Copyright – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 13 Sep 2024 10:19:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Copyright – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Scoperta la backdoor Loki: Kaspersky identifica un agent nei cyberattacchi https://www.datamanager.it/2024/09/scoperta-la-backdoor-loki-kaspersky-identifica-un-agent-nei-cyberattacchi/ Fri, 13 Sep 2024 10:19:44 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239490 Gli esperti di Kaspersky hanno identificato una versione precedentemente sconosciuta della backdoor Loki, utilizzata in una serie di attacchi mirati contro almeno 12 aziende russe. Le violazioni si sono verificate in vari settori, tra cui quello ingegneristico e sanitario. Il malware, che Kaspersky ha identificato come Backdoor.Win64.MLoki, è una versione private agent del framework open-source […]

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Gli esperti di Kaspersky hanno identificato una versione precedentemente sconosciuta della backdoor Loki, utilizzata in una serie di attacchi mirati contro almeno 12 aziende russe.

Le violazioni si sono verificate in vari settori, tra cui quello ingegneristico e sanitario. Il malware, che Kaspersky ha identificato come Backdoor.Win64.MLoki, è una versione private agent del framework open-source di post-exploitation Mythic.

Loki colpisce i computer degli utenti tramite e-mail di phishing con allegati dannosi che vengono inviati inconsapevolmente dagli stessi. Una volta installato, Loki fornisce all’aggressore funzioni avanzate sul sistema compromesso, come la gestione dei token di accesso a Windows, l’iniezione di codice nei processi in esecuzione e il trasferimento di file tra il computer infetto e il server di comando e controllo.

“La popolarità dei framework open-source post-exploitation è in crescita e, sebbene siano utili per migliorare la sicurezza delle infrastrutture, abbiamo osservato che gli aggressori adottano e modificano sempre più spesso questi framework per diffondere malware”, ha affermato Artem Ushkov, Research Developer di Kaspersky. “Loki è l’ultimo esempio di come gli aggressori testino e applichino vari framework per scopi malevoli e li modifichino per ostacolare il rilevamento e il riconoscimento”.

Lo stesso agent Loki non supporta il tunneling del traffico, quindi gli aggressori utilizzano utility disponibili pubblicamente come ngrok e gTunnel per accedere a segmenti di rete privati. Kaspersky ha scoperto che, in alcuni casi, l’utility gTunnel è stata modificata utilizzando goreflect per eseguire il codice dannoso nella memoria del computer preso di mira, evitando così il rilevamento.

Al momento, non ci sono dati sufficienti per attribuire Loki a un gruppo noto di attori delle minacce. Tuttavia, l’analisi di Kaspersky suggerisce che gli aggressori approcciano con attenzione ogni singolo obiettivo, piuttosto che affidarsi a modelli di e-mail di phishing standard.

Per massimizzare la sicurezza dell’azienda, Kaspersky consiglia di:

  • Non utilizzare i servizi di remote desktop, come RDP, su reti pubbliche se non assolutamente necessario e scegliere sempre password sicure.
  • Assicurarsi che la propria VPN commerciale e altre soluzioni software lato server siano sempre aggiornate, poiché lo sfruttamento di questo tipo di software è un vettore comune di infezione da ransomware. Aggiornare sempre le applicazioni lato client.
  • Concentrare la propria strategia di difesa sul rilevamento dei movimenti laterali e dell’esfiltrazione dei dati attraverso Internet. Prestare particolare attenzione al traffico in uscita per individuare le connessioni dei criminali informatici. Eseguire regolarmente backup dei dati. Assicurarsi di potervi accedere rapidamente in caso di emergenza. Utilizzare le ultime informazioni di Threat Intelligence per restare aggiornati sulle ultime TTP utilizzate dagli attori delle minacce.
  • Utilizzare i servizi di Managed Detection and Response per identificare e bloccare un attacco nelle fasi iniziali, prima che gli aggressori raggiungano i loro obiettivi finali.
  • Per proteggere l’ambiente aziendale, è necessario formare i dipendenti. Possono essere utili i corsi di formazione, come quelli forniti da Kaspersky Automated Security Awareness Platform.
  • Utilizzare soluzioni di sicurezza complesse, che combinano protezione degli endpoint e funzioni di risposta automatica agli incidenti, come Kaspersky Next.

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YouTube prepara un tool per combattere i video rubati https://www.datamanager.it/2018/07/youtube-prepara-un-tool-per-combattere-i-video-rubati/ Fri, 13 Jul 2018 14:00:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151377 YouTube lancia Copyright Match Tool, uno strumento in grado di segnalare ai creatori di contenuti quando esiste una copia pirata dei loro video sulla piattaforma YouTube consente a chiunque di realizzare un proprio profilo e caricare video ma c’è chi approfitta di questa libertà. La piattaforma di proprietà di Google sta cercando di fornire ai […]

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YouTube lancia Copyright Match Tool, uno strumento in grado di segnalare ai creatori di contenuti quando esiste una copia pirata dei loro video sulla piattaforma

YouTube consente a chiunque di realizzare un proprio profilo e caricare video ma c’è chi approfitta di questa libertà. La piattaforma di proprietà di Google sta cercando di fornire ai videomaker tutti gli strumenti che servono per realizzare filmati di qualità e interessanti per la più ampia platea di utenti ma capita spesso che contenuti realizzati da altre persone vengano scaricati e poi condivisi da altri account per aumentare il numero delle view e gli introiti derivanti dalla pubblicità. YouTube, che ha lanciato un nuovo servizio di streaming musicale per rivaleggiare con Spotify, vuole proteggere il lavoro dei suoi autori e per questo si prepara a rilasciare un nuovo strumento chiamato Copyright Match Tool.

Il tool sviluppato da YouTube avvertirà i creatori di video quando sulla piattaforma esistono copie non autorizzate dei loro contenuti ogni volta che caricheranno un filmato. Questi potranno poi decidere come agire nei confronti di chi ha violato il copyright. L’aspetto più importante da considerare, come sottolinea la stessa piattaforma di Moutain View, è che chi arriva prima meglio alloggia. La paternità del video sarà infatti assegnata alla prima persona che lo condividerà. Inoltre, Copyright Match Tool al momento ha un limite importante ovvero è in grado di identificare filmati completi e non ritagli o clip. Il nuovo strumento sarà rilasciato la prossima settimana agli account con almeno 100mila iscritti e nei mesi successivi anche a quelli con meno follower.

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La corte ha deciso: Kim Dotcom può essere estradato negli USA https://www.datamanager.it/2018/07/la-corte-ha-deciso-kim-dotcom-puo-essere-estradato-negli-usa/ Mon, 09 Jul 2018 18:00:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150893 Le autorità della Nuova Zelanda hanno confermato la possibilità che l’ideatore di Megaupload venga trasferito negli Stati Uniti per affrontare le accuse a suo carico Ricorderete la curiosa storia di Kim Dotcom, ideatore di quello che fu Megaupload, primo vero e proprio servizio globale di p2p fuorilegge. Dopo varie vicissitudini, il ragazzo aveva fondato Mega, […]

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Le autorità della Nuova Zelanda hanno confermato la possibilità che l’ideatore di Megaupload venga trasferito negli Stati Uniti per affrontare le accuse a suo carico

Ricorderete la curiosa storia di Kim Dotcom, ideatore di quello che fu Megaupload, primo vero e proprio servizio globale di p2p fuorilegge. Dopo varie vicissitudini, il ragazzo aveva fondato Mega, client simile ma con una più spiccata vocazione alla privacy dei contenuti, del tipo “scambiate quello che vi pare, Mega non può saperlo”. Al di là del tentativo di scappatoia burocratica tentata dalla piattaforma, Kim si è ritrovato la polizia neozelandese in casa quando le accuse di riciclaggio e soprattutto violazione del copyright sono divenute pesanti.

Da quel momento, gli Stati Uniti, mittenti delle denunce, hanno cercato di portare Dotcom nel paese, per processarlo e giudicarlo con le leggi interne. Le autorità della Nuova Zelanda hanno deciso che l’estradizione può esservi, seppur non avverrà così facilmente, a detta dei difensori dell’imprenditore del web.

Cosa succede

Il team di legali di Dotcom ha affermato che non ci sono prove sufficienti per dimostrare che l’assistito ha commesso un crimine: “Abbiamo risposto a tre tribunali, ottenendo tre diverse analisi, una di queste ha chiaramente definito che non vi è stata alcuna violazione del copyright”. Come se non bastasse, Dotcom ha citato in giudizio il governo neozelandese per 6,7 miliardi di dollari e, secondo quanto riferito, avrebbe già ricevuto una proposta di accordo economico.

Per il momento però Kim è preoccupato che, se estradato negli Stati Uniti, dovrà affrontare tribunali ben poco amichevoli vista la pressione, probabilmente giusta, dei titolari di copyright e gli autori di contenuti che si sono sentiti lesi dalla diffusione dei loro lavori in maniera gratuita in rete. Non a caso, i pubblici ministeri statunitensi hanno perseguito aggressivamente, e con successo, siti di condivisione come Kick Ass Torrents e The Pirate Bay.

 

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Wikipedia torna consultabile dopo la serrata contro la legge Ue sul copyright https://www.datamanager.it/2018/07/wikipedia-torna-consultabile-dopo-la-serrata-contro-la-legge-ue-sul-copyright/ Fri, 06 Jul 2018 10:37:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150819 Wikipedia è tornata accessibile dopo due giorni di chiusura come segno di protesta contro la legge europea sul copyright oggi respinta dal Parlamento Ue Negli ultimi due giorni Wikipedia Italia ha impedito la lettura delle sue pagine in segno di protesta contro la legge sul copyright discussa al Parlamento Europeo. La riforma in merito al […]

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Wikipedia è tornata accessibile dopo due giorni di chiusura come segno di protesta contro la legge europea sul copyright oggi respinta dal Parlamento Ue

Negli ultimi due giorni Wikipedia Italia ha impedito la lettura delle sue pagine in segno di protesta contro la legge sul copyright discussa al Parlamento Europeo. La riforma in merito al diritto d’autore è stata respinta da Bruxelles e la consultazione è stata ulteriormente rimandata a settembre. L’enciclopedia online è quindi tornata accessibile per tutti ma la battaglia in difesa della libertà della Rete non si ferma. Wikimedia, l’azienda no profit che gestisce la piattaforma, contesta in particolare la cosiddetta link tax, che impedirebbe di citare le fonti all’interno degli articoli, e l’imposizione di filtri preventivi.

Wikipedia sottolinea che la serrata è stata un’iniziativa condivisa da tutte le comunità europee e che l’obiettivo era quello di sfruttare la sua popolarità per salvaguardare le attività di coloro che non hanno lo stesso potere. L’enciclopedia poi ribadisce che l’approvazione dell’emendamento Wikipedia, realizzato appositamente per non penalizzarla, potrebbe avere l’effetto contrario e conferma il suo impegno in difesa del copyright quando questo tutela chi crea contenuti senza impedire ad altri di crearne di nuovi. “È vero, c’è un emendamento. Ma se c’è un emendamento per noi in primo luogo vuol dire che c’è qualcosa di sbagliato che si vuole correggere: e poi non esiste solo Wikipedia, questa legge potrebbe gravare su progetti più piccoli, che fanno meno rumore di un progetto grande come il nostro. È vero che siamo un progetto no profit, ma per operare abbiamo una licenza d’uso commerciale, che non è contemplata nel testo emendato. Credo ci siano buone possibilità che l’emendamento fatto per noi non riesca a tutelare nemmeno noi”, afferma all’AGI Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia.

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Le Animoji inguaiano Apple, sono un marchio registrato https://www.datamanager.it/2017/10/le-animoji-inguaiano-apple-un-marchio-registrato/ Fri, 20 Oct 2017 16:59:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133437 Uno sviluppatore ha denunciato Apple affermando di aver già depositato il marchio Animoji circa 3 anni fa Il sistema di riconoscimento facciale 3D offerto da Face ID di iPhone X non permette solamente di autenticarsi in modo sicuro ma anche di realizzare le Animoji, ovvero emoticon che si animano seguendo le espressioni del volto. Quest’ultime […]

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Uno sviluppatore ha denunciato Apple affermando di aver già depositato il marchio Animoji circa 3 anni fa

Il sistema di riconoscimento facciale 3D offerto da Face ID di iPhone X non permette solamente di autenticarsi in modo sicuro ma anche di realizzare le Animoji, ovvero emoticon che si animano seguendo le espressioni del volto. Quest’ultime a pochi giorni dall’annuncio dell’innovativo smartphone hanno però già creato qualche problema ad Apple. Il termine “Animoji” pare sia un marchio già registrato e la Mela ora è stata chiamata in tribunale.

The Recorder ha riportato che Enrique Bonansea, sviluppatore americano proprietario della startup Emonster Inc diventata poi Emonster K.K., ha citato in giudizio Apple affermando di aver depositato il marchio nel 2014 e di aver ricevuto il responso positivo da parte dell’ufficio brevetti statunitense l’anno successivo. Animoji è effettivamente un’app di messaggistica disponibile su App Store da circa 3 anni ma la faccenda non è così semplice come possa sembrare.

Bonansea afferma che non solo Apple era a conoscenza di violare deliberatamente il copyright, ma ha anche tentato in più occasioni di acquistare la sua proprietà intellettuale tramite aziende conniventi come The Emoji Law Group LLC. Lui però si sarebbe sempre rifiutato di accettare le offerte. Il giorno prima del lancio di iPhone X il colosso di Cupertino avrebbe quindi chiesto l’annullamento del marchio in quanto sarebbe stato registrato da un’azienda diversa da quella attuale. Come suo costume, Apple, che invece potrebbe raggiungere finalmente un accordo con Qualcomm, non ha voluto commentare la notizia con alcuna comunicazione ufficiale.

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The Pirate Bay ci ricasca, fa minimig con la CPU degli utenti https://www.datamanager.it/2017/10/the-pirate-bay-ci-ricasca-minimig-la-cpu-degli-utenti/ Fri, 13 Oct 2017 13:50:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132865 The Pirate Bay è stato scoperto nuovamente a sfruttare la CPU dei visitatori per raccogliere cryptomoneta dal web Il mese scorso si è scoperto che The Pirate Bay sfruttava silenziosamente la CPU dei suoi visitatori per il mining di cryprovaluta. Il portale pirata ha così raccolto una discreta quantità di Monero tramite un codice JavaScript appositamente creato […]

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The Pirate Bay è stato scoperto nuovamente a sfruttare la CPU dei visitatori per raccogliere cryptomoneta dal web

Il mese scorso si è scoperto che The Pirate Bay sfruttava silenziosamente la CPU dei suoi visitatori per il mining di cryprovaluta. Il portale pirata ha così raccolto una discreta quantità di Monero tramite un codice JavaScript appositamente creato da Coinhive ma ha ammesso che si era trattato solamente di un esperimento temporaneo e che l’eccesso di lavoro della CPU, che in alcuni casi è arrivato al 100%, era superiore alle sue aspettative. Oggi si è scoperto che i pirati hanno ripreso questa attività affiancandola però alla pubblicità.

TorrentFreak afferma che il codice per il mining non è più integrato direttamente nel sito ma funziona attraverso uno script pubblicitario che può essere comunque bloccato da diversi ad blocker e programmi anti virus. The Pirate Bay non ha pensato di informare gli utenti sul “noleggio” della loro CPU né sta lavorando per disabilitare il software nonostante Coinhive abbia inserito questa possibilità. In realtà alcuni ipotizzano che questa attività sia legata a un banner specifico di uno dei suoi inserzionisti.

Per The Pirate Bay, che già oggi ha trovato in Google Drive un nuovo rivale, il mining potrebbe rivelarsi controproducente. TorrentFreak sottolinea che il suo provider Cloudflare qualche giorno fa ha sospeso l’account di ProxyBunker perché ha identificato come malware il suo sistema di raccolta di cryptomoneta. “Questo significa che The Pirate Bay ora rischia di perdere il servizio Cloudflare, a cui si affidano per la protezione da attacchi DDoS, tra le altre cose”, afferma il portale.

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La Commissione Ue studia nuove regole contro la pirateria https://www.datamanager.it/2017/09/la-commissione-ue-studia-nuove-regole-la-pirateria/ Fri, 29 Sep 2017 17:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132001 La Commissione europea sta pensando di imporre a Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme online di rimuovere i contenuti illegali o che incitano all’odio e al terrorismo Molto presto le più importanti piattaforme online dovranno fare molto di più per combattere la pirateria online. La Commissione Ue ha prima accusato The Pirate Bay di essere […]

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La Commissione europea sta pensando di imporre a Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme online di rimuovere i contenuti illegali o che incitano all’odio e al terrorismo

Molto presto le più importanti piattaforme online dovranno fare molto di più per combattere la pirateria online. La Commissione Ue ha prima accusato The Pirate Bay di essere responsabile della diffusione di materiale illegale e oggi ha adottato nuove linee guida in merito alla gestione di questi contenuti da parte di aziende come Facebook, Twitter, YouTube ed eBay. Queste avranno il dovere di identificare, rimuovere e bloccare l’eventuale upaload di contenuti in violazione del copyright, materiale pedopornografico, messaggi che incitano all’odio, propaganda terroristica e riferimenti alla vendita di prodotti contraffatti. Le nuove regole non hanno ancora valore legale ma Bruxelles ha intenzione di valutarne l’efficacia ed eventualmente trasformarle in una proposta di legge vera e propria.

Le piattaforme online al momento non sono responsabili dei contenuti illegali diffusi attraverso i suoi servizi ma l’Ue gli impone di provvedere a identificarli ed eliminarli secondo le modalità che preferiscono. Le nuove direttive imporranno ad aziende come Facebook, che nel prossimo futuro rischia anche di dover pagare una maxi tassa nel Vecchio Continente visti i suoi precedenti da evasore, di migliorare i sistemi di rilevamento automatico del materiale pirata e di collaborare più strettamente con le forze dell’ordine. Le piattaforme web dovranno inoltre allestire un sistema di notifica dei contenuti illegali facile da usare e anche informare correttamente utenti e provider sulla loro politica in materia di rimozione. Quest’ultimi dovranno anche avere la possibilità di poter fare ricorso e di denunciare eventuali crimini alle forze dell’ordine tramite i loro servizi. Infine, Facebook e tutti gli altri colossi del web dovranno evitare che i contenuti cancellati vengano nuovamente rimessi online tramite appositi filtri e tecnologie condivise.

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L’alternativa a Pirate Bay? Google Drive! https://www.datamanager.it/2017/09/lalternativa-pirate-bay-google-drive/ Wed, 06 Sep 2017 18:00:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130100 Quasi 5 mila richieste di rimozione da parte delle case di produzione di Hollywood e di altri soggetti detentori del copyright. Ecco come gli utenti evitano i controlli di Big G Una volta chiuso Pirate Bay e messe al tappeto le alternative più famose (Torrentz.eu e TorrentHound) i protettori del copyright pensavano di aver chiuso […]

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Quasi 5 mila richieste di rimozione da parte delle case di produzione di Hollywood e di altri soggetti detentori del copyright. Ecco come gli utenti evitano i controlli di Big G

Una volta chiuso Pirate Bay e messe al tappeto le alternative più famose (Torrentz.eu e TorrentHound) i protettori del copyright pensavano di aver chiuso per molto tempo la storia della diffusione non autorizzata di contenuti audiovisivi online. E invece, come dimostrano le quasi 5.000 mila richieste di rimozione a Google da parte delle agenzie di produzione di Hollywood e di altre compagnie e soggetti che detengono il copyright di film e canzoni, la strada da fare è ancora lunga. Questa volta Big G non entra nel merito dei link visualizzati nei risultati di ricerca ma nella gestione di una sua piattaforma: Drive.

Cosa succede

Si, perché hacker e navigatori hanno imparato a eludere le analisi di Mountain View sfruttando il cloud pubblico della compagnia, per diffondere indirizzi web e interi filmati senza essere oscurati in maniera automatica, lasciando così attive le destinazioni per diverso tempo prima di un intervento. Ma come ci riescono? In modi diversi. Ad esempio creando liste di siti web che puntano a piattaforme video dove i contenuti sono privati, non elencati e dunque difficilmente riconoscibili da parte dei software di controllo automatizzati. Altre volte incollando nei file di testo direttamente il codice embed dei video, anch’esso poco individuabile se non con uno scouting manuale. Il risultato? Le già citate 5 mila richieste di cancellazione dei file condivisi, per lo più diffusi in forum e gruppi Facebook. In confronto alle migliaia di riscontri su Google Drive, su Dropbox esistono meno di 200 casi del genere, così come su OneDrive e Mega, che invece si pensava potesse ereditare la storia p2p del precedente Megaupload.

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I migliori siti di Torrent? Google li mette in bella mostra https://www.datamanager.it/2017/07/migliori-siti-torrent-google-li-mette-bella-mostra/ Wed, 12 Jul 2017 14:22:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128547 Sulla versione americana di Google, i siti di Torrent più famosi appaiono in evidenza nonostante siano pirata Google in questi anni ha cercato di combattere la pirateria online con vari strumenti ma a quanto pare il suo algoritmo non sembra essere molto d’accordo con questa politica. Il sito Torrent Freak ha segnalato che nella versione […]

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Sulla versione americana di Google, i siti di Torrent più famosi appaiono in evidenza nonostante siano pirata

Google in questi anni ha cercato di combattere la pirateria online con vari strumenti ma a quanto pare il suo algoritmo non sembra essere molto d’accordo con questa politica. Il sito Torrent Freak ha segnalato che nella versione statunitense del celebre motore di ricerca basta digitare “migliori siti Torrent” per vedere apparire una lista di siti pirata nella parte alta dei risultati. Portali come Torrent Project, YourBittorrent e The Pirate Bay, che è stato ritenuto responsabile dall’Ue per i contenuti in esso caricati dagli utenti, sono organizzati in piccole schede accompagnate dalla dicitura “Popular on the web”.

E’ evidente che mettere in bella vista piattaforme che distribuiscono contenuti illegali non può trattarsi di un errore umano. L’algoritmo che gestisce il motore di ricerca pone in evidenza i siti più cercati dagli utenti (i Torrent sono tra questi) ma in questo caso non ha fatto distinzione tra quelli legali e quelli pirata. La dimostrazione viene dal fatto che cercando “streaming sites” troviamo accanto a Hulu e Crackle anche servizi pirata come Putlocker. Data la sensibilità sul tema da parte di Google è probabile che le schede incriminate presto scompariranno dai risultati di ricerca anche se forse non è un caso che Big G non abbia partecipato all’Alliance for Creativity and Entertainment, associazione che raccoglie i big dello streaming e dell’intrattenimento online per combattere la pirateria.

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Amazon e Netflix supereranno i ricavi cinematografici dal 2020 https://www.datamanager.it/2017/06/amazon-netflix-supereranno-ricavi-cinematografici-dal-2020/ Fri, 16 Jun 2017 18:00:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126844 Uno studio di PwC segna un passaggio epocale verso l’economia 2.0. Anche l’industria di Hollywood dovrà arrendersi allo streaming Serviranno altri tre anni e poi Netflix e Amazon, nella forma di Prime Video, metteranno la freccia sulle revenue, superando l’industria cinematografica. Stando a uno studio di PwC, dal 2020 i video on-demand cresceranno del 30%, […]

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Uno studio di PwC segna un passaggio epocale verso l’economia 2.0. Anche l’industria di Hollywood dovrà arrendersi allo streaming

Serviranno altri tre anni e poi Netflix e Amazon, nella forma di Prime Video, metteranno la freccia sulle revenue, superando l’industria cinematografica. Stando a uno studio di PwC, dal 2020 i video on-demand cresceranno del 30%, raggiungendo oltre 1 miliardo e mezzo di euro, quanto basta per superare di poco le multisale. Si tratterà evidentemente di un punto di snodo cruciale per tutta l’economia dello streaming che negli anni ha sofferto parecchio prima di confermarsi come categoria concretamente invitante per i consumatori. Eppure gli analisti sono convinti che le due modalità di fruizione, onsite e online, potranno convivere senza grossi problemi. Ad esempio la recente pellicola Mindhorn, è stata pubblicata sia nei cinema europei che su Netflix ma solo negli USA, mentre serie come Doctor Who, nelle città più grandi, vivano spesso di prime in sala e poi di un accesso globale sulle piattaforme esclusive in rete.

Convivere si può

Insomma, Netflix e Amazon non segneranno la morte di cinema e teatri, non per adesso almeno. Non bisogna però sottovalutare quanto prospettato da PwC. Risulta ben chiaro come le due regine dello streaming siano entrate a gamba tesa nel mondo della produzione di Hollywood. Ne sono una conferma le serie originali su cui soprattutto Reed Hastings ha scommesso parecchio e che per Jeff Bezos (Amazon) rappresenteranno un punto di differenziazione importante tra i competitor. Una buona notizia per le due big ma anche per chi lotta contro la diffusione di piattaforme pirata che infrangono il copyright. Tra le tante Popcorn Time, che dopo un periodo di pausa è tornato disponibile grazie al supporto di un hosting via torrent, anche se il metodo resta una maniera illegale per visualizzare contenuti protetti dal diritto d’autore.

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