dark web – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 14:33:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png dark web – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Telegram è effettivamente la chat preferita dai criminali https://www.datamanager.it/2018/05/telegram-e-effettivamente-la-chat-preferita-dai-criminali/ Thu, 10 May 2018 10:50:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147297 Telegram secondo Check Point viene utilizzata dai criminali per corrompere funzionari pubblici, trovare nuovi clienti e favorire le proprie attività illegali grazie alla protezione della crittografia Telegram in queste settimane ha avuto qualche problema con le autorità russe e forse il Cremlino non ha tutti i torti a interessarsi agli affari del servizio fondato da […]

L'articolo Telegram è effettivamente la chat preferita dai criminali proviene da Data Manager Online.

]]>
Telegram secondo Check Point viene utilizzata dai criminali per corrompere funzionari pubblici, trovare nuovi clienti e favorire le proprie attività illegali grazie alla protezione della crittografia

Telegram in queste settimane ha avuto qualche problema con le autorità russe e forse il Cremlino non ha tutti i torti a interessarsi agli affari del servizio fondato da Pavel Durov. Secondo un rapporto di Check Point Software Technologies, l’app di messaggistica è ampiamente utilizzata dai criminali per scambiarsi informazioni, trovare clienti e corrompere figure importanti nel mondo della finanza e anche tra le forze dell’ordine. In passato i malviventi sfruttavano soprattutto la sicurezza del Dark Web per nascondersi dalle autorità tramite le reti TOR ma la crittografia end-to-end integrata nella chat russa si pone come una valida alternativa. La società di sicurezza ha scoperto vari canali criminali (Dark Jobs, Dark Work e Black Markets) contenenti offerte di lavoro illecite classificate tramite un sistema a colori che ne indica il grado di pericolosità dal punto di vista legale.

Telegram è stato utilizzato per vendere strumenti di hacking e documenti rubati ma anche per reclutare dipendenti di Western Union e Money Gram in modo da ottenere informazioni sensibili. Questi avrebbero ricevuto un pagamento di mille dollari al giorno per compiere attività illegali. L’app di messaggistica è inoltre diventata il canale per ottenere documenti falsi, patenti di guida comprese, realizzati da personale interno alla polizia. Check Point afferma quindi che Telegram è “caratterizzata da un livello di sicurezza più elevato, è più riservata e meno accessibile e questi elementi la rendono una valida alternativa ai forum segreti presenti nel Dark Web. Gli hacker riescono così a mantenere sulla piattaforma la propria identità completamente nascosta perché possono godere di chat pubbliche e private crittografate”.

L’app di messaggistica è attualmente bloccata in Russia perché si è rifiutata di fornire alle autorità russe le chiavi di accesso per accedere alle chat. Il Cremlino avrebbe addirittura chiesto ad Apple e Google di rimuovere il software dai rispettivi negozi online in modo da impedirne il download ma il provvedimento, che ha causato alcuni disservizi in alcune piattaforme online come quelle di Google e Amazon, ha avuto un effetto contrario. In questi giorni anche l’Iran sta valutando di bloccare Telegram per gli stessi motivi delle autorità russe.

L'articolo Telegram è effettivamente la chat preferita dai criminali proviene da Data Manager Online.

]]>
Cosa se ne fanno gli hacker dei nostri selfie https://www.datamanager.it/2018/03/cosa-ne-fanno-gli-hacker-dei-nostri-selfie/ Wed, 14 Mar 2018 14:08:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143517 All’inizio dell’anno l’agenzia di sicurezza Sixgill ha notato un forte incremento nella vendita di immagini personali sul dark web. Ecco il motivo Sul dark web si può comprare di tutto: dalle armi di piccolo taglio alla droga, fino a contenuti pedopornografici. Stranamente, la compagnia di sicurezza Sixgill, con sede in Israele, ha notato all’inizio del […]

L'articolo Cosa se ne fanno gli hacker dei nostri selfie proviene da Data Manager Online.

]]>
All’inizio dell’anno l’agenzia di sicurezza Sixgill ha notato un forte incremento nella vendita di immagini personali sul dark web. Ecco il motivo

Sul dark web si può comprare di tutto: dalle armi di piccolo taglio alla droga, fino a contenuti pedopornografici. Stranamente, la compagnia di sicurezza Sixgill, con sede in Israele, ha notato all’inizio del 2018 un trend alquanto strano: l’aumento nella proposta di selfie su forum e siti web nascosti, soprattutto di lingua russa. Ciò ha portato gli analisti a ricercare le motivazioni di tale boom, che non sono tardate ad arrivare. Stando alle prime indagini, gli autoscatti possono rappresentare un contenuto di estrema importanza per ottenere guadagni illeciti rilevanti sul lungo periodo. In che modo? Sfruttando le solite tecniche di social engineering per associare generalità specifiche, indirizzi email e di casa, numeri di cellulare e altre informazioni a un volto; tutti elementi  utili per aprire, ad esempio, un conto in banca, dove far circolare le somme ricevute dai traffici online.

Cosa succede

“Nel mezzo delle ricerche – spiegano i ragazzi di Sixgill a The Next Web – ci siamo imbattuti in un forum sul quale un tizio vendeva 100 mila documenti per circa 50 mila dollari. Questi comprendevano i soliti dati rubati e diffusi su internet ma anche autoscatti, i cosiddetti selfie”. Indagini ulteriori hanno di giungere alla conclusione che oramai qualunque elemento personale è utile al giorno d’oggi per compiere malefatte. Puntare a racimolare migliaia di selfie non è banale, anche nell’era dell’iper-condivisione di massa. Molte persone hanno imparato a nascondere le foto caricate su Facebook a chi non è presente nella lista degli amici. E soprattutto, non è detto che online sia abbiano scatti idonei ad essere adattati a fototessere, così da creare cloni dei documenti di identità e passaporti.

I selfie possono avvicinarsi alle immagini sui documenti, pronti dunque ad essere utilizzati per vari abusi. La soluzione è evitare l’autoscatto? Forse si ma è evidente che la buona pratica risulta molto lontana dalla quotidianità di ognuno. Meglio proteggere le bacheche dagli occhi degli estranei, non conservare i selfie su servizi cloud e scansionare periodicamente lo smartphone con un antivirus di qualità, perché è questa la fonte le cui perdite di informazioni causano i danni più ingenti.

L'articolo Cosa se ne fanno gli hacker dei nostri selfie proviene da Data Manager Online.

]]>
C’è una falla in Tor, a scoprirla è stato un italiano https://www.datamanager.it/2017/11/ce-falla-tor-scoprirla-un-italiano/ Mon, 06 Nov 2017 18:30:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134508 L’esperto informatico Filippo Cavallarin ha scoperto una falla nel software per l’anonimato Tor ora risolta Tor è uno dei software di anonimato più utilizzato al mondo. Questo sistema consente di nascondere la propria identità durante la navigazione sul web ed è la porta di accesso al cosiddetto dark web. Solitamente viene utilizzato da dissidenti politici […]

L'articolo C’è una falla in Tor, a scoprirla è stato un italiano proviene da Data Manager Online.

]]>
L’esperto informatico Filippo Cavallarin ha scoperto una falla nel software per l’anonimato Tor ora risolta

Tor è uno dei software di anonimato più utilizzato al mondo. Questo sistema consente di nascondere la propria identità durante la navigazione sul web ed è la porta di accesso al cosiddetto dark web. Solitamente viene utilizzato da dissidenti politici o comunque da coloro che vogliono sfuggire all’occhio vigile della censura e delle agenzie governative così come da persone interessate ai traffici illegali online. Tor utilizza un sistema di crittografia a più strati per rendere impossibile l’identificazione dell’utente e in passato è finito anche nel mirino della NSA, l’agenzia di controspionaggio americana che ha scatenato lo scandalo Datagate. Oggi un italiano ha trovato una falla all’interno del software che di fatto annullava l’anonimato scoprendo il velo che nascondeva centinaia di soggetti in tutto il mondo.

Il bug è stato scoperto da Filippo Cavallarin, 35enne veneziano e fondatore della società di cybersicurezza We Are Segment. L’hacker ha informato del problema il team di Tor prima di divulgare al pubblico la sua esistenza e non ha chiesto nessuna ricompensa. Ora che la falla è stata chiusa ha voluto spiegare come è arrivato a fare questa scoperta. “Stavo facendo altre attività di ricerca in Rete quando ho trovato qualcosa che non mi tornava, c’era un tassello diverso da quello che avrebbe dovuto esserci; in un’ora di controlli sono arrivato a scoprire nel sistema un baco. È stata un’intuizione, alla conclusione ci sono arrivato in un modo più artistico che scientifico”, ha detto l’esperto al Messaggero.

L'articolo C’è una falla in Tor, a scoprirla è stato un italiano proviene da Data Manager Online.

]]>
I pericoli del Deep Web https://www.datamanager.it/2017/05/pericoli-del-deep-web/ Wed, 10 May 2017 14:58:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124425 Il Dark Web non è una sorta di oscuro mondo sotterraneo in cui si arruolano sicari o si trafficano esseri umani. In realtà, è dove la proprietà intellettuale della vostra società, il database di email della vostra azienda o i dettagli della carta di credito dei clienti potrebbero essere in vendita proprio ora, a vostra […]

L'articolo I pericoli del Deep Web proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Dark Web non è una sorta di oscuro mondo sotterraneo in cui si arruolano sicari o si trafficano esseri umani. In realtà, è dove la proprietà intellettuale della vostra società, il database di email della vostra azienda o i dettagli della carta di credito dei clienti potrebbero essere in vendita proprio ora, a vostra insaputa. Il Deep Web è un enorme labirinto di pagine 500 volte più grande del web di superficie.

 

Comprende tutti i siti protetti da password che non possono essere indicizzati da Google, come per esempio i servizi di banking online, i siti di comunità accademiche e i contenuti dietro ai paywall. La sua parte più profonda è ciò che chiamiamo Dark Web, anche se spesso vengono erroneamente confusi. Nel Dark Web le persone utilizzano la crittografia per nascondere dove si trovano, l’identità e le coordinate dei siti che visitano. Il browser Tor è il modo più comune di accedere a questo web “invisibile”. Anche se il Dark Web non è popolato solo da cattive persone, si è guadagnato una reputazione da “gangster virtuale” dove è possibile acquistare e vendere qualsiasi cosa. Le aziende non possono più ignorare il Dark Web quando progettano la loro strategia di cyberdefense: il Dark Web è un ottimo punto di incontro per i criminali informatici, dove trovare tutto ciò di cui hanno bisogno per sferrare un rapido attacco. Solo cinque anni fa, ai criminali informatici toccava ogni fase del lavoro: profilare il target, scovare informazioni, trovare le vulnerabilità, sviluppare le giuste tattiche di attacco e infine riciclare il denaro – un processo lungo, complicato e costoso.


Bernardo Centrone @orangebusiness I pericoli del #DeepWeb
Click To Tweet


La grande minaccia attuale è l’ecosistema che il Dark Web ha creato. Oggi, i criminali informatici possono specializzarsi in un solo servizio e venderlo su un mercato più ampio. Dato che la maggior parte si fa pagare con una politica pay-per-success o pay-per-install, sferrare un attacco è anche più economico. Quando si trova una tecnica che dà risultati, la si può ripetere e anche rivendere. La velocità delle transazioni, la dimensione e l’inaccessibilità del Dark Web, la mancanza di strumenti di ricerca commerciali e la carenza di competenze specialistiche rendono difficile per le imprese identificare le minacce internamente. Servono squadre di sorveglianza e di esperti che sappiano cosa succede 24/7. Monitorare l’attività nel Dark Web richiede team globali di segugi informatici. I Cyber ​​Security Operations Centers (CyberSOCs) impiegano hacker “etici” che parlano fluentemente il cyber-gergo dei criminali, e utilizzano questa conoscenza per programmare strumenti di intelligence che pattugliano il Dark Web e analizzano i risultati. Essere proattivi e raccogliere intelligence consente alle organizzazioni di creare un sistema di preallarme per potenziali nuovi tipi di attacco.

Le squadre di sorveglianza possono informare sul tipo di tattiche che i criminali informatici stanno utilizzando in modo da poter rinforzare le difese. È necessario un adattamento continuo per essere un passo più avanti dei “cattivi”. Allo stesso tempo, la sorveglianza consente alle organizzazioni di reagire. Se si scopre, per esempio, che le password di un’organizzazione sono in vendita sul Dark Web, si possono immediatamente prendere contromisure per cambiare le chiavi di accesso e le policy di sicurezza. La maggior parte delle aziende si preoccupano ancora delle loro reti e di chi possa spiare dentro i loro dispositivi e dati. Dovrebbero invece cominciare a guardare fuori, per vedere se i loro IP, e i dati di dipendenti e clienti siano già in vendita. Saranno spiacevolmente sorpresi.

Bernardo Centrone, AD e head of Southern & Central Europe di Orange Business Services

L'articolo I pericoli del Deep Web proviene da Data Manager Online.

]]>
1 milione di account Gmail e Yahoo in vendita sul dark web https://www.datamanager.it/2017/03/1-milione-account-gmail-yahoo-vendita-sul-dark-web/ Tue, 07 Mar 2017 19:00:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120545 Nomi utente, email e password in chiaro sono stati decriptati e messi all’asta nei meandri della rete. Si comprano con meno di 100 dollari Un database immenso, probabilmente non quanto la descrizione promette ma pur sempre vasto. Su internet, sezione dark web, cominciano ad apparire diversi annunci di vendita che riguardano circa 1 milione di […]

L'articolo 1 milione di account Gmail e Yahoo in vendita sul dark web proviene da Data Manager Online.

]]>
Nomi utente, email e password in chiaro sono stati decriptati e messi all’asta nei meandri della rete. Si comprano con meno di 100 dollari

Un database immenso, probabilmente non quanto la descrizione promette ma pur sempre vasto. Su internet, sezione dark web, cominciano ad apparire diversi annunci di vendita che riguardano circa 1 milione di account Gmail e Yahoo, inseriti in vari file rilasciati, complessivamente, per meno di 100 dollari. A proporre la trattativa è l’utente SunTzu583, che su uno dei tanti marketplace del sottobosco della rete, dice di poter soddisfare la sete di curiosità con diversi archivi di file che conterrebbero le informazioni su 100.000 account Yahoo, compresi di password, risalenti a un breach del 2012, altri 145.000 presi da un paio di violazioni nel 2008 e nel 2013, 500.000 dati di iscritti a Gmail a seguito di un hackeraggio del 2008, 2013 e 2014 (ai danni rispettivamente di MySpace, Tumblr e Bitcoin Security Forum) e ulteriori 450.000, derivati da breach a partire dal 2010. Il totale è di oltre 1 milione di persone coinvolti, per una spesa che si aggirerebbe sugli 80 dollari, al cambio di Bitcoin ovviamente.

Cosa succede

Nonostante si tratti di informazioni datate, molte potrebbero rivelarsi ancora corrispondenti, visto che i titolari degli account non sempre cambiano le password periodicamente, nemmeno dopo l’evidenza di importanti intrusioni. C’è da dire che, soprattutto negli ultimi tempi, quando le piattaforme rilevano violazioni ai propri server, procedono con la disattivazione temporanea dei profili, con la richiesta agli utenti di cambiare manualmente le credenziali di accesso. Questo non minimizza la presenza degli archivi venduti dal criminale, nei quali la correlazione dei login rappresenta un ottimo metodo per gli hacker di tentare le combinazioni anche altrove, persino sui siti social network e i siti di home banking.

L'articolo 1 milione di account Gmail e Yahoo in vendita sul dark web proviene da Data Manager Online.

]]>
Yahoo: l’archivio degli utenti venduto per 300.000 dollari https://www.datamanager.it/2016/12/yahoo-larchivio-degli-utenti-venduto-300-000-dollari/ Fri, 16 Dec 2016 19:00:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115859 Il database contenente oltre 1 miliardo di informazioni sugli iscritti ai diversi servizi del gruppo sarebbe stato venduto sul dark web per una cifra irrisoria Quanto valgono 1 miliardo di iscritti di Yahoo? A quanto pare appena 300.000 dollari. E’ questa la cifra che un utente sul dark web ha speso per portarsi a casa […]

L'articolo Yahoo: l’archivio degli utenti venduto per 300.000 dollari proviene da Data Manager Online.

]]>
Il database contenente oltre 1 miliardo di informazioni sugli iscritti ai diversi servizi del gruppo sarebbe stato venduto sul dark web per una cifra irrisoria

Quanto valgono 1 miliardo di iscritti di Yahoo? A quanto pare appena 300.000 dollari. E’ questa la cifra che un utente sul dark web ha speso per portarsi a casa il database confiscato dagli hacker nel 2014, grazie al breach che il gruppo guidato da Marissa Mayer ha confermato qualche giorno fa. Come se non bastasse la violazione subita nel 2014, che aveva permesso agli hacker di intrufolarsi negli accessi di 500 milioni di persone, un’altra più grave era avvenuta nell’agosto dell’anno prima, con oltre 1 miliardo di navigatori interessati.

Vendita frettolosa

Come spiega il New York Times, l’hack rivelato di recente avrebbe fruttato in estate la cifra indicata sopra, spesa da tre persone per ottenere il file con le credenziali di praticamente tutti gli individui che nel 2013 navigavano in rete e che, a quanto pare, avevano almeno un indirizzo email iscritto alla piattaforma. Ricordiamo come tre anni fa Yahoo aveva già acquisito Flickr e Tumblr (a maggio del 2013), dunque all’interno dell’archivio potrebbero esservi anche utenti dei due portali. Nel prezzo di vendita, forse troppo frettolosa rispetto al valore (ogni cliente del gruppo varrebbe 0,0003 dollari) sono inclusi nomi completi, password, date di nascita e numeri di telefono di 1 milione di individui, comprese le domande e le risposte di sicurezza, utili per il reset della chiave segreta.

L'articolo Yahoo: l’archivio degli utenti venduto per 300.000 dollari proviene da Data Manager Online.

]]>
USA: i dati di 655.000 pazienti in vendita sul dark web https://www.datamanager.it/2016/06/usa-dati-655-000-pazienti-vendita-sul-dark-web/ Wed, 29 Jun 2016 09:02:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=104511 L’ennesimo breach dell’anno mette in crisi migliaia di americani i cui dati erano conservati da tre organizzazioni sanitarie Si chiama “thedarkoverload” l’hacker che ha dato al dark web la possibilità di acquistare circa 655.000 dati personali di pazienti americani, raccolti nel corso degli ultimi mesi. Un numero che fa paura non solo per la cifra […]

L'articolo USA: i dati di 655.000 pazienti in vendita sul dark web proviene da Data Manager Online.

]]>
L’ennesimo breach dell’anno mette in crisi migliaia di americani i cui dati erano conservati da tre organizzazioni sanitarie

Si chiama “thedarkoverload” l’hacker che ha dato al dark web la possibilità di acquistare circa 655.000 dati personali di pazienti americani, raccolti nel corso degli ultimi mesi. Un numero che fa paura non solo per la cifra in sé, ma per il fatto che nasconde, dietro a nomi e cognomi delle vittime, tante informazioni sensibili, come il numero della tessera sanitaria (la previdenza USA), indirizzi email, stato sociale e indirizzi vari, tra cui quello di casa e di lavoro. L’archivio, pubblicato su diversi forum della rete oscura, sarebbe stato creato partendo da almeno tre database. Non si conoscono i nomi degli istituti a cui appartenevano ma sappiamo le aree geografiche di riferimento: Farmington, nel Missouri, Central/Midwest United e Atlanta in Georgia.

I numeri delle violazioni

Il primo elenco è prezzato circa 100.000 dollari e secondo chi ne ha ottenuto una porzione, conterrebbe alcune informazioni non più valide, probabilmente perché risalenti ad anni fa. Il secondo, con un prezzo fissato a 200.000 dollari pare essere caduto nelle mani dei cracker a seguito di un ingresso non autorizzato nella rete dell’organizzazione che usava nomi utenti e password in chiaro. L’ultimo, da ben 400.000 dollari, contiene molti più dati rispetto ai precedenti, tra cui i numeri delle assicurazioni, l’età e i riferimenti telefonici casalinghi e professionali dei pazienti. Stando a prime informazioni, una copia dei database è stata già venduta sul sito TheRealDeal, disponibile sul dark web, che assicura l’anonimato a venditori e compratori. Se vi state chiedendo cosa se ne fanno i criminali di contenuti del genere, basta considerare che molte delle indicazioni contenute nelle liste sono sempre valide (sesso, età, numero di figli, nomi e cognomi) e possono rappresentare una chiave di lettura veloce e semplice con cui accedere alle più varie piattaforme: dai social network, alle email, fino ai siti di home banking, ovviamente al netto delle misure di sicurezza più avanzate.

L'articolo USA: i dati di 655.000 pazienti in vendita sul dark web proviene da Data Manager Online.

]]>
Tumblr: 65 milioni di password in vendita sul dark web https://www.datamanager.it/2016/06/tumblr-65-milioni-password-vendita-sul-dark-web/ Wed, 01 Jun 2016 08:26:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102635 Svelato a tre anni di distanza l’impatto di un enorme furto di dati che nel 2013 aveva permesso agli hacker di violare la piattaforma All’inizio del 2013, prima dell’acquisizione da parte di Yahoo, Tumblr è stata vittima di un pesante attacco hacker. Cosa sia successo in quell’occasione lo scopriamo solo adesso, ad oltre tre anni […]

L'articolo Tumblr: 65 milioni di password in vendita sul dark web proviene da Data Manager Online.

]]>
Svelato a tre anni di distanza l’impatto di un enorme furto di dati che nel 2013 aveva permesso agli hacker di violare la piattaforma

All’inizio del 2013, prima dell’acquisizione da parte di Yahoo, Tumblr è stata vittima di un pesante attacco hacker. Cosa sia successo in quell’occasione lo scopriamo solo adesso, ad oltre tre anni di distanza. In ballo ci sono oltre 65 milioni di password e corrispettivi indirizzi email che, secondo la piattaforma, non sarebbe stati mai usati per accedere al servizio al posto dei reali utenti. Quello che è strano, come nel caso di LinkedIn, è che la violazione viene a galla dopo un bel po’ dall’evento, una coincidenza che per qualcuno potrebbe rappresentare un segnale ben preciso.

Cosa succede

Secondo Troy Hunt, ricercatore di sicurezza e fautore di Have I Been Pwned?, un sito che riassume tutti i principali hack pubblici sul web, il fatto che negli ultimi mesi siano stati rivelati breach del genere è sintomo di una troppa leggera propensione passata nel fronteggiare pericoli di violazioni esterne. Con quello di Tumblr, è di circa 270 milioni il numero di account rubati di cui siamo venuti a conoscenza nell’ultima settimana, nonostante si tratti di azioni avvenute anni fa. “Si tratta di una tendenza evidente – ha spiegato Hunt – dove finirà? Cosa c’è ancora di rubato di cui non conosciamo ancora l’essenza?”.

Se si tratta di correlazioni c’è un perché sulle tempistiche di rilascio di queste informazioni, altrimenti bisogna davvero chiedersi quante persone indipendenti posseggano informazioni del genere e ancora non lo sappiamo. Secondo le analisi dell’esperto, i dati sottratti a Tumblr sarebbero stati messi in vendita sul dark web, proprio come accaduto per LinkedIn. Non è chiaro se siano ancora validi ed effettivamente corrispondenti, ma nel dubbio conviene fare un salto nelle impostazioni del proprio account e modificarli.

L'articolo Tumblr: 65 milioni di password in vendita sul dark web proviene da Data Manager Online.

]]>
Dark web: ecco il listino prezzi dei dati rubati https://www.datamanager.it/2015/10/dark-web-ecco-il-listino-prezzi-dei-dati-rubati/ Tue, 20 Oct 2015 09:07:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=86253 Il report “L’economia sommersa dei dati” rivela le fasce di prezzo dei dati rubati acquistati e venduti nei marketplace dei criminali informatici Intel Security ha rilasciato il report  L’economia sommersa dei dati (The Hidden Data Economy), che raccoglie numerosi esempi di come diversi tipi di dati rubati vengono venduti e indica i prezzi per ogni […]

L'articolo Dark web: ecco il listino prezzi dei dati rubati proviene da Data Manager Online.

]]>
Il report “L’economia sommersa dei dati” rivela le fasce di prezzo dei dati rubati acquistati e venduti nei marketplace dei criminali informatici

Intel Security ha rilasciato il report  L’economia sommersa dei dati (The Hidden Data Economy), che raccoglie numerosi esempi di come diversi tipi di dati rubati vengono venduti e indica i prezzi per ogni tipologia di dati. McAfee Labs di Intel Security Group ha esaminato i listini dei prezzi per i dati relativi a carte di credito e di debito rubate, credenziali di accesso ai conti bancari, ai servizi di bonifico bancario, di trasferimento di denaro, credenziali di accesso ai servizi di pagamento on-line, a servizi di contenuti premium, reti aziendali, conti fedeltà e servizi di aste online.

“Come ogni economia regolamentata ed efficiente, l’ecosistema del cybercrime si è rapidamente evoluto per offrire molti strumenti e servizi per chiunque aspiri a un comportamento criminale”, ha dichiarato Raj Samani, CTO di Intel Security EMEA. “Il mercato del “cybercrime-as-a-service” è stato uno dei principali driver che hanno guidato la crescita esponenziale delle dimensioni, della frequenza e della gravità degli attacchi informatici. Lo stesso si può dire per la proliferazione di modelli di business consolidati per vendere i dati rubati e ottenere guadagni dal crimine informatico”.

“Dal report emerge come la criminalità informatica sia ormai arrivata alla portata di tutti, anche ai poco esperti di tecnologia” ha aggiunto Ferdinando Torazzi, Regional Director Italia e Grecia, Intel Security “per questo oggi la battaglia contro il cybercrime deve essere attuata su base continuativa, adottando interventi più mirati. La certezza è che il cybercrime esiste ed è in grado di proporsi come un business, e che è arrivato il momento di passare all’offensiva e non stare sulla difensiva. Noi collaboriamo con l’European Cybercrime Centre (EC3) dell’Europol per contribuire con le nostre competenze ad affrontare in modo efficace il problema del crimine informatico.”

Nel corso degli anni, i ricercatori di McAfee Labs hanno collaborato con vendor di soluzioni per la sicurezza IT, forze dell’ordine e terze parti per identificare e valutare numerosi siti web, chat room e altre piattaforme online, community e marketplace in cui i dati rubati vengono acquistati e venduti. Sulla base di questa esperienza, gli studiosi hanno poi elaborato una valutazione globale sullo “stato dell’economia della criminalità informatica” includendo dettagli sui tipi di dati messi in vendita e sui prezzi.

Carte di pagamento

I dati relativi alle carte di pagamento sono forse il tipo di dati rubati e venduti più conosciuti. I ricercatori di McAfee Labs hanno individuato una gerarchia di valore nel modo in cui a questi dati rubati vengono assegnati i prezzi, in cui vengono poi messi a catalogo e in cui, infine, vengono venduti sul mercato nero. Un’offerta di base comprende il numero di conto principale, (primary account number PAN),  la data di scadenza e il codice CVV2. I venditori si riferiscono alla combinazione di numero valido con il termine “Random”. Generatori d numeri di carte di credito valide possono essere acquistati o reperiti gratuitamente in rete.

I prezzi aumentano quando l’offerta comprende ulteriori informazioni permettendo ai criminali di realizzare più cose con i dati a disposizione. Per esempio, dati come il numero di conto bancario, la data di nascita della vittima e informazioni classificate come “Fullzinfo”, compresi l’indirizzo di fatturazione della vittima, il codice PIN, il numero di previdenza sociale, la data di nascita, il nome da nubile della madre e anche il nome utente e la password utilizzati per accedere, gestire e modificare l’account online del titolare della carta.

La tabella illustra i prezzi medi delle informazioni relative a carte di credito e di debito in tutte le regioni, in base alla combinazione dei dati disponibili:

Numero della carta di

pagamento con codice

CVV2

Stati Uniti Regno Unito Canada Australia Unione Europea
Generato da software $5-$8 $20-$25 $20-$25 $21-$25 $25-$30
Con identificativo bancario $15 $25 $25 $25 $30
Con data di nascita $15 $30 $30 $30 $35
Con Fullzinfo $30 $35 $40 $40 $45

Stima dei prezzi, in dollari americani, per i dati di ogni carta di pagamento rubata

“Un criminale in possesso dell’equivalente digitale della carta fisica può effettuare acquisti o prelievi fino a quando la vittima non contatta l’esercente per bloccare gli acquisti”, ha concluso Samani. “Se pensiamo che i criminali possono utilizzare una serie così estesa di informazioni personali per ‘verificare’ l’identità del titolare della carta, o peggio ancora per consentire accedere al conto e modificare le informazioni, il rischio di gravi danni finanziari cresce in modo preoccupante”.

Account dei servizi di pagamento online

Il prezzo per gli account dei servizi di pagamento online sembra essere dettato unicamente dal saldo del conto. Ciò è probabilmente dovuto alle limitate possibilità di utilizzarli. Le credenziali di accesso degli account che contengono tra i 400 e i 1.000 dollari sono stati stimati intorno ai 20 e 50 dollari, mentre le credenziali di accesso per gli account che contengono da 5.000 a 8.000 dollari vanno da  200 a  300 dollari.

Credenziali di accesso ai conti correnti bancari

I criminali informatici possono acquistare le credenziali di accesso ai servizi bancari che consentono loro di trasferire di nascosto fondi rubati attraverso i confini internazionali. McAfee Labs ha rilevato che un un conto bancario con saldo sui 2.200 dollari può valere fino a 190 dollari. Il costo delle credenziali di accesso al conto in banca unito alla possibilità di trasferire di nascosto denaro verso banche negli Stati Uniti si aggira tra i 500 dollai per un conto con saldo 6.000 dollari, a 1.200 dollari  per un conto con saldo di 20.000 dollari. La possibilità di trasferire denaro nel Regno Unito varia da 700 dollari per un saldo del conto di 10.000 dollari, a  900 dollari per un saldo del conto di 16.000 dollari.

Contenuti premium online

Il report ha anche preso in esame i prezzi al mercato nero delle credenziali degli account di accesso ai servizi di contenuti online come il video streaming online (da 0,55 a  1 dollaro), servizi di streaming premium via cavo (7,50 dollari), servizi di fumetti premium (0,55 dollari) e lo sport in streaming professionale (15 dollari). Questi prezzi relativamente bassi indicano che i criminali informatici hanno portato avanti operazioni di furto automatizzate per rendere redditizzi i loro modelli di business.

Conti fedeltà e aste online

Alcuni servizi online, come le credenziali di login di conti fedeltà degli alberghi e gli account delle aste online, sembrano essere obiettivi a basso valore, ma i ricercatori hanno scoperto che anche queste credenziali vengono vendute dai criminali informatici. A quanto pare, questi consentono ai criminali di effettuare acquisti online fingendosi le loro vittime. I ricercatori di McAfee Labs hanno rilevato che un conto fedeltà di un grande albergo con 100.000 punti costa  20 dollari, mentre un account di una community di aste online con una buona reputazione si vende a un prezzo di  1.400 dollari.

L'articolo Dark web: ecco il listino prezzi dei dati rubati proviene da Data Manager Online.

]]>
Alla scoperta del dark web con Memex https://www.datamanager.it/2015/02/scoperta-dark-web-memex/ Tue, 10 Feb 2015 10:27:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69335 Oltre il 90% del web nascosto si può rintracciare con un software creato negli USA, ma solo per la Difesa Si chiama Memex ed è il browser web che in molti vorrebbero. Una sua ricerca può restituire risultati del web classico e soprattutto quelli nascosti del dark web, il sottobosco della rete utilizzato per scopi […]

L'articolo Alla scoperta del dark web con Memex proviene da Data Manager Online.

]]>
Oltre il 90% del web nascosto si può rintracciare con un software creato negli USA, ma solo per la Difesa

Si chiama Memex ed è il browser web che in molti vorrebbero. Una sua ricerca può restituire risultati del web classico e soprattutto quelli nascosti del dark web, il sottobosco della rete utilizzato per scopi quasi sempre criminali. A sviluppare Memex è stato il dipartimento per l’innovazione del Darpa, ministero della Difesa statunitense che da anni scandaglia i meandri di internet per migliorare le indagini delle forze di polizia. Secondo un articolo di Scientific American, l’utilizzo di Memex avrebbe già permesso l’arresto di diversi trafficanti di esseri umani che utilizzavano siti web nascosti per portare avanti le loro operazioni. Attualmente Google indicizza circa il 10% delle pagine web esistenti; l’obiettivo è analizzare il restante 90%, una massa uniforme di informazioni che viaggiano prive di controllo.

A fondo nella Rete

Molti dei dati presenti nel deep web provengono da pagine web temporanee, sensori connessi e dispositivi i cui contenuti non vanno a finire nei database classici. Tutti possono cercare di entrare nel web nascosto attraverso software oramai diventati popolari, come Tor, che permettono di condividere informazioni in maniera autonoma e navigare su siti internet non raggiungibili esternamente. Come ha spiegato Chris White, uno degli ideatori di Memex: “Il web è molto più grande di quello che pensiamo ed è nelle profondità della Rete che si nascondono i pericoli maggiori, ma anche gli indizi per risolverli”. La necessità di andare oltre i risultati di ricerca liberamente visibili su internet è avvertita in tutto il mondo, Italia compresa. Già da qualche anno organi come la Polizia Postale e la Guardia di Finanza utilizzano esperti informatici per ampliare le ricerche di persone coinvolte in omicidi, traffici di droga e scambio di materiale pedo-pornografico.

L'articolo Alla scoperta del dark web con Memex proviene da Data Manager Online.

]]>