EMC – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:29:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png EMC – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Consolidare la presenza in Italia, la sfida di Tech Data dopo l’acquisizione Avnet https://www.datamanager.it/2017/06/consolidare-la-presenza-italia-la-sfida-tech-data-lacquisizione-avnet/ Fri, 16 Jun 2017 14:02:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126915 In dirittura d’arrivo e in anticipo rispetto ad altre country l’integrazione di Technology Solutions Che aria si respira in Tech Data dopo l’acquisizione della divisione Technology Solutions di Avnet, avvenuta lo scorso febbraio? «L’integrazione amplia in maniera considerevole l’attività di distribuzione a valore aggiunto di Tech Data, migliorando la capacità dell’azienda di supportare i propri […]

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In dirittura d’arrivo e in anticipo rispetto ad altre country l’integrazione di Technology Solutions

Che aria si respira in Tech Data dopo l’acquisizione della divisione Technology Solutions di Avnet, avvenuta lo scorso febbraio? «L’integrazione amplia in maniera considerevole l’attività di distribuzione a valore aggiunto di Tech Data, migliorando la capacità dell’azienda di supportare i propri partner per trarre profitto dalle tecnologie di nuova generazione. Allo stesso tempo aumenta le loro opportunità di inserimento sul mercato grazie a competenze complementari, rapporti più estesi con i fornitori e nuovi clienti» afferma Vincenzo Baggio, fresco di rinnovo nel ruolo di vice president e managing director Tech Data per l’Italia.

Sono i numeri, come illustra lo stesso Baggio, a chiarire l’impatto dell’operazione: «Cambia sostanzialmente il nostro mix: se prima eravamo un azienda che faceva nel mondo 26 miliardi di dollari con il 61% a volume, grazie all’acquisizione di Avnet, un’operazione da 2,6 miliardi di dollari, si aggiungono circa 10 miliardi di dollari nel mondo – di cui oltre la metà in Europa –  raggiungendo il 45% a valore. Con il volume che si riduce a circa il 48%. Un bilanciamento di portafoglio importante che ci consentirà di raggiungere risultati ancora migliori». L’acquisizione produce effetti importanti anche dal punto di vista della ridistribuzione a livello geografico delle revenues del gruppo. «Prima dell’acquisizione l’Europa è sempre stata a nord del 60% in termini di fatturato di Tech Data nel mondo, arrivando a toccare punte del 62/63%. Oggi questi risultati si riequilibrano. Il risultato in Europa si attesta al 53% rafforzandosi tuttavia su un volume più ampio. Ricordiamo che negli USA Tech Data era più un distributore a volume che iniziava a investire nel valore. L’acquisizione ha bilanciato i due aspetti. In più acquisiamo la presenza, più o meno il 3% delle nostre vendite, in Asia-Pacific, un’area che cresce più velocemente rispetto a USA e Europa, consentendoci di ampliare le nostre attività e offrendoci al contempo una grande opportunità di revenues future».

Scongiurato l’effetto tsunami, l’operazione getta le basi per la creazione di uno dei più importanti distributori IT end-to-end a livello globale, presente in quaranta country con 14000 dipendenti e circa 115.000 clienti in oltre 100 paesi. «Dal punto di vista dei prodotti e delle soluzioni c’è un forte orientamento a fornire prodotti e soluzioni a valore – conferma Baggio. Quel che ci differenzia rispetto alla concorrenza è che noi siamo multichannel e multitechnology. Essenzialmente facciamo leverage dell’infrastruttura di HR e logistica, IT e finanza, ma manteniamo nel front office cioè nell’interfaccia verso il nostro vendor o il nostro cliente, un ambito di efficienza estrema quando consegniamo merci a volume (pc, printer, ecc,); proprio perché il mercato in Italia è estremamente compresso, i margini di manovra sono sottili. La chiave per consegnare volume – al di là di approfittare di tutte le crescite che questo mercato può offrire – é dunque l’impiego di una piattaforma di estrema produttività.  D’altra parte siamo in grado di consegnare soluzioni a valore che ì al di là della gamma di prodotti che si possono assemblare – e il nostro è un set di soluzioni di tutto rispetto – ha come differenziatore la competenza. Quindi le certificazioni, quindi le skill set delle persone che abbiamo a bordo. Riconosciute e pagate dal mercato».

Baggio sottolinea anche alcuni aspetti qualitativi collegati all’operazione. «Per l’ottavo anno consecutivo Tech data è indicata da Fortune tra le prime 500 aziende più ambite dove lavorare. Ma a parte questo c’è un altro aspetto che se atterro in Italia si vede subito a occhio nudo. La combinazione cioè semplicemente perfetta tra le due realtà che si sono fuse. A differenza di altre country, qui da noi, Cisco a parte, non si registra alcuna sovrapposizione. Technology Solutions porta in dote nuove relazioni – come quelle con EMC e Red Hat per esempio – che in tech Data non c’erano; rafforzando la partnership con Cisco. In realtà questa acquisizione per noi è un non evento. Non porta traumi e offre invece una tonnellata di opportunità». Merce rara in questo genere di operazioni. Dove di solito overlaps di varia natura rallentano la crescita e necessitano in qualche modo di essere appianate. «Siamo stati fortunati perché da noi questo problema non esiste» sottolinea Baggio. «La focalizzazione mia e del mio team è orientata verso un integrazione di persone – circa una trentina di talenti entro l’estate – e culture. Che fortunatamente trattandosi di due società americane sono abbastanza simili.  Non ci vogliamo focalizzare sulle beghe interne ma rivolgerci al mercato per offrire competenza da mettere a disposizione di solution partner e clienti».

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DellEMC, obiettivi ambiziosi per il nuovo colosso https://www.datamanager.it/2016/11/dellemc-obiettivi-ambiziosi-colosso/ Mon, 14 Nov 2016 11:51:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113510 Piatto forte del DellEMC Forum di Milano, la declinazione in Italia della fusione che ha dato luogo alla più grande azienda IT del mondo A meno di due mesi dalla chiusura ufficiale della fusione tra Dell e EMC, i vertici italiani delle due entità si sono presentati ufficialmente a clienti, partner e stampa in occasione […]

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Piatto forte del DellEMC Forum di Milano, la declinazione in Italia della fusione che ha dato luogo alla più grande azienda IT del mondo

A meno di due mesi dalla chiusura ufficiale della fusione tra Dell e EMC, i vertici italiani delle due entità si sono presentati ufficialmente a clienti, partner e stampa in occasione del DellEMC Forum, tenutosi a Milano ai primi di novembre. Durante l’evento, i due manager hanno fatto il punto sull’integrazione delle due società sul nostro mercato: dal 1° febbraio del 2017, Marco Fanizzi assumerà la guida del mercato enterprise, mentre Filippo Ligresti avrà la responsabilità del mercato commercial. La parola più ripetuta nel corso dell’incontro con la stampa è stata “coesione”, di intenti e di sostanza: non a caso, ha spiegato Marco Fanizzi, «la coesione è stato il tema conduttore dell’evento interno del 14 settembre, tenuto a ridosso della chiusura ufficiale del merge, dove abbiamo ribadito l’intento di unire due aziende che finora hanno operato molto bene. La nostra intenzione come DellEMC in Italia è quella di continuare allo stesso livello, andando anche oltre, per diventare la migliore country a livello Emea per crescita, collaborazione e market share».

Verso il 1° febbraio

Il concetto è stato sottolineato anche da Filippo Ligresti: «Quello di oggi è il primo evento in Italia con clienti e partner, e siamo molto soddisfatti sia della partecipazione sia perché avviene a poche settimane dal closing della fusione. Dal 12 ottobre 2015 al 7 settembre 2016 abbiamo operato in modo da non creare alcun tipo di disturbo verso i clienti, e anche se pure qui da noi in Italia non c’è ancora una sola entità, cosa che anche a livello globale avverrà dal 1° febbraio, alla chiusura dei periodi finanziari delle aziende che si sono fuse, condividiamo già i dati dei clienti e operiamo sempre nel loro interesse, anche nei rarissimi casi in cui c’è un sia pur lieve sovrapposizione nell’offerta».

Chiarezza di ruoli

E infatti la società è all’opera per mettere a punto, oltre alle responsabilità, anche le linee di prodotto e le modalità di go to market: «Il nostro obiettivo è che dal 1° febbraio ci sia un unico referente per i clienti, con forte chiarezza di ruoli con una immagine coerente sul mercato», ha proseguito Fanizzi, spiegando che «ci saranno spostamenti di persone tra una ex azienda e l’altra, con l’importante corollario di scambio di culture, nell’intento di realizzare la massima coesione e dare vita a una cultura DellEmc senza che vi siano figli e figliastri, cioè senza etichette ex Dell o ex EMC». Entrambi i manager si sono detti convinti che entro dicembre l’assetto della nuova entità sarà definito, anche con l’unificazione delle politiche di canale, che vedrà un programma unico a partire dalla fatidica data del 1° febbraio.

Un miliardo di dollari

Senza dimenticare un obiettivo ambizioso: arrivare a un fatturato di un miliardo di dollari in Italia nel più breve tempo possibile. Nelle parole dei due manager, le posizioni attuali che l’azienda occupa sul mercato sono quelle giuste per crescere ulteriormente. Per esempio, ha spiegato Ligresti «attualmente abbiamo il 13 per cento di quota nei PC commercial: è vero che è un mercato in consolidamento, ma noi intendiamo essere tra i consolidatori, ed entro i prossimi due anni potremmo essere al 20-25 per cento del totale». Discorso analogo anche per i server, dove la quota attuale è del 25 per cento, ma in ottica di porsi dalla parte dei consolidatori, l’obiettivo è quello di arrivare al 30-35 per cento nello stesso arco temporale. Infine, ha sottolineato Fanizzi, «siamo i leader di mercato nello storage, con il 35 per cento, risultante dal 28 per cento di EMC e dal 7 per cento di Dell, ma il restante 65 per cento è in grado di essere attaccato».

Chiara leadership nel flash

La crescita passa quindi anche dalle strategie in ambito storage, delle quali Data Manager ha parlato con Fabio Zezza, All Flash Sales Lead di Dell EMC Italy. Il focus è più che mai sullo storage flash. «Come EMC abbiamo iniziato a investire fin dal 2008 nelle tecnologie flash, soprattutto per i drive di fascia hi-end, incrementando notevolmente la nostra presenza con l’acquisizione di XtremIO nel 2012 e spingendo l’acceleratore sugli investimenti in R&D», ha spiegato Zezza, sottolineando come questo si sia tradotto in una «crescita del 90 per cento anno su anno, che ci dà una chiara leadership del mercato: per esempio, il dato più recente di IDC, quello relativo al secondo trimestre di quest’anno, ci posiziona al primo posto del settore all flash array di storage esterno, con una quota mondiale del 40 per cento». Tra i clienti flash in Italia, è da menzionare InfoCert, che ha adottato già tre anni fa le soluzioni flash XtremeIO per i propri data center, «riscontrando notevoli vantaggi a tutti i livelli: non solo per quanto riguarda i benefici nei costi relativi ai minori consumi o all’ingombro più ridotto, ma anche per la flessibilità tipica del flash, che permette per esempio installazioni su larga scala più agevoli», come ha sottolineato Massimo Biagi, responsabile sistemi di InfoCert.

Infine, riguardo all’integrazione della gamma dei prodotti storage di EMC e di Dell nella nuova entità, «non vi sono sovrapposizioni di alcun tipo: già quando eravamo solo EMC la nostra idea era che una sola soluzione non fosse sufficiente a garantire maggiore flessibilità di scelta ai clienti, e adesso con la linea Compellent siamo presenti in tutte le dieci fasce di prezzo del mercato», ha concluso Fabio Zezza.

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Si completa la storica fusione tra Dell e EMC https://www.datamanager.it/2016/09/si-completa-la-storica-fusione-dell-emc/ Thu, 08 Sep 2016 14:00:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=107530 Dell Technologies fornirà le infrastrutture necessarie per abilitare il business digitale e trasformare l’IT Dell Technologies annuncia il completamento dell’acquisizione di EMC Corporation, e la creazione di un’unica famiglia estesa di realtà in grado di fornire alle organizzazioni le infrastrutture necessarie per costruire il loro futuro digitale, trasformare l’IT e proteggere i loro asset più […]

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Dell Technologies fornirà le infrastrutture necessarie per abilitare il business digitale e trasformare l’IT

Dell Technologies annuncia il completamento dell’acquisizione di EMC Corporation, e la creazione di un’unica famiglia estesa di realtà in grado di fornire alle organizzazioni le infrastrutture necessarie per costruire il loro futuro digitale, trasformare l’IT e proteggere i loro asset più importanti: le informazioni. Questa operazione dà vita a un leader di mercato del valore di 74 miliardi di dollari, dotato di un ampio portfolio tecnologico in grado di risolvere problematiche complesse per i clienti in aree a rapida crescita sul mercato, quali hybrid cloud, software-defined data center, converged infrastructure, platform-as-a-service, data analytics, mobility e cybersecurity.

Oggi pomeriggio, alle 16:00 ora locale, ci sarà una conference call mondiale con media e analisti di mercato. A questo link è possibile registrarsi per accedere alla conference call.

Dell Technologies serve il 98 per cento delle aziende Fortune 500 e comprende diverse realtà leader nei loro rispettivi mercati. Le due più grandi, e più note, sono l’area client solutions Dell e l’area infrastructure solutions Dell EMC – entrambe supportate dai Dell EMC Services. Inoltre, Dell Technologies comprende Boomi, Pivotal, RSA, SecureWorks, VirtuStream e VMware. Questa peculiare struttura combina il focus e l’innovazione di una startup con i servizi e la capacità di operare su ampia scala di una grande azienda. Le dimensioni di Dell Technologies permetteranno di puntare sull’innovazione e di investire nell’area Ricerca&Sviluppo, vendite e marketing, oltre che servizi e supporto, e di offrire ai clienti soluzioni più efficienti ed economicamente competitive. Inoltre, anche se l’azienda riporterà pubblicamente i suoi risultati finanziari, il suo controllo resterà privato; ciò le consentirà di concentrare in modo più efficace i suoi investimenti sui clienti e sull’ecosistema di partner nel lungo periodo.

Michael Dell, chairman e CEO di Dell Technologies, dichiara: “Siamo all’alba di una nuova rivoluzione industriale. Ogni minuto che passa, il nostro mondo diventa più connesso e intelligente, fino a intrecciarsi strettamente con un’ampia Internet of Things, che permetterà ai nostri clienti di fare cose realmente incredibili. Per questo abbiamo creato Dell Technologies. Abbiamo i prodotti, le soluzioni, i servizi, le competenze e la capacità globale per essere un catalizzatore di questo cambiamento, e per guidare i clienti, di grandi e medie dimensioni, nel loro percorso digitale.”

Dell Technologies riunisce le capacità di Dell nel go-to-market verso le realtà di piccole dimensioni e il mid-market con la forza di EMC nel mercato enterprise, occupando una posizione di leader in molte delle aree più importanti e a rapida crescita del mercato dell’information technology, che vale 2 trilioni di dollari, compresa la posizione di “leader” in 20 Magic Quadrant di Gartner e un portfolio di oltre 20.000 tra brevetti e applicazioni.

Jamie Dimon, Chairman e CEO di JPMorgan Chase, commenta: “I servizi finanziari sono tipicamente tra i primi mercati ad adottare la tecnologia per migliorare i servizi ai clienti, e questa nuova ondata digitale non è che il proseguimento di un trend che ho visto accadere lungo tutta la mia vita. Come uno dei più grandi clienti di Dell e EMC, investiamo ogni anno circa 9 miliardi di dollari in tecnologia, in infrastruttura, ma anche in cloud computing, big data analytics e cybersecurity. E ci assicuriamo di investire con intelligenza, scegliendo molto accuratamente i nostri partner. Conosco Michael Dell da 30 anni: è una persona eccezionale dal punto di vista etico, che si preoccupa realmente di chiunque lavori con lui – sia all’interno della sua azienda sia nel mercato. Sono felice per Michael e questa sua nuova avventura, e curioso di vedere tutto ciò che lui e il suo team saranno in grado di creare in futuro.”

Marc Benioff, Chairman e CEO di Salesforce, aggiunge: “La partnership di Salesforce con Dell e EMC ha avuto un ruolo importante di spinta all’innovazione sul mercato. Michael ha capacità di vision ed è uno dei leader più influenti di questo mercato. E’ stato un partner eccezionale, che ha contribuito in modo sostanziale al nostro successo. Ora, con Dell Technologies, ancora una volta sta ridisegnando il mercato della tecnologia.”

Tim McGrath, President e CEO di PC Connection Inc, conclude: “La nostra relazione con Dell è cresciuta enormemente negli ultimi sei anni. Oltre ad essere stati riconosciuti Dell Partner of the Year nel 2014 e nel 2015, il nostro business è aumentato in maniera esponenziale. Come partner di Dell, EMC, VMware e RSA, siamo in grado di fornire ai clienti soluzioni IT end-to-end innovative, sicure e incentrate sul valore. Con la combinazione delle aree di attività di Dell Technologies, PC Connection estende le sue potenzialità, offrendo ai clienti un portfolio tecnologico ancora più ampio. Siamo ansiosi di rafforzare la partnership con Dell Technologies, per garantire ai clienti il supporto tecnico, la consulenza e le soluzioni necessarie per affrontare le sfide che il loro business pone all’IT.”

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Il 75% delle aziende è esposto ad un elevato rischio di Cyber Incident https://www.datamanager.it/2016/06/75-delle-aziende-esposto-ad-un-elevato-rischio-cyber-incident/ Mon, 27 Jun 2016 16:30:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=104041 La dipendenza dalla difesa perimetrale ostacola lo sviluppo delle abilità di Incident Response RSA, la Security Division di EMC, ha pubblicato il report che evidenzia come le aziende che investono in tecnologie di “Detection & Response” – piuttosto che su quelle basate su soluzioni perimetrali – siano più reattive quando devono difendersi da cyber incidenti. […]

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La dipendenza dalla difesa perimetrale ostacola lo sviluppo delle abilità di Incident Response

RSA, la Security Division di EMC, ha pubblicato il report che evidenzia come le aziende che investono in tecnologie di “Detection & Response” – piuttosto che su quelle basate su soluzioni perimetrali – siano più reattive quando devono difendersi da cyber incidenti.

Il secondo report annuale “RSA Cybersecurity Poverty Index”, che raccoglie i risultati della survey condotta su un panel di 878 intervistati e più di 24 aziende in 81 Paesi, ha coinvolto più del doppio del numero di partecipanti rispetto all’anno scorso, e ha offerto loro la possibilità di auto-valutare il livello di maturità dei propri programmi di Cybersecurity utilizzando come criterio di comparazione il NIST Cybersecurity Framework (CSF).

Anche quest’anno, la ricerca dimostra come il 75% degli intervistati è sensibilmente esposto agli incidenti di Cybersecurity: le capacità di Incident Response (IR) sembrano essere non particolarmente sviluppate. Addirittura, quasi Circa la metà delle organizzazioni dichiara di volerle acquisire solo in seguito al verificarsi di violazioni della sicurezza o di incidenti. L’indagine evidenzia inoltre come la maggior parte delle organizzazioni continua ad avere forti difficoltà nel migliorare l’area della sicurezza informatica, a causa di una scarsa comprensione dell’influenza e dell’impatto dei Cyber-Risk sulle proprie attività. Non sono poche le aziende che hanno posticipato gli investimenti nello sviluppo della propria Cybersecurity a quando si sono verificati incidenti o violazioni della sicurezza. Per altro, le aziende che prediligono un approccio di “Perimeter-Defense” risultano in forte difficoltà nell’identificare potenziali minacce, con il rischio di esporre pubblicamente ed in modo critico i propri asset principali.

I risultati dell’RSA Cybersecurity Poverty Index confermano queste tendenze, evidenziando come le aziende che sono in grado di identificare ed affrontare frequenti incidenti di Cybersecurity, nel 65% dei casi hanno sviluppato queste capacità in precedenza.

Rispetto all’indagine del 2015, si nota un consistente aumento delle organizzazioni dotate di programmi di cybersecurity maturi. La percentuale delle organizzazioni classificate nella categoria “advantaged capabilities” è passata dal 4.9% al 7.4%. Ma la percezione generale che le organizzazioni hanno della loro capacità di affrontare rischi legati alla sicurezza informatica non è positiva: il 75% degli intervistati dichiara che la propria organizzazione è esposta ai rischi.

L’indagine rileva inoltre alcune criticità da parte delle aziende a muoversi proattivamente per rafforzare la propria Cybersecurity e a giudicare correttamente la propria propensione al rischio. In generale, il 45% degli intervistati ammette difficoltà nel catalogare e nel saper valutare i rischi; solo il 24% si dichiara “maturo” al riguardo. L’incapacità di quantificare la propria propensione ai Cyber Risk rende difficile l’assegnazione di priorità e di investimenti, fondamentali per migliorare la propria sicurezza.

Anche quest’anno, i risultati del report sottolineano la necessità che chi opera nelle infrastrutture critiche – il target di riferimento originario per il CSF- debba raggiungere un più alto livello di maturità. Pubblica Amministrazione e Energy sono i settori nei quali gli operatori intervistati dichiarano di avere minori capacità: solo il 18% ritiene di avere capacità sviluppate o avanzate. Nel settore aerospaziale e difesa questa percentuale sale al 39%, in quello finanziario si attesta al 26%, in calo rispetto allo scorso anno (33%).

Guardando invece le aree geografiche, le organizzazioni statunitensi si posizionano dietro a EMEA e APJ per quanto riguarda il loro livello di maturità in cybersecurity; in EMEA, il 29% delle organizzazioni presenta strategie sviluppate o avanzate, mentre la percentuale scende al 26% in APJ e al 23% negli Stati Uniti.

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Dell potrebbe cedere la sua divisione software https://www.datamanager.it/2016/06/dell-cedere-la-sua-divisione-software/ Tue, 21 Jun 2016 17:30:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103933 Dell sta per vendere la divisione software a due fondi statunitensi. Si parla anche della possibile cessione del comparto PC Dell potrebbe presto liberarsi dei rami secchi. Secondo quanto riporta Routers, l’azienda statunitense si prepara a cedere la sua divisione software a Francisco Partners e Elliot Management Corporation, due fondi che si occupano di acquisizione di […]

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Dell sta per vendere la divisione software a due fondi statunitensi. Si parla anche della possibile cessione del comparto PC

Dell potrebbe presto liberarsi dei rami secchi. Secondo quanto riporta Routers, l’azienda statunitense si prepara a cedere la sua divisione software a Francisco Partners e Elliot Management Corporation, due fondi che si occupano di acquisizione di imprese. L’operazione dovrebbe costare circa 2 miliardi di dollari e con ogni probabilità sarà accompagnata da ingenti tagli al personale.

Lo scorso ottobre Dell ha effettuato l’acquisizione più grande mai avvenuta nel settore della tecnologia acquistando per 67 miliari EMC e una parte di VMware. La cessione della divisione software permetterebbe non solo di rientrare di una parte della spesa ma anche di liberarsi di un settore che influisce ben poco sui ricavi totali dell’azienda. Per questo si parla anche di una possibile vendita della divisione PC, un mercato ormai in declino da diversi anni. La conferma che l’operazione è effettivamente in corso arriva anche dall’acquisto di Perot System, azienda rilevata dal colosso di Austin nel 2009 per 3.9 miliardi dollari, alla giapponese NTT Sata Corp per 3 miliardi.

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Videointervista a Massimo Biagi, CIO InfoCert: le soluzioni abilitanti la trasformazione IT https://www.datamanager.it/2016/04/videointervista-massimo-biagi-cio-infocert-le-soluzioni-abilitanti-la-trasformazione-it/ Thu, 28 Apr 2016 11:02:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100143 InfoCert è una realtà leader a livello europeo per i processi di conservazione digitale dei documenti a norma di legge e per i servizi di Posta Elettronica Certificata, ed è una delle maggiori Certification Authority in Italia per la firma digitale. L’IT supporta direttamente il Business dell’azienda che negli ultimi anni è cresciuto in modo […]

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InfoCert è una realtà leader a livello europeo per i processi di conservazione digitale dei documenti a norma di legge e per i servizi di Posta Elettronica Certificata, ed è una delle maggiori Certification Authority in Italia per la firma digitale.

L’IT supporta direttamente il Business dell’azienda che negli ultimi anni è cresciuto in modo considerevole (50% Y/Y).

Per rispondere in modo efficace alle richieste di business è fondamentale ed indispensabile che l’IT operi in modo rapido nello sviluppo e nella messa in funzione delle nuove applicazioni, oltre naturalmente a garantire la scalabilità per quelle esistenti.

E’ proprio per assicurare qualità, rapidità ed efficienza che InfoCert si è affidata a Sinergy e EMC per identificare tecnologie abilitanti che permettano di adattare l’infrastruttura in modo semplice e veloce a seconda delle esigenze del business.

La soluzione proposta da Sinergy e EMC prevede l’adozione di una tecnologia di Virtualizzazione dello Storage (EMC VPLEX) sotto la quale sono state aggregate due tecnologie Storage a supporto dei diversi Workload. In particolare:

  • la componente Infrastrutturale (VMware e Oracle RAC) a supporto delle applicazioni Core di InfoCert è stata indirizzata verso la tecnologia EMC XtremIO in grado di garantire enormi performance e bassissime latenze applicative oltre che un elevata efficienza storage derivante dai meccanismi di online deduplication e compression
  • per la nuova applicazione di Posta Certificata ed i diversi repository capacitivi la scelta è ricaduta sulla tecnologia EMC VNX con l’obiettivo di assicurare ottime scalabilità ed elevate performance.

Un elemento fondamentale e centrale della soluzione è stata l’adozione della Piattaforma di Software Define Storage (EMC ViPR Controller): questa tecnologia è in grado di garantire la completa orchestrazione della componente storage a servizio delle diverse applicazioni IT, realizzando un ItaaS completo ed efficiente caratterizzato da un Self-Service Portal in cui diventa semplice e veloce il provisioning di un servizio di Storage.

Nella valutazione e nel disegno della nuova architettura EMC InfoCert è stata affiancata dal Partner certificato Sinergy che è riuscito in un periodo di tempo molto ristretto a implementare l’intera soluzione oltre che ad integrarla con la piattaforma di backup basata su EMC Networker e Data Domain.

Videointervista a Massimo Biagi, CIO InfoCert

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Videointervista a Massimo Biagi, InfoCert
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Kaspersky Lab – Sicurezza senza compromessi https://www.datamanager.it/2016/03/kaspersky-lab-sicurezza-senza-compromessi/ Mon, 21 Mar 2016 13:46:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97344 Numero uno in Italia sul mercato consumer, genera più fatturato sul B2B. Con l’apertura di nuovi fronti di protezione delle infrastrutture critiche, le barriere contro gli attacchi mirati e il potenziamento dei suoi esclusivi servizi di intelligence, Kaspersky è sinonimo di total security La vista dalle finestre della nuova sede milanese di Kaspersky Lab con le […]

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Numero uno in Italia sul mercato consumer, genera più fatturato sul B2B. Con l’apertura di nuovi fronti di protezione delle infrastrutture critiche, le barriere contro gli attacchi mirati e il potenziamento dei suoi esclusivi servizi di intelligence, Kaspersky è sinonimo di total security

La vista dalle finestre della nuova sede milanese di Kaspersky Lab con le montagne innevate malgrado la stagione invernale con poco mordente, è spettacolare. Cornice perfetta per un’azienda che, le minacce, deve saperle avvistare da lontano, prima che sia troppo tardi per fare qualcosa. Romanocentrica all’epoca della sua fondazione, dall’estate scorsa Kaspersky Lab vanta in Italia due centri di gravità. Nella capitale, continua a coltivare le sue forti relazioni istituzionali, offrendo avanzate soluzioni di sicurezza a clienti esigenti come il Ministero della Difesa. Al nord, nelle torri che sovrastano la stazione ferroviaria di Porta Garibaldi, Kaspersky stabilisce legami di partnership sempre più “intimi” con la Milano della finanza e dell’industria. Siamo del resto letteralmente a pochi metri da un’altra famosa torre, quella di uno dei maggiori gruppi bancari nazionali, anche se la sicurezza delle transazioni finanziarie non è il solo target della strategia Kaspersky nel B2B. Nuova come i bianchi uffici del 15esimo piano (che insieme agli spazi del loft nove piani più sopra, sono a disposizione del leader globale della sicurezza per meeting, seminari ed eventi), c’è la strategia per la protezione delle infrastrutture critiche e degli impianti di produzione industriale. Come vedremo in questa cover story, dalla torre che domina un paesaggio settentrionale ancora brulicante di realtà manifatturiere, Kaspersky vuole lanciare il contrattacco alle minacce informatiche che hanno come bersaglio le reti di distribuzione delle utility, gli impianti di fabbricazione e trasformazione a controllo numerico. Ambienti finora poco frequentati dai fornitori di sicurezza informatica, ma sempre più esposti a rischi di blocco, sabotaggio, spionaggio industriale.


Numero 1 in Italia sul mercato consumer, #Kaspersky genera più fatturato sul B2B
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«La sede romana continua ad avere molto peso, concentrando il grosso delle attività Kaspersky, come le vendite, il supporto tecnico, le strategie rivolte alla PA» – riconosce Morten Lehn, il responsabile di Kaspersky Lab Italia, accogliendo con visibile orgoglio Data Manager nei nuovi uffici di Milano. Ma in questi ultimi due o tre anni, il lavoro con la clientela nel nord Italia è cresciuto tantissimo». La sede di Porta Garibaldi, aggiunge il responsabile italiano di Kaspersky, è subito diventata un punto di riferimento, anche nei confronti dei colleghi europei. Quando bisogna presentare un nuovo prodotto o discutere di una strategia commerciale, i manager, tecnici, comunicatori che si muovono dal quartier generale di Londra giungono a Milano in poco tempo grazie alla combinazione aereo-ferrovia. «L’autonomia della sede di Milano è quindi in crescita» – sottolinea ancora Lehn. «Stiamo rafforzando soprattutto la presenza tecnica con quattro nuovi technical account manager». Un altro segno della trasformazione subita dall’azienda rispetto alle sue origini profondamente radicate nel software di protezione del personal computer. Quando questo era l’unico vero “endpoint” da tutelare contro i virus informatici.

Alessio Aceti head of pre sales
Alessio Aceti head of pre sales

Dal retail al mercato aziendale

La prima cover story che Data Manager aveva dedicato alle strategie di Kaspersky in Italia, esibiva la fotografia del fondatore, Eugene, in una posa quanto mai casual, seduto in terra a gambe incrociate, il fido laptop sulle ginocchia. Oggi, dice Lehn, il “brand verde” continua a essere forte nel mercato al dettaglio. «In Italia, siamo diventati il numero uno, già dal primo trimestre 2015. Ma senza perdere il focus sul retail, che è pur sempre un formidabile volano di visibilità e dà una grande mano alla rete antivirale chiamata Kaspersky Security Network e alla sua capacità di monitorare il malware in tempo reale, siamo riusciti a comunicare il nostro impegno anche sul fronte enterprise e della piccola-media impresa». Oggi, il volto business di Kaspersky è un dato di fatto e Lehn annuncia il definitivo sorpasso anche per l’Italia: la maggior parte del business è generato dalle soluzioni e i servizi offerti alle aziende. In ambito professionale, Kaspersky Lab registra in effetti le crescite più significative, con la prospettiva di raggiungere anche nel 2016 percentuali di espansione a due cifre. I punti di forza di questo specialista sono ben noti e apprezzati. «Una grande azienda globale saldamente in mano a un unico proprietario, mai penalizzata dagli inesorabili meccanismi delle trimestrali o delle Ipo. Una strategia centrale che dà ampio spazio alle prerogative e agli input del mercato locale. Una tecnologia che nasce da un approccio esclusivo alla security di una società in cui un terzo dei 3.500 dipendenti globali è coinvolto in attività di ricerca e sviluppo».


#InternetSecurity Morten Lehn @kaspersky #Sicurezza, senza compromessi
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Un leader che, come ricorda Lehn, vanta una lunga tradizione di forza e reciproco impegno anche nelle relazioni con i partner, distributori, rivenditori, system integrator, operatori: «Tanti piccoli e grandi specialisti di sicurezza che Kaspersky seleziona, forma e accelera verso il mercato delle aziende». Malware e cybercrime, osserva ancora Lehn, si stanno trasformando in una vera e propria industria. Non solo gli attacchi si fanno sempre più mirati sulle specifiche realtà aziendali, ma anche i ruoli si diversificano. C’è chi studia come sviluppare gli strumenti più efficaci, proprio come un programmatore sviluppa le applicazioni e le piattaforme rivolte agli utilizzatori finali. O per reclutare reti globali di macchine-zombie da cui far partire gli attacchi. E c’è chi acquista tutti questi tool sugli oscuri scaffali del Deep Web e li riutilizza per generare business, basandosi su una conoscenza più diretta delle proprie potenziali vittime. Una situazione alla quale Lehn guarda con molta preoccupazione. «Il fenomeno del ransomware, rappresentato dalle varianti di Cryptolocker, è un argomento caldo e lo sarà per tutto il 2016». Se le persone in azienda non hanno la giusta consapevolezza, è molto facile cadere preda di un link nascosto in un messaggio di mail apparentemente innocuo o addirittura utile. «Una volta inoculato il malware non c’è più niente da fare, il contenuto viene “sequestrato” con la crittografia è se non hai fatto il backup puoi considerarlo perduto». Molti cedono al ricatto, riconosce il direttore di Kaspersky Italia, anche se questo non fa che alimentare una catena perversa. «C’è tantissima strada da fare» – conclude Lehn. «Molte aziende elaborano dei piani di contingenza per la sicurezza fisica, ma quella logica è ancora molto trascurata».


#InternetSecurity Morten Lehn @kaspersky La #sicurezza logica è molto trascurata
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Tecnologia e intelligence

Proprio sul terreno ancora poco mappato della “cultura” della sicurezza, Kaspersky intende dare un contributo fondamentale, evolvendosi non solo nel senso delle tecnologie e degli ambiti che queste devono proteggere (si è già parlato di infrastrutture critiche e impianti di produzione, ma Lehn ricorda il settore in forte espansione delle connected car e dei veicoli a guida automatica), ma anche dal punto di vista delle informazioni, delle policy di sicurezza e dei comportamenti. Qui Kaspersky Lab sta costruendo un’offerta parallela ai tradizionali prodotti, un’offerta fatta di studi su specifici settori e feed informativi sull’evoluzione delle minacce – frutto del costante lavoro analitico dei suoi esperti e dalla mole di intelligence estratta dalla Security Network – e di consulenza in materia di IT Security, di informazioni mirate sulle singole aziende, digital forensic (per capire la natura e le modalità degli attacchi andando a identificare i sample del malware), penetration testing. Attività che secondo Lehn permettono la piena condivisione dell’incredibile know-how accumulato da Kaspersky e rendono ancora più unica, e in continua espansione, la sua offerta.

Giampiero Cannavò head of channel B2B
Giampiero Cannavò head of channel B2B

Il responsabile delle strategie Kaspersky verso il mercato professionale è Edoardo Di Meo, head of B2B enterprise. «Davanti a minacce subdole come il ransomware, che colpiscono organizzazioni grandi o piccole, la soluzione antivirus sull’endpoint non basta. è molto più utile abbinare una valida barriera tecnologica, che aiuta certamente a limitare il problema, a veri e propri corsi online di awareness rivolti al personale dell’azienda, o a una valutazione approfondita delle vulnerabilità. In questa capacità di offrire un approccio combinato di tecnologie e conoscenza sta il vero valore aggiunto di Kaspersky». Il mercato, secondo Di Meo, mostra di apprezzare il cambiamento. Oggi, l’azienda è presente in organizzazioni molto importanti, in ogni settore. Finance e pubblica amministrazione continuano a essere i due ambiti d’azione principali. Cinque delle dieci maggiori banche italiane utilizzano i prodotti Kaspersky. E cresce la percentuale delle altre tipologie di clienti. In tutto il settore industriale c’è molta curiosità nei confronti della nuova offerta pensata gli ambienti industriali e le infrastrutture critiche. Offerta che in Italia verrà annunciata ad aprile.


#Security Cinque delle dieci maggiori banche italiane utilizzano #Kaspersky
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Sicurezza ad personam

Quello che fino a quindici anni fa era un fornitore di soluzioni antivirus conosciuto tra i singoli utenti di pc, oggi viene percepito come un esperto di sicurezza a tutto tondo. «In sette anni di lavoro – dice Di Meo – ho vissuto personalmente questa trasformazione. I clienti che in passato faticavano a prendere in considerazione le nostre proposte, oggi, ci chiamano per primi». Nel frattempo, l’azienda non ha mai perso colpi sulla qualità delle sue tecnologie, che continuano a ricevere l’endorsement dei maggiori istituti indipendenti (tra i tanti, è il caso di Kaspersky Small Office Security, che lo scorso dicembre è finita in cima alla classifica AV-TEST per i prodotti di sicurezza dell’endpoint, con un punteggio pieno in tutti e tre i criteri di protezione, performance e usability). «Rispetto a una concorrenza che si specializza in ambiti diversificati, offriamo una protezione estesa, ma facilmente gestibile attraverso una unica console. Spesso i clienti si trovano a passare da soluzioni anche molto valide, ma complesse da gestire e integrare, a una sicurezza totale e semplificata. Kaspersky aiuta a ridurre i costi, anche in termini di risorse di calcolo, e in più offre i servizi. Al punto che oggi possiamo vantare clienti che ricorrono alle tecnologie Kaspersky, solo dopo averne apprezzato la capacità consulenziale».

Questa capacità, secondo Alessio Aceti, head of pre sales, consente al cliente di Kaspersky Lab di colmare tutti i gap che una tecnologia di protezione capace di bloccare gran parte delle minacce può lasciare aperti nei confronti di forme di attacco più personalizzate e subdole, rivolte alle nostre personali vulnerabilità. «Spesso questo tipo di attacco richiede strumenti che vedono l’intera attività di rete, sanno correlare gli eventi, individuare le anomalie». Questo è il compito della nuova Kaspersky Anti Targeted Attack Platform, annunciata a San Francisco a inizio marzo in occasione della RSA Conference. La nuova soluzione sfrutterà tutta la potenza di una nuova Advanced Sandbox, un concetto che i laboratori Kaspersky utilizzano da dieci anni per isolare il malware ancora non riconosciuto in base alle informazioni fornite dalla Security Network e il cui comportamento viene analizzato in un ambiente protetto del tutto simile alla rete che sta subendo l’attacco. «Kaspersky fornirà questi strumenti insieme ai servizi che ne rendono ancora più efficace l’utilizzo». L’obiettivo, prosegue il responsabile del pre sales, è fare di Kaspersky un partner della sicurezza aziendale che fornisce le tecnologie anti-Apt, analizza le vulnerabilità, forma gli specialisti e il personale e sviluppa un costante flusso di informazioni specifiche per i diversi settori industriali, facilitando la prevenzione degli attacchi e la gestione degli eventuali danni subiti. Non si deve pensare che questi servizi di intelligence siano rivolti alle grandi organizzazioni. «Molte piccole aziende sono proprietarie di brevetti e altri asset che, se violati, rischiano di mettere in ginocchio il business».

Edoardo Di Meo head of B2B enterprise
Edoardo Di Meo head of B2B enterprise

Infrastrutture a rischio

L’ennesima sfida che Kaspersky Lab si prepara ad affrontare, nell’imminenza dell’annuncio di Kaspersky Industrial Cyber Security, riguarda quelli che Alessio Aceti definisce gli effetti del malware nel mondo fisico: «Abbiamo già visto in passato, per esempio con Stuxnet, che anche infrastrutture critiche e ambienti industriali con protocolli specifici, sistemi SCADA e PLC sono un possibile target». Non è necessario che un impianto a controllo numerico sia raggiungibile attraverso Internet. «Pensiamo a situazioni di sabotaggio, di blocco di produzione. In acciaieria, un altoforno che viene spento di colpo per colpa di un cyberattacco è un bene da milioni di euro che si può buttar via». La nuova soluzione, spiega Aceti, è una piattaforma completa formata da un endpoint molto leggero dotato di funzionalità antimalware standard, un network monitor in grado di intercettare il traffico di rete specifico degli ambienti automatizzati, inclusi protocolli specifici per la comunicazione con i PLC e una serie di servizi di assessment, formazione e consulenza dedicati proprio a questo ambienti ad altra specificità. «Anche qui abbiamo immaginato una sorta di “safe sandbox Scada”, che permette di racchiudere in una bolla protettiva tutti i processi critici, unita a funzioni che permettono di monitorare le anomalie nelle variabili tipiche di un ambiente di produzione. Stuxnet, dobbiamo ricordarlo, agiva modificando la velocità di rotazione delle centrifughe di materiale radioattivo».


#Security #Kaspersky La nuova offerta per #SCADA sarà annunciata in Italia ad aprile
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Con questa mossa, sottolinea Lehn, Kaspersky Lab diventa l’unico provider globale dotato di una piattaforma che raccoglie tutti i bisogni del cliente industrial, confermando che l’intera struttura commerciale di Kaspersky Lab sta studiando le strategie da mettere in atto per consentire anche ai partner, venditori e system integrator, di affrontare un mercato ricco di opportunità ma anche di insidie e di aspetti tutti da scoprire. Aceti riassume efficacemente queste incognite quando ribadisce la necessità di «creare un bisogno, far capire le minacce, anche partecipando a convegni, osservatori, tavole rotonde e parlando con i ricercatori per costruire una nuova cultura della sicurezza industriale».

Tutto per il partner

Un compito che non sembra spaventare Giampiero Cannavò, head of channel B2B, il quale mette in evidenza la stretta collaborazione con i partner sul territorio: «Continuiamo a lavorare molto sul nostro canale commerciale, sia sulle alleanze con i nostri partner, con vendor IT e con nomi come Computer Gross, uno dei nostri cinque distributori, che in Italia vanta un market share molto forte». Uno degli obiettivi del 2016, aggiunge Cannavò, sarà rafforzarsi ulteriormente, anche sui nuovi fronti che si apriranno con soluzioni come Kaspersky Anti Targeted Attack Platform o Kaspersky Industrial Cyber Security. «Parliamo di una rete di tremila reseller attivi, distribuiti attraverso un partner program di cinque livelli, dal registered al platinum. Il livello intermedio, subito sotto il silver, è il bronze e rappresenta una novità significativa, che darà molti vantaggi in più ai rivenditori che non generano volumi annui particolarmente elevati». Le vendite B2B di Kaspersky crescono di oltre il 20% anno su anno e meritano tutte le attenzioni possibili, osserva Cannavò anticipando il boost che la sua struttura registrerà quest’anno: sette persone distribuite su un territorio suddiviso in tre macroaree geografiche. «Tutto questo per aumentare la penetrazione sul mercato e la prossimità ai nostri partner gold e platinum, che devono offrire un supporto qualificato per aiutarci nell’ingaggio del mercato delle piccole e medie imprese».

Matteo Bosis head of retail
Matteo Bosis head of retail

Tra gli altri obiettivi del responsabile di canale di Kaspersky Italia, c’è un ulteriore sforzo di collaborazione con gli operatori di telecomunicazioni: «Quest’anno, avremo una risorsa dedicata proprio allo sviluppo di queste opportunità, affini a quelle che dobbiamo perseguire nel mondo dei prodotti in subscription e delle soluzioni as a service, lavorando ancora più intensamente con i service provider di sicurezza gestita». L’azione svolta da Cannavò con la sua squadra, sarà come sempre coordinata con quella guidata da Maura Frusone, head of marketing, sul fronte della comunicazione e delle relazioni di business, secondo la filosofia che Kaspersky Lab ha sempre interpretato in modo olistico, cercando di intrecciare iniziative rivolte alla clientela business o consumer e azioni tese al continuo rafforzamento dei legami con i partner commerciali. «Un sistema di relazioni che ci piace sviluppare, declinandolo nel mondo business e in quello contiguo al business» – dichiara Frusone, riferendosi a un insieme di comunicazione classica sui media generalisti e di settore, seminari, incontri, eventi open doors, incentivazione e naturalmente sponsorizzazioni, su cui spicca la storica amicizia con la casa automobilistica Ferrari, foriera di positive ricadute tecnologiche e di brand awareness.


#Security #Kaspersky Infrastrutture a rischio e nuovo approccio retail
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Al volante delle “rosse”

I partner Kaspersky, per esempio, vengono coinvolti in programmi incentivanti che danno la possibilità di vivere straordinarie esperienze su pista. Queste forme di incentivazione e promozione, sottolinea Frusone, sono anche un contributo alla politica che Kaspersky Lab adotta nei meccanismi che regolano i rapporti con i rivenditori e i clienti finali. «Abbiamo sempre detto no a politiche aggressive sui listini» – ribadisce Maura Frusone. La soddisfazione dei clienti e le valutazioni indipendenti sono il miglior attestato della qualità delle soluzioni. «Un altro indirizzo distintivo del 2016 è la volontà di valorizzare al massimo il potenziale della nuova location milanese. Per esempio, sarà inaugurato un nuovo format open doors che ospiterà nel loft al piano superiore del grattacielo i reseller a valore che potranno raccontare e far vivere ai loro potenziali partner la filosofia Kaspersky». In calendario, ci sono anche analoghi incontri con i distributori, prezioso tassello nel mosaico di strategie di go-to-market dello specialista della sicurezza. Saranno, secondo Lehn, occasioni verticalizzate per i diversi settori, in una ottica di ulteriore crescita del sistema di relazioni con i partner già consolidati e con quelli che dovranno arricchire la capacità di presidio di Kaspersky in previsione dell’arrivo delle soluzioni più innovative. «La capacità di proteggere le infrastrutture critiche, ricorda Cannavò, sarà un importante stemma di competenza dei partner che stiamo selezionando».

Il retail rompe le scatole

La diversa autorevolezza che Kaspersky Lab ha acquisito nel mercato delle soluzioni per la sicurezza aziendale, non va a oscurare la capacità di questo provider di sostenere un business profittevole anche nel complesso mercato retail. Dove al contrario, con il proliferare degli oggetti connessi e della mobilità degli utenti, crescono in modo esponenziale le esigenze di protezione e sicurezza dei dati personali, delle microtransazioni finanziarie, della navigazione web. Kaspersky ha messo in atto un bel gioco di sinergie proprio su quella che Maura Frusone definisce una continua “osmosi” tra la notorietà in ambito consumer e la crescente consapevolezza della qualità delle piattaforme e dei servizi professionali. L’abilità mostrata nel presidiare l’intero spettro delle esigenze dei clienti finali, sul lavoro come nel tempo libero, in ufficio come in famiglia, è forse la peculiarità più interessante di un provider che viene percepito come esperto di sicurezza “totale”.

Maura Frusone head of marketing
Maura Frusone head of marketing

Il regista di Kaspersky Lab nel mercato delle soluzioni che un tempo avremmo chiamato pacchettizzato è Matteo Bosis, head of retail. Una posizione che ingaggia il ramo B2C dell’azienda oggi numero uno in Italia su molteplici tipologie di punti vendita, dal corner shop alla cosiddetta grande superficie. «In questo ambito, la grande trasformazione passa dall’affiancare alla tradizionale confezione fisica il sistema “Posa”, point of sale activation». In negozio come all’ipermercato, il cliente non troverà più solo le consuete scatole verdi (che peraltro da diverso tempo ormai non contengono più neppure un Dvd, sostituito da un codice che consente di installare sempre la versione più aggiornata del prodotto acquistato), ma una card che autorizza lo stesso acquisto. «In questo modo, ci avviciniamo molto alle modalità della vendita puramente online» – spiega Bosis. Le carte Posa rappresentano una rivoluzione, specialmente nella grande distribuzione. Per i retailer non ci saranno più problemi di mancanza di merce (rotture di stock) e avranno sempre a disposizione tutte le referenze e per il venditore si aprono spazi del tutto inediti nei punti vendita». Le attività B2C di Kaspersky Lab Italia hanno registrato nel 2015 una crescita superiore al 5% (quasi il 7% se misurata in volume). L’obiettivo è confermare questi valori anche nel 2016. Man mano che il digitale invade ogni aspetto della realtà, crescono le opportunità di violare l’integrità dei dati e lucrare sulla loro importanza, nel mondo degli affari o della nostra quotidianità, magari combinando con malizia armi puramente informatiche e strumenti di manipolazione psicologica. Un’azienda da sola – non parliamo del singolo individuo – non può far fronte a tutto questo, specie considerando tutti i nuovi fronti di vulnerabilità che si aprono nella Internet delle cose. Kaspersky Lab è l’alleato, motivato e sempre sul chi vive, che tutti vorrebbero avere.

Foto di Gabriele Sandrini

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Da EMC novità per le medie aziende https://www.datamanager.it/2016/02/emc-novita-le-medie-aziende/ Thu, 18 Feb 2016 09:37:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94891 Attraverso l’annuncio di una nuova appliance, inserita nell’offerta con il marchio VCE, EMC punta a completare la propria gamma di soluzioni verso le medie aziende, semplificando il deployment e l’assistenza La presentazione è stata affidata a manager esperti: Nigel Moulton, CTO EMEA presso VCE, la divisione di EMC dedicata alle piattaforme convergenti e Bernardo Palandrani, Direttore di canale di […]

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EMC VCE VxRail

Attraverso l’annuncio di una nuova appliance, inserita nell’offerta con il marchio VCE, EMC punta a completare la propria gamma di soluzioni verso le medie aziende, semplificando il deployment e l’assistenza

La presentazione è stata affidata a manager esperti: Nigel Moulton, CTO EMEA presso VCE, la divisione di EMC dedicata alle piattaforme convergenti e Bernardo Palandrani, Direttore di canale di EMC Italia. L’argomento dell’incontro con i giornalisti organizzato, appunto, da EMC era la presentazione di una nuova appliance, destinata a rivoluzionare il modo con cui vengono vendute, implementate e assistite le piattaforme di storage, in ambienti decentrati, complessi e virtualizzati. In realtà, è una vera e propria famiglia, distribuita con il marchio VCE e composta da diverse soluzioni, pensate per soddisfare le esigenze degli uffici periferici delle aziende medie: VxRail è il nome della nuova appliance e la soluzione che su di essa si basa integra al proprio interno software di virtualizzazione VMware, capacità di calcolo, storage e protezione dei dati. Ma quali sono le caratteristiche principali della nuova appliance EMC/VCE? «Ha un ingombro, un footprint ridotto, è facile da configurare, tanto che lo può fare tranquillamente anche un nostro partner o il cliente con una minima esperienza (non occorrono esperti IT) – ha commentato Moulton – e se ne possono “impilare” fino a 16 in un singolo cluster». VxRail è una soluzione iperconvergente, basata su software-defined storage, con la possibilità di arrivare fino a 76 Tbyte di capacità flash, cioè, secondo EMC, il doppio di altre appliance iperconvergenti offerte oggi sul mercato. L’integrazione completa con l’ecosistema VMware vSphere consente alle nuove appliance EMC/VCE di supportare i tool di automazione, monitoraggio e amministrazione di VMware.

Versioni in calendario

La prima release di VxRail è già disponibile, a un prezzo che parte da circa 60.000 dollari; a partire da marzo, saranno disponibili appliance anche in tecnologia SSD, mentre  a giugno saranno lanciate le nuove unità flash-only. «Abbiamo già avviato un programma esteso di formazione rivolto ai nostri partner di canale – ha aggiunto Palandrani – a partire dai distributori, che rappresentano la nostra prima linea nei confronti del mercato». Attraverso eventi e altre iniziative verranno coinvolti poi i partner sul territorio. «Lo scopo è quello di aiutare le piccole e medie aziende italiane, che oggi si trovano a gestire situazioni bimodali – conclude Palandrani – con vecchie applicazioni installate in modo tradizionale e nuove applicazioni nel cloud». VxRail si propone proprio di rispondere alle esigenze delle PMI italiane, permettendo loro di partire dal basso e crescere in base alle reali esigenze del business.

 

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EMC: Nina Hargus è la nuova Chief Marketing Officer https://www.datamanager.it/2015/11/emc-nina-hargus-e-la-nuova-chief-marketing-officer/ Fri, 13 Nov 2015 15:45:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88348 EMC Corporation ha annunciato che Nina Hargus è stata nominata Chief Marketing Officer di EMC Information Infrastructure, con effetto immediato. Hargus sarà responsabile della strategia e delle attività di marketing di EMC, riportando direttamente a Jeremy Burton. Burton, che ricopriva ad interim l’incarico dal giugno 2015, continuerà ad essere Presidente dei prodotti e del marketing […]

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EMC Corporation ha annunciato che Nina Hargus è stata nominata Chief Marketing Officer di EMC Information Infrastructure, con effetto immediato.

Hargus sarà responsabile della strategia e delle attività di marketing di EMC, riportando direttamente a Jeremy Burton. Burton, che ricopriva ad interim l’incarico dal giugno 2015, continuerà ad essere Presidente dei prodotti e del marketing di EMC Information Infrastructure.

Negli ultimi tre anni, Hargus ha ricoperto il ruolo di Chief Marketing Officer di VCE; come responsabile del marketing, continuerà ad avere un ruolo fondamentale nello sviluppo della thought leadership e del mercato di VCE.

“Grazie alla esperienza e ai ruoli ricoperti in EMC e in VCE, Hargus ha una visione completa dell’azienda”, ha dichiarato Burton. “A questo si aggiungono, esperienza, track record e capacità di esecuzione che la rendono perfetta per questo ruolo. Sono entusiasta di averla a capo di questo team”.

Come Chief Marketing Officer di VCE, Hargus ha contribuito a posizionare VCE come leader nell’ambito delle converged infrastructure, guidando il marketing di VCE in un periodo di iper-crescita nel quale la società è diventata standard di settore. In precedenza, Hargus ha fatto parte della divisione marketing di EMC Global Services, lavorando per integrare i brand – frutto di cinque acquisizioni della società – e contribuendo a guidare la trasformazione di EMC verso i servizi strategici. Ancora prima, Hargus ha ricoperto incarichi nelle divisioni Global Alliance e Channel Marketing.

“Il mercato IT sta vivendo un momento davvero unico” ha dichiarato Hargus. “Sono entusiasta di poter continuare a contribuire ai successi di EMC Information Infrastructure a livello mondiale e di avere l’opportunità di affiancare i clienti nella loro trasformazione digitale”.

Hargus ha frequentato il Wellesley College e il programma Sloan Executive Education del MIT. La sua sede di lavoro sarà a Hopkinton, Massachusetts.

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EMC leader nel Quadrante Gartner per l’Enterprise Content Management https://www.datamanager.it/2015/10/emc-leader-nel-quadrante-gartner-per-lenterprise-content-management/ Fri, 30 Oct 2015 16:30:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87152 EMC Corporation ha annunciato di essere stata inserita nel Magic Quadrant di Gartner per l’Enterprise Content Management. Il riconoscimento segue la menzione come leader nel report 2015-2016 Ovum Decision Matrix: Selecting an Enterprise Content Management Solution così come nei due nuovi report di Forrester Research: The Forrester Wave: ECM Transactional Content Services, Q3 2015 e […]

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EMC Corporation ha annunciato di essere stata inserita nel Magic Quadrant di Gartner per l’Enterprise Content Management.

Il riconoscimento segue la menzione come leader nel report 2015-2016 Ovum Decision Matrix: Selecting an Enterprise Content Management Solution così come nei due nuovi report di Forrester Research: The Forrester Wave: ECM Transactional Content Services, Q3 2015 e The Forrester Wave: ECM Business Content Services, Q3 2015.

Un portafoglio di offerta completo in ambito ECM, la possibilità di scegliere tra più modelli di erogazione, la copertura di tutti i settori verticali, senza dimenticare un ecosistema di partner che consente il delivery dell’offerta sono solo alcuni dei motivi che hanno portato EMC ad ottenere questi riconoscimenti. A questi si aggiunge la visione strategica, incentrata sull’approccio next-generation ECM (nome in codice del progetto Horizon).

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