digitalizzazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 07 Nov 2018 14:30:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png digitalizzazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La PEC di Aruba a supporto della digitalizzazione di ARPAT, la PA senza carta https://www.datamanager.it/2018/09/la-pec-di-aruba-a-supporto-della-digitalizzazione-di-arpat-la-pa-senza-carta/ Wed, 05 Sep 2018 10:37:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152733 L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana ha il 90% dei documenti interamente digitali e con l’aiuto di Aruba ha messo a punto un regolamento interno sugli atti giudiziari via PEC quando ancora non c’era giurisprudenza a riguardo Aruba è stata scelta da ARPAT, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, come partner nel […]

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L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana ha il 90% dei documenti interamente digitali e con l’aiuto di Aruba ha messo a punto un regolamento interno sugli atti giudiziari via PEC quando ancora non c’era giurisprudenza a riguardo

Aruba è stata scelta da ARPAT, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, come partner nel proprio processo di digitalizzazione.

La volontà di ARPAT di aprirsi alla digitalizzazione nasce già nel 2003-2004 con la sensibilizzazione sul tema del protocollo informatico e della gestione documentale e l’acquisto di un software di protocollo. Oggi ARPAT ha un software proprietario, sviluppato e customizzato internamente, ed è una PA senza carta: tutti i documenti sono prodotti in originale digitale, gestiti e conservati a norma, e se è necessario averne una copia cartacea, il sistema consente di produrla in modo che sia conforme all’originale digitale (e quindi con la stessa validità giuridica).

Dal 2009, il processo di digitalizzazione si intensifica grazie all’incontro con Aruba. Dal 2009, infatti, ARPAT utilizza la PEC di Aruba, unica per tutta l’Agenzia ed integrata con il sistema di protocollo e gestione documentale. Mentre, a partire dal 2010, inizia a dotare di firma digitale il proprio organico e, su quasi 700 dipendenti, oltre 400 ne sono in possesso.

I risultati della digitalizzazione sono evidenti da subito: i documenti in arrivo, dal 2014, sono in maggioranza via PEC e raggiungono nel 2017 il 90% del totale. Considerando anche i documenti ricevuti via e-mail e fax, la quota sale al 94%. Ugualmente incoraggianti i numeri sui documenti inviati: dal 2013 il 91% dei documenti viene inviato via PEC e considerando anche e-mail e fax il dato sale nel 2017 al 94%.

Nel 2017, quindi, solo il 6% dei flussi documentali di ARPAT è cartaceo: per lo più si tratta di documenti scambiati con i cittadini, per i quali non vige l’obbligo di trasmissione telematica come per le PA, i professionisti e le aziende.

I vantaggi della scelta di digitalizzare si possono misurare in termini di efficienza, risparmio e organizzazione; a partire da un completo controllo dei flussi documentali. La direzione, i settori che si occupano di rendicontazione, di controllo e monitoraggio attività hanno il controllo – attraverso l’accesso ad un unico sistema – di tutti i flussi documentali, e quindi dei procedimenti. Il sistema di ARPAT non gestisce solo il protocollo, che è una fase, ma tutto il fascicolo procedimentale. Siccome quest’ultimo contiene i dati del procedimento, di fatto ha il controllo sullo stato dei procedimenti in tempo reale.

Per quanto riguarda i risparmi, per alcuni anni ARPAT ha fatto un bilancio di sostenibilità che li ha quantificati con precisione. Basti un esempio: prima venivano inviate tantissime raccomandate con ricevuta di ritorno e atti giudiziari; mentre usando la PEC si è passati ad un risparmio che arriva fino a 8-9 euro per ogni singolo atto.

Per predisporre gli atti giudiziari via PEC, ARPAT si è dotata di un regolamento interno, che ha iniziato a mettere a punto quando ancora non c’era giurisprudenza in materia. Si è data un regolamento cautelativo, che tiene conto di sentenze, pareri e comportamenti di altre agenzie. Oggi notifica sanzioni amministrative in cartaceo solo al trasgressore (che è sempre una persona fisica) e solo se non è un professionista o non ha eletto domicilio presso l’azienda o il difensore o un altro domiciliatario dotato di PEC. Ma alle imprese invia tutto via PEC.  Qualche difficoltà esiste ancora per le procure, ma con tutte le altre amministrazioni pubbliche, ad esempio i Comuni o la Regione Toscana, normalmente le comunicazioni avvengono via PEC e si lavora esclusivamente in digitale.

“Forse la nostra situazione non è lo specchio del paese ma nemmeno un caso isolato. L’anno scorso su oltre 17.000 documenti ricevuti dai Comuni, poco più di 200 erano cartacei: ovvero l’1%. Quindi non siamo soli – ha commentato Monica Caponeri, Responsabile gestione documentale e conservazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana – La storia della digitalizzazione della gestione documentale in ARPAT è culminata con la PEC e l’incontro con Aruba ma inizia molto tempo fa. Sono infatti quasi 15 anni che lavoro in Agenzia su questo progetto per il quale mi sono battuta a lungo, perché nelle PA le competenze ci sono, ma i tempi del cambiamento sono sempre molto lunghi.”

“Aruba lavora sul tema della digitalizzazione da anni, auspicando una PA senza carta e cercando di sensibilizzare il più possibile sui vantaggi concreti che la digital transformation può portare. – ha commentato Simone Braccagni, Amministratore Delegato di Aruba PEC – Il caso di ARPAT rappresenta un esempio virtuoso in tal senso. La digitalizzazione degli atti di ARPAT, ad esempio, diminuisce i tempi di risposta in modo considerevole: questo perché le richieste di parere da altri enti possono pervenire in tempo reale e, di conseguenza, l’Agenzia può rispondere a stretto giro grazie alla posta elettronica certificata. Si tratta di una catena virtuosa, della quale siamo felici di fare parte.”

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Digitalizzazione e UCC: la formula per il successo aziendale https://www.datamanager.it/2018/09/digitalizzazione-e-ucc-la-formula-per-il-successo-aziendale/ Mon, 03 Sep 2018 07:52:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152576 La nuova generazione di nativi digitali, parte integrante dell’attuale trasformazione demografica, costituisce ormai una quota in costante crescita di chi identifichiamo come clienti o dipendenti. Il modo in cui comunicano e collaborano tra loro è molto diverso dai modelli di comunicazione tradizionali. Il potenziale risultante da questa trasformazione è enorme, ignorarlo può costare molto caro […]

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La nuova generazione di nativi digitali, parte integrante dell’attuale trasformazione demografica, costituisce ormai una quota in costante crescita di chi identifichiamo come clienti o dipendenti.

Il modo in cui comunicano e collaborano tra loro è molto diverso dai modelli di comunicazione tradizionali. Il potenziale risultante da questa trasformazione è enorme, ignorarlo può costare molto caro alle aziende. Ecco quindi le nuove opportunità offerte dalla digitalizzazione delle comunicazioni aziendali.

La mobilità assume il controllo del mondo degli affari

Smartphone e tablet stanno lentamente sostituendo l’ambiente di lavoro restrittivo delle postazioni di lavoro fisse. In combinazione con il cloud, questi dispositivi offrono mobilità illimitata, flessibilità e collaborazione produttiva tra più sedi aziendali. Non sorprendono quindi le stime che attestano il giro d’affari globale delle app a 6,3 trilioni di dollari entro il 2021 con una base di utenza quasi raddoppiata.

Secondo l’agenzia di comunicazione Zenith, nel 2010 gli utenti hanno trascorso una media del 20 percento del proprio tempo online su smartphone. Oggi il valore è già al 70% e Zenith prevede che salirà a quasi l’80% entro il 2019. La mobilità non è più solo un’opportunità gradita, ma compagno e strumento quotidiano. Queste cifre sottolineano la necessità di adattare strutture e processi di comunicazione interni ed esterni, fornendo al contempo maggiore flessibilità per rimanere in contatto con i propri stakeholder. Di conseguenza, le aziende non possono procrastinare oltre l’implementazione di un sistema di comunicazione e collaborazione completo se vogliono tutelare la propria competitività futura e il successo aziendale.

Molti buoni motivi per adottare nuove infrastrutture per la telefonia

Molti i risultati positivi immediatamente visibili: le soluzioni UC innovative non solo aiutano a ridurre i costi delle utenze telefoniche, chiamate mobili e viaggi d’affari, ma aumentano anche la produttività e l’efficienza dei dipendenti. Integrando dispositivi personali come telefoni cellulari e tablet, i lavoratori in remoto o i viaggiatori possono essere facilmente raggiunti e connessi. E gli uffici domestici non sono più isolati. Questa connessione diretta migliora la collaborazione interdisciplinare tra team virtuali, accelera il processo decisionale e incrementa il livello di soddisfazione di clienti e dipendenti.

L’implementazione delle soluzioni UCC, tuttavia, non ha riscontri solo in termini di efficienza e riduzione dei costi, ma rappresenta un fattore chiave per instaurare modelli di lavoro flessibili che consentano ai datori di lavoro di offrire un alto grado di mobilità, criterio ormai essenziale per reclutare i dipendenti. La digitalizzazione ha permeato sia la nostra attività professionale sia la nostra vita personale in egual misura. Sul luogo di lavoro i nativi digitali cercano, se non addirittura pretendono, la disponibilità di strumenti per le telecomunicazioni simili a quelli impiegati privatamente. Le aziende che si rifiutano di fornire tali strumenti di comunicazione e collaborazione non potranno posizionarsi come datore di lavoro innovativo e lungimirante, che si adopera per motivare i propri dipendenti e per sostenere le loro attività in maniera efficiente.

Eccellenza nel servizio: la chiave per sbloccare fatturati e potenziale commerciale

Mentre prodotti e servizi hanno difficoltà ad affermarsi, soprattutto nei mercati saturi, la chiave del successo continuativo è rappresentata dall’esperienza del cliente. Se un call center non è ancora attrezzato per consentire ai clienti di mettersi in contatto con l’azienda in modo rapido ed efficiente e di risolvere prontamente i loro problemi, i concorrenti dotati di infrastrutture più moderne avranno gioco facile nell’eroderne le quote di mercato. Eppure è così semplice: le moderne soluzioni UCC consentono di integrare sistemi CRM ed ERP e di avere un accesso rapido alle informazioni sui clienti, nonché assistenza immediata e rapidità nell’erogazione dei servizi. Una società su quattro ha già integrato API, tra cui Click-to-Call o Click-to-Chat, per facilitare il contatto. E persino possibile passare in pochi click da una chiamata audio a una videoconferenza.

La digitalizzazione non spodesta solo il nostro concetto tradizionale o la nostra percezione del fattore comunicazione. Gartner prevede che entro il 2020 saranno circa 25 i miliardi gli oggetti connessi a Internet, inclusi smartphone, PC, distributori automatici e persino distributori di sapone. La connessione di tutti questi dispositivi, la garanzia di una loro interazione agevole e sicura e allo stesso tempo assicurare ai dipendenti la possibilità di far valere le proprie competenze individuali, le preferenze di comunicazione e le abitudini di lavoro, sono legati a doppio filo alla facoltà di proiettare la propria azienda in un’era digitale sempre più incentrata sul cliente.

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Var Group presenta Var Consulting https://www.datamanager.it/2018/07/var-group-presenta-var-consulting/ Tue, 31 Jul 2018 14:04:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152463 La nuova società accompagna le imprese nella scelta della strategia di innovazione più corretta per mantenere la competitività Var Group annuncia la nascita di Var Consulting: la nuova realtà offre un concreto supporto a vantaggio della digitalizzazione delle imprese ed è strettamente integrata con le Business Unit che rappresentano l’offerta Var Group. In un contesto economico […]

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La nuova società accompagna le imprese nella scelta della strategia di innovazione più corretta per mantenere la competitività

Var Group annuncia la nascita di Var Consulting: la nuova realtà offre un concreto supporto a vantaggio della digitalizzazione delle imprese ed è strettamente integrata con le Business Unit che rappresentano l’offerta Var Group.

In un contesto economico mutevole e in continua evoluzione, in cui innovazioni dirompenti spezzano leggi consolidate del business, Var Consulting affianca le aziende di ogni dimensione che hanno la necessità di comprendere appieno i nuovi scenari per far fronte alle sfide quotidiane.

La nuova realtà mette a disposizione degli imprenditori la professionalità dei propri esperti di Business Intelligence, la profonda conoscenza dei processi aziendali, maturata in 45 anni di lavoro nei diversi settori d’industria, e una strategia di adozione dell’innovazione, pensata per le realtà del nostro tessuto economico. Si avvale infatti di XNova, la metodologia Var Group che permette alle imprese di sviluppare soluzioni che portano concreti benefici per il business, grazie all’utilizzo delle tecnologie più evolute.

“Var Consulting rappresenta la combinazione virtuosa di esperienza e competenze Var Group – dichiara Fabio Falaschi Ceo Var Consulting – riteniamo che le aziende del Made in Italy, che combattono le stesse sfide delle realtà più grandi, debbano, in egual modo, poter usufruire di un approccio strategico che valorizzi l’eccellenza del loro business. La missione di Var Consulting è sostenere queste realtà, affiancando imprenditori e manager con passione, pragmatismo e agilità.”

I partner Alfredo Circosta e Andrea Guidorossi sottolineano – “La stretta partnership con i nostri clienti ci permette di definire e seguire l’intero percorso d’innovazione, integrando nei processi aziendali le soluzioni più avanzate quali:  i progetti IoT e di Industria 4.0, che riuniscono oggetti, dati, macchine e persone in un singolo ecosistema, soluzioni di virtual reality, di augmented reality, artificial intelligence e machine learning”.

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Tech Data accelera la digitalizzazione dei canali con il lancio di soluzioni Digital On-Demand https://www.datamanager.it/2018/07/tech-data-accelera-la-digitalizzazione-dei-canali-con-il-lancio-di-soluzioni-digital-on-demand/ Thu, 26 Jul 2018 14:58:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152165 La suite di soluzioni Digital On-Demand consente di passare dalla distribuzione fisica a quella digitale per software, gift card e prodotti per i videogiochi Tech Data ha presentato lasua suite di soluzioni Digital On-Demand. Questa proposta comprende un vasto catalogo di prodotti digitali fra cui: chiavi di licenza, abbonamenti per software, videogiochi e gift card personalizzate […]

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La suite di soluzioni Digital On-Demand consente di passare dalla distribuzione fisica a quella digitale per software, gift card e prodotti per i videogiochi

Tech Data ha presentato lasua suite di soluzioni Digital On-Demand. Questa proposta comprende un vasto catalogo di prodotti digitali fra cui: chiavi di licenza, abbonamenti per software, videogiochi e gift card personalizzate su misura per soddisfare le esigenze dell’ampia gamma dei clienti di Tech Data.

La suite Digital On-Demand, basata sulla piattaforma ecommerce Activate-here di Tech Data disponibile per i rivenditori, elimina i costi relativi all’inventario fisico e si integra perfettamente con i sistemi Tech Data, garantendo: disponibilità e consegne 24 ore su 24, 7 giorni su 7, memorizzazione delle chiavi di licenza e integrazione completa in ingresso e in uscita basata su API con i sistemi dei clienti.

“Con Digital On-Demand, siamo orgogliosi di presentare un’offerta end-to-end estremamente sviluppata, che supporta i clienti di Tech Data nella digitalizzazione della loro rete di distribuzione per software, videogiochi e gift card. L’offerta garantisce ai partner l’opportunità di espandere rapidamente i propri flussi di entrate con una piattaforma integrata best-in-class e un ampio portafoglio di prodotti e servizi”, ha dichiarato Denis Fouquet, vicepresidente per il segmento Software & Cloud, Europe presso Tech Data.

Sottolinea Silvia Zagaria, Business Unit Manager Software di Tech Data Italia: “Con oltre 60 vendor integrati e in continua crescita, Tech Data offre ora il catalogo digitale più completo del settore. Stiamo svolgendo un ruolo determinante nella trasformazione del canale IT via via che vendor e clienti adottano modelli di distribuzione digitale, vantaggiosi sia per le loro attività che per l’ambiente.”

Durante l’ultimo anno fiscale, 18.500 clienti hanno scelto le soluzioni Digital On-Demand di Tech Data e il catalogo di quest’ultima, con oltre 15.500 prodotti digitali. Dal lancio della piattaforma Activate-here, i clienti di Tech Data hanno elaborato oltre 2,5 milioni di transazioni digitali. La distribuzione digitale di software, gift card e prodotti per i videogame consente di ridurre le emissioni di CO2 fino al 90% rispetto ai modelli tradizionali di distribuzione fisica.

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L’Industria 4.0 segna un +30% in Italia: un mercato da 2,4 miliardi di euro https://www.datamanager.it/2018/07/lindustria-4-0-segna-un-30-in-italia-un-mercato-da-24-miliardi-di-euro/ Fri, 13 Jul 2018 16:30:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151390 Massimo Missaglia, AD di SB Italia: “Stiamo superando la fase iniziale per lasciare più spazio a progetti strategici e strutturati, che si inseriscono in un percorso organico di digitalizzazione, con uno sguardo sul lungo periodo” Mercato in crescita del 30% in un solo anno, con un valore pari a quasi 2,4 miliardi di euro. È […]

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Massimo Missaglia, AD di SB Italia: “Stiamo superando la fase iniziale per lasciare più spazio a progetti strategici e strutturati, che si inseriscono in un percorso organico di digitalizzazione, con uno sguardo sul lungo periodo”

Mercato in crescita del 30% in un solo anno, con un valore pari a quasi 2,4 miliardi di euro. È questa la fotografia scattata dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, che ha calcolato il valore dei progetti nel 2017 in termini di soluzioni basate sulle sei tecnologie di Smart Manufacturing, che secondo l’Osservatorio, definiscono il settore: Internet of Things, Big Data e Cloud Computing, Advanced Automation, Advanced HMI (Human Machine Interface) e Additive Manufacturing. Il peso maggiore è rivestito dall’Industrial IoT, in cui sono stati investiti circa 1,4 miliardi di euro, a seguire ci sono gli Industrial Analytics, con 410 milioni, e le soluzioni di Cloud Manufacturing, con 200 milioni (+35%).

Decisivo è stato – ed è ancora – il ruolo del Piano Nazionale, atto a promuovere la conoscenza tra gli operatori e ad incentivare i progetti Industria 4.0: il 92% del campione (236 imprese industriali di tutti i settori) conosce gli incentivi, la metà ne ha già usufruito e una azienda su 4 lo farà prossimamente.

La prossima grande sfida? Coinvolgere le PMI, il cuore della manifattura italiana.

Massimo Missaglia, AD di SB Italia, società specializzata in soluzioni IT per la gestione, l’integrazione e l’ottimizzazione dei processi aziendali, commenta così i dati: “Si tratta di un mercato sempre più maturo: stiamo superando la fase iniziale, fatta di progetti pilota e di ‘esperimenti’ per lasciare sempre più spazio a progetti strutturati, che si inseriscono in un percorso organico di digitalizzazione e che sono parte di un piano strategico aziendale, con uno sguardo sul lungo periodo. La strada è quella giusta: stiamo andando verso un concetto alternativo di impresa, dove il miglioramento dell’efficienza dei processi e il ridisegno costante dei modelli di business troveranno nelle tecnologie digitali il proprio, fondamentale, driver”. Continua “ogni giorno incontriamo aziende che hanno saputo cogliere le opportunità di Industria 4.0 e altre – PMI ma non solo – che resistono al cambiamento, fino a quando, anche attraverso progetti piccoli ma mirati riusciamo a dimostrare che l’innovazione ben gestita dà solo buoni frutti”.

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Innovazione nella PA: le tante, forse troppe, cose da fare https://www.datamanager.it/2018/07/innovazione-nella-pa-le-tante-forse-troppe-cose-da-fare/ Wed, 11 Jul 2018 15:02:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151165 Quando capita di leggere che i cinesi attaccano gli americani oppure che i russi spiano l’Occidente, non appena si capisce che si parla di vicende che hanno luogo nello spazio cibernetico tutti fanno spallucce e la giornata prosegue come se nulla fosse accaduto e – peggio – potesse mai accadere Le cronache che hanno preceduto […]

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Quando capita di leggere che i cinesi attaccano gli americani oppure che i russi spiano l’Occidente, non appena si capisce che si parla di vicende che hanno luogo nello spazio cibernetico tutti fanno spallucce e la giornata prosegue come se nulla fosse accaduto e – peggio – potesse mai accadere

Le cronache che hanno preceduto l’estate sono state costellate di episodi concreti e fondati sospetti che evidenziano una crescente fragilità del contesto in cui viviamo. Mentre si parla di “cyber” – magari a bocca piena – tra una tartina e un tramezzino durante il “light lunch” di una delle miriadi di conferenze e workshop, fuori dai nostri confini (dove alla non sempre produttiva attività turistico-congressuale si predilige la ricerca e la pratica sperimentazione) il fronte digitale è presidiato e soprattutto è al centro dell’attenzione politica e imprenditoriale. Nella “terra dei cuochi”, ben più estesa di quella famigerata “dei fuochi”, il modello MasterChef ispira l’impegno nella digitalizzazione del Paese. Si va avanti con interventi di nouvelle cousine (quelli da mezza oliva taggiasca su una foglia di cappero di Favignana adagiata su un letto di purea di cipolla di Tropea…) che non possono certo sfamare appetiti di automazione troppo datati e radicati.

Ricordo le chiacchiere di Giancarlo Scatassa, storico personaggio dell’informatica nella Pubblica Amministrazione che le nuove generazioni non conoscono. Era il grand commis che alla Funzione Pubblica – Remo Gaspari regnante – predicava “devono essere i dati e i documenti che si muovono automaticamente nei meandri degli uffici e non il cittadino che deve correre per fornire ogni volta informazioni che lo Stato già ha”. Il virgolettato non è testuale, ma sintetizza un pensiero che costituiva il refrain di ogni discorso che in qualunque circostanza Scatassa era tenuto a ripetere.

Chiacchiere. Solo chiacchiere. E proprio per questo “immortali”. Un simile discorso potrebbe entusiasmare i cittadini anche trent’anni dopo la sua declamazione originaria. Era più o meno il 1988, eppure dichiarazioni del genere mantengono una attualità incommensurabile. In questo arco temporale, si sono succeduti guru e profeti del “qualcosa punto zero”, che – senza sapere di aver biecamente copiato Scatassa – non esitano ad auspicare l’iperuranio della PA perfetta, a prospettare un futuro quasi presente fatto di soli vantaggi derivanti dalle tecnologie, a tentare di far credere che siamo a un passo dalla meta. Le code agli sportelli e le cartelle pazze del Fisco sono stati per anni lo sfondo delle promesse mancate e della fiducia tradita. Fare esempi di inefficienza contemporanea sarebbe impietoso e, avendo deciso di far voto di bontà, mi astengo dal commentare raccapriccianti episodi recenti che potrebbero minare le poche aspettative residue del quisque de populo. La digitalizzazione dell’universo pubblico rappresenta un classico degli argomenti da conversazione. La cybersecurity è invece il tema caldo: nei salotti non c’è chi non ne parla simulando di “sapere l’ultima”, al pari di chi un tempo – pur di sembrare simpatico – scodellava patetiche barzellette stantie spacciandole per appena sbocciate gemme di ironia.

Nei giorni in cui si avvia il “Governo del cambiamento”, mi permetto di alzare un dito dall’ultimo banco e richiamare l’attenzione di chi sta al di là della cattedra. Innovazione tecnologica e sicurezza digitale sono un binomio inscindibile. L’auspicio è che la circostanza non venga dimenticata. La vulnerabilità di un paese comincia proprio con il disarticolato e non omogeneo processo di informatizzazione, che a sua volta è frutto di una atavica mancanza di un progetto imperativo sugli obiettivi da perseguire e sui livelli di servizio da ottenere, della sostanziale incapacità di committenza dell’apparato pubblico centrale e locale, della inammissibile insensibilità alle conseguenze cui si può andare incontro. C’è molto, forse troppo, da fare. E non ci si può permettere il lusso di aspettare ancora o – ancor peggio – di continuare a bighellonare. Non bastano una manciata di app e qualche annuncio clamoroso a risolvere la situazione.

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Audi e-tron Prototipo: l’elettrificazione va in scena https://www.datamanager.it/2018/07/audi-e-tron-prototipo-lelettrificazione-va-in-scena/ Wed, 04 Jul 2018 16:30:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150688 Interni eleganti e generosa abitabilità. Nuova frontiera della digitalizzazione: gli specchietti retrovisori esterni virtuali. Trazione elettrica per una nuova esperienza acustica A bordo di Audi e-tron Prototipo, conducente e passeggeri vivono un’esperienza sensoriale inedita. Oltre alla generosa abitabilità e al design minimal, la prima auto elettrica Audi porta in dote una quiete assoluta. Il palcoscenico ideale per […]

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Interni eleganti e generosa abitabilità. Nuova frontiera della digitalizzazione: gli specchietti retrovisori esterni virtuali. Trazione elettrica per una nuova esperienza acustica

A bordo di Audi e-tron Prototipo, conducente e passeggeri vivono un’esperienza sensoriale inedita. Oltre alla generosa abitabilità e al design minimal, la prima auto elettrica Audi porta in dote una quiete assoluta. Il palcoscenico ideale per le performance del Sound System 3D Premium di Bang & Olufsen. Il SUV a zero emissioni inaugura un nuovo concept digitale dei comandi e della visualizzazione: è la prima vettura destinata alla produzione di serie a essere dotata di specchietti retrovisori esterni virtuali.

Alla Royal Danish Playhouse di Copenaghen, il Marchio dei quattro anelli svela in anteprima l’abitacolo di Audi e-tron Prototipo. Dove solitamente attori e artisti si esibiscono dinanzi alla platea, i riflettori vengono puntati sul nuovo SUV elettrico. Audi e-tron Prototipo si mostra in pubblico come mai prima d’ora. Il design degli interni, esempio di versatilità, può contare sulla leggerezza di un ballerino di danza classica, l’intelligenza di un attore e la maestria di un cantante d’opera. Il SUV a zero emissioni regala un’esperienza acustica unica, paragonabile a un auditorium: il Sound System 3D Premium di Bang & Olufsen delizia conducente e passeggeri. Grazie a 16 altoparlanti e a un amplificatore da 705 Watt, la musica si diffonde allo stato naturale, priva di effetti artificiali.

Il design degli interni: linee essenziali e specchietti retrovisori esterni virtuali

Un grande arco, il cosiddetto “wrap-around”, costituisce il palcoscenico virtuale all’interno di Audi e-tron Prototipo: abbraccia l’ampia plancia, caratterizzata da linee fortemente sviluppate in orizzontale, culminando nei rivestimenti lungo le portiere dal design scultoreo. All’interno sono armoniosamente integrati la palpebra soprastante l’Audi virtual cockpit e i display degli specchietti retrovisori esterni virtuali, al debutto mondiale in abbinamento a una vettura destinata alla produzione di serie. La digitalizzazione di bordo raggiunge un livello inedito. Oltre a costituire una nuova esperienza tecnologica, gli specchietti retrovisori esterni virtuali portano in dote numerosi vantaggi pratici in termini di comfort e sicurezza. I supporti piatti integrano una piccola telecamera, la cui immagine viene elaborata digitalmente e visualizzata mediante i display OLED da 7 pollici ad alto contrasto all’interno dell’abitacolo. Il conducente può selezionare molteplici impostazioni mediante i comandi touch. È possibile, ad esempio, spostare una sezione dello schermo adeguando il campo visivo e aumentando o riducendo lo zoom dell’immagine. Grazie al sistema MMI, il conducente può selezionare tre modalità di visualizzazione: per la guida in autostrada, per le operazioni di svolta e per il parcheggio.

Un ulteriore plus legato al design degli interni è rappresentato dalla consolle lungo il tunnel, al cui vertice sembra fluttuare nello spazio la struttura poggiamano con interruttore integrato della trasmissione. Leggerezza e prestazioni sono un tutt’uno. L’intero cockpit è concepito in funzione del conducente.

Materiali e finiture: l’elettrificazione non è mai stata tanto raffinata

Audi e-tron Prototipo è caratterizzato da rivestimenti, modanature e colori sapientemente armonizzati tra loro, che spaziano dalla raffinata pelle Valcona all’alluminio spazzolato. Il SUV elettrico Audi è in grado di soddisfare i più elevati standard in materia di finiture e qualità dei materiali. Il motivo delle cuciture lungo i sedili s’ispira ai circuiti elettrici. A richiesta, i sedili possono essere impreziositi da cuciture a contrasto e bordini arancione: un rimando alla rete di bordo ad alto voltaggio. Il “pacchetto illuminazione diffusa e profili” illumina le superfici valorizzando le linee essenziali degli interni e il badge e-tron lungo la plancia.

Abitabilità: spazio generoso per cinque persone

In virtù del passo di 2.928 millimetri, Audi e-tron Prototipo ospita comodamente cinque persone, oltre ai relativi bagagli. La lunghezza interna dell’abitacolo, lo spazio per la testa e l’alloggiamento delle ginocchia dei passeggeri possono contare su valori da riferimento tra i SUV di categoria superiore. La superficie piatta che sostituisce il tradizionale tunnel centrale, caratteristico dei modelli convenzionali, rafforza ulteriormente lo spazio a disposizione.

Comfort a bordo: il silenzio è assoluto

Audi e-tron Prototipo introduce un nuovo modo di vivere la mobilità, coniugando propulsione elettrica, interni raffinati e comfort da ammiraglia. Il silenzio è pressoché assoluto, in particolare viaggiando in ambito urbano. Gli unici rumori percepibili sono dovuti al rotolamento degli pneumatici. Il comfort acustico, punto di forza dei modelli della Casa di Ingolstadt, raggiunge un livello inedito. Un obiettivo cui concorrono tutte le sezioni della carrozzeria, isolate con la massima cura. La rumorosità aerodinamica, rilevante per ogni veicolo una volta superati gli 85 km/h, è quasi impercettibile. I passeggeri possono conversare agevolmente tra loro, anche viaggiando ad andature elevate.

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L’investimento più importante per tenere il passo del cambiamento tecnologico? Le persone https://www.datamanager.it/2018/07/linvestimento-piu-importante-per-tenere-il-passo-del-cambiamento-tecnologico-le-persone/ Mon, 02 Jul 2018 15:09:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150531 Nonostante la quantità di iniziative di business end-to-end per supportare, coltivare e far crescere la forza lavoro globale, secondo uno studio SAP realizzato a livello mondiale le aziende stanno perdendo la sfida per reclutare talenti qualificati. Nel 2015, il 53% degli intervistati affermava che la propria azienda non disponeva di personale con le competenze necessarie […]

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Nonostante la quantità di iniziative di business end-to-end per supportare, coltivare e far crescere la forza lavoro globale, secondo uno studio SAP realizzato a livello mondiale le aziende stanno perdendo la sfida per reclutare talenti qualificati. Nel 2015, il 53% degli intervistati affermava che la propria azienda non disponeva di personale con le competenze necessarie per gestire la trasformazione digitale. Questa percentuale è arrivata nel 64% nel 2017. Ci troviamo di fronte alla Quarta Rivoluzione Industriale e la carenza di competenze non fa che aumentare

Di Francesca Puggioni, General Manager – Southern Europe Cluster di Orange Business Services

La carenza di competenze rischia sempre più di minare la performance delle aziende in tutti i settori, in un’era digitale che invece ha un potenziale così elevato. In un ruolo di management che ricopre 5 regioni in Sud Europa e oltre 220 dipendenti, lo sviluppo delle competenze è uno degli argomenti fondamentali e con priorità assoluta, anzi vitale per la sopravvivenza e la competitività sul mercato: la digitalizzazione trasforma le imprese in maniera drastica, più velocemente di quanto è accaduto con la rivoluzione industriale.

In questo contesto, è proprio il capitale umano a diventare l’elemento di differenziazione, e di conseguenza l’investimento che consente alle risorse di mantenere il passo del cambiamento diventa cruciale.

Semplificando, la trasformazione digitale si compone di tre parti: cultura e competenze digital-ready, tecnologia e strumenti innovativi, servizi in tempo reale. La maggior parte delle aziende considera la cultura e le competenze come l’ultimo step in ordine di tempo, ma vorrei invece spronare a dare a tutti e tre questi elementi identica priorità. Se non ci si prende cura delle persone, le altre parti non funzioneranno – parlo per esperienza.

Quindi come si intraprende un progetto di trasformazione della forza lavoro? In un mondo guidato dalle informazioni, si comincia dai dati: molto di quello che ci aspetta nel futuro è già scritto nei dati. Questo significa che è necessario sfruttare le fonti di intelligence per capire quali profili di competenze sono già a disposizione e di cosa l’azienda avrà bisogno in futuro. Se in passato la pianificazione delle risorse si concentrava principalmente sulle esigenze attuali e a breve termine del business, basate sui risultati e sull’incontro tra domanda e offerta, oggi grazie a strumenti basati sui dati possiamo prevedere immediatamente i requisiti di capitale umano, anticipare le carenze e essere certi che l’organizzazione abbia le capacità e l’infrastruttura necessarie per raggiungere gli obiettivi aziendali, aumentare la competitività e rimanere rilevante – caratteristiche indispensabili in un’economia piatta.

Due avvertimenti importanti

Prima di tutto, per la buona riuscita di questo progetto sono necessari governance dei dati e un esercizio di pulizia. Quando Orange Business Services ha intrapreso il suo Skills Anticipation Programme, abbiamo vagliato 800 profili professionali e li abbiamo sfrondati fino a ottenere una quantità molto più piccola e gestibile, più in linea con i requisiti di lavoro emergenti e il tipo di organizzazione snella e flessibile in cui ci stavamo trasformando.

In secondo luogo, mai trascurare l’elemento umano. Un programma efficiente di gestione delle competenze dovrebbe essere incentrato sulle persone, e cercare di arricchire l’esperienza dei dipendenti. Grazie al ritmo esponenziale della disruption, i ruoli di lavoro stanno cambiando. Le competenze di cui abbiamo bisogno oggi non comparivano tra le specifiche del lavoro cinque anni fa. Ad esempio, ancora poco tempo fa i social media manager erano una novità e lo scrum master un ruolo di nicchia, mentre oggi è riconosciuto come un fattore chiave per le iniziative di sviluppo agile di un’azienda. Naturalmente, le aziende avranno ancora bisogno di personale di vendita, ingegneri e addetti all’assistenza clienti poiché queste professioni continueranno a esistere, ma le competenze necessarie per stare al passo con i tempi cambieranno in modo sostanziale. Se queste competenze sono ancora appena abbozzate o addirittura inesistenti, l’organizzazione dovrà decidere se creare da zero i percorsi di apprendimento, acquisire una società all’avanguardia o formare la prossima generazione in collaborazione con un organo accademico.

È stato un viaggio avventuroso, che ha anticipato la velocità con cui le tecnologie emergenti rimodelleranno il modo in cui viviamo, lavoriamo e giochiamo, e ora abbiamo iniziato a sviluppare una ricca dotazione di competenze all’interno dell’organizzazione. Ci siamo concentrati su competenze specialistiche come cybersecurity, Internet of Things (IoT), reti software defined (SDN) e virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV). Dato che SDN/NFV sono paradigmi di reti relativamente nuovi guidati da cambiamento dei modelli di traffico, consumerizzazione dell’IT, aumento dei servizi cloud e sempre crescente richiesta di larghezza di banda dei big data, questo ha richiesto un approccio innovativo.

Dal 2013, abbiamo sviluppato collaborazioni con università come l’ESIEE di Parigi per creare corsi specializzati di virtualizzazione e aiutare gli studenti a comprendere il valore professionale di queste competenze, e anche con Vannes Ensibs, parte dell’Université de Bretagne Sud (UBS) a Lorient, per studiare tecniche pioneristiche di sicurezza informatica. L’analisi della pianificazione della forza lavoro è anche alla base della decisione di espandere le nostre competenze di cybersecurity acquisendo Lexsi, uno specialista di servizi di sicurezza con 200 dipendenti, di cui 150 ingegneri ed esperti tecnici. Abbiamo anche creato una CyberSecurity Academy all’interno per condividere le competenze e sviluppare queste rare competenze specialistiche, così richieste in un mercato competitivo.

È ovvio che se le abilità del futuro non esistono ancora, allora le persone avranno bisogno di sviluppare le loro competenze direttamente sul posto di lavoro. Gran parte di ciò che fanno li porterà su terreni inesplorati. Pertanto, le organizzazioni dovranno saper creare una cultura di apprendimento continuo, guidata dall’alto e supportata da un solido programma di supporto, supervisione e guida, che dovrebbe includere la definizione degli obiettivi della forza lavoro ben al di là delle esigenze operative a breve termine.

Niente di tutto questo è facile. È indispensabile un’iniziativa decisa e formale di trasformazione delle skill: noi abbiamo creato Eureka – un programma completo e olistico di gestione delle competenze, che riunisce conoscenze e talenti dagli ambiti business, risorse umane e digital. Comprende sia una visione dall’alto della leadership su quale sarà l’orientamento strategico del business nei prossimi tre-cinque anni sia una visione gestionale dal basso delle competenze che abbiamo oggi e di cui avremo bisogno in futuro.

Il programma utilizza big data e scienza dei dati, tra gli altri metodi, per identificare le competenze e le lacune di competenza per paese, regione, funzione e tecnologia. Queste informazioni aiutano a definire in modo proattivo una strategia per reperire e sviluppare le abilità e le competenze necessarie.

Per trasformarsi veramente, un’organizzazione deve essere capace di cambiare pelle: significa abbandonare le modalità gerarchiche di lavoro e imparare ad ascoltare. Questo vale in particolare per le risorse umane. Dato che ciò che facciamo e diciamo contribuisce a definire il tono dell’organizzazione, è fondamentale mostrare che stiamo ascoltando e rispondendo. Piuttosto che adottare un approccio “fa’ come dico” quando si tratta di incoraggiare il lavoro agile in tutto il business, abbiamo coinvolto 26 architetti da team interfunzionali nel business e nelle risorse umane e nominato 70 “maker” dal team HR globale per porre domande, fare brainstorming, ripetere e progettare nuove pratiche di HR. Dato il nostro ruolo nel business, queste iniziative, in un modo o nell’altro, hanno un impatto sulla nostra base di dipendenti più ampia, che è come dire che ciò che facciamo ha un impatto a livello di organizzazione.

Se i leader aziendali sono seriamente intenzionati a trasformare la forza lavoro, devono prima conquistare la fiducia e l’impegno delle persone e dimostrare, in termini concreti, che i modi di lavorare agili e digitali migliorano l’esperienza dei dipendenti mentre contribuiscono alla crescita del business. L’azienda può accendere la miccia, ma dovrebbero essere i collaboratori stessi a impegnarsi proattivamente nella trasformazione digitale, per il bene dei loro team, di clienti e progetti. È la “teoria dei nudge” in versione 2.0.

Oggi le imprese hanno compiuto progressi sostanziali nell’adozione dell’economia digitale. Fino a pochi anni fa “cloud” era un termine enigmatico, ora è un modello aziendale onnipresente. Con un ampio consenso sul fatto che siamo ormai immersi nella Quarta Rivoluzione Industriale, vale la pena ricordare che le rivoluzioni industriali rappresentano una pluralità di cambiamenti – hanno bisogno di tempo per avvenire. I cambiamenti sismici nella potenza di elaborazione della tecnologia ci hanno portato a questo punto, ma le placche tettoniche si stanno ancora allineando.

La trasformazione umana potrebbe sembrare un pensiero secondario, ma il suo fondamentale contributo alla creazione di una nuova esistenza digitale non può essere sottovalutato. Ecco perché la pianificazione strategica della forza lavoro dovrebbe andare di pari passo con la trasformazione della forza lavoro.

Oggi tutto ciò che riguarda la nostra forza lavoro e le sue capacità e talenti dovrebbe essere inserito nella mappa del più ampio percorso di trasformazione dell’organizzazione. Questo mi riporta al punto precedente: la trasformazione della forza lavoro deve essere portata ai primi posti dell’agenda strategica. Se rimane in terza posizione nell’elenco delle cose da fare, diventa facile per le organizzazioni occuparsene solo sulla carta o semplicemente trascurare questo driver chiave della trasformazione digitale. Il nuovo volto digitale dell’organizzazione è una priorità tanto importante per il consiglio di amministrazione quanto i risultati finanziari dell’azienda.

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ANIE: l’industria tecnologica acceleratore economico del Paese https://www.datamanager.it/2018/06/anie-lindustria-tecnologica-acceleratore-economico-del-paese/ Wed, 27 Jun 2018 09:27:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150219 Il presidente Busetto: “Chiediamo al nuovo governo continuità al piano impresa 4.0 e concreti investimenti in infrastrutture. La digitalizzazione e la sostenibilità, trasversali ad ANIE, sono elementi primari nello sviluppo delle imprese e del Paese” L’industria tecnologica italiana, espressione di Federazione ANIE, una delle più importanti organizzazioni Confindustriali per peso e rappresentatività che, con oltre […]

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Il presidente Busetto: “Chiediamo al nuovo governo continuità al piano impresa 4.0 e concreti investimenti in infrastrutture. La digitalizzazione e la sostenibilità, trasversali ad ANIE, sono elementi primari nello sviluppo delle imprese e del Paese”

L’industria tecnologica italiana, espressione di Federazione ANIE, una delle più importanti organizzazioni Confindustriali per peso e rappresentatività che, con oltre 1.300 aziende associate e 468.000 addetti, rappresenta i 4 mercati strategici per l’Italia (industria, building, energia e infrastrutture), continua a registrare performance in crescita: nel 2017 ANIE ha registrato un fatturato aggregato di 78 miliardi di euro (58 miliardi per l’Elettrotecnica e l’Elettronica e 20 miliardi di euro per i General contractor).

Archiviata la fase di maggiore incertezza che ha caratterizzato gli anni passati, nel 2017 lo scenario nazionale ed internazionale in cui operano le imprese ANIE, ha visto un progressivo consolidamento. Elettrotecnica ed elettronica, infatti, nel 2017 segnano un incremento di fatturato rispettivamente del 2,7% e del 7.8% rispetto all’anno precedente, beneficiando di uno scenario ad alto potenziale sia sul fronte interno, sia su quello estero, grazie al riavvio degli investimenti supportati anche dal Piano Impresa 4.0.

In area Elettrotecnica, Cavi e Distribuzione Energia risultano essere i comparti più dinamici, mentre per il settore Elettronica, Automazione industriale e Sicurezza e Automazione edifici mostrano i risultati più performanti.

Guardando ai mercati esteri, la crescita annua dell’export dei settori ANIE nel 2017 si attesta a +5,2% (circa 30 milioni di euro) – +4,7% per l’Elettrotecnica e +7.4% per l’Elettronica –, grazie alla crescita della domanda dell’UE (+4.7%) ed extra UE (5.4%).

Infine, nel 2017, l’andamento delle imprese ANIE ha registrato tendenze ancora più dinamiche rispetto ai dati forniti da ISTAT relativi a tutte le principali variabili, confermando ulteriormente come la Federazione rappresenti le imprese più innovative del Paese. Se per l’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, il fatturato totale dell’industria Elettrotecnica ed Elettronica lo scorso anno è cresciuto del 2,8%, le aziende ANIE hanno registrato una crescita del +3,8%.

ANDAMENTO DEI MERCATI ANIE NEL 2017

Anche per il 2017, l’andamento dei mercati finali cui si rivolgono le tecnologie ANIE hanno mostrato un andamento differenziato.

Tecnologie elettrotecniche ed elettroniche per mercati finali nel 2017

Le tecnologie di ANIE rivolte al mercato dell’Industria confermano nel 2017 un ruolo trainante e un andamento decisamente dinamico con una crescita del 9.1% beneficiando, ancora una volta, della crescente domanda di soluzioni innovative e 4.0.

Anche il mercato del Building in cui confluiscono le tecnologie di ANIE, dopo un decennio di forte debolezza, segna una crescita del 3.9%, in linea con i positivi segnali di riavvio degli investimenti che arrivano dal mercato edile.

Dopo la brusca frenata dell’anno precedente, in ripresa anche il mercato dell’Energia, sia nella componente delle fonti tradizionali, sia di quelle rinnovabili, con una crescita del fatturato totale del 2.9%.

Segna un andamento non positivo il mercato delle Infrastrutture e Trasporti (-5.8% rispetto al 2016) che non intercetta l’andamento registrato nello scorso anno dagli

ordinativi del settore ferroviario per un disallineamento temporale nella contabilizzazione delle commesse che, invece, continuano a crescere. Decisamente positivo il fatturato legato alle esportazioni relative a questo comparto, che si attesta a un +9.4%.

Un’analisi più ampia evidenzia come le tecnologie di ANIE siano pervasive e presenti in settori trasversali: servizi (20%), consumi delle famiglie (24%), costruzioni (9%), con una quota di particolare rilievo rappresentata, naturalmente, dall’industria manifatturiera (47%) dove trasferiscono valore aggiunto e innovazione.

“Chiediamo al nuovo Governo di dare continuità al Piano Impresa 4.0 per proseguire il cammino virtuoso di innovazione che l’industria manifatturiera italiana sta portando avanti.  Questa stessa filosofia del fare industria ci piacerebbe che fosse proiettata sul mondo delle Costruzioni e auspichiamo quindi che si possa a breve dare attuazione a un piano Edificio Sostenibile 4.0 (un primo passo verso la città elettrica del futuro). In questa direzione, non possiamo poi non ribadire la richiesta di una piena attuazione della Strategia Energetica nazionale: più rinnovabili, più efficienza energetica e più elettrificazione della domanda” ha dichiarato Giuliano Busetto, Presidente di Federazione ANIE. “Da ultimo la richiesta più forte: concreti investimenti in Infrastrutture. Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare con il coinvolgimento di tutti gli attori in gioco”.

“Una seria politica di investimenti in infrastrutture, in una collaborazione tra pubblico e privato, è ciò che serve al Paese per avviare una nuova stagione di crescita inclusiva. Le infrastrutture, infatti, servono a collegare periferie a centri, città tra loro e l’Italia al mondo. E sono indispensabili per rafforzare la posizione geo-economica di un’Italia centrale tra Europa e Mediterraneo, aperta ad est e ovest. Senza contare che un Paese come l’Italia con una forte vocazione all’export ha tutto l’interesse a sostenere la vitalità delle proprie imprese mettendole in condizione di competere alla pari con le concorrenti di tutto il mondo”, ha affermato Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria.

Federazione ANIE rappresenta un settore industriale ricco, variegato e le aziende che ne fanno parte sono realtà eccellenti capaci di garantire innovazioni al passo con il continuo cambiamento industriale a cui stiamo assistendo. L’Associazione è un ecosistema fatto di aziende virtuose e lungimiranti: è del 4% l’incidenza media del fatturato investito in attività di R&S, contro la media manifatturiera dell’1%.

I comparti ANIE, caratterizzati da un’elevata componente di innovazione tecnologica, rappresentano il primo settore manifatturiero per spesa in Ricerca e Sviluppo in Italia da cui originano il 21% degli investimenti in R&S. Infine, la quota di addetti alla R&S nell’industria Elettrotecnica ed Elettronica italiana risulta essere più del doppio rispetto alla media del settore manifatturiero: 8.6% contro il 3.5% della media manifatturiera.

“ANIE è un partner strategico per le aziende e per il sistema-Paese perché contribuisce alla creazione di un ecosistema sempre più competitivo”, ha sottolineato Busetto.

ANDAMENTO 2018: L’Italia continua a investire in innovazione

PRIMO SEMESTRE

Per tracciare l’andamento del primo semestre del 2018, il Servizio Studi di ANIE ha condotto un’indagine quali-quantitativa su un campione di 130 aziende rappresentative associate, espressione di un fatturato aggregato pari a 15 miliardi di euro.

Secondo i dati dell’Osservatorio ANIE, nel primo semestre 2018 le imprese che hanno preso parte all’indagine, sottolineano una visione positiva dell’evoluzione del mercato: in particolare, il 58% (dato tendenziale) delle imprese, evidenziano una crescita del fatturato nel confronto con il primo semestre del 2017, mentre una crescita degli ordinativi è segnalata da ben il 63% delle imprese del campione con un andamento similare tra grandi, medie e piccole imprese. Sul fronte estero, il 46% segnala una crescita del fatturato nel confronto con il corrispondente semestre del 2017.

Anche i dati ISTAT relativi agli ordinativi per i settori ANIE nel primo quadrimestre del 2018 evidenziano nel confronto annuo un incremento a due cifre (+13,9%), sia per gli ordini interni, sia per quelli esteri, mentre il fatturato si attesta al +5,4%.

Guardando all’occupazione, nel primo semestre 2018, l’86% delle imprese coinvolte nell’indagine, segnala di non aver ridotto i livelli occupazionali totali. In questo contesto rimane però ancora elevata la domanda di tecnici ed ingegneri, il cui numero oggi non è sufficiente a coprire le necessità interne.

SENTIMENT CHIUSURA ANNO 2018

Le imprese ANIE guardano a un 2018 positivo. Guardando alle stime relative all’anno in corso nel suo complesso, il 57% delle imprese ANIE coinvolte nell’indagine stima una crescita del fatturato totale nel confronto con il 2017. Positive anche le attese relative al canale estero, lasciando presagire valutazioni di un miglioramento dello scenario nella seconda parte dell’anno, dove si attende una crescita del fatturato estero per il 55% delle imprese. Analoghe tendenze si rilevano anche per il fatturato interno in crescita per il 55% delle imprese. Sentiment positivo anche per l’occupazione con una crescita sull’anno prevista dal 40% delle aziende.

“Federazione ANIE è portavoce di un settore industriale autorevole nei numeri, tecnologicamente innovativo, strategico per l’intero Paese. Desideriamo valorizzare il prestigio e l’immagine dell’Associazione attraverso la crescita di una relazione consistente e autorevole nei confronti delle istituzioni ministeriali, supportando Confindustria e i suoi organi direttivi con competenza e serietà sui temi di comune interesse. Siamo una Federazione fatta sì da aziende ma, prima di tutto, da persone. Abbiamo un progetto e un orizzonte comune: lavorare per valorizzare l’eccellenza del nostro tessuto imprenditoriale, guardando allo sviluppo sostenibile del nostro Paese” ha concluso Busetto.

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Fattura elettronica carburanti, Nicola Savino: “Il rinvio? Sbagliato intervenire negli ultimi giorni. Per il 1 gennaio 2019 bisogna essere pronti” https://www.datamanager.it/2018/06/fattura-elettronica-carburanti-nicola-savino-il-rinvio-sbagliato-intervenire-negli-ultimi-giorni-per-il-1-gennaio-2019-bisogna-essere-pronti/ Wed, 27 Jun 2018 09:25:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150264 L’esperto nazionale di digitalizzazione a norma, l’ingegner Nicola Savino, CEO della Savino Solution srl (azienda accreditata AGID) valuta negativamente la decisione di rinviare l’obbligo di fatturazione elettronica per le vendite di carburanti ai soggetti con partita IVA. “Ritengo sia una scelta sbagliata anche se, come abbiamo notato anche con il GDPR e gli altri obblighi […]

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L’esperto nazionale di digitalizzazione a norma, l’ingegner Nicola Savino, CEO della Savino Solution srl (azienda accreditata AGID) valuta negativamente la decisione di rinviare l’obbligo di fatturazione elettronica per le vendite di carburanti ai soggetti con partita IVA.

“Ritengo sia una scelta sbagliata anche se, come abbiamo notato anche con il GDPR e gli altri obblighi normativi in materia di digitalizzazione, in Italia occorre programmare sempre a lungo termine e non intervenire in fase di scadenza – sottolinea Savino – La fatturazione elettronica non è soltanto l’applicazione di un software, ma l’introduzione di un modello di reingegnerizzazione dei processi aziendali. Per questo il fattore tempo può risultare determinante. Le motivazioni del Governo sono fondate anche se c’è bisogno di un cambio culturale relativamente a queste tematiche.”

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