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Luci e ombre: per alcuni la fattura elettronica non sta ancora avendo il successo che meriterebbe, anche in considerazione del fatto che spesso rappresenta il primo passo verso la digitalizzazione dell’ecosistema aziendale, soprattutto per quanto riguarda le imprese di minori dimensioni

A cura di Luca de Piano

Entrata in vigore lo scorso anno dopo che era già stata attivata per i rapporti con la pubblica amministrazione, la fatturazione elettronica in ambito business-to-business sta riscuotendo un buon successo, anche se da più parti si osserva che l’adozione è ancora inferiore alle potenzialità. Va detto che l’utilizzo del formato elettronico non è stato reso obbligatorio per i privati, se non in casi circoscritti, come per esempio accade con l’obbligo previsto dal prossimo luglio nell’ambito degli acquisti di carburanti. Eppure, le opportunità offerte dalla digitalizzazione del processo di fatturazione non sono poche: oltre a essere più rapido e meno oneroso in termini di tempi e costi, fornisce anche la possibilità di essere esteso ad altri processi aziendali, rappresentando in questo senso un primo passo verso una trasformazione digitale su scala più ampia. Questo carattere di “primo step” verso la trasformazione digitale è stato giustamente evidenziato tra i vantaggi dai principali protagonisti del settore, che in molti casi propongono soluzioni complete e corredate da numerosi servizi a corollario, come risulta bene da questa ricognizione dello stato dell’arte del mercato, compiuta da Data Manager all’inizio di quest’anno.

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OPPORTUNITÀ DA COGLIERE

L’importanza della digitalizzazione nell’ambito della fatturazione e dei processi connessi sembra essere stata compresa dalla maggioranza delle imprese, come evidenziato in una ricerca resa nota a metà del 2017 dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo tale indagine, oltre il 60 per cento delle grandi imprese intervistate dall’Osservatorio indica, tra le priorità di investimento per i prossimi tre anni, i progetti digitali a supporto delle transazioni B2B. Le grandi imprese, riconoscendone l’importanza, sono pronte ad adottare soluzioni di digitalizzazione del ciclo Ordine-Consegna-Fattura-Pagamento. Anche la digitalizzazione dei processi interni, soprattutto per i progetti di Gestione Elettronica Documentale e Conservazione Digitale, è tra le priorità per il 60 per cento delle grandi imprese. Inoltre, tre imprese su quattro, cioè circa il 75 per cento, indicano tra le proprie priorità almeno un progetto collaborativo, principalmente a supporto dei processi di marketing e di monitoraggio della supply chain. Sono invece prioritarie solo per un’impresa su cinque, sempre secondo l’indagine del Politecnico di Milano, le soluzioni di eProcurement.

PASSI DA INTRAPRENDERE

Angelo Cian, responsabile soluzioni gestionali di Zucchetti, fotografa una situazione in cui l’interesse è alto ma l’adozione ancora non altrettanto elevata: «Stando ai dati ufficiali, il numero delle aziende che hanno aderito alla normativa per l’emissione delle “e-fatture” è inferiore a 10mila. Purtroppo, senza l’obbligo, le aziende in Italia hanno finora di fatto ignorato i benefici sia economici sia organizzativi che l’adozione della e-fattura avrebbe comportato». Sulla stessa linea anche Luca Veneziano, cloud business development di TeamSystem: «Il livello di interesse è altissimo, anche se l’adozione a oggi è ancora bassa». Più ottimista la lettura di Nicola Savino, CEO di Savino Solution. «La fatturazione elettronica, come tutte le innovazioni di processo, rappresenta in primis un cambiamento culturale non di poco conto per qualunque dimensione aziendale. Il livello di adozione della fatturazione elettronica in Italia per il B2B non è di poco conto, anzi considerando la mancanza di un obbligo normativo, i numeri sono comunque soddisfacenti».


#FatturazioneElettronica #B2B Primo step verso la digitalizzazione dell’ecosistema aziendale – con @ZucchettiSpa – #TeamSystem – #SavinoSolution – @Ipsoa – @VMSistemi – @SiavItalia – @InfoCert_it @ARXivar – @eossolgroup
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LA SPINTA LEGISLATIVA

Un aiuto potrebbe arrivare dalla spinta legislativa, come evidenzia Pierfrancesco Angeleri, managing director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia: «Il termine di adozione della fatturazione elettronica B2B è gennaio dell’anno prossimo. L’abitudine italiana è quella dell’ultimo minuto per fare le cose. Ma è anche vero che sotto stress gli italiani danno il meglio di sé». Il concetto è ulteriormente approfondito da Silvia Montanari, COO di VM Sistemi e president & CEO di Talea Consulting, che non manca di evidenziare come «già dallo scorso anno, le imprese italiane possono emettere e ricevere fatture elettroniche, da e verso le controparti commerciali sia private sia pubbliche. L’obbligo di fatturazione elettronica B2B, previsto in partenza per il primo gennaio 2019, può generare un fenomeno di almeno due ordini di grandezza superiore rispetto a quello della fatturazione elettronica verso la PA: da qualche decina di milioni a più di un miliardo di fatture. L’obbligo normativo, a tutti soggetti identificati ai fini IVA, implica sanzioni: il mancato passaggio dal Sistema di Interscambio (SdI) sarà equiparato a una fattura non emessa. Inserita in un contesto di alta complessità e diversità, con aziende con gradi di maturità digitale molto diversi, l’opportunità non è rappresentata dalla digitalizzazione della sola procedura di fatturazione attiva o passiva, bensì dal cost saving in tutte le funzioni che sono coinvolte nella digitalizzazione dell’intero ciclo attivo e passivo».

VANTAGGI INNEGABILI

Del resto, evidenzia ancora Nicola Savino di Savino Solution, «dobbiamo ricordarci che la fatturazione elettronica non è semplicemente un file XML da inviare al Sistema di Interscambio e non è solo uno strumento di controllo, ma soprattutto uno strumento di digitalizzazione di un processo documentale che viene usato in altri paesi europei». Anche Alfieri Voltan, Presidente di Siav, non manca di sottolineare che «la fatturazione elettronica B2B è un’occasione per eliminare la carta e portare nelle aziende i benefici della digitalizzazione, in termini di efficienza e di riduzione dei costi. Quando la fatturazione elettronica B2B entra nella gestione digitale dei processi documentali di “procure to pay”, cioè il ciclo passivo, e “order to cash”, ovvero il ciclo attivo, consente alle imprese di migliorare il controllo di gestione e l’interoperabilità tra i soggetti coinvolti, con immediati vantaggi in termini di semplificazione e riduzione dei costi». Vantaggi ben evidenziati anche da Pierpaolo Benintende, head of marketing di InfoCert: «La fatturazione elettronica è il primo fondamentale tassello dei processi di supply chain delle imprese. Se correttamente inserita nei processi dell’azienda, può diventare il volano per la completa digitalizzazione del ciclo ordine, consegna, fatturazione, pagamento».

VELOCIZZARE I PROCESSI

Gli fa eco Luca Veneziano di TeamSystem, secondo cui «per le aziende i maggiori benefici sono relativi alla digitalizzazione del ciclo dell’ordine: l’integrazione delle fatture elettroniche nell’ERP connette amministrazione e logistica, permettendo di verificare lungo la supply chain eventuali disallineamenti. Le funzionalità di archiviazione, ricerca, verifica e controllo automatico, rendono il processo più efficiente e sicuro, consentendo la collaborazione e condivisione dei dati tra differenti player della catena del valore. L’unica particolarità è che difficilmente si è autonomi, perché deve sempre esserci una collaborazione con il proprio cliente o fornitore al fine di massimizzare i vantaggi di entrambi. L’obbligo di fatturazione elettronica può infatti rappresentare un volano per velocizzare i processi di digitalizzazione nelle aziende e nelle realtà professionali». Anche Silvia Montanari di VM Sistemi e Talea Consulting ne è convinta: «Nel B2B, la fattura elettronica è solo una componente del processo di gestione – anagrafica articoli, ordini, conferme d’ordine, documenti di trasporto, registrazione contabile, autorizzazioni di pagamento, solleciti – e il vero vantaggio sarà il passaggio da una trasmissione multicanale e multiformato, a una trasmissione tramite unico canale certificato (SdI) in un unico formato standard e uguale per tutti (XMLPA). Le sfide per le aziende che, come Talea Consulting del Gruppo VM Sistemi, offrono sia strumenti sia approcci organizzativi, non si limitano al perimetro dell’adeguamento normativo trattando il solo documento “fattura”, ma insistono su una più integrata digitalizzazione aziendale dei processi, con estrema attenzione agli equilibri e all’operatività, che caratterizzano l’unicità di ogni impresa».

SCEGLIERE IL PARTNER

Entrando più nel dettaglio, è opportuno sottolineare che l’invio dei dati fattura e l’invio della fattura non sono la stessa cosa: l’invio dati fattura, procedura conosciuta anche come “spesometro”, è un adempimento obbligatorio nei rapporti con il fisco per tutti gli enti e le aziende italiane, e consiste nella trasmissione di informazioni riepilogative della fatturazione attiva e passiva all’Agenzia delle Entrate, sotto forma di file XML. Le fatture elettroniche, invece, sono i singoli documenti in formato digitale: l’invio delle fatture in formato digitale XML è un obbligo verso la pubblica amministrazione, mentre è ancora un’opzione per le aziende che fanno business con altre aziende private. La relazione tra spesometro e fatturazione elettronica è che quando si emette una fattura digitale che viene inviata tramite il Sistema di Interscambio, i metadati di questa fattura vengono automaticamente memorizzati dall’Agenzia delle Entrate e quindi non c’è più bisogno di inserirle nello spesometro. In futuro, la prevista adozione obbligatoria della fatturazione B2B renderà quindi più semplice rispettare l’adempimento burocratico. A questo proposito, Alfieri Voltan di Siav sottolinea che «per arrivare a una gestione digitale dei processi dell’intero ciclo ordine-pagamento, il primo atto è passare dalle fatture analogiche, ancora molto diffuse in Italia, alle fatture elettroniche. Occorre quindi scegliere da subito un partner tecnologico con le competenze e l’esperienza per accompagnare la trasformazione. Siav con Archiflow Invoice Manager propone una soluzione in grado di gestire automaticamente in un unico hub di fatturazione i vari canali di invio e ricezione (PEC, PEO, XML, cartaceo), semplificando la gestione e il monitoraggio dei processi amministrativi, e offre servizi in outsourcing dedicati per l’invio e la ricezione delle fatture B2B e la loro conservazione a norma».


#FatturazioneElettronica #B2B tra le priorità di investimento per oltre il 60% delle imprese – Dati @Osserv_Digital – Ma la mancanza dell’obbligo normativo ne rallenta adozione e vantaggi
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SEGNALI INCORAGGIANTI

Per Luca Veneziano di TeamSystem, «i primi numeri di febbraio delle attivazioni B2B sulla piattaforma Agyo sono estremamente positivi, e ci aspettiamo una crescita molto elevata con l’avvicinarsi delle prime scadenze obbligatorie. Il consiglio è di partire per tempo con la gestione della fatturazione elettronica, sia per le aziende con la loro filiera di fornitori sia per gli studi commerciali, per ridurre l’impatto del cambiamento sui processi interni e usufruire del massimo beneficio». Vantaggi che possono riguardare molti aspetti: «Drastica riduzione dei tempi di registrazione delle fatture, con informazioni più tempestive e più corrette. Eliminazione dei processi di stampa, fascicolazione e ricerca. Semplificazione del processo di fatturazione. Nell’ambito dei servizi professionali ciò si traduce in miglioramento dei servizi per la clientela e riduzione delle attività operative richieste al cliente finale».

REINGEGNERIZZARE I FLUSSI

Anche per Nicola Savino di Savino Solution «le vere opportunità e i veri vantaggi non sono legati alla possibilità di non stampare i documenti, ma a una maggiore efficienza dei processi amministrativi e contabili, e a un maggiore controllo da parte delle risorse legate alla fatturazione elettronica. Ma per farlo bisogna stare attenti. In primo luogo, per evitare sanzioni ed errori nel prendersi carico in maniera superficiale di una reingegnerizzazione di un processo così delicato. In secondo luogo, perché bisogna approfittare dell’obbligo per generare all’interno dell’azienda, automatismi e processi digitali che rendono l’azienda più competitiva. Come Savino Solution abbiamo brevettato la soluzione E-INVOICE7, che permette non soltanto di soddisfare tutti i requisiti e tutte le fasi della fatturazione elettronica, ma permette soprattutto di reingegnerizzare il processo amministrativo e contabile». Ma non va dimenticato – prosegue Nicola Savino – che «la fatturazione elettronica non può essere ridotta a un costo per documento o per una licenza o l’acquisto di un software. È fondamentale sfruttare la fatturazione elettronica per revisionare in maniera decisiva i processi in chiave digitale. E questo è sempre stato il nostro fattore differenziante. Siamo stati i primi a parlare di dematerializzazione dei processi e non semplicemente dei documenti. Anche quando siamo diventati conservatori accreditati AgID, lo abbiamo fatto in maniera diversa, puntando tutto sui processi, tant’è vero che il sistema certificato di conservazione Conserva.Cloud è stato brevettato perché è l’unico in grado di rendere opponibile a terzi addirittura record, le informazioni e quindi i processi delle aziende di qualunque settore e non soltanto documenti».

PUNTARE SULLA DEMATERIALIZZAZIONE

Proseguendo nell’evidenziare i vantaggi, Angelo Cian di Zucchetti spiega che «se per la fattura elettronica verso le PA le aziende si sono rivolte spesso all’esterno della propria organizzazione e del proprio sistema informativo, anche a causa di un numero ridotto di emissioni, con la fatturazione B2B avranno modo di verificare i vantaggi più immediati rappresentati dalla dematerializzazione, ovvero da un lato l’eliminazione dei costi “occulti” della fatturazione classica come carta, toner, buste, bolli, sistemi di spedizione o sistemi di invio a volte poco efficienti o poco affidabili, dall’altro la maggior efficienza che una gestione di un “flusso dati” comporta all’interno dei propri processi amministrativi». In ogni caso, «stando ai nuovi obblighi, è davvero probabile che molte aziende avranno, almeno in un primo tempo, più un problema di ricezione che di emissione. Per questo motivo Zucchetti mette a disposizione il proprio canale FTP, che consentirà di sostituire la PEC, poco efficiente e inadatta a una rapida gestione delle contestazioni con relativi rifiuti. L’offerta Zucchetti è pensata sul concetto di “One Click Solution”. Si basa sui propri ERP e gestionali per commercialisti, associazioni e aziende, un servizio online denominato “Digital Hub”, che integra la Firma Digitale Automatica della propria Certification Authority e la Conservazione Digitale a norma accreditata AGID: una soluzione completa in grado di gestire in modo semplice, efficace e immediato tanto l’emissione quanto la ricezione delle fatture elettroniche».

TASSELLI IMPORTANTI

Per Pierpaolo Benintende di InfoCert la fatturazione elettronica tra privati è di fatto uno standard di trasmissione di dati che riduce enormemente i costi di gestione delle fatture. «Lato attivo si azzereranno i costi e i tempi legati alla produzione e spedizione della fattura analogica, cioè cartacea, e si avranno, in tempi certi, la conferma o meno della ricezione e accettazione o rifiuto della stessa. Lato ricevente fattura, i vantaggi saranno ancora superiori: infatti sarà possibile importare in modo automatico o semiautomatico negli ERP i dati della fattura necessari per la contabilizzazione, minimizzando la digitazione manuale e gli errori di inserimento». In questo quadro, «InfoCert, società del Gruppo Tecnoinvestimenti, con la famiglia di servizi Legalinvoice, mette a disposizione una soluzione che si adatta ai diversi livelli di competenza tecnologica o digitale delle grandi aziende, PMI e partite IVA. L’offerta verso il mondo enterprise si basa su una piattaforma che si collega al gestionale e abilita il cliente alla fatturazione elettronica con un notevole abbattimento di tempi e costi di implementazione e change management, e basata sui servizi trusted InfoCert di Firma, PEC e Conservazione». In sintesi, per Pierpaolo Benintende, «la fatturazione elettronica è il primo fondamentale tassello dei processi di supply chain delle imprese. Se correttamente inserita nei processi dell’azienda, può diventare il volano per la completa digitalizzazione del ciclo ordine, consegna, fatturazione, pagamento. InfoCert ha l’esperienza e le competenze necessarie per identificare e analizzare le criticità delle organizzazioni nell’approccio alle problematiche dell’e-supply chain e proporre la migliore soluzione progettuale».


L’integrazione della #FatturazioneElettronica nell’ERP permette di allineare #amministrazione e #supplychain – Non solo strumento di controllo ma di #automazione dei processi documentali
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DIGITALIZZAZIONE IN PRIMO PIANO

La digitalizzazione è sempre in primo piano: «La fatturazione elettronica va considerata un potente mezzo a disposizione delle aziende per automatizzare il processo d’invio delle fatture, abbattendone i tempi di esecuzione e riducendone i costi» – spiega infatti Claudio Vigasio, presidente e CEO di Able Tech, sottolineando che «i benefici sono rilevanti, con margini di miglioramento che riguardano moltissimi aspetti: per esempio, il formato XML della fattura è diventato standard per tutti i fornitori. Una conquista importante, data la miriade di formati differenti che tuttora circolano in ambito analogico. Altro aspetto rilevante è la revisione in chiave completamente digitale delle procedure interne di approvazione e di validazione delle fatture, che oggi sono ancora legate ai documenti cartacei». In sintesi, «con la fatturazione elettronica B2B siamo di fronte all’opportunità per le imprese italiane, grazie alla digitalizzazione, di rendere più efficienti tutta una serie di processi aziendali ancor oggi gestiti in forma analogica. Per cogliere appieno tutte queste opportunità, è però necessario affidarsi a partner affidabili, dotati di tecnologie e competenze specializzate. Per noi parlano alcuni numeri: 2.500 clienti, 230 business partner certificati e oltre 12mila aziende che si sono affidate a noi per i servizi in outsourcing di conservazione a norma e fatturazione elettronica, visto che siamo conservatori accreditati AgID e SdI» – fa notare Vigasio.

PRIVILEGIARE LA SEMPLIFICAZIONE

Infine, Pierfrancesco Angeleri di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, evidenzia che «già oggi si vedono tante realtà professionali dotarsi di soluzioni digitali. Un nostro cliente, lo Studio Rizzato Dainese di Padova, ha trasformato la nostra soluzione Fattura SMART in un marketing tool, offrendola in uso ai propri clienti con l’ottimo risultato di un maggior controllo, una forte fidelizzazione e un rigore e ordine lavorativo enormemente aumentato». Merito sicuramente dei vantaggi quali, innanzitutto, la semplificazione, e in secondo luogo «la dematerializzazione documentale che regolamenta lo scambio di fatture in elettronico già ora nella PA e successivamente anche nel B2B, rappresentando un’ottima spinta verso la trasformazione digitale. Una spinta che porta anche a considerevoli risparmi e miglioramenti delle condizioni di pagamento tra enti economici. I nostri servizi di fatturazione digitale mettono il professionista al centro dell’attività della fatturazione da dove manterrà il fondamentale controllo dell’intero processo. Al contempo, alleggeriranno lo Studio grazie all’automazione che la digitalizzazione consente e grazie al diretto coinvolgimento della clientela nel processo di dematerializzazione delle fatture». Per sintetizzare, «la fatturazione elettronica porterà ottimi risparmi, di tempo, controllo, spazio, per cui denaro. La revisione dei processi in chiave digitale è in atto, la digitalizzazione delle professioni coinvolge tutti trasversalmente. Più sarà veloce l’adozione delle soluzioni digitali, maggiore sarà il beneficio per la nostra economia privata e pubblica» – conclude Pierfrancesco Angeleri.

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Fatturazione B2B integrata nell’ERP Microsoft Dynamics NAV

Le aziende possono ottenere enormi vantaggi con la fatturazione elettronica in termini di efficienza e controllo dei documenti ricevuti. «Si tratta di un’opportunità per ridurre tempi e costi dei processi per la gestione dei documenti» – spiega Andrea Di Ceglie, team leader del laboratorio di sviluppo EOS Solutions. «Il tutto si traduce in una maggior competitività e in un più efficiente flusso di cassa con riduzione degli errori e delle attività manuali. La revisione dei processi è fondamentale per sfruttare a pieno i potenziali benefici derivanti dal nuovo formato, in caso contrario infatti si incorre nel rischio di raddoppiare i costi per la gestione dei documenti elettronici e cartacei. EOS Solutions, in collaborazione con Able Tech (ARXivar), propone una soluzione completa e integrata al sistema ERP Dynamics NAV, che consente di gestire la creazione dall’ERP della fattura elettronica in formato XML, l’invio automatico al Sistema di Interscambio (SdI), la ricezione delle conferme, fino alla conservazione in modalità cloud outsourcing. È possibile gestire le fatture fornitori elettroniche ricevute mediante un portale web che interagisce con il Sistema di Interscambio e consente il controllo delle fatture passive in modalità strutturata, con possibilità di integrarle all’interno del processo di contabilizzazione del sistema ERP».

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Con PaperStream Capture Pro la dematerializzazione entra nell’era della maturità https://www.datamanager.it/2018/03/paperstream-capture-pro-la-dematerializzazione-entra-nellera-della-maturita/ Wed, 14 Mar 2018 10:17:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143514 Il software di PFU semplifica le procedure di digitalizzazione e rende più efficienti i processi di acquisizione documentale Negli ultimi quattro anni, da quando cioè è stato lanciato PaperStream Capture, PFU ha venduto in Europa 400 mila scanner della serie FI. Per completare l’offerta, la compagnia controllata da Fujitsu ha lanciato PaperStream Capture Pro, che […]

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Il software di PFU semplifica le procedure di digitalizzazione e rende più efficienti i processi di acquisizione documentale

Negli ultimi quattro anni, da quando cioè è stato lanciato PaperStream Capture, PFU ha venduto in Europa 400 mila scanner della serie FI. Per completare l’offerta, la compagnia controllata da Fujitsu ha lanciato PaperStream Capture Pro, che promette di andare oltre la semplice digitalizzazione dei documenti, estraendo dalla carta le informazioni più di valore per un’azienda.

Massimiliano Grippaldi, Sales Regional Manager Emea di PFU, ha spiegato i motivi che hanno portato la multinazionale a introdurre una nuova versione del programma di acquisizione pensato per le aziende di qualsiasi dimensione: “Siamo in una fase avanzata della digital transformation – ha affermato Grippaldi – in cui dopo l’adozione di soluzioni volte a spingere la dematerializzazione si sente oggi il bisogno di maggiore integrazione. Pensiamo a una pubblica amministrazione che decide di convertire in bit una vasta mole di documenti. Può farlo attualmente senza grossi problemi ma se non adotta uno standard condiviso, finisce col rendere molto difficile la lettura di tali archivi a chi vi accede, che si tratti di cittadini, fornitori o avvocati. Con PaperStream Capture Pro vogliamo rendere tale processo più semplice ma anche utile e funzionale alle necessità dei nostri clienti”.

L’aggiornamento portato da PFU mira non solo ad una migliore conversione ma all’ottenimento automatico dei dati contenuti negli archivi cartacei. In che modo? A spiegarlo è Klaus Schulz, Product Marketing Manager di PFU: “Sono quattro gli step che permettono a PaperStream Capture Pro di catturare più elementi di senso all’interno del formato originale. Si passa dal primo scan alla verifica delle immagini e dei testi presenti, fino all’indicizzazione dei dati e al rilascio del file che contiene la produzione finale. La parte interessante è che il passaggio da organico a digitale diviene un’attività completamente integrata nelle dinamiche dell’azienda, arricchendo le immagini di metadati ricercabili dai singoli utenti che hanno accesso ai database”.

 

La base di un update del genere è un rinnovato motore di OCR, capace di tradurre meglio testi e immagini tramite un controllo multi-zona, focalizzato su aree specifiche dove ci sono le informazioni rilevanti. L’ottimizzazione produttiva introdotta da PFU si traduce anche sul piano economico: “A differenza di altri software concorrenti, il costo della nostra soluzione non aumenta in proporzione ai volumi di scansione – conclude Schulz – con PaperStream Capture Pro se si analizzano 1 milione o 50 milioni di documenti il prezzo rimane invariato. Si paga una sola licenza alla volta (per singolo utente ndr.) che vale per tutto il tempo di utilizzo”.

“Capture Pro è una soluzione front-end unica, che ha l’obiettivo di ridurre notevolmente il tempo di acquisizione, valorizzandolo – sono le parole di Lorenzo Todeschini, Branch Manager & Legal Representitive di PFU – al lavoro sugli scanner Fujitsu, rappresenta una piattaforma irrinunciabile per chi vuole alzare il livello del proprio business. A dimostrazione della mission che ci vede impegnati nel fornire ai clienti la migliore tecnologia, offriamo PaperStream Capture Pro come opzione e non sostituto delle iterazioni precedenti, classica e Lite, già associate con la Serie FI e Serie SP”.

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InfoCert, i protagonisti del futuro digitale https://www.datamanager.it/2018/01/infocert-protagonisti-del-futuro-digitale/ Mon, 29 Jan 2018 13:30:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139866 Un evento organizzato a Milano dal leader italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione per parlare di trasformazione digitale con chi la sta facendo davvero Il futuro è adesso. Questo il tema di un incontro organizzato a fine gennaio a Milano per parlare di trasformazione digitale. Organizzato da InfoCert, società del gruppo Tecnoinvestimenti, e ospitato […]

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Un evento organizzato a Milano dal leader italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione per parlare di trasformazione digitale con chi la sta facendo davvero

Il futuro è adesso. Questo il tema di un incontro organizzato a fine gennaio a Milano per parlare di trasformazione digitale. Organizzato da InfoCert, società del gruppo Tecnoinvestimenti, e ospitato da Samsung, l’evento ha dato modo a numerosi protagonisti del cambiamento in azienda di presentare le proprie esperienze. L’idea era quella di capire la trasformazione digitale ascoltando le testimonianze di chi ha saputo andare oltre la semplice digitalizzazione dei processi, dando vita a nuovi modelli operativi e di business. Gli esempi di eccellenza non sono mancati, soprattutto dal lato delle banche, rappresentate per esempio da Widiba o Ing, per citarne un paio, o da colossi come Enel.

In apertura, l’intervento di Danilo Cattaneo, amministratore delegato di InfoCert, che ha sottolineato come il futuro sia già qui, in quanto “oggi abbiamo a nostra disposizione tutti gli strumenti adatti per realizzare la trasformazione digitale. Per esempio, in ambito bancario, con il riconoscimento dei clienti tramite webcam: finora, più di un milione di conti correnti è stato aperto con la nostra soluzione, adottata da 30 banche in Italia e da 50 in Europa”.

Traguardi ambiziosi

Ma non si tratta solo di tecnologie: ci sono anche le normative necessarie a guidare le materie, come per esempio il regolamento GDPR, che entrerà come noto in vigore a fine maggio prossimo, oppure la disciplina eIDAS, che non vanno interpretate come ostacoli ma come opportunità per rivedere i processi aziendali in chiave più competitiva. Proprio quello che hanno fatto i testimonial intervenuti all’incontro di Milano, avendo al fianco un partner come InfoCert, che si è da tempo imposta nel mercato della dematerializzazione e della digitalizzazione, con tassi di crescita sempre a doppia cifra, fino a realizzare un fatturato ben superiore ai 50 milioni di euro.

E posizionandosi verso traguardi ancora più ambiziosi: “Anche nel 2018 prevediamo di continuare nella nostra crescita, sia puntando sui fattori che hanno già accompagnato il nostro sviluppo recente sia capitalizzando su alcuni brevetti conseguiti nel 2016 e nel 2017, che oggi sono giunti a maturazione e sono pronti per essere messi sul mercato con profitto”, ha anticipato Danilo Cattaneo in una breve conversazione con Data Manager. Magari anche con partnership di rilievo come quella con Samsung: “Da anni siamo al fianco delle aziende con offerte specifiche dedicate al mondo enterprise, e attualmente stiamo collaborando anche con InfoCert per realizzare dispositivi trusted che arricchiscano ulteriormente la nostra piattaforma Knox”, ha spiegato Antonio La Rosa, Head of B2B di Samsung Electronics Italia.

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Personal, phygital e open. La banca che trasforma la banca https://www.datamanager.it/2017/10/personal-phygital-open-la-banca-trasforma-la-banca/ Mon, 23 Oct 2017 12:47:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133566 Non è più solo tema di efficienza e di supporto. Anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati […]

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Non è più solo tema di efficienza e di supporto. Anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX. La trasformazione porterà inesorabilmente al “connected banking”, o “digital banking”. La banca tradizionale diventa liquida, alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale

La digital transformation (DX) sta diventando il fattore critico di successo per le banche come per le aziende. Secondo i dati che emergono dal rapporto “Digital Disruption: the growth multiplier”, di Accenture, l’economia digitale vale il 22 per cento del PIL mondiale e l’ottimizzazione di competenze e tecnologie IT potrebbe dare nei prossimi quattro anni una spinta da 2 trilioni di dollari alla produzione economica. Si tratta di un fenomeno “disruptive” abilitato dall’IT e, in particolare, dalle tecnologie che il Massachusetts Institute of Technology chiama SMACI (social, mobile, analytics, cloud computing e IoT) o della “Terza piattaforma” secondo la terminologia IDC. Sempre da Accenture, viene la recente ricerca “Global Banking Distribution & Marketing Consumer Study” che ha misurato i trend nelle richieste e nei gusti dei clienti delle banche, sondando ben 33mila persone di 18 paesi al mondo. Ebbene, dall’analisi è risultato chiaro che le banche devono focalizzarsi prioritariamente sulla customer experience complessiva (CX) e, quindi, offrire al cliente la scelta e il controllo, in qualsiasi momento, del canale preferito e della interazione personalizzata, mantenendo la stessa esperienza, con lo stesso set informativo, su ogni canale. Le attese del cliente sono rivolte verso l’alta qualità del servizio e della CX e questi pretende che tale eccellenza, trasparenza e rapidità sia garantita anche dalla banca. La survey sottolinea anche che “il tempo dell’attesa è finito e la partita decisiva verso la DX si gioca in tempi strettissimi”. Dello stesso avviso è pure l’indagine promossa in Europa da Fujitsu, condotta dalla società di ricerche Coleman Parkes Research, in cui si evidenzia che i consumatori hanno grandi aspettative nei confronti dei canali digitali. Il 37 per cento di questi minaccia addirittura di passare alla concorrenza se la propria banca non è disposta ad aggiornare le piattaforme tecnologiche. Concorrenza che potrebbe venire anche dagli OTT. Apple, per esempio, con l’iPhone X ha annunciato l’ingresso nel mercato dei pagamenti. Il cliente – insomma – vuole fortemente l’innovazione che renda l’interazione più facile e più comoda.


#DX Fabio Rizzotto Le #banche giudicate sulla qualità delle loro interfacce digitali @IDCItaly
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Lo scenario in cui il mondo della banca opera, quindi, è notevolmente mutato, così come è cambiata la funzione della tecnologia per la finanza. Ciò non significa solo investimenti in IT ma, soprattutto, innovazione con l’IT del modello di business, intraprendendo un percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Con la DX le banche non saranno più come le conosciamo oggi. Saranno costrette a ridefinire il modo di funzionare, i processi e, di conseguenza, anche le competenze, promuovendo un vero cambiamento culturale in una logica digitale. «Le banche e le società dei servizi finanziari globali devono rimanere rilevanti in un’epoca in cui emergono nuovi rischi: devono cioè innovare per difendersi dai nuovi attori e allo stesso tempo rispettare la crescente conformità normativa» – sostiene Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di IDC Italia. Le banche devono completare la DX perché verranno giudicate proprio sulla qualità delle loro interfacce digitali prima ancora che sulla rete fisica. I costi della fisicità (infrastrutture attuali, in particolare filiale e back office) devono diminuire per finanziare la DX. «Allo stesso tempo – continua Rizzotto – i sistemi di core banking devono essere modernizzati anche per abbattere i notevoli costi di manutenzione dei sistemi legacy e consentire pagamenti istantanei e aperti». La DX, le nuove regolamentazioni, l’esigenza di soddisfare le tendenze di prodotto, servizio e CX, unite alle nuove opportunità con fornitori, partner e clienti saranno sempre più impegnative per le organizzazioni bancarie. «Le interfacce di programmazione delle applicazioni che consentono l’accesso alle imprese (API) possono essere i componenti fondamentali per raggiungere l’obiettivo unitamente alle azioni di government con lo sviluppo di talenti e capacità interne» – conclude Rizzotto. Per sopravvivere, oggi, occorre passare dalla centralità della istituzione fisica a una struttura digitale basata su reti, software e server. Questa nuova opzione include anche l’utilizzo dei principi delle Fintech. Ciò significa sostituire i sistemi legacy con nuove opzioni di business e tecnologie, usando tutti gli strumenti disponibili basati su Internet (per esempio, interfacce utente e applicazioni BaaS), i nuovi pagamenti digitali, i database e anche l’utilizzo di tecnologie quali la blockchain, l’IA e la robotica, nonché il paradigma IoT. IDC prevede che queste tecnologie saranno utilizzate per il 60 per cento delle banche europee entro il 2019. Negli Stati Uniti, le banche retail e di credito spenderanno quest’anno 20,2 miliardi di dollari in hardware, software, servizi e personale IT per sviluppare la DX, con una crescita (CAGR) del 22,5% fino al 2020.


#CRIF Simone Capecchi La #DX apre nuovi orizzonti e sfide per l’industria del credito
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Verso nuovi modelli di business

Insomma, anche nella finanza, così come nell’industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “finance 4.0” o la “banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX. La DX sta rivoluzionando il settore finanziario e l’ecosistema sembra essere pronto a cogliere il grande cambiamento. La trasformazione porterà inesorabilmente al “connected banking”, o “digital banking” che saranno le parole d’ordine del prossimo futuro. Innovazione, dematerializzazione, automazione dei processi, omni-channel, mobile payment, modernizzazione delle infrastrutture e identificazione del cliente da remoto. L’innovazione nei servizi bancari applicata a canali, prodotti e servizi, coniugando tecnologia e sviluppo con sostenibilità e contributo allo sviluppo di imprese, famiglie e nuove generazioni è la leva di business per la prossima evoluzione. Il mobile – per esempio – ha già rivoluzionato il settore bancario, tanto che siamo arrivati a banche che operano solo su smartphone. Oggi, assistiamo a un cambio di paradigma vero e proprio. Sarà sempre più facile per il cliente ricevere assistenza e consulenza in tempo reale sull’operatività di tutti i giorni, sia su canali digitali che dal contact center, ma anche consulenza sugli investimenti e offerte di prestiti. Il digital banking quindi diventerà il canale di comunicazione ufficiale, dove potrà confluire anche tutta la parte contrattualistica. È già disponibile, per alcune banche, l’apertura del conto corrente via mobile, con la semplicità del riconoscimento via “selfie” e la comodità della digitalizzazione dei documenti, la possibilità di rateizzare direttamente dall’applicazione uno o più acquisti effettuati con carta di credito, fino ad arrivare alla richiesta vera e propria di prestito da mobile.


#DX in #Banca G.Trapassi @cedacri La priorità è la digitalizzazione dei processi end-to-end
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Anche lo sportello si trasforma

La filiale tradizionale continuerà a essere strategica, ma questa dovrà essere molto più orientata alla consulenza finanziaria, creditizia e di tesoreria, al posto delle operazioni standard e routinarie. Queste saranno talvolta esplicate con l’uso di “software bot” in grado di rispondere online alle richieste del cliente. Il vantaggio, in tal caso, è che i software bot sono disponibili 24 ore su 24. Sebbene il digital banking rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questo richiederà un enorme sforzo di trasformazione, in cui l’operatore di filiale sarà sempre più consulente del cliente e utilizzerà strumenti di CRM 2.0. L’operatore, secondo Accenture, dovrà trasformarsi in “brand ambassador” che, attraverso le funzionalità digitali e di relazione, offrirà servizi ad alto valore aggiunto. I servizi a basso valore, invece, saranno automatizzati e fruibili oltre che digitalmente anche in aree self-service, grazie a dispositivi utilizzabili allo scopo con il supporto e la competenza dell’operatore di filiale. Siamo, quindi, di fronte a una evoluzione verso la cosiddetta “filiale ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. L’obiettivo strategico è considerare le operazioni tradizionali e standard come parte del modello di business self-service assistito, offrendo al cliente un’accoglienza personalizzata. La banca tradizionale diventa, quindi, “liquida” alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale. Dalla “vecchia banca”, però, dobbiamo recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza della DX, è possibile costruire relazioni e servizi nuovi per l’avvio di una nuova fase di sviluppo.

Simone Capecchi, executive director di CRIF è dello stesso avviso. «La DX sta aprendo nuovi orizzonti e sfide per l’industria del credito. Il digitale però non deve essere interpretato solo come un canale alternativo, ma come l’integrazione di tutti gli elementi fisici e digitali per offrire la migliore CX possibile». Certamente, la diffusione delle nuove tecnologie, dei dispositivi mobili e l’offerta di servizi innovativi hanno alimentato nei clienti aspettative di interazione orientate a semplicità, velocità, sicurezza e personalizzazione. «In questo scenario – continua Capecchi – le aziende di credito devono affrontare e vincere le sfide dell’innovazione, tra rinascita e sopravvivenza. In tal senso, la conoscenza dei clienti e di quelli potenziali rappresenta la chiave del successo, in particolare all’alba dell’avvento della PSD2 che aprirà il mercato a dinamiche totalmente nuove». L’analisi e reinterpretazione della CX con l’utilizzo di tutto il patrimonio informativo disponibile, dati interni ed esterni, insieme ad avanzate metodologie statistiche per estrarre valore dalle informazioni, diventano quindi fattori cruciali per la giusta proposizione commerciale di prodotti di credito sia tradizionali sia innovativi: tutti comunque legati alla tipologia del canale scelto dal consumatore, per garantirgli la migliore esperienza.


#DX in #Banca Claudio Ruffini #Augeos Come migliorare la gestione del #rischio
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Le istituzioni finanziarie, i “new comers” e i responsabili politici devono collaborare insieme per creare il giusto ambiente di modernizzazione e DX del settore finanziario gestendo ovviamente i rischi connessi. Questo approccio dovrà essere di tipo win-win e occorre anche considerare attentamente che le banche tradizionali sono oggi ancora fondamentali nei sistemi globali di pagamento e finanziamento perché possano scomparire nel breve periodo. «La maggior parte dei nuovi operatori digitali, infatti, ha ancora bisogno di loro» – sottolinea Fabio Rizzotto di IDC Italia. Le filiali rimarranno il centro dei rapporti con i clienti nonostante il loro costo e la disponibilità di canali di comunicazione mobile, online e social (i livelli di adozione dei canali social nei servizi finanziari in Europa stanno accelerando e più di due su tre banche sfrutteranno questo canale dalla fine del 2017). «Tutto questo rivela la volontà delle istituzioni della finanza di creare un approccio più personalizzato al cliente – mette in evidenza Rizzotto – sia a fronte della riduzione del numero degli sportelli sia attraverso l’impiego di robot e IA direttamente in filiale».

La digitalizzazione dei processi

«Le banche devono innovare il loro modello di business e di servizio in modo che sia più vicino alle istanze e agli stili di consumo del cliente, recuperare in termini di profondità dell’analisi, capire sempre meglio ciò che i clienti chiedono e anticiparne i bisogni, in modo da reagire, in tempi che siano sempre più vicini al real-time, con azioni commerciali fortemente personalizzate sui vari canali» – sostiene Gianmaria Trapassi, responsabile direzione digital innovation di Cedacri. Altra priorità è la digitalizzazione dei processi end-to-end per ottenere processi digitali ed efficienti con importanti ritorni in termini di efficientamento dei costi. In particolare, secondo Cedacri, i principali trend di mercato sono: 1) “Data as the new oil”, ovvero l’opportunità per le banche di trarre beneficio dai propri dati al fine di creare valore monetizzabile e migliorare le campagne di vendita; 2) “M(obil)E Extension”, in pratica, centralità del mobile nella vita del consumatore (es. virtual wallet) e quindi nel settore dei servizi finanziari, estensione dei servizi quali mobile payments, natural language processing, remote advisory; 3) “Open Banking”, in quanto a seguito della PSD2 le banche hanno l’opportunità di aprire i propri servizi (API) al mercato in ottica di trasformarsi in una piattaforma aperta (ecosistema digitale) che consenta di includere velocemente nuovi servizi anche extra-finanziari; 4) “Intelligenza artificiale & Robotics”, che significa automatizzare processi rule-based, emulando l’attività dell’utente. «In relazione a tale analisi strategica – spiega Trapassi – abbiamo messo in campo soluzioni al servizio della DX e del nuovo modello di business con una visione integrata del cliente che consente di generare nuovi ricavi e di assicurarsi l’efficienza sui costi IT». Le principali direttrici dell’innovazione secondo Cedacri sono tre. Al primo posto c’è il “Multichannel analytics & reporting”, per il potenziamento degli algoritmi predittivi e del reporting riguardante il comportamento del cliente in un contesto sempre più multicanale e digitale. Al secondo posto, c’è il “Dynamic pricing”, ovvero possibilità, per le funzioni di marketing, di poter definire regole di pricing differenziate in base al contesto di acquisto (es. canale), al profilo cliente (es. valore attuale e prospettico) e alle caratteristiche del prodotto, al fine di orientare il comportamento dei clienti e raggiungere obiettivi di redditività. Al terzo posto, ma non ultimo per importanza, c’è la “Digitalizzazione dei processi”, in altre parole, la trasformazione dei principali processi di filiale e back office al fine di renderli paperless e automatizzati, facendo leva anche su tecnologie innovative come la robotica.


#DX in #Banca Denny Bellotto @InfoCert_it La scelta del trust service provider più idoneo
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Gestione del rischio a 360 gradi

«Negli ultimi anni, sta avvenendo una grandissima trasformazione dei modelli di business bancari e dei relativi processi di governance. Il cliente è messo al centro del sistema e non è più la banca il punto focale» – dice Claudio Ruffini, presidente di Augeos, società piemontese specializzata nell’area del risk management, IT governance, compliance e finance. È fondamentale quindi il supporto di aziende IT nell’evoluzione di tale processo di innovazione in considerazione della velocità con cui avviene la DX e con cui muta il contesto normativo di riferimento. La DX tra innovazione (mobile, cloud, big data, roboadvisor, blockchain…), efficienza e contesto normativo si manifesta in modo particolare nell’ambito IT. Augeos è coinvolta in diversi progetti di IT & Risk Governance con le principali banche nazionali. In questo ambito diventa un requisito indispensabile il governo dell’IT. L’identificazione delle minacce e delle vulnerabilità, la corretta gestione degli incidenti e l’ottimizzazione dei controlli sono attività che sempre più saranno necessarie al fine di prevenire possibili rischi aziendali (operativi, normativi, informatici, reputazionali) anche al fine di garantire la continuità operativa di una digital bank.

è chiaro però che tutto ciò richiede uno sforzo notevole di innovazione e di coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partners con cui costituire alleanze. Non solo. L’innovazione sta divenendo sempre più open e la banca si dovrà porre al centro del nuovo modello descritto anche perché il cambiamento è richiesto dalle nuove norme europee. L’entrata in vigore della direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno, la già citata PSD2 (Payment Services Directive 2), la open banking directive e il regolamento GDPR (General Data Protection Regulation) obbligano gli attori finanziari ad aprire l’accesso ai propri conti per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. «Ci troviamo in un momento storico particolarmente delicato per il settore bancario, chiamato a dare risposte concrete alle sfide poste dalla DX e dalla normativa europea, che ha come principale obiettivo quello di elevare il trust delle transazioni digitali per rafforzare la fiducia dei consumatori» – spiega Denny Bellotto, digital consulting – process & compliance di InfoCert – Gruppo Tecnoinvestimenti. In questo scenario, i trust services regolamentati da eIDAS (- electronic IDentification Authentication and Signature – tra cui firma digitale, marca temporale e posta elettronica certificata) rivestono un ruolo fondamentale. Disposizioni quali PSD2, per esempio, fanno esplicito riferimento al loro utilizzo per rispondere ai requisiti di compliance. «Il mondo bancario dovrà farsi trovare pronto a iniziare dalla scelta cruciale del trust service provider più idoneo, cioè quello in grado di offrire non solo soluzioni tecnologiche ma anche consulenza sulla loro implementazione» – continua Bellotto. «Anche alla luce delle consolidate collaborazioni con prestigiose realtà del settore, come InfoCert, possiamo testimoniare che, per trarre i maggiori benefici dal mutato scenario, occorrerà che le banche dimostrino non solo capacità di adattamento ai cambiamenti ma, soprattutto, attitudine a trasformare i vincoli normativi in nuove opportunità di business e servizi per la propria clientela».


#DX in #Banca Gianmatteo Manghi @CiscoItalia #U&CC per creare vantaggio competitivo
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Nuove modalità di collaborazione

«La profonda trasformazione del mercato verso la DX sta portando nuove modalità di collaborazione con i clienti che hanno stili di vita nuovi, con esigenze in continuo mutamento e le tecnologie possono essere di grande aiuto nell’intercettare il bisogno di mobilità e flessibilità» – afferma Gianmatteo Manghi, direttore commerciale enterprise e pubblica amministrazione di Cisco Italia. È fondamentale quindi mettere a disposizione del cliente servizi accessibili ovunque si trovi. L’esperienza di Cisco nell’ambito collaboration consente agli istituti bancari di creare un vantaggio competitivo, utilizzando nuove tecnologie digitali che permettono servizi di elevata qualità (dalla telepresence alle soluzioni di UC&C) che rappresentano solide fondamenta su cui impostare la DX. «Un caso molto interessante – evidenzia Manghi – è quello di BNL-Gruppo BNP Paribas che ha scelto Cisco per migliorare la collaborazione sia al proprio interno sia verso i clienti». Con Cisco TelePresence, i clienti possono incontrare e parlare con il consulente giusto quando lo desiderano per soddisfare di volta in volta i bisogni del momento. I consulenti di vendita che operano sul territorio utilizzano tablet con tecnologia Cisco Jabber integrata, e in questo modo possono avviare conference “di persona” con i professionisti finanziari di BNL. In particolare, la piattaforma Cisco Jabber permette di scegliere in modo semplice tra instant messaging, voce, video HD, conferenza, voicemail con interfaccia visiva e condivisione desktop, tutto ciò che serve ai professionisti di oggi per soddisfare le richieste della clientela ed essere produttivi ovunque si trovino. È possibile trovare le persone giuste, vedere se e come sono disponibili, e collaborare utilizzando il metodo preferito. «La rete Cisco, altamente veloce e affidabile – conclude Manghi – unifica le attività di uffici, filiali, contact center, ATM e quelle rivolte al cliente. Strumenti collaborativi di Cisco come i telefoni IP, videoconferenza e WebEx permettono allo staff di BNL Gruppo BNP Paribas di collaborare al meglio e ovunque si trovino». Il servizio clienti, distribuito in più sedi, è stato integrato grazie al Cisco Contact Center Enterprise, permettendo a circa 1000 agenti di avere i dati dei clienti sempre a portata di mano.


#DX #Mobile #RealTime A.Bosio @SamsungItalia Le #banche possono fare un salto di qualità
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Gli fa eco Antonio Bosio, product and solutions director di Samsung Electronics Italia. «Samsung supporta la DX a diversi livelli sia con strumenti utili a migliorare e rendere più proficua l’interazione con la clientela sia con soluzioni per la gestione dei processi interni del business bancario, a livello centrale o delle singole filiali». In effetti, nell’ambito del mobile – come spiega Bosio – gli smartphone, i tablet e i device indossabili Samsung rispondono a diverse esigenze legate al rapporto con la clientela finale e alla gestione del workflow bancario. Di per sé lo smartphone è uno strumento di erogazione di servizi in tempo reale, e rappresenta una grande opportunità per fornire informazioni in real-time ai clienti, raggiungendoli in qualunque luogo e in qualunque momento. E le banche stesse si stanno orientando in questa direzione, sviluppando applicazioni sempre più efficienti, semplici e sicure da utilizzare in mobilità. In questo senso, Samsung supporta i processi di evoluzione con device mobili sempre più potenti oltre che sicuri, attraverso l’utilizzo di diverse soluzioni di cifratura, compresi i sensori biometrici, e la piattaforma Samsung Knox. Le tecnologie mobile di Samsung rispondono anche alle esigenze di smart working. «In questo caso – prosegue Bosio – grazie alle molteplici collaborazioni di Samsung con alcuni system integrator, siamo in grado di fornire strumenti hardware e applicativi per svolgere attività in maniera più flessibile, come per esempio estendere al desktop le funzioni e le applicazioni già avviate da smartphone in mobilità, grazie a Samsung DeX». Estendendo il discorso alle funzionalità di diverse tipologie di dispositivi connessi al mobile, l’offerta Samsung spazia anche nell’ambito della formazione del personale. Per esempio, la tecnologia di Virtual Reality Samsung Gear VR, permette di formare i dipendenti in maniera coinvolgente, andando a ricreare in un ambiente immersivo alcune situazioni reali che un operatore di banca si trova a fronteggiare nel lavoro di tutti i giorni. «Il management – conclude Bosio – dovrà quindi essere sempre più orientato a favorire e mantenere la propria competitività sul mercato anche mettendo al centro il cliente finale. Inoltre, è sempre più necessario che l’innovazione non sia segregata a una sola funzione aziendale, ma propagata a tutta l’organizzazione. Solo così le banche possono fare un salto di qualità, diventando realmente digitali non solo nel front end, ma anche nel passaggio tecnologico di un gran numero di processi interni fino a poco fa quasi esclusivamente analogici». Il fondamento della DX sta nel fatto che l’orizzonte che ogni banca ha oggi di fronte è quello di operare in modo efficiente in un mercato sempre più competitivo, in costante evoluzione e caratterizzato da nuovi fattori di cambiamento. La DX, conseguentemente, assume un’importanza decisiva coinvolgendo, sia come offerta che come domanda, tutta l’azienda. Questo nuovo approccio richiede però di avviare subito una revisione innovativa “partecipativa e collaborativa”, in logica bottom-up e user-driven.

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Il Next Year di ARXivar è pieno di successi https://www.datamanager.it/2017/09/next-year-arxivar-pieno-successi/ Fri, 29 Sep 2017 08:09:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131914 Una crescita esponenziale che si è tradotta in un aumento del personale e in una più ampia offerta per partner e clienti. Tutte le novità di Able Tech Da sei anni Able Tech dedica un momento particolare della sua storia all’incontro con i partner. L’evento Next Year è un contenitore di tante novità con cui […]

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Una crescita esponenziale che si è tradotta in un aumento del personale e in una più ampia offerta per partner e clienti. Tutte le novità di Able Tech

Da sei anni Able Tech dedica un momento particolare della sua storia all’incontro con i partner. L’evento Next Year è un contenitore di tante novità con cui la software house italiana, leader nel campo della Gestione Elettronica dei Documenti, del Workflow & Process Management e della Conservazione digitale, disegna i prossimi passi della sua veloce ascesa.

Ad aprire la kermesse è stato Claudio Vigasio, Presidente e CEO di Able Tech, che ha invitato i presenti a ragionare non solo sui numeri che ogni giorno portano a casa ma anche sulla qualità che hanno introdotto all’interno di uffici e compagnie, con il loro ruolo di ambasciatori di innovazione. Un concetto perfettamente ripreso da Andreas Schwalm, consulente di comunicazione di Assintel, che ha spiegato in che modo la trasformazione digitale cambia il mondo delle imprese:

“La digital transformation ha causato un effetto domino. Si tratta di un trend che crea nelle aziende e nelle persone notevoli aspettative. Per raggiungere tali obiettivi i soggetti adottano nuove soluzioni che fanno evolvere il mercato tecnologico, contribuendo alla nascita di altre aspettative. Insomma un circolo vizioso che accelera il progresso in settori diversi del lavoro. Ma non basta: se è vero che la digitalizzazione rende migliore il paese, occorrono ambasciatori che diffondano la cultura del rinnovamento presso i loro clienti, che si scontrano spesso con voci di costo da tagliare. In tal senso l’Industry 4.0 ha smosso il panorama, sdoganando i temi della nuova fabbrica presso i decisori delle singole società”.

Abilitare l’innovazione

Allora la piattaforma di ARXivar è un abilitatore di innovazione? Stando alle parole di Vigasio si: “Nel momento in cui i partner scelgono Able Tech sanno di poter contare su una collaborazione basata sulla fiducia, che porta benefici a entrambi sia in quanto a business che a crescita personale. Una delle nostre finalità è condividere la visione di futuro che da sempre ci contraddistingue. Solo in questo modo abbiamo superato momenti difficili per tutta l’economia nostrana, continuando a credere nello sviluppo dell’IT come tassello fondamentale della ripresa”.

Le cifre che contraddistinguono gli ultimi tre anni di ARXivar spiegano meglio di ogni altra parola l’ascesa del gruppo: “Il cambio di passo c’è stato nel 2014 – continua Vigasio – con un mantenimento di anno in anno dei ricavi che è proseguito anche nel 2017. I nuovi dati, consolidati ad agosto, raccontano di un andamento del +10% rispetto ai mesi precedenti e siamo ottimisti che con il set di strumenti IX, che compongono un insieme di tool su cui puntiamo fortemente, si possa andare anche oltre, per raggiungere obiettivi sempre maggiori”.

Cosa c’è nel domani

L’incremento del fatturato ha permesso di aumentare le risorse interne di Able Tech. Si è passati, nell’arco di un anno, da 56 dipendenti a 69 professionisti (più 2 amministratori), tra cui il novizio direttore commerciale Stefano Nalesso Ercolin, affiancati da una Academy che offre periodicamente a partner e clienti la possibilità di aggiornarsi sulle ultime novità di ARXivar, ottenendo certificazioni che rappresentano una garanzia di qualità verso gli interlocutori.  Ad oggi sono oltre 230 i business partner, 53 quelli certificati e 7 i partner gold. Ma non solo: la sfida è già partita con l’espansione verso l’estero, come peraltro già anticipato in primavera. Non solo l’Europa ma anche il Sud America, con un primo approccio al complesso e sicuramente sfidante mercato argentino.

Sul piano delle vere e proprie soluzioni, Able Tech ha presentato X Friday, un’iniziativa che, a partire da novembre, vedrà una live demo di 90 minuti ogni due settimane (di venerdì), con cui partner e clienti potranno incontrarsi per scoprire nuovi prodotti. Al fianco di questi vari webinar approfondiranno temi particolari, dal cloud alle procedure di fiscalizzazione digitale, per capire il presente e anticipare il futuro.

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InfoCert, la digitalizzazione per crescere https://www.datamanager.it/2017/09/infocert-la-digitalizzazione-crescere/ Mon, 25 Sep 2017 08:58:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131575 Forte dei suoi primi dieci anni di traguardi, il leader italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione, nonché primaria Certification Authority a livello europeo, prosegue la sua crescita come “qualified trust service provider” che innova a tutto tondo e a supporto della trasformazione digitale Nel tumultuoso mondo dell’IT, dieci anni sono un traguardo di tutto […]

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Forte dei suoi primi dieci anni di traguardi, il leader italiano nei servizi di digitalizzazione e dematerializzazione, nonché primaria Certification Authority a livello europeo, prosegue la sua crescita come “qualified trust service provider” che innova a tutto tondo e a supporto della trasformazione digitale

Nel tumultuoso mondo dell’IT, dieci anni sono un traguardo di tutto rispetto. Soprattutto se lo si supera di slancio e con prospettive più che rosee per gli anni a venire. Gli obiettivi raggiunti da InfoCert, società del gruppo Tecnoinvestimenti, sono un ottimo esempio di come una solida strategia, un chiaro focus e un’esecuzione attenta, possono essere premianti, anche in un contesto economico e competitivo che non fa sconti a nessuno. Per comprendere meglio le ragioni di questi successi, Data Manager ha incontrato i vertici di InfoCert a metà luglio a Milano, negli avveniristici uffici della società situati nella zona sud della città, in un’area ex-industriale dove oggi hanno sede numerosi campioni della nuova economia della conoscenza. Arrivati al giro di boa di questo 2017, può essere utile scoprire l’essenza di InfoCert, iniziando con l’amministratore delegato Danilo Cattaneo, per ripercorrere le principali tappe dello sviluppo della società.

CRESCITA SEMPRE A DUE CIFRE

Nata come spin-off di InfoCamere, ovvero la società “in house” del sistema delle Camere di Commercio italiane, InfoCert ha sedi a Roma, Milano e Padova, e si è da tempo imposta nel mercato della dematerializzazione e della digitalizzazione, con tassi di crescita sempre a doppia cifra, fino a raggiungere un fatturato 2016 superiore ai 50 milioni di euro, attestandosi per l’esattezza a 52. «Oggi, il nostro organico è di 230 persone – esordisce Cattaneo – mentre nel 2010 era di 130 unità, con un fatturato di 20 milioni di euro, la metà circa del quale era derivante dal mercato “captive”. Ma già l’anno successivo, nel 2011, il fatturato è salito a quota 30 milioni di euro, con una crescita del 46 per cento e una percentuale del “captive” scesa al 33 per cento perché era aumentato il fatturato sul resto del mercato. Con la riduzione significativa dei servizi sul mercato captive, avvenuta nel 2012, i nostri ricavi si sono attestati sui 25 milioni nello stesso anno, per poi raddoppiarsi nell’arco dei successivi quattro con una crescita organica costante basata sull’innovazione».


Danilo Cattaneo AD @InfoCert_it Non solo strumenti e #compliance ma innovare i #processi
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IL GRUPPO TECNOINVESTIMENTI

A Pier Andrea Chevallard, amministratore delegato di Tecnoinvestimenti, Data Manager ha chiesto quali sono il ruolo e il valore di InfoCert all’interno del Gruppo, che è tra gli operatori di primo piano in Italia nelle tre aree di business Digital Trust, Credit Information & Management e Sales & Marketing Solutions. «Il Gruppo è relativamente giovane, visto che siamo nati nel 2009, e si è posto fin da subito l’obiettivo di acquisire il controllo di società attive nell’ambito dell’economia digitale e della conoscenza, con un percorso importante che sta vedendo l’aggiunta di tante aziende messe al servizio del Sistema Italia, con un occhio di riguardo anche verso le PMI» – spiega Chevallard. InfoCert, che fa parte della business unit Digital Trust, è stata la prima a far parte del Gruppo, che dal 2016 è quotata nel segmento STAR della Borsa di Milano, dopo due anni nei quali ha fatto parte dell’AIM, anche in ragione dei risultati di tutto rilievo conseguiti dal gruppo Tecnoinvestimenti: i dati 2016 parlano infatti di un fatturato vicinissimo ai 150 milioni di euro, con un EBITDA che ha sfiorato i 30 milioni e un risultato netto di poco superiore ai 12 milioni. Il Gruppo poggia su una capitalizzazione in Borsa di oltre 200 milioni di euro e ha oltre 1.000 dipendenti in totale.

Sede di Milano – gli uffici avveniristici di InfoCert situati nella zona sud della città

LEADERSHIP NON SOLO IN ITALIA

Tornando a InfoCert, la società è oggi una delle maggiori Certification Authority a livello europeo per la firma digitale e per i processi di conservazione digitale dei documenti, oltre a essere leader in Italia per la Posta Elettronica Certificata: la società gestisce oltre un milione di transazioni PEC al giorno, che è come dire la metà circa del totale italiano, «con una progressione costante di crescita anche in un mercato stagnante se non in diminuzione» – mette in evidenza Danilo Cattaneo. Da fine 2015, InfoCert è anche gestore accreditato AgID dell’identità digitale di cittadini e imprese, in conformità ai requisiti regolamentari e tecnici dello SPID, il Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale. Le soluzioni InfoCert sono rivolte alla dematerializzazione dei processi documentali di imprese, associazioni, ordini professionali, pubblica amministrazione e professionisti. La gamma prodotti comprende servizi per la gestione di posta elettronica certificata (Legalmail), la certificazione e la sicurezza digitale (LegalCert), la conservazione digitale a norma dei documenti (LegalDoc), l’integrazione dei servizi a norma con le applicazioni del cliente, con infrastruttura in cloud (LegalCloud), il servizio di fatturazione elettronica (Legalinvoice), il cloud storage sicuro (SecureDrive) e le soluzioni ancora più avanzate come GoSign, GeoSign e la Trusted Onboarding Platform, che verranno esaminate in dettaglio più avanti.

INNOVAZIONE IN POLE POSITION

Ma l’evoluzione di InfoCert non riguarda solo la crescita o la composizione del fatturato, in quanto «se dieci anni fa, vendevamo soprattutto prodotti, oggi offriamo soprattutto progetti di business transformation che fanno evolvere i processi aziendali basati su procedure di firma tradizionali e conseguente trattamento cartaceo dei documenti a processi digitali di valore che si basano sulle soluzioni di firma digitale e posta elettronica certificata» – prosegue Cattaneo. Si tratta di «un aspetto rilevante anche in ottica di trasformazione digitale dell’intero sistema Paese, che vede sia nella PEC sia nella firma digitale due punti irrinunciabili a livello normativo per abilitare il cambiamento» – spiega Cattaneo, sottolineando «l’alto tasso di innovazione che InfoCert ha sempre cercato di innestare nelle proprie soluzioni. Se gli obblighi di legge costituiscono spesso il driver per la trasformazione, bisogna però essere in grado di costruirvi sopra un’innovazione anche nei processi, e questa è in effetti la vera linea guida nella nostra azione sul mercato, con moltissimi esempi di clienti che hanno utilizzato i servizi digitali a valore legale come leva per realizzare una trasformazione in senso più ampio» – fa notare Cattaneo.

NUOVI INTERLOCUTORI

Anche gli interlocutori di InfoCert sono oggi diversi da quelli del passato: «Oggi, parliamo soprattutto con le LOB e con i CIO, perché adesso tutti hanno una PEC, in ragione dell’obbligo normativo. L’interlocutore non è più solo l’ufficio acquisti, ma principalmente chi si occupa di innovazione e trasformazione all’interno dell’azienda» – aggiunge Pierpaolo Benintende, direttore marketing della società, raccontando il caso di molte tra le più importanti banche, che «hanno assegnato una PEC gestita da noi a ogni loro cliente, per farci transitare le comunicazioni con la banca». Il vantaggio in questo caso è duplice: «Con il nostro servizio di posta certificata uniamo usabilità al valore legale, visto che si tratta dello stesso meccanismo, controllato dalle autorità normative, che è alla base di tutte le PEC da noi offerte sul mercato» – evidenzia Benintende.


Crescita e strategia premiano @InfoCert_it come #DigitalTrustServiceProvider qualificato
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BUSINESS DRIVEN INNOVATION

Questo caso esemplifica forse nella maniera più evidente come InfoCert opera oggi sul mercato, in uno scenario in cui «non basta disporre degli strumenti, ma occorre anche essere sempre innovativi» – come fa notare Danilo Cattaneo. Non a caso, la società ha registrato nel solo 2016 sei brevetti: «Gran parte della nostra crescita di fatturato nasce dalle nostre innovazioni, che traggono la loro origine sempre dall’esigenza di risolvere problemi e processi specifici dei nostri clienti» – sottolinea Carmine Auletta, chief innovation officer di InfoCert da quasi due anni, spiegando che la società investe in ricerca e sviluppo una somma nell’ordine dei 3-4 milioni di euro all’anno, coperti anche da finanziamenti italiani o europei. «L’innovazione, che ha sempre fatto parte del nostro DNA, è il nostro vero valore differenziante e si pone come vero fattore critico di successo, in un trend che si autoalimenta con nuovi prodotti e soluzioni che nascono principalmente dall’ascolto costante dei nostri clienti. È anche per questo che possiamo a buon diritto parlare di “business driven innovation”, che si affina anche con i rapporti di collaborazione con gli istituti universitari e di ricerca sia in Italia sia in altri paesi europei, come l’Università di Salerno, la Bocconi di Milano o l’Università di Graz in Austria, solo per citare alcuni esempi» – spiega Auletta.

Carmine Auletta – chief innovation officerdi InfoCert

ESPERIENZA UTENTE AL TOP

Un altro esempio chiarisce al meglio cosa si intende per innovazione in InfoCert: si tratta del brevetto ottenuto nel 2014 per il riconoscimento a distanza via web, che consente agli utenti di svolgere il processo per l’ottenimento della firma digitale direttamente dal pc. Si tratta della Trusted Onboarding Platform, detta anche TOP, che ha trovato utilizzo in quei mercati nei quali l’acquisizione di un cliente richiede la firma di un contratto, con ampia applicazione nel settore bancario, dove è usata da oltre venti innovative banche online: in sostanza, il sistema permette di avere “on board”, cioè operativo a tutti gli effetti di legge, un nuovo cliente semplicemente via webcam, con un’unica sessione web certificata che elimina la necessità di recarsi in filiale a firmare di persona, rendendo possibile aprire un nuovo conto corrente sette giorni su sette, con una drastica riduzione dei rischi connessi ai furti d’identità e con notevoli risparmi di tempo. Oltre alla possibilità di aprire un conto in meno di dieci minuti, la soluzione di InfoCert comporta anche un miglioramento notevole di un aspetto che – oggi – ha sempre più valore: la “user experience”. In questo senso, l’uso di una Trusted Onboarding Platform, quale quella proposta da InfoCert, permette di declinare in maniera completa la firma digitale, permettendo utilizzi che vanno a vantaggio di tutti, sia dei soggetti come le banche che rafforzano la sicurezza e accrescono la fiducia senza intaccare l’esperienza d’uso del cliente, anzi migliorandola notevolmente, sia del cliente stesso che si sente più sicuro nei rapporti con l’istituto di credito.

IL TRUST SERVICE PROVIDER SI PRESENTA

Un esempio come quello appena visto rappresenta anche l’essenza del passaggio di InfoCert da Certification Authority, sempre in grado di offrire soluzioni per la digitalizzazione al più elevato livello di fiducia, a vero e proprio “digital trust service provider” qualificato. Spiega, infatti, Danilo Cattaneo: «La compliance agli obblighi di legge costituisce il punto di partenza per un quadro più vasto, in quanto siamo una società fortemente soggetta alle normative e agli audit degli enti che ci regolano, ma la nostra vocazione di “trusted service provider” ci spinge a offrire molto di più che il minimo indispensabile per rendere i nostri clienti “compliant” alle leggi». Lo spirito di InfoCert è essenzialmente quello di «trarre vantaggio dalle tecnologie che evolvono, e anche dalle normative che progrediscono, non solo per aiutare i nostri clienti a essere “compliant” con le disposizioni, ma anche per fornire valore tramite nuovi utilizzi e nuovi processi» – fa notare Pierpaolo Benintende, aggiungendo che «questo è possibile soprattutto con i clienti che sono più aperti all’innovazione, cioè quelli che sono in grado di rendersi rapidamente conto che i ritorni possono davvero essere notevoli. Anche perché le nostre soluzioni hanno tempi di rilascio estremamente brevi, determinando un ROI, ritorno sull’investimento, sicuramente allettante, come testimoniato da alcuni studi di analisti internazionali».


.@InfoCert_it #CertificationAuthority a livello europeo e leader in Italia è per la #PEC
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IL MODELLO DI GO-TO-MARKET

Non bisogna però pensare che le soluzioni innovative proposte da InfoCert siano riservate unicamente alle aziende di grandi dimensioni: «I nostri prodotti sono tutti in cloud, e proprio per questo sono fruibili anche alle piccole e medie imprese, visto che sono applicabili con la massima scalabilità» – precisa l’AD di InfoCert. La società ha circa 2 milioni di clienti attivi, un quarto dei quali derivanti dal sito web, e oltre 1.500 clienti di tipo enterprise, un terzo dei quali vengono seguiti direttamente da InfoCert stessa. «Per quanto invece riguarda i partner, la nostra “digital trust platform” ci consente di coprire l’intera catena del valore e di abilitare i nostri partner a operare nella fornitura dei servizi» – spiega Benintende, rivelando che oltre ad avere già in squadra Vodafone in qualità di reseller in Italia per l’ambito PMI, stiamo abilitando alcuni system integrator anche per i prodotti a scaffale, con l’obiettivo di averne a regime una trentina in Italia e una decina in Europa». Ma non solo: le soluzioni InfoCert si integrano già con i principali sistemi ERP, e la stessa SAP ha scelto la società quale unico partner certificato per la fatturazione elettronica in Italia.

FIRMARE OVUNQUE

È giunto il momento di analizzare più in dettaglio quelli che sono i capisaldi dell’offerta attuale della società. In primo luogo, va citata la soluzione GoSign, una piattaforma disponibile sia on premise sia in cloud per firmare con valore legale i documenti, direttamente online e da qualsiasi dispositivo. La soluzione si rivolge alle aziende di livello enterprise e alla PA, ma anche a PMI e professionisti, in particolare avvocati e commercialisti. Con un’esperienza d’uso estremamente intuitiva, analoga al classico “libro firma” cartaceo, la soluzione si integra nativamente con i sistemi ERP e quelli documentali, e permette di gestire completamente in digitale e in modalità collaborativa i processi di firma, organizzando e condividendo documenti semplici o pratiche complesse con colleghi, clienti e fornitori, tracciando in tempo reale ogni fase del processo di firma.

Pierpaolo Benintende – direttore marketing di InfoCert

ADDIO AL “LIBRO FIRMA”

GoSign permette, per esempio, di verificare in ogni istante chi ha firmato, chi è in ritardo, chi ha rifiutato o ha richiesto modifiche, in quanto è accessibile via web ma anche da smartphone e tablet grazie ad apposite app disponibili per iOS e Android, che permettono il completamento o la richiesta di processi di firma in mobilità, senza il rischio di bloccare iter approvativi urgenti. È anche grazie a queste caratteristiche che GoSign ha già trovato numerose applicazioni sia in ambito B2B, per esempio negli acquisti, sia nel B2C, soprattutto per il settore bancario e assicurativo, arrivando nel corso del 2016 a triplicare il proprio fatturato rispetto all’anno precedente. Un caso interessante al riguardo è quello di Barilla, che ha attività in 150 paesi e 200 procuratori sparsi in tutto il mondo, e ha deciso di applicare la piattaforma per la firma digitale GoSign a tutti i contratti e a tutti gli ordini di acquisto superiori a seimila euro, implementandola in Italia, Francia, Germania, Svezia, Grecia e Stati Uniti, con notevoli vantaggi sia con l’unificazione dei processi in tutto il mondo e una maggiore compliance, sia con una sensibile riduzione dei tempi, grazie al fatto che i documenti non devono viaggiare più per posta cartacea.

FATTURARE ELETTRONICAMENTE

Un altro importante pilastro dell’offerta InfoCert è Legalinvoice, il servizio di fatturazione elettronica che è fornito via cloud e conta attualmente più di 40mila clienti attivi. Oltre che con SAP, il sistema si integra anche con i gestionali Oracle e Microsoft Dynamics. In combinazione con GoSign, Legalinvoice permette di coprire la digitalizzazione dell’intero processo “order to cash”, e questo consente a InfoCert di essere «l’unico player a portare una soluzione interamente digitalizzata sul mercato e basata su servizi di digital trust». Sull’adozione anche in ambito B2B della fatturazione elettronica, che ha come noto preso piede soprattutto nella PA in seguito alla sua obbligatorietà che data da oltre un anno, si potrebbero esprimere numerose considerazioni. La posizione di InfoCert viene riassunta da Danilo Cattaneo, sottolineando che il vero problema dell’Italia non è la disponibilità della tecnologia, in quanto bastano ormai solo un pc o uno smartphone, ma la cultura dell’innovazione: «Se non è certo difficile operare con le grandi e medie aziende che comprendono perfettamente i vantaggi di una gestione completamente digitalizzata dell’intero ciclo della fatturazione, è meno agevole farlo con le piccole imprese polverizzate sul territorio, ed è per questo che i nostri sforzi si sono indirizzati verso queste realtà».


.@InfoCert_it gestore accreditato #AgID dell’identità digitale di cittadini e imprese #SPID
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GEOLOCALIZZAZIONE PREMIATA

GeoSign è un’altra delle innovazioni introdotte dalla Ricerca & Sviluppo di InfoCert, che consiste in un metodo per la geolocalizzazione certificata di dove si è compilato e firmato un documento digitale, sfruttando la possibilità di raccogliere, tramite un device mobile come smartphone o tablet, l’informazione certa della posizione del soggetto utilizzatore e agganciarla indissolubilmente a un dato prodotto dall’utente stesso, come un verbale di controllo, o a un dato generato dall’Autorità di Certificazione, come per esempio un template di effettuato intervento di manutenzione. Il tutto garantito da InfoCert che rende impossibile l’interferenza da parte di altre applicazioni che potrebbero ingannare il GPS e che ingloba le informazioni di localizzazione con uno strumento in grado di garantirne l’immodificabilità: una firma digitale. Ma soprattutto a un costo limitato, in quanto il cuore di GeoSign è in una app. Tra gli utilizzi possibili di GeoSign si possono esemplificare le certificazioni della filiera agroalimentare, le perizie o i sopralluoghi per le manutenzioni, oppure l’assistenza sanitaria domiciliare. Proprio quest’ultima applicazione è stata premiata nello scorso giugno da una giuria di più di 50 CIO con un Digital360 Award, in merito alla registrazione degli interventi che gli operatori sanitari svolgono a domicilio dei pazienti, con raccolta della firma grafica su phablet e controfirma del rapporto con firma digitale georeferenziata.

Pier Andrea Chevallard – amministratore delegato di Tecnoinvestimenti

SEMPRE AL TOP

Ma il vero cuore dell’innovazione targata InfoCert è la Trusted Onboarding Platform (TOP), ovvero la soluzione brevettata da InfoCert per l’on-boarding dei clienti, che consente di dematerializzare e rendere pienamente gestibile da remoto l’intero processo, a partire dalla fase di riconoscimento del cliente fino alla sottoscrizione a norma del contratto. Permettendo di gestire l’acquisizione di nuovi clienti esclusivamente attraverso canali digitali e in soli dieci minuti in piena sicurezza, la soluzione TOP trova applicazione in numerosi ambiti bancari, delle telco, delle utility e non solo, migliorando notevolmente la user experience dei clienti e permettendo risparmi significativi. A quantificarli ci ha pensato la società indipendente di ricerche Forrester, che ha verificato come una primaria banca europea abbia potuto aumentare del 30 per cento il numero di nuovi clienti, con una riduzione dell’80 per cento dei casi di frode. Di conseguenza, tali benefici hanno generato per il cliente un ROI pari al 174 per cento, con un “payback” delle somme investite misurabile in 0,6 mesi, con benefici complessivi su tre anni pari a 14,7 milioni di euro e un incremento del 30 per cento nel tasso di conversione da prospect a cliente, grazie alla esperienza utente interamente digitale.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Alla fine di questa ampia cavalcata nell’universo InfoCert, è doveroso chiedersi quali saranno i prossimi dieci anni della società. Le prospettive si preannunciano più che positive, in quanto sia il quadro normativo sia lo scenario tecnologico presentano spunti di sicuro interesse. A proposito di normative nell’ambito in cui opera InfoCert, va sottolineato che fino a poco più di un anno fa queste erano essenzialmente nazionali, ma da quando nel luglio 2016 è entrato in vigore il Regolamento eIDAS, che di fatto ha reso possibile l’interoperabilità delle piattaforme di digital trust all’interno dell’Europa a 28, le possibilità di crescita all’estero si sono fatte ancora più concrete. Qui va detto che InfoCert si è mossa in anticipo, prima che la normativa eIDAS entrasse in vigore, aprendo un ufficio a Londra che ha già cominciato a raccogliere consensi di mercato. A questo è seguito un ufficio in Germania, mentre è dello scorso giugno la notizia dell’aggiudicazione a InfoCert del contratto con Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, relativo a un progetto di durata triennale, eventualmente prorogabile, basato sull’implementazione di soluzioni di firma elettronica e l’erogazione di servizi di Digital Trust, con certificati di firma e marcature temporali conformi allo standard stabilito da eIDAS. InfoCert punta a sostenere la crescita oltralpe anche con un attento programma di M&A, cercando di identificare potenziali partner o target che ne agevolino lo sviluppo efficace sui mercati più strategici. Attengono infine all’ambito tecnologico le nuove frontiere della Blockchain e dell’Internet of Things, dove il bisogno di un “trusted IoT” si fa sempre più sentito. Si tratta di ambiti in cui InfoCert sta già realizzando soluzioni innovative. Ma di questo se ne parlerà più avanti.

Foto di Gabriele Sandrini

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Fatturazione elettronica B2B, cogliere le opportunità https://www.datamanager.it/2017/05/fatturazione-elettronica-b2b-cogliere-le-opportunita/ Fri, 12 May 2017 09:03:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124682 Più che un documento amministrativo o fiscale, la fattura elettronica rappresenta un elemento importante per le aziende che la adottano, in quanto permette di cogliere tutte le opportunità, anche e soprattutto organizzative, della trasformazione da manuale a digitale dell’intero processo Di Luca de Piano Come noto, all’inizio di quest’anno è entrato in vigore lo scambio […]

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Più che un documento amministrativo o fiscale, la fattura elettronica rappresenta un elemento importante per le aziende che la adottano, in quanto permette di cogliere tutte le opportunità, anche e soprattutto organizzative, della trasformazione da manuale a digitale dell’intero processo

Di Luca de Piano

Come noto, all’inizio di quest’anno è entrato in vigore lo scambio di fatture in forma telematica anche nell’ambito B2B, cioè quello aziendale, dopo che la fatturazione elettronica era già stata attivata per la pubblica amministrazione. Fatturare in formato elettronico non è obbligatorio tra privati, ma costituisce un’ottima opportunità per le aziende che intendono digitalizzare il processo di fatturazione, rendendolo più rapido e meno oneroso in termini di costi. I vantaggi pratici non mancano: abbattimento dei costi del processo, con eliminazione di stampa, spedizione e archiviazione, attività di registrazione ridotte al minimo, ricerca delle fatture in pochi secondi, e una significativa riduzione del rischio di errori. La digitalizzazione di attività che sono sostanzialmente ripetitive e a scarso valore aggiunto – come stampa e imbustamento delle fatture, interazione con i clienti, conservazione in archivio cartaceo, e di carattere burocratico, come i diversi passaggi autorizzativi – comporta notevoli vantaggi, anche di natura finanziaria.

Risparmi interessanti

Infatti, secondo quanto stimato lo scorso anno dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, il beneficio del passaggio alla fatturazione elettronica si colloca tra i 7,5 e gli 11,5 euro per ciascuna fattura, se ci si riferisce ad aziende che trattano un volume di fatture superiore alle tremila all’anno. Su scala più ampia, lo stesso ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), ipotizzava lo scorso anno risparmi complessivi per almeno 3 o 4 miliardi all’anno, suscettibili di arrivare nell’ordine della decina di miliardi nella prospettiva che si verifichi lo scenario migliore. Del resto, come hanno anche evidenziato tutti i vendor interpellati da Data Manager, la fatturazione elettronica è conveniente a tutti i livelli, in quanto consente un risparmio quantificabile per ciascuna fattura gestita rispetto ai modelli di fatturazione tradizionali, e questo è valido sia per le grandi aziende sia per le realtà più piccole. Non va infatti dimenticato che lo scopo della fatturazione elettronica tra privati è soprattutto quello di potenziare l’integrazione tra tutti i protagonisti della filiera del valore. Una finalità che sembra essere stata compresa dalle imprese italiane, almeno a guardare il dato del Digital Economy and Society Index 2017 (Desi), la graduatoria annuale che fa il punto sulla digitalizzazione nei paesi che compongono tuttora l’Unione Europea (Regno Unito, incluso). Se notoriamente l’Italia non si piazza spesso nelle prime posizioni rispetto a numerosi indicatori del Desi, almeno per quanto riguarda il dato del ricorso alla fatturazione elettronica le prospettive sono confortanti, visto che le imprese che la utilizzano sono il 30 per cento, un dato ben superiore alla media dell’Unione Europea che si attesta al 18 per cento. In questa sfida dalla PA al B2B, anche il Consorzio CBI, creato sotto l’egida dell’Associazione Bancaria Italiana, è in prima linea con l’obiettivo di creare – come spiega il direttore generale Liliana Fratini Passi – «una nuova cultura dell’innovazione per rimettere l’Italia tra i protagonisti a livello internazionale».


#eInvoice Liliana Fratini Passi @ConsorzioCBI Innovare i processi nelle imprese
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Incentivi fiscali

A far ben sperare vi sono anche gli incentivi di carattere fiscale. Infatti, è possibile adempiere al nuovo obbligo di invio dei dati Iva all’Agenzia delle Entrate a condizioni meno onerose, visto che non occorrerà più trasmettere i dati delle fatture elettroniche già inviate mediante il Sistema di interscambio (SdI) e si potrà beneficiare di vantaggi quali il rimborso Iva entro tre mesi dalla Dichiarazione, la riduzione dei termini di accertamento e l’esecuzione da remoto degli eventuali controlli fiscali, oltre a una serie di esenzioni da altrettanti obblighi di comunicazione relativi alle operazioni rilevanti ai fini Iva, il cosiddetto “Spesometro”, ai contratti di leasing e infine alle operazioni con paesi inseriti nelle “black list”. Sintetizzando l’argomento, Alfieri Voltan, presidente di Siav, non manca di sottolineare le principali novità e i nuovi obblighi, che vanno nella direzione di «spingere il sistema produttivo italiano verso la digitalizzazione dei processi amministrativi legati alla fatturazione» – spiegando che i vantaggi maggiori saranno per le aziende che «non si limitano a digitalizzare “l’ultimo miglio”, optando per esempio per la trasmissione di tutti i dati delle fatture in un contesto organizzativo invariato di gestione cartacea o ibrida dei processi. Al contrario, scegliere un uso integrato ed estensivo della fattura Xml porta i benefici maggiori in termini di standardizzazione del formato e tracciabilità, permettendo di automatizzare numerosi passaggi, come registrazione, approvazione, invio e altro, nell’interazione con clienti e fornitori e di ottimizzare l’uso delle risorse».


#eInvoice Alfieri Voltan @SiavItalia La fatturazione elettronica piace alle imprese
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La risposta dei vendor

Gli fa eco Angelo Cian, responsabile soluzioni gestionali di Zucchetti, spiegando che «la fatturazione elettronica tra privati sarà certamente un fattore di accelerazione delle imprese verso il digitale, per creare un sistema che porti maggiore efficienza a tutti gli operatori coinvolti nel processo: imprese, professionisti e Agenzia delle Entrate». Tutto questo nella consapevolezza che i vantaggi sono tanti. A parte il fatto che «produrre fatture elettroniche costa meno – continua Cian – il vantaggio principale è la possibilità di gestire documenti digitali e di attivare automatismi per il controllo e le registrazioni a livello sia contabile sia logistico. Si possono così velocizzare le attività legate a magazzino e ciclo passivo e ridurre gli errori dovuti a imputazione manuale di dati». Di fronte a questa serie di benefici, la risposta dei vendor non si è fatta attendere, e si sono moltiplicate le soluzioni per aiutare le aziende ad adottare questo nuovo approccio, permettendo soprattutto di coglierne anche le opportunità più durature in termini di trasformazione complessiva dei processi.


#eInvoice Angelo Cian @ZucchettiSpa L’offerta modulare di #ZucchettiDigitalHub
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Il requisito dell’integrazione

Tra gli elementi da tener presente nell’adozione di una soluzione per la gestione della fatturazione elettronica, è forse al primo posto quello dell’integrazione con i sistemi già presenti in azienda. «Alcune soluzioni che si stanno affacciando sul mercato sono ancora immature sul fronte dell’integrazione e di una visione a 360 gradi del processo di fatturazione» – avverte Alfieri Voltan, spiegando che la società ritiene fondamentale il tema dell’integrazione. «Adottare una soluzione per gestire la mera fatturazione elettronica in termini di comunicazione con il SdI potrebbe essere miope e creare anzi frammentazione e inefficienza nei processi. Quello del Sistema di interscambio è solo uno dei canali adottabili da clienti e fornitori, accanto a posta tradizionale, email, PEC e altro. Questo rende imprescindibile orientarsi verso soluzioni multicanale, in grado di gestire in maniera integrata tutti i processi di lavorazione delle fatture, indipendentemente dal canale e dal formato, facilitando l’utente nella gestione ibrida di cartaceo e digitale. Questo consente di avere un unico repository e processi normalizzati per l’archiviazione e il controllo di tutte le fatture. Altrettanto importante è il tema dell’integrazione con gli Erp, sempre più strategica in modo da rendere più semplici e veloci le attività degli utenti».

Offerta modulare

Non è quindi per caso, sottolinea Angelo Cian, che «Zucchetti ha pensato di integrare nativamente la soluzione di fatturazione elettronica non solo con tutti gli Erp e gestionali che compongono la propria offerta, ma anche con servizi quali firma digitale e PEC e con le applicazioni di gestione documentale e conservazione digitale per dare al cliente un servizio completo, dalla generazione e trasmissione della fattura, sino all’archiviazione a norma di legge». Il servizio, chiamato “Zucchetti Digital hub”, consiste in «un’offerta web modulare che permette al cliente di delegare a Zucchetti tutto il processo a fronte del pagamento di un corrispettivo annuale. Naturalmente, abbiamo pensato anche alle aziende che devono gestire fatture generate da Erp non Zucchetti, con un servizio che prevede l’installazione in locale della soluzione di fatturazione elettronica e la gestione del processo in piena autonomia» – conclude Angelo Cian.


#eInvoice Giuseppe Tusa @InfoCert_it Meno rischi più velocità con #FattureBtoB
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Gestione corretta

Per Giuseppe Tusa, product marketing manager di InfoCert tra le prime tre società accreditate come gestore di identità digitale SPID, e che fa parte del Gruppo Tecnoinvestimenti, bisogna puntare l’attenzione sul fatto che «la normativa prevede che le fatture siano inviate in allegato alla mail certificata in formato Xml che non è direttamente leggibile dal destinatario senza un opportuno software per la visualizzazione. Ma l’individuazione, lo smistamento e l’immediata leggibilità delle fatture passive costituiscono elementi preziosi per la loro corretta gestione. È per questa ragione che in InfoCert abbiamo realizzato il nuovo servizio “FattureBtoB”, che consente agli utenti della casella Legalmail di individuare rapidamente la posta certificata in ingresso contenente fatture elettroniche e di poterle visualizzare correttamente, scongiurando così non solo il rischio di trascurarle o addirittura di percepirle come spam o virus, ma evitando di poter apparire insolvente o coinvolto in potenziali contenziosi. Il servizio, che al momento del suo lancio, a febbraio, è stato il primo sul mercato a essere direttamente integrato nella Pec, offre molti vantaggi in più: per esempio la possibilità, per i titolari della casella certificata, di accettare o rifiutare le fatture elettroniche passive in arrivo, generando automaticamente l’allegato in formato Xml necessario al dialogo con il sistema di interscambio di Sogei».


#eInvoice Renato Ottina #Agyo la piattaforma in cloud di #TeamSystem
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Piattaforma in cloud

«Per consentire al mercato di cogliere appieno i vantaggi offerti dalla fattura elettronica, che semplifica i processi interni, permettendo di digitalizzare operazioni che richiedono passaggi onerosi per l’organizzazione, TeamSystem ha dato vita ad Agyo, la piattaforma in cloud che permette scambi digitali tra clienti, fornitori, Sistema di interscambio, professionisti e circuiti bancari» – spiega Renato Ottina, product management – responsabile Enterprise Market di TeamSystem. Più in dettaglio, «attraverso Agyo le aziende possono inviare le fatture elettroniche ai propri clienti e allo SDI. Nel caso di utilizzo di gestionali TeamSystem la generazione delle fatture e il loro invio sono gestiti automaticamente. Le informazioni sono disponibili anche agli studi professionali su cui si appoggia l’azienda, estendendo così la collaborazione anche a questi attori. Ma è nel ricevimento delle fatture elettroniche passive che l’azienda può trarre il massimo vantaggio. La fattura passiva, attraverso Agyo, viene importata nel gestionale dell’azienda, verificata e automaticamente contabilizzata» – prosegue Ottina, evidenziando il «notevole risparmio in termini di tempo e l’eliminazione del rischio di errori nell’inserimento dei dati», unitamente alla «piattaforma collaborativa che permette di allargare costantemente gli attori coinvolti e le informazioni che si possono scambiare. TeamSystem permette per esempio di estendere la collaborazione al circuito bancario per la spunta automatica degli estratti conto bancari e la loro contabilizzazione in azienda. Anche in questo caso, evitando processi onerosi e rischi di errore».


#eInvoice Valentini @PassepartoutSpa Automatizzare il flusso di lavoro
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Automatizzare il flusso di lavoro

«Gli sviluppi normativi di fine 2016 hanno purtroppo depotenziato i vantaggi fiscali previsti per chi decide di adottare la fatturazione elettronica B2B. Dagli ultimi dati, risultano pochissimi aderenti al regime premiale. Questa situazione rischia d’altra parte di offuscare gli indubbi vantaggi che ne derivano invece a livello di processo. Sono finalmente disponibili, infatti, standard e tracciati in grado di automatizzare il flusso di lavoro» – fa notare Simone Casadei Valentini, direttore progettazione, assistenza, formazione area Aziende e Professionisti di Passepartout. Per la società, «il documentale è sempre stato parte integrante del gestionale e allo stesso modo lo è la fattura elettronica. Il documento ha una valenza in dati gestibili dal software e quindi utilizzabili dal sistema», prosegue il manager, spiegando che «nell’ottica della fatturazione elettronica, tutto questo permette di partire dal documento ricevuto per chiudere il ciclo di magazzino con il carico automatico e la trasformazione dei documenti alla fattura stessa collegati. Allo stesso tempo, consente di avviare la registrazione contabile in un circolo virtuoso dove il sistema è in grado di apprendere le informazioni presenti in fattura per raggiungere un livello di automazione dei processi sempre maggiore. Riteniamo quindi che si siano in parte persi i vantaggi normativi prospettati inizialmente, ma rimangono indubbiamente quelli di processo, a patto di avere un gestionale in grado di sfruttare questi vantaggi».


#eInvoice Alberto Carrai @ARXivar #InvoiceXchange un passo avanti in ottica europea
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Ottica europea

«La fatturazione elettronica tra privati è un ulteriore passo verso la rivoluzione digitale che sta investendo non solo l’Italia ma l’Europa intera» – spiega Alberto Carrai della direzione marketing e commerciale di AbleTech, sottolineando che «entro il 2020, si prevede che quella elettronica diventerà l’unica fatturazione esistente nell’Unione Europea. Le aziende italiane hanno quindi qualche anno per prepararsi a questa svolta. I benefici della gestione digitale delle fatture sono quantificabili sia in termini economici sia utilizzando un servizio come “Invoice Xchange”, in termini di maggiore affidabilità nel processo di conservazione, nella ricerca semplificata di qualsiasi documento, e soprattutto nel senso di un percorso di ottimizzazione dei processi aziendali che può partire proprio da qui». È anche per questo che, sempre secondo Alberto Carrai, rispetto ad altre soluzioni “one-shot”, Invoice Xchange è «integrabile ai sistemi gestionali e Erp in uso». Infatti, la grande opportunità della fatturazione elettronica, ben oltre la pura dematerializzazione, sta nell’aprire le imprese alla gestione digitale integrata di tutte le sue fasi. Stiamo parlando di «profilazione, distribuzione, autorizzazioni interne, validazioni, fino all’invio, che rappresentano solo la punta dell’iceberg – puntualizza Carrai – con notevoli vantaggi in termini di abbattimento dei tempi di esecuzione delle attività, riduzione dei costi di gestione delle informazioni da scambiare con la controparte, e miglioramento nell’accuratezza del processo grazie all’eliminazione delle attività a forte contenuto manuale».


#eInvoice Zaffagnini @topconsultsrl #TopMedia SocialNED su misura delle PMI
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Dematerializzare la filiera

Al di là delle incentivazioni fiscali, ancora in fase di definizione, la vera opportunità per le imprese è che saranno spinte a usare la gestione elettronica dei documenti nei processi aziendali. «Non basta impiegare il software gestionale per creare la fattura elettronica – spiega Pier Luigi Zaffagnini, CEO di Top Consult – questa va passata a un sistema documentale evoluto come quello Top Consult che provvede ad archiviarla, spedirla, conservarla digitalmente». In altre parole, «occorre dematerializzare tutta la filiera documentale dall’ordine fino al pagamento, in modo da ottemperare agli obblighi di legge e creare maggiore efficienza». Ci sarà inoltre un periodo di transizione, in cui coesistono fatture Xml, documenti Pdf allegati alle e-mail, cartacee: «Solo la gestione documentale è in grado di gestirle tutte al meglio». Ed è anche per questo che «le soluzioni per la fatturazione elettronica, sia B2B sia PA, devono essere ampie e complete, per digitalizzare i processi aziendali legati alla fattura e integrarli con i sistemi gestionali e informativi. Nei suoi 30 anni di attività, Top Consult ha sempre progettato sistemi documentali capaci di integrarsi con tutti i gestionali e gli Erp: in questo modo, nei nuovi scenari del documento informatico, il sistema documentale diventa l’asse portante del sistema informativo aziendale. Per questo, abbiamo progettato la nuova suite “TopMedia Social Ned” che consente anche alle PMI di iniziare velocemente la gestione della fattura elettronica e dei processi lavorativi in cui è inserita mediante soluzioni già pronte all’uso».


#eInvoice Gianmario Mollea @TESISQUARE Ottimizzare i processi
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Ottimizzare i processi

«Non siamo solo noi a pensarlo, in quanto ormai tutti gli attori coinvolti nei processi amministrativi aziendali ritengono che la fatturazione elettronica sia uno strumento imprescindibile, una necessità oggettiva non solo per le grandi imprese che ricevono e inviano numeriche elevate di documenti, ma anche per le piccole aziende che si trovano a gestire poche centinaia di documenti» – commenta Gianmario Mollea, marketing and sales manager di Tesisquare. Anche perché «la fatturazione elettronica tra privati rappresenta, soprattutto per i soggetti passivi di Iva, un mezzo per ottimizzare i processi amministrativi interni, tanto in termini di costi quanto di velocità nella gestione dei documenti. Infatti, consente di ottenere una consistente riduzione dei costi per ogni fattura gestita, grazie all’azzeramento dell’utilizzo della carta e alla diminuzione del personale dedicato a gestire manualmente il processo di fatturazione, con la sua ricollocazione in attività a maggior valore aggiunto» – prosegue Mollea, sottolineando che «l’ottimizzazione dei processi avviene anche grazie ad alcune importanti agevolazioni fiscali, come i rimborsi IVA eseguiti in via prioritaria, le verifiche, i controlli e gli accertamenti fiscali ridotti, e infine un programma di assistenza per gli esercenti arti e professioni e per le imprese in semplificata».

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GN Hearing sceglie Archiva, la gestione documentale diventa seamless https://www.datamanager.it/2017/02/gn-hearing-sceglie-archiva-la-gestione-documentale-diventa-seamless/ Fri, 10 Feb 2017 13:15:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119022 Tecnologia dei prodotti ed efficienza dei processi. Per Giulio Sartori, ICT manager di GN Hearing, il futuro è una dashboard unica per facilitare e rendere i processi sempre più a misura di business GN è il brand d’eccellenza per il supporto audiologico e il settore audioprotesico. L’azienda è nata in Danimarca nel 1869, creando la prima […]

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Tecnologia dei prodotti ed efficienza dei processi. Per Giulio Sartori, ICT manager di GN Hearing, il futuro è una dashboard unica per facilitare e rendere i processi sempre più a misura di business

GN è il brand d’eccellenza per il supporto audiologico e il settore audioprotesico. L’azienda è nata in Danimarca nel 1869, creando la prima connessione telegrafica tra la Cina e il resto del mondo, e si è poi sviluppata in vari paesi. La filiale italiana, che oggi conta circa 70 dipendenti e fattura oltre 23 milioni di euro, nasce nel 1986 come azienda nazionale e viene poi inglobata in GN nel 1997. Il gruppo a livello globale conta 5.500 dipendenti ed è presente in 90 paesi con 25 filiali, come spiega a Data Manager Giulio Sartori, customer care & ICT manager di GN Hearing in Italia. L’azienda si occupa di fornire prodotti per migliorare la qualità della vita di chi soffre di ipoacusia, ricorrendo anche a tecnologie di stampa 3D per la creazione delle singole componenti che poi vengono assemblate a mano, mentre il futuro sembra sempre più all’insegna della telemedicina e dell’assistenza a distanza per il monitoraggio costante dei prodotti e il supporto continuativo ai clienti.


#GNHearing sceglie @archivagroup Maggiore efficienza e riduzione dei costi
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GN Hearing si è rivolta alle soluzioni di Archiva per i servizi di document e workflow management, implementando moduli per la conservazione digitale, i processi di fatturazione elettronica verso la PA, la gestione automatica dei documenti di business in formato UBL PEPPOL e un portale di condivisione dei documenti con i clienti. «Siamo sempre stati molto attenti alle evoluzioni tecnologiche – ha dichiarato Giulio Sartori – e cerchiamo di offrire il massimo valore ai clienti grazie ai nostri prodotti, ma anche di essere all’avanguardia nei processi interni che regolano la vita dell’azienda». La collaborazione con Archiva è iniziata nel 2011, con un progetto di conservazione sostitutiva, che si è sviluppato nel corso del tempo, fino a coprire tutti i processi documentali di GN Hearing.

PIÙ VISIBILITÀ DEI PROCESSI

Dopo la conservazione in formato digitale e la fatturazione alla PA, i passi successivi nella collaborazione tra le due realtà sono stati il modulo Smart.PEPPOL e il portale di condivisione dei documenti. «Il progetto PEPPOL (pan-european public procurement online) è un processo di procurement finalizzato a ridurre i costi e aumentare la visibilità dei processi a livello italiano ed europeo». Il portale di condivisione è invece un servizio aggiuntivo reso ai clienti, per dar loro visibilità delle fatture e altri documenti di loro interesse. Attivo da settembre, permette – grazie a un aggiornamento continuo – di avere feature complete con statistiche di accesso e reportistica, e di sviluppare anche altri servizi. «I documenti consultabili comprendono fatture e documenti di spedizione. Il portale è uno strumento molto utile che via via sostituirà anche l’invio via email e/o cartaceo».


#GNHearing sceglie @archivagroup La gestione documentale diventa seamless
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CONTROLLO DEI COSTI

I vantaggi delle soluzioni implementate da GN Hearing sono diversi, ma tutti si riferiscono alla razionalizzazione e all’efficientamento dei processi, con importanti riflessi sui costi. «Siamo partiti dalla conservazione digitale, che significa risparmio degli spazi per l’archivio e reperibilità immediata delle informazioni. I moduli per la fatturazione PA e PEPPOL consentono di gestire in modo semplice ed economico un processo complesso. Infine, il portale di condivisione facilita l’ottenimento di informazioni per il cliente e alleggerisce i nostri processi interni. Archiva è sempre stato un partner tecnologico competente e affidabile anche in termini di compliance normativa e ci ha accompagnati in ogni fase dei progetti, dimostrando una grande flessibilità nell’erogare le soluzioni più adatte a supportare il nostro business. L’obiettivo che vogliamo raggiungere è di gestire tutto il ciclo attivo dal portale, con una dashboard centrale e un unico “pannello di controllo”, per facilitare e rendere i processi sempre più seamless» – conclude Sartori.

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Metra, l’alluminio in formato digitale https://www.datamanager.it/2016/11/metra-lalluminio-formato-digitale/ Mon, 21 Nov 2016 13:19:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114083 Grazie ad Archiva la società ha dematerializzato il ciclo attivo e passivo, rendendo i processi più efficienti. Maurizio Faustini, responsabile amministrativo: «Nel futuro 100% automazione» Metra è una società nata nel 1962 da un’intuizione di quattro imprenditori bresciani. L’idea di creare un’impresa specializzata in manufatti in alluminio si è trasformata in una realtà di successo, che […]

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Grazie ad Archiva la società ha dematerializzato il ciclo attivo e passivo, rendendo i processi più efficienti. Maurizio Faustini, responsabile amministrativo: «Nel futuro 100% automazione»

Metra è una società nata nel 1962 da un’intuizione di quattro imprenditori bresciani. L’idea di creare un’impresa specializzata in manufatti in alluminio si è trasformata in una realtà di successo, che oggi è leader di settore in Europa e che impiega 660 addetti, con un fatturato consolidato superiore ai 200 milioni di euro. «Ci rivolgiamo sia ai piccoli serramentisti che svolgono interventi nelle unità abitative sia alle grandi multinazionali che realizzano le facciate continue dei grattacieli. I nostri settori di riferimento sono l’edilizia, dove abbiamo una divisione per il mercato locale e una per l’estero che copre tutti i continenti, e l’industria, per la quale invece lavoriamo su commessa per importanti clienti come Hitachi, Finmeccanica, Siemens e grossi player del ramo trasporti» – spiega a Data Manager Maurizio Faustini, responsabile amministrativo di Metra.

La collaborazione con Archiva

L’azienda copre tutto il ciclo della filiera produttiva: dalle società per le lavorazioni industriali, alle fonderie per riciclare i materiali di scarto fino alle società per commercializzare il prodotto. Metra ha adottato da una decina d’anni le soluzioni di Archiva per la dematerializzazione documentale e la conservazione digitale. L’incontro tra il gruppo bresciano e l’azienda specializzata nell’outsourcing dei processi aziendali avviene quando il Gruppo Metra inizia a interessarsi alle soluzioni elettroniche per il ciclo attivo e passivo, che stavano iniziando a diffondersi a inizio degli anni 2000. «All’epoca, ricordo di aver letto un articolo e di aver contattato Archiva per saperne di più sulla dematerializzazione e la conservazione digitale» – racconta Faustini. «La collaborazione è stata avviata nel 2005 e ha visto diversi altri progetti concretizzarsi negli anni seguenti».


.@METRA_SpA con @archivagroup maggiore efficienza e riduzione dei costi
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I vantaggi della soluzione

I vantaggi sono molti e immediati. «In primo luogo, l’eliminazione della carta implica maggiore efficienza e riduzione dei costi grazie all’automazione dei processi» – spiega Faustini. «Inoltre, tutto il processo del ciclo interno viene velocizzato e ottimizzato, tagliando i costi degli archivi cartacei e liberando risorse di tempo e denaro da destinarsi ad attività a maggior valore. Una stima approssimativa dei risparmi può essere quantificata tra i 50 e i 100mila euro, considerando anche il lavoro umano per gestire i processi che venivano eseguiti a mano. Abbiamo iniziato l’implementazione presso Metra Sistemi e in seguito anche presso l’azienda madre Metra spa». Oltre ad Archiva, vi era un’altra società alla quale Metra avrebbe potuto rivolgersi nel 2005. Il management ha però deciso di rivolgersi alla società di Verona perché offriva vantaggi sostanziali come un servizio erogato in modalità outsourcing (quindi senza impegno di risorse umane dedicate da parte del cliente) e la maggiore specializzazione nel core business con personale altamente competente e infrastruttura tecnologica più avanzata.

Automazione e processi

«ll futuro sarà all’insegna di un’automazione ancora più spinta. Abbiamo intenzione di implementare la soluzione Early.Archiva per integrare il ciclo passivo ed eliminare ogni “residuo” cartaceo ancora in circolazione all’interno dei dipartimenti, in modo da rendere il formato elettronico istantaneamente accessibile a tutti i nostri uffici e per adottare il prima possibile il nuovo paradigma della fattura elettronica anche tra aziende private. Grazie infine a Requiro.HUB, il servizio di Archiva dedicato alla gestione documentale web-based integrato ai servizi di Archiva, abbiamo risolto brillantemente la situazione – tra l’altro con i complimenti dell’Agenzia delle Entrate fa notare Faustini – quando abbiamo avuto i normali controlli da parte delle autorità, che hanno potuto accedere ai documenti da remoto». Il rapporto che si è sviluppato negli anni tra Metra e Archiva va oltre il solo business, tanto che Faustini parla di «amici» quando si riferisce allo staff di Archiva con cui la collaborazione dura ormai da più di dieci anni. «Non si tratta solo di persone molto qualificate ma anche molto propositive. Parlando con loro nascono nuove idee per il futuro e per rendere il business ancora più efficiente e all’altezza dell’era digitale».

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Sanità privata: Exprivia realizza un sistema radiologico completamente in cloud https://www.datamanager.it/2016/11/sanita-privata-exprivia-realizza-un-sistema-radiologico-completamente-cloud/ Thu, 17 Nov 2016 14:15:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113752 Il Gruppo MultiMedica adotta il sistema ‘RIS/PACS’ che consente archiviazione, condivisione e visualizzazione dei referti radiologici tra le strutture sanitarie del gruppo Exprivia ha realizzato per il Gruppo MultiMedica il suo primo sistema integrato completamente in cloud per la raccolta, gestione e scambio di immagini radiologiche. Sesta realtà privata a livello nazionale per fatturato e tra […]

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Il Gruppo MultiMedica adotta il sistema ‘RIS/PACS’ che consente archiviazione, condivisione e visualizzazione dei referti radiologici tra le strutture sanitarie del gruppo

Exprivia ha realizzato per il Gruppo MultiMedica il suo primo sistema integrato completamente in cloud per la raccolta, gestione e scambio di immagini radiologiche.

Sesta realtà privata a livello nazionale per fatturato e tra le prime eccellenze mediche nel panorama sanitario italiano con oltre 2000 persone impiegate in Lombardia e in altre regioni italiane, il Gruppo MultiMedica ha scelto il sistema integrato ‘RIS-PACS’ di Exprivia, che consente di fruire delle immagini radiologiche anche all’interno di un presidio diverso da quello in cui si è svolta l’attività clinico-diagnostica e di condividerle tra tutti i reparti ospedalieri e gli ambulatori del gruppo, nell’assoluto rispetto della privacy.

Il sistema realizzato da Exprivia Healthcare IT, la società del gruppo Exprivia dedicata alle soluzioni per il settore sanitario, permette di integrare sulla ‘nuvola’ il sistema informatico radiologico e quello di archiviazione e trasmissione di immagini, contribuendo alla completa dematerializzazione di informazioni e dati clinici iconografici, assicurandone un affidabile sistema di recupero. Inoltre, la soluzione software di Exprivia si presta a ricevere qualsiasi altra tipologia di dato di provenienza sanitaria, tra i quali referti, filmati e tracciati.

Essendo l’infrastruttura tecnologica esterna e non locale, il Gruppo MultiMedica ha conseguito rilevanti economie gestionali beneficiando anche di tempi di start up del progetto molto più brevi rispetto a quelli necessari per un’installazione tradizionale.

«Questa realizzazione – conferma Dante Altomare, presidente di Exprivia Healthcare IT – è il modello di riferimento nella digitalizzazione dei processi di diagnostica per immagini e costituisce la base dei più evoluti sistemi di telemedicina offerti da Exprivia».

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