Fabrizio Capobianco – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sat, 06 Oct 2018 12:47:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Fabrizio Capobianco – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 I consigli per l’IT dalla Silicon Valley https://www.datamanager.it/news/i-consigli-l-it-dalla-silicon-valley-51466.html Wed, 20 Nov 2013 10:37:24 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/i-consigli-per-lit-dalla-silicon-valley/ La settimana scorsa si è svolta a Stanford la riunione di kick off dei progetti SUGAR. Cosa è SUGAR? Beh, SUGAR è un network composto da università dislocate in tutto il mondo che ha il compito di coinvolgere la realtà delle aziende con una metodologia di innovazione chiamata Design Thinking. E si dà il caso che quando si parla di innovazione, anche in Silicon Valley, l’Italia risponda spesso “PRESENTE!”

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A cura di Piergiorgio Grossi e Matteo Vignoli

La settimana scorsa si è svolta a Stanford la riunione di kick off dei progetti SUGAR. Cosa è SUGAR? Beh, SUGAR è un network composto da università dislocate in tutto il mondo che ha il compito di coinvolgere la realtà delle aziende con una metodologia di innovazione chiamata Design Thinking. E si dà il caso che quando si parla di innovazione, anche in Silicon Valley, l’Italia risponda spesso “PRESENTE!”.

A rappresentare l’Italia c’erano infatti il dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria (UniMoRe) e Iconsulting, eccellenza Italiana nel campo dei BigData, del DataWarehouse e della Business Intelligence.

Davanti a quasi 200 professori e studenti provenienti da US, Messico, Colombia, Brasile, Irlanda, Svizzera, Italia, Germania, Francia, Irlanda, Cina, Giappone, Australia… un team di studenti composto da uno Psicologo, un Designer e due Ingegneri Gestionali ha raccolto la sfida di Iconsulting: creare un servizio o un prodotto che avesse al centro il tema delle decisioni.

Prendiamo ogni giorno migliaia di decisioni e, secondo la scienza, le scelte che facciamo sono spesso sbagliate. Sarà compito di SUGAR vincere la sfida proponendo strumenti, servizi o soluzioni che possano aiutare i manager e più in generale chi è chiamato a prendere decisioni per affrontare una sfida quotidiana: a Better World through Better Decisions.

Abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con studenti, professori, rappresentanti delle aziende e startupper locali o ‘oriundi’ come Fabrizio Capobianco che, dopo Funanmbol, sta collezionando successi con la sua Tok.tv.

Cosa è venuto fuori? Ecco un elenco non esaustivo:

. Innovare 10x: chi vuole innovare per fare ‘un po’ meglio degli altri’? Se sognate, fatelo in grande, non accontentatevi. Pensate 10x!

. Makers rock! In Italia se ne parla da poco e se ne parla troppo poco, ma a Stanford ti capita di parlare con dei Professori che potrebbero diventare dei Nobel (pare sia tradizione da quelle parti) e ti chiedono dei FabLab Italiani e della MakersFair di Roma!

. Open Source! Lascia il tuo ego fuori dalla porta, gli americani si chiedono come mai in Europa non valorizziamo a dovere un modello dirompente con successo planetario.

. Ogni studente di Stanford fonda in media almeno una startup prima di essersi laureato. PUNTO.

. Le persone fanno la differenza e le persone non lavorano (solo) per lo stipendio. Le persone vogliono essere “uncomfortably excited” per quello che fanno.

. “Fare sw è la cosa più bella del mondo”. Questo skill potrebbe davvero essere importante come leggere e scrivere nel prossimo futuro.

. Prototype! Le idee non sono niente fino a che non sono tangibili: trovate il modo di renderle tangibili nel modo più veloce possibile e questo vi darà una montagna di informazioni.

 

Piergiorgio Grossi

Piergiorgio è VP Innovation in Iconsulting, una delle migliori aziende di consulenza in Europa sui BigData, il Datawarehouse, la BusinessIntelligence e il Performance Management.

Dopo aver vinto 8 mondiali costruttori di F1 e essere diventato CIO della Scuderia Ferrari, è anche l’organizzatore del Better Decisions Forum: un evento che ha l’ambizione di esplorare il tema delle decisioni da tutti i diversi punti di vista che lo caratterizzano quali la Business Intelligence, i Big Data, il Management, l’Innovazione ma anche la Psicologia Cognitiva e le Scienze Umane in genere.

Piergiorgio è anche advisor di DQuid, startup nel mondo dell’Internet delle cose.

 

Matteo Vignoli

si occupa di “costruire il futuro”, attraverso la ricerca, la formazione e la pratica aziendale. E’ ricercatore in Ingegneria Gestionale all’Università di Modena e Reggio Emilia dove insegna il corso di Ingegneria dei Processi Organizzativi, Visiting Scholar a Stanford University, dove ha studiato come applicare il Design Thinking ai processi e ai servizi. Negli ultimi anni si è ispirato al Reggio Approach, l’approccio all’educazione dell’infanzia famoso in tutto il mondo, nei corsi universitari, nei master e nella formazione aziendale. È docente in numerosi master e business school e ha collaborato con numerose imprese nazionali e internazionali su progetti di innovazione. Attore, musicista, regista e creativo applica i diversi linguaggi nelle sfide in cui viene coinvolto

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La tv riscopre il bar https://www.datamanager.it/rivista/la-tv-riscopre-il-bar-50328.html Thu, 24 Oct 2013 10:08:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/la-tv-riscopre-il-bar/ Juventus Live di Tok.tv dà voce ai tifosi lontani. Dopo undici anni di successi nel campo della sincronizzazione dei dati in mobilità, Fabrizio Capobianco di Funambol, si lancia nella social tv. Le sue app permettono di condividere a distanza tutto l’entusiasmo per gli eventi sportivi live    Torniamo a parlare di uno dei personaggi high-tech […]

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Juventus Live di Tok.tv dà voce ai tifosi lontani. Dopo undici anni di successi nel campo della sincronizzazione dei dati in mobilità, Fabrizio Capobianco di Funambol, si lancia nella social tv. Le sue app permettono di condividere a distanza tutto l’entusiasmo per gli eventi sportivi live 

 

Fabrizio CapobiancoTorniamo a parlare di uno dei personaggi high-tech più coraggiosi e anticipatori. Fabrizio Capobianco appartiene alla generazione di ingegneri del software che hanno vissuto la prima fase della net economy. Appartiene alla prestigiosa scuola di sviluppatori dell’Università di Pavia e pur avendo costruito la sua carriera imprenditoriale in California, ha voluto mantenere forti legami con l’Italia e il suo capitale umano.

La sua prima start-up, Funambol, fu fondata nel 2001 combinando diversi elementi allora autenticamente disruptive: la mobilità, il problema della sincronia dei dati tra dispositivi diversi, la filosofia open source. Dopo undici anni di successi, Capobianco riparte con una nuova avventura, Tok.tv, volgendo questa volta il suo sguardo visionario a un “old medium” come la televisione e il suo potenziale relazionale con la piattaforma social per eccellenza: Internet.

 

La tv interattiva 

Da parecchio tempo, il tema della tv interattiva è un contenitore di grandi aspettative e brucianti delusioni. Imprenditori e sviluppatori hanno speso molte energie nella ricerca del Sacro Graal della modernità: riuscire in qualche modo a fondere due tipi di schermo, quello del televisore e quello del computer, in una sorta di ibrido capace di generare nuove forme di fruizione, contenuti e naturalmente revenue.

Finora le varie ricette proposte, dalla televisione on demand ai vari set top box multimediali, hanno avuto esiti alterni, mai decisivi. Capobianco, con TOK.tv riparte dal bar. Le sue app per smartphone e tablet consentono di commentare in diretta, anche in viva voce, i grandi eventi, soprattutto sportivi, con amici, che – invece di essere seduti sui cuscini dello stesso divano – si trovano a due, duecento o duemila chilometri di distanza. La prima di queste applicazioni riguarda il baseball, uno sport che Capobianco ha imparato ad amare nella sua casa in California. Un’altra è stata pensata per commentare la cerimonia degli Oscar cinematografici, gli Academy Awards. Con l’inizio del nostro campionato di calcio, Tok.tv ha sorpreso il pubblico italiano con una app dedicata ai tifosi della Juventus.

«L’espressione Social TV – racconta Capobianco – è stata principalmente sinonimo di Twitter e Facebook. Si guardano programmi ed eventi in tv e si commenta quel che accade sullo schermo twittando o aggiornando il proprio profilo. Io sentivo il bisogno di qualcosa di più social e più intimo al tempo stesso. Non volevo limitarmi a scrivere “goooool” senza poterlo urlare insieme agli amici con i miei amici, magari perdendomi l’azione successiva perché ero incollato allo schermo sbagliato». L’esperienza della visione condivisa a distanza senza la mediazione di un social network complesso è resa possibile da app come Juventus Live, che mescola elementi come il VoIp e la messaggistica, fungendo però anche da secondo schermo per la consultazione e lo scambio di informazioni e statistiche.

 

Continuità storica

 L’inventore di TOK.tv è molto attento a sottolineare la continuità storica tra applicazioni come Juventus Live – sviluppata per dispositivi smart di ultima generazione – e il modo tradizionale di guardare la televisione. «La tv nasce social: la gente originariamente si riuniva nelle case di chi aveva il televisore per guardarlo insieme. I mondiali di calcio sono un “rito” collettivo. Ancora oggi, ci organizziamo per vedere la partita con gli amici. Tutti insieme, sul divano, davanti alla tv. Era questa la dimensione che volevo recuperare». Capobianco comincia a parlare di questa nuova ambizione con le persone potenzialmente interessate, ritrovando amici che avevano già lavorato con lui su altri progetti – non a caso – tutti appassionati di sport.

 

Business model 

Il team di sviluppo di TOK.tv, come da tradizione Funambol, è interamente basato in Italia. Il modello di business prevede la realizzazione di app rigorosamente gratuite. Una parte dei ricavi arriverà dalla vendita di beni digitali (tipo rumori, magliette virtuali…) e fisici (magliette, biglietti per le partite allo stadio). «Il modello che – però -riteniamo essere la chiave del successo è la pubblicità sincronizzata con la tv. L’85% del mercato pubblicitario mondiale è televisivo. Google è riuscita a diventare un gigante sul 15% rimanente». TOK.tv conta di potersi inserire in un mercato “ibrido”, che integri la pubblicità televisiva sul device esterno, dando la possibilità di “cliccare” su uno spot televisivo per esplorarlo sul device. Un segmento nuovo, che secondo il Ceo di Tok.tv vale molti miliardi di dollari. Diversamente da Funambol, che funziona come piattaforma completamente white-label in mano al cliente, Tok.tv agisce contemporaneamente sui due fronti dello sviluppo di proprie app e il rilascio di tool Sdk che i clienti possono utilizzare per programmare per conto dei loro brand. «Il back-end – spiega Capobianco – è unico, tutti i dati e gli utenti arrivano sui nostri server. I brand che utilizzano Tok.tv sono un canale di distribuzione della nostra infrastruttura, ma possono personalizzare le app, incluse le componenti vocali e social».

 

La formula ibrida di Tok.tv

 Riuscirà la formula di Tok.tv a “sfondare” in un settore finora avaro di grandi successi? Più che una rivoluzione, Capobianco sostiene di voler cavalcare in chiave tecnologica il ritorno alla naturale vocazione della tv, la condivisione, la dimensione collettiva, amicale dell’ascolto. La moltiplicazione degli schermi non genera necessariamente fenomeni tra loro correlati. Recenti studi Nielsen dimostrano che non sempre le attività online durante la visione sono connesse a quanto si sta vedendo. In molti casi inoltre, quello che è chiamato “second screen” è in realtà il primo schermo, considerando che molti programmi sono ormai seguiti direttamente su tablet o smartphone, spesso per iniziativa degli stessi broadcaster, che cercano di recuperare attraverso i nuovi dispositivi margini di fedeltà erosi dai grandi potenziali dei nuovi media in termini di scelta, libertà dai palinsesti, praticità. Il responsabile di Tok.tv non nasconde di avere molti concorrenti. «È vero che le piattaforme di social tv si stanno moltiplicando. Basta vedere il “Social TV Ecosystem Chart” recentemente pubblicato da Ad Age, in collaborazione con Trendrr. Certamente, non tutte riusciranno a sopravvivere, ma noi siamo molto diversi. Altri stanno cercando di farti diventare “attivo” mentre guardi la televisione. Noi – invece – crediamo che chi guarda la tv voglia rilassarsi sul divano e cerchiamo di agevolare una esperienza più comoda». Dopo l’exploit di Juventus Live, una app nata anche dalla sua passione di tifoso, Capobianco non si sbilancia sulle novità riguardanti il mercato italiano. «Stay tuned» – si limita a dire. Con un occhio a entrambi gli schermi. 

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Fabrizio Capobianco e Tok .TV lanciano Juventus Live https://www.datamanager.it/news/fabrizio-capobianco-e-tok-tv-lanciano-juventus-live-49599.html Tue, 17 Sep 2013 15:30:45 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/09/fabrizio-capobianco-e-tok-tv-lanciano-juventus-live/ “Il Calcio non sarà più lo stesso”

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“Il Calcio non sarà più lo stesso”

La Juventus ha da poche settimane lanciato la nuova applicazione Juventus Live. Ne abbiamo parlato (hangout di Google) con Fabrizio Capobianco, CEO di TOK.tv che si è occupato del progetto con la Juventus.

“TOK.tv era live negli Stati Uniti con TOK Football. Il giorno dopo il Superbowl mi è arrivata un’email con un logo Juventus nella firma. Diceva che avevano visto la nostra app e gli era piaciuta moltissimo, e che volevano parlarmi di farne una versione per la Juve. Ho pensato a uno scherzo di un amico – sono tifoso bianconero da sempre – e invece era proprio la Vecchia Signora, che chiedeva TOK.tv.”

 

 

Con Fabrizio abbiamo discusso degli sviluppi futuri (versione per Android Market), del frame work utilizzato per la visualizzazione dei dati in tempo reale (Data Visualization) ma soprattutto abbiamo parlato della vision che ha portato alla creazione di TOK.TV ovvero i grandi spazi che ci sono nel mercato dell’advertising attraverso l’uso della social tv e del secondo schermo.

In ultimo, abbiamo chiesto a Fabrizio qual è la situazione in Silicon Valley, beh in poche parole niente crisi e crescita sempre a ritmi vertiginosi “per fittare una casa bisogna fare le aste, i prezzi di fitti e vendite continuano a crescere”.

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Videointervista a Fabrizio Capobianco: il futuro è la Social TV https://www.datamanager.it/news/videointervista-il-futuro-la-social-tv-43453.html Mon, 14 Jan 2013 13:34:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/videointervista-a-fabrizio-capobianco-il-futuro-e-la-social-tv/ Durante il tour di Data Manager nella Silicon Valley abbiamo incontrato a Palo Alto, Fabrizio Capobianco – President and Chairman of the Board di Funambol e Founder & CEO di TOK.tv

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Durante il tour di Data Manager nella Silicon Valley abbiamo incontrato a Palo Alto, Fabrizio Capobianco – President and Chairman of the Board di Funambol e Founder & CEO di TOK.tv.

Con Fabrizio abbiamo parlato di startup essendo lui il primo e sicuramente più famoso “imprenditore seriale” italiano.

 

“L’ho scritto e detto tante volte: sono contentissimo che in tanti vogliano fare startup in Italia. E’ un bellissimo segnale per il Belpaese ed è la strada che ci tirerà fuori dalla palude. Ho però la sensazione che qualcuno abbia una idea troppo romantica di cosa vuol dire fare startup. C’e’ poco di romantico, bisogna farsi un mazzo tanto. Sudore, fatica, sacrificio, notti insonni, quelle cose lì. Per anni, non per qualche giorno”.

Fabrizio mi ha raccontato anche del suo ultimo progetto TOK.tv che lo vede protagonista insieme a un team tutto italiano nel mondo della Social TV che a dire di tutti sarà il futuro prossimo.

Ricordo che già più di un anno fa mi diceva che l’iPad per lui era un oggetto da divano e ora che le statistiche lo confermano, è convinto che sarà il device che permetterà alla TV di diventare social.

Con Fabrizio abbiamo anche affrontato i temi legati alle recenti iniziative della Task Force del Ministro Passera e abbiamo discusso del riposizionamento di Microsoft che ha dovuto iniziare a correre per inseguire i suoi concorrenti nel settore IT.

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Video: il punto di vista di Capobianco https://www.datamanager.it/news/videointerviste/video-il-punto-di-vista-di-capobianco Fri, 02 Mar 2012 11:40:47 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/03/video-il-punto-di-vista-di-capobianco/ Ho incontrato Fabrizio Capobianco, al Mobile World Congress di Barcellona e abbiamo analizzato le ultime novità. Quando incontri Fabrizio non si può non parlare di innovazione, tantomeno se da poco c’è stata la premiazione di Italian Innovation Day che ha visto vincere  Timbuktu una startup tutta al femminile. E' tutto nel video!

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Ho incontrato Fabrizio Capobianco (Funambol) al Mobile World Congress di Barcellona e con lui abbiamo analizzato le ultime novità presentate dalle aziende leader del settore.

Ha senso un telefono con una telecamera da 41 megapixel? Forse no, ormai si è raggiunti un livello di performance molto alto e superare le soglie non da valore aggiunto ne in termini di banda ne in termini di capacità di calcolo.

Tuttavia è evidente il trend verso cui ci stiamo muovendo ovvero una Internet of Things in cui tutti i dispositivi saranno connessi e interagiranno tra loro.  Questo è il futuro e i prodotti qui presentati ne sono la dimostrazione.

Quando incontri Fabrizio non si può non parlare di innovazione, tantomeno se da poco c’è stata la premiazione di Italian Innovation Day che ha visto vincere  Timbuktu una startup tutta al femminile.

 

 

“Cresce sempre di più il livello delle startup che partecipano a Mind The bridge,idee, innovazione e talenti per conquistare il mondo dell’innovazione”

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Volunia, cronaca di una morte annunciata https://www.datamanager.it/news/volunia/volunia-cronaca-di-una-morte-annunciata Wed, 08 Feb 2012 10:58:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/02/volunia-cronaca-di-una-morte-annunciata/ Ho aspettato qualche giorno per dire la mia su Volunia per non dare giudizi affrettati. Oggi è giunto il momento, anche alla luce dei pareri che ho raccolto (e che qui riporto) di Fabrizio Capobianco, Marco Marinucci e Layla Pavone

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Ho aspettato qualche giorno per dire la mia su Volunia, il nuovo progetto di Massimo Marchiori il professore dell’Università di Padova famoso in tutto il mondo per aver creato l’algoritmo  HyperSearch citato da Sergei Brin e Larry Page come “base” per PageRank, l’algoritmo di Google.

Un vecchio adagio dice “bene o male non importa, l’importante è che se ne parli”, beh in questo caso basta leggere in giro per non avere dubbi in quanto quasi tutti ne parlano male. L’hashtag #epicfail è stato quello più comune che si vedeva su Twitter durante la presentazione di questo progetto. 

Eppure la fase precedente alla presentazione era stata svolta molto bene creando mistero e attesa attorno a questo progetto, tanto è vero che nessuno tra gli addetti ai lavori sapeva quali fossero le novità introdotte.

In Italia c’è voglia di innovazione tecnologica e molti credevano che questa fosse la scintilla da usare per far esplodere la nostra voglia di creatività.

“Volunia e’ un’ulteriore dimostrazione della voglia di innovare degli Italiani. Fare startup e’ ormai una passione nazionale. Non so se sara’ Volunia, ma secondo me siamo pronti per una Google Italiana.” – afferma Fabrizio Capobianco, Presidente di Funambol

La cosa interessante è che stavolta come non avveniva da anni i riflettori anche stranieri illuminavano la nostra terra vogliosi di scoprire cosa era stato fatto, purtroppo quest’occasione è stata sprecata in malo modo.

Ho chiesto ad alcuni amici esperti di innovazione di fornire un loro punto di vista.

Marco Marinucci – fondatore di Mind the Bridge  – “Premesso che:  non conosco Marchiori (mi ispira simpatia) e che  non ho provato il prodotto (ahime’ non sono stato considerato un ‘superuser’) i miei commenti sono puramente ‘estetici’:

1) Startup vs Progetto di ricerca

E’ il tema principale con cui ci confrontiamo giornalmente a Mind the Bridge.

Le modalità di esecuzione, presentazione e stimoli sono antitetici.

Se guardi Volunia come un interessante progetto di ricerca, tutto torna: il ricercatore, il contesto di presentazione, gli inceppamenti ci stanno tutti.  Se lo guardi come una startup commerciale che lancia un prodotto a livello internazionale, e’ un disastro completo.

Le dinamiche che fanno funzionare (e bene) un progetto di ricerca sono letali per un venture che deve sopravvivere (o fare il botto) nelle logiche di mercato. I ricercatori che sanno anche fare gli imprenditori sono una rarità

 


2) Il mondo ci guarda

non so se c’e’ stata la consapevolezza dell’impatto mediatico che il lancio poteva avere. Tutta la stampa di settore a livello mondiale era in attesa (why???) E, giustamente, si e’ sentita clamorosamente delusa dopo il flop della presentazione. Un esempio per tutti: Gigaom (in Silicon Valley oggi più  rispettato di techcrunch)

http://gigaom.com/2012/02/06/is-volunia-italys-answer-to-google-or-just-hot-air/

Mi chiedo: lasciamo stare il contesto pomposo e anti-startup dell’università alle spalle (vedi punto 1)

Ma se hai ambizioni internazionali, possibile almeno fare una presentazione in Inglese???

La parte triste e’ che questa e’ proprio la dinamica e stereotipo negativo che noi italiani in Silicon Valley stiamo cercando di far cambiare, con fatica, giorno dopo giorno.

3) Cavallo davanti ai buoi

Google insegna. Fai giudicare dagli utenti, non i giornalisti.

Almeno che tu non sia Steve Jobs, hai solo da perdere nel lancio mediatico *prima* che il mercato abbia deciso se quello che fai e’ rilevante o no.

Detto questo, auguro il migliore dei successi al progetto.Tutta l’Italia non vede l’ora di esserne orgogliosa.”

Layla Pavone- Presidente Onorario di Iab Italia invece pone l’attenzione sulla comunicazione carente. “sono entusiasta per il lancio di questo nuovo progetto tutto italiano. Non ho mai dubitato sulla capacità di fare innovazione da parte di noi italiani. L’inventiva, la creatività’ e l’innovazione sono nel nostro DNA e auguro di cuore a Massimo Marchiori un successo internazionale tutto Made in Italy. L’unico rammarico è che la presentazione non sia stata eccezionale e questo è un peccato perché anche la comunicazione ha un gran rilievo, soprattutto quando l’ambizione è di posizionare Volunia in uno scenario internazionale. La sensazione è che il team d’ingegneri non si sia avvalso di un partner o di consulenti professionisti della comunicazione che avrebbero certamente contribuito a dare maggiore risalto, in termini anche d’impatto, al lancio di Volunia. L’attesa è stata troppo lunga e il ritardo di Marchiori onestamente non mi è piaciuto”.

Volunia è tuttavia un progetto altamente tecnologico e quindi è  corretto analizzarlo anche dal punto di vista tecnico, ahimè non ho potuto farlo dal vivo non avendo ricevuto accesso al sistema e quindi devo fidarmi di chi lo ha fatto in particolar modo Luca Conti uno dei più famosi e competenti blogger italiani in questo post.

Luca ha fatto delle semplici “prove su strada” effettuando alcune ricerche e confrontando i risultati con quelli di google con risultati molto scadenti. Molti potranno dire che Volunia non è un semplice motore di ricerca ma uno strumento di Social browsing che sempre Luca smonta così “Ogni volta che clicco su un risultato e navigo, ho una barra di fianco a me per lasciare un commento e vedere quelli altrui. Ho una barra in testa che mi dice chi altro è sulla pagina. Posso fare una ricerca sui membri di Volunia con visibilità pari a quella della ricerca.In breve, Volunia vuole vincere dove altri fino ad ora hanno fallito, vedi Google Sidewiki, Flock, Rockmeit e altri. Ci riuscirà? Se la strategia è attirare l’utente e fidelizzarlo con il motore di ricerca, per poi farlo navigare loggato a Volunia e commentare il web in compagnia, credo fallirà miseramente.”

Purtroppo i fatti sembrano dare ragione al titolo di quest’articolo in cui si parla di morte per un progetto appena nato.

Amen.

 

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Cercando la “Exit”: Videointervista a Fabrizio Capobianco https://www.datamanager.it/news/approfondimenti/cercando-la-exit-videointervista-fabrizio-capobianco Mon, 10 Jan 2011 16:34:06 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/01/cercando-la-exit-videointervista-a-fabrizio-capobianco/ Fabrizio Capobianco è sicuramente uno degli startupper italiani più famosi, lui è stato tra i primi a varcare l'oceano per dare vita a Funambol. Con Fabrizio abbiamo parlato del suo futuro visto che ha lasciato appena compiuto 40 anni il timone dell'azienda ed abbiamo parlato di startup.

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Fabrizio Capobianco è sicuramente uno degli startupper italiani più famosi, lui è stato tra i primi a varcare l’oceano per dare vita a Funambol. Con Fabrizio abbiamo parlato del suo futuro visto che ha lasciato appena compiuto 40 anni il timone dell’azienda ed abbiamo parlato di startup.  

Scarica la versione solo Audio! (mp3)

 

“La crisi economica mondiale potrebbe in fondo essere un’opportunità per tutti quei giovani che hanno le idee   e vogliono provare a realizzarle, infatti non avere nessuna ancora e in qualche caso nessuna speranza di posto fisso può e deve essere la spinta per provarci”

 

 

 

 

Vedi altre videointerviste su DataManagerTV!

 

 

 

 

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Il modello Funambol https://www.datamanager.it/news/antonio-savarese/il-modello-funambol Mon, 03 May 2010 07:23:07 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/05/il-modello-funambol/ Per Funambol, l'elemento chiave è stata la localizzazione del quartier generale in Silicon Valley; l'idea originaria, tutta italiana, era ottima e aveva già dimostrato un grande successo nel mondo open source, ma mancava l’accesso ai capitali.

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Per Funambol, l’elemento chiave è stata la localizzazione del quartier generale in Silicon Valley; l’idea originaria, tutta italiana, era ottima e aveva già dimostrato un grande successo nel mondo open source, ma mancava l’accesso ai capitali.

Disponibile gratuitamente per gran parte dei cellulari in commercio, iPhone incluso, Funambol offre email push e sincronizzazione di calendari e rubrica via rete cellulare. A Fabrizio Capobianco – CEO di Funambol abbiamo posto alcune domande.

Che cosa è Funambol?

Funambol è il più grande progetto open source al mondo nel mercato wireless, sviluppa software per cellulari,  ad oggi scaricato via Internet da più di tre milioni di persone. Il software Funambol porta la posta elettronica sui cellulari, insieme con la sincronizzazione della rubrica, dell’agenda e molto altro. 

Funambol è anche un’azienda con sede legale nella Silicon Valley,  e con sede operativa in Italia, ha capitali americani e cervelli italiani, in quanto il centro di sviluppo e ricerca è in Italia, a Pavia. È un’azienda di oltre 80 persone, con clienti in tutto il mondo, soprattutto operatori mobile e portali, come America Online.

Quali sono le basi tecnologiche su cui si fonda l’applicazione?

Il software Funambol ha due componenti, una server e una client (da installare sul cellulare). La componente server si installa in azienda e si integra con il sistema di posta elettronica (Exchange, Domino o IMAP/POP). Sul dispositivo, sia esso smartphone (Symbian, Windows Mobile, Blackberry, iPhone, Android) o feature phone, si installa un’applicazione che consente la lettura della posta e la distribuzione in modalità “push”. La stessa applicazione consente la sincronizzazione della rubrica, dell’agenda, dei task, delle note e delle foto con il server e con il desktop (Funambol infatti supporta sia Outlook che Thunderbird).

Come si fa a passare da un’idea ad  essere un ‘azienda leader nel settore ICT?

Per Funambol, l’elemento chiave è stata la localizzazione del quartier generale in Silicon Valley; l’idea originaria, tutta italiana, era ottima e aveva già dimostrato un grande successo nel mondo open source, ma mancava l’accesso ai capitali. 

Avere i cervelli in Italia ha garantito un livello di qualità e creatività del prodotto eccezionale, perchè l’Italia è la patria del talento e della creatività, elementi chiavi dello sviluppo software. Avere il quartier generale in Silicon Valley ha consentito l’accesso a capitale di ventura (25 milioni di dollari ad oggi) ed a un network ICT unico. Il “modello Funambol”, con il capitale americano e i cervelli italiani, è la chiave dell’attuale successo di Funambol.

Qual è il Vs. business model?

Funambol utiizza un modello di business open source basato sul “dual licensing”. Funambol è distribuito in due prodotti, una Community Edition open source (mirata alle aziende) e una Carrier Edition commerciale (mirata ai service providers, come operatori mobili e portali). La Community Edition è gratuita, scaricabile da Internet, supportata da un’enorme communità di individui e aziende. La Carrier Edition è un prodotto commerciale, che scala ai milioni di utenti, con funzionalità avanzate per i service providers, dalla configurazione over-the-air dei dispositivi, alle interfacce per il customer support. Il modello funziona benissimo perchè le due comunità sono disgiunte. Uno dei mantra di Funambol è “mai vendere alla comunità”. Il fatturato di Funambol è completamente legato ai service providers, consentendo completa libertà di manovra sul fronte open source per le aziende.

Questo modello è applicabile a tutto il mondo open source?

Non a tutto, ma a gran parte del mondo open source. Il mercato del software si sta spostando velocemente verso un modello Software as a Service (SaaS), dove il software si fruisce on-line, non scaricandolo e installandolo localmente. Un modello generalizzato tipo Funambol potrebbe vedere una versione Community Edition scaricabile (per chi desidera controllare il codice sorgente e ha tempo e risorse per gestire il software in-house) e una Hosted Edition on-line (per chi preferisce spendere per avere zero costi di gestione interna e un software che si autoaggiorna). La Hosted Edition è la versione SaaS del prodotto open source.

Siete caratterizzati dal fatto di andare controcorrente sede in USA e laboratori di sviluppo in Italia, come mai questa scelta?Quali le ragioni?

Non considero Funambol come controcorrente, rispetto alle classiche startup della Silicon Valley. Qui non si fa più sviluppo di software, che è ormai tutto offshore, in India, Cina o Israele. Avere ricerca e sviluppo in Italia è una scelta poco convenzionale, perchè il nostro paese non ha fama di centro di eccellenza nel sofware. Eppure i nostri ingegneri sono tra i migliori al mondo, estremamente preparati dal punto di vista tecnico e fortemente motivati. L’Italia è la patria della creatività, i nostri designers sono tra i migliori al mondo. Questo vale anche per i software designers. Se a ciò si aggiunge la competitività nei salari a livello mondiale, la fidelizzazione classica dei dipendenti italiani (cruciale per lo sviluppo di software), una solida legislazione che protegge la proprietà intellettuale, si capisce perchè l’Italia possa diventare un centro di eccellenza mondiale per le alte tecnologie. Avere capitali americani e cervelli italiani è una ricetta vincente.

Dal tuo punto di vista privilegiato, dal tuo ufficio in Silicon Valley su quale tecnologia  punteresti per il futuro?

Oggi i venture capitalist della Silicon Valley stanno investendo in massa sul clean tech, le tecnologie per lo sviluppo di sorgenti di energia alternative. Abbiamo avuto tre cicli di grande espansione qui, dai semiconduttori, ai computer, a Internet. La prossima ondata verrà dal clean tech. Ovviamente, le tecnologie mobili saranno un grande fenomeno, ma sono il presente, non il futuro.

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