Java – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 28 Mar 2018 13:34:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Java – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Oracle vs Google, l’ultima puntata della guerra per Java https://www.datamanager.it/2018/03/oracle-vs-google-lultima-puntata-della-guerra-per-java/ Wed, 28 Mar 2018 13:34:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144617 La Corte d’Appello Federale USA potrebbe ribaltare la sentenza che ha sancito che Google ha agito correttamente nell’utilizzare Java per lo sviluppo di Android. Oracle progetta un rimborso miliardario Da oltre una decina di anni Oracle e Google si sfidano nelle aule di tribunale per Android. La prima ritiene che Big G per sviluppare il […]

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La Corte d’Appello Federale USA potrebbe ribaltare la sentenza che ha sancito che Google ha agito correttamente nell’utilizzare Java per lo sviluppo di Android. Oracle progetta un rimborso miliardario

Da oltre una decina di anni Oracle e Google si sfidano nelle aule di tribunale per Android. La prima ritiene che Big G per sviluppare il sistema operativo più diffuso al mondo abbia utilizzato Java senza la sua autorizzazione. Il colosso di Mountain View invece sostiene la tesi che il suo software sia disponibile in formato open source e ciò consentirebbe di sfruttare il codice di proprietà di Oracle gratuitamente e senza alcuna richiesta formale. La questione è andata avanti per moltissimo tempo ma nel 2016 sembrava si fosse arrivati finalmente a una conclusione. In quell’occasione i giudici diedero ragione a Google ma oggi si scopre che la Corte d’Appello Federale ha accettato il ricorso di Oracle e potrebbe quindi ribaltare la sentenza di 2 anni fa.

L’eventuale vittoria dell’azienda di Redwood potrebbe avere effetto non solo sul portafoglio di Big G, che sta pensando di introdurre una blockchain per proteggere la sicurezza dei suoi dati nel cloud, ma anche su tutte quelle realtà che utilizzano API per piattaforme mobili, app o servizi online. Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione che darebbe a Oracle un potere di negoziazione forse unico nella storia dell’informatica. Se effettivamente la sentenza del 2016 verrà ribaltata è possibile che Alphabet debba sborsare una cifra molto vicina agli 8,8 miliardi di dollari come risarcimento nei confronti di Oracle.

“Java costituisce le fondamenta sulle quali è costruito il nostro mondo digitale e Google ha rubato queste fondamenta, utilizzandole nella realizzazione di Android e distruggendo così il mercato di Oracle”, ha dichiarato Scott McNearly, responsabile dello sviluppo di Java e coo-fondatore di Sun Microsystems.

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Talos, ricerca e tecnologia al servizio della sicurezza https://www.datamanager.it/2017/01/talos-ricerca-tecnologia-al-servizio-della-sicurezza/ Fri, 20 Jan 2017 09:10:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117537 Detection, analisi, progetti di collaborazione internazionali. Così Cisco difende i suoi clienti  “Pc e server non aggiornati sono un pericolo sia per chi li utilizza sia per chi con una macchina più efficiente si connette alla stessa rete”. Non si stancherebbe mai di ripeterlo, almeno a giudicare dall’enfasi con cui scandisce le parole, Holger Unterbrink, […]

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Detection, analisi, progetti di collaborazione internazionali. Così Cisco difende i suoi clienti 

“Pc e server non aggiornati sono un pericolo sia per chi li utilizza sia per chi con una macchina più efficiente si connette alla stessa rete”. Non si stancherebbe mai di ripeterlo, almeno a giudicare dall’enfasi con cui scandisce le parole, Holger Unterbrink, technical leader engineering di Talos che software e sistemi operativi non patchati o vulnerabili rappresentano una minaccia da non sottovalutare. Eppure la lista nera di prodotti insicuri è molto lunga. Basta scorrere la sezione vulnerability report sul sito di Talos per constatare i nomi di tutte le aziende – ce ne sono di grandi e grandissime – che hanno beneficiato delle analisi svolte dall’agguerrito team di ricercatori di sicurezza della divisione Cisco, correndo ai ripari prima che la falla facesse ancora più danni.

“E’ vero. Si può dire che almeno in parte siamo noi a svolgere per loro questo lavoro” ammette Unterbrink.  “Ma oltre a favorire l’azienda produttrice di software con il nostro lavoro produciamo conoscenza, che diventa un patrimonio a disposizione di tutti, aziende clienti, ricercatori, utilizzatori finali”.  Anche di coloro quindi che utilizzano sistemi operativi e versioni del browser non aggiornate, altrettanto pericolosi per la diffusione di malware. L’esempio più eclatante è Windows XP, non esattamente l’ultimo grido in fatto di sicurezza. Eppure ancora così diffuso da rappresentare una redditizia nicchia di mercato per quei vendor che sono disposti ad assumersi l’onere di continuare ad assicurarne il supporto ai loro clienti. Ma neppure le versioni più recenti del sistema operativo Microsoft  – anche se nel frattempo si è provveduto al loro aggiornamento – mettono affatto al riparo da brutte sorprese, anzi. D’altra parte, se in molti il sospetto che una versione aggiornata di Windows 10 a confronto con una altrettanto patchata di Windows 7 non fossero equivalenti, trova recente conferma dalla dichiarazione di Microsoft Germania secondo cui Windows 7 non può più reggere con le sollecitazioni odierne di sicurezza. Senza dimenticare poi che XP, Vista e Windows 7 portano in dote vulnerabilità conosciute come quelle di Internet Explorer 8, 9 e 10 – non  più supportate dal gigante di Redmond – accoppiate a quelle di Java, altro vettore conclamato di attacchi devastanti.

Eppure il software colabrodo in circolazione non accenna affatto a diminuire. A rilevarlo sono gli stessi ricercatori di Talos, forti del monitoraggio di un numero di reti e  un parco macchine di clienti sterminato. “Talos è il centro operativo di una struttura di threat intelligence che non ha eguali” afferma Unterbrink. “Quattro data center, un team di oltre 270 ricercatori impegnati a tempo pieno nella threat detection, 1,5 milioni di campioni di malware analizzati ogni giorno. Terabyte di dati dai quali distillare contenuti – signature, analytics, ecc – per i prodotti Cisco installati presso le aziende clienti”.

Uno sforzo enorme. E tuttavia sproporzionato rispetto alla pericolosità della minaccia. Acutizzata dalla massiccia diffusione di ransomware degli ultimi mesi. Solo negli USA l’FBI stima che nei primi tre mesi del 2016 la cifra dei riscatti pagati abbia superato la soglia dei 200 milioni di dollari. Un’epidemia che se si confermerà su questo ritmi produrrà entro la fine del 2016 un volume di estorsioni superiore al miliardo di dollari. “Il ransomware genera profitti enormi, lo sappiamo” conferma Unterbrink.  “Così come sappiamo che la  diffusione del malware è favorita dalla difficile tracciabilità dei bitcoin e delle altre monete digitali. Detto questo, la criminalità sa benissimo di essere al centro del mirino delle polizie di mezzo mondo. E sebbene sia sempre difficile fare previsioni, forse neppure a loro conviene tirare troppo la corda”. Tutto sommato una magra consolazione.

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Julia, per un business a prova di “bug” https://www.datamanager.it/2016/09/julia-un-business-prova-bug/ Wed, 07 Sep 2016 08:25:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=107474 Lo spin-off dell’Università di Verona propone una piattaforma unica nel suo genere, per automatizzare l’analisi semantica delle applicazioni Java e Android. Il fondatore Fausto Spoto: «È un software di “ragionamento automatico” che supera il tradizionale pattern-matching sintattico» Qualità del codice di programmazione. Debugging. Efficienza e sicurezza del software. Per i professionisti dell’informatica questi sono i […]

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Lo spin-off dell’Università di Verona propone una piattaforma unica nel suo genere, per automatizzare l’analisi semantica delle applicazioni Java e Android. Il fondatore Fausto Spoto: «È un software di “ragionamento automatico” che supera il tradizionale pattern-matching sintattico»

Qualità del codice di programmazione. Debugging. Efficienza e sicurezza del software. Per i professionisti dell’informatica questi sono i fondamentali. Molte aziende offrono una risposta alle esigenze di verifica del software, ma una società nata nel 2010 a Verona ha elaborato una piattaforma unica nel suo genere, in grado di automatizzare l’analisi statica semantica per verificare le applicazioni sviluppate in Java e Android. «Abbiamo fondato Julia come spin-off dell’Università, dopo un lavoro di diversi anni per raffinare gli algoritmi del sistema» – spiega Fausto Spoto, professore associato dell’Università degli Studi di Verona e socio fondatore di Julia. La società è stata costituita allo scopo di finalizzare commercialmente i risultati del filone della ricerca scientifica sviluppatasi a fine anni 70 in Francia, focalizzandosi sul linguaggio di programmazione Java per svolgere analisi matematiche destinate a supportare i programmatori nel proprio lavoro. L’obiettivo di tali elaborazioni è migliorare la qualità del software e la sicurezza, attivando un circolo virtuoso per sviluppare il business e promuovere anche l’immagine aziendale.

L’analizzatore di Julia

«Julia rappresenta uno speciale connubio tra ricerca accademica e iniziativa imprenditoriale. La sua unicità rispetto ai competitor si basa sulla piattaforma del software, ovvero l’analizzatore statico fondato sulla teoria matematica dell’interpretazione astratta». La soluzione è in grado di andare oltre il controllo sintattico del codice software, analizzandolo anche a livello semantico, ed è questo l’elemento centrale che aiuta il programmatore a eliminare i bug dal sistema, garantendo un’efficacia totale per le classi di errore analizzate. La tecnologia alla base della piattaforma è automatica, e funziona con logiche di analisi riconducibili anche ai paradigmi dell’intelligenza artificiale. I risultati dell’analisi vengono messi a disposizione del programmatore che procede quindi al perfezionamento del codice. «L’elemento umano è ancora fondamentale, e la tecnologia serve a supportarlo, non a sostituirlo» – sottolinea il manager. La verifica del software è importantissima in tutti i settori gestiti con l’aiuto di strumenti informatici, praticamente in qualunque ambito della vita di oggi. Evitare la presenza di errori nel codice previene problemi più o meno grandi, nel business come nella gestione di un paese e specialmente quando si tratta di vite umane. «Uno dei rischi più frequenti è il cybercrime o il furto di informazioni riservate. Mai come oggi i dati sono fonte di potere, quindi fanno gola a molte organizzazioni criminali. Individuare ed eliminare i bug del sistema può molte volte fare la differenza e prevenire eventi disastrosi».


#cybersecurity A caccia di bug con @faustospoto e @JuliaSoftware
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Leader nel mondo

L’analizzatore statico di Julia rappresenta la soluzione a oggi più innovativa e potente nel suo genere a livello mondiale, ed è una piattaforma adatta a qualsiasi settore di business, dovunque si abbia a che fare con la qualità del software. Questa trasversalità è importante per proporsi in modo vincente sul mercato, come dimostra il parco clienti dell’azienda: da grandi gruppi bancari italiani fino ad Airbus e perfino al ministero della Difesa americano. «La nostra avventura è iniziata nel Computer Science Park del dipartimento d’Informatica dell’Università di Verona, una struttura d’eccellenza che raccoglie progetti imprenditoriali e li supporta, tra l’altro fornendo ‘cervelli’ provenienti dall’ambito accademico» – spiega Spoto. Il Parco ospita vari spin-off dell’Università e funziona come anello di raccordo tra questi, ma lavora anche con soggetti esterni o aziende indipendenti che scelgono di svolgere al suo interno le loro attività. La mission del Computer Science Park è di promuovere il trasferimento tecnologico nei vari campi dell’ICT, attraendo e supportando l’iniziativa imprenditoriale sul territorio. Il dipartimento dell’Università ha inoltre allestito un museo dell’Informatica che «rappresenta l’impegno a preservare la memoria dell’evoluzione del calcolo automatico e le macchine che lo caratterizzano» – e al tempo stesso è un invito a procedere sulla strada dell’evoluzione tecnologica aprendosi al futuro. «Il Computer Science Park è stato fondamentale nei primi anni di vita di Julia. In seguito, ci siamo strutturati maggiormente come azienda, ed è quindi arrivato il momento di renderci autonomi» – prosegue Spoto.

L’acquisizione di Corvallis e il business del futuro

La svolta per l’azienda arriva nel 2015, quando il Gruppo Corvallis, uno dei principali player nel settore IT italiano, ne acquisisce il 65%. Da quel momento, si aprono nuove prospettive di business e di crescita per l’azienda veronese. I vantaggi sono numerosi e immediati. Oggi, l’azienda ha otto dipendenti più alcuni collaboratori che provengono da Corvallis e fattura un milione di euro l’anno. Il business plan per il futuro mira a migliorare i margini e ad espandere il portfolio clienti. «L’ingresso nel Gruppo Corvallis significa tantissimo per noi – sottolinea il manager – sia a livello di contatti sul mercato sia di supporto amministrativo. Stiamo vivendo una fase centrale della vita del nostro business e vogliamo trarne il massimo vantaggio». La peculiare natura della piattaforma Julia la rende però lo strumento ideale anche per le nuove tecnologie che si stanno sempre più imponendo nel mondo dell’IT. In particolare, l’occasione sembra ghiotta per cogliere le opportunità del mercato del cloud e dei sistemi Android che girano su dispositivi mobili, ma anche per l’Internet of Things. E proprio il paradigma dell’IoT apre prospettive interessanti per la smart city. Tutto il mondo che nascerà nei decenni a venire sarà sempre più interconnesso, e questo significa che i sistemi informatici che lo governeranno dovranno essere “a prova di bug”. «In realtà – specifica Spoto – sappiamo per ragioni matematiche che l’obiettivo di zero errori è più ideale che reale, in altre parole le nostre capacità ancora non permettono, e forse non permetteranno mai, di costruire sistemi totalmente infallibili».

Innovazione e ottimismo per l’Italia di domani

Tuttavia, per alcune classi di errori, si può lavorare per annullare tendenzialmente qualsiasi bug del sistema. Gli sviluppi futuri di Julia sono all’insegna del codice .NET C# di Microsoft e delle analisi di sicurezza, perché l’ambito della cyber security sarà sempre più vitale per rispondere alle esigenze del mercato e per costruire un’immagine aziendale “credibile”, mentre anche il cloud è destinato a imporsi con forza sempre maggiore. «Stiamo partendo proprio ora con un servizio di analisi e debug erogabile in modalità cloud, in modo da offrire ai clienti la scelta se acquistare e installare in locale la nostra soluzione, o accedervi attraverso la nuvola». Infine, Julia è una realtà attenta al mondo delle startup e crede che l’economia digitale costituisca «un pilastro per la futura evoluzione economica e occupazionale», a patto che se ne sappia cavalcare l’onda. «In Italia, si trova tutto il capitale umano necessario per fare impresa, manca però la mentalità imprenditoriale che ha reso vincenti i modelli di sviluppo anglosassoni. Sembra paradossale che gli Stati Uniti abbiano industrializzato per primi i prodotti per l’analisi del software, mentre l’Europa è rimasta indietro, pur essendo la culla delle analisi matematiche che hanno portato a quegli stessi risultati. Sono comunque ottimista sul futuro dell’imprenditoria in Italia, grazie anche alle iniziative del governo a sostegno delle startup innovative».

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Google batte Oracle: nessun illecito nel creare Android https://www.datamanager.it/2016/05/google-batte-oracle-nessun-illecito-nel-creare-android/ Fri, 27 May 2016 09:10:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102390 Il giudice ha confermato che Google non ha violato alcun copyright di Oracle nell’utilizzare le API di Java per lo sviluppo di Android Si chiude dopo 6 anni di battaglie legali la diatriba tra Google e Oracle sullo sviluppo di Android. La seconda ha accusato Big G di aver utilizzato illegalmente alcune API di Java […]

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Il giudice ha confermato che Google non ha violato alcun copyright di Oracle nell’utilizzare le API di Java per lo sviluppo di Android

Si chiude dopo 6 anni di battaglie legali la diatriba tra Google e Oracle sullo sviluppo di Android. La seconda ha accusato Big G di aver utilizzato illegalmente alcune API di Java per realizzare il proprio sistema operativo. Nel 2014 la corte aveva dato ragione ad Oracle ma oggi il giudice William Alsup ha ribaltato la sentenza. In caso di verdetto negativo, Google avrebbe dovuto pagare una multa fino a 9 miliardi di dollari.

Secondo il tribunale le API di Java utilizzate da Google nello sviluppo di Android rientrano nel Fair Use, ovvero l’ordinamento che permette l’utilizzo di materiale coperto da copyright senza consenso a determinate condizioni. Big G, che sta sviluppando un sistema per eliminare definitivamente le password, non necessitava quindi di nessuna licenza per utilizzare il codice di proprietà di Oracle.

“Il verdetto secondo cui Android ha fatto un equo utilizzo delle API di Java – affermano da Mountain View – rappresenta una vittoria per tutto l’ecosistema di Android, per la comunità di programmazione di Java e per gli sviluppatori software che fanno affidamento sull’utilizzo libero e aperto dei linguaggi di programmazione per realizzare innovativi prodotti per consumatori”. Oracle invece non accetta la sentenza e ha confermato che ricorrerà in appello. “Crediamo fortemente che Google abbia sviluppato Android copiando illegalmente una parte fondamentale della tecnologia Java per affrettarsi ad arrivare sul mercato mobile. – ha detto Dorian Daley, General Counsel & Secretary di Oracle – Crediamo che ci siano diversi punti su cui fare appello e porteremo nuovamente questo caso di fronte alla Federal Circuit in appello”.

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Google pensa a Swift di Apple per lo sviluppo di Android https://www.datamanager.it/2016/04/google-pensa-swift-apple-lo-sviluppo-android/ Fri, 08 Apr 2016 16:59:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98679 Google potrebbe abbandonare Java per adottare Swift come linguaggio di programmazione principale di Android Gli attriti tra Oracle e Google in merito a Java potrebbero aver spinto l’azienda di Mountain View a rivoluzionare lo sviluppo di Android per il prossimo futuro. Secondo quanto riporta The Next Web, Facebook, Uber e Big G avrebbero partecipato lo […]

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Google potrebbe abbandonare Java per adottare Swift come linguaggio di programmazione principale di Android

Gli attriti tra Oracle e Google in merito a Java potrebbero aver spinto l’azienda di Mountain View a rivoluzionare lo sviluppo di Android per il prossimo futuro. Secondo quanto riporta The Next Web, Facebook, Uber e Big G avrebbero partecipato lo scorso anno a un incontro a Londra con Apple per parlare del linguaggio di programmazione Swift, diventato open source di recente. I primi due vorrebbero integrarlo nei propri servizi mentre Google avrebbe in mente di renderlo la base per lo sviluppo futuro di Android.

Swift è al momento utilizzato per programmare su iOS, OS X e Linux ma la sua integrazione con il sistema operativo mobile di Google è già possibile. Big G potrebbe utilizzarlo senza alcuna particolare licenza in quanto il linguaggio di programmazione può essere utilizzato, modificato e redistribuito liberamente in base all’OSI-approved permissive. Ovviamente il passaggio da Java a Swift sarà un processo lungo e non propriamente semplice. Molte API dovranno essere riscritte e dovrà essere realizzato un compilatore dedicato al nuovo linguaggio. Il software di Apple garantisce comunque il vantaggio di favorire la portabilità delle app da iOS ad Android e soprattutto potrebbe finalmente chiudere la questione legale che vede coinvolte Google e Oracle da decenni. Qualche giorno fa l’azienda di Redwood ha chiesto un risarcimento di ben 9.3 miliardi di dollari accusando Big G di aver utilizzato illecitamente alcune parti di codice Java. Oracle in un’udienza fissata il prossimo 9 giugno si è detta anche pronta a svelare i veri ricavi derivanti da Android.

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Oracle vs Google, 4° round: “Android ha copiato Java” https://www.datamanager.it/2016/03/oracle-vs-google-4-round-android-copiato-java/ Wed, 30 Mar 2016 14:43:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98001 Il 9 maggio si terrà una nuova udienza in cui Google dovrà difendersi dalle accuse di aver utilizzato impropriamente le API di Java per Android Continua lo scontro in tribunale tra Oracle e Google in merito ad Android. L’azienda con sede a Redwood accusa Big G di aver utilizzato alcune tecnologie brevettate di Java per […]

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Il 9 maggio si terrà una nuova udienza in cui Google dovrà difendersi dalle accuse di aver utilizzato impropriamente le API di Java per Android

Continua lo scontro in tribunale tra Oracle e Google in merito ad Android. L’azienda con sede a Redwood accusa Big G di aver utilizzato alcune tecnologie brevettate di Java per la realizzazione del suo sistema operativo e chiede un risarcimento di ben 9,3 miliardi di dollari. Il prossimo 9 maggio si terrà un’udienza in cui Oracle dimostrerà una perdita stimata di 500 milioni di dollari a causa del comportamento illecito di Google e soprattutto rivelerà per la prima volta dati attendibili sui guadagni derivanti da Android (4,9 miliardi nel 2015 secondo Alphabet) a motivazione di una richiesta di risarcimento così ingente. L’azienda di Mountain View invece si difende dalle accuse affermando di aver seguito alla lettera il Fair Use, ovvero una legge che consente in particolari occasioni di inserire parti di contenuti coperti da copyright nelle proprie opere di ingegno senza citare la fonte. Google è addirittura pronta a chiedere un risarcimento di 100 milioni di dollari nel caso in cui Oracle divulgasse informazioni riservate come i dati relativi ad Android.

La vicenda è iniziata nel 2009 quando Oracle acquisì per 5,6 miliardi di dollari l’azienda sviluppatrice di Java, Sun Microsystem. Nel 2010 la multinazionale guidata da Larry Ellison mosse le sue prime accuse contro Google che portarono 2 anni dopo a una sentenza favorevole a Big G. Il tribunale ritenne che le parti di Java utilizzate in Android non erano brevettabili. Nel 2014 la Corte d’appello ribaltò la sentenza affermando che le parti di codice incriminate potevano essere protette dal diritto d’autore. In seguito la Corte Suprema aveva respinto il ricorso di Google e le aveva imposto di dimostrare il corretto utilizzo delle API di Java.

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Google: le accelerated mobile pages arrivano nel 2016 https://www.datamanager.it/2015/11/google-le-accelerated-mobile-pages-arrivano-nel-2016/ Wed, 25 Nov 2015 19:00:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=89531 Big G ha confermato il successo in fase di produzione di AMP, il nuovo formato per leggere le notizie che approderà sugli smartphone tra qualche mese Presentato un mese e mezzo fa, il progetto AMP coglie già i primi frutti. Google, parlando delle sue accelerated mobile pages ha spiegato come siano già oltre 4.500 gli sviluppatori […]

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Big G ha confermato il successo in fase di produzione di AMP, il nuovo formato per leggere le notizie che approderà sugli smartphone tra qualche mese

Presentato un mese e mezzo fa, il progetto AMP coglie già i primi frutti. Google, parlando delle sue accelerated mobile pages ha spiegato come siano già oltre 4.500 gli sviluppatori interessati al progetto, che hanno scaricato il codice su GitHub per cominciare a sviluppare i propri prodotti. Attraverso AMP, Google renderà disponibili pagine web in maniera più veloce, grazie ad una compressione del codice e la riduzione di moduli Java di terze parti in un unico modello.

Nuova pubblicità

In molti, all’annuncio di AMP avevano mostrato i loro dubbi circa la possibilità di convertire banner e moduli ads interattivi nel nuovo formato. Google ha invece affermato come ci siano già le prime partnership per creare pubblicità tramite il framework delle accelerated mobile pages. AOL, OpenX, DoubleClick, AdSense e Outbrain sono tra le compagnie già attive a tale scopo, che si allineano ai creatori di contenuto che da ottobre hanno accolto AMP come innovativo modello di sviluppo. La BBC, l’Economist, il Guardian, Huffington Post e il New York Times sono i grandi portali già pronti per supportare il prossimo formato del web. Proprio un test sul Times ha mostrato i benefici nell’utilizzo di AMP: il caricamento di una pagina passa da una media di tre secondi ad una di 500 millisecondi, davvero un bel vantaggio.

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Julia, il “cacciatore di bug” che ha convinto l’Air Force americana https://www.datamanager.it/2015/11/julia-il-cacciatore-di-bug-che-ha-convinto-lair-force-americana/ Fri, 13 Nov 2015 14:56:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88486 Lo spin off dell’Università di Verona, acquisito da Corvallis, opera nel campo della verifica automatica dei software. Già richiesta dal Dipartimento di Difesa Usa e Airbus, è l’unica soluzione al mondo a utilizzare l’interpretazione astratta per individuare errori in programmi Java e Android Si chiama Julia ed è la prima soluzione informatica in grado di individuare […]

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Lo spin off dell’Università di Verona, acquisito da Corvallis, opera nel campo della verifica automatica dei software. Già richiesta dal Dipartimento di Difesa Usa e Airbus, è l’unica soluzione al mondo a utilizzare l’interpretazione astratta per individuare errori in programmi Java e Android

Si chiama Julia ed è la prima soluzione informatica in grado di individuare automaticamente e con un’accuratezza assoluta i “bug” di programmi scritti in linguaggio Java e Android. Per i programmatori significa in sostanza liberarsi dall’incubo di default e attacchi informatici. Per le imprese un rimedio al rischio di danni economici e di immagine legati al cattivo funzionamento di software e applicazioni.

Il livello di precisione di Julia è talmente elevato da aver già conquistato l’interesse dell’Air Force degli Stati Uniti. Julia collabora da tre anni con il Dipartimento di Difesa USA per la prevenzione dei bug nel sistema informatico e cloud. La start up veronese ha fornito inoltre consulenza sulle attività di programmazione informatica per evitare rischi di cybercrime. Julia ha aperto recentemente un dialogo con Airbus, primo costruttore di aeromobili in Europa, e lavora con le principali compagnie bancarie, assicurative e aziende di servizi italiane, per le quali interviene nella prevenzione del rischio di blocchi di sistema in gestionali, applicazioni e internet banking, sempre più diffusi nel settore finance.

Julia è uno dei sei spin off cresciuti al Computer Science Park dell’Università di Verona. Il primo a uscire, lo scorso giugno, dall’incubatore universitario. Dopo dieci anni di studi e di ricerche sviluppate da un team di docenti e ricercatori italiani, Fausto Spoto e Roberto Giacobazzi insieme al francese Frédéric Mesnard, Julia è stata acquisita da Corvallis, gruppo padovano tra i principali operatori italiani nel settore informatico, che ne detiene il 65% delle quote.

Il settore di riferimento, quello dei Software Code Analyzer (SCA), è giovane ma destinato ad avere un rapido sviluppo. Oggi si contano pochi competitor al mondo. La maggior parte fa uso della tecnica di pattern-matching, che presenta un livello di accuratezza incompleto in quanto basata su una ricerca “meccanica” di errori nei file sorgente. Julia è invece l’unica a utilizzare le più moderne e riconosciute tecniche di interpretazione astratta, che consentono un’analisi del software in modalità statica e semantica. Semplificando molto, si tratta di un metodo che consente di astrarre in maniera automatica tutte le variabili possibili del programma in ogni percorso di esecuzione e di trovare tutti i bug del tipo indagato, eliminando con precisione assoluta il rischio di errore.

L’impiego di questo “cacciatore di bug” può abbracciare qualsiasi mercato nel quale sia presente un software: dall’industria all’elettronica, dalle telecomunicazione alle finanza, dalla difesa alla sanità. La verifica dei software è un’esigenza sempre più sentita dalle aziende e rappresenta un mercato destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni.

«Abbiamo investito in una start up altamente innovativa – spiega Antonio Santocono, presidente di Corvallis Spa – perché crediamo nel futuro della tecnologia e nella ricerca applicata. L’impiego crescente di software gestionali, applicazioni, servizi basati su internet, espone un numero sempre più alto di settori economici alle conseguenze di malfunzionamenti e blocchi informatici, o addirittura di attacchi dall’esterno. La sicurezza è un valore aggiunto che coltiviamo tanto per le imprese quanto per i consumatori».

«Quella di Julia  – spiega Nicola Sartor, rettore dell’università di Verona – è una grande storia di successo ed emblematica per raccontare un percorso che parte con  la ricerca di base, condotta cioè senza vincoli, a suo tempo nata dai docenti  del nostro dipartimento di Informatica  Fausto Spoto e Roberto Giacobazzi.  Successivamente è stato attuato un progetto di ricerca applicata attraverso i nostri bandi Joint Project che cofinanziano, per il 50% dell’importo totale, ricerche con partner non universitari. Alla fine di questo percorso si è anche convalidata la commerciabilità di questa idea che ha trasformato il software Julia in una spin off  universitaria. Oggi Julia, che è stata rilevata in larga misura da Corvallis, leader italiana nei servizi IT,  è pronta ad avere un grande successo come dimostra l’interesse di molti soggetti di rilevanza internazionale che stanno già utilizzando questo prodotto».

«Julia – commenta Gianni Zucchini, amministratore delegato – può catturare l’interesse di grandi gruppi aziendali in tutti i settori di mercato, come sta già avvenendo. Le strategie di sviluppo proseguiranno con una forte azione commerciale e con l’evoluzione delle funzionalità in termini di facilità d’uso, sicurezza, reporting, integrazione con altri strumenti collegati. Punteremo infine anche sul supporto di nuovi linguaggi avanzati, in aggiunta a Java e Android».

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Oracle contro Google: le API hanno il copyright https://www.datamanager.it/news/oracle-contro-google-le-api-hanno-il-copyright-56280.html Tue, 13 May 2014 13:16:16 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/oracle-contro-google-le-api-hanno-il-copyright/ Una Corte Federale degli USA afferma che anche API Java sono proprietà intelletuale e che non possono essere utilizzate senza un accordo Una delle fortune di Android, soprattutto nei confronti dell’iPhone è stata fin da subito la possibilità di riprodurre contenuti in Java. Che si trattasse di siti web o giochi, Google aveva sposato sin […]

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Una Corte Federale degli USA afferma che anche API Java sono proprietà intelletuale e che non possono essere utilizzate senza un accordo

Una delle fortune di Android, soprattutto nei confronti dell’iPhone è stata fin da subito la possibilità di riprodurre contenuti in Java. Che si trattasse di siti web o giochi, Google aveva sposato sin dal principio l’adozione del formato in voga sui computer già da anni, così da aumentare le possibilità di fruizione degli utenti. Eppure la scelta si sta rivelando più rischiosa del previsto, non tanto per i problemi di sicurezza che Java porta con sé (malware e virus nascoste nel codice di siti e app) quanto per la paternalità delle API possedute da Oracle.

Fair use?

L’azienda americana ha incentivato l’utilizzo di Java sin dal 1995, finalizzando nel 2010 l’acquisto della Sun Microsystems, dove lavoravano gli ingegneri che avevano sviluppato il linguaggio. Per cui da quattro anni Oracle è detentore del marchio registrato. Tuttavia nessun giudice si era mai espresso sul diritto di utilizzare il codice Java come base di partenza di applicazioni e sistemi, con la comunità che lo riteneva rientrante nel cosiddetto “fair use”, ovvero nell’uso legittimo di un’opera senza autorizzazioni.

Primo grado

La Corte Federale di San Francisco ha però stabilito il contrario all’interno di una causa avviata da Oracle nei confronti di Google, rea di aver utilizzato il codice nel suo Android. In un primo momento (giusto un anno fa) la Corte aveva scagionato Google da ogni accusa, facendo rientrare i fatti proprio nel “fair use”. Una richiesta di appello avviata da Oracle ha portato ad un coinvolgimento della decisione, con la Corte Federale che ha stabilito come le API siano frutto dell’ingegno individuale e quindi tutelate da copyright. Google è colpevole di non aver chiesto nessun permesso (ovviamente economico) per l’utilizzo delle API. Toccherà al tribunale di primo grado validare la decisione della Corte e aprire un’altra era di lotte interne al mercato hi-tech.

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Google lancia Web Designer per promuovere l’HTML5 https://www.datamanager.it/news/google-lancia-web-designer-promuovere-lhtml5-50110.html Tue, 01 Oct 2013 18:00:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/google-lancia-web-designer-per-promuovere-lhtml5/ Mountain View ha annunciato oggi l'arrivo di un nuovo strumento per creare siti interattivi e box pubblicitari in codice HTML5, finora ancora poco sfruttato

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Mountain View ha annunciato oggi l’arrivo di un nuovo strumento per creare siti interattivi e box pubblicitari in codice HTML5, finora ancora poco sfruttato

Le novità introdotte dalla nuova compilazione sarebbero state (e sono) parecchie. L’abbandono di Java, in favore di una scrittura più snella e futuristica, avrebbe dovuto assicurare maggiore sicurezza e fruibilità ai navigatori, eppure qualcosa non va. L’HTML5 non è ancora pienamente sfruttato e molti sono i passi ancora da fare verso una completa adozione. Lo sa bene Google che ogni giorno indicizza migliaia di siti e che tiene d’occhio il trend con cui si sviluppa il web. 

Web accessibile (e bello) per tutti

Per incentivare l’utilizzo del codice HTML5, Big G ha deciso di lanciare un tool specifico, studiato per i creativi digitali, volto allo sviluppo di contenuti dinamici per internet, dai siti agli ads pubblicitari. Si chiama Web Designer, già annunciato a giugno scorso, definito da Google come uno “strumento di progettazione di qualità professionale“. Fino a poco tempo fa, secondo l’azienda, gli inserzionisti “non avevano gli strumenti necessari per sviluppare facilmente contenuti adatti per diverse piattaforme come quelle mobili”. Ora invece c’è a disposizione uno strumento unico con cui realizzare contenuti multipiattaforma, fruibili da chiunque in qualsiasi momento, in HTML5 ovviamente.

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