Gabriele Roberti – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:50:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Gabriele Roberti – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Enterprise Mobility https://www.datamanager.it/2016/09/enterprise-mobility/ Wed, 21 Sep 2016 08:19:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109005 Il focus delle strategie di Enterprise Mobility delle imprese italiane si è spostato dalla gestione dei singoli componenti ai mobile process. In questo scenario, le applicazioni mobili diventano cruciali Dopo aver visto, negli ultimi anni, gli effetti dell’inarrestabile consumerizzazione, con il numero degli smartphone che ha superato quello dei PC, dal 2016 le aziende italiane […]

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Il focus delle strategie di Enterprise Mobility delle imprese italiane si è spostato dalla gestione dei singoli componenti ai mobile process. In questo scenario, le applicazioni mobili diventano cruciali

Dopo aver visto, negli ultimi anni, gli effetti dell’inarrestabile consumerizzazione, con il numero degli smartphone che ha superato quello dei PC, dal 2016 le aziende italiane hanno iniziato ad affrontare il tema più complesso dell’estensione verso utenti di device mobili (aziendali e non) delle applicazioni correlate allo svolgimento dei processi aziendali. Nelle grandi aziende, stanno prendendo piede iniziative di «lavoro agile», ed è evidente che le tecnologie mobili stanno concretamente cambiando i processi produttivi con un impatto diretto sulla competitività aziendale. Si lavora di più, si lavora meglio, si lavora in modo differente. Sono diversi, infatti, i casi d’uso che IDC ha identificato nell’ambito del lavoro in mobilità: ognuno di questi ha un diverso approccio alla mobility e necessita di differenti device, app e sistemi a supporto. Questa varietà è alla base della differenziazione e della complessità dell’ecosistema che i dipartimenti IT e i CIO si troveranno a governare nei prossimi anni.

Cambiano le strategie

Il focus della strategia di Enterprise Mobility si sposta dalla gestione dei singoli componenti tecnologici ai processi abilitati e automatizzati da applicazioni e piattaforme intelligenti, in grado di dialogare con sistemi centralizzati, persone e sensori distribuiti sul territorio, guardando oltre i confini fisici dell’azienda, all’intera business community. In questi giorni, le medie e grandi aziende italiane si stanno impegnando nello sviluppo di progetti strategici e di ampio respiro, guardando al ridisegno dei processi e cercando nelle soluzioni di Enterprise Mobility gli strumenti che permettono di ottenere reali vantaggi legati alla maggiore flessibilità, al recupero di efficienza e alla maggiore qualità della vita professionale degli addetti. L’attenzione dei CIO si sposta quindi dal controllo e gestione delle infrastrutture ICT, all’identificazione di soluzioni per gestire nuovi processi di business, nuovi flussi di informazioni, livelli di accesso e libertà degli utenti. Ciò porta un cambiamento forte nei dipartimenti IT aziendali: questi diventano veri e propri centri di competenza, con maggiore focus su innovazione e integrazione, ai quali è richiesto un approccio più attivo e collaborativo e un maggiore coinvolgimento nella pianificazione degli investimenti.


#EnterpriseMobility Gabriele Roberti @IDCItaly Focus sui mobile process
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L’importanza delle mobile app

Consentire l’accesso ai dati e ai processi aziendali ovunque, in ogni momento e da qualsiasi device è oggi un imperativo strategico. Pertanto distribuire applicazioni mobili aziendali per svolgere attività specifiche, è diventato il focus dei progetti evoluti di Enterprise Mobility, oltre che un presupposto essenziale per ottenere concreti benefici in termini di produttività, esperienza d’uso e customer satisfaction sia nei processi business-to-business (B2B) sia in quelli business-to-consumer (B2C). I dati IDC, rilevati nella Western European Enterprise Mobility Survey, condotta in primavera, rivelano che oltre 8 aziende italiane su 10 sono al lavoro su mobile app, rivolte ai propri addetti, agli utenti finali o ad aziende partner. Limitarsi a fornire API per estendere un esistente processo di business non è più sufficiente. Guardando al 2019, infatti, oltre il 60% delle enterprise mobile app non avranno un “antenato” su PC e aspetti come l’interfaccia utente e l’usabilità delle applicazioni verranno sempre più curati nel dettaglio, affinché lungo tutto il processo e su ogni device gli utenti possano disporre della stessa esperienza d’uso. Quindi, non deve sorprendere che il mercato delle applicazioni enterprise stia rapidamente crescendo e trasformandosi: a fianco a quelle di produttività e accesso / sincronizzazione file, le tipologie di app su cui si concentra maggiormente l’attenzione delle aziende italiane sono le soluzioni di comunicazione e collaborazione, seguite da app strettamente legate a processi aziendali come il rapporto con il cliente (CRM), la vendita (SFA) e le operations in diversi settori produttivi (Field Service Operations, vertical app). Anche sul fronte della sicurezza le aziende italiane stanno adottando un approccio più maturo e orientato a considerare flessibilità e agilità operativa come un beneficio irrinunciabile, a partire dai modelli di adozione dei mobile device (più device aziendali, abilitati per uso personale, meno BYOD) fino alla protezione dei contenuti aziendali che vengono scambiati e utilizzati. Anche a livello di mercato, i confini fra le soluzioni di sicurezza (Mobile Enterprise Security – MES) e gestione (Enterprise Mobility Management – EMM) si sfumano sempre più. Tuttavia, le crescite più interessanti si avranno per le Mobile Application Development Platform (MADP), che saranno fondamentali per lo sviluppo di applicazioni sicure e integrate con i processi aziendali, in ottica di trasformazione digitale dell’impresa.

Il futuro: l’espansione dell’ecosistema

In Italia, il valore del mercato del software e dei sistemi di Enterprise Mobility, comprensivo delle tre componenti appena citate, nel 2015 è stato di circa 67 milioni di dollari. Questo avanzerà con incrementi medi annui intorno al 20% entro il 2019, con le piattaforme per lo sviluppo di mobile app in forte crescita. I servizi professionali in ambito mobility, spinti dalle componenti di integrazione e consulenza, arriveranno a generare 1,3 miliardi di dollari.

Nei prossimi anni la crescita del mercato sarà correlata all’”Enterprise of Everything” di domani, cioè all’estensione dell’ecosistema di mobility, su diverse direttrici:

  • Persone: i mobile worker cresceranno fino a rappresentare i tre quarti della forza lavoro, nel 2020, grazie alle iniziative di smart working, ma soprattutto a una vera e propria trasformazione del modo di lavorare;
  • Mobile device: il parco device delle aziende andrà espandendosi e diversificandosi, in particolare con i primi device indossabili in ambito enterprise;
  • Applicazioni: mobile app che abiliteranno nuovi processi automatizzati, diventando l’interfaccia predefinita per molte attività lavorative;
  • Sensori e oggetti smart: le reti aziendali si estenderanno includendo nuovi end-point in grado di dialogare con piattaforme intelligenti, sistemi centralizzati e persone distribuite sul territorio.

I wearable device stanno iniziando a suscitare interesse in Italia: se gli smartwatch sono in alcuni casi già adottati dalle imprese, la novità è rappresentata dai numerosi casi d’uso, con cui le aziende stanno sperimentando occhiali, bracciali, visori e orologi intelligenti. Alcuni esempi sono le attività di campo, il training fino alla sicurezza fisica. Cosa spinge le aziende a sperimentare queste soluzioni? I driver sono quelli tipici dei progetti di mobility, come l’aumento di produttività e la soddisfazione degli addetti, ma soprattutto la possibilità di abilitare nuovi modi di lavorare, più flessibili ed efficienti.

Anche sensori connessi e sistemi M2M possono non sembrare una novità: molte aziende italiane hanno già avviato progetti in questi ambiti, ad esempio per il controllo della qualità, per l’asset tracking, il controllo da remoto e la manutenzione predittiva. Il confine con IoT è molto sfumato, in particolare con la proliferazione di oggetti capaci di connettersi a reti low-power e a piattaforme di gestione avanzate. Questa evoluzione, in ambito industriale, appare ormai tracciata. Eppure, le aziende si trovano a gestire una complessità che cresce a ritmi esponenziali. Per riuscire a governare tutto con successo, i CIO devono riuscire da una parte a essere i portatori dell’innovazione in azienda e dall’altra a orchestrare skill interne, stakeholder aziendali e partnership con soggetti esterni, in ottica make & buy.

Gabriele Roberti, research and consulting manager di IDC Italia

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Cresce la voglia di mobile https://www.datamanager.it/2016/07/cresce-la-voglia-mobile/ Wed, 06 Jul 2016 08:37:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105033 Persone, dispositivi, applicazioni. Anche in Italia si stanno imponendo i modelli lavorativi della mobilità totale. IDC Mobiz 2016 esplora le esigenze della Enterprise of Everything Torna a Milano “Mobiz”, il forum che annualmente IDC dedica all’analisi del mercato della mobilità aziendale, fornendo ogni volta numeri e indicazioni interessanti. L’edizione 2016 ha avuto un particolare focus sui dispositivi […]

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Persone, dispositivi, applicazioni. Anche in Italia si stanno imponendo i modelli lavorativi della mobilità totale. IDC Mobiz 2016 esplora le esigenze della Enterprise of Everything

Torna a Milano “Mobiz”, il forum che annualmente IDC dedica all’analisi del mercato della mobilità aziendale, fornendo ogni volta numeri e indicazioni interessanti. L’edizione 2016 ha avuto un particolare focus sui dispositivi e ha visto non a caso la partecipazione di tre sponsor, HP, Dell e Intel, schierati in prima linea sul tema dell’evoluzione dal classico modello del lavoro svolto essenzialmente alla scrivania verso quella che ormai viene definita Enterprise of Everything, la cui forza lavoro è sempre più radicata sul campo, remotizzata e bisognosa di strumenti che facilitino la collaborazione e la possibilità di accedere ai dati – sempre più un motore dell’economia – in modo affidabile e sicuro ma senza alcun vincolo geografico o di interfaccia.

Gabriele Roberti, TLC Research & Consulting Manager di IDC, ha aperto il simposio citando i “tre cardini” della mobilità aziendale: dispositivi, persone e applicazioni. Dal censimento del mercato italiano dei dispositivi aziendali emerge una prima misura del potenziale di mobilità delle nostre imprese. «Nel 2015 registriamo 5,6 milioni di dispositivi acquistati per usi professionali, quasi il 40% sono ancora pc, fissi o notebook, il resto sono smartphone e tablet». Nel 2020, prosegue Roberti, le stime IDC parlano di 7,2 milioni di device. La quota di personal computer si ridurrà ulteriormente e la novità sarà costituita dai dispositivi “indossabili” che dovrebbero contare per il 12% dell’intero mercato».

Ma sono i numeri relativa a forza lavoro e peso strategico delle mobile app a parlare di un’impresa sempre meno legata ai tradizionali aspetti del lavoro d’ufficio. «Oggi in Italia ci sono 9,9 milioni di lavoratori mobili, il 44% della forza lavoro. Nel 2020 saranno 18,6 milioni, praticamente due terzi di una forza lavoro che vedrà una quota pari al 13% di lavoratori “home based” cioè completamente remotizzati». Infine la mappatura delle app mobili, che secondo Roberti «interessano in un modo o nell’altro nove aziende italiane su dieci». Scendendo in dettaglio, dalle indagini IDC emerge una percentuale del 60% di aziende che hanno avviato lo sviluppo interno di applicazioni mobili, mentre nel 65% dei casi è diffuso l’impiego delle applicazioni disponibili oggi sui vari “store” accessibili dal web pubblico. «Nel 32% dei casi sono applicazioni B2B, ma più o meno la stessa percentuale riguarda aziende che utilizzano le mobile app per la loro relazione con i clienti. Il 38% le usa in ambito B2E, per interagire con i fornitori. Comincia anche a essere piuttosto variegata la tipologia delle applicazioni mobili. Si va dalla produttività personale alla gestione di agende e altre informazioni personali. Le crescite più significative, rileva Roberti, riguardano la collaborazione e i processi aziendali, in particolare nel campo della gestione delle risorse umane, con punte molto interessanti nei due filoni del field service management e dei processi customer facing, come il CRM o la sales forces automation.

Videointervista a Riccardo Canetta, Regional Sales Director Italy, Turkey and Greece, MobileIron

riccardo canetta mobileiron


Videointervista a Riccardo Canetta, MobileIron
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Con il graduale diffondersi della cultura delle mobile app in azienda cresce in modo considerevole l’esigenza di soluzioni capaci di gestire i dispositivi mobili e il loro contenuto informativo e applicativo. «Abbiamo cominciato da esigenze molto basic» ha detto per esempio Riccardo Canetta, di MobileIron, leader indipendente nel mercato del mobile device management. «Ma oggi una soluzione Mdm non può limitarsi alla configurazione degli account di posta. La forza lavoro mobile chiede di poter creare intorno alle app sui dispositivi una bolla virtuale che rende possibile la collaborazione e la messa in sicurezza di tutte le informazioni».

Videointervista a Livio Pisciotta, Client Solutions Marketing Manager, Dell Italia

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Videointervista a Livio Pisciotta, Dell Italia
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Dell e HP hanno entrambe perorato la causa del cambiamento a livello di infrastrutture client. Per Livio Pisciotta, client solutions marketing manager di Dell, «negli ultimi cinque anni qualunque fattore di forma pc è diventato più leggero, sottile, robusto e flessibile grazie agli approcci 2-in-1. Per rispondere alle sfide della mobilità forse è arrivato il momento di vedere che cosa offre oggi il mercato». Sulla stessa lunghezza d’onda Giampiero Savorelli, personal systems buisness director di HP Italy, che sottolinea l’importanza di un design creativo e rispettoso delle vere esigenze dei clienti. «Design non significa solo eleganza, ma anche efficacia, affidabilità, autonomia delle batterie» ha detto Savorelli fornendo poi una anticipazione delle caratteristiche della nuova famiglia Elite x3, pioniere del cosiddetto 3-in-1: un unico dispositivo che fonde tutti i vantaggi in termini di produttività di un tablet, l’elevata connettività di uno smartphone e la possibilità, attraverso una innovativa docking station, di far leva su tutta la potenza di calcolo necessaria per utilizzare monitor e tastiera come su un pc desktop.

Videointervista a Giampiero Savorelli, Personal Systems Business Director, HP Italy

giampiero savorelli hp italy


Videointervista a Giampiero Savorelli, HP Italy
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Infine Andrea Toigo, pre-sales director sud-est-centro Europa di Intel, ha illustrato gli sforzi di Intel per assicurare la massima scalabilità nelle diverse famiglie di dispositivi, favorendo la mobilità anche attraverso l’eliminazione della barriera fisica rappresentata da cavi e cavetti. «L’informatica sarà sempre più wireless – ha detto Toigo. Nel 2003, col processore Centrino, Intel faticava a imporre il messaggio dell’importanza del wi-fi. Oggi ci stiamo focalizzando sul lancio del futuro standard per la comunicazione wireless integrata, il 5G».

Videointervista ad Andrea Toigo, Pre-Sales Director Southern Central Eastern Europe, Intel Italia

andrea toigo intel


Videointervista ad Andrea Toigo, Intel Italia
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Security of Things https://www.datamanager.it/2015/11/security-of-things/ Wed, 25 Nov 2015 08:36:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87841 L’Internet of Things promette di rivoluzionare i modelli di business e di trasformare il modo di lavorare delle imprese, garantendo opportunità che in pochi ad oggi hanno esplorato Il fenomeno Internet of Things (IoT) o “Internet delle Cose” è sicuramente uno dei più recenti e dirompenti fattori di cambiamento dell’industria mondiale, non solo IT. IDC […]

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L’Internet of Things promette di rivoluzionare i modelli di business e di trasformare il modo di lavorare delle imprese, garantendo opportunità che in pochi ad oggi hanno esplorato

Il fenomeno Internet of Things (IoT) o “Internet delle Cose” è sicuramente uno dei più recenti e dirompenti fattori di cambiamento dell’industria mondiale, non solo IT. IDC definisce l’IoT come una rete composta da reti di endpoint univoci e identificabili (le “cose”) che comunicano senza il bisogno di interazione umana, utilizzando una connettività prevalentemente IP, su scala da locale a globale. Nonostante l’adozione di queste tecnologie, negli ultimi due anni, sia stata ancora limitata, l’Internet of Things avrà crescite inarrestabili nei prossimi anni. Secondo le ultime previsioni IDC, la base installata di endpoint IoT passerà dai circa 10,3 miliardi del 2014 a oltre 29,5 miliardi nel 2020, con una crescita media annua del 19,2%, mentre la spesa mondiale per sistemi e soluzioni IoT passerà dai 655 miliardi di dollari del 2014 a circa 1.700 miliardi di dollari nel 2020. Il comparto Western Europe, di cui l’Italia è parte, che finora ha mostrato un’adozione inferiore alla media, esploderà con una crescita media annua degli endpoint installati di oltre il 27%. Per molte aziende, quindi, l’Internet of Things sta diventando una realtà, passando dallo stadio di pianificazione all’esecuzione dei primi progetti. Secondo una survey IDC condotta in 15 paesi su circa 2.500 aziende medio-grandi, 7 aziende rispondenti su 10 hanno già sviluppato o svilupperanno progetti di questo tipo nei prossimi 12 mesi. In particolare, l’interesse è molto alto in settori come il manifatturiero, i trasporti e la sanità, in cui una grande maggioranza delle aziende ritiene che le tecnologie IoT abbiano e avranno in futuro una rilevanza strategica. Tuttavia, l’indagine sottolinea anche come il mantenimento di un adeguato livello di sicurezza rimanga una delle principali sfide.


#IoT Gabriele Roberti @IDCItaly : Internet of Things, crescita inarrestabile nei prossimi anni
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La sicurezza prima di tutto

L’ecosistema IoT è composto da un mix di tecnologie che comprende moduli, sensori e device, connettività, piattaforme dedicate, storage, server, software di analytics, servizi IT e security hardware/software. Sebbene gli investimenti maggiori, in questo ambito, siano dedicati a endpoint, sensori, connettività e servizi di consulenza e IT, le aziende devono considerare con attenzione gli aspetti di sicurezza nel momento in cui sviluppano le proprie strategie IoT.

Secondo IDC, nei prossimi anni il 90% delle reti aziendali subirà violazioni della sicurezza legate ad aspetti IoT. Malgrado molti di questi saranno etichettati come inconvenienti, è fondamentale che chi si occupa della sicurezza informatica in azienda adatti le policy a un ambiente, e a processi di business, in forte evoluzione. Ma cosa significa security quando si parla di IoT? In che modo queste tecnologie possono rappresentare un rischio per l’azienda? E soprattutto, tali rischi possono essere indirizzati in modo generalizzato o vanno affrontati in maniera dedicata?

Il tema della sicurezza è di primaria importanza per ogni azienda. Di conseguenza, può capitare che la confidenzialità, la riservatezza delle informazioni e la disponibilità e integrità dei dati pongano dei compromessi, se non dei limiti, agli scenari di utilizzo delle nuove tecnologie. Inoltre, in ambito IoT, la sicurezza informatica si lega in modo stretto alla sicurezza fisica. Spesso si è letto di “oggetti connessi” affetti da malware o attaccabili: dagli sportelli bancomat ai dispositivi biometrici, fino agli ultimi esperimenti di “hackerare” un’automobile prendendone il pieno possesso mentre il suo proprietario ne è alla guida. Perché le opportunità dell’Internet of Things possano essere sfruttate, quindi, le aziende devono garantire elevati standard di sicurezza per quanto riguarda i propri prodotti e servizi attraverso adeguati processi di sviluppo e test. Tuttavia, questo è necessario ma non sufficiente.


#IoT Gabriele Roberti @IDCItaly : Internet of Things, la sicurezza, prima di tutto
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Diversi approcci, a diversi livelli

Capire se intervenire sulla sicurezza a livello di device, di rete o di sistema, in un’architettura IoT, non è cosa semplice. Tanto più se consideriamo che l’ecosistema è composto da molteplici oggetti, con particolari vincoli di ingombro, di potenza elaborativa e, quindi, di consumo energetico. Se, per quanto riguarda i livelli più alti dell’architettura IoT come le piattaforme e il service enablement, le esigenze in termini di sicurezza possono essere soddisfatte da soluzioni già in uso, adeguatamente integrate (per esempio identity management e security/vulnerability management per quanto riguarda la gestione dei “security events”), gli strati più bassi dell’intelligenza di sistema richiederanno nuove tipologie di prodotto.

Lo sviluppo di nuovi scenari, nel prossimo futuro, porterà inoltre a nuove possibili minacce e, quindi, a nuovi requisiti in termini di sicurezza. IDC, in particolare, prevede lo sviluppo delle seguenti tecnologie a supporto della sicurezza per l’Internet of Things:

  • Device identification e authentication. Soluzioni specifiche che identifichino e autentichino il device. Si pensi, ad esempio, a un certificato creato da un’autorità dedicata all’IoT, con caratteristiche e funzionalità diverse da quelle utilizzate nei sistemi che identificano la persona o il device personale.
  • Strumenti di crittografia, ovvero strumenti che possano fornire una sicurezza ai dati generati da sensori ed endpoint, con riferimento particolare alle architetture IoT.
  • Dispositivi per la sicurezza della rete. Firewall e sistemi di Unified Threat Management opportunamente modificati, in modo da assicurare la protezione alle reti distribuite di oggetti (ad esempio i data diodes per la separazione delle comunicazioni).
  • Soluzioni per il monitoraggio della sicurezza di rete e per il rilevamento delle intrusioni, dedicati agli ambienti IoT, per il controllo di comunicazioni su protocolli come, ad esempio, Bluetooth Low energy, ZigBee, RFID o altri protocolli M2M.
  • Soluzioni di sicurezza per le applicazioni, per cercare vulnerabilità in ambienti IoT specifici.

#IoT Gabriele Roberti @IDCItaly : Il 90% delle reti aziendali subirà violazioni della sicurezza
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Un piano d’azione

E’ quindi chiaro che le sfide principali, per chi implementerà progetti di IoT nel prossimo futuro, avranno molteplici sfaccettature, dall’autenticazione degli endpoint, fino alla sicurezza dei dati, generati da molteplici “oggetti” connessi e da fruire su una molteplicità di device. Per le aziende, quindi, sarà necessario predisporre un piano d’azione che guardi da una parte alla tecnologia e dall’altra ai processi: l’IT, in particolare, dovrà predisporre un’architettura “IoT ready”, che riesca a dialogare con molteplici piattaforme, che protegga i dati sulla rete aziendale e che consenta l’autenticazione a persone, device e oggetti, nel rispetto degli standard delle diverse industry.

Tutto ciò richiede una forte governance e la volontà di investire in data security e di gestire specifiche policy per la privacy. Per fare questo, il chief information security officer (CISO) non potrà agire da solo, ma dovrà cercare il coinvolgimento del CEO e il supporto del board, in modo che tutta l’azienda sia allineata verso l’obiettivo comune di implementare e sfruttare in modo sicuro i sistemi IoT.

Il paradigma dell’Internet of Things, infine, spinge a un nuovo approccio di collaborazione e apertura. La crescita di endpoint e dati disponibili costringerà il CISO a collaborare con i suoi pari grado e con altri stakeholders, condividendo informazioni e vedute d’insieme. Ciò rappresenta un cambiamento non banale, ma necessario, che porterà a nuove efficienze e a una miglior conoscenza e consapevolezza per quanto riguarda la sicurezza, i processi e le operation. Anche la trasparenza sarà un punto fondamentale: l’Internet of Things apre le porte della conoscenza di dati e processi in modo nuovo e, sebbene possa sembrare scomodo, le società che non adotteranno questi standard di trasparenza non potranno meritare la fiducia dei propri clienti.

Gabriele Roberti, senior research analyst di IDC Italia

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Dispositivi mobili in sicurezza. Potenza delle soluzioni EMM https://www.datamanager.it/2015/10/dispositivi-mobili-in-sicurezza-potenza-delle-soluzioni-emm/ Tue, 20 Oct 2015 15:05:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85712 Cresce lo spazio della mobilità presso le aziende. Con conseguenze importanti anche nel modo di affrontare il tema della sicurezza. A partire dalla riscrittura delle policy, che devono guardare oltre il limitato orizzonte della difesa del mero hardware dei device. In questo contesto, la prima generazione di console di gestione dei device mobili rischia di […]

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Cresce lo spazio della mobilità presso le aziende. Con conseguenze importanti anche nel modo di affrontare il tema della sicurezza. A partire dalla riscrittura delle policy, che devono guardare oltre il limitato orizzonte della difesa del mero hardware dei device. In questo contesto, la prima generazione di console di gestione dei device mobili rischia di non essere più adeguata alle esigenze del business. E per le aziende, orientarsi tra le tecnologie EMM diventa impellente

Il problema c’è. Ed è grosso come una casa. La crescita inarrestabile nella diffusione dei device mobili è stata ignorata dalle aziende, che se ne sono praticamente infischiate, non solo dei problemi di sicurezza, ma di tutte le fasi del ciclo di vita dei device. Registrazione, provisioning, configurazione e così via.

IDC definisce ambivalente il rapporto delle aziende italiane rispetto alla mobility. «Inizialmente, l’approccio è stato quello di adottare le misure di base di sicurezza, cercando soprattutto di gestire il fenomeno della mobility con mosse di basso profilo, orientate alla risoluzione di problemi immediati» – afferma Gabriele Roberti, senior research & consulting analyst di IDC Italia. Solo in pochi casi si è provveduto alla gestione dei device mobili. E ancora meno a integrare quelli personali. Molto più spesso invece, la decisione è stata quella di bloccarne l’utilizzo anche quando l’impiego si limitava a scopi aziendali. Manovre tattiche soprattutto. Molto lontane da un approccio di più ampio respiro. E poca strategia. Per provare a governare il fenomeno della mobility, globale e inarrestabile. «Le aziende devono imparare ad accettarlo e possibilmente a coglierne i vantaggi che presenta. In termini di miglioramento della competitività. E di servizio al cliente» – concorda Roberti. Ma allo stesso tempo provare a fare anche i conti con i problemi che la governance presenta. Un percorso che porti management e IT a concentrarsi sull’ecosistema che tramite la mobility interagisce con le informazioni e gli asset aziendali (device, app, dati, network e infrastruttura), allineando i propri sistemi IT aziendali.


#BYOD In sicurezza Alessio Pennasilico @Clusit Come scegliere la tecnologia giusta
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«Un numero crescente di imprese affronta questa evoluzione con un approccio strategico. Di conseguenza, il mercato delle soluzioni e dei sistemi per l’enterprise mobility conosce uno sviluppo molto rilevante» – afferma Roberti. Tutte le stime disponibili parlano di una crescita che nei prossimi anni sarà impetuosa. Una delle più recenti, redatta da Ovum, parla di un mercato che quadruplicherà il suo fatturato nei prossimi tre anni. Una nicchia interessante anche per investire. Come dimostra la recente acquisizione di Good Technology, una delle aziende leader del settore, da parte di RIM, i produttori canadesi di BlackBerry. Ma si tratta anche di un mercato le cui correlazioni con le vendite di smartphone e device mobili sono tutte da verificare. Per esempio, il segmento consumer è dominato dalla piattaforma Android, mentre in quello enterprise, è iOS di Apple a imporsi. Una situazione ribaltata, nella quale Android sconta forse una frammentazione delle versioni di sistema operativo in circolazione e un livello di sicurezza tutto da costruire. Se nel comparto consumer, ci si può anche permettere di delegare quasi interamente la gestione della sicurezza in mano all’utente in ambito aziendale – dove è invece l’organizzazione a doversene occupare in prima persona – la sicurezza, che una certa piattaforma riesce a garantire, conta parecchio nelle scelte d’acquisto. E anche i numeri sono molto diversi, con i dati delle vendite dei device mobili destinati alle aziende di parecchie volte inferiori a quelle del settore consumer. IDC stima che in Italia il mercato delle soluzioni EMM (enterprise mobility management) nel 2014 abbia raggiunto i 30 milioni di euro.

«Nell’arco dei prossimi tre anni, cresceranno con incrementi annui superiori all’8%, in linea con gli altri principali paesi europei. Finance, telco e media sono i settori in cui l’adozione di piattaforme di EMM è maggiore, seguiti dal manufacturing. In particolare, ciò si lega all’utilizzo di mobile device e app in processi rinnovati e innovativi, per migliorare la competitività aziendale e il servizio al cliente» – afferma Roberti. Ma a fronte di un mercato ancora di nicchia, la consapevolezza di doversi dotare di una soluzione di gestione difetta sempre meno. Tuttavia, questo percorso per definirsi evoluto «deve andare in direzione di uno spostamento dell’attenzione dalla protezione del device a quello della mobilità intesa in modo olistico, comprendendo anche e soprattutto le applicazioni e i contenuti».

Policy e governance

Lungo questo cammino, anche la redazione delle policy dovrà essere all’altezza dell’evoluzione auspicata. è indubbio che un insieme anche limitato di regole apporti quel minimo di ordine e sicurezza che sono indispensabili per muoversi in un ambiente ostile come quello della rete. Facilita l’accoglimento delle richieste BYOD e la loro integrazione all’interno dei sistemi aziendali, rete compresa, generando presso i collaboratori maggiore soddisfazione che deriva dal poter utilizzare i device che conoscono e preferiscono. Quanto queste policy siano oggi diffuse nel nostro Paese però possiamo solo stimarlo. IDC afferma che nel Regno Unito circa il 20-25% delle aziende prevede una qualche forma di governance del mobile, anche soltanto generici riferimenti al comportamento che il dipendente deve adottare nell’utilizzo dei device mobili riportati nel regolamento aziendale. Ma tutte le altre? La maggioranza sembrerebbe ancora lontana da qualche passo concreto. Anche se tra queste è probabile che una buona parte stia ragionando sul come correre ai ripari. La situazione italiana potrebbe assomigliare al quadro UK. La sicurezza raramente è al primo posto quando si tratta di elaborare una strategia di gestione dei mobile device (MD). Strategia che in genere non viene elaborata dall’IT ma dal management, che spesso ha altre scale di priorità rispetto all’IT. La situazione si complica quando a latitare sono le idee chiare. Prendiamo l’esempio del BYOD.

L’azienda potrebbe essersi già confrontata con le richieste provenienti dai propri collaboratori. Ma autorizzare l’utilizzo di device personali comporta una serie di valutazioni. E almeno, tre piani di analisi da considerare: costi e vantaggi per l’azienda, per l’IT (quali problemi di sicurezza da affrontare, soluzioni a disposizione, come agire sul personale) e per il collaboratore (modalità di utilizzo dello smartphone e limiti che l’azienda deve imporre, aspetti che potrebbero anche non collimare. Infatti, l’utente potrebbe non accettare controlli troppo invasivi sui propri device e dati personali, Snowden docet). Raggiungere un punto di equilibrio tra tutti questi aspetti potrebbe non essere agevole. Capita inoltre che l’azienda non sia in grado di mettere a fuoco le proprie esigenze. Riuscire a esprimere una posizione chiara – frutto di una matura consapevolezza sia degli obiettivi da raggiungere che delle risorse da allocare – è essenziale per fissare tempi e modi di realizzazione di un progetto d’integrazione mobile al proprio interno, che deve essere articolato su un sistema di controlli con almeno tre livelli di intervento: identificazione di utenti e dispositivi; configurazione, provisioning e protezione dei dispositivi. Tutte queste attività – che sono il cuore di quanto l’azienda dovrebbe riuscire a implementare per tutelare la sicurezza dei suoi dispositivi e gestirli all’interno della propria architettura IT – richiedono un intenso lavoro preparatorio, che ha molte più probabilità di portare al successo se almeno in parte è stato già svolto in precedenza. Ad esempio, nella gestione e messa in sicurezza di pc e server. Una buona base di competenze ed esperienze è di inestimabile valore per partire con un progetto di gestione dei MD. Se tutto questo è stato svolto con perizia, si può ipotizzare che anche la scelta della tecnologia più adatta al supporto dei propri obiettivi poggerà su basi solide.


#BYOD In sicurezza Gabriele Roberti @IDCItaly Il mercato #EMM in Italia vale 30 M di € nel 2014
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Come scegliere la tecnologia giusta

«Quando alle spalle c’è un lavoro di analisi puntuale delle proprie esigenze, dei mezzi a disposizione, degli obiettivi che si intendono raggiungere, allora anche individuare la tecnologia più adatta diventa più semplice» – concorda Alessio L. R. Pennasilico, membro del consiglio direttivo di CLUSIT. Certo, non sempre l’azienda è in grado di stabilire quali sono le proprie esigenze e di tradurle in un progetto aderente. Possono sorgere degli intoppi. Per esempio, la tecnologia che servirebbe, costa troppo. Oppure mancano le risorse per gestirla. Ma se si sa quel che si vuole, si è più pronti a cogliere le opportunità offerte dal mercato. Come l’offerta del carrier telefonico che a fronte di un investimento contenuto consente di portare a casa una soluzione in grado di far fronte benissimo alle proprie esigenze. Naturalmente, ogni opzione va valutata. Dipende dal contesto in cui ci si trova a operare. «Se io fossi l’AD di una società che produce missili, non mi piacerebbe sapere che una copia di tutte le email e della documentazione tecnica immagazzinata sui miei dispositivi mobili è stata salvata su un server dell’operatore telefonico» – osserva Pennasilico.

Senza dubbio, i MD sono a rischio. Secondo una ricerca di Trustwave, il 90% delle vulnerabilità rilevate sui pc è presente anche sui device mobili indipendentemente dal sistema operativo installato. Perdita e sottrazione dei dati, ddos e malware sono le minacce più pericolose e sono in continua evoluzione. Sappiamo che anche le app sempre più utilizzate dalle aziende sono insicure. E andrebbero prima testate. Là fuori si sta giocando una battaglia all’ultimo sangue per impadronirsi delle vulnerabilità “zero-day” e di quelle più redditizie. Se tutto questo non bastasse ancora, sappiamo che lo spionaggio può intercettare le chiamate e impadronirsi dei nostri dati. Le sfide come le opportunità di questo scenario fungono da potenti magneti per i vendor di soluzioni EMM. Buona parte delle loro strategie di comunicazione verte proprio sui vantaggi che la governance del mobile apporta, a partire dal soddisfacimento delle richieste della forza lavoro di utilizzare device che conoscono e apprezzano. Con immensa soddisfazione delle aziende, baciate da dosi supplementari di produttività e flessibilità a fronte di minori costi. Certo, dietro alle lusinghe del marketing c’è anche sostanza. Prova ne è la velocità con cui queste piattaforme evolvono. Tecnologie che da mere soluzioni a supporto del business si stanno trasformando in strumenti sempre più completi di gestione dei mobile device, anche dal punto di vista della sicurezza. Tuttavia, per le aziende orientarsi tra le pieghe di un’offerta in continua evoluzione non è semplice. Perché non lo è gestire la crescente complessità dell’ecosistema mobile. Perciò comprendere appieno le caratteristiche delle tecnologie EMM rappresenta già un bel passo avanti. In sintesi, consentono di gestire i mobile device, le applicazioni e i dati. Queste funzionalità fanno capo a moduli separati.

Per esempio, quello preposto alla gestione degli accessi al software e che consente di monitorare chi accede a cosa (applicazione) e da quale device, sia esso fornito dall’azienda o di proprietà del collaboratore prende il nome di MAM (mobile asset management). MDM (mobile device management) invece è la console dalla quale settare tutte le impostazioni di sicurezza sul device. Dall’impostazione della complessità delle password sino al wipe da remoto del device in caso di furto o smarrimento. Infine, il modulo MIM (mobile information management) consente di gestire e proteggere le informazioni, dai dati residenti sulla memoria del dispositivo a quelli in transito dal dispositivo mobile verso la rete. Il controllo può avvenire attraverso la creazione di una lista delle tipologie di dati che i device possono inviare sulla rete; oppure impostare livelli di controllo sulle info trasmesse. Per scrivere tutte queste regole servono idee chiare sin dall’inizio. Un lavoro preparatorio all’altezza. E perizia nell’impostazione sulla console. Aspetti che possono essere esaltati o frenati a seconda della soluzione scelta. E anche il tempo è un fattore importante da considerare. D’altra parte, stabilire a priori le risorse necessarie per selezionare il prodotto e capire quali attività organizzative mettere in campo affinché il prodotto scelto consenta di realizzare i propri obiettivi può non essere agevole. «In alcuni i casi, i progetti sono durati dei mesi perché dall’idea di gestire i dispositivi mobili è stato necessario svolgere una mole di lavoro preparatoria importante» – ci dice Pennasilico. Ma le cose possono anche prendere una piega diversa. «Ci sono aziende dove nel giro di pochi incontri, diluiti lungo l’arco di un mese, siamo riusciti a rispondere alle loro richieste. Non ci trovavamo di fronte a un’idea estemporanea. Il management aveva già fatto alcune scelte e alcuni prodotti erano stati valutati. Tutte le info utili erano disponibili. A questo punto, misurando tutti i KPI si arriva a identificare un prodotto che può essere quello adatto per i prossimi 3-5 anni» – sintetizza Pennasilico.


#EMM In sicurezza Matteo Masera di #PRES Come ottimizzazione le architetture di mobilità
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Le soluzioni EMM sono la risposta?

Il trend mobile va governato, non subito. Necessariamente con una propria strategia. Detto questo, ogni azienda fa storia a sé. Con le proprie esigenze e possibilità. Ogni realtà ha i suoi tempi per arrivare alla messa in campo della soluzione. Non ci sono tempi prestabiliti. Né percorsi obbligati. L’importante è essere consapevoli della complessità e dei pericoli connessi al mobile. è importante che l’azienda – come suggerisce IDC – analizzi il proprio “stadio di maturità” nel percorso evolutivo verso l’enterprise mobility. Mettere in campo progetti pilota, sperimentare, prepararsi è sempre preferibile all’immobilità o al muoversi per inerzia. Senza strategia e senza le giuste domande qualsiasi progetto è destinato a fallire. Detto tutto questo, nemmeno le soluzioni EMM sono la risposta univoca nella gestione dei mobile device. Se ci si chiede quanta sicurezza sono in grado di apportare queste soluzioni si rischia di finire fuori strada. Non perché non sia la domanda giusta da farsi. Tutt’altro. Il rischio è di non poter arrivare a una risposta univoca. Perché per apprezzare appieno le funzionalità delle tecnologie EMM è necessario che l’azienda/organizzazione abbia lavorato molto e bene prima. Sulle regole che gestiscono la propria realtà. E prima ancora sulle proprie persone. Anche e soprattutto in termini di sicurezza sui propri sistemi IT. Isolare queste soluzioni dal resto – e cioè dalla realtà in cui vanno a inserirsi – è un errore, che rischia di portare a un’errata valutazione delle potenzialità di queste tecnologie. Esponendosi così al rischio di non riuscirne a sfruttarne appieno le funzionalità. Al contrario, a patto di aver svolto con diligenza prima i propri compiti a casa, queste tecnologie possono aggiungere quel tassello di sicurezza a cui l’azienda non può rinunciare.

EMM: CENTRALIZZAZIONE, INTEGRAZIONE E OTTIMIZZAZIONE DELLE ARCHITETTURE DI MOBILITÀ

Per Matteo Masera, direttore commerciale di PRES, il posto di lavoro attuale richiede, e sempre più richiederà, un approccio combinato tra lavoratori in ufficio e lavoratori connessi da remoto, siano essi dipendenti, fornitori, consulenti o partner. «Questa nuova concezione del posto di lavoro – spiega Masera – ha un fortissimo impatto architettonico e tecnologico sulla progettazione e sulla realizzazione dei nuovi uffici e dei sistemi che potranno garantire i servizi necessari». Non solo. «Finora le soluzioni implementate dai diversi Vendor, e quindi dai clienti, hanno risposto alle singole necessità che di volta in volta sorgevano. Per questo oggi i clienti si trovano a dover gestire una elevata complessità per poter gestire le diverse piattaforme, necessità e autorizzazioni degli utenti.

Con il BYOD si è iniziato a dare una risposta di semplificazione, ma non si è arrivati a una vera e unica piattaforma di gestione della mobilità. «Le soluzioni EMM si propongono invece come veri e propri sistemi di orchestrazione e configurazione delle architetture di mobilità, sommando ai sistemi BYOD i sistemi MDM, e permettendo così di gestire centralmente tutte le policy, assicurando l’integrità di tutti i sistemi che si collegano in qualunque modo alla rete. Con i sistemi MDM, la mobilità viene gestita da un unico tool, permettendo e facilitando la creazione di policy coerenti per tutti i device, a parità di profilo, e abbattendo così i costi di gestione».

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L’azienda si sposta https://www.datamanager.it/2015/07/lazienda-si-sposta/ Tue, 07 Jul 2015 12:06:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=80205 Un convegno IDC esplora, insieme a un gruppo di vendor e service provider, le opportunità e le problematicità del mobile business in un contesto di adozione ormai in linea con le medie europee La mobilità, del lavoratore e delle informazioni, non è più uno scenario futuribile ma una realtà con cui le imprese devono fare […]

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Un convegno IDC esplora, insieme a un gruppo di vendor e service provider, le opportunità e le problematicità del mobile business in un contesto di adozione ormai in linea con le medie europee

La mobilità, del lavoratore e delle informazioni, non è più uno scenario futuribile ma una realtà con cui le imprese devono fare i conti fin da oggi. A Bologna con Mobiz, Mobility Forum 2015, IDC cerca di fare il punto, insieme a un gruppo di partner dell’industria della tecnologia, dell’integrazione e della sicurezza, sullo stato dell’arte del mobile business italiano. Tutti d’accordo sulle grandi opportunità – di innovazione e crescita – offerte da un lavoro che con le sue attività e relazioni non è più vincolato al tradizionale spazio della scrivania in ufficio. Ma gli analisti IDC, a Bologna rappresentati da Daniela Rao, Tlc Research & Consulting Director e Gabriele Roberti, Senior Research & Consulting Analyst, che hanno aperto la mattinata, avvertono anche che tutte queste opportunità non si possono cogliere senza pianificare una strategia di trasformazione su misura, che parta dalle specificità di un’impresa e dai suoi punti di forza, per delineare la corretta modalità di adozione. Con in mente un preciso obiettivo: non limitarsi a “mobilizzare” le procedure che l’azienda pratica da sempre, ma reingegnerizzare questi processi sulla base di tecnologie che abilitano un diverso modo di lavorare.

Videointervista a Giampiero Savorelli, PC Category Director, HP Printing & Personal Systems Group

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Videointervista a Giampiero Savorelli, HP
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«Il comparto delle soluzioni hardware e software per la mobilità» ha detto Roberti in apertura del convegno, «continua ad avere andamenti positivi. Se è vero che device considerati ormai tradizionali, come smartphone e tablet, nell’ultimo anno crescono in modo meno marcato, ciascuno del 5%, è molto cresciuto in questo ultimo anno l’interesse nei confronti dei cosiddetti “due in uno”, i portatili convertibili e utilizzabili come tablet che crescono del 38%.» Al tempo stesso, ha ricordato l’analista, solo un dispositivo su cinque può essere ufficialmente considerato “aziendale”: la mobilità è considerata dal singolo lavoratore come una sorta di diritto e prerogativa individuale. In Italia vengono ormai censiti oltre 30 milioni di dispositivi mobili, con una decina di milioni di potenziali lavoratori, in continua crescita (ormai oltre il 70 dei lavoratori si trova a operare anche fuori dall’ufficio o con apparati mobili), questo significa che ognuno, in media, ha in tasca tre o quattro device.

Videointervista a Peter Elmer, Security Engineer, Check Point Software Italia

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Videointervista a Peter Elmer, Check Point Software Italia
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Come governare il fenomeno? Roberti ha ricordato che persino sul piano normativo, le ultime disposizioni sul jobs act prevedono la possibilità di instaurare un rapporto diverso, più specifico, tra impresa e dipendenti mobili. Questo determina un terreno molto favorevole alla messa in atto di misure di trasformazione, che di fatto stanno già avvicinando l’Italia a una soglia di adozione di app enterprise molto vicina alle medie europee: almeno una azienda su cinque ha già dotato di applicazioni la propria forza lavoro, con un predominio di app di tipo finanziario, CRM o più specificatamente settoriali. «Ci sono quattro aree di interesse nell’immediato – ha concluso Roberti. Una si riferisce alle modalità di gestione di apparati e app nell’ambito delle attività professionali e qui si sta osservando una fase interessante, di passaggio da un approccio Byod, in cui sostanzialmente il lavoratore continua a usare il proprio apparato, a un più moderno, e in linea con la tradizione, Cope: corporate owned, personal enabled.» Altre tematiche riguardano la produttività del lavoro mobile, la sicurezza e la compliance e un conseguente spostamento dell’asse di focalizzaione. Dal dispositivo in sè, al contenuto cioè le applicazioni e i dati, in una ottica culturalmente più “cloud”.

Videointervista a Fabrizio Falcetti, Business Program Manager, Fujitsu Italia

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Videointervista a Fabrizio Falcetti, Fujitsu Italia
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Dopo Roberti è intervenuta Daniela Rao, che ha subito sottolineato, a corollario dell’introduzione del collega, l’importanza in Italia e in Europa, del mercato delle soluzioni di Mobile device management. «Nel 2018, IDC stima che questo mercato varrà 405 milioni di euro» ha detto la responsabile del settore Tlc che si è poi soffermata sull’argomento del ciclo di maturità delle strategie di trasformazione digitale. «Anche qui, le aziende italiane si dimostrano abbastanza allineate alle medie continentali – ha detto la Rao. Le differenze si rilevano soprattutto a livello di dimensione delle organizzazioni: le piccole imprese sono effettivamente in una fase più arretrata». Il modello di studio applicato da IDC è suddiviso in cinque fasi, partendo dalle situazioni in cui la mobilità viene adottata in modo molto sporadico, a richiesta, passando poi per lo stadio “opportunistico”, quello della “ripetibilità” delle soluzioni, dello scenario ormai sotto controllo, “managed” e infine la fase dell’uso pienamente ottimizzato. «È da notare come soprattutto nelle fasi due e tre, l’azienda che si trasforma registra il maggior boost in termini di aumento di produttività e ritorno sugli investimenti. Se ormai le grandi imprese in Europa si avvicinano mediamente alla quarta fase, le piccole sono un po’ indietro, già oltre la due ma con un parte importante di cammino ancora da percorrere».

Videointervista a Carmine Stragapede, Direttore Generale, Intel Italia

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Videointervista a Carmine Stragapede, Intel Italia
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Questo significa, ha concluso la Rao, che per il mondo imprenditoriale italiano restano ancora cinque anni di navigazione “sulla frontiera della rivoluzione”. Per i CIO e i responsabili delle tecnologie all’interno delle imprese, le principali aree di impegno saranno rappresentate dalle necessità di integrazione negli ambienti legacy, dalla sicurezza e compliance, nonché dalla compresenza di ambienti operativi diversi, dalle decisioni sui modelli Byod o Cope, dalla personalizzazione e la reingegnerizzazione delle app. «Saranno cinque anni in cui i giochi non potranno dirsi definitivamente chiusi. Assisteremo ancora a una certa frammentazione di iniziative, si creeranno molte opportunità per i vendor, i solution provider, gli sviluppatori di applicazioni. Uno scenario stimolante che si aprirà certamente a fenomeni tutti da esplorare.»

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Enterprise of Everything. E individui iperconnessi https://www.datamanager.it/2015/03/enterprise-of-everything-individui-iperconnessi/ Tue, 17 Mar 2015 08:46:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71050 Dal 2014 al 2015, il settore delle telecomunicazioni ci proietterà sempre di più in una “digital life”, andando a trasformare non solo la nostra sfera personale ma anche la nostra vita aziendale All’inizio dello scorso anno, il settore delle telecomunicazioni era dominato da pochi, ma grandi temi. In primis la guerra dei prezzi, che per […]

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Dal 2014 al 2015, il settore delle telecomunicazioni ci proietterà sempre di più in una “digital life”, andando a trasformare non solo la nostra sfera personale ma anche la nostra vita aziendale

All’inizio dello scorso anno, il settore delle telecomunicazioni era dominato da pochi, ma grandi temi. In primis la guerra dei prezzi, che per molti mesi è stata la vera protagonista delle offerte dei diversi operatori, tesi ad accaparrarsi il maggior numero di clienti, agendo quasi esclusivamente sulla leva prezzo. La promozione dei maggiori operatori si concentrava sul maggiore volume di traffico nei bundle e su qualche timido azzardo sui contenuti. I ricavi per la navigazione, in costante crescita, non riuscivano a compensare la discesa dei servizi tradizionali, osteggiati da un forte effetto di sostituzione dei nuovi servizi OTT, abilitati proprio da Internet. Nelle aziende, la mobility stava creando opportunità di maggiore produttività e sfide per la gestione, con un network – sullo sfondo – che cercava di tenere il passo in un ambiente in continua evoluzione. Infine, il grande dibattito di interesse comune sulla rete, divisa fra Agenda Digitale, investimenti privati e pubblici, e possibile scorporo da parte di Telecom Italia.


Gabriele Roberti @IDCItaly : Il 2015 sarà l’anno della #DigitalLife
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La fotografia è mutata negli ultimi sei mesi. I telco hanno razionalizzato le loro offerte, puntando su convergenza di servizi di rete fissa e mobile, e sull’introduzione di contenuti e servizi, a supporto di una proposizione fondata sulla qualità e la velocità della rete. Proprio alla rete sono stati dedicati i numerosi annunci (in alcuni casi, quasi a rincorsa) da parte degli operatori, riguardanti gli investimenti stanziati e la copertura di volta in volta raggiunta dalle reti broadband e ultra broadband sia sul fisso (Fiber-to-the-Home, Fiber-to-the-Cabinet) sia sul mobile (4G, LTE Advanced).


Gabriele Roberti @IDCItaly : #TLC Cloud e M2M/IoT per l’offerta B2B
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La rete come chiave di volta

Il dibattito pubblico riguardante la rete non si è placato, malgrado accelerazioni e frenate, ma a quella di Telecom Italia si è recentemente aggiunta quella di Metroweb.

Nei prossimi anni, la rete sarà la chiave di volta, non solo per gli obiettivi fissati per il 2020 (il 100% degli italiani raggiunto dalla rete a 30 Mbps e l’85% da quella a 100 Mbps); per garantire a un numero sempre crescente di clienti, consumatori e imprese, un’esperienza utente consistente e continua, sono necessari investimenti. Proprio a fine 2014, il Governo si è impegnato a mobilitare oltre sei miliardi di euro tra fondi europei, regionali e per lo sviluppo e coesione nell’arco del periodo 2014-2020 e ha presentato il piano di Crescita Digitale per banda larga, smart city, fascicolo sanitario elettronico e trasporto pubblico intelligente, contenente anche iniziative per la razionalizzazione dell’informatica delle pubbliche amministrazioni, connettività per scuole, ospedali e altri edifici pubblici. È quindi evidente come lo sviluppo della banda larga non sia solo una questione “privata” fra grandi operatori, ma abbia una rilevanza non solo nazionale ma europea.


Gabriele Roberti @IDCItaly : Nel 2015, anche #wearables e #M2M cambieranno i processi
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Nuove strategie

Tuttavia, il consolidamento fra grandi player del mercato delle telecomunicazioni, che proprio in Europa nel 2014 ha avuto grande spinta, in Italia non è avvenuto. Ciò che avverrà, invece, è un consolidamento dell’offerta al cliente. Sul mercato consumer, i maggiori operatori si orienteranno sempre più al quadruple play, includendo nei pacchetti offerti voce e Internet su rete fissa, su rete mobile, e contenuti tv/video on demand, con l’intento di intercettare la gran parte della spesa del consumatore per la comunicazione e l’intrattenimento.  Il mercato non è nuovo all’offerta di servizi tv da parte degli operatori di telecomunicazioni; tuttavia, quest’anno nuovi player e nuove tipologie di offerta entreranno prepotentemente nell’arena competitiva, cercando di mutarne gli equilibri. Le partnership fra i provider saranno fondamentali per lo sviluppo di quest’area di mercato.

Nel 2015, quindi, le piattaforme di contenuti e la navigazione ultra broadband la faranno da padrone. Mentre sulla rete fissa, l’attenzione sarà rivolta alle offerte in fibra, sulla rete mobile vedremo svilupparsi nuovi modelli di offerta componibili, che daranno al cliente la possibilità di personalizzare il proprio bundle. È evidente come la strategia non sia più quella di acquisire nuovi clienti, ma di trattenere (e rendere felici) quelli che si hanno. Sul mercato business, gli operatori cercheranno invece di offrire servizi gestiti a completamento della connettività, fissa e mobile, ponendosi come unico interlocutore. Le principali novità per le imprese, soprattutto medie e grandi, saranno nell’offerta di servizi cloud e M2M/IoT a supporto dei processi e di nuovi modelli di business. Gli operatori saranno abilitatori di questa offerta, ma non si può dimenticare che senza una connessione affidabile questi servizi innovativi non potranno funzionare.


Gabriele Roberti @IDCItaly : #Automazione e #virtualizzazione il mantra per le reti aziendali
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La digital life a casa

Il 2015 sarà l’anno della Digital Life in cui oggetti connessi, wearable device e mobile payment avranno forti impatti nella vita di tutti i giorni. Il portafoglio, i documenti, i telecomandi e le chiavi saranno sostituiti da smart device e, in alcuni casi, da parti del nostro corpo, grazie al rilevamento di parametri biometrici. Queste tecnologie si faranno notare anche in ambiti come il proximity e personalized marketing, guidando i nostri comportamenti d’acquisto e l’esperienza utente. Come abbiamo potuto vedere in gennaio al CES di Las Vegas, l’individuo si muoverà in un ambiente iperconnesso dove tutto, dall’automobile al frigorifero, sarà orientato alla comunicazione e allo scambio di informazioni. Vale la pena dire che i telco devono ancora trovare la collocazione più appropriata nell’ecosistema e nella catena del valore dell’Internet of Things. Nel 2015, li vedremo però ritagliarsi una posizione come aggregatori di servizi e tecnologie, forti della relazione con il cliente.


Gabriele Roberti @IDCItaly : Il manager di rete diventa “network competence leader”
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…e nelle aziende

Le stesse tecnologie che cambieranno la vita privata sono pronte a rivoluzionare la vita aziendale. Da anni, abbiamo imparato a conoscere la consumerizzazione, vista come utilizzo di smartphone e tablet privati per scopi professionali. Nel 2015, anche wearables e M2M cambieranno i processi e ne abiliteranno di nuovi a sostegno del business. La collaborazione si allargherà alla business community, con strategie di enterprise mobility evolute che si apriranno all’esterno dell’azienda, guardando in modo particolare alla sicurezza del dato e alla gestione di app aziendali. Per fare ciò, tuttavia, saranno necessari il coordinamento di tutti gli stakeholder, dall’IT, alle LoB, fino al top management.Le reti aziendali dovranno evolversi di conseguenza. Automazione, virtualizzazione e ottimizzazione saranno dei “mantra”: il paradigma delle software defined networks inizierà a diffondersi oltre ai dipartimenti IT e ai datacenter aziendali. Queste tecnologie cambiano il modo di lavorare e spingono alla collaborazione e ad affrontare la complessità tecnologica con un approccio multidisciplinare. Tuttavia, l’approccio DevOps, che nelle aziende italiane è già applicato informalmente, troverà ancora alcune barriere legate a tematiche di riorganizzazione e riallocazione delle risorse. Anche il network manager dovrà cambiare il suo ruolo, passando da gestore dell’infrastruttura tecnologica a “network competence leader”.


Gabriele Roberti @IDCItaly : Nel 2015, servizi e soluzioni tlc in lieve contrazione
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Il mercato

Nel 2015, il mercato dei servizi e delle soluzioni tlc vedrà una lieve contrazione, prima della definitiva ripresa nel 2016. I servizi tradizionali (voce fissa, voce mobile, SMS) continueranno a perdere valore in modo significativo, parzialmente compensati dai servizi dati, che anche nel 2015 vedranno crescite interessanti, sul fisso e in particolar modo sul mobile. Tutto il reparto device ed equipment tornerà a crescere, spinto sia dagli investimenti degli operatori per l’aggiornamento e l’espansione della rete sia dall’aggiornamento delle reti aziendali, in cerca di flessibilità e scalabilità.

I mobile device vedranno una lieve decrescita: il mercato è ormai maturo e saturo, soprattutto sulla fascia alta. Il calo delle vendite di telefoni mobili tradizionali continuerà, mentre le vendite di smartphone, in media, cresceranno in modo meno rilevante rispetto al passato. Sono gli smartphone di fascia media (80-150 euro) a crescere in modo molto rilevante mentre nella fascia alta, da tempo presidiata dai principali vendor, le vendite saranno spinte dalla sostituzione dei device, con un forte effetto moda.

Gabriele Roberti, senior research analyst – IDC Italia

 

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Le Telco nel triangolo amore e odio https://www.datamanager.it/rivista/le-telco-nel-triangolo-amore-e-odio-56380.html Thu, 17 Jul 2014 15:56:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58544 Telco, device vendor e OTT: le relazioni fra questi tre attori sono quelle di un triangolo, in cui ognuno dei tre ha un forte bisogno degli altri due. In questo caso, però, non c’è solo attrazione: ogni attore è legato agli altri anche da una forte conflittualità di Gabriele Roberti, senior research analyst – IDC […]

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Telco, device vendor e OTT: le relazioni fra questi tre attori sono quelle di un triangolo, in cui ognuno dei tre ha un forte bisogno degli altri due. In questo caso, però, non c’è solo attrazione: ogni attore è legato agli altri anche da una forte conflittualità

di Gabriele Roberti, senior research analyst – IDC Italia

Facciamo un passo indietro di qualche mese. Lo scorso febbraio, a Barcellona, si è tenuto il Mobile World Congress 2014, l’evento che ha sempre rappresentato il presente e il futuro prossimo delle telecomunicazioni. La fiera più importante del settore, che per molti anni ha avuto come tema centrale il business delle telecomunicazioni mobili, quest’anno ha concentrato l’attenzione sul mondo connesso e sull’internet “always on”. Gli attori principali, tuttavia, sono stati da una parte i produttori di device, con i nuovi smartphone, tablet e wearable device, e dall’altra gli Over-The-Top, mentre gli operatori hanno avuto meno importanza che in passato.

La trasformazione in atto nel settore si legge chiaramente nei risultati del mercato dei servizi di telecomunicazioni in Italia: nel 2013, a fronte di una flessione complessiva dei ricavi delle Telco intorno al 10%, principalmente dovuto al proseguire della battaglia competitiva, il 48% dei ricavi per telecomunicazioni di rete fissa e il 34% dei ricavi di rete mobile sono stati legati a servizi dati e accesso a larga banda. Nel 2014, è prevedibile per il totale mercato una più lieve contrazione, con una quota di ricavi per dati/Internet in crescita, rispettivamente al 49% per la rete fissa e al 36% per la rete mobile. Tutto a discapito dei servizi tradizionali voce e sms.

Evoluzione tecnologica

L’evoluzione della tecnologia negli ultimi anni ha modificato in modo radicale l’ecosistema competitivo e i rapporti fra chi opera in questo mercato. È possibile identificare tre tipologie di attori: le Telco, che offrono servizi di telecomunicazioni di rete fissa e mobile al cliente finale, gestendo la complessità tecnologica e finanziaria che la rete comporta; i vendor di device, che forniscono prodotti sempre più avanzati e sofisticati a un pubblico molto esigente; gli OTT (Over-The-Top), che realizzano contenuti e servizi software sfruttando le potenzialità dei device e delle reti.

Le relazioni fra questi tre attori sono quelle di un triangolo, in cui ognuno dei tre protagonisti ha un forte bisogno degli altri due. In questo caso, tuttavia, non c’è solo attrazione: ogni protagonista del triangolo è legato agli altri anche da una forte conflittualità. Le Telco cercano di differenziare la propria offerta con pacchetti che includono, oltre a connettività, device e servizi come cloud e contenuti a valore aggiunto. I vendor sfruttano le Telco come principale canale distributivo dei prodotti e cercano di creare un lock-in con i clienti attraverso piattaforme proprietarie di contenuti e messaggistica. Gli OTT, infine, sfruttano i device e le reti per distribuire contenuti che generino ricavi non condivisi con gli altri attori nel triangolo. Inoltre alcuni servizi OTT sono sostitutivi di quelli offerti dalle Telco sulle reti tradizionali. E sono pressoché gratuiti per gli utenti che possiedono un piano dati.

 Modelli di business

In questo ecosistema, i modelli di business sono molto cambiati: strutture di costo e investimenti sono sempre più sbilanciati verso gli attori che operano in mercati locali regolamentati, mentre una parte crescente dei ricavi, generata tramite l’advertising, non è più riconducibile agli utenti finali. L’arena competitiva, inoltre, non è più soltanto locale: mentre le Telco, legate alla propria rete, operano in un contesto nazionale e solo recentemente hanno iniziato un processo di consolidamento a livello europeo, vendor e OTT operano a livello globale.

Ognuno dei tre attori del triangolo nei prossimi due anni dovrà decidere come e se estendersi verso uno degli altri due vertici o se continuare a difendere la sua area storica, cercando di adattarsi alla progressiva evoluzione dell’ecosistema competitivo, che vedrà passare di mano i profitti, contrarsi la crescita dei ricavi generati dalle vendite di device e di servizi agli utenti finali, aumentare i ricavi per pubblicità e, solo in prospettiva, stabilizzarsi i ricavi per la connettività a banda larga.

Lo scenario italiano

In Italia, lo scenario delle telecomunicazioni vedrà l’inizio di un nuovo ciclo, caratterizzato ancora da una fase di contrazione e dalla ricerca di nuovi modelli di business.

Il dibattito sullo sviluppo delle reti di nuova generazione proseguirà, con la ricerca di nuove fonti di finanziamento e nuovi piani di sviluppo, in cui il ruolo dei soggetti pubblici è ancora tutto da chiarire.

Il mercato dei servizi di telecomunicazioni vedrà accordi e partnership fra i diversi protagonisti, soprattutto per l’evoluzione dell’offerta, anche dei mobile virtual network operator (MVNO), mentre restano molte incertezze sul processo di consolidamento fra le Telco. Nella seconda parte del 2014, vedremo probabilmente l’armistizio nella guerra dei prezzi e la battaglia competitiva si sposterà su modelli di pricing e di offerta di larga banda, contenuti e convergenza fisso-mobile. I volumi di traffico dati continueranno a crescere: qualità e velocità delle connessioni avranno sempre più importanza, richiedendo maggiori investimenti su fibra e LTE, la cui copertura raggiungerà nel medio termine oltre la metà della popolazione.

Continuare a investire per lo sviluppo di reti ultrabroadband sarà fondamentale, non solo per presidiare la domanda di connettività, ma soprattutto come “condicio sine qua non” per entrare nella catena del valore dei servizi innovativi di Multiscreen Consumer, Business Convergent Networks e M2M-IoT.

Alla ricerca di equilibrio

Sotto la pressione degli OTT e dei vendor, le Telco continueranno a cercare un più stabile equilibrio nel triangolo descritto, con alleanze e nuove soluzioni, per entrare nella catena del valore dei servizi innovativi e cercare di stabilizzare i ricavi. Nel 2014 e nel 2015, il mercato dei servizi di telecomunicazioni vedrà ancora una flessione, ma si attenuerà la contrazione del valore dei servizi di rete mobile e fissa, grazie ai maggiori ricavi per i servizi dati. Il mercato dei servizi di rete mobile vedrà un’attenuazione della battaglia competitiva, ma la crescita dei ricavi per accesso a Internet non sarà sufficiente a stabilizzare i ricavi delle Telco. Le proposte di bundle con traffico voce illimitato domineranno ancora il mercato, mentre solo nel medio termine l’offerta dati mobili 4G e contenuti le vedrà differenziarsi e sperimentare nuove tariffe.

Smart device

Gli smart device continueranno a crescere: le vendite di smartphone, in termini di unità, aumenteranno e nel corso dei prossimi quattro anni spariranno dal mercato i basic mobile phone, mentre i ricavi per le vendite saranno più contenuti rispetto ai due anni precedenti. In prospettiva, le vendite saranno caratterizzate da una maggiore presenza di smartphone a prezzi medio bassi ma il mercato italiano continuerà a essere molto sensibile ai prodotti di fascia alta, che continueranno a rappresentare uno status symbol. Fra i tablet, quelli con schermo fra gli 8 e i 10 pollici traineranno il mercato, ma saranno insidiati dai phablet, visti come punto di convergenza per portabilità e user experience. Nel breve, nonostante la novità, i wearable device non saranno ancora un fenomeno diffuso, ma contribuiranno a differenziare l’offerta di prodotti fra i quali il consumatore dovrà orientarsi. L’offerta dei servizi di rete fissa evolverà verso il quadruple-play con Internet ultrabroadband, traffico voce nazionale e internazionale, convergenza di servizi fisso-mobile e servizi aggiuntivi (cloud, contenuti, video e TV). I ricavi per i servizi dati, nell’arco del prossimo anno, tenderanno alla stabilità: la qualità e la velocità della connessione, soprattutto per i servizi in fibra (FttH e FttC) saranno i fattori differenzianti. Nelle case degli italiani, intanto, si moltiplicheranno gli schermi usati anche simultaneamente, ed evolverà ancora la dieta mediatica dei consumatori, che spenderanno sempre più tempo nell’interazione su mobile device che davanti a TV, pc e media tradizionali.

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