Italia – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 13:49:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Italia – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Ti trasferiresti in Italia per lavoro e carriera? https://www.datamanager.it/2018/07/ti-trasferiresti-in-italia-per-lavoro-e-carriera/ Wed, 18 Jul 2018 16:30:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151641 Secondo l’ultima Survey internazionale di ADP, l’Italia non è tra le prime mete scelte per chi vuole fare carriera all’estero. Per i tedeschi veniamo dopo Asia e Norvegia, per gli svizzeri dopo il Sud America L’indagine WorkForce Europe 2018 condotta da ADP – leader mondiale nella gestione del capitale umano – su oltre 10.000 lavoratori […]

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Secondo l’ultima Survey internazionale di ADP, l’Italia non è tra le prime mete scelte per chi vuole fare carriera all’estero. Per i tedeschi veniamo dopo Asia e Norvegia, per gli svizzeri dopo il Sud America

L’indagine WorkForce Europe 2018 condotta da ADP – leader mondiale nella gestione del capitale umano – su oltre 10.000 lavoratori nel continente, di cui 1.300 dipendenti in Italia, ha evidenziato quali sono i Paesi considerati più promettenti per la carriera: se dovessi trasferirti per lavoro, quale Paese sceglieresti?

L’indagine ha intervistato cittadini francesi, inglesi, tedeschi, olandesi e belgi, spagnoli, italiani, svizzeri, polacchi.

Nel complesso, solo il 6% degli intervistati sta valutando seriamente un trasferimento all’estero per lavoro nei prossimi due anni, anche se oltre un quarto (27%) dice di considerarlo.

Sono i lavoratori italiani quelli che considerano maggiormente un trasferimento all’estero per lavoro rispetto ad altri paesi, con oltre la metà (57%) degli intervistati che afferma che lo considererebbe seriamente nei prossimi due anni e l’11% che lo progetta attivamente. I francesi sono abbastanza propensi a considerare questa opzione rispetto ad altri paesi esaminati (37%). Tuttavia, questo contrasta nettamente con la Svizzera, dove meno di uno su cinque intervistati (18%) la pensa nello stesso modo e con i Paesi Bassi, dove solo il 3% sta prendendo attivamente in considerazione un trasferimento.

Esiste un lieve divario tra i sessi: il 37% degli uomini afferma che stanno cercando o considerando attivamente un lavoro internazionale nei prossimi due anni rispetto a solo il 30% delle donne. L’età è anche un fattore importante, con uno su dieci (10%) under 35 che considera seriamente un trasferimento all’estero nei prossimi due anni, rispetto a solo il 3% degli over 45.

È interessante però analizzare come si colloca l’Italia nel panorama complessivo dei Paesi scelti come promettenti per la carriera.

“Se da un lato l’Italia è tra le mete preferite dei turisti di tutto il mondo per la sua bellezza e cultura, non possiamo dire lo stesso come meta per una possibile carriera. – dichiara Virginia Magliulo, managing partner di Adp Italia – L’Italia, attualmente, non è percepita come Paese che possa agevolare il lavoro e la crescita professionale, il che è un male perché da un lato abbiamo i giovani che tendono ad andare all’estero per lavorare, dall’altro non abbiamo la capacità di attrarne. Binomio pericoloso, perché rischiamo di ritrovarci con una classe lavorativa vecchia e un gap generazionale preoccupante. E’ fondamentale invece lavorare affinché anche l’Italia si posizioni come Paese attraente, adottando politiche di lavoro moderne e all’insegna della massima meritocrazia, dello smart working, del rispetto del bilancio tra vita lavorativa e privata”.

È stato chiesto ai dipendenti europei: “Quale dei seguenti paesi o regioni considereresti per una opportunità di carriera?”

Gli inglesi, con un 11,7% di dipendenti che rispondono Italia, ci collocano al quinto posto, un risultato neanche così negativo. Veniamo dopo Nord America (26,3%), Spagna (19%), Germania (16,3) e Francia (15%). La Spagna, subito in seconda posizione, attrae gli inglesi soprattutto per il suo stile di vita, il clima, il benessere: la qualità della vita insomma, non intesa per forza in senso economico.

Per i francesi veniamo al settimo posto, praticamente a pari merito dell’Asia Pacifica (10,8%). In Francia cercano la carriera in Nord America (25%), Svizzera (19%), UK (18,8%), Germania (17,6%), Spagna (14,8%) e Belgio (13%).

Ecco poi la Germania che invece non ci considera per niente come un Paese appetibile, lavorativamente parlando. Siamo al dodicesimo posto a pari merito con l’Irlanda (6,5%). Per i tedeschi la prima posizione è occupata dall’Austria con il 31% (similitudine di lingua), Svizzera (25%) e Nord America (18,8%). Seguono poi UK, Danimarca, Olanda, Spagna, Francia, Svezia, Asia Pacifica, Norvegia.

Posizione negativa anche per gli olandesi, solo il 5,6% degli olandesi sceglierebbe l’Italia (al pari merito dei paesi dell’Africa): il nostro Paese è meno attrattivo dei Paesi del Sud America e veniamo al 14esimo posto. Sul podio la Germania (32%), il Belgio (24%) e il Nord America (19%).

Esercitiamo poca attrattività anche sui polacchi, per cui siamo al 13esimo posto con il 5,3% al pari della Repubblica Ceca. In Polonia scelgono Germania (32,8%), UK (25,6%) e Norvegia (15%).

Risultato migliore se parliamo di Spagna: l’Italia è al quinto posto con il 14,4%. In testa UK (30%), Germania (27%), Francia (24,6%) e Nord America (23,5%).

La Svizzera ci colloca in nona posizione con l’8,3% e sceglie Nord America (26%), Germania (20%) e UK (20%). Veniamo dopo Asia, Spagna e Sud America.

Se approfondiamo i motivi per cui le persone desiderano lavorare all’estero, la Germania viene considerata ancora una volta come la destinazione più interessante in generale, con il 23% di coloro che considererebbero un trasferimento che la indica come prima scelta. L’America del Nord è salita notevolmente in classifica, con più di uno su cinque (21%) degli intervistati che afferma di considerare un trasferimento, rispetto al solo 5% dello scorso anno. Ed è interessante che la Brexit non sembra aver scoraggiato i lavoratori da un trasferimento nel Regno Unito, con un quinto degli intervistati che lo indica come una destinazione di lavoro attraente, un aumento del 5%.

E gli italiani?

Ecco la classifica dei Paesi che gli italiani scelgono come meta ideale per lavorare e fare carriera (risposta a preferenza multipla):

1 – GERMANIA: la scelgono il 30,7 % degli italiani. La percentuale sale al 40% nella fascia d’età tra i 16 e i 24 anni, scende al 21% dopo i 55.

2 – UK: è la meta ideale per il 25% degli italiani. Nella fascia 16-24 si sale al 36%, si scende al 19% tra i 45 e 54 anni.

3 – SVIZZERA: il 20% degli italiani la sceglierebbe. La percentuale più alta (21,2%) si registra nella fascia 35-44 anni.

4 – NORD AMERICA: la sceglie il 19%. Fascia più propensa quella tra i 35 e 44 anni con il 22%.

5 – FRANCIA: scelta dal 16,5%, in questo caso è la fascia 45-54 anni a prediligerla con il 19,6%.

Per gli italiani, l’ostacolo più grosso è considerato il dover lasciare la famiglia e gli amici (33%), percentuale che sale al 38% nella fascia 45-54 e che coinvolge più le donne (36% vs 30%), la lingua per il 21%, la burocrazia per il 12%. Interessante vedere come la lingua sia lo spauracchio della generazione 16-24 con il 27%, e spaventi invece meno le fasce più vecchie.

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IDC Mobiz: il lavoro del futuro tra mobilità e tecnologie emergenti https://www.datamanager.it/2018/06/idc-mobiz-il-lavoro-del-futuro-tra-mobilita-e-tecnologie-emergenti/ Fri, 22 Jun 2018 08:51:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149831 Al Mobility of Everything Forum si delineano le tendenze che occuperanno i primi posti nel mondo professionale dei prossimi anni. Italia compresa Come le aziende italiane stanno rendendo mobili le loro strategie? In che modo l’enteprise mobility sta innovando i processi di business? A tali domande cerca di rispondere l’appuntamento Mobiz – Mobility of Everything […]

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Al Mobility of Everything Forum si delineano le tendenze che occuperanno i primi posti nel mondo professionale dei prossimi anni. Italia compresa

Come le aziende italiane stanno rendendo mobili le loro strategie? In che modo l’enteprise mobility sta innovando i processi di business? A tali domande cerca di rispondere l’appuntamento Mobiz – Mobility of Everything Forum, organizzato da IDC Italia con il supporto di Aruba HPE, Injenia, HP Italia, Intel e MicroStrategy. Ad aprire l’incontro è Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia, che ha spiegato come l’agenzia stia seguendo, oramai da anni, l’evolversi dell’adozione mobile in Europa e nel nostro paese, per tracciare un quadro completo, seppur in divenire, di come questa abbia rinnovato metodi e strumenti di lavoro, in un’ottica non solo di produttività estrema ma anche di riorganizzazione aziendale.

Ad andare più a fondo è Daniela Rao, senior director research and consulting di IDC Italia: “Quello che abbiamo notato è un aumento, in Europa, dei mobile workers, che sono arrivati al 57% della popolazione lavorativa e che saliranno a 120 milioni nel corso dei prossimi anni. Di quali figure si tratta? Tecnici, autisti, piloti tra tutti; segmenti che anche in Italia assumono un ruolo determinante: sono circa 6 milioni i lavoratori in mobilità su 22 milioni, coloro cioè che, dotati di smartphone e tablet, svolgono la professione prettamente fuori dalle mura di un ufficio ma con simili esigenze degli impiegati tradizionali. Si tratta di una naturale conseguenza dello smart working, che ha integrato modalità di accesso e produttività più snelle e veloci”.

Ma dove e come investono le aziende italiane? “Il mercato vale 5,5 miliardi di euro che, entro il 2021, crescerà sostanzialmente grazie soprattutto alle innovazioni lato device. Quello che IDC nota è che ad occupare una spesa importante è ancora quella della connessione dati che, visto il miglioramento di banda e qualità, interessa ancora la fetta maggiore della torta globale del mercato Enterprise Mobility in Italia.

Insomma, Mobiz traccia un panorama certamente in crescita tra i nostri confini ma che non nasconde anche residui di preoccupazione, soprattutto da parte dei CIO. Per quale motivo? Ancora Rao: “Questa corsa alla mobilità comporta delle sfide ulteriori da parte dei chief information officer, che devono assicurare una protezione aggiuntiva dei dati che escono ed entrano dalle reti aziendali, in misura maggiore attraverso smartphone e notebook. C’è da dire che, approcciata in giusta misura questa tematica determinante, si aprono per le compagnie opportunità di sviluppo, che guardano a piattaforme immersive, come la realtà virtuale e aumentata, per integrare luoghi fisici e virtuali, velocizzare i processi e ridurre i costi”.

Non è un caso se IDC misura che, entro il 2019, il 20% delle nuove applicazioni enterprise mobili includerà un qualche elemento di AR mentre entro il 2020 il 25% di queste utilizzerà una qualche forma di intelligenza avanzata, percezione approfondita e computer vision. Tutto ciò in un contesto che, tra tre anni, vedrà l’affermazione del 5G come vettore verso una più ampio utilizzo di software completi e perennemente connessi alla rete, a un network capace non solo di ospitare i contenuti ma anche di aprire nuove strade all’interazione uomo-macchina, sia a scopo di intrattenimento che per il mondo enterprise.


Le videointerviste ai protagonisti

Videointervista a Stefano Terfani, Systems Engineer Aruba Hewlett Packard Enterprise Company


Videointervista a Stefano Terfani, Aruba Hewlett Packard Enterprise Company
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Videointervista a Rossella Campaniello, Personal Systems Business Director HP Italy


Videointervista a Rossella Campaniello, HP Italy
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Videointervista a Marco Fortino, Google Cloud Sales Specialist Injenia


Videointervista a Marco Fortino, Injenia
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Videointervista a Carlo San Martino, General Manager MicroStrategy Italia


Videointervista a Carlo San Martino, MicroStrategy Italia
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Waymo vuole portare le auto senza pilota in Europa https://www.datamanager.it/2018/06/waymo-vuole-portare-le-auto-senza-pilota-in-europa/ Mon, 11 Jun 2018 18:00:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149276 La compagnia di Alphabet punta all’ingresso del servizio taxi self-driving nel nostro continente, dopo il lancio negli USA di fine anno Prima dell’acquisizione da parte di Alphabet, Waymo era un nome conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Dal momento dell’ingresso nel circolo di Google, la compagnia ha ottenuto un boost decisivo per avanzare nei propri […]

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La compagnia di Alphabet punta all’ingresso del servizio taxi self-driving nel nostro continente, dopo il lancio negli USA di fine anno

Prima dell’acquisizione da parte di Alphabet, Waymo era un nome conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Dal momento dell’ingresso nel circolo di Google, la compagnia ha ottenuto un boost decisivo per avanzare nei propri progetti e porre basi solide nel mondo della guida senza pilota. A differenza di altri competitor, l’obiettivo non è quello di costruire veicoli destinati alla vendita di massa ma di mettere in strada una flotta di taxi che diano il via all’era senziente, in maniera graduale e integrata. Il servizio di trasporto privo di conducente prenderà il via negli Stati Uniti più avanti nel corso del 2018 e, subito dopo, debutterà in Europa. O almeno questa è l’idea di Waymo, che spera di poter contare su una serie di partnership di valore nel nostro continente.

Cosa sappiamo

“Abbiamo l’opportunità di sperimentare il servizio in Europa, con vari prodotti e magari differenti strategie di mercato – ha detto John Krafcik, CEO di Waymo, durante l’Automotive News Europe Congress di Torino – probabilmente adotteremo un approccio diverso da quello che avremmo negli Stati Uniti”. Il motivo è evidente: le autorità competenti di USA e Europa non adottano uguali normative in materia, più indipendenti da stato a stato sul suolo americano e maggiormente uniformate da noi.

La voglia di Waymo di approdare fuori dalla madrepatria è tanta e a bordo del progetto c’è anche un po’ di Italia, vista la partnership con Fiat FCA per i veicoli che verranno utilizzati nelle aree di Phoenix e Arizona e molte altre nei mesi successivi. Proprio in Italia, Waymo ha presentato un paio di van Chrysler adattati, nel corso della giornata di FCA dedicata agli investitori.

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Oppo prepara lo sbarco ufficiale in Italia https://www.datamanager.it/2018/05/oppo-prepara-lo-sbarco-ufficiale-in-italia/ Thu, 31 May 2018 10:42:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148672 Oppo ha annunciato ieri il suo debutto ufficiale in Italia. Il sito dell’azienda in italiano è online e ulteriori informazioni su prodotti e prezzi verranno svelati nei prossimi giorni Un nuovo grande attore nel settore smartphone si prepara a debuttare ufficialmente in Italia. Oppo, ovvero il quinto produttore di questi dispositivi a livello globale, ha […]

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Oppo ha annunciato ieri il suo debutto ufficiale in Italia. Il sito dell’azienda in italiano è online e ulteriori informazioni su prodotti e prezzi verranno svelati nei prossimi giorni

Un nuovo grande attore nel settore smartphone si prepara a debuttare ufficialmente in Italia. Oppo, ovvero il quinto produttore di questi dispositivi a livello globale, ha lasciato intendere che a breve porterà i suoi terminali nel nostro Paese con una distribuzione diretta. La conferma è arrivata ieri dal team di Oppo Mobile Italia su Facebook, che in un post ha annunciato il lancio del sito ufficiale in italiano. L’azienda, che pare stia lavorando a uno smartphone con display pieghevole, ha promesso di rivelare ulteriori dettagli sui prossimi modelli. Oppo, che si autodefinisce “leader nel campo dei selfie”, in realtà era già stata presente in Europa qualche anno fa con i negozi OppoStyle, chiusi poi da un giorno con l’altro per potersi concentrare sul mercato asiatico.

Oppo sarebbe il terzo grande produttore cinese dopo Huawei e Xiaomi a portare i suoi prodotti in Italia. L’azienda fondata da Lei Jun settimana scorsa ha aperto il suo primo Mi Store del Belpaese nel centro commerciale di Arese, alle porte di Milano. Stando ai dati diffusi ieri di Garnter, che sono in controtendenza rispetto ad altre società di analisi, Xiaomi è il quarto produttore di smartphone a livello globale davanti a Oppo. Huawei, che sta per presentare un’app salvadanaio dedicata alle cryptomonete, avrebbe invece consolidato la terza posizione.

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Amazon porterà Echo e Alexa in Italia entro la fine del 2018 https://www.datamanager.it/2018/05/amazon-portera-echo-e-alexa-in-italia-entro-la-fine-del-2018/ Thu, 24 May 2018 17:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148352 Amazon ha già fornito i suoi prodotti della linea Echo dotati di Alexa ad alcuni utenti italiani selezionati. I dispositivi hanno però capacità limitate Google ha già fatto debuttare in Italia il suo altoparlante Home mentre non si può dire lo stesso di Amazon. Il colosso dell’e-commerce, che sta progettando un maggiordomo robotico con intelligenza […]

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Amazon ha già fornito i suoi prodotti della linea Echo dotati di Alexa ad alcuni utenti italiani selezionati. I dispositivi hanno però capacità limitate

Google ha già fatto debuttare in Italia il suo altoparlante Home mentre non si può dire lo stesso di Amazon. Il colosso dell’e-commerce, che sta progettando un maggiordomo robotico con intelligenza artificiale, sembra però pronto a rimediare a questa mancanza. Al momento questa tipologia di dispositivi, per quanto riguarda l’Europa, è presente solo nei mercati anglofoni e Germania. Tom’s Hardware è entrato in possesso di una e-mail ufficiale da parte dell’azienda di Jeff Bezos in cui viene confermato il prossimo rilascio nel nostro Paese dei prodotti della linea Echo e ovviamente dell’assistente vocale Alexa che è il loro punto di forza. Il debutto ufficiale degli altoparlanti domestici dotati di AI avverrà entro la fine del 2018 ma già oggi alcuni utenti selezionati possono testarne le funzionalità.

Amazon Echo arriverà sì in Italia ma avrà “un insieme di capacità limitato”. Gli altoparlanti e gli smart video della multinazionale statunitense, che ha dichiarato guerra agli utenti che esagerano con i resi dei prodotti acquistati online, potranno sicuramente gestire il calendario, informare l’utente sulle previsioni meteo e rispondere ai diversi quesiti che gli saranno proposti tramite comandi vocali. In sostanza ci saranno tutte le funzioni base mentre quelle più elaborate, che sono state sviluppate da aziende terze, mancheranno del supporto alla lingua italiana. L’integrazione si completerà comunque nell’arco di qualche mese. Lo stesso vale anche per la connessione con altri prodotti per la domotica anche se è probabile che i grandi produttori di elettrodomestici, a partire da Samsung e Philips, si metteranno rapidamente in moto per consentire agli utenti di interagire con i dispositivi parlando in italiano.

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Xiaomi arriva ufficialmente in Italia il 24 maggio https://www.datamanager.it/2018/05/xiaomi-arriva-ufficialmente-in-italia-il-24-maggio/ Mon, 07 May 2018 17:05:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147062 Xiaomi distribuirà in prima persona i suoi smartphone e altri prodotti hardware nel nostro Paese sia online sia nei punti vendita autorizzati Sappiamo ormai da qualche mese che Xiaomi avrebbe fatto il suo debutto in Italia ma fino ad oggi non si conosceva una data ufficiale. L’azienda cinese ha comunicato che avvierà la vendita diretta […]

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Xiaomi distribuirà in prima persona i suoi smartphone e altri prodotti hardware nel nostro Paese sia online sia nei punti vendita autorizzati

Sappiamo ormai da qualche mese che Xiaomi avrebbe fatto il suo debutto in Italia ma fino ad oggi non si conosceva una data ufficiale. L’azienda cinese ha comunicato che avvierà la vendita diretta dei suoi prodotti a partire dal 24 maggio. Gli utenti italiani potranno quindi acquistare gli smartphone egli altri prodotti hardware di Xiaomi direttamente online, nei negozi e nei suoi shop monomarca. I primi dispositivi a listino saranno quindi i telefoni e i braccialetti per il fitness a cui seguiranno Smart TV, router e persino scooter elettrici. Il sito web nella versione italiana è già attivo ma non consente ancora di effettuare acquisti. Al suo interno è anche contenuto un link che porta a Mediaworld, segnale di una possibile partnership per distribuzione. Xiaomi aprirà a Milano il suo primo negozio Mi Home che si andrà aggiungere ai 300 punti vendita in in India e Cina gestiti direttamente.

Xiaomi, che sta preparando il suo ingresso alla Borsa di Hong Kong con una IPO da record, ha scelto una strategia ben precisa per espandersi a livello globale. L’azienda si è infatti imposta nei mercati emergenti grazie a smartphone di fascia media o bassa e oltretutto la maggior parte dei suoi introiti non provengono nemmeno dai telefoni. Xiaomi, che ha svelato il suo primo dispositivo dedicato specificatamente ai gamer, ha ottenuto 16 miliardi di ricavi grazie a 92.4 milioni di terminali venduti nel 2017 ma i guadagni veri gli arrivano da i servizi digitali ad essi collegati. Questi numeri, almeno secondo quanto affermano i dati di Counterpoint Research, le avrebbero permesso di ottenere una quota di mercato del 7,5%.

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Cybersecurity, non può pensarci solo l’Europa https://www.datamanager.it/2018/04/cybersecurity-non-puo-pensarci-solo-leuropa/ Fri, 13 Apr 2018 14:02:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145773 La sicurezza IT non sarà ancora abbastanza sexy, ma di certo è diventata un argomento pop. In tram o durante una cena tra amici, parlare dell’ultimo ransomware o dello smartphone bloccato dopo un aggiornamento, sta diventando normale. Sugli effetti perversi della mancanza di privacy connessa a questa scatola nera alla quale abbiamo affidato le nostre […]

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La sicurezza IT non sarà ancora abbastanza sexy, ma di certo è diventata un argomento pop. In tram o durante una cena tra amici, parlare dell’ultimo ransomware o dello smartphone bloccato dopo un aggiornamento, sta diventando normale. Sugli effetti perversi della mancanza di privacy connessa a questa scatola nera alla quale abbiamo affidato le nostre vite, ci hanno girato persino un film, Perfetti sconosciuti del regista Paolo Genovese. Sarà anche per questo che siamo quasi sempre in tanti ai seminari sulla sicurezza.

Noi, che mentre prendiamo posto, abbiamo tutti la faccia un po’ così, di quelli che sanno di essere lì per ascoltare il verbo. Certi che non sarà mai un’esperienza banale, ascoltiamo, annotiamo, crediamo alle parole sempre aggiornate dei nuovi evangelist. Pronti a tradurle in pratica, farne tesoro, divulgarle. Peccato però che quest’aura ieratica svanisca non appena il tema lambisce la politica. Basta vedere che fine ha fatto la sicurezza IT durante l’ultima campagna elettorale. Intendiamoci, non la sola assente dal dibattito, che ha ignorato temi centrali come lavoro, politica estera, sanità. Figuriamoci allora, se stupisce la mancanza tra le maglie sdrucite della politica italiana della security. Materia per la quale si registra – oggi – lo stesso livello di sensibilità che c’era per i temi ambientali negli anni Cinquanta.

D’altra parte il sistema nazionale di difesa cyber nasce solo con i decreti legislativi del 2007; prosegue dopo una pausa durata cinque anni con la creazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, a cui fanno seguito il DPCM Monti, la direttiva PdC dell’agosto 2015 sulle misure minime di sicurezza ICT per le pubbliche amministrazioni, l’istituzione del Team per la trasformazione digitale del 2016 (a proposito che cosa ha prodotto sinora?) e nel febbraio del 2017 la direttiva “recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali”.


#Cybersecurity non può pensarci solo l’Europa. Il vuoto della politica e la mancanza di finanziamenti. Qual è il peso specifico della sicurezza informatica livello governativo?
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Un provvedimento che in estrema sintesi assegna al presidente del Consiglio dei ministri, su delibera del Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, l’adozione del “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica”. Il DPCM introduce inoltre il CISR tecnico, quale organismo di supporto, presieduto dal direttore generale del dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS). Figura alla quale viene dato mandato di coordinare le azioni di contrasto e risposta ad attacchi cyber in Italia, curare il coordinamento delle attività di ricerca e riorganizzare le competenze del DIS, attraverso il supporto del nucleo per la sicurezza cibernetica, un comitato tecnico con funzioni di raccordo tra le diverse componenti dell’architettura istituzionale (rappresentanti dei servizi, vari ministeri, Protezione civile, Agenzia per l’Italia Digitale, etc.) che intervengono a vario titolo in materia di sicurezza cibernetica. Peccato – però – che per fare tutto questo il decreto non stanzi neppure un euro. Serve altro per determinare il peso specifico del tema cyber a livello governativo?

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Eppure, la politica in tema di security può fare molto. Come ha dimostrato l’Unione europea nell’ultimo triennio. Prima con il Privacy Shield, poi con la direttiva NIS e il regolamento GDPR. E forse, nei prossimi mesi con il Cybersecurity Act. Suonerà anche molto impopolare affermarlo, ma se su questi temi non si fosse mossa Bruxelles, dove pur con slittamenti e incertezze la lotta al cybercrime e la difesa della privacy di cittadini e imprese sono una priorità, l’Italia sarebbe rimasta clamorosamente al palo. Non disperiamo. Prima o poi anche i politici nostrani prenderanno atto che la mucca (la security) era un toro, che li ha calpestati tutti.

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Oltre un miliardo e mezzo di dati sensibili scovati in rete https://www.datamanager.it/2018/04/oltre-un-miliardo-e-mezzo-di-dati-sensibili-scovati-in-rete/ Mon, 09 Apr 2018 09:04:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145262 La scoperta è di Digital Shadows che afferma come il 36% apparterrebbe a cittadini europei. Nel mezzo informazioni mediche, finanziare e molto altro Un database 4 mila volte più ampio di quello dei Panama Papers. Questo hanno scovato i ragazzi dell’agenzia di sicurezza Digital Shadows, che sin dall’inizio del 2018 hanno analizzato milioni di file, riconducendoli […]

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La scoperta è di Digital Shadows che afferma come il 36% apparterrebbe a cittadini europei. Nel mezzo informazioni mediche, finanziare e molto altro

Un database 4 mila volte più ampio di quello dei Panama Papers. Questo hanno scovato i ragazzi dell’agenzia di sicurezza Digital Shadows, che sin dall’inizio del 2018 hanno analizzato milioni di file, riconducendoli a diverse operazioni di hacking che hanno portato oltre un miliardo e mezzo di informazioni sensibili a finire in rete, per lo più su domini liberamente accessibili da chiunque. Tra i dati più gettonati ci sono report medici, buste paga, nomi, indirizzi e numeri di carte di credito. Stando agli analisti, circa il 36% del totale interesserebbe cittadini europei. Pure noi? Assolutamente si: l’Italia è la terza più colpita in Europea, dietro a Germania e Francia e prima del Regno Unito.

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Cosa succede

Per la prima volta, l’archivio individuato dai Digital Shadows contiene elementi mai visti sinora in leak del genere, non con tale portata numerica. Qualche esempio? Tra i file ve ne sono molti ottenuti dai Pos collegati, che riportano dettagli sulle transazioni, date, luoghi e numeri univoci associati a ogni mezzo di pagamento. Probabilmente informazioni non direttamente sfruttabili per opere di cybercrime ma comunque indicative di come il panorama dell’Internet delle Cose vanti ancora decine di oggetti del tutto indifesi e pur connessi alla rete.

Come se non bastasse, l’agenzia ha notato un sacco di dispositivi di backup aziendali non correttamente configurati, tali da rendere visibili la maggior parte dei dati contenuti, appartenenti ad aziende, clienti e partner. Se solo fossimo già oltre il 25 maggio sarebbero guai (finanziari) per molti.

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Ecco Xiaomi Mi Mix 2S, un altro clone di iPhone X https://www.datamanager.it/2018/03/xiaomi-mi-mix-2s-un-altro-clone-iphone-x/ Tue, 13 Mar 2018 09:56:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143393 Il prossimo top di gamma della cinese prende più di uno spunto dal recente melafonino. La crisi di identità del settore mobile è il mood di questo inizio 2018 Il lancio è previsto per la fine di marzo ma il Mi Mix 2S di Xiaomi è già apparso online in un paio di foto. Da […]

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Il prossimo top di gamma della cinese prende più di uno spunto dal recente melafonino. La crisi di identità del settore mobile è il mood di questo inizio 2018

Il lancio è previsto per la fine di marzo ma il Mi Mix 2S di Xiaomi è già apparso online in un paio di foto. Da prendere con il dovuto beneficio del dubbio, le immagini che circolano in rete mostrano un telefonino dalla doppia anima. Sul retro è una copia spudorata dell’iPhone X mentre frontalmente il design rimanda a Samsung e al suo recente Galaxy S9. Vada per il successo di entrambe le soluzioni ma è evidente che questo inizio 2018 si sta contraddistinguendo per la mancanza di creatività da parte di certi brand. Al Mobile World Congress di Barcellona, più di un’azienda ha presentato dispositivi che rimandano a qualcos’altro, per forme, dimensioni e funzionalità. Basti pensare alle emoticon animate che sembrano uno dei motivi principali per l’acquisto di un terminale da quasi mille euro, invece di essere ridotte a ciò che veramente sono, una feature carina ma non una killer app.

Come è fatto Mi Mix 2S

Ad ogni modo, il nuovo Mi Mix 2S non è solo un clone di modelli più famosi. La compagnia cinese ha dimostrato, nel tempo, di poter diventare un serio rivale delle multinazionali, almeno in patria. Sotto la scocca ci sarà uno Snapdragon 845, 8 GB di Ra, una batteria da 4.400 mAh e un display da 6,01 pollici. Poche notizie circa la fotocamera, doppia e con flash Led ma è evidente che ospiterà un sensore dedicato al teleobiettivo, per ottenere scatti in modalità bokeh. Come detto, la presentazione ufficiale ci sarà il 27 marzo con una disponibilità principalmente dedicata al mercato locale. L’idea è quella di portare il prossimo flagship anche in Europa, dove ad oggi Xiaomi vende (anche in Italia) smartphone di basso e medio livello, con un rapporto qualità-prezzo interessante.

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L’Italia apre ai test per le self driving car https://www.datamanager.it/2018/03/litalia-apre-ai-test-le-self-driving-car/ Mon, 05 Mar 2018 15:14:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142789 Il Ministero dei Trasporti ha approvato il decreto ministeriale che autorizza la sperimentazione su strada delle self driving car e l’ammodernamento delle rete autostradale con nuove tecnologie digitali Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, ha firmato il decreto ministeriale previsto nella Legge di Bilancio 2018 che autorizza la sperimentazione delle self driving car […]

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Il Ministero dei Trasporti ha approvato il decreto ministeriale che autorizza la sperimentazione su strada delle self driving car e l’ammodernamento delle rete autostradale con nuove tecnologie digitali

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, ha firmato il decreto ministeriale previsto nella Legge di Bilancio 2018 che autorizza la sperimentazione delle self driving car sulle strade italiane da parte di aziende private ed enti di ricerca. L’apertura nei confronti delle auto a guida autonoma rientra nel piano “Smart Road” per ridurre il traffico e migliorare la sicurezza per gli automobilisti attraverso le nuove tecnologie. Il progetto prevede un adeguamento delle infrastrutture preesistenti e la costruzione di nuove arterie stradale finalizzate a incentivare l’utilizzo di smart car e self driving car. I costi saranno a carico dei concessionari o dei gestori delle infrastrutture.

Il progetto “Smart Road” partirà nel 2025 con l’ammodernamento delle strutture della rete Ten-T (Trans European Network – Transport) e autostradale nel suo insieme. Si prevede che entro il 2030 saranno realizzati nuovi sistemi per la gestione dello scorrimento dei veicoli in caso di incidenti e traffico eccessivo e ulteriori aree di sosta e parcheggio con annessi hot spot per il Wi-Fi. Grazie a questa tecnologia gli automobilisti potranno accedere a servizi relativi al meteo, informazioni sul viaggio e il traffico, tempi di percorrenza e molto altro ancora. Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti inoltre prevede la costruzione di nuovi punti di ricarica per auto elettriche. Se la sperimentazione avrà successo e procederà secondo la roadmap, tutte queste tecnologie verranno estese anche a tutta la rete dello Snit (Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti).

L’Italia è il secondo Paese in Europa dopo la Germania a consentire i test su strada per le self driving car. Negli Stati Uniti le sperimentazioni per i veicoli a guida autonoma sono iniziate già da qualche anno. Waymo, azienda che si occupa per Google dello sviluppo di questa tecnologia, ha ad esempio stretto un accordo con Fca per la fornitura di minivan Chrysler Pacifica per un servizio taxi senza conducente. Anche Apple ha iniziato a valutare l’efficienza dei suoi sistemi per self driving car in California ma senza pubblicizzare i suoi progetti in questo campo.

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