data loss prevention – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 10 Oct 2018 08:49:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png data loss prevention – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Symantec al fianco di BPER nella transizione al GDPR https://www.datamanager.it/2018/01/symantec-al-fianco-bper-nella-transizione-al-gdpr/ Mon, 22 Jan 2018 14:08:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139391 Già in produzione la soluzione di Data Loss Prevention che affianca endpoint protection ed encryption di Symantec. Christian Ciceri, responsabile Architetture e Sicurezza Logica di BPER Banca: «Il giusto equilibrio tra controlli e prestazioni del network e delle postazioni» BPER Banca, sesto gruppo bancario in Italia, con più di 11mila collaboratori e una rete di […]

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Già in produzione la soluzione di Data Loss Prevention che affianca endpoint protection ed encryption di Symantec. Christian Ciceri, responsabile Architetture e Sicurezza Logica di BPER Banca: «Il giusto equilibrio tra controlli e prestazioni del network e delle postazioni»

BPER Banca, sesto gruppo bancario in Italia, con più di 11mila collaboratori e una rete di 1.273 filiali e sportelli, ha scelto la soluzione di Data Loss Prevention (DLP) di Symantec per la prevenzione della perdita di dati per la propria infrastruttura di sicurezza. «Una scelta che è il frutto di una valutazione fatta nel 2015» – afferma Christian Ciceri, responsabile Architetture e Sicurezza Logica di BPER Banca. «Allora, cercavamo una soluzione per migliorare l’efficienza e la postura di cybersecurity all’interno del gruppo BPER. Una tecnologia che ci consentisse di analizzare il traffico in uscita dei canali di posta elettronica e Internet, generato dai dipendenti. Avevano già in casa la soluzione di endpoint protection e cifratura di Symantec. È stato naturale valutare – insieme ad altre – la soluzione di DLP, sulla quale è poi ricaduta la scelta. All’inizio del 2015, eravamo in pieno roll out per la compliance della conservazione dei dati personali riguardanti la clientela per attività di profilazione e di marketing. E stavamo cioè implementando la fase finale di tutta una serie di soluzioni di security, anche per venire incontro ai dettami del regulator. Nei primi mesi del 2016, siamo andati di fatto in produzione». Da lì in poi, è partito un processo di affinamento della soluzione protrattosi per alcuni mesi. «Una soluzione con queste caratteristiche ha bisogno di una messa a punto continua. Noi non avevamo una particolare esperienza in materia, né competenze specifiche su quel tipo di soluzione, perciò abbiamo dovuto migliorare alcune scelte, per arrivare a un tuning più puntuale. Tutta una serie di regole – infatti – sono state riviste e corrette, sino a trovare il giusto equilibrio tra controlli e prestazioni del network e delle postazioni» – spiega Ciceri.

SVILUPPO DELLA SOLUZIONE

«Scartata a priori l’opzione di muoversi in autonomia, l’implementazione della soluzione ha visto l’apporto fattivo di partner esterni, tra i quali Puntoit per l’implementazione di progetto» – conferma Ciceri. «Partner molto attivi. Puntoit si è avvalsa a sua volta di alcune consulenze Symantec, quando abbiamo avuto necessità di creare delle regole più sofisticate. Il supporto del system integrator è stato essenziale in tutta la fase di implementazione del prodotto e per aiutarci ad acquisire maggiore autonomia, che abbiamo raggiunto negli ultimi mesi nella gestione della soluzione, che – una volta comprese le regole e la logica con cui si applicano certe politiche – si presta a essere facilmente gestita. In questa fase, stiamo analizzando tutta una serie di dati ritenuti sensibili e stiamo verificando il flusso di informazioni provenienti dal CdA, dal Collegio sindacale, e così via. Dati cioè che potrebbero riguardare persone ritenute sensibili all’interno della banca, in termini di posizione o di caratteristiche operative. Facciamo però analisi anche sui correntisti, sulle carte di credito, i titoli, e su tutte quelle informazioni riconducibili a una serie di documenti oggetto di opportune verifiche. Inoltre, monitoriamo il pericolo di fenomeni anomali di uscita di informazioni verso destinazioni – account di posta come Gmail o Yahoo!, per esempio – non riconducibili ad attività professionali».


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VERIFICA DEI PROCESSI

La griglia di regole su cui opera la soluzione Symantec di Data Loss Prevention è molto estesa. «Abbiamo creato circa 40/45 regole diverse: alcune indicizzano delle porzioni di documenti, altre individuano specifiche aree documentali aziendali» – conferma Ciceri. Ma un numero così esteso di policy non può produrre troppe segnalazioni errate, difficili da gestire nell’operatività quotidiana? «Appena andati in produzione – risponde Ciceri – c’è stato un momento in cui i falsi positivi erano eccessivi rispetto alla nostra capacità di gestire i singoli eventi. Perciò abbiamo dovuto aggiustare il tiro. Ci siamo resi conto che alcune regole potevano essere scritte meglio. In altri casi, bisognava cambiare tecnica per analizzare certi documenti. In questo passaggio, la soluzione Symantec ci ha consentito di fare e capire meglio i processi, aiutandoci a raggiungere l’obiettivo». Detto questo, alcune regole si sono rivelate più efficaci di altre. «Alcune possono produrre al massimo uno o due eventi giornalieri, mentre altre ne producono da venti a cinquanta». In qualche caso, potrebbe trattarsi di modalità distorte di operare all’interno dell’azienda. «Prendiamo per esempio una chiamata al call center per risolvere una problematica con le carte di credito. Alla chiusura del ticket, potrebbe comparire nella cronologia il numero della carta. Se ho una regola che cerca i numeri di carta di credito, tutte queste notifiche saranno segnalate. Mentre in realtà sono falsi positivi. In questi casi, non è tanto il DLP che sbaglia. Ma si tratta di calibrare meglio il modello operativo interno. Dinamiche come queste, silenti fino a che non si va ad analizzare il processo, vengono portate alla luce da uno strumento come il DLP» – rileva Ciceri.

PRIVACY E PROTEZIONE DEI DATI

Tracciare il flusso di informazioni nel modo sviluppato dalla soluzione di Data Loss Prevention, impatta in maniera positiva anche sul dettato legislativo del GDPR. «Se nel 2015, qualcuno mi avesse chiesto se stavamo implementando la soluzione Symantec per il GDPR, la risposta sarebbe stata negativa. All’epoca ci interessava soprattutto proteggere i dati sensibili dell’azienda» – riconosce Ciceri. «Di fatto però i dati personali contenuti nel sistema informativo aziendale diventano dati sensibili e quindi vanno protetti allo stesso modo». Far accettare ai collaboratori le dinamiche della soluzione è stato un passaggio lineare. «Sin dalle prime fasi di implementazione, abbiamo previsto di coinvolgere il personale in modo da consentirgli di capire quale tipo di impatto poteva esserci sui flussi di informazione».


Coniugare la tecnologia #DLP con la #classificazione personalizzata @Symantec #BPER
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MAGGIORE GRANULARITÀ DEI CONTROLLI

Per l’IT e il team di sicurezza è chiaro quali informazioni possono essere condivise anche fuori dal perimetro aziendale e quali invece devono essere blindate. La stessa consapevolezza però potrebbe non esserci per tutti i collaboratori. «Per noi la distinzione è chiara perché ci siamo confrontati con una serie di unità organizzative che ci hanno dato il loro punto di vista. Per esempio, abbiamo lavorato molto con le strutture che si occupano della segreteria bancaria, dei rapporti con il CdA, i collegi sindacali, i comitati esecutivi, l’AD e così via. Sapevamo che all’interno di quelle strutture gravitavano tutta una serie di informazioni molto sensibili» – chiarisce Ciceri. «Però potremmo aver tralasciato delle zone che per qualche motivo abbiamo ritenuto meno impattanti, ma che invece in futuro potrebbero esserlo». Il passaggio successivo sarà quello di dare ancora maggiore granularità al controllo. «In questo caso, rientrerà in gioco l’azione di data classification. Un passaggio che sarà messo a terra solo dopo essere passato attraverso l’analisi di ogni singola unità organizzativa e aver sviscerato tutti i contenuti informativi che ogni struttura può generare. A quel punto, passeremo alla fase di valutazione del rischio, stabilendo una nuova gerarchia di regole. Un lavoro che potrà essere completato solo attraverso un confronto puntuale con le singole unità che generano e sono proprietarie di quelle informazioni» – conclude Ciceri.

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Symantec Information Centric Security: dati protetti ovunque https://www.datamanager.it/2017/09/symantec-information-centric-security-dati-protetti-ovunque/ Fri, 22 Sep 2017 14:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131399 Symantec Data Loss Prevention 15 integra marcatura, crittografia e gestione degli accessi per rendere sicuri i dati regolamentati e sensibili, ovunque questi si trovino Symantec ha annunciato la disponibilità di Data Loss Prevention (DLP) versione 15. La nuova release offre una migliore automazione della protezione dei dati e l’integrazione di prodotto necessari a consolidare la soluzione […]

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Symantec Data Loss Prevention 15 integra marcatura, crittografia e gestione degli accessi per rendere sicuri i dati regolamentati e sensibili, ovunque questi si trovino

Symantec ha annunciato la disponibilità di Data Loss Prevention (DLP) versione 15. La nuova release offre una migliore automazione della protezione dei dati e l’integrazione di prodotto necessari a consolidare la soluzione Information Centric Security. Queste importanti migliorie garantiscono una maggiore capacità di tracciare, monitorare e proteggere dati regolamentati o sensibili anche in ambienti non gestiti.

Le imprese stanno progressivamente perdendo visibilità e controllo dei dati sensibili e regolamentati; il fenomeno è in gran parte dovuto alla possibilità di condivisione dei dati fra numero sempre più grande di utenti in più organizzazioni, e dal fatto che tali dati possono essere immagazzinati in luoghi diversi, cloud compreso.

Un responsabile su tre dei servizi IT nelle aziende, ha dichiarato quest’anno (in base ai dati della ricerca CISO Symantec del 2016), di essere convinto che la perdita dei dati shadow minacci il proprio business; minaccia, aggravata da ulteriori preoccupazioni dovute alle applicazioni shadow e a utenti malevoli. Il problema continua a crescere, tanto che le violazioni dei dati nel 2016 hanno portato a mettere a rischio 1.1 miliardi di identità, il doppio rispetto allo stesso dato per il 2015.

L’ormai imminente GDPR (General Data Protection Regulation) introdurrà nuovi obblighi per le imprese e le informazioni da loro gestite e sono previste penalità più elevate e indagini più severe per le verifiche di conformità. Gli analisti sono convinti che visibilità e protezione in grado di seguire i dati saranno i nuovi imperativi ai quali guardare nei mesi a venire.

La soluzione Symantec Information Centric Security consente alle imprese di immagazzinare, utilizzare e condividere dati sensibili al di fuori del proprio ambiente controllato con utenti esterni o applicativi in cloud. La protezione è sempre assicurata perché l’accesso ai dati è limitato agli utenti autorizzati; si riduce in questo modo il rischio di esposizioni non desiderate. L’approccio Information Centric Security contribuisce a garantire sicurezza nel lavoro collaborativo e consente la conformità anche alle direttive più severe come quelle previste dalla GDPR (General Data Protection Regulation). Il rilascio di Symantec Data Loss Prevention 15 amplia questa capacità grazie a una migliore integrazione con intermediari di sicurezza per l’accesso al cloud, alla classificazione dei dati, alle analitiche comportamentali per utente e alla crittografia information-centric destinata a supportare una più vasta gamma di canali di comunicazione.

  • Protezione dei dati sensibili in ambienti gestiti e non gestiti, o gestiti da terze parti
  • Semplifica la compatibilità con le direttive GDPR (General Data Protection Regulation)
  • Aiuta a bloccare le fughe di dati sensibili dovute all’utilizzo di applicazioni shadow

“Il solo volume di dati e la velocità alla quale vengono spostati nelle organizzazioni ha ingrandito a dismisura il problema della perdita dei dati. I dati sensibili devono essere tracciati ovunque – anche al di fuori dell’organizzazione – per garantire sicurezza e mantenere la conformità con un crescente elenco di direttive di settore”, ha dichiarato Doug Cahill, Senior Analyst, ESG.

“Quando c’è così tanto in gioco non è più possibile dipendere sul controllo manuale o su qualsiasi altro processo che possa dar spazio alla possibilità di un errore umano. Con Symantec DLP 15 abbiamo dato ai responsabili IT la capacità di etichettare automaticamente i dati come sensibili e automatizzare le politiche di sicurezza perché seguano quegli stessi dati ovunque vadano, indipendentemente dal canale”, ha commentato Nico Popp, Senior Vice President di Symantec.

Symantec Information Centric Security è disponibile tramite integrazioni con i seguenti prodotti, tutti disponibili a livello mondiale:

  • Symantec DLP 15 + CloudSOC (CASB)
  • ICT
  • ICE
  • ICA
  • VIP

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Le soluzioni DLP di Forcepoint portano valore concreto e supportano la compliance normativa https://www.datamanager.it/2017/05/le-soluzioni-dlp-forcepoint-portano-valore-concreto-supportano-la-compliance-normativa/ Wed, 03 May 2017 10:53:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124109 Gartner assegna alla soluzione DLP di Forcepoint il punteggio più alto per corrispondenza alla Compliance normativa, posizionando Forcepoint nel Quadrante dei Leaders del Magic Quadrant dedicato all’Enterprise DLP Il leader di sicurezza informatica mondiale Forcepoint registra in questi mesi un forte interesse alle proprie soluzioni di protezione dei dati, dovuto principalmente a clienti che hanno […]

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Gartner assegna alla soluzione DLP di Forcepoint il punteggio più alto per corrispondenza alla Compliance normativa, posizionando Forcepoint nel Quadrante dei Leaders del Magic Quadrant dedicato all’Enterprise DLP

Il leader di sicurezza informatica mondiale Forcepoint registra in questi mesi un forte interesse alle proprie soluzioni di protezione dei dati, dovuto principalmente a clienti che hanno deciso di adottare soluzioni di Data Loss Prevention (DLP) e a diversi riconoscimenti del mercato, tra i quali:

  • Per il secondo anno consecutivo, Gartner ha classificato la soluzione DLP di Forcepoint al livello più elevato in relazione alla conformità normativa nel proprio Report 2017 Critical Capabilities for Data Loss Prevention.
  • Per la nona volta, Forcepoint è stato posizionato da Gartner nel quadrante “Leaders” del  Magic Quadrant for Enterprise DLP 2017.
  • Un numero sempre crescente di grandi aziende sta implementando le soluzioni di sicurezza people-centric di Forcepoint che forniscono una migliore conformità, protezione della proprietà intellettuale (IP) e visibilità dei dati critici ovunque essi si trovino. I clienti più recenti che hanno scelto i prodotti di sicurezza Forcepoint DLP includono Honda, Danieli & C. Officine Meccaniche e Finansbank.

“Le imprese di tutto il mondo stanno riconoscendo la connessione fondamentale tra la protezione delle persone e la sicurezza dei dati di IP e critici”, ha affermato Heath Thompson, vicepresidente senior e direttore generale della Business Unit Data and Insider Threat Security di Forcepoint. “Riteniamo che l’adozione da parte dei clienti e il riconoscimento di Gartner siano punti forti a dimostrazione della nostra capacità e impegno nell’identificare, analizzare e arrestare rapidamente le attività più rischiose in qualsiasi ambiente”.

Le soluzioni di cyber security di Forcepoint proteggono il punto di interazione tra le persone e i dati aziendali critici, laddove la tecnologia è più abilitante e la sicurezza più vulnerabile, con sistemi intelligenti che comprendono il comportamento e l’intenzione dell’utente. Le soluzioni di DLP di  Forcepoint uniscono la capacita’ di analizzare il comportamento e gli intenti dell’utente con la capacita’ di riconoscere i contenuti dei file, come ad esempio identificare le tipologie di dati che per ciascun cliente hanno maggior valore. Ciò consente a Forcepoint di fornire un quadro completo per la conformità normativa attraverso l’applicazione delle politiche di utilizzo dei dati e la preparazione delle organizzazioni per la nuove normative come il GDPR, impedendo nello stesso tempo l’utilizzo non autorizzato dei dati e consentendo l’individuazione di utenti ad alto rischio.

La leadership di Forcepoint nel settore DLP e’ stata sempre riconosciuta in questi anni dagli analisti del settore. Per il secondo anno consecutivo, Forcepoint DLP ha ricevuto il punteggio più alto per prodotto (4,08 su 5) per la capacita’ di conformità alla normativa da parte di Gartner nel suo ultimo Report. Oltre a questo, Forcepoint DLP ha ottenuto 4,06 su 5 per la protezione IP e 4,07 su 5 per la visibilità e il monitoraggio dei dati.

Le imprese identificano rapidamente i rischi di furto di dati sulla rete o in Cloud

Per Danieli & C. Officine Meccaniche SPA, uno dei più grandi fornitori mondiali di impianti industriali e attrezzature per l’industria metallica con più di 3 miliardi di euro di ricavi annui e 11.000 dipendenti in tutto il mondo, estendere la protezione dalla rete locale al cloud ha reso possibile una maggiore conformità normativa, offrendo inoltre maggiore visibilità in merito agli intenti dei dipendenti e ha consentito l’abbassamento di rischi accidentali di compromissione da parte del personale.

“Grazie a Forcepoint DLP, abbiamo potuto aumentare significativamente il grado di conoscenza e attenzione. Questo ci ha consentito di evidenziare gli incidenti dovuti alla mancanza di consapevolezza dei dipendenti o alla mera distrazione”, ha dichiarato Fabrizio Paolini, responsabile sicurezza IT di Danieli & C. Officine Meccaniche S.P.A.

Finansbank, una delle cinque principali banche della Turchia, con oltre 300 miliardi di dollari di attività e 12.000 dipendenti, ha migliorato i controlli per individuare e prevenire furti di dati interni.

“La cosa più importante che stiamo cercando di proteggere è la reputazione di Finansbank, che è inestimabile per noi”, ha dichiarato Ahmet Taskeser, leader del dipartimento di Security Incident Management di Finansbank. “La protezione di un’istituzione finanziaria ad alto profilo che serve milioni di clienti richiede una prevenzione avanzata delle perdite di dati che blocchi in modo proattivo le minacce in entrata e in uscita ed impedisca ai dati di andare dove non dovrebbero”.

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Kroll Ontrack: 61% perde i dati nonostante il backup https://www.datamanager.it/2015/04/kroll-ontrack-61-perde-i-dati-nonostante-il-backup/ Wed, 01 Apr 2015 14:04:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72445 Survey: la maggior parte delle persone fa il backup, ma la perdita di dati è ancora diffusa secondo Kroll Ontrack Utilizzare una soluzione di backup non elimina completamente il rischio di perdita dei dati. Questo è quanto emerge dai risultati del sondaggio pubblicati da Kroll Ontrack, fornitore leader nell’offerta di soluzioni e servizi di recupero dati, cancellazione […]

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Survey: la maggior parte delle persone fa il backup, ma la perdita di dati è ancora diffusa secondo Kroll Ontrack

Utilizzare una soluzione di backup non elimina completamente il rischio di perdita dei dati. Questo è quanto emerge dai risultati del sondaggio pubblicati da Kroll Ontrack, fornitore leader nell’offerta di soluzioni e servizi di recupero dati, cancellazione sicura e computer forensics.

L’indagine per il 2015, condotta tra i clienti che hanno perso dati informatici di valore, conferma che la maggior parte dei consumatori e delle imprese stanno attuando soluzioni di backup, ma le lacune non intenzionali nel processo si stanno rivelando particolarmente insidiose. Per il terzo anno consecutivo, ben oltre la metà degli intervistati (61%)  aveva una soluzione di backup attiva nel momento della perdita di dati, in leggero calo rispetto al 65% del 2014 e al  63% del 2013.

Con il 71% degli intervistati che esegue il backup dei propri dati quotidianamente (42%) o settimanalmente (29%), perché la perdita di dati è ancora una problema così comune? Purtroppo, controlli minori o backup che senza un evidente motivo non hanno funzionato, possono rendere inefficaci le procedure di salvataggio. Infatti, i dati dell’indagine di quest’anno mostrano che tra coloro che avevano una copia di backup al momento della perdita di dati:

– il 21% ha risposto che il backup non ha funzionato correttamente
– il 21% ha detto semplicemente che non avevano un dispositivo incluso nella loro procedura di backup
– il 19% ha dichiarato che il backup non era stato aggiornato e ciò ha ridotto la probabilità di recupero dei dati richiesti.

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“Ciò che viene evidenziato anche quest’anno è che non è sufficiente adottare semplicemente una soluzione di backup e sperare per il meglio“, ha dichiarato Paolo Salin, Country Director di  Kroll Ontrack Italia. “Quando quasi tre quarti degli intervistati confermano che stanno regolarmente effettuando il backup dei dati ma che, nonostante questo, stanno ancora perdendo le loro informazioni digitali, la criticità di una strategia di backup completo diventa evidente. Questo significa che è necessario verificare che la soluzione funzioni come previsto, e che vengano eseguiti test e monitoraggi con frequenza  per garantire che il backup sia aggiornato e completo. Nei casi in cui una svista o il fallimento del backup portino alla perdita di dati, si consiglia di valutare l’assistenza di un fornitore di recupero dati affidabile ed esperto”.

Metodi di backup e ostacoli all’impiego

Ancora una volta nel 2015, la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di utilizzare come soluzione di backup gli hard disk esterni (68%) sia per i dati aziendali sia per quelli personali (rispetto al 63% nel 2014 e al 59% nel 2013). Solo il 16% sfrutta il cloud per il proprio backup e il 5% esegue backup su nastro.

Tra gli intervistati che hanno dichiarato di non utilizzare una soluzione di backup, l’87% (erano l’89% nel 2014 e il 96% nel 2013) dice che è estremamente probabile o abbastanza probabile che in futuro adotterà soluzioni di backup, individuando come dispositivo più adatto l’hard disk esterno (77%). Alla domanda sulle principali problematiche che impediscono l’adozione di una soluzione di backup, le ragioni più comuni sono state il tempo necessario per individuare il sistema migliore e le modalità di gestione, citate dal 50% degli intervistati nel 2015, rispetto al 49% nel 2014 e il 56%  nel 2013. Le spese da affrontare per implementare soluzioni di backup è stata la motivazione citata dal 31% degli intervistati come ulteriore ostacolo nell’adozione di questo metodo.

La Giornata Mondiale del Backup (31 marzo 2015) segna un’eccellente opportunità per gli utenti e per le imprese per valutare la tecnologia di backup e i protocolli adottati. Kroll Ontrack consiglia di prendere le seguenti misure proattive in sede di attuazione di una soluzione di backup per ottimizzare i risultati:

– impostare un programma di backup che comprenda la copertura di tutti i dispositivi individuati e supportati
– assicurarsi che i backup funzionino in maniera regolare e secondo il programma stabilito
– controllare regolarmente i rapporti di backup per avere indicazioni di errore o di fallimento testare regolarmente i backup per verificare che i dati siano stati accuratamente trascritti e i file siano intatti.

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Prendersi cura dei propri dati con il Backup Online https://www.datamanager.it/2014/09/prendersi-cura-dei-propri-dati-backup-online/ Wed, 10 Sep 2014 09:36:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=60536 Siamo sempre più smart, più dipendenti dalla tecnologia e dai device tanto da avere interi pezzi di vita su pc e smartphone. Provate ad immaginare se ci fossero rubati o se si rompessero. Cosa succederebbe? In una manciata di secondi, perderemmo tutti i nostri dati, che siano documenti, video, foto o musica non importa, avremmo comunque […]

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Siamo sempre più smart, più dipendenti dalla tecnologia e dai device tanto da avere interi pezzi di vita su pc e smartphone. Provate ad immaginare se ci fossero rubati o se si rompessero. Cosa succederebbe? In una manciata di secondi, perderemmo tutti i nostri dati, che siano documenti, video, foto o musica non importa, avremmo comunque perso dei file per noi importanti

Pensate ora ad un’azienda, a cosa dovrebbe sopperire in caso di perdita dei dati, alla gravità della situazione. Non bisogna mai affidare i propri dati al caso, anche le classiche soluzioni informatiche come l’hard disk, CD o pen drive, non sono più sicure, potrebbero appunto essere danneggiate o essere rubate. Fortunatamente oggi esiste una soluzione che garantisce una serie di vantaggi dei quali, una volta provati, non si riesce più a farne a meno. Stiamo parlando della tecnologia del cloud computing e dei servizi di backup online.

Eseguire un backup online. è più facile di quanto possa sembrare, basterà installare sul proprio computer il software che consentirà di eseguire il backup online gestendo autonomamente da pannello tutte le attività.

I vantaggi di un backup online? Sono davvero tanti e tra questi, la disponibilità completa dei file presso qualunque tipologia di dispositivo (basterà effettuare l’accesso con le proprie credenziali), l’elasticità e scalabilità (con un dispositivo fisico, se si aveva la necessità di aumentare lo spazio, occorreva acquistarne uno nuovo, adesso basterà cambiare le impostazioni da pannello), riduzione dei costi (i costi sono nettamente inferiori rispetto alle classiche soluzioni), sicurezza (non ci sarà più il problema della perdita dei dati, questi saranno nel cloud e saranno sempre disponibili).

Secondo alcune indagini condotte da Frost & Sullivan il 57% degli utenti che utilizza la tecnologia cloud si dichiara dipendente. Attualmente in Europa oltre il 50% delle aziende utilizza quotidianamente prodotti e servizi in cloud ed entro il 2017 questa percentuale supererà il 76%.

Tra le tante aziende che offrono prodotti in cloud c’è Seeweb storica azienda italiana che dal 1998 si occupa principalmente della tecnologia cloud offrendo servizi di backup online, server dedicato, condiviso, housing e collocation; l’azienda offre dei prodotti di qualità a prezzi accessibili e garantisce un’assistenza 24 h.

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Proteggi i tuoi dati fino a 3 anni con DatiOK https://www.datamanager.it/news/proteggi-i-tuoi-dati-fino-3-anni-con-datiok-56754.html Wed, 28 May 2014 16:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/proteggi-i-tuoi-dati-fino-a-3-anni-con-datiok/ Utenti privati, professionisti e aziende da oggi possono proteggere i propri dati per 1, 2 oppure 3 anni grazie al nuovissimo servizio DatiOK di Kroll Ontrack Kroll Ontrack annuncia la disponibilità sul mercato italiano di DatiOK. DatiOK è un servizio che offre a un costo estremamente conveniente, in caso di un’imprevista perdita di dati da singolo […]

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Utenti privati, professionisti e aziende da oggi possono proteggere i propri dati per 1, 2 oppure 3 anni grazie al nuovissimo servizio DatiOK di Kroll Ontrack

Kroll Ontrack annuncia la disponibilità sul mercato italiano di DatiOK. DatiOK è un servizio che offre a un costo estremamente conveniente, in caso di un’imprevista perdita di dati da singolo hard disk o SSD, un intervento tecnico di recupero in camera bianca da parte di esperti tecnici Kroll Ontrack.

DatiOK è disponibile per una durata di 1, 2 oppure 3 anni a seconda del taglio prescelto ed è acquistabile sul sito Kroll Ontrack alla pagina www.krollontrack.it/datiok con i seguenti prezzi al pubblico:

· DatiOK, protezione per 1 anno a soli € 19,90

· DatiOK, protezione per 2 anni a soli € 29,90

· DatiOK, protezione per 3 anni a soli € 39,90

In tutti i casi, il tempo stimato di recupero è di 10 giorni lavorativi.

DatiOK si applica a singoli hard disk e SSD esterni o interni, anche come componente di computer desktop o laptop, di qualsiasi marca, se acquistati presso un qualsiasi punto vendita (anche online) non oltre 60 giorni dalla data di acquisto del servizio.

Il funzionamento di DatiOK è molto semplice. Al termine della procedura di acquisto, il cliente riceve un’email di conferma contenente un codice di attivazione e un link ad una pagina di registrazione del dispositivo, in questa fase verrà richiesto di inserire il serial number (S/N) dell’hard disk o SSD che si desidera associare a DatiOK.

Da questo momento e per un periodo di 1, 2 oppure 3 anni in base alla durata prescelta, il cliente potrà, in caso di perdita di dati, richiedere a Kroll Ontrack un intervento tecnico di recupero sul dispositivo associato a DatiOK in fase di registrazione, contattando il Servizio Clienti al Numero Verde 800 44 00 33.

La procedura di intervento prevede la spedizione a Kroll Ontrack del drive danneggiato, la lavorazione in camera bianca secondo gli elevatissimi standard qualitativi Kroll Ontrack e la restituzione dei dati recuperati su di un hard disk esterno di backup o attraverso un servizio cloud.

DatiOK può essere impiegato per recuperare file personali o professionali, persi a seguito di una qualsiasi causa come, ad esempio, guasto hardware, eventi naturali, problemi software, cancellazioni o formattazioni accidentali.

“DatiOK consente di gestire preventivamente le problematiche di perdita dei dati in modo innovativo” afferma Paolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack Italia “con il lancio di DatiOK intendiamo offrire a chiunque, dagli utenti privati a quelli aziendali, la possibilità di proteggere e di recuperare i propri dati usufruendo della nostra esperienza ormai trentennale e a un prezzo estremamente conveniente”.

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2014: aumenta il backup, ma non diminuisce la perdita dei dati https://www.datamanager.it/news/2014-aumenta-il-backup-ma-non-diminuisce-la-perdita-dei-dati-55062.html Thu, 27 Mar 2014 17:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/2014-aumenta-il-backup-ma-non-diminuisce-la-perdita-dei-dati/ Una recente ricerca di Kroll Ontrack evidenzia come il backup non sia sufficiente per prevenire la perdita dei propri dati

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Una recente ricerca di Kroll Ontrack evidenzia come il backup non sia sufficiente per prevenire la perdita dei propri dati

Utilizzare un hard disk esterno non è abbastanza. Questo è il messaggio principale che emerge dai dati rilasciati oggi da Kroll Ontrack, azienda leader nell’offerta di soluzioni e servizi di recupero dati, cancellazione sicura e computer forensics. I risultati dell’indagine annuale sui clienti che hanno perso dati importanti dal proprio computer evidenziano come la maggior parte dei consumatori e delle realtà aziendali stiano facendo passi avanti per il salvataggio dei propri dati, ma anche come una serie di piccole disattenzioni a volte rendano questi progressi inefficaci.

Il 65% degli intervistati possedeva una soluzione di backup al momento della perdita dei dati, rispetto al 60% nel 2013. Tra questi, il 59% usava una hard disk esterno, il 15% faceva il backup su cloud e il 10% usava un sistema di backup su nastro. Inoltre, il 55% ha dichiarato di aver salvato diligentemente i propri dati con cadenza quotidiana.

Quindi, come mai hanno perso comunque i propri dati? Indipendentemente dalla soluzione utilizzata o dalla frequenza di backup, la perdita dei dati può essersi verificata a causa di alcune delle seguenti disattenzioni e/o errori:

· l’hard drive esterno è stato connesso occasionalmente; il backup non è stato automatizzato ma eseguito solo su richiesta

· il computer non era acceso al momento del backup programmato e non configurato per poterlo effettuare in un secondo momento

· il software di backup non ha funzionato

· la dimensione del backup eccedeva lo spazio libero disponibile

· le impostazioni di salvataggio non includevano tutti i dispositivi che necessitavano di un backup

· si sono persi i dati prima dell’avvio del backup pianificato

“Come dimostrano ogni anno queste ricerche, fare il backup è soltanto il primo passo di una strategia completa di salvataggio dei dati” dichiara Paolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack Italia. “É fondamentale infatti assicurarsi regolarmente che la propria soluzione di backup sia efficace e che i dati siano accessibili.”

Dallo studio che ha coinvolto circa 700 clienti che di recente hanno usufruito dei servizi di recupero dati di Kroll Ontrack in Nord America, Europa e Asia: il 64% dichiara di aver perso dati di lavoro (contro il 67% nel 2013) mentre il 36% di aver perso dati personali (contro il 33% nel 2013). Del 35% (comparato al 40% nel 2013) che non aveva una soluzione di backup al momento della perdita dei dati, l’89% è ora interessato o molto interessato a cercare una soluzione di backup. Alla domanda sui principali ostacoli che hanno impedito loro di munirsi di una soluzione di backup, il 49% degli intervistati (contro il 55% nel 2013) ha citato la mancanza di tempo per cercarne una e successivamente per gestirla. Per il 27% del campione, il secondo impedimento più comune è legato al costo della soluzione di backup.

“Con il miglioramento della qualità e del prezzo delle tecnologie di backup, non è una sorpresa vedere come sia aumentata la percentuale di persone che hanno implementato soluzioni per il salvataggio di copie di sicurezza dei dati” sottolinea Salin. “Quello che è interessante è che coloro che impegnano tempo e denaro per munirsi di una soluzione di backup sperimentino ancora casi di perdita dei dati, a riprova del fatto che bisogna essere estremamente diligenti per assicurare che il metodo di backup scelto abbia successo. Se non va a buon fine, l’ultima soluzione di difesa alla quale ricorrere è quella di affidarsi all’assistenza di un fornitore di data recovery serio e con ampia esperienza.”

Per prepararsi al World Backup Day del 31 marzo 2014, Kroll Ontrack suggerisce agli utenti privati e alle aziende di monitorare e verificare con cura il proprio metodo di backup per essere sicuri che funzioni correttamente e che rispecchi la situazione reale dei dati. Alcuni suggerimenti utili da tenere a mente per implementare un sistema di backup efficace comprendono:

· dedicare tempo a una soluzione di backup e pianificare i salvataggi

· verificare che i backup funzionino regolarmente secondo il programma pianificato

· controllare i report dei backup in caso di indicazioni di errore o insuccesso

· testare il backup regolarmente per assicurarsi che i dati siano stati salvati correttamente e i file siano intatti.

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Recupero dati: le tendenze 2013 secondo Kroll Ontrack https://www.datamanager.it/news/recupero-dati-le-tendenze-2013-secondo-kroll-ontrack-52456.html Tue, 24 Dec 2013 16:00:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/recupero-dati-le-tendenze-2013-secondo-kroll-ontrack/ Come dispositivi sempre più capienti e veloci, crittografia e nuovi malware hanno influenzato il recupero dati nel 2013 secondo Kroll Ontrack

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Come dispositivi sempre più capienti e veloci, crittografia e nuovi malware hanno influenzato il recupero dati nel 2013 secondo Kroll Ontrack

Secondo le informazioni raccolte da Kroll Ontrack, azienda leader nella fornitura di prodotti e servizi per il recupero dati, la cancellazione sicura e l’eDiscovery, la continua proliferazione di nuovi drive e il crescente problema legato alla diffusione dei malware sono stati i due eventi che hanno maggiormente influenzato il settore del recupero dati nel 2013. Da queste tendenze si evince quanto sia necessario per imprese e consumatori comprendere come la tecnologia in costante evoluzione condizioni di fatto la capacità di proteggere e recuperare i dati.

Drive a stato solido (SSD) e Flash: decine di produttori diversi, tutti con una propria tecnologia

Il costo delle unità a stato solido e di altri flash device continua a registrare una diminuzione e tende ad allinearsi sempre di più con quelli degli hard disk, tanto che oggi, quasi il 10 per cento dei recuperi di Kroll Ontrack avviene da flash drive e SSD.

Al di là di una maggiore percentuale di recupero da questi supporti, gli ingegneri di Kroll Ontrack hanno a che fare con unità di nuovo formato, come per esempio quelle ibride che contengono componenti tipiche sia degli SSD che di dischi tradizionali. I dispositivi ibridi ottimizzano le operazioni di acceso ai dati, essi memorizzano le informazioni utilizzate più di frequente sui veloci chip di memoria flash mentre salvano quelle a minor accesso sul disco tradizionale, più lento.

“La definizione degli standard relativi alle unità a stato solido e flash è ancora in divenire. Oggi, ogni nuovo formato di drive è specifico per quel determinato produttore che l’ha realizzato, per questo è richiesto lo sviluppo di strumenti e metodologie ad hoc che ha effetto sulla velocità e sulla qualità delle operazioni di recupero” dichiara Paolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack Italia.”Se si tiene a mente questo aspetto, eseguire backup regolari diventa ancora più importante. Inoltre, coloro che usano SSD e flash drive dovrebbero scaricare gli utili strumenti software messi a disposizione sul sito web del produttore per ottimizzare e monitorare lo stato di salute del proprio disco”.

Hard Disk: la maggiore capacità richiede nuovi approcci per il recupero dei dati

SSD e flash non rappresentano l’unico supporto avanzato di archiviazione nel 2013. I principali produttori di hard disk hanno puntato sull’innovazione per aumentare le capacità di storage delle unità. Ad esempio, Hitachi ha costruito hard disk al cui interno si trova elio. Quest’ultimo essendo meno denso dell’aria consente di far funzionare le testine del disco con meno resistenza, dando così la possibilità al produttore di mettere i piatti più vicini e quindi di aumentarne il numero per ogni singola unità. In questo modo l’hard disk diventa più capiente. Al contrario, Seagate sta aumentando la capacità delle proprie unità attraverso l’uso della tecnologia SMR (Shingled Magnetic Recording) che consente di memorizzare i bit dei dati in sovrapposizione rispetto ai modelli lineari, incrementando così la densità delle informazioni.

“L’impatto sul recupero di dati di queste tecnologie più recenti è ancora tutto da definire” sottolinea Salin “per esempio, l’apertura di un hard disk con elio in un ambiente come quello della camera bianca potrebbe causare un crash delle testine rendendo così il recupero dei dati molto più impegnativo. Stiamo quindi osservando attentamente questi sviluppi tecnologici e testando vari metodi per gestire tali innovazioni in modo sicuro ed efficace in una camera bianca”.

Virus: il nuovo malware interferisce sull’accessibilità del dato

Il 2013 è l’anno della nascita e della diffusione del codice maligno CryptoLocker che prende in ostaggio computer e reti per poi chiedere un riscatto. CryptoLocker è un Trojan, una forma di ransomware che ha come obiettivo i pc con sistema operativo Windows. L’attacco viene camuffato con una email normale che contiene un file allegato. Quando quest’ultimo viene eseguito, il malware crittografa alcuni tipi di file con la chiave privata memorizzata solo sui server di controllo del malware e appare poi un messaggio nel quale si avverte che i dati possono essere decrittografati solo dietro pagamento da effettuare entro un limite di tempo. Se il termine scade, il messaggio di avviso minaccia che la chiave privata verrà eliminata e i dati saranno irrecuperabili. Tuttavia, le vittime del virus sono state in grado di sbloccare i file anche dopo la scadenza, ma il costo finale è stato maggiore rispetto al riscatto originariamente richiesto.

“Questo virus ha raggiunto il suo scopo generando un costo per le imprese, legato ai tempi di inattività, che può essere calcolato in una media di 5.600 dollari al minuto, secondo il Ponemon Institute, tanto che le aziende trovano più conveniente ed efficiente soddisfare le richieste di questi hacker” continua Salin “I criminali capiscono chiaramente quanto preziosi siano i dati per le imprese e gli individui. Bisogna essere consapevoli di poter ricevere email sospette e fare il passaggio successivo che consiste nel backup dei dati prima di cadere vittima di queste truffe”.

Crittografia: sfruttare l’esperienza nel recupero dati per convalidare la sicurezza

Mentre i clienti si rivolgevano a Kroll Ontrack per minimizzare l’impatto del virus come CryptoLocker, le società di data storage si sono avvalse di Kroll Ontrack nel 2013 per fare il contrario cioè sperimentare, convalidare e certificare l’efficacia della crittografia integrata nei prodotti di storage per impedire l’accesso non autorizzato ai dati. Per la protezione delle informazioni, la crittografia è un “must” e sta diventando sempre più comune. Tuttavia, essa rappresenta un ulteriore livello di complessità nella fase di recupero poiché è sempre richiesta la chiave di cifratura. Con software di crittografia come quelli che utilizzano Microsoft BitLocker, Check Point PointSec, McAfee Safeboot e altri, l’utente detiene la chiave che può fornire alla società di recupero dati quando necessario. Questo è differente con la crittografia hardware dei drive, come ad esempio Secure Encryped Drives (SED) o Full Disk Encryption (FDE), in cui la chiave si trova all’interno del drive stesso. Se un disco con crittografia hardware si guasta o è mal funzionante a causa di problemi fisici, logici o elettrici, la chiave è sostanzialmente bloccata nel drive e ciò richiede l’intervento degli ingegneri di recupero dati per risolvere il danno e rimettere in funzionamento l’unità per poi decifrare i dati come parte della lettura del drive. Per tali ragioni, Kroll Ontrack sta concentrando maggiori sforzi in ricerca e sviluppo per una gestione più efficiente dei dati crittografati.

Fai-da-te: aumentano i tentativi di recupero da parte di consumatori che si sentono esperti in tecnologia

Nel 2013, Kroll Ontrack ha visto un continuo aumento del numero di utenti che fanno affidamento sulle loro capacità personali per recuperare i dati. Infatti, in oltre il 10 per cento dei casi, Kroll Ontrack si è trovata a dover mettere mano a unità che mostrano segni di tentativi di accesso ai dati, che possono ostacolare gli sforzi di recupero. “Il software fai-da-te è una soluzione conveniente e collaudata per privati ​​e aziende che se la sentono di tentare il recupero dei dati in proprio” sottolinea Salin. “La chiave è sapere quando il software è applicabile alla situazione. Se è evidente un problema di tipo hardware, l’utente dovrebbre spegnere l’unità e consultare una società di recupero dati professionale per evitare ulteriori perdite di dati”.

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Websense presenta la nuova release di Triton https://www.datamanager.it/news/websense-presenta-la-nuova-release-di-triton-52519.html Fri, 20 Dec 2013 14:16:33 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/websense-presenta-la-nuova-release-di-triton/ Triton è la soluzione di security integrata che guarda anche alla data loss prevention. Parla Neil Thacker: "Aziende protette contro la fuoriuscita di dati"

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Triton è la soluzione di security integrata che guarda anche alla data loss prevention. Parla Neil Thacker: “Aziende protette contro la fuoriuscita di dati”

Si decide che cosa bloccare. I dati nei computer connessi alla rete aziendale, compresi quelli salvati sui driver esterni (chiavette USB, hard disk, schede di memoria) e virtualmente qualsiasi file in uscita veicolato da non importa quale protocollo o piattaforma: HTTP (portale, blog e qualsiasi altro spazio web collegato all’azienda), email aziendale, webmail, siti peer to-peer e sessioni FTP; i sistemi di messaggistica interni; persino i dati salvati sul cloud con Dropbox, SkyDrive o quant’altro. Con l’approccio di Websense l’azienda può impostare policy personalizzate in base alle proprie esigenze e definire quali siano i dati sensibili e le informazioni critiche da proteggere, autorizzandone o meno la fuoriuscita o l’invio. Grazie alla tecnologia DLP di Triton, le aziende non solo garantiscono la sicurezza del canale di comunicazione, ma agiscono a livello dei dati che sono l’obiettivo principale di tutti gli attacchi informatici, che mirano appunto al furto di informazioni per ottenere un ritorno economico. Inoltre, è importante sottolineare che le comunicazioni personali che non contengono dati considerati sensibili non subiscono alcuna limitazione, non andando a ledere in alcun modo la privacy dei singoli dipendenti.

«Con una soluzione DLP in campo, a nessuno è permesso trasferire all’esterno del perimetro aziendale le informazioni non autorizzate e considerate sensibili» afferma Neil Thacker, EMEA Information Security and Strategy Officer di Websense. Attenzione però: meglio fissare in anticipo qualche paletto, consapevoli dell’impatto che una soluzione di questo tipo ha sul modo di lavorare in azienda. «Le regole devono essere chiare e condivise. I responsabili devono accettare le regole fissate ed è importante portare avanti anche una campagna che miri ad educare e sensibilizzare i dipendenti in merito alle problematiche legate alla sicurezza. E preparare tempestivamente, qualora si decida di metterli in campo, tutti i filtri necessari per bloccare il trasferimento non autorizzato di dati, fissando almeno inizialmente la finestra temporale entro il quale sarà testata la soluzione» ci dice Thacker. E’ concreta, infatti, la possibilità che una soluzione DLP possa trasformarsi in un vaso di Pandora. «Sgomberato il campo da ogni retropensiero, l’esperienza ci dice che una volta comprese le potenzialità, il desiderio di vederne subito all’opera gli effetti diventa preponderante» afferma Thacker. Semmai, si tratta di determinare con precisione il valore delle informazioni che si vogliono preservare.

«L’organizzazione deve poter localizzare con precisione il dato e fissare le priorità a seconda che si tratti di dati, informazioni, oppure proprietà intellettuale» conferma Thacker. Quale l’impatto sull’infrastruttura esistente? «La soluzione non rallenta le performance di connessione. E’ vero, però, che necessita di un’architettura scalabile che sappia adattarsi ai cambiamenti organizzativi. Ci sono prodotti che non si possono configurare centralmente e necessitano di una procedura lunga e farraginosa. Con una soluzione matura come Triton, invece, tutta la fase di installazione e gestione avviene utilizzando un’unica interfaccia grafica, riducendo le probabilità di errore» conclude Thacker.

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Kaspersky. Protezione ad ampio spettro https://www.datamanager.it/rivista/kaspersky-protezione-ad-ampio-spettro-52278.html Thu, 12 Dec 2013 10:25:37 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/kaspersky-protezione-ad-ampio-spettro/ Consolidatosi a livello mondiale nel mercato della sicurezza individuale – oggi – Kaspersky Lab si impone soprattutto nelle soluzioni infrastrutturali, costruendo contro le minacce informatiche una barriera efficace e reattiva intorno a dispositivi fisici, virtuali e mobili. Dalla famiglia alla grande organizzazione   Forse neanche un visionario brillante e anticonformista come Eugene Kaspersky avrebbe osato […]

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Consolidatosi a livello mondiale nel mercato della sicurezza individuale – oggi – Kaspersky Lab si impone soprattutto nelle soluzioni infrastrutturali, costruendo contro le minacce informatiche una barriera efficace e reattiva intorno a dispositivi fisici, virtuali e mobili. Dalla famiglia alla grande organizzazione

 

Aldo del Bò, country manager di Kaspersky Lab ItaliaForse neanche un visionario brillante e anticonformista come Eugene Kaspersky avrebbe osato sperare che il primato di notorietà conquistato dallo specialista russo di sicurezza informatica nel “sentiment” dei consumatori, si riflettesse un giorno in modo tanto marcato anche sull’immagine di Kaspersky Lab (www.kaspersky.com/it) come provider tecnologico di classe enterprise. Complice anche l’ormai immediata associazione del brand “di colore verde” al rosso fuoco della scuderia Ferrari (di cui Kaspersky Lab è partner tecnologico oltre che sponsor), l’ambizione dei laboratori di ricerca antimalware fondati diciassette anni fa, dall’infaticabile guru della sicurezza informatica – oggi – si rivolge con autorevolezza crescente al ricco e diversificato mercato della sicurezza aziendale.

Ormai prossima alla soglia dei tremila dipendenti in tutto il mondo, un terzo dei quali schierati sulla linea in assoluto più strategica, quella della tecnologia antivirus e del costante monitoraggio delle minacce non ancora identificate, Kaspersky Lab – che nel 2012, nonostante la crisi, è cresciuta di tre punti percentuali a livello globale, sfiorando i 630 milioni di dollari di fatturato – punta negli ambienti business, a posizioni da podio. «Solo in Europa – afferma Aldo del Bò, managing director di Kaspersky Lab Italia, l’obiettivo è superare il mezzo miliardo di euro di volume d’affari, quasi il doppio dei valori attuali. Non sarebbe pensabile senza rafforzare in modo consistente la proporzione di fatturato derivante dalle attività business, che riteniamo debba attestarsi sui due terzi di quanto generato in totale». A sancire quello che per Kaspersky può rappresentare un significativo cambiamento culturale è anche un riconoscimento arrivato da Idc, che ha classificato l’azienda russa al terzo posto del mercato globale Corporate Endpoint Security Suite. Un prodotto come Kaspersky Endpoint Security for Business detiene una market share del 13% in un segmento che Idc stima essere quello in maggiore crescita nell’arco dei prossimi cinque anni, mentre tutte le aziende, grandi e piccole, sono impegnate a governare il fenomeno della consumerizzazione, del “bring your own device” e della mobilità.

Sicurezza Multi-Device

Gli incontri con il management italiano per questa cover story avvengono, tra Milano e Roma, nel momento del lancio di un prodotto B2C, Kaspersky Internet Security Multi-Device, una suite di sicurezza che affronta il tema della protezione dei dispositivi connessi domestici, con un approccio “per numero di installazioni” che per la prima volta non fa differenza sul tipo di sistema operativo, fisso o mobile, che l’acquirente intende proteggere. È chiaramente un’idea innovativa, che vuole comunicare un messaggio importante all’acquirente: quando si cerca un software antivirus, non si tratta soltanto di soddisfare l’esigenza di avere un pc libero da porcherie, possibili blocchi, lentezze. In gioco, c’è la sicurezza informatica della famiglia, che nell’era del web significa tenere alla larga bambini e adolescenti da contenuti pericolosi, fissare i ricordi di una vita, impedire che un attacco malware alle informazioni bancarie e alle transazioni di e-commerce si traduca in un colpo letale ai già risicati bilanci dell’economia familiare. Un prodotto che incarna meglio di altri la visione che l’azienda Kaspersky e il suo carismatico leader hanno del concetto di minaccia informatica e delle contromisure da adottare per contrastarla. Contromisure che si fondano sì su una tecnologia solida e aggiornata, ma che richiedono anche l’uso di comportamenti che tengano in conto il fattore umano.

Eugene Kaspersky è del resto instancabile nel suo ruolo di testimonial vivente di una sicurezza che non può permettersi di far leva sulla pura tecnologia, per quanto comprovata. Meno di due mesi fa, è stato invitato a Cartagena, in Colombia, per un discorso ai partecipanti all’Assemblea generale dell’Interpol, massimo coordinamento dell’organizzazione delle forze di polizia di tutto il mondo. Il suo intervento si è ovviamente focalizzato sul cybercrime e in particolare sul contributo che la cooperazione internazionale può e deve dare per affrontarne le minacce. Nel dietro le quinte dell’assemblea, Kaspersky ha potuto incontrare direttamente i dirigenti delle forze dell’ordine sui temi specifici dei possibili interventi. Questo non è stato il primo incontro ufficiale tra i vertici dell’azienda globale di sicurezza e quelli della polizia mondiale: nel marzo di quest’anno, Kaspersky Lab ha – infatti – siglato un accordo di collaborazione con l’Igci, il Complesso globale per l’innovazione. Nell’occasione – accogliendo Ronald Noble, segretario generale dell’Interpol, e Noboru Nakatani, responsabile dell’Igci, nei suoi laboratori di Mosca per discutere i dettagli di questa nuova relazione – Eugene aveva dichiarato di aver perorato a lungo la causa di una “Interpol di Internet” e che ora questa struttura esiste. «La cooperazione su scala globale nella lotta e la prevenzione del cybercrime è fondamentale se in futuro vogliamo vivere in un mondo più sicuro. Fino a non molto tempo fa, ipotesi come un cyberattacco terroristico alle infrastrutture critiche delle nostre nazioni erano impensabili. Oggi, rappresentano una minaccia concreta».

Morten Lehn e Gianfranco Vinucci

La minaccia è mobile

Secondo del Bò, Kaspersky Internet Security Multi-Device è anche figlio del forte impegno che Kaspersky Lab ha assunto nel contesto della sicurezza dei dispositivi mobili, il Mobile Device Management. Quest’ultimo, come spiega il managing director italiano, è uno dei pilastri di una strategia B2B basata, per usare una terminologia calcistica, su una sorta di tridente. «Il primo pilastro è la tutela della piccola impresa, con una soluzione, Kaspersky Small Office Security, lanciata nel 2009 e giunta ormai alla terza edizione con l’imprimatur di una associazione di categoria come Confcommercio, che la sponsorizza anche nella sua comunicazione agli associati». Il secondo punto, assolutamente fondamentale nei prossimi due anni, è l’offerta Kaspersky Security for Virtualization, un prodotto per la sicurezza del data center per il quale sono previste moltissime novità nella prima metà del 2014. «La terza chiave per la conquista del mondo aziendale è proprio il Mobile Device Management, una funzionalità che permette all’impresa di controllare tutto quello che ritorna sulla scrivania fisica e in mobilità attraverso una unica, semplice console di amministrazione. In questo, l’esperienza accumulata nel retail si sta rivelando preziosa: anche nel passaggio verso strutture molto più complesse non abbiamo cambiato la voglia di semplicità che deve mascherare tutte le complessità del software moderno».

È proprio grazie alla forte accelerazione imposta alla ricerca di una modalità intuitiva e centralizzata per gestire il problema della sicurezza di centinaia, spesso di migliaia di telefonini aziendali, se Kaspersky è stata recentemente inserita nel quadrante magico Gartner per la categoria del software Mdm, una classifica stilata dal consulente internazionale sulla base di una valutazione di oltre cento prodotti. Gli analisti Gartner hanno misurato per ciascuna soluzione fattori come la capacità di centrare gli obiettivi prefissati e la completezza della visione di insieme. Alla fine, solo 18 prodotti sono emersi al top per la qualità, l’efficacia delle loro procedure e per la loro capacità di sostenere una evoluzione duratura e di rappresentare un investimento produttivo per i rispettivi acquirenti. Kaspersky Security for Mobile, il prodotto che nel 2012 ha inaugurato la strategia Mdm di Kaspersky Lab, era tra questi. All’inizio del 2013, il brand di sicurezza russo era entrato a far parte, insieme ad altri quattro concorrenti, della ristretta cerchia dei “leader” per la categoria “piattaforme per la sicurezza degli end-point”, creata per valutare le suite di soluzioni comprendenti software specifici antimalware, antispyware, firewall, intrusion detection, cifratura dei dischi, data loss prevention e valutazione delle vulnerabilità. Al momento della pubblicazione del report Gartner, dal punto di vista delle quote di mercato globale, Kaspersky si trovava a ridosso dei primi tre marchi più importanti. Un risultato davvero lusinghiero, calcolando che nell’insieme, le cinque aziende coprono l’85% del mercato aziendale complessivo.

Edoardo Di Meo e Matteo Bosis

Battere la crisi

Anche in Italia, la presenza di Kaspersky tra le soluzioni adottate dalle imprese sta crescendo molto, dichiara Aldo del Bò. «In questo 2013, le difficoltà nel mercato retail ci sono state. Inutile negarlo. Ma in parte riusciamo a compensare nel B2C, grazie a un ottimo andamento del nostro canale di vendita online, mentre definirei “super ottimo” il trend che riguarda il B2B in Italia, specialmente nelle installazioni very large, superiori ai 10mila nodi protetti. Nel mercato consumer, è evidente che gli italiani in questo momento stanno pensando di proteggere altre cose, ma anche qui, qualche segnale positivo c’è: all’ultimo rilevamento abbiamo misurato una crescita di oltre 30 punti percentuali mese su mese nel download di versioni trial». Secondo del Bò, a fronte di dati Gfk che parlano di una contrazione del 16% del mercato italiano della sicurezza retail, Kaspersky Italia riesce a contenere il livello di decrescita. Particolarmente negativo è stato il terzo trimestre 2013, rispetto a una prima metà dell’anno in cui Kaspersky era in linea con tutti i suoi obiettivi in Italia. «Tutto il mercato del software consumer sta deludendo» – riconosce del Bò. «Noi siamo più bravi di altri non soltanto perché riusciamo a recuperare in parte con le vendite online, ma anche per la capacità di costruire retention sui clienti attraverso meccanismi di fidelizzazione che includono formule di pagamento innovative e una grande visibilità». Kaspersky ricorre molto più di altri a iniziative di co-marketing. Nella stagione delle feste natalizie – infatti – troviamo il brand in partnership commerciale con Interflora, con cui ha già lavorato in passato, per assicurare protezione agli end-point presenti nei negozi affiliati allo spedizioniere internazionale di fiori. «Con la nuova edizione Multi-Device, spingiamo anche i clienti consumer a pensare come proprietari di una molteplicità di apparati» – spiega del Bò. «I nostri laboratori possono vantare oltre 900 programmatori ormai focalizzati sulla piattaforma smartphone Android il cui successo era stato previsto da Eugene Kaspersky».

La svolta nel B2B

Tutta la strategia del gruppo – a cominciare dalla country italiana che tra Roma e la più recente sede milanese dà lavoro a una cinquantina di persone – è tuttavia orientata al rafforzamento delle politiche di vendita sul mercato professionale e aziendale e su quello delle infrastrutture critiche, del government e della pubblica amministrazione. Se Eugene Kaspersky diventa evangelizzatore della sicurezza dell’Interpol, la sua azienda all’ultimo circuito F1 di Austin, in Texas, ha ospitato una delegazione del Senato americano, che ultimamente ha esteso anche alle aziende russe la possibilità di inserirsi nelle attività di lobbying che caratterizzano il funzionamento del parlamento americano. Per Kaspersky, questo non è soltanto il segno della irreversibile globalizzazione dei mercati, ma di un riconoscimento e di una affermazione che non sono solo tecnologici. «Davanti a una crescita tanto imponente nel B2B, i numeri e le modalità che hanno caratterizzato il nostro successo nel mondo consumer diventano inevitabilmente diversi» – ribadisce del Bò. «Per raggiungerli, dovremo ristrutturarci perché se finora siamo stati molto efficaci nel fornire un supporto a milioni di consumatori attraverso i nostri servizi di assistenza, ora ci rivolgiamo a clienti presso i quali lavorano dei Cio che non si limitano a contattarci per proteggere i loro sistemi, ma che ci chiedono di estendere la nostra offerta nel tempo, fornendo manutenzione e aggiornamenti. Con le minacce attualmente in circolazione, un sistema antimalware deve essere aggiornato ogni ora».

In questa operazione di forte riorientamento di Kaspersky Lab verso i livelli di servizio attesi dalla clientela corporate, la filiale italiana si trova a svolgere un ruolo molto importante. L’Italia non è solo la sede geografica più prossima al partner Ferrari, di cui Eugene Kaspersky è notoriamente un grande tifoso. Con il ministero della Difesa italiano è stato firmato un accordo di fornitura tecnologica che è diventato un importante case study in tutto il mondo. E l’ultimo primato “italiano” di Kaspersky in ordine cronologico riguarda la nomina di Alexander Moiseev, che era stato incaricato di aprire gli uffici romani e ne aveva stimolato la crescita, a nuovo responsabile del gruppo a livello europeo. Entrato in azienda otto anni fa, come responsabile per lo sviluppo internazionale, Moiseev si era trasferito a Roma, città in cui aveva abitato molti anni con i genitori diplomatici. Fu lui, due anni dopo, a stabilire i primi contatti con la scuderia del Cavallino, ottenendo alla conclusione del suo mandato di country manager ottimi risultati in termini di volumi e visibilità, sia nel consumer sia nel corporate. Nel luglio scorso, è stato premiato per questi risultati con la conferma a managing director Europe, incarico ricevuto dopo aver occupato il posto di vice-responsabile europeo dall’inizio del 2013.

Mille e una opportunità

Aldo del Bò, che ha preso il posto di Moiseev come direttore generale in Italia, non viene esentato dal partecipare all’espansione internazionale di Kaspersky. L’intervista con lui avviene nel corso di una breve pausa prima di un viaggio d’affari negli Emirati Arabi, dove Kaspersky sta discutendo una serie di progetti con la holding della famiglia regnante di Abu Dhabi, la società governativa che gestisce un cospicuo portafoglio di iniziative. «Alla filiale operativa nella patria della Ferrari, vengono demandate le trattative per la vendita di soluzioni all’insieme degli sponsor della casa automobilistica» – spiega del Bò. «Mubadala, oltre a sponsorizzare la Ferrari, è anche l’organizzazione che gestisce lo spazio del circuito F1 degli Emirati ad Abu Dhabi. Con Eugene, abbiamo discusso per una serie di iniziative che avranno luogo nel mondo arabo, un mondo che in questa fase guarda alla Russia con molta simpatia. Del resto, c’è molto feeling anche con noi italiani: condividiamo la passione per i contatti personali, la trattativa, e non c’è freddezza e formalismo. Eugene ha saputo sfoderare le sue doti di venditore come non l’ho mai visto fare in questi anni» – confessa del Bò. «Stringendo nuove relazioni con Mubadala, Kaspersky può trovare nuovi sbocchi proprio sul mercato nazionale. La holding emiratina detiene, per esempio, una participazione minoritaria in Piaggio Aero, la società che costruisce l’aero turboelica P180. Quello della sicurezza dei sistemi di volo è comprensibilmente un segmento in piena sintonia con le strategie di Kaspersky. «Eugene è un chief executive officer che decide, senza calare le decisioni dall’alto, sempre attento al lavoro di tutti» – afferma del Bò. «In Kaspersky Lab condividiamo un clima familiare, che ci rende contenti di vivere un’esperienza come questa. Qualcosa che forse non capiterebbe in altre multinazionali».

Sicurezza a colpo d’occhio

Il manager che in Italia guida l’esecuzione della strategia di vendita è il nuovo sales director, Morten Lehn. Da una decina di anni a Roma insieme alla moglie italiana, Lehn viene dalla Norvegia e ha accumulato una notevole esperienza proprio nel campo della distribuzione a valore aggiunto di prodotti tecnologici. Le problematiche che Kaspersky dovrà affrontare in futuro si intuiscono da una sua semplice constatazione. «Non è corretto dire che Kaspersky in passato era estraneo alle realtà aziendali» – osserva Lehn. «Abbiamo sempre venduto molte licenze in ambito aziendale, ma ci fermavamo sull’end-point. Oggi, invece, siamo nel core dei data center e questo non lo sanno ancora tutti, dobbiamo continuare a promuovere i nostri messaggi e cercare i partner giusti».

Questo non vuol dire mollare il colpo sulla vocazione consumer di un brand che non vuole certo abbandonare la clientela privata. Il segmento ha attraversato un anno non facile, ma le vendite dei prodotti “boxati” si sono stabilizzate con una leggera crescita, che sul venduto online è molto forte. La vera battaglia, per Lehn, avrà luogo sul terreno delle vendite enterprise, ma la visibilità conquistata da Kaspersky sarà decisiva anche a questo tavolo. «La partnership con Ferrari ha incrementato ulteriormente questa consapevolezza. La svolta significativa è arrivata la primavera scorsa con l’uscita della nuova versione corporate della suite di sicurezza Kaspersky» – prosegue Lehn. «Con l’occasione, il gruppo ha deciso di imprimere una spinta ancora maggiore alle sue strategie enterprise. È la suite più completa mai prodotta da Kaspersky, contiene tutto quello che un large account può desiderare, in particolare l’aspetto della gestione centralizzata degli apparati mobili, la disponibilità di una protezione efficace anche per le macchine virtuali e così via. Ma il vero punto di forza è la possibilità che Kaspersky Enterprise ci permette di lavorare con tanti clienti diversi e con diversi partner di vendita. La nostra soluzione ha un vantaggio in più: è stata sviluppata in modo integrato da un’unica azienda specializzata, non è il frutto di acquisizioni diverse. I suoi diversi moduli si possono utilizzare in base alle proprie esigenze, ma tutto passa attraverso una sola console amministrativa».

Il ruolo dei service provider

Kaspersky deve affrontare i cambiamenti necessari su due fronti come la selezione, la formazione e i rapporti con il suo canale di distribuzione e vendita da un lato e l’aspetto del supporto ai clienti dall’altro. «I segnali che abbiamo raccolto attraverso i settecento nuovi rivenditori appartenenti al nostro canale B2B sono fantastici» – afferma Lehn. Ma chi sono questi rivenditori? «Si tratta di una tipologia molto estesa, dalla piccola organizzazione fino al grande system integrator» – è la risposta di Lehn. «Per esempio, lavoriamo sempre più insieme a Telecom Italia e con i suoi account storici con una vera e propria strategia congiunta». Quella con Telecom è una collaborazione nata da una pianificazione condivisa su alcuni dei top client dell’operatore. Da qui, sono arrivate tante nuove opportunità e Lehn confida di poter sviluppare buoni rapporti anche con altri service provider. «Nell’ambito delle iniziative per i security partner vendor, Kaspersky ha anche in cantiere delle specifiche soluzioni orientate alle telco per l’erogazione dei prodotti da parte di queste ultime sottoforma di soluzioni as a service» – anticipa Lehn. «È un filone estremamente interessante e a livello mondiale stiamo concludendo alcune iniziative con i primi clienti prospect in Russia e negli Stati Uniti. Per noi è una evoluzione inevitabile – afferma il responsabile delle vendite di Kaspersky Lab Italia – ma non tutti i vendor hanno questa visione, noi siamo certamente tra i più avanzati, grazie alla nostra focalizzazione tecnologica».

Passione per il canale

Nella selezione dei rivenditori, Kaspersky privilegia evidentemente le realtà che curano in modo particolare le relazioni con il mondo corporate. Lehn conferma che l’azienda intende fermamente continuare a operare sul mercato in collaborazione con partner “generalisti”, ma che sarà inevitabile anche agire sulla leva della formazione e del training per affrontare in modo sempre più dedicato gli aspetti più specifici della sicurezza, come la protezione degli ambienti virtuali, la mobilità e così via. Lehn parla esplicitamente di un Partner Program 2.0 riferendosi alle attività formative che verranno erogate al canale in molteplici forme. «Non c’è alcun dubbio, la formazione del canale è un aspetto fondamentale». Ma non il solo. Per Gianfranco Vinucci, head of support & services, Kaspersky Lab deve proporsi al mercato business con una mentalità ancora più consulenziale, deve essere capace di trasformare un ottimo prodotto chiuso in una scatola in una soluzione di sicurezza che vive la realtà molto dinamica di infrastrutture estese, dove tutto può essere critico. «La tecnologia c’è e ci serve per aggredire un mercato enterprise che tuttavia ha bisogno di soluzioni di sicurezza complete» – ribadisce Vinucci. «Un’offerta di prodotto che dobbiamo arricchire, anche con l’aiuto della rete dei partner, di un ingrediente vitale come la personalizzazione attraverso le fasi del progetto, l’implementazione, il fine tuning e la successiva assistenza». Oggi, la squadra guidata da Vinucci si avvale di una decina di persone, ma non si deve trascurare il ruolo di grande responsabilità svolto dal personale dei partner di Kaspersky Lab, a favore del quale Vinucci intende spingere molto sia sull’aspetto della formazione e della certificazione sia su quello dell’affiancamento da parte dello staff Kaspersky nei progetti più complessi e personalizzati. «Questo senza mai trascurare le esigenze dei clienti professionali di dimensioni più piccole. Al di là dei grandi nomi acquisiti in campi come il bancario, la moda, la difesa, dedichiamo tutta la nostra attenzione a tutti quei settori che hanno veramente a cuore la protezione dei dati riferibili alla produzione o alla proprietà intellettuale».

È questo il segreto di un produttore concentrato in origine sulla salvaguardia dell’end-point o del perimetro della rete locale e approdato in questi anni in sfere molto più indistinte dal punto di vista della sicurezza come la virtualizzazione e la mobilità. «Il consolidamento sulle macchine virtuali incide positivamente sui costi e sulla gestione, ma sul piano della protezione richiede tecnologie specifiche, come Kaspersky Security for Virtualization, che presto vedrà l’avvento di nuove funzionalità. Un ulteriore vantaggio è il livello di integrazione offerto con la nostra console di gestione, che garantisce un’unica vista su end-point, server virtuali e dispositivi mobili, rispettando – però – le esigenze della cosiddetta “segregation” dei ruoli amministrativi e delle utenze».

La grande azienda chiama

L’ampiamento del raggio di azione delle minacce ha comportato, secondo Edoardo Di Meo, head per le vendite B2B, una maturazione dei prodotti antimalware verso soluzioni rivolte al mondo della mobility (incluso Apple iOS) e oggi nel mondo Android include aspetti come l’individuazione e il blocco di dispositivi smarriti o rubati, la crittatura selettiva dei contenuti, o il concetto del “container” che sul singolo smartphone permette di creare ambienti di esecuzione delle app completamente isolati l’uno dall’altro, in modo da venire incontro alle esigenze di uno stile lavorativo improntanto al bring your own device. Anche qui, precisa Di Meo, con una particolare enfasi sul mobile management, la gestione centralizzata di funzionalità associate ai vari profili utente. «La console Mdm Kaspersky è un fattore differenziante rispetto ad altri fornitori di suite integrate» – insiste Di Meo. «Siamo i soli a fondere in una interfaccia unica – che non impone all’amministratore diverse fasi di apprendimento – il pieno controllo su sistemi fissi, mobili, fisici o virtuali, con potenti funzionalità di inventario».

Al mondo enterprise, Kaspersky è in grado di offrire – oggi – soluzioni verticalizzate su specifiche esigenze, lo storage, la messaggistica, gli ambienti di collaboration. Per la relazione con i service provider passano le nostre nuove iniziative per la sicurezza erogata “as a service”, dove fanno premio soluzioni che abilitano gli operatori nell’offerta ai clienti finali, funzioni di configurazione e reportistica avanzate ma semplici da usare. Il successo nello sviluppo di una offerta calibrata sulle esigenze delle grandi organizzazioni ha fruttato a Kaspersky una serie di contratti e opportunità di contatto con nuovi clienti. «L’accordo di questa estate con il ministero della Difesa ha avuto un impatto incredibile, non solo sui benchmark elaborati dalle società di ricerca di mercato. Abbiamo fatto accordi con una nota azienda di pneumatici e veniamo direttamente contattati da organizzazioni che vogliono conoscere la nostra offerta».

Per raccogliere le nuove sfide, la squadra delle vendite B2B, attualmente costituita da un gruppo ristretto, dovrà essere potenziata e l’attenzione di Edoardo Di Meo si concentra anche sui programmi di partnership, oggi costituita da quattro livelli di certificazione. «L’obiettivo è dare più valore ai nostri partner, che sono già numerosi. In questo senso, è molto importante poter contare anche sulla collaborazione dei nostri distributori. Il nostro continua a essere un modello di business indiretto puro, la funzione dei partner è imprescindibile. Anche quando le esigenze dei clienti più grandi comportano un nostro intervento diretto nel pre-sale, gli aspetti commerciali veri e propri riguardano esclusivamente il canale». In ogni caso, Di Meo sottolinea l’efficacia del suo team in tutte le fasi che precedono la vendita, a partire dalle selezioni effettuate dai clienti. «Abbiamo constatato che il miglior modo per convincere un cliente dell’efficacia della tecnologia Kaspersky è consentirgli una demo interna. Questi proof of concept sono molto utili per chi acquista e consentono a noi tecnici di valutare meglio un progetto, individuando tutte le problematiche» – dice Di Meo. Tra i tanti elementi vincenti che spiegano il successo di Kaspersky Italia nel mercato B2B, c’è sicuramente «una tecnologia sviluppata e seguita passo passo dai laboratori di Mosca, ma anche la capacità dimostrata nel rispondere alle esigenze di tutti, dal grande cliente – che sa che cosa chiedere a una soluzione di sicurezza – alle organizzazioni più piccole – che vogliono essere affiancate nella progettazione e nella gestione degli eventi più critici».

Dare ascolto al cliente

Nell’era della consumerizzazione, è ancora affascinante quanto un produttore ormai affermatosi a pieno titolo tra i big della sicurezza di classe enterprise, non perda il contatto con l’esercito dei singoli consumatori che continua a rappresentare una quota significativa del fatturato di Kaspersky Lab. Matteo Bosis, da poco in forza a Kaspersky Lab con la responsabilità del mercato retail, dice che il suo è un “mondo di scatole”. Ma sono scatole importantissime. «Quelli che definiamo prodotti “boxati” rafforzano la nostra customer base e in questo momento il canale di vendita online ci aiuta a creare retention sull’intero mercato consumer. Senza l’online, le “scatole” si confonderebbero nel mare di un’offerta molto variegata. Grazie alle sue iniziative di promozione e divulgazione online, i prodotti Kaspersky vantano tassi di fedeltà del 95%: difficilmente chi acquista Kaspersky si sposterà su altri marchi». E avere una base consumer molto estesa può tradursi in un effetto estremamente positivo anche sulle vendite B2B. «Maggiore è il numero di prodotti in grado di soddisfare le varie esigenze di sicurezza del consumatore, più ampia diventerà la tua base» – afferma Bosis. Ma vendere un prodotto di sicurezza – oggi – non è un fatto così scontato. Con il massiccio spostamento verso il paradigma di smartphone e tablet, il consumatore diventa assai meno consapevole dei problemi, sembra considerare la minaccia del malware con troppo distacco. «Invece, è importante dire che la protezione deve essere estesa a tutti i dispositivi della nostra vita digitale, con lo smartphone facciamo acquisti, accediamo al nostro conto corrente. Dalle nostre indagini emerge un dato significativo: l’80% degli utenti mobili sottovaluta i possibili pericoli, esponendo agli stessi rischi non solo i propri dati personali e i propri soldi, ma anche le aziende e le organizzazioni con cui entra in contatto».

Davanti a tante minacce, la strada verso un mondo di infrastrutture informatiche sicure è ancora molto lunga, ma la capacità di Kaspersky Lab di percorrerne tutte le tappe – dal piccolo smartphone collegato a un sito di mobile shopping, fino al sistema di autorizzazione del pagamento implementato sui server virtuali del data center bancario, coprendo tutti i variegati aspetti tecnologici e umani della protezione e dell’autenticità dei dati – rappresenta un’arma molto potente per un provider che ambisce a diventare il numero uno del mercato.

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