oxford – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 09 Nov 2016 14:32:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png oxford – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Niente segreti per i robot: leggeranno anche il labiale https://www.datamanager.it/2016/11/niente-segreti-robot-leggeranno-anche-labiale/ Wed, 09 Nov 2016 19:00:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113166 Un progetto di DeepMind con la Oxford dimostra la possibilità che gli algoritmi imparino a distinguere parole e frasi, analizzando le labbra dell’uomo Quante volte si comunica con l’altro solo mimando una frase con le labbra senza mai dirla? Pensavate che nel futuro, quando saremo circondati dai robot, questo sarà un buon metodo per non far […]

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Un progetto di DeepMind con la Oxford dimostra la possibilità che gli algoritmi imparino a distinguere parole e frasi, analizzando le labbra dell’uomo

Quante volte si comunica con l’altro solo mimando una frase con le labbra senza mai dirla? Pensavate che nel futuro, quando saremo circondati dai robot, questo sarà un buon metodo per non far sapere nulla alle intelligenze superiori? La teoria farebbe propendere per il si, ma la pratica è molto diversa. Da uno studio di DeepMind, azienda del circuito Google, e dell’Università di Oxford, è scaturito un interessante software in grado di leggere il labiale delle persone e di capire con precisione quello che (non) si sono dette. Nel 93,4% dei casi, l’algoritmo di comprensione ha correttamente interpretato la comunicazione, andando ben oltre la media del 52,3% raggiunta da chi ha un deficit uditivo.

Come funziona

Si chiama LipNet ed è il risultato del lavoro svolto dal know-how di DeepMind e dagli studi dei ricercatori universitari, che hanno “mostrato” al programma 30.000 esempi di movimenti delle labbra, affiancandoli a parole e frasi compiute, imparate e integrate assieme ai suoni. Tramite un sistema avanzato di Intelligenza Artificiale, LipNet può associare labiale, significato e audio della frase, per dare un senso compiuto al discorso, di fatto interpretando anche ciò che l’uomo non dice. Rispetto ai predecessori, la differenza è che Lipnet può recepire discorsi complessi al primo colpo, cioè senza aver prima memorizzato le singole parole. Ciò lo rende maggiormente versatile, funzionale e incredibilmente intelligente. Tale che i detrattori già parlano della possibilità di inserire algoritmi del genere nelle videocamere di sorveglianza, per monitorare non solo gli spostamenti ma anche le intenzioni delle persone.

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La batteria fatta di batteri che salverà l’autonomia degli smartphone https://www.datamanager.it/2016/07/la-batteria-fatta-batteri-salvera-lautonomia-degli-smartphone/ Tue, 12 Jul 2016 18:00:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105370 I ricercatori dell’Università di Oxford hanno teorizzato un modulo contenente batteri, in grado di “far girare” i motori energetici Cosa c’è di meglio che sfruttare la natura stessa per alimentare dispositivi tecnologici? E’ quello che avranno pensato i fisici dell’Università di Oxford, che hanno effettuato alcune simulazioni con l’obiettivo di capire se il “caos brulicante” dei batteri possa […]

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I ricercatori dell’Università di Oxford hanno teorizzato un modulo contenente batteri, in grado di “far girare” i motori energetici

Cosa c’è di meglio che sfruttare la natura stessa per alimentare dispositivi tecnologici? E’ quello che avranno pensato i fisici dell’Università di Oxford, che hanno effettuato alcune simulazioni con l’obiettivo di capire se il “caos brulicante” dei batteri possa essere utilizzato per azionare una sorta di centrali eoliche all’interno dei moduli di una piccola batteria. Parlando di scalabilità, la tecnica potrebbe rappresentare il modo per realizzare una soluzione di “bio” alimentazione degli smartphone dei prossimi anni. Ma in che modo potrebbero riuscirci? Secondo lo studio condotto dal dottor Tyler Shendruk, attraverso una perfetta organizzazione produttiva di questa sorta di bruchi invisibili.

Come hanno fatto

Stando a quanto analizzato dai ricercatori di Oxford, quando viene immerso all’interno di un fluido batterico un singolo rotore produttore di potenza, i microbi si muovono ognuno per proprio conto, senza dar vita ad alcunché di interessante. Un panorama che cambia quando all’interno della soluzione con i batteri vengono inseriti una serie di rotori connessi che, grazie al movimento organizzato delle cellule, cominciano a girare in direzione opposta, producendo energia e dando vita a piccoli generatori. Nella declinazione più plausibile si possono intravedere future soluzioni per moduli circoscritti, come le batterie degli smartphone. No, gli scienziati non sono andati oltre con la fantasia, visto che hanno già sperimentato il tutto all’interno di un reticolo contenente 64 micro-rotori, capaci di dare davvero una spinta energetica. importante. Basterebbe adattare lo schema per consentire ai batteri di muovere questa sorta di turbine eoliche, tanto piccole quanto utili. Il dubbio è un altro: portereste con voi uno smartphone fatto di batteri? Forse non lo sapete, ma lo fate già.

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Snowden? Ci ha reso più insicuri https://www.datamanager.it/2016/05/snowden-ci-reso-piu-insicuri/ Mon, 02 May 2016 14:27:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100306 Secondo uno studio della Oxford University, i leak del ragazzo hanno reso le persone meno propense ad occuparsi di privacy e sorveglianza C’è chi che pensa che dopo lo scoppio del Datagate tutti siano diventati ipersensibili ai temi legati alla sorveglianza digitale e al controllo. Eppure uno studio della Oxford University dimostra il contrario. Secondo i […]

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Secondo uno studio della Oxford University, i leak del ragazzo hanno reso le persone meno propense ad occuparsi di privacy e sorveglianza

C’è chi che pensa che dopo lo scoppio del Datagate tutti siano diventati ipersensibili ai temi legati alla sorveglianza digitale e al controllo. Eppure uno studio della Oxford University dimostra il contrario. Secondo i ricercatori, c’è l’evidenza che i programmi di spionaggio globali della NSA, spifferati da Edward Snowden, hanno reso il popolo meno attento alle notizie sulla privacy e sugli sviluppi che circondano i temi del monitoraggio digitale. Lo studio prende in esame il traffico di Wikipedia prima e dopo le rivelazioni dell’ex-appaltatore della National Security Agency.

Cosa succede

Per Jon Penney, autore del paper, si è verificato una sorta di “shock esogeno”, causato dalle notizie sulla sorveglianza diffuse in toto dai media internazionali. Si tratta di una conseguenza dovuta al cosiddetto “effetto raffreddamento”, dovuto al timore che le spie possano rintracciare le nostre ricerche online. Proprio quello di cui hanno paura i sostenitori della privacy, quando parlano del risultato delle azioni di violazione dei dati personali portate avanti dall’agenzia federale e dai partner nei vari continenti (che formano i five eyes). L’articolo di Oxford segue la linea tracciata da un simile studio del MIT dello scorso anno, in cui viene posta enfasi allo scemare delle indagini degli utenti su Google circa i temi della privacy e della sicurezza nazionale, per paura di attirare le attenzioni del governo. Una fobia digital-sociale non da poco che, di fatto, limita l’accesso alla conoscenza condivisa in rete, per evitare che l’occhio attento del Big Brother USA cada esattamente sulla nostra tastiera.

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L’Intelligenza Artificiale? Una minaccia esistenziale https://www.datamanager.it/2015/05/lintelligenza-artificiale-una-minaccia-esistenziale/ Thu, 28 May 2015 10:59:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75555 Ne è convitno un esperto su cinque secondo una ricerca della Oxford University che disegna, in parte, una civiltà umana in una condizione di sottomissione decisionale Lo sviluppo delle macchine? Necessario quanto pericoloso. Ancora una volta gli esperti si dividono sulle opportunità che l’Intelligenza Artificiale può offrire allo sviluppo dell’uomo. E ancora una volta si cita […]

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Ne è convitno un esperto su cinque secondo una ricerca della Oxford University che disegna, in parte, una civiltà umana in una condizione di sottomissione decisionale

Lo sviluppo delle macchine? Necessario quanto pericoloso. Ancora una volta gli esperti si dividono sulle opportunità che l’Intelligenza Artificiale può offrire allo sviluppo dell’uomo. E ancora una volta si cita il rischio che quando l’AI sarà più intelligente di noi potrà progredire da sola, in autonomia, tagliandoci fuori dalle decisioni più importanti. Che sia tutto un male è da vedere e non è detto che con una mente superiore alla nostra non si riesca davvero a trovare un equilibrio tra poverà e ricchezza, fonti e produzione, interessi individuali e bene sociale.

La ricerca universitaria

Le ultime opinioni degli esperti in materia sono state raccolte dall’Università di Oxford che ha deciso proprio di prendere in considerazione maggiormente le opinioni più neutrali invece di quelle estreme, sia dal punto di vista degli ottimisti che dei catastrofisti. Su 550 studiosi intervistati, più della metà è convinta del bene che l’Intelligenza Artificiale potrà portare all’umanità mentre tra i pessimisti uno su tre pensa che lo sviluppo delle macchine possa essere dannoso mentre uno su cinque afferma che possa divenire una vera minaccia esistenziale. E’ interessante capire cosa c’è dietro la paura della venuta degli automi in mezzo a noi. Chi si aspetta l’armageddon degli automi è convinto che si arriverà ad un giorno in cui lo sviluppo dell’AI sarà tale da prescindere l’intervento umano visto che andrà avanti in autonomia senza chiedere pareri e opinioni esterne. Una sorta di potere delle super intelligenze dove, per ovvie ragioni, noi non rientriamo, isolati in un angolino del pianeta a rimpiangere i tempi in cui formattavano noi lo smartphone.

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Un Blu-Ray in meno di un secondo: la promessa dei 3Tbps https://www.datamanager.it/2015/02/blu-ray-in-meno-promessa-dei-3tbps/ Tue, 17 Feb 2015 19:00:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69765 Presto si potranno scaricare interi film in meno di un batter di ciglia grazie a una tecnologia basata sulle luce Probabilmente ci vorrà ancora qualche anno per un uso commerciale ma il sapere che esiste fa già ben sperare. Le connessioni ad internet a 100Gbit al secondo potrebbero già essere sorpassate grazie al Li-Fi, un […]

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Presto si potranno scaricare interi film in meno di un batter di ciglia grazie a una tecnologia basata sulle luce

Probabilmente ci vorrà ancora qualche anno per un uso commerciale ma il sapere che esiste fa già ben sperare. Le connessioni ad internet a 100Gbit al secondo potrebbero già essere sorpassate grazie al Li-Fi, un tipo di tecnologia sviluppata presso l’Università di Oxford. Il sistema prevede l’utilizzo di cavi di fibra ottica per trasportare i dati attraverso la luce, in grado di toccare velocità pari a ben 3Tbit al secondo. Il progetto, che è ancora in una fase iniziale, permetterà di viaggiare letteralmente alla velocità della luce grazie a ripetitori installati sul soffitto degli edifici che proietteranno la luce al computer per inviare i dati e riceverli sempre nella stessa direzione. Questo è l’unico difetto per il momento: ogni computer deve essere fisso verso il raggio di luce inviato dalle cellule, quindi per ogni PC ci sarà bisogno di un ripetitore singolo.

Il Wi-Fi a 7Gbit/s

Per andare oltre la necessità del raggio unidirezionale, il team dell’Università di Oxford ha pensato di lavorare su un sistema di localizzazione che permetta alle persone di posizionare i loro computer e portatili in un punto determinato di una zona lasciando che sia il raggio ad intercettarli. In confronto ai 3Tbit/s di velocità offerti dalla connessione Li-Fi, l’attuale limite del Wi-Fi è posto a 7Gbit al secondo, quanto basta per soddisfare le richieste del 2015, probabilmente non quelle dei prossimi dieci anni. Secondo gli esperti, con uno scambio dati da 3Tbps/s si potrà scaricare un intero disco in Blu-Ray in meno di un secondo, giusto il tempo di un battito di ciglia.

 

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Twitter, un social da Oxford https://www.datamanager.it/news/twitter-un-social-da-oxford-48090.html Tue, 18 Jun 2013 14:19:47 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/twitter-un-social-da-oxford/ La parola "tweet" entra di diritto nell'Oxford English Dictionary nonostante sia in circolazione da meno di un decennio

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La parola “tweet” entra di diritto nell’Oxford English Dictionary nonostante sia in circolazione da meno di un decennio

La notizia è una di quelle da rendere orgogliosi. Nella prossima edizione dell’Oxford English Dictionary ci sarà sotto la lettera “T” il termine “tweet” che indica l’invio di un messaggio sul social network dai 140 caratteri. L’arrivo viene annunciato da John Simpson, caporedattore alla Oxford English Dictionary: “Il sostantivo e verbo “tweet” è appena stato aggiunto al dizionario – ha detto – questo arrivo rompe una regola storica della Oxford e cioè che, per entrare nel dizionario, una nuova parola deve essere attuale e di moda da almeno dieci anni“. 

Un vocabolario più tecnologico

I riconoscimenti per Twitter non tardano ad arrivare. A gennaio del 2013 era arrivato il premio ad “hashtag” come termine più usato nel 2012 a detta dell’American Dialect Society che aveva detto come “sia su Twitter che in altre occasioni gli hashtag hanno creato una vera e propria tendenza sociale“. Oltre a “tweet”, enran nel dizionario di Oxford anche il termine “crowdsourcing” descritto come: “La pratica per ottenere informazioni o servizi grazie al supporto di un gran numero di persone in genere via internet e spesso senza offrire risarcimento“. Le altre parole appena aggiunte all’Oxford English Dictionary includono “big data”, “e-reader”, “mouseover”, il sostantivo “redirect” e il verbo “stream”.

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