HWG Sababa – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 02 Jul 2026 11:25:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png HWG Sababa – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 HWG Sababa presenta il primo bilancio di sostenibilità di gruppo: un nuovo passo nel percorso ESG https://www.datamanager.it/2026/07/hwg-sababa-presenta-il-primo-bilancio-di-sostenibilita-di-gruppo-un-nuovo-passo-nel-percorso-esg/ Fri, 03 Jul 2026 11:17:02 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253900 Con l’estensione del perimetro di rendicontazione a tutte le società del Gruppo, HWG Sababa consolida il proprio percorso di sostenibilità e rafforza l’integrazione tra innovazione, governance e creazione di valore condiviso HWG Sababa – azienda italiana che offre servizi gestiti, soluzioni strategiche e consulenza in ambito di cybersecurity – presenta il suo primo Bilancio di […]

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Con l’estensione del perimetro di rendicontazione a tutte le società del Gruppo, HWG Sababa consolida il proprio percorso di sostenibilità e rafforza l’integrazione tra innovazione, governance e creazione di valore condiviso

HWG Sababa – azienda italiana che offre servizi gestiti, soluzioni strategiche e consulenza in ambito di cybersecurity – presenta il suo primo Bilancio di Sostenibilità di Gruppo, redatto su base volontaria.

Dopo la pubblicazione del primo Bilancio di Sostenibilità di HWG Sababa avvenuta lo scorso anno, il nuovo documento rappresenta un’evoluzione naturale del percorso ESG intrapreso dall’azienda, estendendo per la prima volta il perimetro di rendicontazione a tutte le società del Gruppo. Un passaggio che riflette la crescita dell’organizzazione e la volontà di condividere un’unica visione della sostenibilità, fondata su trasparenza, responsabilità e creazione di valore nel lungo periodo.

Per un gruppo che opera nella cybersecurity, la sostenibilità non rappresenta un percorso parallelo al business, ma una componente della propria strategia di sviluppo. Proteggere infrastrutture digitali, promuovere un’innovazione responsabile, investire nelle competenze delle persone e adottare modelli di governance sempre più solidi sono elementi strettamente connessi alla capacità di generare valore per clienti, partner e stakeholder.

Il Bilancio di Sostenibilità di Gruppo è il risultato di un percorso avviato nel 2024 e ulteriormente consolidato nel 2025 attraverso il rafforzamento della governance ESG, l’ampliamento del Comitato di Sostenibilità e l’estensione dell’analisi di doppia materialità all’intero Gruppo, in conformità ai principi degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) volontari. Su queste basi è stato definito una Strategia di Sostenibilità che individua obiettivi e azioni di medio-lungo termine lungo le tre dimensioni ambientale, sociale e di governance.

Alessio Aceti, CEO di HWG Sababa, ha commentato: «Questo primo Bilancio di Sostenibilità di Gruppo rappresenta un’evoluzione importante del percorso avviato lo scorso anno. L’estensione della rendicontazione a tutte le società del Gruppo testimonia la volontà di condividere una visione comune della sostenibilità e di integrare sempre più i principi ESG nella nostra strategia di crescita. In un settore come la cybersecurity, in cui fiducia, resilienza e innovazione sono elementi essenziali, crediamo che creare valore sostenibile significhi contribuire ogni giorno alla sicurezza delle organizzazioni, allo sviluppo delle competenze delle persone e alla crescita responsabile del nostro ecosistema»

Il Bilancio racconta un anno particolarmente significativo per il Gruppo, caratterizzato dalla crescita del perimetro aziendale, dal rafforzamento della presenza internazionale e da importanti investimenti in innovazione. Tra i principali risultati del 2025 figurano il lancio di HyperSOC™, il Security Operations Center di nuova generazione basato su automazione e intelligenza artificiale, la nascita della Business Unit Y Cyber dedicata alla cybersecurity industriale, l’ingresso di Akito nel Gruppo e il conseguimento della certificazione ISO 14001 per il sistema di gestione ambientale.

Per quanto riguarda gli ambiti specifici, questi alcuni esempi di iniziative promosse e in fase di sviluppo.

Ambiente 

Pur operando in un settore caratterizzato da un elevato utilizzo di infrastrutture digitali, HWG Sababa è impegnata nel miglioramento continuo delle proprie performance ambientali attraverso interventi di efficientamento energetico, una gestione più responsabile delle risorse e un progressivo ricorso all’energia da fonti rinnovabili.

Nel corso del 2025 il Gruppo ha esteso a tutte le società la misurazione delle emissioni dirette e indirette (Scope 1 e Scope 2), avviata nel 2024 con una prima stima su HWG Sababa, consolidando il percorso di monitoraggio e definizione di obiettivi di riduzione dei consumi. Parallelamente, HWG Sababa ha proseguito il rinnovamento del parco auto aziendale, con l’obiettivo di raggiungere una flotta interamente ibrida entro il 2030.

Grande attenzione è dedicata anche all’economia circolare attraverso iniziative di Digital Regeneration che favoriscono il riutilizzo dei dispositivi informatici. Nel 2025 tutti i dispositivi dismessi sono stati reimpiegati tramite acquisto da parte dei dipendenti o donazioni a enti del territorio, quali la Caritas di Verona, contribuendo alla riduzione dei rifiuti elettronici e al supporto della comunità locale.

Sociale

Le persone sono il vero valore di HWG Sababa e il loro benessere è centrale in ogni attività. La valorizzazione delle risorse umane passa attraverso percorsi di formazione dedicati, con una media di 44 ore all’anno di formazione per gli oltre 250 dipendenti del Gruppo, l’organizzazione di programmi di team building e la promozione di iniziative di welfare.

La formazione è un tema particolarmente centrale, come testimoniano le 325 certificazioni ottenute in ambito cybersecurity, simbolo del continuo investimento per il miglioramento delle competenze tecniche dei propri lavoratori.

Il Gruppo promuove inoltre un ambiente di lavoro inclusivo attraverso specifiche politiche di Diversity, Equity & Inclusione strumenti di tutela quali il Codice Etico, il Modello 231 e il sistema di Whistleblowing.

L’impegno sociale si estende anche all’esterno dell’organizzazione, attraverso collaborazioni con università, centri di ricerca e istituti scolastici, attività di divulgazione della cultura della cybersecurity e programmi di sostegno alla formazione delle nuove generazioni, tra cui iniziative di sensibilizzazione sul cyberbullismo realizzate in una scuola media di Verona.

Governance 

Nel 2025 HWG Sababa ha ulteriormente rafforzato il proprio sistema di governance, consolidando il ruolo del Comitato di Sostenibilità e integrando gli obiettivi ESG nei processi decisionali del Gruppo.

Particolare attenzione è stata dedicata alla trasparenza e all’integrità lungo tutta la catena del valore, attraverso il rafforzamento delle procedure di qualifica dei fornitori, l’adozione di policy in materia di anticorruzione, sponsorizzazioni, omaggi, donazioni e trasferte aziendali.

La cybersecurity interna continua, inoltre, a rappresentare un elemento centrale del modello di governance, grazie a una struttura dedicata che comprende Chief Information Security Officer, Data Protection Officer e funzioni specializzate nella gestione della sicurezza delle informazioni e della privacy.

Con questo primo Bilancio di Sostenibilità di Gruppo, HWG Sababa conferma la volontà di rendere la sostenibilità una leva di sviluppo strategico, accompagnando la crescita dell’organizzazione con un approccio sempre più integrato, misurabile e orientato alla creazione di valore condiviso.

Qui è possibile consultare il Report ESG completo: https://www.hwgsababa.com/wp-content/uploads/HWG-Bilancio_Sociale-2026-LQ.pdf

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Cybersecurity agentica, HWG Sababa e Akito in prima linea https://www.datamanager.it/2026/06/cybersecurity-agentica-hwg-sababa-e-akito-in-prima-linea/ Thu, 11 Jun 2026 08:28:58 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252953 Aumenta l’asimmetria tra difensori e attaccanti. Gli agenti AI impongono nuovi modelli di difesa. Per HWG Sababa e Akito la sfida non è più soltanto proteggere infrastrutture e dati, ma governare sistemi autonomi capaci di agire, apprendere e decidere L’intelligenza artificiale agentica viene raccontata come la prossima grande leva di efficienza. Sistemi capaci di decidere, […]

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Aumenta l’asimmetria tra difensori e attaccanti. Gli agenti AI impongono nuovi modelli di difesa. Per HWG Sababa e Akito la sfida non è più soltanto proteggere infrastrutture e dati, ma governare sistemi autonomi capaci di agire, apprendere e decidere

L’intelligenza artificiale agentica viene raccontata come la prossima grande leva di efficienza. Sistemi capaci di decidere, agire e adattarsi autonomamente, destinati a rivoluzionare tutto, dalla produttività aziendale alla cybersecurity. Ma come spesso accade con le tecnologie che promettono di moltiplicare le capacità umane, la vera domanda non è che cosa possano fare quando funzionano, ma che cosa accade se sbagliano, o peggio, quando vengono manipolate. Gli incidenti cyber raccontano la stessa storia: il rischio non è più teorico. I primi exploit documentati basati su prompt injection dimostrano come sia possibile alterare configurazioni locali o abilitare l’esecuzione automatica di comandi. Gli incidenti in cui agenti autonomi operano con privilegi eccessivi o istruzioni mal interpretate possono tradursi in danni operativi e reputazionali rilevanti. Nei contesti enterprise più critici, le conseguenze si traducono in ore di fermo operativo, costi elevati di remediation e interruzioni dei servizi essenziali. Di fronte al moltiplicarsi dei segnali d’allarme, il pericolo vero è l’illusione di controllo su tecnologie adottate più rapidamente di quanto si stia imparando a governarle.

«Negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale ha impresso un’accelerazione evidente al fronte offensivo» –mette in guardia Fabio Naccazzani, co-founder & CEO Akito. «Anzitutto perché ha reso più semplice automatizzare attività che richiedevano tempi lunghi e competenze specialistiche, dalla raccolta di informazioni preliminari alla costruzione di campagne di attacco. In questo scenario, continuare a presidiare il rischio con strumenti e modelli pensati per minacce e schemi di attacco superati, significa esporsi a un divario destinato ad ampliarsi».

La cybersecurity diventa adattiva

Il cybercrime evolve verso una dimensione sempre più agentica, fondata su sistemi capaci di agire in background, adattarsi dinamicamente al contesto, apprendere dalle interazioni con il bersaglio e rimodulare le proprie azioni quasi in tempo reale. «Non siamo di fronte a un semplice miglioramento incrementale delle capacità offensive. Stiamo assistendo a una mutazione qualitativa» – sottolinea Alessio Aceti, CEO di HWG Sababa. Una trasformazione che cambia radicalmente la postura richiesta alla difesa. La mancata adozione dell’AI peggiora il livello di asimmetria tra difensori e attaccanti. «Naturalmente non basta introdurre un agente AI di difesa per diventare automaticamente più sicuri. Significa però riconoscere che se l’attaccante ha già incorporato modelli non deterministici nei propri schemi operativi, continuare a difendersi con workflow rigidi equivale a giocare una partita con regole che l’avversario ha già superato». La cybersecurity non può più essere pensata come una sequenza di risposte predefinite a minacce note. Deve diventare capacità adattiva. «Non si tratta di aggiungere nuovi controlli a problemi già noti, ma di affrontare vulnerabilità che nascono dalla logica stessa dei sistemi intelligenti» – chiosa Naccazzani.

SOC, nuovo modello operativo

Il valore della tecnologia AI trova forse la sua espressione più evidente proprio dentro i Security Operation Center. La quantità di alert, segnali deboli, anomalie e tentativi di compromissione che attraversano le infrastrutture digitali è cresciuta a un ritmo tale da rendere insostenibile un modello interamente manuale. «Nessuna organizzazione può pensare di scalare la propria capacità difensiva moltiplicando all’infinito il numero degli analisti» – sottolinea Aceti. «Perciò il SOC non può più limitarsi a essere un presidio umano assistito dalla tecnologia. Deve diventare un ecosistema in cui agenti AI specializzati operano come layer operativo distribuito».

Il passaggio in corso è quello da un SOC in cui le attività principali sono affidate a un analista, a forme ibride di SOC assistito o semi-automatico, dove agenti specializzati eseguono una serie di task specifici. «Parliamo di agenti progettati per compiti molto concreti: interfacciarsi con lo stack tecnologico del cliente, accedere a basi dati interne, arricchire automaticamente i segnali raccolti, investigare alert non critici, ottimizzare le regole di detection e, in alcuni casi, attivare azioni di contenimento entro perimetri rigorosamente definiti» – spiega Naccazzani. «Oggi il valore reale di questi modelli risiede nella capacità di automatizzare gran parte degli alert, comprimere i tempi di detection e risposta, restituendo agli analisti il tempo necessario per concentrarsi su attività ad alto valore come threat hunting, intelligence e advisory strategico» – commenta Aceti. Un passaggio decisivo anche sul piano culturale. Sebbene sia legittimo temere che l’automazione nel SOC implichi una progressiva marginalizzazione delle competenze umane, in realtà, se progettata correttamente, restituisce centralità all’analista, sottraendolo alla fatica meccanica del triage continuo e riportandolo nel luogo – la comprensione profonda della minaccia – dove crea valore.

E il vero valore nasce dalla capacità di governare l’AI e integrarla nei processi operativi. «Abbiamo assunto il primo data scientist per occuparsi di AI a settembre 2022. Non si improvvisa. Ogni nuova versione di un agente viene preventivamente validata in ambiente sandbox, così da valutarne in modo rigoroso rischi operativi, comportamento e impatti potenziali. Le pipeline di sviluppo devono essere robuste e gli eventi di sistema devono essere immutabili. Introdurre agenti AI senza un processo rigoroso di validazione significa esporre i clienti a errori difficilmente controllabili» – spiega Aceti.

La sinergia tra HWG Sababa e Akito

La gestione della transizione dipende dalla maturità organizzativa sviluppata nel tempo. Una riflessione che si sposta inevitabilmente dal piano tecnico a quello organizzativo. «Senza governance, qualsiasi tecnologia si voglia adottare non potrà mai essere efficace» – continua Aceti. «Per questo non mi stancherò mai di ripetere che la risposta strutturale deve prevedere una governance esplicita e responsabilità definite».

Non un dettaglio metodologico, perché è lungo questa linea di faglia che si comprende il senso della sinergia tra HWG Sababa e Akito. Un’integrazione che non viene raccontata come la semplice sommatoria di capacità operative – da una parte l’expertise di Akito nella progettazione e integrazione di architetture di sicurezza, dall’altra la capacità di HWG Sababa di industrializzare servizi gestiti, automazione e monitoraggio evoluto – ma il superamento della logica delle identità separate per costruire una piattaforma comune. La sicurezza efficace non nasce dalla tecnologia in sé, ma dalla connessione tra assessment, governance, integrazione e operation. «Una visione premiata da risultati positivi sul fronte del fatturato, dell’ampliamento della base clienti e della marginalità» – afferma Aceti.

Fatti che assumono un significato particolare in un mercato come quello della cybersecurity, dove l’espansione quantitativa non coincide automaticamente con il rafforzamento strutturale. E dove molte realtà, soprattutto nel segmento dei servizi, faticano a coniugare crescita e sostenibilità economica. Nel caso di HWG Sababa e Akito, invece, la crescita economica è l’effetto misurabile di una sinergia che produce impatti tangibili sul mercato sia in termini di posizionamento sia di capacità di intercettare la domanda sempre più orientata verso modelli di cybersecurity integrata. «Pensare a HWG Sababa e Akito come due realtà separate non descrive più ciò che siamo oggi» – conclude Aceti. «Abbiamo costruito un ecosistema che integra tecnologie e competenze specialistiche. Il valore che portiamo ai clienti nasce dalla convergenza tra governance e capacità operative».

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HWG Sababa aderisce al Protocollo per Genova capitale del supercalcolo e dell’intelligenza artificiale https://www.datamanager.it/2026/06/hwg-sababa-aderisce-al-protocollo-per-genova-capitale-del-supercalcolo-e-dellintelligenza-artificiale/ Tue, 09 Jun 2026 08:48:43 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253325 Cybersecurity, innovazione e valorizzazione del dato al centro dell’impegno di HWG Sababa per lo sviluppo dell’ecosistema tecnologico ligure HWG Sababa – azienda italiana che offre servizi gestiti, soluzioni strategiche e consulenza in ambito di cybersecurity – ha aderito al Protocollo d’Intesa “Genova Capitale dell’High Performance Computing & l’AI Factory per la Ricerca negli Ambiti Industriali, […]

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Cybersecurity, innovazione e valorizzazione del dato al centro dell’impegno di HWG Sababa per lo sviluppo dell’ecosistema tecnologico ligure

HWG Sababa – azienda italiana che offre servizi gestiti, soluzioni strategiche e consulenza in ambito di cybersecurity – ha aderito al Protocollo d’Intesa “Genova Capitale dell’High Performance Computing & l’AI Factory per la Ricerca negli Ambiti Industriali, Portuali e Biomedica“, l’iniziativa che riunisce istituzioni, università, centri di ricerca e imprese con l’obiettivo di consolidare il ruolo di Genova e della Liguria come polo di riferimento nazionale ed europeo per il supercalcolo, l’intelligenza artificiale e la valorizzazione del dato.

L’adesione si inserisce in un progetto che punta a mettere a sistema competenze, infrastrutture e capacità innovative per accelerare la crescita tecnologica e industriale del territorio. In questo contesto, HWG Sababa intende contribuire con la propria esperienza nel campo della cybersecurity, della protezione delle infrastrutture critiche e della gestione del rischio digitale.

HWG Sababa rafforza così il proprio ruolo quale attore chiave per la digitalizzazione della Liguria, territorio chiave dove è già presente con una sede a Genova e dove partecipa attivamente ad iniziativa dell’ecosistema digitale ligure, quali ad esempio la collaborazione con il Centro di Competenza Start 4.0,

L’iniziativa conferma la volontà di HWG Sababa di partecipare attivamente alla costruzione di un ecosistema aperto e collaborativo, capace di favorire la contaminazione tra ricerca, impresa e istituzioni e di rafforzare il ruolo di Genova come centro di eccellenza per l’innovazione digitale e la gestione avanzata dei dati.

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HWG Sababa e Gruppo E annunciano una partnership strategica per la cybersecurity integrata https://www.datamanager.it/2026/02/hwg-sababa-e-gruppo-e-annunciano-una-partnership-strategica-per-la-cybersecurity-integrata/ Thu, 12 Feb 2026 11:35:07 +0000 https://www.datamanager.it/?p=250920 L’obiettivo è rafforzare la sicurezza di infrastrutture critiche in settori strategici HWG Sababa – azienda italiana che offre servizi gestiti, soluzioni strategiche e consulenza in ambito di cybersecurity – Gruppo E, player che affianca le aziende nella transizione digitale sostenibile, annunciano una partnership strategica volta a rafforzare la resilienza digitale e la protezione di organizzazioni, […]

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L’obiettivo è rafforzare la sicurezza di infrastrutture critiche in settori strategici

HWG Sababa – azienda italiana che offre servizi gestiti, soluzioni strategiche e consulenza in ambito di cybersecurity – Gruppo E, player che affianca le aziende nella transizione digitale sostenibile, annunciano una partnership strategica volta a rafforzare la resilienza digitale e la protezione di organizzazioni, istituzioni e realtà mission-critical.

L’accordo nasce dalla complementarità naturale della proposta delle due aziende e dalla volontà condivisa di offrire al mercato soluzioni realmente integrate, capaci di coniugare difesa cyber avanzata, infrastrutture affidabili e gestione operativa continuativa.

In particolare, HWG Sababa metterà a disposizione le proprie competenze avanzate nella gestione di servizi di sicurezza, HyperSOC incident response, digital forensics, threat intelligence, OT security. Il Gruppo E apporterà, invece, elevate capacità di progettazione, integrazione e gestione di reti, infrastrutture complesse e competenze di intelligenza artificiale.

Il risultato è un modello integrato di offerta, che combina competenze di progettazione infrastrutturale, e specializzazione cyber per rispondere in modo efficace alle esigenze del mercato sia pubblico che privato, dalle medie alle grandi imprese fino alla pubblica amministrazione.

L’accordo contribuisce inoltre a rafforzare la presenza territoriale dei due Gruppi, unendo alla vocazione internazionale di HWG Sababa una capacità di presidio a livello nazionale e una forte prossimità operativa sui territori di entrambi i gruppi.

Matteo Biancani, Managing Director di HWG Sababa, ha commentato: “La partnership strategica con il Gruppo E rappresenta la naturale evoluzione di un progetto di collaborazione basato su visione condivisa e obiettivi comuni. Unendo le nostre competenze di cybersecurity avanzata con una forte capacità di integrazione, rafforziamo la nostra proposta verso clienti che operano in contesti complessi, regolamentati e mission-critical”.

Matteo Franchi, Direttore Generale di Gruppo E ha dichiarato: “Questa partnership con HWG Sababa rappresenta per il Gruppo E un passo strategico nel rafforzamento della nostra offerta di soluzioni digitali sicure e resilienti. L’integrazione tra le nostre competenze su sicurezza e infrastrutture complesse e l’eccellenza di HWG Sababa nella cybersecurity ci consente di rispondere in modo concreto alle esigenze di clienti pubblici e privati. Insieme puntiamo a costruire un modello di sicurezza integrata capace di sostenere l’innovazione, la continuità operativa e la crescita dei territori.”

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HWG Sababa e Akito. SASE, tra hype e realtà https://www.datamanager.it/2025/11/hwg-sababa-e-akito-sase-tra-hype-e-realta/ Mon, 10 Nov 2025 09:30:13 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248453 Il modello SASE promette sicurezza e networking integrati, ma senza una collaborazione stretta tra vendor e system integrator rischia di restare un esercizio di marketing Nel mondo della cybersecurity, il modello SASE (Secure Access Service Edge) è diventato uno dei concetti più discussi. La promessa è fondere rete e sicurezza in un’unica architettura cloud-native, offrendo […]

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Il modello SASE promette sicurezza e networking integrati, ma senza una collaborazione stretta tra vendor e system integrator rischia di restare un esercizio di marketing

Nel mondo della cybersecurity, il modello SASE (Secure Access Service Edge) è diventato uno dei concetti più discussi. La promessa è fondere rete e sicurezza in un’unica architettura cloud-native, offrendo controllo centralizzato e protezione uniforme per utenti e applicazioni. Come spesso accade, la realtà si rivela più complessa. «Molti vendor hanno cavalcato l’hype» – osserva Milvio Falciatori, senior system engineer di Akito. «Ma non esiste un prodotto SASE in senso stretto. Esiste un insieme di funzionalità – SD-WAN, CASB, FWaaS, Zero Trust – in molti casi provenienti da vendor diversi e da integrare con competenza. Il rischio è credere di acquistare un pacchetto “chiavi in mano” e ritrovarsi con un patchwork di componenti appena collegati». Ed è proprio su questo terreno che si misura il valore dei partner giusti. Falciatori sottolinea che un system integrator deve conoscere a fondo le esigenze del cliente – «per aiutarlo a costruire una soluzione coerente, evitando l’errore di sovrapporre tecnologie non coordinate».

Anche Alessandro Stobbia, head of sales engineering di HWG Sababa, insiste sulla collaborazione: «SASE non è una tecnologia unica, ma un ecosistema. Per funzionare davvero serve convergenza tra rete e sicurezza, e questo si ottiene solo se vendor e partner lavorano insieme. Il modello ha senso solo se è nativamente cloud e con un approccio Zero Trust».

EQUILIBRIO DELICATO

Se la gestione unificata è una delle promesse più forti del SASE, è al tempo stesso anche una delle più delicate. Perché occorre bilanciare semplicità operativa e granularità di controllo in contesti complessi, con migliaia di utenti e applicazioni, senza sacrificare né la sicurezza né la flessibilità delle policy. «Avere una sola console rende molto più semplice la visione d’insieme» – spiega Falciatori. «Ma la granularità del controllo dipende dalla qualità della soluzione scelta. Le migliori piattaforme permettono policy flessibili e coerenti, con eccezioni mirate per reparti o sedi diverse. È un equilibrio tra uniformità e adattabilità, che richiede conoscenza profonda del cliente».

Alessandro Stobbia aggiunge un tassello tecnico: «L’enforcement non deve essere centralizzato ma distribuito tra i vari PoP. Le policy sono gestite da un’unica console, ma la sicurezza viene applicata localmente. In questo modo si uniscono controllo e performance, senza appesantire il sistema». Sul fronte performance, entrambi gli esperti riconoscono che la latenza resta il tallone d’Achille del modello.

«L’esperienza utente cambia molto a seconda del PoP a cui ci si collega» – afferma Falciatori. «Se la rete non è ben distribuita, i rallentamenti si pagano. Per questo è fondamentale monitorare costantemente il servizio, anche in autonomia, e non fidarsi solo delle metriche dichiarate dal fornitore». Il principio è semplice: «Più PoP e un backbone ottimizzato significano minore latenza» – sintetizza Stobbia. «Ma serve anche una capacità di troubleshooting efficace, per capire se il problema è nella rete, nel PoP o nel traffico applicativo. È un lavoro di squadra tra chi fornisce la tecnologia e chi la integra sul campo».

LOCK-IN E INTEROPERABILITÀ

L’adozione di un’unica piattaforma SASE espone le aziende al rischio di forte dipendenza dal fornitore. Occorre quindi garantire alcune condizioni perché un’architettura assicuri interoperabilità e possibilità di sostituzione senza vincoli tecnologici o economici insostenibili. «Il single vendor semplifica la gestione, ma ti lega mani e piedi» – commenta Falciatori. «Cambiare fornitore significa spesso rifare tutto da capo. L’unico modo per ridurre il rischio è puntare su soluzioni aperte, basate su API e strumenti di orchestrazione interoperabili. Una soluzione che non dialoga con altre piattaforme è già di per sé un lock-in».

Il modello SASE dimostra il suo valore solo quando vendor e system integrator operano come un unico team, integrando visione tecnologica e conoscenza del cliente. «Il nostro approccio è consulenziale. Analizziamo contesto, priorità e tempi. Implementarlo richiede esperienza, dialogo e capacità di adattamento. Il SASE non si compra, si costruisce nel tempo» – conclude Falciatori.

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HWG Sababa e Akito, cybersecurity full stack https://www.datamanager.it/2025/06/hwg-sababa-e-akito-cybersecurity-full-stack/ Tue, 17 Jun 2025 13:18:04 +0000 https://www.datamanager.it/?p=245743 Dopo la fusione del 2023, l’azienda di cybersecurity di Alessio Aceti ed Enrico Orlandi annuncia l’acquisizione della maggioranza di Akito. Rafforzando ulteriormente un’offerta a 360 gradi di protezione IT e OT costruita intorno al suo SOC veronese Il visionario CEO di HWG Sababa Alessio Aceti non è uno che ama tergiversare. Salendo tre gradini per […]

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Dopo la fusione del 2023, l’azienda di cybersecurity di Alessio Aceti ed Enrico Orlandi annuncia l’acquisizione della maggioranza di Akito. Rafforzando ulteriormente un’offerta a 360 gradi di protezione IT e OT costruita intorno al suo SOC veronese

Il visionario CEO di HWG Sababa Alessio Aceti non è uno che ama tergiversare. Salendo tre gradini per volta la scala dell’autorevolezza e della fiducia nel delicato dominio della cyber security, nel giro di cinque anni, Aceti ha trasformato quella che di fatto era una delle tante startup di un settore molto affollato in un partner affidabile per i CISO di banche (tra cui qualcosa come sedici istituti centrali di paesi esteri), istituzioni pubbliche, multiutility, aziende di logistica e trasporto e industrie manifatturiere. Garantendo a tutti i massimi livelli di protezione di impianti, infrastrutture critiche e business digitale.

HWG Sababa accelera la sua espansione, in Italia ma anche in diversi mercati del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, contando oggi undici sedi a livello globale: Milano, Verona, Bergamo, Genova, Firenze, Perugia, Roma, Bari, Madrid, Tashkent e Dubai. Il gruppo veronese, attraverso il suo Security Operation Center di nuova generazione, fornisce servizi di sicurezza gestita rivolti a organizzazioni di medio-grandi dimensioni – realtà che raramente contano meno di mille dipendenti e che possono arrivare a molto grandi con centinaia di migliaia di utenti. È questo il target di HyperSOC, il brand di nuova generazione che rappresenta il framework SOC proprietario dell’azienda, fondato su principi di cybersecurity avanzata e competenze distintive in ambito OT.

«In un mercato di questo calibro – osserva Aceti – l’affollamento è molto relativo. I nostri competitor nelle gare sono sempre gli stessi. Noi però possiamo contare su almeno tre elementi di unicità. Il primo è il focus su un servizio gestito su una base di reale operatività 24/7, con almeno una trentina di analisti sempre presenti anche nei turni notturni e festivi, non solo reperibili. Il secondo riguarda la mole di investimenti fatti e la competenza accumulata in materia di sicurezza e OT, un dominio ancora nuovo e molto sfidante. E infine, ma non ultimo, la presenza sull’intera filiera della cybersecurity. Abbiamo aree di eccellenza interna e, dove necessario, ci affidiamo a partner altamente selezionati. Ma il vero valore è la nostra capacità di agire come un’estensione dell’organizzazione del cliente, soprattutto nei contesti in cui la sicurezza IT e OT è una questione critica e strategica».

Le parole del CEO di HWG Sababa – che lo scorso febbraio ha annunciato l’acquisizione del 70% di Akito, system integrator con base operativa tra Roma e Perugia – fotografano il profondo cambiamento del mercato della cybersecurity, sempre più percepita dagli utenti come leva strategica e non più soltanto come voce di spesa. Il focus della cybersecurity si sta rapidamente spostando dalla protezione dell’end-point e della rete locale alla gestione evoluta dei rischi, legati a un ecosistema interconnesso di minacce sempre più ampio. In questo scenario, i fornitori di sicurezza vengono valutati soprattutto sulla base di due capacità chiave: osservabilità e correlazione degli eventi. Eventi che, in ambienti critici come macchine a controllo numerico, impianti industriali o infrastrutture fisiche, non riguardano più soltanto dati e transazioni, ma coinvolgono tecnologie di automazione, spesso basate su protocolli poco familiari agli specialisti IT tradizionali e sistemi complessi, non di rado datati.

Alessio Aceti CEO di HWG Sababa

AUTOMAZIONE E SICUREZZA

A fronte di tale allargamento “qualitativo” dell’universo degli eventi da tenere sott’occhio, corrisponde anche la loro esplosione in termini quantitativi. E questo incide profondamente sia sul livello di competenze necessario per contenere le minacce e rispondere tempestivamente a incidenti e compromissioni, sia sulla struttura e l’organizzazione di un Security Operation Center, interno o esternalizzato che sia. «Nel modello tradizionale, la base della piramide del SOC era costituita dagli analisti di primo livello» – spiega Alessio Aceti. «In HWG Sababa abbiamo superato questo schema: l’automazione, potenziata dall’intelligenza artificiale, assume oggi un ruolo centrale, non solo nell’individuare eventuali anomalie di sicurezza, ma anche nell’arricchimento del contesto e nel mettere in atto le prime misure di containment in modo autonomo, garantendo al cliente meno effort per chi gestisce i suoi sistemi e livelli di servizio decisamente più rapidi».

Il vero motore della reputazione di un brand ancora giovane – in particolare nella sua componente “Sababa”, ora parte integrante di un player in evoluzione a due mesi dall’operazione Akito – potrebbe risiedere – come sottolinea il CEO di Akito Fabio Naccazzani – in una cultura aziendale fondata sulla collaborazione e sulla condivisione delle competenze, radicata ben oltre l’accordo recente. mAl di là delle rispettive date di fondazione, le tre realtà che oggi compongono formalmente il nuovo gruppo condividono una visione comune e un know-how tecnico che precedono l’unificazione societaria. «Ai dieci anni di esperienza di Akito si sommano oltre tre decenni di padronanza operativa, portati in dote dai professionisti e dalle due anime che oggi compongono HWG Sababa» – spiega Fabio Naccazzani. «Conosco Alessio Aceti da quando era ancora legato a uno dei vendor di cybersecurity più importanti sul mercato. In questo settore, le competenze tecniche sono fondamentali, ma sono le relazioni personali e la stima professionale a fare davvero la differenza. E i clienti lo sanno bene».


#coverstory HWGSababa e Akito, la sinergia che parla il linguaggio della sicurezza convergente tra IT e OT
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Analizzando le singole storie dei brand del gruppo e le dinamiche che ne hanno favorito la convergenza, emerge chiaramente come, sotto molteplici aspetti, le persone di HWG Sababa e Akito formassero già un gruppo consolidato molto prima dell’unione formale, avvenuta sotto l’egida del fondo di private equity di alto profilo Investcorp Technology Partners. In ordine cronologico, HWG è stata la prima a nascere: una società di servizi e consulenza che Fabio Naccazzani definisce «la Bulgari del SOC» per il prestigio riconosciuto all’azienda sin dalla sua fondazione nel 2008 da parte di Enrico Orlandi.
Con un solido background nella consulenza direzionale e nella sicurezza di grandi progetti, Orlandi oggi è presidente di HWG Sababa, con sede centrale a Verona. L’azienda ha da sempre puntato sull’eccellenza nei servizi di sicurezza gestita, rivolgendosi inizialmente soprattutto a clienti nei settori bancario e delle telecomunicazioni.

Fabio Naccazzani CEO di Akito

STORIE CHE SI INCONTRANO

Aceti racconta che quando Sababa diventa operativa, nel 2020, HWG è già un interlocutore naturale in virtù dei contatti professionali che Aceti stesso, sino a quel momento attivo in uno dei big della sicurezza antimalware nel mercato B2C e PMI, aveva stabilito con Orlandi. «Il mio era un incarico manageriale di livello globale» – riferisce il CEO del gruppo. «La mia missione era costruire, anche intorno a pionieristiche soluzioni di sicurezza OT, una nuova offerta enterprise. Sababa nasceva già sull’idea della centralità del SOC, spesso avvalendosi di servizi che HWG erogava con successo da almeno un decennio». Un analogo discorso riguarda le competenze sistemistiche e di rete che gli esperti di sicurezza della giovane startup hanno individuato nei partner esterni come Akito o come Digipoint, società genovese esperta di networking che Sababa rileva definitivamente, dopo una iniziale partecipazione minoritaria, nel 2023, poco prima di annunciare la fusione con HWG. Tutti operatori dotati di quelle conoscenze complementari che consentono al team Aceti di affrontare articolati progetti di cybersecurity.

«Ai clienti industriali che affrontavano con noi i primi progetti di messa in sicurezza dell’IOT – aggiunge Aceti – venivano consigliati approcci sistemici come la segregazione della connettività dei loro impianti la cui corretta implementazione richiede conoscenze molto specifiche: la collaborazione con Digipoint o con il team di Fabio Naccazzani era una scelta naturale». Anche nei tre anni che Sababa percorre come entità autonoma, i fratelli Aceti si distinguono per la loro volontà di bruciare le tappe. Nel 2021, il fondatore di Sababa chiama infatti accanto a sé la sorella affidandole, con il ruolo di responsabile finanziaria, una missione impossibile: portare il titolo di Sababa Security alla quotazione sul listino milanese Euronext, nel giro di un solo trimestre. Giuseppina Aceti – per tutti Giusy – che oggi nella veste di CFO lavora a stretto contatto con la presidenza di Enrico Orlandi, racconta quell’avventura adrenalinica senza riuscire a nascondere l’emozione. «Quando Alessio mi chiamò, ricoprivo da anni il ruolo di responsabile finanziaria nella filiale italiana di una multinazionale del food. All’epoca, Sababa aveva alle spalle un solo esercizio chiuso – 1,7 milioni di euro di fatturato – ma con l’ambizione di crescere rapidamente: tre anni dopo sarebbero diventati dieci. Non avevo mai gestito un’IPO, così mi procurai tutte le informazioni sull’argomento e iniziai a studiare. A dicembre 2021 siamo riusciti a completare la quotazione, appena tre mesi dopo il pitch iniziale presentato al nostro advisor, con una valutazione pari a 280 volte l’EBITDA. Un multiplo straordinariamente alto, che rifletteva le potenzialità del nostro modello di business».


#coverstory HWGSababa e Akito, cybersecurity end-to-end su misura per PA centrale e grandi aziende
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Attraverso la quotazione, Alessio Aceti ottiene le risorse necessarie a sostenere le sue ambiziose strategie di crescita. Una scelta coraggiosa, soprattutto considerando il contesto: l’operazione va in porto nel secondo anno della pandemia, in uno scenario ancora segnato da forte incertezza. Ma il successo della IPO dimostra che il mercato credeva in quel progetto imprenditoriale. Puntare sulla convergenza tra IT e OT, sulla protezione dei dati in ambienti sempre più cloud-based e sull’offerta di una strategia di sicurezza completa, gestita end-to-end per conto del cliente, si rivela una visione vincente. Dal punto di vista finanziario, l’alternativa alla Borsa sarebbe stata l’ingresso di un fondo di investimento. Aceti, però, in quella fase sceglie l’indipendenza. Forse, senza immaginare che proprio quel modello, inizialmente scartato, si sarebbe a ripresentato presto – in forma evoluta – lungo il percorso.

Giuseppina Aceti CFO di HWG Sababa e Giulio Faita sales director di Akito

OFFERTE COMPLEMENTARI

Con la leva della quotazione, Sababa mette in atto una prima fase di crescita. Vengono decise nuove assunzioni. Gare e progetti si fanno ancora più ambiziosi. E nel frattempo, la collaborazione con HWG continua sulla parte SOC, mentre Sababa svolge le sue attività di assessment, penetration test, consulenza e progettazione. «Nel 2022, pochi mesi dopo la quotazione – racconta ancora Giuseppina Aceti – HWG era stata acquisita da Investcorp, un fondo globale di private equity molto affermato.

Le nostre due aziende avevano raggiunto più o meno la stessa dimensione, ma il quadro di mercato era diventato sempre più complesso, soprattutto a livello di compliance. I clienti guardavano con diffidenza ai contratti di fornitura che coinvolgevano soggetti terzi o subappaltatori, preferendo interlocutori unici. Così con Orlandi ci siamo seduti intorno a un tavolo e abbiamo deciso di costruire qualcosa di ancora più grande». Per Giusy, Sababa e HWG rappresentano due anime complementari della cybersecurity: lo yin e lo yang di un’offerta integrata, capace di coprire in modo sinergico ogni area critica, senza lasciare zone scoperte. Da una parte la conoscenza approfondita del mondo delle minacce e la capacità di definire una corretta “postura” protettiva. Dall’altra la visione necessaria per impostare ed eseguire una corretta strategia di security operation e orchestration.

La fusione – che comporterà anche il delisting delle azioni Sababa – segna una chiara definizione dei ruoli all’interno del nuovo gruppo. HWG, forte di un solido background nei processi, assume il controllo delle operation. Sababa, invece, mette sul tavolo le sue competenze tecniche e la struttura commerciale già rodata nel rapporto diretto con i clienti, e – sul fronte della visibilità – contribuisce con la figura del CEO Alessio Aceti: professionista riconosciuto, speaker carismatico e docente universitario. Proprio di recente, Aceti ha fatto parte del corpo docente del master di II livello in Cybersecurity for SCADA Systems, Industry, Power, and Energy dell’Università di Genova – ulteriore conferma del suo ruolo di divulgatore ed evangelista nel settore.

Diciotto mesi dopo l’acquisizione di HWG, Investcorp completa anche l’OPA su Sababa, consolidando così un progetto industriale guidato direttamente dal team del fondo. «È il partner ideale per noi» commenta Giusy Aceti. «Non impone modelli dall’alto né interferisce nella gestione operativa, ma con loro condividiamo ogni scelta strategica». I referenti di Investcorp conoscono bene il settore: sono i fondatori di SecureLink, società olandese nata da zero e cresciuta fino a diventare un operatore di cybersecurity con 600 dipendenti attivo nei Paesi nordici, poi acquisito dal gruppo francese Orange.


#coverstory HWGSababa e Akito, quando know-how e visione si incontrano, nascono nuove opportunità
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NON C’È DUE SENZA TRE

Nel 2025 il gruppo si arricchisce con l’acquisizione del 70% del capitale di Akito, creata nel 2016 su iniziativa di un gruppo di esperti guidati da Fabio Naccazzani e da Giulio Faita, che nel system integrator romano riveste il ruolo di direttore commerciale. «Anche nel caso di Akito – spiega Naccazzani – l’iniziativa poggia sulla esperienza mia e di Giulio. Entrambi abbiamo lavorato a lungo in un importante gruppo IT nazionale, guidandolo nei rispettivi ruoli di amministratore e direttore commerciale. Un team ristretto ma molto agguerrito, focalizzato sulla system integration di tecnologie molto ben selezionate e in grado di coprire, attraverso le soluzioni di venticinque vendor rappresentati, esigenze molto diverse che vanno dall’end-point protection alla data loss prevention, dalle minacce avanzate al CASB. Tappe di una strategia di sicurezza che sappiamo collegare grazie alla nostra conoscenza in senso orizzontale».

Secondo Giulio Faita, sales director di Akito a fare la differenza è la relazione che l’azienda sa costruire con una clientela che comprende molte realtà nel mondo della Pubblica Amministrazione e non solo. «Ci siamo mossi in ambiti complementari a quelli del gruppo di cui oggi facciamo anche formalmente parte». La missione di Akito si amplia, rafforzando il ruolo dell’azienda come punto di contatto strategico con i settori chiave attuali e futuri. Questo si traduce nell’introduzione di nuove soluzioni di sicurezza e nell’estensione dei livelli di protezione nei confronti dei clienti storici, valorizzando la relazione con un’offerta sempre più integrata e su misura. «Mettiamo in campo tutte le nostre competenze per affrontare con successo anche le sfide più complesse, come quelle offerte dalle grandi realtà pubbliche» – sottolinea Faita. «Offerte così complete e innovative aprono molte porte. Oggi, le imprese pubbliche e private hanno capito che spesso i grandi nomi sono solo contenitori spersonalizzati: noi proteggiamo e valorizziamo il business dei nostri clienti, lavorando insieme a loro con la convinzione di portare un contributo distintivo e anche con la presunzione di poter dire la nostra».

UNITI SI VINCE

Come intende procedere ora il management di Akito, quali sono le strategie di integrazione con HWG Sababa? «Proprio perché anche prima di questa operazione condividevamo molte cose – la vision, il modo di lavorare, gli obiettivi – abbiamo scelto di mantenere questa complementarietà attraverso la nostra identità, che per ora rimane» – spiega Naccazzani. Il brand Akito non perde nulla, semmai guadagna ulteriormente in affidabilità. Conquistare la fiducia del cliente su temi critici di cybersecurity richiede diversi ingredienti e lo scorso dicembre, sapendo già che l’accordo era imminente, abbiamo deciso di presentarci tutti e tre, come entità unica, ai capi di una delle principali multiutiliy del Centro Italia per una gara relativa a un contratto triennale su tutta la threat intelligence. E insieme abbiamo vinto». Mentre Faita continua a guidare le strategie commerciali di Akito, le sinergie e le attività in comune sono già molteplici. A partire dall’annuale kick-off che ancora prima dell’annuncio ufficiale dell’acquisizione, ha visto riunite lo scorso febbraio a Milano Marittima tutte le forze di HWG Sababa e Akito: oltre 200 persone, inclusi 50 nuovi ingressi della campagna di assunzioni 2024.

Lisa Bassetto, chief sales officer di HWG Sababa, interviene sullo spirito di coesione che le due realtà hanno saputo costruire in tempi rapidi dopo l’accordo formale, evidenziando come l’approccio consulenziale all’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate e l’ampiezza del portafoglio di servizi gestiti rappresentino un asset strategico per i clienti. Un valore che si misura nella competenza certificata dei tecnici e nella capacità del gruppo di progettare soluzioni innovative e su misura. «La relazione con il cliente è centrale» – sottolinea Bassetto. «Ciò che ci accomuna al team Akito è la volontà condivisa di costruire partnership di lungo periodo, capaci di evolvere nel tempo e di generare valore reale per chi ci sceglie». L’ingresso di Akito – aggiunge – rafforza in modo significativo la presenza commerciale del gruppo nel Centro e Sud Italia, con un focus particolare sulla Pubblica Amministrazione centrale, settore in cui il team guidato da Fabio Naccazzani vanta referenze consolidate e una reputazione di eccellenza. «Insieme siamo una bella squadra: accanto a Giulio Faita e ai suoi collaboratori, la divisione commerciale di HWG Sababa conta tredici commerciali che operano con competenza specialistica sull’intera gamma di servizi proposti. In generale è un momento di forte crescita, sia per il lavoro sinergico su tutto il territorio sia per la spinta innovativa con cui continuiamo a caratterizzare l’offerta tecnologica davvero ampia che portiamo al mercato».


#coverstory HWG Sababa acquisisce il 70% di Akito e rafforza la sua presenza nel Centro-Sud
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In parallelo, l’attenzione costante all’innovazione – dall’automazione all’intelligenza artificiale applicata alla gestione delle minacce – punta a incrementare l’efficacia operativa e l’efficienza dei processi, permettendo al gruppo di offrire soluzioni di cybersecurity più performanti a costi competitivi. «È da questa visione che nasce il potenziale del nostro HyperSOC» – sottolinea Lisa Bassetto. «Una piattaforma che ci consente oggi di essere riconosciuti come un player d’eccellenza, tanto sul fronte IT quanto nella nuova e complessa frontiera dell’OT».

LA SFIDA DELLA COMPLIANCE

Nella sua analisi dei potenziali di mercato, Alessio Aceti evidenzia una significativa disomogeneità nella percezione del valore strategico della cybersecurity gestita. «Nel settore finance, il livello di maturità è generalmente elevato: fenomeni come le frodi e il ransomware continuano a spingere gli investimenti» – spiega il CEO di HWG Sababa. «Paradossalmente, lo stesso livello di consapevolezza manca in ambiti come le infrastrutture critiche – basti pensare a un acquedotto – dove il rischio è altrettanto alto ma meno percepito». Tra i settori più esposti, Aceti cita la sanità: «Gli ospedali italiani hanno fatto grandi passi avanti nella digitalizzazione, ma restano in ritardo sul fronte della cybersecurity. Qui vedo più una missione sociale che un orientamento al profitto, ma la vulnerabilità resta».

Accanto alla sanità, HWG Sababa sta rafforzando la propria presenza anche nel retail e soprattutto nel fashion, con un focus mirato sui brand del lusso. In questi contesti – come spiega Alessio Aceti – la continuità operativa, la protezione della proprietà intellettuale, la sicurezza delle transazioni e persino la gestione del rischio reputazionale rappresentano leve sempre più determinanti per orientare gli investimenti in cybersecurity. «Esistono poi realtà di dimensioni più contenute ma inserite in filiere strategiche – osserva Alessio Aceti – dove l’entrata in vigore della direttiva NIS2 rappresenta un’opportunità significativa. La normativa pone l’accento sulla capacità di monitorare gli eventi di sicurezza lungo l’intera catena di fornitura, inclusi gli anelli più esterni, rendendo cruciale l’adozione di una visione integrata della protezione».

È il caso di clienti come Ansaldo Energia – prosegue Aceti – che investono con decisione su tracciabilità e osservabilità. Lo stesso sta accadendo nel settore agroalimentare, dove il tema della sicurezza sta emergendo come asset competitivo. «Un nostro cliente, che opera nel comparto avicolo e genera oltre un miliardo di euro di fatturato, ha compreso perfettamente che la cybersecurity non è un costo accessorio, ma una leva strategica per chi punta sull’automazione come motore di efficienza e crescita».

La crescente automazione che oggi pervade ogni segmento del manifatturiero sta alimentando una domanda sempre più concreta di soluzioni di sicurezza OT. HWG Sababa, forte di un’esperienza consolidata nel settore, sta intercettando filoni particolarmente promettenti, come quello legato all’automazione dei magazzini, dove la convergenza tra IT e OT impone approcci di protezione evoluti. In questa direzione, si inserisce anche la partecipazione del gruppo a progetti strategici come il bando promosso dal Centro di Competenza START 4.0 e alle opportunità offerte dai finanziamenti europei del Next Generation EU. L’obiettivo: mettere a sistema competenze avanzate e idee innovative per migliorare la sicurezza delle infrastrutture critiche, oggi più che mai sotto pressione.


#coverstory La nuova cybersecurity convergente si basa su osservabilità e correlazione degli eventi
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HWG Sababa si è recentemente distinta tra i vincitori di un bando competitivo con un progetto che propone un modello avanzato di Security Operation Center (SOC), progettato per rafforzare la cybersecurity di impianti per la generazione energetica – dall’idroelettrico al termico, dal ciclo combinato al nucleare. Un’iniziativa che conferma la vocazione dell’azienda veronese nel proteggere infrastrutture critiche attraverso soluzioni altamente specializzate. Sempre sul fronte dell’OT security, a fine marzo, Alessio Aceti è stato protagonista dell’OT Cyber Resilience Night, presso il polo dell’innovazione Confindustria Kilometro Rosso di Bergamo. L’evento ha riunito oltre 140 professionisti del mondo industriale, inclusi diversi produttori di macchine utensili, con l’obiettivo di stimolare il dialogo tra operatori, condividere buone pratiche, aggiornamenti normativi e strumenti operativi per rafforzare la resilienza delle infrastrutture produttive.

PROTEZIONE INDUSTRIALE

Accanto al consolidato marchio HyperSOC, HWG Sababa ha recentemente lanciato un nuovo brand verticale: Y Cyber, focalizzato sulla sicurezza dei sistemi industriali. «Siamo completamente agnostici rispetto ai vendor OT e operiamo trasversalmente su diversi tipi di impianti» – spiega Alessio Aceti. «Ma un conto è dialogare con realtà strutturate e presidiate da un CISO, ben più complesso è offrire soluzioni a chi si occupa di logistica o automazione industriale su scala ridotta. Con Y Cyber vogliamo creare un vero competence center per la OT security, in grado di offrire servizi mirati a un ampio spettro di utilizzatori».

Intanto il gruppo non nasconde le ambizioni di espansione internazionale. Dopo il discreto numero di clienti già conquistati negli Emirati e in Uzbekistan, le prossime tappe potrebbero portare HWG Sababa nel Sud Europa. Giusy Aceti conferma: «Con una solida posizione finanziaria, il gruppo è pronto a proseguire la strategia di M&A». In questo mondo fatto di cloud e digitalizzazione spinta, il bisogno di cybersecurity può essere un motore formidabile. Saperlo guidare per continuare a salire le scale di un mercato così agguerrito, richiede competenza, tenacia, capacità di innovare, intelligenza. Doti che certo non scarseggiano sull’asse Milano – Verona – Genova – Perugia – Roma.

Foto di Gabriele Sandrini

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SOC: persone, tecnologie e processi per una strategia completa di cybersecurity https://www.datamanager.it/2024/01/soc-persone-tecnologie-e-processi-per-una-strategia-completa-di-cybersecurity/ Wed, 24 Jan 2024 14:31:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=234144 HWG Sababa spiega come il Security Operations Center sia fondamentale per massimizzare l’efficacia degli investimenti in sicurezza Per fronteggiare la crescente complessità delle minacce cyber, aziende e istituzioni si sono dotate di numerosi processi e tecnologie. Semplificando, tali tecnologie hanno lo scopo di bloccare attività certamente malevole, consentire la corretta operatività e evidenziare eventuali attività […]

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HWG Sababa spiega come il Security Operations Center sia fondamentale per massimizzare l’efficacia degli investimenti in sicurezza

Per fronteggiare la crescente complessità delle minacce cyber, aziende e istituzioni si sono dotate di numerosi processi e tecnologie. Semplificando, tali tecnologie hanno lo scopo di bloccare attività certamente malevole, consentire la corretta operatività e evidenziare eventuali attività sospette, tracciando un registro di tutto ciò che avviene. L’analisi di queste attività sospette, tramite il cosiddetto Threat Hunting, è oggi mandatoria per questo l’adozione di un SOC è essenziale per il monitoraggio e l’analisi continua di quanto avviene all’interno della propria infrastruttura, di ciò che avviene all’esterno e che può impattare con attività di threat intelligence, nonché per la prevenzione, il contenimento e la gestione degli incidenti di cybersecurity.
HWG Sababa, azienda italiana specializzata nell’erogazione di servizi in ambito cyber, con i suoi Security Operations Center (SOC) di Verona e Vilnius, garantisce un monitoraggio proattivo dell’ambiente digitale in grado di prevenire, rilevare, analizzare e rispondere alle minacce cyber, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Tra le attività principali e innovative del SOC troviamo: detection and response, un team di esperti monitora 24×7 individuando gli attacchi più complessi già nelle loro fasi iniziali e mettendo subito in atto le azioni di risposta per assicurare una protezione completa; intelligence and threat hunting, integra l’intelligence tattica e operativa, assicurando preziosi insight sulle minacce informatiche e sui loro attori. Le capacità avanzate di threat hunting consentono di determinare la killchain degli attacchi e di raccogliere prove consistenti per approfondite indagini sugli incidenti; exposure management: attraverso threat modelling, vulnerability scanning e risk analysis vengono analizzati e mitigati i potenziali rischi e le vulnerabilità sfruttabili dagli attaccanti; observability, consente di integrare metriche di sicurezza con KPI non relativi alla sicurezza attraverso l’analisi comportamentale degli asset dell’intera infrastruttura aziendale, aiutando a rilevare le anomalie e gli attacchi informatici nelle prime fasi.
La progettazione e gestione di un SOC è uno dei fattori più critici all’interno delle organizzazioni, di qualsiasi dimensione e settore: competenze e capacità altamente specializzate, formazione e aggiornamento continuo dei membri del team, sono tutti elementi fondamentali affinché un SOC sia in grado di stare al passo con lo sviluppo di nuove minacce e con attacchi cyber sempre più complessi.
Secondo il report Gartner SOC Model Guide, entro il 2025, il 33% delle organizzazioni avrà difficoltà nel costruire un SOC interno efficace a causa degli ingenti budget e delle competenze altamente specializzate richiesti per tali progetti, mentre il 90% organizzazioni utilizzerà un modello SOC Ibrido ed esternalizzerà il 50% del carico di lavoro operativo.

Ma quali sono i principali vantaggi di un SOC esternalizzato?

1. Secondo il rapporto ISC2 2022, mancano 3,4 milioni di esperti di cybersecurity per supportare l’economia globale odierna. Le organizzazioni faticano a trovare e trattenere talenti nel campo della cybersecurity, rendendo, quindi, sempre più difficile il mantenimento di un SOC interno in grado di combattere efficacemente l’evoluzione del panorama delle minacce. Il vantaggio del SOC in outsourcing è che dispone di un numero sufficiente di persone per lavorare a turni ed operare 24 ore su 24, proteggendo l’organizzazione dalle minacce informatiche.
2. Sicurezza e sostenibilità dei dati. Un fornitore di SOC affidabile, strutturato in più livelli, aderisce a protocolli di sicurezza rigorosi ed è ben attrezzato per salvaguardare le informazioni sensibili.
3. Il livello di protezione fornito da un SOC in outsourcing può essere un deterrente significativo contro le minacce persistenti avanzate (APT) e gli attacchi ransomware accidentali. I fornitori esterni di SOC , grazie alla scalabilità e alla gestione simultanea di molte infrastrutture eterogenee, possono dedicare molte risorse alla ricerca, alla creazione di nuovo playbook e meccanismi di detection avanzati, al test continuo di nuove tecnologie e alla sempre più importante integrazione di algoritmi di intelligence artificiale.
“HWG Sababa eroga servizi di cyber security da varie città italiane ed estere e può contare su due SOC, uno a Verona e uno a Vilnius, che permettono di offrire ai clienti un monitoraggio continuo del loro business. I nostri Security Operations Center si basano su tre elementi chiave: tecnologie, processi e persone. L’implementazione di questo servizio all’interno di un’azienda permette al board di avere una corretta visione della postura di sicurezza e di prioritizzare le vulnerabilità sulle quali agire. Uno dei punti di forza dell’approccio che fa leva sul SOC, e sulla disponibilità di un team di cyber security dedicato, è la prospettiva strategico tattica con cui viene intesa la sicurezza dell’azienda. In particolare, al controllo delle infrastrutture si affianca una più generica protezione del “digital footprint”, inteso sia come brand, sia come entità allargata alla sfera che comprende partner, fornitori, clienti e utenti finali”, afferma Corrado Righetti, Head of Security Operations Center di HWG Sababa.
La cybersecurity è di per sé una sfida importante per le aziende. L’evoluzione della tecnologia, l’uso sempre più diffuso di intelligenza artificiale (AI) e machine learning (ML), la carenza di professionisti e competenze in ambito digitale, rappresentano solo alcune delle sfide più significative che le aziende si troveranno sempre più ad affrontare nei prossimi anni. Per questo motivo, è importante supportarle nella scelta della strategia di cybersecurity più adeguata alle esigenze. Le soluzioni di sicurezza devono essere personalizzate sulla base delle normative di settore, dell’infrastruttura esistente, del livello di maturità della sicurezza, degli obiettivi aziendali e delle risorse disponibili per la gestione delle stesse.

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Cybersecurity 2024: il futuro secondo HWG Sababa https://www.datamanager.it/2023/12/cybersecurity-2024-il-futuro-secondo-hwg-sababa/ Tue, 12 Dec 2023 12:11:00 +0000 https://www.datamanager.it/?p=233221 A cura di Alessio Aceti, CEO di HWG Sababa Nel primo semestre del 2023 gli attacchi cyber andati a segno in Italia sono cresciuti del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Uno scenario particolarmente negativo, già emerso nel 2022, ma che trova conferma anche in questa prima metà dell’anno. Osservando la situazione dal punto […]

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A cura di Alessio Aceti, CEO di HWG Sababa

Nel primo semestre del 2023 gli attacchi cyber andati a segno in Italia sono cresciuti del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Uno scenario particolarmente negativo, già emerso nel 2022, ma che trova conferma anche in questa prima metà dell’anno. Osservando la situazione dal punto di vista quantitativo, negli ultimi 5 anni la situazione è nettamente peggiorata, seguendo un trend pressoché costante. Confrontando il numero di attacchi rilevati nel primo semestre 2018 con quelli del 2023 la crescita è stata dell’86% (da 745 a 1.382). Nello stesso periodo la media mensile di attacchi gravi è passata da 124 a 230 (quasi 8 al giorno). Oltre a essere aumentata la frequenza, sono aumentati anche gli impatti e la stima della loro “Severity” (indice di gravità) è cresciuta costantemente, il che rappresenta un ulteriore moltiplicatore dei danni. Questo è quanto emerge dall’ultimo Rapporto Clusit 2023.
Ora, però, si sta per concludere il 2023, come sarà andata questa seconda parte dell’anno? Ma soprattutto, come si evolverà lo scenario in ambito cybersecurity nel 2024?
Sicuramente è necessario partire da un tassello fondamentale che non dovrà mancare: la prevenzione. Moltissime organizzazioni sono a rischio ogni giorno e investire nella cybersecurity, sia a livello individuale che aziendale, è vitale perché consente di contrastare degli attacchi che, in mancanza dei giusti strumenti, sarebbero portati a termine. Gli attacchi informatici riusciti, infatti, possono causare danni importanti alle aziende: non parliamo solo di perdite finanziarie significative ma anche di discontinuità del business, danni reputazionali, danni per i clienti i cui dati sono stati diffusi nel darkweb, e persino danni alla salute delle persone in certi settori.
I cyberattacchi nel settore industriale, sicuramente, continueranno ad aumentare alimentati, tra l’altro, dai conflitti internazionali; per cui organizzazioni e governi si troveranno a gestire una situazione molto complessa. Tutto questo, dato anche dal fatto che i team di sicurezza si trovano ad affrontare una pressione crescente dovuta dalla carenza di professionisti nel settore della cybersecurity, a livello globale.
Guardando al futuro, ecco quali sono le nostre previsioni in ambito cybersecurity, ovvero le principali sfide di sicurezza che accompagneranno il nuovo anno.

Sistemi OT: un ruolo sempre più centrale

Negli ultimi anni, i sistemi OT hanno subito una significativa evoluzione. Le applicazioni, i protocolli e i firmware dei dispositivi OT non sono stati progettati sin dall’inizio per essere connessi e quindi per garantire sicurezza e integrità dei dati, trascurando così sistemi di autenticazione e cifratura del traffico, funzionalità che sono arrivate solo negli ultimi anni. Purtroppo, però il ciclo di vita di questi dispositivi è spesso di decine di anni, per cui troviamo nelle nostre reti apparati obsoleti senza protezione e molto difficili da gestire dal punto di vista della sicurezza – il tutto senza citare le difficoltà organizzative, di governance e di processo.
La sfera OT è, infatti, ancora percepita come marginale all’interno delle organizzazioni, ma il prossimo anno vedrà i sistemi OT avere un ruolo sempre più centrale e sarà quindi necessario proteggerli adeguatamente. Si registrerà, infatti, un incremento del numero di attacchi verso tali dispositivi, che potrà avere notevoli ripercussioni anche a livello di impatto sociale. I cyberattacchi, infatti, non solo mettono a rischio il patrimonio informativo di un’azienda, ma anche la salute fisica e mentale delle persone che lavorano in un impianto, o della popolazione di intere aree geografiche se pensiamo ad esempio agli impianti di distribuzione energia o acqua.
Questo cambio di paradigma richiede una protezione più robusta, con un aumento previsto degli investimenti in cybersecurity industriale e una rivoluzione nella supply chain.
Inoltre, gli attaccanti sfrutteranno sempre di più i dispositivi IoT come veicolo per gli attacchi, in due modalità: all’interno di botnet, ovvero reti di dispositivi compromessi detti “zombie” che gli attaccanti poi utilizzando per fare attacchi verso terze parti amplificandone la portata, sia per rimanere “persistenti” all’interno della rete del cliente. I dispositivi IoT, come telecamere, sistemi di controllo accessi, sistemi di videoconferenza e unified communication e molti altri, non sono gestiti dall’IT, ma fanno parte del cosiddetto “shadow IT”, ovvero quell’insieme di sistemi connessi alla rete aziendale, ma gestiti da dipartimenti terzi come quello di sicurezza fisica o di gestione degli stabili se pensiamo ad esempio ai sistemi di building automation. Gli attaccanti sono consapevoli che tali dispositivi sono al contempo meno presidiati di normali PC o server dal punto di vista della cybersecurity, e al contempo evoluti e in grado di essere compromessi e utilizzati per rimanere all’interno della rete aziendale, studiarne le caratteristiche e fornire tutte le informazioni necessarie a esfiltrare dati o organizzare un attacco ransomware.
Alcuni temi, consolidati nel mondo corporate IT, diventeranno un focus dei prossimi anni per i sistemi IoT: la gestione del ciclo di vita dei dispositivi, il tema delle vulnerabilità e della gestione delle patch, e quello della gestione delle identità e degli accessi privilegiati. li.
I settori critici che si basano su un mix di tecnologie IT e OT sono particolarmente soggetti a un maggiore rischio di cyberattacco, in quanto le entità di questi settori sono spesso obiettivi primari per i malintenzionati. Proprio alla luce di questi rischi, entra in gioco il recepimento della nuova Direttiva NIS 2: attraverso questa direttiva, l’Unione Europea mira a migliorare la sicurezza informatica all’interno del suo perimetro, promuovendo standard elevati, estesi a nuovi soggetti interessati, per proteggere le infrastrutture digitali dalle minacce cibernetiche e garantire la sicurezza dei dati personali dei cittadini europei, coinvolgendo non solo le aziende e istituzioni più critiche ma anche la relativa catena di approvvigionamento

Smart mobility & smart city: le città del futuro sempre più intelligenti

Intelligenti, connesse, sicure, sostenibili: le città stanno vivendo un periodo di grande trasformazione, integrando tecnologie digitali. Innovazione e sicurezza sono due elementi chiave che devono collaborare per tutelare i cittadini e, allo stesso tempo, agevolare la crescita e lo sviluppo tecnologico dell’intero ecosistema.
Le città del futuro porteranno con sé tanti vantaggi, ma anche nuovi rischi. Assisteremo, infatti, ad un incremento degli attacchi cyber in questo ambito. L’evoluzione delle città, sempre più connesse, infatti, porta inevitabilmente in primo piano il tema della cybersecurity e la necessità di proteggere i servizi essenziali dai potenziali attacchi dei cybercriminali.
Oltre alle reti elettriche e idriche l’infrastruttura del trasporto pubblico e della smart mobility, oggi più che mai, sono tra i principali bersagli di attacchi cyber. È fondamentale quindi un cambio di paradigma, e pensare alla sicurezza di questi ecosistemi sin dalla prima fase di implementazione, e non da quando i sistemi sono già attivi sulle nostre strade. Ad oggi, infatti, ci sono aspetti legati alla sicurezza che sono stati ignorati o non correttamente implementati.

Cloud Native: container e microservizi

L’essenza dell’essere cloud-native risiede proprio nel progettare applicazioni indipendenti dalla piattaforma e in grado di essere eseguite su qualsiasi infrastruttura cloud, in maniera portabile e granulare. Per realizzare un’architettura cloud-native, è necessario implementare diverse tecnologie e strumenti di gestione: nel 2024, sempre più aziende convertiranno vecchie applicazioni in nuove, basate su container e microservizi, facendole evolvere. Attualmente, vi è ancora uno skill gap per quanto riguarda la sicurezza informatica per tutto ciò che è legato al mondo dei container, dallo sviluppo sicuro alla gestione dinamica dei certificati.
Si prevedono attacchi più mirati e targettizzati. Le aziende investiranno in grandi progetti innovativi, ma destinati a non vedere la luce a causa della mancata resilienza del sistema. A quel punto, i costi saranno troppo elevati per implementare la sicurezza di tali sistemi e per rendere compliance le piattaforme. È necessario, dunque, che ogni nuova implementazione cloud adotti un approccio secure-by-design, per evitare che eventuali attacchi compromettano i progetti e gli investimenti.

L’impatto dell’IA nei security operations center (SOC)

La progettazione e gestione di un SOC è uno dei fattori più critici all’interno delle organizzazioni: competenze e capacità altamente specializzate, formazione e aggiornamento continuo dei membri del team, sono tutti elementi fondamentali affinché un SOC sia in grado di stare al passo con lo sviluppo di nuove minacce e con attacchi cyber sempre più complessi.
Nel 2024, assisteremo a un incremento di nuove società che offriranno servizi SOC. Poche organizzazioni riusciranno ad integrare l’IA per avere SOC più efficienti e più scalabili, con algoritmi generativi destinati a trasformare il processo decisionale, di comunicazione con il business e la gestione delle minacce. Questo permetterà di evolvere i processi esistenti, migliorare la detection, automatizzare le attività di threath hunting andando, nel medio termine, a sostituire analisti di livello inferiore, che potranno focalizzarsi su attività a maggiore valore aggiunto.
Infatti, l’intelligenza artificiale gioca un ruolo sempre più importante nella cybersecurity per rilevare e combattere gli attacchi informatici. L’utilizzo dell’IA nel settore della cybersecurity può consentire di affrontare un numero maggiore di minacce in modo pratico ed efficace. Allo stesso modo però, non solo le aziende utilizzeranno l’intelligenza artificiale, ma anche i criminali informatici, al fine di sviluppare e mettere in atto attacchi sempre più sofisticati.
Il cybercrime è sempre più diffuso e le violazioni hanno conseguenze significative per tutti, ma la comunità di esperti di cybersecurity può contrastare efficacemente le minacce. La collaborazione tra il settore pubblico e quello privato, l’adozione di misure standardizzate per la segnalazione degli incidenti e la promozione di una cultura aziendale della resilienza informatica sono fondamentali. Anche le organizzazioni giocano un ruolo chiave nel contrastare il cybercrime, attraverso iniziative di formazione sulla cybersecurity per colmare il gap di competenze e la condivisione delle informazioni sulle minacce per una risposta più tempestiva ed efficace.

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Ansaldo Energia si affida a HWG Sababa per implementare la propria strategia di OT cybersecurity https://www.datamanager.it/2023/11/ansaldo-energia-si-affida-a-hwg-sababa-per-implementare-la-propria-strategia-di-ot-cybersecurity/ Wed, 15 Nov 2023 10:01:34 +0000 https://www.datamanager.it/?p=232311 L’azienda, leader nel settore della generazione di energia, sceglie HWG Sababa per proteggere le proprie infrastrutture produttive e di test grazie ad un progetto multi-step taylor made Ansaldo Energia, la più grande azienda in Italia e una tra le principali del mondo per la fornitura, l’installazione e il service di impianti e componenti per la […]

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L’azienda, leader nel settore della generazione di energia, sceglie HWG Sababa per proteggere le proprie infrastrutture produttive e di test grazie ad un progetto multi-step taylor made

Ansaldo Energia, la più grande azienda in Italia e una tra le principali del mondo per la fornitura, l’installazione e il service di impianti e componenti per la generazione di energia, ha scelto l’esperienza e la competenza di HWG Sababa per mettere in atto un’efficace strategia di cybersecurity OT.

Con centinaia di centrali elettriche sparse su tutto il territorio, security, safety e cybersecurity sono aspetti chiave che Ansaldo Energia ha esplorato negli anni e che ha costantemente monitorato e gestito con strategie adeguate in grado di soddisfare le esigenze in continua evoluzione di un mondo sempre più moderno. E, in quest’era digitale, in cui tutti i sistemi OT sono connessi, è sempre più importante prestare attenzione al tema della sicurezza informatica: la protezione contro le minacce, le violazioni dei dati e i cyber-attacchi sono una priorità per le aziende.

“Per far fronte alle diverse sfide che Ansaldo Energia aveva davanti a sé, abbiamo optato per una strategia che andasse a definire diversi punti essenziali. Con questo progetto multi-step abbiamo voluto supportare il cliente in diverse fasi, dalle analisi e assesment iniziali, alla definizione di regole di governance e procedure, la revisione dell’infrastruttura OT, la consulenza specialistica e l’implementazione di tecnologie dedicate. In questo modo, Ansaldo Energia otterrà una migliore gestione dei rischi di sicurezza OT. L‘infrastruttura sarà di conseguenza più resiliente contro i cyberattacchi e il nostro servizio SOC OT, supporterà il cliente con un team di esperti in grado di monitorare gli ambienti digitali per contrastare gli attacchi informatici 24/7″, dichiara Alessio Aceti, CEO di HWG Sababa.

HWG Sababa ha supportato Ansaldo Energia aumentando i livelli di protezione degli impianti di produzione attraverso un piano d’azione articolato in quattro fasi:

Fase 1. Formazione sull’industrial cybersecurity per gli ingegneri d’impianto

La prima fase del progetto si è focalizzata sulla formazione degli ingegneri di impianto, in modo da fornire loro gli strumenti necessari in ambito industrial cybersecurity per poter sviluppare, gestire e integrare i prodotti nella maniera più sicura e conforme possibile. e, questa formazione, ha fatto sì che tutti gli operatori iniziassero a considerare il team di Cyber Security Operation (CSO) come un centro di competenza per la sicurezza industriale. Visti i risultati, l’azienda ha deciso di svolgere questo tipo di training su base regolare, soprattutto dopo l’introduzione della Direttiva NIS 2.

Fase 2. Micro-segmentazione per mitigare i rischi

Il secondo step ha previsto l’implementazione della micro-segmentazione, ovvero un processo di circa tre mesi volto alla suddivisione della rete in segmenti più piccoli e isolati, ciascuno contenente uno specifico macchinario di produzione, che non poteva comunicare con altri sulla stessa rete. L’isolamento fornisce un livello di sicurezza anche per i sistemi legacy, salvaguardandoli dalle moderne minacce informatiche. Inoltre, con la micro-segmentazione, eventuali movimenti laterali sono drasticamente ridotti, impedendo la diffusione di potenziali attacchi ad altre parti della rete e riducendo al minimo i rischi.

Fase 3. Assessment ISA/IEC 62443

La sicurezza riguarda anche i processi organizzativi, i comportamenti degli utenti, le policy e le procedure. L’assessment è un elemento fondamentale che permette di avere un quadro accurato della postura della sicurezza e di identificare le aree di miglioramento. L’obiettivo di questa fase era quello di verificare l’applicazione di policy e procedure, identificare vulnerabilità e dare loro una priorità in base al potenziale impatto e rischio.  Al termine dell’attività, il team di HWG Sababa ha elaborato un report dettagliato, comprensivo di risultati, osservazioni e suggerimenti per il miglioramento, per poi sviluppare una roadmap di azioni correttive da implementare.

Fase 4. Scouting di soluzioni tecniche

L’ultima fase è stata dedicata all’individuazione delle soluzioni di sicurezza più ottimali in grado di proteggere al meglio gli impianti produttivi e garantire una maggiore prevenzione e rilevazione delle minacce. Ansaldo Energia, attraverso il supporto di HWG Sababa, ha implementato nuove soluzioni per l’analisi del traffico OT, il risk assesment, per aumentare la sicurezza di postazioni obsolete e non aggiornabili, oltre che per proteggere le comunicazioni critiche con IPS industriali. Tutte le soluzioni implementate sono sottoposte ad un monitoraggio continuo tramite il Security Operations Center di HWG Sababa.

Dal momento che la cybersecurity non è una procedura una tantum, ma un processo continuo che si evolve di pari passo con le minacce e le tecnologie, Ansaldo Energia ha già le idee ben chiare su quali saranno le prossime mosse.

Ivan Monti, CISO & Head of IT Infrastructure Operations di Ansaldo Energia

“Con HWG Sababa, ci siamo concentrati finora sulla sicurezza dei nostri impianti di produzione, ma ora stiamo lavorando attivamente per aumentare i servizi di Cybersecurity che già offriamo a molti dei nostri clienti affinché possano continuare a considerarci un partner affidabile e soprattutto attento alle nuove normative e direttive di settore (NIS2, The new Machinery Regulation), dichiara Ivan Monti, CISO & Head of IT Infrastructure Operations di Ansaldo Energia.

Un ulteriore obiettivo è quello di allestire una cyber demo room all’interno della Sala Prove Generatori di Ansaldo Energia, in modo da poter far toccare con mano ai propri Clienti la qualità dei controlli e delle soluzioni implementate in ambito Cybersecurity OT. Sarà un perfetto banco di prova, atto a mostrare, attraverso dashboard dedicate, le contromisure di sicurezza che possono essere adottate per proteggere i sistemi di produzione di energia.

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