design – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 14 Jul 2021 15:27:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png design – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Brother di nuovo premiata per il design https://www.datamanager.it/2018/04/brother-di-nuovo-premiata-per-il-design/ Tue, 10 Apr 2018 13:28:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145363 Anche quest’anno i prodotti Brother sono stati premiati dall’iF Design Awards, un riconoscimento che premia non solo il design, ma anche la qualità, le prestazioni, l’interfaccia utente, l’innovazione, la sicurezza e il rispetto ambientale. Sono quattro i riconoscimenti assegnati a Brother per i dispositivi laser a colori, a getto d’inchiostro e per la sua gamma […]

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Anche quest’anno i prodotti Brother sono stati premiati dall’iF Design Awards, un riconoscimento che premia non solo il design, ma anche la qualità, le prestazioni, l’interfaccia utente, l’innovazione, la sicurezza e il rispetto ambientale.

Sono quattro i riconoscimenti assegnati a Brother per i dispositivi laser a colori, a getto d’inchiostro e per la sua gamma di macchine da cucire.

Tra i prodotti premiati c’è la stampante multifunzione laser a colori top di gamma MFC-L9570CDW, che ha ottenuto anche un Winter 2018 Pick Award da Keypoint Intelligence – Buyers Lab per la qualità dell’immagine, per l’eccezionale velocità di scansione e per l’estrema affidabilità.

Questi i prodotti Brother premiati dall’iF Design Awards 2018:

  • La stampante laser a colori HL-L9310CDW e il dispositivo all-in-one MFC-L9570CDW
  • La gamma di stampanti laser a colori all-in-one HL/DCP/MFC-L8000
  • Il dispositivo all-in-one inkjet MFC-J6935DW, top di gamma della serie Business Smart
  • La serie di macchine da cucire CV3000 Cover Stitch

Lorenzo Matteoni, Senior Manager Marketing di Brother, ha dichiarato: “È motivo di orgoglio ricevere uno dei premi di design più importanti al mondo. Vincerne quattro quest’anno è un risultato incredibile, e in particolare siamo molto orgogliosi del successo ottenuto dalla MFC-L9570CDW, che ha vinto anche un Buyer Winter 2018 Pick Award”. “In Brother, concentriamo le nostre energie e il nostro impegno nello sviluppo di prodotti in grado di offrire ai nostri clienti soluzioni uniche e innovative. I quattro premi di quest’anno, che portano a 66 i premi totali vinti dall’azienda, dimostrano che siamo nella giusta direzione”.

Brother ha vinto il suo primo iF Design Awards per la macchina da scrivere alfanumerica nel 1982. I premi vengono assegnati dall’International Forum Design, ad Hannover, in Germania. Quest’anno l’iF Design Awards ha ricevuto 6.401 candidature da 54 paesi.

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I bug dei signori del silicio che pagheremo noi https://www.datamanager.it/2018/02/bug-dei-signori-del-silicio-pagheremo/ Wed, 07 Feb 2018 12:11:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140637 Focus sulla sicurezza by design e progettazione delle CPU. L’affaire Meltdown/Spectre scuote sin dalle fondamenta un certo modo di intendere la sicurezza IT. Allo stesso tempo illustra perfettamente l’importanza di far luce sulle implicazioni di questa falla strutturale con costi extra in vista per le aziende Gli incidenti di sicurezza, che si sono succeduti negli […]

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Focus sulla sicurezza by design e progettazione delle CPU. L’affaire Meltdown/Spectre scuote sin dalle fondamenta un certo modo di intendere la sicurezza IT. Allo stesso tempo illustra perfettamente l’importanza di far luce sulle implicazioni di questa falla strutturale con costi extra in vista per le aziende

Gli incidenti di sicurezza, che si sono succeduti negli ultimi due anni senza soluzione di continuità, hanno delineato lo scenario cyber dei prossimi anni. C’è stato WannaCry e la piaga del ransomware. Ci sono stati Petya e Mirai. La vicenda Yahoo! e la voragine Equifax. Il colpo da 81 milioni di dollari alla Banca Centrale del Bangladesh, sfruttando una vulnerabilità del sistema Swift; il leak al Comitato Elettorale del Partito Democratico USA; l’attacco a DYN, uno dei più importanti provider DNS della costa orientale USA. E ancora prima, i 20mila clienti della britannica Tesco Bank, derubati del loro denaro da una banda di cybercriminali. Senza dimenticare, l’attacco alla Farnesina, la vicenda Hacking Team oppure l’attacco alla rete elettrica ucraina. Attacchi informatici su scala globale che hanno messo a nudo i rischi di sicurezza per cittadini e aziende. E per il paese in rete. Oggi, è la volta di Meltdown e Spectre. Vulnerabilità interne ai microprocessori. Portate alla luce dai ricercatori del team Google Project Zero in collaborazione con altri gruppi indipendenti di ricerca. Rivelazioni che hanno messo alle corde i principali produttori del settore, costringendoli ad ammettere che la stragrande maggioranza di quelli sfornati negli ultimi dieci anni, utilizzati su PC e tablet, server, router e smartphone sono vulnerabili. Bug interni ai processori. Classificati in due varianti, Meltdown, due vulnerabilità, le più datate e Spectre, una vulnerabilità, la più recente e anche la più grave. Falle connesse alla cosiddetta “esecuzione speculativa”, una funzionalità con cui i processori, per velocizzare le operazioni, scommettono su una strada che giudicano come la più probabile tra le due possibili, e sulla base di questa scelta iniziano a eseguire i calcoli ancor prima di ricevere le istruzioni.

«In altre parole, in quel meccanismo con cui le CPU moderne cercano di “predire” cosa dovranno fare nei prossimi cicli, accelerando l’esecuzione dei programmi» – come ci spiega Mauro Cicognini, membro del comitato direttivo di CLUSIT, l’associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. Vulnerabilità che sfruttano un difetto di progettazione. «Uno schema progettuale vecchio almeno di vent’anni, utilizzato per aumentare la prestazione dei chip» – mette subito in chiaro Michele Colajanni, direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla Sicurezza e Prevenzione dei Rischi (CRIS) e del corso in Cyber security dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Difficile stabilire con precisione a quando risalga la scoperta. Secondo alcuni, si tratta di una falla nota sin da quando questa intuizione progettuale è stata adottata nel disegno dei processori. È quello che per esempio ha dichiarato Amazon – non esattamente il meno informato degli operatori del settore – in una nota ai suoi clienti dei servizi cloud. Altri tendono a spostare la scoperta più in là nel tempo. «La vulnerabilità esiste da molti anni, ma non penso fosse nota da altrettanto tempo» – afferma Colajanni. «Di certo, non è una falla degli ultimi giorni o mesi. Diciamo che in certi ambienti se ne parla dal 2017». Difficile datare con precisione il momento in cui è stata individuata la vulnerabilità. Sappiamo che questo “buco” nella sicurezza consente di accedere alla memoria dei dispositivi – tutti i dispositivi che montano un processore costruito negli ultimi dieci anni indipendentemente dal sistema operativo installato – e sottrarre i dati presenti. Senza lasciare tracce. Immediatamente dopo le prime rivelazioni, anche IDC ha confermato la gravità della minaccia. Ma nel quadro generale, limitata, perché sono pochi coloro che sono veramente in grado di sfruttarla.


#ZeroTrust, pensare al software, all’hardware e ai prodotti di sicurezza, come a qualcosa di intrinsecamente non sicuro. E agire di conseguenza #sicurezza #design #CPU
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UN DANNO PER INTEL MA NON SOLO

Secondo alcuni, questa vicenda ha tutto il potenziale per mandare in frantumi l’immagine di uno dei giganti dell’industria così come la conosciamo. Che non è solo quella dell’azienda che detiene con l’80 per cento del mercato nel campo dei microprocessori per PC e server. Ma molto, molto altro. Un concetto ribadito dal CEO Brian Krzanich, al recente CES di Las Vegas. Uno speech in cui il boss del gigante di Santa Clara dopo aver liquidato in meno di due minuti le osservazioni su Meltdown e Spectre ha illustrato per gli altri 38 tutte le attività in corso – dalla collaborazione con la scuderia Ferrari, che utilizzerà le tecnologie Intel per sfruttare i dati delle corse a vantaggio di piloti e tifosi, all’auto a guida autonoma, passando per l’intelligenza artificiale al servizio delle imprese – senza più quasi nemmeno nominare, e anche questo è a suo modo un esercizio di equilibrismo interessante, il termine “processore”. Che poi è il “cuore”, o meglio la “mente” di ogni computer, e soprattutto, quello che ha permesso a Intel di macinare fatturati e utili miliardari per quasi cinquant’anni. Una grande storia di successo narrata in tanti libri di economia. Puntellata tuttavia anche da cause legali e sanzioni milionarie. Culminate nel maggio del 2009 con la multa da 1,06 miliardi di euro, comminata dall’Antitrust europeo per abuso di posizione dominante e sei mesi più tardi con l’accordo extragiudiziale da 1,25 miliardi di dollari con la rivale storica AMD. Un passato di cui, c’è da scommettere, si riparlerà ancora molto. Principalmente dopo le recenti indiscrezioni sulla vendita di azioni Intel per oltre 39 milioni di dollari da parte dell’attuale CEO. Una vendita effettuata con largo anticipo rispetto alle rivelazioni su Meltdown e Spectre, ma ugualmente sospetta. Tanto da risvegliare l’interesse della SEC, la Consob statunitense, al lavoro da mesi per fare chiarezza sull’operazione. Improbabile che queste vulnerabilità possano impattare sui dati di vendita di Intel, spostando gli equilibri in termini di quote di mercato. «Non credo ci sarà alcun impatto percepibile sulle vendite di Intel, anche perché come possono i suoi concorrenti dimostrare di essere più sicuri? Esiste forse un qualche standard, o almeno una metrica, che possa misurare questa maggiore sicurezza, in un modo logicamente robusto, e accettabile dal mercato?» – osserva Mauro Cicognini di CLUSIT. Rischioso però escludere a priori che altre vicende interne, come la variazione delle regole contro i pericoli dell’insider trading, non possano riservare altri colpi di scena. Il mercato, in qualche occasione, ha dimostrato di non perdonare. Nel frattempo, è ormai storia la notizia del sorpasso di Samsung tra i produttori di chip. Un evento che sancisce la fine del dominio Intel su questo mercato che risale ai primi anni 70.

UNA GESTIONE DELLA CRISI DA MANUALE

I problemi per il gigante di Santa Clara potrebbero essere appena iniziati. Tuttavia – guai di Intel a parte – la vicenda Meltdown e Spectre offre molti altri spunti interessanti di riflessione. Mantenere un segreto il più delle volte è un’impresa quasi disperata. In questa occasione, chi ha pilotato tutta la vicenda ha dato prova di grande maestria. «Google si è comportata in modo esemplare: appena scoperta la vulnerabilità e verificata la possibilità di sfruttarla, ha informato in modo riservato Intel, AMD e ARM, i responsabili della comunità Linux e Microsoft» – afferma Colajanni del CRIS, sottolineando altresì l’assenza di speculazioni come in altre occasioni. «Le vicende Equifax e Sony sono state gestite molto peggio. La tempestività degli aggiornamenti sarebbe un indizio sul tempo che le imprese coinvolte hanno avuto per prepararsi a gestire la crisi. Le patch uscite in questi giorni sono talmente invasive che non è possibile credere siano state messe a punto in una settimana. Sono il frutto di mesi di lavoro. Appena si è avuta notizia delle vulnerabilità, in un paio di giorni c’erano già le patch». Attività che secondo Colajanni rivelano un alto grado di coordinamento e di preparazione. E anche, se vogliamo, di segretezza. «Solo scalfita da qualche “spiffero”, come la dimostrazione effettuata da un gruppo di ricercatori di Londra nel mese di novembre».


#sicurezza #design #CPU L’impatto degli aggiornamenti sulle performance dei processori oscilla tra il 5 e il 30 per cento. Ma molto dipende dalle applicazioni – dati @IDCItaly
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TESTARE HARDWARE E SOFTWARE

Dalla vicenda, emerge l’importanza di testare adeguatamente hardware e software commercializzati. «Il testing dei prodotti è un problema. Budget e tempi dedicati a questa attività sono sempre più compressi» conferma Colajanni. «Prendiamo il software. Si stima che l’ultima versione del sistema operativo di Microsoft contenga qualcosa come cinquanta milioni di righe di codice. Data la complessità degli applicativi, un errore di programmazione durante la scrittura del codice è molto probabile. Nel caso dell’hardware, la fase di testing richiede ancora più impegno. I microprocessori sono tra i dispositivi più complessi in circolazione. Miliardi di transistor la cui progettazione è diventata impossibile senza l’ausilio di computer in grado di semplificare la complessità. Per i costruttori si tratta di un processo che richiede più tempo rispetto ai produttori di software. «Testare i processori è un processo lento e difficoltoso. E che comunque non mette al riparo da errori» – conferma Colajanni. Come dimostrano i listati di “errata”, correzioni, che i costruttori forniscono insieme alle specifiche dei loro prodotti. In alcuni casi, si tratta solo di seccature. In altri, ed è questo il caso, possono mettere in serio pericolo la sicurezza. Testare l’hardware secondo alcuni esperti presenta più difficoltà rispetto al software. E gli errori, i bug dell’hardware possono avere conseguenze più gravi. Principalmente per via del ruolo svolto dall’hardware nel funzionamento di un computer. Mentre il software in estrema sintesi è una lista di istruzioni, il compito del microprocessore è quello di eseguirle correttamente. Complessità che induce a ritenere che i dispositivi fisici siano anche più difficili da patchare da remoto rispetto al software. E che, in qualche caso, sia addirittura impossibile farlo.

SOSTITUIRE PARTE DELL’HARDWARE

«Queste vulnerabilità sono un effetto “collaterale” dell’obiettivo di velocizzare l’esecuzione dei processi. Purtroppo, causano la possibilità di accedere a spazi di memoria arbitrari con le conseguenze che tutti possono immaginare. Detto questo separerei i problemi dalle soluzioni» – riprende Colajanni del CRIS, stemperando i toni. «Sono certo che nel progetto dei nuovi processori si terrà conto di queste vulnerabilità, provvedendo by design». In effetti, sembra che i rischi di sicurezza associati a Meltdown possano essere risolti con le patch già a disposizione sui principali sistemi operativi. Un rimedio temporaneo e non una soluzione definitiva? Staremo a vedere. Per quanto riguarda Spectre, il problema è più grave. Plotoni di sviluppatori sono al lavoro per trovare un cerotto per mitigare il problema. Ma sono in molti a temere che l’unico rimedio efficace sia quello di riprogettare i processori vulnerabili e procedere con la loro sostituzione. Con un esborso di miliardi di euro e tempi non prevedibili.


#sicurezza #design #CPU L’importanza di un ecosistema di testing più affidabile. Patchare in fretta tutti i sistemi a rischio. I costi dell’insicurezza scaricati sulle aziende @Clusit
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COSTI EXTRA IN VISTA PER LE AZIENDE

Patching dei sistemi. La falla è grave. Ora tocca correre ai ripari. Per parare il colpo si renderà necessario patchare in fretta tutti i sistemi a rischio. «Un’attività extra da pianificare, stilando una lista delle priorità, e che inciderà in modo significativo sull’operatività dell’azienda. Allocate le risorse, bisognerà testare e poi procedere con la distribuzione delle patch sui sistemi» – afferma Cicognini di CLUSIT. Il suggerimento è di procedere con gli aggiornamenti in modo ragionato. Sottolineando la necessità di vagliare l’opportunità di un patching massivo. Il consiglio di vendor ed esperti è di partire con l’update manuale dei sistemi non critici. In modo da assicurarsi la compatibilità del software con applicazioni e sistemi non bloccanti per l’azienda. L’altro aspetto molto dibattuto è l’impatto degli aggiornamenti sulle performance dei processori. Le prime stime degli analisti di IDC ipotizzavano un degrado delle prestazioni oscillante tra il 5 e il 30 per cento. Previsioni in seguito confermate dai dati provenienti dagli stessi vendor e dalle prove sul campo. «Molto dipende dalle applicazioni» – ci dice Colajanni del CRIS. «Ci sono applicazioni più “computationally intensive” – che comportano cioè un uso intensivo delle risorse del sistema – per le quali il rallentamento sarà più sensibile. Altre, per le quali l’input/output è il collo di bottiglia prevalente, per cui non si noterà alcun degrado di prestazioni. Per certo, le prime subiranno un calo, ma tenendo conto dell’evoluzione dei processori, sarà ben compensato». In ogni caso, rimediare a queste vulnerabilità inciderà sui costi di aziende e organizzazioni. In una misura variabile a seconda del mix di asset di ognuna. Chi dispone prevalentemente di pc on-premise subirà un certo tipo di impatto. «Le grandi aziende che hanno già attivato processi e sistemi di patch management non ne risentiranno più di tanto» – sottolinea Colajanni. «Per le altre invece, è bene che usino questo caso per attivarne uno, in quanto per loro sarà molto più costoso, soprattutto in termini di gestione e di impatto sulla continuità operativa». Chi invece si affida anche a macchine virtualizzate, infrastrutture in cloud e risorse condivise, processori compresi, dovrà agire diversamente. «In questo caso si tratterà di verificare la diligenza del fornitore di servizi cloud nell’aggiornare i sistemi» – spiega Cicognini.

DIFFICOLTÀ DI AGGIORNAMENTO

Per tutti, l’aggiornamento dei sistemi sarà un costo. Anche per via della valanga di aggiornamenti arrivati in queste settimane dai vendor. «Il vero problema – osserva Colajanni – sarà per quei casi in cui le patch sono difficili se non impossibili da applicare. Per questi scenari non c’è una vera soluzione». La buona notizia è che Meltdown sembra sia patchabile. Non così Spectre. Mitigabile, pare, solo con aggiornamenti al microcode. La risoluzione del problema alla radice – però – è demandata alla sostituzione dei processori affetti dal problema. Si stima che un nuovo processore progettato oggi arriverà sul mercato non prima di 36/60 mesi. Perciò la scelta di aggiornare il microcode – fermo restando la complessità di distribuire questo tipo di patch da parte dei costruttori – è probabilmente al momento la miglior opzione disponibile. Nel frattempo, le aziende dovranno correre ai ripari per ovviare al problema con metodologie note. «I rischi si possono attenuare con i soliti metodi: multipli livelli di protezione, accesso limitato e controllato, sistemi di detection più sofisticati» – suggerisce Colajanni.


#sicurezza #design #CPU Update e continuità operativa on-premise e cloud. Le vulnerabilità incideranno sui costi di aziende e organizzazioni a seconda del mix di asset @UNIMORE_univ #CRIS
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UN ECOSISTEMA DI TESTING

L’importanza di un ecosistema di testing più affidabile è al centro del dibattito alimentato da esperti e sviluppatori. Ribadito che testare rappresenta un costo non trascurabile per i produttori, anche in vista dei nuovi piani di sostituzione dei microprocessori da parte dei produttori di chip che subiranno una decisa accelerazione con costi non prevedibili – come rileva IDC – questa ennesima vulnerabilità prova che quando in questa fase qualcosa va storto, i costi dell’insicurezza vengono scaricati dall’industria su aziende e organizzazioni. È chiaro che se la quasi totalità dell’installato in circolazione ha un difetto, la sostituzione di tutti i componenti inciderà – e molto – sulla struttura dei costi degli utilizzatori finali. Detto questo, bisognerà convivere con l’idea di essere esposti al pericolo di attacchi. Verosimilmente, l’hardware installato invecchierà con questa tara, che finirà per allinearsi ai ritmi consolidati di sostituzione dell’hardware. La buona notizia? Il probabile consolidamento del cosiddetto approccio “zero trust”. L’orientamento cioè di chi suggerisce di pensare al software, all’hardware e ai prodotti di sicurezza, come a qualcosa di intrinsecamente non sicuro. E agire di conseguenza.

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Strategia digitale e gestione dei dati. Come conciliare usabilità e sicurezza dei dati https://www.datamanager.it/2017/12/strategia-digitale-gestione-dei-dati-conciliare-usabilita-sicurezza-dei-dati/ Wed, 13 Dec 2017 11:29:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137305 Tra le strategie essenziali nel mondo digitale di oggi vi è anche quella di realizzare interazioni coinvolgenti e utilizzabili con i clienti su molteplici piattaforme tecnologiche, proteggendo nel contempo l’azienda dalle violazioni dei dati e da altri rischi per la sicurezza Come noto, oggi la massima priorità nel porsi di fronte alla sicurezza dovrebbe essere […]

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Tra le strategie essenziali nel mondo digitale di oggi vi è anche quella di realizzare interazioni coinvolgenti e utilizzabili con i clienti su molteplici piattaforme tecnologiche, proteggendo nel contempo l’azienda dalle violazioni dei dati e da altri rischi per la sicurezza

Come noto, oggi la massima priorità nel porsi di fronte alla sicurezza dovrebbe essere quella di salvaguardare il mantenimento della riservatezza, dell’integrità e della disponibilità di informazioni sensibili in un ambiente digitale. Queste priorità di mantenimento non devono aver luogo solo nei livelli più alti dell’organizzazione, ma richiedono anche di essere confrontati con i fattori di costo, l’esperienza utente e l’impatto complessivo sull’organizzazione. Tradizionalmente, l’obiettivo principale della maggior parte delle aziende è di costruire firewall costosi ed elaborati, quasi come se fossero castelli medievali, attorno a una proprietà digitale, con lo scopo di proteggere le informazioni sensibili e tenere lontane le persone non autorizzate. Tuttavia, questo approccio diventa subito impegnativo e costoso quando si inizia a proteggere i dati a riposo, in transito e in uso lungo tutti i complessi processi aziendali che attraversano molte tecnologie indipendenti, strati infrastrutturali e luoghi diversi. La realtà è che viviamo in un mondo in cui i principali stakeholder del business necessitano di un maggiore impegno degli utenti e nel contempo chiedono di aumentare la privacy e la sicurezza dei dati. Il numero di moduli di inserimento dei dati nei siti web e nelle intranet aziendali sta crescendo in modo significativo. Ogni modulo può essere potenzialmente oggetto di un attacco di intrusione di dati tramite la tecnica di iniezione SQL o un’altra eventuale minaccia alla sicurezza. Come si fa a monitorare e proteggere i moduli senza appesantirli con sistemi di autenticazione e altre misure che spesso influenzano negativamente i tassi di completamento da parte degli utenti? Le soluzioni attuali spesso portano a tempi di risposta lenti, che influenzano negativamente le prestazioni e l’esperienza complessiva dell’utente. Ciò spesso porta a una bassa adozione o addirittura all’abbandono delle soluzioni tecnologiche implementate.

Sicurezza e user experience

Spesso gli stakeholder del business presumono che le soluzioni che vengono implementate siano sicure, concentrandosi sul fornire un’ottima esperienza agli utenti finali. Per esempio, di recente stavo lavorando con un’organizzazione di marketing globale, dove quasi ogni prodotto o servizio aveva un imbuto di conversione distinto, che portava a una “call to action” con un modulo per ottenere maggiori informazioni. Questo è molto comune nel modello attuale di vendita online, in cui educhiamo i consumatori su un prodotto o un servizio e poi diamo loro l’opportunità di esprimere interesse e fornire informazioni che alla fine porteranno alla vendita. I moduli interni presentano un altro rischio, nel quale i dipendenti e le aziende partner in un modello B2B dovrebbero accedere alle applicazioni aziendali da località remote, spesso fuori da una VPN. Le applicazioni da parte delle HR per gli acquisti dai business partner devono essere rapide, usabili e sicure, poiché ogni modulo che viene implementato è un potenziale punto di intrusione e una minaccia di violazione dei dati. Di conseguenza, la maggior parte delle organizzazioni possiede migliaia di moduli e nessuna strategia coerente per renderli sicuri, dando nel contempo accesso pubblico, per supportare la crescente domanda di moduli digitali di self-service e di vendita-marketing. Le applicazioni mobili legate ai dati aziendali rappresentano un’altra tendenza in crescita, che consente una maggiore accessibilità ai dati ma anche nuovi rischi per la sicurezza. Gli utenti si aspettano l’autenticazione istantanea con il proprio dispositivo mobile con accesso facile e transazioni rapide e sicure per fare praticamente tutto, dall’acquisto di beni e servizi all’accesso a dati aziendali sensibili. In uno dei miei incarichi con un cliente, il team aveva creato moduli usabili e responsive operanti all’interno di un’applicazione aziendale nativa, ma non erano riusciti a renderli “https”. Non si trattava di un aspetto ovvio, in quanto l’URL effettivo non era visibile nell’applicazione nativa, ma fortunatamente il controllo di sicurezza aveva permesso di individuare il problema prima del rilascio definitivo dell’applicazione.


#UX James Hobart, Roma 8-9 e 10-11 maggio e 2018 @techtran
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Creare moduli rapidi, usabili e sicuri

Quando si creano app mobili, c’è la possibilità di utilizzare nuovi metodi per autenticare gli utenti e le loro posizioni di accesso e utilizzo. Spesso, si utilizzano i servizi di localizzazione esistenti forniti da framework di applicazioni nativi per convalidare le posizioni di utilizzo, ma l’uso diffuso di VPN sui dispositivi mobili in alcune aree ha reso difficile l’autenticazione della posizione. Lavorando con un cliente l’anno scorso, dovevamo abilitare un modulo di registrazione realizzato come pagina responsive all’interno di un’app mobile nativa. Siamo riusciti a creare un’esperienza di registrazione rapida e usabile, fornendo moduli di iscrizione sviluppati con il framework UI React e autenticando con il container di app nativo. Siamo stati persino in grado di catturare firme digitali e timestamp di data/posizione forniti tramite l’app nativa, utilizzando un’integrazione DocuSign. Per proteggere ulteriormente le informazioni di iscrizione e di pagamento abbiamo tokenizzato tutti i dati inseriti prima che venissero trasmessi dal dispositivo, grazie a un nuovo servizio di tokenizzazione fornito in SaaS da NXT-Security. Infine, come difesa contro i bot automatici, abbiamo installato il nuovo servizio reCAPTCHA di Google, riducendo notevolmente il fastidio tipico dei test di autenticazione, semplicemente chiedendo all’utente di fare clic su una casella di controllo e lasciando che il servizio Google fornisca ulteriori passaggi per riconoscere i veri utenti dai bot. Il bilanciamento tra usabilità e sicurezza dei dati continuerà a essere una sfida, ma queste nuove soluzioni ci hanno veramente aiutato negli ultimi mesi. Non esiste una singola soluzione, in quanto bisogna utilizzare una combinazione di strumenti e tecniche per creare moduli di inserimento dati ricchi, coinvolgenti e sicuri per gli utenti indipendentemente dal dispositivo o dalla piattaforma.


 

James Hobart

Presidente di Classic System Solutions, società californiana specializzata in User Interface Design, è consulente di fama internazionale ed esperto nella creazione di strategie efficaci di user experience. È anche esperto di design su larga scala di applicazioni enterprise. Ha più di 27 anni di esperienza nello sviluppo software e più di 23 anni di esperienza su GUI, web e mobile interface design.

Hobart presenterà per Technology Transfer i seminari: “User Experience (UX) Strategy” il 7 maggio 2018, “User Experience (UX) Design” l’8-9 maggio 2018 e “Design Sprint Workshop” il 10-11 maggio 2018.

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Sergio Pedolazzi, pensare digitale, ma Made in Italy https://www.datamanager.it/2017/07/sergio-pedolazzi-pensare-digitale-made-italy/ Tue, 25 Jul 2017 15:03:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129383 Come trasformare un’idea semplice in un’impresa di successo. Si parla molto di startup come volano per la crescita economica, ma in molti casi si tratta solo di slogan. Le piccole imprese innovative come D-Factory hanno invece il potenziale per creare sviluppo, nuovi posti di lavoro e dare nuovo slancio al Made in Italy La fabbrica […]

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Come trasformare un’idea semplice in un’impresa di successo. Si parla molto di startup come volano per la crescita economica, ma in molti casi si tratta solo di slogan. Le piccole imprese innovative come D-Factory hanno invece il potenziale per creare sviluppo, nuovi posti di lavoro e dare nuovo slancio al Made in Italy

La fabbrica connessa con tutto il suo arsenale tecnologico e il suo esercito di “makers” e Fab lab abbassa le barriere d’ingresso in termini di sviluppo di prototipo. Davanti alla platea del WeChangeIT Forum di Data Manager, Sergio Pedolazzi, CEO e founder di D-Factory, e ideatore di Skiddi, racconta come un’idea si può trasformare in impresa, partendo con poche risorse ma tanta creatività. Skiddi è il mini-trolley tascabile per il trasporto degli sci, un prodotto di design nato dal processo di accelerazione attraverso l’incubatore D-namic di Brescia. Skiddi è solo la prima idea diventata rapidamente realtà, finanziata attraverso concorsi e bandi nazionali e grazie al successo di una campagna di crowdfunding. Oggi, D-Factory, che si può definire un “laboratorio di idee”, si appresta a lanciare “dal basso” prodotti di design Made in Italy e sostenerne lo sviluppo, fino alla produzione industriale. Poco più di 80 grammi di peso, dimensioni equivalenti a quelle di un uovo e due piccole ruote, per un trasporto manuale veloce. Skiddi nasce da un bisogno personale. «Durante una vacanza in una località sciistica, mi sono chiesto perché dovessi fare tanta fatica per portare gli scii dal parcheggio o dall’hotel fino agli impianti di risalita. Un’idea semplice che parte da un’esigenza pratica» – afferma Pedolazzi. E i bisogni e i desideri dei clienti guideranno il mercato. La tecnologia cambia le abitudini ma non i bisogni. Le parole chiave sono: engagement, commitment, competenza. Sergio Pedolazzi, classe 1983, laureato in Ingegneria Civile, ha lavorato nel mondo delle costruzioni come area manager nel settore di sviluppo e progettazione di materiali innovativi per l’edilizia, e si è subito avvicinato al product design partendo dal movimento dei “makers”, sviluppando prodotti attraverso l’utilizzo della stampa 3D open-source.

I sostegni alle startup innovative previsti dal ministero dello Sviluppo economico, che ha adottato l’80 per cento delle misure indicate dalla comunità europea, dopo le prime fasi di avvio si scontrano con un sistema privato degli investimenti ancora troppo immaturo. In Italia, non esiste una vera cultura del capitale di rischio, né condizioni a contorno in grado di incoraggiarla. Al contrario, l’ecosistema delle startup in Italia è in continua crescita, soprattutto di quelle registrate come Innovative presso le Camere di Commercio. I dati raccolti individuano la Lombardia come la regione più virtuosa. Tuttavia, in termini di investimenti in startup e di presenza di fondi di venture capital, l’Italia si posiziona ancora in modo modesto rispetto ad altri paesi europei e soprattutto agli Stati Uniti, con la Silicon Valley in testa. Nel primo semestre del 2016, il venture capital in Italia ha pesato per l’uno per cento sul totale degli investimenti in imprese. I dati sono dell’AIFI, l’associazione Italiana di Private Equity, Venture Capital e Private Debt.


.@SergioPedolazzi #marketing40 Come passare dal prodotto al mercato? #wechangeit
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Nondimeno, si continua a parlare molto di startup come volano per la crescita economica. In molti casi si tratta solo di slogan. Di fatto, le startup italiane, per qualità e validità, avrebbero tutto il potenziale per creare nuovi posti di lavoro. «Dopo l’accelerazione nel primissimo periodo di vita dell’azienda – però – ci sono poche forme di sostegno nella fase di avvio dell’attività produttiva» – racconta Pedolazzi. In Italia, la cultura di Venture Capital è tutta da costruire. Chi vuole fare il salto finale e diventare “grande”, deve fare i conti in Italia con la scarsità dei finanziamenti. Nel mondo, c’è molta liquidità. Ma la liquidità va dove c’è meno rischio o dove c’è più rendimento e dove c’è un’infrastruttura non solo tecnologica ma di sistema in grado di reggere il cambiamento». Pensare digitale e l’importanza del saper fare. Dall’idea al prodotto. La tecnologia abbassa la prima barriera di ingresso. Ma come passare dal prodotto al mercato? «Le imprese di successo saranno quelle capaci di cambiare veramente il modo di vendere e comunicare, ma anche di ideare e sviluppare il prodotto. Chi insegna le strategie di marketing alle aziende, non ha mai gestito un’impresa». Parola di startupper.

Data Manager: Come nasce Skiddi? Con quanti soldi sei partito? Chi ti ha aiutato e supportato?

Sergio Pedolazzi: Skiddi nasce da una necessità personale, che nel caso specifico era quella di trovare un modo semplice e sicuro per agevolare il trasporto degli sci nel tragitto che separa il parcheggio o l’hotel dagli impianti di risalita. Una volta verificato che non ci fosse nulla di simile sul mercato, e riconoscendo che il mio problema poteva rappresentare un problema comune a tutti quelli che si trovavano nella mia medesima situazione, pensai che il problema poteva diventare un “bisogno latente” al quale dare una soluzione. Sono partito circa quattro anni fa acquistando una stampante 3D con la quale concepii l’idea di Skiddi, e una volta depositato un brevetto con circa duemila euro, varie fortunate coincidenze e un pizzico di convinzione, mi hanno dato la possibilità di incontrare persone e situazioni che mi hanno aiutato nello sviluppo dell’idea di Skiddi, fino alla realizzazione.

Dall’idea al prototipo. La tecnologia ha abbassato le barriere di accesso per l’ideazione e lo sviluppo di un’idea, ma quando si tratta di “diventare grandi” l’imbuto si stringe. C’è stato un momento in cui ti sei sentito solo e che non ce l’avresti fatta?

Grazie alle competenze tecniche della mia professione, sono riuscito a portare avanti i primi step di sviluppo autonomamente, grazie a un programma di modellazione 3D gratuito, una stampante 3D open source da 700 euro, e tanta fantasia. Si, oggi la tecnologia consente di abbattere la prima “barriera in ingresso” rappresentata dai costi di prototipazione, step che fino a pochi anni fa bloccava molti designer e progettisti che non erano in grado di passare nemmeno alla fase di prototipazione. Nel momento in cui ti accorgi che la fase di prototipazione è giunta al termine, cioè si è passati da un prototipo a un prodotto che possa soddisfare una richiesta sia funzionale sia estetica, è qui che inizia il vero e duro lavoro, e ci si scontra con la fatidica domanda: e adesso, come faccio a industrializzarlo e passare dal “prodotto” al “mercato”? A questa domanda, ci si rende subito conto che le competenze di una singola persona non bastano più, ed è necessario trovare altre competenze e persone che possano formare un vero team di sviluppo.

Perché in Italia, ci sono poche opportunità anche a livello di “seed”? Che cosa bisognerebbe migliorare?

Per rispondere a questa domanda e quindi capire i limiti che esistono a livello di investimenti in Italia, e come possono essere migliorati, bisogna conoscere le realtà al di fuori del nostro Paese. A me è bastato un viaggio nella Silicon Valley, per capire le differenze strutturali tra un paese come gli USA, dove un’idea a livello “seed” può essere finanziata con centinaia di migliaia di dollari e un’Italia, dove solitamente i primi “seed” si attestano intorno a qualche decina di migliaia di euro, che ovviamente possono e devono essere comunque sfruttati. Migliorare questa situazione purtroppo necessita un cambiamento culturale di un Paese che non è assolutamente pronto e non è propenso a investimenti ad alto rischio come quello che può essere in una startup.


.@SergioPedolazzi #marketing40 Pensare digitale, ma Made in Italy #wechangeit
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Quanto è importante credere nella propria idea e quanto che ci credano gli altri?

Sembrerà scontato dire che è importantissimo crederci in prima persona, a livello di non dormirci la notte. Ma fondamentalmente è cosi: se non si è disposti a investire per primi tempo e denaro sulla propria idea, significa che nessuno sarà disposto a farlo. Allo stesso tempo, però, non bisogna fare l’errore di essere “ciechi” e di andare avanti senza considerare gli spunti e i feedback esterni nella fase di sviluppo: bisogna essere sempre pronti e accettare le critiche, anche di chi ti sta più vicino. Capire quali di quelle critiche siano costruttive, e rimettere in discussione anche le proprie più ferree convinzioni, se necessario, per migliorare il prodotto. Solo in questo modo si può affrontare il mondo esterno, e soprattutto coloro che possono essere interessati a investire sull’idea. Per convincere un investitore, una banca o banalmente il pubblico, come nel caso del crowdfunding, serve da un lato essere assolutamente convinti ed entusiasti della propria idea e saperla comunicare in modo chiaro e professionale, e allo stesso tempo essere preparati a rispondere a qualsiasi dubbio e obiezione, per risultare credibili e convincenti.

Dopo un anno di break-even, Skiddi è alla prima stagione di vendita in Europa e USA. Una bella soddisfazione. Come gli strumenti di social marketing ti stanno aiutando a vendere la tua idea?

Premetto che io e il marketing fino a qualche mese fa eravamo due perfetti sconosciuti: questa esperienza mi ha però fatto capire che nel mondo della comunicazione, spesso chi “insegna” le strategie di marketing alle aziende, non ha mai gestito un’azienda. Questo per dire che, soprattutto quando si ha poco budget da spendere, l’unico modo per verificare quali strumenti siano più o meno adatti al tuo tipo di business, è quello di sperimentarli in prima persona, capire come funzionano e quindi di affinare, spesso procedendo per tentativi ed errori, la propria strategia. Nel mio caso specifico, il crowdfunding è stato il primo elemento vincente nella mia strategia di sviluppo, permettendomi di raccogliere pre-ordini e finanziamenti. Il crowdfunding è il più innovativo, rapido e globale strumento di marketing, che consente di fare subito un test sul mercato, ricevere feedback immediati, tutto prima ancora di aver messo in piedi una produzione industriale. Altri strumenti di marketing che ho testato e che hanno portato risultati strabilianti sono semplici campagne sponsorizzate sui social con investimenti giornalieri minimi, alimentate però da un piano editoriale che mi permettesse di raggiungere il target giusto, e una vendita online tramite campagne flash-sale paese per paese, sfruttando la visibilità delle community consolidate degli stessi siti partner. Non credo nei nuovi influencer, ma credo nella reputazione del mezzo che si usa. Il mezzo che si utilizza non è indifferente.

Bisogni e desideri dei clienti guideranno il mercato. Chi sono i tuoi clienti e che cosa stai facendo per migliorare la relazione con il tuo cliente?

Le azioni e le strategie di comunicazione fatte tramite le campagne sponsorizzate su Facebook mi hanno consentito di profilare e targettizzare molto bene la mia tipologia di clientela, estraendo per esempio le percentuali di clienti divisi per età, sesso, provenienza e gusti. Ma non tutti i target si possono raggiungere con Facebook. E ci sono relazioni e target che si possono costruire e raggiungere solo in contesti differenti, e questo è particolarmente vero nel B2B. In ambito più consumer, con costi di acquisizione bassissimi, è possibile raccogliere dati, che diventano informazioni fondamentali per migliorare sia la strategia di comunicazione sia per definire i migliori canali di vendita. Attualmente, grazie alle informazioni raccolte in questo anno e mezzo, sono ad esempio passato, da una vendita quasi esclusivamente online, a una vendita tramite retailer che mi consente di alimentare e diffondere la conoscenza del prodotto sul mercato.

Analytics, Big Data e Machine Learning promettono di realizzare il sogno del marketing one-to-one per dare ai clienti quello che vogliono. Ma i clienti sanno veramente quello che vogliono?

I clienti non saranno mai i direttori marketing di un’azienda. Ma credo sia ormai assodato che questi sono e saranno i migliori strumenti di marketing strategico a disposizione di un’azienda, e pensare di andare contro questa tendenza, o pensare che sia un metodo inutile, magari perché complesso e costoso, sia il modo più semplice di fallire, o comunque di rimanere indietro rispetto alla concorrenza. Oggi, qualsiasi azienda, dal produttore di Skiddi alla gelateria sotto casa, deve necessariamente dotarsi degli strumenti di analisi e raccolta dati, in modo da definire sempre meglio i bisogni dei propri clienti e le tendenze di mercato, e quindi modificare la propria strategia di vendita sulla base delle informazioni raccolte. L’ascolto e la capacità di elaborare le informazioni resta fondamentale. Se non fosse cosi, Google che raccoglie e vende informazioni non sarebbe…Google.


.@SergioPedolazzi Chi insegna #marketing non ha mai gestito un’impresa #wechangeit
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L’avventura di Skiddi che cosa ti ha insegnato sul tuo Paese, che non immaginavi?

Anche se da un lato l’Italia non ha dimostrato di essere un paese pronto e propenso all’investimento e al rischio, soprattutto in startup, e che manchino politiche di lungo periodo che agevolino lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in maniera strutturale, devo dire che personalmente non ho avuto un’esperienza totalmente negativa. Questo perché ho avuto la fortuna di incontrare persone molto competenti che sono state in grado di suggerirmi e indicarmi dove trovare le opportunità per portare avanti la mia idea. Anche a livello istituzionale, ho avuto la possibilità di accedere a finanziamenti a fondo perduto che mi hanno consentito, non senza difficoltà, di raccogliere, insieme al crowdfunding, quanto necessario per lanciare la mia attività. Quindi devo riconoscere che qualcosa di buono anche in Italia c’è, forse a volte difficile da scovare, ma c’è. Serve soltanto qualche passetto in avanti a livello culturale, che consenta di spingere e stimolare di più i giovani a sviluppare nuove idee di business, in un momento di difficoltà e di cambiamento che oggi stiamo vivendo, dove la parola “cambiamento” io la interpreto come “opportunità”.

Oggi, con D-Factory, stai per lanciare “dal basso” prodotti di design Made in Italy e sostenerne lo sviluppo, fino alla produzione industriale. Anche questo è il bello dell’Italia?

Ho sempre ammirato i piccoli e medi imprenditori degli anni Cinquanta o Sessanta, che da zero hanno costruito il tessuto industriale e lavorativo dell’Italia come nessun altro paese del mondo. Inoltre sono convinto che in Italia possiamo eccellere fondamentalmente in tre settori: cibo, moda e design. Con la mia piccola e modesta realtà vorrei semplicemente continuare a cavalcare un nostro punto di forza e mantenere attivo il settore manifatturiero che sta alla base dei prodotti di design, semplicemente sfruttando qualche strumento innovativo in più, convinto che la qualità del Made in Italy possa e debba ancora imporsi sul mercato globale. Quindi sì, per me anche questo è il bello dell’Italia, e se posso farne parte, non posso che essere felice e orgoglioso.


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Cisco Spark Board in mostra al Salone del Mobile https://www.datamanager.it/2017/04/cisco-spark-board-mostra-al-salone-del-mobile/ Fri, 07 Apr 2017 13:55:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122697 Tecnologia e design si fondono dando vita a una piattaforma di collaborazione innovativa e smart Eleganza, innovazione e semplicità di utilizzo. Con questi tre ingredienti, Cisco Spark Board va in scena al Salone del Mobile (spazio Workplace 3.0, Padiglione 24, stand E03-E07) forte del successo recentemente ottenuto, che l’ha vista aggiudicarsi il Red Dot’s Best […]

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Tecnologia e design si fondono dando vita a una piattaforma di collaborazione innovativa e smart

Eleganza, innovazione e semplicità di utilizzo. Con questi tre ingredienti, Cisco Spark Board va in scena al Salone del Mobile (spazio Workplace 3.0, Padiglione 24, stand E03-E07) forte del successo recentemente ottenuto, che l’ha vista aggiudicarsi il Red Dot’s Best of the Best Award, uno dei più prestigiosi premi a livello mondiale nell’ambito del design, grazie allo “straordinario e innovativo design”. Altri quattro riconoscimenti sono stati assegnati a Cisco Spark Room Kit e ad altre componenti tecnologiche della famiglia Cisco Spark.

Nel corso del Salone del Mobile sarà quindi possibile toccare con mano tutte le potenti funzionalità di collaborazione di questo “oggetto del desiderio” all-in-one e assistere a una dimostrazione di disegno interattivo realizzato da due designer professionisti collegati in videoconferenza (uno presso lo stand e l’altro collegato negli Stati Uniti). Ti aspettiamo!

Stop quindi a riunioni caotiche e deprimenti dove la confusione regna sovrana, con cavi e adattatori sparsi ovunque e magari un solo e vecchio vivavoce. Cisco Spark Board integra infatti tutti gli strumenti necessari per lavorare e collaborare al meglio durate le riunioni e rappresenta la perfetta combinazione tra le funzionalità tipiche delle smart board e quelle di audio e video con il vantaggio che tutto gira in cloud.

Puoi utilizzare Cisco Spark Board come dispositivo wireless  per le presentazioni, come lavagna digitale interattiva con cui tutti possono interagire contemporaneamente e da qualsiasi dispositivo grazie all’app Cisco Spark, e come dispositivo per conferenze di altissima qualità grazie alla videocamera 4k e ai microfoni integrati. Completa questa nuova e unica esperienza d’incontro la possibilità di organizzare i meeting e di acquisire, salvare e condividere i documenti, le idee e  i progetti nati in riunione in uno spazio condiviso.

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Fuori Salone 2017: dal riciclo al design domestico con Comieco https://www.datamanager.it/2017/03/salone-2017-dal-riciclo-al-design-domestico-comieco/ Tue, 21 Mar 2017 18:00:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121548 Per l’atteso appuntamento internazionale del design, il Museo delle Culture di Milano si illumina grazie ad un allestimento in cui carta e cartone sono protagonisti assoluti E’ la carta illuminata la protagonista dell’installazione proposta da Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base Cellulosica) in occasione del Fuori Salone. Ed è proprio nella […]

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Per l’atteso appuntamento internazionale del design, il Museo delle Culture di Milano si illumina grazie ad un allestimento in cui carta e cartone sono protagonisti assoluti

E’ la carta illuminata la protagonista dell’installazione proposta da Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base Cellulosica) in occasione del Fuori Salone. Ed è proprio nella suggestiva cornice del Museo delle Culture (Mudec) che prende forma il materiale da riciclo attraverso le mani sapienti e l’estro artistico dei designer in grado di trasformare oggetti di carta e cartone riciclati facendoli entrare a pieno titolo nell’area del design domestico.

Le creazioni in carta presentate al Fuori Salone sono solo alcune delle 40 descritte e raccolte nel volume Carta in Luce, una speciale monografia de “L’Altra Faccia del Macero”, l’osservatorio permanente di Comieco sulla produzione artistica e di design che ha scelto carta e cartone riciclati come mezzo espressivo.

Le lampade selezionate sono principalmente Made in Italy: spicca lo stile retrò con le creazioni stile-Italiano di Eetico e con le lampade “Egg of Columbus” di Seletti che usa la carta ruvida come quella utilizzata appunto per le confezioni delle uova e le cui forme traggono ispirazione dalle onde e dalle plissettature dei lampadari che popolavano le case di un tempo. Il materiale proposto, di per sè grezzo, ruvido e inusuale per il tipo di funzione svolta, è la fibra di carta pressata usata tipicamente nel mondo dell’imballaggio. A interpretare le sfumature e la giocosità della carta illuminata c’è poi Cartunia Design, con le sue ZOO, lampade dalle sagome di animali che strizzano l’occhio alla fantasia dei bambini, e l’ultima nata GORG, sviluppata con un nuovo tipo di cartone ondulato, versatile e flessibile, realizzata con carte riciclate e riciclabile al 100%.

Le anime delle lampade in cartone in mostra al Mudec sono molte ma tutte hanno un elemento ricorrente: dimostrano che quando la creatività sposa l’ingegno anche un materiale apparentemente inutile come un rifiuto può diventare una nuova risorsa, degna di ritagliarsi uno spazio da protagonista al Fuori Salone.

L’esposizione vuole dare concretezza al concetto di economia circolare del riciclo di carta e cartone, che inizia con un gesto semplice quanto fondamentale: la raccolta differenziata. “L’Italia ha un’eccellente industria del riciclo di carta e cartone” – spiega Carlo Montalbetti, Direttore Generale Comieco “e nel corso degli ultimi 20 anni abbiamo assistito a un incremento progressivo dei risultati arrivando a riciclare oggi circa 10 tonnellate di carta al minuto. Grazie alla raccolta differenziata, 4 imballaggi su 5 vengono oggi riciclati e rinascono sotto forme nuove: nuovi contenitori ma anche come oggetti di arredo, elementi artistici ed espressione di una creatività che sempre più strizza l’occhio alla sostenibilità e al risparmio di risorse naturali. Carta e cartone, materiali riciclabili e riciclati per eccellenza, si confermano espressione di un comune sentimento artistico ma anche di una cultura sociale e civica fondata sul rispetto per l’ambiente e la tutela delle risorse. “

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Sabaf a Supernova da vita alla prima Design Table per la ricerca https://www.datamanager.it/2016/09/sabaf-supernova-vita-alla-design-table-la-ricerca/ Sat, 24 Sep 2016 13:00:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109751 Dal 29 settembre al 2 ottobre, il Festival dell’Innovazione a Brescia punta su design e creatività grazie al patrocinio della multinazionale italiana Cosa accade quando una multinazionale leader nel mondo come Sabaf incontra un gruppo di designer? E’ questa la sfida lanciata dal marchio di Ospitaletto in occasione di Supernova, il Festival dell’Innovazione che si […]

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Dal 29 settembre al 2 ottobre, il Festival dell’Innovazione a Brescia punta su design e creatività grazie al patrocinio della multinazionale italiana

Cosa accade quando una multinazionale leader nel mondo come Sabaf incontra un gruppo di designer? E’ questa la sfida lanciata dal marchio di Ospitaletto in occasione di Supernova, il Festival dell’Innovazione che si svolgerà a Brescia dal 29 settembre al 2 ottobre.

Sabaf, punto di riferimento globale nel settore dei componenti da cucina, da sempre crede nell’innovazione e questa volta guarda con attenzione alla sinergia tra tecnologia e design, tra la creatività umana e l’innovazione.

Da questi presupposti nasce “Design Table”, un innovativo atelier temporaneo di Digital Fabbrication patrocinato da Sabaf e ideato da Ultrafab, laboratorio di ricerca e sviluppo che ha come obiettivo co‐progettare prodotti e servizi nel mercato dell’internet delle cose (Internet of Things o IoT).

Per una settimana, prima e durante Supernova, il “Design Table” sarà palcoscenico di confronto tra creativi e designer per concepire un prototipo di un potenziale nuovo prodotto. Brain storming quindi, ma non solo.

Attività su più giorni divisa in due fasi. La prima, progettuale, presso la sede di Ultrafab mentre la seconda di prototipazione rapida, all’interno del laboratorio temporaneo di Ultrafab all’interno di Supernova.

“Già in passato – conferma Alberto Bartoli, Ceo di Sabaf – abbiamo creduto nell’importanza della creatività che diventa strumento fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi tecnologici, e il patrocinio di questo “Design Table” va nella stessa direzione. Ricerca e analisi da un lato, reinterpretazione e anticipazione del futuro, dall’altro.  Abbiamo sempre partecipato a Supernova perché crediamo che l’innovazione debba far parte della vita di ciascuno di noi. Solo così si modernizza il Paese.”

L’appuntamento quindi è a Brescia per scoprire le nuove frontiere tecnologiche con Sabaf che conferma la propria vocazione pionieristica!

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Il design incontra il gusto https://www.datamanager.it/2016/06/design-incontra-gusto/ Wed, 22 Jun 2016 13:09:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103851 Gli ambienti della storica cantina Bersi Serlini (Franciacorta) sono stati allestiti con applicazioni realizzate mediante Ricoh Pro L4160 su innovativi materiali di stampa. Un’immersione nella creatività per gustare l’innovazione in ambito home, business & entertainment e decorazione di automezzi A Provaglio d’Iseo, nel cuore della Franciacorta, si trova l’azienda vitivinicola della famiglia Bersi Serlini, che […]

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Gli ambienti della storica cantina Bersi Serlini (Franciacorta) sono stati allestiti con applicazioni realizzate mediante Ricoh Pro L4160 su innovativi materiali di stampa. Un’immersione nella creatività per gustare l’innovazione in ambito home, business & entertainment e decorazione di automezzi

A Provaglio d’Iseo, nel cuore della Franciacorta, si trova l’azienda vitivinicola della famiglia Bersi Serlini, che produce vini Franciacorta con immutata passione da tre generazioni. 35 ettari di vigneti di proprietà circondano la cantina in cui antico e moderno convivono in modo assolutamente riuscito. Un’antica Dependance del 1100, dimora dei monaci di Cluny, si affianca infatti ad architetture moderne, legno, vetro, luce e trasparenze.

Il giorno 15 giugno Ricoh e il fornitore di prodotti per la stampa ScreenService Brescia hanno trasformato gli ambienti storici della Cantina Bersi Serlini in un percorso alla scoperta delle numerose applicazioni in ambito interior decoration e wrapping realizzate con Ricoh Pro L4160 su innovativi materiali di stampa Diatec, Metamark, r.tape.

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Idee, fantasia e materiali per mostrare le potenzialità di Ricoh Pro L4100

Stampe calpestabili delineano il percorso all’interno della Cantina partendo dall’ingresso dove si possono ammirare grandi vetrate decorate con vetrofanie realizzate su materiale ultra trasparente.

All’interno della struttura risalente al 1100 sono stati ricreati diversi spazi per mostrare applicazioni finalizzate alla valorizzazione degli ambienti, tra cui wrapping di tavoli e sedie, decorazioni murali – permanenti e semipermanenti – rinnovo di un bancone bar con supporti materici. Ricoh Pro L4160 è stata inoltre utilizzata per produrre etichette dei vini personalizzate per l’evento, rivestimenti lavagna, quadri fotografici realizzati su canvas e retroilluminati.

Nella decorazione di interni è molto importante che gli stampati siano conformi a criteri di ecosostenibilità e per la protezione della salute. Gli innovativi inchiostri Latex a base acqua della soluzione Ricoh Pro L4100 hanno ricevuto la prestigiosa certificazione greenguard che certifica la possibilità di realizzare applicazioni di interni in totale sicurezza.

Oltre all’interior decoration, sotto i riflettori nella Cantina Bersi Serlini anche il wrapping di un automezzo commerciale.

Lasciati ispirare dalla creatività

La tecnologia Latex di Ricoh si propone ai fornitori di servizi di stampa come una soluzione di stampa innovativa per un’ampia gamma di applicazioni sia interne che esterne.

La stampa latex offre un mondo di opportunità che erano impensabili anche solo un paio di anni fa. Crescono lo spettro applicativo e i materiali che possono essere utilizzati, aumentano la qualità e la resistenza dell’immagine. Un’evoluzione che non accenna a rallentare. Il latex entra in nuovi mercati e apre nuovi orizzonti. Ogni cosa intorno a noi è stampata, il latex garantisce grande flessibilità e ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista. Si pensi appunto all’interior decoration, un settore in cui questa tecnologia porta valore aggiunto in termini di possibilità di personalizzazione e di utilizzo di materiali sempre differenti creando applicazioni che siano “limited edition”.

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Tecno Connections, l’innovazione oltre il design https://www.datamanager.it/2016/05/tecno-connections-linnovazione-oltre-design/ Thu, 19 May 2016 10:39:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101504 C’è l’IoT, che conosciamo bene, e poi c’è il nuovo “io.T” di Tecno, l’innovativo sistema intelligente di arredi interconnessi e integrabili ai principali sistemi informativi, device, hub tradizionali e cloud, per offrire informazioni e soluzioni ai proprietari e gestori dei building a uso ufficio e agli utilizzatori finali. Tecno da sempre, si occupa di cogliere l’evoluzione […]

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C’è l’IoT, che conosciamo bene, e poi c’è il nuovo “io.T” di Tecno, l’innovativo sistema intelligente di arredi interconnessi e integrabili ai principali sistemi informativi, device, hub tradizionali e cloud, per offrire informazioni e soluzioni ai proprietari e gestori dei building a uso ufficio e agli utilizzatori finali.

Tecno da sempre, si occupa di cogliere l’evoluzione degli stili di vita per migliorare il benessere negli ambienti di lavoro. Conoscenza, intelligenza e connessione stanno profondamente cambiando il modo in cui ci comportiamo e facciamo business. In collaborazione con TIM, STMicroelectronics, Digitronica.it, Ilevia, InfoSolution e Videoworks, “io.T” rappresenta uno dei più innovativi progetti di sviluppo e ottimizzazione del sistema di arredo degli spazi di lavoro. Fondata nel 1953, con sede a Milano, negli storici edifici dei Caselli daziari di Porta Garibaldi, Tecno coniuga l’innovazione delle forme e la tradizione del design italiano. Fin dalla nascita il fondatore, Osvaldo Borsani, aveva concepito una “strategia di progetto globale” che coinvolgesse tutti gli attori del sistema design – progettista, costruttore e distributore – in un unico processo, interessando il designer a tutti i livelli della progettazione.


#Tecno Connections L’altro #IoT che cambierà il tuo modo di lavorare
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Il Parlamento Europeo, le stazioni ferroviarie francesi, il rinnovato British Museum dell’architetto Norman Foster e la realizzazione della torre di Agbar a Barcellona, progettata dall’architetto Jean Nouvel sono solo alcuni tra i “progetti speciali” realizzati da Tecno. Per il Fuori Salone 2016, lo studio Migliore + Servetto Architects ha interpretato il tema di Tecno per un’installazione site specific: una fitta rete di rosse linee di connessioni spaziali tese all’interno dello showroom Tecno che fuoriesce ad abbracciare la piazza antistante, costruendo così un’inedita connessione tra i due Caselli di Porta Garibaldi. Un flusso di energia, attraverso più di un kilometro di elastici rossi in tensione tra i due edifici speculari: un dinamico segno continuo di racconto che connette interno ed esterno. Una connessione oggi sempre più pervasiva grazie all’Internet of Things.

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Ricoh e la rivista Frame portano il “phygital future” alla Milano Design Week https://www.datamanager.it/2016/04/ricoh-la-rivista-frame-portano-phygital-future-alla-milano-design-week/ Wed, 06 Apr 2016 14:53:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98516 Design e mondo digitale si fondono nella mostra “What’s the Matter?” dando vita al concetto di “phygital future”. L’appuntamento è dal 12 al 17 aprile presso La Posteria, location esclusiva situata in zona Brera (Via G. Sacchi 5/7) Ricoh e la rivista Frame hanno collaborato per realizzare la mostra esperienziale “What’s the Matter?” che si […]

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Ricoh_Milano Design Week

Design e mondo digitale si fondono nella mostra “What’s the Matter?” dando vita al concetto di “phygital future”. L’appuntamento è dal 12 al 17 aprile presso La Posteria, location esclusiva situata in zona Brera (Via G. Sacchi 5/7)

Ricoh e la rivista Frame hanno collaborato per realizzare la mostra esperienziale “What’s the Matter?” che si svolgerà nella cornice della Milano Design Week. Le tecnologie audio-video di Ricoh saranno integrate nelle prestigiose scenografie realizzate dallo Studio Laviani per allestire uno spazio che ospiterà le installazioni di designer emergenti.

Le tecnologie fornite fanno parte dei Communication Services di Ricoh e includono lavagne interattive, proiettori e la fotocamera Ricoh Theta che realizza foto e video a 360°. Studio Laviani utilizzerà i proiettori Ricoh per mostrare in che modo sia possibile superare i tradizionali confini tra la realtà fisica del design e quella virtuale/digitale per creare uno spazio “phygital”.

I visitatori della mostra potranno:

·         scoprire le esperienze uniche e coinvolgenti rese possibili dai proiettori Ricoh

·         esplorare la funzione di diretta streaming a 360°

·         comprendere in che modo le tecnologie Ricoh possono trasformare gli spazi negli uffici

Alberto Mariani, Director of IT Infrastructure Services di Ricoh Europe, commenta: “Ricoh aiuta le aziende a innovarsi e ad entrare a pieno nell’era digitale. Grazie alla nostra consolidata esperienza nell’ambito della fotografia e della stampa, abbiamo creato un innegabile legame con il mondo delle immagini. Le tecnologie Ricoh per la comunicazione visiva rappresentano la naturale evoluzione del nostro percorso. Introdurremo sul mercato ulteriori innovazioni con l’obiettivo di supportare le idee che guidano il cambiamento e di promuovere esperienze innovative basate sull’arte e sulla cultura”.

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