DevOps – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 30 Sep 2020 15:10:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png DevOps – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 White Paper: Sicurezza 5 aree chiave in cui gli architetti devono potenziare gli strumenti di sicurezza nativi per il cloud https://www.datamanager.it/2020/09/white-paper-sicurezza-5-aree-chiave-in-cui-gli-architetti-devono-potenziare-gli-strumenti-di-sicurezza-nativi-per-il-cloud/ Wed, 30 Sep 2020 15:10:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=202894 I team di DevOps sono all’avanguardia nell’adozione del cloud; il modello di cloud è adatto alle loro prassi CI/CD. In molte organizzazioni, i team di sviluppo sono utenti del cloud, con i diritti di distribuzione dell’infrastruttura cloud (elaborazione, storage, reti e altre risorse), secondo necessità. Quando gli sviluppatori esercitano questi privilegi, tuttavia, i team di […]

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I team di DevOps sono all’avanguardia nell’adozione del cloud; il modello di cloud è adatto alle loro prassi CI/CD. In molte organizzazioni, i team di sviluppo sono utenti del cloud, con i diritti di distribuzione dell’infrastruttura cloud (elaborazione, storage, reti e altre risorse), secondo necessità. Quando gli sviluppatori esercitano questi privilegi, tuttavia, i team di sicurezza si assumono i rischi. In effetti, quest’anno gli architetti della sicurezza considerano la sicurezza delle DevOps come la loro priorità principale.
Il principale di questi rischi è rappresentato dalle minacce informatiche che sfruttano le configurazioni errate. Un attacco sferrato con successo a un ambiente basato su cloud può avere un impatto sull’intera azienda, danneggiando la reputazione dell’organizzazione, interrompendo le operazioni e/o causando la perdita di dati aziendali di vitale importanza.

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DevOps, tra benefici e sfide cresce l’interesse delle aziende https://www.datamanager.it/2018/06/devops-tra-benefici-e-sfide-cresce-linteresse-delle-aziende/ Wed, 13 Jun 2018 14:15:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149581 Le iniziative di digital transformation contribuiscono all’adozione di metodologie avanzate per lo sviluppo e la gestione del ciclo di vita delle applicazioni, ma sono ancora poche le aziende che adottano una strategia DevOps integrata e coordinata tra tutte le LoB Le aziende utilizzano un mix di metodologie differenti per lo sviluppo del software e per […]

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Le iniziative di digital transformation contribuiscono all’adozione di metodologie avanzate per lo sviluppo e la gestione del ciclo di vita delle applicazioni, ma sono ancora poche le aziende che adottano una strategia DevOps integrata e coordinata tra tutte le LoB

Le aziende utilizzano un mix di metodologie differenti per lo sviluppo del software e per l’application lifecycle management (ALM), da quelle più tradizionali a quelle maggiormente avanzate, ma mostrano una crescente propensione verso modelli agili e verso il DevOps in particolare, con un conseguente progressivo abbandono di metodologie tradizionali, come quella “a cascata” (waterfall). L’interesse per il DevOps è in crescita, soprattutto per quelle aziende che sono oggi chiamate a offrire sul mercato prodotti e servizi di qualità, in maniera sempre più rapida e con cicli di aggiornamento continui, per rispondere a crescenti requisiti di user experience e affidabilità. Il DevOps rappresenta l’integrazione ideale tra i processi di sviluppo applicativo e le IT operation a diversi livelli, con un forte impatto sulla cultura IT e di business, sui workflow di processo, sulla gestione delle infrastrutture, così come su creazione, sviluppo e rilascio delle applicazioni stesse.

UNA STRATEGIA DEVOPS PER TRAGUARDARE LA DX

IDC definisce il DevOps come una metodologia, una serie di practice e un set di tecnologie abilitanti in grado di “unificare” – in maniera altamente collaborativa – i diversi team responsabili della creazione end-to-end e della delivery di soluzioni applicative per il business. I team aziendali coinvolti includono quelli del design, dello sviluppo, del testing, della gestione dei processi e del portfolio applicativo, dell’area deployment e delle operations. Questi gruppi condividono, in un approccio ideale, metriche e responsabilità, e lavorano come un team unico. Le aziende di tutti i settori industriali e di tutte le dimensioni sentono oggi più che mai la necessità di adottare un approccio di questo tipo, per abilitare un business agile, in grado di accelerare l’innovazione e la trasformazione digitale. Le tecnologie della Terza Piattaforma (cloud, mobile, social, big data e advanced analytics) sono ormai pervasive in quasi tutte le attività aziendali e i processi di business (marketing, produzione, assistenza clienti), trainate anche dagli acceleratori dell’innovazione, quali IoT, cognitive computing, augmented & virtual reality, robotica o next-generation security. Queste tecnologie contribuiscono alla continua crescita degli applicativi aziendali e richiedono un continuo e progressivo aggiornamento degli stessi, con l’obiettivo di supportare e abilitare le nuove esigenze del business e dei processi, sia di back end sia di front office. Affidarsi a metodologie e servizi della tipologia DevOps permette di aumentare la velocità e la frequenza dei rilasci applicativi, di aumentare la sicurezza dei dati e di ottimizzare i costi, riducendo il numero di errori e difetti di sviluppo.


#whatsUp #DevOps Cresce l’interesse ma aziende ancora fase esplorativa @IDCItaly
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UN MERCATO MONDIALE IN CRESCITA

I driver che spingono l’adozione di servizi e prodotti DevOps sono rintracciabili principalmente nella possibilità di fornire una maggiore qualità in termini di servizio alle linee di business, una riduzione dei costi associati allo sviluppo e alla manutenzione del software, una maggiore velocità di rilascio applicativo, che permette alle aziende di essere agili e “responsive” sia verso i clienti interni sia verso i clienti esterni. Tutti questi fattori stanno contribuendo a trainare il mercato del software DevOps, che nello specifico comprende diverse porzioni del mercato del software: IT system e service management software, software per l’application lifecycle management e piattaforme applicative, inclusi servizi di public cloud che abilitano lo sviluppo e l’automazione del ciclo di vita del software, attività di release management e monitoring, nonché l’automazione di infrastrutture. L’insieme di questi prodotti e servizi contribuisce, in maniera congiunta, alla trasformazione e all’integrazione delle diverse fasi di sviluppo, test, quality, release, update e monitoraggio delle applicazioni.

IDC stima un mercato mondiale per il software DevOps del valore di 2,9 miliardi di dollari nel 2017, con un tasso di crescita per i prossimi 5 anni (CAGR) del 17,6%. Dalle diverse ricerche condotte da IDC, ci si aspetta che dal 2018 le aziende che adotteranno un approccio agile DevOps, riferito ai propri processi, unitamente alle tecnologie abilitanti, aumenteranno del 50% il rilascio di codice applicativo, riducendo i periodi del rilascio stesso, passando dagli attuali sei o tre mesi, a rilasci mensili o settimanali. La domanda per software DevOps e servizi di public cloud registrerà una forte crescita nei prossimi anni, trainata anche dall’adozione di tecnologie open source (tool, piattaforme e automazione) che contribuiscono a facilitare lo sviluppo di una cultura collaborativa, grazie alla possibilità di accedere a software community-based con vantaggi per le aziende in termini di riduzione dei costi, maggiore innovazione e flessibilità.

VISIONE INTEGRATA

Ancora poche le aziende che oggi hanno una “vision” integrata e coordinata tra diverse LoB. In base a una recente ricerca condotta da IDC a livello internazionale, le aziende dichiarano che oggi utilizzano il DevOps per gestire circa il 25% delle proprie applicazioni; nel giro di 5 anni si arriverà a una quota pari a 1/3 delle applicazioni gestite attraverso questo modello. Nonostante molte aziende si trovino ancora in una fase “esplorativa” per quanto riguarda l’implementazione di una strategia DevOps, emerge un forte interesse orientato allo sviluppo di competenze e ad attività pilota per implementare questa metodologia, anche se si tratta ancora di iniziative limitate ad alcune linee di business. Risulta, infatti, ancora marginale un approccio al DevOps integrato e coordinato tra IT e tra le diverse linee di business: la difficoltà a implementare una strategia di questo tipo sembra essere principalmente influenzata da fattori culturali e di leadership, ma anche da una carenza di competenze da parte delle risorse interne, da processi rigidi e dalla mancanza di tool adeguati. Vi sono evidenti difficoltà inoltre nel far evolvere gli applicativi di back-end tradizionali, come gli ERP, o i sistemi legacy/mainframe, che ancora ospitano software fondamentali per il funzionamento di processi “core” aziendali. Infatti, nel far evolvere le proprie metodologie di sviluppo e di gestione del ciclo di vita delle applicazioni, le aziende dovranno necessariamente includere questa tipologia di applicazioni e di sistemi IT, per abilitare un approccio realmente integrato e collaborativo, in grado di “incorporare” l’innovazione a tutti i livelli aziendali.

Diego Pandolfi research and consulting manager di IDC Italia

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CA Technologies presenta nuove tecnologie innovative per le aziende del futuro https://www.datamanager.it/2018/06/ca-technologies-presenta-nuove-tecnologie-innovative-per-le-aziende-del-futuro/ Thu, 07 Jun 2018 12:04:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149057 Insight per una migliore esperienza, automazione intelligente per il DevOps e “Shift-Left” nella sicurezza: queste le principali novità di CA per la Modern Software Factory In occasione della seconda edizione del Built to Change Summit, CA Technologies ha mostrato alcune innovazioni e aggiornamenti del proprio portafoglio di soluzioni, in grado di supportare l’evoluzione di qualsiasi […]

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Insight per una migliore esperienza, automazione intelligente per il DevOps e “Shift-Left” nella sicurezza:
queste le principali novità di CA per la Modern Software Factory

In occasione della seconda edizione del Built to Change Summit, CA Technologies ha mostrato alcune innovazioni e aggiornamenti del proprio portafoglio di soluzioni, in grado di supportare l’evoluzione di qualsiasi azienda verso una Modern Software Factory. Tali soluzioni integrano analitiche avanzate performanti e data science, con il machine learning, l’intelligenza artificiale e l’automazione, all’interno di tool e tecnologie che supportano l’intero ciclo di sviluppo del software (SDLC).

In tutti i settori, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) e delle analitiche avanzate in ambito aziendale è sicuramente una delle priorità per le organizzazioni, che vogliono ottimizzare la propria attività. Secondo un recente studio di Gartner, “Gli investimenti e l’elaborazione di strategie di AI e machine learning sono già fra le prime cinque priorità dei CIO.” Eppure, sebbene i benefici dell’AI siano facilmente riconosciuti dai vertici dell’azienda e continuino a emergere nuovi scenari d’uso, sussistono ancora una serie di ostacoli alla piena realizzazione delle potenzialità dell’AI in ambito aziendale. Tanto che, continua Gartner, “I CIO si trovano di fronte a due grosse sfide in fase di esplorazione e adozione dell’intelligenza artificiale: la carenza di personale qualificato ed esperto e la mancanza di comprensione del potenziale dell’AI da parte dell’IT e del business” a riprova della necessità, da parte delle organizzazioni, di considerare anche altri aspetti oltre alla tecnologia quando si intraprende il viaggio della Digital Transformation.

Insight per migliori esperienze

Riuscire a sfruttare l’immensa quantità di dati generati per astrarre insight fruibili il grado di guidare la crescita del business rappresenta un impegno significativo; una sfida resa ancora più complessa dalla possibilità di utilizzare tali dati all’interno di architetture moderne, che utilizzano API e microservizi per innovare e migliorare servizi e prodotti. Per rispondere a questa sfida, CA permette ai propri clienti di estrarre e applicare insight approfonditi per il machine learning e l’AI che supportano una pianificazione più accurata, la modellizzazione predittiva e la remediation in tempo reale delle problematiche operative.

“Come società riconosciuta nell’ambito della consulenza direzionale e dei servizi tecnologici che si focalizza sull’innovazione digitale, comprendiamo quale sia il ruolo cruciale svolto dai dati nella trasformazione del business,” ha dichiarato Karl Kleinert, Vice President of Sales di IntelliNet. “La capacità di sfruttare i dati provenienti da diverse piattaforme e di metterli in correlazione per derivare insight significativi per il risultato aziendale rappresenta uno strumento estremamente potente.”

Novità di CA per aiutare le aziende ad applicare i principali insight:

  • CA Digital Operational Intelligence, soluzione basata sul machine learning che offre insight completi, attingendo in automatico a dati cross-domain che provengono dai tool delle IT operation. Sostenuta dalla piattaforma CA Jarvis, la soluzione utilizza l’intelligence algoritmica per identificare rapidamente la root cause dei problemi, misurare e migliorare i livelli di servizio del business, ridurre i costi e ottimizzare l’utilizzo delle risorse, rilevare e correggere proattivamente potenziali problemi;
  • CA Project Portfolio Management (CA PPM) 15.4 introduce una funzionalità di pianificazione strategica con un modulo di roadmapping per la pianificazione visiva e la collaborazione top-down. Consente agli utenti di vedere, rielaborare e riordinare le informazioni sugli investimenti di tutta l’organizzazione, fornendo una business intelligence di immediata applicazione pratica con ricche funzionalità di modeling e forecasting.

Automazione intelligente per il DevOps

Il nuovo aggiornamento di CA Automic One Automation Platform potenzia la componente Ops del binomio DevOps grazie a una nuova gestione del ciclo di vita degli artefatti d’automazione, una gestione intelligente del critical path e il supporto di PostgreSQL. Supporta inoltre funzioni d’automazione “Shift-Left” per gli sviluppatori con la nuova funzionalità “Automation-as-Code” e collega i silos d’automazione a nuove integrazioni di CA Workload Automation, CA Continuous Delivery Director e CA Jarvis per offrire potenti funzionalità analitiche.

“Il motore di CA Automic One Automation consente a TASC di orchestrare meglio la toolchain di sviluppo e di applicare gli strumenti giusti al momento giusto,” spiega John Gildenzoph, DevOps engineer di TASC. “Sia che si tratti del deployment di software o di nuove istanze, il motore di automazione ci permette di ottenere la flessibilità necessaria per erogare nuovi servizi in modo scalabile. Grazie alla piattaforma CA Automation oggi la nostra organizzazione è più agile e snella, e anziché essere ostacolati da processi complicati, possiamo concentrarci su ciò che conta davvero; incrementare il valore di business per l’azienda.”

Sviluppo sicuro fin dal principio

Il nuovo arrivato nel portafoglio di CA Security, CA Veracode SourceClear, è un tool SaaS-based  per l’analisi della composizione del software che si basa su un esclusivo database delle vulnerabilità che va oltre il National Vulnerability Database (NVD) e la tecnologia dei metodi vulnerabili per accrescere la possibilità di sfruttare in modo pratico i risultati della Static Composition Analysis (SCA). Esclusiva di CA, questa combinazione di CA Veracode e CA Veracode SourceClear consente alle organizzazioni di utilizzare librerie open-source per accelerare lo sviluppo del software, senza aggiungere rischi non gestiti in modo da supportare l’evoluzione DevSecOps.

“La possibilità di integrare la scansione delle applicazioni nelle pratiche DevOps per noi si traduce nel poter offrire ai clienti nuovi servizi a valore aggiunto in modo più rapido, con piena garanzia di sicurezza e integrità in ogni applicazione e servizio,” ha dichiarato Scot Bellamy, Manager e Senior Security Architect di Cardinal Health. “Stiamo anticipando il testing (“Shift-Left”) e riducendo le tempistiche in produzione grazie all’integrazione della sicurezza nelle nostre procedure di sviluppo.”

“Sappiamo quali siano i benefici legati alle analitiche avanzate, al machine learning e all’intelligenza artificiale, oggi e nel futuro,” ha dichiarato Ayman Sayed, President e Chief Product Officer di CA Technologies. “CA aiuta ogni modern software factory introducendo e integrando queste funzionalità con i big data, l’automazione e la sicurezza, per aiutare i clienti a valorizzare sempre di più gli investimenti in tecnologia.”

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Trasformare in modo vincente l’intero business https://www.datamanager.it/2018/06/trasformare-in-modo-vincente-lintero-business/ Fri, 01 Jun 2018 10:40:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148791 A fronte di un mercato in evoluzione, servono nuovi metodi e competenze per creare un ambiente più reattivo verso il cliente e fronteggiare i competitor A cura di Fabio Cresta, Sr Principal Consultant, Presales CA Technologies Rifocalizzare le strategie di business ponendo i clienti al centro e individuando nuove priorità su cui lavorare è tra le esigenze […]

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A fronte di un mercato in evoluzione, servono nuovi metodi e competenze per creare un ambiente più reattivo verso il cliente e fronteggiare i competitor

A cura di Fabio Cresta, Sr Principal Consultant, Presales CA Technologies

Rifocalizzare le strategie di business ponendo i clienti al centro e individuando nuove priorità su cui lavorare è tra le esigenze dell’impresa di oggi, per stare al passo con le necessità di un mercato in cambiamento. Questa trasformazione, che richiede un nuovo modo di operare, non è facile, ma è indispensabile per la sopravvivenza dell’azienda.

Oggi i clienti hanno le idee chiare su quello che vogliono: prodotti sempre più evoluti e “smart”. Se non ottengono ciò che desiderano, si orientano subito verso un nuovo oggetto in sostituzione del precedente. Si accelerano i cicli di sviluppo del prodotto, emergono nuove tecnologie e mercati mentre i competitor sono sempre più agguerriti. Di conseguenza, è necessario cambiare in profondità il modo in cui l’azienda pensa, agisce e collabora.

Secondo CA Technologies, la capacità di far fronte alle esigenze attuali del mercato, e di accelerare il cambiamento può giungere dalle metodologie Agile e DevOps. L’unico modo per creare un mabiente più reattivo verso il cliente e verso i competitor è che l’intera azienda, e non solo i team di sviluppo, adottino queste metodologie.

Agile e DevOps lavorano meglio insieme; Agile aumenta l’efficacia di DevOps attraverso la gestione snella dei team di lavoro estesi e la loro comunicazione; DevOps “catalizza” Agile automatizzando la gestione delle release per favorirne l’accelerazione e la qualità. Tutto questo contribuisce alla demolizione dei “recinti” tra aree aziendali, facilitando la comunicazione e la collaborazione e portando a prodotti migliori, più velocemente.

Insieme è meglio

Uno studio, sponsorizzato da CA Technologies e condotto su 1.279 responsabili IT e dirigenti aziendali, 466 dei quali attivi in sei paesi europei, ha rivelato che secondo il 75% delle imprese italiane le metodologie Agile e DevOps, applicate insieme, offrono alle aziende più opportunità di successo rispetto a quando sono implementate singolarmente.

La ricerca “How Agile and DevOps Enable Digital Readiness and Transformation“, realizzata da Freeform Dynamics, ha evidenziato, però, che molte aziende devono ancora fronteggiare sfide legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti in programmi dedicati e all’allineamento della leadership per cogliere pienamente i vantaggi economici offerti da queste metodologie.

Un approccio in evoluzione

Secondo lo studio, l’81% dei team di sviluppo delle imprese italiane è impegnato nella adozione di metodologie Agile, il 68% nell’implementazione dei DevOps e il 78% nell’adozione della pratica di continuous delivery nello sviluppo. Circa il 96% delle società impiega la metodologia Agile applicandola ai soli team di sviluppo. L’80% degli intervistati sostiene che questo approccio stia migliorando o migliorerà la customer experience, l’86% che ha o avrà un impatto positivo sull’accelerazione dell’innovazione e del time-to-market e l’87% crede abbia o avrà un riscontro positivo in termini di riduzione dei costi IT. Le metodologie Agile sono usate in varie aree dell’azienda; l’83% delle società italiane le sta sfruttando per l’assistenza/supporto ai clienti, l’88% nello ricerca e sviluppo di prodotto e il 76% a vantaggio delle vendite.

L’importanza delle persone

Per migliorare l’efficacia dei progetti di sviluppo software, le organizzazioni italiane devono affrontare sfide legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti in programmi dedicati e all’allineamento a livello di leadership. La ricerca evidenzia la consapevolezza diffusa che l’implementazione delle metodologie Agile e DevOps nel ciclo di vita del software non sia solo una questione di competenze e modelli operativi. Per molti ci vuole un cambiamento di mentalità; una trasformazione di questo tipo riguarda le risorse umane, anche nel top management. Tra le priorità che contribuiscono ad aumentare l’efficienza, gli intervistati in Italia hanno citato:

  • Migliorare la cultura dell’organizzazione per incoraggiare e premiare la collaborazione (94%);
  • Ricevere più supporto e impegno da parte del management (86%);
  • Formare i team IT sulla collaborazione e l’integrazione delle best practice nelle loro mansioni quotidiane (85%);
  • Creare più risorse per agevolare l’implementazione di metodologie Agile e DevOps (82%);
  • Ridurre i vincoli di tempo, in modo che i team possano implementare metodologie Agile e DevOps efficaci (79%).

Trovare professionisti con le competenze adeguate è ancora una criticità; circa l’82% delle società italiane trova con difficoltà personale con competenze DevOps; il 72% ha problemi nell’individuare professionisti con skill in materia di Agile e il 67% trova a fatica risorse con esperienza di lavoro in team multidisciplinari.

Verso una nuova cultura

Le aziende possono trarre benefici non solo dal punto di vista tecnico e dello sviluppo e rilascio del prodotto, ma soprattutto portando nuove pratiche nell’organizzazione in area marketing, finance, HR ed executive team. Mantenere infatti un approccio misto (Agile nello sviluppo e tradizionale, ovvero basato su processi formali, a livello di management) fa si che non si ottengano appieno i risultati sperati. L’approccio tradizionale, infatti, è spesso fonte di colli di bottiglia che rallentano l’intero ciclo vanificando quindi i vantaggi in termini di velocità e qualità presenti poi a livello di team di sviluppo e delivery.

Per concludere, ecco cosa i leader, in concreto, possono fare per trasmettere una mentalità nuova all’azienda:

Interiorizzzare e trasmettere la cultura Agile a tutta l’azienda

Se il cambio di cultura e approccio non arriva dall’alto, difficilmente sarà adottato dagli altri livelli aziendali. In Italia ci sono già diversi casi di tentativi di adozione della metodologia Agile falliti perché approcciati in modalità Bottom-Up anziché Top-Down.

Essere trasparenti

Spesso la conoscenza è un potere che molti leader sono riluttanti a concedere. Questo atteggiamento è in conflitto con la mentalità agile. Importante è che i leader siano onesti con i loro team, dando le informazioni utili a lavorare meglio.

Collaborazione più profonda

I leader dovrebbero facilitare una trasformazione agile, favorendo la condivisione tra i differenti team e costruendo una cultura collaborativa. Non è più possibile che un leader possa solo delegare compiti e allontanarsi. Piuttosto, deve familiarizzare con gli strumenti, le pratiche e la terminologia utile a organizzare e far crescere i team.

Identificare rappresentanti agili

Ogni impresa ha bisogno di “evangelist” agili, capaci di trasmettere la nuova mentalità all’impresa. Se in azienda non ci sono persone con competenze di questo tipo, è possibile ricorrere all’aiuto di consulenti esterni.

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Per tre quarti delle organizzazioni italiane le metodologie Agile e DevOps possono determinare un maggiore successo aziendale se adottate congiuntamente https://www.datamanager.it/2018/05/per-tre-quarti-delle-organizzazioni-italiane-le-metodologie-agile-e-devops-possono-determinare-un-maggiore-successo-aziendale-se-adottate-congiuntamente/ Fri, 11 May 2018 09:04:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147395 Un nuovo studio condotto a livello internazionale rivela le sfide che le organizzazioni italiane si trovano ad affrontare in termini di cultura, divario di competenze e necessità di allineamento a livello di leadership quando decidono di adottare metodologie Agile DevOps CA Technologies ha annunciato i risultati di uno studio condotto a livello globale intervistando 1.279 […]

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Un nuovo studio condotto a livello internazionale rivela le sfide che le organizzazioni italiane si trovano ad affrontare in termini di cultura, divario di competenze e necessità di allineamento a livello di leadership quando decidono di adottare metodologie Agile DevOps

CA Technologies ha annunciato i risultati di uno studio condotto a livello globale intervistando 1.279 responsabili IT e dirigenti aziendali, 466 dei quali in sei paesi europei, secondo il quale il 75% delle organizzazioni italiane interpellate ritiene che le metodologie Agile e DevOps, applicate insieme, offrano alle aziende maggiori possibilità di successo rispetto a quando vengono implementate singolarmente.

Lo studio ‘How Agile and DevOps Enable Digital Readiness and Transformation’, realizzato da Freeform Dynamics, analista del settore IT, ha rivelato tuttavia che molte aziende devono ancora fronteggiare varie sfide – principalmente legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti nei programmi dedicati e all’allineamento della leadership – e di conseguenza rischiano di non cogliere i vantaggi economici offerti da queste metodologie.

“L’implementazione di Agile e DevOps nell’intera organizzazione aziendale offre la flessibilità necessaria per accelerare e rispondere alle esigenze dei clienti, che si modificano costantemente, alle aspettative degli utenti, ai cambiamenti normativi e, soprattutto, alle opportunità di mercato”, afferma Fabio Raho, Sr Account Executive di CA Technologies. “L’adozione delle metodologie Agile e DevOps deve però essere guidata dal business, integrata tra i vari team e iterativa, e deve sfruttare le analisi e i loop di feedback appropriati, per consentire miglioramenti rapidi e costanti, a ogni livello”.

In Europa le aziende più evolute nell’adozione dell’Agile – definite ‘Agility Master’ nello studio di Freeform Dynamics – ottengono notevoli vantaggi

Lo studio mette in luce le caratteristiche delle organizzazioni più evolute nell’adozione dell’Agile, definite “Agility Master”, ovvero il 14% delle aziende europee che hanno ottenuto un punteggio elevato in termini di ampiezza, profondità e coerenza nell’utilizzo delle metodologie Agile e DevOps.

Queste aziende ottengono vantaggi significativi rispetto alle imprese con un livello medio di adozione – definite “mainstream” nello studio -, in particolare:

  • Un tasso di crescita dei ricavi più alto del 57%
  • Un tasso di crescita dei profitti più elevato del 43%
  • Una probabilità del 2,6 superiore di aumentare le entrate di oltre il 20%
  • Una probabilità del 2,4 più elevata che la cultura e le pratiche dell’azienda supportino la collaborazione tra i dipartimenti che si occupano di sviluppo, gestione operativa e sicurezza IT
  • Una probabilità del 2,3 più alta che il team dedicato al software sia allineato agli obiettivi strategici dell’azienda
  • Una probabilità del 2,2 superiore che l’azienda comprenda le esigenze dei clienti

La maggior parte delle organizzazioni italiane è impegnata nell’adozione di metodologie Agile e DevOps

I team di sviluppo delle aziende italiane stanno trasformando il loro approccio; in particolare, secondo lo studio, l’81% è impegnato nella piena adozione di metodologie Agile, il 68% nell’implementazione dei DevOps e il 78% nell’adozione della pratica di Continuous Delivery nello sviluppo.

Circa il 96% delle aziende intervistate in Italia impiega largamente o in parte la metodologia Agile all’interno dei propri team di sviluppo – una percentuale più alta rispetto a tutto il resto d’Europa – e il suo valore viene sempre più apprezzato. Ad esempio, l’80% degli intervistati sostiene che questo approccio stia migliorando o migliorerà la customer experience complessiva, l’86% (percentuale più alta in Europa) ritiene che ha o avrà un impatto positivo sull’accelerazione dell’innovazione e del time-to-market e l’87% (anche in questo caso il dato più elevato registrato in Europa) crede abbia già o avrà un riscontro positivo in termini di riduzione dei costi IT.

Lo studio dimostra che le metodologie Agile vengono utilizzate in diverse aree dell’azienda; ad esempio, l’83% delle organizzazioni italiane le sta sfruttando ampiamente o in parte per l’assistenza/supporto ai clienti, l’88% nello sviluppo o ricerca di prodotto e il 76% a vantaggio della propria organizzazione di vendita.

Tecnologia e processo non sono tutto: l’importanza delle persone

Per migliorare l’efficacia dei propri progetti di sviluppo software, le organizzazioni italiane devono affrontare alcune sfide comuni, essenzialmente legate alla cultura, alle competenze, agli investimenti nei programmi dedicati e all’allineamento a livello di leadership. La ricerca evidenzia la consapevolezza diffusa che l’implementazione delle metodologie Agile e DevOps nel ciclo di vita del software non sia solo una questione di nuove competenze e modelli operativi. Per molti richiede anche un cambiamento significativo di mentalità e atteggiamento; l’attuazione di una trasformazione di questo tipo è una questione che riguarda sostanzialmente le risorse umane, anche a livello di top management.

Tra le priorità che contribuiscono ad aumentare l’efficienza, infatti, gli intervistati in Italia hanno citato:

  • Migliorare la cultura dell’organizzazione al fine di incoraggiare e premiare la collaborazione (94% – il dato più alto in Europa)
  • Ricevere maggior supporto e impegno da parte del management a tutti i livelli (86%)
  • Formare i team IT sulla collaborazione e l’integrazione delle best practice nelle loro mansioni quotidiane (85%)
  • Creare più risorse per agevolare l’implementazione di metodologie Agile e DevOps (82%)
  • Ridurre i vincoli di tempo, in modo che i team possano implementare metodologie Agile e DevOps efficaci (79%)

Anche trovare professionisti con le competenze adeguate rappresenta una criticità per il nostro Paese; circa l’82% delle organizzazioni italiane concorda nel ritenere difficile reperire personale con competenze DevOps; il 72% incontra difficoltà nell’individuare professionisti con skill in materia di Agile e il 67% trova a fatica risorse con esperienza di lavoro in team multidisciplinari. Ciò evidenzia una lacuna di competenze per la maggior parte delle organizzazioni, che richiede siano messi a disposizione maggiori strumenti, soprattutto in termini di formazione.

Correlare al meglio esecuzione e risultati di business

La relazione tra metodologie Agile, DevOps e risultati di business si basa sul ciclo continuo di feedback che collega la customer experience ai requisiti di progetto, mostrando la qualità delle performance di software delivery e supportando il business stesso. Quindi, per cogliere fino in fondo i vantaggi delle metodologie Agile e DevOps, le organizzazioni italiane devono anche sfruttare la rapidità di reazione e la flessibilità offerte da cloud, container e altre nuove architetture di progettazione e delivery del codice, anticipando tutte le attività – come ad esempio il testing continuo – e con una maggiore granularità dell’iterazione nell’intero ciclo di delivery del software e gestione operativa.

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Machine Learning e Intelligenza Artificiale nel Cloud https://www.datamanager.it/2018/03/machine-learning-e-intelligenza-artificiale-nel-cloud/ Fri, 30 Mar 2018 16:00:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144796 DevOps è un insieme di pratiche che automatizza i processi tra lo sviluppo del software e i team IT, in modo che questi possano creare, testare e rilasciare il software in modo più rapido e affidabile. Il concetto di DevOps si basa sulla costruzione di una cultura di collaborazione tra team che storicamente funzionano in […]

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DevOps è un insieme di pratiche che automatizza i processi tra lo sviluppo del software e i team IT, in modo che questi possano creare, testare e rilasciare il software in modo più rapido e affidabile.

Il concetto di DevOps si basa sulla costruzione di una cultura di collaborazione tra team che storicamente funzionano in silos. I vantaggi promessi comprendono una maggiore fiducia, rilasci di software più veloci e la capacità di risolvere rapidamente problemi critici e gestire al meglio il lavoro non pianificato.

Le metodologie DevOps stanno generando set di dati sempre più ampi e diversificati nell’intero ciclo di vita delle applicazioni, dallo sviluppo, all’implementazione, alla gestione delle prestazioni delle app stesse. Solo un solido livello di monitoraggio e analisi può veramente sfruttare questi dati per arrivare all’obiettivo finale del DevOps: l’automazione end-to-end.

Il recente aumento dell’intelligenza artificiale (AI) /machine learning (ML) nel cloud e le relative capacità come l’analisi predittiva hanno iniziato a spingere le organizzazioni DevOps a esplorare l’implementazione di un nuovo modello di analisi dei dati che si basa su algoritmi matematici. Molti fornitori di cloud pubblici, come Microsoft, Amazon, Google e IBM stanno attualmente supportando AI/ML-as-a-Service, consentendo alle organizzazioni DevOps di sfruttare l’agilità di tali servizi per aiutarli a diventare più efficienti nello sviluppo delle applicazioni, compreso automatizzare alcuni compiti ripetibili del DevOps.

L’automazione è il carburante che guida la metodologia DevOps

Automatizzare le attività ordinarie e ripetibili è una delle caratteristiche che definiscono la cultura DevOps. Con il miglioramento delle capacità di AI e ML, aumenta l’ambito e la complessità delle attività che possono essere automatizzate, il che eleva lo standard di tutti i DevOps. Gli umani dietro i DevOps possono essere liberati da compiti ancora più banali e possono così concentrarsi su progetti innovativi e creativi. Automatizzare le attività di routine è cruciale, ma c’è un altro fattore importante nel ruolo che giocano AI e ML nel futuro del DevOps: il fatto che gli esseri umani semplicemente non possono fare certe cose o non possono farle in modo veloce come le macchine – specialmente su scala.

Come Equinix sta adottando AI / ML in DevOps per le applicazioni aziendali

Nell’organizzazione DevOps di Equinix, utilizziamo AI/ML-as-a-Service per eseguire quanto segue con una maggiore automazione:

Analisi della causa principale e dell’azione raccomandata

  • Determina la correlazione e la causalità tra diversi alert
  • Consente di raggruppare i problemi correlati e distinguere la causa principale dai sintomi
  • Migliora il tempo complessivo di risoluzione

Analisi dei log

  • Impiega il machine learning e i big data per analizzare i log e trovarne la struttura
  • Rileva errori del server, problemi di prestazioni, ecc…

Previsione del malfunzionamento dei server e delle applicazioni

  • Utilizza dati (di formazione) precedenti per prevedere il futuro malfunzionamento del server
  • Utilizza i log degli errori dell’applicazione per costruire un modello in grado di prevedere con precisione futuri malfunzionamenti e identificare problemi e tendenze nelle applicazioni che devono essere risolti

Previsione delle esigenze infrastrutturali

  • Utilizza dati (di formazione) precedenti per prevedere modelli operativi, anticipare le esigenze in termini di capacità, segnalare alert sulle anomalie di sicurezza e monitorare autonomamente e auto-guarire il proprio ambiente di fronte a malfunzionamenti

Il nostro Equinix Cloud Exchange Fabric (ECX) facilita l’interconnessione immediata in tutto il mondo, anche al confine digitale, dove si incontrano il commercio, le persone e un numero crescente di ecosistemi aziendali, dispositivi IoT e fornitori di cloud e di rete. ECX consente la connessione privata tra le aziende all’interno dei data center Equinix International Business Exchange (IBX) nel Nord America e nell’area EMEA e, infine, in tutti i data center Equinix IBX del mondo. Ad esempio, nell’industria petrolifera e del gas, stiamo aiutando le aziende energetiche e i loro partner cloud a utilizzare AI, ML e cloud per monitorare da remoto i sensori IoT su pozzi petroliferi distribuiti per diagnosticare potenziali problemi di sicurezza.

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Intelligenza Artificiale al #WeChangeIT Forum di Data Manager

L’intelligenza artificiale sarà anche tema centrale dell’evento annuale di Data Manager che riunirà la comunità IT italiana il 21 Giugno all’ UniCredit Pavilion. L’agenda completa e l’opportunità di registrarsi a questo link

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In futuro, ci aspettiamo che il trend dell’utilizzo di AI/ML nel DevOps continui in tutti i settori, dal momento che sempre più aziende collaborano e sfruttano gli hub di interconnessione integrati e i data center di colocation come una piattaforma globale e unica per l’innovazione. Equinix e i suoi Global Solutions Architect supportano lo sviluppo di AI/ML attuali e futuri e l’acquisizione di dati sulla Piattaforma Equinix e stanno aiutando le odierne aziende digitali a implementare più funzionalità AI/ML come servizio cloud.

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Werner Vogels (Amazon) spiega come ripensare la produzione dei dati con il modello DevOps https://www.datamanager.it/2018/02/werner-vogels-amazon-spiega-ripensare-la-produzione-dei-dati-modello-devops/ Wed, 07 Feb 2018 14:07:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140610 Amazon Web Services illustra, attraverso le parole di Werner Vogels, come le aziende possano utilizzare le idee della produzione di massa per creare business con i dati Come le aziende possono usare idee dalla produzione di massa per creare business con i dati “Strategicamente, l’IT non conta”. Era questa la tesi provocatoria di un articolo […]

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Amazon Web Services illustra, attraverso le parole di Werner Vogels, come le aziende possano utilizzare le idee della produzione di massa per creare business con i dati

Come le aziende possono usare idee dalla produzione di massa per creare business con i dati “Strategicamente, l’IT non conta”. Era questa la tesi provocatoria di un articolo molto discusso dello statunitense Nicolas Carr, pubblicato nel 2003 sulla Harvard Business Review. Allora, le aziende spendevano più di metà del loro intero investimento per l’IT, in un modo non differenziante. “In un mondo in cui gli strumenti sono ugualmente accessibili per ogni azienda, questi non offrono alcun vantaggio competitivo”, così andava avanti la discussione. L’autore raccomandava piuttosto di guidare gli investimenti verso risorse strategicamente rilevanti. Negli anni successivi, molte aziende hanno esternalizzato le attività IT perché queste non le riguardavano più come parte del loro core business.

Una nuova era

Quasi 15 anni dopo, la situazione è cambiata. Oggi, nell’era della digitalizzazione globale, ci sono molti esempi che dimostrano come l’IT in effetti conti. Sviluppi come il cloud computing, l’Internet of things, l’intelligenza artificiale e il machine learning stanno dimostrando che l’IT è diventato, di nuovo, un driver strategico per il business. Questo sta trasformando il modo in cui oggi le aziende offrono prodotti e servizi ai propri clienti. Basti prendere l’esempio dell’industria manifatturiera: nella prototipazione, modelli tecnologicamente complessi non sono più prodotti fisicamente, ma le loro caratteristiche possono essere testate in modo puramente virtuale ovunque, grazie alle simulazioni. La startup tedesca SimScale sta sfruttando questo trend. I fondatori hanno infatti notato che in molte aziende i product designer lavoravano in modo molto distaccato dal resto della produzione. È possibile accedere alla piattaforma SimScale attraverso un normale browser web: in questo modo, i progettisti diventano parte di un ecosistema in cui le funzionalità di simulazioni, i dati e le persone coesistono, consentendo loro di sviluppare prodotti migliori più velocemente.

Anche i servizi a valore aggiunto stanno giocando un ruolo sempre più importante sia per le aziende, sia per i loro clienti. Per esempio Kärcher, produttore di tecnologie per la pulizia, gestisce la sua intera flotta attraverso la soluzione cloud “Kärcher Fleet”. Questa trasmette i dati dalle macchine di pulizia dell’azienda, con informazioni tra cui lo stato di manutenzione e di caricamento, quando le macchine vengono utilizzate e dove vengono collocate. Il beneficio per i clienti è che utenti autorizzati possono accedere a questi dati e quindi gestire i magazzini da siti differenti, rendendo il processo di manutenzione molto più efficiente.

Ma ci sono anche vantaggi per Kärcher: sviluppando questo servizio, l’azienda può avere l’esatta visione di come le macchine siano effettivamente utilizzate dai suoi clienti. Grazie a queste informazioni, attraverso il suo portale di analisi Kärcher può generare nuove entrate sotto forma di modelli in abbonamento.

Più di un semplice supporto

Questi esempi mettono in evidenza come oggi l’obiettivo del software non sia soltanto quello di supportare i processi di business; al contrario le soluzioni software sono diventate un elemento essenziale in aree di business multiple, a partire da piattaforme integrate che possono gestire tutte le attività (dalla ricerca di mercato alla produzione, fino alla logistica). Oggi, l’IT è la base dei modelli di business digitali e ha dunque un ruolo dal valore aggiunto, come si può notare, per esempio, quando le persone della vendita interagiscono con i loro clienti sugli shop online o tramite app mobile. Gli esperti di marketing utilizzano i big data e l’intelligenza artificiale per capire di più delle future esigenze dei loro clienti.

Breuninger, una catena di negozi di moda fortemente legata alla tradizione, l’ha capito e ha deciso di affidarsi a una piattaforma di e-commerce autonoma sul Cloud di AWS. Breuninger utilizza modelli moderni per lo sviluppo di software, come Self-Contained Systems (SCS), così da poter aumentare la velocità di sviluppo con team agili e autonomi, e testare velocemente nuove caratteristiche. Ogni team agisce in base al principio “tu l’hai costruito, tu lo fai funzionare”, per cui i team stessi sono responsabili di mettere in opera il software. Il vantaggio di questo approccio è che in fase di progettazione delle nuove applicazioni c’è già un focus sugli aspetti operativi.

Creazione del valore attraverso i dati

Nella digital economy, i dati sono al centro della creazione di valore, mentre gli asset fisici stanno perdendo significato nei modelli di business. Fino al 1992, la aziende più valutate nell’S&P 500 Index erano quelle che producevano o distribuivano cose (per esempio l’industria farmaceutica, il commercio). Oggi, chi sviluppa tecnologie (come tecnologia medica, software) e gli operatori di piattaforma (social media enabler, aziende di carte di credito) sono al top della classifica. Inoltre, il commercio attraverso i dati contribuisce alla crescita globale più del commercio con le merci. Di conseguenza, l’IT non è mai stato più importante per la strategia di quanto lo sia ora – non solo per noi, ma per ogni azienda dell’era digitale. Chiunque voglia sviluppare ulteriormente la sua attività da punto di vista digitale oggi non può farlo senza pensare allo stesso tempo a quale infrastruttura, quale software e quali algoritmi gli serviranno per realizzare i suoi piani.

Se i dati diventano protagonisti, allora le aziende devono imparare come trarne valore aggiunto – cioè combinando i dati di cui dispongono con fonti di dati esterne e utilizzando processi di analytics automatici e moderni. Questo avviene con software e servizi IT forniti attraverso software API.

Le aziende che vogliono diventare player digitali innovativi e di successo devono migliorare nella costruzione di soluzioni software. Bisognerebbe pensare bene a come si può organizzare la “produzione” di dati in modo tale da proporsi con un vantaggio competitivo. Abbiamo bisogno di meccanismi che consentano la produzione in massa di dati utilizzando capacità software e hardware. Tali meccanismi devono essere snelli, senza interruzioni ed efficaci e, allo stesso tempo, dobbiamo garantire che le esigenze in termini di qualità possano essere soddisfatte. Si tratta delle stesse sfide che per la merce fisica sono state risolte attraverso l’industrializzazione dei processi manifatturieri. Un’azienda che voglia industrializzare la “produzione di software” ha bisogno di trovare idee su come raggiungere lo stesso tipo di produzione di massa snella e qualitativamente di prima classe, come già accaduto per le merci industriali. E inevitabilmente, il primo posto dove guardare sarà un approccio alla produzione snello come Kanban e Kaizen, o la gestione della qualità totale. Negli anni ’80, aziende come Toyota hanno rivoluzionato il processo di produzione riprogrettando l’intera organizzazione e focalizzando l’azienda su principi simili. Creare quelle condizioni, da un punto di vista sia IT sia organizzativo, è una delle maggiori sfide che le aziende debbano affrontare nell’era digitale.

Imparare dalla leggerezza

Possiamo trasferire questo modello di successo anche all’IT? La risposta è sì. Nel mondo digitale, è decisivo attivare processi data-centrici e migliorarli continuamente; di conseguenza, qualsiasi ostacolo sulla via della sperimentazione e dell’ulteriore sviluppo di nuove idee dovrebbe essere rimosso il più in fretta possibile. Ogni nuovo progetto IT dovrebbe essere considerato come un’idea che deve passare per una fabbrica di dati – un sito di produzione completamente attrezzato con processi comuni che possono essere facilmente mantenuti. Il prodotto finale sono servizi o algoritmi di elevata qualità che supportano i modelli di business digitale. Le digital company si differenziano attraverso le loro idee, i dati e le relazioni con i clienti; quelle che trovano un modello di business digitale che funziona raggiungeranno un margine competitivo più velocemente. Soprattutto, la barriera tra lo sviluppo software e il business operativo deve essere superata: la ragione è che il successo, la velocità e la frequenza di questi esperimenti dipendono dalle performance dello sviluppo IT, e allo stesso tempo dalla rilevanza delle soluzioni per le business operation. Autoscout24 ha guadagnato moltissima agilità attraverso la sua soluzione cloud. L’azienda ha 15 team interdisciplinari autonomi che lavorano costantemente per testare ed esplorare nuovi servizi, con l’obiettivo principale di poter ripetere velocemente gli esperimenti attraverso il più ampio range di architetture, combinare i servizi gli uni con gli altri e comparare gli approcci.

Per diventare agili come Autoscout24, le aziende hanno bisogno di una “macchina” che produca idee. Perché non trasferire le formule di successo della manifattura industriale e i principi di gestione della qualità alla creazione di un software?

Le aziende industriali tedesche, in particolare, possiedono un’eccellenza manifatturiera costruita nei decenni. Laddove possibile, dovrebbero fare del loro meglio per trasferire questa conoscenza all’IT e, in particolare, allo sviluppo software.

In molte aziende, il know-how IT interno non si è sviluppato abbastanza velocemente negli ultimi anni – contrariamente alle potenzialità offerte dalle tecnologie. I clienti forniscono feedback online immediatamente dopo l’acquisto. Le analisi in tempo reale sono possibili attraverso i big data e aggiornamenti software vengono generati quotidianamente attraverso il cloud. Spesso, l’organizzazione IT e i processi ad essa associati non sono riusciti a tenere il passo. Di conseguenza, a dipartimenti specializzati con strutture di ieri viene richiesto di soddisfare le esigenze dei clienti di domani. Portare sul mercato prodotti e servizi innovativi velocemente non è possibile con cicli di processamento dei prodotti IT a lungo termine: non stupisce che molti dipartimenti specializzati provino a eludere il loro stesso dipartimento IT, per esempio spostando le attività sul cloud, che offre molti elementi IT costituitivi potenti attraverso API facili da utilizzare, per cui in precedenza le aziende hanno dovuto mettere in funzione software e infrastrutture complicati. Un “IT ombra” così decentralizzato non dà miglioramenti: l’effetto finale è che la complessità del sistema aumenta, il che non è efficiente. Questo schema dovrebbe essere rotto. Sviluppo e Operations hanno bisogno di lavorare per mano invece che in sequenza uno dopo l’altro, come nel vecchio mondo. E idealmente, questo dovrebbe essere fatto in molti progetti che vanno avanti parallelamente. Con il titolo di DevOps (combinazione di Development e Operations) il guru IT Gene Kim ha descritto le caratteristiche chiave di questa organizzazione.

Garantire il flusso

Kim sostiene che l’azienda debba essere costruita attorno ai benefici per il cliente e che il flusso di progetti debba essere il più morbido possibile. Gli ostacoli che bloccano la creazione di benefici per il cliente dovrebbero essere identificati e rimossi. In Amazon questo inizia con l’attribuire i progetti come regola a team interfunzionali e interdisciplinari. Inoltre, per la salvaguardia dell’agilità, i team non dovrebbero superare una certa dimensione: abbiamo una regola secondo cui i team dovrebbero essere esattamente della dimensione che consenta a tutti di sentirsi pieni con due pizze (grandi!). Questo approccio riduce il numero di passaggi necessari, aumenta la responsabilità e consente ai team di fornire il software ai clienti più velocemente.

Incorporare i feedback

Il primo feedback del cliente fa tornare al “processo di produzione”, nella migliore delle ipotesi. Inoltre, le aziende devono garantire che ogni singolo feedback sia applicato ai progetti futuri. Per evitare di perdersi in infiniti loop di feedback, questi dovrebbero essere organizzati secondo un processo snello: ricevere feedback delle parti interessate interne ed esterne non deve in nessun modo ostacolare il processo di sviluppo.

Imparare a rischiare

“Le buone intenzioni non funzionano mai, servono buoni meccanismi per far accadere qualsiasi cosa”, dichiara Jeff Bezos. Per questo, è necessaria una cultura aziendale che insegni ai dipendenti a sperimentare costantemente e a portare a termine i progetti. Con ogni nuovo esperimento, ci si dovrebbe assumere un piccolo rischio in più rispetto al precedente. Allo stesso tempo, da ogni team servono dati basati su KPI predefiniti riguardo l’impatto degli esperimenti. E bisogna stabilire meccanismi che facciano effetto immediatamente se si va troppo lontano o se qualcosa va per il verso sbagliato, per esempio se la soluzione non arrivasse mai al cliente.

Chiunque lo abbia provato sa che non è facile iniziare la propria rivoluzione digitale in azienda e mantenere comunque lo slancio. P3 supporta gli operatori cellulari e offre ai suoi clienti accesso a dati che forniscono informazioni sulla qualità delle reti cellulari (per esempio sulla forza del segnale, sulle connessioni danneggiate e sul volume di produzione di dati) in tutto il mondo e indipendentemente dall’operatore di rete e dal fornitore dei cellulari. Questo consente ai clienti di mettere insieme misure per espandere le reti o nuove offerte per un utilizzo più efficiente della loro capacità. Con l’introduzione di strumenti DevOps, P3 può definire un processo automatico che implementi con un tasto l’infrastruttura di calcolo richiesta dal Cloud AWS e pacchetti di software specifici per il progetto. Inoltre, il processo di definizione può essere rivisto dagli sviluppatori, dal business o dai data scientist in qualsiasi momento, per esempio per sviluppare nuove region, aggiungere software di analisi o implementare nuovi servizi AWS. Adesso P3 può concentrarsi completamente sulle sue competenze chiave, ovvero sviluppare i suoi software proprietari. I data scientist possono utilizzare le risorse che si sono liberate per analizzare in tempo reale dati raccolti in tutto il mondo e mettere quanto hanno rilevato a disposizione dei clienti.

Il cloud offre possibilità IT illimitate dal punto di vista tecnico, dal quale sono nate nuove opportunità, ma sta diventando sempre più chiaro cosa sia necessario per sfruttarle. Le tecnologie cambiano più velocemente delle persone, e i singoli più velocemente di intere aziende. Affrontare queste sfide è una necessità strategica, cambiare l’organizzazione è il prossimo collo di bottiglia sulla strada per diventare digital champion.

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Compuware e SonarSource unificano il DevOps multipiattaforma con metriche di copertura del codice COBOL integrate https://www.datamanager.it/2018/01/compuware-sonarsource-unificano-devops-multipiattaforma-metriche-copertura-del-codice-cobol-integrate/ Mon, 15 Jan 2018 11:42:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138923 L’inclusione del mainframe nella qualità continua del codice accelera l’agilità digitale, eliminando contemporaneamente i rischi del ricambio generazionale nella gestione della piattaforma Compuware e SonarSource hanno annunciato delle nuove integrazioni che consentono ai team DevOps aziendali di monitorare e convalidare accuratamente la copertura dei test delle applicazioni COBOL con la stessa facilità e utilizzando gli […]

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L’inclusione del mainframe nella qualità continua del codice accelera l’agilità digitale, eliminando contemporaneamente i rischi del ricambio generazionale nella gestione della piattaforma

Compuware e SonarSource hanno annunciato delle nuove integrazioni che consentono ai team DevOps aziendali di monitorare e convalidare accuratamente la copertura dei test delle applicazioni COBOL con la stessa facilità e utilizzando gli stessi processi adottati per Java o altra tipologia di codice diffuso.

Questa capacità di automatizzare il rilevamento della copertura del codice attraverso le diverse piattaforme è un altro esempio di come Compuware stia consentendo agli IT aziendali di applicare le stesse e comprovate discipline Agile, DevOps e Continuous Integration/Continuous Delivery (CI/CD) sia ai sistemi principali di archiviazione che ai sistemi di ingaggio.

Le metriche di copertura del codice forniscono informazioni sul grado di esecuzione del codice sorgente durante il test, ovvero, quali linee di codice sono state o non sono state eseguite e quale percentuale di un’applicazione è stata o non è stata testata. Queste misurazioni consentono ai team IT di comprendere la portata e l’efficacia dei test prima che il codice venga messo in produzione.

Le nuove integrazioni inseriscono automaticamente i risultati di copertura del codice acquisiti da Compuware Topaz for Total Test in SonarSource SonarQube, una soluzione per la qualità continua del codice utilizzata da più di 900 imprese innovative digitali, fornendo ai team DevOps una visione accurata e unificata delle metriche della qualità e dei progressi su tutte le piattaforme.

La gestione continua della qualità del codice su tutte le piattaforme è di straordinario valore per le grandi imprese, poiché la loro capacità di portare nuovi prodotti digitali sul mercato è spesso subordinata all’aggiornamento simultaneo del codice sia sui sistemi mainframe di back-end che sui sistemi di ingaggio front-end mobile e web.

Più specificamente, l’integrazione tra Topaz for Total Test e SonarQube ora consente ai team DevOps di:

• Ottenere informazioni sulla copertura del codice da rilasciare per tutte le componenti di un’applicazione e su tutte le piattaforme

• Migliorare il rigore della governance digitale con una forte applicazione delle policy di QA del mainframe per errori di codifica, perdita di dati, vulnerabilità delle credenziali e altro

• Accorciare i cicli di feedback per accelerare il time-to-benefit e ridurre più rapidamente i problemi nelle competenze COBOL e i rallentamenti nei processi DevOps del mainframe.

Topaz for Total Test acquisisce le metriche di copertura del codice direttamente dal codice sorgente stesso, piuttosto che da un file di listing, come nel caso di molti strumenti mainframe obsoleti. Questa acquisizione diretta è più accurata ed elimina la necessità per il personale di test e sviluppo di comprendere le idiosincrasie su come i file di listing mappino il codice sorgente effettivo.

“La copertura del codice è una parte così integrante della gestione continua della qualità del codice che i professionisti DevOps di oggi la danno quasi per scontata”, ha dichiarato Jason Bloomberg, presidente della società di analisi della trasformazione digitale agile Intellyx. “Sul mainframe, tuttavia, la copertura del codice è sempre stata una sfida difficile. Con l’annuncio di oggi, Compuware e SonarSource portano la copertura del codice mainframe nell’era DevOps, integrando ulteriormente il mainframe”.

“Il fatto che Compuware continui a sviluppare una toolchain DevOps per COBOL completa è ottimo. L’aggiunta della copertura del codice è un risultato importante e sono molto contento che stia succedendo”, ha dichiarato Olivier Gaudin, CEO di SonarSource. “La nostra partnership con Compuware migliora notevolmente la possibilità per le grandi aziende di portare i propri mainframe nei loro processi DevOps multipiattaforma, mantenendo rigorosamente la qualità delle loro applicazioni aziendali principali”.

Compuware ha anche semplificato la configurazione e l’uso di Xpediter Code Coverage, rendendo sia per gli esperti di COBOL che per i principianti molto più semplice comprendere l’efficacia dei loro test. Quando si eseguono test automatici e si fa il debug del codice tramite l’interfaccia intuitiva Eclipse di Topaz, il codice coperto e scoperto viene evidenziato in modo che gli sviluppatori possano individuare rapidamente le aree che richiedono attenzione, proprio come succede con Java.

L’annuncio di oggi fornisce ulteriori conferme sulla strategia di Compuware di integrare il mainframe, fornendo un ambiente di sviluppo mainframe familiare e intuitivo -integrato con strumenti DevOps all’avanguardia- per gli sviluppatori da poco impegnati nella gestione delle applicazioni mainframe. Per il tredicesimo trimestre consecutivo Compuware offre infatti un’innovazione significativa in vista di questa modernizzazione.

“I nostri clienti gestiscono le loro attività sul mainframe, quindi le loro comprovate applicazioni COBOL sono di straordinaria importanza e valore per loro”, ha affermato Chris O’Malley, CEO di Compuware. “Ecco perché supportiamo i nostri clienti offrendo continuamente loro le nuove soluzioni di cui hanno bisogno per raggiungere gli ambiziosi obiettivi per la trasformazione digitale, proprio come dovrebbe fare un vero partner di software mainframe”.

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Trend Micro assicura la protezione per i DevOps https://www.datamanager.it/2017/11/trend-micro-assicura-la-protezione-devops/ Wed, 29 Nov 2017 16:34:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136421 L’acquisizione dell’azienda canadese Immunio e uno sviluppo tecnico interno espandono la soluzione di Hybrid Cloud Security Le aziende costruiscono e distribuiscono applicazioni in maniera sempre più veloce, dal cloud ai container. Ogni ostacolo al ciclo di vita DevOps, però, può creare blocchi e rallentamenti a un’intera azienda. Per supportare le organizzazioni in questo delicato contesto, […]

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L’acquisizione dell’azienda canadese Immunio e uno sviluppo tecnico interno espandono la soluzione di Hybrid Cloud Security

Le aziende costruiscono e distribuiscono applicazioni in maniera sempre più veloce, dal cloud ai container. Ogni ostacolo al ciclo di vita DevOps, però, può creare blocchi e rallentamenti a un’intera azienda. Per supportare le organizzazioni in questo delicato contesto, Trend Micro annuncia un ulteriore sviluppo della sua soluzione di Hybrid Cloud Security. Questa implementazione migliora la protezione automatizzata che Trend Micro può garantire in tutto il ciclo di vita DevOps ed è resa possibile dall’acquisizione dell’azienda canadese Immunio e da uno sviluppo tecnico interno.

“Siamo entusiasti di aver acquisito la tecnologia di protezione delle applicazioni di Immunio, il loro team di esperti e i loro clienti” Ha affermato Bill McGee, SVP and GM of Hybrid Cloud Security at Trend Micro. “I cambi tecnologici, come il cloud computing e le piattaforme container, permettono di sviluppare applicazioni in maniera più veloce. La sicurezza per le applicazioni di Immunio permette ai nostri clienti di migliorare la protezione dalle vulnerabilità software delle applicazioni che stanno costruendo”.

Trend Micro migliora anche le capacità di security specifiche per i container, consentendo la scansione dell’immagine dei container, che permette di identificare e risolvere le criticità di sicurezza prima del rilascio della produzione. I clienti potranno scansionare le immagini nel registro container, in questo modo il team di sviluppo potrà risolvere le criticità prima della distribuzione e applicare capacità di protezione run-time in base ai risultati. Queste capacità saranno disponibili da aprile 2018.

Gartner afferma che “Entro il 2019, più del 70% delle iniziative aziendali di DevSecOps avrà in dotazione uno scanner automatizzato, per le vulnerabilità e la configurazione dei componenti open-source e dei pacchetti commerciali. Nel 2016 erano meno del 10%”.

Le nuove capacità Trend Micro si adattano perfettamente al ciclo di vita DevOps. Immunio consente di rilevare e proteggere dalle vulnerabilità delle applicazioni mentre lo scanner dell’immagine dei container permette di pubblicare e proteggere dei container sicuri. Tutte queste capacità permettono di avere applicazioni sicure e resilienti, oltre a migliorare decisamente le operazioni run-time, sia on-premise che nel cloud pubblico.

“Molti dei nostri clienti hanno progetti DevOps avanzati e utilizzano Trend Micro Deep Security in maniera automatizzata, per usufruire di una protezione server e delle applicazioni”. Conclude McGee.

Le nuove capacità Trend Micro sono messe in mostra in questi  giorni all’evento AWS re:Invent 2017 di Las Vegas (27 Novembre al 1 Dicembre – Stand #1812).

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I mille volti del cloud https://www.datamanager.it/2017/06/mille-volti-del-cloud/ Mon, 19 Jun 2017 10:21:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126962 Cloud computing privato, infrastrutture ibride: i modelli dell’informatica “software defined”, di un diverso modo di concepire lo sviluppo applicativo, stanno finalmente prendendo piede. Con molte resistenze e freni di natura culturale e soprattutto formativa   Parlare di cloud computing nel pieno del processo di digital transformation scatenato dall’avvento della cosiddetta Terza Piattaforma (di cui il […]

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Cloud computing privato, infrastrutture ibride: i modelli dell’informatica “software defined”, di un diverso modo di concepire lo sviluppo applicativo, stanno finalmente prendendo piede. Con molte resistenze e freni di natura culturale e soprattutto formativa

 

Parlare di cloud computing nel pieno del processo di digital transformation scatenato dall’avvento della cosiddetta Terza Piattaforma (di cui il cloud è principale pilastro) può sembrare quasi pleonastico. Ma il cloud computing non è un mero schema architetturale, un paradigma immutabile nel tempo. Le tecnologie di virtualizzazione, o se si vuole di astrazione dai livelli fisici di una risorsa computazionale (e non solo computazionale) su cui poggia questa efficace metafora, sono in costante evoluzione e soprattutto sono pervasive. Non sono solo le singole “macchine” a essere virtualizzate nel cloud: anche le risorse e le funzioni di storage e di rete si allontanano sempre di più, dal punto di vista delle configurazioni e dell’orchestrazione, dai rispettivi substrati hardware. In parallelo, cresce l’adozione di modelli cloud più ibridi, dove contano la capacità di orchestrazione tra risorse allocate on premises e sul cloud pubblico e la presenza di validi strumenti di monitoraggio della reale performance di servizi e applicazioni. Non è quindi banale tornare a interrogarsi sull’evoluzione delle infrastrutture aziendali, sui livelli di virtualizzazione del o dei data center, sulle decisioni progettuali da prendere nel caso di adozione di servizi di cloud pubblico, o per il dispiegamento di applicazioni in ambienti ibridi. Collateralmente, una discussione sul cloud può affrontare il tema delle tecnologie – spesso open source – che fanno da contorno all’informatica di nuova generazione, come lo sviluppo agile, le applicazioni basate su microservizi, il modello di virtualizzazione dei container, la gestione delle API nell’ottica di un business digitale basato sull’esposizione – sia verso i partner sia verso il cloud pubblico, di servizi e dati, delle nuove modalità di gestione dello sviluppo applicativo, del testing e della messa in servizio, attraverso strumenti di DevOps e di misura dell’application performance. Ancora una volta, i partecipanti alla tavola rotonda sono stati chiamati a discutere in modo aperto e interattivo, intervenendo sul livello di maturità che i paradigmi del cloud hanno raggiunto all’interno delle rispettive organizzazioni e sull’adeguamento al cloud dei modelli di sviluppo applicativo. Sui cambiamenti avvenuti all’interno del data center, come pure sulle figure tecniche e decisionali preposte al governo dell’evoluzione infrastrutturale. Sull’uso di strumenti e approcci avanzati, dal DevOps all’application performance management, dall’agile development ai microservizi. Ma anche sul fenomeno visto in ottica di ecosistema, tra clienti finali, partner B2B e fornitori di soluzioni, servizi cloud e consulenza di system integration a essi orientati.

Sergio Patano research & consulting manager di IDC Italia – Massimo Calabrese CEO di OPEN-V – Daniele Savarè head of Service Line ICT Evolution di UniCredit Business Integrated Solutions – Moreno Carandente IT manager di Edison

IL MOMENTO DELLA MATURITÀ

A Sergio Patano, research & consulting manager di IDC Italia l’usuale compito di aprire la discussione, rivelatasi particolarmente ricca di esperienze e spunti, con qualche numero sull’evoluzione di un mercato che oggi, sottolinea l’esperto, ricorda per tassi di crescita i fasti del settore informatico dei primi anni Novanta. «Fenomeni come il broadband o il mobile, la realtà aumentata e virtuale, crescono a due o tre cifre e sono tutti riconducibili alla cosiddetta Terza piattaforma e ai fattori di accelerazione della trasformazione» – osserva Patano, aggiungendo che oltrepassata la soglia del miliardo di euro di valore, il mercato italiano del public e private cloud pone l’Italia, con una quindicina d’anni di ritardo rispetto a un’onda tecnologica che gli Stati Uniti cavalcano dai primi anni del terzo millennio, nel contesto della piena maturità del cloud. «Le aziende stanno cominciando a inserire soluzioni di automazione per liberare risorse IT a fronte della riduzione dei budget e del personale che deve gestire l’infrastruttura.

Diventa necessario implementare soluzioni di automazione che liberino dalle incombenze del day-by-day e facilitare l’allineamento all’e-business, anticipando le esigenze dell’impresa prima che siano gli stessi responsabili delle linee di business, ad acquisire servizi sul public cloud, dando luogo al complesso fenomeno della Shadow IT». Uno scenario che molti interventi alla tavola rotonda confermeranno. Prendendo in esame lo stato dell’arte della virtualizzazione, Patano sottolinea il crescente interesse nei confronti delle tre aree “software defined” delle infrastrutture. Aumentano i progetti in cui la virtualizzazione delle risorse di calcolo, storage e rete viene affrontata congiuntamente, anche se al momento la tecnologia del software defined network è ancora in ritardo. Perché le SDN sono così indietro? Secondo un sondaggio IDC condotto su 107 aziende italiane medio-grandi, il 15% confessa di nutrire timori nei confronti di tecnologie per le quali non si dispone di competenze interne, a fronte di una analoga percentuale che dà la priorità all’innovazione solo quando se ne percepiscono concretamente i benefici. «Il grosso del campione rimanda l’adozione di nuove tecnologie a quando queste sono mature, ma questo implica che nel momento in cui vengono adottate le tecnologie non sono più nuove. Chi aspetta troppo corre il rischio di perdere i vantaggi dell’innovazione e della sua leva competitiva». Analogo il discorso su metodologie avanzate come il DevOps, i cui livelli di adozione sono però incoraggianti. «Il DevOps, finalizzato alla creazione di applicazioni sempre più time-to-market, vive un momento di forte riscoperta» – conclude Patano. «In un’altra survey europea, condotta su un campione di 280 aziende, il 51% dichiara di averlo già adottato, altri lo stanno valutando, ma con quali finalità? Innanzitutto per la agilità e la velocità, per rispondere meglio e in tempi ridotti alle richieste da parte del business e dei clienti, migliorando quindi la customer experience e incrementando le revenue».

In rappresentanza di gruppo UniCredit è Daniele Savarè, head of Service Line ICT Evolution di UniCredit Business Integrated Solutions a delineare le strategie cloud della banca di interesse nazionale. La maggior parte dell’infrastruttura UniCredit è in outsourcing attraverso una joint venture con IBM, spiega Savarè. «In un framework contrattuale da mezzo miliardo all’anno di spesa ICT, abbiamo avviato un piano di trasformazione che riguarda tutte le torri infrastrutturali tra cui la parte inerente ai servizi cloud. Il primo passaggio consiste nello strutturarci meglio anche a livello di processi e disciplina interni, per poter disporre di un private cloud». Nel contesto normativo al quale una banca è vincolata per legge, osserva Savarè, soluzioni di public cloud non sono altrettanto percorribili. Per UniCredit lo sforzo di normalizzazione anche architetturale serve a evitare di duplicare in cloud le decine e decine di piattaforme oggi esistenti nel fisico come nel virtuale.

GOVERNANCE COMPLESSA

Questo non significa per UniCredit rinunciare del tutto a un approccio ibrido. «Sul public cloud sviluppiamo solo attività che non hanno necessità di memorizzazione di dati fuori dal data center. Per esempio, nell’high performance computing, dove aiuta molto disporre di grande flessibilità, abbiamo applicazioni in area rischi o gli ambienti di sviluppo dove tutti i dati sono anonimizzati e dove possiamo cogliere i vantaggi del DevOps». I benefici sono già evidenti, banalmente nel ridotto costo del consolidamento dei server ma soprattutto nella standardizzazione. «Il cloud ci consente di standardizzare molto la parte infrastrutturale e la parte applicativa. Questo – conclude Savarè – porta notevoli benefici indiretti, anche sul costo dell’operatività del data center». Come si procede dal punto di vista organizzativo e decisionale? «Quando il business manifesta un’esigenza, scatta un processo di demand management che stima i costi e disegna un’architettura, con un primo presidio da parte di un team infrastrutturale che decide quanto essa sia in linea con i nostri vincoli». Segue una fase di sviluppo per il provisioning di quanto definito e un’organizzazione interfacciata con l’outsourcer che controlla la riallocazione delle macchine. I progetti ultimati devono ricevere l’ok del “cliente” che li ha commissionati e prevedono un successivo piano di messa in produzione di release trimestrali. Un meccanismo di governance complesso, che permette di mantenere il corretto allineamento tra tecnologie e business.

In proporzione, interviene Moreno Carandente, IT manager di Edison, la complessità infrastrutturale e organizzativa della utility energetica è minore: «Anche Edison è in outsourcing con IBM e questo pone un limite – più di governance interna che di natura contrattuale – alle tecnologie utilizzate». In passato, Edison ha maturato diverse esperienze in ambito public cloud, ma il modello applicato alle infrastrutture software defined punta non tanto a soddisfare aspetti come la variabilità dei carichi computazionali, che sono piuttosto stabili, ma a rispondere a tematiche di agilità e velocità. «Abbiamo in pratica adottato un modello duale per affrontare con il cloud richieste estemporanee, che forse non arrivano neppure in produzione, ma che ci consentono di tamponare le richieste per poi strutturare un ambiente legacy più tradizionale». Edison, osserva ancora Carandente, ha attuato progetti di software defined network non tanto nelle connessioni al data center ma per esigenze di trasformazione legati ai nuovi contenuti multimediali poco compatibili alle precedenti infrastrutture MPLS. Per il futuro, è prevedibile una ulteriore evoluzione del cloud finalizzato al supporto di piattaforme di nuova generazione. «Nessuno si sognerebbe di configurare Hadoop su architetture non cloud, ma rimane l’esigenza di gestire queste nuove opportunità, quando su queste si è sviluppato del business».

Riccardo Garosi IT manager dell’Eco della Stampa – Alfredo Nulli CTO & EMEA cloud architect di Pure Storage – Giuseppe Pasceri CTO di Jobrapido – Roberto Contessa ICT manager di F.lli Branca Distillerie

IL CLOUD DIVENTA COGNITIVO

Massimo Calabrese, CEO di OPEN-V interviene, ribadendo l’importanza di due concetti espressi inizialmente da Sergio Patano di IDC. «Sono rimasto impressionato su due messaggi in particolare. Uno riguarda il software defined networking, ancora poco utilizzato, l’altro è il richiamo a una adozione più tempestiva dell’innovazione, che deve essere colta prima che diventi mainstream. Sono due messaggi assolutamente centrati». OPEN-V, prosegue Calabrese, è una engineering company la cui intelligenza è distribuita tra la California e la regione di Bangalore in India. I suoi giovanissimi sviluppatori producono una piattaforma completa open source – disponibile come appliance, on premises e as a service – che consente di costruirsi un’efficace infrastruttura cloud privata, “out of the box”. Il prodotto di OPEN-V  StackMax, implementa secondo Calabrese un approccio “cognitivo” al IaaS, adottando una virtualizzazione molto spinta anche per quello che riguarda quello che Calabrese considera il passo successivo dell’SDN, la Network Function Virtualization. «Tecnologie così avanzate, osserva Calabrese, oggi incontrano troppi freni dentro le aziende sia per fattori umani sia per l’attaccamento a processi ormai consolidati. Tutto questo rallenta l’adozione di strumenti come StackMax, che possono invece velocizzare il business, offrendo tra l’altro un dashboard centralizzato là dove occorre orchestrare risorse private e pubbliche in chiave di cloud computing ibrido».


#DMcloud Massimo Calabrese #OpenV Il cloud diventa cognitivo – videointervista
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La testimonianza di Riccardo Garosi, IT manager dell’Eco della Stampa, uno dei testimonial mondiali di OPEN-V, è in questo senso particolarmente istruttiva. Fondata nel 1901 e oggi leader assoluta del settore media monitoring, dove realizza servizi di rassegna stampa per radio e tv, web social media e supporti tradizionali, l’Eco della Stampa non è certo una organizzazione complessa o estesa. Pur essendo basata su una infrastruttura fortemente regionalizzata per assicurare la necessaria prossimità ai media locali – nel complesso – l’azienda conta solo 200 dipendenti. Il dipartimento IT, precisa Garosi, è di poche persone. «Disponiamo di due data center, uno dei quali dedicato al disaster recovery e abbiamo optato per il cloud in chiave IaaS per maggiore flessibilità, per poter superare certe necessità di elaborazione dei dati con forti carichi in determinate fasce orarie. OPEN-V ci ha consentito di semplificare al massimo la gestione». Pur essendo piccola, l’Eco della Stampa deve gestire una mole di dati davvero imponente: 150 canali televisivi, 400mila notizie web quotidiane, fino a 40mila pagine giornaliere di quotidiani e riviste. Il cloud computing, sottolinea Garosi, consente anche di essere particolarmente veloci nello sviluppo, con metodologie di tipo “Agile”, di nuovi servizi, con una catena organizzativa molto corta che, conclude il responsabile IT, favorisce la sintonia con gli obiettivi strategici. «Alcuni aspetti delle nostre applicazioni, per esempio l’identificazione automatica delle immagini televisive, realizzate con piattaforme GPU off-cloud, non è “cloudizzabile”. Ma è il business che guida tutto, sia l’adozione delle tecnologie sia lo sviluppo applicativo».

PROGRAMMARE PER IL SOFTWARE DEFINED

L’intimo legame tra il cloud computing e i framework applicativi più avanzati è la tematica affrontata da Alfredo Nulli, CTO & EMEA cloud architect di Pure Storage, specialista di sistemi di memoria di massa basati esclusivamente su tecnologia flash. Nulli spiega il ritardo nella diffusione di approcci software defined al networking con una considerazione che si rifà al Total Cost of Ownership degli apparati di rete: «Il motivo per cui molte aziende esitano davanti all’SDN è la presenza sul mercato di una generazione di dispositivi che hanno ancora molta intelligenza a bordo. Di fatto, scegliere SDN significa spendere due volte per una intelligenza che risiede nell’hardware e nel software». Nulli sottolinea anche l’importanza della demarcazione tra sistemi di archiviazione “software driven” – oggi la maggioranza – e “software defined”. «La vera infrastruttura software defined fatica a imporsi anche per problemi di scalabilità rispetto ai sistemi multipetabyte realizzabili attraverso le attuali piattaforme di virtualizzazione. Quando alle funzionalità software defined, devo aggiungere le prestazioni tipiche chieste dall’impresa, alta disponibilità, ridondanza, prestazioni, è ancora difficile raggiungere un TCO sostenibile rispetto a quello di modelli architetturali più tradizionali». Per Nulli però, al di là dei limiti tecnologici della componentistica, il vero salto di qualità arriverà quando il software defined riuscirà a colmare l’attuale vuoto formativo. «La Software Defined Infrastructure, a differenza di fenomeni del passato come Unix e lo stesso Linux, non emerge da una cultura universitaria, i giovani non ricevono sufficiente educazione superiore in materia». E infine si deve tener conto dei modelli applicativi, ancora fortemente radicati su infrastrutture fisiche o virtuali convenzionali. I processi aziendali, conclude Nulli, su applicazioni che non ammettono errori. «Bisogna ripensare questo approccio in ottica di microservizio per arrivare ad applicazioni per le quali le infrastrutture software defined saranno una logica conseguenza».


#DMcloud Alfredo Nulli @PureStorage Programmare per il software defined – videointervista
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IL LAVORO IDEALE?

LO DECIDE IL MICROSERVIZIO

Un esempio estremamente calzante di questo approccio viene da Giuseppe Pasceri, CTO di Jobrapido, una “ex startup”, fondata nel 2004 da Vito Lomele, «la cui prima sede – racconta Pasceri – era davvero all’interno di un garage». Dopo una prima cessione al gruppo britannico editore del Daily Mail, il motore di ricerca di posti di lavoro è approdato sulle coste californiane con il fondo di private equity Symphony Technology. Con Pasceri, il search engine alla base di questo servizio, operativo in 58 nazioni e in 20 lingue, ha imboccato un percorso di cambiamento che lo ha traghettato verso il modello dei microservizi, con l’adozione di piattaforme come la ricerca distribuita di Elasticsearch e l’orchestratore di servizi Mesos. «Con un carico di un miliardo di visite all’anno – spiega il CTO di Jobrapido – siamo estremamente data driven e siamo partiti dalla convergenza dei data center per poi sviluppare in casa le tecnologie cloud. Oggi, stiamo scalando sia sulla parte di search engine sia sui microservizi da un mondo monolitico tradizionale al modello dei microsistemi e servizi, che oggi sono già più di trenta». Il progetto procede parallelamente a una trasformazione organizzativa che punta a creare team di lavoro cross-funzionali che grazie al cloud abbattono i normali concetti di silos tecnologici. «Il cloud elimina questi silos, ma l’aspetto organizzativo aziendale deve seguire su questa stessa traccia» – conclude Pasceri. In altre parole le linee di business devono essere orientate end-to-end su un determinato risultato e le decisioni non vengono prese perché c’è un silos che domina rispetto a un altro. «Quando c’è un team che si occupa dei livelli applicativi e infastrutturali, la metodologia DevOps è connaturata, non ha un DNA estraneo, da trapiantare». Forte di questa trasformazione, Jobrapido si sta orientando verso un motore di ricerca cognitivo, o come osserva Pasceri, “comportamentale”. «Non ci sarà bisogno di chiedere il curriculum vitae di un candidato: dai suoi comportamenti in rete, sapremo chi è e qual è il lavoro più giusto per il potenziale candidato senza neppure che lui lo sappia».

Da una Internet startup con meno di quindici anni di vita a un’azienda fondata nel 1905 e custode di una ricetta di famiglia per un liquore apprezzato in tutto il mondo, il passo tecnologico sembra essere molto lungo, ma Roberto Contessa, ICT manager di F.lli Branca Distillerie, ci ricorda come la trasformazione digitale sia davvero un comune patrimonio di idee e rinnovamento. F.lli Branca produce liquori, non software o prodotti ad alto contenuto tecnologico, osserva Contessa, ma non rinuncia al modello SaaS per le sue piattaforme strategiche ERP. «Come cambia il lavoro del CIO? Prima dovevamo fare “cherry picking” sui prodotti migliori, integrarli con i sistemi esistenti in azienda. Dieci anni fa, si lavorava per identificare il software più adatto e calibrare una intera infrastruttura hardware. Oggi, scegliamo un software erogato direttamente attraverso un cloud pubblico, un lavoro di natura più contrattuale per determinare i parametri per il rispetto di determinati SLA». Il cambiamento in Branca è iniziato da qualche anno e, sottolinea Contessa, è favorito da una dirigenza molto aperta al cambiamento. La “cloudizzazione” ha portato a un progressivo svuotamento della sala macchine Branca, a favore di un’infrastruttura basata sull’orchestrazione di applicativi e servizi, inclusa la messaggistica EDI su cui si basa la logistica esterna, anch’essa affidata a un intermediatore. «La complessità dalla gestione si è trasferita dalle macchine al networking tra i vari fornitori di servizio».

Giuseppe Ceglie responsabile del dipartimento Infrastrutture Tecnologiche di Lombardia Informatica – Dionigi Faccenda sales marketing director di OVH – Fausto Gentili IT manager di CRIF

SKILL E ANCORA SKILL

Proprio in rappresentanza di un fornitore di servizi hosting avanzati, si inseriscono a questo punto le considerazioni di Dionigi Faccenda, sales marketing di OVH. Il cloud provider francese, racconta Faccenda, è stato fondato nel 1999 da un giovane visionario di origini polacche Octave Klaba, nella sala prove del suo studio di musicista. La crescita recente di questa “azienda-data center”, testimonia l’enorme successo della virtualizzazione. «Solo tre anni fa, eravamo cinquecento. Oggi, siamo duemila persone e disponiamo in Europa, e non solo, di oltre venti data center, con l’obiettivo di raggiungere quota 27 entro fine anno e 50 entro il 2025. Per darvi un’idea: attualmente, la nostra capacità di messa in produzione è di cinquecento server al giorno, vantiamo più di un milione di clienti business e ospitiamo oltre 18 milioni di applicazioni. A conferma di quanto dice IDC, l’Italia è uno dei mercati più vivaci, e oggi conta 34mila clienti con una rete di partner molto efficace». Per lo sviluppo del suo public cloud, OVH utilizza la piattaforma OpenStack e la sua familiarità con le tecnologie VMware l’ha indotta pochi mesi fa, a rilevare dalla stessa VMware l’infrastruttura vCloud Air, realizzata su tecnologia vSphere. «La nostra ambizione, sottolinea Faccenda, è di diventare un punto di riferimento europeo, alla stregua di cloud provider come Amazon e Microsoft». L’argomento più caldo, per il responsabile commerciale di OVH, è quello delle competenze. «Per i nostri clienti, che da sempre danno priorità a questioni come la sicurezza e la privacy, le competenze stanno diventando un argomento chiave» – sottolinea Faccenda. Configurare una macchina virtuale, orchestrare un servizio cloud, richiede skills e grandi capacità di produrre codice e script. Da qui, la necessità di affidarsi a provider che affiancano la capacità di governo di tecnologie cloud avanzate, utilizzando al proprio interno metodologie di sviluppo agile, a una solida cultura di consulenza e progettazione infrastrutturale messa al servizio dei clienti.


#DMcloud Dionigi Faccenda @ovh_it Zero lock-in – videointervista
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VIRTUALIZZAZIONE E CONSOLIDAMENTO

Giuseppe Ceglie, responsabile del Dipartimento Infrastrutture Tecnologiche di Lombardia Informatica, la società in-house che eroga circa settecento servizi alla PA, alle aziende sanitarie e agli abitanti di Regione Lombardia, propone un’ulteriore articolazione del cloud come efficace strumento di consolidamento e razionalizzazione. «Negli ultimi tre anni, abbiamo portato avanti un consolidamento infrastrutturale, approcciando anche il cloud con due diverse visioni: una a uso interno, per la nostra piattaforma di erogazione di servizi, l’altra orientata alla razionalizzazione dell’informatica pubblica lombarda» – racconta Ceglie. In Lombardia esistono circa 600 centri di elaborazione, in genere molto piccoli ma “fatti in casa” con molte dispersioni. Ci siamo fatti promotori di un’iniziativa che ha approcciato il tema cloud prima su un numero limitato di Aziende Sanitarie Locali e oggi vogliamo estendere la razionalizzazione a tutto il territorio». Unificare il contesto infrastrutturale, aggiunge Ceglie, è la migliore premessa di una costruttiva messa a fattor comune di un patrimonio applicativo oggi enormemente variegato, con inevitabili conseguenze su una burocrazia che non riesce a presentare un volto uniforme ed efficiente. Ceglie precisa inoltre che il progetto, finalizzato inizialmente alla creazione di un private cloud, oggi è aperto a una visione cloud più ibrida, e non è un caso se, anche dal punto di vista organizzativo, è stato creato un team più vicino alle esigenze di una vera e propria gestione infrastrutturale. «Il dipartimento che nasce dalla riorganizzazione si definisce Infrastruttura Tecnologica proprio perché ci siamo posti il tema della governance di risorse che possono provenire anche dall’esterno del nostro perimetro classico». Anche la presa in carico di metodologie più avanzate, come DevOps e altre di cui sono stati realizzati i primi proof of concept. «Il tema è sicuramente di interesse per noi, perché è una risposta a una precisa richiesta dei clienti in termini di erogazione e sviluppo di nuove applicazioni».

La discussione, apertasi con l’intervento di UniCredit, si chiude con CRIF, società di informazione creditizia rappresentata al tavolo dal CIO, Fausto Gentili. La natura molto sensibile dei dati trattati da CRIF spiega, secondo Gentili, la relativa mancanza di una consolidata esperienza di cloud computing in chiave pubblica, almeno sul core delle attività dell’organizzazione. «Abbiamo esperienze collaterali in ambito di collaboration, e-learning, security in mobilità» – riferisce il CIO. «Utilizziamo però virtualizzazione e automazione sui nostri cinquemila server e stiamo entrando nella iperconvergenza e anche nel software defined, inglobando molte tecnologie che un tempo avevamo esternalizzato». I punti di criticità che Gentili dice di vedere ancora nel cloud computing riguardano ancora l’ambito contrattuale e legale, dove i fornitori non sembrano ancora aver raggiunto un sufficiente grado di maturità e ampiezza di copertura. Altra difficoltà, soprattutto per chi ha sviluppato molto al proprio interno, sta nella necessità di integrare e far interagire una volta entrati in un ambito infrastrutturale IaaS. «L’aspetto interessante del cloud, per quanto ci riguarda, è la capacità di calcolo. Noi stiamo ragionando su potenzialità di riconoscimento dei nostri processi, del nostro patrimonio informativo perché disponiamo di un grande bagaglio procedurale e siamo convinti di poter fare molto, per assimilare meglio le numerose acquisizioni, a livello di documentazione di disciplina di queste procedure». Un secondo aspetto è il potenziale da esplorare in area di gestione dei rischi e analisi predittiva. «Il patrimonio informativo di cui disponiamo ci permetterebbe di identificare dei pattern che all’analisi umana sfuggirebbero. Inoltre, stiamo pensando di lavorare con chi ha esperienza in intelligenza artificiale per valorizzare questo tesoro nascosto». È inevitabile – conclude Gentili, con un messaggio che vale per tutti i suoi colleghi preposti al governo delle tecnologie – che per poter scoprire e sfruttare questi giacimenti le infrastrutture evolvano verso il software defined. «Pur superando le varie forme di resistenza nei confronti di un dato da conferire sul cloud, resta al momento un grande problema di natura culturale, di conoscenza e di capacità che va dalla scrittura di codice all’interazione con un mondo profondamente diverso».

L'articolo I mille volti del cloud proviene da Data Manager Online.

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