Giampiero Savorelli – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:50:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Giampiero Savorelli – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 IDC Mobiz 2017, il punto sulla “augmented mobility” https://www.datamanager.it/2017/04/idc-mobiz-2017-punto-sulla-augmented-mobility/ Wed, 05 Apr 2017 08:36:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122535 Un parterre de rois per l’ormai irrinunciabile appuntamento organizzato da IDC per decifrare i cambiamenti e le tendenze della mobility, che si allarga dai tradizionali smartphone e tablet per inglobare sempre più i wearable, l’augmented reality e l’Internet of Things Il dato è sicuramente interessante, anche perché riguarda già il prossimo anno. È infatti nel […]

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Un parterre de rois per l’ormai irrinunciabile appuntamento organizzato da IDC per decifrare i cambiamenti e le tendenze della mobility, che si allarga dai tradizionali smartphone e tablet per inglobare sempre più i wearable, l’augmented reality e l’Internet of Things

Il dato è sicuramente interessante, anche perché riguarda già il prossimo anno. È infatti nel 2018 che, secondo IDC, la spesa in mobility delle aziende di tutto il mondo arriverà ad assorbire fino alla metà del budget IT. Anche tenendo conto che per “mobility” si intende complessivamente la spesa in hardware, software, servizi e connettività, il risvolto è comunque interessante, ed è anche per questo che si può tranquillamente parlare di “ever-connected enterprise”. Che poi era il tema al centro dell’edizione di quest’anno dell’evento IDC Mobiz, tenutosi a Milano a marzo e ribattezzato “Mobility of everything Forum”, proprio a voler sottolineare la tendenza oggi sempre più conclamata, che vede l’estensione dell’ecosistema aziendale mobile dai tradizionali device quali smartphone e tablet, ai wearable, all’Augmented Reality e all’Internet of Things. È questo il fenomeno che, ha spiegato IDC, sancisce il passaggio dal concetto di “mobile enterprise” a quello di “ever-connected enterprise”: un nuovo modello di azienda dove device, sensori, piattaforme intelligenti e persone alimentano una rete in grado di ampliare gli orizzonti applicativi e aumentare il flusso delle informazioni dalle quali trarre sempre più valore di business.

Verso la “augmented mobility”

Con queste premesse, e arricchito dalla presenza sul palco di testimonial del calibro di HPE Aruba, Google Cloud Italy, Samsung, HP Italia e BroadVision, per citarne solo alcuni, Mobiz si è confermato anche nella sua edizione 2017 tra gli appuntamenti più gettonati per comprendere i cambiamenti e le tendenze della mobility, definita nel corso dell’evento come “augmented mobility”, proprio per la compresenza di numerosi tipi di device e di opzioni. Tanto per fare un esempio, citando i dati della IDC Enterprise Mobility Survey del gennaio 2017, Gabriele Roberti, TLC Research & Consulting Manager di IDC Italia, ha evidenziato come solo il 7 per cento delle aziende oggi non fa uso di alcuna app mobile, mentre il 14 per cento ne ha più di 7, e un quasi ex-aequo ne ha da 1 a 3 (il 40 per cento) e da 4 a 6 (il 39 per cento). Tra i processi gestiti tramite app, spiccano il Time reporting, nel 60 per cento dei casi, il servizio fuori azienda al 54, le risorse umane al 52, le Business Intelligence al 51 e il CRM al 48 per cento.

App in raddoppio il prossimo anno

Si tratta come si può notare di processi attinenti ad aspetti fondamentali della vita aziendale, ed è per questo che non stupisce l’ulteriore dato evidenziato dagli analisti di IDC, secondo il quale entro il 2018, cioè ancora una volta da qui a un anno, il numero delle app mobili in uso nelle aziende di tutto il mondo raddoppierà, con un trend dettato anche dalla spinta all’adozione di app mobili da parte delle linee di business. Anche questo contribuirà ad alzare il livello delle sfide che l’IT dovrà affrontare in termini di gestione della complessità e della sicurezza. Ma non solo: la conclusione di IDC è che i trend in corso faranno emergere anche la necessità di una integrazione tra IT e business per il successivo stadio d’evoluzione imposto dall’augmented mobility: il passaggio da progetti isolati a strategie enterprise-wide e omni-experience. Infine, su una scala più ampia, IDC non ha mancato di sottolineare che bisogna sempre più tenere conto dell’impatto dell’Internet of Things, che farà in modo che il prossimo decennio dell’innovazione sposterà il focus dai device alle reti, con il 5G in pole position per unire i due mondi della mobility e dell’IoT.

Videointerviste raccolte durante l’evento

Videointervista a Daryoush Goljahani, Google Cloud Italy: dal mobile alla mobility


Videointervista a Daryoush Goljahani, Google Cloud Italy
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Videointervista a Stefano Brioschi, HPE Aruba: mobility, cloud e Internet Of Things


Videointervista a Stefano Brioschi, HPE Aruba
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Videointervista a Giampiero Savorelli, HP Inc: collaboration, mobility e security


Videointervista a Giampiero Savorelli, HP Inc
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Videointervista ad Antonio La Rosa, Samsung: gamma completa anche nella sicurezza


Videointervista Antonio La Rosa, Samsung
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Cresce la voglia di mobile https://www.datamanager.it/2016/07/cresce-la-voglia-mobile/ Wed, 06 Jul 2016 08:37:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105033 Persone, dispositivi, applicazioni. Anche in Italia si stanno imponendo i modelli lavorativi della mobilità totale. IDC Mobiz 2016 esplora le esigenze della Enterprise of Everything Torna a Milano “Mobiz”, il forum che annualmente IDC dedica all’analisi del mercato della mobilità aziendale, fornendo ogni volta numeri e indicazioni interessanti. L’edizione 2016 ha avuto un particolare focus sui dispositivi […]

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Persone, dispositivi, applicazioni. Anche in Italia si stanno imponendo i modelli lavorativi della mobilità totale. IDC Mobiz 2016 esplora le esigenze della Enterprise of Everything

Torna a Milano “Mobiz”, il forum che annualmente IDC dedica all’analisi del mercato della mobilità aziendale, fornendo ogni volta numeri e indicazioni interessanti. L’edizione 2016 ha avuto un particolare focus sui dispositivi e ha visto non a caso la partecipazione di tre sponsor, HP, Dell e Intel, schierati in prima linea sul tema dell’evoluzione dal classico modello del lavoro svolto essenzialmente alla scrivania verso quella che ormai viene definita Enterprise of Everything, la cui forza lavoro è sempre più radicata sul campo, remotizzata e bisognosa di strumenti che facilitino la collaborazione e la possibilità di accedere ai dati – sempre più un motore dell’economia – in modo affidabile e sicuro ma senza alcun vincolo geografico o di interfaccia.

Gabriele Roberti, TLC Research & Consulting Manager di IDC, ha aperto il simposio citando i “tre cardini” della mobilità aziendale: dispositivi, persone e applicazioni. Dal censimento del mercato italiano dei dispositivi aziendali emerge una prima misura del potenziale di mobilità delle nostre imprese. «Nel 2015 registriamo 5,6 milioni di dispositivi acquistati per usi professionali, quasi il 40% sono ancora pc, fissi o notebook, il resto sono smartphone e tablet». Nel 2020, prosegue Roberti, le stime IDC parlano di 7,2 milioni di device. La quota di personal computer si ridurrà ulteriormente e la novità sarà costituita dai dispositivi “indossabili” che dovrebbero contare per il 12% dell’intero mercato».

Ma sono i numeri relativa a forza lavoro e peso strategico delle mobile app a parlare di un’impresa sempre meno legata ai tradizionali aspetti del lavoro d’ufficio. «Oggi in Italia ci sono 9,9 milioni di lavoratori mobili, il 44% della forza lavoro. Nel 2020 saranno 18,6 milioni, praticamente due terzi di una forza lavoro che vedrà una quota pari al 13% di lavoratori “home based” cioè completamente remotizzati». Infine la mappatura delle app mobili, che secondo Roberti «interessano in un modo o nell’altro nove aziende italiane su dieci». Scendendo in dettaglio, dalle indagini IDC emerge una percentuale del 60% di aziende che hanno avviato lo sviluppo interno di applicazioni mobili, mentre nel 65% dei casi è diffuso l’impiego delle applicazioni disponibili oggi sui vari “store” accessibili dal web pubblico. «Nel 32% dei casi sono applicazioni B2B, ma più o meno la stessa percentuale riguarda aziende che utilizzano le mobile app per la loro relazione con i clienti. Il 38% le usa in ambito B2E, per interagire con i fornitori. Comincia anche a essere piuttosto variegata la tipologia delle applicazioni mobili. Si va dalla produttività personale alla gestione di agende e altre informazioni personali. Le crescite più significative, rileva Roberti, riguardano la collaborazione e i processi aziendali, in particolare nel campo della gestione delle risorse umane, con punte molto interessanti nei due filoni del field service management e dei processi customer facing, come il CRM o la sales forces automation.

Videointervista a Riccardo Canetta, Regional Sales Director Italy, Turkey and Greece, MobileIron

riccardo canetta mobileiron


Videointervista a Riccardo Canetta, MobileIron
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Con il graduale diffondersi della cultura delle mobile app in azienda cresce in modo considerevole l’esigenza di soluzioni capaci di gestire i dispositivi mobili e il loro contenuto informativo e applicativo. «Abbiamo cominciato da esigenze molto basic» ha detto per esempio Riccardo Canetta, di MobileIron, leader indipendente nel mercato del mobile device management. «Ma oggi una soluzione Mdm non può limitarsi alla configurazione degli account di posta. La forza lavoro mobile chiede di poter creare intorno alle app sui dispositivi una bolla virtuale che rende possibile la collaborazione e la messa in sicurezza di tutte le informazioni».

Videointervista a Livio Pisciotta, Client Solutions Marketing Manager, Dell Italia

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Videointervista a Livio Pisciotta, Dell Italia
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Dell e HP hanno entrambe perorato la causa del cambiamento a livello di infrastrutture client. Per Livio Pisciotta, client solutions marketing manager di Dell, «negli ultimi cinque anni qualunque fattore di forma pc è diventato più leggero, sottile, robusto e flessibile grazie agli approcci 2-in-1. Per rispondere alle sfide della mobilità forse è arrivato il momento di vedere che cosa offre oggi il mercato». Sulla stessa lunghezza d’onda Giampiero Savorelli, personal systems buisness director di HP Italy, che sottolinea l’importanza di un design creativo e rispettoso delle vere esigenze dei clienti. «Design non significa solo eleganza, ma anche efficacia, affidabilità, autonomia delle batterie» ha detto Savorelli fornendo poi una anticipazione delle caratteristiche della nuova famiglia Elite x3, pioniere del cosiddetto 3-in-1: un unico dispositivo che fonde tutti i vantaggi in termini di produttività di un tablet, l’elevata connettività di uno smartphone e la possibilità, attraverso una innovativa docking station, di far leva su tutta la potenza di calcolo necessaria per utilizzare monitor e tastiera come su un pc desktop.

Videointervista a Giampiero Savorelli, Personal Systems Business Director, HP Italy

giampiero savorelli hp italy


Videointervista a Giampiero Savorelli, HP Italy
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Infine Andrea Toigo, pre-sales director sud-est-centro Europa di Intel, ha illustrato gli sforzi di Intel per assicurare la massima scalabilità nelle diverse famiglie di dispositivi, favorendo la mobilità anche attraverso l’eliminazione della barriera fisica rappresentata da cavi e cavetti. «L’informatica sarà sempre più wireless – ha detto Toigo. Nel 2003, col processore Centrino, Intel faticava a imporre il messaggio dell’importanza del wi-fi. Oggi ci stiamo focalizzando sul lancio del futuro standard per la comunicazione wireless integrata, il 5G».

Videointervista ad Andrea Toigo, Pre-Sales Director Southern Central Eastern Europe, Intel Italia

andrea toigo intel


Videointervista ad Andrea Toigo, Intel Italia
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Le nuove soluzioni di HP per la produttività aziendale https://www.datamanager.it/2015/10/le-nuove-soluzioni-di-hp-per-la-produttivita-aziendale/ Thu, 22 Oct 2015 10:40:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=86595 Intervista a Giampiero Savorelli, PC Category Director di HP Italy che ci racconta il futuro del mobile computing in ambito professionale   Le nuove tecnologie e i componenti introdotti dai più grandi produttori hi-tech hanno permesso ai brand principali di rinnovare forme e contenuti dei loro dispositivi. Tra questi c’è anche HP che ha presentato […]

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Intervista a Giampiero Savorelli, PC Category Director di HP Italy che ci racconta il futuro del mobile computing in ambito professionale

 

Le nuove tecnologie e i componenti introdotti dai più grandi produttori hi-tech hanno permesso ai brand principali di rinnovare forme e contenuti dei loro dispositivi. Tra questi c’è anche HP che ha presentato di recente il refresh di nuove gamme, rivolte sia al mondo consumer che business. Le novità più interessanti arrivano dal comparto PC, desktop e notebook, che godono delle principali innovazioni hardware e software. HP ha lanciato anche nuove stampanti LaserJet, che offrono maggiori protezioni con funzioni di auto ripristino di livelli della sicurezza a partire dal BIOS.

Per capire in che modo HP abbracci il futuro del computing, abbiamo fatto due chiacchiere con Giampiero Savorelli, PC Category Director di HP Italy. «Il 2015 per i PC è stato un anno strano, positivo e negativo allo stesso tempo. Positivo perché, nonostante un’evidente crisi del settore, abbiamo avvertito una certa crescita nel comparto B2B nel segmento di mercato definito mobility (tablet e 2-in-1), ancora piccolo rispetto a quello dei PC ma che raddoppia trimestre su trimestre. La causa è anche un po’ la flessione delle vendite di desktop PC, seppur rinnovati in design e funzioni grazie all’arrivo di Windows 10».

I convertibili

Secondo quanto espresso da HP, le soddisfazioni maggiori arrivano dai cosiddetti detachable, nel cui settore l’azienda è leader. «È un trend reale quello che vede le grandi compagnie migrare dai notebook classici ai 2-in-1, con un aumento della domanda di innovazione in tale categoria e conseguente offerta ampliata di prodotti. E da gennaio lanceremo device che rinnovano la gamma, tra cui un modello costruito per essere leggero e potente allo stesso tempo e una nuova flotta di tablet».

Il nuovo EliteBook

Gli obiettivi di HP sono molteplici; non solo computer e tavolette per la massa o il mondo enterprise ma anche oggetti più “spinti”, posizionati nella fascia altissima di mercato. «Nel 2016 vogliamo ottenere quote rilevanti nella fetta considerata premium – prosegue Savorelli – che comprende dispositivi oltre i 900 euro. Nonostante una certa dominanza, abbiamo notevoli spazi di miglioramento che sfrutteremo sia con attività specifiche che con l’introduzione di nuovi modelli, a partire da novembre, dotati dei recenti processori Intel Skylake. Ad esempio l’EliteBook 705 G3, con tecnologia AMD A12, che integra per la prima volta su un notebook dedicato al business una porta USB di Tipo-C. Ma non solo: l’EliteBook 705 arriva con una serie di standard militari per la protezione dei dati e delle informazioni personali, sia da attacchi hacker che problemi software interni». La serie HP EliteBook 705 G3 AMD-based è disponibile a prezzi che partono da 599 euro.

Il time to market

Un vantaggio strutturale sfruttato da HP è quello di proporre soluzioni che integrano, poco tempo dopo il lancio, le nuove componenti rese disponibili dai fornitori, come i processori Skylake.

«Il time-to-market per noi è primario. Accogliamo subito le tecnologie più recenti perché crediamo che gli utenti non debbano aspettare per utilizzare le ultime innovazioni. Riusciamo a farlo tenendo i costi bassi e le performance elevate, due paradigmi che i clienti business considerano fondamentali».

Il design, la sicurezza, la collaborazione

Sono tre i punti cardine del rinnovamento introdotto da HP nel settore computer. «Puntiamo su un nuovo approccio che faccia della leggerezza e velocità delle caratteristiche fondamentali per alcuni device, come gli EliteBook e i nuovi all-in-one, che oggi si rivolgono a un pubblico più vasto ed esigente» – ci dice Savorelli. «Il tutto senza escludere opzioni di sicurezza avanzate come HP Sure Start, la prima protezione a livello di BIOS con funzione di auto ripristino, disponibile per tutto il nuovo portfolio Elite, compresi i desktop e gli AiO».

L’ultimo elemento è la collaborazione: «Si tratta di un tema molto sentito all’estero ma che cresce di importanza anche in Italia. Conference call e riunioni virtuali sono esigenze concrete a cui i nostri prodotti danno seguito con una serie di implementazioni tali da restituire la migliore esperienza di connettività possibile». A tal riguardo citiamo il nuovo HP Collaboration PC G2 con Intel Unite Software che permette di effettuare meeting via Skype veloci e intuitivi con audio-conferenze e condivisione di documenti».

I nuovi tower

Altra novità sono i desktop compatti: «I desktop Mini rispondono alle esigenze di produttività aziendale, riducendo gli spazi occupati da un tower ma senza sacrificare le performance – conclude Savorelli –. Abbiamo lavorato su come ottimizzare l’ecosistema per ottenere le massime performance, con processori Intel Core o APU AMD di sesta generazione. La memoria DDR4, standard per i desktop Intel-based, garantisce una maggiore efficienza energetica e prestazioni migliori. EliteDesk 800 Desktop Mini offre inoltre un’ulteriore flessibilità grazie a una CPU 65W Intel-based per applicazioni che richiedono una potenza di elaborazione più elevata di quella di un desktop tradizionale». EliteDesk 705 Desktop Mini AMD-based sarà disponibile da novembre a partire da 399 euro; la serie HP EliteDesk 800 Intel-based parte da 630 euro.

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L’azienda si sposta https://www.datamanager.it/2015/07/lazienda-si-sposta/ Tue, 07 Jul 2015 12:06:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=80205 Un convegno IDC esplora, insieme a un gruppo di vendor e service provider, le opportunità e le problematicità del mobile business in un contesto di adozione ormai in linea con le medie europee La mobilità, del lavoratore e delle informazioni, non è più uno scenario futuribile ma una realtà con cui le imprese devono fare […]

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Un convegno IDC esplora, insieme a un gruppo di vendor e service provider, le opportunità e le problematicità del mobile business in un contesto di adozione ormai in linea con le medie europee

La mobilità, del lavoratore e delle informazioni, non è più uno scenario futuribile ma una realtà con cui le imprese devono fare i conti fin da oggi. A Bologna con Mobiz, Mobility Forum 2015, IDC cerca di fare il punto, insieme a un gruppo di partner dell’industria della tecnologia, dell’integrazione e della sicurezza, sullo stato dell’arte del mobile business italiano. Tutti d’accordo sulle grandi opportunità – di innovazione e crescita – offerte da un lavoro che con le sue attività e relazioni non è più vincolato al tradizionale spazio della scrivania in ufficio. Ma gli analisti IDC, a Bologna rappresentati da Daniela Rao, Tlc Research & Consulting Director e Gabriele Roberti, Senior Research & Consulting Analyst, che hanno aperto la mattinata, avvertono anche che tutte queste opportunità non si possono cogliere senza pianificare una strategia di trasformazione su misura, che parta dalle specificità di un’impresa e dai suoi punti di forza, per delineare la corretta modalità di adozione. Con in mente un preciso obiettivo: non limitarsi a “mobilizzare” le procedure che l’azienda pratica da sempre, ma reingegnerizzare questi processi sulla base di tecnologie che abilitano un diverso modo di lavorare.

Videointervista a Giampiero Savorelli, PC Category Director, HP Printing & Personal Systems Group

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Videointervista a Giampiero Savorelli, HP
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«Il comparto delle soluzioni hardware e software per la mobilità» ha detto Roberti in apertura del convegno, «continua ad avere andamenti positivi. Se è vero che device considerati ormai tradizionali, come smartphone e tablet, nell’ultimo anno crescono in modo meno marcato, ciascuno del 5%, è molto cresciuto in questo ultimo anno l’interesse nei confronti dei cosiddetti “due in uno”, i portatili convertibili e utilizzabili come tablet che crescono del 38%.» Al tempo stesso, ha ricordato l’analista, solo un dispositivo su cinque può essere ufficialmente considerato “aziendale”: la mobilità è considerata dal singolo lavoratore come una sorta di diritto e prerogativa individuale. In Italia vengono ormai censiti oltre 30 milioni di dispositivi mobili, con una decina di milioni di potenziali lavoratori, in continua crescita (ormai oltre il 70 dei lavoratori si trova a operare anche fuori dall’ufficio o con apparati mobili), questo significa che ognuno, in media, ha in tasca tre o quattro device.

Videointervista a Peter Elmer, Security Engineer, Check Point Software Italia

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Videointervista a Peter Elmer, Check Point Software Italia
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Come governare il fenomeno? Roberti ha ricordato che persino sul piano normativo, le ultime disposizioni sul jobs act prevedono la possibilità di instaurare un rapporto diverso, più specifico, tra impresa e dipendenti mobili. Questo determina un terreno molto favorevole alla messa in atto di misure di trasformazione, che di fatto stanno già avvicinando l’Italia a una soglia di adozione di app enterprise molto vicina alle medie europee: almeno una azienda su cinque ha già dotato di applicazioni la propria forza lavoro, con un predominio di app di tipo finanziario, CRM o più specificatamente settoriali. «Ci sono quattro aree di interesse nell’immediato – ha concluso Roberti. Una si riferisce alle modalità di gestione di apparati e app nell’ambito delle attività professionali e qui si sta osservando una fase interessante, di passaggio da un approccio Byod, in cui sostanzialmente il lavoratore continua a usare il proprio apparato, a un più moderno, e in linea con la tradizione, Cope: corporate owned, personal enabled.» Altre tematiche riguardano la produttività del lavoro mobile, la sicurezza e la compliance e un conseguente spostamento dell’asse di focalizzaione. Dal dispositivo in sè, al contenuto cioè le applicazioni e i dati, in una ottica culturalmente più “cloud”.

Videointervista a Fabrizio Falcetti, Business Program Manager, Fujitsu Italia

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Videointervista a Fabrizio Falcetti, Fujitsu Italia
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Dopo Roberti è intervenuta Daniela Rao, che ha subito sottolineato, a corollario dell’introduzione del collega, l’importanza in Italia e in Europa, del mercato delle soluzioni di Mobile device management. «Nel 2018, IDC stima che questo mercato varrà 405 milioni di euro» ha detto la responsabile del settore Tlc che si è poi soffermata sull’argomento del ciclo di maturità delle strategie di trasformazione digitale. «Anche qui, le aziende italiane si dimostrano abbastanza allineate alle medie continentali – ha detto la Rao. Le differenze si rilevano soprattutto a livello di dimensione delle organizzazioni: le piccole imprese sono effettivamente in una fase più arretrata». Il modello di studio applicato da IDC è suddiviso in cinque fasi, partendo dalle situazioni in cui la mobilità viene adottata in modo molto sporadico, a richiesta, passando poi per lo stadio “opportunistico”, quello della “ripetibilità” delle soluzioni, dello scenario ormai sotto controllo, “managed” e infine la fase dell’uso pienamente ottimizzato. «È da notare come soprattutto nelle fasi due e tre, l’azienda che si trasforma registra il maggior boost in termini di aumento di produttività e ritorno sugli investimenti. Se ormai le grandi imprese in Europa si avvicinano mediamente alla quarta fase, le piccole sono un po’ indietro, già oltre la due ma con un parte importante di cammino ancora da percorrere».

Videointervista a Carmine Stragapede, Direttore Generale, Intel Italia

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Videointervista a Carmine Stragapede, Intel Italia
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Questo significa, ha concluso la Rao, che per il mondo imprenditoriale italiano restano ancora cinque anni di navigazione “sulla frontiera della rivoluzione”. Per i CIO e i responsabili delle tecnologie all’interno delle imprese, le principali aree di impegno saranno rappresentate dalle necessità di integrazione negli ambienti legacy, dalla sicurezza e compliance, nonché dalla compresenza di ambienti operativi diversi, dalle decisioni sui modelli Byod o Cope, dalla personalizzazione e la reingegnerizzazione delle app. «Saranno cinque anni in cui i giochi non potranno dirsi definitivamente chiusi. Assisteremo ancora a una certa frammentazione di iniziative, si creeranno molte opportunità per i vendor, i solution provider, gli sviluppatori di applicazioni. Uno scenario stimolante che si aprirà certamente a fenomeni tutti da esplorare.»

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HP: il 2015 è già cominciato https://www.datamanager.it/2014/11/hp-2015-gia-cominciato/ Wed, 12 Nov 2014 15:58:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64771 Un appuntamento che non serve solo a tirare le somme ma anche a delineare quale sarà il futuro hardware della casa statunitense HP non è solo un’azienda, HP è un’idea. Un’idea che nasce nel 1939 a Palo Alto, giusto 75 anni fa. Per l’occasione, Hewlett-Packard Italia ha presentato tanti nuovi dispositivi, rivolti sia ad un pubblico consumer […]

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Un appuntamento che non serve solo a tirare le somme ma anche a delineare quale sarà il futuro hardware della casa statunitense

HP non è solo un’azienda, HP è un’idea. Un’idea che nasce nel 1939 a Palo Alto, giusto 75 anni fa. Per l’occasione, Hewlett-Packard Italia ha presentato tanti nuovi dispositivi, rivolti sia ad un pubblico consumer che commercial. Si spazia dai notebook fino ai computer per il gaming, pssando per stampanti e sistemi per l’ufficio. L’idea che ha segnato il 2014 dell’azienda, e che si porterà dietro anche nel prossimo anno, è quella di offrire alla più vasta gamma di utenti le migliori soluzioni possibili, guardando non solo all’efficienza ma anche ai costi. Non si spiega altrimenti la disponibilità di tanti prodotti a prezzi ridotti, una necessità per andare incontro a minori disponibilità economiche ma anche a chi ha necessità di adottare nuove tecnologie periodicamente. La serata è stata l’occasione per ripercorrere alcune tappe fondamentali della vita di Hewlett-Packard, dalla costruzione del primo calcolatore allo sviluppo della prima stampante a getto di inchiostro, quando tutto il mondo guardava ancora agli aghi come a un’innovazione destinata a restare per sempre.

Produttività a lavoro

Fedele alla sua filosofia di vita, per cui bisogna sempre offrire il meglio che si può al cliente, HP si appresta a vivere il 2015 in grande stile, mettendo a disposizione del mercato tanti oggetti e dispositivi in grado di ri-innovare vari settori. Si parte dai nuovi PC detachable destinati al business come il Pro X2 della linea Elite che ha un display da 12,5 pollici, processore Intel Core i3, oppure i5, e vari strumenti per la sicurezza, tra cui HP Client Security, HP Sure Start, Smart Card Reader, HP TPM e il lettore di impronte digitali opzionale. Indicata invece per le PMI, la serie HP Elite 700 rappresenta l’ultimo arrivo nella famiglia HP Elite. Secondo l’azienda, la nuova linea offre le stesse caratteristiche di affidabilità, durata e prestazioni che hanno fatto il successo del brand. L’alto livello di ingegnerizzazione ha consentito a questi PC di affrontare 115.000 ore di collaudo nell’ambito dei Total Test Process di HP, mentre sul versante della solidità e dell’affidabilità hanno superato, grazie al loro design, i test MIL-STD 810G.

Mix vincente

Come ci ha spiegato Giampiero Savorelli, Country Category Director Italy di HP: “L’ambito consumer e business oramai si intrecciano. La gamma di prodotti di HP che meglio rappresenta questo connubio è Stream, di cui fanno parte diversi portatili, tra cui gli 11 pollici, che permettono di lavorare o divertirsi con un device leggere ed estremamente economico, si parte infatti dai 219 euro”. HP ha pensato, per donare davvero tutte le scelte possibili agli utenti, due tipi diversi di Stream, un clamshell classico e un detachable che può essere utilizzato in vari modi, sia con che senza tastiera.

 

Le novità per la scuola

Le proposte sono davvero molte, circa 40 come ha spiegato Tino Canegrati, VP & GM PPS Italy di Hewlett-Packard, e tra le più importanti non si possono tralasciare quelle che riguardano l’educazione. In questo settore HP ha ampliato la propria linea di PC convertibili touchscreen con HP ENVY x360 e HP Pavilion x360, che consentono di passare agevolmente dalla modalità notebook alle modalità stand, a tenda o tablet. Oppure lo SlateBook, un notebook con sistema operativo Android che permette di studiare ma anche di divertirsi grazie alle app presenti su Google Play.

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HP personal business e consumer https://www.datamanager.it/rivista/hp-personal-business-e-consumer-48934.html Fri, 19 Jul 2013 13:18:38 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/hp-personal-business-e-consumer/ Conservando in Italia la leadership nel settore del personal computing, con quote di assoluta preminenza nelle fasce professionali delle workstation, ora la società rinnova la sua gamma nell’ambito di notebook e tablet per la consumerizzazione   Destreggiarsi nella scelta di un nuovo portatile non è certo facile dato che le proprietà e le prestazioni sono […]

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Giampiero Savorelli, pc category director della divisione Personal and Printing Systems di HP ItalianaConservando in Italia la leadership nel settore del personal computing, con quote di assoluta preminenza nelle fasce professionali delle workstation, ora la società rinnova la sua gamma nell’ambito di notebook e tablet per la consumerizzazione

 

Destreggiarsi nella scelta di un nuovo portatile non è certo facile dato che le proprietà e le prestazioni sono molto graduate lungo tutto l’asse delle caratteristiche, mostrando anche molte aree di sovrapposizione. Inoltre, l’offerta dei numerosi fornitori è ampia e diversificata: si parte dagli smartphone più evoluti e – passando per i normali notebook – si arriva fino ai tablet di fascia più alta. Le caratteristiche che distinguono i prodotti offerti da Hewlett Packard (www.hp.com/it) sono il design accurato, lo spessore ridotto al minimo e le ottime prestazioni, anche per la durata della batteria.

 

Il mercato business

«Nelle ricerche di mercato più recenti – spiega Giampiero Savorelli, pc category director della divisione Personal and Printing Systems di HP Italiana, citando dati di provenienza IDC – ci viene accreditata la leadership a livello italiano per le workstation, la fascia più alta del mercato personal computing, con quota del 55%, mentre nell’ambito dei desktop raggiungiamo uno share del 34%, mentre per quanto riguarda il mercato pc in generale ci posizioniamo a livello del 22%».

Questo risultato si spiega con il grande impegno che HP pone nei confronti dei propri clienti, sia dell’area  enterprise e business, sia consumer, considerando anche che spesso è difficile tracciare un confine netto tra i due.

«I fenomeni di consumerizzazione dell’IT e del bring your own device – sottolinea Savorelli – rappresentano un modo semplice con cui un’azienda può consentire agli utenti interni di accedere ai servizi dai propri ultrabook, tablet o smartphone. Per questo motivo, mentre i prodotti più tradizionali segnano il passo, le soluzioni più recenti basate sulla mobilità denotano un crescita progressiva».

Per favorire il BYOD, partendo dalla fine dello scorso anno, HP ha presentato una serie di nuovi prodotti, che rappresentano gli elementi di punta dell’offerta attuale.

Una gamma completa

Con la massima connettività e un’autonomia delle batterie prolungata, oltre a componenti aggiuntivi per la personalizzazione adatta agli utilizzi specifici delle singole realtà aziendali, ElitePad 900 unisce design all’avanguardia e funzionalità, supporto e caratteristiche di fascia enterprise. Progettato per l’utenza business, questo tablet di nuova generazione da 10 pollici, che dispone di Windows 8, è ultrasottile, leggero e può essere dotato di smart jackets opzionali, che ne aumentano la connettività e la produttività, oltre che da una serie di accessori tra cui una docking station e una penna.

A questo si affianca EliteBook Folio 9470m, un ultrabook aziendale che permette di viaggiare leggeri senza rinunciare a niente. Con la funzionalità di docking integrata, consente una produttività ottimale e una eccezionale durata della batteria, per affrontare con tranquillità tutte le attività di una lunga giornata lavorativa.

La serie dei top si chiude con EliteBook Revolve 810, un notebook convertibile con schermo touch all’avanguardia, che ruota per consentire agli utenti di condividere il lavoro, per poi ripiegarsi e garantire la massima mobilità come un tablet.

«Questi prodotti sono i risultati più recenti della ricerca HP. Nell’ultimo periodo – afferma Savorelli – le scelte strategiche dell’azienda si sono orientate verso l’offerta di mobilità. Negli USA è stato fatto un importante investimento nell’ambito della divisione Ricerca e Sviluppo con la creazione di una business unit dedicata proprio alla mobilità».

La vendita retail

Considerando la tendenza dilagante della consumerizzazione, molte aziende cominciano ad assecondare il BYOD per soddisfare le richieste della propria utenza interna. Tutti questi prodotti vengono proposti anche presso le catene della grande distribuzione tecnologica. Nelle stesse aree di vendita si trovano inoltre i prodotti più commerciali.

Nel caso di HP, in questa fascia di mercato consumer, sono presenti il tablet Android low cost, denominato Slate7, che rappresenta il compagno ideale, leggero, con lo schermo di 7 pollici, con una cornice in acciaio inossidabile e con un retro morbido al tatto, per una sicura impugnatura e il nuovo SlateBook x2, che offre una configurazione convertibile, mettendo insieme le funzionalità di un notebook e quelle di un device di nuova generazione, con lo schermo completamente rimovibile, che si trasforma in un sottile tablet.

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