Gianni Anguilletti – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:52:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Gianni Anguilletti – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Red Hat, l’open source che vince https://www.datamanager.it/2017/04/red-hat-lopen-source-vince/ Mon, 03 Apr 2017 09:59:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122391 Il country manager Italia del cappello rosso, sempre in prima linea nel mondo open, spiega le ragioni dell’ottimo andamento dell’azienda “Il futuro non è mai stato così aperto”, sintetizza Gianni Anguilletti, Country Manager Italy di Red Hat, incontrando la stampa a Milano a fine marzo per commentare i risultati dell’anno fiscale 2017, che per la […]

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Il country manager Italia del cappello rosso, sempre in prima linea nel mondo open, spiega le ragioni dell’ottimo andamento dell’azienda

“Il futuro non è mai stato così aperto”, sintetizza Gianni Anguilletti, Country Manager Italy di Red Hat, incontrando la stampa a Milano a fine marzo per commentare i risultati dell’anno fiscale 2017, che per la società si è appena concluso in quanto segue un anno finanziario che va da marzo a febbraio. Si è trattato di “un anno straordinario, con fatturato in crescita del 18 per cento, per un totale di 2,4 miliardi di dollari, e siamo davvero molto soddisfatti di crescere a doppia cifra in un contesto di mercato come quello attuale”, sottolinea Anguilletti, precisando che la crescita della filiale italiana è stata “superiore al dato complessivo a livello globale”, pur non potendo per policy comunicare cifre in dettaglio. Ma vi sono anche altri motivi di soddisfazione, come per esempio l’aver messo a segno il sessantesimo trimestre consecutivo di segno positivo, in termini sia di fatturato sia di margini, oppure il fatto che nell’anno fiscale 2017 “abbiamo superato per la prima volta i 2 miliardi di dollari di ricavi dovuti esclusivamente a sottoscrizioni e non a servizi di consulenza o training, oltre a varcare la soglia dei 3 miliardi di dollari di ordinativi”, prosegue Anguilletti. Da notare che più del 70 per cento del fatturato complessivo di Red Hat deriva dalla rete dei partner, e questa percentuale è più elevata nel caso dell’Italia.

Evoluzione tecnologica e organizzativa

Fin qui i “numeri”, mentre da un punto di vista più generale, il 2017 di Red Hat ha significato anche un ulteriore passo avanti nella strategia che punta a essere sempre più “multiprodotto”, con un’offerta che va oltre il classico sistema operativo Red Hat Enterprise, con il middleware, le tecnologie di integrazione delle applicazioni e le soluzioni PaaS e IaaS, senza dimenticare anche il software defined storage. Ed è in questo spirito che il 2018 si sta dipanando, puntando a “evoluzioni tecnologiche che siano sempre sostenute da un’analoga evoluzione dell’organizzazione”, precisa Anguilletti, specificando che la direzione è quella della massima copertura e completezza funzionale dello stack, comprendendo anche la parte dei container e dei microservice, oltre alla gestione delle API, tramite l’acquisizione di 3Scale, e il cloud. Il tutto sempre nella massima apertura verso tutti, perché “a noi piace predicare bene ma anche razzolare bene”, fa notare Anguilletti. Questo significa che “non è affatto obbligatorio utilizzare tutte le nostre componenti, in quanto poniamo sempre libera scelta se usare lo stack nella sua interezza oppure in combinazione con altre tecnologie, che magari arrivano da investimenti pregressi oppure derivano dal fatto che un’azienda intende arrivare ad avere tutto il nostro stack per fasi”, ribadisce Anguilletti. Che non dimentica l’ulteriore elemento della flessibilità, declinata nel cloud ibrido: “per questo, ‘any application, anytime, anywhere’ è il nostro motto per la flessibilità, perché un’applicazione nata in ambiente ‘bare metal’, cioè su una singola piattaforma, può essere migrata sul cloud pubblico senza alcuna modifica importante. E questo va incontro a un mondo che sta diventando sempre più ibrido a livello di data center, in quanto molti acquisiscono capacità di computing dal cloud pubblico per avere la massima flessibilità e scalabilità”, spiega Anguilletti.

Un catalizzatore nell’open source

Ma c’è un’ulteriore evoluzione, ed è quella dei container. Ecco quindi che il motto di prima si modifica in “any application, any container, anytime, anywhere” in ossequio al nuovo corso tecnologico in atto: “abbiamo investito molto nella metodologia basata su container, anche perché è una tecnologia che afferisce a Linux, ma abbiamo anche fatto evolvere la piattaforma OpenShift, per dare modo ai clienti di trovare le funzionalità per la gestione completa dei container, con OpenShift Container Platform 3.4, OCP, nella quale si integrano Docker per la gestione dei formati dei container e Kubernetes per la loro orchestrazione”, sottolinea Anguilletti. Ma non solo: la nuova versione di OCP prevede un vasto portafoglio middleware, per cui si può anche decidere di utilizzare JBoss come application server stand alone, oppure containerizzato nella piattaforma OpenShift. Infine, con il recente annuncio della release 10 di OpenStack ha permesso a Red Hat di porsi sempre più come punto di riferimento di numerosi clienti, tra cui aziende del calibro di Fastweb, Magneti Marelli e Tim. E anche questo va nella direzione volta a “posizionare Red Hat non tanto come technology vendor, ma come azienda che oltre a fornire indicazioni su come meglio utilizzare una tecnologia è anche in grado di trasferire elementi metodologici in ambito DevOps, operando anche come catalizzatore per far comprendere ai clienti come possono interiorizzare le tecnologie di sviluppo open source”, conclude Gianni Anguilletti.

 

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Tempo di open source https://www.datamanager.it/2016/06/tempo-open-source/ Mon, 20 Jun 2016 08:51:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103762 La trasformazione digitale del business richiede adeguamenti infrastrutturali e una velocità di risposta che solo i modelli di sviluppo aperti e collaborativi possono garantire Un efficace incontro organizzato da Red Hat in collaborazione con IDC ha affrontato il tema della carica innovatrice del modello di sviluppo open source nel contesto della trasformazione digitale, che secondo Fabio […]

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La trasformazione digitale del business richiede adeguamenti infrastrutturali e una velocità di risposta che solo i modelli di sviluppo aperti e collaborativi possono garantire

Un efficace incontro organizzato da Red Hat in collaborazione con IDC ha affrontato il tema della carica innovatrice del modello di sviluppo open source nel contesto della trasformazione digitale, che secondo Fabio Rizzotto, ricercatore IDC che ha introdotto l’evento, «ha assunto in questi ultimi sei mesi una marcia e una grandezza che non avevamo osservato nell’immediato passato». Con il moltiplicarsi dei “touchpoint” le aziende studiano sempre nuove forme di interazione con i loro clienti, portando al centro dell’attenzione degli sviluppatori software la cosiddetta customer experience. Come ha ricordato Rizzotto, nell’epoca del cloud, della mobilità e dei social media, questa esperienza si articola attraverso modalità, canali e dispositivi molto diversi, determinando una profonda trasformazione anche nelle infrastrutture IT preposte al supporto del business. Cambiamenti che a loro volta impattano sui processi interni ed esterni, e soprattutto sui tempi di ideazione, sviluppo, deployment di applicazioni e servizi.

La tesi di fondo dei promotori di questo incontro è che sia proprio questa velocità a dettare le scelte verso una politica di sviluppo basata sulle piattaforme e gli applicativi open source, che secondo il country manager di Red Hat in Italia, Gianni Anguilletti oggi sono praticamente sinonimo di innovazione, affidabilità, sicurezza. «Lo dice la forza dei grandi numeri e della collaborazione,» sostiene Anguilletti. «Quotidianamente, migliaia di programmatori ogni giorno creano, sviluppano, ottimizzano soluzioni open secondo criteri deontologici di completa trasparenza sul loro lavoro». Anche per questo motivo, ha aggiunto Fabio Rizzotto i prodotti open source oggi entrano in otto decisioni di acquisto su dieci nell’area infrastrutturale delle aziende che, anche attraverso l’open source, cercano di attivare quel circolo virtuoso di trasformazione di risorse IT che sempre più devono assicurare un continuo parallelismo tra gestione del business tradizionale e ricerca costante di cambiamento, nuovi modelli di interazione.

Anche nell’ottica di una prossima – ma cronologicamente non lontana – evoluzione di data center e infrastrutture, le soluzioni open sono in prima fila su versanti come il cloud ibrido, la virtualizzazione e il DevOps. «In base ai nostri survey sei aziende su dieci adottano stack open source per i loro progetti cloud e openApi per l’integrazione. L’open source è il nuovo standard per il data center del futuro, che sarà ispirato a modelli come i software container e i microservizi».

Videointervista a Gianni Anguilletti, country manager di Red Hat

gianni anguilletti red hat 1


Videointervista a Gianni Anguilletti, Red Hat
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Edoardo Schepis, presales manager di Red Hat, ha sottolineato l’importanza della trasformazione infrastrutturale ai fini di un completo allineamento alle necessità di un business digitale, a sua volta basato su una informatica che deve abbandonare i vecchi paradigmi di sviluppo “a cascata” in favore delle nuove metodologie “agile”. «Un software che da monolitico è sempre più orientato al concetto di microservizio.» In questo senso, ha sottolineato Schepis, lo stack di offerta di Red Hat è forse il più completo sul mercato e permette di stare al passo del cambiamento a ogni livello di trasformazione, dal singolo sistema operativo al cloud, dallo storage alla gestione applicativa.

Infine Filippo Crea, head of software architecture, performance and innovation hub di Sia, leader italiano di servizi bancari, ha parlato degli oltre quindici anni di collaborazione con Red Hat. «Oggi l’integrazione, l’apertura delle interfacce, è un elemento determinante, e non solo nel settore finance. Raggiungere certi obiettivi di integrazione partendo dalle soluzioni proprietarie è possibile, ma è difficile farlo da soli». Grazie alla consulenza di Red Hat ma operando in piena autonomia, Sia è invece riuscita a infondere una grande carica innovativa nelle sue infrastrutture, portando avanti progetti che oggi sono entrati a far parte del portafoglio di soluzioni applicative che Red Hat è in grado di trasferire a tutti i suoi clienti.

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Red Hat: l’innovazione del paese passa per l’open source https://www.datamanager.it/2016/05/red-hat-linnovazione-del-paese-passa-lopen-source/ Mon, 09 May 2016 09:24:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100706 Per la prima volta la compagnia ha superato i 2 miliardi di dollari in fatturato. Facciamo il punto con Gianni Anguilletti, country manager di Red Hat Italia 100%. È questa la percentuale della presenza di soluzioni Red Hat all’interno delle telco, come nelle aziende sanitarie, banche e compagnie aeree. La cifra è indicativa non solo […]

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Per la prima volta la compagnia ha superato i 2 miliardi di dollari in fatturato. Facciamo il punto con Gianni Anguilletti, country manager di Red Hat Italia

100%. È questa la percentuale della presenza di soluzioni Red Hat all’interno delle telco, come nelle aziende sanitarie, banche e compagnie aeree. La cifra è indicativa non solo del successo dei software e servizi sviluppati dalla compagnia statunitense, ma di tutto il mondo open source, che sta lentamente popolando ambienti e contesti di utilizzo prima impensabili.

Nel periodo fiscale 2016, Red Hat ha portato a casa revenue per 2,05 miliardi di dollari, una milestone importante nella storia della multinazionale, corrispondente a una crescita del 15%, che diventa +22% tenendo in considerazione la flessione della moneta. La crescita maggiore riguarda il fatturato dell’application development e del cloud, in cui Red Hat la fa da padrone con software quali JBoss, OpenStack, OpenShift e così via.

La strategia di Red Hat

«Red Hat, in Italia, è una società che può contare su 80 risorse, di cui 30 in ambito tecnico. L’ambizione è quella di ampliare non solo l’expertise interno ma anche i settori di intervento, che vedono il nostro Paese un terreno fertile su cui puntare per il prossimo futuro» – ci dice Gianni Anguilletti, country manager di Red Hat Italia. La strategia da seguire si basa su tre specifici paradigmi: copertura, apertura e flessibilità. Il primo punto si riferisce allo sviluppo di programmi ed ecosistemi che possano soddisfare una complessità di esigenze di un particolare cliente. A tal proposito si parla di “stack infrastrutturale”, ovvero della possibilità di sfruttare le soluzioni Red Hat sia a livello globale, adottando software del gruppo in diversi apparati produttivi, sia singolarmente, all’interno di un unico contesto professionale, senza lo svantaggio di dover fare a meno dei software già in uso e pienamente condivisi dalla struttura interna.

Il concetto di apertura va di pari passo con la logica che è alla base del lavoro di Red Hat: cloud, applicazioni database, gestionali del gruppo possono aprire a scenari di intervento diversi, migliorabili dagli stessi utenti che le sperimentano ogni giorno. Flessibilità va invece incontro alla necessità che un servizio innovativo open source sia anche affidabile. Non si tratta di offrire a un utente singolo una soluzione alternativa ai programmi che usa ogni giorno, ma di affidarsi al mondo delle piattaforme funzionali, sostenute da un’ampia community e migliorabili giorno dopo giorno, a differenza del classico software chiuso che segue precise linee di intervento dettate dall’alto.

I fattori di successo di Red Hat sono una diretta conseguenza delle evoluzioni tecnologiche che l’azienda vuole cogliere. Ne è un esempio OpenShift 3, prima piattaforma enterprise per la gestione e orchestrazione scalabile di container; oppure Ansible, sistema di automazione che supporta le aziende a implementare metodologie operative che sappiano ottimizzare la gestione delle risorse IT; o ancora Red Hat Cloudforms 4, il cloud ibrido per il monitoraggio dei container con supporto a Microsoft Azure.

L’Italia

È utile citare un paio di case history che evidenziano il lavoro di Red Hat in Italia, volto a portare innovazione verso le aziende come beneficio a migliaia di clienti. Qualche mese fa, Fastweb ha introdotto OpenStack per il proprio cloud pubblico. «Abbiamo scelto Red Hat per la natura innovativa della sua tecnologia e per l’approccio open source. Non è un caso se i nostri clienti apprezzano e conoscono Red Hat e le sue soluzioni» – ha affermato Mirko Santocono, product manager, cloud computing services di Fastweb.

Sulla stessa falsariga, Vodafone Italia, che ha utilizzato OpenShift per aumentare la risposta e l’affidabilità di alcuni servizi, come l’app My Vodafone che si affida proprio alla nuvola di Red Hat. «Siamo intervenuti disaccoppiando i sistemi legacy dai database, bilanciando l’utilizzo delle risorse in modo dinamico, così che i dati potessero essere accessibili sempre e senza alcun limite» – hanno spiegato dal gruppo olandese.

Fastweb e Vodafone sono solo due dei casi che pongono all’attenzione la volontà delle imprese italiane di appropriarsi di dinamiche open source che possono donare maggiore trasparenza e versatilità ai processi di business – continua Anguilletti – ciò potrebbe comportare un vantaggio anche a favore della ripresa di alcune professioni che hanno subito più di altre gli anni di crisi. «Lo sviluppo del settore IT in Italia vive un’epoca di profonda contraddizione. L’onda lunga dello stallo economico si è fatta sentire fino a poco tempo fa ma abbiamo l’evidenza che il software, anche da noi, stia cambiando molti mondi professionali. Sappiamo che saranno sempre più importanti i ruoli in ambito tecnologico, con un particolare interesse a DevOps, che rappresenta uno tra i pochi abilitatori di innovazione presso le imprese».

Il futuro

Cosa c’è dietro l’angolo? I trend sono più o meno gli stessi da qualche anno: big data, analytics, DevOps, cloud, mobility, IoT. La differenza potrebbe farla proprio l’open source, come metodo di condivisione e collaborazione nell’implementazione di tecnologie in grado di cambiare il mondo. Red Hat intende l’evoluzione del mondo IT anche come ri-organizzazione interna. Al primo posto vi è l’evoluzione della struttura che vada di pari passo con lo sviluppo delle competenze, la verticalizzazione dei mercati (ISP, operatori) e la focalizzazione su alcuni canali, da approcciare dal punto di vista tecnologico ma anche operativo.

Quale sfida si pone dinanzi al successo di Red Hat? «Se intendiamo confermare questi tassi di crescita, dovremo sicuramente incrementare parallelamente la nostra struttura, con personale dotato di competenze adeguate  – conclude Anguilletti – anzi, con un aumento che non dovrà essere solo quantitativo, ma qualitativo. Trovare un così alto grado di competenze non sarà semplice, e questo rappresenta il più grande banco di prova per noi».

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Red Hat aiuta le realtà italiane del Finance a realizzare servizi di nuova generazione https://www.datamanager.it/2015/07/red-hat-aiuta-le-realta-italiane-del-finance-a-realizzare-servizi-di-nuova-generazione/ Thu, 16 Jul 2015 16:30:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81059 A cura di Gianni Anguilletti, Country Manager, Red Hat Italia Le esigenze del settore dei servizi finanziari sono stringenti ed è importante che l’IT delle organizzazioni che vi operano possa fare affidamento su un’offerta completa che li metta in grado di rispondere a situazioni in costante evoluzione. Nuovi attori sono apparsi sul mercato con modelli […]

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A cura di Gianni Anguilletti, Country Manager, Red Hat Italia

Le esigenze del settore dei servizi finanziari sono stringenti ed è importante che l’IT delle organizzazioni che vi operano possa fare affidamento su un’offerta completa che li metta in grado di rispondere a situazioni in costante evoluzione. Nuovi attori sono apparsi sul mercato con modelli di business innovativi e lo scenario regolamentare sta diventando sempre più complesso.

Le soluzioni di Red Hat sono in grado di coprire le principali aree critiche del settore, dalle piattaforme di trading alle soluzioni di risk management, dalla compliance alla multicanalità fino alla gestione dei dati sensibili, consentendo così la realizzazione della cosiddetta “Banca 3.0”, cioè una banca o più in generale una istituzione finanziaria in grado di fornire servizi che vadano oltre l’approccio tradizionale e sfruttino tutto ciò che la “rete” rende disponibile. Dal sistema operativo Linux fino ad infrastrutture cloud basate su OpenStack, dall’integrazione applicativa alla definizione di storage software-defined, fino all’orchestrazione di risorse computazionali, Red Hat è in grado di offrire a chi opera in questo settore architetture complete, funzionali sotto ogni singolo aspetto, integrate e interoperabili.

Di seguito, ecco alcune delle aree funzionali nelle quali le tecnologie a marchio Red Hat si stanno affermando in modo più significativo:

Il massimo delle prestazioni per il trading

Il mondo del trading sta registrando una crescita incredibile nelle quantità di volumi trattati, a fronte di una generale riduzione del valore delle singole transazioni.

Red Hat Enterprise Linux e le soluzioni di integrazione e messaging JBoss Fuse e JBoss A-MQ rappresentano una soluzione moderna, flessibile ed efficace in grado di far fronte a questo fenomeno; la loro validità è testimoniata dal fatto che, ad oggi, oltre il 50% degli scambi azionari globali vengono processati su piattaforma Red Enterprise Linux.

Affidabilità senza paragoni

Nel mondo della finanza, ancor più che in altri settori, il tempo è tutto; un downtime anche di pochi secondi può costare milioni di Euro, nel secondo ogni disservizio genera insoddisfazione, e quindi la possibilità di perdere clienti e fatturato.

Le piattaforme Red Hat storicamente offrono da sempre il meglio in termini di prestazioni e di affidabilità, con la capacità di gestire migliaia di transazioni e/o eventi con tempi di latenza bassissimi – esattamente quello di cui gli operatori finanziari necessitano. Un altro aspetto fondamentale sono le soluzioni di real-time computing, software-defined storage e hybrid cloud di Red Hat stanno permettendo alle aziende del settore di evolvere secondo le esigenze di un mercato sempre più mutevole.

La multicanalità nel segno del cliente

E’ ormai tramontato il tempo delle banche che operavano secondo modalità “mono-canale”. Ora, le istituzioni finanziarie devono venire incontro ai clienti in tutte le forme possibili, fornendo loro la possibilità di scegliere il sistema, lo strumento ed il momento preferiti e cercando addirittura di capitalizzare le informazioni che queste interazioni generano.

Red Hat rende disponibile tutta una serie di tecnologie atte ad agevolare lo sviluppo e l’integrazione delle applicazioni, così come la realizzazione di servizi che rendono il rapporto con il “cliente digitale” più efficiente e funzionale ad una relazione di lungo periodo.

Tutto il potere dei Big Data

Dal punto di vista del business, ma anche tecnologico, una delle principali problematiche che il mondo del finance si trova ad affrontare è rappresentata dai Big Data. Le transazioni finanziarie, e non solo, portano con sé una grande quantità di dati strutturati o meno, che vanno gestiti, organizzati, archiviati e protetti. Inoltre, questi dati devono essere analizzati per il loro potenziale valore in termini di business, e solo un’infrastruttura scalabile e flessibile può aiutare a gestire.

Soluzioni quali Red Hat Storage possono aiutare le organizzazioni del settore finance a utilizzare i big data per ottenere migliori risultati sul mercato.

Risk Management

Gli operatori finanziari devono inoltre seguire una serie di normative particolarmente stringenti, come è il caso di Basilea III. Così come per i Big Data, è essenziale garantire una elevata capacità di calcolo e analisi a partire dai dati raccolti.

Red Hat mette a disposizione un interessante e unico portafoglio di tecnologie e soluzioni, quali JBoss Data Grid, JBoss Data Virtualization e JBoss Business Rules Management System, che consentono di accedere ai dati attraverso query con bassissima latenza, di applicare regole ed effettuare analisi sulla base di eventi complessi e infine permettono di fornire elevati livelli di scalabilità rispettando il livello di servizio atteso.

Un successo confermato sul campo

Nei differenti diversi ambiti di attività, la solidità e l’affidabilità delle soluzioni Red Hat è certificata dal successo riscosso presso i clienti finali, operatori del mercato bancario e assicurativo che hanno trovato in Red Hat un partner tecnologico e di business cui affidare elementi fondamentali delle proprie attività.

In Italia, tra le aziende e organizzazioni che hanno adottato soluzioni Red Hat, ricordiamo Banca Popolare di Sondrio, Banco Popolare, Equens, FinecoBank, Intesa Sanpaolo, MTS – Borsa Italiana, SIA e Unicredit.

Nel mercato dei servizi finanziari, le opportunità crescono più rapidamente di quanto non facciano i budget IT, e lo stesso vale per il livello di complessità legato alla gestione di grandi quantità di dati e transazioni complesse.  In questo scenario le soluzioni Red Hat forniscono tutte le risposte necessarie in termini di gestione della complessità, innovazione, sicurezza e prestazioni per capitalizzare al meglio le nuove tecnologie.

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Red Hat, l’open source che non conosce crisi https://www.datamanager.it/2015/05/red-hat-lopen-source-che-non-conosce-crisi/ Mon, 11 May 2015 12:40:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74609 Da middleware, infrastrutture cloud  e piattaforma linux ricavi per 1,8 miliardi di dollari Dall’Italia al Giappone, passando per Russia e Stati Uniti, Red Hat archivia l’ennesimo anno di crescita. “Il fiscal year 2015, chiusosi lo scorso febbraio, ci ha visto raggiungere obiettivi ambiziosi. A livello globale, il fatturato cresce del 17%, attestandosi attorno a 1,8 […]

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Da middleware, infrastrutture cloud  e piattaforma linux ricavi per 1,8 miliardi di dollari

Dall’Italia al Giappone, passando per Russia e Stati Uniti, Red Hat archivia l’ennesimo anno di crescita. “Il fiscal year 2015, chiusosi lo scorso febbraio, ci ha visto raggiungere obiettivi ambiziosi. A livello globale, il fatturato cresce del 17%, attestandosi attorno a 1,8 miliardi di dollari” afferma Gianni Anguilletti, Country Manager di Red Hat Italia. Una crescita ancora più sostenuta di quella dello scorso anno durante il quale si era realizzato un aumento pari al 15%. “Risultati che per una società che approccia i due miliardi di dollari di ricavi – inserita in un contesto macroeconomico come quello che conosciamo – fanno di Red Hat la prima azienda open source pure-play al mondo per fatturato” sottolinea Anguilletti.

A trainare la crescita del gruppo sono le tecnologie dedicate allo sviluppo applicativo (middleware) e alla realizzazione di infrastrutture cloud (+43%). Una crescita così marcata che fa dire ad Anguilletti che se oggi il gruppo dovesse rinunciare al fatturato derivante dalla piattaforma Linux, rimarrebbe comunque al vertice del settore. Anguilletti attribuisce il successo di Red Hat a due fattori critici: evoluzione tecnologica e organizzativa. “Una sinergia che si autoalimenta e sostiene il piano industriale di crescita del Gruppo. Proiettato a raggiungere tre miliardi di fatturato entro i prossimi tre esercizi”. In che modo? Perseguendo una strategia che poggia su tre pilastri. Il primo, l’ampliamento dell’offerta a disposizione di partner e clienti. “Parliamo dell’arricchimento di framework e tecnologie a disposizione del cliente. Uno stack infrastrutturale che risponda al meglio alle iniziative nel proprio ambito di riferimento” spiega Anguilletti. Poi l’openness, l’apertura. L’opportunità di poter contare su uno stack costituito da componenti utilizzabili in completa simbiosi tra loro oppure in abbinamento ad altri. Non necessariamente a marchio Red Hat. “Per esempio JPos, uno strumento middleware alloggiabile sia sulla piattaforma Red Hat Enterprise Linux che su un altro tipo di sistema operativo, mantenendo le stesse funzionalità e performance” chiosa Anguilletti. Il terzo infine è quello della flessibilità. Che Red Hat declina rifacendosi a due mantra: Any application, anytime, anywhere. E Open Hybrid Cloud. Inteso come applicazione o servizio sviluppato per un certo ambiente con tecnologia Red Hat ma utilizzabile in modo trasparente anche in un contesto diverso.

“Queste linee guida stanno governando lo sviluppo dello stack strutturale più completo da un punto di vista funzionale e – a detta di analisti e indagini di mercato – sostenibile economicamente, disponibile sul mercato” conferma Anguilletti. Stack composto da una serie di moduli (s/o, virtualizzazione, piattaforma per la realizzazione di architetture di storage definite via software, strato o piattaforma middleware per la realizzazione di infrastrutture SOA – Service Oriented Architecture), tecnologie per la realizzazione di cloud (IaaS e CaaS cloud as a service) e relativi servizi. “Uno strumento che consente ai nostri clienti di realizzare delle piattaforme in grado di gestire enormi quantità di dati. E che allo stesso tempo rispondono alle loro esigenze d’innovazione per intercettare nuove opportunità di business” argomenta Anguilletti.

Open source dunque come alternativa per far evolvere le soluzioni IT sfruttando i trend tecnologici che presentano il maggior potenziale: big data, analytics, SOA, cloud, mobility e internet delle cose. Per le aziende un’opportunità, quest’ultima, di monitorare in modo ancor più granulare la qualità dei servizi erogati, riducendo i costi. E per i vendor come Red Hat di ampliare l’offerta di soluzioni e tecnologie e intensificare il livello di interazione con le aziende. “Anche sul versante IoT, Red Hat intende far valere la propria natura di catalizzatore. Proponendosi come interlocutore ideale per coloro che necessitano di uno strato tecnologico che filtri, storicizzi e trasformi i dati provenienti da tutti i device connessi” afferma Giovanni Pirola, Regional service manager di Red Hat Italia.

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Red Hat. Il leader Open https://www.datamanager.it/rivista/red-hat-il-leader-open-57102.html Fri, 13 Jun 2014 09:57:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/red-hat-il-leader-open/ Anche in Italia, il fornitore di software infrastrutturale opensource è al centro di importanti esempi di business transformation. Al punto di confluenza di tutti i trend tecnologici più innovativi, il modello open permette a imprese e PA di liberar erisorse e accelerare lo sviluppo di soluzioni   L’open source secondo RedHat (it.redhat.com) è uno strumento […]

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Anche in Italia, il fornitore di software infrastrutturale opensource è al centro di importanti esempi di business transformation. Al punto di confluenza di tutti i trend tecnologici più innovativi, il modello open permette a imprese e PA di liberar erisorse e accelerare lo sviluppo di soluzioni

 

Gianni Anguilletti country manager di Red Hat ItaliaL’open source secondo RedHat (it.redhat.com) è uno strumento tremendamente serio, orientato alle applicazioni mission critical in settori chiave per l’economia non solo digitale: banche, telecomunicazioni, media, pubblica amministrazione, industria, grande distribuzione. In Italia, tanto per fare un esempio, l’operatore satellitare Sky ha adottato Red Hat per la sua infrastruttura IT. L’ultimo progetto di migrazione riguarda la piattaforma CRM, una trasformazione che a fronte di un incremento del 30% delle prestazioni dei servizi business è convertita in un risparmio del 70% sul total cost of ownership.

A leggere gli ultimi risultati finanziari del 2014 (che Red Hat ha chiuso fiscalmente a febbraio di quest’anno), il software aperto ha generato per Red Hat poco più di un miliardo e mezzo di dollari di fatturato, con una crescita di quindici punti percentuali.

 

Un ponte per l’innovazione

Un risvolto significativo è che la quasi totalità di questo fatturato (1,34 miliardi in crescita, ma del 16%) deriva da sottoscrizioni. Il modello open source di classe enterprise funziona, genera profitti. Commentando le scelte strategiche di Sky Italia, il countrymanagerdiRedHat, GianniAnguilletti osserva giustamente che se Sky insiste in questo modo sulle tecnologie open è perché queste «sono in grado di rispondere anche ai più stringenti requisiti di business, in particolare quando vengono abbinate a servizi di livello enterprise, come nella nostra offerta». Al responsabile di Red Hat in Italia preme sottolineare come «l’open source in generale e il software Red Hat in particolare, grazie ai suoi avanzati servizi di supporto ingegneristico orientati in modo specifico alle applicazioni critiche, rappresenta l’anello di congiunzione ideale tra i desiderata delle grandi organizzazioni – private o pubbliche – e i promettenti trend tecnologici che si stanno affacciando sul mercato».

Per Anguilletti, le aziende sono tenute a essere sempre più smart, pronte a cogliere – dalle enormi quantità di dati generati dalla relazione con il mercato – le opportunità di crescita e innovazione più interessanti. «Se a queste opportunità non si risponde in modo innovativo,

è inutile andare a cercarsele» – osserva Anguilletti. «Inoltre, in un contesto dove diventa imperativo fare di più investendo meno, la risposta più efficace può essere proprio l’open source». Secondo Anguilletti, i responsabili tecnologici delle imprese assistono alla convergenza di almeno tre diverse spinte. Da un lato c’è l’affermarsi dei big data e delle applicazioni analitiche, due eccezionali motori di crescita per le organizzazioni intelligenti che possono sfruttare le informazioni per rafforzare linee di business esistenti e aprire nuovi fronti. Poi c’è la grande maturazione raggiunta all’interno dei data center, nella specifica area delle architetture orientate ai servizi e all’integrazione applicativa, unita alla disponibilità di strumenti “agili” di sviluppo e prototipizzazione del software. «Su tutto questo dominano il cloud e la mobilità, due fenomeni che permettono ai sistemi informativi di essere particolarmente versatili anche nell’erogazione». Un collante efficace per riuscire a tradurre questi ingredienti in successo di impresa è il software open source. Specialmente quando, come nel caso di Red Hat, la tecnologia viene supportata in modo adeguato. Il messaggio che un fornitore infrastrutturale a tutto tondo come Red Hat vuole lanciare è che le risorse che l’azienda può liberare, spezzando i legami con i modelli tradizionali del software commerciale, unite al maggior controllo che le organizzazioni possono esercitare su tutti gli aspetti tecnici di una piattaforma o di un applicativo, possono tradursi in una maggiore efficacia e velocità sul mercato.

Antonio Leo e Edoardo Schepis, Red Hat

L’offerta a 360 gradi

«Red Hat all’inizio degli anni Novanta – racconta Anguilletti – era una realtà relativamente piccola dedicata, con il Fedora Project, all’ingegnerizzazione di un sistema operativo nel neonato comparto Unix per processori x86. Da allora, ha subito un’evoluzione profonda, trasformandosi – anche attraverso la lungimirante politica di acquisizioni – nell’azienda di riferimento sul mercato di soluzioni infrastrutturali legate a Enterprise Linux. Nel 2006, Red Hat completa l’acquisizione di JBoss. «Fu il seme da cui germogliò un’intera famiglia di tecnologie middleware e SOA, la prima tappa di un cammino che ha portato Red Hat a organizzarsi in cinque aree diverse, un’offerta che in ambito open – oggi – non ha praticamente rivali per completezza, qualità e livello di supporto. Con seimila e 300 dipendenti in settanta uffici del mondo (in Italia sono una sessantina, la metà dei quali con incarichi tecnici) e mille e 500 addetti allo sviluppo, Red Hat può assicurare, anche grazie a un esteso ecosistema di partner, un elevato grado di prossimità al cliente e ai suoi progetti. È anche un’azienda finanziariamente solida, capace di sostenere le sue strategie di crescita.

Alle due business unit centrate su Enterprise Linux e sul middleware, seguono – dopo l’acquisizione di Qumranet nel 2008 – la copertura degli aspetti della virtualizzazione che ora fanno riferimento a Openstack, un progetto open source per servizi IaaS pubblici e privati che vede la partecipazione di circa 200 aziende di software, ma di cui Red Hat è il “contributor” numero uno al mondo. Dopo aver rilevato Gluster nel 2011, Red Hat entra anche nel settore emergente del software defined storage, dove la campagna acquisti è in pieno svolgimento. Proprio mentre questa cover story è in chiusura, l’azienda di Raleigh, North Carolina, ha annunciato un investimento di 175 milioni di dollari in Inktank, pioniere californiano dei sistemi di storage virtuali basati su hardware commodity. Grazie a queste soluzioni, secondo Anguilletti, il mercato dello storage sarà attraversato da una rivoluzione analoga a quella che Linux aveva reso possibile tanti anni fa, trasformando in sistemi server ad alta affidabilità le economiche architetture x86. «Lo scenario è molto simile a quello che abbiamo oggi per lo storage, dove dominano sistemi estremamente efficienti ma costosi e refrattari ai contesti eterogenei dei data center. Tutto questo è destinato a cambiare con l’archiviazione softwaredefined». Infine, c’è il promettente ambito della “orchestrazione” del cloud, con soluzioni in ambito Open Hybrid Cloud e PaaS – anche in questo caso sia pubblico sia privato – abilitato da Openshift.

Danilo Maggi, Red Hat

Prove di affidabilità

I primi interlocutori del notevole successo di Red Hat sono i grandi protagonisti del finance, delle telecomunicazioni, della PA, dell’energia, del retail, del manifatturiero, ovunque ci siano da implementare soluzioni di frontiera, che coinvolgano competenze interne molto avanzate e «quasi sempre integrate» – come ci spiega EdoardoSchepis, che nella sede italiana indossa il cappello (rosso ovviamente) di responsabilerisorsetecnicheeimplementazionedellesoluzioni. Tuttavia, non mancano l’interesse e il coinvolgimento delle imprese di dimensioni medio-piccole, per le quali è stata costituita – precisa ilresponsabileitalianodellealleanze, AntonioLeo – una «task force» che agisce soprattutto attraverso la leva delle partnership. «A chi ancora chiede quali garanzie possono offrire le soluzioni open source, possiamo rispondere con un mare di referenze» – risponde Anguilletti. Non solo. «Proprio quando c’è un’opportunità da cogliere e l’IT è particolarmente funzionale al business, l’open source offre qualità e tempi di risposta molto più elevati».

Anche in Italia, il momento sembra essere molto propizio. Da sette anni, il volume d’affari di Red Hat a livello nazionale cresce al tasso annuo aggregato del 24%. Aree come il middleware di JBoss crescono a ritmi ancora più elevati (+35% nell’anno appena concluso), il parco clienti, oltre a Sky, vanta referenze di rilievo assoluto. Come la piattaforma mission critical messa recentemente a punto da Borsa Italiana con Mts e Sia. Un progetto che ha fatto dichiarare a FabrizioCazzulini, chieftechnologyofficerdiMTS, l’azienda privata nata dal Mercato Generale di Titoli di Stato, la prima borsa elettronica italiana: «Il ruolo dell’infrastruttura di messaggistica è estremamente critico per noi, perché per i nostri sistemi passano in media ordini e contratti per oltre cento miliardi di euro al giorno». Il successo dell’azienda è anche testimoniato dall’Open Source Day, un importante evento organizzato da Red Hat (mille e 300 i partecipanti all’ultima edizione nel novembre scorso). Nell’occasione, era stata presentata la ricerca commissionata da Red Hat a SDA Bocconi, secondo cui l’83% delle aziende italiane ha già adottato soluzioni open source (percentuale che sale all’89% considerando anche le intenzioni future). A livello globale, una conferma arriva dalla ricerca sulla business transformation svolta da HarvardBusinessReview AnalyticServices su un campione di 420 CTO, nel 23% dei casi di aziende europee. L’indagine identifica un terzo delle aziende tra gli “Innovation accelerator”. Si tratta di società trainate dalla tecnologia e che investono molto più di altre (più o meno il doppio) nella creazione di nuove applicazioni grazie anche a responsabili IT che sanno anticipare e influenzare le decisioni del management. Le tipologie più gettonate di questi nuovi servizi sono la business intelligence e le tecnologie mobili e app, non a caso le due aree di maggiore focalizzazione per Red Hat. «Anche l’Internet delle cose è un trend che seguiamo con attenzione con le nostre soluzioni di integrazione Fuse e A-MQ, che consentono di far dialogare tra loro oggetti e protocolli più disparati» – precisa Anguilletti.

La forza della competenza

Come evidenzia anche lo studio SDA Bocconi, tra i fattori critici che definiscono il successo di un progetto open source, la disponibilità di competenze tecniche di alto profilo gioca un ruolo importante, siano esse interne all’azienda cliente o disponibili sul mercato. In Red Hat, EdoardoSchepis presidia questa area nella sua duplice funzione di coordinatore delle risorse tecniche e responsabile dell’implementazione delle soluzioni basate sulle tecnologie infrastrutturali fornite. «Alla mia funzione fanno riferimento tutte le figure tecniche che Red Hat schiera in affiancamento al cliente sia nella fase di studio della fattibilità delle soluzioni sia nella fase post-vendita, quando il mio team interviene a livello di personalizzazione e implementazione». Si tratta di circa venti risorse equamente ripartite tra attività di pre e postvendita, oltre naturalmente al servizio di supporto remoto che segue gli interventi di primo e secondo livello nell’arco delle ventiquattro ore e in tutto il mondo.

Schepis individua almeno due motivi alla base della scelta di molte aziende, specie nel comparto finanziario, dove la familiarità con Linux è tradizionalmente più forte, della migrazione verso l’open source. «Certamente, anche per svincolarsi dai costi elevati delle tecnologie proprietarie, ma soprattutto per i grandi progressi che nel settore ICT sono stati fatti con il middleware e il cloud». In queste aree, i clienti vogliono avere più visibilità sugli aspetti evolutivi dei prodotti e dei loro “internals”: a volte il software proprietario è carente da questo punto di vista. «Un altro aspetto fondamentale è la customizzazione. I nostri clienti possono chiedere modifiche anche importanti e partecipare direttamente alla loro implementazione». Nel caso dell’italiana SIA, per esempio, un’evoluzione di JBoss in direzione della nuova architettura di “Data Grid” implementata per la nuova piattaforma di trading dell’operatore interbancario è stata proposta e sviluppata dal cliente con l’assistenza dei tecnici di Schepis ed è entrata ufficialmente a far parte dell’ambiente middleware di Red Hat proposto su scala mondiale. «Chi entra nel mondo dell’open source può lavorare come semplice utente, ma può anche collaborare al testing e all’implementazione delle soluzioni in uno specifico ambito e contribuire allo sviluppo complessivo di un progetto».

Mai più sola

Nel settore delle telecomunicazioni, gli operatori manifestano un crescente interesse nei confronti dei prodotti di virtualizzazione e cloud. «Il vantaggio dell’offerta Red Hat con Openstack – spiega Edoardo Schepis – consiste nella possibilità di coprire ogni aspetto tecnologico in ambito cloud, che oggi caratterizza le strategie di molte telco nei confronti dei loro clienti, con il supporto che possiamo garantire, anche appoggiandoci alla solida rete dei nostri partner». Dal punto di vista commerciale, il modello open source comporta la trasformazione del costo capex rappresentato dalla licenza, in un costo operativo sotto forma di canone che comprende aggiornamenti, supporto, accesso alle basi di conoscenza, certificazione e la responsabilità legale sul codice sviluppato. Gli utenti di soluzioni open source sono in genere motivati e coinvolti, e possono trovare in Red Hat un interlocutore solido, preparato e affidabile.

«Un interlocutore che – come ricorda AntonioLeo, che riveste il duplice ruolo di Alliancemanagere territory leader, ha saputo costruire un ecosistema di alleanze che rappresenta un ingrediente fondamentale nella ricetta del successo di Red Hat. «Per noi è stato un grande cambiamento di pelle. In passato, Red Hat lavorava con un modello diretto di “go to market”. Oggi, i partner si identificano in tutto e per tutto con noi. In Italia, almeno il 75% del business viene generato indirettamente. Ogni volta che individuiamo una possibile nuova collaborazione, fin dalle prime discussioni deve essere chiaro che la relazione con Red Hat è di tipo win-win. Nel caso dei global system integrator, il ruolo di Red Hat consiste nel fornire una tecnologia robusta, innovativa e ben supportata dal partner che diventa il fornitore della “soluzione integrata” presso il cliente. Ma questa sinergia si ripete in ogni altra situazione, anche con partner di dimensioni più piccole e locali». A Red Hat spetta il compito di sviluppare soluzioni infrastrutturali, cloud (PaaS, IaaS) e middleware di grande valore – ai partner, system integrator, solution provider, OEM, ISV compete il task di integrare la tecnologia Red Hat con le proprie soluzioni e implementarle presso i clienti.

Vincere con i partner

«Il compito più importante per il partner Red Hat è saper intercettare le opportunità congiunte» – sottolinea ancora Leo. «Da parte nostra, c’è un forte impegno sul piano della evangelizzazione, una grande componente “educational” e comunicativa nel fare in modo che il partner conosca a fondo il valore delle soluzioni Red Hat e possa trasmetterlo al cliente, che proprio grazie al modello open source può disporre di risorse aggiuntive, che premiano anche i partner». Il canale diventa in questo modo un’interfaccia strategica verso il mercato, che consente a Red Hat di focalizzarsi meglio sulle tecnologie e raggiungere una tipologia di clientela più vasta, anche per dimensioni. Una scalabilità su cui Red Hat non potrebbe contare così facilmente agendo da sola. Secondo Leo, in Italia i partner più produttivi e coinvolti sono circa cinquanta, numero che cresce notevolmente se si includono anche i partner meno attivi. Oltre a system integrator globali – come Accenture o HP Enterprise Services, le cui relazioni vengono regolate anche a livello centrale, con i partner locali – la squadra coordinata da Leo si occupa anche dei grandi integrator e degli ISV verticali insieme ai partner manager e ai due distributori nazionali, Itway e Avnet.

«L’interesse nei confronti di nuovi partner è sempre elevatissimo» – conferma Leo. «Anche per questo collaboriamo con le università e cerchiamo di dare opportunità ai giovani sviluppatori. Il primo requisito è la qualità del software e delle soluzioni. Grazie alle nostre tecnologie possiamo rispondere a tutte le esigenze sul fronte del cloud, della trasformazione infrastrutturale e applicativa con le soluzioni Jboss, e sono convinto che nel nostro mercato – per noi e i nostri partner – si aprano intere praterie da esplorare. Pensiamo solo alla pubblica amministrazione: il software Red Hat può realmente fare la differenza rispetto al mondo proprietario portando innovazione, riduzione dei costi, nuovi servizi».

Un nuovo modello

Nella sua mansione di marketingmanager, DaniloMaggi interviene a proposito del grande potenziale di crescita di Red Hat in Italia, ponendo l’accento sullo sforzo di riposizionamento dell’azienda come leader di riferimento nelle aree più innovative. «La notorietà acquisita con Enterprise Linux non deve farci dimenticare lo spazio che Red Hat può acquisire nell’ambito del cloud computing, della virtualizzazione o in direzioni molto innovative come il software defined storage o il DevOps. Tutto questo implica una varietà di attività comunicative tradizionali verso la stampa specializzata, ma anche iniziative più direttamente rivolte al mercato, inclusi i seminari, la partecipazione alle grandi conferenze e gli eventi organizzati da noi in collaborazione con i partner». E infatti, il circuito europeo del Red Hat Forum prevede una tappa milanese per il prossimo 24 giugno, con la partecipazione, tra gli altri, di clienti come Sky e Trenitalia in qualità di testimonial e partner come Zimbra e Alfresco, con le loro proposte applicative nel campo della messaggistica e del content management. A Roma, nuovamente in calendario per novembre ritorna l’Open Source Day, che sotto la regia di Red Hat raccoglie una rappresentanza ancora più folta di partner e clienti italiani.

«Una componente essenziale della nostra strategia – aggiunge Maggi – è anche la collaborazione con il settore accademico, che oltre a rappresentare un mercato interessante, ci offre la possibilità di sviluppare nuova tecnologia e promuovere la conoscenza delle nostre soluzioni nei corsi universitari». Non solo. «Il messaggio che vogliamo portare va oltre l’aspetto dello sviluppo del software» – dice il responsabile del marketing di Red Hat. «La nostra esperienza può insegnare moltissimo su concetti come la community leadership e sul legame profondo che si deve instaurare tra tecnologia e il business».

I progetti open source stanno cambiando il volto dell’informatica aziendale, basti pensare che senza open source non esisterebbero fenomeni come il cloud pubblico di Amazon.

E il coinvolgimento di molti big dell’informatica “convenzionale” in progetti open source confermano questa tendenza, basta citare nuovamente il progetto OpenStack che vede Red Hat in prima linea.

Dopo vent’anni di crescita, consolidamenti e successi, la carica innovativa di Red Hat e l’affidabilità del suo software promettono di essere ancora un formidabile motore di trasformazione.

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Red Hat. Rosso, aperto e affidabile https://www.datamanager.it/rivista/red-hat-rosso-aperto-e-affidabile-56268.html Mon, 19 May 2014 09:23:24 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/red-hat-rosso-aperto-e-affidabile/ La crescita maturata nell’anno fiscale 2013-14 (+15%), conferma la solidità di Red Hat come partner di riferimento per l’open source strategico   Si consolida ulteriormente il ruolo di Red Hat (it.redhat.com) come fornitore infrastrutturale ad aziende che possono affidarsi ai modelli open source per coniugare – nell’efficace metafora del country manager per l’Italia Gianni Anguilletti […]

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La crescita maturata nell’anno fiscale 2013-14 (+15%), conferma la solidità di Red Hat come partner di riferimento per l’open source strategico

 

Gianni Anguilletti country manager di Red Hat ItaliaSi consolida ulteriormente il ruolo di Red Hat (it.redhat.com) come fornitore infrastrutturale ad aziende che possono affidarsi ai modelli open source per coniugare – nell’efficace metafora del country manager per l’Italia Gianni Anguilletti – la capacità di individuare e reagire alle nuove opportunità di business con il presidio dei trend tecnologici oggi dominanti: cloud, mobilità, big data, integrazione e prototipizzazione rapida del software.

Anche nell’anno fiscale appena conclusosi, il 2014, Red Hat raggiunge i suoi obiettivi di crescita, con 1,53 miliardi di fatturato (in crescita del 15%). «Un risultato molto soddisfacente, pur considerando l’erosione valutabile in due punti percentuali causata dal cambio sfavorevole sul dollaro» ha annunciato Anguilletti. Per l’intero anno fiscale, l’utile di esercizio risulta essere di 232 milioni di dollari, con un margine operativo Gaap che supera il 15%. In Italia e in Emea, la crescita del volume d’affari vale addirittura un più 25% rispetto al 2013. Particolarmente richieste (+35% di crescita nell’anno) sono state le soluzioni proposte dalla business unit Middleware/Soa, dedicata all’aspetto dell’integrazione applicativa.

A dimostrazione della leadership che Red Hat sta assumendo, come punto di riferimento per le piattaforme open source a sostegno di applicazioni mission critical nell’ambito dei tre mercati principali – finance, telco & media, pubblica amministrazione – Anguilletti ha citato due testimonial d’eccellenza come Sky Italia, che proprio in questi giorni ha inaugurato grazie a Red Hat un nuovo servizio di erogazione on demand via web dei suoi contenuti, anche verso clienti sprovvisti di connessione satellitare; e l’alleanza tra Borsa Italiana, Mts Monte Titoli Stato e la società di servizi interbancari Sia.

«Se siamo riusciti a fare tutto questo – spiega Anguilletti – è grazie a tre fattori determinanti: la completezza funzionale, la flessibilità nel deployment su qualsiasi infrastruttura o dispositivo e l’apertura delle nostre tecnologie nei confronti di componenti software che arrivano da altri vendor». Dopo la significativa svolta rappresentata dall’acquisizione dello specialista di middleware JBoss, Red Hat (attualmente il maggior singolo contributore allo sviluppo del codice Linux) ha esteso in modo molto significativo le proprie aree di competenza, coprendo attraverso cinque business unit i principali aspetti infrastrutturali: sistema operativo, integrazione, virtualizzazione, software defined storage e orchestrazione del cloud computing. «Questo consente ai clienti di costruire aziende più intelligenti, identificando le nuove opportunità di business e reagendo in modo innovativo a queste sfide. Ma permette anche di spendere meno».

Anguilletti si dichiara ottimista sull’evoluzione del mercato in Italia, dove Red Hat dispone di una sessantina di risorse, metà delle quali con competenza tecnico-ingegneristica. «Da una ricerca SDA Bocconi, si evince che l’83% di organizzazioni italiane utilizza software open source. Si arriva quasi al 90%, includendo quelle che manifestano l’intenzione di adottare questo modello. Contemporaneamente, la circolare 63 pubblicata dal Codice per l’amministrazione digitale invita la PA italiana a favorire l’open source rispetto a soluzioni proprietarie».

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Red Hat: il futuro dello storage https://www.datamanager.it/news/red-hat-il-futuro-dello-storage-49107.html Wed, 24 Jul 2013 14:59:20 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/red-hat-il-futuro-dello-storage/ E’ grazie alla tecnologia open source che la società è in grado di offrire una soluzione fondata su software che massimizza efficienza e flessibilità, riducendo i costi. Una risposta mirata ed efficace alle crescenti necessità delle aziende nel campo e all’esplosione dei dati non strutturati

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E’ grazie alla tecnologia open source che la società è in grado di offrire una soluzione fondata su software che massimizza efficienza e flessibilità, riducendo i costi. Una risposta mirata ed efficace alle crescenti necessità delle aziende nel campo e all’esplosione dei dati non strutturati

La sfida per le aziende e le loro organizzazioni IT è duplice e correlata: da un lato padroneggiare adeguatamente le odierne necessità di storage, in rapida crescita in virtù dell’evoluzione tecnologica e delle relative applicazioni dedicate, dall’altra far fronte a una vera e propria esplosione di dati, in particolare di quelli non strutturati, da archiviare in maniera opportuna e rendere sempre disponibili in varie modalità. Un mix che mette a dura prova le architetture di archiviazione tradizionali, tipicamente proprietarie, e che causa un incremento sensibile di costi per le realtà aziendali, pari ormai per gli analisti al 20-30% dell’intero budget IT.

Un quadro dove si inserisce a modo suo Red Hat, che si propone di supportare le imprese nel risolvere le problematiche dello storage grazie alla tecnologia open source. Ciò con Red Hat Storage, una soluzione basata su software capace di rivoluzionare il mercato di settore e che consente alle aziende maggior flessibilità e libertà di scelta rispetto alle grandi piattaforme proprietarie, come sottolinea Gerald Sternagl, EMEA business unit manager storage della società, con la quale quest’ultima conta soprattutto di “cavalcare l’area di mercato in più rapida crescita, quella appunto dei dati non strutturati”.

E questo poiché si tratta di una soluzione molto flessibile e sviluppata dalla comunità open source, ma al contempo efficace, affidabile e sicura, poiché “frutto di una nostra attività di ingegnerizzazione in grado di portarla sul mercato con quegli standard di qualità che si attendono le imprese”. Il tutto all’interno di uno storage market che, ne è convinto Sternagl, come accade per altri ambiti “è ormai maturo per essere aperto”.

Convinzioni che sono proprie anche di Gianni Anguilletti, country manager Italia della multinazionale, secondo cui, pur in un mercato italiano nel quale la proposta di Red Hat nel settore dello storage è presente da non molto, dopo essere stata lanciata inizialmente in Europa entro contesti come Gran Bretagna, Germania e Francia, “verifichiamo già un marcato interesse in comparti quali i servizi, le TLC e il finance”.

Ed il motivo è che, spiega Anguilletti, “le aziende si trovano nella condizione di dover gestire e interpretare una quantità di dati assai elevata, in aumento del 40-50% annuo, al fine ad esempio d’intercettare in modo più intelligente il business, conoscere l’evolversi dei comportamenti della clientela o rispondere a nuovi fenomeni che potrebbero rivelarsi critici”. Aziende che inoltre “vogliono essere anche più innovative, capaci quindi di fornire servizi e prodotti che fanno la differenza, e che si confrontano con l’evoluzione dei trend tecnologici. Tutto questo in uno scenario che presenta però scarse risorse umane ed economiche”.

A fare da “anello di congiunzione” fra le esigenze aziendali ed evolversi dei trend tecnologici è a giudizio di Red Hat lo sviluppo di tecnologie open source, evidenzia Anguilletti, “con le quali si abbattono i costi per gestire i dati senza sacrificare la qualità del servizio”, a beneficio sia delle imprese che dei loro clienti.

 

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