impresa – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 27 Apr 2021 12:47:25 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png impresa – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Eni main partner di Zero, l’acceleratore italiano per le start-up Cleantech https://www.datamanager.it/2021/04/eni-main-partner-di-zero-lacceleratore-italiano-per-le-start-up-cleantech/ Tue, 27 Apr 2021 12:47:13 +0000 https://www.datamanager.it/?p=209024 Alla scoperta di Zero, l’acceleratore di start-up innovative lanciato da Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con Joule, la Scuola d’Impresa di Eni. Uno dei punti di maggior impatto per l’economia globale del Next Generation UE, il piano di ripresa europea stilato alla Commissione di Bruxelles, riguarda il sostegno a idee imprenditoriali volte alla transizione […]

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Alla scoperta di Zero, l’acceleratore di start-up innovative lanciato da Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con Joule, la Scuola d’Impresa di Eni.

Uno dei punti di maggior impatto per l’economia globale del Next Generation UE, il piano di ripresa europea stilato alla Commissione di Bruxelles, riguarda il sostegno a idee imprenditoriali volte alla transizione verso un’economia “climaticamente neutra”. Questo vuol dire non solo favorire la nascita di idee “verdi”, che facciano dell’innovazione un motore di crescita sostenibile, ma anche realizzarle concretamente, per promuovere uno switch culturale necessario. Al di là delle iniziative europee, tanti paesi si stanno già muovendo verso la promozione di programmi green e l’Italia è tra i più attivi. Basti pensare che, secondo il Rapporto 2020 Greenitaly di Symbola-Unioncamere, sono oltre 432mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito negli ultimi 5 anni in prodotti e tecnologie green. Molte delle imprese italiane, nonostante la crisi prodotta dal Covid-19, non hanno rinunciato a innovare e scommettere sulla sostenibilità ambientale, anzi, alcune hanno deciso di alzare la posta per essere ancora più competitive e resilienti.


Nasce #Zero, l’acceleratore di #startup innovative nel settore cleantech del @GruppoCDP Venture Capital Sgr in collaborazione con #Joule, la scuola gratuita d’Impresa di @EniItalia #ad
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Si inserisce proprio in tale filone la nascita di Zero, il nuovo Acceleratore di start-up in ambito Cleantech. Nato dalla volontà di Cassa Depositi e Prestiti di creare una Rete Nazionale di Acceleratori fisici ad alta specializzazione, Zero si pone l’obiettivo di ampliare le competenze imprenditoriali verso i sentieri della sostenibilità, un tema che ricorre oramai da anni e che sembra aver beneficiato di un boost evidente a seguito degli interrogativi posti dalla pandemia su come coniugare innovazione e rispetto dell’ambiente.

La sede di Zero e l’impegno di Eni

Eni, attraverso la Scuola  d’Impresa Joule, nata per promuovere l’imprenditorialità innovativa e  sostenibile, è main partner di Zero. Acea, Maire Tecnimont e Microsoft Italia sono invece i corporate partner dell’iniziativa. Il programma di accelerazione sarà gestito da LVenture Group e Elis, che investiranno assieme a CDP Venture Capital Sgr nelle startup selezionate. Per cominciare, vi sarà una dotazione iniziale di 4,6 milioni di euro, a cui seguiranno ulteriori 1,8 milioni di euro, sottoscritti per i successivi passaggi.

Idee sostenibili per il business del futuro

Con Zero, i fautori mirano a supportare nascita e crescita, in tre anni, di 30 startup e PMI innovative, sia italiane che internazionali, qualora vogliano sviluppare il proprio business aprendo una sede operativa in Italia. Secondo criteri legati al potenziale di crescita e alla capacità di affrontare le sfide tecnologiche del settore, l’Acceleratore Zero selezionerà le migliori idee per progetti e soluzioni tecnologiche finalizzate a minimizzare l’impatto carbonico, agevolare la riduzione delle emissioni, ottimizzare il ciclo dei rifiuti, velocizzare i processi di transizione energetica e favorire l’economia circolare. Non è un caso se proprio l’Italia sia al primo posto per l’economia circolare in certi scenari, come l’industria del legno arredo, dove il 93% dei pannelli truciolari nel nostro Paese è composto da legno riciclato.

Il percorso di accelerazione

La call per la selezione delle startup e delle PMI innovative si è aperta il 14 aprile 2021 sul sito del programma. Ciascuna startup selezionata  parteciperà a un percorso di accelerazione della durata di cinque mesi, con il supporto di mentor, corporate partner e investitori selezionati. Sede fisica del programma è l’area di coworking di Joule, nel Gazometro di Roma Ostiense. Si tratta di un luogo simbolo, dalla concreta valenza industriale, visto che è stato realizzato agli inizi del Novecento e che Eni ha scelto di trasformare in un grande distretto dell’innovazione italiana, una sorta di luogo di rinascita produttiva dopo la crisi generata dall’emergenza sanitaria.

In collaborazione con Eni

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Samsung Business Innovation Forum 2017: la tecnologia che fa crescere il Paese https://www.datamanager.it/2017/06/samsung-business-innovation-forum-2017-la-tecnologia-crescere-paese/ Thu, 08 Jun 2017 09:28:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126284 Produttività industriale o consumerizzazione della tecnologia? Smart working o trend massificati? Non c’è più distinzione tra quello che l’hi-tech può fare per migliorare il business Per il secondo anno consecutivo Samsung ha organizzato il suo Business Innovation Forum, un appuntamento che ha l’obiettivo di spiegare in che modo prodotti tipicamente consumer possono supportare un nuovo […]

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Produttività industriale o consumerizzazione della tecnologia? Smart working o trend massificati? Non c’è più distinzione tra quello che l’hi-tech può fare per migliorare il business

Per il secondo anno consecutivo Samsung ha organizzato il suo Business Innovation Forum, un appuntamento che ha l’obiettivo di spiegare in che modo prodotti tipicamente consumer possono supportare un nuovo modo di lavorare, sia in ambienti classici che più estremi. In che senso? Pensiamo agli smartphone, che negli anni hanno vissuto pienamente il trend del BYOD. Oggi con un oggetto del genere, piccolo e versatile, si possono organizzare attività prima limitate a strumenti ad-hoc, costosi e poco adattabili. Un esempio? Le fotocamere a infrarossi dotate di sensori di calore, da utilizzare all’interno di contesti specifici, spesso industriali. Oggi con un solo gadget da applicare alla porta di alimentazione del telefonino si trasforma il device in un tool professionale, capace di rispondere a esigenze differenti, sfruttando un solo prodotto.

Come si è arrivati a tutto ciò? Lo spiega bene Francesco Sacco, professore della SDA Bocconi e consulente per enti privati e aziende. “Attraverso la ricerca di un mondo migliore. La crescita è resa possibile dall’innovazione, dallo sviluppo tecnologico, dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti, anche strutturali, del nostro pianeta. Abbiamo sempre agito allo stesso modo: partendo da quello che si ha per alzare l’asticella, valicando i confini e giungendo a ulteriori traguardi, che rappresentano un nuovo inizio”. In poche parole, la necessità di ottimizzare le risorse limitate ha portato l’uomo a creare delle scorciatoie che permettono di risolvere più velocemente i problemi, con minor sforzo.

L’ottimizzazione è ciò che ha guidato un nuovo modo di intendere la produttività, in un’ottica maggiormente tecnologica. È l’ottimizzazione che ha avviato la seconda e la terza rivoluzione industriale, con un flusso sempre più veloce che ci ha portato fin dentro la quarta. Non a caso, l’Industry 4.0 è la naturale conseguenza della necessità di integrare nuove modalità di intervento all’interno dei processi industriali, sia su piccola che media e larga scala.

“Parliamo di Industry 4.0 quando creiamo uno smartwatch per l’utente finale che può trasformarsi in un punto di accesso per l’operaio in fabbrica; quando un semplice tablet diventa una finestra per entrare nei mondi della realtà aumentata di un museo; quando un wearable raccoglie i dati sanitari e li invia al dottore di riferimento” – ha spiegato Antonio Bosio, Product and Solutions Director di Samsung Italia.

Il panorama della quarta era industriale è diventato un polo determinante per Samsung. Lo spiegano le numerose partnership con cui tante compagnie usano quotidianamente le piattaforme della multinazionale per incrementare i loro servizi.

Monti & Russo Digital 

Azienda leader nella consulenza alle imprese di prodotti e servizi per l’innovazione digitale, ha messo a disposizione dei suoi clienti una personalizzazione della soluzione Knox Premium, che permette una gestione sicura di hardware e software, sia in locale che in remoto.

Banca Mediolanum

Una delle prime banche a cogliere l’esigenza dei propri clienti di accedere al conto corrente in mobilità, creando anche un wallet digitale e proteggendolo con la sicurezza biometrica tramite Samsung Pass (in arrivo). La banca integrerà il servizio all’interno del Mediolanum Wallet, per aggiornare la propria piattaforma con un livello di protezione dell’identità digitale via scansione dell’iride.

Piaggio

La collaborazione con Samsung ha preso il via dalla volontà di esplorare nuovi scenari legati alla multimedialità e alla connettività applicata ai veicoli a due ruote. Si parla allora di display e computer di bordo touch, che forniscono informazioni basilari sul percorso e il veicolo, pur mantenendo l’attenzione dell’utente sulla strada.

Corriere della Sera

Il canale 360° di Corriere TV, attivo da inizio aprile, ha dato il via alla sezione “Le Storie 360”, che sfruttano le videocamere Gear 360 di Samsung, nelle mani dei giornalisti che hanno uno strumento innovativo per raccontare il mondo circostante. Ogni settimana viene pubblicato un nuovo contenuto, da fruire sia in modalità desktop che smartphone e visore virtuale.

Impersive

I video del Corriere professionali sono realizzati da Impersive, che vanta nel suo portfolio anche un interessante progetto di intrattenimento per i bambini all’interno degli ospedali. Tramite un visore Gear VR i piccoli pazienti dell’Ospedale di Latina possono vivere esperienze in 3D che riproducono salite e discese su montagne russe e spettacoli nelle piazze di parchi di divertimento. In questo modo la tecnologia va incontro alle persone, per rendere meno doloroso il percorso di riabilitazione medica.

Joinpad

La Realtà Aumentata ha portato alla partnership con Joinpad, azienda italiana che realizza una gamma di soluzioni avanzate per i processi industriali. Il servizio Smart Assistance, ad esempio, offre via mobile uno strumento di collaborazione con cui i tecnici sul campo possono dialogare, condividere dati e ricevere assistenza da un esperto remoto. L’interazione è ancora più completa e immediata grazie all’utilizzo dell’AR.

Clear Channel / BikeMi

Samsung e Clear Channel Italia si sono interrogate per capire come sfruttare al meglio l’integrazione tra la tecnologia wearable, in particolare Samsung Gear S3, la funzionalità NFC e il servizio di bike sharing milanese BikeMi. L’obiettivo era anticipare le esigenze dei propri consumatori e migliorare la customer experience, offrendo un accesso facile, veloce ed intuitivo. La risposta è stata integrare i sistemi di gestione già esistenti con una funzionalità aggiuntiva, capace di supportare l’autenticazione wireless tramite l’app installata sugli smartwatch Samsung.

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Recuperare il valore del lavoro per mettere al centro le persone https://www.datamanager.it/2017/04/recuperare-valore-del-lavoro-mettere-al-centro-le-persone/ Tue, 11 Apr 2017 14:02:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122914 Dopo che da almeno trent’anni, il tema del lavoro era sparito dai tavoli e dalle grandi agende politiche, oggi torna di grande attualità. Nel decimo anniversario della Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz, la riflessione non poteva che concentrarsi sul lavoro: come riconoscerlo, come recuperarlo, come valorizzarlo.   Il doppio filo che lega lavoro e impresa è […]

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Dopo che da almeno trent’anni, il tema del lavoro era sparito dai tavoli e dalle grandi agende politiche, oggi torna di grande attualità. Nel decimo anniversario della Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz, la riflessione non poteva che concentrarsi sul lavoro: come riconoscerlo, come recuperarlo, come valorizzarlo.

 

Il doppio filo che lega lavoro e impresa è quello che ha caratterizzato il cammino e gli approfondimenti legati alla cultura d’impresa. «Un filo rosso – come spiega Linda Gilli, presidente e AD di Inaz – che ha segnato la direzione di marcia e il modo di concepire l’impresa, non solo come insieme di procedure e di tecniche, ma come soggetto sociale responsabile dello sviluppo economico». Recuperare il valore del lavoro, in questo momento di grande trasformazione però non significa rifugiarsi in categorie del passato. «La tecnologia ci offre strumenti per migliorare il lavoro, ma non deve invadere la nostra vita. Il lavoro non è solo strumento di guadagno, ma è un mezzo di realizzazione delle persone». Quindi bisogna passare dalla difesa ideologica del posto di lavoro a quella della valorizzazione delle persone che lavorano, della loro creatività, delle loro competenze.


Recuperare il valore del lavoro #Lavoro per chi? #Lavoro come? @Inaz_SRL
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La verità è che anche il concetto di lavoro è diventato “liquido”. Lavoro per chi? Lavoro come? Per l’economista d’impresa Marco Vitale, su tutta la questione del lavoro – o della “fine del lavoro”, per citare Rifkin – incombe il rapporto tra sviluppo tecnologico e occupazione. Per Domenico De Masi, siamo in presenza di una mutazione epocale per cui riusciamo a produrre sempre più beni e servizi con sempre meno lavoro umano. Nel suo libro, “Lavorare gratis, lavorare tutti” (Rizzoli, 2017), per il sociologo «le nuove tecnologie distruggono più posti di lavoro di quanti ne creino e questa situazione è destinata ad aggravarsi». Ma non siamo alla fine della storia. L’innovazione non è neutra, ma «la tecnica è connaturata all’uomo» e lo sviluppo tecnologico e le sue applicazioni industriali proseguiranno il loro corso, portando molti più benefici che guai. Quello che dobbiamo fare è lavorare per un capitalismo più giusto e più umano, che rimetta le persone al centro. Tutto ciò che deroga da questo principio produce conflitto, diseguaglianze e ingiustizia.

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Manager confusi tra algoritmi e neuroscienze https://www.datamanager.it/2016/10/manager-confusi-algoritmi-neuroscienze/ Thu, 13 Oct 2016 07:45:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111260 Mentre Bergamo si lascia alle spalle gli anni della crisi con una produzione industriale che torna ai massimi storici e i bilanci delle imprese in netta ripresa, Pier Luigi Celli con il suo libro “Capitani senza gloria” (Codice edizioni, 2016) porta alla luce vizi e virtù dei manager italiani. Nell’incontro di presentazione della XIV edizione […]

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Mentre Bergamo si lascia alle spalle gli anni della crisi con una produzione industriale che torna ai massimi storici e i bilanci delle imprese in netta ripresa, Pier Luigi Celli con il suo libro “Capitani senza gloria” (Codice edizioni, 2016) porta alla luce vizi e virtù dei manager italiani.

Nell’incontro di presentazione della XIV edizione di BergamoScienza, l’autore mette in fila gli «idealtipi» di manager che ha conosciuto nel corso della sua lunga carriera. C’è una parola buona per tutti, ma salvezza per pochi. Egocentrici, arroganti e familisti. Ma i nuovi modelli dettati dalla trasformazione digitale, impongono di riscoprire virtù antiche come l’equità, la generosità, la cura e il coraggio. Le ragioni del declino di molte grandi imprese vanno cercate al proprio interno. Un atto di accusa che non conosce appello. Ma che cosa significa comandare? «Il manager per definizione è un approssimativo» – risponde Celli (nella foto insieme ad Andrea Moltrasio, presidente e cofondatore di BergamoScienza). «Il manager deve fare più cose in meno tempo e con meno risorse. Aggiusta problemi in corso d’opera. Di scientifico c’è poco. La corsa verso l’obiettivo si trasforma in una corsa per il potere. E chi raggiunge il vertice quasi mai vuole avere eredi. Il potere, se non è mediato, scompensa anche le grandi organizzazioni». Il postulato di fondo della teoria dei giochi implica che i decisori siano razionali.


#Manager confusi o #CapitaniSenzaGloria ? Pier Luigi Celli @codice_codice
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Ma i manager lo sono? «Il problema della razionalità delle scelte non può essere affrontato se tutta la cultura d’impresa tradizionale pretende di lasciare le emozioni fuori dalle sale riunioni. Nei board non si contempla l’emotività. Le neuroscienze invece ci dicono che l’amigdala gioca un ruolo primario nel processo decisionale. Le decisioni si basano sull’illusione della comprensione, la distorsione retrospettiva e la sopravvalutazione delle valutazioni fattuali». C’è differenza tra incertezza e rischio? «Al rischio possiamo assegnare una probabilità. L’incertezza non è misurabile e quindi ci supera. Per questo i manager sono sempre più confusi. Nelle situazioni critiche, i manager spingono sui meccanismi di controllo che aumentano la rigidità. Di fronte alla complessità, invocano la semplicità come una formula magica. Il manager ideale è colui che si preoccupa del benessere dei lavoratori. Non si tratta di altruismo, ma di egoismo lungimirante. È il momento di cambiare. Il nostro cervello è sociale, la condivisione delle informazioni e delle emozioni è il segreto per vincere l’incertezza».

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L’alfabeto del leader. AAA classe dirigente cercasi https://www.datamanager.it/2016/09/lalfabeto-del-leader-aaa-classe-dirigente-cercasi/ Fri, 23 Sep 2016 08:08:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109021 Chi ha detto che ai leader fa difetto l’autoironia? Questo manuale pratico per manager colti (Guerini Next) di Paolo Iacci, professore all’Università Statale di Milano ed esperto di cultura d’impresa, rappresenta non solo un buon esercizio per tenere in forma i muscoli della leadership, ma anche per analizzare vizi e virtù di uomini d’impresa, alla […]

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Chi ha detto che ai leader fa difetto l’autoironia? Questo manuale pratico per manager colti (Guerini Next) di Paolo Iacci, professore all’Università Statale di Milano ed esperto di cultura d’impresa, rappresenta non solo un buon esercizio per tenere in forma i muscoli della leadership, ma anche per analizzare vizi e virtù di uomini d’impresa, alla luce di una molteplicità di rimandi alle fonti più diverse, dalla Bibbia ai grandi maestri del Rinascimento italiano, passando per i grandi imperatori romani, gli assiomi della Legge di Murphy, favole e storielle ebraiche.

Ma se l’intelligenza è quando ti accorgi che il ragionamento del tuo principale non fila e la saggezza, quando eviti di farglielo notare, forse questo manuale non è consigliabile ai teneri d’audacia e poveri d’iniziativa. Del resto, scrive Iacci, «la crisi accorcia e schiaccia l’orizzonte personale delle strategie personali. Oggi, a differenza del passato, si è perduta l’idea di futuro». Tra strade misteriose e cammellieri, in questo percorso alla ricerca del senso perduto nelle scelte che si compiono nelle grandi organizzazioni, Paolo Iacci mette in fila dalla A alla Zeta i temi più attuali della trasformazione dei ruoli aziendali e dei rapporti di potere e lo fa con la lente dotta del professore, ma anche con l’arma dell’ironia e del paradosso.


L’alfabeto del leader AAA classe dirigente cercasi @paoloiacci @_GNext
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Così lungo le strade del ritorno, si possono fare incontri interessanti e scoprire che le ragioni della delocalizzazione sono ormai superate dalla complessità di supply chain difficili da controllare. Alla voce “G come Governance”, troviamo anche una postilla sulla stupidità, che dentro e fuori le aziende, «è la più grande forza distruttiva da cui sia stato mai afflitto il genere umano». Chi si occupa di governare le imprese è da sempre alla ricerca di leggi generali in grado di spiegare come funzionano le organizzazioni. Ma attenzione, avverte Iacci, nell’epoca della comunicazione globale, qualsiasi sciocchezza, se ripetuta abbastanza spesso, diventa all’apparenza «una verità indiscutibile». E quando si parla di mantra, al primo posto troviamo la parola «innovazione», ripetuta in tutti i contesti e svuotata di significato nel tentativo di cercare una soluzione alla crisi che non passa. Forse, come sembra suggerire l’autore, varrebbe la pena di «trovare, smettendo di cercare», affidandosi alla guida di «padri» capaci di tracciare se non un «sogno», almeno un progetto ampio o, se non altro, una via retta fino alla meta.

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Lorenzo Anzola (Mapei), l’innovazione che serve alle aziende https://www.datamanager.it/2016/07/linnovazione-serve-alle-aziende/ Fri, 15 Jul 2016 15:43:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106254 Per le piste di atletica delle Olimpiadi di Montreal del 1976 furono utilizzati i materiali Mapei. Quaranta anni dopo, i Giochi di Rio 2016 non fanno eccezione. «Innovazione, specializzazione e internazionalizzazione» sono i tre pilastri del successo di Mapei, come ci spiega Lorenzo Anzola, corporate IT director del Gruppo, che oggi rappresenta una delle realtà […]

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Per le piste di atletica delle Olimpiadi di Montreal del 1976 furono utilizzati i materiali Mapei. Quaranta anni dopo, i Giochi di Rio 2016 non fanno eccezione. «Innovazione, specializzazione e internazionalizzazione» sono i tre pilastri del successo di Mapei, come ci spiega Lorenzo Anzola, corporate IT director del Gruppo, che oggi rappresenta una delle realtà industriali più dinamiche del sistema produttivo italiano. L’azienda nasce nel 1937 alla periferia di Milano per iniziativa di Rodolfo Squinzi. Nel giro di due generazioni, la piccola impresa familiare nota come “Materiali ausiliari per l’edilizia e l’industria”, diventa Mapei, gruppo leader nella produzione di adesivi e prodotti chimici per l’edilizia. La crescita di Mapei negli ultimi quarant’anni ricorda la tenacia con cui Felice Gimondi vinceva il Giro d’Italia nel 1976, una corsa a tappe con salite impegnative, ma coronata da grandi successi.

Lavoro, organizzazione e persone

Fatturato da record nel 2015 con il superamento della soglia dei due miliardi di euro, realizzati soprattutto all’estero, che per il Gruppo vale il 75% dei ricavi. L’attività di ricerca e sviluppo è svolta in 18 laboratori sparsi nel mondo che puntano su tecnologia e sostenibilità. Visione del futuro e focalizzazione sul lungo periodo fanno di Mapei un modello di innovazione tecnopratica che mette al centro i valori della cultura d’impresa del lavoro, dell’organizzazione e delle persone. «Per essere più efficienti – racconta Anzola – e dovendo gestire una filiera logistica molto corta (la maggioranza della produzione è a km zero) tra gli impianti di produzione e la distribuzione, i gestionali legacy erano ormai troppo appesantiti e frammentati: abbiamo quindi deciso un cambio del nostro ERP per aiutare la trasformazione dei processi gestionali che non erano più in grado di rispondere alle esigenze del mercato. Gestiamo 73 stabilimenti produttivi, sparsi nei cinque continenti, e questo significa disporre di sistemi informativi in grado di supportare una governance centrale con le stesse regole e la medesima cultura aziendale».


Lorenzo Anzola CIO di #Mapei L’innovazione che serve alle aziende
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Semplificare e facilitare l’accesso alle informazioni

«L’innovazione in Mapei – dichiara Anzola – è una leva per uniformare la cultura, misurare i risultati, migliorare la comprensione e l’approccio al business soprattutto a livello di differenti canali e aree geografiche, con un’elevata automazione EDI e propensione al rapporto cliente / venditore con uso massivo di CRM». In questo contesto, il CIO deve essere in grado «di gestire la combinazione di infrastruttura e applicazione» per ottenerne il massimo beneficio. «Semplificare e facilitare l’accesso alle informazioni – continua Anzola – è il primo passo per la creazione di un ecosistema dell’innovazione in grado di coinvolgere attivamente sia gli utenti interni sia gli stakeholder esterni. Oggi, Mapei ha un unico database centralizzato che copre ogni tipo di prodotto venduto. Tutto il mondo commerciale Mapei può accedere a questo patrimonio governato dalla Ricerca & Sviluppo e dal Marketing dal quartier generale milanese. L’introduzione di un nuovo ERP è attualmente nella fase di go-live nella capogruppo e in 11 filiali operative in Europa, Far East, America Latina. Tra i principali benefici di questo progetto ci sono il consolidamento delle regole di cost accounting e la gestione delle anagrafiche prodotti finiti per una migliore comprensione del mercato, in un’ottica di business analytics di supporto alle decisioni. Inoltre ci siamo aperti al cloud per i primi progetti di email esterna e per il possibile utilizzo del cloud a supporto della infrastruttura tecnologica distribuita».

Barriere allo sviluppo

Per Anzola, la barriera costante e più grave allo sviluppo è «la disponibilità di connettività senza “intrusioni” esterne di controlli per lo più in aree estere. Per quanto riguarda l’Italia, il sogno è la banda larga disponibile e accessibile realmente. Per avere una migliore comprensione della realtà e dell’urgenza di cambiamento sarebbe utile applicare l’indice di copertura non solo in percentuale sulla popolazione, ma sul territorio coperto. Infatti, alcuni business si sviluppano in aree geografiche scarsamente popolate». E secondo Anzola, renderebbe più facile il lavoro dei CIO anche un chiarimento su tutte le regolamentazioni che “impongono” che i dati debbano risiedere nel paese di sede anagrafica delle società con buona pace del cloud. Ma non solo. «Un reale, efficace ed effettivo consolidamento e snellimento di normative burocratiche e fiscali – conclude Anzola – aiuterebbe le imprese a competere meglio a livello Europeo».

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Di che cosa parliamo quando parliamo di informatica? https://www.datamanager.it/2016/05/cosa-parliamo-parliamo-informatica/ Wed, 18 May 2016 07:57:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101370 Le tecnologie informatiche accompagnano da ormai oltre mezzo secolo i destini e la crescita di aziende e organizzazioni nel loro naturale percorso evolutivo. Inizialmente, il ruolo della tecnologia era quello dell’acceleratore, spesso di procedure riferite alle pratiche amministrative, la contabilità, l’anagrafica di dipendenti e clienti. Il computer del resto è sempre stato più bravo e […]

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Le tecnologie informatiche accompagnano da ormai oltre mezzo secolo i destini e la crescita di aziende e organizzazioni nel loro naturale percorso evolutivo. Inizialmente, il ruolo della tecnologia era quello dell’acceleratore, spesso di procedure riferite alle pratiche amministrative, la contabilità, l’anagrafica di dipendenti e clienti.

Il computer del resto è sempre stato più bravo e veloce nel mettere in fila i numeri e – a pensarci bene – le tanto decantate capacità analitiche nell’epoca dei Big Data dipendono in buona misura non da progressi di natura teorica o algoritmica, ma dall’estrema potenza di calcolo che i data center di oggi riescono a mettere a disposizione di tutti in una modalità, il cloud, di inaspettata efficacia. Questa crescita, combinata alla potenza e al moltiplicarsi dei dispositivi, alla pervasività dell’intelligenza digitale sta facendo una grande differenza.


#innovazione Di che cosa parliamo quando parliamo di informatica?
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Non a caso, in quella che IDC chiama era della Terza Piattaforma, si parla non tanto di informatica al servizio dell’azienda ma di business digitale tout court. Poco importa se un’impresa si trova sul mercato per vendere servizi bancari o laminati d’acciaio, non contano le sue dimensioni e la sua dislocazione: la tecnologia del bit cambia radicalmente le sue prospettive non solo in termini di efficienza e marginalità, ma anche e soprattutto in termini di modalità di fornitura e erogazione di prodotti e servizi venduti, relazione con i propri clienti e partner, opportunità di adattamento a mercati sempre più frenetici, capacità di imboccare nuove, sorprendenti direzioni. Per una parte significativa di questo arco di tempo, e cioè per 40 anni, Data Manager ha raccontato la strana storia di amore, successi e infiniti mal di testa tra cultura aziendale e manageriale da un lato e informatica dall’altro.


#40anni @datamanager_it La strana storia di amore tra #IT e #CIO
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Una storia doppiamente appassionante perché scritta in entrambi i casi dagli uomini a partire da intuizioni brillanti o meno, invenzioni rivoluzionarie o mancate, strategie vincenti o riviste in base ai propri errori. In futuro, il contributo delle tecnologie sarà ancora marcato: l’effetto dirompente delle reti informatiche sui modelli tradizionali dell’economia costringerà imprenditori, regolatori, clienti finali e consumatori a rivedere le proprie certezze. E Data Manager continuerà a raccontare questi effetti, senza smettere i panni del mediatore tra i due mondi, così spesso conflittuali, della domanda e dell’offerta di tecnologia. Perché se una cosa è rimasta immutata in questi 40 anni, è che a dispetto di tutta la sua potenza e pervasività, l’informatica rimane uno strumento e nelle nostre mani (e dunque nella nostra testa) trova al tempo stesso il catalizzatore della sua efficacia e le cause dei suoi insuccessi. Anche dalla cover story di questo mese, dedicata all’esempio virtuoso di un’azienda-rete che si sta facendo strada nel difficile mercato della system integration, emerge la forte consapevolezza del predominio che il fattore umano assume ogni volta che vogliamo applicare alla realtà del lavoro – in ufficio come in fabbrica, nei punti vendita fisici come sui canali online – una soluzione tecnologica complessa. Capace di modificare, spesso riscrivere da cima a fondo, interi processi.


#innovazione L’informatica rimane uno strumento nelle nostre mani
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Per questo per Data Manager è diventato così importante costruire tutto intorno alla tecnologia, una comunità di persone che non solo la sviluppano, la commercializzano, la implementano, la acquistano e la utilizzano, ma abbiano soprattutto voglia di mettersi intorno a un tavolo e raccontarla, discuterla, se è il caso criticarla, scambiandosi storie ed esperienze legate alle sue infinite possibilità. Buona lettura e buona conversazione.

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Francis Ford Coppola – Il cinema come impresa https://www.datamanager.it/2016/03/francis-ford-coppola-cinema-impresa/ Tue, 22 Mar 2016 11:17:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96826 Le regole dell’innovazione. Sperimentare, rischiare e raccontare la verità Ci voleva Francis Ford Coppola e tutta la sua capacità visionaria per trasformare un incontro in un evento e i ricordi personali in memoria collettiva. Il regista del Padrino e di Apocalypse Now ha saputo mettere a punto non solo un codice stilistico, ma anche un codice […]

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Le regole dell’innovazione. Sperimentare, rischiare e raccontare la verità

Ci voleva Francis Ford Coppola e tutta la sua capacità visionaria per trasformare un incontro in un evento e i ricordi personali in memoria collettiva. Il regista del Padrino e di Apocalypse Now ha saputo mettere a punto non solo un codice stilistico, ma anche un codice etico che ha guidato le scelte artistiche e di vita.

È accaduto al Teatro dal Verme di Milano. Co-protagonisti la Regione Basilicata in partnership con Matera 2019, Lucana Film Commission, Meet the Media Guru, Città Metropolitana di Milano e il Comune di Matera. Passato, presente e futuro. Nel tempo, Coppola ha mantenuto vivo il legame con la terra d’origine, la Basilicata, tra nonni e bisnonni che avevano gli stessi nomi, come in un romanzo di Gabriel García Márquez.

Nel 2012, ha aperto a Bernalda in provincia di Matera, luogo di origine della famiglia, il meraviglioso Palazzo Margherita, che è diventato un luxury hotel. E attualmente, sta lavorando a un progetto per promuovere la formazione di giovani registi e sceneggiatori. Il cinema di Coppola e le sue scelte di produttore si ispirano a cinque regole principali. «Cercare sempre la verità. Raccontare storie originali. Sperimentare usando la tecnologia. Autofinanziarsi e prendersi tutti i rischi in prima persona». Del resto, il cinema stesso dalla sua nascita è innovazione, sperimentazione e rischio. Più che maestro di cinema, Coppola si sente ancora un apprendista e per questo alla formula accademica della lectio magistralis preferisce il confronto diretto con il pubblico. «Le idee migliori nascono dal confronto e dalla collaborazione. Il cinema è lavoro di squadra».


#innovazione Francis Ford Coppola: Il cinema come impresa
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La sceneggiatura come piano industriale

Un amalgama di storia e cultura che restituisce una delle istantanee più potenti del nostro tempo. I racconti degli emigranti, che all’inizio del Novecento cercano fortuna in America, diventano la metafora della voglia di riscatto e di realizzazione. Oggi, parleremo di startup e di cervelli in fuga. Del resto, non è una novità. Ogni giorno, c’è chi lotta per realizzare i propri sogni: «C’è chi si arrende e chi invece si rialza, senza paura di cadere un’altra volta». Sta tutto qui anche il significato di innovare e fare impresa. «Se il potere perde il suo scopo e diventa fine a se stesso. Se la finanza non è più al servizio dell’economia e la tecnica non è più uno strumento al servizio della conoscenza. Allora, si crea una specie di alterazione della realtà che svuota l’esistenza». Così, la routine quotidiana diventa insopportabile. «Tutti connessi, ma tutti irrimediabilmente soli». E allora, vale la pena chiederci, tra un meeting d’affari e una riunione del consiglio di amministrazione, tra un briefing e una conference call, su e giù da un taxi per raggiungere l’aeroporto, qual è la forza che ci spinge a non arrenderci? Che cosa ci impedisce di trovare strade nuove? Per Coppola, «la sceneggiatura è come il piano industriale di un’impresa. Il regista è l’amministratore delegato e l’ufficio casting è come il reparto delle risorse umane». In tutte le sue produzioni ci sono tecnici e poeti: «I poeti sono i creativi, gli artisti, quelli che contribuiscono con le idee. Gli ingegneri sono come i CIO incaricati di sviluppare quelle idee attraverso le soluzioni tecnologiche più adatte. La prima cosa da fare per un regista è chiedersi qual è l’obiettivo del film così come un imprenditore si chiede qual è l’obiettivo della sua società. Se non vi viene in mente qualcosa, allora uscite, fate una passeggiata e guardatevi intorno. Per me, il lavoro deve rispondere a uno scopo che non è solo quello di fare soldi. Ogni impresa deve rispondere ai suoi clienti. I miei i clienti sono gli spettatori».


#innovazione e impresa Le 5 regole di Francis Ford Coppola
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Comprendere la realtà

Nel film, Il Padrino, premiato con tre Oscar e icona della storia del cinema mondiale, che cosa impedisce al figlio Michael (Al Pacino) di seguire le orme di Don Vito Corleone (Marlon Brando)? Qui c’è tutto il tema delle scelte e del ruolo di quelli che succedono al capo. Non solo. Siamo tutti ossessionati dai risultati e dalle performance. C’è chi farebbe di tutto per togliere quote di mercato al proprio concorrente o per aumentare di qualche punto percentuale le vendite trimestrali. In un altro film (The Conversation, 1974), Francis Ford Coppola pone già il tema della privacy, della sicurezza e delle intercettazioni. Quanti pezzi della nostra vita siamo disposti a consegnare nelle mani di un innominabile “committente” in cambio di uno sconto, di un servizio o di una maggiore sicurezza? In Apocalypse Now (1979), Coppola affronta il tema attualissimo dei “signori della guerra” e della degenerazione della società destinata a diventare una guerra di tutti contro tutti se si scambia il fine con il mezzo. Nel 1988, Coppola racconta la storia di Preston Tucker nel film Tucker, un uomo e il suo sogno, in cui il visionario inventore deve lottare contro la politica corrotta e le industrie automobilistiche dell’epoca che controllano il mercato e frenano il cambiamento.

Il tema del limite ritorna in un’altra pellicola basata sull’omonimo romanzo di John Grisham, L’uomo della pioggia (1996), in cui il giovane avvocato alla sua prima causa, Rudy Baylor, si trova a sfidare una delle più grandi società di assicurazione americane in una causa di risarcimento. Nel monologo finale, il protagonista racconta che ogni avvocato almeno una volta in ogni causa sente di superare una linea che non intendeva veramente oltrepassare. E se capita di farlo molte volte la linea sparisce per sempre. Nelle nostre scelte e decisioni, quanto è importante rispettare le regole e non avvicinarci a quella linea?


#innovazione e impresa La sceneggiatura come piano industriale
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L’album dei ricordi

Sfogliando l’album dei ricordi, da ragazzo mamma Italia gli diceva: «Tu sei fortunato a essere nato in America». Il padre Carmine, invece gli parlava delle sue origini italiane, della poesia di Dante, della musica di Verdi e dell’arte di Michelangelo. Il regista ha sempre dichiarato di sentirsi italiano e americano al tempo stesso. «Da figlio di migranti non posso che mostrare attenzione ai migranti di oggi. Ci vorrebbe un Rossellini per raccontare questo dramma. Oggi, il cinema è sempre più intrattenimento e meno arte e impegno civile».

La trisnonna, Filomena, faceva la sarta. «Aveva la brutta abitudine di grattarsi il naso con gli attrezzi da lavoro e così finì per prendersi un’infezione. Per curarsi andò a Napoli, ma il medico le disse che per guarire avrebbe dovuto rimuovere completamente il setto nasale». Da quel giorno in paese, tutti iniziarono a chiamarla “Filomena senza naso”. Eppure, rimasta senza naso e poco dopo anche senza marito, da sola e con il piccolo laboratorio di sartoria riuscì a mantenere quattro figli, tra cui il nonno Agostino.

«Forse, occorre smetterla di lamentarsi e cercare di impegnarsi di più. Il mondo è pieno di gente che si arrende alla prima difficoltà. Invece, bisogna stringere i denti e andare avanti. E se non si riesce al primo tentativo, bisogna rialzarsi e insistere. Senza mentire a se stessi e senza dare la colpa agli altri per i propri fallimenti».

La ricerca della verità

«Nei miei film, ho sempre cercato di raccontare la verità. La ricerca della verità dovrebbe guidare le scelte di tutti. La verità però non è sempre la scelta più utile o più comoda. Richiede fatica e lavoro. La verità divide e spaventa. Per paura di perdere qualcosa o qualcuno si preferisce ricorrere alle menzogne. L’Italia, nella sua storia, ha subito ogni tipo di invasione. Gli italiani per difendersi dagli invasori hanno imparato a mentire. Alla fine non sono stati più capaci di dire la verità neppure a se stessi. Perché la bugia è una trappola che non lascia via d’uscita. Essere onesti con se stessi e con gli altri è la scelta migliore che si possa fare. La verità è la cosa più semplice e migliore di questo mondo».

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Nuovi arsenali e vecchi arnesi https://www.datamanager.it/2015/12/nuovi-arsenali-e-vecchi-arnesi/ Wed, 16 Dec 2015 14:18:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=91169 L’editoriale dell’ultimo numero dell’anno è un’impresa tutta in salita. Scalare la pagina, con il bagaglio di eventi e fatti che ci portiamo sulle spalle, ci lascia senza fiato. Perché troppe domande restano senza risposta. Perché la paura, l’emergenza e lo scontro guidano le scelte. Perché la velocità senza valore non serve a niente. Perché non […]

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L’editoriale dell’ultimo numero dell’anno è un’impresa tutta in salita. Scalare la pagina, con il bagaglio di eventi e fatti che ci portiamo sulle spalle, ci lascia senza fiato. Perché troppe domande restano senza risposta. Perché la paura, l’emergenza e lo scontro guidano le scelte. Perché la velocità senza valore non serve a niente. Perché non basta dire di essere leader in qualcosa, ma bisogna provarlo o quantomeno lasciare che siano gli altri a dirlo. Perché fare bene il nostro mestiere è l’unica regola. Perché l’errore più comune è pensare di dare lezioni.

La tecnica è al servizio dei nostri obiettivi, è uno strumento, ma non è mai neutra. Negli ultimi venti anni, abbiamo disarticolato l’organizzazione del potere politico. Abbiamo disarticolato l’organizzazione del mercato e dei meccanismi di controllo. Abbiamo disarticolato il potere finanziario, perché la finanza ormai si sottrae alla responsabilità dei suoi investimenti. Ma è nel mondo dell’impresa che potere e sapere si combinano. È nell’impresa che la storia dei nostri desideri diventa la storia delle nostre cose, delle trasformazioni che rendono il mondo migliore o di quelle che lo rendono peggiore. Ed è dal mondo delle imprese più innovative – quelle con cui siamo in contatto ogni giorno e di cui vi raccontiamo storie e successi – che vorremmo che arrivasse un segnale forte. Occorre modificare i KPI di sistema, mettendo la giustizia al posto del guadagno, il diritto al posto dell’interesse, lo sviluppo al posto della crescita.


#Coraggioitalia Nuovi #algoritmi per lo sviluppo e #KPI per la politica
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Un algoritmo è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso una serie di procedure elementari. Per la fiducia, l’unico algoritmo che funziona è mantenere le promesse. Per la crescita è il lavoro. L’innovazione a costo zero e senza conseguenze è un mito perché l’innovazione trasforma e distrugge. Le politiche per l’innovazione, la cultura aziendale, gli investimenti e un approccio aperto rappresentano gli anticorpi per reagire agli effetti fuori controllo della trasformazione tecnologica. Per la prima volta, come è emerso dalla Tavola Rotonda di Data Manager e UniCredit su Business e Innovazione, l’IT non è più un imbuto con cui le funzioni di business devono fare i conti. Per la prima volta, siamo come in una macchina da rally. Ma chi è il navigatore? Chi è il pilota?

L’innovazione sta alla buona progettazione come la politica sta alla buona amministrazione. La crescita non è solo l’indice dei profitti: è la capacità di distribuire ricchezza, di far crescere le persone, la cultura, i servizi.

ll futuro prossimo? Più controllo e meno sicurezza. La privacy è un’illusione e sarebbe meglio se si discutesse di discrezionalità dell’accesso ai dati. La formula universale contro l’incertezza? Leggere, scrivere e far di conto.


#Coraggioitalia Le luci in fondo al tunnel sono quelle di #Natale ?
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Ci hanno insegnato che ad alti livelli di guadagno corrispondono alti livelli di rischio e viceversa. Con la globalizzazione dei mercati e dei capitali, abbiamo imparato che il classico trade-off non esiste più. Oggi, puoi rischiare moltissimo e non guadagnare nulla. E tutto quello che è successo nella finanza, si sta ripetendo nella sicurezza. Per rispondere all’urgenza e all’emergenza del momento, possiamo anche decidere di restringere le libertà, ma questo non inciderà sul livello di security. Il rischio resterà alto. L’arsenale è fatto di hardware e software, ma le uniche armi non convenzionali restano la conoscenza e la memoria.

Le luci in fondo al tunnel sono quelle di Natale. Meno otto punti di PIL dal 2008, ma abbiamo agganciato la ripresa, nella carrozza di coda. Meglio che restare a piedi. La spending review finora è stata solo uno slogan. Mio padre mi ha insegnato che per potare la vite non basta la forza, ma serve uno sforzo di ragionamento per capire in anticipo gli effetti sulla crescita e la produzione. Bene, il super ammortamento per le imprese e il credito di imposta per le imprese che investono al Sud. Ma i numeri sono quello che sono. E si sa, i numeri sotto tortura – prima o poi – confessano ogni cosa.

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Arduino: il giocattolo si è rotto https://www.datamanager.it/2015/02/arduino-giocattolo-si-rotto/ Wed, 11 Feb 2015 09:25:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69445 Accuse reciproche tra i componenti di una delle più importanti aziende italiane all’estero, in ballo anche gli avvocati C’era una volta una scheda elettronica di piccole dimensioni con un microcontrollore e tanti circuiti, in grado di far muovere praticamente ogni cosa e comandarla da remoto. La schedina era stata realizzata da quattro amici di Ivrea che le […]

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Accuse reciproche tra i componenti di una delle più importanti aziende italiane all’estero, in ballo anche gli avvocati

C’era una volta una scheda elettronica di piccole dimensioni con un microcontrollore e tanti circuiti, in grado di far muovere praticamente ogni cosa e comandarla da remoto. La schedina era stata realizzata da quattro amici di Ivrea che le avevano dato il nome di un bar del paese: Arduino. Quella scheda, e tutte le versioni successive, sono oramai tra noi ma Arduino rischia di fare una brutta fine. La colpa, per dirla così, è delle differenti vedute sul futuro del neo amministratore delegato, Federico Musto e Massimo Banzi, volto noto di Arduino. Da una parte la voglia di far crescere l’azienda portandola addirittura in Borsa, dall’altra la paura di vedere snaturare un progetto fatto sopratutto di passione che potrebbe affogare negli interessi economici.

Storia intrigata

La scintilla che ha accesso il diverbio tra le due anime di Arduino è la fondazione da parte di Musto della Arduino Srl, a quanto pare senza alcuna autorizzazione da parte degli altri co-fondatori del progetto. “Una delle società di Musto ha mutato pochi mesi fa il proprio nome in Arduino Srl senza alcun autorizzazione e accordo con noi – scrive in un comunicato Banzi – per questo abbiamo già intrapreso diverse azioni legali nei confronti del sig. Musto e di tali società sia negli USA che in Italia”. Al momento dunque esistono due aziende collegate ad Arduino: la Srl basata ad Ivrea che fa capo a Federico Musto e a Gianluca Martino, altro co-fondatore di Arduino e Arduino SA fondata nel 2010 con sede in Svizzera e che vede a capo invece Massimo Banzi. A questo punto non è detto che le due società proseguano su strade diverse, dividendo non solo i progetti ma anche gli appassionati che avevano visto crescere negli anni le possibilità di realizzare i loro sogni da maker. La sensazione è che il giocattolo si sia rotto e non vi sarà scheda che tenga.

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