Future Forum – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 20 Nov 2014 13:27:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Future Forum – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Marco Ponti e Debora Serracchiani: l’innovazione dei porti in Italia https://www.datamanager.it/2014/11/marco-ponti-debora-serracchiani-linnovazione-dei-porti-in-italia/ Thu, 20 Nov 2014 10:06:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65126 Marco Ponti, professore ordinario di Economia applicata al Politecnico di Milano e Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia nel loro intervento al Future Forum di Napoli hanno messo in evidenza che circa il 90% dei beni che consumiamo arriva via mare «Meno cemento e più tecnologia, meno mano pubblica e più capitali privati». […]

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Marco Ponti, professore ordinario di Economia applicata al Politecnico di Milano e Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia nel loro intervento al Future Forum di Napoli hanno messo in evidenza che circa il 90% dei beni che consumiamo arriva via mare

«Meno cemento e più tecnologia, meno mano pubblica e più capitali privati». La gestione dei porti a livello europeo e nazionale è sempre più un tema chiave per definire lo sviluppo sia delle nostre economie sia del concetto di Europa. Senza una politica portuale comune, non potremo sviluppare infrastrutture interne efficienti per il trasporto delle merci. E senza un modello portuale innovativo che tenga conto della complessità del commercio internazionale e delle caratteristiche dei paesi europei non saremo in grado di essere competitivi.

Videointervista a Marco Ponti e Debora Serracchiani al Future Forum di Napoli


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Viktor Mayer Schönberger: «Benvenuti nell’era dei big data» https://www.datamanager.it/2014/11/viktor-mayer-schonberger-benvenuti-nellera-dei-big-data/ Thu, 20 Nov 2014 10:03:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65124 Come si può osservare in tempo reale l’espandersi di un’epidemia? In che modo si può prevenire il crimine e migliorare la sicurezza delle città? I big data sono la risposta a tutte queste domande L’unità di misura dell’informazione, nel caso dei big data, è lo zetta-byte ovvero di una mole di byte dell’ordine di 10 […]

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Come si può osservare in tempo reale l’espandersi di un’epidemia? In che modo si può prevenire il crimine e migliorare la sicurezza delle città? I big data sono la risposta a tutte queste domande

L’unità di misura dell’informazione, nel caso dei big data, è lo zetta-byte ovvero di una mole di byte dell’ordine di 10 alla 21esima. Nella realtà, poche aziende al mondo hanno questo genere di volumi soprattutto in Italia. L’etichetta “Big data” pertanto viene associata a operazioni più tradizionali (ma altrettanto efficaci) quali business intelligence e data mining. I volumi – però – continuano a crescere e rappresentano una grande occasione per comprendere meglio la realtà in tutti i suoi aspetti.

«Possiamo prevedere la diffusione dell’influenza vedendo cosa la gente chiede o acquista su Internet. Possiamo prevedere quando una parte del motore si romperà prima che accada realmente. E possiamo capire quando una donna è incinta, registrando i cambiamenti della sua user experience. I big data cambieranno la nostra vita e la cambieranno in tutti i settori, nessuno escluso. Ma questo significa accettare anche il lato oscuro dei big data, che le rivelazioni di Snowden hanno fatto solo intravedere». Parola di Viktor Mayer Schönberger, professore di Internet Governance and Regulation all’Internet Institute dell’Università di Oxford e ospite del Future Forum di Napoli e autore del best seller “Big Data” .

 Videointervista a Viktor Mayer Schönberger al Future Forum di Napoli

 


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Future Forum 2014. Segnali di futuro imminente https://www.datamanager.it/2014/11/future-forum-2014-segnali-futuro-imminente/ Thu, 20 Nov 2014 10:00:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65119 Che il futuro si possa anticipare, l’uomo l’aveva capito fin dagli albori. Quali siano le migliori strategie per anticiparlo è un problema più complesso e dibattuto. Dall’oroscopo alla cartomanzia, dalle religioni alla scienza esatta, ogni epoca ha proposto le sue idee Oggi, la necessità di prevedere il futuro in un mondo complesso e in rapido […]

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Che il futuro si possa anticipare, l’uomo l’aveva capito fin dagli albori. Quali siano le migliori strategie per anticiparlo è un problema più complesso e dibattuto. Dall’oroscopo alla cartomanzia, dalle religioni alla scienza esatta, ogni epoca ha proposto le sue idee

Oggi, la necessità di prevedere il futuro in un mondo complesso e in rapido cambiamento è una chiave di successo non solo di tipo economico, ma pure sociale, culturale e, per certi versi, etico.«Le metodologie proposte dal Copenhagen Institute for Futures Studies sono all’avanguardia e permettono di capire quanto è importante saper osservare i segnali deboli, gli spostamenti piccoli ma inesorabili, per capire tendenze e prevedere precisi sviluppi» – ha spiegato Carsten Beck economista e analista intervenendo al Future Forum di Napoli.

«Se non si seguiranno le tendenze il risultato personale sarà la sconfitta. In Europa, chi non ragiona in questi termini, sarà un perdente, capace solo di cullarsi sulle proprie tradizioni».

Rivoluzionare il modo in cui apprendiamo e ci formiamo, pensando a nuovi modi di lavorare e apprendere e puntando a una maggiore “flessibilità”, intesa come capacità, nella realtà imprenditoriale, di adattarsi al processo di domanda del cliente.

Carsten Beck, economista del Copenhagen Institute for Future Studies, ha suggerito di affrontare con questi dettami la sfida dell’innovazione in campo lavorativo per quello che riguarda l’Europa, teatro «di grandi competenze ad alta specializzazione», ma che come territorio dovrà essere in grado di dare le giuste risposte al grande interrogativo di oggi, e cioè «come occuparsi della percentuale di popolazione alla base della piramide sociale, che rischia di restare esclusa dalle dinamiche evolutive e si vedrà costretta a lavorare duramente per sopravvivere?».

Il rischio concreto, per Beck, è rappresentato infatti da una società molto più “polarizzata”, divisa in settori.

Perché cambiare è così necessario?

«Metà delle società che avevano successo negli anni 90, nel giro di dieci anni, hanno perso tutto il loro appeal sul mercato, e la tendenza è inesorabile anche per quello che riguarda il futuro, quindi il cambiamento è doveroso. Per farlo sarà necessario modificare le cose velocemente, e nel Vecchio continente l’obiettivo si potrà raggiungere puntando sulla qualità e sull’istruzione. Quello che insegniamo ora – precisa Beck – non siamo sicuri possa essere trasferito nella vita reale. Va rivoluzionato il modo in cui apprendiamo. Dovranno quindi essere coinvolte anche le attività imprenditoriali, chiamate a sviluppare maggiormente il “corporate learning”, la formazione sul posto di lavoro e bisognerà fare in modo che il concetto di formazione sia interdisciplinare. Uno dei principali fallimenti degli studi sul futuro è rappresentato dall’idea che le persone che se ne occupano debbano avere lo stesso background. E’ necessario invece che ci sia un focus interdisciplinare, con esperienze diverse. Nella vita di adesso siamo abituati a lavorare in autonomia o solo con chi ci piace. Questo andrà modificato».

Qualsiasi evoluzione sarà caratterizzata dalla stretta connessione con il mondo digitale.

«Qualunque cosa facciate nel futuro – prosegue Beck -, qualsiasi ruolo abbiate, ci sarà una dimensione digitale, legata a dispositivi mobili. Questo è certo. Nel futuro non sarà come adesso, ma non so come cambierà. Sicuramente accederemo a internet con un dispositivo mobile, probabilmente da poter usare con una sola mano».

Un futuro con un percorso di mutamento obbligato quindi, svincolato dalla tradizione?

«Se non si seguiranno le tendenze il risultato personale sarà la sconfitta. In Europa, chi non ragiona in questi termini, sarà un perdente, capace solo di cullarsi sulle proprie tradizioni. C’è bisogno di onestà intellettuale, di capire come vanno le cose e dare le giuste risposte e indicazioni, ragionando sia nel breve che nel lungo termine».

Videointervista a Carsten Beck al Future Forum di Napoli


Videointervista a Carsten Beck al Future Forum di Napoli
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A lezioni di futuro con la scuola di Bishop https://www.datamanager.it/2014/10/lezioni-futuro-scuola-bishop/ Fri, 24 Oct 2014 13:31:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63658 Insegnare il futuro a scuola per produrre un vero cambiamento. «La scuola ci insegna a trovare la risposta giusta, ma il futuro prevede risposte alternative» Una scuola “future oriented” è quella disegnata dal futurologo Peter Bishop, fondatore di Teach the Future nella sua lezione al Future Forum di Udine e Napoli. In un mondo complesso e “piatto” […]

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Insegnare il futuro a scuola per produrre un vero cambiamento. «La scuola ci insegna a trovare la risposta giusta, ma il futuro prevede risposte alternative»

Una scuola “future oriented” è quella disegnata dal futurologo Peter Bishop, fondatore di Teach the Future nella sua lezione al Future Forum di Udine e Napoli.

In un mondo complesso e “piatto” come quello del XXI secolo, immaginare il futuro non è più sufficiente: bisogna prima di tutto imparare a immaginarlo. Ma come? Il crescente tasso di cambiamento nella società di oggi impone che studenti ed educatori abbiano dimestichezza con strumenti e tecniche previsionali. Conoscere il passato non basta più. Solo studiando il futuro si può influenzarlo e piegarlo alle proprie esigenze.


#FF2014 Peter Bishop, il futuro si impara a scuola
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Perché le visioni di oggi cambiano il domani. Inserire i big data nella scuola significa cambiare il modello di insegnamento, adattandolo alle esigenze vere di apprendimento degli studenti. Il monitoraggio dei risultati e delle performance degli studenti offre l’opportunità di ottimizzare l’insegnamento in aula.

Peter Bishop, il cambiamento inizia a scuola


#FF2014 Videointervista a Peter Bishop
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Quattro semplici domande

Peter Bishop invita a scegliete un argomento e a fare agli studenti quattro semplici domande.

«Che cosa sta succedendo oggi in questa materia? Che cosa pensate succederà? Che cosa potrebbe succedere invece? E infine “Che cosa vorreste veder succedere»?

Dando una risposta a questi interrogativi – assicura Bishop – avremo già posto le basi fondamentali per introdurre “il futuro” tra gli insegnamenti curricolari.


#FF2014 Immaginare il futuro non è più sufficiente, bisogna imparare a immaginarlo
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Ma se stiamo certamente andando verso il futuro, stiamo insegnando il futuro ai nostri ragazzi? La risposta di Bishop è chiara e senza appello, perché la colpa di formare generazioni intere destinate a non trovare lavoro, ricade tutta sulla scuola e il sistema della formazione. «Credo che stiamo preparando i giovani per delle professionalità che ci sono oggi, ma nessuno di noi sa se ci saranno domani». Per questo – ha spiegato Bishop – «dobbiamo essere più attenti a ogni segnale di cambiamento, ma contemporaneamente non possiamo permetterci di aspettare». Bishop ha evidenziato l’importanza di conoscere la storia e portare avanti la tradizione e ha individuato nelle Chiese, nei Governi e nelle Scuole le istituzioni più “conservative”.

«Intendiamoci: è giusto e utilissimo che un sistema di informazioni e valori venga tramandato, ma il problema è l’eccesso di conservazione. I guardiani della tradizione ci servono, ma davvero sono troppo bravi in questo ruolo. Questo pregiudica l’accoglienza anche dei piccoli cambiamenti».


#FF2014 Cambiare il modello di insegnamento, partendo dalle esigenze degli studenti
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Perché invece non insegniamo il futuro?

«Abbiamo un problema culturale» – ha detto Bishop. «A scuola si cerca sempre la risposta giusta, ma il futuro non lo è, è una risposta multipla, per questo per noi è difficile vedere il cambiamento come un’opportunità e lo concepiamo piuttosto come un’angoscia o una perdita. Non dovrebbe essere questo il modo di condurre il sistema scolastico». Bisognerebbe invece che ci insegnassero ad avere a che fare col futuro e a capire come influenzarlo. «Invece non esiste ancora nessun curriculum scolastico che richieda agli insegnanti di formare al futuro. Spesso gli insegnati non hanno tempo nemmeno di concludere il programma curriculare, incentrato sul passato». Ma qui sta l’errore, secondo Bishop. «Il futuro non deve essere una nuova materia aggiuntiva, ma deve essere un modo di insegnare, integrato nelle altre materie.


#FF2014 Il futuro non deve essere una nuova materia ma un modo nuovo di insegnare
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Il metodo per insegnare il futuro

Insegnare il futuro non richiede tempo extra, ma richiede nuove modalità di approccio alle materie». Da qui il “gioco” delle quattro domande fondamentali. «La prima, per capire il presente attraverso il passato. La seconda (che cosa pensate accadrà) porta a conoscere un primo futuro, quello “atteso”, quello che è possibile accada se tutto procede come ora. Ma il futuro più probabile è quello che accadrà meno probabilmente e infatti i futurologi insegnano a non accettare un futuro solo, perché è irrealistico,  ma invece prospettano tutte le possibilità. Ecco allora il futuro (o i futuri) alternativo (alternativi), che cambiano in base alle casualità e che vanno tenuti in considerazione in un’analisi compiuta. L’ultima domanda è invece quella che porta al futuro “preferibile”.

In questo caso, dovremo imparare a mettere in campo una serie di azioni affinché ci si possa avvicinare a questo scenario migliore. Questo è l’inizio di un metodo. È l’inizio di un percorso verso il futuro che ognuno di noi, nel suo campo, può influenzare».


#FF2014 Insegnanti impreparati al futuro formano studenti che non troveranno lavoro
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Peter Bishop: Futurologo, è professore associato di Strategic Foresight e direttore del corso di laurea in Futures Studies presso l’Università di Houston e membro del Center for Houston’s Future. Specializzato nelle tecniche di previsione a lungo termine e pianificazione, ha pubblicato, con Andy Hines, Thinking about the Future: Guidelines for Strategic Foresight (2007) e Teaching about the Future: The Basics of Foresight Education (2012). È consulente sugli scenari futuri per imprese, enti pubblici e associazioni non-profit. Ha fondato l’organizzazione Teach the Future.

 

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Al Future Forum, John Wilburn: «Il coraggio di cambiare» https://www.datamanager.it/2014/10/future-forum-john-wilburn-coraggio-cambiare/ Fri, 24 Oct 2014 09:54:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63628 Disegnare scenari locali per leggere la realtà e il cambiamento nel mondo Dalle città-stato alle città-mondo ovvero dall’autonomia strategica ed economica alla dimensione urbana o metropolitana che ripropone a livello locale i problemi e le contraddizioni geopolitiche ed economiche del Pianeta, con conflitti e diseguaglianze linguistiche, culturali, religiose e anche tecnologiche. Grazie alla rivoluzione digitale, […]

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Disegnare scenari locali per leggere la realtà e il cambiamento nel mondo

Dalle città-stato alle città-mondo ovvero dall’autonomia strategica ed economica alla dimensione urbana o metropolitana che ripropone a livello locale i problemi e le contraddizioni geopolitiche ed economiche del Pianeta, con conflitti e diseguaglianze linguistiche, culturali, religiose e anche tecnologiche.
Grazie alla rivoluzione digitale, le separazioni tradizionali tra spazio fisico e spazio virtuale, tra luogo del lavoro e del tempo libero, tra alto e basso, tra centro e periferia stanno cambiando. Così, periferico diventa sinonimo di tutto ciò che non è connesso – e centrale, di tutto ciò che può essere collegato alla Rete.
Anzi, la storia ci dimostra che l’innovazione accade proprio nelle periferie, vero laboratorio del mondo, e che le grandi città sono il luogo dove emerge il conflitto, non l’elaborazione, dove si concentra il consumo e la celebrazione di quello che nasce fuori da esse. Ci sono tantissimi Davide e pochi Golia: la sfida è fargli capire che possono e devono coesistere – come hanno spiegato, John Wilburn e Alberto Felice De Toni con la conferenza di apertura del Future Forum (#FF2014) a Udine e Napoli.
Il cambiamento è sempre più accelerato, discontinuo e interconnesso e dobbiamo perciò avviarci verso il futuro con attenzione agli scenari, considerando i segnali più deboli di allerta e tenendo conto dei megatrend.


Verso le città-mondo, al #FF2014, con John Wilburn per scoprire il futuro smart delle città
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Al Future Forum, John Wilburn e Alberto Felice De Toni

 


#FF2014 Videointervista a John Wilburn e Alberto Felice De Toni
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SORPRESE STRATEGICHE

«Viviamo in tempi “esponenziali”, in cui il cambiamento è vorticoso. Viviamo in ambienti con risposte amplificate, in cui bastano piccole cause per scatenare grandi effetti. Il cambiamento è sempre più accelerato, discontinuo e interconnesso e dobbiamo perciò avviarci verso il futuro con l’attenzione agli scenari, considerando anche i segnali più deboli di allerta e tenendo conto dei megatrend, contemporaneamente considerando anche le “sorprese strategiche”, le cosiddette “wild cards”. Le parole del magnifico rettore, Alberto Felice De Toni hanno tenuto a battesimo il Future Forum 2014, il forum con circa 100 appuntamenti con cui la CCIAA, assieme a una rete fittissima di istituzioni del territorio (Comune di Udine, Regione, Università di Udine, categorie…), vuole portare nuovamente Udine al centro di una riflessione internazionale sul futuro, da oggi al 20 novembre, grazie anche alle partnership con l’OCSE, il Center for Houston’s Future texano e il Copenhagen Institute for Futures Studies. L’incontro d’apertura, avviato con gli interventi della vicepresidente camerale Clara Maddalena e del coordinatore del Future Forum, Paolo Ermano, ha avuto come ospite, assieme al rettore, John Wilburn, esponente di spicco del giornalismo statunitense e direttore delle iniziative strategiche del Center for Houston’s Future.


#FF2014, Ci sono molti Davide e pochi Golia che devono imparare a coesistere
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COSTRUIRE IL FUTURO

Wilburn ha introdotto gli elementi di evoluzione delle città, da “città stato” a “città mondo”, analizzando in particolare il rapporto dei grandi centri urbani con le loro periferie, che la storia indica come il luogo dove si verificano i grandi cambiamenti. «I problemi delle città piccole – ha evidenziato Wilburn – non sono in fondo dissimili da quelli delle città grandi. Qui a Udine come a Houston una delle sfide per la nostra leadership è riconoscere il fatto che il nostro mondo sta cambiando e la nostra popolazione sta cambiando. Ormai siamo tutti europei e siamo tutti locali, siamo tutti più simili di quanto pensiamo. Se non lo capiamo, allora non saremo pronti per il futuro». Per questo, al Centro di ricerca di Houston «cerchiamo di fornire ai nostri leader ricerche e dati attendibili, scenari e analisi di futuri possibili che possono veramente realizzarsi se mettiamo in pratica determinati comportamenti». Per questo, gli ha fatto eco De Toni, se il futuro non può essere previsto, dobbiamo lavorare per scenari. «Perché il cambiamento porta sé angoscia ma anche opportunità. Per il futuro ci vuole coraggio, non abbiamo il navigatore, dobbiamo prendere strade che non conosciamo percependo i segnali anche minimi, analizzando i megatrend ma facendo anche attenzione alle “sorprese” che possono mutare il percorso stesso del cambiamento». Tenendo conto che «quello che noi chiamiamo crisi per John Wilburn è la “nuova normalità”. Una nuova normalità che possiamo anticipare e alla quale dobbiamo adattarci per costruire il futuro».


John Wilburn e Alberto Felice De Toni al #FF2014
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ALBERTO FELICE DE TONI: Rettore dell’Università di Udine dal maggio 2013, è professore ordinario di Organizzazione della produzione e Gestione dei sistemi complessi nel corso di laurea di Ingegneria Gestionale. È membro del Comitato nazionale per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica del MIUR. È stato Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Udine, presidente dell’Associazione scientifica italiana di ingegneria gestionale, presidente della Commissione nazionale del MIUR per la riorganizzazione dell’istruzione tecnica e professionale, presidente di Agemont-Fvg e vice presidente di Area Science Park di Trieste. È autore di numerosi libri e di oltre 280 pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali. Le sue principali aree di ricerca sono l’organizzazione della produzione, la gestione dell’innovazione e la gestione della complessità.

JOHN WILBURN: Direttore delle iniziative strategiche presso il Center for Houston’s Future, è esponente di spicco nel mondo del giornalismo. Direttore editoriale dell’Houston Chronicle, produttore e autore di “Talking With David Frost”, il programma d’interviste della PBS, nella sua carriera ha diretto numerose testate tra cui Dallas Life, il supplemento domenicale del The Dallas Morning News, e lo Huston Press, di cui è stato anche fondatore.


#FF2014, Siamo tutti europei e siamo tutti locali, siamo tutti più simili di quanto pensiamo
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Big data e smart city al Future Forum 2014 https://www.datamanager.it/2014/10/big-data-smart-city-future-forum-2014/ Tue, 21 Oct 2014 08:15:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63328 L’agenda del futuro parte in parallelo da Udine e Napoli con le domande sull’innovazione che cambiano il lavoro e l’economia Future Forum è il progetto della Camera di Commercio di Udine per le imprese, il territorio e il futuro (www.friulifutureforum.com) dedicato alle visioni e pre-visioni di futuro nell’economia, nella società e negli stili di vita, […]

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L’agenda del futuro parte in parallelo da Udine e Napoli con le domande sull’innovazione che cambiano il lavoro e l’economia

Future Forum è il progetto della Camera di Commercio di Udine per le imprese, il territorio e il futuro (www.friulifutureforum.com) dedicato alle visioni e pre-visioni di futuro nell’economia, nella società e negli stili di vita, realizzerà la sua seconda edizione in due città italiane: Udine e Napoli.

Future Forum si snoderà quest’anno lungo due programmi paralleli: uno a Udine (dal 22 ottobre al 15 novembre) e uno a Napoli (dal 22 al 28 ottobre). Il Forum internazionale, incentrato sulla cultura dell’innovazione e sugli scenari futuri, è sempre realizzato con le partnership di OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo in Europa), Copenhagen Institute for Futures Studies, Center for Houston’s Future e delle maggiori Università e Istituzioni internazionali, a Udine insieme a Comune di Udine e Regione Friuli Venezia Giulia; a Napoli con il Forum Universale delle Culture, nel cui programma si inserisce l’edizione napoletana del Future Forum.

Udine e Napoli

Nelle due città saranno presentate le ricerche, le scoperte, le esperienze, i cambiamenti che si prevede modificheranno la nostra vita nel prossimo ventennio. Saranno offerti, da laboratori e centri di ricerca, uno sguardo e una riflessione collettiva sul futuro, che il cuore del nord-est produttivo e la capitale del Mezzogiorno hanno richiesto ai più importanti e autorevoli studiosi ed esperti internazionali e italiani, chiamati a confrontarsi in più di cento dibattiti, conferenze, workshop, case-history dal mondo, nelle sale del Teatro San Carlo a Napoli e del Palazzo della Camera di Commercio a Udine.

Domande sul futuro

Come cambieranno lavoro, economia, saperi ed etica, tecnologia e trasferimento tecnologico, sanità e salute, gusti e alimentazione, città, turismo?

Le imprese e l’economia delle popolazioni immigrate nelle nostre città per quanto rimarranno economie extranazionali, estranee alla produzione del PIL locale e nazionale? E, prima di tutto, come si studia il futuro? Le future leadership nazionali saranno realmente multietniche? E come si formerà la classe dirigente multirazziale del futuro? Tutto è periferia di qualcos’altro o esistono dei centri e delle periferie?

Risposte urgenti

«L’eccezionalità della crisi e del cambio epocale richiede coraggio di innovazione delle singole imprese, confronto internazionale tra modelli produttivi, capacità di guardare oltre il presente, per pre-vedere e quindi prepararsi alle nuove sfide che la globalizzazione e i mercati continuamente pongono» – ha affermato Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Udine.

«È sempre più diffusa la necessità di sviluppare nelle città un dibattito internazionale sui cambiamenti che stanno modificando i modelli a cui ci siamo abituati negli ultimi decenni, ma di cui oggi capiamo il superamento» – ha spiegato Renato Quaglia, project manager del Forum e ideatore della rassegna.

«In questi mesi, a Napoli, stiamo esplorando le culture contemporanee alla ricerca di strade capaci di accompagnare la città verso il futuro. In tal senso il Future Forum costituisce un’occasione felice per costruire reti e per determinare opportunità nuove di crescita e di sviluppo» – ha dichiarato Daniele Pitteri, commissario della Fondazione Forum Universale delle Culture, in merito alla sinergia tra Udine e Napoli.

Scenari di futuro

Datagate, nuove tecnologie, evoluzioni impreviste della globalizzazione, conflitti e flussi interetnici e religiosi, nuovi modelli economici… Chi sarà l’homo novus del 2034? In quante dimensioni potrà abitare contemporaneamente? Secondo quali modelli relazionali potrà agire? Saremo tutti periferie di qualcos’altro? O servi-meccanismi di servi-meccanismi?

Affronteranno questi interrogativi: Carsten Beck del Copenhagen Institute for Futures Studies (“I megatrend: segnali deboli di un imminente futuro”); John Wilburn del Center for Houston’s Future con Alberto Felice De Toni, rettore dell’Università di Udine (“Disegnare scenari locali per leggere la realtà e il cambiamento nel mondo”); Paola Annoni, policy analist presso la direzione generale delle Politiche Regionali e Urbane della Commissione UE (“La competitività delle regioni italiane ed europee”); l’esperto di big data dell’Università di Oxford, Viktor Mayer-Schönberger. (“La rivoluzione scientifica dei prossimi 20 anni: i big data – controllo, ma anche progresso”).

Lavoro e impresa

Siamo dentro una crisi o siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale? Sono solo italiani i bamboccioni? Chi sono quelli che sono già chiamati “extra-leader”? Quali professioni spariranno e quali emergeranno nei prossimi decenni? Quante professioni dovrà gestire ogni persona contemporaneamente? La classe media è il nuovo sud economico? E infine: “chi si offre volontario”?

Ne parleranno Peter Marsh, editorialista del Financial Times (“The new industrial revolution! – opportunità per l’Europa e il mondo”); David Halabisky dell’OCSE (“Andiam, andiam, andiamo a lavorar…”); Henrik Jensen del Copenhagen Institute for Futures Studies (“Il futuro della work-life in Europa”); Helen Kersley della New Economic Foundation con Flaviano Zandonai di Euricse (“Chi si offre volontario?”); l’economista e direttore dell’OCSE Sergio Arzeni con Marco Orioles dell’Università di Udine e Jay Mitra dell’Università di Essex (“Tra l’Italia e il nulla: il tesoro nascosto delle economie escluse”); Ann Franz, del Northeast Wisconsin Technical College (“La fabbrica non è mai stata così cool!”); Anna Rubin dell’OCSE (“Le eccellenze locali come progetto di sviluppo”); Alessandro Rosina, direttore del centro di ricerca Laboratorio di statistica applicata alle decisioni economico aziendali (“Ma quali bamboccioni!”); con loro Carlo Borgomeo della Fondazione con il Sud; la filosofa Francesca De Vecchi dell’Università Vita-Salute San Raffaele con l’esperto di economia politica e sociale Stefano Bartolini (“Basta il PIL? Come l’amministrazione misura i suoi risultati in una società post-industriale”).

Città a confronto

James Meade, Premio Nobel per l’Economia, scrisse che Agathotopia era un’isola lontana ma raggiungibile anche da qui, non come l’isola – irraggiungibile – di Utopia: non la perfezione, ma “un buon posto per vivere”.Come saranno le città del futuro? Quale sarà il posto migliore o peggiore dove vivere? Ne parleranno: Lionel Devlieger, del collettivo belga ROTOR, celebre per le pratiche di riuso (“I re Mida – forme di recupero per il rinnovamento di materiali e luoghi”); Alastair Donald del Future Cities Project (“Il richiamo della città: da slums alla periferia” e “Verso un nuovo umanesimo in architettura”); Fulvio Irace del Politecnico di Milano con Matteo Robiglio del Politecnico di Torino (“Programmazione e visione: una città costruita insieme”); Roberto Masiero dello Iuav di Venezia e Roberto Siagri di Eurotech (“Dalla smart city alla smart land?”).

Salute, nutrizione e scienza

La conoscenza della mappa del DNA permetterà di prevedere, oltre che le malattie, anche la nostra propensione al crimine? Sarà meno difficile essere anziani? Come moriremo in futuro? Come evolveranno le nanotecnologie e cosa potranno determinare nella nostra vita quotidiana? Clonazioni, virus ed età: chi e soprattutto cosa diventeremo nei prossimi vent’anni? Nicolò Carnimeo dell’Università di Baricon Antonello Pasini del CNR (“Com’è profondo il mare sotto questo sole – sostenibilità e cambiamento climatico dal mare al cielo”); Andrea Manfrin, dell’Università di Kent con Francesco Pascolini, farmacista e presidente e rappresentante rurale di Federfarma (“La farmacia nel futuro”); il genetista Michele Morgante con Harald Von Witzke dell’Università Humboldt di Berlino e con Massimiano Bucchi dell’Università di Trento (“Il futuro dell’alimentazione tra tradizione e innovazione”), e infine con Pietro Pietrini,socio fondatore della società Italiana di Neuroetica (“Il futuro della medicina fra molecole e cellule”); il genetista Guido Barbujani (“Perché non possiamo non dirci africani”); l’esperto di bioetica Gilberto Corbellini (“Il futuro della medicina fra molecole e cellule”); Iona Heath del College’s International Committee e dell’Ethics Committee del British Medical Journal (“Questioni di vita e di morte”), daranno risposte a questi interrogativi.

Turismo e industrie creative

E se qualcuno ricominciasse il Grand Tour tra vent’anni, cosa cercherebbe in Italia? Come sarà il turismo di mezzo secolo: esperienziale o virtuale? Le industrie creative saranno la manifattura dell’anima o la vera novità economica del secolo?

Parleranno di industrie culturali e creative e di turismo il capo della divisione Turismo dell’OCSE Alain Dupeyras (“Industrie culturali e creative e turismo”); il direttore generale del Ministero del Turismo Ninni Cutaia con Jeroen Oskam dell’European Tourism Futures Institute e Albert Postma dell’European Tourism Futures Institute (“Ancora il Grand Tour nel 2050: il turista cerca esperienze. Il turismo offre esperienze”); Martin Kruse del Copenhagen Institute for Futures Studies (“Turisti non più per caso”).

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