database – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 02 Oct 2018 12:37:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png database – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Microsoft, nel 2013 bucati i database con i bug https://www.datamanager.it/2017/10/microsoft-nel-2013-bucati-database-bug/ Thu, 19 Oct 2017 13:19:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133230 Un paio di violazioni avrebbero permesso agli hacker di ottenere le informazioni sulle vulnerabilità presenti nei sistemi operativi e nei software del gruppo. Le falle sono state chiuse nei mesi successivi Microsoft conserva un enorme archivio che tiene traccia dei bug presenti su tutti i software del gruppo, compresi i sistemi operativi. Nel 2013, secondo […]

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Un paio di violazioni avrebbero permesso agli hacker di ottenere le informazioni sulle vulnerabilità presenti nei sistemi operativi e nei software del gruppo. Le falle sono state chiuse nei mesi successivi

Microsoft conserva un enorme archivio che tiene traccia dei bug presenti su tutti i software del gruppo, compresi i sistemi operativi. Nel 2013, secondo la Reuters, tale archivio sarebbe stato copiato e incollato altrove dagli hacker, che potrebbero averlo venduto ad agenzie indipendenti e spie di stato. Il motivo? Con un documento del genere, ricco e dettagliato, chiunque avrebbe potuto realizzare virus e malware specifici, per colpire utenti e target globali. La notizia, diffusa nelle ultime ore, è stata divulgata grazie a un paio di ex dipendenti della multinazionale di Redmond, che hanno spiegato come Microsoft fosse a conoscenza del breach, all’interno di un’operazione di cybercrime più ampia, ma non lo ha mai ufficializzato per evitare problemi. In ogni caso, la questione è stata affrontata molto seriamente dai team dedicati, tanto che nel giro di qualche mese tutte le principali vulnerabilità sono state chiuse.

C’è un problema

Il fatto è che sarebbe bastata anche una sola giornata agli hacker per sviluppare tool tesi a colpire certi programmi o addirittura l’intero sistema operativo Windows. Il database conteneva diverse descrizioni di falle critiche e ancora non risolte, sia sull’OS che software di utilizzo globale. Nel 2013, anno della violazione, Microsoft aveva scoperto l’intrusione a seguito di una campagna degli hacker diretta a tutte le principali aziende hi-tech: Apple, Facebook e Twitter.

Pur avendo diffuso un comunicato in cui affermava di non aver subito perdite significative, pare che la compagnia sapesse già del furto sul tracking dei bug, preferendo mantenerlo segreto e lavorando per risolvere i pericoli più grandi. Qualche gruppo avrà fatto in tempo a bucare i sistemi di enti e organizzazioni sfruttando tali vulnerabilità? Non possiamo saperlo ma è probabile che qualche attacco avvenuto negli ultimi anni sia stata facilitato proprio dalle istruzioni di Microsoft.

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La Cina avrà il suo database di cybersecurity https://www.datamanager.it/2017/09/la-cina-avra-suo-database-cybersecurity/ Mon, 18 Sep 2017 18:30:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131047 Il Ministro dell’Industria e la Tecnologia ha spiegato la necessità di condividere le informazioni necessarie a debellare le minacce digitali. Al Governo la piena autorità delle manovre La Cina ha ufficializzato la creazione di un archivio nazionale in cui includerà tutte le informazioni più dettagliate sui cyber attacchi che hanno interessato il paese. L’obiettivo non […]

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Il Ministro dell’Industria e la Tecnologia ha spiegato la necessità di condividere le informazioni necessarie a debellare le minacce digitali. Al Governo la piena autorità delle manovre

La Cina ha ufficializzato la creazione di un archivio nazionale in cui includerà tutte le informazioni più dettagliate sui cyber attacchi che hanno interessato il paese. L’obiettivo non è solo quello di fronteggiare le possibili evoluzioni dei software maligni ma anche scovare i mandanti delle varie infiltrazioni, per colpirli alla base. Il Ministro dell’Industria e dell’Information Technology ha confermato la scorsa settimana la necessità per il governo di ottenere dalle aziende che operano in rete tutti i dati necessari a contestualizzare le minacce, che si tratti di trojan, malware, vulnerabilità hardware o campagne di phishing. Il piano di sicurezza cyber, che prevede la nascita del database, entrerà in vigore dal prossimo 1 gennaio e darà al governo cinese piena autorità in materia di sicurezza digitale, tanto da lasciare che sia il Ministro a dare ordine di eliminare o analizzare i codici degli aggressori scovati online, prima che lo facciano le agenzie private.

La grande muraglia di bit

Ma non solo. Tutte le compagnie che non collaboreranno con gli agenti di Pechino saranno soggette a penalità e multe, oltre che a finire in una probabile lista di nemici del potere. La muova legge è solo l’ultima di una serie che il governo cinese ha divulgato per rafforzare le infrastrutture critiche pubbliche e quelle private, preservandole dai crescenti attacchi hacker su larga scala. A giugno era stato varato un progetto di emergenza nazionale, che prevedeva la costruzione di un sistema centrale di analisi e risposta delle minacce mentre qualche mese prima, sempre il Ministro interessato, aveva introdotto misure più stringenti per le telco operanti nel paese, con l’invito a essere più scaltre e pronte a rimuovere le VPN e le altre soluzioni con cui le persone aggirano il blocco del Great Firewall.

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White Paper gratuito: procedure ottimali per il database di oggi https://www.datamanager.it/2017/06/white-paper-gratuito-procedure-ottimali-database-oggi/ Fri, 23 Jun 2017 10:59:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127429 Migliorare le prestazioni e il TCO con le giuste risorse di elaborazione I database continuano ad aumentare sia di numero sia di dimensione. La crescita organica dei dati, le fusioni e le acquisizioni, così come la proliferazione di silo di dati dipartimentali e database specifici per le applicazioni contribuiscono a tale aumento. Se aggiungiamo le […]

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Migliorare le prestazioni e il TCO con le giuste risorse di elaborazione

I database continuano ad aumentare sia di numero sia di dimensione. La crescita organica dei dati, le fusioni e le acquisizioni, così come la proliferazione di silo di dati dipartimentali e database specifici per le applicazioni contribuiscono a tale aumento. Se aggiungiamo le esigenze della fornitura di servizi always-on con requisiti di velocità di trasferimento elevate e latenza contenuta su più carichi di lavoro, l’infrastruttura del data center attuale viene spesso spinta oltre le sue capacità.


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Per molte aziende giunge così la necessità di modernizzare gli ambienti di database. In questo white paper a download gratuito saranno illustrati alcuni metodi efficaci

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Yahoo: l’archivio degli utenti venduto per 300.000 dollari https://www.datamanager.it/2016/12/yahoo-larchivio-degli-utenti-venduto-300-000-dollari/ Fri, 16 Dec 2016 19:00:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115859 Il database contenente oltre 1 miliardo di informazioni sugli iscritti ai diversi servizi del gruppo sarebbe stato venduto sul dark web per una cifra irrisoria Quanto valgono 1 miliardo di iscritti di Yahoo? A quanto pare appena 300.000 dollari. E’ questa la cifra che un utente sul dark web ha speso per portarsi a casa […]

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Il database contenente oltre 1 miliardo di informazioni sugli iscritti ai diversi servizi del gruppo sarebbe stato venduto sul dark web per una cifra irrisoria

Quanto valgono 1 miliardo di iscritti di Yahoo? A quanto pare appena 300.000 dollari. E’ questa la cifra che un utente sul dark web ha speso per portarsi a casa il database confiscato dagli hacker nel 2014, grazie al breach che il gruppo guidato da Marissa Mayer ha confermato qualche giorno fa. Come se non bastasse la violazione subita nel 2014, che aveva permesso agli hacker di intrufolarsi negli accessi di 500 milioni di persone, un’altra più grave era avvenuta nell’agosto dell’anno prima, con oltre 1 miliardo di navigatori interessati.

Vendita frettolosa

Come spiega il New York Times, l’hack rivelato di recente avrebbe fruttato in estate la cifra indicata sopra, spesa da tre persone per ottenere il file con le credenziali di praticamente tutti gli individui che nel 2013 navigavano in rete e che, a quanto pare, avevano almeno un indirizzo email iscritto alla piattaforma. Ricordiamo come tre anni fa Yahoo aveva già acquisito Flickr e Tumblr (a maggio del 2013), dunque all’interno dell’archivio potrebbero esservi anche utenti dei due portali. Nel prezzo di vendita, forse troppo frettolosa rispetto al valore (ogni cliente del gruppo varrebbe 0,0003 dollari) sono inclusi nomi completi, password, date di nascita e numeri di telefono di 1 milione di individui, comprese le domande e le risposte di sicurezza, utili per il reset della chiave segreta.

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Rischia 25 anni l’hacker del Kosovo pro-Isis https://www.datamanager.it/2016/06/rischia-25-anni-lhacker-del-kosovo-pro-isis/ Fri, 17 Jun 2016 18:30:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103574 Un anno fa Th3Dir3ctorY forniva ai terroristi oltre mille nomi di militari statunitensi. Dopo l’arresto in Malesia si attende la sentenza Esattamente 12 mesi fa si compiva in rete un’azione infamante ai danni delle milizie statunitensi. L’hacker nominato Th3Dir3ctorY consegnava nelle mani dell’Isis circa 1.300 nomi di militari USA, comprese informazioni e dettagli personali. Una lista che, secondo […]

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Un anno fa Th3Dir3ctorY forniva ai terroristi oltre mille nomi di militari statunitensi. Dopo l’arresto in Malesia si attende la sentenza

Esattamente 12 mesi fa si compiva in rete un’azione infamante ai danni delle milizie statunitensi. L’hacker nominato Th3Dir3ctorY consegnava nelle mani dell’Isis circa 1.300 nomi di militari USA, comprese informazioni e dettagli personali. Una lista che, secondo il gruppo, sarebbe servita per perseguitare chi si oppone all’avanzata occidentale dello stato islamico. Th3Dir3ctorY l’aveva ottenuta tre mesi prima, violando un server federale che conteneva il vasto database. La notizia è stata appresa dal governo USA grazie a un post di Twitter, piattaforma tramite  cui l’hacker jihadista Junaid Hussain aveva rilanciato un documento di 30 pagine contenenti i dati sottratti con il messaggio “New: U.S. Military AND Government HACKED by the Islamic State Hacking Division!“.

Cosa succede

La mossa di Th3Dir3ctorY è servita all’Isis per ottenere un po’ di informazioni sugli avversari, ma l’ha costretto a fuggire da sé stesso. A ottobre, le forze dell’ordine in Malesia lo hanno arrestato, sotto mandato del governo di Washington, svelando la sua vera identità. Si tratta di Ardit Ferizi, 20enne originario del Kosovo che si è dichiarato colpevole presso la corte di giustizia in Virginia, fornendo a supporto diverso materiale attestante l’accesso non autorizzato all’archivio e l’aiuto ai terroristi. Secondo John P. Carlin della National Security: “Il caso contro Ferizi è solo il primo del suo genere, aspettiamoci minacce simili nella lotta al cyber-terrorismo”.  Nelle ultime ore, sono stati rilasciati i dettagli su quanto potrà avvenire il prossimo 16 settembre, quando l’hacker riceverà la condanna definitiva che dovrebbe aggirarsi intorno ai 25 anni di prigione: 20 per aver fornito materiale all’Isis e altri 5 per l’accesso ad un computer protetto senza autorizzazione.

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Come è possibile che 100mila file della Air Force siano svaniti nel nulla https://www.datamanager.it/2016/06/possibile-100mila-file-della-air-force-siano-svaniti-nel-nulla/ Wed, 15 Jun 2016 18:00:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103508 La colpa sarebbe di un database corrotto, gestito dalla Lockheed Martin, agenzia fornitrice della Difesa USA. Recuperarli non sembra possibile La US Air Force ha perso circa 100.000 file contenenti indagini, ricerche e varie inchieste svolte negli ultimi 12 anni. Tra queste, anche alcune focalizzate su possibili frodi e abusi di persone durante lo svolgimento […]

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La colpa sarebbe di un database corrotto, gestito dalla Lockheed Martin, agenzia fornitrice della Difesa USA. Recuperarli non sembra possibile

La US Air Force ha perso circa 100.000 file contenenti indagini, ricerche e varie inchieste svolte negli ultimi 12 anni. Tra queste, anche alcune focalizzate su possibili frodi e abusi di persone durante lo svolgimento del proprio servizio; informazioni più che sensibili, in grado di scatenare il caos dentro e fuori l’aeronautica militare a stelle e strisce. A quanto pare, alla base della fuori uscita dei dati ci sarebbe un database corrotto e gestito dalla Lockheed Martin, la compagnia di sicurezza che non ha spiegato come sia potuto succedere che una mole così vasta di informazioni sia svanita nel nulla e probabilmente non recuperabile. Resta da chiarire se dietro ci sia l’intrusione degli hacker che, invece di copiare l’archivio, ne avrebbero spostato del tutto il contenuto, rendendolo non più raggiungibili dai tecnici americani.

E il backup?

La domanda da fare è: esiste un backup? Si, ma solo dei file che rientrano nell’Automated Case Tracking System, ovvero le indagini  che interessano la sezione della Criminal Division e le richieste che cadono sotto il Freedom Of Information Act (FOIA). Tutto il resto sembra non godere di un salvataggio extra per cui è completamente perso. Il senatore Mark Warner ha dichiarato come il mancato archivio stia causando significativi ritardi nella prosecuzione di alcune inchieste e ha inoltre criticato l’operato della Air Force, che avrebbe notificato il Congresso solo cinque giorni dopo la scoperta dell’accaduto.

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Cattive pratiche di database security https://www.datamanager.it/2015/09/cattive-pratiche-di-database-security/ Fri, 18 Sep 2015 07:33:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82798 Princìpi chiave e misure di sicurezza per la protezione del database. Quali sono i problemi principali? Al pari di ogni altro componente software, anche il database (DB) deve essere protetto adeguatamente da errori e attacchi informatici, ma probabilmente arriva ultimo nella graduatoria degli sforzi che le aziende fanno per mettere in sicurezza il proprio sistema […]

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Princìpi chiave e misure di sicurezza per la protezione del database. Quali sono i problemi principali?

Al pari di ogni altro componente software, anche il database (DB) deve essere protetto adeguatamente da errori e attacchi informatici, ma probabilmente arriva ultimo nella graduatoria degli sforzi che le aziende fanno per mettere in sicurezza il proprio sistema informativo. Ciò è dovuto al fatto che nella breve storia dell’informatica molti attacchi sono iniziati dalle violazioni del perimetro di rete e che il DB sembra un software sicuro e affidabile. Purtroppo per la security, il perimetro non esiste più e il DB è sicuro soltanto se usato bene.


#security Alessandro Vallega @Clusit : Come proteggere il vostro #database ?
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CONTROLLO ACCESSI

Il controllo accessi, che si interroga su come vengono autenticati e autorizzati gli utenti, non dovrebbe riguardare solamente i dipendenti, i clienti e i fornitori dell’azienda che operano sui dati tramite le applicazioni, ma anche quegli “account” più tecnici che entrano nel DB. In questa area, gli errori più gravi sono di tre tipi: 1) l’uso delle potenti utenze tecniche non nominative da parte degli amministratori del DB; 2) privilegi eccessivi dati all’account usato dall’applicazione stessa; 3) l’uso di quest’ultimo da parte degli sviluppatori per svolgere i loro compiti di ricerca dei malfunzionamenti, modifica manuale dei dati e del software. Si violano così i princìpi di sicurezza relativi al privilegio minimo, all’accountability e alla separazione dei compiti di cui si fa un gran parlare.

MONITORING, AUDITING AND BLOCKING

In questa area rientrano le pratiche relative al controllo dell’SQL prima che sia eseguito e delle tracce che esso lascia nei log, una volta eseguito. Rispetto al primo tema, nonostante tutti i report internazionali documentino numerosi data breach tramite la tecnica della SQL injection, normalmente le aziende non si dotano di tool per il controllo preventivo a “run time” dell’SQL. Anche rispetto all’auditing e logging, la situazione è carente. Per motivi di superficialità, performance e occupazione di spazio disco, i log sono disattivati oppure, quando sono prodotti, non sono protetti, non sono conservati a lungo e non sono analizzati proattivamente in nessun modo. In pratica, si conservano per un po’ perché “non si sa mai”. Purtroppo, visto che gli incidenti vengono scoperti tardivamente, spesso sono già stati cancellati nel momento in cui servono – e inoltre – qualora fossero stati prodotti, sarebbero quasi inutili per via della scarsa accountability.


#database_security Alessandro Vallega @Clusit : Gli errori che commettono le aziende
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DATA PROTECTION

In questa area, si osservano due problemi. Il primo: le aziende non applicano alcuna cifratura al DB, allo storage che lo contiene, alla rete che trasporta i dati verso gli application server e neanche quando si produce un backup che viene spedito in un sito remoto. Il secondo: la consuetudine di copiare il DB di produzione nei sistemi di sviluppo e test per facilitare le attività di programmazione e test. Così facendo si espongono dati confidenziali (rispetto al business o alla compliance) a un ampio pubblico di addetti, che – in realtà – non avrebbe bisogno del dato reale ma al quale potrebbe bastare un dato realistico.

SECURE CONFIGURATION

In ambito server, le aziende utilizzano versioni obsolete di sistemi operativi e di DB, e tardano ad applicare le patch di sicurezza perché hanno delle oggettive difficoltà rispetto al fermo macchina e a effettuare i preventivi test di regressione. Inoltre – a volte – lasciano che siano gli sviluppatori a portare in produzione la nuova versione e configurazione del software, mancando così il criterio della separazione dei compiti. Infine, non ci sono controlli per verificare che la configurazione in esercizio non sia stata illecitamente alterata rispetto alla baseline approvata. Serve più che mai conoscere le buone pratiche di DB security e sforzarsi di rimuovere gradualmente gli errori più gravi. La strada è ancora lunga, ma è tutto sommato facile da percorrere. Se questo articolo vi ha sorpreso, fatevi aiutare da degli esperti, altrimenti iniziate a pianificare i rimedi.

    Alessandro  Vallega, membro del direttivo di Clusit e coordinatore della Oracle Community  for Security

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Se il NoSQL diventa SQL https://www.datamanager.it/rivista/se-il-nosql-diventa-sql-56344.html Mon, 19 May 2014 10:12:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/se-il-nosql-diventa-sql/ Le vere ragioni della tendenza alla crescente “SQLizzazione” dei database NoSQL   Senza dubbio i big data sono una delle tendenze di spicco nel settore IT. Come noto, i big data comportano la memorizzazione, la gestione e l’analisi di enormi quantità di dati. Oggi, le aziende possono scegliere come memorizzare i dati tra le soluzioni […]

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Le vere ragioni della tendenza alla crescente “SQLizzazione” dei database NoSQL

 

Rick F. van der LansSenza dubbio i big data sono una delle tendenze di spicco nel settore IT. Come noto, i big data comportano la memorizzazione, la gestione e l’analisi di enormi quantità di dati. Oggi, le aziende possono scegliere come memorizzare i dati tra le soluzioni basate su SQL o quelle che si basano su NoSQL, come Hadoop, Cassandra o MongoDB. Soprattutto questo secondo gruppo ha riscosso molta attenzione negli ultimi anni. E recentemente sono stati resi disponibili molti prodotti che “avvolgono” un sistema NoSQL in uno strato di SQL: in altre parole, i sistemi NoSQL si stanno trasformando in sistemi SQL. Ma quali sono le ragioni di questa tendenza?

È difficile dare una definizione dei sistemi NoSQL, in quanto sono tutti diversi e hanno in comune solo due cose. In primo luogo, sono stati classificati in un gruppo chiamato NoSQL, e in secondo luogo hanno tutti un’architettura MPP (Massively Parallel Processor) altamente scalabile che permette di distribuire l’elaborazione e lo storage in centinaia di nodi. La loro architettura interna è ideale per scalare in modalità scale-out, cioè in senso orizzontale, mentre i database SQL classici hanno un’architettura progettata per lo scale-up, ovvero in senso verticale. Ma è qui che finisce ogni somiglianza.

 

Caratteristiche fondamentali

I prodotti NoSQL sono molto diversi dai sistemi SQL, in quanto non organizzano i propri dati in tabelle piatte costituite da colonne, non supportano l’integrità dei dati, non sono limitate a strutture relazionali piatte ma consentono le strutture gerarchiche nei dati, e non supportano un linguaggio di alto livello come SQL, ma solo API e linguaggi di basso livello. Questi diversi concetti di database e di interfacce sono stati implementati per ottime ragioni: infatti, possono essere utilizzati in ambiti big data nei quali le esigenze di storage e di elaborazione sono estremamente elevate.

Tuttavia, quasi tutti gli strumenti più diffusi per il reporting e le analisi esigono che i dati siano organizzati in tabelle SQL, e si aspettano un’interfaccia SQL. Ma soprattutto non funzionano con NoSQL. Inoltre, a causa delle API di basso livello supportate, la produttività è inferiore a quella di SQL e, infine, non tutti gli sviluppatori (in particolare all’interno di reparti BI) hanno esperienza con la programmazione in linguaggi come Java o Python.

Per questi motivi, per utilizzare i noti strumenti di reporting e di analisi unitamente a NoSQL bisogna prima copiare i dati da un sistema NoSQL a uno SQL. Come si può immaginare, questo processo di copia richiede tempo, e conservare per due volte (unicamente per ottenere un’interfaccia SQL) grandi quantità di dati è costoso. È meglio perciò se i dati rimangono all’interno del sistema NoSQL e vi si accede tramite un’interfaccia SQL.

 

La buona notizia

Sempre più soluzioni si sono rese disponibili per una “SQLizzazione” di NoSQL, con strumenti che consentono alle applicazioni di accedere ai dati memorizzati nei sistemi NoSQL utilizzando SQL. Le soluzioni di SQLizzazione possono essere classificate così:

 

  • Driver dedicato: molte soluzioni offrono un’interfaccia SQL su uno o più sistemi NoSQL. Alcuni consentono inoltre di accedere a fonti dati SQL e possono federare i dati archiviati in più fonti dati. Questi driver trasformano le richieste SQL in arrivo nei linguaggi supportati dal sistema NoSQL, nascondendo la complessità dei linguaggi di basso livello. Tra gli esempi vi sono Apache Hive, Cassandra CQL, Cloudera Impala, DataDirect Cloud, Facebook Presto, Hortonworks Stinger, IBM BigSQL, MapR Drill, Quest Toad for Cloud Databases e Salesforce Phoenix.
  • Server di virtualizzazione dati: i server di virtualizzazione dati offrono caratteristiche paragonabili alla traduzione da SQL a NoSQL vista poco fa, ma con tre principali differenze. I server di virtualizzazione dati supportano funzioni più potenti di ottimizzazione delle query quando si accede alle fonti dati, hanno tecnologie di federazione più mature e offrono funzionalità di sicurezza dei dati e ambienti di progettazione. Tra gli esempi, vi sono Cisco/Composite Information Server, Denodo Platform, Informatica IDS, RedHat JBoss Data Virtualization e Stone Bond Enterprise Enabler Virtuoso.
  • Database server SQL: alcuni dei database server SQL danno una scelta agli sviluppatori, permettendo di memorizzare le tabelle SQL nel database nativo o in un sistema NoSQL come Hadoop, e il luogo effettivo in cui i dati vengono memorizzati è nascosto alle applicazioni. Gli esempi sono Actian Paraccell, EMC Greenplum UAP, Hadapt, Microsoft Polybase e il database Teradata Aster.

 

Bisogna però notare che la “SQLizzazione” dei database NoSQL non è così semplice come potrebbe a prima vista sembrare, soprattutto perché le performance rimangono un aspetto molto rilevante. È per questo che tali soluzioni devono affrontare alcune questioni, tra le quali vi sono queste:

 

  • Alcuni dei dati nei sistemi NoSQL sono privi di schema: come può l’interfaccia SQL trasformare questi dati senza schema in dati relazionali con uno schema?
  • La maggior parte dei sistemi NoSQL permettono che i record appartenenti alla stessa tabella abbiano diverse serie di colonne, mentre questo concetto non è supportato da SQL.
  • Molti sistemi NoSQL supportano costrutti non relazionali come le strutture gerarchiche. Nella terminologia relazionale, questi sarebbero chiamati tabelle nidificate o tabelle NF2 (Non-first normal form). In qualche modo le soluzioni “SQLizzate” devono appiattire queste strutture gerarchiche in strutture relazionali piatte.
  • Il join dei dati in SQL è una cosa molto comune da fare. Pertanto, i database server SQL sono sovraccarichi di funzioni per eseguire rapidamente il join. Ma molti sistemi NoSQL non sono rapidi nella funzione join, e preferiscono che i dati siano memorizzati in una qualche maniera de-normalizzata per ridurre al minimo la necessità di effettuare il join. Sarà quindi una vera sfida per le soluzioni di SQLizzazione eseguire rapidamente i join SQL.

 

Conclusione

La “SQLizzazione” di NoSQL è iniziata e continuerà a evolversi. Quest’anno ci si aspetta che vengano rilasciati nuovi prodotti e vengano rese disponibili versioni rinnovate di quelli esistenti. Si tratta di un fatto positivo in quanto le aziende sono interessate a NoSQL non perché non amano SQL, ma perché hanno bisogno della scalabilità e delle prestazioni di NoSQL. Però vogliono anche la produttività e la facilità di manutenzione di SQL, e la SQLizzazione offrirà il meglio dei due mondi: le prestazioni del NoSQL e la produttività di SQL.

 

Rick F. van der Lans

Analista indipendente, consulente, autore e docente specializzato in data warehousing, business intelligence e database. Amministratore delegato di R20/Consultancy, van der Lans è un conferenziere di fama internazionale ed è autore di numerosi white paper. Le sue opere più note, tra cui “Introduction to SQL” e “The SQL Guide to Oracle”, sono stati tradotti in numerose lingue e hanno venduto oltre 100mils copie. La sua pubblicazione più recente è “Data Virtualization for Business Intelligence Systems”.

 

Rick F. van der Lans presenterà a Roma per Technology Transfer i seminari: “La nuova tecnologia database” il 3 giugno 2014 e “Lean Data e Application Integration usando la Data Virtualization” il 4 giugno 2014.

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Google guarda al DNA per supportare la medicina https://www.datamanager.it/news/google-guarda-al-dna-supportare-la-medicina-54853.html Thu, 20 Mar 2014 13:24:21 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/google-guarda-al-dna-per-supportare-la-medicina/ Google sta sviluppando un database cloud per dati medici sul DNA in formato anonimo. L'obiettivo è stimolare la ricerca sul genoma e la scienza medica

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Google sta sviluppando un database cloud per dati medici sul DNA in formato anonimo. L’obiettivo è stimolare la ricerca sul genoma e la scienza medica

Google si prepara a creare il più grande archivio di dati clinici online. “Non sarebbe straordinario se tutti i dati sanitari fossero rilasciati in formato anonimo per contribuire alla ricerca medica?”, si è chiesto il CEO di Big G Larry Page in un’intervento al TED.

Google supporta la ricerca medica

Secondo il San Fancisco Chronicle il progetto sarebbe già stato avviato. Mountain View, che ha lanciato lo store per Google Drive, ha reso disponibile per scienziati e ricercatori una API che permette di conservare nel cloud i dati dei genomi da loro analizzati. Inoltre a febbraio Google ha aderito al Global Alliance for Genomics and Health, una ente internazionale di aziende, università e associazioni che si sono poste l’obiettivo di condividere i dati sul DNA.

Google Research afferma che le informazioni connesse al genoma di una singola persona possono arrivare a pesare fino a 100 petabyte, una quantità di dati enorme da gestire. Il database online progettato da Google non solo raccoglierà le informazioni sul DNA ma permetterà di farne un’analisi approffondita che darà una spinta enorme allo sviluppo della medicina personalizzata o predittiva, come quella ricercata da Human Logevity.

Google e l’e-health

Non è certo la prima volta che Google si interessa al campo medico. Nel 2013 Big G, che messo le password agli acquisti in-app, ha finanziato la nascita di Calico, una startup che sfrutta le biotecnologie per migliorare la vita delle persone. Infine, l’azienda di Mountain View ha anche realizzato un prototipo di lente a contatto che monitora il glucosio nel sangue e invia al medico i dati attraverso un sistema wireless.

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Oracle annuncia Oracle Exadata Database Machine X4 https://www.datamanager.it/news/oracle-annuncia-oracle-exadata-database-machine-x4-52395.html Tue, 17 Dec 2013 13:30:05 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/oracle-annuncia-oracle-exadata-database-machine-x4/ La quinta generazione della Database Machine di Oracle incrementa prestazioni e capacità: ottimizzati l’OLTP, il consolidamento dei database e il data warehousing

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La quinta generazione della Database Machine di Oracle incrementa prestazioni e capacità: ottimizzati l’OLTP, il consolidamento dei database e il data warehousing

Oracle ha annunciato la quinta generazione della propria database machine, Oracle Exadata Database Machine X4, che presenta diversi miglioramenti con un’attenzione particolare all’ottimizzazione delle performance e della qualità di servizio per l’elaborazione OLTP, il consolidamento di database e il data warehousing. Quest’ultima versione fornisce performance senza paragoni a fronte di ulteriori livelli di uptime ed efficienza, aiutando la clientela a razionalizzare le operazioni e sfruttare al meglio i dati critici.

Oracle Exadata Database Machine X4 rappresenta la quinta generazione di Oracle Exadata, originariamente lanciati nel 2008. Oggi sono migliaia gli Oracle Exadata Database Machine che supportano alcune delle più grandi aziende del mondo gestendo un’estesa gamma di workload mission critical come data warehouse con capacità nell’ordine dei petabyte, elaborazioni OLTP in tempo reale, applicazioni business, e-commerce globale e trading finanziario online.

Le performance dei workload OLTP risultano notevolmente accelerate grazie a una capacità di memoria flash quadruplicata attraverso la combinazione tra una memoria flash fisica più estesa e particolari livelli di compressione flash a velocità ultraelevata. Un unico rack Oracle Exadata è ora in grado di supportare 88TB di dati utente in memoria flash. Questa capacità è sufficiente a mantenere la maggior parte dei database OLTP interamente nella memoria flash. I valori di I/O casuale, essenziali per le applicazioni OLTP, sono stati migliorati fino a quasi il 100%, toccando 2,66 milioni di letture database 8K e 1,96 milioni di scritture anche in presenza di compressione flash completa. La capacità di eseguire la compressione a milioni di I/O al secondo scardina il tradizionale compromesso esistente tra alte prestazioni ed elevata efficienza. I valori di data throughput di un unico rack Oracle Exadata sono pari a 100 GB/sec, superando di gran lunga quelli di qualsiasi array all-flash, pur mantenendo i vantaggi del tiering di dischi a basso costo.

Nuovi algoritmi Flash Caching determinano una accelerazione delle performance dei workload di data warehousing, concentrandosi sui workload di scansione di tabelle e partizioni che si trovano comunemente all’interno dei data warehouse. Le tabelle di dimensioni superiori a quelle della memoria flash ora vengono automaticamente memorizzate in flash in maniera parziale e lette simultaneamente sia da flash che da disco in modo da velocizzare il throughput.

Oracle Exadata fornisce livelli estremi di performance e capacità che consentono il consolidamento di centinaia di database in un unico rack, con costi fortemente ridotti e flessibilità sensibilmente aumentata. Per assicurare prestazioni coerenti e prevedibili negli ambienti consolidati, Oracle Exadata vanta la particolare capacità di prioritizzare le richieste in maniera trasparente nel loro percorso dai database server attraverso gli adapter e gli switch di rete fino allo storage e viceversa. Oracle Exadata sfrutta una nuova generazione di protocolli di rete InfiniBand per garantire che i workload a consumo intensivo delle risorse di rete, come il reporting, i batch e i backup, non ritardino i workload interattivi che sono sensibili ai tempi di risposta.

L’hardware ottimizzato di Oracle Exadata è totalmente compatibile e interoperabile con le Oracle Exadata Database Machine di precedente generazione; in questo modo i clienti che utilizzano macchine già esistenti possono facilmente ampliare la struttura integrando il nuovo sistema. Inoltre, il nuovo software Oracle Exadata supporta tutti i sistemi hardware Oracle Exadata di precedente generazione, oltre a Oracle Database 12c e Oracle Database 11g Release 2.

Le principali novità

Oracle Exadata Database Machine X4 migliora sensibilmente le performance end-to-end. Le novità includono:

– Dal 77% al 100% in più di I/O di database al secondo. Fino a 2,66 milioni di IOPs in lettura per rack completo. Fino a 1,96 milioni di IOPs in scrittura su flash. Il throughput della memoria flash di Oracle Exadata supera notevolmente quello di tutti gli altri array all-flash.

– Incremento del 50% delle prestazioni di calcolo del database su sistemi X4-2 che utilizzano due processori a 12 core Intel Xeon E5-2697 v2.

– Aumento di circa il 100% del throughput di rete InfiniBand e integrazione di Network Resource Management per tempi di risposta ultra-bassi per operazioni di database a latenza critica, anche in presenza di operazioni a consumo intensivo delle risorse di rete per reporting, batch o backup gestite simultaneamente.

– Incremento del 100% di capacità flash PCI fisica fino a 44 TB per rack completo.

– Fino al 100% di aumento di capacità di cache flash logica a 88 TB per rack completo. L’esclusiva funzione Exadata Flash Cache Compression comprime in maniera trasparente i dati dei database in memoria flash, utilizzando l’accelerazione hardware per comprimere e decomprimere i dati a milioni di I/O al secondo, con zero costi in termini di performance. La funzione Flash Cache Compression è efficace con database sia DW che OLTP.

– Aumento del 100% nella capacità massima di memoria su X4-2 fino a 4 TB per rack completo, con kit di espansione della memoria per ulteriori livelli di consolidamento.

– Aumento del 100% nella capacità storage su disco ad alte prestazioni fino a oltre 200 TB per rack completo.

– Aumento del 33% nella capacità di storage su disco ad alta capacità fino a 672 TB per rack completo. Grazie alle tecnologie di compressione di Oracle Exadata, è possibile archiviare petabyte di dati utente in ogni rack.

Oracle Exadata Database Machine X4 migliora fortemente i livelli di capacità grazie alle seguenti novità:

– Incremento del 100% di capacità flash PCI fisica fino a 44 TB per rack completo.

– Fino al 100% di aumento di capacità di cache flash logica a 88 TB per rack completo. L’esclusiva funzione Exadata Flash Cache Compression comprime in maniera trasparente i dati dei database in memoria flash, utilizzando l’accelerazione hardware per comprimere e decomprimere i dati a milioni di I/O al secondo, con zero costi in termini di performance. La funzione Flash Cache Compression è efficace con database sia DW che OLTP.

– Aumento del 100% nella capacità massima di memoria su X4-2 fino a 4 TB per rack completo, con kit di espansione della memoria per ulteriori livelli di consolidamento.

– Aumento del 100% nella capacità storage su disco ad alte prestazioni fino a oltre 200 TB per rack completo.

– Aumento del 33% nella capacità di storage su disco ad alta capacità fino a 672 TB per rack completo. Grazie alle tecnologie di compressione di Oracle Exadata, è possibile archiviare petabyte di dati utente in ogni rack.

“Oracle Exadata Database Machine è la miglior piattaforma disponibile per gestire Oracle Database, e la versione X4 non fa che estendere ulteriormente il valore di questa proposta”, ha spiegato Mark Hurd, Presidente di Oracle. “La crescente diffusione dei database cloud privati contribuisce a rendere davvero unico il sistema Oracle Exadata in termini di performance, disponibilità e qualità del servizio, differenziandolo dalle alternative del mercato”.

“I responsabili dei data center aziendali sono spesso alle prese con costi e complessità che derivano dalla gestione dei dati presenti in ambienti a silos separati”, ha osservato Carl Olofson, Research Vice President di IDC. “Oracle Exadata Database Machine X4 ha l’obiettivo di fornire un unico ambiente centralizzato e automatizzato per la gestione dei database. Il nuovo aggiornamento alla tecnologia di sistema intende apportare importanti miglioramenti prestazionali in risposta alla richiesta di implementazioni Database as a Service, e offre allo stesso tempo livelli di scalabilità, controllo e disponibilità adatti a supportare una vasta gamma di workload di database”.

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