Alla scoperta del dark web con Memex

Quasi 1 utente su 2 ha intenzione di cambiare il proprio stile di vita digitale nel 2020

Oltre il 90% del web nascosto si può rintracciare con un software creato negli USA, ma solo per la Difesa

Si chiama Memex ed è il browser web che in molti vorrebbero. Una sua ricerca può restituire risultati del web classico e soprattutto quelli nascosti del dark web, il sottobosco della rete utilizzato per scopi quasi sempre criminali. A sviluppare Memex è stato il dipartimento per l’innovazione del Darpa, ministero della Difesa statunitense che da anni scandaglia i meandri di internet per migliorare le indagini delle forze di polizia. Secondo un articolo di Scientific American, l’utilizzo di Memex avrebbe già permesso l’arresto di diversi trafficanti di esseri umani che utilizzavano siti web nascosti per portare avanti le loro operazioni. Attualmente Google indicizza circa il 10% delle pagine web esistenti; l’obiettivo è analizzare il restante 90%, una massa uniforme di informazioni che viaggiano prive di controllo.

A fondo nella Rete

Molti dei dati presenti nel deep web provengono da pagine web temporanee, sensori connessi e dispositivi i cui contenuti non vanno a finire nei database classici. Tutti possono cercare di entrare nel web nascosto attraverso software oramai diventati popolari, come Tor, che permettono di condividere informazioni in maniera autonoma e navigare su siti internet non raggiungibili esternamente. Come ha spiegato Chris White, uno degli ideatori di Memex: “Il web è molto più grande di quello che pensiamo ed è nelle profondità della Rete che si nascondono i pericoli maggiori, ma anche gli indizi per risolverli”. La necessità di andare oltre i risultati di ricerca liberamente visibili su internet è avvertita in tutto il mondo, Italia compresa. Già da qualche anno organi come la Polizia Postale e la Guardia di Finanza utilizzano esperti informatici per ampliare le ricerche di persone coinvolte in omicidi, traffici di droga e scambio di materiale pedo-pornografico.

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