Oracle contro Google: le API hanno il copyright

Una Corte Federale degli USA afferma che anche API Java sono proprietà intelletuale e che non possono essere utilizzate senza un accordo

Una delle fortune di Android, soprattutto nei confronti dell’iPhone è stata fin da subito la possibilità di riprodurre contenuti in Java. Che si trattasse di siti web o giochi, Google aveva sposato sin dal principio l’adozione del formato in voga sui computer già da anni, così da aumentare le possibilità di fruizione degli utenti. Eppure la scelta si sta rivelando più rischiosa del previsto, non tanto per i problemi di sicurezza che Java porta con sé (malware e virus nascoste nel codice di siti e app) quanto per la paternalità delle API possedute da Oracle.

Fair use?

L’azienda americana ha incentivato l’utilizzo di Java sin dal 1995, finalizzando nel 2010 l’acquisto della Sun Microsystems, dove lavoravano gli ingegneri che avevano sviluppato il linguaggio. Per cui da quattro anni Oracle è detentore del marchio registrato. Tuttavia nessun giudice si era mai espresso sul diritto di utilizzare il codice Java come base di partenza di applicazioni e sistemi, con la comunità che lo riteneva rientrante nel cosiddetto “fair use”, ovvero nell’uso legittimo di un’opera senza autorizzazioni.

Primo grado

La Corte Federale di San Francisco ha però stabilito il contrario all’interno di una causa avviata da Oracle nei confronti di Google, rea di aver utilizzato il codice nel suo Android. In un primo momento (giusto un anno fa) la Corte aveva scagionato Google da ogni accusa, facendo rientrare i fatti proprio nel “fair use”. Una richiesta di appello avviata da Oracle ha portato ad un coinvolgimento della decisione, con la Corte Federale che ha stabilito come le API siano frutto dell’ingegno individuale e quindi tutelate da copyright. Google è colpevole di non aver chiesto nessun permesso (ovviamente economico) per l’utilizzo delle API. Toccherà al tribunale di primo grado validare la decisione della Corte e aprire un’altra era di lotte interne al mercato hi-tech.

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