Ferrovie dello Stato – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 07 Apr 2022 14:13:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Ferrovie dello Stato – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Franco Stivali, un manager “satirico” https://www.datamanager.it/2022/04/franco-stivali-un-manager-satirico/ Fri, 08 Apr 2022 08:30:33 +0000 https://www.datamanager.it/?p=217523 L’innovazione in punta di matita. Franco Stivali, innovation manager di Ferrovie dello Stato, abile vignettista, giardiniere e collezionista atipico. «Fare innovazione significa guardare la realtà da angolazioni diverse» In questa puntata del nostro cammino, andiamo alla scoperta di Franco Stivali, romano di nascita e di residenza, classe 1957, innovation manager del Gruppo Ferrovie dello Stato, […]

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L’innovazione in punta di matita. Franco Stivali, innovation manager di Ferrovie dello Stato, abile vignettista, giardiniere e collezionista atipico. «Fare innovazione significa guardare la realtà da angolazioni diverse»

In questa puntata del nostro cammino, andiamo alla scoperta di Franco Stivali, romano di nascita e di residenza, classe 1957, innovation manager del Gruppo Ferrovie dello Stato, sposato, due figli: Giorgio (28 anni) e Giulia (21). Franco Stivali ha una laurea in Ingegneria chimica e un dottorato in Ingegneria dei materiali. Il suo sguardo sull’innovazione è trasversale. Approccio tecno-pratico e sintesi creativa. Come nel segno grafico delle sue vignette satiriche, che sono una sua passione da sempre e anche espressione di un talento poliedrico. L’innovation manager di FS ha iniziato a disegnare sui banchi di scuola. Dai tempi del liceo, si diverte a disegnare vignette di politica e costume su temi di attualità. I suoi personaggi “col nasone” sono diventati emblematici. Nel poco tempo disponibile, alimenta un blog (www.pupazzetticolnasone.blogspot.com) e ha pubblicato un paio di libri: “Le Vignettine del Lunedì”, una raccolta di scenette sul calcio capitolino, e “Indiani AraPacis”, melting pot di fotografie, immagini e commenti, a metà tra una gita dei tempi del liceo e un trattato di sociologia.

Capacità di sintesi e creatività sono caratteristiche essenziali anche per il tuo attuale ruolo? – «Certamente. Quando pensi a una vignetta satirica, devi essere in grado di condensare graficamente e in poche parole il tuo pensiero, scatenando nel lettore le corrette sensazioni. Fare innovazione, in fondo, significa guardare la realtà da angolazioni diverse, immaginando cosa si potrebbe fare per migliorarla. Devi soffrire per fare comprendere agli altri la tua visione che spesso non è così lampante! E a questo io ci sono abituato. Essere tifoso della Lazio mi predispone naturalmente a terribili gastriti che cerco di curare con le mie vignette, provando a guardare oltre con spirito critico ma soprattutto costruttivo.

Mi risulta che hai un altro modo, diciamo “terra terra”, per guardare alla vita e rilassarti – «L’espressione “terra terra” mi sembra più che appropriata. Ho una casa al mare che mi permette di dedicarmi alla cura di rose e piante da giardino, oltre alla coltivazione di un piccolo orto. I frutti di questo lavoro si tirano dietro altre attività: produzione di olio al peperoncino, liquore di mirto, marmellata di limoni, e altro ancora».

Il collezionismo è una tua passione, ma ti dedichi a questo hobby in modo un poco “atipico”. Cosa collezioni? – «Non ho una passione in particolare. Faccio “collezione di piccole collezioni”: macinini da caffè, lamette, lanterne a petrolio, carta da lettere degli alberghi e sottobicchieri di birra. Sono un collezionista atipico: mi piace collezionare cose piccole, diverse tra loro».


#CIObside L’innovazione in punta di matita di Franco Stivali, innovation manager di Gruppo #FS
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Abbiamo capito che hai un carattere vulcanico e sei pieno di interessi. Ma dove trovi il tempo per fare tutte queste cose? – «Innanzitutto, la mia “giornata tipo” non lavorativa non ha uno schema che si ripete. Di volta in volta, può capitare di dedicare tempo alla famiglia e agli amici, fare qualche gita, oppure fare qualche lavoretto in casa. Ma è pur vero che se uno ha voglia di fare qualcosa, il tempo lo trova sempre. Come sul lavoro, l’importante è sapersi organizzare».

Abbiamo già parlato della tua fede calcistica, ma hai anche altre passioni sportive? – «Nel corso della mia vita ho praticato molti sport. Oltre il calcio, mi piacciono lo sci, l’atletica leggera, il tennis e la canoa olimpica. Oggi, provo ancora a giocare a calcio con gli amici, quando è possibile. Mi diverto a sciare, gioco a ping pong e ogni tanto faccio un po’ di jogging».

Come trascorri le vacanze? ­- «Oltre a trascorrere qualche giorno nella casa al mare, mi piace tantissimo viaggiare, con tutti i mezzi, specialmente in treno! Meglio se con la famiglia e con gli amici. Non ho particolari preferenze: mi piace il mare, ma anche la montagna sia d’estate sia d’inverno. In Italia, ci sono posti fantastici da visitare, ma ogni tanto, anzi spesso, sento il bisogno di conoscere paesi diversi. Fare dei viaggi in paesi lontani è un qualcosa che mi ha sempre affascinato».


Luciano Guglielmi CIO, direttore comitato di Indirizzo per la Fondazione per la Sostenibilità Digitale – senior advisor di PwC – Board member and ambassador di CIO AICA Forum

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IoT e Smart Industry. Fabbriche di dati https://www.datamanager.it/2018/02/iot-smart-industry-fabbriche-dati/ Tue, 13 Feb 2018 14:00:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141017 L’Internet delle Cose offre all’industria manifatturiera la formidabile opportunità di colmare il gap storico tra tecnologie “operative” e “informatiche” sfruttando la nuova intelligenza di impianti e oggetti per trasformare i processi di produzione e creare un “cortocircuito” positivo tra idee innovative e mercato Ben oltre i consolidati campi applicativi della robotica industriale, la trasformazione digitale […]

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L’Internet delle Cose offre all’industria manifatturiera la formidabile opportunità di colmare il gap storico tra tecnologie “operative” e “informatiche” sfruttando la nuova intelligenza di impianti e oggetti per trasformare i processi di produzione e creare un “cortocircuito” positivo tra idee innovative e mercato

Ben oltre i consolidati campi applicativi della robotica industriale, la trasformazione digitale e i concetti di flessibilità e “predittività”, propri di un business ad alto contenuto informatico, sono definitivamente entrati nella “fabbrica” e in generale negli impianti di produzione fisici. Finora, molti ambienti di produzione hanno resistito a un massiccio ingresso di strumenti e pratiche IT ritenute oggi convenzionali. Il “controllo numerico” di macchine utensili di tipo elettromeccanico o pneumatico non è certo una novità, ma ha visto l’affermarsi di protocolli di comunicazione e interfacce utente proprietari, poco inclini a comunicare nativamente con l’IT esteso alla parte di amministrazione e governo complessivo dell’impresa, contribuendo a creare un divario tra “fabbrica” e “ufficio”. Oggi, l’Internet delle Cose può finalmente aiutarci a colmare questo gap.
Ma non si tratta solo di inserire le macchine, i robot e gli altri apparati in uno spazio di integrazione e governo basato su linguaggi e protocolli condivisi. Gli stessi singoli utensili, persino gli oggetti prodotti, possono ricevere una dose di intelligenza digitale che nel contesto visionario delle piattaforme per il product life-cycle management (PLM) di un prodotto industriale, della circolarità tra progettazione, produzione e marketing, dell’analisi storica e predittiva promossa da Big Data, sta appunto portando a una quarta rivoluzione industriale, che si misura non solo in termini di efficienza, qualità, produttività e riduzione dei costi ma anche sulla capacità di accorciare la filiera che va dall’ideazione al consumo dei prodotti industriali, innovando e trasformando tutti gli anelli di questa catena.


#dmSmartThings Machine learning, 3D, realtà virtuale e aumentata, robotica indossabile in cima alle priorità di investimento della smart factory. La scommessa resta la flessibilità
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DUE MONDI NON PIÙ SEPARATI

La tavola rotonda organizzata da Data Manager sull’IoT nella fabbrica intelligente e l’Industry 4.0 ha esplorato queste opportunità e gli ostacoli che ci separano dalla loro realizzazione. Il primo punto in discussione è ovviamente rappresentato dalle esperienze in materia di automazione e robotizzazione della fabbrica, nonché dell’adozione degli strumenti della trasformazione digitale in ambienti manifatturieri. Di grande interesse è anche la questione del governo di questi progetti, soprattutto in chiave di comunicazione tra mondi – Operations e IT – tradizionalmente separati. Quali figure vengono oggi chiamate a presidiare i percorsi verso l’Industry 4.0? Quali ruoli specialistici sono richiesti e in che modo si inseriscono nella governance complessiva dell’impresa? Quale grado di interdisciplinarietà è necessario adottare? La sicurezza – considerando che il digitale, proprio per la sua pervasività, estende inevitabilmente le superfici di “attacco” – è un tema che rimane costantemente sotto traccia intorno ai temi dibattuti dal panel. Infine, la portata di una sfida che dev’essere affrontata su più livelli, quello dei servizi e delle soluzioni ICT che affiancano le imprese manifatturiere nel lavoro di trasformazione; ma anche le leve, pertinenti alla sfera pubblica, della regolamentazione e incentivazione economica, della formazione e della selezione delle persone: non solo di quelle che sono le funzioni preposte alla trasformazione stessa, ma anche dei futuri operatori delle fabbriche robotizzate.

Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia apre i lavori con una breve serie di dati elaborati sulla scorta dell’Osservatorio IoT che la stessa IDC conduce su un campione di 800 imprese europee, interrogandole sull’impatto che le tecnologie della Internet delle Cose producono nelle rispettive organizzazioni. «Nella maggior parte dei casi le risposte indicano un impatto strategico» – spiega Daniela Rao. «L’IoT serve a ottimizzare i processi, aumenta la produttività, riduce i costi, impatta sulla qualità del prodotto». Tuttavia, sono ancora poche le imprese che hanno già superato una prima soglia di sperimentazione e sono attualmente in grado di portare certe soluzioni su scala industriale. «Dalle risposte ottenute dalle aziende italiane è però evidente – osserva Daniela Rao – che stiamo entrando in una fase nuova: cominciano a esserci soluzioni facilmente scalabili, più vicine alle esigenze delle imprese».


#dmSmartThings Entro il 2021, il 25% dell’industria manifatturiera globale applicherà tecnologie di machine learning su diversi livelli, dallo sviluppo digitale alla supply chain @IDCItaly
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LA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Quali fattori guidano gli investimenti? «Dominano su tutte la volontà di migliorare produttività ed efficienza, ma anche di assicurare una migliore customer experience» – continua l’analista di IDC Italia. Soprattutto nel nostro Paese, a fare da driver sono l’incremento del numero di clienti e la riduzione dei costi di manutenzione, oltre all’interesse di cambiare le tradizionali modalità di lavoro. IDC si focalizza in modo più specifico sull’Industry 4.0, restringendo le sue analisi a circa 125 aziende manifatturiere. Interrogate sulle aree di maggiore priorità di investimento, le imprese evidenziano una maggiore propensione alla spesa in robotica avanzata (droni compresi), Big Data e IoT, a conferma di un contesto sempre più favorevole alla nuova rivoluzione industriale. La voce di spesa principale – la cybersecurity – è incollata al primo posto, ma subito dopo troviamo i tre pilastri della fabbrica digitale.

Daniela Rao conclude il suo intervento con tre previsioni formulate da IDC a partire da un grafico multifunzionale che comprende dieci aree identificate tra le più innovative per l’industria manifatturiera. «Entro il 2021, il 25 per cento dell’industria manifatturiera globale applicherà tecnologie di machine learning su diversi livelli, dallo sviluppo digitale alla supply chain, passando per la diversificazione dei prodotti e dei modelli di business innovativi». Addirittura, entro il 2010, circa venticinque aziende globali avranno raggiunto un livello “managed” della trasformazione «omni-experience», che – secondo Daniela Rao – significa in pratica essere in grado di raccogliere e reagire alle richieste del client in modo più efficace. «Per il restante 75 per cento, il rischio è di aumentare l’attrito nei confronti dei clienti e assistere a una graduale diminuzione della capacità di acquisto e della competitività». Terza e ultima anticipazione: «Entro il 2020, il 65 per cento dei produttori industriali faranno uso di tecniche di simulazione e digital twin, i modelli digitali “gemelli” dei prodotti fisici. In altre parole, si serviranno delle tecnologie della virtualizzazione e dell’automazione per intervenire digitalmente su asset e prodotti, ridurre i costi e migliorare l’erogazione dei servizi».


#dmSmartThings Entro il 2020, il 65% dei produttori industriali faranno uso di tecniche di simulazione e digital twin, per ridurre i costi e migliorare l’erogazione del servizi @IDCItaly
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GLI ARTISTI DELLA SCOCCA

Seduti intorno al tavolo nella sala, acusticamente isolata ma sospesa, del grande “showroom” di Geico Taikisha, i partecipanti vedono davanti a sé, attraverso l’enorme parete trasparente, un esempio non banale di ambiente di produzione già altamente automatizzato che rientra a pieno titolo nella nuova fase di trasformazione descritta da Daniela Rao. Coadiuvato da Juan Sebastian Ávila, stagista del team di digital transformation management, il senior executive director R&D di Geico Paolo Colombaroli spiega il contesto di mercato in cui agisce il Gruppo e le diverse strategie Industry 4.0 in atto. «Geico – racconta Colombaroli ai colleghi – è uno dei pochissimi fornitori globali di impianti di verniciatura delle scocche per automobili. Da più di cinquant’anni, siamo uno dei leader a livello mondiale nella realizzazione e progettazione di impianti automatizzati chiavi in mano. L’ingegnerizzazione avviene in sede, ma la realizzazione degli impianti ha evidentemente luogo nelle fabbriche dei nostri clienti, per conto dei quali curiamo anche le fasi di avviamento». Sei mesi fa, Geico ha organizzato un evento speciale “Smart Paintshop”, proprio per presentare il suo concetto di impianto di verniciatura 4.0, dalla sua progettazione completamente virtualizzata fino alle personalizzazioni che agevolano il cliente all’interno dei rispettivi impianti di produzione. «Le motivazioni sono quelle illustrate da IDC Italia – osserva Colombaroli – per i vantaggi in termini di costi e organizzazione. Su altri aspetti, facciamo parte del folto gruppo di aziende che imparano con l’esperienza, come nel caso del manuale digitale per manutentori, consultabile non attraverso il tradizionale casco VR, ma con i meno ingombranti occhialini». La precisa geolocalizzazione delle varie frazioni di un sistema che prevede diversi tipi di lavorazione sulla stessa scocca (che può essere immersa in un bagno di fissaggio o “cotta” in un forno che polimerizza la vernice) è un altro progetto mirato al miglioramento dei flussi di produzione. «I primi test danno risultati favorevoli: il difficile è calarli in una lavorazione particolarmente “aggressiva”, per le sostanze e le elevate temperature».

Attualmente, diversi momenti delle operazioni si svolgono manualmente, ma l’obiettivo è automatizzare ancora di più. «Stiamo per esempio sviluppando sistemi di visione robotica per identificare i difetti che possono compromettere la verniciatura. Abbassare la loro percentuale a monte può significare un enorme risparmio. E lavoriamo anche in ottica di raccolta dati – dalle pompe, i ventilatori, i bagni caldi e freddi – utilizzando, in casa dei clienti, sensori che richiedono però l’ulteriore complessità di specifici gateway». Ci sono diversi strati di informazione digitale che potrebbero in futuro impattare sulla qualità e i tempi del lavoro, fa capire il capo della ricerca di Geico. «Prima dell’ingegneria, sul progetto interviene un ufficio di avanprogetto che si occupa della valutazione. Questo ci consente di poter allestire, con poche persone, diversi progetti. Ma resta un gap da colmare: i dati che si perdono nel passaggio da una fase all’altra». Il percorso verso concept come lo Smart Paintshop – spiega Colombaroli – è organizzativo e si articola anche attraverso il team di lavoro che Geico ha dovuto mettere a punto. Il gruppo di avanprogetto utilizza un software di Configure Price Quote (CPQ) che lavora in cloud e può scambiare più informazioni con i sistemi PLM usati dall’ingegnerizzazione. Il piano Smart Paintshop è frutto di un anno e mezzo di lavoro svolto insieme a una società di consulenza interna al gruppo: da una matrice di attività da svolgere è stata ricavata una struttura per gruppi di lavoro coordinate da una nuova figura di organizzazione. Altre persone, riferisce Colombaroli, vengono delegate a partecipare a fiere e convegni, per fare scouting di nuove potenzialità di cui si studia la fattibilità. «La presenza di fornitori esterni è importante – conclude il responsabile R&D – ma è fondamentale sviluppare un know-how interno, anche per poter agire sul piano organizzativo». Juan Sebastian Ávila racconta per esempio di essere entrato nel team di Geico nel quadro di una collaborazione con il Politecnico di Milano, con cui Geico sta lavorando su un altro progetto 4.0 «Un impianto di trattamento dell’aria costituito da moduli indipendenti che si attivano e disattivano. Cerchiamo di fare in modo che questo impianto possa autoprogrammarsi, riducendo enormemente i costi di commissioning su sistemi che possono richiedere anche due anni tra progettazione e messa in funzione, spesso con notevoli spese di trasferta».


#dmSmartThings La digital transformation estende le superfici di attacco. Cresce la spesa per la sicurezza e la gestione del rischio. Ma accorre una visone industriale della security @Clusit
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ROBOT COLLABORATIVI

Un risvolto ancora tutto da scoprire riguarda – secondo Flavio Bernocchi, chief information & communication technology di Comau – l’ownership delle informazioni generate dalla fabbrica intelligente. Una questione tutt’altro che banale all’interno del complesso sistema di relazioni che lega il produttore di robot e macchine utensili ai suoi clienti. «Comau nasce nel mondo dell’automazione – spiega Bernocchi – e i nostri centri di lavoro robotizzati si sono via via arricchiti di sensoristica esterna, per catturare informazioni finalizzate a ottimizzare la produttività o, in ottica di manutenzione, per anticipare i comportamenti non lineari dei robot». Oggi, sempre in chiave di manutenzione predittiva, al centro delle attenzioni di Comau c’è la possibile integrazione di sensori embedded. «Ma qui, le difficoltà sono strettamente legate a chi è proprietario dei dati. L’idea è lavorare sempre più come erogatori di servizio ancor più che venditori di robot, ma il modello economico non c’è ancora» – aggiunge Bernocchi. Il futuro secondo Comau ha in serbo anche la “robotizzazione” degli operatori umani. Insieme con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’azienda torinese sta lavorando su nuovi progetti di robotica indossabile, veri e propri esoscheletri che l’operatore può programmare e “indossare” per svolgere determinati compiti. «La vera scommessa della smart factory sarà la flessibilità» – afferma Bernocchi. «Il nostro focus è esclusivamente sull’automotive, settore già fortemente automatizzato. Il grande tema che abbiamo davanti è l’auto del futuro, che utilizzerà motori elettrici, materiali compositi, e sarà a guida autonoma. Un oggetto che verrà progettato in modo completamente diverso, in fabbriche dal layout produttivo ancora da disegnare. E anche i volumi in gioco saranno differenti». Una logica, conclude Bernocchi, che sta passando dai robot che intervengono sul singolo pezzo a un cloud di automazione. Ma chi governa questo passaggio? «Al momento, procediamo per gruppi di lavoro dedicati alla fabbrica, l’Operations, e l’IT. Chi lavora sui robot si concentra su quel determinato know-how, anche se a livello di commessa la gestione globale richiede più collaborazione tra Operations e IT. Tra le due non c’è ancora una piena fusione culturale, se non a livello di singole divisioni d’azienda».

Il fatto che l’ambiente di produzione riceva crescenti dosi di intelligenza e autonomia decisionale è scontato anche per chi, come Pegasystems, fornisce le piattaforme gestionali specifiche per i processi industriali. «Un cliente come John Deere – rivela Luigi Borgia, account executive di Pegasystems in Italia – introduce concetti di IoT attraverso sensori che misurano le performance dei trattori per ottimizzare i contratti di garanzia. A livello nazionale lavoriamo non più sulla predictive, bensì sulla prescriptive maintenance, e personalmente mi trovo ben rappresentato dalle analisi di IDC: il machine learning sarà davvero in cima alle priorità di investimento dell’industria manifatturiera globale, con sistemi di autoapprendimento che affiancano chi deve intervenire». Per prescriptive maintenance si intende, spiega Borgia, un percorso evolutivo che introduce insiemi di regole e metodi di business che servono a impedire l’insorgenza di un problema, facendo in modo che siano le stesse macchine a prendere l’iniziativa, per esempio, aggiornando il firmware di un sensore. «Mi piace sottolineare l’importanza dei gruppi di condivisione» – conclude Borgia. «Pegasystem fa parte dell’Industrial Internet Consortium (IIC) proprio per cercare di anticipare i temi dell’IoT in fabbrica e governare i cambiamenti».


#dmSmartThings L’IoT per colmare il gap tra fabbrica e ufficio. Progettazione, produzione e vendita. Una dose di intelligenza per innovare e trasformare tutti gli anelli della catena
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CATENE DI MONTAGGIO PREVEGGENTI

L’effetto della robotizzazione sulla produttività è marcato in aziende come Industrie Saleri Italo, leader nella progettazione, sviluppo e produzione di pompe acqua e sistemi di raffreddamento per l’industria automotive, che nell’arco di cinque anni ha quadruplicato i fatturati. «Oggi, la produzione si attesta sui sei milioni di pezzi all’anno, ma le commesse in corso ci autorizzano a stimare per i prossimi due o tre anni un aumento del 40 per cento del fatturato» – afferma Luca Rota Caremoli, CIO dell’azienda di Lumezzane in provincia di Brescia. «Cinque anni fa in Saleri non c’erano robot. Oggi, se ne contano 160, che tuttavia non hanno sostituito le persone. I dipendenti sono quattrocento» – sottolinea Caremoli. «Il doppio rispetto a quando non avevamo robot». Molti dei temi al centro del dibattito attuale erano presenti anche nella prima fase dell’automazione. «Si acquistavano i robot per venire incontro alla crescita della domanda, ma non erano sistemi progettati in ottica 4.0, nessuno parlava di analytics. Il lavoro grosso è spiegare alla parte di operational technology (OT), che il robot è parte integrante del business: molto più simile all’operatore umano di quanto un tecnico con 25 anni di esperienza di lavoro possa pensare». Il CIO di Saleri riscontra anche un problema di latenza: «Le pompe prodotte finiscono a bordo delle auto finite solo dopo molti mesi, ma i dati del funzionamento sul campo potrebbero servire molto in produzione. Penso anche agli sviluppi dell’auto driverless. Come Saleri, non so nulla dei piani industriali dei vari costruttori di automobili, ma disporre di certe informazioni mi aiuterebbe molto a gestire i miei picchi di produzione, le scorte. La produzione avviene in periodi di tempo ristretti, su linee che sono personalizzate per cliente».

Il messaggio è chiaro. L’Industry 4.0 genera tanti più vantaggi quanto più il sistema di produttori e terze parti è interconnesso. Ma come si affronta un problema di data governance così articolato? Per non parlare delle implicazioni sulla sicurezza. Su questi punti interviene Mauro Cicognini, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di CLUSIT. Nato come professionista della programmazione – proprio nel controllo dei robot industriali – l’esperto di cybersecurity spiega che abbiamo costruito una società in cui «il dato ha un peso gigantesco, spesso più di quanto siamo disposti ad accettare. E si fa fatica a spiegare che i bit possono valere più di un pezzo industriale». Lavorando in particolare con le utility energetiche, il mondo della sicurezza informatica è ormai conscio dell’esposizione al rischio anche in ambienti industriali. «I cattivi non esitano a sferrare i loro attacchi, se questo serve per fare soldi e non si fermano davanti a questioni di sicurezza logica o fisica. Purtroppo, in questo contesto di avvicinamento tra IT e OT, il contagio si trasmette alla parte industriale. Se pensiamo alla velocità di trasferimento dei dati e alla velocità di esecuzione dei robot nella linea di produzione della fabbrica, i rischi sono altissimi, ma è difficile spiegarlo a chi ha utilizzato un tornio tutta la vita».


#dmSmartThings Lo sviluppo di ambienti #cloud blindati lato #sicurezza favorisce il passaggio a piattaforme integrate per gestire tutti gli aspetti dalla produzione automatizzata
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INCENTIVARE LA COMPETITIVITÀ

Con Paolo Fila, CIO delle industrie alimentari Giuseppe Citterio, la discussione sull’IoT in fabbrica viene inquadrata in un filone storico che risale agli anni 90, con la produzione integrata di fabbrica o computer integrated manufacturing (CIM). «Già allora – ricorda Fila – si cercava una integrazione tra fabbrica e ufficio. La possibilità di integrare la fabbrica con quello che c’è fuori dalla fabbrica richiede standard che ancora non esistono: il robot di Comau è diverso da un robot giapponese». Anche all’interno del sistema produttivo Citterio, ci sono precisi obiettivi di tracciabilità delle preparazioni e del loro confezionamento che pongono importanti problematiche di integrazione e sicurezza. Fila cita il caso di un impianto di affettatura, collegato con l’esterno per gli interventi di manutenzione da parte del produttore tedesco. Una serie di controlli permise di rilevare che da quell’affettatrice venivano regolarmente inviati file verso indirizzi IP in Malesia. «IoT in Citterio significa implementare il dialogo tra le linee di produzione, che sono decine, e il gestionale. Devo riconoscere che la legislazione recente in materia di Industry 4.0 ha dato una grossa mano, riducendo il peso degli investimenti. Sotto la responsabilità del dipartimento IT, ci sono due persone che seguono questi progetti, con tutti i limiti di una realtà che fa prodotti molto tradizionali. Il nostro obiettivo è attrezzare di sensori tutte le macchine per avere a disposizione tutte le informazioni che possono aiutarci a migliorare i processi». Tuttavia, pur riconoscendo l’efficacia delle misure governative, Paolo Fila fa notare una differenza “ideologica” tra le misure messe in atto in Italia e gli analoghi incentivi in vigore in Germania: «Da noi, si punta a un risparmio fiscale. In Germania, si punta a favorire la competitività».

Incentivi a parte, c’è un elemento di “democratizzazione” delle tecnologie sottolineato da Chiara Bogo, marketing director di Dassault Systèmes. La parola chiave è ancora una volta cloud computing. «La democratizzazione della quarta rivoluzione industriale vede convergere molte tecnologie e anche le piccole e medie industrie si trovano davanti al bivio degli investimenti in questa direzione» – spiega Chiara Bogo. «Il cloud favorisce i player più piccoli che possono accedere, in base alle necessità, alla 3D Experience Platform che Dassault sviluppa per gestire tutti gli aspetti dalla produzione automatizzata. Ma ormai anche le grandi imprese propendono per una soluzione in cloud perché questa modalità fa risparmiare anche sulle competenze di cui un’azienda può disporre». Per Chiara Bogo bisogna creare un ecosistema della conoscenza, puntando su «aziende, fornitori di software e scuole, per rendere possibile una rivoluzione sempre più interdisciplinare, dove sono necessarie comunicazione tra gli specialisti e modularità nelle soluzioni». Un fattore importante, quest’ultimo, per favorire nei progetti – e dunque negli investimenti – una gradualità che non può che favorire il cambiamento.

IT COME COORDINAMENTO E SINERGIA

Cambiamento atteso e dovuto, sembra dire Nicola Crotti, CIO di Bondioli & Pavesi Group, specialista del settore delle macchine agricole, per il quale realizza avanzati sistemi di trasmissione di potenza. «C’è ancora uno iato significativo tra chi oggi è all’avanguardia tecnologica come Geico e Comau e un’industria che nell’insieme fatica a introdurre innovazione» – afferma Crotti, responsabile IT di una azienda di 1.500 persone. Il problema della digital transformation per Bondioli & Pavesi si era posto da tempo, con una forte spinta proprio da parte dell’IT, che ha cercato di dare una governance unica, armonizzando diversi aspetti, inizialmente privi di un coordinamento centrale forte. «Da parte dei tecnici dell’Operations ci sono state diverse iniziative spontanee, non sempre condivise con il mondo dell’IT, con cui si è cercato di introdurre macchinari nuovi, con predisposizione all’IoT». All’IT aziendale, racconta Crotti, veniva chiesto di integrare, mettere a sistema, diversi tipi di informazione, per esempio, le misure sui flussi di olio di pressione. «Questi tentativi però erano realizzati in modo non coordinato e hanno creato diverse problematiche, soprattutto di sicurezza» – spiega Crotti.


#dmSmartThings La quarta rivoluzione industriale si misura non solo in termini di efficienza, qualità, produttività e cost saving ma anche di capacità di dialogo tra #Operations e #IT
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«Il contributo che il dipartimento IT ha cercato di dare è proprio quello di fare da ponte, di introdurre sinergia, con le priorità identificate da IDC: l’aumento di produttività, la riduzione dei costi. Il primo passo è costruire i gateway necessari ad armonizzare i linguaggi di un parco macchine di circa seicento unità, facendo confluire i dati, attraverso un “edge” periferico a un cruscotto analitico. Un altro aspetto riguarda l’integrazione tra questo edge e il sistema ERP aziendale, nonché la non facile comprensione di quali informazioni è possibile estrarre, e con quali finalità. Tra i primi obiettivi, potrebbe esserci la manutenzione predittiva, ma i dati si potrebbero anche raccogliere dai prodotti finiti, introducendo la IoT anche in ambito logistico. Ci sono tante proposte, ma ancora non ci sono risposte chiare da parte del business» – conclude Crotti. «Dal punto di vista delle competenze, l’azienda ha deciso di servirsi della consulenza di un docente universitario. Personalmente, sento molto il bisogno di entrare in contatto con le università e con altre realtà aziendali, c’è molto da fare in questo senso ed eventi come questo sono importanti».

In conclusione, Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply, sembra raccogliere quest’ultimo spunto, confermando che il system integrator torinese sta lavorando soprattutto su aspetti come l’integrazione e il “che cosa fare” con i dati raccolti. «Per chi come noi realizza piattaforme, una delle maggiori difficoltà della digitalizzazione degli ambienti fisici della fabbrica riguarda proprio la raccolta delle informazioni. Google non ha problemi nel farlo, sono i suoi utenti a generare le informazioni. Mettere una black box dentro un’automobile implica un lavoro di uno o due anni». Come risolvere il problema? «Ci sono situazioni in cui cerchiamo di semplificare il ciclo di vita dell’estrazione del dato, magari attraverso dispositivi di qualità più bassa, esterni, facili da implementare sulle linee di produzione» – spiega Ardossi. Questo approccio aiuta i clienti di Data Reply a partire più velocemente, per poi porsi successivamente il problema delle finalità delle informazioni ottenute dalla fabbrica digitale. «Dare una risposta non è facile perché le domande che ci poniamo oggi nascono da esperienze ventennali o trentennali. La trasformazione digitale è legata ai dati che raccolgo adesso, e alle decisioni che devo prendere per il futuro». Secondo Ardossi, un approccio utile può essere quello di affiancare il business con persone esterne che possano aiutare a leggere le informazioni. «In molti casi, è più utile un approccio bottom-up» – conclude Ardossi. «Inutile costituire squadre di data scientist, se i dati non sono disponibili. Partiamo dai dati, accumuliamo una serie storica, sviluppiamo un sistema di analytics. La ricetta pronta non c’è, ma è un modello di lavoro che può funzionare per tutti».


Le videointerviste ai protagonisti

Videointervista a Chiara Bogo, marketing director di Dassault Systèmes


Videointervista a Chiara Bogo, Dassault Systèmes
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Videointervista a Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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Videointervista a Luigi Borgia, account executive di Pegasystems


Videointervista a Luigi Borgia, Pegasystems
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Standard cercasi per l’Internet delle Case https://www.datamanager.it/2017/12/standard-cercasi-linternet-delle-case/ Tue, 19 Dec 2017 15:59:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137828 Non solo efficienza e risparmio energetico. Il valore di un edificio intelligente dipende dalla capacità di ottimizzare, integrare e comunicare. Condizione necessaria è una rete in perfetta forma. Rendere “smart” i luoghi fisici del lavoro è un fondamentale generatore di business, dati ad alto valore aggiunto e cultura della città digitale Le applicazioni della domotica […]

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Non solo efficienza e risparmio energetico. Il valore di un edificio intelligente dipende dalla capacità di ottimizzare, integrare e comunicare. Condizione necessaria è una rete in perfetta forma. Rendere “smart” i luoghi fisici del lavoro è un fondamentale generatore di business, dati ad alto valore aggiunto e cultura della città digitale

Le applicazioni della domotica e della gestione intelligente degli edifici, commerciali o residenziali che fossero, hanno costituito per lungo tempo un sottoinsieme alquanto chiuso del mercato delle soluzioni ICT. Un ambito in cui, a causa di tecnologie e approcci proprietari, non è stato inizialmente facile – per fornitori di dispositivi, sistemi e servizi – raggiungere sufficienti livelli di massa critica. La tavola rotonda di Data Manager vuole fare il punto sulle implementazioni già in essere, sui progetti in divenire e naturalmente sull’intero versante dell’offerta sia di apparati sia di servizi di progettazione, integrazione e mantenimento/gestione. Agli esperti seduti intorno al tavolo abbiamo chiesto di affrontare il tema delle finalità perseguite attraverso progetti di smart building, delle relazioni che intercorrono tra l’edificio intelligente e gli obiettivi di business o il supporto allo smart working. Ma si è cercato anche di esplorare l’aspetto della governance di questi progetti e, in prospettiva, dell’evoluzione da forme di automazione su scala locale all’intelligenza applicata al “campus” o alla città. Il dialogo ha offerto diversi spunti interessanti anche a proposito del mercato delle soluzioni e dei servizi.

Le grandi superfici dell’edutainment e della GDO, gli ospedali, gli istituti di ricerca, gli aeroporti e le stazioni rappresentano i gangli vitali della smart city e sono anche le superfici più “smartizzabili”. Qui si concentreranno gli investimenti del futuro. La discussione – ospitata per la prima volta nelle sale dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano – può contare su un intervento d’apertura particolarmente prestigioso: quello del direttore Silvio Garattini, che ha voluto salutare i partecipanti attraverso un messaggio video. «La vostra discussione è importante perché connessa con il tema degli anziani e di tutti i problemi legati a una durata di vita che aumenta in modo non sincrono con la buona qualità della vita» – ha ricordato il ricercatore. Secondo Garattini, occorre introdurre elementi nuovi, e le tecnologie di automazione degli edifici possono concretamente giovare al paziente, indipendentemente dal suo stato di salute o dall’età. Dal direttore dell’Istituto di ricerca, la raccomandazione a manager, CIO, vendor e system integrator di non perdere di vista l’obiettivo di mettere al centro le persone e di non confondere strumenti e fini, mantenendo l’innovazione al servizio della ricerca e della cura dei cittadini sia quando sono utenti di servizi e prodotti – liberi di scegliere – sia quando sono pazienti – e quindi più vulnerabili. «Anche chi non ha particolari problemi, chiede di essere aiutato dalle tecniche, che in parte sono già disponibili» – ha concluso Garattini cedendo virtualmente la parola alla consueta introduzione analitica di IDC Italia, curata questa volta da Daniela Rao, senior research & consulting director.


#dmSmartThings in Italia, lo #smartbuilding vale +200 milioni € nel 2017 @IDCItaly
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L’ANIMA SOFTWARE DEGLI OGGETTI

La definizione di smart building e l’intero comparto IoT si sovrappongono – secondo Daniela Rao – ai familiari concetti dell’ICT e dell’elettronica di consumo, includendo tutto ciò che è caratterizzato da una componente meccanica resa smart da uno strato di software. Dalle analisi effettuate da IDC, in modo particolare nell’area asiatica – oggi, la più avanzata – emergono per l’IoT diverse aree applicative che hanno a che fare con la sostenibilità ambientale dentro e fuori l’edificio; la connettività “dal Wi-Fi al UWB”; la gestione dei consumi energetici; il grande tema della sicurezza fisica e logica unito a quello decisamente Big Data, che si sta sviluppando sulla base dei dati generati da sensori e apparati di controllo e da riutilizzare; e la vasta area del building management, dagli impianti infrastrutturali alla segnaletica, anch’essa sempre più digitale. «Aree che peseranno sulle spalle di chi gestisce i sistemi informativi – avverte Daniela Rao – perché rete e sistemi dovranno essere in perfetta forma per trarre pieno vantaggio da questa trasformazione». Questo implica tra l’altro un lavoro sulla ridefinizione del software di rete e dei data center, sulla parte applicativa e sull’intero contesto della smart city, soprattutto se l’automazione investe le abitazioni residenziali e gli spazi pubblici. Tre sono invece i principali driver dello sviluppo di questo segmento. L’analista di IDC Italia cita l’ottimizzazione di consumi e risorse, l’integrazione di dati esterni e interni e la semplificazione della comunicazione e del lavoro di squadra. «Molte delle soluzioni monitorate in Europa e USA partono proprio da quella che un tempo chiamavamo unified communication and collaboration (UC&C) e oggi appartiene alla trasformazione del workplace» – spiega Daniela Rao. Oltre le attuali frontiere dell’energy management, l’analista parla di «smart assets» – citando per esempio il Li-Fi, equivalente ottico del Wi-Fi, capace di far passare la connettività Light-fidelity sfruttando l’impianto di illuminazione; ma anche di smart glass per la sicurezza fisica, i sistemi di riconoscimento e tracciamento delle persone che abitano uno spazio (con tutto il loro impatto sulla privacy), di uno smart environment popolato di indicazioni basate sul digital signage. E gli scenari italiani? «Il settore dello smart building è ancora sostanzialmente in mano ai player del mondo ICT e si compone di una serie di oggetti che non sono tipicamente ICT, per esempio tutta la parte di ventilazione, gli ascensori, i sistemi antincendio, che in qualche modo verranno controllati dai sensori dell’IoT, entrando nella sfera del sistema informativo aziendale».

UN MERCATO DA 200 MILIONI DI EURO

Oggi, tutto questo genera in Italia un mercato per lo smart building che vale oltre i 200 milioni di euro, con qualche ingresso dal mondo dell’elettronica di consumo e della connected car, una nicchia che cresce in modo interessante fino a quasi 400 milioni di euro nel 2019. In conclusione, il mercato vede due dinamiche: la battaglia competitiva tra soggetti tipicamente IT, che vogliono affacciarsi sul fronte dell’analytics, della sicurezza e del controllo accessi, e un’analoga corsa, ma in direzione opposta, tra i protagonisti dei settori dell’impiantistica industriale e della elettronica di consumo interessati, che cercano di guadagnare uno sbocco verso l’IT. Secondo Daniela Rao di IDC Italia, alcuni di questi grandi soggetti restano in attesa perché costruire un business case di successo è complicato, l’integrazione tra oggetti molto diversi tra loro è onerosa e i budget di spesa, sempre molto ridotti, non facilitano certo la convergenza.


#dmSmartThings La condizione necessaria dello sviluppo è una #rete in perfetta forma
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L’automazione e l’integrazione delle informazioni hanno gioco più facile quando sono vitali per il funzionamento di una attività scientifica, come spiega Fabio Brighenti, responsabile energy & facilities management dell’Istituto Mario Negri, illustrando le peculiarità del complesso edificio che ospita la tavola rotonda di Data Manager. La nuova sede del centro farmacologico nella periferia nordovest di Milano, contiguo agli edifici del Politecnico sede Bovisa, ha circa dieci anni di vita e ha subito diverse trasformazioni, anche in funzione dei trend che inevitabilmente dominano nel campo della ricerca nel settore. Locali progettati per gestire materiali ad alto rischio come i radioisotopi – spiega Brighenti – diventano obsoleti quando quegli stessi materiali passano di moda nella sperimentazione. «L’edificio si struttura su quattro piani, ma il cuore è il seminterrato che ospita il reparto “animal care”, dove il mancato trattamento di una quantità di parametri vitali e ambientali rischia di compromettere l’attività dei ricercatori, mandando in fumo anni di lavoro». Altri ambienti dell’Istituto hanno a che fare con agenti virali che necessitano di un contenimento a livello di biosicurezza 3 e a questi si aggiungono una centrale di generazione di gas, tre fonti di alimentazione di rete, co-generatori di gas, gruppi elettrogeni. «Vengono in mente pochi esempi di controllo ambientale altrettanto preciso, attualmente basato su un sistema proprietario Siemens (piattaforma Desigo) che integra una architettura molto complessa per il controllo degli accessi e un’allarmistica che prevede funzioni avanzate come il monitoraggio per registrare eventuali malori di scienziati spesso costretti a trascorrere intere notti soli in laboratorio.

POTENZIALE SANITARIO

Lorenzo Marco Rossi, che al Mario Negri è responsabile della divisione di informatica per la ricerca e comunicazione, professionalmente è in costante dialogo con il suo omologo impegnato sul fronte smart building. Nel corso della tavola rotonda, Rossi sottolinea come l’IoT del suo Istituto sia «molto focalizzata e pur non rappresentando il core business risulta fondamentale per quest’ultimo. Un animale mal curato e in gabbia diventa depresso. E se questo animale viene utilizzato nella sperimentazione di un farmaco antidepressivo, i risultati possono essere falsati». Rossi afferma anche di ritenere prioritario l’aspetto, inserito nell’ordine del giorno della discussione, della relazione tra edifici smart e smart city. «Per i ricercatori del Mario Negri, il rapporto tra laboratorio interno e ambienti clinici esterni è molto importante. Sappiamo che l’IoT è un ingrediente indispensabile di questo gioco di sponda, ma qui sarebbe fondamentale il ruolo di partner che oggi sono sostanzialmente latenti. Tutto il rapporto tra scienza e IoT non è ancora sviluppato come dovrebbe». E il suo collega Brighenti conferma: «In ambito sanitario, mi risulta che le superfici cosiddette “smartizzabili” raggiungono i 140 milioni di metri quadri tra ospedali e case di cura. Gli uffici, al confronto, valgono meno della metà, 60 milioni di metri quadri».

Gli spazi fisici e digitali trattati negli interventi di Fabio Degli Esposti, CIO di SEA Aeroporti di Milano, e di Franco Stivali, responsabile innovazione di Ferrovie dello Stato Italiane sono ancora più prossimi al concetto di smart city. Oggi, aeroporti e stazioni rappresentano un modello, su scala geograficamente circoscritta, di una città dotata di una popolazione residente limitata, ma affollata di esercizi commerciali di vario genere e aperta a ingenti flussi di popolazione in transito, con tutte le esigenze infrastrutturali – illuminazione, condizionamento, trasporti, sorveglianza e sicurezza – che un agglomerato urbano può comportare. «L’intera tematica smart è uno dei nostri principali interessi» – afferma Degli Esposti. «L’aeroporto di Malpensa, anche se i passeggeri non lo percepiscono, è un insieme di 210 edifici e la questione energetica è secondaria rispetto alla sicurezza di quello che viene considerato uno dei punti più sensibili dell’intero territorio nazionale. Building automation per noi significa gestione di una infrastruttura complessa, e anche nel nostro caso è stata adottata la piattaforma Siemens Desigo. Uno dei progetti principali – rileva tuttavia il CIO di SEA Aeroporti di Milano – è in direzione del building information modelling». Disporre di una completa simulazione digitale di tutti gli «strati architettonici e tecnici» di un edificio o di un insieme di edifici – sottolinea Degli Esposti – è la chiave per una gestione e una manutenzione veramente digitale. A proposito di sicurezza e controllo degli accessi, rileva ancora il responsabile IT di Malpensa e Linate, escludendo i volumi di traffico molto aumentati, il cambiamento più significativo riguarda la dematerializzazione dell’intera esperienza di viaggio e la conseguente nascita di una componente “informatica” alle tradizionali problematiche del controllo dei passeggeri, del bagaglio e degli accessi fisici all’aerostazione e alle piste di decollo. «Per questo – dice Degli Esposti – guardiamo all’IoT con grande attenzione per poter riconoscere gli eventi anche in termini di predictive analysis e di facility management avanzato, con ogni singolo elemento mappato digitalmente». Una potente carica di innovazione che include gli aspetti dell’intelligenza artificiale. Chi decide e chi governa in uno spazio tanto complesso? «In sé, l’innovazione non è un dominio esclusivo dell’IT, ma un momento collegiale. A noi informatici, deve restare il controllo della coerenza complessiva delle scelte in materia di Industry 4.0, ma SEA Aeroporti cerca di estendere il più possibile il cambiamento oltre i confini dell’IT anche attraverso la collaborazione con l’università».


#dmSmartThings Sulle grandi superfici si concentreranno gli investimenti del futuro
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EDIFICI MODELLO

Il legame tra smart building e i modelli di building information modeling (BIM) è chiaramente uno dei leitmotiv della conversazione. Sull’argomento ruota anche l’intervento di Franco Stivali, responsabile dell’innovazione di Ferrovie dello Stato Italiane, che esordisce descrivendo il vastissimo patrimonio immobiliare gestito dal Gruppo FS, di cui fanno parte 57 officine e 208 impianti merci e circa 2.200 stazioni. «Questa enorme eredità è legata a un passato ferroviario che richiedeva spazi fisici molto vasti, che oggi si riducono anche per effetto dell’innovazione» – spiega Stivali. «Il primo obiettivo è dunque il riuso degli edifici e degli impianti non più funzionali alle attività ferroviarie, che vengono in parte restituiti alla collettività anche per iniziative di carattere sociale con Enti locali e Associazioni onlus. In parallelo, ciò che rimane deve essere reso più efficiente anche grazie alla tecnologia». Stivali ammette che questo imponente percorso di adeguamento, reso complesso per la scala di grandezza, la distribuzione geografica e vari tipi di vincoli (per esempio, molte stazioni sono sottoposte a vincoli storici e architettonici da parte delle Soprintendenze), non può essere gestito con la stessa rapidità con cui il Gruppo FS Italiane si sta muovendo nella digitalizzazione del core business. «Quello che vogliamo fare nelle stazioni è molto interessante» – spiega Stivali. «Anche FS Italiane utilizza BIM, strumento importantissimo per intervenire sui luoghi in cui, nel corso del tempo, si sono susseguite numerose modificazioni, con uno sforzo di modellazione dei principali edifici, tutti nel cuore delle città». Essere collocati negli snodi del trasporto e della mobilità collettiva urbana – aggiunge il responsabile innovazione di FS Italiane – significa essere infrastrutturati, disporre di tante informazioni, conoscere gli spostamenti di persone e merci, punto per punto. «La stazione ferroviaria è il luogo dove la smart city si rivela in tutte le sue potenzialità. Anche noi siamo un laboratorio in tal senso. In stazione, c’è tutto quello che la città comporta, dalla povertà alla ricchezza. C’è tutta la richiesta in termini di digitalizzazione». Dalla discussione cominciano a emergere diversi spunti inattesi, come il potenziale che un progetto di “smartificazione” di un edificio può comportare in ottica di passaggio ai modelli tipici della trasformazione digitale, a partire da Big Data. Per Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply che specificatamente si occupa di analytics – «l’informazione è il core business» – e c’è molto interesse per le articolazioni di questo tema anche per quanto concerne gli edifici intelligenti. «Si parla molto dei problemi, che indubbiamente ci sono» – afferma Ardossi. «Ma vedo anche tantissime opportunità». Davide Bigoni, project manager di Samsung Italia, è pronto a cogliere il rimando al comparto sanitario. Bigoni, che si occupa di progetti di automazione in ambito B2B e B2B2C, rappresenta un “volto” del marchio Samsung poco conosciuto a chi frequenta soprattutto il catalogo dei prodotti consumer. «Le aziende ci vedono piuttosto come facilitatori di progetti trasversali a tutte le aree commerciali di Samsung. Collaborando con diversi attori del settore, Samsung sta creando una molteplicità di soluzioni IoT rivolte all’intero spettro degli utilizzatori finali. Per esempio, stiamo cercando di entrare in ambito sanitario, in particolare seguendo l’aspetto della esternalizzazione del paziente, soprattutto l’anziano. Perché, ci siamo chiesti, non sfruttare il monitoraggio remoto degli elettrodomestici e del loro normale ciclo di impiego per capire, attraverso le anomalie, se c’è qualcosa che non va?».

INTEROPERABILITÀ END-TO-END

Tra le problematiche individuate da Fabio Ardossi di Data Reply, c’è soprattutto la difficoltà di far dialogare sistemi e protocolli non direttamente interoperabili, in un contesto dove si presume che la sorveglianza debba essere estesa a diversi ambienti dotati di funzionalità di domotica diverse. Ma come si superano ostacoli di questa natura? «Samsung adotta un approccio diverso» – spiega Bigoni. «Invece di partire dal singolo device e dal suo specifico protocollo, cerchiamo di mettere a disposizione degli sviluppatori un kit di sviluppo. Il dialogo a questo punto è reso possibile, per definizione, dallo sviluppatore o integratore che propone un servizio end-to-end». Come dire che anche per lo smart building gli standard emergeranno dagli sviluppatori che si adegueranno all’offerta di software di base, e come è di fatto accaduto nel mercato informatico con le applicazioni compatibili con i diversi sistemi operativi. L’esempio fatto da Bigoni di Samsung – di un ambiente domestico smart che genera, senza alcun intervento esterno, informazioni capaci di fornire un quadro immediato dello stato di salute di chi abita in quell’ambiente – sembra essere perfettamente in linea con le considerazioni elaborate, nel suo saluto inaugurale, da Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri. Alessandro Nobili, medico che nello stesso Istituto è responsabile del laboratorio che studia i problemi dell’invecchiamento, interviene affermando che uno dei temi più interessanti riguarda proprio l’utilizzo di dispositivi digitali e sensori come fonte di dati o di ausilio per la persona anziana o ammalata. «Allungare la vita senza incrementarne la qualità – afferma Nobili – è un pessimo servizio fatto all’intera società. Perché non mettere un dispositivo come la tv interattiva a disposizione di un medico o di un fisioterapista per effettuare interventi a distanza attraverso interfacce di comando di videogiochi come Nintendo Wii? O per raccogliere automaticamente dati da utilizzare negli studi clinici di nuovi farmaci?


#dmSmartThings Gli edifici si trasformeranno in scatole nere della nostra vita
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INTELLIGENZA NELL’ENERGIA

Con l’intervento di Alfio Fontana, energy manager di Carrefour Italia, il discorso rientra su binari più convenzionali, ma non privi di stimoli interessanti sul piano delle relazioni tra automazione e marketing. «Il bisogno di integrazione per il nostro Gruppo è molto forte» – spiega Fontana. Carrefour esercita una catena commerciale multisito con oltre mille punti vendita multiformato, in un settore, la GDO, particolarmente energivoro. Noi consumiamo 450 milioni di kWh all’anno per una spesa energetica pari a 50 milioni di euro, anche un piccolo margine di risparmio può essere molto significativo e aiuta il business». La centralizzazione delle informazioni sui consumi di tutta la filiera su un unico dashboard ha permesso di storicizzare i dati su cui vengono poi applicati meccanismi di machine learning per fare previsioni e prendere decisioni. «Per noi significa pianificare budget energetici più precisi, individuare i negozi da efficientare e intervenire in modo puntuale sulle anomalie». Una evoluzione possibile di queste soluzioni consiste, per esempio, nel dotare i singoli direttori dei punti vendita di app capaci di rendere accessibili informazioni che prima erano dominio esclusivo dell’energy manager, informazioni che servono a prendere decisioni a livello locale. «C’è poi – aggiunge Fontana – il mondo dell’attuazione. Possiamo rendere l’edificio smart per ottimizzare i consumi; per implementare un piano luci, rendendo più confortevole l’esperienza d’acquisto dei clienti attraverso percorsi guidati; per pilotare i sistemi di condizionamento attraverso sensori distribuiti nei negozi, e per rilevare parametri come la qualità dell’aria. Tutte “cose” che possono impattare molto sul business». A questo livello – conclude Fontana – un progetto di IoT può diventare molto complesso dal punto di vista della system integration. Carrefour utilizza sistemi di gestione della building automation di tre vendor diversi, dispositivi come i banchi frigo e i sensori ambientali non utilizzano gli stessi protocolli. Ma risolvendo questi problemi, Fontana prevede un futuro in cui i centri commerciali saranno il fulcro di nuove “energy community”.

UN LAVORO FUORI LUOGO

La prospettiva cambia nuovamente con Carlo Romagnoli, IT director di CRIF, lo specialista in sistemi di informazioni creditizie (SIC), business information, servizi di outsourcing e processing e soluzioni per il credito. Romagnoli mette in evidenza un punto finora non esplicitato: il problema dell’automazione delle facility è anche legato al costante cambiamento evolutivo delle strutture fisiche aziendali. «Che cosa vuol dire building? L’ufficio, il data center? Per me il problema è la dematerializzazione che investe gli stessi edifici in base al lavoro che muta profondamente, alle persone esterne che pur non “lavorando” in una struttura la utilizzano come facility temporanea per utilizzarne i servizi». Ma anche la natura di questi servizi si trasforma, osserva Romagnoli, nel caso di CRIF con uffici che diventano suite di sale per videoconferenza. «L’edificio deve essere abilitante nei confronti del lavoro che cambia» – afferma Romagnoli, che ritiene adeguati alle proprie esigenze gli attuali sistemi di gestione. «Non mi pare che soffrano davanti a certe evoluzioni e poi è naturale che i vari operatori facciano leva sull’effetto lock-in. L’ultima generazione di BMS adotta il protocollo IP, ma nessuno riesce a dialogare con sistemi di altre marche. Mi consolo sapendo che almeno posso utilizzare cablature di tipo standard». Anche Romagnoli concorda sul forte potenziale dell’IoT ai fini della gestione integrata e del valore delle informazioni in chiave big data, ma non nega la sua preoccupazione in materia di sicurezza delle future strutture – intelligenti quanto si vuole – ma aperte «come un colabrodo». Soprattutto alla luce di normative come la GDPR. Tra progettazione ex novo e adattamento di edifici storici, Filippo Costa, ICT corporate advisor di Costa Edutainment, società che gestisce l’Acquario di Genova, copre nel suo intervento l’intero spettro di esperienze. «Quando è nato l’Acquario era già il più avanzato in Europa» – osserva Costa. «Del resto, parliamo di consumi energetici molto particolari, compreso il gruppo di refrigerazione che mantiene intorno ai due gradi la temperatura della vasca dei pinguini. La buona partenza ha permesso nel tempo di prendere decisioni efficaci come un canale di approvvigionamento dell’acqua che sostituisce opzioni più costose (tipicamente, il trasporto con barche di acque raccolte lontano da Genova), ma necessita di un monitoraggio costante del sistema di pompaggio». L’intelligenza dell’edificio e le informazioni disponibili sui bus SKADA permettono forme di manutenzione preventiva e altri esempi di efficientamento.

DALLO SMART BUILDING ALLA SMART CITY

Per Costa, l’automazione di una struttura abbraccia ambiti legati al marketing e a una buona relazione con il sistema urbano complessivo. L’Acquario, per esempio, deve garantire accessibilità e parcheggi nonostante la posizione centralissima. «Offrire ai visitatori una buona connessione Wi-Fi che si traduce in un incremento dei messaggi social e maggiore visibilità. Un sistema di bigliettazione integrato con flussi informativi – come quelli relativi al meteo o al traffico – ci consente di costruire schemi di comportamento, che a loro volta ci aiutano a pianificare i flussi. Non solo. Se potessimo dialogare in modo smart con la città digitale, saremmo in grado anche di ridurre le congestioni e agevolare il parcheggio». Alla discussione, Filippo Costa rappresenta anche la società di consulenza che a Genova sta seguendo il progetto pubblico-privato di trasformazione della ex sede dell’azienda Sutter – una palazzina centrale che risale a inizio Novecento – in un innovation hub che ospiterà startup focalizzate sui temi dell’intelligenza artificiale. «Si tratta di un intervento di riqualificazione urbana – conclude Costa – per il quale abbiamo scelto sistemi già abilitati all’esposizione dei dati in cloud. L’edificio sarà connesso alle agende degli utenti, riconoscerà i presenti e potrà garantire illuminazione e condizionamento molto mirati. Un modo per dimostrare che l’interfacciamento con un sistema di machine learning serve sempre a pianificare, prevenire e ottimizzare». Il futuro ruolo dell’intelligenza artificiale applicata all’IoT nell’ambito di edifici e gruppi di edifici viene confermato anche da Fabio Ardossi di Data Reply. «Le aziende, che spesso non sanno nemmeno di possedere certe informazioni, dovrebbero puntare molto sull’acquisizione di dati fisici e di serie storiche. Oggi, miniaturizzazione dei sensori e deep learning si fanno anche sugli smartphone, figuriamoci se non possiamo metterli negli edifici. Spesso il problema sta nell’integrazione tra vecchio e nuovo, tra device che non parlano gli stessi linguaggi: se non riusciremo a costruire uno standard, il dialogo tra sistemi di uno stesso edificio e tra edifici della stessa smart city sarà difficile». Ma come ci ha insegnato l’internet dei computer, questo è il vero punto critico sulla strada della scalabilità evolutiva della Internet delle Cose.


#dmSmartThings #malta #fibra e #BigData L’impasto della #smartcity
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Le videointerviste ai protagonisti

Silvio Garattini su IoT e Smart Building: «Mettere al centro le persone»


Videointervista a Silvio Garattini, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano
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Videointervista a Davide Bigoni, project manager di Samsung Italia


Videointervista a Davide Bigoni, Samsung Italia
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Videointervista a Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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Italia a due velocità. Perdere il treno della crescita https://www.datamanager.it/rivista/italia-due-velocit-perdere-il-treno-della-crescita-55565.html Thu, 17 Apr 2014 10:28:09 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/italia-a-due-velocita-perdere-il-treno-della-crescita/ Il record di velocità in F1 appartiene ad Antônio Pizzonia, pilota automobilistico brasiliano, di origini italiane: 380,5 km/h con Williams-BMW, sul circuito di Monza. Le bufale sul web viaggiano alla velocità della luce (299.792.458 m/s). Il 4 gennaio 2009, il treno Frecciarossa di Ferrovie dello Stato, nella tratta tra Roma e Milano, raggiunge il primato […]

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Il record di velocità in F1 appartiene ad Antônio Pizzonia, pilota automobilistico brasiliano, di origini italiane: 380,5 km/h con Williams-BMW, sul circuito di Monza. Le bufale sul web viaggiano alla velocità della luce (299.792.458 m/s). Il 4 gennaio 2009, il treno Frecciarossa di Ferrovie dello Stato, nella tratta tra Roma e Milano, raggiunge il primato del mondo di velocità all’interno di una galleria: 362 km/h.

Dieci volte inferiore – invece – è la velocità media dei treni italiani (35,5 km/h), più lenti di quelli tedeschi (48,1 km/h) e spagnoli (51,4 km/h). Metà Italia è esclusa dalla competizione globale perché priva di Internet a 30Mbps.

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La piattaforma di Talentia Software gestisce il capitale umano di Ferrovie dello Stato https://www.datamanager.it/news/la-piattaforma-di-talentia-software-gestisce-il-capitale-umano-di-ferrovie-dello-stato-50546.ht Wed, 16 Oct 2013 15:47:53 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/la-piattaforma-di-talentia-software-gestisce-il-capitale-umano-di-ferrovie-dello-stato/ Con il supporto di Talentia Software, Ferrovie dello Stato ha ottimizzato i processi di recruiting e di gestione del talento implementando nuove soluzioni su misura

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Con il supporto di Talentia Software, Ferrovie dello Stato ha ottimizzato i processi di recruiting e di gestione del talento implementando nuove soluzioni su misura

Ferrovie dello Stato, la più importante società ferroviaria del nostro paese che da oltre 100 anni muove con i propri treni milioni di italiani, oggi è un Gruppo industriale complesso con oltre 11 società operative nei diversi settori della filiera e oltre 70mila dipendenti. Con la creazione del Gruppo, la gestione dei processi inerenti le Risorse Umane è diventata ancora più importante e articolata, motivo per cui Ferrovie dello Stato ha deciso di coinvolgere Talentia Software che ha realizzato per loro una architettura ad hoc, finalizzata alla gestione del recruiting e di alcuni fondamentali processi inerenti il talent management, integrandola nell’infrastruttura SAP già esistente con la quale vengono gestiti tutti i restanti processi di human resources. La soluzione migliore individuata per ottimizzare i processi per la gestione del talento è stata Talentia HCM: la piattaforma scalabile in grado di offrire un’ampia gamma di funzionalità, fondamentali per permettere di motivare e sviluppare al meglio le performance dei dipendenti.

Decisiva per questo progetto anche la collaborazione con il partner tecnologico Almaviva, un prezioso system integrator al quale si deve, non solo la gestione di tutta l’infrastruttura sottostante al progetto e delle procedure di integrazione con la piattaforma HR di Gruppo rappresentata fondamentalmente dal sistema RUN – Risorse Umane Network e dal Portale Linea Diretta, ma anche un’interazione proattiva e costruttiva con il cliente: “Con Ferrovie dello Stato abbiamo implementato due moduli, quello inerente il recruiment, in produzione da dicembre 2011 con quasi 300.000 curricula ricevuti ad oggi, e quello inerente la valutazione degli obiettivi e delle competenze, valutazione che ha coinvolto 8mila dipendenti” afferma Fabio Cardilli, European Product Leader in Talentia Software. “Abbiamo proposto il nostro prodotto Talentia HCM nelle sue funzionalità standard ma abbiamo anche messo a punto personalizzazioni specifiche”.

Le funzioni “tailor made” di Talentia HCM

Grazie alla sua flessibilità e alta configurabilità delle proprie soluzioni, Talentia si è dimostrata capace di rispondere a tutte le aspettative e alle esigenze di un cliente complesso e strutturato come Ferrovie dello Stato, ma è stata anche in grado di soddisfare condizioni specifiche e personali del Gruppo: ad esempio, alla richiesta di poter accedere alla soluzione HCM attraverso il portale Web già utilizzato da manager e HR per raggiungere informazioni, risorse documentali o applicazioni esistenti, Talentia ha risposto integrando HCM nel portale preesistente e ha permesso l’accesso con un’unica credenziale.

Un ulteriore esigenza di Ferrovie dello Stato era di disporre di un processo istituzionale di valutazione annuale su obiettivi e competenze, per poter determinare promozioni, spostamenti di ruolo, interventi formativi o salariali di impiegati di alto livello. “Abbiamo proposto il workflow come soluzione standard che consente di veicolare valutazioni, feedback e raccomandazioni di sviluppo tra i vari attori coinvolti nel processo” spiega Cardilli “misurando la popolazione sia da un punto di vista quantitativo, ossia valutando gli obiettivi attraverso una Balanced Scorecard, sia da un punto di vista qualitativo, ossia valutando conoscenze e comportamenti.” Assieme alle valutazioni annuali sono state predisposte anche valutazioni ad hoc, che coinvolgono soltanto alcuni impiegati discrezionalmente iscritti ad una campagna, da effettuare anche più di una volta nel corso dell’anno.

La soluzione di Talentia ha inoltre risposto all’esigenza di Ferrovie dello Stato di gestire un programma MBO, un metodo di incentivazione del personale basato sui risultati raggiunti a fronte di obiettivi prefissati, e di creare un servizio customizzato di reporting, tra i quali quello inerente la sintesi della valutazione, punti di forza e raccomandazioni di sviluppo professionale, l’analisi del gap tra livello di competenza posseduto e quello atteso, la rispondenza al ruolo, la scheda dell’MBO e molti altri.

Elasticità e capacità di offrire soluzioni su misura sono elementi di forza di Talentia HCM: una vera e propria soluzione integrata che prevede diversi moduli a supporto di differenti processi anche a copertura dell’intero “ciclo di vita” dell’impiegato, moduli che è possibile attivare progressivamente e selettivamente in accordo tra le parti.

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Frecciarossa 1000 si presenta al pubblico ed è pronto per i collaudi https://www.datamanager.it/news/frecciarossa-1000-si-presenta-al-pubblico-ed-pronto-i-collaudi-48560.html Wed, 03 Jul 2013 16:30:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/frecciarossa-1000-si-presenta-al-pubblico-ed-e-pronto-per-i-collaudi/ Ha debuttato a Vado Ligure, in provincia di Savona, il Frecciarossa 1000, il treno più veloce d’Europa. Ora inizieranno collaudi e test, prima dell’attivazione per i viaggiatori prevista per l’estate 2015

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Ha debuttato a Vado Ligure, in provincia di Savona, il Frecciarossa 1000, il treno più veloce d’Europa. Ora inizieranno collaudi e test, prima dell’attivazione per i viaggiatori prevista per l’estate 2015

Si presenta per la prima volta al pubblico, nella sua versione completa, il velocissimo treno Frecciarossa 1000. La presentazione è avvenuta a Vado Ligure, presso lo stabilimento Bombardier, il costruttore canadese in partnership con l’italiana Ansaldo Breda per la produzione del mezzo ad alta tecnologia. Il treno ad altissima velocità verrà introdotto in Italia dalle Ferrovie dello Stato a partire dall’estate 2015.

Frecciarossa 1000, se tutto andrà come previsto, dovrebbe ottenere il certificato di omologazione nel settembre 2014. La velocità massima che sarà in grado di raggiungere corrisponde a 400 chilometri orari, quella commerciale sarà invece di 350, a fronte degli attuali 300 chilometri orari a cui viaggia un normale Frecciarossa. Tutto questo, quantificato in termini di tempo, significa che per arrivare a Milano da Roma ci vorranno circa due ore e venti minuti.

Un treno europeo

Il treno appena presentato, viaggerà su tutte le reti ad alta velocità d’Europa, vale a dire in Germania, Francia, Austria, Svizzera, Olanda e Belgio. Si tratta di una possibilità molto importante nell’ottica di futuri sviluppi commerciali.

Il commento del direttore generale dello stabilimento Bombardier

“È la prima volta che il futuro treno ad alta velocità delle Ferrovie dello Stato italiane sarà mostrato nella sua interezza, ovvero con tutte le otto carrozze sui binari. Ma è soprattutto la prima volta che il treno inizierà a muoversi. È una data importante perché segna l’avvio dei test di omologazione del treno di Marco Morino.” Luigi Corradi continua spiegando: “La costruzione del nuovo treno avviene nello stabilimento AnsaldoBreda di Pistoia, ma per la fase di collaudo è stato deciso di montare il treno a Vado Ligure, nel nostro stabilimento, perché qui lavorano tutti gli ingegneri che hanno sviluppato la cosiddetta catena di trazione del treno. Quindi è stato deciso di portare il Frecciarossa 1000 vicino all’ingegneria che lo ha concepito”. Secondo Corradi, il Frecciarossa 1000 sarà un esemplare unico al mondo, dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, della velocità, del design, della qualità e del comfort. L’ambizione del Frecciarossa 1000 è quella di “correre al massimo della velocità senza che il passeggero a bordo se ne accorga”.

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TOP 10 CIO PRIORITIES https://www.datamanager.it/rivista/top-10-cio-priorities-45178.html Tue, 02 Apr 2013 07:12:13 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/top-10-cio-priorities/ Nuove opportunità e sfide globali. Come sta cambiando il ruolo dei chief information officer? L’innovazione ha un impatto diretto sul loro modo di essere e fare il CIO, ma con quali effetti all’interno dell’organizzazione? Nelle grandi imprese lavorano in staff con i CEO, siedono nei consigli di amministrazione e contribuiscono attivamente al processo decisionale. In […]

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Nuove opportunità e sfide globali. Come sta cambiando il ruolo dei chief information officer? L’innovazione ha un impatto diretto sul loro modo di essere e fare il CIO, ma con quali effetti all’interno dell’organizzazione? Nelle grandi imprese lavorano in staff con i CEO, siedono nei consigli di amministrazione e contribuiscono attivamente al processo decisionale. In altre situazioni, i CIO sono esclusi dalla governance aziendale, sono ridotti al rango di puri esecutori e sono quasi una patch in modalità service. Tra esercizio di equilibrismo contabile e decisionale, la sfida principale per i CIO è di promuovere l’innovazione attraverso la tecnologia. Come conciliare la pressione dei budget, il livello delle risorse disponibili, le competenze tecniche e le scelte di business? La messa a regime dei sistemi informativi è la prima necessità. La seconda priorità sono i progetti utility-oriented in grado di mantenere “accese le luci” e quelli business-oriented in grado di mandare avanti l’azienda. Queste due priorità bastano da sole – quasi sempre – a esaurire il tempo e i budget a disposizione dei CIO. E in questo caso, i responsabili dei sistemi informativi devono reinventare le iniziative destinate alla creazione di nuovo valore

 

 

Dossier Top 10 CIO PrioritiesTerza piattaforma, enterprise architecture come hub della social enterprise, cambiamento delle logiche di budget, rivoluzione ed evoluzione del ruolo dei chief information officer all’interno delle organizzazioni aziendali: sono questi i trend – per menzionare solo i principali – che emergono dalle analisi degli specialisti. Non si tratta di curve e grafici su un pezzo di carta che tentano di dare forma a concetti astratti lontani dalla realtà a uso esclusivo degli addetti ai lavori. Siamo davanti a un cambiamento in atto che coinvolge direttamente le divisioni aziendali, le business unit e i manager che ne fanno parte. Si tratta di un cambiamento vissuto sulla pelle dei CIO. Data Manager, con il contributo di 250 CIO e IT manager italiani e stranieri, vuole fare il punto della situazione, raccontando storie ed esperienze vissute sul campo, per mettere in luce scelte e priorità tecnologiche – una volta tanto – lontano dalle mode del momento. Dai CIO interpellati, emerge una sostanziale convergenza di quattro principali scelte prioritarie che IDC identifica nel modello conosciuto come “terza piattaforma”. Inoltre, dalle classifiche di ogni settore di mercato preso in considerazione, emerge come prioritario il recupero di competitività e l’utilizzo dell’innovazione tecnologica come fattore strategico per la crescita del business.

 

VERSO LA TERZA PIATTAFORMA

Per meglio comprendere i contesti operativi e i vincoli decisionali della realtà italiana, partiamo approfondendo il focus grazie alla guida esperta di Giancarlo Vercellino, research manager di IDC, il quale ha curato per Data Manager uno studio sulla “navigazione perigliosa nella tempesta perfetta dell’IT”, seguendo la figura del CIO nelle operazioni di governo dell’IT verso la “terza piattaforma” e guidandoci per mano nella rilettura delle testimonianze raccolte da noi “sul campo”. Le imprese sono fortemente dipendenti dalle comunicazioni e dalle applicazioni in rete. Proprio per questo il network è diventato il centro nevralgico dei processi di business, intorno ai quali ruotano i dispositivi più disparati (smartphone, notebook, tablet, pc e via dicendo) connessi sia in modalità wireless, sia wired. Secondo IDC, stiamo approdando alla terza piattaforma. Dopo l’era dei mainframe e dei terminali e il passaggio attraverso il client/server e le reti locali, è ora il turno di una nuova piattaforma caratterizzata dall’accesso mobile ad alta velocità, dal cloud, dai big data, dai social media. Il cloud computing – come nuovo modello di erogazione delle risorse IT basato su architetture distribuite e scalabili – non sta modificando soltanto la dimensione hardware e le infrastrutture tecnologiche del settore, ma sta trasformando le modalità di offering delle applicazioni e dei servizi IT, dalle strategie di canale fino ai modelli di pricing. Le mobile technologies – dal successo commerciale degli ultimi device fino alla esplosione degli application store – stanno guidando una rivoluzione che traboccherà dal mondo consumer a quello business, comportando una revisione delle policy di sicurezza e dei processi di vendita. Le social platform – sempre più declinate sul versante della collaborazione e della “people discovery” – stanno evidenziando nuove best practice nella definizione della customer experience, determinando una influenza rilevantissima nel dare forma sia alle funzionalità, sia ai paradigmi HMI di qualsiasi applicazione software, anche di quelle più tradizionali e consolidate. Infine – ma non meno importanti – i big data rappresentano la nuova frontiera della business intelligence, dove le tradizionali ambizioni analitiche sono spinte a un livello sempre più elevato, affrontando l’analisi di volumi di dati sempre maggiori, sempre meno strutturati, sempre più in tempo reale.

 

CIO AL LAVORO NEL 2013

«Più efficienza per lo sviluppo e la competition» – Alessandro Musumeci, direttore centrale sistemi informativi di Ferrovie dello Stato Italiane (www.trenitalia.com), inaugura la nostra galleria di interventi, dettagliandoci le principali priorità della sua direzione in ragione della modernizzazione e della compliance e per una vera crescita della competitività. Le priorità sono: «Ottimizzare le spese correnti in modo da contribuire alla “spending review” in atto nel nostro Gruppo. Migliorare l’impatto dell’ICT sul business, semplificando il più possibile l’accesso alle procedure informatiche, sia da parte dell’utente finale, sia da parte dei colleghi di Ferrovie. Assicurare la business continuity ai sistemi informativi. Agevolare lo sviluppo internazionale. Tra i fattori esterni che possono influenzare queste scelte mi sento di citare la crescente “competition”, l’attuazione dell’Agenda Digitale e le iniziative del Governo per utilizzare al meglio i Fondi Europei, massimizzando le sinergie con gli altri vettori di trasporto».

 

«Ottimizzare il software lifecycle e i servizi per il time to market»Alessandro Saralli, IT manager di Poste Italiane (www.poste.it), indica come priorità principale quella di migliorare i processi per la creazione dei nuovi servizi che il business richiede all’IT e rendere il ciclo di vita del software più rapido per rispondere al solito “time to market”, che diventa sempre più impellente. Questo si traduce nella ricerca di una IT più “agile” e orientata ai servizi, una vera enterprise architecture che non si limita a essere circoscritta alla sola direzione IT, ma coinvolge finalmente tutta l’azienda, trasformando l’information technology in business technology. «È qui che si focalizzano i nostri sforzi – spiega Saralli – per essere sempre più allineati alle esigenze del business e cercando di operare come una sorta di “pre-sales” dell’IT per abilitare lo sviluppo di nuove iniziative. Tutto questo si incastra nel quadro dell’Agenda Digitale, per la quale – attraverso i nostri canali fisici e virtuali – possiamo fare da volano in grande scala. Diventare azienda di servizi a 360 gradi è l’obiettivo di Poste Italiane, che da qualche tempo si sta spingendo oltre i confini “core” postali e bancari. Questa è la vera chiave del successo sulla quale si basa il futuro di Poste. In questo sforzo, l’IT ha un ruolo fondamentale perché questa evoluzione avviene nello scenario di una maggiore compressione degli investimenti, che spinge a una giusta – ma non facile – razionalizzazione delle risorse, dei processi e dell’organizzazione».

 

«Amalgamare il ruolo all’interno del board, promuovendosi come leva e acceleratore» – Nell’esperienza di Michele Curti, ICT services manager di Zobele Group (www.zobele.com) business alignment, governance e compliance sono le parole chiave. «Nel 2013, la direzione IT resterà impegnata per amalgamare il suo ruolo all’interno del board attraverso iniziative che affiancano concetti tecnologici ad aspetti organizzativi, promuovendosi come leva e acceleratore, per affrancare sempre di più il ruolo dell’IT nell’organizzazione, non solo come strumento di supporto, ma come asset strategico per il miglioramento della performance aziendale. Le priorità più operative che ci troveremo ad affrontare nel 2013 restano legate alla mobilità, l’accesso alle risorse multidevice e la gestione del dato non-strutturato, senza per altro dimenticare il cloud come piattaforma per la realizzazione di soluzioni a basso impatto sugli investimenti in capitale. Per quanto riguarda i sistemi di governance interni all’IT (ITIL, MOF…) siamo impegnati in interventi per ottimizzare i servizi al fine di rispondere alle esigenze di budget».

 

CIO AL SERVIZIO DEL BUSINESS

«Essere più competitivi grazie all’ottimizzazione della strategia commerciale e della supply-chain» – Girolamo Botter, CIO del Gruppo SME (www.sme.it), lavora alla direzione ICT di un’azienda nel mondo della grande distribuzione no-food, un mondo che sta cambiando rapidamente e che impone rapidi adeguamenti della strategia commerciale, così come mutamenti organizzativi, gestionali e del sistema informativo. In questo caso, assistiamo a una sovrapposizione delle prime sei business priorities che Gartner ha rilevato nel recente studio dal titolo “Hunting and Harvesting in a Digital World: The 2013 CIO Agenda”. «SME ha deciso di concentrarsi su tre progetti con particolare accento all’abilitazione di strategie di innovazione rivolte al mondo della virtualizzazione. I tre progetti – racconta Botter – puntano sull’efficiente e controllata gestione virtuale degli articoli, sulla maggiore articolazione delle promozioni gestite direttamente dalla barriera casse e sulla completa integrazione della supply chain dell’elettronica di consumo. Quest’ultimo punto ha l’obiettivo di incidere sulla riduzione dei costi della catena di approvvigionamento mediante l’integrazione tra produttore e retailer, con la creazione di Ediel, un consorzio in grado di facilitare l’adozione di uno scambio elettronico delle informazioni e l’utilizzo di un portale di logistica collaborativa».

 

«The contribution of IT to automate the business need to be managed like a business itself» Liang Downey, global IT manager di General Motors IT Vehicle Solution (www.gm.com), dagli Stati Uniti, testimonia come la gestione dei big data sia sempre più centrale anche nell’automotive, uno dei settori più tradizionali del manufacturing. Dal punto di vista personale del CIO – che in questo caso non rappresenta alcuna posizione ufficiale di GM – una soluzione efficiente di data management può supportare ogni business activity, dal product design al product sales/marketing, passando per il product services. «Al momento – sottolinea Liang Downey – per me è di grande interesse l’applicazione del data management al product design and development, con particolare riferimento al tracking dei dati lungo il product lifecycle. L’analisi del ROI e la misurazione dell’IT sono un fattore interno cruciale per la salute di una organizzazione. Tra i fattori esterni che incidono sulla competitività, l’attenzione al cliente occupa un ruolo centrale. Fare meglio a costi inferiori significa ispirare il cliente a compiere una scelta di acquisto, con una ricaduta positiva sui margini di guadagno».

 

QUANDO L’IT È IL CORE BUSINESS

«Cloud sugli scudi e attesa per l’Agenda Digitale» – Per Michele Pagliuzzi, responsabile della direzione area sicurezza IT e reti di Kelyan (www.kelyan.it) l’adozione del modello di cloud computing «risulta essere indubbiamente l’argomento più analizzato e discusso tra i CIO delle aziende nelle sue varie declinazioni». Nono solo. «La BI non ha ancora raggiunto nelle aziende il livello di consapevolezza sufficiente per diventare uno dei temi di riferimento». E aggiunge: «L’attuazione dell’Agenda Digitale è la base necessaria perché si possa creare un legame di fiducia tra imprese e sistema Paese in grado di garantire il volano necessario per far ripartire il mercato, migliorare l’efficienza, la produttività aziendale e la creazione del tessuto per lo sviluppo delle start-up innovative».

 

«Bilanciare flessibilità e sicurezza è la nostra priorità» – Proprio da una start-up, arriva il contributo di Luca Carettoni, director of information security di Addepar (www.addepar.com), che si distingue non solo per la sua natura “tecnopratica” (Carettoni esegue spesso la verifica dei sistemi di sicurezza in prima persona e ha quindi un ruolo di gestione e anche molto operativo), ma anche per l’ambiente di eccellenza in cui si svolge la sua attività: la Silicon Valley.

«In un contesto dinamico come la Silicon Valley – racconta Carrettoni – l’azienda deve essere in grado di avere processi snelli e flessibili per adattarsi alle esigenze del business. Spostare alcune delle risorse aziendali sul cloud è una possibile soluzione per avere servizi scalabili e limitare così i costi di gestione. Spostarsi sul cloud significa anche comprendere bene che stiamo affidando dati potenzialmente sensibili a terze parti. È estremamente importante – quindi – valutare il contesto, i possibili rischi e scegliere accuratamente i fornitori. Nel nostro caso, abbiamo creato un processo di risk assessment per valutare attentamente i fornitori, ma anche attività tecniche di sicurezza informatica, come penetration test e vulnerability assessment».

 

«Il BYOD come risposta all’evoluzione dei device» La visione globale di Carol Fawcett, CIO di Dell (www.dell.com/it) indica decisamente che il 2013 sarà l’anno del BYOD. Se da un lato è importante fornire i migliori strumenti IT disponibili, dall’altro è fondamentale allineare queste scelte all’interno della strategia di information security scelta dall’azienda. Secondo IDC, nel 2013 – in tema di sicurezza – i CIO assisteranno a un confronto sempre più acceso tra sistemi operativi tradizionali e i sistemi operativi emergenti con i nuovi dispositivi mobili. Al tempo stesso, l’intento di estendere i confini della extranet aziendale confliggerà con la necessità di garantire maggiori livelli di sicurezza, rinnovando le policy di gestione delle identità aziendali e il device management. «Una delle sfide più impegnative per i CIO – spiega Fawcett – è l’evoluzione dei device che varcano i confini aziendali insieme ai dipendenti. Management e governance sono le aree più critiche. Dispositivi multipli per un determinato utente potrebbero minare e distruggere qualsiasi politica di governance. Dalla semplice gestione del dispositivo individuale bisogna passare alla più attenta comprensione del ruolo ricoperto dal personale, dei propri livelli di autorizzazione e security, a prescindere dal device». L’intreccio tra dispositivi mobili e piattaforme sociali – rileva ancora IDC – sposterà il focus in modo sempre più preponderante su dispositivi del tutto inediti, caratterizzati da una sempre maggiore integrazione di sensori diversi, determinando un flusso tumultuoso e continuo di dati e informazioni. Questo flusso sarà generato sia da oggetti del mondo esterno, sia da individui nelle reti sociali. I dati saranno analizzati e interpretati in tempo reale, impiegando soluzioni e algoritmi capaci di analizzare enormi volumi di informazioni che determineranno un vantaggio competitivo sostenibile per qualsiasi impresa in qualsiasi settore. Siamo alle soglie di un nuovo ecosistema aziendale in cui l’informazione e la capacità di elaborazione e comunicazione saranno sempre più ubique e pervasive. La nascita di questo ecosistema segnerà una transizione sempre più netta rispetto agli scenari economico-sociali del più recente passato, realizzando quel paradigma della “intelligent economy” teorizzata da diversi osservatori negli ultimi anni.

 

PRIORITÀ E BUDGET

Se questo è lo scenario di fondo in cui interpretare e sviluppare le priorità per il 2013, i CIO come reagiscono alla pressione continua di conciliare i budget di spesa con il livello delle risorse disponibili e le scelte di business?

 

«Il ruolo del CIO è una battaglia quotidiana»Graziano Previato, ICT director di CSAV Agency Italy (www.csavagency.it) esordisce così, portando la sua testimonianza in un settore molto particolare: lo shipping. Nel settore del trasporto container a livello globale, la conquista di quote di mercato, la riduzione dei costi e l’aumento del livello di automazione dei processi sono una variabile strategica decisiva. «Nel 2011, la nostra industria ha perso qualcosa come sei miliardi di dollari – dichiara Previato – e al momento l’attenzione è focalizzata più sui costi e meno sugli investimenti. Questo non deve impedirci – però – di cogliere nuove opportunità. Gli investimenti in tecnologia devono essere valutati in funzione del ritorno che sono in grado di generare e del loro valore netto. La pressione del cloud – come tentativo di riduzione dei costi di gestione e di impianto – si fa sempre più forte anche se l’approccio è ancora troppo artigianale, sia da parte nostra, sia dei nostri fornitori. È forte anche la pressione interna verso il social, come strumento innovativo per la gestione non solo del business, ma anche della relazione con il cliente».

 

«Set-up delle priorità per la crescita» – Per Claudio Abad, CIO di Eurogroup (www.eurogroup.biz) ridefinire la scala delle priorità è fondamentale per evitare di tagliare anche il ramo su cui si è seduti. «Da parte del business – con un aumento straordinario del budget – l’indicazione è netta: dobbiamo prepararci per la crescita. C’è dunque una forte attenzione sulle priorità dell’IT e sul fatto che queste saranno focalizzate principalmente sul migliorare i processi business. L’obiettivo è poter emergere nel 2014 con una capacità lavorativa business superiore all’attuale, senza tuttavia incrementare i costi fissi di struttura. Per noi la crisi vuole rappresentare un’opportunità per investire su noi stessi. C’è attesa per la prima versione di un tablet Windows 8 Pro, con la possibilità di autenticazione in dominio: la forza di vendita vuole arrivare dal cliente con il tablet come strumento di supporto. Sono in corso importanti investimenti sul consolidamento e sulla virtualizzazione. Si tratta di un processo iniziato in azienda con un po’ di ritardo, ma la nostra intenzione è virtualizzare fino all’ultimo server, se sarà possibile. Per quanto riguarda il porting su cloud, siamo ancora un po’ dubbiosi per il semplice fatto che non possiamo permetterci di spostare i dati dei nostri clienti oltre frontiera. Non credo che il VDI sarà adottato se non per postazioni molto tecniche. Stiamo inoltre procedendo all’adozione della metodologia BPM per la mappatura dei processi business e presto ci sarà un ulteriore passaggio di sviluppo e formazione a tutto il personale IT. Importanti investimenti sono stati fatti in business intelligence. Sulla governance abbiamo iniziato a settembre il processo di certificazione ISO 20000. Per il 2014, contiamo di abbassare l’opex IT in un 25% per via di tutti gli investimenti fatti durante il 2012 e 2013».

 

NON SOLO AGENDE DIGITALI

Secondo i dati IDC, la crisi economico-finanziaria dei Paesi dell’area euro sta diventando l’ostacolo principale allo sviluppo di nuovi investimenti in area IT. Nel 2013, secondo i dati del MIP Politecnico di Milano, il calo medio del budget ICT sarà pari all’1,7%. Gli investimenti si concentreranno soprattutto su sistemi gestionali, business intelligence, business analytics e mobility. Le prospettive del mercato nel 2013 non sembrano essere migliori rispetto a quelle del biennio precedente. In un quadro nazionale di forte contrazione degli investimenti, non mancano – però – gli esempi virtuosi che provengono anche da sedi abbastanza decentrate rispetto alle “dorsali digitali” del Paese.

 

«In provincia è arrivata la fibra» – Per Piero Rolfi, information system manager di MTM/BRC (www.brced.com) le priorità dei sistemi informativi «sono strettamente legate ai processi interni e alle esigenze di un business che è molto dinamico e volatile. Al primo posto, c’è l’integrazione e l’upgrade dell’ERP con il gruppo. Stiamo analizzando la fattibilità del progetto. L’allineamento organizzativo con le altre filiali estere per fornire assistenza in orari estesi ai Paesi del Nord e Sud America vorrebbe dire valutare una nuova infrastruttura server per l’ERP in IaaS, PaaS o SaaS – oppure – consolidare il nostro datacenter. Sull’ERP, dovremo valutare nel corso del 2013 anche l’interazione degli ordini con i fornitori e clienti e dare loro strumenti B2B. Inoltre, bisogna spostare e migliorare il sito di disaster recovery e a breve avremo la connettività in fibra ottica. Altro progetto di rilievo sono la migrazione da office client on promise al cloud e l’integrazione di soluzioni di unified contact center».

 

«Mettere l’ERP al centro» – La priorità ai sistemi gestionali è espressa da Barbara Brunetti, IT manager di Varvel (www.varvel.com/it), che conferma la centralità dell’estensione ERP. Per il piccolo gruppo industriale, la sfida principale del 2013 si colloca sotto il cappello dell’integrazione attraverso il rinnovo dell’ERP da implementare centralmente e il roll-out della filiale indiana.

 

«La novità social diventa chiave per innovare i processi» – Per Enrico Pana, IT manager di DWT Group Grundfos (www.dwtgroup.com), l’ERP deve diventare “social” e il cloud deve essere fruibile efficacemente. Le priorità sono: «Implementazione ERP su single instance multicompany con CPM e group profitability (dati consolidati e analisi multidimensionale con margini reali). Cloud della maggior parte dei servizi ERP (per la parte HA) e full cloud per tutta la parte BackOffice. Questo ultimo punto – spiega Pana – è decisivo nelle realtà manufacturing multicompany internazionali: tutti ne parlano e pochi sono riusciti a farlo in maniera integrata». Tra i “fattori esterni” abilitanti ci sono: «La realizzazione dell’Agenda Digitale per rendere accessibile il cloud a costi più sostenibili e la maturità dei produttori di software per rendere più disponibile l’offerta di piattaforme ERP integrate con sistemi social».

 

CIO: STRATEGIA E TATTICA

La principale sfida che i CIO dovranno raccogliere sarà quella di mantenere una specie di “progressione armonica” tra il management e la governance delle risorse IT. Sicuramente tra i ranghi dei CIO, non ci sarà più spazio per figure che hanno dimostrato di non essere pronte a mettersi in gioco in prima persona. Purtroppo per qualcuno – o per fortuna dell’intera categoria – i tempi (al di fuori di ogni survey) assicurano che è finita l’epoca dei CIO burocrati armati di tutto, ma troppo abituati a dare in outsourcing il governo dell’infrastruttura solo per non dovere risponderne: i CIO, “beati monocoli in terra caecorum”, da sempre malvisti dal resto dei professionisti IT – oggi come non mai – devono essere sostituiti da veri leader con i “gradi” guadagnati e riconosciuti sul campo a ogni livello dell’organizzazione. Al fianco di ogni leader deve – però – esserci una squadra in grado di supportare la spinta al cambiamento. Giancarlo Vercellino (IDC) ha tracciato un ritratto quasi poetico del CIO, sospeso tra slancio ideale e realtà: «Come il capitano di un vascello – sorpreso dalla tempesta perfetta, nonostante sia impossibile scorgere l’orizzonte sommerso dai flutti, nella sua navigazione incerta e perigliosa – il CIO si affida alla saldezza di poche irrefutabili certezze: la forza dell’innovazione e la forza della sua squadra. Da qualche parte, esiste un porto sicuro che attende di essere raggiunto. La missione è attraccare con l’intero equipaggio, senza lasciare indietro nessuno». L’innovazione è il vero viatico per la crescita. Buon lavoro a tutti i CIO. 

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Il primo Frecciarossa 1000 si chiamerà “Mennea” https://www.datamanager.it/news/il-primo-frecciarossa-1000-si-chiamer-mennea-45386.html Fri, 22 Mar 2013 09:46:50 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/il-primo-frecciarossa-1000-si-chiamera-mennea/ Uscirà dai garage martedì ed entrerà in circolazione nel 2014, uno dei treni più veloci d’Europa prende il nome dell’atleta scomparso

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Uscirà dai garage martedì ed entrerà in circolazione nel 2014, uno dei treni più veloci d’Europa prende il nome dell’atleta scomparso

Correva veloce come un’auto, abbastanza dovuta quindi la titolazione del nuovo Frecciarossa 1000 che martedì prossimo uscirà dalle fabbriche di AnsaldoBreda e avrà il nome di “Mennea”. Il Gruppo FS italiane ha deciso di omaggiare la “Freccia del Sud” scomparso ieri all’età di 61 anni, con il treno ad alta velocità che sarà in grado di raggiungere i 400 km/h superando nettamente quelli odierni che possono arrivare a “soli” 300 km/h. L’Amministratore Delegato di FS Mauro Moretti ha dichiarato all’Ansa: “Giusto commemorare così un atleta che ha donato lustro a tutta l’Italia”.

Il treno Frecciarossa ETR 1000

La sua progettazione è cominciata nel 2010 e terminerà martedì quando verrà fatto uscire dagli stabilimenti di AnsaldoBreda. Realizzato dal consorzio AnsaldoBreda-Bombardier, il treno è un derivato del modello V300Zefiro che viene utilizzato principalmente in Cina. Per la sua realizzazione, il consorzio italo-canadese ha vinto la gara d’appalto (al ribasso) superando, con 30,8 milioni di euro a convoglio, la francese Alstom che aveva proposto la cifra di 35 milioni di euro a convoglio. Presentato in versione prototipo a Rimini nell’agosto del 2012, il Frecciarossa 1000 “Mennea” sarà in grado di collegare Milano e Roma in due ore e venti invece delle tre attuali.

Video correlati:

Videointervista ad Alessandro Musumeci – Direttore Centrale Sistemi Informativi di Ferrovie dello Stato Italiane

 

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Videointervista. L’innovazione in Ferrovie dello Stato https://www.datamanager.it/news/videointervista-l-innovazione-ferrovie-dello-stato-45292.html Thu, 21 Mar 2013 16:25:44 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/videointervista-linnovazione-in-ferrovie-dello-stato/ Molti di noi, per lavoro o per piacere, utilizziamo il treno e in particolare l’Alta Velocità, e spesso ci confrontiamo con le recenti innovazioni introdotte sui treni italiani, in particolare wifi, ticketless e QR Code. Quali sono le difficoltà d’implementazione e quali le strategie del Gruppo? Ne abbiamo parlato con Alessandro Musumeci - Direttore Centrale Sistemi Informativi di Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A 

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Controllata al 100% da Ferrovie dello Stato Spa, Trenitalia è la società che gestisce le attività di trasporto passeggeri e di logistica. Nata per rispondere alle esigenze del settore ferroviario, Trenitalia punta a raccogliere le sfide del mercato ponendo il cliente al centro delle sue attività. Opera per rendere sempre più moderna ed efficiente la propria organizzazione industriale, in cui produttività, bilanci in attivo, servizi di qualità si coniugano con elevati livelli di responsabilità anche nel sociale, per il territorio e per la sostenibilità ambientale.

Uno dei primi operatori ferroviari in Europa, gestisce giornalmente oltre circa 9.000 treni e trasporta ogni anno più di mezzo miliardo di viaggiatori e circa 80 milioni di tonnellate di merci.

Molti di noi, per lavoro o per piacere, utilizziamo il treno e in particolare l’Alta Velocità, e spesso ci confrontiamo con le recenti innovazioni introdotte sui treni italiani, in particolare wifi, ticketless e QR Code.

Quali sono le difficoltà d’implementazione e quali le strategie del Gruppo?

Ne abbiamo parlato con Alessandro Musumeci – Direttore Centrale Sistemi Informativi di Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A 

 

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Montezemolo sfida Trenitalia con la sua Ntv https://www.datamanager.it/news/trenitalia/montezemolo-sfida-trenitalia-con-la-sua-ntv Wed, 28 Mar 2012 14:45:04 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/03/montezemolo-sfida-trenitalia-con-la-sua-ntv/ Parte la sfida di Montezemolo a Trenitalia. Da Aprile si metterà in moto la Ntv che sarà in concorrenza con Ferrovie dello Stato in ambito Eurostar

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Luca Cordero di Montezemolo ha intenzione di sfidare Trenitalia. Ha annunciato infatti che da aprile si metterà in moto la Ntv, società da lui creata che sarà in concorrenza con le Ferrovie dello Stato nell’ambito degli Eurostar.

I treni che parteciperanno a questa sfida saranno sei e per il momento percorreranno due tratte: la prima è la Torino-Milano-Roma-Napoli (passando per Firenze e Bologna), la seconda è la Roma-Bologna-Padova-Venezia. Per quanto riguarda le stazioni, ecco quelle ospitanti, di tratta in tratta: a Milano i treni partiranno da Porta Garibaldi, arriveranno a Roma alla nuova stazione Tiburtina, passando poi per Roma Ostiense o Napoli centrale. I treni in partenza da Roma invece arriveranno tutti a Porta Garibaldi, proseguendo poi per Torino Porta Susa. I convogli avranno 450 posti e potranno raggiungere i 300 km all’ora di velocità.

Su panorama.it, Carlo Scarpa, economista, esprime la sua opinione sul progetto di Montezemolo: “La Ntv è solida da un punto di vista finanziario. Dovrebbe resistere alla forza di Trenitalia”.

“Il vero nodo – continua Scarpa – è quello della rete ferroviaria. Attualmente essa è gestita da Rfi, società che insieme a Trenitalia fanno parte del Gruppo Ferrovie dello Stato che le controlla al 100%. È ovvio dunque che ci sia il classico conflitto di interesse che c’è tutte le volte che una società è sia operatore di mercato che gestore della rete. È quanto accade ad esempio con il gas, solo che ora il governo ha deciso di separare Snam da Eni”.

L’asso nella manica prescelto dalla Ntv per mettersi in competizione con Trenitalia riguarda la qualità. I nuovi treni Italo infatti promettono molto più comfort rispetto agli attuali Eurostar, con più spazio tra i sedili e finestrini più ampi. In più, tutte e tre le classi in cui saranno divisi i treni saranno dotate di copertura hi-fi, distributori di snack e bevande. ma non è finita, perché ci sarà anche una carrozza cinema e televisioni satellitari.

Nel frattempo Trenitalia si è messa sulla difensiva, rispondendo alle proposte di Ntv con un’offerta speciale di 9 euro per i biglietti Roma-Milano.

Ma la sfida in realtà non è ancora iniziata.

 

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