiamento di prospettiva. Nell’esperienza di TeamSystem: «Le aziende immerse nella digital transformation vivono una relazione coi i clienti veicolata da canali prima assenti, come quelli social. Questo permette di clusterizzare i target, per gestire al meglio il flusso digitale, sfruttare i media per cambiare il modo di comunicare e raccogliere dati e informazioni costruendo programmi di fidelizzazione. La conseguenza è che tutti i punti di contatto si trasformano in momenti di dialogo e scambio».

Così social

È innegabile come i social network, i forum, le chat, diano vita a un livello “extra” di conoscenza dell’audience, un contenitore dal quale prelevare nuovi modelli di riflessione che abilitano una comprensione più ampia su bisogni attuali e futuri. “Predizione” è il termine che meglio di altri lascia intendere la strada che prenderà il CRM di domani: «Le soluzioni di analytics di carattere “predittivo” diventeranno sempre più importanti per operare scelte aziendali davvero efficaci» – è il pensiero di Zucchetti. Va da sé che le piattaforme 2.0 hanno spinto al massimo la fruibilità dei contenuti in mobilità. Se ciò è vero per l’uso consumer del mezzo lo è ancora di più per l’ambito professionale, dove la produttività più estrema ha aperto le porte all’ufficio all’aria aperta, in altre parole all’abbattimento di mura e spazi di lavoro chiusi. Se un tempo si parlava di produttività ibrida, oggi è chiaro che si lavora sempre più con strumenti leggeri e collegati al cloud. In che modo il CRM ha abbracciato il passaggio dall’era “desktop only” a quella “mobile only”? La strategia di TeamSystem è sicuramente votata alla nuvola: «Il nostro CRM è pensato per essere fruibile in mobilità. Ogni imprenditore vuole la propria azienda “in tasca”, con un controllo sul business in tempo reale. E il cloud sta velocizzando questo processo di adozione». Ma non basta adattare la classica interfaccia utente, quella di un computer tradizionale, a finestre più piccole, menu organizzati diversamente e un’esperienza che poi manca di agilità e reattività. Lo sa bene Zucchetti, che ha lavorato nella direzione di rendere versatili e intuitivi i CRM su smartphone. «L’uso dell’app è ormai imprescindibile. La sfida principale è rendere le interfacce dei software facili da utilizzare sia da desktop che da mobile. Zucchetti ha investito molto in questa direzione per abbinare alla ricchezza dell’interfaccia anche la facilità di accesso e la semplicità» – spiega Giorgio Mini.


Il futuro del #CRM tra chatbot e blockchain @IDCItaly
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Il ciclo di adozione

Secondo il noto Hype Cycle di Gartner, ci troviamo ancora in una fase di “false engagement” quando parliamo di customer experience, perché badiamo più a ingaggiare tante persone per farle diventare clienti invece di lavorare su un numero più ristretto di utenti, ma fidelizzati. Ecco allora che il CRM di nuova generazione può risultare essenziale per ottenere una “low reach” e un “high engagement”. In che modo? Le aziende solitamente attribuiscono grande importanza all’aumento dell’efficienza operativa, col fine di ottimizzare il reddito e la redditività. Per arrivare a tale scopo, sfruttano il software gestionale anche per massimizzare il reparto vendite e quando non riescono a raggiungere l’obiettivo, l’interazione con il CRM scema, i dati diventano di minor qualità e i report meno frequenti. In altre parole, si vive il cosiddetto “trogolo della disillusione”, dove a continuare a innovare sono solo le compagnie che soddisfano i bisogni degli early adopter, mentre le altre perdono interesse in una certa tecnologia, che – nel nostro caso – è il sistema gestionale consolidato.

Il churm management o pratica della fidelizzazione

Una soluzione di nuova generazione prende in considerazione un simile fattore, sebbene oggetto di critiche per la sua estrema omogeneizzazione che nel complesso mondo dell’IT non può sempre verificarsi, per abbassare le pretese del management e raggiungere picchi di soddisfazione della clientela in termini di qualità invece che di quantità.

Interessante il punto di vista di Davide Astolfi di TeamSystem: «Il trend sta lentamente cambiando: sempre più aziende stanno spostando l’utilizzo del CRM da strumento di lead generation a supporto di una strategia di churn management. Le compagnie possono creare cluster per ogni cliente, utilizzando le informazioni disponibili provenienti dai vari canali e costruire azioni di loyalty durevoli. Il CRM, per mantenere il ruolo di connettore tra domanda e offerta, deve supportare una collaborazione totale tra i soggetti, condividendone l’operatività, attraverso tutta la vita del rapporto: dal presales al supporto post-vendita e con una costante misurazione dell’efficacia del lavoro».

Il futuro del CRM: tra chatbot e blockchain

«IDC sta osservando molti aspetti che impatteranno sull’utilizzo dei CRM nei prossimi anni. Tra questi ci sono sicuramente i software di collaborazione e di content management, che si integreranno maggiormente alle applicazioni di gestione del cliente, così come con i social network, capaci di disegnare segmenti sempre più utili a definire i target. Non dimentichiamo che in Italia il valore dei CRM nel 2016 e nel 2017 è stato rispettivamente di 351,2 e 361,3 milioni di dollari, con una crescita del 3%, in un contesto che vede un +8% in Europa Occidentale» – dice Fabio Rizzotto, head of local research and consulting di IDC Italia.

Tra le tendenze più interessanti che stanno già influenzando lo sviluppo dei nuovi CRM ci sono i chatbot e le blockchain. Nel primo caso, c’è chi afferma come non ci sia speranza per le società che presto non affideranno parte della loro automazione, in particolar modo quella che riguarda la relazione con i compratori, ai chatbot. Secondo un sondaggio di Oracle, condotto su 800 dirigenti di azienda, l’80% delle imprese intervistate sta già utilizzando – o hanno in progetto di utilizzare – sistemi del genere, entro il 2020. Sono tre i motivi che legano CRM e software di gestione intelligente: il risparmio sul costo del lavoro, la velocità nella risposta, l’ascesa dell’instant messaging. I primi due punti sono strettamente connessi a ciò che già oggi è un moderno CRM: una piattaforma che può raccogliere informazioni di valore in maniera flessibile e repentina, più di quanto (ahimè) farebbe un essere umano. Il terzo riguarda invece un trend prevedibile, che vede dominare tool di contatto asincroni (come appunto le chat) su modalità real-time (le chiamate), appartenenti a un’epoca oramai passata.

«L’utilizzo di chatbot – continua Davide Astolfi di TeamSystem – semplifica radicalmente la relazione col cliente, permettendo di raggiungere in modo semplice un numero elevato di persone. E diventerà presto centrale nel filtrare le richieste e migliorare tempi e qualità delle risposte». Una conseguenza “disruptive” almeno quanto quella portata dalle blockchain. Se gli esperti pensano che la tecnologia della “catena a blocchi” abbia il potere di rafforzare le performance dei CRM c’è un motivo: la possibilità di ridurre la ridondanza dei dati e l’invalidità dei database. La blockchain, per la sua stessa essenza di tracciabilità e difficoltà (per non dire impossibilità) di alterazione, si pone come metodo preferenziale per recepire informazioni pure e veritiere sui clienti, sulle loro abitudini, sui comportamenti digitali e la cronologia di acquisto. Può persino abilitare programmi più profondi di fidelizzazione, instaurando un rapporto completamente trasparente, in cui è la catena stessa a raccontare come ha fatto un’azienda ad arrivare all’utente, senza sotterfugi e astuzie. Insomma, una tecnologia che avvicina sempre più l’uomo all’uomo, eliminando le barriere che egli stesso aveva contribuito a creare.

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Nuove edizioni del chatBOTday Tour. A novembre le tappe di Napoli e Firenze https://www.datamanager.it/2017/11/nuove-edizioni-del-chatbotday-tour-novembre-le-tappe-napoli-firenze/ Thu, 02 Nov 2017 13:45:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134316 Il chatBOTday, organizzato da hackBiz è un’esperienza di un giorno per imparare cosa sono i chatbots, quali piattaforme usare per svilupparli e come usare i framework di intelligenza artificiale. I BOTs sono, assistenti digitali che erogano un servizio simulando l’interazione con un altro essere umano. Rappresentano un nuovo canale per entrare in contatto con i […]

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Il chatBOTday, organizzato da hackBiz è un’esperienza di un giorno per imparare cosa sono i chatbots, quali piattaforme usare per svilupparli e come usare i framework di intelligenza artificiale.

I BOTs sono, assistenti digitali che erogano un servizio simulando l’interazione con un altro essere umano. Rappresentano un nuovo canale per entrare in contatto con i propri clienti, un nuovo touchpoint.

Gli studi parlano chiaro in merito ed i numeri implicano che i chatbots continueranno a creare maggiore redditività per il mondo delle imprese.  Il mondo sta cambiando ed anche rapidamente!

Ne è convinto anche Seth Louey – Founder di BotList la prima ed unica full cross-platform bot directory.

“The future is very bright for bots. We will see bots becoming more adopted in the near future and my prediction is that conversational apps (aka, bots) will merge with Augmented Reality.”

CASE HISTORY

Durante gli eventi, saranno presentati alcune case history, che dimostrano che il futuro è più vicino di quello che si pensi e che per le aziende di ogni settore è possibile creare valore utilizzando i chatbot.

“Chatbot e servizi pubblici in città” – Gianluca Vannuccini – Dirigente Servizio Sviluppo Infrastrutture Tecnologiche presso Comune di Firenze

“Il Comune di Firenze è da sempre attivo in tutti i possibili nuovi ambiti di innovazione dei servizi digitali alla città. Il mondo dei chatbot rappresenta un’opportunità di applicazione dell’Intelligenza Artificiale nel dialogo real-time con i cittadini che il Comune intende esplorare ed applicare da subito nell’ambito dei progetti in corso in area metropolitana, connessi ai fondi strutturali PON Metro 2014-2020.”

I ChatBOT visti un anno dopo: hypecycle, best case e problemi” – Francesco Pallanti, CMO Chorally 

“I chatbot sono una tecnologia fondamentale nello sviluppo delle aziende nei prossimi anni – con grandissime potenzialità applicative in ogni campo – dove conversazione e relazione diretta con i clienti, gestione del supporto e ottimizzazione dei processi assumono una nuova prospettiva.”

I Chatbot nel mondo Travel – Leonardo Piras, COO Travelappeal

“Il futuro dei chatbot è legato a quello dell’intelligenza artificiale. Nel futuro, l’interazione tra customer care e viaggiatori sarà sempre di più “seamless” e integrata tra uomo e macchine. La collaborazione e la sinergia tra la tecnologia e le policy consentiranno di costruire – automaticamente – esperienze di viaggio “taylor made” per ognuno.”

Developing a bot with Chatfuel  – Come creare un chatbot senza scrivere una linea di codice o quasi…J

Chatfuel è indicato per tutte le situazioni in cui è necessario distribuire contenuti. È il caso ad esempio di un blog che vuole far conoscere i suoi articoli, di un’azienda che vuole rispondere alle domande dei clienti, di un ristorante che vuole fornire i dettagli sulla disponibilità dei tavoli.

Antonio Savarese, racconterà come ha realizzato il bot di Food Makers con cui è possibile cercare articoli sul food, ricette e ristoranti secondo la propria posizione.

Insieme impareremo a creare il nostro primo chatbot utilizzando la piattaforma facebook messenger. Un solo giorno per essere on-line e dire Hello, bot!

Ticket disponibili:

Napoli  – Firenze

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Google e Zalando insieme per il lancio di una guida ai regali su Google Assistant https://www.datamanager.it/2017/10/google-zalando-insieme-lancio-guida-ai-regali-google-assistant/ Fri, 06 Oct 2017 14:00:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132361 Zalando sviluppa una guida per i regali via chatbot per gli utenti di Google Assistant, in collaborazione con Google  Zalando e Google annunciano una collaborazione per il lancio di una guida ai regali via chatbot su Google Assistant. Google ha recentemente introdotto in Germania la piattaforma conversazionale Actions on Google, che permette ad aziende terze […]

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Zalando sviluppa una guida per i regali via chatbot per gli utenti di Google Assistant, in collaborazione con Google 

Zalando e Google annunciano una collaborazione per il lancio di una guida ai regali via chatbot su Google Assistant. Google ha recentemente introdotto in Germania la piattaforma conversazionale Actions on Google, che permette ad aziende terze di sviluppare app per il proprio assistente virtuale, chiamato Google Assistant. Zalando è tra i principali partner del lancio e ha collaborato con il team tedesco di Google per creare un nuovo servizio che permette agli utenti di trovare il regalo perfetto attraverso il dialogo con un chatbot.

“Le persone trascorrono sempre più tempo sui social e in qualità di azienda fortemente focalizzata sul cliente dobbiamo seguire i consumatori passo dopo passo, e innovare i nostri servizi per indirizzare bisogni e criticità emergenti” spiega Nicolas Borg, VP Strategy di Zalando. “La collaborazione con Google ci permette di muovere un ulteriore passo nell’ambito del Conversational Commerce, e di esplorare un campo che diventerà enormemente rilevante per il futuro dello shopping online”.

Il Gift Finder è progettato per offrire un’esperienza divertente e personalizzata e può essere utilizzato da tutti gli utenti di Google Assistant che chiedono un aiuto per trovare un regalo. Anche quando l’utente viene collegato con il chatbot di Zalando, l’interazione si sviluppa all’interno di Google Assistant. Il chatbot pone all’utente una serie di domande con l’obiettivo di identificare il regalo perfetto. Dopo averlo individuato, gli utenti possono consultare maggiori informazioni sul prodotto ed eventualmente acquistarlo attraverso la soluzione Distributed Commerce di Zalando.

“Questa collaborazione dimostra il valore aggiunto di Actions on Google per i nostri utenti”, spiega Malte Will, Product Partnerships Manager di Google. “Gli utenti con bisogni specifici – in questo caso di tipo fashion – ora possono beneficiare di servizi sviluppati da esperti dell’industria, scavalcando l’ostacolo di uscire da Assistant o di dover scaricare altre app”.

Zalando Geschenkefinder (Gift Finder) sarà disponibile in Germania per tutti gli utenti Google Assistant su Android e iOS da fine ottobre.

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Bofrost sperimenta l’intelligenza artificiale per la spesa innovativa https://www.datamanager.it/2017/10/bofrost-sperimenta-lintelligenza-artificiale-la-spesa-innovativa/ Tue, 03 Oct 2017 14:23:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132119 Dalla partnership tra l’azienda di surgelati e la start-up di Pordenone A Cute Robot nasce un software che trasforma Telegram in un canale di vendita per gestire i gruppi d’acquisto Business Food. Sarà testato in due aziende friulane: A2Bgroup e Talent Garden Pordenone È nata un’intelligenza artificiale per gestire l’acquisto dei prodotti Bofrost. Fa ricerche […]

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Dalla partnership tra l’azienda di surgelati e la start-up di Pordenone A Cute Robot nasce un software che trasforma Telegram in un canale di vendita per gestire i gruppi d’acquisto Business Food. Sarà testato in due aziende friulane: A2Bgroup e Talent Garden Pordenone

È nata un’intelligenza artificiale per gestire l’acquisto dei prodotti Bofrost. Fa ricerche sui prodotti, risponde alle domande sugli ingredienti, registra gli ordini e dà informazioni su spedizione e consegna. Il tutto con lo smartphone, perché il dialogo fra il cliente e il chatbot avviene attraverso Telegram, la popolare app di messaggistica istantanea.

Un chatbot che ha poco più di un anno, ma ha già fatto passi da gigante: progettato durante una hackathon indetta da Bofrost nell’estate 2016, nei mesi seguenti ha preso vita quando i suoi ideatori –tre giovani sostenuti da Bofrost e Talent Garden Pordenone– hanno fondato una start-up, A Cute Robot, per trasformare la loro idea innovativa in realtà.

«Bofrost è sempre alla ricerca di canali innovativi per raggiungere la clientela –commenta Gianluca Tesolin, amministratore delegato di Bofrost–. Finanziando una start-up giovane, portiamo in azienda idee fresche e un modo nuovo di pensare. Un’opportunità importante per sviluppare servizi rivolti alla nostra clientela Business Food (cioè dove i dipendenti, per i pasti, si avvalgono dei prodotti e servizi Bofrost) e poi, successivamente, per i clienti privati che vivono nelle aree metropolitane. Per la prima fase di test ci siamo rivolti a due partner friulani: A2Bgroup, di Udine, e Talent Garden Pordenone: due realtà orientate all’innovazione e alla digital transformation, che testeranno questa nuova modalità per la spesa intelligente».

Giovanni Abelli, fondatore e Ceo di A2Bgroup, dichiara: «Questo progetto è nelle nostre corde di società di consulenza direzionale che supporta start-up. L’innovazione dei modelli di business grazie al digitale è un tema chiave per noi. Per proporre innovazione bisogna mettersi anche dalla parte del cliente, che la testi direttamente nella vita di tutti i giorni». Marinella dalla Colletta è la manager che amministra il gruppo di acquisto di Talent Garden Pordenone e ricorda l’importanza del percorso sviluppato insieme: «TAG è il partner naturale per questo progetto –ricorda–. Abbiamo progettato con Bofrost l’hackathon che ha dato il via a questa realtà e siamo quindi l’attore più corretto per partecipare alla fase di test. Da noi ci sono tanti talenti del digitale che sapranno dare i giusti feedback e spunti per migliorare. È una rete che funziona».

A spiegare come un chatbot può facilitare gli acquisti sono i suoi tre “papà”, i fondatori di A Cute Robot Niccolò Zamborlini, Carlo Nicolò Drigo e Maksim Sinik. «Si tratta di un nuovo canale di vendita che si affianca agli altri adottati da Bofrost –spiegano i tre startupper–. Il suo compito è di facilitare l’accesso ai prodotti e servizi Bofrost da parte di nuovi utenti e di semplificare l’esperienza d’acquisto, portandola in uno strumento d’uso comune come lo smartphone, attraverso una modalità di comunicazione sempre più diffusa, l’instant messaging».

Il chatbot (da chat + robot) è un interlocutore virtuale che aiuta a fare acquisti condivisi, aggregando gli ordini di un gruppo di persone (chiamato “cliente sciame”). Il punto di forza di questa intelligenza artificiale è che è ben integrata con il knowledge di base aziendale: conosce i prodotti ed è capace di chattare con i colleghi (nel caso di un azienda) che fanno parte del gruppo d’acquisto rispondendo alle domande, facendo ricerche specifiche (per esempio sui prodotti adatti a chi ha intolleranze alimentari) e dando indicazioni su eventuali promozioni. «Con un linguaggio naturale, come se si parlasse con una persona, si può poi dire al chatbot di aggiungere i prodotti al carrello e verificare quando è programmata la spedizione –continuano i tre fondatori di A Cute Robot–. La logistica viene semplificata riducendo al minimo il numero di consegne. Gli appartenenti al gruppo possono gestire in autonomia il proprio ordine, che verrà aggregato alla spesa dei colleghi creando un unico ordine per azienda e ricevere, così, i pasti da consumare».

La fase di sperimentazione sarà fondamentale per “insegnare” al chatbot a interagire con gli esseri umani. Non serve infatti impartire comandi con una sintassi rigida, ma il software impara man mano il linguaggio naturale per dare risposte sempre più pertinenti, capire le esigenze dei clienti e aiutarli a fare la spesa. A testare per prime il chatbot sono due aziende friulane: A2Bgroup, realtà di Udine distribuita su più sedi con 15 collaboratori diretti, e Talent Garden Pordenone, incubatore di startup dove attualmente lavorano 24 persone.

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