Digital Punk – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 16 Jan 2025 09:37:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Digital Punk – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’AI per chi lavora nell’ICT https://www.datamanager.it/2025/01/lai-per-chi-lavora-nellict/ Thu, 16 Jan 2025 09:37:23 +0000 https://www.datamanager.it/?p=242603 Che tu sia un esperto di reti, sviluppo software o sicurezza, conoscere l’AI oggi non è più un’opzione. È il passaporto per restare rilevanti in un mercato che evolve alla velocità della luce. Digital Punk affianca le aziende tecnologiche nell’adozione dell’AI con una chiara missione: rendere l’AI accessibile e concreta per il mondo B2B. I […]

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Che tu sia un esperto di reti, sviluppo software o sicurezza, conoscere l’AI oggi non è più un’opzione. È il passaporto per restare rilevanti in un mercato che evolve alla velocità della luce.

Digital Punk affianca le aziende tecnologiche nell’adozione dell’AI con una chiara missione: rendere l’AI accessibile e concreta per il mondo B2B. I corsi Digital Punk sono progettati per trasformare l’AI in uno strumento operativo, a misura delle esigenze del mercato ICT. Una proposizione articolata in due corsi principali.

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Dime, le innovazioni di reti e sistemi al servizio del cliente https://www.datamanager.it/2024/01/dime-le-innovazioni-di-reti-e-sistemi-al-servizio-del-cliente/ Thu, 25 Jan 2024 13:23:42 +0000 https://www.datamanager.it/?p=234190 Fabio Loiacono, Head of Cybersecurity di Dime, racconta l’ascesa del system integrator e le nuove sfide della sicurezza I sistemi di comunicazione e di sicurezza hanno vissuto, nell’ultimo decennio, un’evoluzione senza pari. L’esplosione del web, il cloud, l’IA continuano a cambiare bisogni e risposte, probabilmente con una velocità maggiore di quella che gli stessi utenti […]

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Fabio Loiacono, Head of Cybersecurity di Dime, racconta l’ascesa del system integrator e le nuove sfide della sicurezza

I sistemi di comunicazione e di sicurezza hanno vissuto, nell’ultimo decennio, un’evoluzione senza pari. L’esplosione del web, il cloud, l’IA continuano a cambiare bisogni e risposte, probabilmente con una velocità maggiore di quella che gli stessi utenti possono comprendere. E lo sa bene Dime Srl, azienda nata nel 1978 come rappresentante di primarie imprese nei settori dell’energia e dell’automazione. Nel corso degli anni, si distingue per l’attenzione e la competenza con le quali segue l’evoluzione tecnologica nel campo della trasmissione dei dati, unendo all’attività di rappresentanza la realizzazione di cablaggi strutturati (1991) e la manutenzione di reti ottiche (1992). In breve tempo, Dime passa alla progettazione, realizzazione e assistenza post-vendita di reti integrate per la trasmissione di dati, fonia, immagini, voce e, in generale, di tutti i segnali analogici e digitali su supporto tradizionale e in fibra ottica. Col crescere delle attività sono parallelamente cresciute l’organizzazione e, soprattutto, il personale, che oggi conta oltre 70 dipendenti.

Le anime operative di Dime guardano a cinque industry: pubblica amministrazione, sanità, settore navale, finanza, industria e servizi. Per ognuno di questi, Dime fornisce progetti peculiari, personalizzati e a valore aggiunto. “A questi aggiungiamo l’implementazione di un SOC che ha la caratteristica di essere multitenant” ci dice Fabio Loiacono, Direttore Marketing di Dime “con l’obiettivo di raggiungere anche le aziende più piccole, quelle che di norma hanno più difficoltà nell’approcciare, in maniera seria, il mondo della cybersecurity. Il gap da colmare è duplice: sia dal punto di vista finanziario che di competenze interne. L’idea è allora di impostare una security-as-a-service per clienti svincolati dalla tecnologia, con un’eventuale copertura assicurativa che dia tranquillità sul lungo periodo”.

Una visione olistica della system integration

Nel Dna di Dime c’è il servizio a 360 gradi. Basti pensare che l’azienda oltre a offrire software personalizzato alle pubbliche amministrazioni, ad esempio per monitorare l’abbandono dei rifiuti, permette anche di liberare il cliente dall’onere di guardare ore e ore di filmati per capire se e quando è stato commesso un illecito legato all’ambito specifico. “Negli anni, abbiamo imparato che le piattaforme a servizio possono davvero rappresentare un modello vincente sul mercato, sia per i fornitori che per gli utenti”.

Un altro esempio è il cablaggio intelligente. Dime fornisce una tecnologia per il cablaggio che è in grado di monitorare il collegamento tra apparati e rete per svolgere attività di manutenzione e sicurezza, nel caso di criticità “fisiche”. Per anni, Dime ha venduto l’installazione di tale sistema, la semplice vendita dell’asset non ha riscosso la sperata risposta commerciale. “Tutto è cambiato quando a questo abbiamo associato il servizio”. Solo allora il mercato si è aperto. La tecnologia va molto più avanti di quanto si pensi e anche se soddisfa esigenze specifiche, c’è sempre bisogno di accompagnare le persone verso le innovazioni disponibili”.

In periodo Covid, Dime ha vissuto un’ascesa peculiare. “Mentre una società dallo spirito puramente commerciale vende la confezione e poi passa ad altro, il beneficio di Dime è stata la capacità di seguire il cliente e di fornire un servizio continuativo, anche a soggetti di importanza fondamentale, come gli ospedali. Anche se Loiacono tende a non basare il successo della sua compagnia solo sul fatturato, vale la pena considerare la crescita esponenziale di Dime. Chiuso il 2019 con 6 milioni di euro di valore della produzione, nel 2020 ha visto un valore pari a 7 milioni, diventato 9 milioni nel 2021 e 12 milioni nel 2022. La chiusura del 2023 è stata ancora più alta, oltre i 15 milioni di euro.

I trend del futuro

L’IA è un trend su cui si lavora da anni. Basti pensare al mondo della sicurezza informatica: “Ricordo il cambio di passo rappresentato dalla possibilità di inviare, centralmente, file da analizzare a sistemi di machine learning, per avere un risultato più veloce e con meno errori. L’analisi comportamentale, basata sull’IA, è ciò che ha innalzato il livello di complessità delle piattaforme di cybersecurity, applicando modelli avanzati a vari aspetti della produzione dei dati in azienda. Quello che stiamo facendo come Dime è prendere gli allarmi multipli che vengono dal campo e condensarle in una piattaforma, un SOAR, che possa tradurre gli avvisi, ossia gli allarmi, in azioni concrete. Abbiamo bisogno non solo di software che generino notifiche ma di strumenti che suggeriscano le azioni da intraprendere”.

Uno scenario che non è delegato del tutto all’IA se pensiamo alla mancanza di competenze nel nostro Paese. “Nella cybersecurity, le skill cambiano molto velocemente. I nostri dipendenti passano il 40% del loro tempo alla formazione e all’analisi. Questo pone un’importanza evidente sul doversi affidare a professionisti della sicurezza, costantemente formati e pronti ad agire. Come Dime portiamo avanti una missione: introdurre alla cybersecurity quei soggetti che, ad oggi, ne sono esclusi, sia per motivi interni, di costi, che di cultura aziendale”. Nel futuro di Dime, oltre alla forte spinta dell’iniziativa SOC c’è dell’altro: “Un mercato da esplodere è quello della Building Automation” conclude Loiacono. “Integrare soluzioni per rendere gli edifici più intelligenti è non solo interessante dal punto di vista commerciale ma anche sfidante da quello tecnico. L’integrazione di piattaforme e servizi è qualcosa su cui bisogna ancora lavorare, con la certezza di poter ottenere ancora più valore dall’interoperabilità di strumenti e soluzioni”.

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Vola2024, Digital Punk mette le ali alla comunicazione IT https://www.datamanager.it/2024/01/vola2024-digital-punk-mette-le-ali-alla-comunicazione-it/ Mon, 22 Jan 2024 08:40:40 +0000 https://www.datamanager.it/?p=234028 Un evento che accende le luci su un ecosistema di valore tra linguaggi consolidati e IA Mettere assieme una serie, importante, di clienti del settore IT non è semplice. Digital Punk, realtà che aiuta le imprese a comunicare meglio, in tempi in cui l’innovazione corre e veloce e, come tale, va non solo capita ma […]

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Un evento che accende le luci su un ecosistema di valore tra linguaggi consolidati e IA

Mettere assieme una serie, importante, di clienti del settore IT non è semplice. Digital Punk, realtà che aiuta le imprese a comunicare meglio, in tempi in cui l’innovazione corre e veloce e, come tale, va non solo capita ma anche sfruttata al meglio, ci è riuscita con Vola2024. Un momento per fermarsi e capire a che punto siamo con lo scenario nazionale, soprattutto nel merito delle nuove tecnologie per vari mercati. Come accade sempre più spesso nel corso degli ultimi mesi, un argomento di sicuro interesse riguarda l’intelligenza artificiale. “Secondo una ricerca Harvard con Boston Consulting Group, le aziende che usano l’IA per le loro attività possono incrementare del 12% la qualità delle processi, dell 25% la velocità nell’eseguirli e il 40% di qualità” ricorda Paolo Pelloni, Partner & Cofounder di Digital Punk. “Spesso si è parlato di come le nuove tecnologie aiutino a liberare le risorse dei dipendenti, da dedicare a compiti di più alto valore aggiunto. L’intelligenza artificiale generativa estremizza tale contesto anche se va preso con le molle”. Il riferimento di Pelloni è ai “bias”, alle “allucinazioni”, in cui molto spesso le diverse IA sono cadute.“Questo non vuol dire che l’IA sia tempo perso” prosegue Pelloni. “Serve avere un piano, un pilot, con cui provare a capire se davvero l’intelligenza artificiale possa rappresentare un vantaggio per l’organizzazione”. 

Uno degli ospiti di Vola2024 è Leonardo Pelo, Direttore Creativo, Strategic Planner e Docente di Comunicazione Strategica. “Ogni giorno vediamo una media di 7 mila marchi, durante le nostra giornata. Come si fa a farsi notare? Persuadere è la tecnica utilizzata per emergere, usando contenuti di valore”. Lo storytelling, per Pelo, è fondamentale: “Uno strumento molto utilizzato nel nostro segmento è Il viaggio dell’eroe, uno schema con cui si costruisce una storia, di qualsiasi tipo sia. “Con 7 mila marchi al giorno, tenere alta l’attenzione è centrale. Le prime cinque o sei aziende al mondo per capitalizzazione sono tipicamente quelle che competono per la nostra attenzione. La sfida, portata avanti dai social, è non a caso sul tempo. Aumentare il tempo speso su una piattaforma, così come sull’utilizzo di un software, è un obiettivo di chi vende qualcosa. Bisogna però mantenere la semplicità e attivare quanti più sensi possibile. Il finale della storia deve essere forte e potente, solo così si può raggiungere il successo”.

Per sviluppare i temi e sostenere la crescita nel 2024, il pomeriggio ha toccato altri due argomenti. Il primo ha riguardato la capacità di adattare il proprio stile comportamentale all’interlocutore e il secondo la necessità di chiarezza all’interno dell’organizzazione, il tutto con il fine di raggiungere obiettivi ambiziosi. Sviluppato grazie ad un gioco a squadre con vari tablet, inseme ad Eventi Aziendali Milano, si è posto l’accento sul riconoscere i vari stili comportamentali delle persone, unici ma analizzabili entro alcune metriche definite dal modello Brainbow. Poi, attraverso lo storytelling su Pep Guardiola portato dall’esperienza di Erminio Junior Licini, i partecipanti hanno potuto comprendere come allenamento fisico e mentale vadano di pari passo, per vincere sfide e…ori olimpici.

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Brainbow, alla scoperta del modello comportamentale che innova la formazione in azienda https://www.datamanager.it/2023/10/brainbow-alla-scoperta-del-modello-comportamentale-che-innova-la-formazione-in-azienda/ Wed, 18 Oct 2023 10:38:50 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231373 Digital Punk mette in pratica il percorso nato e concepito per sfruttare al meglio le potenzialità delle organizzazioni italiane Nel corso degli ultimi anni, la formazione in ambito aziendale ha vissuto una vera e propria rivoluzione. Come qualsiasi attività che si svolgeva faccia a faccia, la pandemia ha cambiato per sempre le “regole del gioco”, […]

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Digital Punk mette in pratica il percorso nato e concepito per sfruttare al meglio le potenzialità delle organizzazioni italiane

Nel corso degli ultimi anni, la formazione in ambito aziendale ha vissuto una vera e propria rivoluzione. Come qualsiasi attività che si svolgeva faccia a faccia, la pandemia ha cambiato per sempre le “regole del gioco”, delegando al digitale quelle procedure che prima si svolgevano insieme ai colleghi, con tempi e modi stabiliti, momenti di crescita e interazione. In un certo senso, anche la formazione ha dovuto innovarsi, sfruttando le leve del digitale e del web. Potremmo riassumere alcuni indicatori di questa trasformazione: meno tempo a disposizione, meno budget, l’attesa di un ritorno in tempi brevi dell’investimento e una maggiore spendibilità dei temi proposti.

Concetti che Digital Punk ha fatto propri, per offrire un tipo diverso di formazione alle aziende incentrato sui metodi comportamentali, appoggiandosi al modello Brainbow che definisce lo stile comunicativo delle persone in azienda secondo i colori. Brainbow individua un totale di 32 stili comportamentali diversi, da raggruppare in quattro macro aree: blu, verde, giallo e rosso. A ogni area è possibile far corrispondere molte caratteristiche comunicative, che consentono di massimizzare le relazioni con gli altri. Non cluster predeterminati o elementi stereotipali ma modi per comprendere meglio l’altro, evitando lo scontro e le incomprensioni.

Brainbow, di per sé, ha già una peculiarità: è nato in Italia ed è pensato apposta per approcciare le abitudini basilari del nostro Paese. Peraltro, il modello ha ottenuto una validazione da Hogrefe, editore scientifico leader europeo in psicologia, psicoterapia e psichiatria, che opera nel campo del testing e dell’assessment psicologico. Uno dei vantaggi, come spiega Digital Punk, è che è possibile applicare gli stili comportamentali in qualunque azienda e in poco tempo e a qualsiasi livello. Può essere utile per aumentare l’empatia tra i dipendenti ma anche per incrementare le proprietà negoziali di ognuno. Così come per sfruttare competenze poco evidenti o migliorare la leadership. Composto da un test online e da una parte di formazione in aula, Digital Punk propone quattro moduli propedeutici: l’introduzione al modello, l’utilizzo pratico, l’applicazione alla realtà lavorativa e le simulazioni mirate.

I vari moduli

Attraverso l’uso di mezzi coinvolgenti, i partecipanti riceveranno il risultato del test comportamentale, accompagnato da una descrizione accurata del profilo. Tramite delle esercitazioni interattive si metteranno in pratica le nozioni acquisite durante la prima fase. I quattro stili macro aiuteranno ad orientarsi e comprendere meglio gli elementi caratterizzanti di ognuno. In seguito ad uno studio delle esigenze professionali individuali, si imparerà a riconoscere il colore di colleghi o dei clienti, così da modellare e migliorare la propria comunicazione. Infine, con una simulazione mirata, i partecipanti potranno approfondire l’applicazione del modello Brainbow in situazioni reali, con lo scopo di eliminare il difetto comunicativo dato dalle differenze negli stili comportamentali.

La particolarità dei metodi comportamentali, almeno nell’accezione di Digital Punk, è la volontà di declinare l’approccio al mondo delle PMI. Il tessuto imprenditoriale italiano è, come sappiamo, radicato in una forma spesso famigliare, poche persone che portano avanti il business da anni. Applicare il modello in una realtà medio piccola può portare diversi vantaggi, finalizzati a creare una relazione fruttuosa nella quotidianità. I modelli comportamentali sono anche un modo per migliorare le attività dell’IT con già diversi casi applicativi di successo. In alcune aziende si è affrontato come gestire la comunicazione di un “down” in funzione dei colori dei clienti. I metodi comportamentali sono stati inseriti anche negli incontri formativi CISO:27001 per aiutare i responsabili della sicurezza ad avere una migliore comunicazione con il board e gli altri C-level. Le aziende IT italiane stanno infatti capendo che la soluzione tecnologica è solo metà dell’equazione, il fattore umano e sapere comunicare il proprio valore è altrettanto importante.

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Digital Club, spicca il volo la community dei CISO https://www.datamanager.it/2023/06/digital-club-spicca-il-volo-la-community-dei-ciso/ Tue, 27 Jun 2023 14:43:33 +0000 https://www.datamanager.it/?p=229111 Cresce il network nato per diffondere la cultura della cybersecurity, sviluppare sinergie, programmi di formazione e fare formazione. Il ruolo di Digital Punk nell’iniziativa è quello di organizzare momenti di confronto veri e puri per i CISO o chi ne ricopre il ruolo in azienda Condividere le conoscenze e il patrimonio di esperienze dei CISO, […]

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Cresce il network nato per diffondere la cultura della cybersecurity, sviluppare sinergie, programmi di formazione e fare formazione. Il ruolo di Digital Punk nell’iniziativa è quello di organizzare momenti di confronto veri e puri per i CISO o chi ne ricopre il ruolo in azienda

Condividere le conoscenze e il patrimonio di esperienze dei CISO, aumentare la consapevolezza all’interno delle aziende e soprattutto “Fare sistema”. Sono questi i presupposti fondanti di Digital Club, community sulla sicurezza informatica, mutuata dall’esperienza del Retail Club ideato da Paolo Pelloni e Carlo Borello di Digital Punk e moderata con maestria da Enrico Benzoni che porta in dote la sua impareggiabile esperienza e competenza nell’articolato mondo della cybersecurity.

«Digital-Club/Cyber nasce dalla necessità di impiegare al meglio i fondi per la cybersecurity stanziati dai vendor. Gli eventi tradizionali raccoglievano sempre minor pubblico» ricordano Carlo e Paolo. «Forse ce n’erano troppi, forse le persone erano stanche dei soliti format. Così ci siamo detti: “abbiamo un modello di community nel retail di successo perché non replicarlo per i professionisti della sicurezza informatica?” dandoci un primo obiettivo: capire i loro bisogni».

L’idea inizia a prendere corpo durante i mesi dell’emergenza sanitaria. Durante il Covid abbiamo cominciato a fare una serie di incontri con alcuni dei principali CISO italiani. Grazie alle idee che abbiamo raccolto e condiviso in molti ci hanno subito seguito nel progetto. Abbiamo scoperto che il desiderio dei partecipanti era di interagire tra loro liberamente, parlare e condividere le informazioni senza violare la privacy aziendale, portare la security fuori dalla security per aumentarne la cultura e fare veramente sistema. Un deciso cambio di mentalità rispetto al passato. Fino a pochi anni fa l’abito mentale tipico di chi lavorava nella security era la chiusura quasi totale verso l’esterno. Oggi è il contrario. Ed è un bene, perché è fondamentale che tutti sappiano che cos’è la sicurezza informatica. L’obiettivo primario è proprio quello di elevare la cultura su questo tema. Il secondo è stato quello di creare il contesto giusto per favorire momenti di vera interazione tra i partecipanti. Mettere a punto degli incontri in modo che potessero emergere spunti, nuove idee, best practices utili nel day-by-day, soprattutto per chi in azienda deve prendere decisioni da solo. Non poco, considerando la cronica scarsità di tempo dettata da calendari e agende fittissime, e poche occasioni di confrontarsi con i colleghi CISO.

Paolo Pelloni

Prosegue Benzoni, «Il fattore che ha consentito alla community di fare un salto di qualità è stato l’incontro con Andrea Guarino, participant contact del Gruppo Acea nel progetto europeo Horizon 2020 “ECHO” (https://echonetwork.eu/, grant agreement n.830943). Nell’ambito delle attività di disseminazione e sensibilizzazione sui temi della sicurezza informatica relative a questo progetto, Andrea ha ideato e creato un racconto interattivo in stile “libro game” con vari elementi tipici dei giochi di ruolo e ben trentadue finali, dunque ampiamente ripetibile. Questo gioco è stato gratuitamente messo a disposizione della community: qui non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma tante domande e considerazioni da fare: tutto il valore dell’interazione fattiva».

Ma cosa succede durante un evento della community? Parliamo di un evento a tutti gli effetti interattivo-formativo. Il gioco è accuratamente studiato per prendere una serie di decisioni collettive durante uno scenario d’attacco, guidati dai “Cyber-Mentor”, figure scelte tra alcuni dei più esperti CISO italiani e formati da Guarino. Grazie alla loro interazione emergono i ragionamenti essenziali che devono essere fatti durante un incidente informatico». Ragionamenti che assieme alle lesson learned rappresentano il valore aggiunto della simulazione. Un punto importante che emerge dalle simulazioni è come la responsabilità della sicurezza sia di tutta l’azienda e non solo sulle spalle del CISO.

Carlo Borello

No panic please

Un secondo punto d’attenzione è l’importanza di evitare il panico durante un incidente informatico. E il modo migliore per farlo, soprattutto nella prima fase di risposta, è creare e testare in azienda processi strutturati che abbiano già alcune preautorizzazioni che permetteranno di accorciare i tempi di risposta ed evitare danni maggiori.. «Ciò permette al cyber team di mantenere la calma, raccogliere tutte le informazioni per capire come rispondere all’incidente che evolve a seconda di come rispondi, è una vera guerra dove il sangue freddo, l’esperienza e l’attenzione ai dettagli del team sono fondamentali.. Il CISO è un manager e deve saper parlare con tutti i livelli aziendali perché la sicurezza informatica non sia un tema prettamente tecnologico ma di business».

L’altro tema è portare dentro le aziende il verbo della security. Digital Punk ha creato un’offerta che sfrutta l’esperienza dei Cyber-Mentor della community per offrire anche ai clienti finali una formazione basata sul gioco interattivo: anziché avere ai tavoli interattivi tanti CISO di aziende diverse, ci sono gli esperti cyber e IT della propria azienda, con i Cyber-Mentor che conducono i giochi, moderano la lesson learned e disseminano awareness». Un evento completamente scalabile. «Si possono fare dai due ai dieci tavoli contemporanei» afferma Borello. «Adesso stiamo lavorando per portare l’iniziativa in regioni dove di solito non sono frequenti eventi blasonati. L’altra peculiarità è che gli eventi si svolgono negli headquarter dei nostri CISO che ci aprono le porte delle loro aziende e coinvolgono le loro persone ai tavoli. Siamo stati, a titolo di esempio, in HERA, in ENEL, in Aeroporto Marconi, in AON e saremo in autunno in INAIL e Leroy Merlin».

Enrico Benzoni

Oltre i confini della security

Una delle domande che i CISO spesso si pongono è: quali servizi esternalizzare e quali invece tenere in casa? Un tema estremamente caldo perché la maggior parte delle aziende non può farsi carico di tutti i servizi connessi alla security. Quali governare internamente e come esternalizzare i servizi sono alcune delle domande che i CISO guideranno in un evento a tavoli di confronto interattivi che coinvolgeranno tutti i fornitori di servizi gestiti italiani in un MSSP Training Day. Per i CISO un’occasione di confronto con i fornitori di servizi gestiti ai quali indicare le loro esigenze. Per gli MSSP un’opportunità sia per raccontare la loro offerta che per tornare a casa con opportunità e spunti allo scopo di adattare l’offerta alle esigenze delle aziende italiane».

Tessere e quote? No grazie

Conclude Pelloni: «la Community è un modello basato sul valore dei CISO. Per questo non sono richieste né tessere né quote associative. Si collabora in base alle competenze e al tempo che si desidera investire. Abbiamo CISO molto coinvolti che contribuiscono in maniera fattiva a delineare le linee di sviluppo strategico della community, altri che partecipano solamente agli eventi, ma che con la partecipazione portano un valore fondamentale per tutti. Siamo una community che interagisce con altre community e associazioni come ad esempio AIPSA. Non siamo competitor di nessuno, l’obiettivo che ci guida è contribuire alla diffusione della cultura della cybersecurity.»

I prossimi eventi?

Li trovate qui

 

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