infrastruttura IT – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 08 Jul 2026 22:44:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png infrastruttura IT – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Cos’è il Cloud Ibrido: guida completa all’Hybrid Cloud, tra AI, Edge Computing e Sovranità del dato https://www.datamanager.it/2026/07/cose-il-cloud-ibrido-guida-completa-allhybrid-cloud-tra-ai-edge-computing-e-sovranita-del-dato/ Wed, 08 Jul 2026 22:17:30 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254084 Il cloud ibrido è oggi il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne, combinando cloud pubblico, cloud privato ed edge computing per offrire flessibilità, sicurezza e controllo. Questa guida analizza architetture, vantaggi, casi d'uso e il ruolo strategico del cloud nell'era dell'intelligenza artificiale e della sovranità del dato.

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Il cloud ibrido è diventato il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne. Scopri come funziona, quali vantaggi offre alle aziende e perché AI, edge computing, cybersecurity e sovranità del dato stanno ridefinendo il futuro del cloud.

Il cloud ibrido è diventato il nuovo standard dell’IT enterprise

Per oltre un decennio il paradigma Cloud First ha guidato le strategie di trasformazione digitale di aziende e pubbliche amministrazioni. Spostare applicazioni e dati nel cloud pubblico rappresentava la risposta più efficace alle esigenze di scalabilità, agilità e riduzione dei costi infrastrutturali.

Oggi, però, questo modello non è più sufficiente.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, l’aumento dei requisiti normativi, la crescente attenzione alla sovranità del dato, l’esplosione dell’edge computing e la necessità di gestire workload sempre più diversificati stanno modificando profondamente il modo in cui vengono progettate le infrastrutture digitali.

Come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato a Il Cloud First non basta più: è il momento di mettere in primo piano la sovranità, oggi il vero obiettivo non consiste più nello spostare tutto nel cloud, ma nell’eseguire ogni workload nell’ambiente più adatto.

È proprio questo il principio alla base del cloud ibrido.

Che cos’è il Cloud Ibrido

Per cloud ibrido si intende un’architettura nella quale infrastrutture cloud pubbliche, cloud privati e sistemi on-premise operano come un unico ecosistema integrato.

L’obiettivo non è sostituire il data center aziendale, ma sfruttare contemporaneamente i vantaggi dei diversi ambienti.

In un’infrastruttura ibrida possono convivere:

  • data center aziendali;
  • private cloud;
  • public cloud;
  • edge computing;
  • servizi SaaS;
  • AI infrastructure.

I workload vengono distribuiti dinamicamente in funzione di prestazioni, costi, sicurezza, latenza, compliance normativa e disponibilità delle risorse GPU.

Perché il Cloud Ibrido è diventato indispensabile

Negli ultimi anni sono emersi almeno cinque fattori che rendono il cloud ibrido una scelta quasi obbligata per molte organizzazioni enterprise.

1. Sovranità del dato

La normativa europea, dal GDPR al Data Act, fino ad AI Act e NIS2, impone requisiti sempre più stringenti sulla localizzazione, sul trattamento e sul controllo dei dati.

Molte organizzazioni devono mantenere alcune informazioni all’interno di infrastrutture nazionali o private. Per questo motivo cresce l’interesse verso modelli di AI Sovereignty, nei quali cloud pubblico e infrastrutture dedicate convivono per garantire controllo, governance e libertà di scelta.

2. L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale ha modificato completamente il concetto di infrastruttura.

Durante l’addestramento dei modelli servono enormi quantità di GPU concentrate nei data center. Quando però il modello entra in produzione, prevale l’inferenza.

Come raccontiamo nell’articolo Le AI Factory non bastano: il valore dell’AI si gioca nell’inferenza all’edge, il vero valore economico dell’intelligenza artificiale nasce quando il modello risponde alle richieste degli utenti in tempo reale e non durante la fase di training.

Questo rende fondamentale distribuire la capacità di calcolo vicino ai dati.

3. Edge Computing

Sempre più dati vengono generati lontano dai grandi data center: fabbriche, ospedali, negozi, automobili connesse, reti TLC e sensori IoT producono flussi informativi continui.

Trasferire continuamente questi dati verso un cloud centrale aumenta latenza, costi e complessità. Per questo motivo il cloud ibrido integra sempre più spesso l’edge computing, consentendo di elaborare le informazioni direttamente nel punto in cui vengono prodotte.

L’inferenza distribuita rappresenta ormai uno dei principali driver evolutivi delle moderne infrastrutture AI.

4. Continuità operativa

Le aziende non possono più permettersi interruzioni dei servizi. La disponibilità delle applicazioni dipende sempre più da architetture distribuite che permettono disaster recovery, backup continuo, replica geografica e failover automatico.

Un tema strettamente collegato anche alla Identity Resilience, oggi elemento essenziale della continuità operativa e della protezione delle identità digitali.

5. Ottimizzazione dei costi

Non tutti i workload richiedono le stesse prestazioni. Le aziende distribuiscono le applicazioni scegliendo di volta in volta cloud pubblico, cloud privato, edge o data center in funzione del miglior rapporto tra costo, prestazioni e requisiti normativi.

Come funziona un’infrastruttura Hybrid Cloud

Una moderna architettura cloud ibrida è composta da diversi livelli tecnologici che devono operare in modo coordinato.

Infrastruttura fisica

Server, storage, networking e GPU costituiscono il livello fisico su cui vengono eseguiti i workload.

Virtualizzazione

Macchine virtuali, hypervisor, container e piattaforme Kubernetes consentono di astrarre le risorse e renderle disponibili in modo flessibile.

Orchestrazione

Kubernetes, OpenShift, Anthos, Amazon EKS e Azure Arc permettono di distribuire e governare applicazioni in ambienti eterogenei.

Cloud

AWS, Microsoft Azure, Google Cloud, Oracle Cloud e private cloud aziendali possono essere integrati in un unico modello operativo.

Edge

Micro data center, CDN, PoP distribuiti e gateway IoT portano la capacità di calcolo più vicino agli utenti e ai dati.

AI

Foundation model, Large Language Model, inference engine, vector database e GPU cluster richiedono infrastrutture capaci di bilanciare potenza di calcolo, prossimità ai dati e governance.

Il ruolo dello storage

Uno degli elementi più sottovalutati riguarda lo storage.

Le prestazioni reali non dipendono solamente dalla velocità degli HDD o degli SSD, ma dall’intera architettura. Come spiegato nell’approfondimento Prestazioni degli HDD: i fattori chiave che influenzano la velocità di trasferimento dati secondo Toshiba, configurazioni RAID, controller, rete e tipologia dei workload incidono in modo determinante sulle performance complessive.

Lo storage diventa quindi parte integrante della progettazione del cloud ibrido.

Cloud Ibrido e Cybersecurity

La sicurezza rappresenta uno dei principali criteri con cui viene progettata un’architettura hybrid cloud.

Le strategie moderne comprendono Zero Trust, Identity Security, XDR, CNAPP, backup immutabile ed Exposure Management.

Tra gli approfondimenti pubblicati da DataManager meritano particolare attenzione l’analisi dedicata all’Exposure Gap Report 2026, utile per comprendere il tema della prioritizzazione delle vulnerabilità, e il Technology Threat Landscape Report 2026, che analizza l’evoluzione delle minacce informatiche legate anche all’intelligenza artificiale.

Unified Communications e Cloud

Voice, video collaboration, contact center e piattaforme collaborative sono ormai servizi nativamente cloud.

Come evidenziato nello studio sul mercato delle Unified Communications, queste piattaforme rappresentano oggi vere infrastrutture digitali strategiche e stanno evolvendo grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale.

La rete è il cloud

Un’infrastruttura cloud distribuita richiede una connettività adeguata.

L’espansione della fibra FTTH costituisce uno degli elementi essenziali per sostenere la crescita dei servizi cloud, delle applicazioni AI e dei modelli distribuiti di elaborazione.

Dove sta andando il Cloud Ibrido

Le principali direttrici evolutive riguardano:

  • AI distribuita;
  • inferenza all’edge;
  • cloud sovrano;
  • orchestrazione automatica;
  • multicloud;
  • FinOps;
  • osservabilità;
  • cybersecurity integrata;
  • AI Agent.

Il cloud del futuro sarà sempre meno identificabile con un luogo fisico e sempre più con una piattaforma distribuita capace di eseguire ogni applicazione nel punto migliore della rete.

Conclusioni

Il cloud ibrido non rappresenta una fase di transizione tra data center e cloud pubblico, ma il modello operativo destinato a caratterizzare l’IT enterprise dei prossimi anni.

La convergenza tra cloud, edge computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e sovranità del dato impone infrastrutture sempre più distribuite, intelligenti e governabili.

Per le organizzazioni, la vera sfida non sarà scegliere tra cloud pubblico e privato, ma costruire un ecosistema capace di bilanciare prestazioni, sicurezza, costi e conformità normativa, portando ogni workload esattamente dove può generare il massimo valore.

FAQ sul Cloud Ibrido

Cloud ibrido e multicloud sono la stessa cosa?

No. Il multicloud indica l’utilizzo di più cloud pubblici. Il cloud ibrido integra invece cloud pubblici, cloud privati, infrastrutture on-premise ed edge computing in un unico modello operativo.

Quando conviene adottare un cloud ibrido?

Il cloud ibrido è particolarmente indicato quando l’organizzazione deve bilanciare scalabilità, controllo dei dati, compliance, resilienza e ottimizzazione dei costi.

Quali workload dovrebbero restare on-premise?

In genere restano on-premise i workload soggetti a vincoli regolatori, applicazioni mission critical, sistemi legacy difficili da migrare o dati che richiedono controllo diretto.

Qual è il rapporto tra cloud ibrido e AI?

Il cloud ibrido permette di distribuire training, inferenza, dati e modelli AI tra cloud pubblico, data center aziendali ed edge computing, scegliendo l’ambiente più efficiente per ogni fase del ciclo di vita.

Qual è la differenza tra edge computing e cloud ibrido?

L’edge computing è uno dei componenti del cloud ibrido. Porta l’elaborazione vicino al punto in cui i dati vengono generati, mentre il cloud ibrido coordina edge, cloud pubblico, cloud privato e on-premise.

Il cloud ibrido aiuta la compliance normativa?

Sì. Consente di collocare dati e workload in ambienti coerenti con requisiti di residenza del dato, sicurezza, governance e normative come GDPR, NIS2, DORA e AI Act.

Vuoi approfondire l’evoluzione delle infrastrutture digitali? Continua a seguire Data Manager per analisi, guide e approfondimenti dedicati a cloud computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e trasformazione digitale.

 

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Webinar gratuito: iperconvergenza, Software Defined Business https://www.datamanager.it/2018/11/webinar-gratuito-iperconvergenza-software-defined-business/ Mon, 26 Nov 2018 10:13:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=179498 Iperconvergenza : che cosa significa? Un Webinar gratuito ne approfondisce costi e benefici anche attraverso casi pratici come quello di Bennet Che cosa vuol dire iperconvergenza (HCI, hyperconverged infrastructure) HCI, l’ultima frontiera della virtualizzazione. Un’infrastruttura iperconvergente mescola elementi di calcolo, storage e networking in un unico framework IT, dove tutte questi aspetti vengono configurati e […]

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Iperconvergenza : che cosa significa? Un Webinar gratuito ne approfondisce costi e benefici anche attraverso casi pratici come quello di Bennet

Che cosa vuol dire iperconvergenza (HCI, hyperconverged infrastructure)

HCI, l’ultima frontiera della virtualizzazione. Un’infrastruttura iperconvergente mescola elementi di calcolo, storage e networking in un unico framework IT, dove tutte questi aspetti vengono configurati e gestiti come un tutt’uno. Nei data center moderni e nel cloud le infrastrutture raggiungono già un avanzato grado di convergenza attraverso opportuni pacchetti di software e hardware che aiutano a comporre un unico sistema da gestire, ma i singoli elementi di base sono discreti e possono essere visti separatamente. Nell’infrastruttura iperconvergente, tutti gli elementi software defined vengono governati in modo unitario nello stesso ambiente “hypervisor”. Questo porta a: una piena flessibilità e scalabilità delle risorse impiegate, una forte automazione/accelerazione in fase di deployment di una applicazione o di un servizio, alla piena adattabilità ai modelli cloud ibridi; il tutto a fronte di un carico gestionale di gran lunga inferiore.

WEBINAR

15 gennaio 2019 – ore 10:00

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Iperconvergenza : parola d’ordine “semplificare”

La semplificazione e la flessibilità si adattano meglio alle esigenze di un business digitale che richiede risorse in grado di aumentare e diminuire a piacere, in tempi estremamente rapidi. La capacità diventa funzione di nodi iperconvergenti da aggiungere e togliere. Tipicamente i carichi di lavoro più adatti all’iperconvergenza sono gli ambienti di database, il file/print service, la smart collaboration, la virtualizzazione del desktop, le grandi piattaforme Erp, l’analytics, e ovviamente il Web-serving e i grandi ambienti open source Web-facing. L’iperconvergenza, inoltre, è anche la porta di ingresso verso un nuovo concept d’ informatica: containerizzazione, serverless, microservizi edevops.

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Iperconvergenza : il caso Bennet

Il Webinar illustrerà nel dettaglio un caso pratico di applicazione. Vedremo come Bennet ha rinnovato con successo la propria infrastruttura.


#iperconvergenza il caso Bennet
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Al webinar parteciperanno Diego Zucca, lato Cisco, e Laura Roberto , lato  Maticmind, oltre al nostro moderatore, Andrea Lawendel.

È possibile effettuare la registrazione gratuita a questo link

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ORAS centralizza l’IT con agilità e continuità, virtualizzando i PC e ottimizzando la banda https://www.datamanager.it/2018/07/oras-centralizza-lit-con-agilita-e-continuita-virtualizzando-i-pc-e-ottimizzando-la-banda/ Fri, 27 Jul 2018 15:00:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152285 La struttura sanitaria gestisce gli utenti IT dell’ospedale di Cortina d’Ampezzo, a 150 chilometri di distanza, con la stessa efficacia ed efficienza di quelli della sede centrale grazie alla tecnologia Citrix e all’esperienza di Infonet Solutions S.p.A. pubblica posseduta al 98% dalla ULSS di Treviso e per il restante dal comune di Motta di Livenza, […]

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La struttura sanitaria gestisce gli utenti IT dell’ospedale di Cortina d’Ampezzo, a 150 chilometri di distanza, con la stessa efficacia ed efficienza di quelli della sede centrale grazie alla tecnologia Citrix e all’esperienza di Infonet Solutions

S.p.A. pubblica posseduta al 98% dalla ULSS di Treviso e per il restante dal comune di Motta di Livenza, l’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione (ORAS) è specializzato nella cura e nella riabilitazione cardiovascolare, neuromotoria e muscolo-scheletrica. Eroga circa 200 mila prestazioni ambulatoriali (visite specialistiche e diagnostica per immagini) all’anno e offre 150 posti letto, di cui 15 in regime di Day Hospital. Il tasso di occupazione della struttura si avvicina al 98%. Da maggio 2017, ORAS è stato incaricato dalla Regione Veneto di gestire in via transitoria anche l’ospedale Codivilla-Putti di Cortina d’Ampezzo. Già utente delle soluzioni di virtualizzazione Citrix e cliente del partner Infonet Solutions presso la sede di Motta di Livenza, ORAS aveva l’esigenza di estendere l’architettura di virtualizzazione anche al nuovo nosocomio, per poter gestire in modo centralizzato e uniforme tutte le 690 utenze totali della struttura (circa 600 a Motta e 90 a Cortina, oltre a due sedi distaccate a Valdobbiadene e Borgo Cavalli-Treviso per le sole prestazioni ambulatoriali). “Dovevamo rispondere in tempi rapidissimi, positivamente ed efficacemente alla richiesta della Regione”, racconta Andrea Pauletti, direttore amministrativo di ORAS, “ma avevamo due vincoli piuttosto pesanti: uno tecnologico, vale a dire la connessione di scarsa qualità tra le due sedi, e uno finanziario, dovuto al carattere transitorio della nostra gestione e quindi all’impossibilità di affrontare investimenti importanti”.

Un’implementazione rapida e indolore

Affidandosi di nuovo alla tecnologia Citrix e alla competenza di Infonet Solutions, ORAS analizza la situazione iniziale dell’infrastruttura IT dell’ospedale di Cortina, constatando l’obsolescenza del parco desktop, costituito prevalentemente da PC dotati di Windows XP, e la debolezza della connessione a Internet, un’Adsl di tipo domestico da 2Mbps. “Avevamo la necessità di muoverci rapidamente per uniformare l’infrastruttura e le prestazioni di Cortina a quelle di Motta di Livenza”, dice Fabio Bassotto, IT manager di ORAS, “non potevamo infatti permetterci né tempi di latenza eccessivi per i circa 80 utenti del nuovo ospedale né una gestione IT non uniforme tra le diverse sedi”. ORAS e Infonet Solutions decidono quindi di implementare e utilizzare due collegamenti MPLS a 8 Mbps (il massimo ottenibile tra due località distanti 150 chilometri e inserite in un territorio montuoso), le cui prestazioni (in particolare l’eccessiva latenza) necessitavano però di una soluzione per il bilanciamento e l’ottimizzazione della banda, oltre che della possibilità di gestire il failover per assicurare la continuità operativa. Per questo, vengono acquistati due apparati Citrix SD-WAN 2000-100 Enterprise Edition, oltre a un dispositivo di storage per garantire il disaster recovery.

A Cortina come se si fosse in sede

In un solo mese, per rispettare i tempi richiesti dalla Regione Veneto, l’IT di ORAS insieme al personale di Infonet Solutions provvede a virtualizzare le postazioni di lavoro presenti (utilizzando i vecchi PC di Cortina senza doverne acquistare di nuovi risparmiando quindi soldi pubblici), a installare le applicazioni software già usate nella sede principale e a connettere i due ospedali con prestazioni tali da assicurare agli operatori di Cortina la stessa esperienza utente dei dipendenti in forza a Motta di Livenza, gestendo il tutto in modo centralizzato sia sul fronte IT che su quello amministrativo.

“I nuovi utenti di Cortina”, spiega Bassotto, “sono tutti power-user, perché operano alle casse, alla direzione sanitaria, nell’amministrazione. Devono quindi avere bassi tempi di latenza e una continuità di servizio garantita. La latenza iniziale delle due linee MPLS era di 300 millisecondi, per questo si è resa necessaria l’implementazione dei due apparati per il bilanciamento e l’ottimizzazione. Sul fronte della gestione, tutto viene monitorato dalla sede centrale di Motta di Livenza. Tra i dati più significativi di questi mesi di attività ci sono alternativamente i numerosi fail di entrambe le linee, che però il sistema riesce sempre a risolvere senza che gli utenti in remoto si accorgano di nulla”.  

Il futuro è la condivisione dei dati in sicurezza 

Soddisfatti dell’infrastruttura virtualizzata già presente (presso la sede di Motta di Livenza il parco macchine è formato da flessibili e sicuri thin client), i manager di ORAS, dopo aver gestito con successo l’affidamento dell’ospedale di Cortina, stanno pensando di estendere le funzionalità di virtualizzazione dei desktop e condivisione delle informazioni ricorrendo alle funzioni Citrix per la content collaboration e il file sharing.

“Abbiamo la necessità di richiedere una second opinion ad altre strutture sanitarie, in particolare il nostro riferimento per questo genere di attività è l’ospedale di Denver, negli USA”, spiega Pauletti, “ma dobbiamo farlo nel pieno rispetto delle nuove regole GDPR”. “Le tecnologie utilizzate fino a oggi sono state Dropbox o WeTransfer”, gli fa eco Bassotto, “che però non sono più conformi alle normative. Con Citrix ShareFile corredato da un firewall per proteggere gli accessi, il dato sensibile resterà sui nostri server, inviando ai medici di Denver solo un link e rispettando così le nuove regole europee sulla privacy.

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Hybrid IT, c’è la sfida dei dati sul percorso delle aziende europee https://www.datamanager.it/2018/05/hybrid-it-ce-la-sfida-dei-dati-sul-percorso-delle-aziende-europee/ Tue, 22 May 2018 08:57:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148061 La gestione dei dati in ambienti IT ibridi – con particolare riferimento a protezione, sicurezza e compliance – sta trasformandosi nella principale criticità aziendale. “Non Solo Cloud”, il nuovo roadshow di Aruba in collaborazione con IDC Il trend di adozione di infrastrutture IT ibride (mix di tecnologie e servizi on-premise, legacy e cloud) e multicloud (mix […]

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La gestione dei dati in ambienti IT ibridi – con particolare riferimento a protezione, sicurezza e compliance – sta trasformandosi nella principale criticità aziendale. “Non Solo Cloud”, il nuovo roadshow di Aruba in collaborazione con IDC

Il trend di adozione di infrastrutture IT ibride (mix di tecnologie e servizi on-premise, legacy e cloud) e multicloud (mix di cloud diversi di più fornitori) è destinato ad accelerare notevolmente anche in Europa, evidenziano le ultime analisi pubblicate da IDC.

Al momento, il 30% circa delle aziende europee ha in essere un ambiente IT ibrido, di cui poco meno di un terzo – il 9% del totale – multicloud ready, sottolinea IDC. Entro il 2019, un altro 30% di imprese europee adotterà una di queste due opzioni, prevede IDC.

Teoricamente, tutte le aziende europee possono nel giro di pochi anni arrivare a utilizzare servizi IT ibridi. Per farlo, è però necessario un approccio più strategico ai processi e all’architettura dei data center, e soprattutto nuove capacità e competenze per garantire la portabilità delle applicazioni, l’ottimizzazione dei workload e la gestione dei dati attraverso ambienti cloud e non cloud.

Proprio la gestione dei dati in ambienti IT ibridi – con ciò intendendo soprattutto le attività di protezione, sicurezza e compliance, di integrazione e migrazione, di governance e orchestrazione – sta trasformandosi nella principale criticità per gran parte delle aziende. La crescita esplosiva dei dati (IoT, device mobili, utenti digitali), la proliferazione dei tipi (da non strutturati a strutturati), la diversificazione dei repository (cloud, data center), le nuove normative (GDPR) e infine la necessità di trasformare il dato grezzo in informazione e quindi in leva competitiva e decisionale, tutto questo sta ponendo sotto enorme pressione i CIO, chiamati nel contempo a ottimizzare i costi del cloud e a rendere i processi più agili.

Stando a una recente indagine condotta da IDC in Europa, il 49% delle aziende cita la protezione dei dati (backup, recovery e business continuity) al primo posto tra le principali sfide che dovranno essere affrontate nei prossimi 12-18 mesi nel percorso di migrazione ad ambienti IT ibridi e multicloud. Al secondo posto, per il 43% delle imprese, la sicurezza e la compliance.

Parlare di questa duplice sfida e soprattutto di come affrontarla è l’obiettivo di un nuovo roadshow organizzato da Aruba in collaborazione con IDC. Dal titolo Non solo cloud – L’infrastruttura del futuro sarà un mix unico di traditional e digital: scalabile, flessibile e sicura, il roadshow toccherà l’intero territorio in 3 tappe: il 19 giugno a Bari, il 26 giugno a Firenze, e il 25 settembre a Torino.

L’incontro sarà l’occasione per i CIO italiani di un confronto diretto su tre temi: la protezione dei dati (backup e disaster recovery) nei nuovi ambienti ibridi; la gestione del legacy nell’era cloud; come realizzare un hybrid IT che si adatti alle esigenze aziendali.

“La trasformazione digitale sta avendo un profondo impatto sulle priorità dei CIO anche in tema di data center operation, forzandoli a passare da un approccio fortemente focalizzato sul controllo dei costi a un approccio orientato al miglioramento di sicurezza e compliance da un lato e delle capability di DR/high-availability dall’altro”, sottolinea Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia e chairman del roadshow. “Obiettivo principale è quello di creare un ambiente IT agile, flessibile, scalabile e soprattutto ‘up&running 7X24’, in grado di supportare e indirizzare un business sempre più esigente in termini di time-to-market”.

“La protezione dei dati è certamente il tema più discusso in questo 2018, segnato da un’impennata nella richiesta di soluzioni di disaster recovery, business continuity e backup”, aggiunge Stefano Sordi, CMO di Aruba. “Merito anche del GDPR, che pone questioni molto rilevanti in termini di protezione del dato, non solo in termini di tutela della privacy ma anche al fine di evitarne la perdita, garantirne la disponibilità in qualsiasi momento, la portabilità e la localizzazione. La legge rappresenta un grande passo avanti, perché la Comunità Europea è stata davvero pioniera sul tema del trattamento dei dati personali, stabilendo dei principi fondamentali per l’identità delle persone”.

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Pulizie di primavera per la rete aziendale https://www.datamanager.it/2018/03/pulizie-di-primavera-per-la-rete-aziendale-2/ Mon, 26 Mar 2018 17:00:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144431 La primavera è il periodo ideale per fare le grandi pulizie – non solo in ambito domestico, ma anche in ufficio. G DATA fornisce alcuni spunti per ottimizzare la sicurezza dell’infrastruttura IT Le prime giornate primaverili soleggiate inducono molti a ripulire a fondo la propria abitazione. Una buona abitudine anche per gli amministratori di sistema, […]

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La primavera è il periodo ideale per fare le grandi pulizie – non solo in ambito domestico, ma anche in ufficio. G DATA fornisce alcuni spunti per ottimizzare la sicurezza dell’infrastruttura IT

Le prime giornate primaverili soleggiate inducono molti a ripulire a fondo la propria abitazione. Una buona abitudine anche per gli amministratori di sistema, che avrebbero così l’occasione di controllare a fondo perimetro e processi aziendali. A supporto delle risorse deputate alla gestione dell’infrastruttura IT aziendale, G DATA ha stilato un breve elenco di misure che, qualora implementate, aumentano significativamente il livello di sicurezza della società.

Le prime giornate davvero soleggiate fanno luce anche sugli angoli più bui delle nostre abitazioni, mettendo in mostra quanto abbiamo magari trascurato durante l’inverno e invitandoci a porvi rimedio. Lo stesso dovrebbe accadere a livello aziendale, sebbene l’infrastruttura IT e le applicazioni in uso necessitino di un tipo di pulizia differente. Per chi non ha potuto provvedere già all’inizio dell’anno alla messa a punto dei sistemi IT, la primavera è un’eccellente occasione per rimettersi in pari, e anche velocemente!

“La sicurezza IT di una società deve essere pensata come processo” spiega Tim Berghoff, G DATA Security Evangelist. “È buona prassi controllare attentamente l’infrastruttura esistente con una certa frequenza e implementare una serie di provvedimenti per evitare il verificarsi di problemi significativi”.

  • Controllare i domini Active Directory: capita sovente di lasciare attivi account di impiegati che hanno lasciato l’azienda da tempo. La possibilità che questi account, obsoleti ma attivi, vengano utilizzati abusivamente per accedere alla rete aziendale è tutt’altro che remota. Prevenirne l’abuso in realtà è piuttosto semplice. Se per qualche ragione non è possibile eliminare l’account, questo andrebbe per lo meno disabilitato. Dal momento che non è consigliabile cancellare informazioni aziendali, gli account degli ex impiegati dovrebbero sempre essere disabilitati e spostati in un’unità organizzativa corrispondente.
  • Monitorare lo spazio di archiviazione: i dischi rigidi hanno una capacità e prestazioni sufficienti in previsione dell’aumento dei dati del 2018? Un sistema per il monitoraggio della rete può dare indicazioni al riguardo. Il modulo monitora costantemente l’infrastruttura e informa gli amministratori tempestivamente su eventuali minacce alla continuità del servizio di server, client e periferiche.
  • Carico della rete: monitorare la rete può essere utile anche per controllarne l’attività, alla ricerca di indicatori di eventuali compromissioni. Tra questi sono inclusi anche software potenzialmente dannosi, che potrebbero stabilire un collegamento con l’ambiente esterno all’insaputa dell’IT Manager.
  • Preparare e testare i backup: è stato implementato un piano di backup omnicomprensivo? Forse nel 2017 sono stati aggiunti archivi o sistemi non ancora integrati nel backup aziendale. E’ certo che i backup pianificati funzionino correttamente? Un test può confermare la bontà e la completezza del piano di backup adottato e garantire una notevole riduzione dello stress in caso di emergenza.
  • Aggiornare i client: anche controllare l’inventario dei software in uso sulle diverse macchine può essere utile. Un sistema di Patch Management fornisce una panoramica dei programmi installati e delle sue versioni – senza la necessità di installare ulteriori applicazioni, qualora tale modulo sia integrato in una soluzione per la sicurezza IT. Avvalersene assicura agli amministratori una visione d’insieme e, secondariamente, consente di prendere tempestivamente decisioni sull’implementazione di eventuali misure di sicurezza – come la distribuzione delle patch o l’eliminazione di software problematici.
  • Verificare i permessi dell’utente: non tutti gli utenti necessitano di accedere a qualsiasi risorsa presente sulla rete. Chi dispone di permessi più estesi di quanto effettivamente necessario per lo svolgimento del proprio lavoro potrebbe inavvertitamente compromettere la sicurezza, per esempio in caso di infezione con malware che violano le credenziali o si procurano accesso alla rete abusando dei permessi ascritti all’utente. Questi casi palesano quanto sia importante disporre di linee guida intelligibili per la gestione degli accessi. Uno strumento di Policy Management, come quello disponibile nelle soluzioni business di G DATA, può essere d’aiuto, anche in termini di compliance.
  • Disattivare le porte USB: Molti dispositivi USB vengono riconosciuti automaticamente e configurati come dispositivi di archiviazione. Molti utenti sono ancora inconsapevoli del fatto che anche lo stick USB più degno di fiducia, perché magari prestata da un amico o collega, può invece essere la chiave per infiltrare malware nella rete aziendale. Per questa ragione gli IT manager dovrebbero valutare se e su quali macchine o per quale utente o gruppo di utenti le porte USB vadano attivate o disabilitate. Anche in questo caso un policy manager può supportare l’amministratore IT nell’impostazione di permessi specifici.
  • Corsi di formazione per la sicurezza IT: Gli attacchi cyber possono andare rapidamente a buon fine se lo staff corre rischi inutili lavorando al PC o su dispositivo mobile perché non sufficientemente informato. Basta cliccare su un link di una mail di spam o aprire un allegato. Per sensibilizzare il personale alle attuali minacce per la sicurezza IT è estremamente raccomandabile condurre corsi di formazione con una certa regolarità.

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Pulizie di primavera per la rete aziendale https://www.datamanager.it/2018/03/pulizie-di-primavera-per-la-rete-aziendale/ Thu, 22 Mar 2018 14:01:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144185 La primavera è il periodo ideale per fare le grandi pulizie – non solo in ambito domestico, ma anche in ufficio. G DATA fornisce alcuni spunti per ottimizzare la sicurezza dell’infrastruttura IT Le prime giornate primaverili soleggiate inducono molti a ripulire a fondo la propria abitazione. Una buona abitudine anche per gli amministratori di sistema, […]

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La primavera è il periodo ideale per fare le grandi pulizie – non solo in ambito domestico, ma anche in ufficio. G DATA fornisce alcuni spunti per ottimizzare la sicurezza dell’infrastruttura IT

Le prime giornate primaverili soleggiate inducono molti a ripulire a fondo la propria abitazione. Una buona abitudine anche per gli amministratori di sistema, che avrebbero così l’occasione di controllare a fondo perimetro e processi aziendali. A supporto delle risorse deputate alla gestione dell’infrastruttura IT aziendale, G DATA ha stilato un breve elenco di misure che, qualora implementate, aumentano significativamente il livello di sicurezza della società.

Le prime giornate davvero soleggiate fanno luce anche sugli angoli più bui delle nostre abitazioni, mettendo in mostra quanto abbiamo magari trascurato durante l’inverno e invitandoci a porvi rimedio. Lo stesso dovrebbe accadere a livello aziendale, sebbene l’infrastruttura IT e le applicazioni in uso necessitino di un tipo di pulizia differente. Per chi non ha potuto provvedere già all’inizio dell’anno alla messa a punto dei sistemi IT, la primavera è un’eccellente occasione per rimettersi in pari, e anche velocemente!

“La sicurezza IT di una società deve essere pensata come processo” spiega Tim Berghoff, G DATA Security Evangelist. “È buona prassi controllare attentamente l’infrastruttura esistente con una certa frequenza e implementare una serie di provvedimenti per evitare il verificarsi di problemi significativi”.

  • Controllare i domini Active Directory: capita sovente di lasciare attivi account di impiegati che hanno lasciato l’azienda da tempo. La possibilità che questi account, obsoleti ma attivi, vengano utilizzati abusivamente per accedere alla rete aziendale è tutt’altro che remota. Prevenirne l’abuso in realtà è piuttosto semplice. Se per qualche ragione non è possibile eliminare l’account, questo andrebbe per lo meno disabilitato. Dal momento che non è consigliabile cancellare informazioni aziendali, gli account degli ex impiegati dovrebbero sempre essere disabilitati e spostati in un’unità organizzativa corrispondente.
  • Monitorare lo spazio di archiviazione: i dischi rigidi hanno una capacità e prestazioni sufficienti in previsione dell’aumento dei dati del 2018? Un sistema per il monitoraggio della rete può dare indicazioni al riguardo. Il modulo monitora costantemente l’infrastruttura e informa gli amministratori tempestivamente su eventuali minacce alla continuità del servizio di server, client e periferiche.
  • Carico della rete: monitorare la rete può essere utile anche per controllarne l’attività, alla ricerca di indicatori di eventuali compromissioni. Tra questi sono inclusi anche software potenzialmente dannosi, che potrebbero stabilire un collegamento con l’ambiente esterno all’insaputa dell’IT Manager.
  • Preparare e testare i backup: è stato implementato un piano di backup omnicomprensivo? Forse nel 2017 sono stati aggiunti archivi o sistemi non ancora integrati nel backup aziendale. E’ certo che i backup pianificati funzionino correttamente? Un test può confermare la bontà e la completezza del piano di backup adottato e garantire una notevole riduzione dello stress in caso di emergenza.
  • Aggiornare i client: anche controllare l’inventario dei software in uso sulle diverse macchine può essere utile. Un sistema di Patch Management fornisce una panoramica dei programmi installati e delle sue versioni – senza la necessità di installare ulteriori applicazioni, qualora tale modulo sia integrato in una soluzione per la sicurezza IT. Avvalersene assicura agli amministratori una visione d’insieme e, secondariamente, consente di prendere tempestivamente decisioni sull’implementazione di eventuali misure di sicurezza – come la distribuzione delle patch o l’eliminazione di software problematici.
  • Verificare i permessi dell’utente: non tutti gli utenti necessitano di accedere a qualsiasi risorsa presente sulla rete. Chi dispone di permessi più estesi di quanto effettivamente necessario per lo svolgimento del proprio lavoro potrebbe inavvertitamente compromettere la sicurezza, per esempio in caso di infezione con malware che violano le credenziali o si procurano accesso alla rete abusando dei permessi ascritti all’utente. Questi casi palesano quanto sia importante disporre di linee guida intelligibili per la gestione degli accessi. Uno strumento di Policy Management, come quello disponibile nelle soluzioni business di G DATA, può essere d’aiuto, anche in termini di compliance.
  • Disattivare le porte USB: Molti dispositivi USB vengono riconosciuti automaticamente e configurati come dispositivi di archiviazione. Molti utenti sono ancora inconsapevoli del fatto che anche lo stick USB più degno di fiducia, perché magari prestata da un amico o collega, può invece essere la chiave per infiltrare malware nella rete aziendale. Per questa ragione gli IT manager dovrebbero valutare se e su quali macchine o per quale utente o gruppo di utenti le porte USB vadano attivate o disabilitate. Anche in questo caso un policy manager può supportare l’amministratore IT nell’impostazione di permessi specifici.
  • Corsi di formazione per la sicurezza IT: Gli attacchi cyber possono andare rapidamente a buon fine se lo staff corre rischi inutili lavorando al PC o su dispositivo mobile perché non sufficientemente informato. Basta cliccare su un link di una mail di spam o aprire un allegato. Per sensibilizzare il personale alle attuali minacce per la sicurezza IT è estremamente raccomandabile condurre corsi di formazione con una certa regolarità.

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Dell EMC con Immobiliare.it per una continua innovazione dell’infrastruttura https://www.datamanager.it/2018/03/dell-emc-immobiliare-it-continua-innovazione-dellinfrastruttura/ Fri, 09 Mar 2018 13:07:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143144 Il primo portale immobiliare in Italia ha scelto i server Dell EMC per continuare a guidare l’evoluzione del mercato immobiliare Immobiliare.it è il portale di riferimento in Italia per il mercato immobiliare e ha scelto di trasformare l’infrastruttura IT per supportare la crescita del proprio business. Con l’utilizzo di tecnologia di elaborazione ad alte prestazioni, […]

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Il primo portale immobiliare in Italia ha scelto i server Dell EMC per continuare a guidare l’evoluzione del mercato immobiliare

Immobiliare.it è il portale di riferimento in Italia per il mercato immobiliare e ha scelto di trasformare l’infrastruttura IT per supportare la crescita del proprio business. Con l’utilizzo di tecnologia di elaborazione ad alte prestazioni, facile da gestire, Immobiliare.it – che è stato pioniere in Italia nella digitalizzazione delle vendite immobiliari –  potrà contare su un nuovo data center a Roma basato sulla tecnologia Dell EMC.

Dal 2005 – data di lancio di Immobilare.it – la crescita della società è stata costante e l’esigenza di disporre di una nuova infrastruttura per il data center in grado di supportare le applicazioni di business e il crescente volume di traffico gestito ha portato all’avvio del nuovo data center, realizzato in collaborazione con Dell EMC e il partner Bagnetti Sistemi, attraverso l’implementazione dei server Dell EMC PowerEdge. Grazie al potenziamento delle performance IT garantite dalla nuova piattaforma, Immobiliare.it potrà supportare al meglio i sempre più numerosi clienti che accedono al portale gestendo in maniera ottimale gli annunci immobiliari. Inoltre, le soluzioni di Dell EMC per lo storage e per il back up adottate da Immobiliare.it garantiscono l’affidabilità ideale per la protezione dei dati, ovunque essi risiedano.

Nel processo di trasformazione del proprio IT, Immobiliare.it ha consolidato l’infrastruttura di data center, ottimizzando il numero dei server (del 66,5%) grazie alle più elevate prestazioni fornite dalla tecnologia Dell EMC PowerEdge.

“Questo ci consentirà di espandere in futuro il numero dei nostri server e raddoppiare la capacità di elaborazione nei prossimi anni”, ha commentato Aldo Armiento, Chief Technology Officer di Immobiliare.it.

“I server PowerEdge rappresentano le basi del data center moderno e, insieme ai nostri partner, vogliamo supportare i nostri clienti a raggiungere nuovi importanti obiettivi di business grazie al processo di trasformazione IT”, ha aggiunto Giampaolo Mischi Sales Director Commercial Private di Dell EMC.

Il ruolo del partner Bagnetti Sistemi è stato fondamentale in tutta la fase di implementazione dei nuovi server e il personale IT ha accresciuto la propria produttività ricorrendo a Dell OpenManage Essentials per l’automazione delle attività di gestione dei server. Inoltre, il team IT utilizza il servizio SupportAssist, per una gestione proattiva dei server.

“Grazie a questi strumenti, siamo in grado di focalizzare maggiori risorse su attività strategiche a livello di business e concentrarci sullo sviluppo web per migliorare i servizi rivolti ai nostri clienti”; ha concluso Armiento.

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SDX: così l’infrastruttura IT diventa un servizio https://www.datamanager.it/2018/02/sdx-cosi-linfrastruttura-it-diventa-un-servizio/ Fri, 16 Feb 2018 08:58:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141252 Entro il 2019, l’esigenza di maggiore agilità ed efficienza spingerà le aziende che si stanno trasformando digitalmente a migrare oltre il 50% della propria infrastruttura IT a un modello software-defined, prevede IDC. Il 21 marzo a Milano l’IDC Software-Defined Everything Conference 2018 La rivoluzione digitale sta obbligando le imprese a cambiare il modo di concepire l’IT aziendale, modernizzando […]

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Entro il 2019, l’esigenza di maggiore agilità ed efficienza spingerà le aziende che si stanno trasformando digitalmente a migrare oltre il 50% della propria infrastruttura IT a un modello software-defined, prevede IDC. Il 21 marzo a Milano l’IDC Software-Defined Everything Conference 2018

La rivoluzione digitale sta obbligando le imprese a cambiare il modo di concepire l’IT aziendale, modernizzando l’infrastruttura, realizzando un’organizzazione data-centrica ed erogando servizi IT più flessibili. Un nuovo approccio all’architettura IT aziendale sta quindi emergendo come indispensabile, per tenere il passo con il crescente volume delle informazioni da elaborare e per aumentare l’efficienza delle risorse infrastrutturali e il loro grado di orchestrazione. Il tutto per gettare le basi di una vera e propria azienda multicloud-ready.

Entro il 2019, l’esigenza di maggiore agilità, efficienza e integrazione spingerà le aziende che si stanno trasformando digitalmente a migrare oltre il 50% della propria infrastruttura IT (centrale e periferica) a un modello software-defined, prevede IDC.

Se le tradizionali architetture data center si sono rivelate adeguate fino a qualche tempo fa per gestire ambienti on-premise caratterizzati da applicazioni client/server, storage fisico e reti on-site, le cose sono sensibilmente cambiate con l’avvento delle nuove generazioni di applicazioni che – risultando virtualizzate, containerizzate o basate su cloud – richiedono maggiore agilità, automazione e gestibilità. Da silos di tecnologie e processi si sta quindi passando a sistemi convergenti e ambienti cloud ibridi disegnati per scalare sia verso l’alto sia orizzontalmente per supportare nuovi workload e garantire più controllo e flessibilità, senza impattare sui costi.

Per fare ciò, tutti gli elementi principali dell’infrastruttura – dalle componenti di elaborazione allo storage, dal networking alle reti geografiche – vengono astratti e distribuiti sotto forma di software automatizzato basato su policy. Potenzialmente, tutta l’infrastruttura IT aziendale – in primis il data center – può essere virtualizzata e quindi fornita come un servizio, realizzando così la promessa del software-defined everything (SDX) e del multicloud.

Astraendo e virtualizzando non più soltanto le risorse computazionali ma anche le componenti di storage, networking e sicurezza, le tecnologie software-defined offrono ai CIO più controllo e affidabilità, minor tempo di deployment delle applicazioni, semplificazione delle operazioni, e infine una riduzione dei costi (Capex ed Opex) grazie ad hardware più standard.

IDC si aspetta che il modello SDX diventerà lo standard de facto per le infrastrutture IT e per il disegno, rilascio e consumo dei dati. Già nel corso del 2018, prevede IDC, il 75% dei nuovi acquisti in ambito data center sarà proprio influenzato dalle tecnologie software-defined.

Verso l’azienda multicloud-ready è il sottotitolo dell’IDC Software-Defined Everything Conference 2018 che IDC Italia organizza il 21 marzo a Milano, presso l’Hotel Melià, per esplorare in che modo automazione, virtualizzazione, ottimizzazione delle infrastrutture ICT cambiano il modo di lavorare, abilitano nuovi modelli operativi e sostengono la competitività delle imprese che devono adattarsi a cambiamenti continui.

CIO di importanti aziende italiane porteranno la loro testimonianza insieme agli analisti di IDC e ai principali vendor impegnati su questo fronte. “Le aziende dovranno presto rendere più snelle le loro reti, affrontare nuove problematiche di sicurezza e far crescere le loro infrastrutture tecnologiche per poter continuare a essere parte dell’economia digitale”, sottolinea Daniela Rao, senior director research and consulting di IDC Italia.

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Mediobanca Innovation Services e IBM siglano un accordo per la gestione dell’infrastruttura IT https://www.datamanager.it/2018/01/mediobanca-innovation-services-ibm-siglano-un-accordo-la-gestione-dellinfrastruttura-it/ Fri, 12 Jan 2018 18:00:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138869 L’intesa pluriennale tra la società di servizi del Gruppo Mediobanca e IBM garantirà lo sviluppo di una infrastruttura IT agile, integrata e con i più alti standard di sicurezza Mediobanca Innovation Services (MIS) – la Società di Servizi del Gruppo Mediobanca – e IBM hanno siglato un accordo pluriennale per la gestione dei servizi infrastrutturali […]

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L’intesa pluriennale tra la società di servizi del Gruppo Mediobanca e IBM garantirà lo sviluppo di una infrastruttura IT agile, integrata e con i più alti standard di sicurezza

Mediobanca Innovation Services (MIS) – la Società di Servizi del Gruppo Mediobanca – e IBM hanno siglato un accordo pluriennale per la gestione dei servizi infrastrutturali IT e della sicurezza informatica delle Società del Gruppo Mediobanca. Secondo l’accordo, IBM prenderà in carico la gestione dell’infrastruttura IT, dei workplace degli utenti – incluso il service desk -, dei sistemi periferici IT e della connettività dati verso le Società del Gruppo. Inizia così un percorso di consolidamento, ottimizzazione e innovazione finalizzato alla creazione di un ambiente IT ibrido e integrato.

L’evoluzione del contesto di business e il rapido mutamento dei trend tecnologici impongono un aggiornamento continuo delle strategie e dei modelli operativi IT. Alla luce di questi presupposti, l’accordo siglato con IBM ha l’obiettivo, per Mediobanca, di garantire una partnership strategica in ambito tecnologico in grado di supportare il percorso di crescita del Gruppo.

MIS, guidata dall’Amministratore Delegato Marco Pozzi (Chief Operating Officer di Mediobanca), continuerà a supervisionare le attività sopra menzionate con l’obiettivo di confermare e migliorare gli standard qualitativi dell’infrastruttura tecnologica al servizio del Gruppo, garantendo la massima efficienza e sicurezza nella risposta alle esigenze del business.

L’accordo si colloca nell’area dei servizi di Data Center Outsourcing e di Infrastructure Services, che rappresenta un business strategico per IBM, gestito attraverso la divisione Global Technology Services, guidata in Italia dal General Manager Stefano Rebattoni.

IBM ha infatti alle spalle una ricca storia di gestione e trasformazione delle infrastrutture IT di importanti organizzazioni internazionali e italiane, in particolare nel settore dei servizi finanziari, sviluppata attraverso l’ottimizzazione dei loro ambienti IT e l’integrazione con il cloud e le funzioni di business. Grazie alle proprie tecnologie, competenze ed esperienze, IBM supporterà le Società del Gruppo Mediobanca nella loro trasformazione digitale facendo leva su una infrastruttura open, agile, predisposta all’evoluzione in cloud e in grado di abilitare soluzioni di analytics e servizi di cognitive computing.

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Intrum affida a Fujitsu un contratto per l’outsourcing globale dell’IT https://www.datamanager.it/2018/01/intrum-affida-fujitsu-un-contratto-loutsourcing-globale-dellit/ Tue, 09 Jan 2018 14:26:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138537 Fujitsu firma un contratto per sette anni con Intrum, uno dei più importanti gruppi di servizi per la gestione del credito Intrum, il principale gruppo europeo di servizi per la gestione del credito, ha firmato con Fujitsu un contratto per l’outsourcing dell’infrastruttura IT valido sette anni. L’accordo riguarda 23 Paesi nei quali Fujitsu fornirà servizi […]

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Fujitsu firma un contratto per sette anni con Intrum, uno dei più importanti gruppi di servizi per la gestione del credito

Intrum, il principale gruppo europeo di servizi per la gestione del credito, ha firmato con Fujitsu un contratto per l’outsourcing dell’infrastruttura IT valido sette anni. L’accordo riguarda 23 Paesi nei quali Fujitsu fornirà servizi IT in outsourcing completo, comprensivi di gestione data center, cloud e IT ibrido, sicurezza, service desk 24/7 e assistenza agli utenti finali per oltre 8.000 utenti. Il contratto ha un valore iniziale nella fascia dei 100 milioni di euro.

Intrum è stata costituita nel giugno 2017 a seguito della fusione tra Intrum Justitia e Lindorff ed è leader europeo del mercato dei servizi per la gestione del credito con oltre 100.000 clienti. Razionalizzare e modernizzare le infrastrutture IT in tutte le aree geografiche e le business unit è stato un elemento fondamentale nel consolidamento di Intrum.

Intrum ha scelto Fujitsu come partner IT sulla base di una collaborazione già in atto nell’ambito dei servizi in outsourcing per l’infrastruttura IT di Lindorff. In particolare, Fujitsu erogherà i servizi richiesti secondo il proprio approccio human-centric facendo leva sulle sue capacità globali, sull’ininterrotta innovazione strategica e sulle comprovate competenze maturate nell’automazione avanzata e nella gestione combinata delle tecnologie Internet of Things e della periferia della rete. Affidando la propria infrastruttura IT in outsourcing a Fujitsu, Intrum ottiene la flessibilità necessaria per poter crescere di scala secondo necessità. Intrum considera un’infrastruttura IT efficace come un componente essenziale per poter accelerare la propria crescita globale, incrementare l’efficienza e ridurre i costi della manutenzione IT ordinaria.

Come previsto dal contratto, Fujitsu fornirà un servizio in outsourcing su scala completa comprensivo del proprio service desk di nuova generazione che si avvale dell’intelligenza artificiale per aiutare a identificare le cause sottostanti le problematiche IT ed evitare che possano riproporsi.

Cathrine Klouman, COO di Intrum, ha dichiarato: “La nostra mission è quella di aiutare le aziende ad avere successo avendo cura dei loro clienti, e naturalmente mettendo a disposizione soluzioni studiate per migliorare il cash flow e rendere possibile una redditività a lungo termine. Come leader di mercato nei servizi per la gestione del credito ci avvaliamo di una potente infrastruttura IT che garantisce i massimi livelli di agilità, disponibilità e sicurezza. Fujitsu ha dimostrato di possedere capacità di questo genere nel corso della collaborazione con Lindorff. La recente fusione ha creato opportunità di crescita e ottimizzazione, oltre ad aver esteso la nostra presenza geografica. L’accordo con Fujitsu getta le fondamenta di un aumento dell’efficienza nei nostri servizi IT facendo leva sui vantaggi di scala e di competenze che riceveremo attraverso questa partnership”.

Conway Kosi, SVP e Head of Managed Infrastructure Services, EMEIA di Fujitsu, ha commentato: “Quando si tratta di creare nuovo valore incorporando processi sia dell’intelligent edge che dell’Internet of Things all’interno dei normali processi di business quotidiani Fujitsu si trova un passo davanti ad altri. La scelta di Intrum di affidarci la gestione e la crescita organica della propria infrastruttura IT ne è una testimonianza”.

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