Indra – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 26 Jun 2026 08:46:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Indra – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il futuro del cloud nella sicurezza fisica è più flessibile di quanto si pensi https://www.datamanager.it/2026/07/il-futuro-del-cloud-nella-sicurezza-fisica-e-piu-flessibile-di-quanto-si-pensi/ Fri, 10 Jul 2026 09:00:29 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253766 I motivi per cui le aziende preferiscono l’approccio “ibrido” secondo Genetec Negli investimenti e nella gestione della sicurezza fisica, la domanda è: cloud nativo, infrastruttura on-premise o un approccio che unisce il meglio dei due mondi? Il deployment più adatto dipende dalle dimensioni dell’organizzazione, dall’ambiente di sicurezza e dalle priorità. Ecco perché è importante scegliere […]

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I motivi per cui le aziende preferiscono l’approccio “ibrido” secondo Genetec

Negli investimenti e nella gestione della sicurezza fisica, la domanda è: cloud nativo, infrastruttura on-premise o un approccio che unisce il meglio dei due mondi? Il deployment più adatto dipende dalle dimensioni dell’organizzazione, dall’ambiente di sicurezza e dalle priorità. Ecco perché è importante scegliere il modello giusto.

Oggi la modernizzazione della sicurezza fisica non impone più una scelta drastica tra sistemi in locale e soluzioni interamente in cloud e i numeri lo dimostrano. Infatti, secondo l’ultimo Report sullo Stato della Sicurezza Fisica 2026 realizzato da Genetec, il deployment ibrido continua a guadagnare terreno, salendo al 45% delle preferenze a livello mondiale, mentre i sistemi puramente on-premise registrano una contrazione costante.

Ma cosa spinge i manager a scegliere questa via? La risposta è semplice. Negli ultimi anni le aziende desiderano sfruttare i vantaggi del cloud, ma senza perdere il controllo sui propri dati, sull’infrastruttura e sulle tempistiche di adozione. Nei settori caratterizzati da strutture multisito, stringenti requisiti normativi o significativi investimenti pregressi in hardware, una migrazione totale al cloud spesso non è né praticabile né necessaria.

In questo scenario, Genetec sottolinea il ruolo chiave dei dispositivi di sicurezza cloud-managed in quanto rappresentano la soluzione ideale per modernizzare i sistemi di sicurezza in modo graduale, flessibile e controllato.

“Il passaggio al cloud non deve per forza tradursi in una rottura netta con ciò che già funziona. Per molte realtà, la vera sfida consiste nell’evolversi senza perdere il controllo dei processi operativi e senza dover dismettere investimenti tecnologici ancora validi”, spiega Rafael Martín, Sales Director per il Sud Europa di Genetec. “Le appliance gestite via cloud consentono di implementare nuove funzionalità dove queste portano un reale valore aggiunto, mantenendo l’infrastruttura locale laddove richiesto dal business, dalle normative o dalle specificità dei processi”.

Modernizzare senza ripartire da zero

Uno dei principali freni all’adozione del cloud nella sicurezza fisica è il timore di dover sostituire in blocco telecamere, lettori di badge, sensori o altri apparati già installati. I dispositivi di sicurezza gestiti via cloud superano proprio questo ostacolo, permettendo di collegare l’infrastruttura esistente a servizi nativi in cloud senza la necessità di una sostituzione totale dei sistemi.

Questo approccio si rivela particolarmente strategico per le imprese con sedi distribuite sul territorio, per esempio, una sede centrale, un magazzino remoto o una nuova filiale possono avere esigenze molto diverse in termini di connettività, archiviazione dati, manutenzione o conformità normativa. Grazie al modello ibrido, ogni sito può evolvere al proprio ritmo: alcune sedi possono continuare a operare interamente in locale, mentre altre integrano funzionalità cloud non appena se ne presenti la necessità. Inoltre, questa tipologia di architettura semplifica il collegamento di più sedi a una piattaforma di sicurezza centralizzata, garantendo una supervisione unificata anche alle aziende con decine o centinaia di filiali.

La cybersecurity accelera la transizione al cloud

Anche la pressione sui responsabili IT sta influenzando questo cambiamento. Mantenere aggiornati i sistemi di sicurezza fisica richiede la gestione costante di patch, firmware, vulnerabilità e cicli di manutenzione su un numero sempre maggiore di apparati e siti. Man mano che questi sistemi si integrano con le reti aziendali, la sicurezza informatica diventa infatti un fattore critico.

Sempre secondo il Report di Genetec del 2026 (giunto alla sua sesta edizione), per il secondo anno consecutivo, gli aggiornamenti automatici risultano essere la motivazione principale che spinge gli utenti a scegliere soluzioni cloud. Tra gli altri benefici chiave figurano la facilità di implementazione e la semplificazione della manutenzione. I dispositivi di sicurezza gestiti via cloud alleggeriscono significativamente questo carico di lavoro in quanto:

– centralizzano gli aggiornamenti e le patch di sicurezza,

– evitano interventi tecnici in loco e offrono un accesso immediato alle nuove funzionalità.

Al contempo, molti di questi dispositivi integrano sistemi di backup e funzioni di resilienza per proteggere le registrazioni e i dati critici da eventuali malfunzionamenti hardware.

In conclusione, secondo Genetec, la transizione verso il cloud nella sicurezza fisica non va intesa come una migrazione radicale e irreversibile, bensì come un’evoluzione progressiva. I dispositivi di sicurezza cloud-managed offrono la libertà di decidere cosa spostare, quando farlo e in quali sedi, mantenendo aperte le opzioni future al variare delle esigenze di business.

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Dati, algoritmi, infrastrutture: il perimetro della sovranità che non si può più delegare https://www.datamanager.it/2026/06/dati-algoritmi-infrastrutture-il-perimetro-della-sovranita-che-non-si-puo-piu-delegare/ Fri, 26 Jun 2026 08:41:07 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253764 A cura di Erminio Polito, CEO di Indra Group in Italia Per molto tempo, parlare di tecnologia in chiave strategica ha significato parlare di efficienza: la tecnologia serviva a far funzionare meglio sistemi le cui decisioni venivano prese altrove, in sedi politiche, economiche, militari. Quella prospettiva oggi non basta più. I dati, gli algoritmi che […]

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A cura di Erminio Polito, CEO di Indra Group in Italia

Per molto tempo, parlare di tecnologia in chiave strategica ha significato parlare di efficienza: la tecnologia serviva a far funzionare meglio sistemi le cui decisioni venivano prese altrove, in sedi politiche, economiche, militari. Quella prospettiva oggi non basta più. I dati, gli algoritmi che li interpretano e le infrastrutture che li trasportano sono diventati il terreno stesso su cui quelle decisioni si formano e, sempre più spesso, si eseguono.

Quando un drone interferisce con il traffico di un aeroporto, quando una campagna di disinformazione orienta l’opinione pubblica nelle ore decisive di un dibattito politico, quando un attacco informatico blocca un ospedale o una rete idrica, ciò che viene messo sotto pressione non è soltanto un servizio: è la capacità di un Paese di leggere e governare il proprio ambiente. È a questo livello che le istituzioni europee hanno iniziato a parlare di “guerra ibrida”. Ed è a questo livello che la dipendenza tecnologica smette di essere una variabile gestionale per diventare una questione di sovranità.

Il tratto distintivo di questa fase non è la singola minaccia, ma la sua combinazione. Disinformazione, sabotaggio digitale, interferenze nello spettro elettromagnetico, sfruttamento di vulnerabilità nelle infrastrutture critiche (energia, acqua, telecomunicazioni, sanità, fabbriche) non sono più scenari paralleli, ma vettori che si rinforzano a vicenda dentro operazioni coordinate. Il risultato è un’erosione lenta, a tratti invisibile, della capacità di un Paese di leggere il proprio ambiente, anticipare i rischi, decidere prima dell’avversario. È quella che possiamo chiamare autonomia cognitiva: una funzione che non si misura sui server, ma sulla qualità delle scelte che le infrastrutture digitali rendono possibili.

I numeri italiani aiutano a circoscrivere il fenomeno. Secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, nel primo semestre del 2025 sono stati censiti 1.549 attacchi cyber sul territorio nazionale, con un incremento del 53% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una progressione che racconta non solo frequenza, ma sofisticazione: una pressione che investe filiere industriali, servizi pubblici, ecosistemi sanitari, sistemi di pagamento, ben oltre il perimetro tradizionale dello Stato.

A questo si somma una variabile che cambia tutto: il tempo. Operazioni che un decennio fa richiedevano ore oggi si risolvono in pochi secondi. L’efficacia di una risposta non dipende più dalla presenza di analisti e decisori nel momento giusto, ma dalla capacità delle infrastrutture di rilevare, classificare e contenere una minaccia in modo autonomo, prima ancora che un essere umano possa intervenire. Piattaforme distribuite, agenti digitali, sistemi di monitoraggio integrato non sono più strumenti di efficienza: sono presidi di prima linea. Ed è qui che la questione si fa di nuovo politica, prima ancora che tecnica. Perché ogni algoritmo che decide al posto nostro, in tempi che non possiamo eguagliare, deve potersi ricondurre a un perimetro di controllo su cui esercitiamo competenza, governance e responsabilità. Quando quel controllo è esterno, lo è di fatto anche la decisione.

Per un Paese profondamente integrato nelle filiere europee e globali come l’Italia, il rischio è scoprire questa dipendenza nel momento sbagliato. Non si tratta di evocare scenari di chiusura: l’apertura tecnologica resta una leva di crescita irrinunciabile. Si tratta di riconoscere che esistono tre ambiti — dati, algoritmi, cyber-resilienza — in cui un margine di sovranità è precondizione, non opzione. Senza un controllo europeo sui dati strategici, senza la capacità di sviluppare e validare modelli di intelligenza artificiale in ambienti governati, senza infrastrutture in grado di operare anche in scenari critici, ogni discorso sulla resilienza resta nominale.

Tradurre questa consapevolezza in capacità è un esercizio industriale prima che retorico. Chiede investimenti coerenti, partnership pubblico-privato pensate sul lungo periodo, competenze ibride che tengano insieme ingegneria, cybersecurity e governance del rischio. Chiede, soprattutto, un cambio di postura: passare da una logica di adempimento, la NIS2, la direttiva CER, gli standard di settore vissuti come obblighi da soddisfare, a una logica di capacità, in cui le stesse norme diventano l’occasione per costruire ciò che oggi manca. Le infrastrutture critiche sono il banco di prova più immediato: ogni sistema essenziale è ormai, simultaneamente, fisico e digitale, e come tale va progettato.

C’è una domanda che, in questo scenario, riguarda direttamente chi guida imprese e istituzioni: chi governa l’intelligenza che orienta le decisioni critiche del Paese? Non è un interrogativo tecnologico, ma di leadership. La risposta determinerà la nostra capacità di proteggere cittadini e servizi, di mantenere stabili le filiere produttive, di preservare l’integrità di un modello democratico che, sempre più spesso, si misura anche sulla qualità delle informazioni che lo alimentano.

Nell’era dei dati e degli algoritmi, l’autonomia tecnologica non è un’opzione tra le altre: è il nuovo perimetro della sovranità. L’Italia può continuare a muoversi con disinvoltura in un mondo digitale senza confini, ma potrà farlo in sicurezza solo se l’intelligenza che orienta quel movimento sarà, in misura sufficiente, anche la sua. È una scelta che richiede lucidità ora, non quando le conseguenze saranno evidenti a tutti.

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Indra Group fornirà terminali avanzati per la vendita di biglietti e assistenza ai passeggeri per l’intera rete della metropolitana di Washington D.C. https://www.datamanager.it/2026/06/indra-group-fornira-terminali-avanzati-per-la-vendita-di-biglietti-e-assistenza-ai-passeggeri-per-lintera-rete-della-metropolitana-di-washington-d-c/ Tue, 23 Jun 2026 14:53:09 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253628 La società continua a rafforzare la propria posizione negli Stati Uniti in linea con la propria strategia di crescita nel Paese, dove questo contratto con una delle principali agenzie di trasporto pubblico si aggiunge a rilevanti progetti nel traffico aereo, veicoli connessi, pedaggi e comunicazioni Indra Group, punto di riferimento mondiale nelle tecnologie per la […]

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La società continua a rafforzare la propria posizione negli Stati Uniti in linea con la propria strategia di crescita nel Paese, dove questo contratto con una delle principali agenzie di trasporto pubblico si aggiunge a rilevanti progetti nel traffico aereo, veicoli connessi, pedaggi e comunicazioni

Indra Group, punto di riferimento mondiale nelle tecnologie per la mobilità e la gestione del trasporto pubblico, ha ottenuto la fiducia di una delle più grandi agenzie di trasporto pubblico degli Stati Uniti, la Washington Metropolitan Area Transit Authority (WMATA), nota come Metro, per rinnovare il sistema di macchine per la vendita automatica di titoli di viaggio dell’intera rete metropolitana della capitale statunitense. Il contratto, che parte da un importo base di 38,9 milioni di dollari (33,2 milioni di euro) e potrebbe raggiungere, con tutte le opzioni incluse, i 75 milioni di dollari (65 milioni di euro), ha come obiettivo principale migliorare l’accessibilità e l’esperienza dei passeggeri.

Il progetto include la progettazione, la produzione, la fornitura e la successiva manutenzione, per i prossimi 15 anni, dei nuovi terminali di ultima generazione per la vendita di biglietti e assistenza ai passeggeri, che sostituiranno gli attuali distributori automatici di biglietti, le Fare Vending Machines (FVM). Un totale di 450 dispositivi verranno installati nelle 98 stazioni delle cinque linee della metropolitana della capitale statunitense, gestite da WMATA.

Con questo contratto, Indra Group dà un forte impulso alla presenza delle proprie soluzioni per il trasporto pubblico negli Stati Uniti, che si aggiungono ai recenti successi ottenuti con le sue tecnologie innovative nel traffico aereo, nei pedaggi con tecnologia free-flow, nei veicoli connessi con tecnologia V2X e nelle comunicazioni. Si rafforza così l’attuazione della strategia di crescita dell’azienda in questo Paese, dove ha anche appena inaugurato uno stabilimento a Olathe, Kansas City, dal quale verrà effettuata parte dell’assemblaggio dei nuovi terminali automatici per la vendita di biglietti e assistenza ai passeggeri destinati a Washington D.C.

“Siamo molto soddisfatti di diventare partner tecnologico della Washington Metropolitan Area Transit Authority con questo progetto che rafforza la leadership di Indra Group nella tecnologia per il trasporto pubblico, settore in cui abbiamo ottenuto i contratti più rilevanti degli ultimi anni a livello globale”, ha dichiarato Raúl Ripio, direttore generale di Mobility & Technology di Indra Group, che ha anche ricordato come “Indra stia puntando con decisione sugli Stati Uniti, dove abbiamo appena inaugurato un nuovo stabilimento per sviluppare la nuova generazione di sistemi per la FAA, la Federal Aviation Administration statunitense, e stiamo sviluppando progetti pionieristici nel traffico e nei veicoli connessi, tra gli altri”.

“Metro serve centinaia di migliaia di utenti ogni giorno e siamo concentrati nel rendere ogni parte del loro viaggio più semplice”, ha affermato il Direttore generale e Amministratore delegato di Metro, Randy Clarke. “Questi nuovi terminali di assistenza ai passeggeri offriranno un’esperienza più intuitiva ed efficiente, incorporando al contempo le tecnologie di pagamento sempre più richieste dagli utenti. Questo investimento modernizza una parte critica del nostro sistema e crea una piattaforma che può adattarsi con l’evolversi della tecnologia e delle esigenze degli utenti”.

Migliore accessibilità ed esperienza utente

I nuovi dispositivi di Indra trasformeranno completamente l’esperienza degli utenti della metropolitana di Washington D.C., sostituendo le macchine esistenti con apparecchiature più avanzate, intuitive e dall’estetica più moderna. I dispositivi offriranno la massima accessibilità e universalità grazie all’incorporazione di uno schermo touch di dimensioni maggiori e ad alta risoluzione, con un’interfaccia di tipo smartphone su grande scala, che guiderà il passeggero attraverso istruzioni chiare e flussi semplici.

Il design dei terminali rispetta così lo standard dell’Americans with Disabilities Act (ADA), grazie all’incorporazione di audio assistito con linguaggio naturale, uno schermo ad alto contrasto ed elementi tattili per garantire l’eliminazione delle possibili barriere.

Inoltre, il nuovo sistema migliora l’esperienza dei passeggeri provenienti da altri paesi grazie al supporto fino a 15 lingue, in linea con il Language Assistance Plan (LAP) di WMATA, eliminando le difficoltà generate dalle interfacce disponibili solo in inglese.

Tecnologie di ultima generazione

Con un’architettura modulare aperta e scalabile, i terminali di Indra sono pronti a integrare le tecnologie più avanzate, come il ticketing basato su account (ABT – Account-Based Ticketing), il pagamento con carta di credito e smartphone (EMV) e i wallet digitali per dispositivi mobili. In questo modo si facilita la loro costante evoluzione per adeguarli alle esigenze di WMATA nei prossimi decenni. Analogamente, la soluzione di Indra è progettata per integrarsi in modo ottimale con gli attuali sistemi di backoffice, controllo degli accessi, ecc. della metropolitana di Washington.

Con hardware industriale, autodiagnostica in tempo reale e capacità di funzionare come chiosco informativo, la soluzione di Indra Group offre maggiore affidabilità e operatività, nonché un’esperienza più agile, inclusiva e proiettata al futuro.

Indra Group vanta negli Stati Uniti l’esperienza di aver installato le ultime due generazioni di macchine per la vendita automatica di biglietti della rete Metro di Saint Louis, MetroLink, nel Missouri.

 

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Indra Group premiata da Genesys in Italia come AI Innovation Partner 2026 https://www.datamanager.it/2026/06/indra-group-premiata-da-genesys-in-italia-come-ai-innovation-partner-2026/ Thu, 18 Jun 2026 15:14:27 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253565 Il riconoscimento premia la capacità dell’azienda di portare innovazione nell’adozione di Genesys AI, sviluppando soluzioni avanzate in grado di generare valore reale e nuove opportunità per clienti e business Indra Group ha ricevuto in Italia da Genesys il premio “AI Innovation Partner 2026” durante l’evento Xperience Milan. In un’epoca in cui l’innovazione nella customer experience […]

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Il riconoscimento premia la capacità dell’azienda di portare innovazione nell’adozione di Genesys AI, sviluppando soluzioni avanzate in grado di generare valore reale e nuove opportunità per clienti e business

Indra Group ha ricevuto in Italia da Genesys il premio “AI Innovation Partner 2026” durante l’evento Xperience Milan. In un’epoca in cui l’innovazione nella customer experience crea valore quando tecnologia e visione si trasformano in soluzioni concrete, il riconoscimento premia la capacità dell’azienda di portare innovazione nell’adozione di Genesys AI, sviluppando soluzioni avanzate in grado di generare valore reale e nuove opportunità per clienti e business.

“Il premio assegnato a Indra Group riconosce una collaborazione che va oltre la competenza tecnica”, ha dichiarato Giorgio Villa, Partner Sales Manager di Genesys Italia. “Indra Group ha dimostrato una capacità concreta di tradurre la nostra tecnologia AI in soluzioni che generano impatto reale per i clienti e nuove opportunità di business”.

“Questo riconoscimento rappresenta per noi una conferma del percorso intrapreso nell’innovazione del customer journey attraverso l’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Giuliano Ferri, Head of Customer eXperience di Indra Group in Italia. “In un contesto in cui la Customer Experience evolve verso modelli sempre più intelligenti e proattivi, la collaborazione con Genesys ci consente di accompagnare concretamente le organizzazioni in questo cambiamento. Indipendentemente da dove abbia inizio il journey del cliente, grazie a Genesys Cloud e alle funzionalità di AI integrate è possibile individuare insight rilevanti e attivare la next best action in modo tempestivo ed efficace. Questo approccio rende oggi più semplice che mai mantenere elevato il coinvolgimento dei dipendenti e garantire, al tempo stesso, la massima soddisfazione dei clienti, generando valore duraturo per il business”.

Il premio si aggiunge al riconoscimento Genesys AI Partner of The Year 2025 ottenuto in Italia da Indra Group a ottobre dello scorso anno, a testimonianza di una partnership solida e duratura volta a guidare le aziende nei loro processi di innovazione del contact center, permettendo loro di dar vita a a esperienze cliente personalizzate e basate sui dati.

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Indra Group supporta con la sua tecnologia il nuovo sistema di pagamento diretto con carta di credito ai tornelli della metropolitana di Madrid https://www.datamanager.it/2026/06/indra-group-supporta-con-la-sua-tecnologia-il-nuovo-sistema-di-pagamento-diretto-con-carta-di-credito-ai-tornelli-della-metropolitana-di-madrid/ Mon, 15 Jun 2026 09:09:38 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253444 Indra ha aggiornato 1.200 lettori in 800 varchi e tornelli di controllo accessi sviluppati dall’azienda stessa presenti nella rete e ha implementato la piattaforma di pagamento di Nuek, società di Indra Group, che collega il sistema di gestione (backoffice) della Metro di Madrid con le banche Indra Group supporta con la propria tecnologia il nuovo […]

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Indra ha aggiornato 1.200 lettori in 800 varchi e tornelli di controllo accessi sviluppati dall’azienda stessa presenti nella rete e ha implementato la piattaforma di pagamento di Nuek, società di Indra Group, che collega il sistema di gestione (backoffice) della Metro di Madrid con le banche

Indra Group supporta con la propria tecnologia il nuovo sistema della Metro di Madrid che consentirà ai viaggiatori di accedere al servizio avvicinando la propria carta di credito o lo smartphone al lettore dei varchi di controllo accessi, senza necessità di biglietti fisici né di applicazioni proprietarie, migliorando l’esperienza di viaggio, in particolare per chi utilizza la metropolitana in modo occasionale, eliminando passaggi intermedi come l’acquisto o la ricarica di titoli di viaggio.

La divisione Mobility di Indra ha aggiornato la tecnologia di 1.200 lettori in 800 varchi e tornelli di controllo accessi all’avanguardia, sviluppati dall’azienda stessa, con cui ha progressivamente dotato la rete della Metro di Madrid dal 2021, mentre Nuek, società di pagamenti di Indra Group, ha implementato la piattaforma di pagamento che collega il sistema di gestione economica (backoffice) della Metro di Madrid con i sistemi bancari.

Indra fornisce alla Metro di Madrid le soluzioni di biglietteria più avanzate da diversi decenni. I sistemi di controllo accessi e i distributori automatici di ultima generazione di Indra hanno fatto il loro debutto nella rinnovata stazione di Gran Vía cinque anni fa, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità e l’esperienza del viaggiatore, riducendo la percezione di barriera, agevolando il passaggio e preparandosi ad accogliere le tecnologie più recenti grazie agli innovativi lettori integrati nei tornelli. I distributori automatici presentano un design e un’usabilità simili a quelli di un dispositivo mobile touchscreen e mostrano al viaggiatore informazioni e contenuti multimediali con cui può interagire.

Nel caso di Nuek, la Metro di Madrid collaborava già con la sua piattaforma di pagamento dal 2002 per il pagamento con carta nelle emettitrici automatiche.

“Essere partner tecnologico della Metro di Madrid, un cliente che punta costantemente sull’innovazione per offrire il miglior servizio ai viaggiatori, rappresenta una sfida per Indra e un’opportunità per rimanere all’avanguardia e affermarsi come punto di riferimento su scala mondiale. Gli sviluppi tecnologici all’avanguardia che abbiamo implementato con successo in Spagna ci hanno aperto le porte a grandi progetti internazionali, grazie ai quali possiamo affermare che Indra è oggi una delle tre principali aziende al mondo nel settore della tecnologia per il trasporto pubblico urbano”, ha sottolineato José Benito García Cuéllar, direttore di Transit Spagna nella divisione Mobility di Indra.

Per Javier Rey Aylón, direttore esecutivo di Nuek, l’ambizioso progetto per la Metro di Madrid “avvicina la mobilità urbana al modo in cui già paghiamo nella vita quotidiana: in maniera diretta e senza attrito. Per questo abbiamo lavorato affinché quell’esperienza sia altrettanto semplice per il viaggiatore quanto robusta sul piano infrastrutturale, collegando la validazione dell’accesso con la gestione e l’elaborazione del pagamento. Quando si parla di un servizio essenziale e di un contesto ad alta affluenza, l’affidabilità e la sicurezza non sono un optional: sono la condizione di partenza”.

Il funzionamento per il viaggiatore è semplice: è sufficiente avvicinare la carta di credito contactless o lo smartphone al lettore del tornello per validare l’accesso; questa operazione può essere ripetuta tutte le volte necessarie nel corso della giornata. Il sistema raggruppa poi i viaggi effettuati nella stessa giornata associati alla medesima carta o dispositivo, calcola la tariffa e dispone un unico addebito cumulativo, evitando pagamenti separati per ogni ingresso. La soluzione supporta inoltre tutte le carte bancarie contactless, tra cui VISA, Mastercard, Diners/Discover, UPI (China Union Pay) e JCB.

Addebito cumulativo

Nel progetto, Nuek ha adattato la propria piattaforma di pagamento per raccogliere le validazioni di accesso generate ai tornelli (tramite i diversi punti di integrazione) e inviarle al sistema centrale (backoffice) che gestisce le operazioni e la riscossione. La società ha inoltre adeguato la piattaforma operante nei sistemi della Metro di Madrid per gestire le operazioni di pagamento (quali interrogazioni, incassi, recuperi o rimborsi) e inoltrarle alla piattaforma di pagamento Redsys per l’elaborazione.

L’introduzione di questo nuovo sistema di pagamento si inserisce in un’iniziativa cofinanziata dai fondi europei NextGenerationEU, volta a promuovere la modernizzazione dei servizi pubblici essenziali e a garantire un miglioramento tangibile per i viaggiatori: ridurre le frizioni e facilitare l’accesso al trasporto pubblico con un’esperienza più diretta e soddisfacente.

Questo progetto consolida la posizione di Indra come leader nella tecnologia per i trasporti, con altre referenze di pagamento del trasporto con carta di credito in città come Riad, Lisbona, Malaga o Granada, tra le altre. Nuek, dal canto suo, rafforza la propria esperienza nelle infrastrutture di pagamento applicate ad ambienti ad alta densità operativa e ad elevato volume di passeggeri.

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Cybersecurity nella Pubblica Amministrazione: quattro mosse concrete oltre le buone intenzioni https://www.datamanager.it/2026/06/cybersecurity-nella-pubblica-amministrazione-quattro-mosse-concrete-oltre-le-buone-intenzioni/ Wed, 03 Jun 2026 15:08:39 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253163 A cura di Giacomo Parravicini, Direttore IndraMind Cybersecurity in Italia La trasformazione digitale ha ridisegnato la mappa del rischio per la Pubblica Amministrazione italiana. A ogni piattaforma in più, a ogni identità digitale, a ogni banca dati corrisponde una nuova superficie esposta, e i numeri raccontano dove la pressione si sta concentrando: secondo il Rapporto […]

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A cura di Giacomo Parravicini, Direttore IndraMind Cybersecurity in Italia

La trasformazione digitale ha ridisegnato la mappa del rischio per la Pubblica Amministrazione italiana. A ogni piattaforma in più, a ogni identità digitale, a ogni banca dati corrisponde una nuova superficie esposta, e i numeri raccontano dove la pressione si sta concentrando: secondo il Rapporto Clusit 2026, nel 2025 il comparto governativo è tornato in cima alla classifica dei settori più colpiti in Italia, con oltre il 28% degli incidenti registrati e un balzo di dodici punti rispetto all’anno precedente. Il DDoS è la prima tecnica d’attacco nel Paese, spesso veicolato da campagne hacktiviste che mirano direttamente ai servizi pubblici essenziali. Non sono dati che riguardano l’IT: riguardano la continuità del rapporto fra Stato e cittadini.

A queste evidenze le amministrazioni rispondono ormai con un repertorio condiviso di principi: sicurezza by design, sovranità tecnologica, governance del rischio. Sono direzioni giuste, ma fra l’enunciazione e l’attuazione c’è uno scarto operativo che fa la differenza fra chi resiste e chi viene fermato. Per questo la domanda utile non è più “qual è il modello giusto”, su quello la convergenza esiste, ma “da dove cominciare adesso, con le risorse, i contratti e le persone che abbiamo”. Quattro scelte concrete, in particolare, possono essere avviate senza attendere la prossima cornice normativa e producono effetti misurabili nel giro di pochi mesi: mappare gli asset, mettere le identità al centro, costruire capacità di ripristino, governare la catena di fornitura.

  1. Perché mappare gli asset digitali è il presupposto di ogni difesa

Non si protegge ciò che non si conosce: la prima decisione di sicurezza per un’amministrazione è disporre di una mappatura aggiornata e classificata dei propri asset digitali: server, applicazioni, banche dati, identità, fornitori con accesso alle reti. Sembra un consiglio scontato, ed è proprio per questo che viene sistematicamente saltato. Costruire un inventario vivo, non un file dimenticato in una cartella condivisa, significa classificare i dati per criticità, riconoscere le interdipendenze fra sistemi, individuare ciò che, se compromesso, fermerebbe un servizio al cittadino. Un lavoro che non ha il massimo appeal tecnologico, ma restituisce l’unica cosa davvero indispensabile: una rappresentazione realistica del perimetro da proteggere e una base condivisa su cui poggiare gli investimenti successivi.

  1. Le identità digitali sono il nuovo perimetro della PA

Le identità digitali sono oggi il vero perimetro della Pubblica Amministrazione: la maggior parte degli incidenti recenti non parte da una vulnerabilità tecnica esotica, ma da una credenziale rubata, riutilizzata o lasciata senza protezione. Per questo l’autenticazione a più fattori (MFA), soprattutto sugli accessi amministrativi, va trattata come un requisito non negoziabile. A questa si affianca la gestione degli accessi privilegiati: gli account che modificano configurazioni o leggono dati sensibili devono essere separati dalle utenze ordinarie, tracciati nelle loro azioni, limitati nel tempo. È l’applicazione di una logica Zero Trust: nessuna identità è affidabile per default, ogni accesso viene verificato in funzione del contesto.

  1. Come costruire resilienza operativa: prepararsi a ripartire, non solo a difendersi

La protezione perfetta non esiste, e illudersi del contrario è già una vulnerabilità: ciò che distingue un’organizzazione resiliente da una fragile non è la capacità di evitare l’attacco, ma la velocità con cui torna operativa. Prima o poi, purtroppo, un attacco accade. Per la Pubblica Amministrazione questo significa investire in backup immutabili, conservati fuori dalla rete principale, e in piani di ripristino davvero testati, non solo scritti. Significa segmentare le reti perché la compromissione di un sottosistema non degeneri in un blackout generalizzato. E significa dotarsi di un playbook di risposta agli incidenti chiaro: chi decide nelle prime ore di una crisi, chi parla con cittadini e media, chi attiva i partner esterni. Le ore subito dopo un attacco non si improvvisano.

  1. Come governare la sicurezza della catena di fornitura

La sicurezza di un’amministrazione dipende anche da quella dei suoi fornitori: software, servizi cloud, manutenzione, consulenze fanno di ogni ente un nodo di un ecosistema connesso. Gli attacchi alla supply chain crescono proprio perché colpire un fornitore consente, in un solo passaggio, di raggiungere decine di clienti pubblici. Serve un cambio di passo nei contratti: requisiti minimi di sicurezza esplicitati, obblighi di notifica degli incidenti, diritto di audit, gestione delle vulnerabilità. In breve, pretendere dai fornitori almeno lo stesso rigore che ci si impone internamente e formalizzarlo in capitolato, non in una circolare di buone intenzioni.

Mappatura, identità, ripristino e filiera: questi quattro punti non chiudono il discorso sulla cybersecurity pubblica, ma definiscono il terreno minimo su cui ogni amministrazione dovrebbe potersi muovere. Sono passi lontani dalla retorica dell’innovazione, eppure è qui che si gioca la differenza fra uno Stato digitale credibile e uno vulnerabile. La fiducia dei cittadini non si misura nel numero di servizi online, ma nella certezza che continueranno a funzionare anche nei giorni in cui qualcuno proverà a fermarli.

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IndraMind Cybersecurity rafforza la protezione del gruppo Arvedi con un servizio di sicurezza IT gestita https://www.datamanager.it/2026/05/indramind-cybersecurity-rafforza-la-protezione-del-gruppo-arvedi-con-un-servizio-di-sicurezza-it-gestita/ Wed, 27 May 2026 12:33:09 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253080 IndraMind Cybersecurity protegge le infrastrutture critiche di uno dei principali gruppi siderurgici italiani con un Security Operations Center (SOC) attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e lo accompagna nel percorso di convergenza verso gli ambienti OT, in linea con le sfide di sicurezza del settore industriale moderno IndraMind Cybersecurity, l’unità di cybersecurity […]

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IndraMind Cybersecurity protegge le infrastrutture critiche di uno dei principali gruppi siderurgici italiani con un Security Operations Center (SOC) attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e lo accompagna nel percorso di convergenza verso gli ambienti OT, in linea con le sfide di sicurezza del settore industriale moderno

IndraMind Cybersecurity, l’unità di cybersecurity di IndraMind (Indra Group), ha implementato per il Gruppo Arvedi, tra i principali produttori siderurgici italiani, un servizio di sicurezza gestita (Managed Global Security Service) attivo H24, 7 giorni su 7, che ne protegge le infrastrutture IT e lo accompagna nel percorso di convergenza verso gli ambienti OT, in linea con le sfide di sicurezza del settore industriale moderno.

L’accordo, che copre il periodo 2024-2028, prevede la gestione e la protezione dell’infrastruttura informatica delle aziende del Gruppo attraverso piattaforme SOAR (Security Orchestration, Automation and Response) e SIEM (Security Information and Event Management) che supervisionano il perimetro digitale, integrando le tecnologie di sicurezza già in uso per garantire una visibilità globale, un rilevamento efficace delle minacce e una risposta rapida e coordinata, assicurando al contempo la continuità operativa e la resilienza dei processi produttivi.

I risultati raggiunti testimoniano l’efficacia del modello adottato: ogni mese vengono gestiti e chiusi svariati eventi di sicurezza. Il servizio copre le sedi del Gruppo Arvedi sul territorio italiano, combinando la capacità di intervento di un SOC globale con un team italiano dedicato.

“Proteggere un’infrastruttura industriale complessa come quella del Gruppo Arvedi richiede un approccio che vada oltre il tradizionale perimetro IT, estendendosi ai sistemi operativi che governano la produzione. Con questo progetto dimostriamo come IndraMind Cybersecurity sia in grado di offrire una protezione integrata e continua, capace di prevenire e rilevare le minacce nelle fasi più precoci, riducendo concretamente il rischio cyber e rafforzando la resilienza complessiva del cliente”, ha dichiarato Giacomo Parravicini, Direttore di IndraMind Cybersecurity in Italia.

“Nel nostro settore la continuità operativa non è negoziabile: ogni interruzione ha un impatto diretto sulla produzione e sulla competitività. Avere la certezza di una sorveglianza costante sull’intero perimetro IT, con una gestione strutturata degli incidenti attiva 24 ore su 24, ci ha permesso di affrontare l’evoluzione delle minacce incrementando  il livello di protezione, con la flessibilità necessaria ad accompagnare la crescita del Gruppo. Il viaggio non termina e la collaborazione con IndraMind Cybersecurity è un fattore determinante, in particolare per il servizio proattivo orientato alla protezione dell’identità”, ha commentato Omar Moser, Head of Transformation del Gruppo Arvedi.

Un modello di protezione completo e scalabile

Il servizio implementato da IndraMind Cybersecurity per il Gruppo Arvedi si articola in quattro ambiti operativi integrati: la gestione dei log e il monitoraggio degli eventi di sicurezza, la gestione e il coordinamento degli incidenti, l’attività di osservatorio sulle minacce emergenti e la gestione dei dispositivi di sicurezza. Un piano strutturato e completo che consente di correlare le informazioni provenienti da fonti diverse, anticipare le minacce e orchestrare risposte rapide e coordinate.

La piattaforma tecnologica si avvale di soluzioni di mercato di ultima generazione, tra cui strumenti avanzati di orchestrazione e automazione della sicurezza, sistemi di protezione degli endpoint, soluzioni per la gestione degli accessi privilegiati e tecnologie di intelligenza artificiale per il rilevamento anche proattivo delle anomalie, garantendo una copertura completa e multi-livello.

Questo progetto conferma il posizionamento di IndraMind Cybersecurity come partner di riferimento per la protezione delle infrastrutture critiche in Italia, con un approccio che unisce capacità tecnologiche avanzate, prossimità operativa e una visione integrata della sicurezza, in linea con la propria missione di garantire sovranità tecnologica, del dato e del talento a livello europeo, nonché cybersicurezza per proteggere organizzazioni e infrastrutture, asset critici fisici e digitali, cittadini e territori.

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Indra Group e Atlassian siglano una partnership strategica in Italia https://www.datamanager.it/2026/05/indra-group-e-atlassian-siglano-una-partnership-strategica-in-italia/ Thu, 07 May 2026 12:48:12 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252695 Indra Group amplia il proprio portafoglio di soluzioni a supporto delle imprese italiane per la definizione di strategie di agilità aziendale, l’implementazione e la governance delle principali soluzioni Atlassian – tra cui Jira e Confluence – e l’integrazione con piattaforme legacy e ambienti tecnologici moderni Indra Group annuncia l’espansione in Italia della partnership con Atlassian, […]

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Indra Group amplia il proprio portafoglio di soluzioni a supporto delle imprese italiane per la definizione di strategie di agilità aziendale, l’implementazione e la governance delle principali soluzioni Atlassian – tra cui Jira e Confluence – e l’integrazione con piattaforme legacy e ambienti tecnologici moderni

Indra Group annuncia l’espansione in Italia della partnership con Atlassian, punto di riferimento globale per soluzioni di collaborazione, DevOps, gestione agile ed Enterprise Service Management. L’accordo rafforza il posizionamento di Indra Group come partner tecnologico in grado di accompagnare le organizzazioni italiane nei percorsi di trasformazione digitale e organizzativa, anche in contesti complessi e ad alta integrazione.

Grazie a questa alleanza, Indra Group amplia il proprio portafoglio di soluzioni a supporto delle imprese italiane, mettendo a disposizione competenze specialistiche e servizi avanzati per la definizione di strategie di agilità aziendale, l’implementazione e la governance delle principali soluzioni Atlassian — tra cui Jira e Confluence — e l’integrazione con piattaforme legacy e ambienti tecnologici moderni.

La collaborazione consente inoltre di offrire supporto qualificato e continuativo, basato su una visione integrata che combina esigenze di business, processi operativi e architetture IT. Un approccio che permette alle organizzazioni di migliorare la collaborazione tra team, aumentare l’efficienza operativa e governare in modo strutturato i processi di sviluppo, delivery e gestione dei servizi.

“Le imprese stanno affrontando una crescente complessità organizzativa e tecnologica, che richiede modelli operativi sempre più agili e integrati”, ha dichiarato Igino di Lello, Head of IT Strategy & Web Portals di Indra Group in Italia. “La partnership con Atlassian ci consente di accompagnare i nostri clienti in percorsi di trasformazione concreti, combinando le migliori soluzioni di collaborazione e DevOps con una profonda conoscenza dei processi di business e dei contesti enterprise”.

Con questa partnership, Indra Group in Italia conferma il proprio impegno nel promuovere eccellenza operativa, innovazione e performance, valorizzando tecnologie leader di mercato come quelle di Atlassian all’interno di modelli di trasformazione sostenibili e orientati ai risultati.

 

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Cybersecurity nella PA: tre scelte che non possiamo rimandare https://www.datamanager.it/2026/04/cybersecurity-nella-pa-tre-scelte-che-non-possiamo-rimandare/ Tue, 28 Apr 2026 14:17:21 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252420 A cura di Giacomo Parravicini, Direttore IndraMind Cybersecurity in Italia Negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione italiana ha intrapreso una corsa alla digitalizzazione senza precedenti. Il PNRR, da solo, ha attivato oltre 68.000 progetti digitali, coinvolgendo praticamente la totalità dei comuni italiani; il Piano Triennale per l’Informatica ha definito una traiettoria condivisa, e la Strategia […]

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A cura di Giacomo Parravicini, Direttore IndraMind Cybersecurity in Italia

Negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione italiana ha intrapreso una corsa alla digitalizzazione senza precedenti. Il PNRR, da solo, ha attivato oltre 68.000 progetti digitali, coinvolgendo praticamente la totalità dei comuni italiani; il Piano Triennale per l’Informatica ha definito una traiettoria condivisa, e la Strategia Cloud Italia ha posto le basi infrastrutturali del nuovo perimetro pubblico. Un’accelerazione che, fino a pochi anni fa, sarebbe stata difficile da immaginare.

A questa accelerazione, però, ne corrisponde un’altra, meno visibile e più insidiosa: quella della superficie d’attacco. Il Rapporto Clusit 2026 restituisce un quadro che dovrebbe far riflettere chiunque abbia responsabilità di servizio pubblico: nel 2025 il numero complessivo di incidenti in Italia è cresciuto del 42%, e proprio il settore governativo e della PA è tornato al primo posto tra i comparti più colpiti, con oltre il 28% degli incidenti e un balzo di dodici punti percentuali rispetto all’anno precedente. A trainare questa dinamica è soprattutto il DDoS, diventato la prima tecnica di attacco nel nostro Paese (38,5%, quasi il doppio rispetto al 2024), spesso nel quadro di campagne hacktiviste che prendono di mira proprio i servizi pubblici essenziali. Non sono numeri che riguardano il dipartimento IT: riguardano la continuità dei servizi, la fiducia dei cittadini, la stessa credibilità delle istituzioni.

È a partire da questa consapevolezza che emerge una domanda diversa. Non più se investire in cybersecurity, ma quale modello di sicurezza vogliamo costruire intorno allo Stato digitale. Uno Stato che protegge i dati e l’identità dei cittadini con la stessa serietà con cui protegge i propri confini, le proprie città. Uno Stato che garantisce continuità operativa anche sotto pressione e che fa della resilienza una promessa istituzionale, non un’eccezione gestita in emergenza. In questo passaggio, credo che le amministrazioni debbano muoversi su tre direzioni parallele.

La prima è la sicurezza by design. Per troppo tempo abbiamo trattato la cybersecurity come uno strato da aggiungere a sistemi già progettati e in esercizio. Una logica che oggi non regge più. In un perimetro pubblico fatto di cloud, identità digitali, piattaforme interoperabili e applicazioni di intelligenza artificiale, ogni componente nasce con un proprio profilo di rischio: pretendere di proteggerla a posteriori significa rincorrere. La sicurezza, di conseguenza, va progettata insieme al servizio: nei modelli di dati, nelle architetture applicative, nei flussi di accesso, nei contratti con i fornitori.

Significa adottare framework come Zero Trust, gestione adattiva delle identità, monitoraggio continuo, automazione e IA per il rilevamento delle minacce. Ma significa, soprattutto, un cambio culturale: smettere di percepire la sicurezza come un freno e iniziare a riconoscerla per quello che è, cioè la condizione che rende la velocità sostenibile nel tempo.

La seconda direzione è la sovranità tecnologica. La PA non gestisce dati come gli altri: gestisce informazioni che riguardano la vita, la salute, i diritti delle persone. In un mondo in cui le minacce si fanno più sofisticate e le tensioni geopolitiche ridisegnano equilibri che davamo per acquisiti, affidarsi a catene tecnologiche che non controlliamo diventa un rischio che il settore pubblico non può più permettersi.

Sovranità vuol dire conoscere dove risiedono i dati, chi sviluppa e manutiene le soluzioni che li proteggono e secondo quali regole. L’Europa sta costruendo un quadro normativo e industriale che va esattamente in questa direzione, e disporre di fornitori europei con tecnologie proprietarie di cybersecurity significa poter contare su un controllo reale del ciclo di vita del prodotto, sulla conformità normativa e su un’evoluzione dei servizi coerente con le priorità del nostro contesto istituzionale.

La terza direzione, forse la più sfidante, riguarda la governance. La cybersecurity nella PA non si risolve con un singolo strumento o una singola scelta tecnica: è il risultato di un coordinamento continuo tra cultura, processi, competenze e tecnologia. Il quadro normativo dei prossimi anni – AI Act, NIS2, Perimetro di Sicurezza Nazionale – sta spostando proprio qui l’asticella: chiede alle amministrazioni di passare da una conformità formale a una capacità reale di governo del rischio. Vuol dire ruoli e responsabilità chiare, metriche affidabili per misurare la postura cyber, gestione unificata di identità, accessi privilegiati e configurazioni cloud, e una formazione che renda la sicurezza una pratica diffusa, non un’eccezione affidata a pochi specialisti.

C’è un filo che tiene insieme queste tre direzioni, ed è la fiducia. La cybersecurity, nella PA, non è soltanto difesa di un perimetro: è protezione quotidiana del rapporto tra cittadino e istituzioni. Ogni servizio digitale che continua a funzionare, anche sotto attacco, è un atto di credibilità dello Stato. Ogni dato protetto è una promessa mantenuta. La fase che stiamo vivendo di trasformazione digitale non si misurerà nel numero di applicazioni rilasciate o di processi automatizzati, ma nella capacità di tenere insieme innovazione e sicurezza, velocità e responsabilità, autonomia tecnologica e sovranità europea.

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Dal rischio nascosto alla resilienza: come rendere governabili gli ecosistemi OT moderni https://www.datamanager.it/2026/04/dal-rischio-nascosto-alla-resilienza-come-rendere-governabili-gli-ecosistemi-ot-moderni/ Wed, 08 Apr 2026 12:05:45 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252043 A cura di Alessandro Frizzi, Head of Cybersecurity & Operational Technology in Italia – IndraMind Cybersecurity Negli ultimi anni, la cybersecurity OT nel settore delle utilities ha superato i confini della semplice conformità normativa o degli audit periodici. La crescente integrazione tra sistemi industriali, infrastrutture IT e servizi digitali ha reso gli ambienti operativi veri […]

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A cura di Alessandro Frizzi, Head of Cybersecurity & Operational Technology in Italia – IndraMind Cybersecurity

Negli ultimi anni, la cybersecurity OT nel settore delle utilities ha superato i confini della semplice conformità normativa o degli audit periodici. La crescente integrazione tra sistemi industriali, infrastrutture IT e servizi digitali ha reso gli ambienti operativi veri e propri ecosistemi complessi, distribuiti e altamente interconnessi, in cui la continuità del servizio dipende sempre più dalla capacità di gestire il rischio cyber in modo concreto, misurabile e sostenibile nel tempo. In questo contesto, il punto di debolezza principale non risiede solo nell’evoluzione delle minacce, ma soprattutto nel divario tra le strategie di sicurezza formalizzate e ciò che avviene realmente all’interno delle reti industriali. È proprio in questa zona di invisibilità operativa che si concentrano i rischi più critici per la resilienza degli impianti.

In infrastrutture critiche come quelle energetiche e idriche, tali vulnerabilità non riguardano solo la singola organizzazione, ma assumono una dimensione sistemica, con potenziali impatti sulla sicurezza nazionale e sulla stabilità economica.

Il quadro che emerge è quello di una maturità ancora disomogenea negli ambienti OT delle utilities.

Inoltre, le tecnologie IT (Information Technology) e OT (Operational Technology) sono state storicamente isolate l’una dall’altra. Secondo l’ultimo Osservatorio Cybersecurity – Politecnico di Milano, oltre il 70% dei budget cyber nel settore Energy italiano è stato destinato all’IT, lasciando l’OT in una posizione residuale.

A questi elementi si aggiunge una considerazione di fondo che riguarda i driver strategici della sicurezza industriale. Nelle utilities, la cybersecurity OT non è solo una misura tecnica, ma una leva per garantire la disponibilità operativa, rafforzare la sicurezza lungo tutta la catena del valore e assicurare la conformità normativa. Le differenze strutturali tra IT e OT rendono questo percorso più complesso: mentre l’IT è orientato alla confidenzialità dei dati, basato su tecnologie standardizzate, connesso a Internet e al cloud e caratterizzato da un monitoraggio diffuso, l’OT nasce con priorità diverse, incentrate sulla disponibilità e sulla continuità del processo, spesso con sistemi legacy, ambienti isolati o parzialmente segmentati e capacità di monitoraggio limitate. Questo squilibrio si riflette anche nelle minacce prevalenti, che negli ambienti industriali si traducono in impatti concreti come fermi produzione, perdita di controllo sugli impianti, compromissione di terze parti, esposizione di informazioni sensibili, frodi o richieste di riscatto con cifratura dei sistemi.

I dati di mercato confermano un livello di strutturazione della sicurezza OT non ancora pienamente consolidato: una quota significativa di organizzazioni ha subito intrusioni negli ultimi anni, molte non integrano pienamente l’OT nei processi di detection e response e solo una parte adotta strumenti avanzati di protezione degli asset industriali o svolge attività strutturate di testing. In questo contesto, la cybersecurity OT deve essere interpretata come un percorso evolutivo che si consolida attraverso architetture controllate, capacità di risposta dedicate e una gestione strutturata del rischio lungo l’intero ciclo di vita operativo e della supply chain.

Per colmare lo scarto tra strategia e operatività, è necessario tradurre i principi della sicurezza OT in capacità tecniche applicabili sul campo. Questi cinque ambiti risultano determinanti per rendere gli ambienti OT effettivamente difendibili:

Visibilità e monitoraggio

La sicurezza informatica fallisce raramente per assenza di framework o di linee guida. Più spesso, fallisce perché le organizzazioni non dispongono di una visibilità tecnica continua sulle comunicazioni industriali e sul comportamento reale degli asset di campo.

Segmentazione delle reti

In questo contesto la segmentazione delle reti OT rappresenta uno dei passaggi chiave per ridurre il rischio operativo, ma solo se interpretata correttamente. Non si tratta di ricreare isole chiuse e statiche, incompatibili con i modelli di digitalizzazione attuali, bensì di costruire un’architettura controllata, in cui ogni comunicazione abbia uno scopo noto e un perimetro definito. In questo scenario, i firewall industriali diventano strumenti di governo del processo, capaci di supportare la continuità operativa anziché ostacolarla. La segmentazione efficace non elimina il rischio, ma lo rende gestibile e misurabile.

Gestione delle vulnerabilità e delle patch

La gestione delle vulnerabilità, inoltre, non può seguire le stesse logiche dell’IT. La presenza di sistemi legacy, la necessità di garantire la disponibilità e i vincoli di processo rendono spesso impraticabile un approccio basato esclusivamente sull’aggiornamento continuo. La maturità tecnica si misura nella capacità di contestualizzare la vulnerabilità: comprendere dove si trova l’asset, quale ruolo svolge nel processo e quali comunicazioni effettua realmente. Solo così è possibile stabilire priorità corrette, applicare misure compensative efficaci o pianificare cicli di patching controllati.

Rinnovo tecnologico

Spesso sottovalutato perché strutturalmente complesso, il rinnovo tecnologico degli ambienti OT rappresenta una sfida strategica per le utilities. La presenza diffusa di sistemi legacy, progettati in epoche in cui la connettività non rappresentava un requisito primario, costituisce oggi uno dei principali fattori di esposizione al rischio.

Identità e accesso

Accessi remoti, account condivisi e privilegi eccessivi rappresentano ancora uno dei principali vettori di compromissione negli ambienti OT. In infrastrutture distribuite, dove fornitori e manutentori accedono da remoto, l’identità diventa di fatto il nuovo perimetro di sicurezza. Una gestione efficace degli accessi richiede autenticazione forte, applicazione del principio del privilegio minimo e audit periodici sugli account industriali. L’obiettivo non è limitare l’operatività, ma garantire che ogni accesso sia tracciabile, giustificato e coerente con il ruolo operativo.

Risposta agli incidenti

La difesa degli ambienti industriali non può essere affidata a modelli di monitoraggio nati esclusivamente per l’IT. Un SOC efficace in ambito OT deve essere in grado di interpretare eventi cyber e comportamenti di processo in modo integrato. Ciò significa correlare log tradizionali con traffico industriale, comprendere il linguaggio dei protocolli OT e disporre di playbook specifici per la risposta agli incidenti operativi. La rapidità di intervento è importante, ma lo è ancora di più la capacità di preservare la continuità del servizio.

Difendere gli ambienti OT significa rendere visibile, governabile e comprensibile ciò che oggi rimane nascosto nelle reti e nei processi industriali. Ma questa evoluzione non è solo tecnologica: è anche culturale e organizzativa, e richiede un investimento concreto sulle competenze.

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