F5 Networks – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 11 Sep 2025 08:22:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png F5 Networks – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 F5 ed Equinix ampliano la partnership https://www.datamanager.it/2025/09/f5-ed-equinix-ampliano-la-partnership/ Thu, 11 Sep 2025 08:22:29 +0000 https://www.datamanager.it/?p=247407 Le nuove funzionalità congiunte aiutano le aziende a distribuire e proteggere carichi di lavoro AI distribuiti e applicazioni moderne, senza l’onere dell’infrastruttura fisica F5, leader globale nella distribuzione e nella sicurezza di applicazioni e API, ha annunciato di aver ampliato la partnership con Equinix per semplificare la distribuzione e la protezione di applicazioni moderne e […]

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Le nuove funzionalità congiunte aiutano le aziende a distribuire e proteggere carichi di lavoro AI distribuiti e applicazioni moderne, senza l’onere dell’infrastruttura fisica

F5, leader globale nella distribuzione e nella sicurezza di applicazioni e API, ha annunciato di aver ampliato la partnership con Equinix per semplificare la distribuzione e la protezione di applicazioni moderne e carichi di lavoro AI distribuiti in ambienti ibridi multicloud. La soluzione estesa integra l’Application Delivery and Security Platform (ADSP) di F5 con Equinix Network Edge e Equinix Fabric, consentendo alle aziende di scalare rapidamente e in modo sicuro l’infrastruttura digitale a livello globale, senza le complessità dell’hardware fisico.

Le grandi aziende devono affrontare la sfida di distribuire e proteggere rapidamente le applicazioni. In questo contesto, Equinix e F5 offrono un modo semplificato per garantire applicazioni ad alte prestazioni in sicurezza tra diverse sedi, riducendo i costi infrastrutturali e la complessità di gestione. La soluzione aiuta i clienti a gestire la complessità operativa, l’aumento dei costi, il rischio informatico e la compliance normativa negli ambienti ibridi multicloud di oggi.

F5 Distributed Cloud Customer Edge, elemento chiave della F5 ADSP, è ora disponibile come funzione di rete virtuale (VNF) su Equinix Network Edge, consentendo il provisioning quasi immediato dei servizi di delivery e sicurezza applicativa di F5 su Equinix. Sfruttando l’ampia infrastruttura globale e le interconnessioni di Equinix, le aziende possono adattarsi dinamicamente alle esigenze in evoluzione mantenendo una connettività fluida. Questo include il supporto per ambienti a bassa latenza e alte prestazioni per inferenza AI e retrieval-augmented generation (RAG), affrontando al contempo i requisiti normativi di sovranità e privacy dei dati.

“L’AI sta imponendo enormi nuove esigenze alle infrastrutture, soprattutto all’edge, dove latenza, sicurezza e controllo sono fondamentali”, ha dichiarato John Maddison, Chief Product and Corporate Marketing Officer di F5. “Le aziende hanno bisogno di modi più rapidi e sicuri per distribuire e connettere applicazioni e carichi di lavoro AI a livello globale, senza la complessità della gestione dell’infrastruttura fisica. Il rafforzamento della nostra partnership con Equinix offre ai clienti proprio questo: una base flessibile e ad alte prestazioni per supportare casi d’uso guidati dall’AI e offrire esperienze digitali eccezionali in qualsiasi ambiente”.

I principali vantaggi della soluzione ampliata per i clienti includono:

  • Prontezza dell’infrastruttura AI: supporto per connessioni rapide e sicure per carichi di lavoro AI distribuiti come inferenza e RAG, proteggendo i dati sensibili da leakage o compromissioni.
  • Copertura globale, nessun hardware richiesto: distribuzione istantanea dei servizi applicativi in nuovi mercati tramite funzioni virtuali, riducendo significativamente il time-to-market e le spese in conto capitale.
  • Maggiore agilità: adattamento rapido alle mutevoli esigenze senza vincoli strutturali, consentendo alle aziende di restare competitive in mercati dinamici.
  • Gestione unificata e compliance: applicazione centralizzata delle policy di sicurezza tra diverse regioni, rispettando i requisiti di sovranità dei dati e conformità di settore, semplificando la gestione e migliorando l’efficienza.

I clienti Equinix possono ora distribuire i servizi di delivery e sicurezza applicativa F5 direttamente tramite Equinix Network Edge, mentre ai clienti F5 possono accedere facilmente all’infrastruttura di interconnessione globale di Equinix, incluse connessioni private e a bassa latenza ai principali cloud provider. I clienti comuni di Equinix e F5 interessati a sfruttare questa nuova offerta integrata possono utilizzare i propri canali di acquisto esistenti.

“Le organizzazioni si stanno muovendo in fretta per adottare l’AI, ma l’infrastruttura legacy può rallentarle o esporle a rischi inutili”, ha dichiarato Maryam Zand, Vice President of Partnerships and Ecosystem Development di Equinix. “Grazie alla partnership con F5, offriamo ai nostri clienti un modo semplice per scalare le proprie applicazioni AI e i carichi di lavoro distribuiti moderni con sicurezza, compliance e prestazioni integrate. La soluzione può aiutare le aziende a innovare più velocemente, proteggere le loro operazioni e mantenere un vantaggio competitivo”.

Anche i partner F5 Unity+ beneficiano di maggiori opportunità di go-to-market, potendo offrire soluzioni sicure e scalabili per ambienti ibridi complessi senza l’onere della gestione dell’infrastruttura fisica.

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F5 nomina Paolo Capomasi Country Manager per l’Italia https://www.datamanager.it/2025/07/f5-nomina-paolo-capomasi-country-manager-per-litalia/ Tue, 01 Jul 2025 12:15:30 +0000 https://www.datamanager.it/?p=246266 L’azienda leader mondiale nelle soluzioni di application delivery e security rafforza la presenza nel mercato italiano per guidare la trasformazione digitale verso AI e multi-cloud F5 annuncia la nomina di Paolo Capomasi nel ruolo di Country Manager per l’Italia, una posizione strategica per consolidare la leadership dell’azienda in uno dei mercati più dinamici d’Europa. In […]

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L’azienda leader mondiale nelle soluzioni di application delivery e security rafforza la presenza nel mercato italiano per guidare la trasformazione digitale verso AI e multi-cloud

F5 annuncia la nomina di Paolo Capomasi nel ruolo di Country Manager per l’Italia, una posizione strategica per consolidare la leadership dell’azienda in uno dei mercati più dinamici d’Europa. In questo ruolo, Capomasi guiderà le attività e il team F5 in Italia, definendo la strategia di crescita nel paese e supportando aziende private e pubbliche nella loro trasformazione verso multi-cloud e AI, attraverso una gestione delle applicazioni sicura, semplice e orientata all’innovazione.

Un profilo di eccellenza per l’innovazione tecnologica

Paolo Capomasi porta in F5 un’esperienza consolidata di oltre 25 anni nello sviluppo del business presso aziende leader del settore ICT nella regione SEMEA. Prima di approdare in F5, ha ricoperto il ruolo di Direttore Vendite in Cisco, dove era responsabile del settore Pubblica Amministrazione, guidando iniziative di trasformazione digitale per la PA, aziende di servizi pubblici e organizzazioni sanitarie, in collaborazione con l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale.

Precedentemente, ha ricoperto il ruolo di Direttore Vendite in VMware (oggi Broadcom) per Italia e Iberia, acquisendo una profonda expertise nelle tecnologie di virtualizzazione e cloud computing.

Alix Leconte, Vice President, Region South & EMEA Service Providers di F5, ha commentato: “L’Italia rappresenta un mercato chiave per la crescita di F5, con un forte potenziale e grandi opportunità. L’ingresso di Paolo Capomasi in F5 come Country Manager per l’Italia segna un passo importante nell’implementazione della nostra strategia a livello EMEA. Sono certo che con la sua esperienza e determinazione, la sua visione strategica e capacità di esecuzione, Paolo ci permetterà di cogliere appieno le opportunità nel mercato italiano, portando F5 verso nuovi traguardi.”

Paolo Capomasi, nuovo Country Manager di F5 per l’Italia, ha dichiarato: “Sono entusiasta di entrare a far parte di F5. Il mercato dell’Information Technology è agli albori di una nuova fase estremamente stimolante, soprattutto legata alla diffusione dell’Intelligenza Artificiale. Sono convinto che F5 possa giocare un ruolo di primo piano in questo nuovo ciclo. Metterò a disposizione la mia esperienza per affrontare le sfide del mercato italiano e guidare F5 verso una crescita significativa, soprattutto in ambito Multi-Cloud e Intelligenza Artificiale, valorizzando la piattaforma ADSP di F5 per Application Delivery and Security.”

Capomasi ha conseguito la laurea in Ingegneria presso l’Università La Sapienza di Roma e completato la formazione con un MBA presso SDA Bocconi.

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AI agentica: il contesto di sicurezza è fondamentale https://www.datamanager.it/2025/05/ai-agentica-il-contesto-di-sicurezza-e-fondamentale/ Tue, 27 May 2025 09:12:35 +0000 https://www.datamanager.it/?p=245512 L’AI agentica può operare anche con accessi minimi, ma ciò non impedisce che possa violare le policy di sicurezza A cura di James Hendergart, Senior Director, Technical Research, F5 La sfida Il contesto di sicurezza (security context) definisce chi può fare cosa con un determinato insieme di dati in un’organizzazione. I permessi per creare, modificare […]

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L’AI agentica può operare anche con accessi minimi, ma ciò non impedisce che possa violare le policy di sicurezza

A cura di James Hendergart, Senior Director, Technical Research, F5

La sfida

Il contesto di sicurezza (security context) definisce chi può fare cosa con un determinato insieme di dati in un’organizzazione. I permessi per creare, modificare o eliminare dati nei sistemi aziendali sono definiti in base ai diversi requisiti che l’organizzazione assegna a specifici ruoli. In un’azienda dove le persone ricoprono ruoli ben delineati, quando utilizzano software, quel software deve disporre di un contesto di sicurezza per poter operare. Questo contesto viene implementato tramite account. Il software, infatti, viene normalmente eseguito come account utente o come account di servizio. Gli account di servizio vengono creati per consentire al software di trattare dati aziendali in modo indipendente dal contesto di sicurezza di un utente specifico.

Assegnare accessi con privilegi minimi alle risorse aziendali è relativamente semplice per gli utenti, in base ai rispettivi ruoli. Tuttavia, per i servizi – sebbene comunque limitati – si tende a configurare accessi con privilegi più ampi, per permettere loro di eseguire tutte le azioni necessarie lungo un processo. Per esempio, un utente potrebbe avere accesso in scrittura solo ai dati relativi ai clienti a lui assegnati, e accesso in sola lettura a quelli degli altri. Gli account di servizio, al contrario, spesso necessitano di accesso in scrittura per tutti gli account.

Quando si utilizza l’AI agentica, le attività degli utenti e quelle dei processi aziendali si intrecciano. I processi aziendali sono progettati per produrre un risultato complessivo (ad esempio per tutti i clienti, dipendenti e istanze). Per funzionare, gli account di servizio richiedono spesso permessi più elevati rispetto a quelli dei singoli utenti, anche se sono questi ultimi ad avviare, monitorare e supervisionare i processi aziendali.

Pensiamo ad esempio a un’organizzazione che impiega un assistente AI agentico per supportare l’onboarding dei nuovi dipendenti. Ogni nuovo assunto ha un ruolo specifico e, in base a questo, l’azienda deve accedere ai sistemi aziendali a un determinato livello. L’assistente AI agentico opera nel contesto del personale HR che gestisce l’onboarding. Cosa succede se l’agente AI deve creare un nuovo account utente con permessi superiori a quelli di uno o più membri del team HR?

Se i permessi dell’agente sono impostati in base al processo da eseguire, e non in base all’autorizzazione effettiva dell’utente che lo utilizza, possono verificarsi violazioni della sicurezza, perché il software controllato dall’utente concede accessi a dati che l’utente non dovrebbe visualizzare. D’altra parte, se l’azione viene bloccata per mancanza di permessi, l’utente non riesce a completare il compito.

Questo scenario può essere risolto suddividendo il processo: un sotto-task viene assegnato a qualcuno che ha l’autorità per concedere i permessi richiesti e, una volta approvato, il processo può proseguire. Questa tecnica di segmentazione delle azioni in base al contesto di sicurezza dovrebbe essere applicata anche alle soluzioni agentiche.

Mappare i cambi di contesto di sicurezza

L’utilizzo dell’AI agentica può aumentare la probabilità che il software, inizialmente eseguito nel contesto di un utente, finisca per ottenere privilegi elevati passando al contesto di un agente che opera con un account di servizio. In tal caso, è fondamentale che il sistema agentico operi in modo da evitare che l’elevato livello di accesso e privilegi porti a violazioni delle policy di sicurezza.

Attenzione alle lacune, ma avanti tutta

Progettare agenti AI con un contesto di sicurezza adeguato parte da una domanda fondamentale: il processo che si vuole automatizzare è pensato come assistente personale per uno o più utenti, oppure si tratta di un processo aziendale generalizzato che deve operare su larga scala per conto dell’azienda?

Se è personale, occorre mappare il processo verificando che tutte le azioni e gli accessi ai dati siano conformi alla policy di sicurezza aziendale per quegli utenti specifici. Se emergono eccezioni, le azioni che richiedono privilegi elevati vanno separate e assegnate a chi ha i livelli richiesti.

Se invece si tratta di un processo aziendale generalizzato, bisogna esaminare il design degli account di servizio per verificare se l’accesso con privilegi massimi genera lacune di sicurezza, come nell’esempio iniziale, e accertarsi che i dati sensibili non vengano esposti a utenti non autorizzati.

Le organizzazioni dovrebbero includere il contesto di sicurezza nella progettazione sia degli agenti personali che di quelli aziendali. Separando i compiti che richiedono privilegi elevati e facendo attenzione a chi – utente o account di servizio – eseguirà l’azione, si riduce il rischio di lacune di sicurezza indesiderate.

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Sicurezza delle app o delle API? Ai bot non interessa. Difendete le vostre risorse digitali https://www.datamanager.it/2024/04/sicurezza-delle-app-o-delle-api-ai-bot-non-interessa-difendete-le-vostre-risorse-digitali/ Wed, 24 Apr 2024 09:03:02 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236852 A cura di Lori MacVitte, F5 Distinguished Engineer Quiz time: quale di questi endpoint appartiene a un’API e quale a un’applicazione? https://www.example.com/product o https://www.example.com/product? Se siete indecisi e non riuscite a rispondere, va bene così. È proprio questo il punto: gli endpoint delle app e delle API sono praticamente identici. Questo perché in termini tecnici, […]

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A cura di Lori MacVitte, F5 Distinguished Engineer

Quiz time: quale di questi endpoint appartiene a un’API e quale a un’applicazione?

https://www.example.com/product o https://www.example.com/product?

Se siete indecisi e non riuscite a rispondere, va bene così. È proprio questo il punto: gli endpoint delle app e delle API sono praticamente identici. Questo perché in termini tecnici, se sono RESTful (e la maggior parte lo sono) vengono richiamati allo stesso modo, tramite HTTPS e di solito con un metodo GET. Ciò che spesso è diverso è il carico utile inviato con la richiesta. Per le API questo contiene tipicamente alcuni dati in formato JSON o XML, mentre le richieste delle applicazioni web possono contenere, beh, nulla.

Tuttavia, uno dei risultati principali del rapporto annuale State of Application Strategy che come F5 realizziamo indica che le organizzazioni trattano le API in modo diverso dalle applicazioni quando si tratta di sicurezza. Lo deduciamo dal fatto che il 41% delle organizzazioni possiede un numero di API pari o superiore a quello delle applicazioni, ma attribuisce un valore minore agli stessi servizi di sicurezza che le proteggono.

Ci si potrebbe chiedere come mai le organizzazioni si ritrovino con più API che applicazioni. Mentre le API utilizzate per la comunicazione interna da servizio a servizio (come i microservizi) sono certamente strettamente accoppiate al servizio che supportano, questo non è necessariamente vero quando le API sono utilizzate per presentare interfacce esterne.

Da dove vengono le API?

Considerate che, in una nostra ricerca del 2021, il 61% degli intervistati ha dichiarato che stava “aggiungendo un livello di API per consentire interfacce utente moderne” come metodo di modernizzazione. Nel 2022, la percentuale era del 45%. Ciò significa che le API che abilitano le moderne interfacce utente non sono necessariamente collegate direttamente alle applicazioni. Potrebbero essere façade che facilitano le interfacce utente e le applicazioni moderne, come le applicazioni mobili e i servizi digitali, oppure potrebbero essere façade progettate per consentire le comunicazioni con i partner e la supply chain. Questi casi d’uso sono supportati dai gateway API e dal routing di livello 7 nei load balancer, che spesso forniscono un certo livello di capacità di trasformazione che consente loro di tradurre dall’endpoint dell’API all’endpoint dell’applicazione, consentendo così una API façade come quelle che fanno apparire i vecchi edifici del West americano molto più imponenti di quanto non siano.

Naturalmente, un buon numero di API è costituito da entities rivolte al pubblico collegate alle applicazioni e accessibili tramite il Web (in genere HTTPS).

Indipendentemente dal modo in cui sono arrivate, le API public-facing sono soggette a molti degli stessi attacchi delle applicazioni. Ciò è particolarmente vero quando sono coinvolti i bot, poiché le API con una buona documentazione rendono più facile per gli aggressori eseguire attacchi su scala.

Ad esempio, poco più del 13% delle transazioni protette da F5 Distributed Cloud Bot Defense nel 2023 sono state automatizzate. Vale a dire, è stato utilizzato uno script o un software invece di un essere umano che utilizza un browser web o un’applicazione mobile. Queste transazioni avvengono sia tramite API che tramite mobile app. Una certa percentuale di queste transazioni automatizzate erano sicuramente “bad bots” a cui la presenza del nostro servizio di sicurezza ha impedito di fare qualsiasi attività malevola stessero cercando di fare. (Potete approfondire cosa stavano cercando di fare in questo rapporto degli F5 Labs).

Pertanto, quando abbiamo esaminato la percezione della gestione dei bot da parte degli intervistati in base al numero di API da loro stessi dichiarato, siamo rimasti un po’ scioccati nello scoprire che la gestione dei bot è piuttosto bassa nella scala di importanza.

Mentre l’importanza attribuita ai gateway API sembra essere adeguata al numero di API gestite, lo stesso non vale per la gestione dei bot. Anzi, è completamente il contrario! Al crescere del numero di API, l’importanza della gestione dei bot sembra diminuire rapidamente.

È possibile che la maggior parte di queste API sia interna. Si tratta cioè di API est-ovest tra microservizi che non sono esposte ad attori esterni che potrebbero essere bot cattivi con intenti malevoli.

Ma potrebbe anche essere così. Visto il numero di articoli che ho letto nell’ultimo anno su aggressori che ottengono l’accesso tramite API, immagino che ce ne siano molti di più esterni di quanto pensiamo.

È quindi giunto il momento di ricordare alla gente che, se da un lato esistono numerosi bot fastidiosi, come grinch bots, sneaker bots e così via, che interrompono le attività commerciali per impossessarsi di merci molto richieste, dall’altro esiste anche un numero significativo di bot il cui unico scopo è individuare le vulnerabilità e attaccarle. Sia nelle API che nelle applicazioni.

Pertanto, sarebbe una buona idea per le organizzazioni impiegare una gamma completa di opzioni di sicurezza per proteggere le loro API e, in ultima analisi, il loro business. La gestione dei bot è certamente una di queste opzioni di sicurezza e dovrebbe essere considerata una componente critica di qualsiasi strategia di sicurezza.

In fin dei conti, ai bot non importa se l’endpoint appartiene a un’app o a un’API. Li attaccheranno entrambi.

Ciò significa che le aziende devono proteggere sia le app che le API, rilevando i bot e impedendo loro di fare qualsiasi cosa cattiva stiano cercando di fare.

 

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Samir Sherif è il nuovo CISO di F5 https://www.datamanager.it/2024/02/samir-sherif-e-il-nuovo-ciso-di-f5/ Tue, 06 Feb 2024 13:34:50 +0000 https://www.datamanager.it/?p=234517 La nomina evidenzia l’impegno di F5 nell’integrare sicurezza di alto livello in ogni aspetto delle sue operazioni e offerta F5 ha annunciato la nomina di Samir Sherif a Senior Vice President e Chief Information Security Officer (CISO). In questo nuovo incarico, Sherif sarà alla guida della strategia aziendale in materia di cybersecurity e della promozione […]

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La nomina evidenzia l’impegno di F5 nell’integrare sicurezza di alto livello in ogni aspetto delle sue operazioni e offerta

F5 ha annunciato la nomina di Samir Sherif a Senior Vice President e Chief Information Security Officer (CISO). In questo nuovo incarico, Sherif sarà alla guida della strategia aziendale in materia di cybersecurity e della promozione di una cultura della sicurezza all’interno di F5. Il suo obiettivo è potenziare le capacità di sicurezza e la resilienza dell’azienda, sovrintendere agli standard e ai programmi di cybersecurity relativi ai prodotti e ai servizi di F5, e dimostrare ai clienti e all’intero settore il valore delle soluzioni di sicurezza di F5.

In qualità di esperto CISO e specialista in sicurezza delle applicazioni, l’arrivo di Sherif rappresenta un importante ingresso nel leadership team di F5. Il suo precedente incarico di CISO presso Absolute Software e Imperva, unito a una lunga carriera presso Citigroup che si è conclusa con il ruolo di Global Head of Application Security, hanno permesso a Sherif di sviluppare una solida esperienza nel guidare organizzazioni di tutto il mondo attraverso il complesso panorama attuale della sicurezza, della resilienza e della compliance.

“La nomina di Samir è il risultato dell’impegno incrollabile di F5 nel garantire che il più alto livello di sicurezza sia integrato in ogni aspetto dei nostri processi operativi e delle nostre offerte di prodotti”, ha dichiarato Tom Fountain, EVP, Global Services e Chief Strategy Officer di F5. “La sua esperienza e leadership nel campo della sicurezza delle applicazioni contribuiranno a potenziare le nostre iniziative di sicurezza aziendale e a preservare le esperienze digitali dei nostri clienti”.

L’ingresso di Sherif sottolinea il solido impegno di F5 nella sicurezza in un momento in cui le applicazioni costituiscono il cuore delle esperienze digitali. Le applicazioni sono divenute centrali nella nostra vita: la loro sicurezza genera valore e potenziale, e proteggerle è un compito essenziale e sempre più arduo. Le app di oggi sono costruite su architetture multiple, distribuite su vari ambienti cloud e connesse attraverso un numero incredibilmente crescente di API. Questa complessità richiede maggiori competenze e risorse per essere gestita, esponendo sempre di più punti di vulnerabilità sfruttabili dagli attacchi di criminali informatici

La missione di F5 è offrire un approccio semplice ed efficiente per proteggere, scalare, ottimizzare e gestire tutte le applicazioni e le API, indipendentemente da dove sono distribuite, in modo che le aziende possano prosperare in un mondo multi-cloud.

“Nel mio ruolo di Chief Information Security Officer di F5, ho l’obiettivo di capitalizzare la nostra posizione di leadership nella sicurezza delle applicazioni multi-cloud per potenziare ulteriormente le nostre iniziative di cybersecurity aziendale”, ha dichiarato Sherif. “Attraverso un costante miglioramento della nostra cultura e degli standard di sicurezza, e dimostrando il valore intrinseco delle nostre tecnologie, miriamo a offrire ai nostri clienti la possibilità di costruire un mondo digitale migliore e più sicuro. Sono entusiasta di proseguire l’impegno di F5 nel garantire che la sicurezza sia il fondamento della nostra offerta”.

Sherif succede a Gail Coury, che concluderà la sua carriera lavorativa il 1° marzo.

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F5 nomina Kara Sprague Chief Product Officer https://www.datamanager.it/2022/12/f5-nomina-kara-sprague-chief-product-officer/ Wed, 21 Dec 2022 10:10:57 +0000 https://www.datamanager.it/?p=224300 L’azienda intende ampliare l’offerta SaaS e accelerare il business della sicurezza da 1 miliardo di dollari F5 ha annunciato la nomina di Kara Sprague a Chief Product Officer. In questo ruolo, Sprague supervisionerà l’intero portafoglio di soluzioni di sicurezza e delivery delle applicazioni multi-cloud di F5, con particolare attenzione all’espansione delle offerte SaaS sulla piattaforma […]

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L’azienda intende ampliare l’offerta SaaS e accelerare il business della sicurezza da 1 miliardo di dollari

F5 ha annunciato la nomina di Kara Sprague a Chief Product Officer. In questo ruolo, Sprague supervisionerà l’intero portafoglio di soluzioni di sicurezza e delivery delle applicazioni multi-cloud di F5, con particolare attenzione all’espansione delle offerte SaaS sulla piattaforma di Distributed Cloud e alla possibilità per le aziende di semplificare le operazioni di sicurezza e delivery delle applicazioni nei loro ambienti applicativi complessi.

Sprague è entrata in F5 nel 2017 per guidare l’attività di Application Delivery Controller. Più recentemente ha ricoperto il ruolo di Executive Vice President, Application Delivery and Enterprise Product Ops, nel quale era responsabile delle famiglie di prodotti BIG-IP e NGINX. Sotto la guida di Sprague, F5 ha rapidamente sviluppato il proprio portafoglio prodotti per rispondere alle esigenze delle aziende che gestiscono ambienti applicativi sempre più ibridi e multi-cloud, offrendo al contempo una maggiore flessibilità grazie all’ampliamento delle modalità di consumo e distribuzione delle soluzioni F5 da parte dei clienti.

“Kara ha avuto un ruolo incredibile negli ultimi cinque anni ed è stata uno dei motori principali della nostra evoluzione verso un’azienda software-led”, ha dichiarato François Locoh-Donou, Presidente e Chief Executive Officer di F5. “La nomina di Kara a Chief Product Officer accelererà la nostra trasformazione, rendendo la sicurezza e la distribuzione delle applicazioni significativamente più sicure e più facili per tutte le organizzazioni.”

L’espansione senza precedenti di F5 da azienda basata sull’hardware ad azienda basata sul software coincide con un’altra importante pietra miliare: il fatturato annuale dell’azienda nel settore della sicurezza ha recentemente superato il miliardo di dollari. I clienti si rivolgono a F5 per l’impareggiabile flessibilità e scelta offerta da un’ampia gamma di soluzioni che proteggono, forniscono e ottimizzano qualsiasi applicazione, qualsiasi API, ovunque.

Il portafoglio di tecnologie per la security e la distribuzione delle applicazioni multi-cloud di F5 offre ai clienti una migliore protezione, prestazioni e resilienza migliorate, implementazioni più rapide, coerenza delle policy e visibilità end-to-end tra infrastrutture on-premise, colocation, cloud pubblico ed edge.

“Sono onorata di assumere questo ruolo in un momento così importante”, ha dichiarato Sprague. “I nostri clienti si trovano ad affrontare la difficile sfida di gestire complesse infrastrutture applicative ibride e multi-cloud, e noi siamo impegnati a continuare a migliorare le nostre capacità e a semplificare radicalmente la sicurezza e la delivery di esperienze digitali straordinarie.”

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Marco Urciuoli nuovo Country Manager di F5 https://www.datamanager.it/2022/11/marco-urciuoli-nuovo-country-manager-di-f5/ Tue, 15 Nov 2022 14:39:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=223025 Urciuoli avrà l’obiettivo di gestire le strategie e gli obiettivi della multinazionale in Italia F5 annuncia la nomina di Marco Urciuoli a nuovo Country Manager per l’Italia. In questo ruolo, Urciuoli avrà il compito di eseguire la strategia dell’azienda e supportare le organizzazioni e le Pubbliche Amministrazioni nel loro percorso di trasformazione digitale e nei […]

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Urciuoli avrà l’obiettivo di gestire le strategie e gli obiettivi della multinazionale in Italia

F5 annuncia la nomina di Marco Urciuoli a nuovo Country Manager per l’Italia. In questo ruolo, Urciuoli avrà il compito di eseguire la strategia dell’azienda e supportare le organizzazioni e le Pubbliche Amministrazioni nel loro percorso di trasformazione digitale e nei progetti di cybersecurity. Urciuoli riporterà a Pierre Castelnau, Senior Vice President, EMEA Sales di F5.

Marco Urciuoli vanta oltre 20 anni di esperienza nel settore ICT, con un particolare focus sulla cybersecurity. Prima di questo incarico, Urciuoli ha lavorato per 11 anni in Check Point Software Technologies dove ha inizialmente ricoperto il ruolo di Major Account Manager, per essere nominato Head of Sales nel 2014 e assumere nel 2018 la posizione di Country Manager per l’Italia, con il compito di coordinare tutte le attività commerciali e lo sviluppo strategico dell’azienda sul territorio italiano. In precedenza, Urciuoli ha operato per importanti player del settore IT tra cui Reply e Trend Micro.

Pierre Castelnau, Senior Vice-President for EMEA Sales di F5, ha commentato: “Marco porta in F5 una solida esperienza nel campo della sicurezza e competenze di indubbio valore. Nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi ruoli di senior management, e siamo certi che, grazie alle sue competenze e alla sua profonda conoscenza del mercato, saprà portare anche in F5 un significativo valore che si tradurrà in prestazioni ancora migliori per l’azienda, i nostri partner e i nostri dipendenti.”

“Sono felice e onorato di entrare a far parte di F5. Come guida dell’azienda in Italia, avrò presto l’opportunità di sedermi al fianco dei nostri Clienti e tracciare con loro e con il mio team un percorso di trasformazione digitale di successo”, ha aggiunto Marco Urciuoli.

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Trasformazione digitale nel settore assicurativo. Sicurezza prima di tutto, grazie a F5! https://www.datamanager.it/2022/09/trasformazione-digitale-nel-settore-assicurativo-sicurezza-prima-di-tutto-grazie-a-f5/ Wed, 14 Sep 2022 08:04:37 +0000 https://www.datamanager.it/?p=221391 Per il settore assicurativo, così come per l’intero settore dei servizi finanziari, la sicurezza e la disponibilità di soluzioni ad alte prestazioni è un fattore critico. Le organizzazioni devono far sì che le loro capacità applicative adattative siano al passo coi tempi, rispondano adeguatamente alla complessità della digital transformation e ai rischi di sicurezza. F5 […]

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Per il settore assicurativo, così come per l’intero settore dei servizi finanziari, la sicurezza e la disponibilità di soluzioni ad alte prestazioni è un fattore critico. Le organizzazioni devono far sì che le loro capacità applicative adattative siano al passo coi tempi, rispondano adeguatamente alla complessità della digital transformation e ai rischi di sicurezza.

F5 Networks offre una suite di servizi che consentono di avere applicazioni di servizi sicuri e ad alte prestazioni, il tutto mitigando il rischio di frode e mantenendo conformità.

I dati sui servizi assicurativi e finanziari sono tra i tipi maggiormente ricercati  e soggetti ad attacchi informatici. È pertanto importante proteggere e salvaguardare le applicazioni e i dati al loro interno, senza penalizzare l’innovazione.

Le soluzioni F5 Networks consentono di proteggersi efficacemente dagli exploit delle applicazioni, siano queste Web o mobili, locali o nel cloud.

F5 Networks si trova in una posizione unica per aumentare la velocità di sviluppo integrando le prestazioni, la sicurezza e la conformità delle applicazioni, aiutando a ridurre al minimo i tempi di inattività degli sviluppatori e a ottimizzare le prestazioni. Inoltre le soluzioni antifrode di F5 forniscono garanzie di sicurezza combinando intelligenza artificiale e apprendimento automatico per identificare gli abusi.

F5 combina la competenza di NGINX nel gestire oltre la metà delle applicazioni utilizzate in tutto il mondo, con gli spunti di Distributed Cloud Bot Defence volti a mitigare un miliardo di attacchi applicativi al giorno. In questo modo mette a disposizione delle aziende una soluzione che protegge e valorizza le applicazioni, più di qualsiasi altro player del settore.

NGINX è uno dei web services più diffusi, nato come progetto open source, il suo continuo sviluppo ha portato alla creazione di NGINX Plus, una soluzione con funzionalità aggiuntive specificatamente progettate per clienti enterprise. Nel 2019 NGINX è entrata a far parte di F5.

NGINX e F5 hanno sviluppato un’unica piattaforma che combina il meglio delle loro capacità, riduce la complessità e semplifica la gestione, fornisce una soluzione end-to-end, in grado di funzionare in un ambiente multi-cloud e compatibile con i moderni servizi applicativi, colmando il divario tra development e operations.

F5 e NGINX aiutano la trasformazione digitale attraverso modalità d’uso fondamentali:

  • ADC AUGMENT (migliorare gli ambienti delle app esistenti)
  • ADC FOR MULTI-CLOUD (scalare e rendere sicure le applicazioni in ambienti multi-cloud)
  • API MANAGEMENT (servizi end-to-end per tutto il ciclo di vita delle API)
  • KUBERNETES INTEGRATION (servizi app flessibili e scalabili)

Un problema a cui sono esposte le compagnie di assicurazioni è quello dei preventivi fantasma, spesso causato da traffico automatizzato che crea preventivi assicurativi falsi.

Gli attacchi dei bot sono difficili da fermare: i criminali si riorganizzano per aggirare le difese, risolvendo rapidamente i CAPTCHA e imitando il comportamento umano. Per stare al passo, F5 Networks offre la soluzione Distributed Cloud Bot Defense, una piattaforma convergente di sicurezza delle applicazioni in grado di prevenire frodi e abusi per la sicurezza delle informazioni oltre che sviluppare il business e migliorare le user experience.

Distributed Cloud Bot Defense raccoglie la telemetria unica delle transazioni, la analizza in maniera più efficace di altri sistemi e ne automatizza i suoi effetti. Utilizza l’intelligenza artificiale per ottenere un’efficacia a lungo termine senza precedenti e priva di attriti per i clienti.

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Vaccino anti-Covid e cybersecurity: quali sono le minacce che più dovremmo temere? https://www.datamanager.it/2021/03/vaccino-anti-covid-e-cybersecurity-quali-sono-le-minacce-che-piu-dovremmo-temere/ Mon, 08 Mar 2021 11:02:48 +0000 https://www.datamanager.it/?p=207602 Raymond Pompon, Direttore degli F5 labs, spiega quali sono i cinque aspetti maggiormente critici che dovrebbero essere presi in considerazione Dopo aver affrontato un’ondata di frodi e crimini informatici che hanno sfruttato la pandemia, cosa possiamo aspettarci dai rischi legati alle campagne vaccinali appena iniziate in tutto il mondo? A mio avviso, sono cinque gli […]

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Raymond Pompon, Direttore degli F5 labs, spiega quali sono i cinque aspetti maggiormente critici che dovrebbero essere presi in considerazione

Dopo aver affrontato un’ondata di frodi e crimini informatici che hanno sfruttato la pandemia, cosa possiamo aspettarci dai rischi legati alle campagne vaccinali appena iniziate in tutto il mondo? A mio avviso, sono cinque gli aspetti maggiormente critici che dovremmo considerare:

1.     Spionaggio informatico per rubare i dati sui vaccini

Un vaccino sicuro ed efficace rappresenta una proprietà intellettuale di valore. Al di là della formula farmaceutica, anche i dati sui trial e sugli studi clinici possono essere informazioni preziose per un’organizzazione che lavora per sviluppare il proprio farmaco. Oggi, le diverse Potenze competono per sviluppare e assicurarsi un vaccino efficace, per questo motivo questi dati sono un obiettivo senz’altro allettante e, purtroppo, abbiamo già assistito ad attacchi di questo genere.

Alla fine del 2020, alcuni hacker nordcoreani hanno colpito il produttore di vaccini AstraZeneca nel Regno Unito utilizzando lo spear phishing tramite social media per cercare di diffondere malware attraverso i documenti delle job description pubblicate online; durante l’estate è stato sventato un ulteriore tentativo di furto del vaccino ad opera di alcuni cybercriminali russi.

In questo scenario, sono gli hacker più capaci, ovvero quelli che lavorano per gli stati nazionali o sono stati da loro ingaggiati, ad andare a caccia di dati sui vaccini. Il supporto degli stati nazionali li rende la minaccia più pericolosa ed economicamente equipaggiata che le organizzazioni possano oggi affrontare.

L’obiettivo di questi aggressori è l’accesso non autorizzato ai dati relativi alle ricerche in corso, allo sviluppo e alla produzione di farmaci, ai documenti e ai test clinici.

Le strutture di ricerca sanitaria e farmaceutica sono dotate di elevati controlli di sicurezza per proteggere la loro proprietà intellettuale e, proprio per questo, gli attacchi spesso prendono di mira i loro partner commerciali e le terze parti che possono invece essere più carenti dal punto di vista della difesa informatica.

La probabilità che si verifichino altri casi di spionaggio informatico sui vaccini è alta, dato che abbiamo già assistito ad attacchi che colpiscono le organizzazioni di ricerca, le istituzioni accademiche, i laboratori biomedici, le aziende farmaceutiche, gli ospedali e i produttori di farmaci.

2.     Sabotaggio delle campagne vaccinali

Nell’ottobre 2020, un grande produttore di software per la sperimentazione clinica statunitense coinvolto nei test di alcuni farmaci per il coronavirus ha subito un attacco ransomware, e dozzine di attacchi ransomware e malware colpiscono regolarmente gli ospedali.

Dobbiamo considerare che anche i sistemi di raffreddamento richiesti per la conservazione dei vaccini sono vulnerabili ai cyberattacchi, soprattutto se collegati a sistemi IoT. Come abbiamo visto nel corso degli anni, questo genere di dispositivi dispone di controlli di sicurezza molto scarsi ed è spesso infettato da malware. Abbiamo già assistito a un attacco ad opera di attivisti no-vax volto a sabotare fisicamente i sistemi di raffreddamento dei vaccini, sfruttando proprio il fatto che la manomissione dell’IoT è tanto facile da portare a termine quanto difficile da tracciare.

I criminali informatici, inoltre, potrebbero trarre un guadagno consistente rallentando o addirittura paralizzando la catena di distribuzione dei vaccini, e sarebbe altrettanto facile per gli stati nazionali concorrenti avvalersi di ransomware (o pagare dei criminali informatici) per colpire una nazione e frenare la ripresa economica post pandemia. Ora più che mai i piani vaccinali sono essenziali al pari di tutte le altre infrastrutture critiche di un Paese.

I sabotatori dei vaccini sono altamente motivati e ben finanziati e i nuovi ransomware in circolazione sono più veloci, intelligenti e pericolosi rispetto al passato. Chi attacca si adopererà per negare l’accesso ai dati e alle risorse informatiche più critiche, sia a breve termine per assicurarsi il pagamento del riscatto, sia anche nel lungo periodo per ostacolare l’avvio delle campagne vaccinali.

Molte strutture prese di mira sono ben protette e consapevoli delle minacce IT ma, ancora una volta, saranno le terze parti con cui queste si interfacciano a rappresentare il potenziale tallone d’Achille, soprattutto le strutture cliniche più piccole, le farmacie al dettaglio, le amministrazioni regionali e altre entità con ridotte capacità di cybersecurity, che sono oggi vittime potenziali.

3.     Campagne di disformazione che sfruttano i dati rubati sui vaccini

Sempre nell’ottobre del 2020, il Centre for Countering Digital Hate ha affermato che 50 milioni di persone seguono le community no-vax sui social media. Nel gennaio del 2021, i dati normativi relativi al vaccino COVID-19 sono stati rubati da alcuni hacker presumibilmente proprio per alimentare le campagne di disinformazione.

In passato gli F5 Labs avevano già approfondito come la tecnica del doxing, ovvero la diffusione non autorizzata di informazioni private o personali, venisse utilizzata dagli hacktivisti per intimidire o intralciare un avversario. Abbiamo anche osservato come i leaker siano in grado di diffondere email attentamente curate e incriminanti o documenti riservati che possono essere utilizzati contro organizzazioni o personaggi pubblici, e a volte modifichino i dati sui vaccini trapelati prima della pubblicazione, nel tentativo di disseminare disinformazione.

4.     Ladri informatici di vaccini

I cybercriminali più abili sono certamente quelli legati agli stati nazionali, che utilizzano e diffondono la disinformazione per rallentare le campagne vaccinali dei Paesi rivali. Ci sono poi anche i no-vax che, al contrario, tendono ad agire come “cani sciolti”. È importante notare come quest’ultimo movimento non sia spiegabile solo come effetto collaterale della paura o dell’ignoranza, ma si colleghi direttamente a una questione di profitto. Ci sono, infatti, individui e gruppi che tentano di screditare i vaccini allo scopo di vendere le proprie terapie mediche alternative.

In questi casi, l’obiettivo degli aggressori è di violare i dati riservati con l’intento di modificarli per influenzare le opinioni e manipolare la divulgazione delle notizie. Gli asset presi di mira sono gli stessi dei criminali di spionaggio informatico: dati di ricerca, test clinici e sui virus che evidenziano gli effetti collaterali o i potenziali rischi correlati. Anche in questo caso la maggior parte delle organizzazioni prese di mira sono tendenzialmente soggette a regolamentazione e protezione della proprietà intellettuale, ma le connessioni con terze parti possono inevitabilmente far espandere il perimetro di attacco e gli account privati dei singoli ricercatori, come le e-mail personali, rappresentano anch’essi potenziale materiale che gli aggressori potrebbero utilizzare per influenzare l’opinione pubblica.

5.     Hackeraggio dei sistemi di gestione degli appuntamenti per la vaccinazione

In questo specifico caso i criminali informatici sono individui dotati di abilità di hacking che cercano di vendere illecitamente l’accesso al vaccino. Le loro capacità sono modeste e non così avanzate come nei casi precedenti dal momento che seppur tramite questo genere di attacco rimangano profitti da realizzare, questi non sono così redditizi come altri schemi di criminalità informatica. L’obiettivo finale è quello di infiltrarsi nel sistema di prenotazione dei vaccini con modifiche non autorizzate o aggiunte illecite alla lista d’attesa.

Il controllo dei sistemi di prenotazione e registrazione per la somministrazione dei vaccini variano notevolmente a seconda del Paese, della regione, dei sistemi scelti, ma in generale sono abbastanza elevati, considerando che anche in questo caso si tratta di sistemi medici regolamentati.

Tuttavia, anche in questo campo, evidenze concrete di attività criminali stanno iniziando ad emergere. Ad esempio, un’organizzazione sanitaria del Michigan ha recentemente cancellato 2.700 appuntamenti per la somministrazione del vaccino anti Covid-19 dopo che una falla ha permesso alle persone di saltare la fila delle prenotazioni. Il tentativo è fallito e la probabilità che attacchi simili abbiano effettivamente successo è tendenzialmente molto bassa. Al contrario metodi meno “tracciabili” per ottenere l’accesso anticipato ai vaccini come i tentativi di corruzione del personale sanitario rimangono i più probabili.

In conclusione, possiamo notare come vi sia un aspetto comune a tutti questi casi: qualsiasi organizzazione e azienda che abbia un ruolo attivo nella catena di approvvigionamento dei vaccini è un potenziale obiettivo e deve di conseguenza ripensare al più presto i propri sistemi di sicurezza, rafforzandone le difese.
Tutto questo, a mio avviso, non significa perdere tempo nel cercare di capire come pensano gli aggressori, perché anche se potessimo comprenderne perfettamente intenzioni e metodi, sappiamo che queste cambierebbero costantemente. La strategia migliore resta quindi quella di valutare i tipi più probabili di attacchi che ogni sistema e risorsa potrebbe affrontare, e costruire di conseguenza le proprie difese.

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F5 acquisisce Volterra https://www.datamanager.it/2021/01/f5-acquisisce-volterra/ Mon, 11 Jan 2021 10:38:26 +0000 https://www.datamanager.it/?p=205754 F5 annuncia l’acquisizione di Volterra, per abilitare la prima piattaforma Edge 2.0 open edge e indirizzare così direttamente le sfide legate alle soluzioni edge di prima generazione F5 e Volterra, la prima piattaforma universale edge-as-a-service, hanno annunciato un accordo in base al quale F5 acquisirà tutte le azioni, emesse e detenute privatamente, di Volterra per […]

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F5 annuncia l’acquisizione di Volterra, per abilitare la prima piattaforma Edge 2.0 open edge e indirizzare così direttamente le sfide legate alle soluzioni edge di prima generazione

F5 e Volterra, la prima piattaforma universale edge-as-a-service, hanno annunciato un accordo in base al quale F5 acquisirà tutte le azioni, emesse e detenute privatamente, di Volterra per circa 440 milioni di dollari in contanti e circa 60 milioni di dollari come corrispettivo differito.

Aggiungendo la piattaforma tecnologica di Volterra alle proprie soluzioni, F5 è ora in grado di creare una piattaforma all’avanguardia security-first e app-driven con scalabilità illimitata, che sarà a disposizione di aziende e service provider.

Insieme all’annuncio dell’acquisizione, F5 ha comunicato di aver modificato il  piano Horizon 2 (relativo agli anni fiscali 2021 e 2022) e le prospettive di reddito a lungo termine, e ha ribadito i propri obiettivi operativi Horizon 2, che comprendono l’impegno a raggiungere una crescita degli utili a due cifre per azione non-GAAP.

La società ha inoltre confermato il proprio impegno nel restituire 1 miliardo di dollari di capitale nei prossimi due anni, azione che comprende l’avvio di una attività di riacquisto accelerato delle azioni per 500 milioni di dollari nell’anno fiscale 2021. Inoltre, F5 ha pubblicato una stima dei risultati finanziari del primo trimestre dell’anno fiscale 2021, chiusosi il 31 dicembre 2020, affermando di aspettarsi entrate GAAP e non-GAAP per un range di 623-626 milioni di dollari, in parte trainate da dovuto in buona parte (circa il 68% delle entrate GAAP e il 70% delle non-GAAP) alla crescita delle entrate legate al software.

“Le soluzioni edge disponibili oggi sono semplicemente inadeguate per le esigenze attuali dei clienti aziendali. È giunto il momento di superare i ‘sistemi closed edge’ che non fanno altro che perpetuare le difficoltà nel costruire, gestire e proteggere le applicazioni”, ha dichiarato François Locoh-Donou, Presidente e CEO di F5. “Con Volterra, portiamo avanti la nostra visione delle Adaptive Application con una piattaforma Edge 2.0 che affronta la complessa realtà del multi-cloud. La nostra piattaforma creerà una soluzione SaaS che risolve le problematiche maggiori che i nostri clienti si trovano ad affrontare. Il successo della trasformazione software di F5 ci ha messo in una posizione ideale per sfruttare il potenziale del Edge 2.0 e ridefinire la nostra competitività”.

“Sono entusiasta di lavorare a stretto contatto con François e il team di F5 per aiutare i pionieri dell’evoluzione del Edge a offrire esperienze applicative adattative e maggiormente dinamiche a tutti i nostri clienti”, ha dichiarato Ankur Singla, Fondatore e CEO di Volterra. “Con la nostra piattaforma, estenderemo la leadership della sicurezza delle applicazioni di F5 fino all’edge, aumentando ulteriormente la portata del nostro business comune in quello che rappresenta oggi il segmento di mercato indirizzabile da F5 con una crescita più rapida, e che raggiungerà un valore di 28 miliardi di dollari entro il 2023”.

Volterra abilita una nuova piattaforma Edge 2.0 open edge che trasformerà la leadership di F5 nel settore della sicurezza e della delivery delle applicazioni aziendali, indirizzando direttamente le sfide insite nelle soluzioni edge di prima generazione. La piattaforma Edge 2.0 di F5, infatti, sarà:

  • Security-first: per offrire una sicurezza intrinseca leader di mercato, invece della semplice commodity security aggiunta a un CDN o a un cloud.
  • App-driven: in grado di fornire un’applicazione universale, “costruita una volta sola e distribuita a livello globale”. Si tratta di un vantaggio definito dal software, basato sui container e le API standard di settore, che elimina la complessità multi-cloud.
  • Scalabilità illimitata: Edge 2.0 libera le app dalla “prigione CDN” delle piattaforme edge chiuse, eseguendo tutti i servizi su qualsiasi server, in tutti i cloud e i data center.

I board di direzione di F5 e Volterra hanno approvato la transazione, che è soggetta ad approvazioni legali e ad altre condizioni di chiusura comuni per questa tipologia di accordi. L’acquisizione dovrebbe essere finalizzata nel corso del primo trimestre dell’anno solare 2021.

Alla chiusura della transazione, Ankur Singla e il team di Volterra si uniranno a F5 in ruoli manageriali chiave. Volterra rimarrà nella sua attuale sede di Santa Clara.

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