indagini di mercato ICT – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 09:34:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png indagini di mercato ICT – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Le (scarse) vendite di iPhone X danneggiano Samsung https://www.datamanager.it/2018/02/le-scarse-vendite-iphone-x-danneggiano-samsung/ Tue, 20 Feb 2018 14:51:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141463 Il principale fornitore di schermi OLED di Apple si ritrova con un magazzino di pannelli invenduti a causa del rallentamento nella produzione del melafonino Nonostante Apple abbia comunicato che l’iPhone X ha superato ogni più rosea aspettativa non si può nascondere che gli analisti di Cupertino viaggiassero su numeri di vendita più alti. La riduzione […]

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Il principale fornitore di schermi OLED di Apple si ritrova con un magazzino di pannelli invenduti a causa del rallentamento nella produzione del melafonino

Nonostante Apple abbia comunicato che l’iPhone X ha superato ogni più rosea aspettativa non si può nascondere che gli analisti di Cupertino viaggiassero su numeri di vendita più alti. La riduzione delle unità da produrre nei prossimi mesi sono una realtà, su cui ci si può soffermare quanto si vuole ma che si basa su un dato certo: l’iPhone X non è un prodotto per la massa. Oltre alla Mela, c’è un’altra compagnia coinvolta negli scarsi risultati portati a casa dallo smartphone: Samsung.

La divisione Display della coreana si ritrova oggi con un magazzino di OLED invenduti al suo principale cliente, Apple appunto, che ha rivisto al ribasso la catena di montaggio. Per questo, stando a un report di Nikkei Asian Review, Samsung starebbe cercando nuovi acquirenti per i pannelli, probabilmente sottocosto, da utilizzare per i propri dispositivi.

Cosa succede

L’iPhone X è stato uno dei più costosi smartphone lanciati nel 2017. Il prezzo elevato è conseguenza dei singoli elementi integrati nel device, tra cui proprio i display OLED, che pesano sul budget di Samsung circa 100 dollari a pezzo (il doppio delle controparti LCD). Pare ovvio dunque che il numero degli invenduti causi alla multinazionale un danno economico non da poco, tale da mettere a rischio i conti interni e la produttività sul lungo periodo.

La concorrenza da queste parti è alta: basti pensare che il 95% del mercato OLED attualmente nelle mani di Samsung potrebbe ridursi presto, vista la concorrenza di LG Display (che ha dato uno slancio alla produzione negli ultimi mesi) e ai fornitori cinesi come BOE Technoogy Group e Tianma Micro-electronics, pronti a rosicchiare ingenti fette della torta da qui ai prossimi anni.

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Apple è di nuovo prima tra gli smartphone, ma solo per un trimestre https://www.datamanager.it/2018/02/apple-gli-smartphone-solo-un-trimestre/ Tue, 06 Feb 2018 19:30:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140427 Samsung ha portato a casa il primo posto da gennaio a ottobre 2017 mentre gli ultimi tre mesi sono andati alla Mela e al suo iPhone X Sa un po’ di ritorno al futuro l’ultima analisi di IDC e del suo Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker. L’agenzia ha infatti sancito il dominio di Apple nel […]

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Samsung ha portato a casa il primo posto da gennaio a ottobre 2017 mentre gli ultimi tre mesi sono andati alla Mela e al suo iPhone X

Sa un po’ di ritorno al futuro l’ultima analisi di IDC e del suo Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker. L’agenzia ha infatti sancito il dominio di Apple nel settore smartphone, almeno nell’ultima parte dello scorso anno. La compagnia di Cupertino, per merito dell’iPhone X, si è portata a casa il 19,2% del market share a ottobre, novembre e dicembre, scavalcando Samsung, che invece aveva fatto segnare più vendite della concorrenza nei nove mesi precedenti. Proprio la coreana, con il 18,4% si assicura la seconda posizione, davanti a Huawei, ferma al 10,2%, e Xiaomi, altro nome rampante che arriva dalla Cina, balzata al 7%.

Cosa ci dice il ranking? Beh, che nonostante le pretese degli analisti di voler affossare l’ultima iterazione telefonica della Mela, il timone di Tim Cook ha solcato mari e tempeste senza sbandare più di tanto, anzi raggiungendo lidi ben più floridi di tesori di quanto ci aspettasse. La produzione di Ten è stata ridotta da 40 a 20 milioni di unità per l’inizio del 2018? Poco importa, i marchi rivali non sembrano poter fare di meglio.

Mercato al ribasso

I vendor di smartphone hanno spedito, complessivamente, 430,7 milioni di dispositivi nel quarto trimestre 2017. Si tratta di una cifra importante ma inferiore del 6,3% alla precedente. In realtà tutte le principali compagnie soffrono di un calo di volumi market share: Apple è al -1,3%, Samsung al -4,4% e Huawei addirittura al -9,7%.

È la conseguenza di una saturazione evidente del mercato e della necessità, forse, di dilatare i tempi di produzione di nuove unità, vista la minore capacità di spesa dei consumatori e la tendenza a un ricambio più lento. Come anticipato, sul totale dell’anno è Samsung a tenere salda la prima posizione, davanti ad Apple e Huawei. La distribuzione della torta recita rispettivamente 21,6%, 14,% e 10,4%, con Oppo e Xiaomi pronte al grande salto.

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Xiaomi supera Samsung in India https://www.datamanager.it/2018/01/xiaomi-supera-samsung-india/ Fri, 26 Jan 2018 19:30:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139690 Il produttore cinese ha venduto più smartphone del big coreano in un mercato che ha un potenziale inespresso per numero di utenti Nell’ultimo trimestre del 2017 Xiaomi ha superato Samsung per unità di smartphone vendute in India. I dati arrivano da una ricerca di Canalys e Counterpoint, che affermano come nelle ultime settimane la fetta […]

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Il produttore cinese ha venduto più smartphone del big coreano in un mercato che ha un potenziale inespresso per numero di utenti

Nell’ultimo trimestre del 2017 Xiaomi ha superato Samsung per unità di smartphone vendute in India. I dati arrivano da una ricerca di Canalys e Counterpoint, che affermano come nelle ultime settimane la fetta di mercato del colosso coreano sia scesa al 23% contro il 25% ottenuto tra ottobre e dicembre dal concorrente cinese. Nello specifico sarebbero 8,2 milioni i telefonini piazzati da Xiaomi mentre i Galaxy si sarebbero fermati a 7,3 milioni.

Uno scarto insomma importante che avrebbe permesso alla rampante compagnia di agguantare il primato in un mercato dal potenziale ancora inespresso in fatto di cellulari intelligenti, se non altro per i prezzi di vendita per molti non sostenibili. Proprio su un interessante rapporto tra qualità e costo Xiaomi ha costruito parte del suo successo in Cina, seguendo una simile strada anche in Europa, dove da qualche mese rende disponibili con garanzia continentale alcuni modelli in portafoglio, in particolare indirizzati al pubblico dei più giovani, esigenti in quanto ad hi-tech ma dalle capacità di spesa ridotte.

Samsung non è d’accordo

Eppure Samsung non condivide il report di Canalys e Counterpoint. Il produttore afferma di essere ancora il primo in India, citando altri analisti, tra cui Gfk. “Per loro – ha scritto la multinazionale in un comunicato – il trimestre di riferimento si è concluso con un valore di mercato del 45% e il 40% di market share. Per questo Samsung ha guidato il settore smartphone nel paese in ogni segmento disponibile”. Come è possibile? La verità è che Canalys e Counterpoint prendono in considerazione metriche e dati diversi.

Le prime due valutano la presenza in percentuale dei vari brand basandosi sulla differenza tra i dispositivi nei magazzini e quelli a disposizione al momento dell’indagine mentre Samsung contempla i ricavi ottenuti dalle vendite degli smartphone in generale, quindi un mero dato economico. Al di là di ciò, nell’intero anno solare, gli indiani hanno comprato più telefonini col marchio della grande S che Xiaomi, anche se non è detto che nel 2018 le cose non si possano capovolgere, a favore di quest’ultima.

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Il 2018 di Samsung sarà più difficile del previsto https://www.datamanager.it/2017/12/2018-samsung-sara-piu-difficile-del-previsto/ Fri, 15 Dec 2017 19:30:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137545 Lo dice Strategy Analytics che prevede una perdita di market share nel settore smartphone come conseguenza dell’avanzata cinese Non era facile riprendersi dopo la batosta del Note7 esplosivo eppure Samsung ce l’ha fatta. Complice una sapiente campagna di comunicazione e un Galaxy S8 rivoluzionario sotto tutti i punti di vista, il più recente Note8 ha […]

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Lo dice Strategy Analytics che prevede una perdita di market share nel settore smartphone come conseguenza dell’avanzata cinese

Non era facile riprendersi dopo la batosta del Note7 esplosivo eppure Samsung ce l’ha fatta. Complice una sapiente campagna di comunicazione e un Galaxy S8 rivoluzionario sotto tutti i punti di vista, il più recente Note8 ha fatto dimenticare il precedente, rinsaldando la compagnia coreana in vetta alla classifica dei primi produttori di telefonia al mondo. Eppure il 2018 alle porte potrebbe essere più complicato del previsto in termini di vendite.

A dirlo è Strategy Analytics, i cui analisti prevedono un market share totale, per Samsung, pari al 19,2% della torta, in discesa rispetto all’attuale 20,5%. Si tratta di oltre 1 punto dietro, tanto se si badano alle singole unità e la causa potrebbe non essere unica. Da un lato la fragilità di un assetto organizzativo che, non ancora ma molto presto, soffrirà della dipartita del presidente destinato alla poltrona, quell’Lee Jae-yong condannato a 5 anni dalla corte coreana per vari reati, tra cui corruzione. Dall’altro, la rapida ascesa dei brand cinesi, che se in patria dominano la scena, presto si diffonderanno a macchia d’olio anche in Occidente.

Cosa succede

Non parliamo solo di Huawei, che già nel 2017 ha sbalzato dalla seconda piazza dei primi produttori Apple, ma di tutti gli altri che puntano soprattutto l’Europa. Il primo è Xiaomi, un nome famosissimo in Cina, che vende in Italia attraverso Amazon e altri e-commerce ma che nei prossimi mesi si stabilirà maggiormente nei negozi fisici, dove già è possibile trovare qualche prodotto spulciando tra gli scaffali di alcune catene hi-tech e generaliste (come Il Gigante). Assieme a lui ci sono i vari Oppo, Meizu e Nubia, di cui gli ultimi due presenti in Europa da qualche anno ma in attesa di un boom definitivo con le prossime uscite.

Insomma, a rimetterci pare debba essere proprio Samsung, l’unica a combattere l’avanzata di Pechino e Shenzen, con Apple che ha già issato bandiera bianca ma ancora leader del settore medio-alto in mercati ampi, come quello statunitense. Il Galaxy S9 e il fantomatico X potranno invertire la rotta? Chissà, ma le truppe del dragone rosso sono ben oltre l’orizzonte e i consumatori sembrano accettare di buon grado le nuove cinesate, non più sinonimo di bassa qualità e prezzi ridotti.

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Le vendite dei PC risalgono in Europa grazie ai notebook https://www.datamanager.it/2017/04/le-vendite-dei-pc-risalgono-europa-grazie-ai-notebook/ Thu, 27 Apr 2017 18:30:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123743 Gli ultimi dati di IDC mostrano una minima ma costante crescita del settore computer, spinta in gran parte dai portatili Fino a qualche mese fa parlavamo della lenta e inesorabile morte dei computer desktop e del difficile momento vissuto dai notebook. Ebbene, da un po’ di tempo la situazione sembra in risalita, come dimostrano i […]

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Gli ultimi dati di IDC mostrano una minima ma costante crescita del settore computer, spinta in gran parte dai portatili

Fino a qualche mese fa parlavamo della lenta e inesorabile morte dei computer desktop e del difficile momento vissuto dai notebook. Ebbene, da un po’ di tempo la situazione sembra in risalita, come dimostrano i recenti dati di IDC. Stando agli analisti, il mercato dei PC nell’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) è in lenta ripresa, grazie alle 17,4 milioni di unità spedite nel primo trimestre dell’anno. Si tratta di un balzo in avanti dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2016, non un gran numero ma quanto basta per far pensare a un trend positivo in grado di mantenere la scia anche nel corso dei prossimi mesi. Gran parte del merito del risultato va al comparto notebook, capace di riportare una crescita media dell’8,9% anno su anno, che dalle nostre parti raggiunge addirittura un +9,2%.

I nomi dietro la risalita

Per quanto riguarda i brand di riferimento, è sempre HP la leader indiscussa, con il 25,7% di market share nella zona EMEA e una crescita del 4,4% sin dal primo trimestre del 2016. A seguire ci sono Lenovo, con il 20,6%, e Dell, che agguanta il 12% dopo un trend molto positivo del +9,8% ogni 12 mesi. Anche se fuori dal podio, l’aumento più significativo spetta ad Acer, le cui vendite riportano un ben +35,1% anno su anno, tanto da permetterle di mantenere a distanza la diretta rivale Asus, con un 9,8% di fetta della torta rispetto al 9,3% di quest’ultima. Anzi è proprio Asus a detenere il triste titolo di solo marchio che scende nella rilevazione di IDC: -5,6%; un dato che sarebbe la conseguenza di una mancata (e rapida) risposta alla competitività del mercato, soprattutto nella fascia di mezzo, quella più incline a repentini cambiamenti.

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Italiani: popolo di santi, poeti e…streamers https://www.datamanager.it/2015/08/italiani-popolo-di-santi-poeti-e-streamers/ Fri, 07 Aug 2015 09:54:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82371 Il Samsung Techonomic Index fotografa l’Italia che sta entrando nella nuova era dell’entertainment. Siamo il Paese europeo disposto a pagare di più per contenuti personalizzati e il 77% della popolazione accede abitualmente a film/video in streaming con una crescita del 12% rispetto al 2014. Sempre più Italiani scelgono il web per accedere in qualsiasi momento […]

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Il Samsung Techonomic Index fotografa l’Italia che sta entrando nella nuova era dell’entertainment. Siamo il Paese europeo disposto a pagare di più per contenuti personalizzati e il 77% della popolazione accede abitualmente a film/video in streaming con una crescita del 12% rispetto al 2014.

Sempre più Italiani scelgono il web per accedere in qualsiasi momento a film e programmi televisivi e lo studio Samsung Techonomic Index* conferma questo trend proclamandoci vera generazione di streamers. Il 77% della popolazione accede abitualmente a film/video in streaming con una crescita del 12% rispetto al 2014.

Il Samsung Techonomic Index 2015 testimonia un già reale cambiamento nelle abitudini di fruizione dei contenuti da parte dei consumatori per una nuova era dell’entertainment, caratterizzata da personalizzazione e mobilità. Il “potere” dello streaming porta più della metà della popolazione italiana ad accedere a video/film con una sostanziale crescita del numero di persone disposte addirittura a spendere per fruire di questi contenuti digitali – quattro volte superiore allo scorso anno (40% vs 10%).

Italiani, generazione di streamers

Rispetto al resto d’Europa, gli italiani destinano circa 3 euro in più del proprio budget mensile per vivere i propri interessi e passioni: con 13,89 euro siamo tra i Paesi con la più alta spesa mensile per streaming di video/tv rispetto ad una media europea di 11,02 euro.

Infine, nonostante la popolazione italiana scelga le modalità più tradizionali di accesso ai contenuti digitali come il TV, l’esplosione dell’offerta digitale accompagnata dai device tecnologici di ultima generazione sempre più portatili ha portato alla fruizione di contenuti anche tramite smartphone, tablet e laptop. Oggi 1 italiano su 3 sceglie infatti lo streaming da mobile per guardare ovunque e in qualsiasi momento la finale del proprio programma o serire tv preferita.

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Quel fiasco di Apple Watch (secondo gli analisti) https://www.datamanager.it/2015/07/quel-fiasco-di-apple-watch-secondo-gli-analisti/ Wed, 08 Jul 2015 18:30:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=80393 Osannato come il gadget della rivoluzione indossabile, l’orologio di Cupertino stenta a decollare Non ce ne voglia Apple ma quando un suo prodotto non riscuote il successo previsto è sempre una notizia. Dal primo iPhone tutto ciò che si è susseguito sulle scene di varie presentazioni ha riscontrato vendite superiori alle aspettative, forse anche eccessive […]

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Osannato come il gadget della rivoluzione indossabile, l’orologio di Cupertino stenta a decollare

Non ce ne voglia Apple ma quando un suo prodotto non riscuote il successo previsto è sempre una notizia. Dal primo iPhone tutto ciò che si è susseguito sulle scene di varie presentazioni ha riscontrato vendite superiori alle aspettative, forse anche eccessive per chi segue di più il marchio che il prodotto in sé. Apple ha sempre avuto ragione quando ha sostenuto di aver reinventato il lettore musicale (iPod), la telefona mobile (iPhone) e la produttività on-the-go (MacBook Air); si è addirittura lanciata in un nuovo segmento di mercato, quello dei tablet, dando il via ad un trend che ancora oggi tiene e che sta spostando gli equilibri tra computer fisso e portatile, togliendo di mezzo la prima categoria.

Orologio di nicchia

Ma a quanto pare il mondo degli indossabili, wearable dalle parti della Silicon Valley e non solo, non vive delle stesse logiche consumistiche sfruttate fino ad oggi da Apple. Report vari, tra cui quello della società di analisi Slice, raccontano di un calo di vendite evidente dopo il boom delle prime ore: 5.000 unità vendute al giorno in confronto alle 30.000 attese dall’azienda nelle settimane successive al lancio negli USA. Un grafico di Slice (sopra) mostra il trend di vendita dell’Apple Watch che la stessa Mela ha spiegato a maggio (quando da noi ancora non c’era) essere buono ma “non abbastanza”.

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iPhone 6: in Europa un terzo degli utenti arriva da Android https://www.datamanager.it/2015/05/iphone-6-in-europa-un-terzo-degli-utenti-arriva-da-android/ Thu, 07 May 2015 18:00:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74407 Secondo la nuova analisi del Kantar Wordpanel, poco meno della metà di chi ha acquistato il nuovo smartphone ha abbandonato Google iPhone 6 e iPhone 6 Plus continuano a macinare vendite anche nel Vecchio Continente. Gli ultimi numeri prodotti da Kantar nel suo Wordpanel raccontano di un 20,4% di vendite rispetto al 19,2% dello scorso […]

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Secondo la nuova analisi del Kantar Wordpanel, poco meno della metà di chi ha acquistato il nuovo smartphone ha abbandonato Google

iPhone 6 e iPhone 6 Plus continuano a macinare vendite anche nel Vecchio Continente. Gli ultimi numeri prodotti da Kantar nel suo Wordpanel raccontano di un 20,4% di vendite rispetto al 19,2% dello scorso anno, un’aumento sensibile ma importante per mantenere alta la pressione nei confronti di Google. E a quanto pare proprio un terzo di chi in Europa ha acquistato un iPhone 6 o un iPhone 6 Plus arriva dal mondo Android, deciso a cambiare dopo anni passati tra widget e Play Store.

Switch tra OS

“Nella media circa il 32,4 % dei nuovi clienti di Apple in Europa è passato ad iOS da Android” – ha spiegato Carolina Milanesi, capo del centro di ricerche Kantar Worldpanel ComTech. Nonostante Androdi raccolga ancora la gran parte degli smartphone venduti nel continente, il trend evidenziato da Kantar non è da sottovalutare perché mette in evidenza una certa voglia di cambiare abbandonando un sistema operativo che solo in Lollipop ha visto un certo cambio di passo. I dispositivi Android nel primo trimestre dell’anno hanno raggiunto il 68,4% di adozione in Europa con una decrescita del 3,1% rispetto al 2014; anche qui si tratta di numeri decisamente minimi ma che sul lungi periodo possono avere una certa rilevanza. Rimane più o meno stabile la situazione di Windows Phone e BlackBerry OS con salite e discese nei singoli stati poco rilevanti e la convinzione che i primi due posti saranno irraggungibili almeno per i prossimi 10 anni.

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iPhone: le vendite in Cina superano gli USA https://www.datamanager.it/2015/04/iphone-le-vendite-in-cina-superano-gli-usa/ Mon, 27 Apr 2015 18:30:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73918 Per la prima volta il numero degli smartphone Apple spediti nel paese orientale sono di più di quelli della nazione madre grazie al Capodanno La richiesta di iPhone in Cina è davvero altissima. Nel periodo successivo al Capodanno cinese le vendite dello smartphone di Cupertino hanno fatto registrare un record tale da portare il paese […]

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Per la prima volta il numero degli smartphone Apple spediti nel paese orientale sono di più di quelli della nazione madre grazie al Capodanno

La richiesta di iPhone in Cina è davvero altissima. Nel periodo successivo al Capodanno cinese le vendite dello smartphone di Cupertino hanno fatto registrare un record tale da portare il paese a superare gli Stati Uniti in quanto a esemplari acquistati. I numeri parlano chiaro: più 20% rispetto alla precedente rilevazione corrispondente alla fine del primo trimestre conclusosi a marzo. Bloomberg ha anticipato il report di qualche ora menzionando anche la Creative Strategies che ha spiegato come Apple abbia venduto tra i 18 e i 20 milioni di iPhone in Cina dopo il Capodanno contro i 15 milioni riferiti agli Stati Uniti, un risultato che pone per la prima volta Pechino davanti agli States.

Con China Mobile

Secondo gli analisti, il successo di iPhone 6 e iPhone 6 Plus in Cina si deve soprattutto alle più grandi dimensioni dei display che portano l’esperienza utente a 4,7 e 5,5 pollici; tanto da permettere agli utenti di fare a meno dei piccoli tablet in favore dello smartphone e phablet dell’azienda di Tim Cook. Questo unito all’imminente rilascio dell’Apple Watch porta il brand ad aumentare la propria popolarità in tutta l’Asia dove si sente forte la minaccia di compagnie come Huawei e ZTE nel minare la leadership dei big. “Apple ha capitalizzato la scelta di affidarsi al brand China Mobile per proporre i suoi ultimi prodotti  – ha spiegato l’analista della JMP Securities Alex Gauna – un vantaggio che si è trasformato in un vero successo per la Mela”.

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Italiani e tecnologia: un amore contrastato https://www.datamanager.it/news/italiani-e-tecnologia-un-amore-contrastato-51621.html Thu, 21 Nov 2013 15:39:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/italiani-e-tecnologia-un-amore-contrastato/ Tutti la vogliano e la cercano, ma soprattutto tra i più giovani in molti, a sorpresa, la guardano con sospetto. Secondo una ricerca Intel, in Italia un nativo digitale su due è convinto che ci renda meno umani e sia troppo presente nelle nostri vite. Di diverso avviso le over 45, tecno-fan accanite: per loro invece non se ne usa abbastanza Secondo un recente studio Intel, l’Italia si conferma fanalino di coda per innovazione tecnologica tra big del mondo ed emergenti. Di più: solo 7 italiani su 100 vedono nel Governo una forza innovatrice del Paese

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Tutti la vogliano e la cercano, ma soprattutto tra i più giovani in molti, a sorpresa, la guardano con sospetto. Secondo una ricerca Intel, in Italia un nativo digitale su due è convinto che ci renda meno umani e sia troppo presente nelle nostri vite. Di diverso avviso le over 45, tecno-fan accanite: per loro invece non se ne usa abbastanza Secondo un recente studio Intel, l’Italia si conferma fanalino di coda per innovazione tecnologica tra big del mondo ed emergenti. Di più: solo 7 italiani su 100 vedono nel Governo una forza innovatrice del Paese

Ecco le evidenze principali del “barometro” di Intel

  • Un giovane italiano su due della cosiddetta “generazione Y” dei nativi digitali pensa che la società attuale si basi troppo sulla tecnologia, mentre la maggioranza, il 76%, ritiene che ci renda meno umani.
  • La quasi totalità però, il 93%, è convinta anche che ci renda la vita più semplice e migliore.Un giovanissimo su due vorrebbe inoltre la tecnologia sempre più “smart”, in grado di apprenderee registrare comportamenti e preferenze. Si dichiara così disposto a rinunciare ulteriormente alla privacy e a condividere informazioni personali come la data di nascita (il 59%), i dati GPS (46%),le e-mal (59%), ma anche lo storico degli acquisti (51%) e i dati genetici (44%).
  • All’opposto, le donne italiane con più di 45 anni di età si dichiarano tecno fan incrollabili. Sono infatti tre volte più propense rispetto alle donne americane della stessa fascia di età a sostenere la tecnologia, dichiarando che non la utilizziamo abbastanza.

  • Inaspettatamente, le persone con un reddito più elevato sono più propense a condividere le loro informazioni in forma anonima e a consentire il monitoraggio delle loro abitudini lavorative.
  • In termini di innovazione hitech, l’Italia si conferma ultima tra le grandi e i paesi emergenti per tutti gli intervistati (anche gli italiani). Un dato infelice, anche perché la maggioranza (il 77% in Italia) crede che la propensione all’innovazione sia un fattore importante di benessere sociale.
  • Gli italiani sono però paradossalmente tra i primi nel mondo per passione hitech: uno su due, una percentuale elevata, dichiara di rincorrere sempre gli ultimi gingilli tecnologici.
  • All’Italia, infine, spetta un altro primato negativo: solo 7 italiani su 100 riconoscono nel Governo una forza trainante per l’innovazione tecnologica nel Paese. Peggio di noi, nessun altro.

Che gli italiani siano nel mondo tra i più appassionati di tecnologia, soprattutto ora che la stessa si fa via via più “mobile”, non è forse una notizia; che nel Paese ci siano inoltre molti suoi detrattori, preoccupati per una progressiva invasione della privacy e per una tendenza a “sostituirci”in molte attitudini e attività umane, non stupisce allo stesso modo più di tanto. Ciò che invece davvero sorprende nei dati del primo Barometro Intel dell’innovazione tecnologica, che ha coinvolto con il supporto dell’istituto di ricerca internazionale Penn Schoen Berland quattro paesi maturi (oltre all’Italia, gli Stati Uniti, il Giappone e la Francia) ed altrettanti emergenti (Brasile, Cina, India e Indonesia), è invece l’“immagine rovesciata” che restituiscono della nostra società a tu per tu con il mondo hitech.

La ricerca rivela infatti che sono gli appartenenti alla cosiddetta generazione Y, o generazione del millennio (di età compresa tra i 18 e i 24 anni), coloro insomma che la tecnologia la conoscono meglio convivendoci fin dalla nascita, ad essere meno entusiasti verso la tecnologia attuale. Di contro, le donne over 45, tipicamente in carriera o mamme, sono le più ottimiste per quanto riguarda le innovazioni in campo tecnologico. Fino a sostenere, in aperto contrasto con i giovani, che non usiamo ancora abbastanza tecnologia nelle nostre vite di tutti i giorni.

La ricerca sottolinea inoltre anche un secondo, evidente contrasto, perché se l’Italia si ritrova prima per passione tecnologica dei suoi abitanti, si conferma anche desolatamente ultima per capacità di produrre innovazione, sia a detta dei connazionali sia degli intervistati degli altri Paesi. Con un aggravante: gli abitanti dello Stivale sono tra coloro che credono in assoluto di meno nella forza innovatrice del loro Governo.

Generazione Y: hitech sì, ma non troppo

Il Barometro Intel dell’innovazione tecnologica rivela innanzitutto che gli appartenenti alla generazione Y in tutto il mondo mostrano un netto contrasto con la loro reputazione di nativi digitali che non si saziano mai di tecnologia. Una maggioranza di appartenenti alla generazione del millennio in Italia, ovvero il 76%, concorda infatti sul fatto che la tecnologia rende le persone meno umane, mentre 6 giovanissimi su 10 sono convinti che la società faccia troppo affidamento sulla tecnologia.

D’altro canto, però, l’86% di loro è convinto che l’innovazione tecnologica renda la vita migliore e addirittura quasi il 60% che aiuti i rapporti personali. Gli italiani hanno inoltre più fiducia dei coetanei di altri mercati sviluppati nel resto del mondo sul fatto che le innovazioni avranno un impatto positivo su istruzione (40%), trasporti (41%) e assistenza sanitaria (41%).

“A prima vista sembra che i giovani della generazione Y rifiutino la tecnologia, ma sospetto che la realtà sia molto più complessa e interessante”, ha affermato Genevieve Bell, antropologa e Director of Interaction and Experience Research presso gli Intel Labs. “Un diverso tipo di lettura suggerisce che i giovani della generazione Y desiderano che la tecnologia faccia di più per loro, e dobbiamo impegnarci a renderla molto più personale e meno ingombrante”.

I nativi digitali vogliono infatti che la tecnologia futura renda la vita migliore, più semplice e divertente. e quasi la metà di loro ritiene che la tecnologia dovrebbe riconoscerli imparando comportamenti e preferenze. Proprio per questo, in Italia, la generazione Y è più propensa a condividere le informazioni personali rispetto ai concittadini più anziani, con il 59% disposto a condividere la data di nascita, il 46% i dati GPS, il 59% le e-mail, il 51% lo storico degli acquisti e addirittura il 44% i dati genetici. Vogliono avere insomma esperienze che li aiutino a vivere il momento e a dare il meglio di sé.

Lo chiamavano gentil sesso. Ora è innovatore

Secondo l’indagine Intel, le donne più mature e quelle che vivono nei mercati emergenti sono entusiaste del ruolo della tecnologia nella loro vita. A livello globale, le donne di età superiore ai 45 anni sono più propense rispetto alle donne più giovani ad affermare che non utilizziamo abbastanza tecnologia nelle nostre vite. Sono inoltre particolarmente propense ad affermare che la tecnologia ci rende più umani e ci consente di approfondire le relazioni interpersonali.

Queste donne sostenitrici della tecnologia sono più numerose in Italia che negli altri paesi maturi, oltre che nei mercati emergenti come la Cina, dove più di 7 donne su 10 di età superiore ai 45 anni sono convinte che non utilizziamo abbastanza tecnologia. Le donne italiane ritengono in particolare che le innovazioni porteranno a miglioramenti nel campo dell’istruzione (56%), dei trasporti (42%), del lavoro (53%) e dell’assistenza sanitaria (51%), e sono inoltre maggiormente disposte ad accettare tecnologie che per le coetanee di altre nazioni potrebbero essere considerate troppo personali, come software che osservano le loro abitudini lavorative (70%) e monitorano le abitudini di studio degli studenti (70%), e persino bagni intelligenti che tengono sotto controllo la loro salute (74%).

“Storicamente le donne sono diventate utenti accanite di tecnologia quando la stessa si è dimostrata in grado di risolvere i loro problemi, aiutandole a organizzare la loro vita e quella della loro famiglia, oltre che a risparmiare del tempo prezioso”, ha aggiunto Bell. “Mi chiedo se ciò che i dati raccolti ci dicono è che le donne sono ottimiste perché riscontrano che l’innovazione tecnologica sta iniziando a trasformare in realtà la promessa di inserirsi meglio nei ritmi dei nostri giorni, aiutandoci a risolvere problemi e bisogni specifici e creando nuove esperienze coinvolgenti, che saranno preziose allo stesso modo per uomini e donne”.

Benestanti nella vita reale, più “social” online

La ricerca ha anche rivelato, a sorpresa, che i cittadini più benestanti sono disposti a fornire dati personali in misura maggiore rispetto ad altre categorie. Le persone con redditi elevati sono quelle più disposte a condividere dati personali in forma anonima, come i risultati di analisi di laboratorio o informazioni sui viaggi effettuati. Sono inoltre le più propense a possedere dispositivi tecnologici e a cimentarsi regolarmente con la tecnologia. In Italia, in particolare, l’80% delle persone ad altro reddito condividerebbe analisi di laboratorio rispetto al 68% degli individui con reddito più basso, così come le destinazioni dei loro viaggi (74% contro 43%) o le date degli stessi (71% contro 44%).

Tuttavia, sempre la ricerca mostra come sia possibile incentivare la condivisione mostrandone i vantaggi specifici. La disponibilità degli italiani con reddito inferiore nel caso delle analisi di laboratorio salirebbe dal 68% al 73% se la condivisione comportasse minori costi sanitari. Mostrare i vantaggi personali e persino sociali, come cure mediche migliori o costi di viaggio inferiori per i pendolari, è il modo più coinvolgente per annullare il divario tra chi è disposto a condividere e chi non lo è.

“Per il settore della tecnologia è più importante che mai mostrare il significato e la pertinenza a livello personale,” ha concluso Bell. “Ascoltare ciò che vuole davvero la gente e creare tecnologie che si adattino a una vasta gamma di esperienze personali è il futuro della tecnologia.”

Povera Italia. Ma con il pallino della tecnologia

In termini di innovazione hitech, infine, l’Italia, secondo i dati del Barometro Intel, si conferma ultima tra le grandi e i paesi emergenti, sia nella percezione degli italiani sia di tutti gli altri intervistati. Un dato poco lusinghiero, considerando anche che la maggioranza degli intervistati (il 77% in Italia) crede che la propensione all’innovazione di una nazione sia un fattore importante di benessere sociale

Gli italiani sono però paradossalmente tra i primi nel mondo per passione hitech: uno su due, una percentuale elevata, dichiara di rincorrere sempre gli ultimi gingilli tecnologici. Gli uomini italiani in particolare (45%) sono più propensi a stare al passo con il progresso della tecnologia e a possedere il dispositivo più recente rispetto alle donne italiane (37%). Lo stesso vale in altre nazioni, ad eccezione dell’India.

All’Italia, infine, spetta un altro primato negativo: solo 7 italiani su 100 riconoscono nel Governo una forza trainante per l’innovazione tecnologica nel Paese. Peggio di noi, nessun altro.

Un italiano su tre preferisce infatti confidare nella lungimiranza e nel traino sia delle grandi aziende sia delle tante piccole e medie imprese.

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