IDC – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 29 May 2024 14:19:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png IDC – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’IA generativa spinge al rialzo i budget 2024 di cybersecurity https://www.datamanager.it/2024/05/lia-generativa-spinge-al-rialzo-i-budget-2024-di-cybersecurity/ Wed, 29 May 2024 14:19:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237775 Questa tendenza sottolinea la duplice pressione che le organizzazioni aziendali devono oggi affrontare: proteggere l’uso e lo sviluppo di applicazioni GenAI e sfruttare la tecnologia GenAI integrata nelle soluzioni di sicurezza informatica. Il 18 giugno al Magna Pars Event Space di Milano l’IDC Security Forum 2024 La protezione dei dati e delle informazioni sensibili ha […]

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Questa tendenza sottolinea la duplice pressione che le organizzazioni aziendali devono oggi affrontare: proteggere l’uso e lo sviluppo di applicazioni GenAI e sfruttare la tecnologia GenAI integrata nelle soluzioni di sicurezza informatica. Il 18 giugno al Magna Pars Event Space di Milano l’IDC Security Forum 2024

La protezione dei dati e delle informazioni sensibili ha sempre svolto un ruolo fondamentale nelle strategie di cybersecurity di un’organizzazione. Tuttavia, il passaggio al business digitale e la rapida adozione dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) hanno reso la sicurezza dei dati assolutamente essenziale per permettere alle aziende di operare in modo affidabile ed efficiente. La natura dinamica delle iniziative digitali impone un approccio programmatico alla sicurezza. È un approccio che viene continuamente rivisto, revisionato e adattato per mantenere un equilibrio ottimale tra protezione e usabilità. In una parola: per essere resiliente.

E appunto nell’ottica di una continua revisione, una recente ricerca condotta da IDC ha evidenziato un aumento dei budget aziendali per la cybersecurity nel 2024 innescato proprio dall’ascesa dell’IA generativa. Questa tendenza sottolinea la duplice pressione che le organizzazioni devono oggi affrontare: proteggere l’uso e lo sviluppo di applicazioni GenAI e sfruttare la tecnologia GenAI integrata in sempre più soluzioni di cybersecurity.

Molti fornitori di cybersicurezza in tutto il mondo hanno infatti iniziato ad applicare l’IA generativa e altre funzionalità di IA nei loro prodotti e servizi di sicurezza per migliorare ulteriormente le loro capacità.

Secondo IDC, l’impatto della GenAI sui budget per la sicurezza informatica è correlato alle dimensioni dell’azienda, con una punta fino al 30% delle organizzazioni con oltre 5.000 dipendenti che cita la cybersecurity proprio come l’area principale di crescita del budget a causa della GenAI.

In Europa, la spesa per la sicurezza informatica dovrebbe aumentare del 12,3% nel 2024. Si prevede che la spesa nella regione manterrà una crescita a due cifre anche nei prossimi anni, raggiungendo gli 84 miliardi di dollari entro il 2027.

“Adattarsi e proteggere: la sicurezza resiliente nell’era della trasformazione” è il titolo dell’edizione 2024 dell’IDC Security Forum di Milano, l’annuale appuntamento di IDC con la community dei technology vendor e dei security leader aziendali, in programma il prossimo 18 giugno al Magna Pars Event Space. Con la partecipazione di analisti IDC, esperti del settore e ospiti che porteranno la loro esperienza sul campo, l’evento costituirà l’occasione per i CISO, i CIO e i dipartimenti aziendali di IT security per confrontarsi sulle direzioni della moderna gestione del rischio e della sicurezza informatica. Sul palco a condurre l’evento ci saranno Roberta Bigliani, Group VP, Head of Insights, IDC EMEA, e Maria Adele di Comite, Research Director, IDC Financial Insights Europe.

Per informazioni sull’evento: IDC Security Forum 2024

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La GenAI primo motore degli investimenti infrastrutturali https://www.datamanager.it/2024/04/la-genai-primo-motore-degli-investimenti-infrastrutturali/ Wed, 10 Apr 2024 12:33:07 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236387 IDC prevede che l’intelligenza artificiale generativa guiderà la spesa IT infrastrutturale nel corso dei prossimi 18 mesi. La natura in tempo reale e ad alta intensità di dati delle applicazioni GenAI costringerà infatti molte aziende a rivalutare i programmi e le priorità relative alle infrastrutture digitali. Il 9 maggio a Milano l’edizione 2024 dell’IDC Future […]

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IDC prevede che l’intelligenza artificiale generativa guiderà la spesa IT infrastrutturale nel corso dei prossimi 18 mesi. La natura in tempo reale e ad alta intensità di dati delle applicazioni GenAI costringerà infatti molte aziende a rivalutare i programmi e le priorità relative alle infrastrutture digitali. Il 9 maggio a Milano l’edizione 2024 dell’IDC Future of Digital Infrastructure Forum

L’infrastruttura digitale rappresenta oggi il pilastro principale di un’azienda agile e resiliente, garantendo il supporto essenziale per i carichi di lavoro e le applicazioni guidate dalle nuove tecnologie e soprattutto dall’intelligenza artificiale, che richiedono la gestione di grandi volumi di dati con elevata efficienza.

Secondo la più recente Worldwide Future of Digital Infrastructure Sentiment Survey di IDC, quasi otto aziende su dieci hanno dichiarato di ritenere l’infrastruttura digitale “importante” o “mission critical” per il successo delle proprie iniziative di business. La stessa indagine ha rivelato anche che l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI), il miglioramento della produttività e della fidelizzazione dei dipendenti, e l’ottimizzazione dei budget e dei ricavi sono i tre principali driver che guidano le attuali strategie infrastrutturali aziendali.

Guardando al futuro, IDC prevede che la GenAI sarà il primo motore degli investimenti infrastrutturali nei prossimi 18 mesi. La natura in tempo reale e ad alta intensità di dati delle applicazioni GenAI costringerà infatti molte aziende a rivalutare i programmi e le priorità relative alle infrastrutture digitali.

Con la GenAI come catalizzatore, entro il 2027 il 40% delle imprese si affiderà ad architetture IT interconnesse tra cloud, core ed edge per supportare priorità di flusso di lavoro dinamiche e indipendenti dalla posizione geografica.

Le organizzazioni stanno già attivamente esplorando modi per infondere le proprie attività e operazioni IT con la tecnologia GenAI. Ciò che molte aziende stanno scoprendo con i primi test e le prime esplorazioni è che l’infrastruttura e le piattaforme di cui dispongono oggi non sono pronte a supportare il volume, la distribuzione e la sincronizzazione dei dati e delle risorse infrastrutturali richiesti.

La GenAI, infatti, si nutre di dati e risorse indipendentemente dalla loro ubicazione fisica. I dati possono risiedere nel cloud, nei data center centrali e in una miriade di postazioni edge e IoT altamente distribuite. Ogni luogo ha poi tipi di dati e piattaforme diverse. Per avere successo con la GenAI e sfruttarne le potenzialità, molti di questi componenti devono funzionare con la massima orchestrazione e sincronizzazione. La GenAI sta quindi determinando la richiesta di architetture infrastrutturali di nuova generazione che siano ottimizzate per il flusso di lavoro piuttosto che centrate sul carico di lavoro. Questi ambienti di nuova generazione saranno altamente automatizzati e governati sulla base di eventi e metriche prestazionali, utilizzo e costi delle applicazioni end-to-end in tempo reale. Saranno dinamicamente scalabili e forniranno a un’ampia varietà di utenti finali un accesso self-service e on-demand a servizi e piattaforme avanzati in ambienti on-premise, edge e cloud pubblici. Soprattutto, saranno interconnessi.

Con queste architetture IT interconnesse, i flussi di lavoro potranno utilizzare senza soluzione di continuità più piattaforme di cloud, core, edge computing e connettività, traendo maggior beneficio dalle nuove generazioni di applicazioni AI.

IDC prevede che la spesa per le infrastrutture digitali per la GenAI supererà i 18 miliardi di dollari nel 2024 e crescerà a quasi 50 miliardi di dollari entro il 2027.

L’intelligenza artificiale sarà al centro dell’IDC Future of Digital Infrastructure Forum 2024, la quinta edizione dell’evento di IDC dedicato al futuro delle infrastrutture IT, in programma al Magna Pars Event Space di Milano il prossimo 9 maggio.

Condotto da Roberta Bigliani, Group VP, Head of Insights, IDC EMEA, e Massimiliano Claps, Research Director, Insights, IDC EMEA, l’evento ospiterà interventi di esperti dei principali fornitori IT e testimonianze ed esperienze di responsabili tecnologici aziendali, costituendo l’occasione per i CIO, gli IT architect, i digital leader e i dipartimenti IT aziendali di confrontarsi sulle sfide più importanti per il futuro.

Per informazioni sull’evento: IDC Future of Digital Infrastructure 2024

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Il futuro del lavoro, un’armonia tra tecnologia e flessibilità https://www.datamanager.it/2024/02/il-futuro-del-lavoro-unarmonia-tra-tecnologia-e-flessibilita/ Wed, 21 Feb 2024 10:08:22 +0000 https://www.datamanager.it/?p=234953 In questa nuova era, la trasformazione del lavoro non deve limitarsi ad abbracciare la flessibilità, ma deve anche sfruttare strategicamente la tecnologia per rendere il lavoro più dinamico, sicuro ed efficiente per tutti i soggetti coinvolti. Il 21 marzo di scena al Magna Pars di Milano l’IDC Future of Work Forum 2024 In un panorama […]

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In questa nuova era, la trasformazione del lavoro non deve limitarsi ad abbracciare la flessibilità, ma deve anche sfruttare strategicamente la tecnologia per rendere il lavoro più dinamico, sicuro ed efficiente per tutti i soggetti coinvolti. Il 21 marzo di scena al Magna Pars di Milano l’IDC Future of Work Forum 2024

In un panorama caratterizzato da un intenso dibattito sui modelli organizzativi aziendali, le competenze e i livelli occupazionali del futuro, la forza lavoro globale sta gradualmente abbracciando uno spettro molto diversificato di forme lavorative, che vanno dai tradizionali mandati in ufficio a opzioni sempre più flessibili. Questa evoluzione è sottolineata da molte ricerche e studi di IDC, che evidenziano un cambiamento significativo nel mondo del lavoro: la conversazione si sta spostando oltre la fattibilità dei modelli di lavoro flessibile, per concentrarsi sulla loro implementazione strategica. In pratica, non se, ma come farlo.

Il catalizzatore di questa trasformazione è stato il rapido progresso e l’integrazione delle più moderne tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale (AI) e l’intelligenza artificiale generativa (GenAI). Queste tecnologie si sono rivelate dei veri e propri “game-changer”, consentendo di eseguire le attività con la stessa efficienza e sicurezza, indipendentemente dal fatto che i dipendenti lavorino da remoto, in loco o sul campo.

Tuttavia, questo balzo in avanti tecnologico comporta delle sfide. Le organizzazioni faticano a tenere il passo del cambiamento, trovando difficile assumere dipendenti che possiedano deep e soft skill, ovvero sia le più recenti competenze tecniche sia le più sfumate abilità umane necessarie per operare nel complesso ambiente di lavoro odierno. La gestione di team geograficamente dispersi, impegnati in attività interconnesse, presenta poi una serie di sfide a se stanti. Infine, il compito di reperire dipendenti con le competenze necessarie per fornire un’assistenza IT efficace in un panorama irto di rischi per la sicurezza – in una miriade di applicazioni, piattaforme ed endpoint – è scoraggiante.

È qui che l’apporto dell’automazione, dell’AI e della GenAI diventa evidente. Queste tecnologie non solo semplificano le attività ripetitive come la codifica, l’inserimento dei dati, la ricerca e la creazione di contenuti, ma migliorano anche le opportunità di apprendimento all’interno dei flussi di lavoro. La promessa di questi strumenti risiede nella loro capacità di facilitare le operazioni quotidiane e di aumentare in modo significativo l’efficienza dello sviluppo e dell’applicazione delle competenze sul posto di lavoro.

Per questo motivo, IDC prevede che a livello globale le imprese sfrutteranno lo sviluppo di competenze tecnologiche personalizzate per ottenere incrementi di produttività in grado di generare ricavi aggiuntivi pari a 1.000 miliardi di dollari entro il 2026, grazie a GenAI e automazione. Secondo IDC, a mano a mano che l’automazione creerà nuovi ruoli lavorativi, la GenAI sarà fondamentale per lo sviluppo di una formazione personalizzata, aiutando i professionisti a colmare le conoscenze.

In questa nuova era, il futuro del lavoro sembra quindi non limitarsi ad abbracciare la flessibilità, ma a sfruttare strategicamente la tecnologia per rendere il lavoro più adattabile, sicuro ed efficiente per tutti i soggetti coinvolti. Ne parleremo a Milano in occasione dell’IDC Future of Work Forum 2024, che si svolgerà al Magna Pars Event Space il 21 marzo dalle 9:00 alle 15:30. Con il titolo “Verso un approccio dinamico al futuro del lavoro”, l’evento esaminerà attraverso la visione degli analisti di IDC, degli esperti delle aziende tecnologiche e degli ospiti di selezionate imprese italiane come affrontare il nuovo modo di lavorare.

A condurre l’evento saranno Andrea Siviero, Research Director, MacroTech, Digital Business & Future of Work, IDC Europe, ed Erica Spinoni, Senior Research Analyst, Digital Business & Future of Work, IDC Europe.

Per informazioni sull’evento e l’agenda aggiornata degli ospiti: IDC Future of Work Forum 2024

 

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Il ruolo dei CIO? Governare una IT pervasiva https://www.datamanager.it/2023/10/il-ruolo-dei-cio-governare-una-it-pervasiva/ Thu, 19 Oct 2023 13:46:32 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231461 IDC prevede che nei prossimi anni il CIO accrescerà il proprio ruolo gestendo una IT che comprenderà l’IT tradizionale, le LOB, i partner dell’ecosistema, i clienti e, in misura crescente, l’AI, l’automazione e l’analisi intelligente dei dati. Il 23 novembre di scena a Milano l’IDC CIO Forum 2023 In un’epoca di estrema instabilità geopolitica ed […]

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IDC prevede che nei prossimi anni il CIO accrescerà il proprio ruolo gestendo una IT che comprenderà l’IT tradizionale, le LOB, i partner dell’ecosistema, i clienti e, in misura crescente, l’AI, l’automazione e l’analisi intelligente dei dati. Il 23 novembre di scena a Milano l’IDC CIO Forum 2023

In un’epoca di estrema instabilità geopolitica ed economica, sempre più organizzazioni si stanno rivolgendo alla tecnologia per restare competitive. Il mondo è entrato nell’economia digitale tra ondate di instabilità e le aziende stanno impiegando la tecnologia per difendersi dall’inflazione, dalla carenza di personale, dalle sfide operative e dai processi obsoleti.

I CEO intervistati da IDC indicano che i ricavi derivanti dai prodotti e servizi digitali passeranno a oltre il 40% entro il 2027. Guidare un’azienda digitale è quindi il prossimo passo verso l’impresa del futuro.

E mentre il business continua a trasformarsi, i CIO si stanno muovendo per adattarsi. Alcuni per ottenere un vantaggio, altri per rispondere a una minaccia esistenziale. Trasformarsi, per i CIO, significa ridefinire le priorità della customer experience digitale ed evolvere verso modelli operativi completamente digitali, verso catene di fornitura più resilienti e verso una maggiore automazione. In questo percorso, la sfida più grande per i CIO è la natura mutevole dei modelli di business digitali, che richiede di essere in grado di fornire un’esperienza cliente senza soluzione di continuità su tutti i canali. Questa sfida comporta un nuovo modo di pensare in termini di utilizzo dei dati e di come la tecnologia può consentire questo cambiamento.

Questo innalzamento degli imperativi strategici di business ha portato molti CIO a ripensare sia il proprio ruolo che quello dell’organizzazione IT. A riprova di ciò, IDC rivela che il 74% dei dirigenti IT ritiene necessario ridefinire il ruolo del CIO per facilitarne la transizione da leader tecnico a leader strategico del business. Ciò è in gran parte dovuto alla crescente influenza sulla tecnologia da parte degli altri leader aziendali e alla complessità di abilitare e guidare strategie aziendali digitali.

Entro il 2025, IDC prevede pertanto che il 60% dei CIO accrescerà il proprio ruolo gestendo in modo efficace una IT che IDC definisce pervasiva, che abbraccia cioè LOB e partner dell’ecosistema. L’IT pervasiva comprende l’IT tradizionale, le LOB, i partner dell’ecosistema, i clienti e, in misura crescente, l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico, l’automazione dei processi robotici e l’analisi intelligente dei dati. La governance dovrà basarsi sulla collaborazione tra CIO, business leader e partner strategici. Stabilire una governance efficace per iniziative IT sempre più diversificate e distribuite sarà un imperativo cruciale per i futuri CIO.

Di come i CIO dovranno trovare nuovi modi per governare l’IT mentre i tentacoli della tecnologia digitale si estenderanno sempre più in profondità nell’azienda e nei suoi ecosistemi parleremo nel corso dell’IDC CIO Forum 2023, che si svolgerà a Milano il 23 novembre presso l’Hotel NH Collection Milano City Life.

Intitolato “Strategie digital-first per cavalcare l’incertezza”, il CIO Forum 2023 vedrà la partecipazione di analisti IDC, esperti del settore e CIO di aziende italiane e internazionali che porteranno la loro esperienza, e costituirà l’occasione per la platea di CIO e IT manager italiani di approfondire le nuove tendenze tecnologiche, le opportunità di crescita e le opzioni strategiche per disegnare un’efficace strategia di sviluppo nell’economia digitale.

Sponsor dell’evento saranno Denodo, AnyDesk Software, Deda Cloud con IBM, Dynatrace, Nexthink, Aras, HashiCorp, Snowflake, Commvault, ManageEngine e WIIT. Exhibit sponsor Confluent, EasyVista, Liferay e TeamViewer.

Per maggiori informazioni e per l’agenda dell’evento: IDC CIO Forum 2023

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L’unico percorso di crescita nell’economia digitale è con i dati https://www.datamanager.it/2023/09/lunico-percorso-di-crescita-nelleconomia-digitale-e-con-i-dati/ Wed, 13 Sep 2023 13:38:28 +0000 https://www.datamanager.it/?p=230473 IDC prevede che entro il 2025 le organizzazioni europee con una maggiore intelligenza aziendale avranno tempi di reazione superiori a 4 volte, con conseguente vantaggio persistente nel capitalizzare le nuove opportunità. Il 17 ottobre a Milano l’edizione 2023 dell’IDC Future of Data Forum Le ultime ricerche di IDC evidenziano che oggi i due terzi del […]

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IDC prevede che entro il 2025 le organizzazioni europee con una maggiore intelligenza aziendale avranno tempi di reazione superiori a 4 volte, con conseguente vantaggio persistente nel capitalizzare le nuove opportunità. Il 17 ottobre a Milano l’edizione 2023 dell’IDC Future of Data Forum

Le ultime ricerche di IDC evidenziano che oggi i due terzi del PIL di un Paese altamente sviluppato sono generati da prodotti e servizi ad alta densità di informazioni. Si tratta di beni di nuova generazione che vengono immessi sul mercato da aziende con i livelli più elevati di “enterprise intelligence” – intelligenza aziendale -, una misura della capacità di un’organizzazione di sintetizzare le informazioni di cui ha bisogno, generare insight, apprendere collettivamente e promuovere una cultura aziendale dei dati.

Le analisi IDC di benchmarking mostrano che l’enterprise intelligence influenza direttamente i risultati di business: i performer dell’EI nel massimo quartile hanno 2,7 volte in più la probabilità di aver registrato una forte crescita dei ricavi nel periodo 2020-2022 e 3,6 volte in più la probabilità di aver accelerato il time-to-market per nuovi prodotti, servizi, esperienze e altre iniziative. Sulla base di queste analisi, IDC prevede che entro il 2025 le organizzazioni europee con una maggiore intelligenza aziendale avranno tempi di reazione superiori a 4 volte, con conseguente vantaggio persistente nel capitalizzare le nuove opportunità.

In effetti, uno dei principali elementi di differenziazione delle aziende con i più alti livelli di enterprise intelligence è la loro capacità di reagire più rapidamente ai cambiamenti interni ed esterni. La ricerca di IDC dimostra che questo tempo di reazione non è solo marginalmente, ma significativamente migliore, il che porta alla capacità di prendere decisioni strategiche e operative più rapide e a un persistente vantaggio del primo arrivato (una situazione in cui le organizzazioni che non investono nell’enterprise intelligence trovano difficile, se non impossibile, recuperare il ritardo).

Il miglioramento delle prestazioni dell’intelligenza aziendale richiede spesso investimenti e azioni concertate a più livelli: dalle piattaforme di dati (per consentire una maggiore apertura, flessibilità, scalabilità e connettività) ai processi (per consentire un’elaborazione più efficace e coerente dei dati e per renderli “insight ready”), agli strumenti (per costruire e fornire analisi e insight), fino alla cultura. E tra gli strumenti non può passare inosservata l’IA generativa.

La GenAI ha un immenso potenziale per migliorare l’enterprise intelligence se i dati e i processi sottostanti sono ben governati, sottolinea IDC. Il 45% delle organizzazioni digitalmente mature prevede oggi di investire nell’IA generativa, con la gestione della conoscenza come principale caso d’uso. Il knowledge management è in effetti un fattore critico per l’apprendimento collettivo e contribuisce ad ampliare le iniziative aziendali sulla cultura dei dati.

Oggi, insomma, l’unico percorso di crescita nell’economia digitale è quello basato sull’utilizzo e sull’elaborazione di dati sempre più complessi, con investimenti in un portafoglio di tecnologie di enterprise intelligence e intelligenza artificiale, dipendenti con una buona conoscenza dei dati e processi chiaramente definiti e governati.

“Dati, informazioni e conoscenza: il sistema immunitario dell’impresa intelligente” è il titolo dell’edizione 2023 dell’IDC Future of Data Forum, in programma il prossimo 17 ottobre all’Hotel NH Collection Milano City Life. Con la partecipazione di analisti IDC, esperti del settore e leader di aziende italiane che porteranno la loro esperienza, l’evento costituirà l’occasione per i CIO, i CDO e i decisori di business per disegnare un’efficace strategia di sviluppo nell’economia digitale. Ospite speciale Neil Harbisson, il primo cyborg umano del mondo.

Sponsor dell’evento Cloudera con Intel e HPE, Denodo, Commvault, Domo, Snowflake, Qlik con AWS, StreamSets. Exhibit partner Quantum e Target Reply.

Per maggiori informazioni e l’agenda dell’evento: IDC Future of Data 2023

 

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Come sta cambiando lo sviluppo applicativo https://www.datamanager.it/2023/09/come-sta-cambiando-lo-sviluppo-applicativo/ Wed, 06 Sep 2023 14:59:58 +0000 https://www.datamanager.it/?p=230321 IDC prevede uno spostamento qualitativo nelle attività software, favorito dai CIO, che porterà gli sviluppatori a dedicare più tempo all’innovazione e meno alla manutenzione e modernizzazione delle applicazioni esistenti. Il 26 settembre in live streaming l’IDC New Application Architectures Digital Forum Per una crescente porzione di aziende, i prodotti e i servizi digitali generano una […]

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IDC prevede uno spostamento qualitativo nelle attività software, favorito dai CIO, che porterà gli sviluppatori a dedicare più tempo all’innovazione e meno alla manutenzione e modernizzazione delle applicazioni esistenti. Il 26 settembre in live streaming l’IDC New Application Architectures Digital Forum

Per una crescente porzione di aziende, i prodotti e i servizi digitali generano una parte significativa dei ricavi, facilitano l’interazione con i clienti e rappresentano il fondamento dell’innovazione. Per realizzare tali prodotti e servizi, le aziende si affidano quasi interamente al software. Secondo una recente indagine condotta a livello globale da IDC, rispettivamente il 71% e il 66% dei CIO hanno dichiarato che l’acquisto e la personalizzazione di applicazioni commerciali e lo sviluppo interno di software costituiscono i metodi più efficaci per fornire supporto ai programmi di innovazione software.

Tuttavia, investire in applicazioni aziendali non significa dover firmare assegni in bianco. I CIO si trovano oggi di fronte a una crescente pressione per giustificare la spesa nello sviluppo software, una situazione aggravata dalle difficoltà macroeconomiche, e devono dimostrare che gli investimenti proposti in questa direzione sono nell’interesse migliore dell’azienda. IDC prevede pertanto uno spostamento qualitativo nelle attività software, favorito e sponsorizzato dai CIO, che porterà gli sviluppatori a dedicare più tempo all’innovazione e meno tempo alla manutenzione e modernizzazione delle applicazioni esistenti.

Entro il 2028, IDC stima che la maturazione delle tecnologie di modernizzazione e trasformazione delle applicazioni, la proliferazione di nuove piattaforme di sviluppo completamente gestite e la maggiore integrazione del machine learning consentiranno agli sviluppatori di dedicare il 75% del loro tempo all’innovazione, rispetto al 25% attuale.

La capacità degli sviluppatori di dedicare più tempo allo sviluppo di nuove applicazioni evidenzia un cambiamento epocale nello sviluppo che sottolinea l’urgenza di modernizzare e trasformare le applicazioni legacy. I dati di IDC mostrano che il 50% delle applicazioni legacy ha subìto una o più modalità di modernizzazione, come il rehosting, il replatforming o il refactoring. Tuttavia, solo l’1% delle applicazioni legacy che sono state modernizzate ha visto il 100% del codice trasformato in architetture a microservizi.

Mentre gli sviluppatori continuano a mostrare interesse per le pratiche DevOps che automatizzano attributi come la scalabilità, il controllo delle versioni, il testing e l’integrazione continua del codice, l’introduzione di piattaforme completamente gestite consentirà loro di dedicare più tempo alla programmazione e allo sviluppo di soluzioni digitali di nuova generazione. Per esempio, IDC prevede la maturazione delle architetture serverless stateful nei prossimi anni, che forniranno un’infrastruttura completamente gestita cloud-native e edge-native per lo sviluppo.

Infine, l’integrazione dell’apprendimento automatico e dell’intelligenza artificiale (IA generativa in primis) negli strumenti di sviluppo contemporanei permetterà agli sviluppatori di dedicare meno tempo al lavoro di sviluppo ordinario e più tempo ad attività di livello superiore come la progettazione e l’architettura di soluzioni digitali innovative.

L’evoluzione delle architetture applicative sarà al centro dell’IDC New Application Architectures Digital Forum 2023, il nuovo evento digitale che sarà trasmesso in diretta streaming il 26 settembre prossimo dalle 11:00 alle 13:00.

Con il sottotitolo Digital-first applications: abilitare agilità e innovazione attraverso architetture moderne, modulari e intelligenti, l’evento sarà moderato da Fabio Rizzotto, VP, Europe South Lead, Consulting and Custom Solutions, IDC, e vedrà la partecipazione in qualità di sponsor di Dynatrace, Confluent, OutSystems e VMware.

Per informazioni sull’evento: IDC New Application Architectures

 

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Società, imprese e mercato ICT. Il viaggio del digital business https://www.datamanager.it/2023/07/societa-imprese-e-mercato-ict-il-viaggio-del-digital-business/ Fri, 07 Jul 2023 09:30:03 +0000 https://www.datamanager.it/?p=228904 Dalla società alle aziende, passando per il mercato ICT in trasformazione. Relazioni di fiducia, sostenibilità, gestione delle risorse, costi e partner. Come governare sfide e complessità, agendo sui driver del cambiamento Nel caos dei cambiamenti che stiamo vivendo, è confortante ritrovare alcune certezze. Negli ultimi anni, la customer experience (CX) si colloca sempre al primo […]

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Dalla società alle aziende, passando per il mercato ICT in trasformazione. Relazioni di fiducia, sostenibilità, gestione delle risorse, costi e partner. Come governare sfide e complessità, agendo sui driver del cambiamento

Nel caos dei cambiamenti che stiamo vivendo, è confortante ritrovare alcune certezze. Negli ultimi anni, la customer experience (CX) si colloca sempre al primo o secondo posto come area di investimento tecnologico. E quasi l’80% dei digital leader a livello mondiale ritiene che i dati siano estremamente importanti per raggiungere gli obiettivi di CX. Ma a che punto siamo con la valorizzazione dei dati dei clienti? E con le pratiche di gestione? Con l’accelerazione degli eventi e degli stili di vita, come cambia il valore dei dati? Un esempio: secondo un’indagine IDC condotta a dicembre 2022, tre aziende su quattro a livello mondiale ritengono che la maggior parte dei dati raccolti nelle interazioni con il cliente perda il suo valore nel giro di pochi giorni, se non di poche ore.

Per il futuro possiamo aspettarci un’evoluzione dei principi di relazione e di customer data management verso quello che IDC definisce “Customer data value exchange”: un paradigma che per le aziende significa mettere al centro il dato come fondamento di una trusted relationship, andando oltre gli sforzi non sempre ripagati della data collection. Tassello a cui si aggiunge l’obiettivo della valorizzazione interna alle aziende, per superare il limite dell’uso finalizzato o dell’utilizzo confinato a un singolo processo. Non può mancare, infine, il denominatore comune delle tecnologie innovative che abilitano condivisione, scalabilità, real-time.

Questo è un fotogramma di quello che osserviamo da una finestra immaginaria che ci mostra un istante di trasformazioni della nostra sfera clienti e della società. Alle nostre spalle, un insieme di meccanismi complessi – architetture, processi, persone, attori di varia natura – operano incessantemente per creare, produrre, ingegnerizzare, trasformare prodotti e servizi. E lo facciamo con fatica: le ultime indagini IDC rivelano che più della metà delle aziende europee soffrono e sono sotto pressione nell’attrarre risorse e talenti. Lo skill shortage rimane un problema.


#ICT i driver del cambiamento: #sostenibilità investimenti in crescita – @FabioRizzotto @idcitaly
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I DRIVER DEL CAMBIAMENTO

Tra i driver del cambiamento ritroviamo sempre la sostenibilità. Secondo le stime IDC, in Europa gli investimenti in use case sustainability-related cresceranno più del doppio tra il 2022 e il 2026. Stiamo parlando di tutte quelle iniziative finalizzate a dare un contributo alle grandi cause ambientali e planetarie, attraverso mitigazione dei rischi, ottimizzazione, controllo e monitoraggio delle risorse naturali e non di cui il sistema economico e la società si avvalgono. Percorsi che sosterranno spese in molti ambiti ICT, dai servizi di consulenza agli sviluppi progettuali, dalla generazione di nuovo software a pacchetto o custom fino alle infrastrutture. La gestione delle risorse ICT e digitali poggia già sul cloud che continua la sua marcia inarrestabile. Verso quali direzioni e con quali implicazioni? Sono in crescita tutte le componenti del mercato cloud, in particolare l’ambito Platform as a Services (PaaS) è previsto correre a ritmi superiori agli altri grazie, per esempio, alla continua richiesta di strumenti e tool che aiutano a velocizzare i processi di sviluppo applicativo e digitale.

Nel complesso, nell’orizzonte 2021-2026 la spesa public cloud services in Europa si prevede crescerà al ritmo medio anno del 22%. Un fenomeno che sta assumendo connotati sempre più importanti, e già nel 2022 ha raggiunto un’incidenza di quasi un terzo sull’intera spesa tecnologica nel nostro continente. Una trasformazione che avviene tanto nelle aziende che ridisegnano l’IT in chiave multicloud, quanto nella proposizione dell’ecosistema dell’offerta, ovvero nelle regole di funzionamento dell’industria ICT. Nello stack tecnologico delle imprese, la digitalizzazione amplia la portata della sfera software e applicazioni, dove si gioca in contemporanea la doppia partita dei nuovi sviluppi e della migrazione, che passa per la modernizzazione cloud-native degli ambienti tradizionali. Una sfida molto complessa per ogni organizzazione.

In termini aggregati, IDC stima che a livello europeo la spesa in cloud software crescerà a tal punto da superare la quota non-cloud entro il 2024. A sostenere il trend, sono appunto i processi di cloud migration che porteranno investimenti in diverse aree di questo mercato, dal software infrastrutturale alla sicurezza, alle piattaforme dati, AI, alle soluzioni di collaborazione. In modo speculare, sull’onda di queste dinamiche anche il mondo dei Servizi IT continua la propria trasformazione. Per accompagnare il cliente lungo il cloud journey, i service provider sono già impegnati nell’espandere le proprie capacità sia sul fronte dei servizi professionali sia per quanto riguarda i managed services e i servizi di supporto. Nel complesso, il mercato dei cloud-oriented services ha superato un quarto della spesa totale in servizi in Europa nel 2022.


Come valorizzare la #CX – Verso la Customer data value exchange – @FabioRizzotto @idcitaly
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COSTI E RISCHI IN AUMENTO

Da alcuni anni, questi cambiamenti stanno ponendo una serie di interrogativi rispetto alla capacità delle aziende di affrontare trasformazioni IT di questa portata con adeguati approcci anche in termini di controllo e governance finanziaria. Questione che si sta facendo sempre più critica anche in considerazione dei fenomeni macroeconomici e inflazionistici. La IDC’s Q4 2022 Cloud Pulse Survey ha raccolto alcuni trend interessanti. Da un lato, il 57% delle aziende mondiali (dato in crescita rispetto all’anno precedente) conferma l’elevata strategicità delle trasformazioni IT necessarie per supportare le direzioni strategiche del business. Con i fenomeni inflattivi e congiunturali che impattano l’intera società e sistema economico, è inevitabile ritrovare ripercussioni anche nella catena del valore dei servizi cloud. Il 45% registra un incremento nel costo dei servizi cloud in senso lato (dai modelli public alle risorse per gli ambienti private cloud, incluso costi legati alle operation, personale, gestione datacenter).

Apparentemente, sembra esserci poco da fare se non “ribaltare” aumenti più a valle nella catena del valore. Tuttavia le aziende hanno alcune leve su cui agire quantomeno per mitigare gli impatti, a partire da percorsi di misurazione, ottimizzazione delle performance, controllo e governance. Più in generale, queste iniziative servono anche per ridurre i rischi che gli sforzi già elevati non si traducano in fallimenti. Occorre subito accelerare sullo sviluppo di pratiche FinOps e CloudOps. La nuova sfida infatti non è solo l’aumento dei costi in sé, quando il rischio che questi vadano a minare il valore dei servizi cloud che si è costruito nel tempo, anche nelle percezioni interne alle aziende. Già oggi, infatti, il 55% delle aziende mondiali ritiene che i fenomeni inflazionistici abbiano un impatto negativo sul ROI dei servizi cloud. Circa un quarto delle imprese misura già il cloud ROI nell’ambito delle IT performance, e il circa il 21% integra già questa metrica nell’ambito delle performance aziendali complessive. Queste aziende, più avanti nel percorso, sembrerebbero le più esposte, tuttavia, la maggiore maturità consente di raccogliere velocemente segnali, interrogarsi sulle dinamiche in atto e intervenire, a differenza del resto del mercato che non avendo ancora sviluppato pratiche e processi adeguati potrebbe riscontrare con un certo ritardo le ripercussioni di iniziative non pienamente governate. Iniziative che sappiamo rimangono comunque indispensabili per il funzionamento degli ingranaggi della digital economy.


#Cloud in crescita: costi, trasformazione e prospettive future – @FabioRizzotto @idcitaly
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L’ECOSISTEMA DEI PARTNER

Queste e altre complessità rimettono al centro ancora una volta l’importanza del cosiddetto ecosistema di canale, ovvero il tessuto ICT che opera sui territori e che rappresenta la prima (a volte l’unica) interfaccia verso le aziende. I provider di infrastruttura e software non possono rinunciare al ruolo fondamentale dei partner. I modelli diretti continueranno ad evolvere e a crescere via via che le aziende si sposteranno sempre più verso il cloud. Ma il ruolo di cerniera dell’ecosistema di canale rimarrà importante, ancora più trasformato ma cruciale. Secondo le previsioni IDC, entro la fine del 2023 circa il 58% della spesa software totale in Europa transiterà dal canale. E nel 2026, circa la metà della spesa infrastrutturale (server, storage) sarà generata da questo ecosistema. I vendor continueranno ad aver bisogno di terze parti in grado di rimanere connesse con un tessuto di aziende ampio e in costante evoluzione, ascoltare i bisogni e sviluppare soluzioni e servizi che rivestano con valore le componenti tecnologiche in gioco.

Fabio Rizzotto VP, Europe South lead, Consulting and Custom Solutions di IDC

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Sette imprese su 10 rinnoveranno l’infrastruttura IT https://www.datamanager.it/2023/06/sette-imprese-su-10-rinnoveranno-linfrastruttura-it/ Thu, 29 Jun 2023 15:29:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=229228 Ed entro il 2026, IDC prevede che il 65% darà priorità a modalità as-a-service, generando un aumento nella richiesta di modelli di consumo flessibili in diversi luoghi, tra cui il cloud pubblico, l’on-premise e l’edge. IDC, Lenovo ed Econocom|Asystel Bizmatica ne parleranno a Milano il 6 luglio L’infrastruttura IT è uno dei principali pilastri della […]

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Ed entro il 2026, IDC prevede che il 65% darà priorità a modalità as-a-service, generando un aumento nella richiesta di modelli di consumo flessibili in diversi luoghi, tra cui il cloud pubblico, l’on-premise e l’edge. IDC, Lenovo ed Econocom|Asystel Bizmatica ne parleranno a Milano il 6 luglio

L’infrastruttura IT è uno dei principali pilastri della trasformazione digitale (DX). Infatti, nessuna iniziativa digitale può avere successo senza una trasformazione dell’IT allineata alla strategia aziendale. Uno studio condotto da IDC alla fine del 2022 ha rilevato che quasi il 70% delle imprese ha pianificato di rinnovare la propria infrastruttura IT nei prossimi due anni.

Cruciali per questi sforzi di trasformazione sono i requisiti aziendali che rendono necessaria la DX, con aree di influenza che si estendono oggi a diverse linee all’interno delle imprese: business, information technology e finance.

  • I decisori aziendali sono sempre più profondamente coinvolti nella scelta o nella supervisione delle scelte strategiche per l’infrastruttura digitale.
  • I CIO governano la partnership con le linee di business e si fanno garanti del raggiungimento dei risultati aziendali e dell’allineamento con i KPI aziendali.
  • I CFO hanno un ruolo sempre più importante nella decisione di adottare modelli flessibili di consumo per la fornitura e l’ottimizzazione dell’infrastruttura digitale.

L’obiettivo generale è l’allineamento della spesa tecnologica e dell’utilizzo delle risorse delle infrastrutture digitali con il conseguimento di risultati aziendali prioritari, tra cui resilienza e agilità operativa, contenimento dei costi, innovazione, maggiore coinvolgimento di clienti e partner, e migliore user experience.

Entro il 2026, il 65% degli acquirenti di tecnologia darà priorità a modalità as-a-service, prevede IDC, incrementando la domanda di modelli flessibili di consumo in vari luoghi, tra cui il cloud pubblico, l’on-premise e l’edge.

Pagare solo per l’utilizzo effettivo delle risorse IT, per esempio con modelli pay-per-use on-prem, è oggi quindi uno degli elementi fondamentali per supportare lo sviluppo del business digitale. Ma non è l’unico. L’automazione e la copertura completa dello stack infrastrutturale, che comprende sia l’ambiente core che l’edge computing, giocano un ruolo cruciale nel supportare l’espansione e il successo delle imprese digitali. Sfruttando questi elementi in modo sinergico, le organizzazioni possono ottimizzare l’efficienza, incrementare l’agilità e cogliere le opportunità offerte dall’economia digitale in modo più efficace.

L’argomento sarà al centro di una executive roundtable organizzata da IDC insieme a Lenovo ed Econocom|Asystel Bizmatica il 6 luglio al Phyd Hub di via Tortona a Milano. Intitolato “Il futuro dell’infrastruttura digitale: cloud, intelligenza artificiale e deployment ubiquo”, l’evento sarà introdotto e moderato da Fabio Rizzotto, VP, Europe South Lead, Consulting and Custom Solutions, IDC, e vedrà la partecipazione di Massimo Chiriatti, Chief Technical and Innovation Officer di Lenovo Italia, e di Ferruccio Radici, DC/Cloud Infrastructure Solution & IT Services BU Director di Econocom|Asystel Bizmatica.

 

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Come coinvolgere i dipendenti in un ambiente di lavoro ibrido https://www.datamanager.it/2023/06/come-coinvolgere-i-dipendenti-in-un-ambiente-di-lavoro-ibrido/ Fri, 09 Jun 2023 09:00:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=228003 Le aziende devono affrontare e superare velocemente il problema della Great Resignation per lanciarsi in progetti che puntino a sviluppare quella che potrebbe essere chiamata la Great Reconnection Man mano che il modello di lavoro ibrido si evolve e dipendenti e datori di lavoro si adattano a situazioni in costante movimento ed evoluzione, l’impatto emotivo […]

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Le aziende devono affrontare e superare velocemente il problema della Great Resignation per lanciarsi in progetti che puntino a sviluppare quella che potrebbe essere chiamata la Great Reconnection

Man mano che il modello di lavoro ibrido si evolve e dipendenti e datori di lavoro si adattano a situazioni in costante movimento ed evoluzione, l’impatto emotivo della disconnessione e dell’isolamento aziendale e umano sta iniziando a farsi sentire. Sebbene le soluzioni di robotic process automation (RPA), intelligenza artificiale (AI), machine learning (ML) e innovazione siano ampiamente accettate, i dipendenti temono che, come risultato diretto dei progressi tecnologici, i loro posti di lavoro siano minacciati, aumentando così il loro senso di inadeguatezza e ridondanza.

Secondo quanto emerge dalle più recenti survey di IDC, il 27% degli IT decision maker aziendali ha identificato le preoccupazioni relative alla ridondanza e di conseguenza alla paura di non essere più rilevante per l’azienda come il principale ostacolo per le implementazioni di automazione. Le organizzazioni devono quindi sforzarsi di garantire che i propri dipendenti si sentano connessi, coinvolti, responsabilizzati e apprezzati affinché possano contribuire in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi collettivi aziendali. Infatti, la partenza di un dipendente qualificato, perché insoddisfatto, ha effetti di vasta portata, dirompenti e costosi, ma è del tutto evitabile se sono presenti la corretta cultura del lavoro e uno stile di gestione adeguato.


#lavoroibrido Dopo la Great Resignation, la possibile Grande Riconnessione – Sergio Patano @IDCItaly
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LE ORGANIZZAZIONI COME SUPERORGANISMI

Al pari di quello che succede nel mondo animale anche le aziende e le istituzioni possono essere considerate dei superorganismi. Un superorganismo è definibile come un’unità sociale di animali eusociali in cui la divisione del lavoro è altamente specializzata e gli individui non sono in grado di sopravvivere da soli per lunghi periodi di tempo. Un superorganismo è un insieme di attori che agiscono di concerto per raggiungere obiettivi comuni.

A livello aziendale, il collettivo non può sopravvivere senza il contributo dei singoli lavoratori. Gli esseri umani hanno bisogno di connessioni umane e, tenendo presente questo, è imperativo che la forza lavoro in un contesto ibrido altamente distribuito mantenga collegamenti fisici e virtuali con colleghi, manager, leader e con l’idea e l’ideale dell’azienda a cui appartengono. In questo contesto, gli esseri umani sono stimolati dall’interconnessione e dall’incentivazione e per far fronte a questo, sarà necessaria una leadership empatica, pianificare un programma di riconoscimento e di rewarding per incentivare il dipendente alla produttività, alla lealtà e alla dedizione.

In questo tipo di ambiente di lavoro, una comunicazione efficace, efficiente e capillare è la chiave del successo. Mentre i membri di un team distribuito possono lavorare bene in isolamento per la maggior parte delle mansioni che devono svolgere, per mantenere una forza lavoro sana e produttiva sono necessarie riunioni fisiche, virtuali e faccia a faccia regolari. In un mondo ideale, la presenza “fisica” in uffici dovrebbe essere programmata a rotazione in modo che i team di tutta l’organizzazione possano incontrarsi in modo regolare in una sorta di “scenario di collisione organizzata”. Creando artificialmente circostanze per incontri che normalmente avrebbero potuto verificarsi organicamente in passato, in questo modo le organizzazioni possono facilitare la potenziale creatività aziendale tra i team e rafforzare il senso di appartenenza a tutta l’azienda.


#RPA #AI La paura di essere sostituiti: preoccupato il 27% degli IT decision maker – Patano @IDCItaly
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RESPONSABILITÀ E CONDIVISIONE

Altro elemento fondamentale che non deve mancare nelle strategie evolutive delle organizzazioni è quello di avere sempre più dipendenti responsabilizzati. I dipendenti responsabilizzati infatti si comportano più come affiliati e sono motivati da uno spirito imprenditoriale; sono co-creatori e parti interessate nel perseguimento del beneficio comune. I benefici della remunerazione economica sono evidenti e importanti. Tuttavia, i vantaggi soft sono ugualmente importanti e, per molti versi, determinano anche vantaggi hard. Esistono molteplici aspetti che un dipendente considera importanti del proprio lavoro e dell’azienda per cui lavora quando si trova nella condizione di dover fare una valutazione che non è solo oggettiva ma anche e soprattutto soggettiva.

Tra questi quelli più importanti sono sicuramente un senso di connessione, condivisione e appartenenza con i colleghi e con l’organizzazione stessa, la condivisione di uno scopo univoco, la percezione di un sentimento di equità, la certezza della sicurezza e la tranquillità di poter esprimere liberamente opinioni che vengano poi ascoltate. Le aziende capaci di mettere in pratica le strategie per l’empowerment dei dipendenti sono anche quelle che più facilmente e più spesso raggiungono tassi di soddisfazioni dei dipendenti molto elevati, in alcuni casi superiori al 90%.

Una delle strategie di successo, che alcune realtà hanno adottato riguarda per esempio il fatto che ogni lavoratore ha “un ruolo da svolgere” invece di avere solo una “descrizione del proprio lavoro”. Tali ruoli possono essere ad esempio quello del mentore: in tale ruolo il dipendente è riconosciuto dai colleghi come un esperto in una determinata area o dominio, e si affidano a lui per superare ostacoli o risolvere problemi. Il coach, che ha l’attitudine e l’obiettivo di aiutare gli altri colleghi a migliorare le prestazioni.

Il leader, che disegna la strategia e si impegna a farla rispettare senza imporsi sugli altri. La definizione dei ruoli può poi essere associata a diverse iniziative chiave, utili a dare valore alle persone e a renderle maggiormente partecipi nello sforzo del raggiungimento del successo aziendale. Un primo esempio è quello di creare empowerment a livello locale con contribuzione diretta al processo decisionale per consentire ai dipendenti di essere più agili, efficienti e autonomi. Iniziative di questo genere hanno il doppio obbiettivo di migliorare l’esperienza e la fidelizzazione tanto dei clienti quanto del dipendente che si sente maggiormente responsabilizzato nelle proprie attività.


#HumanFirst L’empowerment dei dipendenti come base per la crescita aziendale – Patano @IDCItaly
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SPERIMENTARE E INNOVARE

Con riferimento ai ruoli descritti, in molti casi è stato riscontrato che ciascun dipendente può scegliere il proprio coach o mentore, favorendo in questo modo la crescita del livello di intimacy tra colleghi che devono lavorare a stretto contatto. Il pericolo però di creare gruppi di valoro isolati che questa possibilità può portare con sé viene evitato dalla pratica di modificare su base regolare, semestrale o annuale, l’organizzazione del posto di lavoro, favorendo la connessione e la condivisione di esperienze e conoscenza tra tutti colleghi.

I dipendenti devono poi essere motivati a sperimentare nuovi modi di svolgere vecchie mansioni o a innovare processi, prodotti e servizi consapevoli di non dover temere ripercussioni in caso di errore. In questo modo si crea una cultura della condivisione e della partecipazione che genera a sua volta entusiasmo in tutto ciò che un dipendente di qualunque livello o grado fa per il bene dell’organizzazione. All’interno di un’organizzazione di questo genere, ai manager sarà richiesto di gestire con gentilezza umana e di apprezzare ciò che deve essere considerato “un viaggio emotivo” di lavoro e dipendenti, contribuendo a creare una cultura aziendale che si ispiri al principio dello Human-First.

Questa è una cultura che evolve organicamente, è iperflessibile e si adatta bene al cambiamento, e si basa su tre elementi: la leadership, l’engagement e la fiducia. I leader gestiscono le persone focalizzandosi sull’engagement e l’empowerment dei dipendenti, connettendo in modo strategico l’esperienza del dipendente e la crescita aziendale. L’ingaggio del dipendente è definito da feedback trasparenti e iterativi a livello personale, abilitando l’autonomia lavorativa e l’opportunità per l’innovazione. Una leadership empatica crea fiducia e senso di sicurezza grazie alla comprensione emotiva, la considerazione e il supporto per il dipendente.

Sergio Patano associate director, Consulting and Custom Solutions di IDC Italy

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Sicurezza, rischio e conformità le priorità dei CEO nel 2023 https://www.datamanager.it/2023/05/sicurezza-rischio-e-conformita-le-priorita-dei-ceo-nel-2023/ Wed, 31 May 2023 10:10:10 +0000 https://www.datamanager.it/?p=228358 Il panorama delle minacce informatiche si intensifica in modo preoccupante a causa dell’evoluzione costante dei criminali informatici e del loro sfruttamento di un modello di redditività consolidato. Il 20 giugno a Milano di scena l’edizione 2023 dell’IDC Security Forum Anche quest’anno la sicurezza informatica, il rischio e la conformità risultano essere in cima alle preoccupazioni […]

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Il panorama delle minacce informatiche si intensifica in modo preoccupante a causa dell’evoluzione costante dei criminali informatici e del loro sfruttamento di un modello di redditività consolidato. Il 20 giugno a Milano di scena l’edizione 2023 dell’IDC Security Forum

Anche quest’anno la sicurezza informatica, il rischio e la conformità risultano essere in cima alle preoccupazioni dei CEO a livello mondiale, con l’Europa a rappresentare la regione in cui l’attenzione a queste tematiche è maggiormente sentita. Lo rivela un recente sondaggio condotto da IDC, che evidenzia inoltre come questa tendenza sia destinata a proseguire anche in futuro. Del resto, sottolinea IDC, il panorama delle minacce informatiche continua a peggiorare poiché i criminali diventano sempre più sofisticati e sfruttano un modello di redditività collaudato.

Le iniziative di trasformazione digitale stanno introducendo nuove soluzioni che offrono alle imprese la possibilità di crescere e diventare più competitive sul mercato, ma allo stesso tempo generano nuovi rischi. Questi rischi sono principalmente legati alla crescente superficie di attacco informatico e all’aumento della forza lavoro remota. Anche gli attacchi ransomware, evidenziano gli osservatori di IDC, sono aumentati in modo significativo dall’inizio della pandemia e non mostrano segni di rallentamento. Infine, la questione della sovranità digitale richiede una rinnovata e prioritaria attenzione alla protezione dei dati e dei sistemi informatici.

Secondo IDC, questi trend, combinati con la carenza cronica di talenti nel settore della cybersecurity, porteranno il 30% delle grandi organizzazioni a migrare verso security operations center (SOC) autonomi entro il 2026, al fine di garantire una risposta più rapida e una gestione più efficiente degli incidenti.

I SOC autonomi, utilizzando tecnologie di automazione basate su intelligenza artificiale e machine learning, sono in grado di rilevare, prevenire e rispondere alle minacce informatiche su larga scala, permettendo ai team di cybersecurity di concentrarsi su problemi più complessi e urgenti. Inoltre, i CEO che si trovano ad affrontare un continuo aumento della spesa destinata alla sicurezza informatica, potranno trovare nei SOC autonomi una soluzione per appiattire questa tendenza nel tempo, una volta superato l’investimento iniziale.

Questa e altre tematiche saranno trattate nel corso dell’edizione 2023 dell’IDC Security Forum, l’annuale appuntamento di IDC con la community dei technology vendor e dei security leader aziendali, in programma il prossimo 20 giugno all’Hotel NH Collection Milano City Life. Con la partecipazione di analisti IDC, esperti del settore e ospiti che porteranno la loro esperienza sul campo, l’evento costituirà l’occasione per i CISO, i CIO e i dipartimenti aziendali di IT security per confrontarsi sulle direzioni della moderna gestione del rischio e della sicurezza informatica.

Per informazioni sull’evento: IDC Security Forum 2023

 

 

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